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Comunicato n° 94 del 22 marzo 2023

Approvati gli interventi 2023-2027 per lo sviluppo rurale

Le misure per sostenere i settori agricolo e forestale possono contare su 91,84 milioni di euro

 

Con 19 voti a favore (UV, AV-VdAU, FP-PD, PlA, SA) e 16 astensioni (Lega VdA, PCP, FI, GM) espressi nella seduta del 22 marzo 2023, il Consiglio Valle ha approvato la proposta di Complemento regionale per lo sviluppo rurale del Piano strategico della Politica agricola comune 2023-2027.

Si tratta di 27 interventi specifici volti alla salvaguardia dell’ambiente, del benessere animale e del tradizionale allevamento estensivo di montagna, agli investimenti, allo sviluppo di tipo partecipativo Leader e alla consulenza e formazione. Le risorse a disposizione per il quinquennio sono pari a 91,84 milioni di euro. Sono cofinanziate dal fondo FEASR per 37,38 milioni di euro (40,7%) e da risorse Stato-Regione per 54,46 milioni di euro, di cui il 70% sarà assicurato dal cofinanziamento statale (38,12 milioni di euro) e il 30% da quello regionale (16,33 milioni di euro).

A differenza delle precedenti programmazioni, quando il sostegno allo sviluppo rurale era strutturato in Programmi regionali, per la nuova programmazione l’Unione europea ha chiesto ad ogni Stato membro di comporre un proprio Piano strategico nazionale nel quale fare sintesi tra la posizione centrale e le istanze territoriali; ogni Regione ha poi avviato un percorso di “regionalizzazione” degli interventi nazionali, con la redazione di uno specifico “Complemento regionale”. Questo percorso ha preso avvio in Valle d’Aosta nel 2019, attraverso consultazioni online, studi di contesto e confronti con gli enti e le associazioni del territorio.

Il Complemento è stato illustrato all'Aula dall'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Marco Carrel: «È questo un documento per rilanciare e programmare il percorso della Politica agricola comune in Valle d'Aosta. Questo è un anno particolare: avremo la sovrapposizione del PSR 2014-2022 - con la possibilità di rendicontare i fondi fino al 2025 - con la nuova PAC 2022-2027. Ricordo che il nostro attuale PSR è tra i più performanti a livello nazionale, con una spesa del 79% dell'intera dotazione: un risultato buono su cui non dobbiamo però fermarci. Il Complemento che discutiamo oggi è diverso dalla strategia precedente: prima vi era una discussione diretta tra Regione ed Europa; oggi invece c'è solo un Piano strategico nazionale all'interno del quale si inserisce il documento regionale. Come tutti i cambiamenti richiederà dei tempi di adattamento. Questo nuovo modello sposta l'attenzione dagli adempimenti burocratici al risultato: è un cambio di visione fondamentale e come Valle d'Aosta dovremo essere pronti perché sburocratizzare è uno degli aspetti più importanti quando parliamo di fondi europei, in particolare per il sostegno del nostro mondo agricolo. In questi mesi dovremo confrontarci con gli allevatori e con le associazioni di categoria per proporre le modifiche in attesa delle finestre che potranno aprirsi per apportare delle modifiche. La sfida è quella di creare un nuovo modo di fare agricoltura.» L'Assessore ha quindi illustrato gli emendamenti depositati in Aula, che «vanno nella direzione richiesta dal Celva e dalle associazioni di categoria, prestando attenzione alle aree più marginali per evitare l'abbandono dei territori, attraverso tre fasce altimetriche e le pendenze sia per i prati che per le colture. Abbiamo anche apportato una modifica sull'ammissibilità, introducendo la possibilità di accedere ai sostegni per le aziende che hanno sede legale e/o operativa in Valle d'Aosta: questo perché vi sono aziende ai confini della Valle che lavorano sul nostro territorio e che aiutano a valorizzare la nostra montagna e la nostra agricoltura. 92 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Un pacchetto di aiuti da 92 milioni di euro, molto importante e su cui vi è la massima disponibilità ad apportare ulteriori modifiche affinché sia efficiente, efficace e che aiuti realmente le esigenze della nostra agricoltura di montagna.»

 

Il dibattito in Aula

Il Consigliere Dino Planaz (Lega VdA) ha rilevato: «L'agricoltura, se non è sostenuta da risorse pubbliche, non riesce a stare sul mercato ed è quindi importante la presenza di una Politica agricola comune. Tuttavia, nonostante questa politica sia già stata adottata a partire dagli anni Settanta e poi, via via, aggiornata sulla base dell'evolversi della situazione europea, non si riesce ancora a valorizzare le esigenze dell'agricoltura di montagna. Certo le linee guida europee prevedono azioni per le zone agricole svantaggiate, ma le misure non sono calate sulle singole realtà. La tipicità delle nostre piccole aziende quindi non può essere valorizzata da un documento che, essendo pensato per l'intera Unione, è troppo generale. Il documento in approvazione oggi presenta alcune misure sicuramente interessanti come quelle sulla tipologia di altitudine, sulle pendenze, sui terreni di fondovalle ma per gli alpeggi, invece, le risorse legate all'indennità compensativa sono state dimezzate. Inoltre, le misure di nuova introduzione non potranno essere applicate nel 2023 e quindi, per quest'anno, le aziende si troveranno ad avere minori risorse a disposizione. Il nostro gruppo seguirà la posizione già presa in terza Commissione e si asterrà sul documento. La maggiore criticità che abbiamo riscontrato è quella legata al fatto che non ci è stato possibile lavorare sulle misure.»

Il Vicecapogruppo di AV-VdAU, Corrado Jordan, ha dichiarato: «Nella definizione di questo strumento programmatorio si è cercato di dare continuità all'impostazione delle misure e dei premi della vecchia programmazione. Ciò è stato possibile solo in parte in quanto il Piano è nazionale e gli strumenti regionali sono complementari. Questo Complemento definisce il quadro ma dovrebbe consentire di sviluppare dettagli attuativi che meglio potrebbero adattarsi al contesto regionale, soprattutto in termini di semplificazione delle procedure - che sono sempre più opportune - oltre che attraverso la messa a disposizione degli agricoltori dell'importante patrimonio di dati e di sistemi di controllo che potrebbero portare elementi di semplificazione, di prevenzione e di migliore efficacia per la presentazione delle istanze. Vi sarà anche la messa a disposizione, senza dover ricorrere a servizi e costi aggiuntivi, dei servizi di formazione e di indirizzo che possono essere assicurati dall'assistenza tecnica e dagli enti di ricerca disponibili. Gli strumenti programmatori del settore agricolo, tra cui il Complemento di sviluppo rurale, devono coordinarsi, e crediamo ci sia lo spazio, per la definizione in termini politici di come si vuole immaginare il futuro delle nostre aziende agricole e dell'intero settore anche alla luce dei cambiamenti climatici, ma soprattutto in conseguenza dei cambiamenti socio economici del nostro territorio. È evidente che le aziende zootecniche, piccole e con elevati costi di produzione, rischiano di non essere competitive: vanno quindi supportate nelle loro attività aziendali, compensando le loro differenze di reddito legate alle condizioni territoriali particolarmente limitanti. Solo in questo modo viene salvaguardata la struttura sociale ed economica della montagna e vengono mantenuti i tradizionali metodi agronomici in grado di garantire una razionale gestione del suolo.»

La Vicecapogruppo di PCP, Chiara Minelli, ha rilevato: «L'Unione europea ha scelto di non aver direttamente a che fare con le singole realtà regionali ma di interfacciarsi unicamente con gli Stati membri: un approccio in parte condivisibile che, tuttavia, ha creato criticità dal momento che per la programmazione degli aiuti è necessario avere anche un approccio regionale. Un elemento di preoccupazione per noi riguarda soprattutto le piccole aziende che solo in minima parte hanno i requisiti richiesti per accedere ai contributi. Riteniamo poi che si debba prestare maggiore attenzione all'orticoltura, alla viticoltura e alla frutticoltura che vanno sostenute in modo più consistente. Credo però che aldilà del Complemento che oggi discutiamo, occorra una profonda riflessione anche della politica per capire su quale agricoltura e su quale zootecnia la Valle d'Aosta vuole puntare, che non possono essere solo quelle delle grandi aziende con centinaia di capi o ettari di terreno, ma anche quelle dei piccoli numeri, a cui va dato un sostegno non solo in termini economici ma di servizi, di supporto tecnico sempre più robusto e adeguato al tempo in cui viviamo. Un aiuto alla determinazione dei premi verrà dallo studio di ARPA in collaborazione con l'Assessorato all'agricoltura sul censimento e monitoraggio delle superfici a pascolo, da effettuarsi con rilievi satellitari.»

Le Conseiller Augusto Rollandin (PlA) a rappelé qu'il y a «une série d'interventions qui peuvent encore être examinées, ce qui nous permettra d'améliorer les interventions financières pour l'entretien de notre bétail et de notre territoire.»

Il Capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier, ha osservato: «Il CELVA, che ha dalla sua la grande conoscenza dei 74 comuni valdostani, ha chiesto di prestare attenzione alle aree marginali, di difficile coltivazione: sono zone a rischio di abbandono e per questo vanno sostenute ulteriormente. In questo complemento, quindi, è stata introdotta premialità per coloro che si trovano in media montagna, in zone disagiate, poco accessibili e in pendenza - per le quali sono disponibili quasi 31 milioni di euro -, in cui ci sono gli impegni agro-climatici-ambientali (che valgono circa il 60% del complemento regionale), la produzione integrata, l'agro-ambiente, le colture pregiate autoctone. Il confronto con le parti è stato fatto ma bisogna proseguire in particolare con i Centri assistenza agricola e i referenti economici, sociali e ambientali per far emergere le esigenze e i fabbisogni, per costruire delle proposte che hanno l'obiettivo di sostenere il settore che, oltre alle tante difficoltà, deve anche affrontare la crisi climatica. Sono più di vent'anni che le aziende sono sostenute dal Programma di sviluppo regionale, i cambi sono sempre stati momenti di difficoltà per le aziende, alcune aderiscono puntualmente, altre sono reticenti alle innovazioni ma poi con il tempo, compresi i meccanismi, si adeguano malgrado le difficoltà: sarà quindi importante fare una buona comunicazione e avere dei CAA disponibili sul territorio. Gli obiettivi sono quelli di tutelare la qualità, la salubrità dei prodotti, nel tentativo di incrementare il valore aggiunto dei prodotti e il reddito netto aziendale, nel rispetto della biodiversità in funzione di un ricambio generazionale progressivo negli spazi naturali di montagna anche ai fini di mantenere sentinelle presenti che vigilano giornalmente.»

Consiglio politiche del lavoro

L'Assemblea regionale ha anche nominato il Consigliere Roberto Rosaire, quale rappresentante della maggioranza in seno al Consiglio per le politiche del lavoro, in sostituzione del Consigliere Giulio Grosjacques eletto Assessore il 2 marzo scorso.
 
SC-LT