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Comunicato n° 350 del 25 giugno 2026
Interpellanza sul censimento delle comunità islamiche
Con un'interpellanza, discussa nella seduta consiliare del 25 giugno 2026, il gruppo Lega Vallée d'Aoste ha voluto chiarimenti sul censimento delle comunità islamiche e sul rispetto delle regole di convivenza con le comunità locali.
In particolare, il Vicecapogruppo Simone Perron ha chiesto «una stima aggiornata della presenza numerica delle comunità islamiche in Valle d’Aosta; quante sale di preghiera siano ufficialmente censite e dove siano situate; se le modalità di culto, in particolare per quanto riguarda gli orari di preghiera e le festività religiose, rispettino i limiti previsti per le attività nelle aree limitrofe; e quali iniziative si intendano adottare per garantire un corretto censimento del fenomeno e il rispetto delle regole di convivenza con le comunità locali.»
«La struttura dell’Osservatorio economico e sociale segnala che non esistono, ad oggi, statistiche ufficiali prodotte nell’ambito del Sistema statistico nazionale (Sistan) che forniscano dati aggiornati sull’appartenenza religiosa, in particolare a livello regionale - ha detto in risposta il Presidente della Regione, Renzo Testolin -. Ciò in coerenza con il quadro costituzionale e normativo che tutela la libertà religiosa e, al tempo stesso, limita la raccolta e il trattamento di dati personali particolarmente sensibili come quelli relativi alle convinzioni religiose. Esistono tuttavia stime elaborate da istituti di ricerca privati, come Ismu e Idos, che indicano a livello nazionale una prevalenza di popolazione straniera di religione cristiana e una componente musulmana stimata intorno al 30 per cento, pari a circa 1,7 milioni di persone, con principali Paesi di origine tra cui Marocco, Bangladesh, Pakistan, Albania, Egitto, Tunisia e Senegal. Per quanto riguarda la Valle d’Aosta, i dati ufficiali disponibili si riferiscono alla cittadinanza: nel 2025 i cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti sono 6.179, di cui il 26% provenienti dal Marocco, l’11,9% dall’Ucraina, il 10,9% dall’Albania, il 6,2% dalla Tunisia, il 5,2% dalla Cina, il 3,8% dalla Repubblica Dominicana, il 2,2% dal Bangladesh e il 2,1% dal Pakistan. Si tratta di indicazioni utili dal punto di vista statistico, fermo restando che la cittadinanza non può essere considerata un indicatore certo dell’appartenenza religiosa.»
«A nostra conoscenza - ha proseguito - sono presenti in Valle d’Aosta due associazioni islamiche che hanno come obiettivo l’aggregazione di persone di fede musulmana e la diffusione della cultura islamica presso le quali si celebrano anche le funzioni religiose e le festività musulmane, una ad Aosta e una a Verrès. Non risulta che siano state segnalate alla Presidenza della Regione o ai due Comuni interessati problematiche di qualsiasi natura rispetto alle modalità di culto islamico, agli orari o di altra natura.»
Il Consigliere Perron ha osservato che «quando si parla di persone appartenenti a culture diverse, dobbiamo ricordare che esiste un’identità europea che non intendiamo sostituire con altre, poiché ciò potrebbe potenzialmente generare criticità. Siamo sempre sull’orlo di situazioni sociali potenzialmente esplosive e che saranno sempre più presenti sui nostri territori. La Valle d’Aosta, al momento, si mantiene al riparo da tali dinamiche, ma potrebbe trattarsi solo di una questione di tempo: è quindi nostro dovere monitorare attentamente la situazione, far rispettare le regole e non arretrare di un millimetro su questi temi.»
SC
