Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 503 du 25 mars 2004 - Resoconto

OGGETTO N. 503/XII - Interventi per il recepimento da parte del Parlamento italiano dei protocolli previsti dalla Convenzione delle Alpi. (Approvazione di mozione)

Mozione

Premesso che, ai fini della tutela delle Alpi, tutti gli Stati europei con una parte del territorio situato nelle Alpi hanno stipulato un Accordo internazionale denominato "Convenzione delle Alpi";

Ricordato che la "Convenzione delle Alpi" è stata sottoscritta il 7 novembre 1991 ed è stata successivamente ratificata da tutti gli otto Stati sottoscrittori nonché dall'Unione Europea;

Ricordato altresì che, al fine di dare attuazione ai principi della Convenzione delle Alpi, sono stati elaborati otto protocolli sottoscritti da tutti gli Stati e dall'Unione Europea;

Evidenziato che fra i Protocolli della Convenzione delle Alpi ve n'è uno, il Protocollo Trasporti, che ha come obiettivo la riduzione degli effetti negativi e dei rischi determinati da un eccesso di traffico transalpino ed intralpino;

Constatato che il Parlamento italiano non ha ancora ratificato il Protocollo trasporti;

Evidenziata l'importanza di date attuazione al Protocollo trasporti e di effettuare scelte in materia di trasporti coerenti con tale Protocollo;

Il Consiglio regionale

Delibera

che la Regione Valle d'Aosta opera le proprie scelte in materia di trasporti in sintonia e coerenza con i contenuti del Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi allegato alla presente mozione

Impegna

la Giunta regionale ad assumere gli opportuni provvedimenti affinché gli uffici, gli organismi, i comitati e le conferenze della Regione Autonoma Valle d'Aosta nella formulazione di pareri e nella formulazione di atti si ispirino ai principi ed ai contenuti del Protocollo trasporti;

Impegna

i parlamentari valdostani ad attivare le iniziative opportune affinché il Parlamento italiano completi al più presto l'iter di ratifica di tutti in Protocolli della Convenzione delle Alpi

Delibera

di trasmettere copia della presente deliberazione ai Presidenti dei Consigli regionali e delle Province Autonome dell'arco alpino nonché ai capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

F.to: Riccarand - Curtaz - Squarzino Secondina

Allegato

(omissis)

Président - La parole au Conseiller Riccarand.

Riccarand (Arc-VA) - Con questa mozione abbiamo voluto portare all'attenzione del Consiglio la Convenzione alpina, l'accordo internazionale che è intervenuto fra 8 paesi europei che hanno il territorio sulle Alpi, più l'Unione Europea e i protocolli attuativi della Convenzione alpina, in particolare il Protocollo Trasporti, che è stato sottoscritto dai paesi che hanno territorio sulle Alpi e che attualmente è in corso di ratifica nei diversi stati.

La Convenzione alpina, che è un accordo internazionale per la protezione delle Alpi, si attua operativamente soprattutto attraverso una serie di protocolli, ce ne sono 8 che riguardano diversi settori della società, del territorio, e poi ce ne sono 2 che riguardano: uno, la composizione delle controversie ed uno, che riguarda in particolare il Principato di Monaco. Si tratta di protocolli che indicano dei principi a cui bisogna attenersi, da parte degli stati, ma anche da parte degli enti territoriali facenti parte degli stati che hanno sottoscritto e ratificato questi protocolli, e riguardano aspetti che vanno dalla pianificazione territoriale, all'agricoltura di montagna, la protezione della natura e la tutela del paesaggio, la forestazione, il turismo, la difesa del suolo, l'energia. Infine, l'ultimo dei protocolli redatto e sottoscritto in ordine di tempo, il protocollo trasporti, che è stato sottoscritto a Lucerna il 31 ottobre 2000. È arrivato ultimo in ordine di tempo non perché sia il meno importante, ma perché è stato il più complesso su cui trovare l'accordo degli 8 stati che hanno territorio sul versante alpino.

Ora, finalmente, nell'ottobre 2000 tutti gli 8 stati europei hanno sottoscritto il Protocollo Trasporti della "Convenzione delle Alpi": questo, però, per entrare pienamente in vigore nei singoli stati deve avere una ratifica tramite le modalità che ogni singolo stato ha in base alla sua legislazione; in Italia, in particolare, è necessaria una legge per ratificare questi protocolli.

Alcuni stati, mi riferisco ad Austria, Germania, Slovenia, Lichtenstein, hanno già ratificato tutti i protocolli compreso il Protocollo Trasporti; l'Italia non ne ha ancora ratificato uno, ma ha avviato l'iter di approvazione, c'è stato un disegno di legge del Governo del 21 febbraio 2002 che, insieme ad altre proposte di legge di iniziativa parlamentare, è andato prima alla Camera e poi al Senato. La legge di ratifica dei protocolli è stata approvata alla Camera dei Deputati il 19 novembre 2002, dopodiché il provvedimento è andato al Senato e il 14 novembre 2003 è stato ratificato anche al Senato, ma con una modifica rilevante: è stato stralciato nel passaggio al Senato la ratifica di uno dei protocolli, proprio il Protocollo Trasporti. Di conseguenza, la legge è tornata alla Camera e dovrà concludere con un'ulteriore votazione il suo iter.

Qual è lo scopo della mozione che abbiamo presentato? Lo scopo è di 2 tipi: con questa mozione vorremmo intanto che il Consiglio regionale evidenziasse l'interesse e l'importanza che la Valle d'Aosta attribuisce ai protocolli attuativi della Convenzione alpina, in particolare al Protocollo Trasporti, perché è uno strumento molto importante per tutto il sistema alpino e anche per la Valle d'Aosta. Ci auguriamo e vorremmo che con questa mozione il Consiglio regionale sollecitasse gli organi competenti e attivasse tutti quelli aventi competenze in materia, perché il Parlamento italiano arrivi al più presto alla ratifica di questo protocollo.

Nella mozione vi è però una parte ulteriore, che riteniamo forse ancora più importante: quella dell'atteggiamento che vogliamo avere come regione nei confronti di questo Protocollo Trasporti. Riteniamo che questo protocollo, già sottoscritto dall'Italia, già ratificato da vari paesi europei, che quindi è riconosciuto ed è in vigore come documento internazionale, diventi un punto di riferimento costante anche per le scelte della Valle d'Aosta in materia di trasporti.

Chiediamo che il Consiglio evidenzi l'importanza di fare scelte in materia di trasporti in Valle d'Aosta che siano coerenti con i contenuti del Protocollo Trasporti, cercando di dare applicazione, per quanto di nostra competenza, ai contenuti dello stesso. Non si tratta di un mero adempimento di carattere burocratico senza conseguenze, perché nel Protocollo Trasporti vi sono indicazioni anche a livello locale, che hanno una certa rilevanza, e porto degli esempi.

All'articolo 13, comma 2, del Protocollo Trasporti si dice: "Le parti contraenti sostengono la creazione e la conservazione di zone a bassa intensità di traffico o vietate al traffico, nonché l'istituzione di località turistiche vietate al traffico e tutte le misure atte a favorire l'accesso e il soggiorno dei turisti senza automobili". L'articolo 11, comma 1, dice: "Le parti contraenti si astengono dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino". L'articolo 6 dice: "Le parti contraenti possono adottare misure rafforzate di protezione che vanno al di là di quelle previste dal presente protocollo, tese alla tutela dell'ambiente alpino ecologicamente sensibile, quando lo richiedono determinate condizioni dell'ambiente o motivi di salute pubblica".

Nel protocollo trasporti vi sono quindi una serie di indicazioni di competenza degli stati, ma vi sono anche molte azioni, competenze, scelte che riguardano l'ambito locale, l'ambito comunale, di comunità montana, in particolare l'ambito regionale. Riteniamo opportuno che ci sia, da un lato, un impulso da parte della Regione perché questo Protocollo Trasporti sia approvato e diventi vincolante anche per il Governo e lo Stato italiano e, dall'altro, che ci sia una volontà di recepirne i principi nelle scelte concrete che andiamo a fare come Regione Valle d'Aosta.

Président - Je déclare ouvert le débat.

La parole au Conseiller Borre.

Borre (UV) - Per mozione d'ordine. Ritenendo questo argomento di interesse dell'intero Consiglio, penso quindi che con una riunione dei Capigruppo si possa arrivare ad una mozione congiunta di tutto il Consiglio, o almeno allargata al massimo all'interno di questa Assemblea. Un altro tentativo per cercare un modo di lavorare insieme, non quello che abbiamo visto prima!

Président - Le Conseil est suspendu pendant 10 minutes pour une réunion des Chefs de groupe.

Si dà atto che, dalle ore 12,04, presiede il Vicepresidente Nicco e che la seduta è sospesa dalle ore 12,04 alle ore 12,11.

Presidente - Riprendono i lavori. La Conferenza dei Capigruppo ha dato qualche esito?

La parola all'Assessore al turismo, sport, commercio, trasporti e affari europei, Caveri.

Caveri (UV) - Ho partecipato, perché invitato, alla riunione dei Capigruppo e si è raggiunto un accordo che può essere accolto, visto che l'impegno principale è rivolto al Governo regionale.

Vorrei però svolgere alcune considerazioni, che consentono anche di capire come questa accettazione si inserisce all'interno di un percorso sul quale il Governo regionale vorrebbe esprimere delle proprie opinioni. Ho la fortuna, attualmente, di essere membro del Comitato permanente della Convenzione alpina nella veste di osservatore di un'associazione degli eletti della montagna in Europa e ho avuto la fortuna di seguire tutte le vicende concernenti la Convenzione alpina fin dal 1991, quando la Convenzione venne firmata dai ministri dell'ambiente dei paesi aderenti; poi, come ricordava il Consigliere Riccarand, anche il Principato di Monaco è entrato e l'ex Jugoslavia si è chiarita essere la Slovenia come membro della Convenzione alpina. Tra l'altro ricordo, invece, che il collega Cerise è membro della consulta a livello nazionale.

La mozione così come riformulata credo sia del tutto accettabile, perché in questa maniera meglio si definiscono gli impegni che ricadono sul Governo regionale nel caso di accettazione. Fra l'altro, credo che la mozione debba essere senza il documento annesso, visto che ciò tecnicamente non ha senso, perché darebbe il senso assai ambiguo di una sorta di ratifica da parte nostra del Protocollo Trasporti.

Come il Consigliere Riccarand sa, siamo di fronte ad un accordo internazionale e, come tale, non ricade certamente nella giurisdizione del nostro Consiglio Valle. È vero che in questo momento la questione del Protocollo Trasporti è sospesa alla decisione che assumerà il Parlamento italiano. Come opportunamente è stato ricordato, il Protocollo Trasporti faceva parte della prima approvazione nel novembre 2002 da parte della Camera dei Deputati, poi è stato stralciato soprattutto per le preoccupazioni del Ministero italiano delle infrastrutture, che ha nei propri progetti alcune realizzazioni stradali, ricordo l'Alemagna nell'asse nord-est, ricordo anche le ripetute affermazioni da parte del Viceministro Martinat, per noi non condivisibili, quali quella del raddoppio del traforo del Monte Bianco, che cozzerebbe nell'impostazione attuale con i contenuti del Protocollo Trasporti della Convenzione alpina.

Il Parlamento italiano sembra aver messo nel dimenticatoio la ratifica dei protocolli, tant'è che è in corso presso le commissioni competenti, ma è anche vero che non è stato neppure fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, quindi c'è da ritenere che ci sia un ulteriore rallentamento. Devo dire che nella mancata ratifica dei protocolli c'è una responsabilità collettiva, perché come il Consigliere Riccarand sa, alcuni dei protocolli sono vecchissimi, risalgono addirittura quasi all'indomani dell'assunzione della Convenzione. Ricordo che un gruppo massiccio di protocolli risale al 1994, quindi è evidente che anche i governi precedenti avrebbero potuto ratificare i protocolli, ma va detto che già in Italia ci fu un lunghissimo iter per la ratifica e l'esecuzione della convenzione stessa; la legge di ratifica risale al 14 ottobre 1999.

Credo che, proprio grazie ai parlamentari delle zone alpine, oltre che di noi Valdostani, la legge di ratifica è una legge interessante perché la nascita della consulta Stato-Regioni dell'arco alpino situa oggi ad un livello di responsabilizzazione il livello regionale della convenzione, che è molto interessante, perché all'indomani della Convenzione alpina si riunirono a Chamonix i rappresentanti delle regioni di tutto l'arco alpino e protestarono per i metodi con i quali la Convenzione era stata imposta alle popolazioni alpine.

Possiamo dire che, almeno nella ratifica, in Italia si è cercato di supplire a quel deficit democratico, che purtroppo si è manifestato per molto tempo anche nella discussione sui protocolli aggiuntivi; erano misteriosi rappresentanti nazionali a partecipare alla discussione ai tavoli tecnici, questo deficit democratico ha cominciato ad essere invertito proprio sul Protocollo Trasporti. Personalmente ero presente a Lucerna e ricordo che l'allora Sottosegretario di Stato, con delega su tale questione, Onorevole Bressa, precisò, a verbale, che almeno per 2 opere concernenti la Valle d'Aosta, il Protocollo Trasporti, qualora ratificato dall'Italia, non avrebbe avuto delle ricadute: si trattava della ristrutturazione dell'aeroporto Corrado Gex e del completamento dell'autostrada del Monte Bianco.

Per quello che è l'aspetto turistico - in particolare gli impianti di risalita - non è il Protocollo Trasporti il punto di riferimento, ma il Protocollo Turismo, che dovrebbe essere ratificato dal Parlamento e che lascia margini ragionevoli - nella logica dello sviluppo sostenibile - nell'equilibrio fra la necessità di sviluppo e il mantenimento dell'equilibrio ambientale.

Il Protocollo Trasporti è stato in realtà ratificato da pochi stati membri della Convenzione alpina: Austria, Germania, Lichtenstein e Slovenia; c'è da dire che, malgrado all'epoca in cui ricoprivo l'incarico di Parlamentare europeo ci fossero state nel 2000 e poi nel 2001 una serie di impegni da parte della Commissione europea, dapprima, per la firma e, poi, per la ratifica del protocollo trasporti da parte dell'UE - in quel caso non è il Parlamento europeo a ratificare né a sottoscrivere, ma è il Consiglio europeo -, purtroppo da allora - e questo sarebbe stato molto importante per la discussione nostra sulla regolamentazione ragionevole dei flussi e su altre decisioni assunte dal nostro Consiglio - l'UE è in una fase di rallentamento che sembra preludere ad una sorta di insabbiamento del Protocollo Trasporti. Questo è un peccato, perché in realtà quel protocollo era stato evocato dallo stesso "Libro bianco" come un documento importante.

Si tratta quindi di accettare i contenuti della mozione in discussione oggi, di non pensare che l'approvazione della mozione significhi "tout court" l'applicazione nell'ordinamento valdostano, perché così non potrebbe essere; non si tratta di uno strumento giuridico che si va ad assumere, ma è un impegno politico, mentre credo sia giusto indirizzare i Parlamentari valdostani verso una riflessione nuova sul Protocollo Trasporti. Ricordo un incontro con il Ministro Lunardi che arrivava all'aeroporto di Bruxelles quando io partivo, un incontro dedicato ai contenuti del "Libro bianco", in cui cercai di insistere nello spiegargli che l'accettazione del Protocollo Trasporti sarebbe stato, da parte del Governo italiano, un atto intelligente e non un atto sbagliato, ma devo dire che i più estremisti del Ministero delle infrastrutture ritengono che il Governo italiano si troverebbe in questa maniera eccessivamente vincolato rispetto agli sviluppi stradali.

Personalmente ritengo che sia una battaglia di retroguardia, perché oggi noi quello di cui abbiamo bisogno sulle Alpi, senza discutere dei collegamenti interni o dei miglioramenti viari, ma nel trasporto internazionale, è lo sviluppo della ferrovia. In questo senso alcune indicazioni del Protocollo Trasporti sono estremamente utili come quella del chiarimento della tarificazione, perché questo è un altro argomento in discussione a livello europeo. È ovvio che oggi le persone scelgono il trasporto su gomma in quanto più favorevole, quindi questa discussione in corso oggi al Parlamento europeo è molto interessante, perché la nuova direttiva dovrebbe consentire di avere delle tarificazioni che agevolino gli altri modi di trasporto, in particolare la ferrovia e le vie navigabili (che siano quelle del grande nord o che sia l'utilizzo con le autostrade del mare del Mediterraneo).

Ritengo si possa accettare questo impegno che viene assunto, di essere coerenti con i contenuti del Protocollo Trasporti. La mia speranza è che la Convenzione alpina diventi sempre più un processo che implichi il livello regionale. Nell'ultima riunione in Germania, ho avuto, per l'ennesima volta, l'impressione che queste grandi delegazioni dei Ministeri dell'ambiente non rispondano alle esigenze regionalistiche che si esprimono a livello alpino, così come sarebbe importante che il Protocollo Trasporti desse il senso dell'esistenza anche a Bruxelles di un livello alpino, che non è purtroppo il medesimo di quello spazio alpino oggi rientrante negli INTERREG; lo spazio alpino degli INTERREG comprende, ad esempio, l'Emilia Romagna, Torino, Milano, Strasburgo, quindi un'area talmente ampia da non coincidere affatto con l'area della Convenzione alpina.

Quella Convenzione, invece - pur nata malamente, impostata con una logica dell'ambientalismo germanico alle popolazioni che non ne avevano discusso -, credo che oggi possa trasfigurarsi e diventare un elemento utile per una discussione aperta e non ideologica, nel caso specifico su di un tema molto delicato, qual è quello dei trasporti in zona alpina.

Presidente - Il nuovo testo a firma dei Consiglieri Borre, Riccarand, Salzone, Sandri e Comé vi è stato distribuito.

La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (CdL) - Indubbiamente il tema dei trasporti è sempre all'ordine del giorno, è sempre importante ed è sempre presente nelle nostre attenzioni, come settore che prevede lo sviluppo di infrastrutture di fondamentale importanza fra le varie aree geografiche e permette quel flusso di comunicazioni, di scambio di merci, servizi e persone, che sono indispensabili allo sviluppo delle medesime aree geografiche.

Più volte abbiamo sottolineato la determinazione anche nostra di cercare di rendere compatibile uno sviluppo sostenibile di queste infrastrutture con l'ambiente circostante, nella fattispecie l'ambiente alpino nel quale viviamo. La Convenzione alpina tutela questa convivenza fra sviluppo e preservazione dell'ambiente alpino, tanto che il Parlamento italiano si sta adoperando per dare una completa attuazione alla ratifica di questa convenzione e dei relativi protocolli.

Lo stralcio che è stato effettuato dalla Commissione affari esteri del Senato l'8 luglio 2003 ha una sua giustificazione: è uno stralcio che è stato apposto a seguito di un emendamento presentato dal Governo, quindi vero è quello che diceva l'Assessore Caveri, che Martinat ha una sua visione più integralista sullo sviluppo delle infrastrutture stradali, però è vero che l'emendamento è stato proposto dal Governo e quindi rappresenta la volontà del Consiglio dei Ministri e del Ministro Lunardi. Il voto a questo stralcio del Protocollo Trasporti non significa che il Governo e il Parlamento abbiano ridotto il livello di attenzione nei confronti del problema dei trasporti.

Naturalmente questo protocollo contiene un principio che non può essere trascurato da un governo che ha, come obiettivo, quello di potenziare le comunicazione fra l'Europa mediterranea e la l'Europa del nord, con le cui aree geografiche si stanno moltiplicando le occasioni di scambio. Questo protocollo contiene delle norme che prevedono che le parti contraenti si astengano dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino. Si capisce che il significato fortemente limitativo di questa disposizione nei confronti delle opere preventivate dal Governo italiano non poteva non essere rilevata dal Governo e dai due rami del Parlamento.

C'è il rischio di porre in dubbio la realizzazione delle infrastrutture previste nella deliberazione del CIPE del 2001 e si prospetta anche l'eventualità che questo vincolo pregiudichi delle importanti vie di sbocco della produzione nord italiana verso i mercati europei. Naturalmente queste considerazioni tengono in massima considerazione le concezioni di tutela dell'ambiente alpino. Ecco perché il protocollo è stato stralciato, ecco perché lo stralcio di questo protocollo non va a pregiudicare tutto quell'impianto legislativo e di principi che sono stati ricordati sia dal Consigliere Riccarand, sia dall'Assessore Caveri. Quando è stato stralciato questo protocollo, l'Assemblea ha votato un ordine del giorno che ha impegnato il Governo ad una interpretazione specifica degli obblighi che derivano dai protocolli, che sia rispettosa delle nuove competenze legislative e amministrative regionali assegnate agli enti territoriali dal nuovo Titolo V della Costituzione.

Tutte le preoccupazioni esagerate che più volte abbiamo sentito anche esprimere dal gruppo "Arcobaleno", non è che vengono meno se il Protocollo Trasporti non viene incluso nel pacchetto complessivo della Convenzione alpina.

Per queste ragioni non abbiamo né aderito alla sottoscrizione di quel documento che è stato rivisto dai colleghi e, per questa ragione, non lo voteremo e ci asterremo.

Presidente - Dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Arc-VA) - Per dichiarare il voto favorevole del gruppo sul testo che è stato concordato e sottoscritto con i Capigruppo di "Union Valdôtaine", della "Stella Alpina", della "Fédération Autonomiste" e dei "DS", testo in cui riconosciamo le parti essenziali della mozione che abbiamo presentato, sia nella premessa, sia nel deliberato. Riteniamo sia importante che la Valle d'Aosta prenda questa posizione, che non è una posizione scontata, nel senso che il Protocollo Trasporti è un protocollo avente un'incidenza molto grossa sulle scelte che vengono fatte su tutto il sistema alpino.

Ci auguriamo che la votazione di questa mozione possa servire in 2 direzioni: nella direzione della ratifica parlamentare, perché è una sollecitazione ulteriore che viene fatta ai Parlamentari affinché si arrivi al più presto dallo Stato italiano anche sul Protocollo Trasporti, ma soprattutto riteniamo importante vi sia questa affermazione di principio di una scelta da parte della Regione di operare nel settore dei trasporti, in coerenza con i principi del Protocollo Trasporti. È chiaro che questo è un impegno politico, non è un vincolo di carattere giuridico come potrà derivare dalla ratifica, ma è un impegno non privo di conseguenze.

Chiediamo, in particolare all'Assessore Caveri, che è parte in causa sulla tematica dei trasporti, di fare un'azione di sensibilizzazione e di informazione rispetto a tutta la "macchina amministrativa regionale", perché conosca bene questo protocollo e perché nel suo "modus operandi" prenda come punto di riferimento - non di carattere giuridico, ma di carattere di principio, metodologico e di scelta politica, oltre che ad una serie di documenti che la nostra Regione ha e che già definiscono un orientamento rispetto a scelte di sviluppo sostenibile - questo documento che, in particolare rispetto alla questione dei trasporti, contiene indicazioni che sono significative e importanti rispetto al nostro territorio.

Votiamo a favore di questo testo concordato.

Presidente - La parola al Consigliere Borre.

Borre (UV) - Esprimo soddisfazione per aver raggiunto l'accordo di quasi tutti i gruppi del Consiglio per la modifica di questa mozione.

La Convenzione alpina è un principio sul quale non si può non essere che d'accordo; infatti è un principio che trova un accordo quadro volto a salvaguardare l'ecosistema naturale delle Alpi e, nello stesso tempo, la convenzione tende a promuovere lo sviluppo sostenibile in quest'area, tutelando gli interessi economici e culturali delle popolazioni residenti. La Convenzione rappresenta quindi il positivo esito di un primo dibattito che riconosce le Alpi come spazio unitario nella prospettiva globale, uno spazio unitario caratterizzato dall'insieme e dall'interdipendenza di natura, economia e cultura, le cui diverse specificità si traducono in una identità che richiede una tutela sopranazionale. Un atto di tutela che però deve coinvolgere le realtà alpine interessate, non solo gli stati.

Infatti, per il raggiungimento degli obiettivi succitati, i paesi contraenti, secondo quando stabilito dalla convenzione, devono adeguare misure volte, in generale, alla protezione del territorio alpino e, in particolare, volte alla disciplina degli specifici settori inerenti la protezione del territorio stesso, ad esempio: la pianificazione territoriale, lo sviluppo sostenibile, l'agricoltura di montagna, le foreste montane, la difesa del suolo, il turismo e le attività del tempo libero, energia e trasporti, la composizione delle controversie.

A riguardo della montagna e del turismo ci piacerebbe poter constatare un interesse più incisivo, un interesse come per i trasporti in fatto di Convenzione alpina, considerato che anche i protocolli attuativi di questa attività hanno positive ricadute sulla nostra realtà e, in particolare, per gli operatori agricoli addetti al turismo.

Alla disciplina di ciascun settore si procede mediante l'adozione di specifici protocolli, quindi va detto che il Parlamento italiano ha deciso di non ratificare il Protocollo Trasporti. La decisione è stata dettata dal timore - almeno credo - che qualora si addivenisse alla sua ratifica, ciò potrebbe compromettere lo sviluppo del trasporto in Italia. Un esempio è l'interpretazione restrittiva dell'articolo 11, il quale prevede che i paesi contraenti si astengano dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto alpino; potrebbe essere compromessa l'implementazione dei grandi assi viari est-ovest considerati di vitale importanza per il mercato. Al fine di fare chiarezza su questo punto nell'ambito del gruppo di lavoro del Protocollo dei Trasporti, l'Italia ha chiesto e ottenuto la presidenza di un nuovo sottogruppo; questo sottogruppo dovrà effettuare un'attenta analisi costi-benefici dell'attuazione del protocollo trasporti, per verificare le differenze attuative nei vari stati membri.

Ritornando al coinvolgimento della Regione nei contenuti della convenzione, ricordo che la ratifica di un protocollo internazionale vincola alle disposizioni in esso contenute, tanto lo Stato che le regioni; nel nostro caso, regione con autonomia statutaria, con competenza primaria in determinate materia, tale competenza potrebbe risultare limitata dal rispetto delle disposizioni dell'accordo internazionale. Va ricordato che per dare voce alle regioni è stata creata la consulta Stato-Regioni dell'arco alpino; in questa sede la nostra Regione sollevava delle perplessità su alcune previsioni contenute nel dibattito funzionale della ratifica del Protocollo Trasporti. A Lucerna, comunque, il Governo italiano metteva a verbale alcuni aspetti da noi sollevati, come la realizzazione dell'aeroporto e il completamento dell'autostrada del Monte Bianco.

Poiché condividiamo i principi fondamentali del protocollo, riteniamo che il Parlamento debba ridiscutere rapidamente il Protocollo d'intesa sui Trasporti; nel contempo, auspichiamo che il sottogruppo a presidenza italiana ora che si è riaperto il dibattito, tenga conto di quanto fatto presente dalla nostra Regione in sede di consulta Stato-Regioni dell'arco alpino.

Presidente - Pongo in votazione la mozione in oggetto:

Mozione

Premesso che la Convenzione per la Protezione delle Alpi venne sottoscritta nel 1991 da sette Paesi europei, cui successivamente si è aggiunto il Principato di Monaco, e dalla Comunità europea;

Ricordato che i sottoscrittori hanno successivamente ratificato la Convenzione delle Alpi e lavorato attorno ad una serie di protocolli attuativi, che sono attualmente dieci;

Evidenziato come, ad approfondimento della Convenzione, il Protocollo Trasporti sia uno dei documenti più interessanti della Convenzione, attualmente firmato da tutti gli stati ma non dall'Unione europea e risulti ratificato solamente da Austria, Germania, Liechtenstein e Slovenia;

Constatato che il Senato italiano ha deciso, nel corso dell'iter di ratifica dell'insieme dei Protocolli, di escludere dall'approvazione il solo Protocollo Trasporti;

Segnalato infine che malgrado il sì della Commissione europea, il Consiglio europeo non ha finora né firmato né ratificato il Protocollo Trasporti, per quanto tale Protocollo sia evocato nel recente Libro Bianco;

Il Consiglio regionale

Ribadisce

Il proprio vivo interesse per la ratifica da parte dell'Italia e dell'Unione europea del Protocollo Trasporti;

Impegna

Il Governo regionale a operare nel settore trasporti in coerenza con i principi del Protocollo Trasporti e con gli strumenti per lo sviluppo sostenibile già in vigore in Valle d'Aosta;

Invita

I Parlamentari valdostani ad attivare le iniziative opportune affinché il Parlamento italiano riesamini rapidamente il Protocollo Trasporti e lo ratifichi;

Delibera

Di trasmettere copia della presente deliberazione ai Presidenti dei Consigli regionali e delle Province Autonome dell'arco alpino nonché ai capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

F.to: Borre - Riccarand - Salzone - Sandri - Comé

Consiglieri presenti: 28

Votanti e favorevoli: 26

Astenuti: 2: (Frassy, Tibaldi)

Il Consiglio approva.