Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 277 du 24 février 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 277/XVII - Ritiro di mozione: "Intitolazione di un'aula presso l'Università della Valle d'Aosta all'attivista americano Charlie Kirk".

Aggravi (Presidente) - Punto 6 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Ci sono delle iniziative che vengono discusse in tempo e ci sono iniziative che a volte sedimentano per settimane, a volte per mesi, che poi arrivano in prima battuta e salgono all'inizio dell'ordine del giorno.

A volte è un passo negativo, spesso si accoglie negativamente il fatto che non si possa discutere in maniera puntuale di un tema che si è posto all'attenzione dell'Assemblea, questo è uno dei rarissimi casi nei quali invece è stato molto utile poter assistere a questo meccanismo che mi diverte, questo meccanismo dei miei colleghi giornalisti, che pongono l'attenzione su un tema, ci sono 50, 60, 100 punti all'ordine del giorno, e si pone l'attenzione su un tema e un tema specifico. A volte si creano quelli che nei social si chiamano flame.

Dicevo che questo ritardo è stato utile anche per poter apprezzare un dibattito che si è sviluppato proprio in virtù delle informazioni che sono state poi rese note sugli organi d'informazione.

Se dovessi dare una valutazione rispetto a quello che si è sviluppato proprio sul dibattito, specialmente nei social, non esiterei a ripetere quello che ho già detto una volta in quest'aula su un altro tema, cioè che sui social si è scatenata una vera e propria fogna. Una fogna che, ci tengo a chiarirlo fin da subito, ritengo sia giusto che si sia sviluppata, perché sono un convinto assertore della libertà di espressione, che è sancita dall'articolo 21 della nostra Costituzione.

Io stesso, come sapete, sono stato censurato più volte dal mio Ordine dei giornalisti per quello che ho scritto, pur essendo ovviamente nelle funzioni di Consigliere regionale e non in quelle di giornalista. Sono stato sanzionato e queste sanzioni mi hanno permesso di apprezzare ancor di più la libertà di espressione che ognuno di noi deve avere e che non deve essere toccata.

Sappiamo che la libertà di espressione per molti è un valore, per altri... adesso ricordo, e mi perdonerà il Presidente se citerò una frase un po' forte, ma recentemente il presidente Macron ha detto - scusate, lo cito - che la libertà di parola è una "stronzata". Scusate, ma io cito quello che ha detto il Presidente Macron, perché se la prendeva un po' con un movimento che oggi viene denominato "free speech" e che crea qualche problema a chi ha dei problemi con la libertà di espressione.

Dicevo che la libertà di espressione è importante perché proprio quei commenti che si sono sviluppati a seguito della pubblicazione di questa nostra proposta andrebbero letti e studiati per vedere fino a che punto arrivi l'odio cieco dell'essere umano. Perché, al netto dell'accordo o disaccordo con una proposta che abbiamo formulato, ho trovato - e, devo dirlo, purtroppo in maniera molteplice, quindi l'ho visto più volte - pubblicare, ad esempio... non so se sapete, ma quando Charlie Kirk venne ucciso, ci sono quei fotogrammi che rappresentano il momento in cui cade e in quei momenti fa un gesto di scatto istintivo, che è quello di chiudere le mani. Questo gesto di chiusura delle mani evidenzia questa posizione dei pollici, quando cade all'indietro.

Vedere che qualcuno è venuto a commentare mettendo quel frame in cui lui cade, colpito a morte, mentre stringe i pugni così, con scritto "Charlie Kirk approve", è stato disgustoso e vergognoso al tempo stesso.

Rivendico il diritto e la libertà di poterlo pubblicare, anche perché è giusto che le persone che si permettono di fare e di pubblicare una roba del genere vanno attenzionate, vanno messe in evidenza e vanno anche magari consigliate a qualcuno che possa occuparsi dei problemi che le affliggono.

Similari al disgusto che è stato espresso sui social, nella maniera che vi ho evidenziato, sono - e mi hanno colpito particolarmente - le accuse di razzismo e di omofobia, in particolar modo, che sono state associate alla figura di Charlie Kirk. Proprio l'opposto dei valori che lui proponeva, e ci tengo su questo a evidenziare un po' di cose che lui ha detto.

Rispetto al razzismo, ieri guardavo e riguardavo un intervento che aveva fatto, che peraltro è stato condiviso dall'Istituto liberale - un video su Instagram che tutti potete recuperare - il cui post dell'Istituto liberale diceva: "Con frasi decontestualizzate ci hanno detto che Charlie era razzista. La verità è che Charlie era contro il razzismo e anche contro sussidi, affirmative action e altre policy per favorire le comunità emarginate, poiché tali strumenti peggiorano solo i problemi sociali".

Nel video, pubblicato dall'Istituto liberale, si vede Charlie Kirk che affronta una persona di colore e che fondamentalmente la sfida. Charlie sfida questa persona a dirgli quali sono le differenze che intercorrono fra le persone bianche e le persone di colore, e la persona di colore dice che l'analisi del DNA può consentire di distinguere le persone bianche e le persone di colore. Charlie Kirk contesta con forza, col vigore che lui aveva e conosceva, quest'affermazione, dicendo che questa era una sciocchezza, smentita a livello scientifico dal National Geographic, e afferma con forza quello che crediamo tutti, cioè che il razzismo è un costrutto sociale, un'invenzione della società senza basi scientifiche, che lui voleva demolire.

Lo dice con molta chiarezza ed è un video ovviamente molto vicino al momento in cui purtroppo ha subito quell'attentato mortale.

Potrei citare decine di esempi, ovviamente, ma non lo faccio perché la discussione ha un suo tempo. Rispetto per esempio all'omofobia, anche qui ce ne sono molteplici ma ne ho preso uno su tutti come esempio: l'ho visto dibattere con un repubblicano, c'era un'esponente del partito repubblicano, e Charlie Kirk era un fervente sostenitore repubblicano. Arriva una persona che si presenta come appartenente al partito repubblicano e dice: "Io penso che gli omosessuali andrebbero espulsi dal partito repubblicano", e Charlie Kirk in quel momento lo ferma e gli dice: "Assolutamente no. Sei tu che andresti espulso dal partito repubblicano", perché ovviamente le scelte affettive di ogni persona non possono essere motivo di esclusione da alcunché.

Al pari di un altro intervento che ho ritrovato ancora ieri, di un ragazzo che si dichiara gay e conservatore e chiede come fare a essere accettato nel mondo conservatore, nonostante le sue scelte. Lui gli risponde che non deve fare nulla per essere accettato, che semplicemente non deve basare la sua identità o misurare l'accettazione degli altri sulle sue preferenze personali, perché queste non sono la cifra che identifica una persona, ma sono pari ad altri mille caratteri differenti che formano la personalità di ciascuno. Mai parole furono più azzeccate.

Potrei ovviamente andare avanti con centinaia di esempi ma - come abbiamo detto prima - il tempo è tiranno.

Quello però che è importante sottolineare era cosa chiedeva la mozione e in quale direzione è andato il dibattito rispetto alle tematiche che questa mozione poneva all'attenzione di quest'Aula.

Vi leggo una delle premesse: "Kirk si è distinto come autore di libri, conduttore di podcast e promotore di un dialogo aperto sui temi della libertà di espressione, dell'attivismo giovanile, raggiungendo milioni di giovani attraverso campus universitari e piattaforme digitali".

E ancora: "In Italia il Consiglio degli studenti all'Università di Ferrara ha approvato l'intitolazione di un'aula a Charlie Kirk, descrivendolo come - aperte virgolette, ed era esattamente questo l'obiettivo - 'modello da seguire non per quello che diceva, ma per il modo in cui si esprimeva: uno scambio aperto, plurale, democratico e soprattutto non violento'".

E ancora, nelle considerazioni avevamo riportato che "l'intitolazione di un'aula a Charlie Kirk costituirebbe un riconoscimento simbolico al suo impegno per il confronto democratico e non violento, superando le divisioni ideologiche e focalizzandosi sul metodo del dialogo aperto, come evidenziato dalla proposta ferrarese".

E ancora: "È opportuno che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, in virtù delle competenze in materia di istruzione e cultura, sostenga iniziative che valorizzino figure esemplari nel promuovere il pluralismo e la nonviolenza, ispirandosi a esempi nazionali e internazionali.

E poi la parte impegnativa. Che cosa dice la parte impegnativa? Dice di "intitolare uno spazio". Per le sue idee? Perché è giusto che, come dicono tutti, siccome lui era razzista - ovviamente non era così, ma questo è quello che viene detto - quindi bisogna farlo perché era razzista? No: "In memoria del suo contributo al dialogo democratico e non violento".

Si chiedeva quindi di incentrare questa iniziativa sull'apertura al dialogo, perché ovviamente quello era l'obiettivo, ed era il punto focale, non schierarsi politicamente da una parte. Peraltro in questa iniziativa non c'è scritto da nessuna parte che si condividono o non si condividono le iniziative e le proposte, e quello che diceva Charlie Kirk, ma per le modalità, quello che aveva sviluppato, cioè prendere un tavolino e mettersi in mezzo a un campus universitario dicendo: "Provatemi che ho torto". Dando un microfono a chiunque, a chiunque si presentasse (decine, centinaia e migliaia di giovani che andavano in quel campus, che arrivavano pensandola in una maniera o in un'altra, o condividendo i valori che Charlie Kirk portava avanti, o essendo assolutamente antitetici) avendo un microfono in mano e potendo confrontarsi con lui in maniera libera, dicendo quello che si voleva. Questo era il carattere che noi volevamo portare avanti.

Particolarmente divertenti poi sono state, su questa iniziativa, alcune dichiarazioni di alcuni soggetti - mettiamo i sindacati in primis, facciamo così - che addirittura hanno trovato il tempo, si sono distratti dal loro pericoloso lavoro, importante e faticoso, per fare un comunicato stampa sull'intitolazione di un'aula a una persona, dicendo due cose, fondamentalmente.

La prima è che non si poteva intitolare uno spazio a una persona che non era valdostana. Ringraziamo ovviamente per la consulenza, immagino che gli stessi probabilmente chiederanno di modificare via Gramsci, che è esattamente qui sotto, che valdostano non era e probabilmente in Valle d'Aosta non c'era neanche mai venuto. Credo che probabilmente si vorrà anche cancellare via Kaolack, che riporta il nome di una città senegalese, che forse nessun Valdostano ha mai visitato, o magari sì, chi lo sa. O magari si vuole cancellare la scuola Salvador Allende, che insiste sul comune di Aosta e che ovviamente non ha visto il presidente cileno recarsi in Valle d'Aosta, o avere rapporti. Ma immagino che cose di questo tipo non siano state considerate.

Un altro tema che è stato sollevato è che non si possono intitolare spazi pubblici a persone che sono mancate da meno di dieci anni, e questo in parte è vero, c'è una norma che dice che non si può fare, perché questa norma, che parla però di vie e di monumenti pubblici, dice che bisogna aspettare dieci anni. Non si parla di spazi pubblici, si parla di monumenti e di vie, come dicevamo. Non si applica ovviamente alle aule, ma anche se si parlasse di spazi pubblici, comunque- e guardo qui gli amici di Forza Italia - avremmo una prova: cosa più dell'aeroporto Silvio Berlusconi potrebbe testimoniare il fatto che non è necessario che passino dieci anni per intitolare uno spazio a una persona? Questo è evidente.

La questione dei dieci anni ha però contribuito a sviluppare delle riflessioni, perché qual è il principio della discussione o dell'intitolazione di uno spazio quando sono passati dieci anni dalla morte di una persona? Quei dieci anni permettono di osservare quella persona con distacco e non più con una posizione, una partigianeria, un moto, che può essere di approvazione o disapprovazione verso quella persona, perché il tempo ci dà la cifra del distacco e ci permette di mettere un po' una differenza, uno spazio fra quello che quella persona ha rappresentato e la freschezza di quello che ha contribuito ad essere nel dibattito pubblico, e quello che invece rimane poi di quella persona.

Parlavo tra l'altro con una persona molto cara che mi parlava di Umberto Eco, che quando mancò lasciò scritto che di lui non si parlasse per dieci anni. Qualche tempo fa, recentemente, si è detto: "Bene, adesso possiamo ricominciare a parlare di Umberto Eco".

È evidente però che il dibattito social ha fatto emergere una cosa molto chiara, sia da chi sostiene le idee di Charlie Kirk, e la figura di Charly Kirk a prescindere dalle idee, e da chi invece è in maniera diametralmente opposta: c'è ancora un dibattito che è troppo fresco, c'è un dibattito che ancora oggi non riesce a guardare con la dovuta serenità ai fatti e a una persona che è morta promuovendo un dialogo e un dibattito libero, a prescindere da quelle che fossero le idee.

Oggi purtroppo la nostra società è ancora troppo impegnata a incasellare la figura dell'uno e dell'altro in questa o quella casella, in questa o quella battaglia, in questo o quel fronte ed è evidente che questo non ci consentirebbe di affrontare un dibattito libero all'interno di quest'aula.

Peraltro registro e ringrazio i colleghi della maggioranza, quattro o cinque, che sono già venuti a dirmi che questa iniziativa non sarebbe stata votata, così almeno ci siamo tolti il pensiero di quale sarebbe stato l'esito di questa mozione. Li ringrazio davvero per questo suggerimento.

A fronte del fatto che questa iniziativa non sarebbe approvata, una discussione in quest'aula servirebbe a niente di meno che a fare quello che ho descritto poco fa, cioè dividerci tra favorevoli e contrari a quella figura, fra chi politicamente lo considera in una maniera o in un'altra, e si perderebbe il vero nocciolo della discussione, che è la libertà di espressione.

Immagino poi che ci siano diversi colleghi che abbiano passato notti insonni a scrivere fogli e fogli con cui ci avrebbero intrattenuto per ore all'interno di quest'aula, credo che anche loro - rivolgendogli un commosso pensiero - possano destinare questi fogli ad altro uso.

Ringraziando tutti per il dibattito che è già avvenuto in precedenza, e ringraziando ovviamente anche tutti i colleghi che hanno sostenuto questo tipo di iniziativa, riteniamo che aver già aperto una finestra su questa discussione abbia assunto un suo valore.

Mi rendo conto che i colleghi siano un po' delusi, ma se posso chiedere un minuto di silenzio...

Presidente - Colleghi, per favore, fate terminare l'illustratore.

Manfrin (LEGA VDA) - ...ve ne sono grato.

Alla luce quindi proprio del fatto che questo dibattito parte già inquinato in nuce, ovviamente ringraziando perché l'obiettivo era stato raggiunto (sviluppare una discussione intorno a un elemento, che è quello della libertà di espressione), ritiriamo la nostra mozione.

Presidente - La mozione è ritirata.

Collega Centoz?

Verrebbe da dire che è successo innumerevoli volte, è capitato anche al sottoscritto. Le posso dire che il primo intervento da Assessore è avvenuto così: mi ero preparato durante la notte l'intervento e la mattina non ho dovuto intervenire.