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Comunicato n° 265 del 13 maggio 2026

Il Consiglio ha preso atto del reintegro del Presidente della Regione. Respinte due risoluzioni

 

Il Consiglio Valle, riunito oggi, mercoledì 13 maggio 2026, ha preso atto del reintegro del Consigliere Renzo Testolin alla carica di Presidente della Regione.

Il reintegro, a far data dall'8 maggio, fa seguito alla notifica e al deposito presso la Corte d'Appello di Torino del ricorso contro la sentenza del Tribunale di Aosta n. 110/2026 che ne aveva dichiarato la decadenza per superamento del limite dei mandati in Giunta. L'appello, come previsto dall'articolo 22, comma 8, del decreto legislativo n. 150/2011, sospende l'efficacia esecutiva della sentenza. Con il reintegro del Presidente, cessa l'ordinaria amministrazione della Giunta regionale e riprende altresì l'attività ordinaria degli organi consiliari.

Contestualmente, l'Assemblea ha respinto, con votazione nominale e con il voto contrario della maggioranza e quello a favore della minoranza, due risoluzioni depositate in Aula: una del gruppo AVS e l'altra dei gruppi AdC, PD-FP, Lega VdA, FdI, La Renaissance.

Il dibattito in Aula

Il Presidente del Consiglio, Stefano Aggravi, introducendo il punto, ha sottolineato che «la presa d'atto non ha natura costitutiva della sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza n. 110/2026, che discende, anche quanto a decorrenza, direttamente dalla notificazione dell'atto di citazione in appello e dal successivo deposito, ma è volto a formalizzare istituzionalmente gli effetti dell'appello stesso.»

Per la Capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, «siamo di fronte a un passaggio cinico e irresponsabile. Un Consigliere che nel novembre 2025 non poteva essere eletto Presidente, e che il Tribunale di Aosta ha dichiarato ineleggibile e decaduto, decide di andare avanti come se nulla fosse, sostenuto dal suo movimento politico e dalla maggioranza. Questo ricorso non guarda all’interesse della comunità valdostana: lo scopo è forse quello di evitare fratture nell'UV e nella maggioranza, guadagnando 6-8 mesi ma indebolendo la capacità di governo e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Avete respinto la soluzione più lineare - prendere atto della decisione del Tribunale, nominare un nuovo Presidente e una nuova Giunta, senza impedire all’interessato di proseguire con il ricorso -, scegliendo di andare avanti con un Presidente dichiarato ineleggibile e un Vicepresidente nella stessa situazione. Significativa anche la richiesta di fissare l’udienza al 28 settembre: una data lontana che potrebbe non coincidere con la decisione definitiva della Corte, perché secondo la procedura generale dei ricorsi in appello, dopo l'udienza è possibile presentare ulteriori memorie e il tempo si allunga ancora di circa due mesi.»

Per la Vicecapogruppo del PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati, «il Presidente Testolin non è oggi un Presidente nel pieno delle sue funzioni, ma sub iudice, giudicato decaduto dai magistrati e, ancora più grave, messo sotto tutela dalla sua stessa maggioranza. Se fosse stato davvero un politico lungimirante avrebbe capito che doveva dimettersi un minuto dopo la sentenza, fare il Consigliere, concentrarsi sulla sua difesa e in caso di vittoria, rientrare trionfalmente in quest'Aula. Invece, ha trasformato la sua Presidenza in un mulo azzoppato e trascina la Valle d'Aosta nella precarietà, intaccando la credibilità ad ogni azione di governo. Difendere la propria posizione personale è legittimo, rendere traballante un governo è un atto di profonda irresponsabilità politica. Se il progetto del mouvement e dei suoi alleati è ridotto alla sopravvivenza di una singola persona, allora il progetto è fallito. Se la politica delega la propria sopravvivenza agli organi giudiziari, invece di assumersi, anche con sofferenza, le proprie responsabilità avrà fallito. È il tempo della responsabilità e noi chiediamo chiarezza. La Valle d'Aosta merita una guida solida, certa e libera da ogni ombra di precarietà.»

«Nessuno contesta il diritto di difendersi, ma una cosa è esercitare un diritto processuale, altra è trasformare una questione politica in una battaglia per restare in carica il più possibile - ha detto il Capogruppo di Fratelli d'Italia, Alberto Zucchi -.  L’udienza d’appello fissata a settembre significa lasciare per mesi la Regione in una situazione sospesa e ambigua. Ogni settimana che passa consente al Presidente Testolin, che è stato dichiarato decaduto in primo grado, di esercitare le proprie funzioni, comprese quelle prefettizie attribuitegli dal nostro ordinamento speciale. Anche per questo esiste un evidente problema di opportunità e di credibilità istituzionale. Un potenziale forte imbarazzo nel Governo nazionale e anche per le Forze dell’Ordine e gli apparati statali presenti sul territorio chiamati a rapportarsi con un soggetto che permane nella pienezza della carica unicamente per effetto della sospensione della decadenza derivante dall’appello. Un passo di lato, in attesa della decisione d’appello, sarebbe stato un gesto di rispetto verso le istituzioni e i valdostani. Continuare, invece, a restare aggrappati alla carica trasmette un messaggio grave: la legge vale finché non mette in discussione il potere di chi governa.»

Il Capogruppo della Lega Vallée d'Aoste, Andrea Manfrin, ha rilevato «l'inopportunità di essere arrivati a questo interregno», sottolineando: «Noi riteniamo che la politica non vada fatta tramite i tribunali, però in quest'Aula abbiamo difeso la necessità che, all’interno di un eventuale ricorso, non vi fossero questioni riguardanti la costituzionalità della legge regionale, così come richiesto anche dagli alleati di governo e dalla stessa forza politica del Presidente. Una Regione e un Presidente che sollevano la costituzionalità di una legge approvata da questo stesso Consiglio non rendono un buon servizio alla propria Regione. Ora abbiamo avuto modo di leggere il ricorso depositato. Formalmente non si dice nulla sulla questione di costituzionalità, ma in realtà la si introduce in maniera surrettizia. Chiunque legga quel testo si accorge che la questione della costituzionalità, che è fondamentalmente l’unica arma rimasta ai ricorrenti, viene evocata eccome. E io lo trovo profondamente scorretto: contrario a ciò che gli stessi alleati avevano dichiarato e soprattutto scorretto nei confronti della Valle d’Aosta. Se si vogliono attaccare leggi che voi stessi avete votato, abbiate almeno la decenza di dirlo apertamente e di assumervene le conseguenze.»

Risoluzione gruppo AVS

Respinta, a seguito di votazione per appello nominale, con 20 voti contrari (UV, CA, FI) e 13 a favore (AVS, FdI, Lega VdA, PD-FP, AdC, La Renaissance), la risoluzione di Alleanza Verdi e Sinistra che chiedeva al Presidente della Regione di rassegnare immediatamente le dimissioni dalla carica.

Nell’illustrazione, la Capogruppo Chiara Minelli ha evidenziato che «le dimissioni del Presidente Testolin rappresentano l’unico vero atto responsabile nei confronti della comunità valdostana, verso la quale questa maggioranza ha più volte dichiarato di voler garantire stabilità e governabilità. Noi riteniamo che non sia così: per mesi la Giunta e il Presidente opereranno sub iudice e questo non è un modo per fare chiarezza né per essere rispettosi dei cittadini. L’obiezione secondo cui in Valle d’Aosta non esiste l’elezione diretta del Presidente non è sostenibile: anche nella Provincia autonoma di Bolzano sono previsti limiti per Presidente e Assessori, e non c'è elezione diretta. I limiti di mandato previsti dalla nostra legge sono corretti, rispondono a principi, richiamati anche dalla Corte costituzionale, e devono essere rispettati.»

Il Presidente della Regione, Renzo Testolin, ha replicato: «Curioso l’approccio che si vuole dare al ricorso: sembra che siano accettabili solo argomentazioni gradite a una parte, senza considerare visioni alternative. La maggioranza ha invece condiviso la scelta di intervenire prontamente con l’assestamento di bilancio e con le scadenze da affrontare nei prossimi mesi, in attesa che una sentenza di secondo grado possa dirimere posizioni oggi molto distanti tra loro. Se si fosse scelto di non fare il ricorso, non ci sarebbe stato bisogno del vostro invito: invece si è scelto di andare avanti e di mettersi a disposizione, con senso di responsabilità, per dare le risposte che ci richiede la comunità valdostana, senza bloccare processi in atto. Tutti siamo consapevoli di quello che stiamo affrontando, nello spirito di metterci a disposizione. Dipende sempre dal punto di vista da cui si guardano le cose ed è per questo che non voteremo la risoluzione.»

Risoluzione gruppi AdC, PD-FP, Lega VdA, FdI, La Renaissance

L'Assemblea ha poi respinto, sempre con votazione per appello nominale, con 20 voti contrari (UV, CA, FI) e 13 a favore (AVS, FdI, Lega VdA, PD-FP, AdC, La Renaissance), la risoluzione che voleva impegnare il Presidente della Regione, nell'ipotesi in cui la Corte d'Appello di Torino sollevi d'ufficio la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2007, a rassegnare le proprie dimissioni dalla carica nell'interesse della continuità e della credibilità dell'azione amministrativa. Nel caso in cui il Presidente non intendesse dimettersi, il testo invitava la maggioranza a depositare tempestivamente una mozione di sfiducia costruttiva al fine di garantire alla Regione un esecutivo di piena legittimità nelle more della pronuncia definitiva.

Evidenziando come «questa situazione metta in forte imbarazzo la Regione e mini la credibilità delle nostre istituzioni», il Capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha spiegato che «anche se l'illegittimità costituzionale della legge regionale scompare dal ricorso in appello del Presidente Testolin, nell'atto ci sono comunque dei rimandi che potrebbero indurre la Corte d'appello a sollevare d'ufficio la questione. Se questo dovesse accadere, per noi la situazione diventerebbe intollerabile e le dimissioni immediate del Presidente o, in caso contrario, una mozione di sfiducia costruttiva da parte della maggioranza sarebbero necessarie per garantire piena governabilità evitando di perdere ulteriore tempo.»

«La maggioranza, alle elezioni, ha ricevuto un consenso che l'ha legittimata a governare: nello spirito di rispettare le decisioni arrivate dalle urne, abbiamo intrapreso questo percorso dal mese di novembre 2025 e oggi di procedere con l'appello - ha sostenuto il Presidente della Regione, Renzo Testolin -. A seconda delle indicazioni che saranno date dalla sentenza, saranno la maggioranza e il sottoscritto a prendere delle decisioni, che non possono essere dettate da questa risoluzione.»

SC-MP