Objet du Conseil n. 75 du 4 avril 1974 - Resoconto
OGGETTO N. 75/74 - Disegno di legge regionale concernente: "Concessione di un assegno pensionabile ed integrazioni alle vigenti norme sullo stato giuridico ed economico del personale regionale".
Dolchi (Presidente) - L'ordine del giorno reca ora la discussione del disegno di legge regionale concernente: "Concessione di un assegno pensionabile ed integrazioni alle vigenti norme sullo stato giuridico ed economico del personale regionale".
Prima di aprire la discussione generale sul disegno di legge informo il Consiglio che la Commissione consiliare Affari Generali, Finanze, Programmazione e Urbanistica, nella riunione in data 14 marzo 1974, ha preso in esame il disegno di legge ed ha espresso i seguenti pareri:
- hanno espresso parere favorevole al disegno di legge di cui si tratta il Presidente Siggia e i Consiglieri Di Stasi e Perruchon;
- ha espresso parere contrario al disegno di legge il Consigliere Andrione;
- ha espresso parere contrario ad alcuni punti del disegno di legge il Consigliere Bordon.
Tutti i presenti si sono riservati di formulare osservazioni e rilievi in aula consiliare.
Dichiaro aperta la discussione generale e concedo la parola al Presidente della Giunta, Dujany, per l'illustrazione introduttiva.
Dujany (DP) - Con questa proposta di legge la Giunta sottopone al Consiglio regionale l'approvazione della seconda parte degli accordi intervenuti nel corso del 1973 con le varie organizzazioni del personale, per quanto riguarda la concessione di determinate indennità a favore del personale regionale.
La prima parte dell'accordo era costituito dalla concessione di un contributo "una tantum" di 200.000 lire per l'anno 1973.
Con decorrenza dal primo gennaio 1974 si propone la concessione di una indennità mensile pensionabile di 30.000 lire nette ad ogni dipendente, il conteggio del periodo di avventizio dal 40 all'80% e l'aumento degli assegni familiari da 5.000 a 8.000 circa.
Questo il contenuto del provvedimento.
Per quanto riguarda due aspetti particolari del problema vorrei fare due precisazioni.
Nella precedente adunanza, quando il Consiglio approvava l'assegno "una tantum" di 200.000, era stata sollevata da parecchi Consiglieri l'opportunità di estendere questo assegno a favore di circa una ventina di persone che erano state poste in quiescenza nel corso dell'anno 1973. Ieri la Giunta ha adottato un provvedimento legislativo che sarà inviato oggi o domani alla Presidenza del Consiglio per essere esaminato e approvato dalle Commissioni e dal Consiglio regionale, in cui si prevede che l'assegno possa essere esteso anche alle persone che sono state poste in quiescenza nel corso del 1973.
Per quanto riguarda il provvedimento oggetto di discussione odierna, propongo una variazione dell'articolo 1, che mi riprometto di far pervenire ai Consiglieri immediatamente, affinché l'importo di 30.000 lire nette estensibile a tutti, sia reale. Perché questa variazione?
L'accordo è avvenuto nel corso del 1973; col primo gennaio 1974 sono intervenute alcune modificazioni sul piano tecnico, sul piano del trattamento degli stipendi, per cui si è verificato che l'importo lordo previsto in 40.800 mensili, aveva delle ripercussioni concrete, per cui, a seguito di una trattenuta scalare variabile, questo importo si concretizzava in indennità variabili dalle 27.000 circa alle 32.000 lire per coloro che avevano classi di stipendio più basse e una cifra inferiore alle 30.000 lire a favore di coloro che avevano classi di stipendio più alte.
Quindi la sostituzione consiste semplicemente nel trovare un meccanismo diverso affinché tutti possano avere le 30.000 lire nette.
Il lordo di conseguenza varierà da un minimo di 38.050 ad un massimo di 50.000 circa mensili. È chiaro che questo provvedimento è un provvedimento che ha tutta la caratteristica contingente legata all'aumento del costo della vita e rappresenta un adeguamento delle retribuzioni in relazione agli aumenti retributivi avvenuti sul piano generale, in attesa, naturalmente, della ristrutturazione globale dell'organico del personale che richiede tempi politici e tempi tecnici abbastanza lunghi e che avrebbe privato i nostri dipendenti di determinati adeguamenti retributivi che sono conseguenti alla situazione economica e retributiva che stiamo vivendo.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - A noi sembra che questo disegno di legge sia criticabile sotto diversi profili. Innanzi tutto, come ho già detto al momento della discussione del bilancio di previsione per questo esercizio finanziario, esso è gravemente criticabile per il modo con il quale è stato adottato, nell'assoluta ignoranza da parte del Consiglio di quello che avveniva, in modo subdolo e autoritario, nel tentativo di imporre una soluzione precostituita al personale e al Consiglio.
La nostra protesta è tanto più vibrata in quanto, secondo noi, non ci potrà essere, e molte delle forze della maggioranza avevano concordato con noi, una vera riforma dell'organico, se i differenti provvedimenti necessari non saranno presi dal Consiglio a larghissima maggioranza, o meglio ancora all'unanimità, in quanto la responsabilità della gestione del personale è innanzi tutto del Consiglio e successivamente, come organo esecutivo, della Giunta.
Sotto questo profilo mi permetterei d'aggiungere che la legge in esame è gravemente carente anche nei confronti dei rapporti tra Consiglio e Giunta, da una parte, e Consiglio e personale dall'altra. Non credo di dare informazioni particolari ai membri della Giunta dicendo che il personale è gravemente scontento e che se si dovessero definire con una frase i rapporti che esistono tra Giunta e personale bisognerebbe dire che si tratta di rapporti di totale e reciproca disistima. Il personale, in questo palazzo regionale e nelle varie "dépendances", è sotto impiegato, sotto responsabilizzato e sovente si chiudono gli occhi di fronte a degli evidenti, mi permetto di dire evidenti, esempi di "pelandronite" acuta che diventa cronica.
Ora, in questa situazione, praticamente, noi abbiamo accettato il principio per il quale attraverso un sistema di salari, si garantisce il silenzio e la inefficienza della burocrazia. Noi abbiamo fatto la politica del numero, della quantità, invece di fare la politica della qualità.
Se mi è permesso dirlo, chiunque abbia letto un libro di storia si rende conto come molto sovente le grandi riforme, che sono attribuite a grandi uomini, sono dovute in realtà al lavoro oscuro, ma importantissimo, della burocrazia e che tutte le volte che si parla di un grande statista si afferma che uno dei suoi meriti è quello di aver saputo scegliere bene i suoi collaboratori. Noi, come Regione, dopo aver fatto molti discorsi, specie in certe Commissioni, abbiamo fatto tutto il contrario: paghiamo male, ripeto, perché la verità è questa, molte persone, invece di pagare bene, secondo i prezzi correnti, del personale effettivamente qualificato e capace.
Oltre a queste considerazioni bisogna dire che vi sono interferenze di ordine politico per cui vengono assunte torme di galoppini elettorali, legioni di amici del giaguaro e vi sono pochissimi funzionari effettivi.
Con questo sistema noi crediamo che non si possa amministrare una Regione e abbiamo una triste certezza: il personale regionale farà di tutto per boicottare, perché, trattato in questa maniera, avrà come unica difesa quella di adeguarsi ai livelli minori di responsabilità e di redditività.
Per noi l'Amministrazione regionale non è un padrone come gli altri: non esiste da una parte chi ricerca un profitto e dall'altra chi deve assolutamente essere sfruttato; la burocrazia esiste in quanto garantisce un servizio alla collettività, prima viene l'interesse della collettività, poi gli interessi particolari. Non solo, ma con questo sistema di procedere a pezzetti, dove si correggono continuamente le decisioni prese precedentemente e si cerca quasi di tagliare un abito su misura a seconda delle differenti necessità degli individui che sono impiegati, si incancrenisce sempre più il problema e non si prendono quelle disposizioni che dovrebbero essere severe, e nello stesso tempo giuste, per risolvere il fondamentale problema del personale regionale.
Non credo di insegnare niente a nessuno, ma sanno tutti, quelli che da alcuni anni vivono in questo palazzo, quanto sia difficile, fare il boia e l'impiccato, quanto sia sterile il lavoro dell'Amministratore pubblico che non ha una burocrazia efficiente, che non ha collaboratori zelanti e entusiasti; sappiamo quanto voi siate in questo momento nell'impossibilità di fare quelle scelte difficili, che dovrebbero essere fatte, per mancanze dello strumento che voi pervicacemente vi rifiutate di creare; è come se volesse incidere nella dura realtà, nella resistenza delle cose, con un coltello che ha la lama fatta di carta: vi rimarrà il manico in mano e non potrete assolutamente agire con quella incisività e con quella fermezza che sono assolutamente indispensabili.
Ebbene la nostra proposta è una proposta concreta ed è quella di rinviare questo progetto di legge, di discuterlo al giusto livello e con la giusta pubblicità, con tutti gli altri interessati e di prendere una decisione che dal punto di vista salariale potrebbe anche essere quella che è qui contenuta. Ma si tratta di prenderla con la coscienza di aver effettivamente discusso, per una volta, tutti, come Consiglieri regionali, di questo gravissimo problema; nel caso contrario, nel caso che invece questo progetto di legge ci sia proposto con una alternativa semplice: o lo si vota oppure si dichiara che si è contrari, noi, per le ragioni che abbiamo esposto, dichiariamo di essere contrari e ci permettiamo di dire questa frase un po' volgare: volete pacioccare da soli nell'orto del personale non quello che sarà meno gravido di conseguenze della vostra politica o meglio della vostra mancanza di politica.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Borbey. Ne ha facoltà.
Borbey (DC) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, non sono addentro nelle delicate questioni dell'organico e del personale e mi sono quindi preparato, assieme ad alcuni amici di partito, una piccola relazione che ho il piacere di esporre.
Signor Presidente, Signori Consiglieri, non è facile discutere sulla questione del personale regionale: il discorso è talmente contorto che anche il tecnico più attento e capace rischia di perdersi nei meandri del problema. La cosa tuttavia si è fatta ormai tanto grave che non è possibile nascondere la testa come gli struzzi e lasciare decidere agli altri... Signor Presidente della Giunta, durante l'illustrazione del bilancio di previsione per questo esercizio finanziario lei ha invitato tutti i Consiglieri regionali a responsabilizzarsi su questo problema. Lei Signor Presidente ha chiesto ai Consiglieri regionali di esserle vicino e collaborare alla risoluzione di questo problema che rischia di paralizzare l'Amministrazione regionale ed è per questo che noi oggi vogliamo dirle francamente tutto quello che pensiamo. Noi crediamo che a volte lei nella veste di principale responsabile dell'attuale Giunta regionale prenda delle decisioni che di fatto violano la potestà del Consiglio regionale.
La trattazione del disegno di legge proposto dalla Giunta regionale sulla concessione di un assegno pensionabile è pertanto lo spunto buono affinché, e me lo auguro vivamente, si prenda in esame il problema.
Ciò che voglio esporre in merito all'assegno pensionabile necessita di un piccolo preambolo.
Pochi giorni fa durante la lunga discussione del bilancio di previsione della Regione, tutti i Gruppi consiliari hanno parlato dell'organizzazione, o meglio della disorganizzazione, del servizio della Regione. La stessa Giunta ha riconosciuto che l'apparato burocratico regionale non è più in grado di far fronte alle nuove esigenze createsi in questi ultimi tempi: la Regione funziona male, è disorganizzata, i servizi sono scoordinati, le pratiche si perdono negli uffici, quasi come succede nei deprecati ministeri romani; una domanda di contributi a favore dell'agricoltura ha bisogno di 6-8 mesi, se non un anno, di tempo per essere evasa. Tutto ciò non reca molto lustro al Consiglio, non reca molto onore alla nostra Valle.
Mi aspettavo di conseguenza che la Giunta regionale sottoponesse all'approvazione del Consiglio, o quanto meno chiedesse l'approvazione di un provvedimento tendente a trovare un correttivo a questo stato di cose; evidentemente mi sono sbagliato. Ho in effetti sentito parlare di un progetto della Giunta di affidare ad una Società di consulenza di Milano uno studio sul nuovo regolamento organico del personale ed ho anche sentito parlare di un preventivo di spesa di 40.000.000 di lire e di un anno di tempo. Mi scusi, Presidente Dujany, ma lei sta cercando veramente di accantonare questo problema per un anno e forse oltre!
Un vestito confezionato a Milano, anche se da un ottimo sarto, ma al quale non si danno le misure dell'interessato e non si dice la funzione che si vuol dare all'abito, vestirà sempre male; i ritocchi porteranno via tempo e danaro e si avrà sempre un abito aggiustato.
Ecco ciò che lei sta per fare, Signor Presidente.
Non c'è bisogno di studi che finiscono sempre nel cassetto!
Abbiamo visto quelli dell'Ufficio Programmazione: gli studi ci sono e sono anche divenuti realtà. Guardi le leggi sull'organizzazione dei servizi e sullo stato giuridico del personale delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto e Lazio e si accorgerà che le Regioni ultime arrivate, con potestà legislativa più limitata della nostra, hanno dato dei punti alle prime venute, a quelle che hanno ormai 27 anni di esperienza.
Non c'è bisogno di studi, lo ribadisco, non c'è bisogno di spendere 40.000.000 di lire.
Guardando quelle Regioni che hanno creato regolamenti e servizi snelli, adatti cioè alla vita dei nostri giorni, potremo riadattare queste leggi alla nostra Regione, alle diverse competenze che abbiamo per ottenere qualcosa di veramente valido. Certo ci vuole la volontà politica di fare qualche cosa, il Presidente Bondaz, ed il compianto Presidente Avv. Bionaz, ne seppero qualcosa quando nel 1956 e nel 1966 trattarono e definirono questo argomento Forse furono provvedimenti non perfetti, ma vorrei sapere quanti dipendenti regionali, allora poco contenti, oggi ringraziamo per queste leggi regionali.
Veniamo al problema di oggi.
Ritengo anzi tutto porre l'accento sul fatto che un provvedimento di tale portata non debba essere trattato, discusso ed approvato dalla Giunta regionale e quindi sottoposto alla ratifica del Consiglio. Il Consiglio regionale, se non sbaglio, ha ben altre competenze, che non quella di ratificare i provvedimenti approvati dalla Giunta; il disegno di legge che oggi il Consiglio deve votare, leggo dalla relazione, sostituisce l'assegno perequativo concesso ai dipendenti dello Stato. Lo sostituisce, però ne ricalca, nelle sue linee, i principi. La prima domanda che mi sono posto è quella relativa al motivo per cui si deve sostituire l'assegno perequativo dello Stato; leggendo la legge 19 novembre 1973, n. 734, relativa alla concessione di un assegno perequativo e la soppressione di indennità particolari, ho notato che lo Stato, per eliminare la jungla retributiva e le sperequazioni economiche esistenti tra i propri dipendenti, ha soppresso varie indennità particolari, cioè non corrisposte alla totalità dei propri dipendenti, è concesso questo assegno per rimettere un po' di ordine.
Per quale motivo ai dipendenti regionali non può essere attribuito tale assegno?
Perché hanno una carriera diversa o perché hanno già dei super stipendi?
Non mi risulta. La loro carriera non è aperta come, fatti salvi certi limiti, non lo è quella degli statali e gli stipendi sono più o meno quelli dei dipendenti statali.
Se vogliamo parlare di cifre, dirò che un impiegato di ruolo di gruppo C con quattro anni di servizio guadagna 130.000 lire mensili; un usciere con 20 anni di servizio 190.000 lire mensili; un maresciallo delle Guardie Forestali con 22 anni di servizio 220.000 lire mensili; un ragioniere, un geometra o un segretario all'inizio della carriera guadagna 160.000 lire mensili e dopo 16 anni di servizio 240.000; un dirigente, appena assunto, percepisce 250.000 lire, dopo sei anni di servizio 300.000 e dopo 30 anni, alla fine della propria carriera 450.000 lire.
Se vogliamo fare paragoni, possiamo parlare degli stipendi degli impiegati e dirigenti della Soc. COGNE e dei salariati ed impiegati dell'ENEL o della SIP, quindi penso che non si possa neppure dire che i dipendenti regionali sono dei super-stipendiati; sono dipendenti che, al contrario, non guadagnano nulla di speciale.
Esiste poi una legge regionale a favore dei dipendenti, la... 1956, n. 6, che all'articolo 169 stabilisce l'estensione delle indennità concesse ai dipendenti statali ai dipendenti regionali.
Si tratta di una legge che deve essere osservata anche dagli amministratori regionali, ma ciò che più mi ha scandalizzato in questo disegno di legge è sapere che, per la diversa decorrenza attribuita dalla Giunta a questa legge, circa 20 dipendenti collocati in quiescenza nel '73 avranno un danno economico rilevante.
Questo è un fatto veramente qualificante per una Giunta progressista!
Per mia informazione ho chiesto ad un legale circa la validità dell'operazione che la Giunta chiede al Consiglio di ratificare: un eventuale ricorso in tal senso, per un qualsiasi dipendente, avrebbe implicazioni giudiziarie.
Come si può chiedere ad un amministratore regionale di votare un provvedimento basato su presupposti tanto errati?
Ma, oltre a ciò, vi sono ancora circa 100 dipendenti che beneficiano della legge degli ex-combattenti entro il giugno del 1975 e con una legge così congegnata avranno un danno notevole agli affetti della pensione e della liquidazione. È un bel modo di ripagare gli ex-combattenti, coloro che si sono battuti per ottenere anche l'Istituto democratico a cui tutti noi siamo chiamati ad operare, ed ancora coloro che dopo la guerra hanno dato il loro lavoro per questa Amministrazione!
Con il progetto di legge che la Giunta ha presentato si è voluto creare uno stato di confusione, così come si è creato ed avallato, sempre da parte della Giunta, lo stato di agitazione che oggi regna tra i dipendenti. Responsabilità della Giunta sia ben chiaro!
Si è voluto snaturare la portata dell'assegno perequativo!
Se i sindacati e la Giunta volevano un provvedimento economico a favore dei dipendenti regionali per venire incontro al maggior costo della vita e alla conseguente svalutazione dei loro stipendi, approvando la concessione di 30.000 lire mensili uguali per tutti, non vi sarebbe stato nulla da obiettare, ma volutamente si è voluto fare un polpettone tra assegno perequativo ed assegno pensionabile; il tenore e la portata dei due provvedimenti è nettamente diversa e pertanto, per la conseguenza che recheranno all'apparato regionale, non mi trovano consenziente. Ma in mezzo alla confusione la "Giunta Dujany" si trova bene: ha approvato le tabelle dei dipendenti del Comune di Aosta, ricavate secondo una interpretazione di un accordo sindacale nazionale per i dipendenti comunali, ma sembra non saper come togliere dai fuochi ardenti i Sindaci degli altri 73 Comuni della Valle i quali non possono, se non con intervento finanziario della Regione, ed in analogia a quanto fatto per il Comune capoluogo di Regione, concedere gli stessi benefici ai propri dipendenti.
Questo stato di confusione, di agitazione, di scioperi, ammetta Signor Presidente, non rende un buon servizio alla collettività valdostana. E tutto ciò a causa del frammentario modo di esaminare e risolvere i problemi, al frequente affidarsi al parere spregiudicato di amici e organizzazioni che anche in passato hanno fatto conoscere i loro limiti.
Cosa fare del provvedimento che la Giunta oggi chiede al Consiglio di ratificare?
Da parte nostra non possiamo certo avallare questo stato di confusione; non possiamo dare la nostra approvazione a questo miscuglio di interventi e, per quel poco di esperienza e di buon senso che ci ritroviamo, l'unico rimedio allo stato di confusione che si è creato sia fra i dipendenti in servizio che fra quelli che sono pensione, è l'approvazione di un emendamento all'art. 1 del disegno di legge tendente a concedere dal primo gennaio 1973 l'assegno perequativo ai dipendenti regionali.
Si dia al personale un trattamento economico perequato e si vedrà che su tale fondamentale principio, si potrà ancora ricostruire l'apparto regionale.
Per quanto riguarda l'indennità regionale non si abbia paura e non si creda agli equivoci volutamente messi in circolazione, questa indennità fa parte del trattamento economico comune a tutti i dipendenti regionali e non è quindi una indennità particolare. Se esistono dubbi in proposito si potrà sempre prendere in esame quello che ha fatto la regione Trentino-Alto-Adige, che, come lei sa Signor Presidente, ha mantenuto ai propri dipendenti l'indennità regionale pari al 35% dello stipendio, pur concedendo l'assegno perequativo dello Stato.
Certo ci sarà una spesa maggiore, ma perché proprio oggi si viene ad obiettare su questa spesa quando per gli insegnanti elementari e professori non si è mai parlato di spesa maggiore e il Consiglio non ha mai saputo come è stata affrontata questa maggiore spesa?
La Giunta regionale non ha obiettato nulla agli insegnanti di Scuola Materna regionale, lavoratori con lo stesso stato giuridico dei dipendenti regionali, quando si è loro giustamente concesso l'assegno perequativo sena peraltro approvare nessuna maggiore spesa ed oltrepassare i limiti di finanziamento autorizzato dalla legge regionale 3 agosto 1972, n. 22.
Quindi è solo questione di volontà politica e non certo di impossibilità legale a concedere l'assegno perequativo ai dipendenti regionali.
Chiedo pertanto alla Giunta regionale l'approvazione di un emendamento all'articolo uno della legge regionale 19 novembre 1973, n. 734 mediante il quale si estendano ai dipendenti regionali i benefici di cui all'art. 19 della legge stessa.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri avevamo giustificato l'assenza del collega Jorrioz, perché fuori Aosta, il Consiglio prende atto del suo rientro in sede e quindi della presenza in aula.
Altri Consiglieri chiedono la parola?
Vorrei ricordare al Consigliere Borbey che le proposte di emendamenti devono essere fatte per iscritto e laddove investano problemi finanziari devono indicare la copertura.
Non c'è più nessuno che chiede la parola?
La Presidenza non può obbligare i Consiglieri a prendere la parola, può limitarsi a leggere l'art. 59 del Regolamento: Quando non vi siano Consiglieri iscritti a parlare - e questo è il nostro caso - il Presidente dichiara chiusa la discussione".
Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Volevo solo ricordare che c'è stata una richiesta formale da parte del Consigliere Andrione a nome del nostro Gruppo nel senso di un rinvio di questo disegno di legge.
Dolchi (Presidente) - Sì, c'è stata una richiesta di sospensione, il Consigliere Andrione però non ha fatto specifico ed esplicito riferimento all'art. 51 del Regolamento, anzi nel corso del suo intervento ha rilevato che se il dibattito fosse proseguito il Gruppo UV avrebbe adottato una posizione contraria.
Se questa che adesso viene formalizzata dal Vice Presidente Fosson è anche nel pensiero degli altri componenti del Gruppo UV io metto in discussione la proposta di rinvio in base all'art. 51 del Regolamento. Mi deve però essere fatta questa richiesta in modo formale.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - Non ritenevo di formalizzare la richiesta di sospensione in quanto pensavo che la discussione generale avrebbe portato degli elementi di valutazione agli uni e agli altri; ci sarebbe stato un dialogo, un confronto. Invece sembrava che la discussione si fosse placata.
Può darsi che se il Presidente è così gentile da aspettare ancora alcuni minuti, oltre al Consigliere Pedrini, si iscriveranno altri Consiglieri e sentiremo anche le loro opinioni.
Dolchi (Presidente) - Mi pare di capire che il Consigliere Andrione non formalizza per il momento la sua richiesta ai sensi dell'art. 51 del Regolamento.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Pedrini.
Pedrini (PLI) - Ho poche cose da dire.
Condivido in parte quello che ha detto il Consigliere Andrione, però non trovo giusto che questo disegno di legge venga rinviato: c'è gente che verrebbe ad essere danneggiata da questo rinvio e c'è qualcuno a cui le 30.000 o le 40.000 lire fanno comodo.
Io volevo pregare allora il Consigliere Andrione di accettare il disegno di legge e le cifre che in esso sono riportate come acconto, solo come acconto, e naturalmente sospendere il disegno di legge in attesa di trovare una via d'uscita attraverso degli incontri con i dipendenti e con il Consiglio regionale.
Io ed il collega Andrione abbiamo fatto parte della Commissione consiliare per i dipendenti e a un dato punto ci siamo visti presentare questo disegno di legge, che evidentemente non approviamo; bisognerebbe trovare la maniera di dare questa cifra come acconto e di rimandare le norme rimanenti per un breve periodo al fine di trovare una formula di accordo con tutti i dipendenti e non soltanto con una parte di essi.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - Non pensavo di intervenire perché comprendo quanto possa essere noioso, per chi ascolta, sentire sempre le medesime voci; cercherò perlomeno di essere breve non volendo finire col fare della demagogia.
Il nostro amico Presidente della Giunta ha avuto un'infelice battuta nei confronti del collega Consigliere Borbey quando disse sorridendo: "stavo guardando in galleria per vedere chi aveva scritto quella relazione".
Ebbene, noi non abbiamo perplessità di questo genere: abbiamo capito perfettamente che anche a voi qualcuno ha preparato il piatto.
Io amo affrontare i problemi fino in fondo, con decisione: rinviando e dando degli acconti non risolveremo niente.
Non vorrei essere accusato di guastare il clima tranquillo, ma mi sembra che ad un certo momento qualche cosa si debba puntualizzare, altrimenti perderemmo soltanto il nostro tempo.
Avrei gradito sentire un intervento del Consigliere Tonino, per esempio: io ricordo che quando il Consigliere Tonino faceva parte della minoranza era un difensore strenuo, accanito, del personale della Regione, per cui chi allora sedeva sui banchi del Governo era accusato di essere un negriero, di far parte della classe padronale e di non voler assolutamente risolvere il problema del personale.
È indubbio che il personale dei nostri uffici è il nerbo dell'Amministrazione regionale; è altrettanto vero che se il personale dell'Amministrazione è soddisfatto, come ha già detto l'amico Consigliere Andrione e il Consigliere Borbey, c'è un malcontento che si riflette sull'andamento amministrativo della Regione.
Ci si rimprovera di non essere capaci, pur avvalendosi della nostra autonomia, di risolvere i problemi della nostra famiglia, perché noi stiamo parlando in questo momento degli impiegati regionali, lasciamo stare per un momento gli impiegati comunali di Aosta e quelli della periferia, dei quali parleremo in altra occasione e di cui condividiamo, lo anticipiamo fin da adesso, la loro posizione.
Un primo rimprovero lo rivolgo a tutti noi che non siamo capaci di portare avanti il problema amministrativo del nostro personale.
L'altro giorno, quando io mi sono permesso di dire al Presidente della Giunta, in fase di discussione del bilancio di previsione per l'esercizio di quest'anno. "Signori, non veniteci poi a dire che essendo congelato il bilancio non si può fare niente perché mancano i denari", saggiamente il Presidente della Giunta mi rispose: "caro Consigliere Bordon, non crederai mica di risolvere il problema de personale soltanto da un punto di vista economico; bisognerà vederlo in un quadro generale, in un modo più ampio".
In altra occasione, mi pare in riferimento col personale che viene passato di ruolo dopo aver coperto per un certo lasso di tempo un determinato incarico, mi sono sentito dire che questa era stata una elargizione che il Consiglio regionale aveva fatto a favore di certe persone. Benissimo: se abbiamo fatto delle elargizioni non è detto che non si possa continuare, però io sono un po' perplesso da questa storia dei rinvii.
Se non sbaglio, alla vigilia di Natale la maggioranza dei Consiglieri disse che era favorevole all'"una tantum" di 200.000 lire, noi non eravamo di questo parere; ritenevamo però di non poter votare contro l'"una tantum", eravamo alla vigilia delle festività natalizie, allora si è generalmente migliori, e a quanti alla fine dell'anno fa piacere avere 200.000 lire in tasca!
Avevamo anche detto, Signori Consiglieri, che per noi l'"una tantum" era una cosa da conguagliare.
Nel caso del progetto di legge che la Giunta ha presentato in Consiglio devo dire che anche noi siamo d'accordo di rinviarlo, se questo può portare ad una soluzione celere che si prevede soddisfacente per tutti; io sono del parere che lasciando incancrenire la questione, cioè non affrontandola di petto, non si risolve niente.
Non è dicendo: "diamogli un acconto", scusa amico Pedrini, io ho capito che tu lo hai detto a fin di bene, con l'intenzione di risolvere una questione che potrebbe trascinarsi anche per delle ore.
Bisogna avere il coraggio di affrontare questo problema e di portarlo avanti; che le mie idee non collimino con quelle della Giunta non è un male; perché ognuno è qui per dare una sua impostazione.
Per esempio, io penso che, non è livellando tutto ciò che si risolve questo problema, ma niente di grave per questo, ciò che importa è che ognuno prenda posizione.
Non si può dire oggi una cosa, l'indomani dirne un'altra e tra qualche giorno ripeterne ancora un'altra: dobbiamo dire quello che sentiamo, è un problema di volontà politica; non posso neanche dire che sia un problema finanziario, perché l'aspetto finanziario doveva essere presente in sede di discussione del bilancio preventivo.
Noi indubbiamente dobbiamo decidere qualche cosa e allora Signori dobbiamo dire: o si applica la legge dello Stato così com'è, come viene richiesto, oppure si riuniscono le parti e si ascoltano.
Io penso che quando veniamo a conoscenza che sono in atto degli scioperi dobbiamo rattristarci, perché a volte le giuste rivendicazioni che i lavoratori portano avanti incontrano delle difficoltà a causa dell'impossibilità della controparte di esaudire le richieste, ma in seno all'Amministrazione regionale queste cose non dovrebbero accadere.
Lo sciopero può avvenire benissimo in tanti altri posti, ma non qui, nella nostra famiglia regionale.
Anche nella famiglia regionale ci può essere una minoranza che ha torto, ma, io chiedo scusa, ho la netta impressione che qui non sia una minoranza. Mi sembra che sia la maggioranza a difendere determinati principi, principi che sono connessi alla natura stessa del lavoro impiegatizio; infatti anche chi occupa l'ultimo grado della scala gerarchica svolge il suo lavoro e da questo trae beneficio, io ritengo però che chi occupa un determinato grado della scala gerarchica debba avere diritto ad una piccola differenza di trattamento economico.
Mi permetto di richiamare la vostra attenzione su questo fatto: se si deve rinviare l'esame del disegno di legge per trovare una soluzione veloce, siamo d'accordo, ma se si deve rinviare soltanto per scaricare il problema, per rinviarlo ancora, noi non siamo più d'accordo.
Vedrete che, passati 10-15 giorni, ricominceranno gli scioperi e andremo sempre peggio perché la cosa si incancrenirà sempre di più.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri siamo sempre in sede di discussione generale.
Io vorrei chiedere ai Colleghi che hanno avanzato proposte di sospensione o di interruzione, se intendono formalizzare le loro proposte, in caso contrario prosegue la discussione generale.
Se nessuno si iscrive a parlare io dichiaro chiusa la discussione generale... ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Io chiedo scusa al Presidente, ma se lei dichiara chiusa la discussione generale, con ogni probabilità, la discussione si riaprirà sull'art. 1, 2 e avanti di questo passo e non mi sembra che sia un metodo ordinato di procedere, né che sia il metodo seguito finora da questo Consiglio.
Siamo stati in quattro oratori a portare delle critiche, anche differenti, a questo disegno di legge; ci sembrerebbe giusto, prima di intervenire, per la seconda volta, ascoltare qualche argomento a sostegno di questo progetto di legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Maria Ida Viglino. Ne ha facoltà.
Viglino (RV) - Io vorrei fare una domanda al Presidente della Giunta.
Vorrei conoscere i reali motivi che hanno portato la Giunta a negare l'assegno perequativo al personale dipendente in base alla legge nazionale e a sostituirlo con l'assegno uguale per qualunque coefficiente che viene espresso nell'art. 1 della legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.
Parisi (MSI-DN) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, ho l'impressione che il proverbio: "chi tace acconsente", sia attuale.
La maggioranza non prende la parola perché evidentemente ha accettato di fatto ciò che la minoranza ha esposto fino a questo momento.
Sulla questione generale, già esposta molto chiaramente dai colleghi che mi hanno preceduto, cerco di sorvolare; c'è per me un problema fondamentale che va affrontato: il riconoscimento del servizio prestato in precedenza e che serve per passare di ruolo.
È una ingiustizia talmente palese che non trova nessun raffronto.
Ecco come si concretizza questa ingiustizia: l'art. 104 della legge regionale 28 luglio 1956, n. 3 riconosceva tutto il servizio in precedenza prestato dal personale della Regione; successivamente e precisamente nell'ottobre del 1958, con la legge n. 6, si abrogava la precedente disposizione di legge e si faceva partire il conteggio del primo luglio del '56, quando la legge parlava di 28 luglio, quindi era retroattiva e nello stesso tempo punitiva.
Ora, a quanto mi risulta, vi è del personale che è stato assunto dalla Regione nel 1952 e nel 1956 aveva maturato quei diritti dei quali attendeva di poter fruire allorché sarebbe passato di ruolo, ma la legge 30 ottobre 1956, n. 6 eliminava questa possibilità.
Oggi invece si ritorna su questo problema e si prospetta la possibilità di riconoscere l'80% dl servizio prestato in precedenza. D'accordo Signor Presidente, Signori della Giunta, ma in che modo noi consideriamo questo 80%?
Si dice che chi ha fruito in precedenza del 40% fruirà soltanto di un altro 40%; ma in base a quale calcolo? Se lo facciamo per tutti gli anni di servizio prestati, allora noi avremo l'80%, se invece noi defalchiamo il primo 40% già riconosciuto e calcoliamo il 40% del periodo ancora da riconoscere puniamo ancora questo personale che ha diritto a certe prerogative.
Una cosa è certa questo personale vanta ormai 22 anni di servizio e non è ancora giunto al massimo dello stipendio, Signor Presidente, questa è una ingiustizia; una ingiustizia certamente non voluta da Lei, per carità me ne guarderei bene dall'affermarlo, però se vogliamo essere noi quelli che devono andare in contro a chi lavora, non ci deve essere assolutamente nessun trattamento discriminatorio, ed è per questo che dobbiamo riconoscere il 100% del sevizio prestato.
Mi riservo di intervenire successivamente anche per dichiarare la mia posizione in materia.
Grazie.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.
Monami (PCI) - Il problema dei dipendenti è certo uno dei problemi più scottanti e più importanti che l'Amministrazione pubblica affronta quasi quotidianamente. Lo affrontiamo oggi e ci troveremo ad affrontarlo in futuro; nessuno, come noi, è cosciente come una pubblica Amministrazione funziona soltanto, anche, non direi totalmente, Borbey e collega Andrione, nella misura in cui esiste una burocrazia capace, che sia in grado di fornire alla Pubblica Amministrazione e alla gente, soprattutto, tutti quei servizi e quei compiti che gli sono demandati.
È naturale che i funzionari, soprattutto quelli di alto grado, coi quali ho avuto occasione di collaborare più volte in altre amministrazioni, nell'Amministrazione del Comune di Aosta e nell'Amministrazione regionale, debbono essere dei funzionari capaci, che si formano, si selezionano, si scelgono con un metodo rigoroso che è quello dei pubblici concorsi e anche quello della promozione per merito ecc.
Guai a noi se pensassimo di poter far funzionare l'Amministrazione regionale senza questa burocrazia; è altrettanto vero però, e sono profondamente convinto di quanto sto dicendo, che il personale regionale o il personale comunale o il personale dello Stato o in genere il personale del pubblico impiego, non lo si conquista ad una burocrazia efficiente soltanto facendogli balenare davanti agli occhi dei grossi guadagni.
Mi pare che quando il Presidente della Giunta regionale giustamente così inquadrò il problema, non volesse affatto dire, che i funzionari non devono essere tenuti nel giusto conto, che i funzionari alti, medi e bassi non devono avere la giusta remunerazione, diceva però che, per avere un certo tipo di funzionari e di burocrazia, lo strumento utile non è soltanto quello del denaro, della sollecitazione del guadagno. Secondo me ci sono molti problemi che vanno affrontati: la riorganizzazione dei servizi, la migliore utilizzazione de personale ecc. Sono d'accordo col collega Andrione: possono esserci dei funzionari sotto impiegati, sotto occupati, non utilizzati nel modo piò idoneo, ci sono dei funzionari che potrebbero dare di più, bisogna metterli nelle condizioni perché possano dare di più, non soltanto, dicevo, facendo balenare loro davanti agli occhi l'aumento di stipendio, dobbiamo nei confronti di questi, esercitare quella politica che non deve certamente essere paternalistica, che noi non condividiamo, ma non deve neppure essere la plica che il normale datore di lavoro italiano esercita nei confronti dei lavoratori.
La Pubblica Amministrazione è un datore di lavoro di tipo particolare e deve saper tener conto della sua collocazione dell'alta funzione della burocrazia.
Questi problemi, a differenza di quanto dice il collega Borbey che ha richiamato la memoria del povero Bionaz e del predecessore Bondaz, i quali avrebbero risolto la questione in modo eccellente, non sono per esperienza personale di quasi trent'anni di vita politica, mai stati risolti, sotto nessuna bandiera, neppure sotto quella di Bionaz e di Bondaz.
D'altra parte, se dovessimo seguire gli orientamenti che ci vengono da amministratori molto più in alto di noi, da quelli dello Stato, ci accorgeremmo di come, purtroppo, anche la burocrazia dello Stato lascia non dico "alquanto", ma "totalmente" a desiderare.
Basterebbe guardare i disservizi delle Poste, non certamente causati dagli impiegati o dai dipendenti postali, i disservizi dei settori più importanti e delicati dello Stato, non attribuibili certamente o al personale ferroviario o agli impiegati dei Ministeri, ma attribuibili a quella autorità. A quegli amministratori che non sono stati capaci di risolvere, nel passato come oggi, i problemi del pubblico impiego.
Io credo che l'addebito che così gratuitamente qualcuno ha voluto fare alla Giunta e al suo Presidente, è un addebito che va fatto a tutte le precedenti Giunte.
Questa maggioranza ha già dato alcune prove di voler modificare qualche cosa: un tentativo, per altro riuscito, nessuno lo ha potuto negare, di presentare un bilancio di tipo diverso, l'impegno, affinché la Programmazione non rimanga il libro dei sogni, come dice il Consigliere di Sviluppo Regionale che dovrebbe essere la sintesi, l'atto finale, della Programmazione.
Questo vuol dire che l'attuale maggioranza si sta muovendo ed è impegnata a correggere le storture di cui questo Consiglio è ancora vittima anche nell'ambito dei problemi della burocrazia e dei dipendenti regionali.
Forte di questo impegno della maggioranza, io sono convinto che riusciremo a portare a termine un certo discorso.
Non credo che tale discorso sia accettato da tutti gli 800 dipendenti regionali; c'è sempre una frangia di malcontento, ma ritengo che il nostro punto di riferimento non debba essere la frangia di malcontento, bensì l'indicazione che viene dalla maggioranza del personale dipendente regionale.
Per sfatare l'idea dell'esistenza di una reciproca disistima, come asserisce il collega Andrione, fra l'Amministrazione regionale e i dipendenti regionali, e l'idea che i provvedimenti che andiamo prendendo non sono accettati dalla maggioranza dei dipendenti regionali, basterebbe analizzare alcuni elementi:
- alla vigilia di questo dibattito un Sindacato, non ben identificato, ha promosso uno sciopero dei dipendenti regionali di 48 ore, a questo sciopero hanno aderito 232 persone su 800 dipendenti: ciò vuol dire che gli oppositori a questo provvedimento non sono la maggioranza dei dipendenti regionali. Questo è un punto di riferimento valido per stabilire da che parte sta la maggioranza e quale deve essere l'orientamento della Giunta;
- d'altra parte, il provvedimento che ci viene sottoposto non è altro che il frutto di una trattativa sindacale, collega Bordon, di una trattativa sindacale fra l'Amministrazione regionale e i Sindacati, le tre Confederazioni sindacali più il S.A.V.T. Io, uomo politico, o quanto meno, dell'Amministrazione pubblica, sono cosciente di fare cosa gradita alla maggioranza del personale regionale in quanto accetto una proposta che il loro Sindacati hanno portato avanti.
Se poniamo in questi termini la questione, non vediamo nulla di grave, o di non comprensibile, nel provvedimento che vi viene sottoposto, Al di là, comunque, di queste considerazioni, di come si comporti cioè la maggioranza dei dipendenti regionali e di come questa proposta sia frutto di una trattativa sindacale, vorrei aggiungere alcune considerazioni personali circa la giustezza di questo provvedimento.
Siamo in un momento particolarmente difficile della vita nazionale: il rincaro dei salari (il rincaro della vita precede sempre gli aumenti salariali e questo lo dico per sfatare la voce qualunquistica diffusa da coloro che vorrebbero attribuire la colpa del rincaro agli aumenti salariali) tale aumento del costo della vita colpisce in modo particolare gli stipendi più bassi, che non sono quelli elencati nella tabella che la Giunta ci ha fornito. In questa tabella vediamo dipendenti regionali che hanno uno stipendio che parte da 1.200.000 all'anno per arrivare a 12.214.800 di lire all'anno, pari ad un milione al mese. Non possiamo negare che il rincaro del costo della vita incida di più sugli stipendi da un milione, da 1.200.000, da 2.300.00, da 2.500.000, quindi abbiamo proposto un assegno perequativo di questo tipo, cioè in grado di diminuire le difficoltà economiche soprattutto a chi percepisce un basso stipendio.
Questo provvedimento, secondo noi, è giusto perché fa giustizia di questa difficile situazione economica del nostro Paese che, come sempre, grava sulle spalle dei lavoratori, dei redditi più bassi.
D'altra parte per quanto riguarda, ed è l'ultima considerazione, quel Sindacato che ha promosso gli scioperi, non ho il piacere di conoscere i suoi dirigenti, né ho il piacere di conoscere le sue finalità; neppure ho conosciuto i motivi per cui questo sindacato è nato ed è proprio perché non ne conosco l'identità che non posso prestarvi fede.
Soltanto le Confederazioni sindacali, secondo me, offrono garanzie, perché sono Sindacati che in campo regionale operano da 30 anni, la CGIL, la CISL, la UIL e il SAVT, sindacati dei quali conosciamo i connotati, le caratteristiche e gli intendimenti, sappiamo le finalità che si pongono.
Ho dei dubbi, e voglio dirlo esplicitamente, sulle finalità di un Sindacato che può essere definito "giallo", "scissionista", che opera contro la faticosa unità sindacale che tutti i lavoratori, e anche tutti gli uomini politici intelligenti, si augurano; un Sindacato che ha aderito, in campo nazionale, alle confederazioni più scissionistiche e più curative di interessi delimitati, di categoria.
Per queste ragioni non possiamo in questo momento aderire alle richieste di quel Sindacato e siamo profondamente convinti della giustezza del provvedimento che la Giunta ci ha sottoposto.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri, da alcune parti ci è stata richiesta una sospensione, io ho chiesto se i proponenti intendevano formalizzare la loro richiesta ai sensi dell'art. 51 e 64 del Regolamento. Il Consigliere Andrione ha affermato che non intendeva, in quel momento della discussione, formalizzare la sua richiesta in quanto riteneva che nel corso del dibattito potevano nascere ulteriori elementi di confronto; se il consigliere Bordon intende formalizzare questa richiesta ne ha tutte le possibilità; io vi ricordo che se viene formalizzata il Consiglio si deve pronunciare per alzata di mano.
Allo stato attuale delle cose non saprei cosa mettere ai voti.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Cercherò di chiarire, ancora una volta, quale è la nostra posizione in merito a questo problema, dopo le considerazioni del Consigliere Monami.
Innanzi tutto, abbiamo sottolineato l'enorme importanza che la continuità e l'efficienza della burocrazia di uno Stato hanno per qualsiasi decisione politica e per qualsiasi amministrazione; in secondo luogo, contrariamente a quanto è stato proposto da altri banchi, noi non facciamo una questione salariale e non solleviamo il problema delle 30 o delle 40 o delle 50 mila lire.
Non credo che sia interessante stabilire il numero esatto degli scioperanti; quello che ci interessa è il clima, l'atmosfera, che vige all'interno di questo palazzo e se è vero che da quando è nata l'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta vi sono sempre stati, ed è giusto che vi siano e che continuino, dei conflitti, delle posizioni differenti tra personale e amministratori regionali, è altrettanto vero che, a nostro avviso, non si è mai arrivati ad un punto di rottura, a un punto, e lo ripeto, di reciproca disistima come al momento attuale.
L'Amministrazione regionale si è molto ampliata: esistono impiegati di ruolo, esistono ancora purtroppo impiegati incaricati, esistono giornalieri, esistono operari dediti a scavi sotto le affettuose cure dell'Assessore al Turismo, esistono assistenti ai lavori comandati dall'Assessore Pollicini, e avanti di questo passo.
L'Amministrazione regionale non sa esattamente, non valuta esattamente, qual è il tipo di lavoro, l'opera prestata dagli stessi dipendenti reginali a riposo: questa situazione di disordine, questa situazione che deve trovare una risposta politica, viene secondo noi peggiorata, complicata, procedendo in questa maniera.
Ripeto quello che dicevo prima: per noi questo provvedimento doveva e deve essere discusso con gli interessati, deve essere discusso in Consiglio, ognuno deve prendersi la propria responsabilità e, senza voler imitare l'astuzia dell'Assessore Milanesio, che quando intende fare passare in Consiglio qualche boccone amaro, parla di autocritica, noi saremmo felici, anche a titolo personale, di fare la nostra autocritica per quanto riguarda l'organizzazione dei servizi regionali.
Senza una presa di posizione di questo genere, a livello consiliare, non ci sarà mai la possibilità di una soluzione alla radice del problema, ed è per questo che noi critichiamo la Giunta regionale per aver combinato, scusatemi l'espressione, quest'accordo al di fuori di quelle che sono le giuste istanze, al di fuori del Consiglio regionale.
E il Consigliere Monami mi perdonerà: noi siamo estremamente sensibili al rincaro del costo della vita e abbiamo sempre affermato che chi lavora deve guadagnare in maniera...; però c'è un interesse specifico dell'Amministrazione regionale di garantire l'apporto di quelle forze intellettuali e di quelle capacità, specialmente dei giovani, che devono essere retribuite secondo quelle che sono le regole del mercato, perché altrimenti all'Amministrazione regionale entreranno sempre e soltanto quelli che non sono riusciti a trovare altrove occupazione.
Se, per esempio, la carriera dei Magistrati o di altre prestigiose funzioni dello Stato si svolge con certi parametri, non vedo perché l'Amministrazione regionale debba usare parametri diversi. Non voglio fare i conti in tasca a nessuno, ma rendiamoci conto di quali e quante forze noi possiamo perdere con una politica del personale chiusa e retriva.
Un'ultima considerazione: la spina dorsale, il punto fondamentale dell'Amministrazione regionale, contrariamente a quanto avviene altrove, sono i dirigenti e purtroppo, l'abbiamo detto in Commissione del personale, lo ripetiamo in pubblico, purtroppo, molto sovente, è a livello di dirigenti che l'Amministrazione regionale è più carente, ed è questo tipo di politica, secondo noi, che porta a questa deficienza fondamentale.
Per questi motivi noi votiamo contro, globalmente, al provvedimento; non facciamo delle questioni salariali, chiediamo che queste proposte possano essere prese come base, ma vengano discusse con gli interessati e il Consiglio regionale. Soltanto in questa maniera daremo prova, noi per primi, di quella serietà che molto sovente, a parole, chiediamo agli altri.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon per il secondo intervento. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - Il dibattito va avanti tranquillamente, a dispetto di chi, come il sottoscritto e molti altri, si era illuso di poter riesaminare questo problema.
Noi abbiamo sentito dire, da parte della maggioranza, dal Partito Comunista, che essi sono convinti di agire per il meglio applicando questa soluzione. Noi non abbiamo niente da dire; tutte le idee sono opinabili e questo è un confronto di idee!
Ma soffermiamoci soltanto un momentino: abbiamo sentito parlare di Sindacati nazionali, di quelli soliti coi quali noi viviamo tutti i giorni; qui ne è venuto fuori un altro. Ha torto? Ha ragione? Ha valore? Non ne ha?
Come Consigliere regionale, e penso che siamo in tanti, qui dentro, a condividere questo punto di vista, non sono venuto per esprimere il parere sul Sindacato "A" o sul Sindacato "B", per dire che un Sindacato, sorto più tardi, ha meno valore di un altro.
Siamo felicissimi che la Giunta abbia sentito i Sindacati, forse, in nome della democrazia, avrebbe dovuto sentire anche l'altro, e non mi risulta che l'abbia fatto.
Io mi chiedo, qualche volta, di quale profondo insegnamento siano certe maggioranze in Valle d'Aosta allorquando il Partito Comunista ne fa parte; in questo caso, determinati Sindacati, basano tutta una discussione su dei calcoli aritmetici vi sono 800 impiegati, 600 sono d'accordo con questo provvedimento, 200 no, c'è la maggioranza, il problema è tranquillo, pacifico, deve andare avanti.
Io non condivido questo punto di vista: sono del parere che se ci sono 600 impiegati d'accordo, cosa da accertarsi, ma non mi interessa farlo, bisognerà vedere per gli altri 200 se si può fare opera di persuasione. Non è mortificando 200 persone e facendo passare le richieste delle altre 600 che si risolverà il problema. È indubbio.
Ma ciò che mi preoccupa di più è questo: mi sono segnato alcuni punti di una circolare firmata dai tre Sindacati nazionali (è naturale che mi serva di certe impostazioni dei Sindacati; noi Consiglieri abbiamo il dovere di sentire cosa ne pensano anche quando siamo in minoranza), per esempio quando si legge, fra i vari punti, che: "i ritardi eccessivi e ingiustificati con cui l'Amministrazione regionale è passata dagli accordi verbali alla formulazione e approvazione di un disegno da portare in Consiglio, hanno però favorito per un verso il crearsi e l'estendersi di uno stato di profondo disagio e sconforto nella stessa grande maggioranza ecc. ecc.".
Signori, questa è un'accusa che viene fatta a noi; i Sindacati ci richiamano all'ordine, ci dicono: "Signori, guardate che la colpa di tutto questo è vostra, perché noi vi avevamo avvertito", infatti se continuiamo a leggere veniamo a sapere che: "non hanno certo contribuito al miglioramento della situazione, la constatazione che gli oneri degli aumenti concordati, non sono neppure stati previsti nell'ambito del bilancio preventivo '74, per cui alla copertura della spesa prevista nell'ambito del disegno di legge presentato al Consiglio si deve provvedere con una variazione degli stati di previsione".
Noi democristiani non avevamo sentito i Sindacati, ma ci eravamo permessi di dire: "guardate, Signori, nel bilancio di previsione bisognerà tener conto degli aumenti salariali".
Queste parole che vi ho lette, non sono nostre, perché se le avessimo dette noi non conterebbero niente, ma dette dai Sindacati hanno un altro peso. La circolare precisa inoltre che: "così, in questo modo, si favorisce direttamente la crescita delle spinte corporative e la formazione di Sindacati che a queste spinte si ispirano".
Signori, queste accuse vengono rivolte alla Giunta, vengono rivolte anche a noi! Voglio mettermici anch'io per generosità, ma queste accuse sono rivolte a voi, siete voi che avete tardato, siete voi che avete "bilanciato", siete voi che avete creato questa situazione e allora ogni commento è superfluo.
Signori Consiglieri, Signor Presidente della Giunta, questa circolare lei la conosce, queste accuse non sono rivolte a noi, sono rivolte a voi. Faccia un esame di coscienza e dica: "noi siamo in ritardo per tutte queste ragioni", che io potrei sempre giustificare.
La circolare continua: "se malauguratamente le spinte corporative dovessero prevalere non potremo certo assistere a quel grido di dolore, a quelle operazioni che coinvolgono tutto il corpo sociale della Valle, al di là degli interessi di parrocchia".
Un confronto tra le retribuzioni in atto alla Naz. COGNE, alla ILSSA-VIOLA, alla Guinzio e Rossi, alla Chatillon, con quelle che sono le richieste degli "autonomisti" potrebbe diventare veramente salutare. Ma anche un altro confronto potrebbe essere fatto, quello tra il trattamento dei dipendenti regionali e il trattamento del personale dei Comuni.
Io vi ho letto questa circolare con molta serietà, non per avvalermene, ma per farvi notare, Signori, che si dicono delle cose veramente gravi, pesanti.
Adesso, arrivati a questo punto, io credo che non possa offendere nessuno il ripetere in questo Consiglio, indipendentemente dai giudizi dei Sindacati, ognuno di noi dovrebbe dire quale è il suo punto di vista.
Il punto di vista della Democrazia Cristiana è semplicissimo: noi riteniamo che l'applicazione della tabella statale avrebbe evitato tutto questo mal contento, perché non è vero quando mi si dice: "200 insoddisfatti e 600 soddisfatti", non è vero questo perché i "600" in ogni caso verrebbero ad avere su per giù la stessa retribuzione e questo non lo trovo giusto... siamo qui per discutere serenamente, se dovessimo parlare dei Comuni... Cesare, sii chiaro, noi qui siamo avversari politici, ma io quando posso portare una piccola pietra per la costruzione del mulino, lo faccio con soddisfazione; voi avete ritenuto di portare avanti questa soluzione perché la credete migliore di altre, ma scusate un po', mi risulta che al Comune di Aosta avrebbero concesso ad ogni dipendente 30.000 lire al mese più un punteggio. Perché lì sono state applicate, forse adattandole, queste tabelle?
Come mai in tutte le altre regioni non si è adottato il nostro sistema?
Una sera alla televisione (avrà il valore che può avere) c'era una intervista con gli operai di oltre cortina, si parlava degli operai della Cecoslovacchia; un meccanico diceva: "io ritengo che sia giusto che il mio direttore di stabilimento abbia un compenso, una retribuzione, superiore alla mia".
Ora, come vi dicevo prima, non posso tollerare un appiattimento retributivo di questo genere. Quale passione volete che gli impiegati pubblici - e lo siamo stati anche noi - mettano al lavoro se tutti hanno la stessa retribuzione, uno stesso riconoscimento?
Io francamente direi: "lascia che lavori lui, perché me la devo prendere tanto?" E noi avremmo sempre di più quelle carenze di cui parlavano i miei colleghi.
Se è vero che l'assegno minimo previsto da queste tabelle è di 33.000 lire, applicando la tabella dello Stato nessun impiegato ci perderebbe, ma il problema è un altro e, secondo me, non lo si vuole affrontare, se noi applichiamo le tabelle dello Stato, potrebbe, fra le altre cose, verificarsi una maggiore spesa per la Regione, forse ci vorrebbero 300 milioni in più.
Allora io protesto, perché se noi andiamo ad economizzare 300 milioni per non darli ai nostri impiegati che ci devono rispondere del lavoro e dell'andamento degli Uffici regionali, non siamo più d'accordo. È tutto qui.
Non si tratta di voler fare della polemica o della demagogia, si tratta di esprimere un giudizio molto sereno: noi riteniamo che applicando la legge dello Stato, i suoi paramenti (eventualmente potremmo esaminare insieme qualche ritocco per averne tutti la responsabilità) faremmo cosa più saggia. Non la vedete come noi Signori della maggioranza?
Ritenete che i "600 contenti" siano più importanti dei "200 che non sono contenti"?
Bene Signori, sarei amareggiato se dovessimo assistere ad alti scioperi; non faremmo una bella figura come amministratori se non siamo neanche capaci di risolvere i nostri problemi interni.
Una volta ci scaricavamo sul Governo centrale, prima si diceva "non hanno neanche risolto il problema in campo nazionale!". Però io me ne infischio se non l'hanno risolto in campo nazionale; a che vale l'autonomia se non siamo neanche capaci a risolvere i problemi di casa nostra!... (voci) ...certo Consigliere Monami, ora non mi interessa sapere se in campo nazionale hanno risolto questo problema; il personale della Regione ha a che fare soltanto con noi!
E per di più a livello regionale abbiamo la legge 28.6.1956, n. 3 che all'articolo 179 precisa come tutti i miglioramenti retributivi che avvengono in campo nazionale devono essere applicati anche nella nostra Regione.
Per concludere vi dico solo questo: voi ritenete che questo sia il sistema migliore, e io come amministratore ne sono profondamente deluso perché vi dico che non è la strada giusta. Noi l'abbiamo detto, vi abbiamo dimostrato il perché riteniamo che non sia questo il modo per invogliare gli impiegati a lavorare.
Il Presidente Dujany dice che: "questa applicazione andrebbe in attesa della ristrutturazione dell'organico", abbiate pazienza, la ristrutturazione dell'organico avverrà tra un anno, tra due anni, mentre noi dobbiamo vivere adesso!
Lo dobbiamo risolvere adesso questo problema!
Come amministratore sono quindi profondamente deluso, mentre come politico sono contento.
Voi della maggioranza dite che tutte le cose andranno bene, ve lo auguro di cuore, ma non sarà così. Non gioiremo nel rivedere altri scioperi, perché non è una soddisfazione vedere le cose nostre che vanno a carte quarantotto.
Non incominciamo poi a parlare dei Comuni!
Per esempio, al Comune di Aosta è stato concesso un assegno di 30.000 lire, come vi dicevo, più un certo punteggio, mentre negli altri 73 Comuni continuano ad esserci degli scioperi. Dibatteremo il problema e cercheremo di dire quale è il nostro parere; oggi come oggi noi riteniamo che sia meglio applicare la legge statale, voi non siete di questo parere, fate come volete, noi votiamo contro, perché riteniamo che sia una cosa sbagliata.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Jorrioz. Ne ha facoltà.
Jorrioz (PSDI) - Signor Presidente, il mio pensiero su questo problema è già stato espresso in altre due occasioni: nell'adunanza in cui è stato dibattuto l'acconto che si voleva dare ai dipendenti e durante il dibattito sul bilancio.
Uno dei motivi che mi hanno spinto a votare il bilancio era proprio questo: non era prevista la spesa per l'aumento che noi avremmo dovuto sostenere in base alle più che giuste richieste dei dipendenti.
In campo nazionale le tre Organizzazioni sindacali avevano accettato che questo assegno perequativo venisse concesso secondo certi parametri. Io non vedo il motivo per cui, nella nostra Regione, gli stessi Sindacati che in campo nazionale hanno accettato questo assegno perequativo basato sui parametri ne chiedano ora la completa revisione.
Si crea in questo modo una ingiustizia tra i dipendenti dello Stato, per i quali è stato previsto l'assegno perequativo, accettato da tutte e tre le Confederazioni sindacali, e quelli regionali.
Non vedo il motivo di queste modifiche: vi sarebbero in tal modo impiegati di categoria "A" e impiegati di categoria "B". I dipendenti regionali diventerebbero impiegati di categoria "B".
Ritengo che questo non debba avvenire e di conseguenza sono contrario a questo provvedimento.
Dolchi (Presidente) - Ci sono altri Consiglieri che chiedono la parola?
Colleghi Consiglieri, io penso che si possa ai sensi dell'art. 59 dichiarare chiusa la discussione generale.
Vorrei ancora ricordarvi, per fugare eventuali preoccupazioni, quando nel corso del dibattito io faccio questa affermazione significa che, ai sensi dell'art. 59 del Regolamento, dopo la chiusura della discussione generale, sono ammessi a parlare soltanto un oratore per ciascun Gruppo, i relatori, gli Assessori competenti ed infine il Presidente della Giunta. Inoltre, prima della votazione finale è consentita ai Consiglieri una dichiarazione di voto. Poiché nessun altro Consigliere ha chiesto di intervenire dichiaro chiusa la discussione generale e chiedo, in considerazione di quanto detto, se qualcuno intende prendere la parola a nome del proprio Gruppo.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Arrivati a questo punto noi formalizziamo, se lei permette, Signor Presidente, la nostra richiesta, dicendo che a nostro avviso il disegno di legge in oggetto deve essere rinviato all'esame della Giunta e del Consiglio e deve essere discusso con tutte le parti interessate, non stabilendo a priori chi siano i buoni e i cattivi.
Se dovesse essere vero che certe tendenze rappresentano interessi corporativi è indispensabile discutere con queste persone e provare con i fatti queste affermazioni.
A nostro avviso il fatto di imporre una data interpretazione, una data legge, costituisce un atto di forza del quale noi assolutamente non intendiamo prendere la responsabilità.
Dolchi (Presidente) - Essendo stata formalizzata la richiesta di sospensiva io ricordo al Consiglio che a questo proposito il Regolamento recita: "...la discussione sull'argomento può continuare soltanto dopo che il Presidente ha concesso la parola a un oratore per ciascun Gruppo e la questione sia stata respinta per alzata di mano."
Chiedo quindi se qualcuno intende prendere la parola sulla proposta di sospensiva avanzata in modo formale dal Consigliere Andrione.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Manganone.
Manganone (Ind.) - Io pregherei la Giunta di accettare la richiesta di sospensiva fatta dal Consigliere Andrione.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - In linea di massima noi avevamo già detto che eravamo contrari al rinvio, perché se ha da esserci un rinvio deve essere limitato nel tempo.
È ora che, in questo Consiglio, ognuno prenda le sue responsabilità, non abbia paura del "tam-tam" che può arrivare da parte di determinate correnti, di determinate forze, come giustamente diceva il Consigliere Ramera, perché noi a questo "tam-tam" siamo sordi.
Naturalmente, per dimostrare la buona volontà della Democrazia Cristiana, nella speranza che si riesca ad ottenere una quadratura, siamo favorevoli anche noi alla sospensiva.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Pedrini. Ne ha facoltà.
Pedrini (PLI) - Ho visto che le mie proposte sono cadute nel vuoto; io intendevo soltanto chiedere un rinvio per chiarire la situazione e nel frattempo pensavo si potesse dare ai dipendenti un acconto.
Anche se si parla di "vil moneta", pur tuttavia con quella "vil moneta" le famiglie dei nostri dipendenti vivono e non si può ignorare questo fatto.
Io sono perfettamente d'accordo con l'impostazione del Consigliere Andrione.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Chanu. Ne ha facoltà.
Chanu (DP) - Il Gruppo dei Democratici Popolari annuncia voto contrario al rinvio del disegno di legge all'ordine del giorno.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.
Monami (PCI) - Il Gruppo Comunista è contrario al rinvio.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Milanesio. Ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Il PSI è contrario al rinvio e spiegherà le ragioni nel corso delle dichiarazioni di voto.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare l'Assessore Marcoz. Ne ha facoltà.
Marcoz (UVP) - Il Gruppo UVP è contrario alla sospensione dell'oggetto in discussione.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.
Parisi (MSI-DN) - Io veramente non so come pronunciarmi; non è possibile che, volutamente, con gli errori che ci sono, perché di errori ce ne sono, non si accetti il principio di rivedere la questione.
Io sono favorevole al rinvio.
Dolchi (Presidente) - Poiché nessun Consigliere si è iscritto a parlare, metto in votazione per alzata di mano la sospensiva.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti: 32
Votanti: 32
Maggioranza: 17
Voti favorevoli: 13
Voti contrari: 19
Il Consiglio respinge la sospensiva.
Ai sensi dell'art. 64 del Regolamento la discussione del disegno di legge in oggetto procede.
Poiché nessun Consigliere è iscritto a parlare, do la parola al Presidente della Giunta per la risposta conclusiva.
Dujany (DP) - Vorrei, in chiusura, rispondere alle considerazioni più importanti che sono state fatte da alcuni Consiglieri. Tralascerò alcune considerazioni qualunquistiche di dettaglio che dimostrano la non conoscenza approfondita del problema nei suoi vari risvolti che sono sempre estremamente complessi e difficili.
Qualcuno ha affermato che questo provvedimento è stato imposto al personale e al Consiglio stesso.
Mi permetto di ricordare che questo provvedimento era stato annunciato in Consiglio regionale fin dal dicembre dello scorso anno, cioè nel momento in cui il Consiglio veniva chiamato a votare la prima fase della serie di provvedimenti che erano stati concordati nell'ottobre-novembre del 1972 e che dovevano concretizzarsi in fasi diverse.
In quella sede, in occasione della discussione della concessione dell'assegno una-tantum, la Giunta aveva già preannunciato quali sarebbero stati i provvedimenti successivi che oggi sono stati formalizzati nel disegno di legge che è oggetto di discussione. Già fin da allora, e quindi sono passati quasi quattro mesi, il Consiglio regionale è stato investito di questo problema e aveva tutte le possibilità di interessarsene a fondo. La Giunta ha varato questo provvedimento, se non vado errato, circa un paio di mesi fa; esso è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio e inviato alle Commissioni competenti per il relativo esame.
Mi pare invece giusta l'osservazione fatta da qualcuno che il problema del personale di una Amministrazione regionale, quale la nostra, non è risolvibile se non è portato avanti assieme: dal Consiglio regionale, dalla Giunta e dalle Organizzazioni sindacali, soprattutto se vogliamo riorganizzare definitivamente i servizi amministrativi del personale della Regione. Questo provvedimento però, ho detto all'inizio della relazione, non vuole realizzare la ristrutturazione dell'organizzazione del personale della Regione; vuole solo essere una concessione di una certa quantità di denaro, distribuito in un certo qual modo, che è opinabile, per far fronte agli aumenti del costo della vita, per far fronte agli aumenti retributivi che, di questi tempi, avvengono un po' in tutti i settori e in tutti gli impieghi pubblici e privati e per darci successivamente tempo di studiare il problema della riorganizzazione.
Su questo problema della quantità di denaro si è accesa naturalmente una grossa discussione. Chi voleva un tipo di intervento finanziario, come è stato proposto dalla Giunta, che consiste:
- in trenta mila lire nette a tutti;
- nel riconoscimento dell'80% del servizio prestato prima del passaggio a ruolo;
- nell'aumento degli assegni familiari da 5 a 8.000 lire circa.
Tutto questo per una spesa globale prevista di circa 900 milioni.
Signori Consiglieri, non dimentichiamo che la cifra è assai rilevante e temo che, a conti fatti, arriveremo fatalmente al miliardo.
Quindi questa proposta tende semplicemente a risolvere questo problema sul piano puramente finanziario e non ha nessuna ambizione di risolvere il problema della ristrutturazione del personale, come qualcuno riteneva.
Si dice che è un problema di metodo, che il metodo che abbiamo utilizzato è pessimo, ha creato una rottura e delle tensioni estremamente delicate nell'ambiente regionale. Che la tensione esista è vero; ricordiamo però cosa successe nel '56, ricordiamo che cosa è successo nel 1966, nel 1968 o nel '70: è fatale che in questi momenti certi fenomeni si manifestino fra le persone interessate ai provvedimenti che devono essere adottati dal Consiglio.
Che cosa è stato fatto nel passato per il problema del personale?
Si sono tentate tutte le strade, per cercare di trovare delle soluzioni valide e per poter trovare metodi atti a ristrutturare l'organizzazione del personale.
Una volta lo si è fatto attraverso l'istituzione del regolamento dello stato giuridico ed economico del personale con la legge del '56, una modificazione di questo regolamento è avvenuta nel '66, sempre su iniziativa della Giunta, e con la collaborazione di una Commissione consultiva.
Nel '70, se non vado errato, la Giunta ha ritenuto di affidare questo problema nelle mani di una Commissione consiliare e i risultati sono stati una serie di provvedimenti legislativi, approvati, se non erro, nel '71-'72 e '73 che hanno accontentato certe frange e ne hanno scontentate altre.
I vari metodi usati nel passato non sono stati idonei a risolvere il problema del personale. Il problema però sussiste e deve essere affrontato dalle forze politiche sulla base delle esperienze passate, con metodi e modi diversi.
Nel passato abbiamo spesso confuso quelle che sono le competenze e i compiti dei politici e quelle che sono le competenze degli organi tecnici specializzati in questo settore; credo quindi che sarà opportuno, nel futuro, affrontare questo problema con un metodo diverso, utilizzando tecnici specializzati in questo settore, che non siano naturalmente persone a cui si demanda la soluzione del problema della riorganizzazione del personale della Regione, ma che devono essere consultati, a livello tecnico, collegati coll'organo esecutivo e quello deliberante, in modo che questo problema possa essere seguito, maturato e deciso, nelle sue dimensioni politiche, di volta in volta, o dalla Giunta o dalla Commissione Consiliare.
Questo problema deve impegnarci immediatamente, perché così non si può continuare: la struttura quale è oggi non solo non è sufficientemente valida per quello che deve fare questa Giunta o questo Consiglio regionale, ma non sarà valida nemmeno nel futuro e chi ci rimetterà non saremo noi come singole persone, ma l'Istituto regionale nel suo insieme, oggi e nel futuro.
Abbiamo ritenuto, ogni dieci o cinque anni, naturalmente a tempi sempre più raccorciati, di continuare a correggere una struttura del passato, nata ormai trent'anni fa, senza renderci conto che questa struttura era ormai completamente saltata e non rispondeva più alle esigenze attuali.
Qualche Consigliere mi ha chiesto: "perché questo tipo di legge?". "Perché non avete ritenuto opportuno estendere l'assegno perequativo dello Stato?"
Non abbiamo ritenuto opportuno estendere l'assegno perequativo dello Stato in quanto non lo ritenevamo idoneo al tipo di trattamento economico e giuridico vigente presso l'Amministrazione regionale. Il trattamento economico e giuridico del personale della Regione si diversifica da quello dello Stato perché, fatalmente, qualunque sia la soluzione, esso è un punto di riferimento per tutte le Amministrazioni comunali, e il Comune di Aosta, che ha adottato ultimamente i provvedimenti che voi conoscete, li ha adottati in vista del tipo di trattamento economico che avrà il personale della Regione. È vero che lo sviluppo delle due carriere non è uguale, però è altrettanto vero che, grosso modo. Le due carriere si avvicinano sul piano retributivo, pur attraverso tempi e modalità diverse.
Successivamente le Amministrazioni degli altri Comuni hanno fatto immediatamente eco e fanno riferimento al Comune di Aosta, oppure all'accordo nazionale intervenuto in questo ultimo mese col consenso delle Organizzazioni sindacali.
È quindi tutto un terreno in movimento, è tutta una situazione grave che trova le Amministrazioni comunali qualche volta non preparate e nella impossibilità di far fronte a determinate spese, perché gli aumenti retributivi comportano delle spese eccessive in rapporto alla loro entrate.
Qualcuno ha detto: "perché non avete fatto dei raffronti col personale insegnante?".
Signori, il trattamento economico degli insegnanti, purtroppo, lo dovremo subire finché esisterà questa situazione politica. Non siamo attori, perché il trattamento economico degli insegnanti dipende dal loro stato giuridico e il loro stato giuridico è ancora quello dei dipendenti statali e quindi, purtroppo, lo dobbiamo subire.
È vero che in questa Regione così delimitata, esistono varie categorie di stipendi: esistono le categorie di stipendi della industria privata, rappresentata in modo particolare dalla "COGNE"; esistono le categorie di stipendi degli impiegati dello Stato, che sono anche estremamente varie fra di loro; esistono le categorie di stipendi della Regione, degli impiegati parastatali e in una dimensione, diremmo così, ridotta come la nostra, costituiscono dei raffronti concreti e validi che ognuno può fare ogni giorno, mentre le decisioni di questi livelli retributivi non sempre dipendono dall'Amministrazione regionale, ma dipendono da altri organi deliberanti che sono al di fuori e al di là della Regione, ed è chiaro che non sempre i riferimenti sono equi e non sempre questi trattamenti economici rappresentano una certa giustizia.
Qualcuno ha detto: "perché questo appiattimento?".
Vorrei ricordare che in questo disegno di legge si parla di 30.000 lire su stipendi che variano dalle 150-200 alle 600-700 mila lire al mese. 30.000 lire al mese su 500-600 mila, Signori miei, non è un appiattimento! Facciamo i dovuti raffronti!
L'appiattimento deriva dal fatto che non abbiamo voluto fare la ristrutturazione del personale della Regione, ma abbiamo voluto semplicemente: adeguare il trattamento economico al maggior costo della vita, fare giustizia su un mancato riconoscimento di anzianità e aumentare le quote del carovita a favore di coloro che hanno le famiglie numerose e che in questo particolare momento hanno maggiori oneri.
Mi pare che qualche Consigliere ha ancora detto che il personale regionale boicotterà questo provvedimento, credo che questa affermazione sia sfuggita, perché non credo che ciò sia augurabile da parte di nessuno: a rimetterci sarebbe tutta la popolazione della Valle d'Aosta.
Ognuno di noi ha il dovere di assolvere al proprio compito e ai propri impegni nell'ambito delle proprie responsabilità, dall'usciere che troviamo all'ingresso della porta, fino al Presidente della Giunta, tutti hanno il dovere di orario, tutti hanno il dovere di adempiere ai loro compiti, con senso di responsabilità e con senso di onestà in modo che l'Amministrazione sia efficiente ed efficace ed è solo attraverso la collaborazione di tutti che potremmo arrivare naturalmente a questi fini. Altrimenti, se una rotella di questo ingranaggio non funziona, qualunque essa sia, Signori miei, sarà l'Istituto regionale a rimetterci e ricordiamo che l'opinione pubblica non distingue il singolo individuo, non distingue l'amministratore dal personale che collabora, ma mette tutti sullo stesso piano: o condanna tutti o apprezza tutti, e mi pare che in questo momento, non abbiamo dei giudizi lusinghieri.
Dobbiamo avere il coraggio di affermarlo e dobbiamo avere il coraggio di rivedere il problema; anche se avessimo accettato l'assegno perequativo dello Stato non avremmo risolto il problema della funzionalità dell'Amministrazione regionale, in merito al servizio che deve svolgere nell'interesse della comunità della Valle d'Aosta.
Avremmo speso, anziché un miliardo, un miliardo e 200 milioni o un miliardo e mezzo, ma non avremmo risolto il problema di fondo, cioè quello di avere una Amministrazione più efficiente e più efficace. Tale problema lo si risolve solo attraverso la riorganizzazione dei servizi e anche attraverso una eventuale revisione economica, ma in un modo globale non in un modo settoriale come qualcuno ritiene di poter fare attraverso un tipo di indennità che sia diversa da quella assegnata.
Qualcuno ha voluto dire che volevamo accantonare il problema; la Giunta non ha nessuna intenzione ad accantonare il problema, anzi esprime chiaramente l'intenzione di voler affrontare il problema, e credo che il Consiglio stesso ha affermato attraverso voci responsabili che il problema è da affrontarsi a tempi rapidi.
Approvato questo trattamento economico, questo disegno di legge che non ha nessuna illusione di risolvere il problema riorganizzativo della Regione, dobbiamo affrontare immediatamente il problema della riorganizzazione del personale della Regione; però dobbiamo studiare dei mezzi e degli strumenti che devono essere preventivamente discussi e in sede di Giunta e in sede di Consiglio, in modo che si possa partire con le idee chiare e concrete per evitare, strada facendo, di essere coinvolti da piccoli interessi di gruppi, i quali si riuniscono e si scompongono e si riuniscono e si dividono e si suddividono ancora, a seconda dei propri piccoli interessi che non sempre coincidono con l'interesse del funzionamento dell'amministrazione regionale, servizio a favore della comunità della Valle d'Aosta.
Credo che si possa concludere pregando il Consiglio di voler votare questo provvedimento che ha il significato di un provvedimento contingente, legato alla ristrutturazione globale dell'organico del personale che richiede tempi politici e tempi abbastanza lunghi.
Non illudiamoci di poter fare la ristrutturazione e lo studio della ristrutturazione del personale in pochi mesi, questo problema richiederà un anno di lavoro intenso: l'esperienza passata ha dimostrato che anche la commissione consiliare, malgrado i suoi due anni di lavoro, o più, non è riuscita a trovare da sola, malgrado non mancasse tutta la buona volontà e tutto l'impegno, delle soluzioni originali che dessero concretezza e possibilità di riorganizzazione all'Amministrazione regionale.
La Giunta si impegna a riportare prossimamente in Consiglio un programma di lavoro chiaro, che proponga: proventi, modalità e mezzi per provvedere alla ristrutturazione del personale regionale, perché è chiaro che questo problema si risolverà solo attraverso la collaborazione della Giunta, del Consiglio e delle Organizzazioni sindacali.
Dolchi (Presidente) - Signori Consiglieri, siamo giunti alla votazione del disegno di legge. L'art. 60 del Regolamento prevede che le dichiarazioni di voto avvengano prima della votazione finale: molte volte voi avete ricordato alla presidenza come sia più utile la dichiarazione di voto prima del passaggio alla discussione e alla votazione articolo per articolo.
Se vogliamo seguire, come abbiamo fatto altre volte, questa procedura, io darei in questo momento, se non c'è nessun avviso contrario, la parola per dichiarazione di voto.
Mi sembra che non ci siano pareri contrari.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Per ribadire il nostro voto contrario osserverò, molto brevemente, che il fatto che il Presidente della Giunta abbia annunciato, quattro mesi fa, che sarebbe stato adottato un certo tipo di soluzione, non costituisce quel richiamo ad una comune responsabilità per questa scelta come noi abbiamo invece richiesto.
Se oggi il Presidente della Giunta si alzasse e annunciasse al Consiglio che fra sei mesi vi sarà una legge regionale per la quale il trattamento economico dei dipendenti comunali, faccio una ipotesi assurda, verrà pagato dall'Amministrazione regionale (e noi come in quella sede abbiamo detto che eravamo contrari, diremo che siamo contrari), non crediamo assolutamente che con questo sistema si possa dire che il Consiglio è stato chiamato a prendere parte a queste decisioni.
Una seconda osservazione è che, a nostro avviso, se l'esperienza del passato può insegnarci qualche cosa, è proprio che quelli che più devono cambiare, che devono adottare un metodo differente, siamo noi Consiglieri regionali: noi per primi dobbiamo assumerci delle responsabilità e agire con quella serietà che sola può dare agli impiegati regionali e alla popolazione fiducia nel metodo politico con il quale si conduce la cosa pubblica. Io mi permetto, non è certo da parte mia che devono venire i consigli, ma mi permetto di dire alla Giunta che non troverà da nessuna parte chi sarà capace di fare scendere miracolosamente dal cielo le tavole formali, le dodici tavole che risolveranno il problema del personale.
Soltanto noi possiamo farlo e per farlo dobbiamo assolutamente, e lo ripeto, discutere con tutto il personale e discutere a livello di Consiglio e non a altri livelli. È vero ed è osservazione facile, che nel nostro Paese esiste quella che viene definita da tutti "la giungla retributiva" e che basta scegliere bene il paragone che ci si trova necessariamente con l'argomento, con l'esempio probante per sostenere una data fede.
Noi diciamo che questa legge, che non ha evidentemente nessuna ambizione, costituisce però una pietra su quel cammino di assoluta mancanza di una politica regionale, costituisce una scelta di "laisser faire", "laisser aller", che per noi è estremamente negativa e, ripeto, incancrenisce il problema.
È vero che nelle parole del Presidente della Giunta si è sentita la preoccupazione di quanto possa pesare sulle finanze regionali un dato tipo di scelta e anche noi siamo per l'economia, però, ancora una volta, l'economia deve essere fatta scegliendo la qualità e pagando le capacità perché il nostro compito è quello di organizzare dei servizi per il bene comune della Regione valdostana, non quello di distribuire un numero elevato di piccoli stipendi a molte persone.
Quindi riteniamo che questo tipo di politica conduce necessariamente a quella rottura di cui abbiamo parlato e non soltanto ai fenomeni episodici di piccoli interessi. È evidente e normale che tutti si schierino dalla parte dove sperano di avere più vantaggi, ma è altrettanto vero che il Consiglio regionale non ha mai dato al personale dipendente la sicurezza di sapere con chi effettivamente si trattava, con quali persone e con quale metodo. Noi abbiamo tranquillamente dimenticato tutto quanto è scritto sul regolamento organico, che concerne i doveri, non solo dei dipendenti, ma di coloro che hanno la responsabilità della cosa pubblica. Noi non possiamo oggi dire che il personale fa male, manca al suo dovere se si schiera dalla parte dove vede un vantaggio immediato: tale piccola tattica siamo noi, purtroppo, a volerla continuare.
Per conto nostro, quindi, se vogliamo mettere un punto fermo, dobbiamo avere il coraggio di prendere le nostre responsabilità nella sede adatta al livello adatto.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - Noi votiamo contro questo provvedimento per quanto abbiamo ampiamente spiegato prima.
Ci abbiamo messo l'anima per far vedere che si stava commettendo un errore; io non so a chi si riferiva il Presidente della Giunta perché nessuno di noi ha detto che il personale avrebbe boicottato; io non ricordo di avere sentito una parola di questo tipo, probabilmente è sfuggita, ma non a noi. Non mi interessa andare a fondo, perché io ritengo, invece, che non si possa pretendere dal personale quella collaborazione che è sempre invocata dal Presidente, mortificandone una larga parte.
Inoltre, mi permetto di dissentire in parte da quello che ha detto il Presidente della Giunta; ma controbattendo farei una polemica inutile che lascia il tempo che trova.
Prendiamo atto delle parole che ha pronunciato il Presidente sulle intenzioni future, sui tempi rapidi, per rivedere tutto questo; crediamo che questo avverrà; in ogni caso vi assicuriamo che terremo ben caro il "verbalino" di questa adunanza e ogni tanto lo rispolvereremo per ricordare le parole che il Presidente ha pronunciato oggi.
Poiché non possiamo votare sulle intenzioni future, dobbiamo votare sulla realtà, noi non possiamo dire: siamo contrari a questa impostazione perché prevediamo che tutto andrà male; il futuro renderà giustizia.
Noi votiamo quindi contro questo disegno di legge perché riteniamo che esso non sia giusto.
Abbiamo detto come l'avremmo voluto; volevamo presentare un emendamento, chiedendo che fossero applicati i parametri dello Stato: voi ritenete che non sia attuabile, per i motivi spiegati. Noi non li condividiamo e non abbiamo altro da dire.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Milanesio. Ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Noi non riteniamo, né vogliamo, che questo voto significhi un ulteriore inasprimento della divisione che si è creata all'interno del personale regionale, che è un fatto oggettivo, e mi pare che le stesse affermazioni del Presidente della Giunta abbiano gettato molta acqua sul fuoco.
Questo provvedimento vuole risolvere soltanto l'aspetto retributivo - considerato l'aumento del costo della vita - non vuole, né può, risolvere tutti i problemi che vengono demandati alla definizione del regolamento organico, alla definizione della pianta organica, alla normativa e a quello che viene definito il problema generale del personale, per quanto concerne i livelli retributivi, le mansioni e le responsabilità.
Non siamo indifferenti a quegli appelli e a quelle considerazioni che richiamano ad una corretta conduzione della cosa pubblica, intesa come una azienda che produce dei servizi per la comunità e quindi, come tale, una azienda che occupa del personale a diversi livelli, con diverse retribuzioni, diverse mansioni e con diversi gradi di responsabilità. Questo deve essere chiaro.
Riteniamo però che questo provvedimento, in questo momento, debba essere assunto anche perché vi è stato un accordo liberamente sottoscritto dall'esecutivo e dalle Organizzazioni sindacali. Successivamente è sorta una nuova Organizzazione sindacale che ha contestato questo tipo di accordo: non vogliamo negare la libertà di espressione ai dipendenti regionali, come non la neghiamo a nessun altro lavoratore, però dobbiamo constatare, e prendere atto, che un accordo con le Organizzazioni sindacali c'è stato e questo accordo noi vogliamo portarlo avanti e rispettarlo fino in fondo.
È vero che c'è stato sovente, e a volte c'è ancora, una confusione tra quelli che sono i ruoli che si devono giocare all'interno di questa Amministrazione. Noi, e quando dico noi intendo la classe politica regionale, quindi tutto il Consiglio regionale, non solo la Giunta, rappresentiamo in questo calo la controparte, cioè i datori di lavoro di una attività molto particolare, di una attività che non può essere considerata alla stregua di una qualunque industria o di una qualunque azienda che produca oggetti di consumo, produciamo un servizio, siamo investiti di responsabilità particolari. Ognuno però deve giocare il suo ruolo: Sindacati da una parte, Amministrazione regionale dall'altra.
Forse se ci sono stati degli errori sono sati quelli di eccessive... la volontà sindacale manifestata e non manifestata, assensi dati in certi momenti, quando forse potevano essere dati dopo o forse ancora quando potevano essere dati prima.
Quello che noi proponiamo è una estrema correttezza di rapporti fra i Sindacati e l'Amministrazione regionale, senza confusione di ruoli. Ad ognuno il suo compito. Noi riteniamo di essere degli amministratori democratici, aperti alle istanze del lavoro; non per questo ci sentiamo però investiti, né portatori, delle istanze di cui è portatore solo ed esclusivamente il Sindacato.
Possiamo rappresentare, e rappresentiamo, la controparte e molte volte potremmo anche non trovarci d'accordo: è anche un nostro diritto allora affermare la supremazia della parte politica nei confronti della parte sindacale. Per questo dobbiamo preoccuparci anche dei momenti di impopolarità.
Solo se sarà molto chiaro e molto preciso il nostro ruolo, anche per l'avvenire, io credo che potremo impostare su basi serie il discorso del personale, altrimenti cadremo nella confusione odierna. Tutti hanno ammesso che è una situazione confusa e io mi auguro che non si debba ripetere per l'avvenire.
Con queste considerazioni e con questi sentimenti, tenuto conto anche che, nelle dichiarazioni del Presidente della Giunta e in quelle che la Giunta ha votato ieri, si è anche avviato a soluzione il problema dei 18 o 20 dipendenti che sono andati in pensione nel corso dell'anno 1973, votiamo a favore del provvedimento.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.
Monami (PCI) - Il perché del voto comunista a questo provvedimento è stato in gran parte detto in sede di dibattito generale.
Vorrei comunque aggiungere qualche cosa per chiarire alcuni aspetti che potrebbero non essere ancora emersi con chiarezza nel dibattito, o meglio, sono stati messi in evidenza, ma possono non essere stati colti in tutta la loro importanza.
Noi non riteniamo che questo provvedimento, che è il secondo nel giro di due o tre mesi, possegga alcuna proprietà taumaturgica. Non vogliamo risolvere, con questi due provvedimenti, tutto ciò che le precedenti Amministrazioni non sono state capaci di risolvere in 25 o 27 anni di amministrazione.
Ha detto bene il collega Andrione: mai, noi Consiglieri, abbiamo dato ai dipendenti regionali la sensazione di cosa essi trovassero o con chi questi potessero trattare.
Questa è la situazione di fatto che vogliamo modificare: c'è la volontà di farlo, è stato espresso che lo faremo nel più breve tempo possibile. Non certo la stesura delle 12 tavole, collega Andrione, ma certamente un lavoro in due direzioni diverse: nella direzione dell'aspetto tecnico del problema, la riorganizzazione e la efficienza dei sevizi, e dell'aspetto politico, rapporto Amministrazione regionale - dipendenti regionali. A questi due aspetti - perché secondo me il problema ha questi due precisi termini - dovremo tutti concordemente, e mi pare che queste siano anche le affermazioni del Presidente della Giunta, trovare soluzione.
Questo è il nostro intendimento, e per tutte quelle ragioni che dicevo in dibattito generale, siamo favorevoli a questo disegno di legge.
Mi sia concessa ancora una brevissima considerazione: è stato letto un documento delle Organizzazioni sindacali quale quasi motivo di scandalo; noi non intendiamo, come maggioranza, mettere il bavaglio alle Organizzazioni sindacali che hanno il diritto di dire tutto ciò che ritengono, anche se questo può non piace all'esecutivo o alla Giunta, amico Bordon; non abbiamo assolutamente nessuna intenzione di imbavagliare alcuna forza, come fa la Televisione per certe forze che si esprimono oggi per il "No" anziché per il "Sì".
Contestiamo perciò il fatto che sia un'imposizione...
E concludo leggendovi un passo significativo che non ha letto il collega Bordon: "Queste posizioni sono state chiaramente e inequivocabilmente sottoposte ad apposite assemblee generali del personale ed approvate dalla stragrande maggioranza dei dipendenti, tanto nella fase di elaborazione della piattaforma rivendicativa quanto in sede di approvazione dell'accordo concluso con l'Amministrazione regionale".
Proprio perché vogliamo che l'accordo sia fedele al volere e alla volontà della maggioranza dei dipendenti regionali, siamo favorevoli a questo disegno di legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola per fatto personale il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - Intervengo per fatto personale, perché in una dichiarazione di voto si affermano, mentendo, delle cose che io non ho detto; desidero che siano precisate a verbale.
Io non ho detto assolutamente che era scandaloso il portare in Consiglio regionale una circolare sindacale, io ho detto che mi servivo di quel documento per accusare la Giunta e che se certe cose fossero state dette da me non avrebbero avuto valore.
Io rigetto questo sistema: quando si fa una dichiarazione di voto non si deve far dire all'avversario politico quello che non ha detto perché questa è mancanza di educazione, come ho già ribadito altre volte, questo si chiama cambiare le carte in tavola!
Perché, Consigliere Monami, quando avrai dei dubbi, quando intenderai riaffermare quello che hai detto adesso, dovrai rileggerti il verbale. Il Consigliere Bordon non ha detto niente contro i Sindacati; si è servito e ha valutato le parole che essi avevano scritto.
Quindi, come è tuo sistema, non cambiare le carte in tavola perché non ci riuscirai!
Consigliere Monami, ci riuscirai solo il giorno in cui la maggioranza che governa farà star zitte le minoranze e se c?è una cosa che deve far pensare i lavoratori è proprio questa: guai quando i Sindacati saranno maggioranza, non saranno più ammessi scioperi!
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri, il testo integrale degli interventi risulta registrato su nastro e quindi nel resoconto risulteranno esattamente le vostre parole. Altri Consiglieri chiedono la parola per dichiarazione di voto?
Ha facoltà di parlare l'assessore Marcoz.
Marcoz (UVP) - Tutti quanti siamo convinti, credo, che, votando questo disegno di legge, non riusciremo a risolvere il problema del personale.
Vista però la volontà della maggioranza di riorganizzare completamente i servizi regionali, di utilizzare meglio il personale, noi dell'UVP siamo convinti che in un lasso di tempo breve questo verrà fatto e pertanto votiamo a favore di questo disegno di legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.
Parisi (MSI-DN) - Il MSI si chiede come si possa votare contro un provvedimento che va a favore degli operai e degli impiegati e vorrebbe proprio votare a favore. Senonché le dichiarazioni che la Giunta fa nel senso delle promesse, nel senso di rivedere assieme particolari cose che interessano tutta la Regione, dà l'impressione che siano veramente soltanto delle promesse e proprio per questo vota contro il provvedimento.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Manganone. Ne ha facoltà.
Manganone (Ind.) - Spiacente, ma io devo votare contro questo disegno di legge anche perché la Giunta non ha voluto tenere conto delle richieste di rinvio.
Spero però che sia riorganizzato tutto il personale della Regione e, in attesa di questa riorganizzazione, io dichiaro il mio voto contrario.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Maria Ida Viglino. Ne ha facoltà.
Viglino (RV) - Io non voglio dilungarmi e quindi dopo essere stata molto attenta alla discussione generale su questo provvedimento, per tutti i motivi che sono stati portati dall'opposizione, dichiaro che il mio movimento voterà contro questo disegno di legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Chanu. Ne ha facoltà.
Chanu (DP) - I DP annunciano voto favorevole al provvedimento di legge sottoposto all'attenzione del Consiglio.
Non si tratta di ripetere quanto è già stato detto e puntualizzato dai colleghi che mi hanno preceduto e che hanno illustrato le ragioni di carattere contingente, ma non per questo meno valide che hanno spinto, spingono, l'esecutivo a portare all'attenzione del Consiglio questo provvedimento che mi auguro venga approvato.
Naturalmente il problema del personale non si apre e si chiude in un determinato momento: è tutto un divenire che deve tenere conto di diverse componenti.
Proprio per questo fatto, il problema del personale non potrà essere impostato razionalmente se non nell'ambito del grande problema della ristrutturazione del personale, problema che, come onestamente ha detto il Presidente della Giunta, è problema impellente, che non ci si deve illudere di poter risolvere in una o due riunioni di un Consiglio o di una Commissione.
Tenuto conto di quanto è stato oggetto della lunga trattativa dell'autunno-inverno di quest'anno e della portata del provvedimento in sé, che viene incontro, in un particolare momento di difficoltà, alle necessità di tutte le categorie, rapportate soprattutto a quella che è la situazione economica del momento, non vedo come si possa ritenere questo provvedimento offensivo e lesivo sia dei diritti delle varie categorie del personale e delle prerogative e delle competenze del Consiglio regionale che oggi è stato chiamato, così come verrà chiamato in futuro, a discutere serenamente, con senso di responsabilità, su tutti gli aspetti del problema.
Per questa ragione, ritengo che non ci possano essere né difficoltà né dubbi per dare voto favorevole al provvedimento, così come è stato proposto, con gli emendamenti che il Presidente della Giunta vi ha annunciato.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Jorrioz. Ne ha facoltà.
Jorrioz (PSDI) - Concordo con quanto è stato detto dal Presidente e da altri che hanno preso la parola prima di me sulla necessità della ristrutturazione dei servizi regionali.
In questo momento, però, non stiamo votando una ristrutturazione dei servizi, questo verrà col tempo e speriamo che avvenga presto. Stiamo dando il nostro voto ad un disegno di legge che, secondo il mio modesto parere, è ingiusto verso una parte del personale. Di conseguenza io voterò contro questo disegno di legge.
Dolchi (Presidente) - Apro la discussione sull'articolo 1.
Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
Dujany (DP) - Ecco, vorrei ricordare al Consiglio che l'art. 1 è stato modificato. Lo scopo e le finalità di questa correzione tendono a far sì che, a seguito del sistema tributario in vigore dal 1° gennaio 1974, tutti possano godere dell'aumento mensile netto di 30.000 lire, mentre con la precedente dizione avremmo avuto dei risultati diversi.
Quindi l'art. 1 al primo comma è modificato come segue: "...in misura pari, per ciascun stipendio in godimento, all'importo indicato nella tabella allegata alla presente legge. "
L'aumento lordo che era previsto all'inizio, secondo la vecchia dizione, in 40.800 lire, varia da un minimo di 38.052 ad un massimo di 50.363 lire mensili lorde.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Borbey. Ne ha facoltà.
Borbey (DC) - Un attimo di sospensione, due minuti di tempo per poter presentare un emendamento, se ci è concesso...
Dolchi (Presidente) - No, mi dispiace, l'emendamento deve essere consegnato durante la discussione generale. Non può essere presentato quando è già in corso a discussione e la votazione articolo per articolo.
Vi è stato distribuito, colleghi, amici Consiglieri, un Regolamento: io non è che lo voglia applicare in tutta la sua rigidità, però serve come linea per garantire la minoranza e la maggioranza del buon andamento dei lavori.
Esso recita all'art. 62: "Ogni Consigliere ha diritto di proporre articoli aggiuntivi ed emendamenti ai provvedimenti in discussione... gli articoli aggiuntivi e gli emendamenti debbono essere presentati per iscritto al Presidente del Consiglio prima della chiusura della discussione generale dei provvedimenti a cui si riferiscono."
Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Trascinato forse dal ruolo che mi impone la professione, vorrei, se il Presidente permette, difendere la posizione del Consigliere Borbey dicendo che ha annunciato l'emendamento, e che l'ha detto chiaramente, durante la discussione generale. Adesso chiede del tempo per la formulazione; mi sembra che questa sia più una richiesta di cortesia nei confronti degli altri membri del Consiglio che una questione formale di tempo utile per la presentazione degli emendamenti.
Dolchi (Presidente) - È un emendamento che impone variazioni di carattere finanziario?
Borbey (DC) - Sì.
Dolchi (Presidente) - In questo caso non può essere accettato perché deve avere il parere preventivo dell'Assessorato alle Finanze, indipendentemente dal momento in cui viene presentato. Se è un emendamento che impone delle spese deve dire anche come si fa fronte a queste spese.
Mi dispiace, collega Borbey, la prossima volta lei presenterà l'emendamento nel corso della discussione generale, io ne farò fare delle fotocopie e lo distribuirò a tutti i Consiglieri, come avviene normalmente quando i Consiglieri presentano emendamenti.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - Signor Presidente io non insisto certamente nella discussione; mi permetto semplicemente di chiedere che venga messo a verbale che noi non accettiamo l'interpretazione che il Presidente ha dato sulla possibilità di presentare emendamenti e non ci sembra assolutamente conforme a quella che è sempre stata la prassi.
Gli emendamenti sono sempre stati presentati senza preventivi avvisi di nessuna Commissione anche quando comportavano un aumento di spesa.
L'art. 81 della Costituzione prevede che per una legge nazionale vi debba essere l'indicazione di quali fondi copriranno la spesa successiva e il Presidente Einaudi aveva rimandato indietro un progetto di legge che non ripresentava questa clausola.
Per quanto riguarda però l'attività del Consigliere regionale, egli può presentare emendamenti senza che vi sia stato preventivamente il parere di nessuna Commissione, lo abbiamo fatto tutti in diverse e svariate occasioni.
D'altra parte, l'emendamento presentato dalla Giunta non è stato discusso da nessuna Commissione e prevede un aumento di spesa...
Dolchi (Presidente) - No, no, si riferisce al netto...
Andrione (UV) - Ma dato che la Regione paga al lordo, mi scusi Presidente, non giochiamo... ma insomma! Ci sono otto voci in aumento e due che hanno minime diminuzioni quindi la spesa globale sarà certamente superiore. Vogliamo fare la prova?
No, insomma, a un certo momento non è possibile considerarci completamente cretini!
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare l'Assessore Milanesio. Ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Penso che sul piano del "fair play" come richiesto dal Consigliere Andrione, non si possa dire di no.
Tra l'altro credo che il Consigliere Borbey abbia approfittato di questa discussione per preparare l'emendamento.
Non è un problema attendere un paio di minuti!
Non vogliamo soffocare la voce dell'opposizione.
Io non ho presente il Regolamento in questo momento, però ritengo che se vi sono variazioni di spesa rispetto alle proposte che vengono fatte dalla Giunta, in qualche modo occorra dimostrare come questa differenza viene finanziata; mi pare che questa discussione la abbiamo già fatta in altre circostanze.
Per quanto si riferisce poi all'allegato "A" del disegno di legge, io personalmente sono dell'opinione del Consigliere Andrione: secondo me c'è un aumento di spesa, perché se prima si prevedeva 40.800 per tutti i dipendenti, adesso questo viene, diciamo così, differenziato a seconda delle classi di stipendi e probabilmente c'è un aumento di spesa.
Dolchi (Presidente) - È stato presentato l'emendamento.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - L'Assessore Milanesio potrà forse anche avere ragione su un piano formale, ma io lo prego di andare all'art. 7 di questo disegno di legge dove al secondo comma si dice: "Al finanziamento della spesa di lire 550 milioni, prevista per l'anno 1974, si provvede con le seguenti variazioni agli stati di previsione della parte Entrata e della parte Spesa del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1974".
Ora, se questa, mi scusi Assessore Milanesio, è un'indicazione sulla provenienza delle fonti, io credo che non ci sia da parte nostra la minima difficoltà, sempre richiamandomi a quel "fair play" cui gentilmente l'Assessore Milanesio ha voluto accedere, e proporre questa modifica: "Variazione in aumento della parte Entrata: lo stanziamento del capitolo 16 - non dico qual è perché sono un gentiluomo - è aumentato di lire 950.000". Cioè no, io non lo dico, perché sull'emendamento della Democrazia Cristiana ho molte riserve da fare. Grazie.
Dolchi (Presidente) - Colleghi, io prima voglio ribadire il concetto che, "fair play" o non "fair play", sono qui chiamato, da voi, a garantire il normale svolgimento dei lavori in base al Regolamento, il quale all'art. 62 dice chiaramente: "Gli articoli aggiuntivi e gli emendamenti debbono essere presentati per iscritto al Presidente del Consiglio prima della chiusura della discussione generale dei provvedimenti a cui si riferiscono". Inoltre: "Gli articoli aggiuntivi, gli emendamenti e le variazioni che importano, direttamente o indirettamente, aumento di spese o diminuzione di entrate al bilancio regionale, sono trasmessi, appena presentati, all'Assessore alle Finanze, per il parere di sua competenza...".
Vorrei che fosse chiaro, perché forse non lo è molto, che l'emendamento che metto in votazione prima della votazione dell'art. 1 è quello che hanno presentato i sottoscrittori che sono: Borbey, Bordon e Mappelli, mi pare, o Bondaz. Esso dice: "I sottoscritti chiedono che venga aggiunto il seguente emendamento all'art. 1: "Nella misura stabilita dalla legge statale 19.11.1973, n. 734 come dall'allegata tabella".
Ha chiesto la parola il Consigliere Chanu. Ne ha facoltà.
Chanu (DP) - Vorrei proporre una mozione d'ordine.
Ritengo che la competenza a erogare ad una disposizione del Regolamento sia soltanto del Consiglio. Inviterei quindi il Presidente, esplicitamente, a richiedere all'Assemblea se è d'accordo di derogare. Altrimenti facciamo le cose a termine di Regolamento.
Se il Consiglio si dichiara d'accordo si passa all'esame di questo emendamento, se il Consiglio non dovesse dichiararsi d'accordo non si passa all'esame dell'emendamento.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Borbey. Ne ha facoltà.
Borbey (DC) - L'articolo 1 in base all'emendamento che abbiamo presentato dovrebbe avere questa formulazione: "Ai dipendenti della Regione, di ruolo e non di ruolo, il cui trattamento economico è disciplinato dalle leggi regionali 28 luglio 1956, n. 3, 27 dicembre 1967, n. 39, 11 marzo 1968, n. 6, 11 marzo 1968, n. 7, 30 agosto 1970, n. 20, 15 novembre 1971, n. 18, 26 giugno 1972, n. 11 e 3 agosto 1972, n. 23, e successive modificazioni e integrazioni, è corrisposto, a decorrere dal 1° gennaio 1974, un assegno pensionabile, utile anche ai fini della determinazione della indennità dovuta per la cessazione del rapporto di impiego, nella misura" - ecco che qui subentra l'emendamento - "come ai dipendenti regionali per i benefici di cui alla legge 19 novembre 1973, n. 734 come da allegata tabella". Poi si passerebbe al secondo comma.
Dolchi (Presidente) - Mi sembra che ci sia stata una proposta del Vice Presidente Chanu che io per correttezza devo accogliere anche se suona in parte come una censura al Presidente.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Io avevo chiesto la parola proprio per rispondere alla richiesta fatta dal Vice Presidente Chanu.
D'accordo: il Regolamento dice che bisognerebbe presentare gli emendamenti prima della chiusura della discussione generale; però molte volte abbiamo accettato degli emendamenti fuori tempo.
D'altra parte, ci ha già preceduti il Presidente dando questa interpretazione di "fair play".
Dal punto di vista della firma è una deroga al Regolamento che abbiamo fatto molte atre volte.
Dolchi (Presidente) - Mi sembra di dover concordare con i Vice Presidenti Fosson e Chanu sul fatto che è una deroga al Regolamento, per mia tranquillità non vorrei che questo fosse un precedente.
Io chiederei al Consiglio se è favorevole alla deroga.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Chanu.
Chanu (DP) - Sono favorevole alla deroga.
Dolchi (Presidente) - Ha facoltà di parlare il Consigliere Monami.
Monami (PCI) - Con un po' di perdita di tempo suppliamo alla incapacità del Gruppo democristiano!
...Voci (I Consiglieri del Gruppo della Democrazia Cristiana ribattono)...
Dolchi (Presidente) - Poiché nessun Consigliere si è iscritto a parlare invito il Consiglio a procedere alla votazione, per alzata di mano, per l'approvazione della deroga.
Proclamo il risultato della votazione:
Il Consiglio approva all'unanimità.
L'emendamento presentato dai Consiglieri Bondaz, Borbey e Bordon è accolto per la discussione.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
Dujany (DP) - Io chiedo di votare contro questo emendamento perché non ha nulla di serio: è un elenco strappato da un volantino, è fatto velocemente all'ultimo momento e non si prevede nemmeno la spesa globale che questa variazione comporterà; inoltre non rispecchia per nulla il contenuto globale della legge dello Stato.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Il nostro Gruppo, sull'emendamento presento dai Consiglieri democristiani, si astiene, e vorrei spiegare le ragioni: anche se da parte nostra non sembra corretto interpretare l'assegno perequativo come un semplice aggiornamento in relazione al continuo aumento dei prezzi, riteniamo che la proposta presentata abbia un po' gli stessi caratteri di quella presentata dalla Giunta. Essa non è stata discussa e non ha avuto questi necessari confronti con tutte le parti interessate.
Il Gruppo dell'UV di conseguenza si asterrà.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.
Monami (PCI) - Mi pare che il Presidente del Consiglio non ci abbia letto tutto l'emendamento presentato dal Gruppo della DC.
Vorremmo conoscere anche la tabella allegata; non ci sono stati letti né gli importi, né le cifre. Io potrei, mi scusi Signor Presidente, concordare sulle proposte fatte dall'amico Borbey!
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz. Ne ha facoltà.
Bondaz (DC) - Io volevo solo sapere, siccome si trattava di una modificazione della spesa, qual era il parere dell'Assessore alle Finanze.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Borbey. Ne ha facoltà.
Borbey (DC) - A proposito delle parole del Presidente della Giunta, il quale dice: "Non c'è nulla di serio, è stato fatto all'ultimo momento", vorrei far notare che questa tabella è stata adottata, così com'è, da Regioni alle quali noi ci riferiamo sempre: Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige.
Infatti, il Trentino-Alto Adige ha concesso l'assegno perequativo dello Stato al 100%, benché ci siano le indennità regionali pari al 35% degli stipendi, voci forse non fondate, forse a ragion veduta messe in circolazione, dicevano che questo 35% avrebbe dovuto essere detratto dall'assegno dello Stato.
Lei sa benissimo, Signor Presidente, perché in occasione delle belle gare di sci che ci sono state tra la Regione Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige, gli amministratori del Trentino-Alto Adige le hanno detto che le indennità regionali sono pari al 35% dello stipendio ed inoltre è stato concesso l'assegno perequativo dello Stato così come risulta nella tabella che il Gruppo della DC ha presentato.
Ora, il Presidente dice: "è stata una cosa affrettata", può anche darsi, ma se è stata una cosa affrettata da parte di alcuni Consiglieri regionali è anche perché il Presidente della Giunta regionale, in sede di discussione del bilancio, aveva promesso che questi importanti problemi del personale dovevano essere dibattuti in Consiglio e tutti noi dovevamo essere partecipi.
Questo non è avvenuto perché, se all'inizio il Consigliere Andrione e poi il sottoscritto, con una relazione che ha "fatto sorridere", hanno dato vita al dibattito, da parte della maggioranza nulla è stato detto. Poi alla fine esce fuori il caro Consigliere Monami, del Gruppo del PCI, il quale sempre fa da pilastro, da piedistallo alla Giunta, che incomincia a dire. "Ma, Signori, vedete nelle Istituzioni statali, negli Uffici statali che caos c'è, qui le cose vanno meglio". No caro Monami! Qui le cose stanno forse andando peggio che negli Uffici statali.
Qualunque cosa succeda nei nostri ambienti regionali tu te la cavi sempre portando ad esempio il caos nazionale. Cerchiamo di rimanere nel nostro ambito, nel nostro piccolo ambiente regionale e allora io chiedo a voi della maggioranza: credete che sia cosa seria non aver, almeno per principio, per serietà, sentito quello che avevano da dirvi gli esponenti di quell'80% che lunedì e martedì hanno fatto sciopero?
Io, come tecnico, sono venuto sia lunedì che martedì e all'Assessorato alle Finanze non ce n'era uno che lavorava, all'Assessorato ai Lavori Pubblici erano in tre e così via. Avete avuto l'accortezza almeno di riunire queste persone, di sentirle? No.
Non credo che questa sia democrazia!
Noi proprio non accettiamo questa definizione che ci ha dato il Presidente della Giunta di aver preso questo problema "sottogamba"; anzi ve la ribaltiamo: siete voi che ve la prendete troppo "sottogamba" rinviando sempre...
Dolchi (Presidente) - Consigliere Borbey, lei deve attenersi alla illustrazione dell'emendamento.
Borbey (DC) - ...concludo Signor Presidente.
Certo che come Consigliere ultimo arrivato vi debbo confessare che sono amareggiato e deluso.
Da dichiarazioni fatte per primo dal Presidente della Giunta e poi dagli Assessori in questo Consiglio regionale, nel giro di sette otto mesi ho avuto conferma che non si riportano più i problemi, non se ne fa più menzione; ne è prova proprio questo disegno di legge per il quale si era promesso che tutti i Gruppi consiliari dovevano essere sentiti anticipatamente.
Non solo non sono stati ascoltati i Gruppi consiliari, ma nemmeno il personale.
Dolchi (Presidente) - Nessuno chiede la parola? Dichiaro dunque chiusa la discussione e metto in votazione per alzata di mano l'emendamento presentato dal Gruppo DC.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 27
Maggioranza: 16
Voti favorevoli: 8
Voti contrari: 19
Il Consiglio non approva.
Si passa ora alla votazione, per alzata di mano, articolo per articolo, del disegno di legge in esame. Voglio ricordare ai colleghi Consiglieri che il testo che stiamo per votare è quello proposto dal Presidente della Giunta.
Proclamo il risultato della votazione sull'art. 1.
Presenti: 31
Votanti: 31
Maggioranza: 16
Voti favorevoli: 19
Voti contrari: 12
Il Consiglio approva.
Apro la discussione sull'art. 2. Nessuno chiede la parola?
Poiché nessuno intende intervenire, metto in votazione per alzata di mano l'art. 2.
L'art. 2 è approvato con lo stesso precedente risultato.
Stesso risultato per l'articolo 3.
Apro la discussione sull'art. 4.
Vorrei far presente che la Giunta ha presentato un emendamento sostitutivo del secondo comma che recita: "Limitatamente al personale che abbia beneficiato di avanzamento a gruppi superiori, il servizio non di ruolo è valutato nella misura del 40%."
Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Con la mia solita mancanza di tatto devo dire che io sono sempre stato contrario al riconoscimento del servizio prestato prima del ruolo in quanto, per una questione di logica e di principio, secondo noi, bisogna distinguere nettamente tra il ruolo che, normalmente dovrebbe essere, ma non lo è, frutto di concorso (a scanso di equivoci io non voglio difendere il sistema dei concorsi per la scelta del personale, dico soltanto che la legge prevede che il personale sia assunto mediante concorso pubblico) e chi invece era stato chiamato per altri motivi.
Nel 1966 mi ero espresso contrariamente al riconoscimento del 40%, è una delle tante battaglie che ho perso in materia di personale, ma arrivati a questo punto non riesco a capire più lo "spizzicatamento" e procedere con questo sistema per cui un anno si riconosce il 40% poi per certi casi si riconosce il 50%, poi si ritorna indietro valutando la metà del riconoscimento dato precedentemente e creando anche qui, scusatemi, una specie di piccola, modestissima, giungla retributiva in cui ogni impiegato regionale viene ad avere una specie di status personale differente da quello del collega o perché è entrato tre mesi prima o perché ha avuto mansioni superiori per tre mesi di più o è stato declassato per qualche altro tempo di modo che tutti i conteggi, tutte le retribuzioni del personale, vengono ad essere estremamente complicate.
D'altra parte, io mi permetto di dire che l'80%, secondo me, è semplicemente una tappa piccola, provvisoria, sulla scalata che porterà fatalmente al 100% e io non so se avremo ancora una tappa intermedia in cui si arrivi a 98,96% o se faremo il balzo finalmente di un colpo solo fino al 100%.
Mi sembra però che questo sistema, proprio come sistema di legiferare, non sia dei migliori e incentivi soltanto quel disordine che, mi sia permesso dirlo, è stato denunciato da tutti, ma che sembra si voglia continuare a coltivare con affettuosi sentimenti e con la speranza che da quel disordine nascano cosa buone e foriere di future fortune per gli attuali Assessori e per i Gruppi di maggioranza.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Manganoni. Ne ha facoltà.
Manganoni (PCI) - Io volevo solo chiedere una spiegazione perché mi sorgeva un dubbio che in parte lo ha espresso anche il Consigliere Andrione.
Ho cioè l'impressione che l'art. 4 possa apparire punitivo per coloro che hanno studiato, fatto i concorsi per migliorare la posizione oppure per coloro che con buona volontà hanno svolto mansioni di grado superiore senza nessun compenso.
Ora questa è una perplessità che mi era sorta e appunto volevo chiedere se con questo emendamento si rimedia.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.
Parisi (MSI-DN) - Se il servizio prestato, sia pure non in posizione di ruolo, non viene riconosciuto vi è una perdita per chi ha lavorato per 20 anni.
Non so ora come si sia passati alla formulazione di questo articolo, perché anziché premiare giustamente chi è capace di ottenere una promozione al grado superiore, noi lo mortifichiamo e mortificandolo gli togliamo quegli emolumenti che lui percepisce commettendo una ingiustizia palese alla quale si potrebbe porre rimedio.
Dolchi (Presidente) - Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta per le risposte.
Dujany (DP) - Una precisazione: il 2° comma dell'articolo 4 tende proprio a chiarire queste situazioni particolari di cui il Consiglio si è interessato.
Dolchi (Presidente) - Poiché nessuno intende intervenire, metto in votazione per alzata di mano l'emendamento presentato dal Presidente della Giunta.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 31
Maggioranza: 16
Voti favorevoli: 19
Voti contrari: 12
Il Consiglio approva.
Metto quindi in votazione l'articolo 4, così emendato, per alzata di mano.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 31
Maggioranza: 16
Voti favorevoli: 19
Voti contrari: 12
Il Consiglio approva.
Stesso risultato per l'articolo 5, 6, 7, 8 e per l'Allegato A.
Si passa alla votazione finale del disegno di legge, mediante scrutinio segreto.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 31
Maggioranza: 16
Voti favorevoli: 20
Voti contrari: 11
Il Consiglio approva.
