Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 278 du 24 février 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 278/XVII - Reiezione di mozione: "Garantire il diritto alle cure: informazione obbligatoria all'utente e percorso di tutela per tutti".

Aggravi (Presidente) - Punto 7 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Guichardaz. Per favore colleghi...

Guichardaz (PD-FP) - Aspetto solo l'Assessore competente. Non faccio neanche poi grandi premesse, tanto ne abbiamo parlato lungamente per poi ritirarla. Non la ritiro e spiego brevissimamente. Se volete la rinviamo a dopo, a quando arriva il collega Marzi.

Presidente - È arrivato l'Assessore. Prego collega.

Guichardaz (PD-FP) - Brevemente, questa mozione segue una serie d'interventi che sono stati lungamente discussi in questo Consiglio e che hanno sempre trovato, credo, anche una certa comprensione da parte dell'assessore Marzi rispetto alla necessità di adottare in tempi certi un sistema strutturato e vincolante che renda - come scritto nell'impegnativa - obbligatoria e automatica l'informazione ai cittadini da parte dei servizi di prenotazione, il Cup in particolare, ogni qualvolta i tempi massimi di attesa previsti per le prestazioni rientranti nei Lea risultino superati.

Il tema lo abbiamo già affrontato più volte, ma, lo ricordo brevemente, è il tema delle liste d'attesa. Come voi sapete, i tempi di attesa per alcune prestazioni sforano di gran lunga quei tempi che generalmente vengono considerati come fisiologici, tanto che alcune visite o alcuni interventi considerati evidentemente non urgenti per il sistema sanitario (ma che di fatto sono urgenti per i pazienti o comunque per i medici che prescrivono questi accertamenti) vengono alle volte posticipati, anche di anni.

La norma prevede la possibilità, laddove si superino questi termini fisiologici, di poter usufruire di un sistema che si chiama "Sistema di tutela", che rende sostanzialmente esigibile la prestazione, attraverso modalità diverse che non quella dell'attività istituzionalmente prevista per questo tipo di prestazioni, cioè sostanzialmente le liste, quelle ordinarie: quindi o l'inserimento in liste supplementari, o la possibilità di ricorrere a libere professioni intra moenia, o la possibilità da parte dell'utente di poter usufruire di prestazioni esterne, quindi in libera professione, o extra moenia, o di prestazioni che avvengono altrove con il rimborso, in questo caso, della prestazione da parte dell'Unità sanitaria locale.

Il problema è che o si conosce questo percorso, questo iter, cioè l'esistenza di un percorso di tutela, o le persone sprovvedute culturalmente, o anche economicamente, attendono anni prima di avere una prestazione, con tutte le conseguenze che sappiamo.

Perché non è solo l'esito della prestazione che incide, è anche l'attesa, spesso e volentieri, magari dell'accertamento diagnostico, che presuppone o l'aggravamento di patologie o anche stati di frustrazione psicofisici portati dalla preoccupazione.

Allo stato attuale per poter accedere al percorso di tutela occorre aver conoscenza dei meccanismi. Intanto bisogna avere un accesso alle informazioni, informazioni che spesso sono veicolate tramite Internet e sappiamo che le persone più sprovvedute non sempre possiedono questo tipo di possibilità.

Io faccio riferimento spesso a mio padre, novant'anni, che pur essendo una persona comunque di una certa cultura continua a utilizzare un telefono tradizionale a tasti, si ricorda tutti i numeri, per fortuna, ma non sa nemmeno come si fa ad accendere un computer. Se non avesse dei figli che lo aiutano... come lui tantissime persone anziane, ma anche persone che hanno una sorta di analfabetismo informatico, non dipendente dalle proprie volontà, che non riescono ad accedere a questi percorsi.

Quello che si chiede con questa mozione, quindi, è una cosa molto semplice. Siccome esiste questa possibilità a tutela del cittadino, e siccome, io l'ho sempre detto e credo che anche la collega Minelli e altri colleghi che hanno comunque esposto il tema delle liste d'attesa in quest'aula ripetutamente abbiano sempre riconosciuto un grande impegno da parte delle strutture sanitarie, non vogliamo fare una critica diretta alla sanità, non vogliamo criticare gli operatori che fanno veramente quello che possono... tra l'altro io arrivo da quel contesto, quindi lo conosco abbastanza bene e so il sacrificio quotidiano che gli operatori, spesso in carenza, non per volontà dell'assessore Marzi, questo lo voglio ribadire e lo dico tutte le volte, ma perché vi è proprio un problema in Italia di carenze di professionalità, e in più la Valle d'Aosta, essendo una Regione confinaria, subisce una concorrenza da parte di Regioni che hanno delle disponibilità anche finanziarie e organizzative diverse dalle nostre, perché noi abbiamo un contratto che purtroppo non riconosce né la professionalità, né l'impegno dei nostri operatori... quello che si chiede è di favorire le persone meno provvedute, cioè le persone che non sono in grado da sole di cavarsela, quindi di mettere in atto un percorso di tutela, in maniera volontaria o che, in alcuni casi, non hanno magari il pensiero di ricorrere all'associazione dei consumatori o al tribunale dei malati o chissà che cosa... quindi di favorirle già in fase di prenotazione.

Qual è il meccanismo? Io prenoto una visita oculistica, prenotata per due anni dopo, perché purtroppo quelli sono i tempi, lo posso dire proprio per esperienza personale: magari ti prenotano alla fine del 2027. Dovrebbe già essere il Cup, quindi l'operatore, istruito e formato, a dire: "Guardi, la prima finestra libera è dicembre 2027. Siccome sforiamo i tempi di gran lunga, ed evidentemente la sua visita se gliel'hanno richiesta non è perché uno vuole intasare la sanità pubblica, ma gliel'ha richiesta il medico di medicina generale, o nel caso specifico magari uno specialista, allora siccome questa prestazione va oltre i tempi previsti... perché poi sappiamo che, a seconda del grado d'urgenza, i tempi sono diversi, ma il povero utente queste cose non le sa, pur pagando le tasse e contribuendo quindi magari, con il proprio sistema fiscale, al sostentamento e al sostegno del sistema sanitario regionale, deve essere messo nella condizione di accedere al percorso di tutela.

Il che significa che l'operatore lo deve indirizzare, gli deve dire: "Le prendo appuntamento dopodomani in via Guido Rey presso l'ufficio", che ne so, quello specifico per la risoluzione di questioni di questo genere; o altrimenti gli dice: "Se vuole venga qua, o le invio tramite un sms...", comunque strutturare un sistema che sia un upgrade rispetto a quello che io definisco già un sistema sanitario comunque efficiente. Perché il nostro, per quanto si possa dire, per quanto ci possano essere sui social spesso e volentieri delle polemiche relativamente al sistema che non funziona... ogni volta che si parla di liste d'attesa io leggo qualunque cosa, la discussione diventa veramente un luogo più di improperi che di racconto magari delle proprie esperienze.

Questo è un passo avanti di civiltà, un passo avanti che riconosce... ed è lì l'invito che io faccio al collega Marzi. Non ci siamo parlati, non so se ci chiederete di ritirarla, se vi asterrete, lo state già facendo, vedremo, l'armamentario qui è vario. Ma quello che si chiede è stato scritto in maniera assolutamente favorevole a una discussione sana ed equilibrata rispetto a questo tema, non mette mai in discussione né il valore dell'azione politica... perché lo sforzo io lo riconosco, essendo stato in Giunta per cinque anni ho potuto apprezzare comunque lo sforzo fatto dall'Usl e dagli operatori che quotidianamente cercano anche di compensare certe carenze, quindi quello che si chiede, come dicevo prima, è di rendere effettivamente esigibile il percorso di tutela per tutti i cittadini, attraverso modalità semplici, quindi anche per la persona che non sa accendere un computer, la persona che non conosce lo spicciafaccende che magari arriva a casa e ti compila la modulistica, o chissà che cosa, magari anche attraverso un sistema di comunicazione con il medico di medicina generale, il medico di famiglia, che può essere quello che ti indirizza e ti dice: "Guarda che su questo ci sono due anni e mezzo o due anni di lista d'attesa, visto che l'Usl mi ha fornito un programma ti metto io all'interno del percorso di tutela", e l'Usl magari ti chiama dentro quest'altro percorso parallelo.

E poi si chiede di valutare l'introduzione sperimentale di strumenti integrativi di tutela, quali voucher sanitari o meccanismi equivalenti, da attivarsi esclusivamente nei casi in cui il sistema pubblico, l'eventuale privato accreditato, la libera professione a favore dell'azienda o la libera professione intramuraria non risultino in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa previsti, consentendo al cittadino di accedere anche a prestazioni presso professionisti o strutture private esterne al sistema accreditato.

Poi abbiamo specificato "entro limiti di spesa predefiniti e sostenibili per il bilancio pubblico", quindi vi abbiamo dato anche la soluzione all'eventuale imbarazzo di dire: "Ora che vi abbiamo inserito nelle liste parallele, e vediamo che anche lì è un problema", magari all'interno del sistema della libera professione intramuraria, che spesso e volentieri è intasata pure quella... perché provate in intramuraria alle volte a fare e a chiedere delle prestazioni... faccio il caso di una prestazione reumatologica: ve la rinviano proprio perché o sono tanto impegnati nell'istituzionale, o hanno anche lì delle liste d'attesa piuttosto incasinate, e può essere la dermatologia, l'endocrinologia, la diabetologia, eccetera: ve le rinviano alle calende greche, alle volte, anche se uno le richiede in libera professione intramuraria.

Fatti questi passaggi, che potrebbero essere dei passaggi di valutazione anche etica, se vogliamo, di non favorire magari certi liberi professionisti, eccetera, vi diamo anche la soluzione. Diciamo: "Non è che io vado a Milano a farmi la visita oculistica a 500 euro", no, la intra moenia, che sarebbe la prima alternativa eventualmente per il percorso di tutela, sono 120 euro, 110, 90, 60, non so quanto, e quello io ti rimborso, però ti do un'alternativa: ti do la possibilità di poter andare fuori, magari utilizzando anche, a quel punto, dei voucher che sono spendibili altrove".

Questo, tra l'altro, aumenterebbe anche una sorta di sana competizione interna, perché nel momento in cui tu sai, professionista valdostano, di essere l'unico a cui potersi rivolgere, alla fine non c'è quella voglia che crea magari la competizione con sistemi esterni.

Poi, siccome del tema io ne sento parlare da cinque anni - quantomeno da quando sono in Consiglio, nell'ultima legislatura, se ne è parlato in tutte le salse e tutti, da destra a sinistra, hanno sempre manifestato comunque, rispetto al tema delle liste d'attesa, un interesse costante - una roba naturalissima che rientra all'interno, credo, della democrazia stessa di questo luogo, è di riferire in V Commissione.

Con le cadenze che volete (perché poi l'altra volta qualcuno diceva che avevo preparato una mozione un po' troppo articolata, con dei riferimenti, eccetera) che si riferisca con tempi ragionevoli, però sugli esiti prodotti proprio da questo tipo di sistema, cioè sugli effetti in termini di riduzione delle diseguaglianze d'accesso.

Presidente - La mozione è stata illustrata. Apriamo la discussione generale.

Ha chiesto la parola il collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Ovviamente grazie al collega Guichardaz per aver voluto portare questa iniziativa. Come sa, collega Guichardaz, noi abbiamo portato più volte all'attenzione di quest'Aula la necessità di dare un'evidenza al percorso tutela, perché ovviamente è un metodo per applicare un protocollo nazionale, che è quello di abbattimento delle liste d'attesa.

Sappiamo - ed è utile ancora una volta in più evidenziarlo all'interno di quest'aula - e lo abbiamo detto più volte che a livello nazionale c'è un protocollo che prevede che ci siano sull'impegnativa quattro codici urgenza: quello contraddistinto dalla lettera U, che è quello della prestazione urgente, che deve essere erogata entro tre giorni: quello contraddistinto dalla B, che è quello della prestazione breve, che deve essere erogata in 10 giorni; quello della prestazione D, che è quella differibile, che deve essere - vado per sommi capi - soddisfatta entro 30 giorni; e quella P, programmabile, che è di 60-120 giorni, a seconda della prestazione.

A questo si può far ricorso quando si arriva, e purtroppo spesso succede, a prenotare la visita e dicono: "La sua visita è nel duemilamai. Questi sono i tempi". Allora a quel punto si può, chiedendo all'ufficio pubbliche relazioni, abbattere i tempi di attesa proprio con l'applicazione del percorso tutela.

Io immagino che lei, collega Guichardaz, volesse... l'ha anche detto nel suo intervento: penso che l'obiettivo di questa mozione sia da una parte far conoscere questa possibilità a chi è in attesa, quindi vede i suoi tempi purtroppo dilatarsi, e non conosce questa fattispecie e, dall'altra parte, mettere a conoscenza di questo elemento anche tutti quelli che a oggi non sono in lista d'attesa, ma in futuro potrebbero fruirne. Credo che sia questo ovviamente l'obiettivo.

Io di questo la ringrazio, perché in una mozione che è stata depositata il 17 gennaio 2025 dal sottoscritto l'impegnativa diceva: "Si impegna l'Assessore competente, per mezzo dell'azienda Usl, a comunicare a tutti gli utenti in attesa che possono rientrare nel procedimento previsto del percorso tutela la possibilità di farvi ricorso, facilitando e accelerando procedure di accesso e predisponendo nel frattempo una campagna d'informazione mirata a far conoscere le potenzialità del percorso tutela a tutti i potenziali fruitori". Penso che siamo d'accordo, ed è esattamente l'obiettivo.

Sì, ci riproviamo, collega Guichardaz. Ci riproviamo dopo che però lei questa cosa non l'ha votata.

Ci riproviamo, e io condivido se questo è un elemento condiviso da tutti, ma lei si è astenuto su questa proposta. A me fa molto piacere che lei abbia cambiato idea, ma perché, se è d'accordo con questa proposta, lei si è astenuto? E non parliamo di un'era geologica fa, era il 2025. Perché si è astenuto su questa proposta, se lei era d'accordo?

Mi piacerebbe che lei motivasse oggi il perché lei ai tempi si sia astenuto e oggi presenti la stessa proposta, a sua prima firma, dicendo che bisogna farlo.

Perché io sono d'accordo, ma oggi lei non dovrebbe votare questa iniziativa, coerentemente con quello che ha fatto tutto il gruppo del PD ai tempi. Coerentemente, lei questa iniziativa non solo non dovrebbe votarla, ma neanche presentarla.

Lei mi dovrebbe spiegare oggi per quale motivo presenta questa iniziativa, ma ai tempi si è astenuto. Se l'obiettivo è dire: "Guardate, io mi interesso di questi problemi", io voglio dire alle persone a cui lei ha detto: "Guardi, mi interesso di questi problemi", che lei di questi problemi se ne poteva occupare già un anno fa, ma non l'ha mai fatto.

Quindi, per coerenza, lei questa mozione non dovrebbe votarla. Può presentarla, ma non votarla, per coerenza.

Sono altri i colleghi che dovrebbero votarla. Ad esempio i colleghi di Forza Italia, di cui voglio ricordare le parole. Io spero che questa mozione venga discussa e venga accettata, ma ho recuperato tutta la discussione che c'è stata e ci sono ovviamente numerosi interventi a supporto di questa iniziativa, quindi aspetto di conoscere quello che sarà l'esito dell'accoglimento o respingimento da parte della maggioranza di questa iniziativa e poi, se necessario, evidenzierò quello che fu detto meno di un anno fa in quest'aula. Perché credo che sia giusto fare in modo che, con coerenza, le persone che sostengono una posizione poi si comportino di conseguenza.

Noi stiamo sempre dalla stessa parte: eravamo a favore della conoscibilità del percorso tutela allora e lo siamo ancora oggi.

Lei ha cambiato idea, ci fa molto piacere.

Presidente - Ci sono altri colleghi che vogliono intervenire? Se no chiudo la discussione generale.

Ha chiesto la parola il collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Molto brevemente, il tema del percorso di tutela è un tema che è stato affrontato - e lo sa bene il collega Marzi, perché gli ho evidenziato quando eravamo in maggioranza più di una volta alcune problematiche - e il collega Marzi riferì, così come riferì più di un anno fa... È di gennaio? Di quand'è la sua mozione? Esatto, un po' più di un anno fa riferì che su questa tematica si stava lavorando, si stava operando.

Quando noi abbiamo cominciato la nostra attività di minoranza, non di opposizione, abbiamo evidenziato questo tema con diverse iniziative, se non ricordo male un'interrogazione e due interpellanze, tanto da essere, credo neanche troppo implicitamente, accusati di essere degli stalker rispetto a questo tema.

È un tema che proponiamo oggi dalla nostra posizione di minoranza, dopo aver fatto delle iniziative e un percorso di richiesta d'informazioni e di presa di posizione, che ribadisce sostanzialmente ciò che è stato detto ed è stato fatto con le iniziative. Quindi abbiamo fatto un percorso di preparazione in cui evidentemente si sarebbe potuto dare una risposta dopo un anno, rispetto alla risposta che le diede... se ben ricordo, la risposta fu che si stava lavorando, giusto? Sul tema mi sembra che si dicesse, dicesse l'Assessore... esatto, che si stava lavorando, che si stavano facendo delle valutazioni in corso, quindi le valutazioni a questo punto dopo un anno sono evidentemente state fatte. Le risposte dell'Assessore sono risposte che in qualche modo hanno anche soddisfatto in parte le richieste, perché mi sembra che ci sia stata anche una certa semplificazione. Durante il dibattito, tra l'altro, abbiamo visto che era possibile, e mi sembra che sia stata favorita a livello d'informazione, in maniera un po' più netta, l'esistenza del percorso di tutela, e oggi chiediamo questo.

Dopodiché, ognuno può fare quello che vuole. Mi stupisce la cosa "il PD non ha votato, ha rivotato", eccetera. Cioè, è un tema che rafforza una battaglia, e io l'ho detto, perché non mi sembra - né sulle iniziative discusse prima, né con questa mozione - di esserci presi meriti di chissà che cosa. Abbiam detto che è un tema che è stato affrontato in questi anni in aula, è stato affrontato ancora l'altra volta dalla collega Minelli, e io riconosco ai colleghi della Lega, che erano all'opposizione all'epoca e sono all'opposizione attualmente, di aver evidenziato questo tema.

Non è una mozione identitaria, non è una polemica, non c'è nessun tipo di polemica. Se il governo ritiene di votarla o ritiene di darci delle rassicurazioni... quello che noi avevamo anticipato era che su questa tematica, dopo tre iniziative, noi avremmo presentato una mozione.

Poi, se il governo deciderà di accettarla siamo contenti, se ci dirà che stanno valutando e che stanno migliorando fra qualche mese torneremo, perché il ruolo della minoranza è quello di sollecitare, di punzecchiare e di essere sempre presenti, anche su tematiche che alle volte, quando si è in minoranza, magari si discutono più all'interno o si rappresentano all'interno, e poi nelle logiche di disciplina della maggioranza, come sappiamo, alla fine magari trovano delle strade e delle garanzie di tipo diverso.

Quindi io ripropongo e proponiamo una mozione che è molto semplice e secondo me assolutamente accoglibile. Dopodiché vedremo le risposte.

Presidente - Ha chiesto la parola la collega Forcellati.

Forcellati (PD-FP) - Intervengo per vedere questa mozione da due punti di vista e uno, mi permetto, da parte della maggioranza.

Al di là delle scaramucce di chi ha presentato prima, chi ha presentato dopo, chi ha votato, chi non ha votato, chi si è astenuto, chi c'era e chi non c'era, io penso che qui il nostro compito - non so se sbaglio perché io ho sempre in mente questa cosa - sia quello di raccogliere delle istanze che vengono dai cittadini e di proporle, quindi di lavorare per la comunità; di proporle, ma proporre anche delle soluzioni a queste problematiche.

Poi, politicamente, ci sta: chi non è disponibile, o oggi è in maggioranza e prima era in minoranza, chi era in minoranza e oggi viceversa, a me poco interessa.

Questa mozione ha due obiettivi, fondamentalmente. Il primo è quello della trasparenza e io penso che dovrebbe essere uno dei nostri fari rispetto all'azione politica. Lo vedremo anche dopo, in altre mozioni, tra oggi e domani in altre iniziative che si presentano: la trasparenza. Che si porti un argomento che personalmente condivido o che si porti un argomento che magari personalmente non condivido, però la trasparenza deve essere uno dei pilastri.

Questa mozione ha questo obiettivo, ma il secondo - che mi sembra dovrebbe essere di attenzione anche della maggioranza - è che così facendo si migliora la sanità. I cittadini rischiano di essere più contenti, di avere delle soluzioni alle problematiche importanti di salute. Per ogni cittadino una problematica di salute è "la problematica".

Noi sappiamo bene che quando uno di noi, della nostra famiglia, dei nostri amici, non sta bene, diventa un problema...

Presidente - Colleghi, per favore. Prego, collega Forcellati.

Forcellati (PD-FP) -...diventa un problema poi di tutti.

Allora è in quest'ottica che dovremmo andare, è in questo percorso che dovremmo andare, cioè andare oltre la presentazione dell'uno o dell'altro, di una forza o di un'altra forza politica, ma questa direzione, la direzione della trasparenza è la direzione del miglioramento. Perché tante volte essere anche solo accolti nella propria richiesta, dicendo: "Guardi, non è possibile oggi, non è possibile domani, però ha questa possibilità", la persona si sente accolta, e quindi anche per le rimostranze nei confronti di una sanità difficile, a livello regionale e a livello nazionale, sicuramente meno difficile a livello regionale rispetto al livello nazionale, o soprattutto di alcune Regioni, questo aiuterebbe.

Questo è il tema. Questo è il perimetro entro il quale ci muoviamo e ci siamo mossi con questa mozione. Io spero che questo tema e questi obiettivi siano condivisi.

Presidente - La parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) - Brevemente, perché credo che siano già state dette molte cose. È stato ricordato che da parte nostra c'è stata un'attenzione al tema delle liste d'attesa, del percorso di tutela. Già lo scorso anno, in occasione di quella mozione che il collega Manfrin ricordava, avevamo votato a favore.

Credo che sui punti dell'impegnativa abbiamo una totale aderenza, diciamo così, sul primo, sul secondo e sul quarto; sul terzo, apprezziamo che sia stato inserito questo verbo: "Valutare l'introduzione sperimentale di strumenti integrativi di tutela, da attivarsi esclusivamente nei casi in cui il sistema pubblico, il privato accreditato, la libera professione" - eccetera - "non risultino in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa previsti".

Su questo davvero occorre fare una valutazione, perché una delle preoccupazioni che ci può essere è quella che in questo modo non si vada a incentivare la risoluzione di un problema, ma a spostarlo su un altro piano.

Il principio però è condivisibile, perché soprattutto le persone anziane e le persone che non hanno strumenti adeguati non hanno la capacità in questo momento di comprendere bene tutto questo sistema del percorso di tutela, che non sempre è chiarito.

È vero anche che c'è difficoltà, da parte appunto delle persone, a comprendere. Perché è capitato anche a me: se si insiste con le persone che rispondono, per avere delle informazioni in più, si riesce ad avere degli elementi e a capire, altrimenti no, la risposta è una e quella è, quindi non si riesce magari ad accedere a delle prestazioni che invece ci sarebbero.

Così anche credo che sia importante l'impegno che chiede di riferire periodicamente alla Commissione sull'attuazione delle misure adottate, con il numero dei percorsi di tutela attivati.

Quindi, pur con una perplessità su una parte dell'impegnativa, sosteniamo comunque questa mozione.

Presidente - Grazie collega. Ci sono altri interventi in discussione generale?

La parola alla collega Borre.

Borre (UV) - Le thème soulevé par la minorité à travers cette motion est central et touche la préoccupation de nous tous, de nos citoyens : l'accès aux soins. Il ne fait aucun doute que le respect des délais prévus par les LEA constitue un objectif prioritaire pour cette majorité et pour l'Assessorat à la Santé : nous parlons du droit consacré par l'article 32 de la Constitution. Précisément parce que le sujet est sérieux, le débat doit être ancré dans la réalité et dans une programmation correcte.

Ces dernières années le choix politique par la majorité a été clair : investir dans la santé publique. Dans un contexte de ressources limitées, la dépense sanitaire régionale a augmenté de manière constante. Nous avons consacré des parts toujours plus importantes de ressources du budget à la santé, conscients que chaque euro investi dans ce secteur est un euro investi dans la cohésion sociale, dans la sécurité et dans la qualité de vie.

Nous n'avons pas reculé d'un pas sur le modèle universaliste, mais nous devons aussi avoir l'honnêteté de dire que les difficultés de la santé publique ne dépendent pas exclusivement du choix politique. Il existe un problème structurel au niveau national, l'augmentation de la demande liée au vieillissement de la population, la complexité croissante des soins. La loi peut imposer des délais, mais elle ne peut pas créer des médecins à partir de rien, et ça on l'a dit plusieurs fois.

L'idée de rendre automatique l'information sur le Percorso di tutela auprès du CUP est un principe de civisme que nous partageons, le partageons tous, mais ce n'est pas un simple interrupteur à actionner. L'USL a déjà procédé à l'intégration des systèmes informatiques du CUP avec les agendas des structures accréditées, comme prévu par le décret-loi du 7 juin 2024, n° 73. Il s'agit d'un travail technique complexe, déjà engagé, qui démontre que nous ne sommes pas restés inactifs.

Toutefois, forcer des mécanismes automatiques sans affronter le n?ud structurel du personnel risque de produire un effet paradoxal : déplacer les mêmes médecins du service ordinaire vers les créneaux supplémentaires, en augmentant les coûts pour la Région sans accroître de manière significative le nombre réel des prestations effectuées, ce que je venais de dire. Ce serait une opération comptable et non une solution structurelle. Notre priorité reste le renforcement du système public et non le transfert de fonds vers l'extérieur sans une analyse rigoureuse de la soutenabilité économique à long terme. Avant d'externaliser davantage, nous devons exploiter pleinement toutes les potentialités de notre système sanitaire public.

Le gouvernement régional n'est pas resté avec les bras croisés : des ressources importantes ont été investies pour la prestation supplémentaire ; un travail est en cours pour rendre notre système de santé plus attractif et plus professionnel ; le flux et les agendas font l'objet d'un suivant constant ; l'engagement financier est croissant et concret, n'est pas seulement déclaré.

Donc, tout en partageant la finalité de la motion et l'objectif que la motion veut rejoindre, notre vote sera d'abstention pour le gros travail et l'engagement que le gouvernement est en train de mettre en acte.

Président - Merci collègue. Y a-t-il d'autres interventions en discussion générale ?

La parole au collègue Guichardaz, deuxième intervention.

Guichardaz (PD-FP) - Ho fatto la presentazione.

Presidente - Prego, per il secondo intervento.

Guichardaz (PD-FP) - Posso? Mi autorizzate?

Presidente - Lei è autorizzato collega. Deve guardare me. In questo caso deve guardare me, poi quando inizia a parlare può guardare sotto.

Guichardaz (PD-FP) - Io capisco che stiate lavorando sulle agende, che si stia lavorando sull'agenda per sistemare e, come ho avuto modo di dire, perché lo voglio ribadire, il lavoro di miglioria dei tempi di attesa è un lavoro che si avverte.

Il problema qua però... forse sono io che non capisco, non tanto il francese, ma non ho capito l'intervento della collega Borre. Sinceramente ha fatto tutta una spiegazione sul grand engagement, sull'impegno del governo che non è stato con les bras croisées, et cetera, ma sostanzialmente non ho capito poi alla fine qual è il problema, a un certo momento, di impegnarsi... peraltro, come chiedeva il collega Manfrin, ribadendo già delle richieste che erano già state fatte, sulle quali c'era stata tra l'altro una risposta di valutazione rispetto a questo tema, non capisco cosa c'entrino i flussi, le agende, il fatto di non guardare fuori, di non creare dei meccanismi… non ho capito, guardi, abbia pazienza.

Poi magari se ce lo vuole spiegare bene che cosa c'entri il fatto che si chieda molto semplicemente... come chiedevano delle mozioni pregresse in cui si chiedeva, molto semplicemente, di informare i cittadini circa il percorso di tutela.

Poi volete togliere i voucher, che peraltro erano un tema di Forza Italia? Perché ho ritrovato una mozione che fu presentata e discussa, anche quella, nell'adunanza del 14-15 gennaio del 2025, se non erro, e che poi forse fu ritirata proprio perché vi furono date delle garanzie, mi sembra, in tal caso. Vogliamo togliere i voucher? Vogliamo non creare questo mostro di aumento dei costi della sanità? La quale ricordo comunque avere un budget che è abbastanza importante rispetto al bilancio generale, quindi non credo che questo meccanismo andrebbe a creare chissà che cosa. Si vuole togliere la possibilità di ricorrere ai voucher per i professionisti di fuori? Si vogliono mantenere, come è stato detto, la libera professione intra moenia, le strutture accreditate, e non so che? Lasciamole, non è un problema. Quello che si chiede è di facilitare l'accesso ai percorsi di tutela, misura minima di civiltà. Punto, finito.

Quindi informazioni, che siano delle informazioni chiare. Ed è la stessa precisa cosa che chiedeva il collega Manfrin. Si chiedeva semplicemente di dare delle informazioni a mio padre, che non deve telefonarmi tutte le volte e dirmi: "Ho la visita oculistica fra un anno e mezzo, fra due anni, cosa devo fare?". Allora poi qua si mobilita la famiglia, quelli che sanno smanettare sul computer, eccetera, o altri magari mobilitano io non so chi.

Che si diano delle informazioni chiare sui percorsi paralleli, visto che esistono.

Poi togliamo via i voucher, così almeno la collega Borre è tranquilla e non si preoccupa del bilancio monstre o di alimentare chissà quale meccanismo. Guardi che poi il meccanismo, visto che lei conosce bene così la sanità, visto che si è presa l'onere di raccontarci i motivi dell'astensione, non è che si aumentano i costi, il meccanismo è un po' più fine, nel senso che se si lascia tutto all'interno il rischio qual è? Glielo dico molto bene: una prestazione istituzionale viene erogata a 26 o a 29 o a 30 euro l'ora, che è ciò che si paga al medico e al sanitario che fa questa prestazione, mentre invece se gli si favorisce il percorso di prestazione intra moenia, o la libera professione a favore dell'azienda, che è la famosa LPA che non si vede, perché tu paghi il ticket regolarmente ma il rapporto tra il medico della Usl e l'Usl è un rapporto esterno, rispetto al ticket della prestazione... tu non lo sai che quello lavora in LPA o lavora in chissà che cosa.

Il rischio è che questo meccanismo generi, in pochi casi, lo posso dire, l'idea che se io magari faccio una prestazione ogni mezz'ora, ogni venti minuti, o la faccio in un certo modo e sono pagato in istituzionale, e magari la posso fare invece in libera professione a 120-130 euro l'ora, forse alla fine il fatto di avere un po' di concorrenza all'esterno, rispetto anche ai percorsi di tutela, non è male, perché vuol dire che si crea un meccanismo per cui, sia da un punto di vista anche di orgoglio interno del professionista che lavora all'interno dell'azienda sanitaria, e anche per mantenersi poi un bacino di clientela nella libera professione intra moenia, viene da dire: "Va bene, allora cerco di fare...".

È un meccanismo che è consolidato. Se lei legge qualunque tipo di ricerca rispetto alla questione della concorrenza sulla libera professione, si rende conto che, laddove è possibile creare un minimo di concorrenza e di competizione, alla fine il meccanismo - paradossale, se vogliamo - è quello di una riduzione delle liste d'attesa all'interno, non è l'aumento o lo splafonamento delle prestazioni.

Qua noi però stiamo parlando di cittadini che non sono attrezzati, che magari non hanno i soldi per la prestazione e che aspettano una radiografia, una risonanza, una visita oculistica o qualunque altra cosa, alle volte anche un anno e mezzo, due anni, e non le fanno, dopodiché magari aumentiamo il costo, a quel punto sì, di dieci volte, perché dobbiamo ricoverare le persone, perché finiscono in pronto soccorso. Magari avevano male da qualche parte, poi scopriamo che è un male grave, quindi si poteva arginare, invece andiamo in pronto soccorso, ricovero immediato, venti giorni lì dentro, operazione, quando va bene, fatta in urgenza, perché magari quell'appendicite non è un'appendicectomia, ma diventa un evento acuto, eccetera. A quel punto ci costa di meno o ci costa di più favorire le persone?

Poi il tema è quello delle liste improprie, delle prestazioni inefficaci? Ma quello non è un problema del cittadino. Che ne sa il cittadino del fatto che la prestazione... perché poi sento anche spesso questa roba dell'efficacia rispetto alla prestazione chiesta dal medico specialista o dal medico di medicina generale: ma sarà un problema del cittadino, quello? È qualcosa che vi dovete vedere con i medici di famiglia.

Se, per una questione di medicina difensiva, o perché oramai con Chat GPT uno si fa la diagnosi e si mette giù anche le richieste di accertamenti strumentali, diagnostici, eccetera, e il medico non è in grado di contrastare certe richieste, e lo fa per evitare magari di dover discutere con il paziente, è un problema che non riguarda il cittadino.

Qua si chiede solo ed esclusivamente... come è già stato chiesto, quindi riconosco la paternità. Non a noi, assolutamente, noi non c'entriamo niente, abbiamo raccolto temi di cui si discute da anni.

Si chiede semplicemente di dire: "Guardi che la sua prestazione va a due anni, può attivare il percorso di tutela, la metto in collegamento con l'Urp, l'Ufficio relazioni con il pubblico, e con Antonio che le indicherà tutte le prassi e tutti i percorsi possibili e immaginabili".

Magari tu sei di Gressoney... perché c'è poi anche un problema di tipo territoriale, perché ad Aosta il vecchietto magari si muove, e non solo il vecchietto, e va a rompere l'anima... perché poi influenza anche questo aspetto qua, il fatto che spesso le persone, se sono insistenti, per togliersele di torno alla fine uno dice: "Va bene, le do una mano io", ma se uno è in una valle laterale, visto che noi abbiamo questa costituzione morfologica della nostra regione, alla fine non ce la fa.

Solo questo si chiede.

Président - A demandé la parole l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) - Naturalmente torniamo a trattare, come richiamato dal collega Guichardaz, un tema più volte approfondito in quest'aula, e ritengo anche che la scelta di farlo attraverso una mozione sia coerente proprio rispetto alla complessità del tema, ma anche ai momenti nei quali questo tema è stato trattato e alle cose che di volta in volta vengono dette.

Avendo io perfettamente compreso quanto rappresentato dalla collega Borre, prima di entrare nel merito delle domande, soprattutto della parte impegnativa di questa mozione, sulla quale naturalmente, come anticipato dalla collega, vi chiederemo il ritiro, altrimenti la maggioranza si asterrà, vi chiedo di entrare nel merito rispetto a una serie di premesse concettuali che proprio la mozione consente di rappresentare.

In un'interrogazione, di fatto addirittura parte il governo con la risposta rispetto a uno scritto, non avendo neanche un'intesa rispetto a quella che potrebbe essere la replica; sull'interpellanza ci potrebbe essere un'anticipazione nella presentazione della stessa rispetto al tema che vuole essere trattato, nonostante le domande che per iscritto sono state formulate, ma addirittura poi in replica si può parlare di qualsiasi cosa; la mozione invece consente un dibattito più approfondito su una serie di temi.

Proprio per questo motivo, prima di proseguire rispondendo alle domande, anche ringraziando il fatto che ci sono venti minuti di tempo per poter rispondere, secondo me è importante iniziare con un concetto che spesso viene richiamato: il concetto di presa in carico del servizio sanitario pubblico.

Perché? Perché il concetto di presa in carico non è una formulazione lessicale fine a se stessa, ma rappresenta invece la formula attraverso la quale si sintetizza nel nostro sistema sanitario pubblico, e per il nostro servizio sanitario pubblico, il primo accesso al servizio stesso. Il momento quindi nel quale, sotto il profilo giuridico, organizzativo ed economico-finanziario, la persona esercita un proprio diritto costituzionale, come richiamato dalla collega Borre, avviando il percorso sanitario previsto e normato con tutte le obbligazioni economiche previste a carico del servizio sanitario pubblico stesso.

Questo percorso pubblico ha strumenti precisi e previsti, secondo questo ordine. Il primo: il regime istituzionale. Lei è una persona che crede nelle istituzioni, tra l'altro, come spesso richiama quando parla di sanità, è anche un dipendente del servizio sanitario pubblico, di conseguenza sa che nel momento in cui, "in principio erat verbum", l'importanza della parola, il primo strumento per la gestione delle liste d'attesa viene individuato nel regime istituzionale - nomen omen - sta a significare che l'attività ordinaria - che i dipendenti e i convenzionati del servizio svolgono quotidianamente, 7 giorni su 7, h24, per la salute propria della nostra comunità - passa attraverso un regime istituzionale.

Veniamo poi a un concetto, che è il secondo strumento per la gestione delle liste d'attesa, che viene spesso utilizzato, ma viene utilizzato in maniera impropria. Perché? Proprio perché le parole sono importanti, il secondo strumento di riferimento è quello del privato accreditato.

Anche in questo caso il concetto di privato accreditato dà alla parola "accreditato" quasi un valore aggettivo, quasi come fosse una questione accessoria, invece è una questione sostanziale. Perché dietro alla parola "accreditato" sta a significare un percorso amministrativo, quindi un percorso che, a ragione, ha una regia pubblica e delega spazi di attività pubblica ai privati, che naturalmente devono muoversi all'interno degli spazi di riferimento con dei limiti di riferimento che vengono concepiti dal pubblico stesso.

Quando si parla di secondo strumento per la gestione delle liste d'attesa dopo il regime istituzionale (quindi, quello del privato accreditato) si sta a significare che la regia è pubblica, il percorso è pubblico, i limiti finanziari sono pubblici.

Perché si utilizza come secondo strumento per la gestione delle liste d'attesa il privato accreditato? Perché è insito in questo utilizzo strumentale l'aiuto e il sostegno che si chiede al privato con la regia pubblica, per cercare di prestare dei servizi che il pubblico da solo non riesce a prestare.

Dietro a questa "richiesta di sostegno", quindi, viene anche esplicitata una difficoltà, oramai pluridecennale. Lei lo ha richiamato: questa iniziativa non è un'iniziativa contro il servizio sanitario pubblico, non è un'iniziativa contro il governo regionale, assolutamente non penso che sia un'iniziativa contro il sottoscritto, ne apprezzo lo spirito di riferimento, però cogliendo questo spirito di riferimento salgo a cavallo e cerco anche io di essere propositivo.

Propositivo però nei concetti, i concetti che rendono impossibile approvare mozioni di questo genere, né nel recente passato, né nel passato, né nel presente e, speriamo di no, ma possibilmente anche nel futuro.

Entriamo nel merito: cosa vuol dire "privato accreditato"? Vuol dire, in poche parole, che il servizio pubblico si fa dare una mano dal privato mantenendo la regia e partendo da un principio, che è l'accreditamento, che fondamentalmente è uno strumento amministrativo che parte dalla ricerca dei fabbisogni.

Nell'esplicitazione di un fabbisogno, e quindi di una necessità di essere aiutati, o di debolezza, più di così non so come renderla, si arriva a trovare degli strumenti, strumenti che però, in una logica di collaborazione col privato, con una regia pubblica, prendono anche in considerazione le possibilità che il privato accreditato ha di dare una mano. Perché in questa regione anche il privato accreditato sconta quanto rappresentato dal sottoscritto in tantissime occasioni, e dalla collega Borre poc'anzi, quando dice che i medici non possiamo crearli.

Perché? Perché di fatto anche il privato accreditato ha dei limiti strutturali dati dal numero di professionisti che può mettere in disponibilità per dare una mano appunto al pubblico. Anche perché il pubblico gli chiede di muoversi negli spazi di cui il pubblico ha bisogno, e con dei limiti finanziari.

Abbiamo spesso richiamato anche i limiti finanziari del privato accreditato, perché anche questo non deve essere letto come una fuga dal pubblico al privato, men che meno in questa Regione, perché questa è la Regione d'Italia che utilizza meno il privato accreditato per svolgere il proprio ruolo di soggetto che gestisce e presta sanità pubblica.

Ecco perché il richiamo della collega anche all'ampio spazio che il bilancio regionale rende disponibile verso la sanità pubblica e i servizi sociali: se noi investiamo molti fondi in sanità pubblica, in servizi sociali, in parallelo abbiamo la possibilità di chiedere meno spazio al privato accreditato, un po' perché spendiamo già nel pubblico e un altro poco perché anche il privato accreditato, come il servizio sanitario pubblico, avrebbe delle difficoltà a rispondere a tutte le esigenze, anche in termini di contenimento dei costi.

Qual è la percentuale di ricorso al privato accreditato del nostro servizio sanitario? Nella misura del 5,4%. La media italiana è del 17,1, le due maggiori Regioni italiane che fanno ricorso, secondo l'analisi di Oasi su dati 2024, al privato accreditato, lo utilizzano nel 24% dei casi.

Per cui capite bene - l'ho sentito anche citare durante la discussione del bilancio di previsione - che chiunque parli di una fuga del servizio sanitario pubblico valdostano verso il privato accreditato sta raccontando nei dati una gigantesca cavolata, tanto per essere chiari.

Resta però il fatto che il privato accreditato è uno strumento da utilizzare e che noi utilizziamo con parsimonia e rispettando gli equilibri del caso e anche le possibilità che il privato accreditato stesso ha di darci una mano, ma è sempre una richiesta d'aiuto.

Venendo al terzo strumento di riferimento per gestire le liste d'attesa, la prima è la libera professione aziendale, o LPA. Che cos'è la LPA? La LPA non è null'altro che - lo dico volgarmente, ma per l'ennesima volta cercando di essere chiaro per renderlo il più comprensibile possibile - gli straordinari. Gli straordinari che vengono richiesti ai nostri preziosissimi medici, che ringrazio, che, oltre alle loro 38 ore settimanali di lavoro svolto, hanno la possibilità di mettere in disponibilità lo straordinario. Spesso tra l'altro viene anche richiesto, lo straordinario, proprio per la gestione delle liste d'attesa, e quindi, di conseguenza, con una tariffa prevista per contratti nazionali, si agisce anche la LPA.

L'ultimo strumento di riferimento, che secondo me merita, così come il privato accreditato, un approfondimento specifico, proprio perché questa è una mozione, è la libera professione intra moenia, perché se c'è una cosa che combatte per il podio - questa mattina siamo partiti con i complimenti a tutto il mondo dello sport, in particolare a quello valdostano, per i risultati ottenuti e per l'impegno profuso alle Olimpiadi 2026 Milano Cortina - se c'è, in una logica di podio assolutamente contrapposta, uno strumento, una parola che sta sulle scatole agli Italiani quasi come le liste d'attesa, è la libera professione intra moenia.

Però dobbiamo capirci: la libera professione intra moenia è l'ultimo degli strumenti contrattualmente previsti per gestire le liste d'attesa.

Che cosa è la libera professione intra moenia? La libera professione intra moenia è una possibilità, uno strumento, costituito e contrattualmente previsto, dove i medici del servizio sanitario pubblico hanno la facoltà di mettere in disponibilità della propria azienda sanitaria, naturalmente in un rapporto di contratto esclusivo col pubblico, il proprio tempo libero. Per cui un medico decide di lavorare nel proprio tempo libero mettendo in disponibilità, secondo dei parametri complessissimi, il proprio tempo libero stesso, per poter svolgere attività nello svolgere servizi o incontrare i pazienti di riferimento, che nei primi strumenti che ho citato prima non si riescono a mettere in atto.

Tra l'altro è importante ricordare che questo viene svolto in spazi pubblici. È importante ricordare che una parte del costo di riferimento della libera professione intra moenia viene reimmesso in disponibilità dell'Azienda unica sanitaria locale stessa, che lo utilizza per fare prevenzione e, di solito, manutenzione di riferimento.

Per cui, fatte queste anticipazioni, che vogliono assolutamente essere concettuali, una sorta di bigino, naturalmente ne deriva quanto sto per leggervi rispetto all'impossibilità, una volta che si è compreso questo, d'intervenire sulle domande specifiche sull'impegnativa della mozione.

Sottolineiamo innanzitutto che l'informazione al cittadino, e quindi la relativa presa in carico - e abbiamo appena spiegato che la presa in carico non è una formula lessicale, ma è l'accesso al servizio sanitario pubblico - nell'ambito del percorso di tutela costituiscono parte integrante del processo di prenotazione, che è detenuto da procedure aziendali strutturate e vincolanti, non rimesse assolutamente a valutazioni discrezionali del singolo operatore, comprese naturalmente quelle richieste da questa iniziativa.

Tutte le informazioni di carattere generale sono inoltre rese disponibili sul sito istituzionale aziendale, nella sezione dedicata alle liste d'attesa, che a sua volta risponde agli ultimi ordinamenti e agli ultimi decreti di legge previsti, in attuazione appunto di quanto richiesto dalla normativa vigente richiamata.

Il sistema attualmente in essere risponde quindi già all'esigenza di assicurare un'informazione tempestiva e sostanziale al cittadino in caso di superamento dei tempi massimi di attesa per le prestazioni rientranti nei Lea, attraverso un assetto organizzativo e procedurale strutturato e coerente con il quadro normativo di riferimento.

I dati di utilizzo del percorso di tutela confermano, infatti, che lo stesso risulta concretamente accessibile e utilizzato da una platea ampia di cittadini, a dimostrazione della sua effettiva conoscibilità.

Fermo restando quanto sopra, l'azienda ha manifestato la propria disponibilità e intenzione di mettere in campo ulteriori indicazioni operative e organizzative, finalizzate a rafforzare ulteriormente il carattere obbligatorio e strutturato dell'informazione al cittadino, compatibilmente naturalmente con l'evoluzione dei sistemi informativi.

In tale prospettiva, una diffusione ancora più estesa delle modalità informative e dei meccanismi di accesso al percorso di tutela dovrebbe essere rapportata a un'attenta e puntuale analisi organizzativa e di sistema. Ciò al fine di evitare possibili effetti distorsivi sull'equilibrio complessivo dell'offerta assistenziale e il rischio di un corto circuito informativo non sostenibile dalla nostra comunità, cioè si rischierebbe che non venga colto che lo strumento della tutela è uno strumento secondario rispetto al regime istituzionale.

Tale valutazione mantiene prioritario il diritto dell'utente che, restando pienamente riconosciuto e garantito, risponde all'esigenza di assicurare un'applicazione del percorso di tutela appropriata, equa e sostenibile, in grado di preservare nel tempo l'effettività dell'accesso alle prestazioni sanitarie per l'intera collettività.

Richiamiamo quindi nuovamente come l'azienda Usl abbia già dato attuazione a un percorso strutturato, codificato e operativo di tutela ai sensi della normativa, diretto a garantire, naturalmente, la presa in carico. In particolare, l'integrazione del Cup con l'applicativo aziendale consente agli operatori la verifica in tempo reale del rispetto dei tempi massimi previsti per ciascuna prestazione, con riferimento alla relativa classe di priorità, e ciò permette di rilevare in maniera sistematica e non discrezionale l'eventuale superamento di tali tempi.

Il percorso di tutela, infatti, opera come segue.

Gli utenti possono essere presi in carico - di nuovo la presa in carico - nell'ambito della procedura di tutela, quando la data della prenotazione proposta dal Cup eccede i tempi previsti; nell'applicativo Trakcare sono inoltre stati predisposti appositi spazi di prenotazione o slot dedicati esclusivamente alle prestazioni rientranti; gli operatori del Cup prendono in carico la ricetta e procedono alla prenotazione nella prima data disponibile, anche qualora questa risulti successiva ai tempi di attesa; il personale amministrativo può visualizzare i pazienti inseriti nei percorsi di tutela nelle agende di competenza, perché queste prestazioni vengono erogate secondo le seguenti modalità previste dalla norma, che sono quelle che ho citato prima: istituzionale, privato accreditato, LPA e LPI; e l'azienda assicura il coordinamento e il monitoraggio costante dell'attività complessiva e dello scorrimento delle liste relative ai percorsi di tutela, ai fini di garantire la continuità e l'appropriatezza dell'assistenza.

Venendo alla seconda parte dell'impegnativa, con riferimento all'esigibilità del percorso di tutela, la procedura attualmente adottata dall'azienda Usl è stata significativamente semplificata, proprio al fine di garantire un accesso uniforme ed equo, indipendentemente dalle competenze digitali o amministrative degli utenti. In particolare, il cittadino non è tenuto a presentare istanze formali, compilare modulistica o utilizzare strumenti informatici. Questo a risposta delle vostre richieste.

L'intera procedura di attivazione del percorso di tutela è presa in carico direttamente dall'operatore Cup che provvede all'inserimento automatico nelle agende dedicate. L'utente viene inoltre accompagnato lungo l'intero percorso, senza oneri aggiuntivi, né necessità d'intermediazioni.

Come già detto, tra l'altro, il percorso di tutela è adeguatamente e diffusamente comunicato, secondo la normativa di riferimento.

I dati di utilizzo del percorso di tutela confermano inoltre che lo stesso è concretamente accessibile a una platea ampia, anche perché coi numeri che poi daremo si rende evidente che ciò è già avvenuto.

Facendo sintesi, va da sé che se tutti - o la maggior parte dei cittadini - dovessero accedere al percorso di tutela i tempi di questi si sovrapporrebbero al regime istituzionale.

Venendo invece alla domanda numero 3, come lei rammenterà - ed è già stato richiamato - il tema di riferimento è già stato trattato in altre iniziative, che non hanno dato un'immediata risposta all'ipotesi d'introdurre strumenti integrativi quali quelli che lei cita. Il percorso di tutela che l'azienda Usl ha già attivato prevede, in ordine: l'erogazione del regime istituzionale, il privato accreditato, l'LPA e l'LPI, in modo da garantire un pieno governo pubblico dell'offerta, con il controllo della qualità, dei tempi e della spesa.

Come abbiamo infatti già rappresentato, l'introduzione di strumenti non previsti dalla normativa per l'accesso a prestazioni presso professionisti o strutture private esterne al sistema accreditato presenterebbe criticità rilevanti sotto vari profili in termini di sostenibilità. Anche le principali difficoltà nell'attuazione del percorso di tutela derivano da fattori strutturali, come la carenza di personale sanitario, che incide sulla disponibilità limitata di alcune prestazioni, sui tempi proposti dai professionisti e sulla possibilità di far fronte alla crescente domanda assistenziale.

Alcune prestazioni, infatti, non risultano offerte dal privato accreditato per vincoli organizzativi tariffari, mentre l'LPA, la libera professione aziendale, oppure la LPI, cioè quella intra moenia, possono risultare attivabili proprio per l'impossibilità di professionisti o di risorse.

Questo rende assolutamente evidente, e l'ho citato in premessa, che se non ci sono privati accreditati che possono fare alcune visite, se non ci sono medici che fanno la LPA e non ci sono medici che fanno la LPI, venendo a quanto rappresentato dalla collega Borre, evidentemente non ci sono i medici che possono fare quel tipo di visite.

Vogliamo anche precisare che l'invito massivo, più volte rappresentato come soluzione, di rivolgersi fuori regione, non è gradito dall'utenza valdostana, in quanto non ritenuto sostenibile da un punto di vista organizzativo ed economico. Infatti non accettano, giustamente, di andare a far visite fuori.

Anche la proposta di acquistare o di rimborsare prestazioni dal privato puro potrebbe rappresentare un importante problema nella prosecuzione della presa in carico dell'assistito, che dovrebbe o proseguire privatamente - ho spiegato prima cos'è la presa in carico - oppure di fatto, nel momento in cui dovesse rientrare, dovrebbe comunque rientrare nel sistema pubblico, il solo che può garantire le successive prestazioni e cure a spese del servizio sanitario regionale, ciò in quanto il percorso pubblico sin dalla prima visita dà accesso a tutto ciò che ne consegue, proprio perché questo di fatto è l'accesso al servizio sanitario.

Lo scopo quindi di tutte le iniziative avviate che abbiamo descritto deve essere quello di prevenire un modello organizzativo complementare alla sanità pubblica regionale, dove il privato accreditato interviene sia per colmare necessità, sia in prospettiva come soluzione stabile e duratura dei futuri accordi.

Per tutto quanto rappresentato, noi naturalmente vi chiediamo di ritirare l'iniziativa, altrimenti ci asterremo.

Presidente - Se i colleghi sono d'accordo, sospenderei dieci minuti per una pausa e riprendiamo alle ore 12:00.

La seduta è sospesa dalle 11:44 alle 12:02.

Aggravi (Presidente) - Possiamo riprendere.

Colleghi, qualcuno vuole ancora intervenire in discussione generale? Altrimenti chiudo la discussione generale.

Chiedo per l'ultima volta se qualcuno vuole intervenire, sennò chiudo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il governo l'assessore Marzi.

Marzi (CA) - Mi sono tenuto apposta l'ultimo quesito rispetto al quale abbiamo sempre dato disponibilità a riferire periodicamente alla Commissione consiliare competente, come peraltro avvenuto in ultimo proprio con la recente audizione in V Commissione dell'attuale Direttore generale dell'azienda USL, lo scorso 21 gennaio, che ringrazio ancora per quanto ha rappresentato. Naturalmente ringrazio la presidente Trione e tutta la Commissione, a sua volta, per la disponibilità alle audizioni di cui sopra.

L'azienda, infatti, ha avviato da tempo, cioè dall'entrata in vigore del decreto n. 73/2024, un monitoraggio sistematico delle istanze di attivazione del percorso di tutela oggetto di questa mozione. Avevo anticipato prima, in discussione generale, che avrei dato qualche numero, e nel periodo considerato...

Presidente - Colleghi, per favore.

Marzi (CA) - Nel periodo considerato sono pervenute 6.176 domande di attivazione, di cui 4.592 prestazioni sono state erogate, quindi il 74%.

Si assicura quindi, ribadisce, la piena disponibilità a fornire alla Commissione consiliare competente informazioni e dati aggiornati sull'attuazione delle misure adottate, compatibilmente, naturalmente, con la progressiva strutturazione dei flussi informativi e con la necessità di garantire dati omogenei, affidabili e significativi.

Per concludere, il percorso di tutela si conferma uno strumento concreto ed efficace a garanzia dei cittadini, permettendo nella maggior parte dei casi il rispetto dei tempi massimi previsti e un recupero delle situazioni di ritardo, con risultati complessivamente positivi.

L'Assessorato, insieme all'azienda, è consapevole che permangono alcune sfide di natura strutturale legate a specifiche tipologie di prestazione per la mancanza assoluta in termini di personale, quindi i tempi diventano medio lunghi. Proprio per questo è attivo un gruppo di monitoraggio delle liste d'attesa sia ambulatoriali che chirurgiche, costituito dai referenti dell'Assessorato e dall'azienda USL per il Pola, che si riunisce periodicamente per analizzare tutte le situazioni che richiedono attenzione e porre in essere le ragioni correttive necessarie.

Pertanto, per tutto quanto abbiamo rappresentato, nel dare, ribadisco, la piena disponibilità a essere auditi in V Commissione assieme alle strutture previste, vi chiediamo di ritirare l'iniziativa, altrimenti ci asterremo.

Presidente - Grazie Assessore. Ci sono dichiarazioni di voto? Sennò apro la votazione. Prego, collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Solo per dare qualche risposta durante la discussione, a cominciare dal collega Guichardaz, a cui ovviamente mi corre l'obbligo di ricordare, e anche alla collega Forcellati, che sono intervenuti, che non è assolutamente una questione di paternità, ma semplicemente una questione di numeri.

Non è che mi dia fastidio che voi abbiate presentato la mozione, sono contento, tant'è vero che la voteremo, ma quello che mi permetto di osservare è che le identiche finalità che noi avevamo presentato e discusso il 29 gennaio 2025, siccome votarono 14 colleghi Consiglieri a favore e 19 contro, se i 5 Consiglieri del PD avessero votato a favore, sarebbe passato. Vedere che a distanza di un anno si presenta la stessa cosa mi fa dire: ma perché non l'avete fatto prima? L'elemento quindi è questo.

Detto questo, ovviamente, cosa fatta capo ha.

Rispetto a quello che ha detto il collega Marzi, sono lieto che abbia ricordato il fatto che nella LPA ci sia personale medico che lavora nel tempo libero. Mi sembrava che quest'Aula avesse un orientamento un po' contrario rispetto... chiedo scusa, LPI, chiedo scusa. Mi fa piacere, perché mi sembra che quest'Aula avesse un certo orientamento contrario alla libera professione quando abbiamo discusso delle professioni sanitarie. Ci rendiamo conto in questo momento che per i medici va bene, per tutte le altre professioni sanitarie va meno bene. Ne prendiamo atto quindi, e condivido, perché la stessa riflessione è stata fatta dai colleghi del PD, quindi prendiamo atto che va bene se lo fanno i medici, va meno bene se lo fanno le professioni sanitarie. Preso atto.

Preso atto anche del fatto, Assessore, che mi pare che abbia detto che le ore settimanali in sanità siano 38, in realtà sono 36 ovviamente, perché le 38 sono del Contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali.

Ma la cosa che rimane è che lei ci parla del fatto che, aderendo al Percorso tutela, sponsorizzando, promuovendo il percorso tutela, che è un percorso nazionale (un protocollo nazionale che prevede il rispetto delle tempistiche, che è quello che noi chiediamo), provocheremmo effetti distorsivi, cioè dare le prestazioni alle persone nel tempo che è loro riconosciuto secondo una norma nazionale è creare un effetto distorsivo. In realtà, lei ha rivelato la vera natura del perché non vuole dare comunicazione del Percorso tutela alle persone, perché non vuole che le persone, com'è loro diritto, abbiano le prestazioni, se non riesce a garantirgliele la sanità, da chi anche fa la libera professione al di fuori, o dalla sanità convenzionata.

È questo che lei non vuole, perché lei non vuole spendere e investire per la salute. Perché se ci fosse un rispetto del Percorso tutela, questo verrebbe garantito. Ecco cos'è che non vuole ed ecco che si è rivelato, finalmente. Lo ha detto: "Ci sarebbe una prevalenza del Percorso tutela". Mi chiedo come, visto che continuate a dirci che le liste d'attesa vanno benissimo, che avete fatto un lavoro eccellente, se dando informazioni a tutti dell'esistenza del Percorso tutela, questo poi diventerebbe prevalente. Benissimo.

Chiudo con quello che ai tempi dissero i colleghi di Forza Italia sulla nostra mozione, votando a favore. Il collega Marquis: "Abbiamo ascoltato la relazione dell'Assessore, siamo stati ubriacati dai numeri che ci sono stati forniti. In realtà sì, è importante sapere quante sono le visite che sono state fatte, ma noi ci concentriamo su quelle che non sono state fatte. Il problema è questo da affrontare, diversamente non riusciamo a mettere a fuoco qual è l'argomento che stiamo trattando. A questo riguardo riteniamo che sia fondamentale procedere con una campagna di comunicazione adeguata; avevamo già avuto modo in altre occasioni di iniziative ispettive sullo stesso argomento di sollecitare una campagna di comunicazione e ci era stato detto: 'Sì, vediamo, facciamo qualcosa e cerchiamo di migliorare la situazione'. Ma io credo che basterebbe stampare poster 70x100 centimetri da mettere presso gli studi di tutti i medici di medicina generale della Valle d'Aosta, così tutti gli utenti, quando sono lì che aspettano, leggono bene quali sono le loro possibilità". Sottoscrivo in pieno, collega Marquis.

Per venire invece a quello che disse il collega Baccega: "Registratelo pure, perché io credo che da questo punto di vista - e lo hanno detto bene i colleghi Marquis, Manfrin e la collega Foudraz - manca la comunicazione. La gente sul Percorso tutela non sa niente. Una ventina di giorni fa c'era una situazione drammatica e ho dovuto suggerire d'intraprendere e di chiedere il Percorso tutela in un caso specifico, ma nessuno glielo aveva detto e la situazione si è risolta. Ora, un po' di buona volontà, al di là di tutti i dati, al di là di tutte le problematiche, al di là di tutto, è davvero impostare una campagna di conoscenza e di comunicazione efficace ed efficiente che dica: c'è il percorso tutela".

Siamo d'accordo sia col collega Marquis che col collega Baccega, ecco perché voteremo questa mozione.

Presidente - La parola al collega Marquis.

Marquis (FI) - Ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono succeduti nella discussione di questa mozione. È un tema, questo, per noi estremamente importante. È un tema al quale abbiamo dedicato molta attenzione in questi ultimi anni. È un tema su cui l'Unità sanitaria locale ha messo dell'attenzione, sta lavorando per cercare di migliorare la situazione, ma riteniamo che oggi il risultato dell'attività non sia ancora soddisfacente per le aspettative dei cittadini valdostani.

L'attesa è molta, è lunga, per l'acquisizione di tante prestazioni. Noi non rinneghiamo il nostro percorso, ancora oggi trattiamo quest'argomento e ancora oggi stiamo cercando di collaborare nell'ambito della maggioranza regionale per trovare delle soluzioni che vadano nell'indirizzo di ridurre le liste d'attesa.

Ma dalla discussione sostanzialmente è emerso che gli strumenti sono quattro per affrontare il Servizio sanitario: sono il servizio pubblico in tutte le sue funzioni, la PLI, la PLA e il privato accreditato. Questi sono i quattro attori. Questi quattro attori fotografano la situazione che abbiamo oggi: è una situazione che non è risolta definitivamente. Pertanto, il problema va affrontato da una parte migliorando l'organizzazione del lavoro, potenziando l'arrivo di nuovi medici e personale sanitario e, dall'altra bisogna trovare degli strumenti nuovi. Siamo ancora convinti oggi che occorra una misura straordinaria per affrontare la situazione di difficoltà che si sta vivendo in questo momento.

Noi dicevamo in modo corretto che bisognava pubblicizzare il Percorso di tutela ma, guardate, oggi il problema non è più la pubblicizzazione del Percorso di tutela, perché il problema è l'erogazione del servizio. L'obiettivo finale è quello di riuscire a dare servizio al cittadino nei tempi previsti dalla legge. Purtroppo oggi, dobbiamo dirlo, non ci sono attualmente le condizioni per ottemperare alle richieste dei cittadini nei termini previsti dalla legge.

Da qui discende lo sforzo che sta facendo il governo, lo sforzo che dovrà essere ancora fatto, per individuare delle soluzioni che possano affrontare questa tematica, perché la tutela della salute è una tematica di grande interesse per i nostri cittadini, perché anche il riuscire a far mettere alla luce una possibile malattia nei tempi adeguati può prevenire degli interventi successivi che possono essere, nella migliore delle ipotesi, più invasivi, maggiormente incidenti anche a livello di costi sulla sanità pubblica, ma poi potrebbero anche portare a delle situazioni che sono di maggiore difficoltà gestionale.

Pertanto noi non rinneghiamo il nostro percorso, siamo assolutamente convinti che vada trovata una soluzione. Non è che se si spende 1 milione o 2 in più nella sanità pubblica si sposta la classifica, perché la sanità pubblica costa 470-480 milioni all'anno mediamente, cioè tra investimenti e parte corrente, quindi se si investe 1 milione, 1 milione e mezzo, 2 milioni in più, credo che per tutelare la salute dei cittadini siano dei soldi ben spesi e quindi, in qualche modo, bisogna far fronte, a nostro avviso, alle esigenze per arrivare a trovare una soluzione.

Da parte nostra ci sarà la massima collaborazione per individuare delle misure che, al di là dell'aspetto riorganizzativo e di maggiore efficientamento del servizio, possano dare una soluzione temporanea a un problema che difficilmente non è affrontabile. Possiamo fare tante chiacchiere dentro quest'aula, però servono poi delle misure concrete per dare soddisfazione ai problemi.

Pertanto riteniamo che il nostro voto sulla mozione, dal momento che non aggiunge nulla rispetto a quello che è già stato detto e quello che è già stato fatto, pur condividendo le osservazioni che vengono fatte, non può che essere ovviamente quello di astensione.

Presidente - Ci sono altri interventi in dichiarazione di voto? Altrimenti pongo in votazione la mozione. La votazione è aperta.

Invito i colleghi a votare.

Chiudo la votazione.

Presenti: 33

Votanti: 15

Favorevoli: 15

Astenuti: 18 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione e Viérin Laurent)

La mozione non è stata approvata.