Eventi e ricorrenze

15 aprile 2011

Illustrate le "Esperienze di medici operanti in zone di guerra"

L’orrore della guerra, la sofferenza dei sopravvissuti e le difficoltà di chi lavora in zone ad alto rischio, per salvare ogni giorno delle vite umane, sono stati i temi su cui si è sviluppato il primo di una serie d’incontri organizzati dal Consiglio regionale per riflettere e dibattere su tematiche di attualità.

Alla serata di apertura, lo scorso venerdì 15 aprile, è intervenuto il medico Arif Oryakhail, direttore del principale ospedale di Kabul, che, attraverso la sua storia personale, ha raccontato il passato e il presente di un paese impegnato in una lunga e faticosa ricostruzione a seguito di più di trent’anni d’invasioni, combattimenti e instabilità politica.

“Questa volta lo sguardo è rivolto ai problemi che la realtà della guerra pone a un impianto sanitario che aveva già delle grosse difficoltà a realizzarsi e a svilupparsi. Naturalmente, il prezzo che viene pagato dalla gente è altissimo.” commenta il Presidente del Consiglio Valle, Alberto Cerise “Questa sera abbiamo potuto contare sulla testimonianza di questo medico, direttore dell’ospedale di Kabul, che ci ha illustrato proprio questa realtà, per quanto è possibile farlo, anche con l’obiettivo di sensibilizzarci nei confronti di queste problematiche ed eventualmente per stimolare in noi una reazione, perché se è vero che c’è un’azione rivolta allo sradicamento del terrorismo, è altrettanto vero che la popolazione è coinvolta in maniera innocente ma drammatica.”

Nato e cresciuto in Afghanistan, dopo aver assistito all'invasione sovietica ed essersi trasferito in Pakistan per lavorare in un campo profughi, nel 1989 il professor Oryakhail è stato costretto a rifugiarsi nel nostro paese, ottenendo l'asilo politico. Dopo 23 anni di esilio è tornato in patria come esperto di cooperazione nel settore sanitario, per occuparsi di programmazione emergenziale e sanitaria per le popolazioni a rischio.

“Le difficoltà principali nelle zone di guerra sono legate alla sicurezza degli operatori che lavorano, anche quelli  sanitari: è importante, prima di tutto, garantire loro proprio la  sicurezza.” spiega il dottor Arif Oryakhail “E poi dove c’è guerra sappiamo che non ci sono ospedali, non ci sono attrezzature, non c’è personale: il problema prioritario n queste zone è la mancanza di personale e di materiale. Purtroppo l’Afghanistan è un paese che dopo 30, 35 anni di guerra, è completamente distrutto. Adesso per ricostruire gli ostacoli sono numerosi…è facile ricostruire ospedale e strutture sanitarie, ma la difficoltà maggiore risiede nel trovare il personale sanitario che deve lavorare e formare altro personale, attrezzare l’ospedale.”

Nello specifico, il dottor Oryakhail si sta occupando dei settori più delicati e sensibili alle principali necessità della popolazione, dalla cura dei sopravvissuti a torture alle donne ustionate, passando dalla maternità fino all’infanzia.
Come sostiene lo stesso professionista, “Con piccole cose possiamo salvare migliaia di vite di bambini e donne: per esempio, costruendo una sala parto si salva la vita di migliaia di donne che posso utilizzare questa struttura. In Italia la sala parto è una cosa molto banale, ma in Afghanistan poter disporre di  una sala parto, un’ostetrica e un medico, è un’opportunità davvero molto importante.”

Un lavoro concreto grazie al quale, negli ultimi anni, Oryakhail non solo ha aiutato molte persone in difficoltà, ma ha contribuito anche a far crescere l’intero sistema sanitario nazionale. Con la speranza di poter offrire alle nuove generazioni un avvenire migliore.

“In futuro, penso che questo paese debba diventare autonomo, incamminandosi da solo e dando possibilità di sviluppo: la gente deve stare bene in Afghanistan e non scappare, ma vivere in pace e tranquillità. Lo scopo principale è portare pace in questo paese.”