Objet du Conseil n. 343 du 20 décembre 1972 - Resoconto
OGGETTO N. 343/72 - Legge regionale concernente: "Norme ed interventi nel settore dell'agricoltura per la conservazione del paesaggio agricolo montano e per la protezione della natura".
Maquignaz (D.P.) - Credo che non ci sia molto da aggiungere alla relazione, in quanto che è già stata elaborata in modo di spiegare chiaramente quali sono i motivi per cui si porta avanti questo provvedimento, e quindi mi pare che buona parte è già contenuto nella relazione.
Vorrei sono richiamare l'attenzione sull'ultima parte della relazione, dove si dice che il disegno di legge con lettera, allegata in copia alla presente, è già stato trasmesso ai competenti organi della CEE già nel mese di maggio.
In proposito risulta che la Commissione CEE non intende iniziare in ordine al disegno di legge stesso la procedura prevista dal primo comma del paragrafo due del precisato articolo del trattato di Roma.
Cioè, mentre tutto il piano Mansholt è indirizzato verso l'aiuto e il sostegno di quelle iniziative di quelle aziende che hanno una validità economica, in Valle d'Aosta questo discorso non è possibile.
Noi sappiamo che malgrado tutti gli sforzi che potremo fare, però, non avremo mai le aziende completamente autonome, dal punto di vista economico, e in quanto che la natura del terreno e tutti gli altri fattori che ci sono qui nella nostra zona, portano delle limitazioni enormi per cui questa economicità è molto difficile da realizzarsi.
Sappiamo, invece, che qui l'agricoltura è un'attività che ha un compito non semplicemente produttivo, ma anche conservativo del paesaggio e della stabilità del suolo, per cui è chiaro che questo discorso non andava molto e cozzava un po' contro gli indirizzi del piano Mansholt. Vorrei ricordare solo che questo discorso era stato fatto dall'Amministrazione regionale al Convegno a cui noi abbiamo partecipato il 17 settembre 1969 a Trento, dove tutte le regioni dell'arco alpino si erano riunite per esaminare appunto il piano Mansholt e per vedere i limiti di applicabilità.
Vorrei solo leggere una parte della relazione che avevo tenuto a Trento e che, la relazione, per la prima volta mi pare ha sollevato un discorso nuovo, in quanto avevo sentito sempre delle lodi a tutto questo disegno comunitario, la Valle d'Aosta, invece, in quel momento ha cominciato a manifestare le perplessità.
Io dicevo che l'attività agricola montana trascende di gran lunga gli esclusivi risultati economici ed aziendali.
Si tende sempre verso quel concetto dapprima accennato, che la vorrebbe riconoscere quasi come un servizio pubblico.
Basti pensare che cosa ne farebbe del tanto decantato turismo delle zone alpine, senza la tenacia insostituibile dell'opera dell'agricoltura.
Infatti il paesaggio alpino conserva tutta la sua bellezza grazie alla presenza dell'agricoltore che con la sua opera contribuisce a dar vita alle vallate alpine, le quali così vitalizzate costituiscono quell'importante attrattiva turistica e cosa dire dell'importante problema della difesa del suolo?
A tutti è noto che delle cause dei disastri idrogeologici ormai sempre più frequenti e i cui riflessi, anche se non sono tanto importanti per la modesta agricoltura montana, riguardano, invece, da vicino la ben più consistente agricoltura delle sottostanti pianure e l'abbandono delle attività agricole in montagna, e quindi non è solo questo abbandono che minaccia gli insediamenti umani ma anche le industrie, le opere di valore artistico e di antichità.
Eravamo in quel momento, dopo le alluvioni che avevano portato quei gravissimi danni a Firenze.
La presa in considerazione di questi concetti potrebbe consigliare una minore rigidità nel determinare la parte della comunità, l'ampiezza delle aziende, e riconoscere che l'agricoltura montana non può essere costretta in quei rigidi limiti di convenienza economica e ancora dubitare che le aziende agricole rappresentino l'optimo economico per le nostre zone.
Dicevo, infine, e a conclusione dell'intervento, che è assai difficile pensare che così varie situazioni possono in via esecutiva essere costrette e compresse entro schemi predisposti e quindi ridotti a un denominatore comune.
Si rende quindi necessario, a nostro avviso, che il memorandum accolto da uno specifico capitolo dedicato all'agricoltura montana e ai suoi problemi, poiché si reputano insufficienti le possibilità offerte dalle misure proposte.
Dopo questa relazione mi ricordo che il rappresentante del mercato comune ha riservato buona parte della sua risposta proprio per cercare di controbattere queste nostre impostazioni, ma nemmeno lui era pienamente convinto.
Le Regioni Trentino-Alto-Adige e Friuli-Venezia-Giulia hanno appoggiato le nostre perplessità e ultimamente anche la Francia, che ha capito gli inconvenienti, si è unita a questa nostra azione e oggi a Bruxelles si sta cercando di portare avanti degli indirizzi e delle norme precise per le zone di montagna.
Ecco da dove risulta questo che noi abbiamo aggiunto in relazione, perché risulta da tutto questo lavoro fatto in precedenza, e il Presidente della Giunta, che è stato ultimamente a Bruxelles, ha avuto la conferma che si stanno veramente interessando per cercare di fare delle norme differenziate per la zona di montagna.
Quindi, volevo solo chiarire questo per dimostrare che non è stato facile in quanto l'orientamento era un po' diverso.
Per ora sono orientati in questo senso e noi pensiamo che quanto prima ci siano queste disposizioni comunitarie.
Quindi da Bruxelles non avremo un'approvazione ufficiale, perché non hanno fatto queste direttive e quindi non possono rilasciare nessun parere favorevole, però ci hanno promesso e lo abbiamo messo in relazione perché sono le testuali parole che sono state dette a Bruxelles che non solleveranno alcun problema e il provvedimento può seguire il suo iter normale.
Vorrei ancora solo dire una cosa.
Ci troviamo ad affrontare questo provvedimento un po' in ritardo, purtroppo.
Il provvedimento era stato portato avanti ed approvato dalla Giunta già nel mese di maggio; purtroppo le commissioni lo hanno approvato solo di recente e quindi non è potuto venire in Consiglio prima.
Quindi c'è il rischio che non si possano utilizzare i cinquecento milioni del '72.
Noi, comunque, lo portiamo avanti e faremo tutto il possibile perché questo abbia l'approvazione.
È chiaro che se fosse passato il mese di settembre, avremmo avuto un po' più di tempo a nostra disposizione.
Vorrei concludere solo dicendo questo: non è con questo provvedimento che noi riteniamo di aiutare l'agricoltura.
Questo è un provvedimento che deve affiancare gli altri provvedimenti: quello sulla cooperazione, che il Consiglio ha già approvato e di cui, finalmente, abbiamo avuto l'approvazione da Bruxelles, o quello dei miglioramenti delle culture pregiate e tutti gli altri orientamenti che sono già stati indicati chiaramente con dei provvedimenti approvati dal Consiglio.
Quindi, da un lato noi cerchiamo di portare avanti il discorso più valido della ristrutturazione delle aziende, però, contemporaneamente, per evitare questo abbandono in massa degli agricoltori e per dar loro la possibilità di pazientare, io direi proprio queste parole ancora alcuni anni, perché non si possono cambiare le cose in poco tempo, soprattutto in agricoltura. Pare che questo premio sia un riconoscimento, io direi, un riconoscimento che noi facciamo agli agricoltori per il lavoro che fanno, non solo per l'attività produttiva, ma anche per l'attività più generale che è quella di favorire lo sviluppo poi di tutti gli altri settori economici.
Quindi, dicevo, non è che abbiamo la pretesa con questo di aver risolto tutto, però, a nostro avviso, si rendeva indispensabile perché altrimenti gli agricoltori non ce la fanno più.
Quindi, se da un lato li aiutiamo a ristrutturare le loro aziende, a renderle più economiche nel limite del possibile, dall'altro dobbiamo dargli quell'aiuto immediato per evitare questo abbandono di massa.
E iniziative del genere noi ne abbiamo - parlavo l'altro giorno delle iniziative delle stalle sociali, abbiamo a Saint-Nicolas, a Sarre, a Cogne, La Magdeleine, Gressan, Valtournanche, Emarèse e Pollein - sono tutte iniziative di stalle sociali, di cui alcune già avviate, altre in fase di elaborazione, però vediamo che c'è un certo cambiamento e un po' alla volta gli agricoltori hanno capito che per combattere questo spezzettamento delle proprietà bisogna riunirsi.
Abbiamo pure un altro fenomeno molto importante che è quello invece delle iniziative private dove con i terreni in affitto, con dei contratti novennali, arrivano a portare avanti delle iniziative che noi riteniamo valide. Infatti, in questi ultimi tempi, abbiamo visto passare un 20-25 iniziative di stalle da 20 a 60 capi, fatte da privati che non hanno certamente quella superficie, ma che raggiungono quella superficie mediante l'affitto.
Quindi sia con l'ingrandimento del patrimonio aziendale, sia con l'affitto e attraverso la gestione collettiva delle stalle sociali, vediamo che nel campo zootecnico che è quello più in crisi in questo momento, un nuovo orientamento c'è, però bisogna aiutarli perché altrimenti non riusciranno a portare avanti queste riforme.
Tonino (P.S.I.U.P.) - Come membro della Commissione consiliare per l'agricoltura e proprio per aver partecipato in quella sede di discussione su questa proposta di legge, ritengo che sia la relazione del disegno di legge che, tra l'altro profondamente modificata, ritengo in senso migliorativo, sia il disegno di legge stesso, rispecchiano quelle innovazioni di principio che danno un'altra configurazione all'attività agricola nelle zone montane, cioè riconoscerle tramite sostanziali incentivi, un'attività che non è fine a se stessa, ma che deve essere vista come un'attività di servizio allargata ad altre collettività: difesa del suolo, protezione della natura, turismo, paesaggio, ecc..
E poi, non ultimo, anche un tentativo di arginazione degli attuali squilibri di natura sociale ed economica fra settori e settori.
Ritengo che questo disegno di legge, per le cose che ho detto prima, debba essere votato, auspicando che avrebbe dovuto venire contemporaneamente... che venga portato al più presto in Consiglio il relativo regolamento, che è poi quello che, a seconda dei contenuti, dà la validità e il contenuto alla legge stessa.
Volevo solo chiedere, infine, all'Assessore se gli ... (?) beneficeranno già di questo contributo per il 1972.
Manganoni (P.C.I.) - Io ho apprezzato la relazione che accompagna la legge ed ho altrettanto apprezzato la relazione che ha fatto in questo momento l'Assessore all'Agricoltura che riassumono la realtà delle condizioni della vita dei montanari e il dovere nostro di intervenire concretamente e presto. Insisto su questo argomento, prima che dalla campagna se ne siano andati tutti, perché sarà molto difficile farli ritornare, anche se do atto alla Giunta, cioè ne do atto alla Giunta, delle notevoli difficoltà che ha dovuto superare specialmente nell'ambito del MEC, e non voglio qui ripetere quanto è già stato detto e quanto è contenuto nella relazione, però voglio fare alcune osservazioni: nella legge si accenna alla legge 102 del 3 dicembre 1971, che sarebbe quella dell'istituzione delle comunità montane, ora io qui voglio porre una domanda alla Giunta.
Intende la Giunta rispettare le scadenze stabilite da quella legge?
Secondo: considerata la particolarissima situazione della Valle e dei provvedimenti legislativi regionali esistenti, che non esistono nelle altre regioni, particolarmente in quelle a statuto ordinario, ebbene, intende la Giunta sentire preventivamente, cioè prima di varare questa legge regionale, prevista dalla legge nazionale del 3 dicembre 1971, intende sentire preventivamente il parere del Consiglio dei Comuni e delle Comunità montane interessate?
Io vorrei che questa legge che noi dobbiamo varare, e siamo già in ritardo, non fosse un atto che viene dall'alto, ma un problema, innanzitutto spiegato, in secondo luogo, discusso e sentito dalle popolazioni interessate.
Do atto del riconoscimento di questa relazione che l'agricoltura in montagna deve essere considerata un servizio sociale, ed è forse la prima volta che si fa quest'affermazione in modo ufficiale.
Siamo un po' in ritardo, perché altrove questo è già stato riconosciuto da tempo, comunque do atto che questo è stato fatto, però bisognerà che le leggi, le disposizioni, i provvedimenti che il Consiglio regionale prenderà in seguito nel campo dell'agricoltura, tengano conto di questo principio che oggi affermiamo e da questo principio ne derivino anche gli atti e, particolarmente, i fatti.
Ora, e qui mi sia permesso di accennare a un problema di cui se ne è già accennato in Consiglio, ma che io voglio ribadire: a pagina 4 si accenna alla programmazione regionale.
Ora io vorrei porre una domanda alla Giunta: è da circa 10 anni, che questa programmazione studia, dieci anni di studi, dopo lo spreco di quintali di carta stampata, che ebbene, sono certo, non un solo cittadino della Regione, amministratori regionali compresi, si è preso la briga di leggere per intero, data la loro inutilità, dopo aver sperperato centinaia di milioni di denaro pubblico.
Quest'organismo, che io definirei col corpo di elefante e con la testa di dimensioni molto più ridotte, fino a quando quest'organismo intende continuare gli studi, fra virgolette, quando si deciderà a presentare delle conclusioni concrete, perché delle chiacchiere ne ha già presentate troppe.
Questa, è una domanda che io rivolgo alla Giunta, essendo il problema connesso a questa legge e alla quale chiederei di rispondere.
All'articolo 5 si subordina l'applicazione della legge al piano regolatore regionale.
È vero che sull'ordine del giorno di oggi, vi è, ed è stato inviato ai Consiglieri, la bozza del piano regionale, ed è portata all'esame del Consiglio, e me ne compiaccio, a differenza della programmazione, qui si è dimostrato una maggiore serietà, ma si tratta pur sempre di una bozza.
Ora, io mi auguro che si passi dalla bozza al piano definitivo in un lasso di tempo ragionevole anche per evitare che l'articolo 7 della legge, che stiamo discutendo in questo momento, che contiene delle norme transitorie, non diventi poi un articolo definitivo perché dovremo sempre ricorrere alle norme transitorie, mancando questo famoso piano di programmazione, piano regionale.
E infine questa legge, vedi l'articolo 10, dovrebbe essere applicata già nel 1972; è necessario, però, sempre stando a quanto previsto dalla legge, provvedere alla nomina della Commissione, vedi l'articolo 7, ed elaborare il regolamento, vedi l'articolo 8.
Ora nel passato Consiglio è stato distribuito ai Consiglieri una lettera da parte dell'Associazione degli allevatori valdostani, nella quale lettera si manifestava, precisamente, questa preoccupazione.
Infatti, non ve la leggo tutta, dice: "Si permette di prospettare la sua preoccupazione circa la decorrenza della legge medesima, siamo ormai in dicembre e non vorremmo che la procedura per l'approvazione del provvedimento legislativo ne rinviasse l'attuazione al prossimo anno".
Ora queste preoccupazioni degli allevatori le faccio mie, fra dieci giorni, scade l'anno.
Ora la Giunta si impegna a provvedervi in tempo, cioè a fare in modo che queste incentivazioni previste dalla legge, ma che dovranno essere specificate dal regolamento, vengano versate agli allevatori, non solo nel 1973 e negli anni seguenti, ma già nel 1972. Io comprendo che fra dieci giorni noi non potremo versare questi contributi nel 1972; io comprendo e non insisto su questo, però, quella che è l'assicurazione che io vorrei dalla Giunta è questa: neanche se noi andiamo magari in gennaio e febbraio per portare a termine tutte queste pratiche di regolamenti, entro almeno i 2 primi mesi del 1973, si impegna la Giunta a versare agli allevatori i contributi del 1972.
Ecco, prima domanda. Seconda domanda: i 500 milioni, previsti dall'articolo 10 per il 1972 e previsti anche dal bilancio dell'anno scorso, sono sufficienti?
Io chiederei una risposta alle domande che ho posto alla Giunta, no ed è questo impegno che chiedo alla Giunta di prendere.
Bordon (D.C.) - Avrei da parlare almeno per un'ora, se qui dentro volessero fare anche un po' di polemica e il materiale certamente non mancherebbe, perché un problema che si dibatte da un anno, con alterne vicende, e, pertanto, avremmo tutta la possibilità di dire il nostro parere, suscitando anche delle discussioni che io oggi non voglio suscitare.
Chiedo ad ogni modo scusa se io non potrò fare il panegirico alla Giunta, io non potrò colmare la Giunta di tutte le lodi che ho sentito testé dire perché noi non siamo all'opposizione per finta, come certi partiti che siedono qui dentro, noi siamo all'opposizione perché ci siamo effettivamente e dobbiamo dire le cose come dobbiamo e come le pensiamo.
Fatta questa premessa, quindi lungi da me il desiderio di suscitare polemiche e discussioni e quindi cercherò di essere molto breve, perché parlando a lungo è molto facile qualche volta che si venga fuori in affermazioni, che se invece si scrivessero con il compitino a casa, dosando le parole, le parole e le frasi non verrebbero fuori.
Allora come prima battuta mi viene spontaneo, e non voglio sprecare il suggerimento datomi dall'amico Manganone, che francamente abbiamo degli oppositori qui dentro, ai quali dovremmo regalare un violino, perché più violinisti di così non li abbiamo mai visti.
Ma su questo niente importanza e non conviene neanche insistere.
Allora dirò che abbiamo finalmente questa legge che è uscita adesso e della quale abbiamo già parlato tanto tempo fa, e lungamente abbiamo parlato.
E noi che non chiediamo e non vogliamo vantare nessuna primogenitura perché non ci interessa per niente, lo abbiamo detto quando si è parlato delle medicine e di altri provvedimenti, no, non che non abbiamo interessi da portare avanti come primogenitura, siamo lieti che questa legge sia venuta fuori oggi.
Siamo lieti che sia venuta fuori oggi, però, dobbiamo ricordare alcune cose che non possiamo dimenticare: innanzitutto è una legge, specialmente nella sua relazione, e l'amico Maquignaz ce l'ha illustrata, che si può leggere una parte nelle righe scritte e una parte fra le righe, per la parte non scritta.
Allora io vorrei ricordare innanzitutto che non so come si farà a rispondere quanto vogliamo dare per il 1972 a questi allevatori o a questi agricoltori, perché non riesco neanche a capire quale sia la cifra fissata, perché per il bilancio del 1972 ci sono 500 milioni e, se vi ricordate, e se non vi ricordate, perché qualche volta non conviene farlo, c'è il verbale della seduta consiliare che ricorda come il nostro gruppo della D.C. ebbe a presentare nel mese di marzo del 1972 un'interpellanza per chiedere che al bilancio fossero iscritti 1.500.000.000 e non 500.000.000 perché ritenevamo che con 500.000.000 tanti e tanti calcoli non si potessero fare, tanto più che allora si parlava in modo più ristretto di questa legge. Io la preferisco così, perché allora sembrava soltanto che si dovesse dare un contributo alle mucche, nient'altro che questo.
Chi ha dieci mucche nella stalla, deve avere un contributo, e noi accettavamo anche questo, siamo contenti di avere meno, in attesa di avere il più.
Però, il ragionamento era questo: noi dicevamo da non dimenticarsi quel famoso censimento fatto in data 2 maggio 1972 alla vigilia delle elezioni politiche di allora, per cui dicevamo se in Valle d'Aosta ci sono 30.000 bovine, con 500.000.000 non gliene diamo molti, perché con 500.000.000 che abbiamo in bilancio, se ci sono effettivamente trenta bovine, facciamo pure il calcolo che volete, viene 18-15.000 lire per mucca, quindi questo non è lo scopo né nostro né vostro, della Giunta, perché né voi né noi vogliamo prendere in giro i coltivatori diretti e gli allevatori di bestiame.
E allora avevamo chiesto un miliardo e mezzo; naturalmente ci si rispose allora e io mi ricordo che ebbi una delle poche discussioni, che ho avuto con l'amico Maquignaz, perché fino a prova contraria ci stimiamo a vicenda, perché tutti e due portiamo avanti dei problemi che devono servire per risolvere questo problema dell'agricoltura della Valle d'Aosta, del quale si potrà parlare, anche brevemente, dopo. Però ricordo che allora io non mi arrabbiai, né ebbi a male ed ebbi anche il conforto, in quel momento, di avere vicino a me il Consigliere comunista Manganoni, perché, se non erro, e se non ho dimenticato, ma non ha molta importanza, perché sono i fatti che contano, mi si disse che la legge era già stata inviata al MEC, quindi io protestai perché in quel momento, l'amico Maquignaz, dicevo, ma il Consiglio avrebbe dovuto vedere prima, e superiamo questo; non ha importanza; noi siamo lieti oggi di sapere che in data 17 maggio, non so quando, c'è la lettera qui, quindi io ringrazio anche di questo, perché mi dà la possibilità di fissare le date, quindi a metà maggio venne inviato al Ministero degli Affari esteri a Roma per essere inviato al MEC.
Sono veramente lieto che oggi si possa dire che possiamo andare avanti senza aspettare quel risultato lì, perché, Signori, noi lo dicevamo già allora, non perché siamo molto intelligenti, perché qui dentro di intelligenti ce ne sono solo due o tre al massimo, proprio in gamba, io sono uno di quelli, ma potrei citarvi gli altri, caso mai, però, la verità è solo questa: che noi dicevamo se per caso... vuoi essere anche tu con me? Metto anche Manganoni. Guarda sono veramente lieto di metterti e allora gli altri li dimentico però.
E allora, dicevo, se per caso avessimo dovuto aspettare questo risultato, malgrado tutti i sudori di Maquignaz, certamente non sarebbe passato molto presto, perché sappiamo come sono questi provvedimenti.
Anche allora avevamo il piacere di sedere in un Consiglio regionale in compagnia di Manganoni. Anche allora dicevamo le stesse cose che dicevamo adesso: che il piano Mansholt per noi non quadrava, perché, addirittura, quando si pensa di andare a 125.000 lire, adesso io la cifra non me la ricordo, ma correggetela, l'importanza è di dare una cifra per l'abbattimento di una mucca, insomma, perché ce n'erano troppe qui da noi, e questo non quadra! Quando addirittura si viene fuori e si dice servizio pubblico, ma io chiedo, se andiamo indietro, ci offenderemmo a vicenda, se non riconfermassimo oggi di averlo sempre detto! Perché quando abbiamo detto: come si fa a parlare di turismo, quando non ci sia un'agricoltura funzionante in Valle d'Aosta? Io credo che tutti noi abbiamo detto questo senza essere i capoccioni del MEC o di Mansholt; arrivati a un certo momento io mi vergognerei se non pensassimo, perché lo abbiamo letto su tutti i giornali, che se per caso si abbandonano le coltivazioni di alta montagna avremo degli slittamenti di terreno, avremo delle frane, quante volte abbiamo avuto le alluvioni e le abbiamo attribuite ai disboscamenti, all'abbandono della campagna in alta montagna. Sono tutte cose, si capisce, come si fa ad andare a studiare per esempio l'agricoltura della Danimarca o del Belgio o di altre Regioni portandolo qui da noi? Quindi non è una cosa possibile, e qui bene ha fatto l'Assessore Maquignaz, in questa sua relazione, a puntualizzare queste cose e non c'è barba di professore, c'era un signore lì che aveva cercato di dimostrare che non era vero; non c'è barba di professore che possa dimostrare il contrario, perché questa è la realtà dei fatti ed è una realtà che viene avanti, non per fatto nostro, ma per centinaia di anni, perché è sempre stato così. Io mi domando e dico: quando domani noi avremo dei paesi di alta montagna come già abbiamo abbandonati e non avremo più i pascoli di alta montagna perché mancano le mucche giù in basso, io voglio vedere che cosa ne viene fuori.
Naturalmente qui si potrebbero fare delle lunghe disquisizioni; problema sociale, ma quanto tempo è che diciamo che non ci sarà mai più nessuno che starà in agricoltura? Mi ricordo due anni fa a Morgex con il Presidente Dujany che ebbe a leggere una relazione della programmazione - e io qui non sparo a palle infuocate contro la programmazione, perché mi riserverò di farlo un'altra volta - ho già chiesto una volta quanto si è speso per questa programmazione, mi sono stati dati dei dati che mi sembrano un po' striminziti. Ma io mi domando: si diceva allora lassù delle lunghe statistiche perché si sapeva che in agricoltura ci sono solo più i vecchi, perché i giovani non ci stanno, ma chi è quel giovane che rimane in agricoltura? Quando attraverso 365 giorni dell'anno e forse 366 per gli anni bisestili, non ha certamente due giorni alla settimana di riposo, perché tutti i giorni deve essere sotto! E qual è il guadagno? E, naturalmente, ecco il problema sociale che si presenta, e bisognerà vedere che cosa possiamo fare perché io voglio vedere, anche se sono a pari guadagno un agricoltore e un altro che non lo sia, anche a pari guadagno, se io il sabato e la domenica posso andare a pesca o andare a farmela bene mentre in quell'altro settore non posso fare che il lavoro di tutti i giorni, io non so come ci rimarranno. Ma questo è un altro discorso.
Allora, espressomi su questi punti di vista che mi sembra siano condivisi da tutti, io voglio solo soffermarmi su alcune cose.
Qui, ho detto prima, è una relazione che dice bene; il disegno di legge in esame necessita per vari punti di successive norme regolamentari di applicazione; quindi io penso che voteremo questo molto volentieri, ma non a cuor leggero, Maquignaz, perché questo Regolamento, che verrà discusso in Consiglio indubbiamente, per cui cercheremo di apportare il nostro modesto parere, questo Regolamento noi non l'abbiamo visto, come non avevamo visto questa legge e quindi il Regolamento sarà un po' la fase di tutto, perché qui il problema si presenta; ecco perché forse io dicevo un po' cattivamente, perdonatemi, bisogna leggere anche fra le righe. Qui si è prevista un po' tutta la discussione che si può fare; a un certo momento si dice: queste zone ricadono nelle zone destinate all'esercizio dell'agricoltura del piano regolatore regionale; giustamente i miei predecessori hanno fatto notare che non esiste ancora, ma in attesa che esso venga fuori - e speriamo che venga presto - anch'io una volta tanto mi unisco a Manganoni per queste cose -, questo piano in attesa che esso venga c'è una Commissione, abbiamo visto la composizione della Commissione e vediamo un po' che cosa ne viene fuori attraverso il registro comunale delle aziende agricole, ecc., speriamo che dia dei risultati positivi ecc. ecc..
Ma un'altra osservazione che volevo fare è questa: noi non ci dovremmo preoccupare oggi dell'importo, perché voi, giustamente, a un certo momento avete messo qui "con successivi provvedimenti legislativi saranno approvate e finanziate le maggiori spese annue da autorizzare per l'applicazione della presente legge"; quindi, se per caso Bordon avesse voluto dire: ma sono pochi 500 milioni, che cosa volete fare con questi 500 milioni? Bisognerà - e ritorniamo alla nostra richiesta del febbraio 1972 - portarlo di più; voi mi tappate la bocca subito perché dite: "No, non ti preoccupare, sono qui, quindi stai tranquillo". Ed io sto tranquillo fino allora.
Conclusione, almeno per questa parte, noi abbiamo una preoccupazione, Maquignaz, e questo lo diciamo a te, e poi lo ridiremo in Consiglio, se si verificherà: che questa legge venga fuori con dei risultati positivi, molto, molto, molto celeri, perché si dice, io voglio sapere se daranno i denari del 1972. Ma io credo che uno qualunque di noi risponde di sì, perché i denari del 1972, 500 milioni, sono passati nel 1973, perché non è che siano andati a finire tra le economie; ma noi sappiamo che abbiamo per 5 anni, mi sembra, 500 milioni. Sappiamo anche che non sono sufficienti, ma sappiamo anche che c'è la possibilità di aumentare lo stanziamento, e, quindi, questo ci tranquillizza.
La mia paura è un'altra: io non vorrei ancora una volta che si venisse fuori con un qualche cosa che ha del buono, indubbiamente, perché poi questo è il discorso che noi dobbiamo portare avanti, ma non vorrei che a un certo momento si andasse avanti con il rallentatore, non che io protesti perché non si va abbastanza celermente, perché purtroppo siamo stati su quei banchi e ci auguriamo di non ritornare più - si signore, anche per te, perché ormai sei vecchio anche tu - e quindi ci auguriamo di non tornare più, sappiamo che non si possono sempre risolvere tutti i problemi con la bacchetta magica, però, io ritengo, che sia il momento di andare avanti perché è veramente difficile.
Naturalmente mi servo, prima che me ne dimentichi, dell'ultima battuta mi sembra di Maquignaz. Maquignaz dice: "Ma con questo noi riteniamo mica di avere salvato l'agricoltura", e ne siamo convinti anche noi tutti quanti. Questo è già un bel passo avanti che si fa, perché si tratterà di vedere se proprio verrà dato quel contributo, ma voi capite, per esempio, dovessimo dare non dico meno, non dico dobbiamo dare quelle 50.000 lire per vacca, se ne possono dare di più ben vengano, ma voi capite che non bisognerebbe poi neanche cadere nel ridicolo, venendo fuori, dando un contributo di 15-20.000 lire per vacca, perché, secondo me, sarebbe troppo poco. D'altronde io credo che non tocchi solo questo settore dell'allevamento delle bovine, perché, colui che magari ha da spendere dei denari in alpeggio per tener l'alpeggio funzionante, ecc., dovrà essere aiutato, ma di questo parleremo dopo.
Perché il problema l'abbiamo già talmente dibattuto ma mi sembra che qualche volta se non lo si ripete, non si vuole tediare nessuno, si finisce per cadere nel dimenticatoio. Ma io ricordo che qui dentro un po' tutti, perché, come dicevo prima, non ci facciamo mica un vanto di primogenitura, ma noi qui avevamo parlato nel settore sociale farmaceutico, ecc. e tra parentesi avremo poi occasione di parlarne perché non c'è l'Assessore, ma anche qui io voglio parlare a un certo momento, quando abbiamo votato il 27 luglio, se non sbaglio, le norme per le medicine, per approvare in Consiglio. Oggi siamo alla fine di dicembre e non abbiamo ancora visto attuato questo. Ora parleremo anche di allora, chiamerò anche in causa qualche amico, perché alla fine dei conti quando uno fa parte di una maggioranza dovrebbe farsi promotore di queste cose, perché a un certo momento o si è carne o si è pesce, non si può portare avanti un problema, lo si approva qui in Consiglio e dopo cinque mesi ancora deve andare in attuazione. Ci spiegheranno il perché, noi ne prenderemo nota e ci auguriamo che siano motivi plausibili; ma di questo parleremo con le voci del bilancio che ce ne daranno la possibilità.
Ma è indubbio che, si diceva prima, concessione di almeno 50.000 lire per le bovine, questo l'abbiamo detto, concessione di un analogo premio annuale a tutti i viticoltori, perché vedrete che ci sono anche i viticoltori che devono essere aiutati, perché a un certo momento non si potrà pretendere soltanto in un settore, perché anche al viticoltore che va molto bene in questo momento ha bisogno di aiuto e lo abbiamo sentito dire anche l'altro giorno dal Consigliere, non so chi, nelle annate difficili come per esempio quest'anno; concessione di un analogo premio annuale a tutti i frutticoltori perché allora abbandoniamo questi frutteti, perché voi capite perfettamente che non trovate più uomini per poter dare quel liquido anticrittogamico, non trovate più la manutenzione, più niente, allora a un certo momento diamo anche lì un premio per tagliare le piante e dove andiamo a finire?
Quindi fa ridere, bisognerà aiutare quel settore, una legge regionale che prevede interventi e non contributi e mutui abbinati per il risanamento delle stalle e dei ricoveri. Lo ha detto Maquignaz prima, quindi anche quello bisognerà esaminare, una nuova legge regionale che intervenga più concretamente per la costruzione e il riattamento di case per gli agricoltori, perché effettivamente, io, ripeto, qui a onor del vero che molti Consiglieri hanno già trattato questo stesso argomento e guardo il mio amico Manganoni, Pedrini, tutti quanti, noi arriviamo a un certo momento che quasi quasi l'agricoltore si trova aiutato per aggiustare la propria casa, ma troviamo altre classi di lavoratori che sono aiutate di più, questo è indubbio.
Quindi anche questo noi lo dovremo vedere; poi qui avevamo guardato "Istituzione di un centro regionale per il ritiro, il pagamento e l'eventuale cura del bestiame", un'istituzione di un centro regionale di bovine selezionate a disposizione degli agricoltori che intendono acquistare bestiame con garanzia di qualità, perché, oggi come oggi, voi lo sapete, con la bonifica - l'Assessore ce lo insegna - ma lo sappiamo anche noi perché lo viviamo. A un certo momento arrivano nella stalla, fanno gli esami, hai 10-12 bovine, te ne partono sei, e tu vai a cercare quelle altre da portare nell'isola bonificata e molte volte non le trovi. Quindi anche questo è un esame, è un problema che dovremo esaminare.
Impegno dell'Amministrazione regionale per sostenere e favorire la costituzione di caseifici, l'abbiamo già sempre detto, anche l'Assessore; istituzione qui di un Albo professionale per gli agricoltori, questo mi sembra che lo si possa studiare perché adesso si è fatto l'albo dei commercianti, vedremo quello che si potrà fare.
E si chiedeva un aumento, tutti lo abbiamo chiesto, non noi, ma tutti, un aumento dei contributi agricoli.
Quindi io penso che questi siano i problemi che noi dobbiamo portare avanti e, per concludere, che questa legge abbia da proseguire nel minor tempo possibile, essenzialmente che questo Regolamento venga portato avanti, perché ripeto noi ci auguriamo che siano dei provvedimenti che effettivamente diano ossigeno a questi coltivatori, a questi allevatori, perché, ripeto, se fossero degli importi di 15, 18, 20.000 lire sono insufficienti e quindi è attraverso il Regolamento che fisseremo questo.
Naturalmente io mi auguro, qui non è una battuta cattiva per voler fare della polemica, ma io mi auguro che questa legge, che era nata con quell'affare del censimento il 2 maggio, aveva un'ombra questa legge, aveva un'ombra che non piaceva, io mi auguro che quell'ombra se ne vada e che rimanga soltanto più la sostanza, per cui ancora una volta un problema di quest'importanza in campo agricolo, che per me è sempre il primo problema della Valle d'Aosta, abbia da essere preso all'unanimità, perché questo è quello che vogliamo in questo Consiglio.
Siggia (P.C.I.) - Altri interventi?
Borrel Tubère (D.C.) - ...in questa legge la somma, come dice l'amico Bordon ... collega Manganoni e non ripete, 500 milioni oggi all'agricoltura per questo lavoro, per tutto quello che vuoi sulla legge illustrata, salvaguardia alle bellezze naturali e lo spopolamento della montagna, 500 milioni sono veramente, direi una parola grossa, ridicoli, perché se noi pensiamo che questi agricoltori avranno da 15 a 16.000 lire per capo di bestiame all'anno, secondo me, è una, direi in parole povere, in patois, "un treina d'an" che si vuol dare, non è un aiuto veramente efficiente che si dà all'agricoltura.
Se poi noi pensiamo al divario che c'è tra gli addetti all'agricoltura, che ancora oggi arrivano ad avere un introito netto di 300/400 lire al giorno, voi potete immaginare dal punto di vista sociale noi come ci troviamo con gli agricoltori, con gli allevatori.
Qui nella vicina Svizzera, nel cantone vicino a noi, hanno fatto un provvedimento di questo genere e lo spopolamento della montagna si è ridotto in due anni dal 22% all'uno per cento. Dunque vedete che questi provvedimenti sono più che necessari; ma io mi permetto di ripetere: qui all'On.le Assessore all'Agricoltura e all'On.le Presidente della Giunta che bisogna fare lo sforzo massimo per dare a questi agricoltori-allevatori qualche cosa di più e mi sembra che un miliardo e mezzo, con un bilancio di 48 miliardi, non sia poi una esagerazione; gli agricoltori vanno aiutati, ma vanno aiutati in un modo veramente tangibile.
Bancod (U.V.) - Io volevo dire che effettivamente in questi ultimi tempi ci sono stati parecchi provvedimenti per l'agricoltura, tutti buoni, però, dobbiamo proprio chiederci, ancora nessuno insomma praticamente abbiamo visto un risultato positivo o bloccati per la CEE o Mercato Comune, insomma, e praticamente gli agricoltori non hanno avuto nessun, non hanno ancora visto niente. Questa legge insomma naturalmente è auspicabile per gli agricoltori però non vorremmo che fossero illusi; io mi ricordo che nella riunione che hanno fatto prima nel maggio, quando certe persone sono andate, daremo 50.000 lire per mucca, questi agricoltori avevano già fatto il conto, e io ho 50 mucche, io ho 100 mucche, mi prendo cinque milioni e io me ne sto tranquillo. Non avevano mica detto, c'è un limite, non l'avevano detto quella gente; hanno detto apertamente 50.000 lire per mucca, e questo è illudere, e non vorremmo che adesso, insomma, arrivino poi a questo punto.
Quindi io direi, visti tutti questi inconvenienti, prima di tutto dobbiamo vedere un po' di snellire i contributi in atto per l'agricoltura, cioè attrezzi agricoli, insomma che l'agricoltore ne abbia un immediato beneficio: la bonifica sanitaria del bestiame, i fabbricati agricoli e tutti i tetti anche, i tetti di quello che sembra, che per qualcuno non interessa.
L'Assessore all'Agricoltura dovrebbe, secondo me, prendere contatti anche con l'Assessore all'Istruzione pubblica; prenderanno senz'altro contatto insomma però si dovrebbe fare un certo discorso, si parla tanto di abbandono insomma di quest'agricoltura, ma, da una parte si dice abbandono, dall'altra però si cerca di eliminare, per esempio, le scuole nei piccoli villaggi, nelle piccole frazioni. Lo so che ci sono case di cui non si può fare a meno, ma non bisogna esagerare, perché, altrimenti, l'abbandono dell'agricoltura avviene automaticamente.
Mi ricordo, insomma, adesso non è per fare un paragone, ma noi discutiamo tanto, abbiamo discusso qui in Consiglio regionale, la Cogne porta via questo, porta via le lavorazioni qua e là, tutti d'accordo che non bisogna portarle via queste lavorazioni, bisogna farle sul posto, ma la scuola è sul posto, lì è tutto un altro discorso. Quindi dobbiamo rivedere un po' anche questo, perché io mi ricordo quando hanno fatto la mozione sulle vipere; la mozione sulle vipere è una cosa, insomma una iniziativa lodevole, perché lì dimostra che l'agricoltura se ne va completamente, perché quando non c'è più nessuno, pagare sì fino ad un certo punto, ma in ultimo quando sono tutti via non ritornano più.
Pedrini (P.L.I.) - Evidentemente, Sig. Presidente, parlando quasi per ultimo, mi trovo handicappato, perché l'amico Bordon, la Sig.ra Tubère hanno fatto un po' i mattatori di questa legge e quindi bisogna dare loro atto.
Evidentemente ci sono, secondo me, ancora alcune cose da aggiungere.
Noi liberali siamo perfettamente d'accordo che in questo sono stato pregato anche dall'Unione Agricoltori Valdostani di portare il plauso per questa legge, questo evidentemente è un passo, un primo passo che si fa per fermare lo spopolamento della montagna.
Noi liberali siamo lieti che si sia iniziato finalmente il cammino, un cammino che è lungo, che, ripeto, Bordon ha così, con grandi pennellate accennato, ma che evidentemente noi dobbiamo ancora una volta ribadire su alcuni concetti che sono l'espressione genuina ed esatta di una legge che noi liberali abbiamo presentato in favore dell'agricoltura e che è stata discussa alcuni giorni fa in Commissione, è stata rinviata alla Commissione agricoltura e turismo e sulla quale noi evidentemente intendiamo ancora insistere. Benissimo, sussidi alle mucche, sussidi ai viticultori, tutto bene; però, a un dato punto bisogna ricordarci che prima di dare i sussidi alle mucche bisogna vedere se il nostro agricoltore ha la stalla in cui mettere le mucche, se ha l'abitazione civile e rurale in cui vivere. Questo è il primario problema a cui noi liberali ci siamo proprio, diciamo, adeguati e abbiamo cercato con questa nostra legge di spingere, perché è perfettamente inutile che a un dato punto ci diano dei contributi per mucche o bestiame in genere quando praticamente abbiamo delle stalle malsane, quando abbiamo delle abitazioni dove i nostri agricoltori per primi non hanno evidentemente la malattia del bestiame, ma hanno altre malattie che sono portate dall'umidità, che sono portate da tutte quelle conseguenze di quelle case vecchie che provocano veramente il danno alla salute del nostro agricoltore.
Quindi voto favorevole da parte del Partito Liberale a questa legge, con l'invito all'Assessore di meditare un momentino ancora sulla legge presentata dai liberali e che, in un certo senso, forse vorrei dire anche una parola cattiva, ma per questioni politiche si è voluta già snaturare in quanto da quando è stata presentata ad oggi si è già presentato qua in aula ed è stato approvato qualche provvedimento cui noi intendevamo, noi non ci pieghiamo a queste cose, né ci abbassiamo a queste cose, noi prendiamo atto delle cose che si fanno, noi siamo lieti, anche se la nostra legge fosse bocciata, di aver potuto portare un contributo fattivo all'agricoltura valdostana, un contributo che evidentemente noi riteniamo sia innegabile perché non è l'industria che salverà la Valle d'Aosta, ma sarà soltanto il turismo e l'agricoltura. Questa è la base programmatica, capillare di quello che vuol dire l'enorme carrozzone della programmazione che, evidentemente, noi non approviamo, ma su questo punto avremo agio durante il bilancio di parlarne, avremo agio di esprimere maggiormente il nostro concetto e quindi noi chiudiamo, ricordando e pregando l'Assessore di ricordarsi che il problema è primario, sotto un certo profilo, ma vi sono dei problemi annessi che evidentemente non bisogna dimenticare.
Siggia (P.C.I.) - Altri interventi?
Se nessuno altro Consigliere ha da intervenire chiudo la discussione generale al disegno di legge dando la parola all'Assessore per le risposte.
Maquignaz (D.P.) - Mi pare che tutti i Consiglieri che hanno preso la parola si siano dichiarati favorevoli a questo provvedimento, con delle osservazioni, con delle perplessità, comunque, in linea di massima, il provvedimento sembra che abbia trovato il consenso di tutti i Consiglieri.
Però le osservazioni che sono state avanzate, a mio avviso, non toccano molto anche la Giunta perché, l'avevo detto all'inizio, ci dispiace portare questo provvedimento al 20 di dicembre; noi avremmo voluto portarlo prima, è dal mese di maggio che noi lo abbiamo approvato come Giunta e trasmesso per il relativo inoltro.
Quindi non è colpa della Giunta se prima le Commissioni non hanno esaminato e non lo abbiamo potuto portare in Consiglio, questo lo vorrei solo chiarire, perché è chiaro che le perplessità che vengono fuori circa la possibilità di utilizzazione di questi fondi c'è, sussiste, l'abbiamo anche noi, però, non è colpa nostra, cioè come Giunta qui non possiamo fare di più.
Posso solo dire che il 13 di maggio è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio.
Per quanto riguarda la questione invece del Regolamento, la questione del Regolamento invece è importante: c'è una ragione ben precisa che avevo già avuto occasione di dire in Consiglio, perché noi avevamo studiato un disegno di legge completo, applicativo, perché questo è un disegno di legge, è una legge che esprime una volontà politica, un orientamento con alcune condizioni, però non dice ancora niente, perché, mancano tutte le norme applicative.
Quindi noi avevamo predisposto questo progetto di legge completo, però, dai contatti che abbiamo preso sia con la legge della Francia, sia con le altre che hanno iniziato questi esami, e abbiamo anche avuto la convinzione che noi a Bruxelles non siamo tenuti a portare dei provvedimenti applicativi dettagliati, questi ce li dobbiamo vedere noi qui in sede.
Quindi noi mandiamo avanti una legge quadro, io la chiamerei una legge quadro, che poi, invece, le modalità applicative ce le vedremo noi in Consiglio regionale secondo la nostra situazione.
Quindi questa non è una carenza, è stata un'opportunità che noi abbiamo ritenuto di accettare perché mi pare che salvaguardi anche un po' la nostra autonomia, l'autonomia del Consiglio regionale.
Quindi il Regolamento che noi abbiamo predisposto e che è praticamente la legge che era già stata preparata prima, prevede questo intervento a tutti quelli che lavorano la terra, perché questo è un provvedimento che deve andare a favore non dei proprietari dei terreni, delle aziende, ma a quelli che lavorano la terra, e mi pare che siano quelli veramente da premiare perché sono quelli che sostengono il lavoro. Quindi la legge prevedeva le diverse possibilità di intervento sia che abbiano del bestiame, sia che non abbiano del bestiame, che, però, è un Regolamento che verrà quanto prima in discussione, ma prima dobbiamo sbloccare con la legge quadro.
Quindi non possiamo anticipare, nemmeno portarlo contemporaneamente, prima deve andare avanti la legge poi possiamo portare avanti le modalità applicative.
Quindi sono d'accordo di accelerare al massimo l'esame del Regolamento; sono d'accordo di proporre al più presto possibile, invece, questa Commissione, perché la Commissione pure si rende indispensabile in quanto non abbiamo il piano regionale urbanistico e quindi nel frattempo dovremmo lavorare attraverso la Commissione prevista dalla legge.
Venendo all'ultimo punto del finanziamento, è chiaro che noi in questo momento in bilancio avevamo 500 milioni, quindi abbiamo cercato di utilizzare i 500 milioni, ci auguriamo, e faremo tutto il possibile, seguiremo questa legge perché possa andare avanti e si possano già dare i contributi anche per il 1972. Però, come garanzia, la Giunta quale garanzia può prendere? Non dimentichiamo che siamo al 20 di dicembre a discutere di questa legge, quindi noi faremo tutto il possibile.
Per quanto riguarda, invece, alcune osservazioni, per l'entità della somma, la legge stessa, come diceva Bordon, già prevede che quando la legge entrerà in vigore, se non saranno sufficienti questi fondi con successivi provvedimenti legislativi, saranno approvati finanziamenti suppletivi e quindi quello mi pare che non sia ancora un problema oggi. Oggi il problema è di cercare di avere l'approvazione di questa legge.
Un'osservazione che non è completamente in quest'oggetto, che esce un po' all'oggetto, è quella fatta dal Consigliere Manganoni circa il provvedimento delle Comunità montane. Preciso che noi nella relazione abbiamo citato la legge sulle Comunità montane solo perché riprende alcuni concetti che sono quelli che noi abbiamo portato avanti nella nostra relazione; quindi per dimostrare che anche da questa legge vengono fuori quelle necessità che noi abbiamo ravvisato qui in Valle. Però lei aveva fatto una domanda precisa, quindi le dico questo: che la legge sulle Comunità montane è già stata approvata dalla Giunta, verrà quanto prima in Consiglio, però non prima di avere sentito tutti gli amministratori comunali, cioè una riunione con tutti i Sindaci dove questa volta potremmo portare avanti un discorso più chiaro e più elaborato e sentiremo le varie osservazioni circa questo problema. Quindi passerà, prima che venga, passi alle Commissioni, al Consiglio, sentiremo le Amministrazioni comunali; preciso, però, che questo non è una legge che riguarda l'agricoltura, questa è una legge che riguarda tutti i settori economici, quindi riguarda anche l'agricoltura, però, naturalmente qui invece come Giunta esamineremo questo e lo porteremo avanti in quanto interessa tutti i settori economici, però non potremo rispettare i termini; la legge scade, mi pare dovevamo approvarla per il 15 di dicembre, se non sbaglio, o il 3 di dicembre; quindi non vengono rispettati i termini. Non dobbiamo dimenticare, però, che non è questione di 15 gg. o di un mese, si tratta di portare avanti una legge che vada bene e che si possa realizzare quel decentramento amministrativo di cui tutti siamo convinti, quindi non si tratta di portarlo nel termine esatto della legge. La legge ha previsto un termine evidente, però se noi arriviamo un mese dopo, non credo che questo porti nessun pericolo, nessun inconveniente, tanto è vero che la richiesta per ottenere i fondi del 1972 è già stata avanzata; conosciamo già la ripartizione che è di 476 milioni, però, naturalmente, non si tratta di portare avanti la legge solo perché c'è una scadenza, ma la legge deve essere portata avanti quando tutti sono convinti che vada bene.
Altre osservazioni particolari mi pare, o almeno in questo momento mi sfuggono, comunque se ho dimenticato qualcosa pregherei di rifare la domanda; dico solo che la nostra preoccupazione in questo momento è quella, malgrado il ritardo con cui viene in Consiglio, è di seguire questo provvedimento perché possa essere approvato e si possano distribuire questi fondi che noi abbiamo in bilancio, indipendentemente dai fondi che si trovano sul bilancio del 1973, quindi parlo dei fondi del 1972.
Siggia (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta. Consigliere Manganoni.
Manganoni (P.C.I.) - Per le domande che io avevo posto, ho ottenuto la risposta dell'Assessore. Io avevo chiesto, siccome questa legge si accenna in un certo modo - è in relazione alla programmazione no? - e io avevo chiesto quand'è che dalle chiacchiere, dalla carta stampata inutile si passerà a qualche cosa di concreto in fatto di programmazione.
Siggia (P.C.I.) - Presidente della Giunta.
Dujany (D.P.) - Je voulais faire quelques considérations générales et je crois que, indirectement, je répondrais aux problèmes posés par le Conseiller Manganoni.
Crise de l'agriculture, c'est un problème dont on parle depuis des années, c'est un problème qui n'intéresse pas exclusivement la Vallée d'Aoste ni la nation italienne ni l'Europe, mais je crois le monde entier.
Nous avons cherché à travers cet instrument de commencer à donner une indication, à chercher de faire quelque chose pour affronter ce problème. Qu'est-ce que nous ont dit la programmation et les recherches? Que la quantité des agriculteurs présents en Vallée d'Aoste en 1971 on est passé à cent mille et sept cent unités. Le pourcentage de la population qui travaille à l'agriculture est encore du douze pour cent; ce pourcentage n'est pas un pourcentage épouvantable, on rentre encore dans la moyenne générale des pays plus développés et surtout des pays du Nord, de façon qu'il est nécessaire d'intervenir et il est nécessaire d'intervenir avec une certaine... d'une certaine façon décisive.
Alors quelles sont les lignes programmatiques qui a tracé la Junte et qui a présenté au Conseil à travers différentes propositions?
Élevage du bétail, travail du lait et de la viande et chercher d'augmenter et perfectionner la viticulture, voilà ce sont là les deux directions; pour faire ceci du point de vue matériel il faut donner cependant à l'agriculteur une certaine essence matérielle mais surtout un certain confort moral. L'abandon de la campagne n'est pas exclusivement et toujours seulement un problème économique mais bien souvent est un problème moral, est un problème de la situation dans laquelle se trouve le campagnard en rapport aux autres conditions économiques et sociales du pays.
Et c'est justement pour rejoindre ce but qu'on prévoit dans cette loi de fixer un certain salaire à faveur de l'agriculture, de l'agriculteur, qui développe justement une fonction qui n'est plus une fonction de production économique utile à soi-même et dans la société, mais le campagnard et l'agriculteur est reconnu comme une activité qui développe un intérêt public, un intérêt qui intéresse la communauté entière, l'agriculteur qui s'insère dans une économie plus générale où l'agriculteur prête un service en faveur des autres activités.
Alors une autre affirmation qu'on peut faire, qui est un peu, je crois, une affirmation nouvelle, qui est reconnue par tous et tous les Conseillers et les groupes qui m'ont précédé l'ont reconnue: l'agriculteur qui développe un service social; et c'est justement dans le but de cette activité qui développe qui est entrevue cette loi et c'est justement là la finalité de cette intervention proposée par la loi dont est objet de discussion.
Les autres deux problèmes pour résoudre le problème de l'agriculture ou bien qu'on peut envisager de le voir résoudre, c'est de chercher d'augmenter la dimension des activités agricoles. L'étable de quelques vaches est destinée à être liquidé et il faut le remplacer par des étables ainsi appelés sociale, où il y ait une certaine possibilité d'organisation et une certaine possibilité de rentabilité et surtout une certaine possibilité de travail dans un milieu confortable et moralement supportable.
En deuxième lieu il faudra incrémenter le secteur spécialisé de la viticulture; voilà, je crois que ce sont là les trois lignes directrices qui devront nous guider sur le problème de l'agriculture dans l'avenir, qui est un secteur très important dans l'économie de la Vallée d'Aoste plus que du point de vue strictement économique du point de vue moral et du point de vue culturel.
Siggia (P.C.I.) - Chiusa la discussione generale, passiamo all'esame articolo per articolo del disegno di legge, se non ci sono osservazioni o interventi, do l'articolo per approvato.
Art. 1 - Il Consiglio approva.
Art. 2 - Il Consiglio approva.
Art. 3 - Il Consiglio approva.
Art. 4 - Il Consiglio approva.
Art. 5 - Il Consiglio approva.
Art. 6 - Il Consiglio approva.
Art. 7 - Il Consiglio approva.
Art. 8 - Il Consiglio approva.
Art. 9 - Il Consiglio approva.
Art. 10 - Il Consiglio approva.
Art. 11 - Il Consiglio approva.
Si passa alla votazione a scrutinio segreto del testo integrale della legge -
Presenti e votanti: trentadue - favorevoli: ventotto - contrari: quattro - Il Consiglio approva.
