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Comunicato n° 308 del 10 giugno 2026
Approvate le linee di indirizzo europee e internazionali per la XVII legislatura
Il Consiglio Valle, riunito ieri, martedì 9, e oggi, mercoledì 10 giugno 2026, in sessione europea e internazionale, ha approvato l'atto pluriennale di indirizzo che definisce le linee d'azione della Regione nell'ambito delle politiche promosse dall'Unione europea e dei rapporti internazionali per la XVII legislatura. Il provvedimento ha ottenuto 19 voti a favore (UV, CA, FI), 4 voti contrari (FdI) e 11 astensioni (Lega VdA, PD-FP, AVS, Renaissance, AdC).
L'Aula ha inoltre preso atto della relazione sulle attività svolte nel 2025 e dell'informativa sulle riprogrammazioni dei Programmi Fesr e Fse+ 2021-2027 effettuate nel corso dell'anno. Gli atti sono stati illustrati nel pomeriggio di ieri dall'Assessore agli affari europei, Leonardo Lotto (comunicato n. 307).
Contestualmente, l'Assemblea ha approvato all'unanimità una risoluzione presentata dai gruppi Lega Vallée d'Aoste e La Renaissance Valdôtaine, così come emendata in accordo con l'Assessore agli affari europei. Il testo impegna la Giunta regionale, fatte salve le iniziative già intraprese, ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee per esprimere la netta opposizione della Regione autonoma Valle d'Aosta a qualsiasi ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione che comprima il ruolo delle Regioni nella loro programmazione e gestione. Chiede inoltre di promuovere, insieme alle altre Regioni italiane, in particolare a Statuto speciale, e alle Regioni europee di montagna, la costruzione di un fronte comune istituzionale in difesa del principio di sussidiarietà e della governance multilivello nella politica di coesione europea, con particolare attenzione alla tutela delle specificità dei territori montani e delle realtà regionali di piccole dimensioni. Sollecita anche a richiedere, in sede di negoziato sul futuro Quadro finanziario pluriennale e sui fondi strutturali post-2027, il mantenimento e il rafforzamento del partenariato con le autorità regionali e locali, nonché il riconoscimento delle specificità delle Regioni montane, ultraperiferiche e a Statuto speciale italiane nella definizione dei criteri di allocazione e gestione delle risorse comunitarie. La risoluzione sarà trasmessa alle istituzioni europee, italiane e regionali quale atto di indirizzo politico del Consiglio Valle.
Il dibattito in Aula
«Siamo contrari al processo di maggior integrazione europea in questa Europa tecnocratica, con un Parlamento europeo che non può fare leggi ma passare soltanto per la Commissione europea: un'elefantiaca macchina burocratica che ha attualmente 32 mila dipendenti con stipendi che variano dai 2.300 ai 16.000 euro al mese - ha dichiarato il Vicecapogruppo della Lega VdA, Simone Perron -. Riguardo al Pnrr, che volge ormai al termine, abbiamo criticato da sempre un approccio dirigistico con l'utilizzo di fondi presi a prestito con forti vincoli ideologici e una burocrazia enorme connessa al loro uso. Sul fronte dell'immigrazione, l'esperimento di una società multietnica è destinato a naufragare perché sta già portando i paesi in prima fila su questa deriva sull'orlo di una guerra civile, sociale ed etnica, con gravi problemi di sicurezza delle persone. Sarà fondamentale ripensare il modello dell'accoglienza dei richiedenti asilo, riformare le leggi sugli stranieri con la revoca dei permessi di soggiorno in caso di cattiva condotta e quelle sulla cittadinanza in senso restrittivo. Infine, dal punto di vista politico, quale strada prenderà l'Ue? Sarà smantellata entro pochi decenni, prenderà una direzione confederale dove gli Stati mantengono la loro sovranità, come auspicato dalla Lega? Oppure sceglierà la strada federale, con un super stato burocratico sempre più lontano dai Popoli?»
Per la Capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, «l'atto di indirizzo è ben costruito dal punto di vista formale, ma resta prevalentemente descrittivo. Mancano una gerarchia di priorità, obiettivi chiari e misurabili, manca una discontinuità rispetto al passato, su cui contavamo. Il caso più evidente è quello della politica energetica. Le linee indicate sono condivisibili, ma non bastano le enunciazioni. La realtà è che oggi la Valle d’Aosta continua a dipendere in larga misura dai combustibili fossili, in tutti i principali settori. Non c’è un piano strutturato per il fotovoltaico diffuso, né una strategia efficace sulle comunità energetiche, né un progetto credibile di elettrificazione del trasporto pubblico. E soprattutto, non c’è un obiettivo politico esplicito: fare della Valle d’Aosta una Regione energeticamente autonoma e sostenibile. Anche il ruolo della Compagnia Valdostana delle Acque appare scollegato da una strategia pubblica coerente. La governance multilivello resta un principio condivisibile, ma servono maggiore capacità di incidere nelle decisioni europee e una verifica dell'efficacia di investimenti come Grand Continent e Maison du Val d’Aoste. Per rendere la Valle d’Aosta protagonista in Europa occorrono politiche più coraggiose, concrete e orientate all’innovazione.»
Il Consigliere di Fratelli d'Italia Aldo Domanico ha annunciato il voto contrario sull'atto, perché pur essendo «ricco di intenzioni lodevoli, è deficitario sul piano della concretezza, della neutralità di strumenti e della promozione dell'iniziativa privata. Non troviamo indicatori di risultato, non sono definite priorità temporali né esistono metriche per valutare l'impatto economico e sociale delle azioni proposte: si rischia così di ingolfare la macchina amministrativa e di disperdere risorse senza verificarne il ritorno per i cittadini. In secondo luogo, il documento sottovaluta il ruolo insostituibile del settore privato nel generare sviluppo. Le politiche pubbliche devono creare condizioni favorevoli all'imprenditorialità: regolazione snella, fiscalità competitiva, accesso ai capitali e incentivi a investire. Preferiamo una Regione che faciliti progetti concreti realizzati da imprese locali o investitori esterni, piuttosto che moltiplicare interventi pubblici che rischiano di sostituirsi all'iniziativa privata. Non vogliamo una Regione che faccia solo lobbying nelle sedi internazionali; vogliamo una Regione che renda più semplice fare impresa, che snellisca la burocrazia e che traduca gli impegni europei in vantaggi concreti per i nostri cittadini.»
«Condividiamo con l'Assessore la preoccupazione per la centralizzazione dei fondi di coesione, tema su cui abbiamo presentato una risoluzione, ma siamo critici sui documenti illustrati per la loro impostazione politica che disegna una Valle d'Aosta sempre più integrata in un sistema di governance multilivello - europea, nazionale e regionale - nei quali i margini di autonomia reale si restringono - ha sottolineato il Capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin -. Non siamo contro l'Europa, siamo contro un modo di fare Europa che trasforma le istituzioni regionali in terminali passivi di decisioni assunti altrove, che accumula debito scaricando i costi sui contribuenti futuri, che concede flessibilità fiscale solo per le spese che corrispondono alle priorità ideologiche di Bruxelles e nega quella stessa flessibilità per misure di sostegno diretto ai cittadini. L’Autonomia si difende anche contestando le politiche che non funzionano: il Pnrr ha mostrato il costo in termini di sovranità sulle priorità di spesa, il Green Deal con le sue politiche ecologiche ideologiche quello per i territori di montagna. Chiediamo che la prossima sessione europea sia un vero momento di indirizzo politico autonomo e coraggioso, non un semplice adempimento formale.»
L'Assesseur au territoire et à l'environnement, Davide Sapinet, a illustré l'activité menée dans le cadre de l'Espace Mont-Blanc, l'initiative de coopération transfrontalière réunissant la Vallée d'Aoste, la Savoie, la Haute-Savoie et le Valais, dont l'axe principal de travail est consacré au changement climatique: «2025 marque un tournant important, puisqu'elle correspond à la création du Gect (Groupement européen de coopération territoriale) de l'Espace. Il s'agit d'une étape clé destinée à offrir à cette coopération un cadre juridique stable, structuré et plus efficace. Cette décision traduit une volonté politique partagée de renforcer durablement la coopération entre les territoires du massif dans le respect du droit européen. En Vallée d'Aoste, cette initiative a fait l'objet d'un large partage avec les collectivités concernées, Valdigne Mont-Blanc et Grand-Combin. Une démarche analogue a été engagée par le Canton du Valais, tandis que la partie française doit encore définir le périmètre des membres adhérents. Le projet de convention doit désormais être soumis aux autorités compétentes des trois États concernés. En Italie, les services compétents de la Présidence du Conseil des Ministres ont exprimé un avis favorable de principe, ce qui ouvre la phase devant conduire à l'approbation formelle d'une loi régionale de notre part.»
Il Consigliere Fulvio Centoz (PD-FP), annunciando il voto di astensione, ha spiegato che «un atto pluriennale di indirizzo senza indicatori e scadenze non è un piano strategico, ma una dichiarazione d’intenti: nel 2030 con quali parametri ne verificheremo l’attuazione? Il documento annuncia una specifica legge regionale dedicata alla montagna, ma senza un cronoprogramma vincolante e un testo in istruttoria il rischio è che rimanga una promessa. Sul negoziato del quadro finanziario pluriennale, la strategia è vaga: non c'è una stima quantificata dell'impatto finanziario del nuovo sistema sul nostro territorio e un piano d'azione strutturato per i prossimi 18 mesi. Sull'intelligenza artificiale, manca una governance definita mentre la revisione della legge elettorale europea per garantire la rappresentanza valdostana appare difficilmente realizzabile. Attualmente, il documento non è ancora all’altezza della sfida. È un’apertura di credito consapevole e condizionata. Per questo, avanziamo proposte concrete da recepire nella relazione annuale della prossima sessione europea, tra cui indicatori verificabili per ogni linea di indirizzo, il deposito del disegno di legge sulla montagna entro il 2026 con testo e copertura finanziaria e il coinvolgimento strutturato del Consiglio nel monitoraggio del negoziato europeo.»
Per il Capogruppo di Centro Autonomista, Marco Viérin: «su questo tema siamo a un bivio. O si va verso una vera Europa, oppure si rischia il fallimento del progetto europeo. Noi l’Europa l’abbiamo capita prima di tanti, perché l’abbiamo vissuta sulla pelle: siamo da sempre un crocevia di popoli, lingue e tradizioni. Ma l’Europa di oggi non è ancora quella che serve: deve essere più vicina ai territori e alle regioni. Troppo spesso è percepita come un’Europa di carte, timbri e burocrazia. La montagna, che rappresenta quasi un terzo del territorio europeo e ospita più di un cittadino su dieci, non ha ancora una normativa adeguata di tutela. Noi rivendichiamo il diritto di rimanere: vivere e lavorare nelle nostre valli con gli stessi servizi delle città. Le decisioni devono essere prese vicino a chi vive i territori. Si apre ora un passaggio decisivo sul bilancio europeo 2028-2034, con il rischio di accorpare fondi e ridurre il ruolo delle Regioni, centralizzando le scelte. Non possiamo accettare che il territorio perda peso e servizi. Noi siamo Europeisti da sempre e serve un’Europa migliore, non meno Europa: più giusta, più semplice, più vicina ai territori e cittadini, capace di valorizzare la montagna e le nostre specificità. La Valle d’Aosta deve fare la sua parte, insieme alle altre Regioni, per contrastare ogni deriva centralizzatrice e difendere il ruolo dei territori. Siamo per un’Europa che costruisce, non che si allontana dai cittadini.»
«I soldi provenienti dall'Europa migliorano davvero la qualità della vita dei valdostani? - ha chiesto il Vicecapogruppo di Fratelli d'Italia, Massimiliano Tuccari -. Alla gente interessa poco sapere quanti fondi arrivano sulla carta, ma se ci sono più medici negli ospedali, se le imprese riescono a lavorare meglio, se i giovani trovano opportunità per rimanere in Valle d'Aosta e se le nostre infrastrutture sono all'altezza delle esigenze del territorio. Ben partecipare ai programmi europei e cercare risorse ma non basta: serve saper spendere bene i fondi sulle vere priorità dei cittadini. Da valdostano vedo una regione che soffre ancora l'isolamento infrastrutturale, una sanità in difficoltà e tante aziende che devono confrontarsi ogni giorno con burocrazia e costi crescenti. Su questi temi i fondi europei devono fare la differenza. L'Europa può essere un'opportunità se aiuta i territori a crescere. Diventa un problema quando produce solo vincoli, procedure e carte. La Valle d'Aosta deve far sentire la propria voce, difendere le sue peculiarità di regione alpina e ottenere strumenti concreti per affrontare le sfide del futuro.»
«Ormai siamo entrati nel vivo del negoziato europeo 2028-2024 - ha evidenziato l'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Speranza Girod - che nella nuova impostazione connette sempre più politica di coesione con politica agricola comune: un'impostazione che pone questioni politiche e istituzionali soprattutto per una regione totalmente montana come la Valle d'Aosta che presenta specificità territoriali marcate legate alle aree rurali e ai sistemi agro-silvo-pastorali. In questo contesto, la Conferenza delle Regioni ha espresso una posizione chiara e condivisa: le Regioni non possono essere ridotte a soggetti consultivi, ma devono essere pienamente coinvolte nella definizione delle strategie e delle priorità di investimento. Sarà quindi istituito un tavolo di confronto politico e tecnico Stato-Regioni 2028-2024 per la definizione del Piano nazionale e regionale italiano. Non si tratta di una rivendicazione formale, ma di efficacia delle politiche europee. In fase di riparto il Piano nazionale deve garantire almeno la dotazione attuale per lo sviluppo rurale e che "il diritto a rimanere" ad abitare in montagna non si limiti ad essere un principio, ma preveda strumenti e fondi dedicati. L'agricoltura non è un tema settoriale: è una questione europea, territoriale e sociale.»
Il Presidente del Consiglio, Stefano Aggravi (CA), si è soffermato sull'attività della Calre, la Conferenza delle Assemblee legislative regionali d'Europa, che riunisce oltre 60 parlamenti rappresentativi di realtà diverse accomunate da sfide e criticità comuni. «Dalla Plenaria di gennaio 2026, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha aderito al gruppo di lavoro dedicato alle aree montane e interne, coordinato dal Vicepresidente del Trentino, Paccher. Il gruppo ha presentato un documento per portare all'attenzione delle istituzioni europee le esigenze delle aree montane sui temi della tutela del territorio, della sostenibilità e della biodiversità, chiedendo anche la creazione di un Patto europeo per la montagna. A gennaio 2026 ho inoltre assunto il coordinamento del gruppo di lavoro sulla sussidiarietà: stiamo cercando di lavorare con l'obiettivo di mappare la situazione generale, analizzarne l'applicazione nelle procedure parlamentari e valorizzare le migliori pratiche. In questi consessi bisogna dare un contributo e assumere una posizione chiara: chi non c'è non ha la possibilità né di rappresentare le proprie problematiche né di incidere sulle politiche. La volontà del Consiglio è esserci, portare le esperienze e le esigenze della Valle d'Aosta, confrontarsi con chi sta facendo meglio e valorizzare con orgoglio ciò che il nostro territorio sa esprimere.»
Definendo il documento «completo e ben strutturato», il Consigliere Corrado Jordan (UV) ha osservato: «Il futuro dell’agricoltura europea non riguarda più solo i sussidi, ma i servizi ambientali che collegano il settore all'ambiente in cui operano. La Politica agricola comune post 2027 punta su un modello in cui l’agricoltore è custode del territorio: un imprenditore che gestisce, valorizza e tutela l’ambiente. Si passa dalla produzione alla protezione, finanziando non solo cosa si produce, ma come si produce, con attenzione a biodiversità, riduzione degli input chimici e pratiche estensive rispettose dei ritmi naturali. In questo la Valle d’Aosta si ritrova pienamente. È importante che alle Regioni sia data la libertà di adattare le linee guida alle specificità locali. È doveroso sostenere gli aiuti al settore agricolo previsti dall’attuale programmazione, integrandoli con risorse regionali, ma è necessario integrare questi aiuti anche con interventi ambientali funzionali all’agricoltura come la gestione idrica, la difesa del suolo, l'innovazione e agricoltura 4.0, oltre a una genetica “green" da distinguere dagli Ogm tradizionali che non vogliamo in Valle d'Aosta. Dobbiamo investire in misure che rafforzino il legame tra agricoltura e tutela ambientale, valorizzare le filiere corte, premiare la qualità, la tracciabilità e i prodotti di nicchia, proteggendoli da un mercato sempre più complesso e imprevedibile.»
Le Conseiller Laurent Viérin (UV) a affirmé: «La Vallée d’Aoste a su, au fil des décennies, utiliser efficacement les fonds européens et adapter les politiques aux réalités locales, avec des résultats importants dans de nombreux secteurs. Mais la question centrale reste celle de la représentation et de l’influence dans les instances européennes. Plus une région est présente et organisée en amont des décisions, plus elle peut peser réellement. C’est pourquoi le renforcement de notre présence à Bruxelles et dans les réseaux européens est essentiel. Les fonds européens ont été un levier majeur de développement, mais leur complexité bureaucratique peut aujourd’hui éloigner les citoyens et réduire leur efficacité. Il faut donc simplifier les procédures et rapprocher l’Europe des territoires. Les structures de représentation à Bruxelles et à Paris restent des outils stratégiques importants pour défendre nos intérêts et renforcer notre visibilité. Malgré ses limites, nous devons continuer à croire dans le projet européen, mais en le faisant évoluer vers une Europe plus proche des citoyens, des régions et des zones de montagne. La francophonie et la protection des minorités linguistiques font pleinement partie de cette identité et de cette vision d’une Europe fondée sur la diversité.»
Il Capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, ha spiegato che «per la Valle d’Aosta la programmazione europea è centrale: parliamo di circa 900 milioni di euro al lordo del Pnrr nella programmazione 2021-2027, risorse importanti per rafforzare la resilienza del territorio e raggiungere obiettivi condivisi. Si può fare meglio e da europeisti convinti, appartenenti alla grande famiglia del Partito popolare europeo, anche noi critichiamo un’Europa percepita come troppo tecnocratica. Come partito, lavoriamo per avere una maggiore capacità politica di incidere e migliorare la governance europea. I principi comuni europei sono condivisibili ma le difficoltà nascono nella loro declinazione concreta sui territori. Per questo dobbiamo lavorare affinché tali principi siano più aderenti alle nostre specificità, sfruttando i nostri presidi a Bruxelles e a Parigi. Riteniamo sia doveroso ottenere la possibilità di avere una rappresentanza della Valle d'Aosta nel Parlamento europeo e dobbiamo fare rete con le realtà che condividono i nostri stessi problemi all'interno del Comitato delle Regioni, in cui sta crescendo il peso delle grandi città a discapito dei territori più piccoli.»
Per il Vicecapogruppo di FI, Marco Sorbara, «la Valle d'Aosta non è mai stata una piccola realtà ai margini dell'Europa. Essere piccoli non significa non contare. La storia ci dimostra che, quando abbiamo avuto idee, competenze e rappresentanti capaci - e qui ricordo Luciano Caveri, unico parlamentare europeo che abbiamo espresso -, la Valle d'Aosta ha saputo far sentire forte la propria voce. Ma parlare di Europa significa anche parlare di capacità concreta di trasformare le opportunità in risposte per i cittadini. I fondi europei devono servire a sostenere le imprese, accompagnare i giovani, creare nuove opportunità di lavoro, contrastare lo spopolamento delle nostre vallate, valorizzare la montagna, sostenere l'agricoltura, l'innovazione, la formazione e la transizione energetica. La vera sfida quindi è la capacità progettuale di utilizzare bene le risorse europee. L'Europa non è un palazzo distante: l'Europa siamo noi, sono i cittadini che ogni giorno vivono nei territori e che chiedono risposte concrete.»
L’Assessore alla sanità, Carlo Marzi (CA), ha ricordato la visita del 27 e 28 aprile alla Direzione generale della salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea: «Non solo abbiamo portato le istanze degli allevatori valdostani sui temi della bluetongue e della dermatite nodulare contagiosa, ma abbiamo anche potuto constatare la lungimiranza della nostra Regione nell’essersi dotata di una sede operativa a Bruxelles, con una consulenza adeguata e un referente stabile, e la crescente difficoltà per i cittadini e le loro rappresentanze di far sentire la propria voce alla burocrazia europea. La nostra scelta non è stata quella di evidenziare semplicemente criticità nell’applicazione delle normative europee, ma di portare la voce del territorio, perché è dal confronto tra livelli diversi politici che si rafforza l’Europa. Questo implica responsabilità nel modo in cui interpretiamo l'UE e nella scelta di chi la rappresenta. Le risorse europee per la Valle d’Aosta sono reali e significative, ma la partita si gioca nelle istituzioni europee, dove si definiscono politiche e strumenti che ricadono sui territori. Per questo è fondamentale essere presenti e strutturati. Serve una politica capace di dare concretezza ai principi sui quali concordiamo tutti: ma tutti dobbiamo volere un’Europa più politica e meno burocratica che non si limiti a enunciare valori, ma li traduca in scelte reali e comprensibili per i cittadini.»
«Riteniamo che si debba essere meno resilienti e più propositivi nei confronti dell’Europa: non limitarsi a subire i processi, ma contribuire a orientarne le scelte - ha sottolineato il Capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, annunciando l'astensione -. La relazione dell’Assessore Lotto va in questa direzione, con maggiore sintesi e chiarezza, anche se mancano ancora indicatori concreti per misurare i risultati e le risorse impiegate. Sul piano delle politiche giovanili, più che nuovi piani triennali sarebbe opportuno intervenire sulla legge regionale n. 12/2013, per garantire ricadute reali sul territorio, e capire con chiarezza quali risorse umane e finanziarie sono disponibili e come vengono utilizzate. Anche sul fronte dell'agricoltura è fondamentale disporre di strumenti coerenti e di un quadro normativo adeguato. L'Europa, per quanto riguarda gli agricoltori, ammette investimenti sopra gli 80 mila euro: è per questo che siamo intervenuti nella passata legislatura con una legge regionale (n. 1/2024) che garantisse contributi per le micro, piccole e medie imprese del settore agricolo. Più in generale, occorre un approccio complessivo che unisca visione e concretezza, per evitare di arrivare ai tavoli europei in posizione debole: il futuro si costruisce con la capacità politica di presidiare i luoghi decisionali.»
Il Presidente della Regione, Renzo Testolin, ha sottolineato «la trasversalità dell’utilizzo dei fondi europei, che fa parte ormai della quotidianità di tutti gli Assessorati e incide concretamente nella vita dei valdostani in numerosi settori, come dimostra ad esempio il recente bando per i voucher di conciliazione lavoro/famiglia. Un percorso non semplice quello dell'utilizzo dei fondi europei, a causa di procedure più complesse rispetto a quelle previste per le risorse regionali, che rende necessario continuare a investire in formazione, organizzazione e risorse umane. È evidente che la nostra dimensione numerica non consente sempre la stessa potenza di fuoco di realtà più grandi, tuttavia, la preparazione e l’azione delle strutture regionali hanno dimostrato di rappresentare un punto di riferimento e partner seri e affidabili in molti contesti con capacità di investimento e competenze tra le migliori d'Italia. La sfida è proseguire su questo percorso, consapevoli che l’Europa non è un tema astratto, ma parte integrante della nostra attività politica quotidiana, a tutti i livelli. Dobbiamo investire - e non semplicemente spendere - al meglio le risorse messe a disposizione dall’Unione europea e seguire direttive che, pur talvolta complesse, fanno parte di una dimensione internazionale nella quale vogliamo essere protagonisti.»
SC-MP
