Objet du Conseil n. 885 du 7 octobre 1999 - Resoconto
OGGETTO N. 885/XI Prosecuzione dell'esame delle problematiche del settore sanitario. (Approvazione di due risoluzioni)
PrésidentNous reprenons nos travaux avec l'examen du point 29. Il s'agit de la reprise de la discussion qui a débuté pendant la séance du 23 septembre. Je rappelle que l'Assesseur Vicquéry avait présenté son rapport et que les Conseillers Squarzino, Piccolo et Beneforti ont déjà pris la parole pour la première intervention. La discussion est ouverte.
La parole au Conseiller Marguerettaz.
Marguerettaz (Aut)Io partirei con questa considerazione. Delle tante anomalie politiche che abbiamo avuto modo di vedere in questo periodo la più evidente, almeno per il sottoscritto, è provenuta proprio dall'Assessore alla Sanità Vicquéry, sconcertando un po' tutti, e quando dico tutti, dico in "primis" i colleghi di maggioranza, affrontando la problematica inerente l'Ospedale regionale, ha esordito invitando tutto il Consiglio a ragionare su questa materia in termini per così dire istituzionali, ha invitato tutti a non fare come si suol dire il gioco delle parti, a mettere mano ad una forte dose di responsabilità comune e, con una sorta di consociativismo, a produrre tutti delle idee per risolvere il problema.
È un'anomalia, come dicevo; nell'ultima commissione consiliare, di fronte a questa proposta formalizzata dall'Assessore, chiedevo se quest'impostazione da lui suggerita per affrontare tematiche importanti quali quelle della sanità fosse un nuovo modo di lavorare condiviso da tutta la Giunta, se cioè quest'impostazione di concertazione che poi rimanda forzatamente alla parola consociativismo fosse una proposta politica che venisse dalle forze di maggioranza o quanto meno dalla Giunta regionale. La risposta non è stata chiarissima, ma mi è sembrato di capire che la proposta così formulata riguarderebbe solamente l'Assessorato della salute.
Di fronte a questa proposta avanzata ci tengo a dire subito, in maniera molto, molto chiara, che noi non ci stiamo. Non ci stiamo per quale motivo? Siamo qui come Autonomisti a svolgere il nostro compito di forza di opposizione che, come tutti sappiamo, ha due indirizzi particolari che così si possono riassumere: quello di stimolare il Governo ad amministrare la cosa pubblica e quello di controllare l'azione di governo.
Questo è un compito che ci siamo assunti collocandoci responsabilmente all'opposizione di questa maggioranza e che continueremo a svolgere sia suggerendo delle proposte come abbiamo fatto sovente, sia svolgendo questo compito di controllo che significa inevitabilmente anche un accertamento delle responsabilità di chi si è candidato al Governo di questa Regione.
Dico subito che noi non riteniamo che la situazione drammatica nella quale viene a trovarsi la sanità valdostana, in particolar modo l'Ospedale regionale, non riteniamo che questa situazione sia esplosa improvvisamente lo scorso mese di agosto. Riteniamo invece che la situazione sia degenerata nel tempo e che a questa situazione, almeno finora, non si siano sapute dare delle adeguate risposte.
Noi non vogliamo strumentalizzare questo momento, ma nel contempo crediamo sia opportuno, giusto, logico che vi sia, di fronte allo stato in cui si trova la sanità valdostana, un'assunzione di responsabilità ai diversi livelli. A questo proposito, dopo aver ascoltato la relazione di Vicquéry, la constatazione più amara è che dal punto di vista politico e amministrativo l'Assessore non ha fatto la benché minima autocritica. Sembra proprio che questa parola, autocritica, sia sconosciuta sia a questo Assessore sia a questa maggioranza; le responsabilità vanno cercate, così mi è sembrato di capire dalle parole dell'Assessore, fuori da quest'aula. Poi scegliete voi: volete che la responsabilità sia a Roma? Va bene. Volete che la responsabilità sia nel "management"? Va bene. Volete che la responsabilità sia nella gestione degli operatori dell'Ospedale? Va bene. Volete che la responsabilità sia nella cultura della gente? Va bene. L'importante è affermare che qui dentro non vi sono responsabilità.
Noi a questo gioco non ci stiamo. Noi crediamo invece che vi siano sì delle responsabilità derivanti dalle scelte del Governo nazionale, sì delle responsabilità derivanti dalla gestione aziendale, sì delle responsabilità derivanti da quest'Amministrazione, ma oggi, di fronte a questo dramma che sta vivendo la sanità valdostana, chi ha promosso un certo tipo di piano sanitario, chi ha nominato e poi sfiduciato i vari direttori generali o commissari dell'USL, chi ha scelto di dire di no ad un nuovo ospedale, non può chiamarsi fuori. Chi ha fatto queste scelte, fondamentali e strategiche per la sanità della nostra Regione, oggi non può non assumersi le sue responsabilità fino in fondo, ma in modo particolare non può chiamare alla collaborazione tutte le forze politiche chi, fino a poco tempo fa, non senza un qualche accenno di arroganza, affermava che l'unico criterio con cui era stato scelto il direttore generale era la fiducia che in lui riponeva l'Assessore oppure chi sempre fino a poco tempo fa si rifiutava addirittura di ottemperare a una decisione di questo Consiglio regionale ed evitava di portare in quest'aula il confronto sulla decisione di questo Governo di scegliere per la non realizzazione di un nuovo ospedale.
I dati che abbiamo sulla situazione dell'Ospedale regionale sono più o meno conosciuti e devo dire che hanno avuto un'accelerazione di conoscenza in quest'ultimo periodo grazie anche a un mese di agosto in cui, forse per la prima volta, i primari dei vari servizi hanno tirato fuori il capino e hanno denunciato lo stato difficile, a volte drammatico, che vivevano i reparti da loro diretti. E i dati che conosciamo sono sconfortanti: abbiamo dei tempi di attesa in questo momento da terzo mondo, l'ho detto e lo riconfermo.
Nell'unico Ospedale, lo sottolineo unico ospedale della Regione Valle d'Aosta, in questo periodo vi sono delle neoplasie che hanno dei tempi di attesa che variano da 1 a 3 mesi e ci sono diversi interventi che hanno delle attese superiori ad un anno. A fronte di questa situazione abbiamo le sale operatorie dell'Ospedale che, a parte i casi per le urgenze, i pomeriggi non lavorano; le sale operatorie dell'Ospedale regionale tutti i pomeriggi della settimana sono chiuse. È appena il caso di soffermarsi sul fatto, che vediamo ormai da tanti anni, del cantiere continuo che opera all'interno dell'Ospedale regionale con tutti i disagi che questo comporta, non ultima l'ulteriore riduzione dei posti letto di fronte a quella già cronica carenza che, oggi credo debba essere dichiarato un dato oggettivo. Nel nostro Ospedale mancano posti letto e se anche i parametri di legge ci confortano da un punto di vista legale, questo fa a pugni con la realtà, con la realtà di chi, necessitando di un ricovero, deve attendere dei mesi perché non c'è posto.
Mi è stato riferito - e non faccio fatica a crederlo - dello stress al quale sono sottoposti talora i medici che devono provvedere ad un ricovero e che non sanno dove sistemare il paziente. Sappiamo che, ad esempio, i pazienti della Riabilitazione sono distribuiti un po' in tutti i reparti, quindi con un'ulteriore sottrazione di posti letto per gli altri degenti.
Sappiamo - e non facciamo fatica a crederlo - che a volte ci sono delle dimissioni a rischio di pazienti, vale a dire pazienti che in una situazione normale sarebbero trattenuti ancora uno, due, tre giorni presso l'Ospedale regionale e che invece per "fare posto" vengono dimessi prima con tutti i rischi che ne conseguono e per il paziente e per il medico. In questo nostro Ospedale, oltre a queste cose, abbiamo assistito a tutta una serie di fughe: una fuga di medici, innanzitutto e sarebbe interessante avere questo dato che mi sembra sia sfuggito: quanti medici sono andati via dal nostro Ospedale negli ultimi anni? A me risulterebbe addirittura una cinquantina.
Nel giro di pochi anni gli anestesisti si sono ridotti di due terzi; ma dal nostro Ospedale non scappano solo i medici, scappano anche i pazienti. Il saldo migratorio continua ad essere negativo anche per le patologie di base, quindi non solo per le specialità per le quali le nostre strutture non sono attrezzate, ma ripeto c'è una fuga dei pazienti valdostani verso altre strutture e non è solo il caso - è bene sottolinearlo - di quelli della bassa Valle che vanno a farsi curare a Ivrea, è molto più esteso il fenomeno. Questa fuga di pazienti solo nel 1998 si è incrementata dell'11,5 percento rispetto all'anno precedente.
Questa è la fotografia, anche se un po' grossolana, della situazione all'interno dell'Ospedale regionale. A fronte poi di questa situazione (fuga di pazienti, fuga d'infermieri, fuga di medici) abbiamo un considerevole aumento della spesa. Qui mi sembra evidente che anche da un punto di vista del controllo sulla gestione vi siano delle carenze oggettive.
L'impressione che ho io, e poi spero di suffragarla in modo che non risulti solo un'impressione, è che il controllo della situazione sia, e mi auguro non deliberatamente, superficiale, sui "generis". Faccio due esempi per chiarire cosa voglio dire prendendo a riferimento due punti: i carichi di lavoro delle infermiere e i tempi di attesa, tanto per tornare sul punto di prima.
Dopo le incomprensioni e i problemi che ci sono stati nel mese di agosto, le minacce di sciopero e quant'altro, l'Assessore ha concordato con i sindacati che la cosa principale da farsi era una fotografia dei carichi di lavoro delle infermiere e questo lavoro è stato svolto in soli 10 giorni. L'Assessore ci ha detto che, a conclusione di questo lavoro, risultava che a norma di legge il personale infermieristico era sufficiente e che, per contro, in passato erano stati fatti dei conteggi sbagliati, il che lasciava presupporre che lo studio fatto questa volta fosse più serio, più scientifico rispetto a quello fatto in passato. Io non so a quale studio si riferisse l'Assessore quando ha detto questo, ma credo si riferisse allo studio Varvello, portato avanti alcuni anni fa e che mi risulta abbia necessitato di diversi mesi di lavoro con una produzione di materiale che credo dal punto di vista cartaceo raggiungesse un'altezza non lontana dai 30 centimetri.
Il risultato invece di questo studio è un foglio di carta partorito in dieci giorni. È possibile che comunque il primo studio fosse errato, non lo metto in discussione, ma mi sembra che comunque dal punto di vista dell'accostamento scientifico al problema avesse senz'altro un fondamento più serio. E così per i tempi di attesa. E così per tutta una serie di altre situazioni.
Abbiamo sentito parlare più volte - e sono stati spesi dei soldi, neanche pochi - di questo Progetto "qualità". Questo è uno studio fatto con le risorse dei nostri medici, che prevede tutta una serie d'indicatori che darebbero la possibilità di conoscere la situazione dell'Ospedale assai più approfonditamente e scientificamente rispetto ad oggi. Ma questo studio, così come lo studio Varvello, quale applicazione trova? Ad esempio con questo Progetto "qualità" si potrebbe analizzare molto in profondità il fenomeno delle liste di attesa, intuirne le cause e di conseguenza a proporne dei rimedi.
E qual è la conseguenza della mancata applicazione di questi progetti? Quelle liste di attesa di cui abbiamo parlato più volte da chi sono gestite oggi? Chi gestisce le liste di attesa all'interno dell'Ospedale regionale? Chi controlla che non vi siano superamenti di posizioni in queste liste di attesa? Le liste sono gestite dai primari e da nessun altro, come succedeva 30-40 anni fa quando il paziente, magari buon valdostano che avendo qualche disturbo scendeva a valle e si affidava nelle mani del professore diceva: "Fate voi". Siamo a questi livelli. Questa condizione stride moltissimo con la situazione di altre regioni.
Grazie alla Presidenza del Consiglio, che ci ha forniti del servizio Internet, ho scoperto come, ad esempio in Lombardia, viene gestita la questione delle liste di attesa: un qualsiasi abitante della Lombardia che abbia la possibilità di collegarsi ad Internet - immagino che non lo abbiano limitato solo ad Internet, ma per dire come sono avanti rispetto a noi, ha la possibilità di sapere quali sono le strutture in grado di fornirgli il servizio di cui ha bisogno con, in tempo reale, i giorni di attesa ai quali dovrà sottostare, con la possibilità per il paziente di poter scegliere la struttura convenzionata o pubblica presso la quale chiedere la prestazione di cui ha bisogno. Questo ci fa capire come davvero siamo lontani dall'avere un servizio ospedaliero decente.
Quali le cause di tutto ciò? Secondo l'Assessore, sembra che tutta questa situazione che ho descritto sia dovuta esclusivamente a una carenza di medici specialisti e ad una carenza d'infermieri. Sono d'accordo nel dire che questi sono due problemi evidenti ed importanti, ma non sono gli unici, le cause sono ben più vaste perché se fossero solo queste, capite che se domani mattina trovassimo un po' d'infermieri e un po' di medici specialisti avremmo risolto il problema della sanità, ma così non è.
Così non è perché, nonostante la carenza oggettiva di personale, noi abbiamo dei dati che ci fanno vedere come il problema sia più ampio. Noi abbiamo il problema di un tasso di ospedalizzazione di 211,6 nel 1998 e quest'anno credo che sia ulteriormente in crescita, intorno ai 220. Questo vuol dire che su 1.000 abitanti della Valle d'Aosta, 220 hanno in un anno una prestazione ospedaliera. Non so se ci rendiamo conto. Su 100.000 abitanti della Valle d'Aosta l'Ospedale nell'ultimo anno ha fornito qualcosa come 24.000 prestazioni. Questo dato che cosa ci fa dire immediatamente? Ci fa dire che l'obiettivo che il piano sanitario, portato avanti da questa maggioranza e dall'Assessore in particolare, che aveva fra gli obiettivi principali, come era giusto che avesse, la decongestione dell'Ospedale regionale, ha fallito.
Questo piano sanitario quest'obiettivo non solo non lo ha raggiunto, ma addirittura il problema si è acuito e come mai? Noi abbiamo una nostra tesi che è venuta anche fuori periodicamente con qualche interpellanza. L'obiettivo che si poneva il piano sanitario di decongestionare l'Ospedale con quel sistema satellitare cosa prevedeva in "primis"? Il potenziamento dei servizi territoriali. È logico che se io trovo un servizio valido vicino a casa mia per un intervento che può essere fatto lì, certamente non mi muoverò per andare presso l'Ospedale. Questo non succede, non succedeva tre anni fa e non succede oggi, ma perché? Semplicemente perché il potenziamento dei servizi sul territorio non c'è stato. A questo proposito ricorderete quel fatto forse banale, ma esplicativo: quando nel Poliambulatorio di Donnas ci fu la necessità di dare un punto di sutura e l'operatore medico presente non era in grado di fornire questo servizio. Mi dicono che a volte succede invece il contrario: quando c'è l'operatore in grado di dare il punto di sutura, manca il filo.
Altra questione: perché non si è decongestionato l'Ospedale? Perché non si è dato corso ad un altro obiettivo che era la realizzazione delle RSA. Di conseguenza oggi gravano sull'ospedale i ricoveri di quei pazienti che otterrebbero un migliore servizio presso le RSA, se fossero state realizzate. Ma queste strutture chi doveva avviarle? Non era mica il primario, non era mica il Bragonzi di turno, questo era compito evidente di quest'Amministrazione, quindi altro che ottimizzazione dell'offerta come si prefiggeva il piano sanitario! Ci sono altri dati che fanno pensare e che sono significativi: a fronte di quel tasso di ospedalizzazione che dicevo prima, 220 per 1.000, ve n'è un altro che non può essere ignorato: è il fatto che di tutti questi ricoveri ben il 27 percento, 1 su 4, è, come viene detto qui, inappropriato. Questo, detto in termini più comprensibili, vuol dire che non era necessario, ma dire questo non significa nulla, non è una conoscenza scientifica del fenomeno.
Bisognerebbe avere il coraggio, la volontà e anche la forza di andare a vedere in quali reparti ospedalieri ci sono questi ricoveri inappropriati e chi li richiede perché se non si ha una conoscenza più dettagliata della situazione, non si riuscirà mai ad intervenire.
Le ricette che ha dato l'Assessore non ci convincono, non ci convincono per niente. In buona sostanza l'Assessore ci propone delle soluzioni che tendono a rispondere solo al problema del personale.
Anche su questo, secondo me, va fatta un'analisi: come mai i medici scappano? È evidente che molti avranno anche dei problemi familiari, avranno delle prospettive di carriera migliori fuori dalla nostra regione, ma drammaticamente può succedere invece che coloro che rimangono, non rimangono perché sono contenti di rimanere, ma perché hanno fatto scelte delle scelte familiari.
Allora cosa fare, non solo per trovare nuovi medici, ma per tenere quelli che abbiamo? L'Assessore dice - mi sembrava di averlo visto nella risoluzione che impegna la Giunta e i Parlamentari ad intervenire presso il Governo - che è giustamente un problema di contratto, cioè l'incentivo è economico, ma l'Assessore dovrebbe spiegarci meglio un dettaglio. Io so che il contratto nazionale dei medici prevede una fetta di stipendio base e poi una fetta di stipendio di posizione; alcuni anni fa l'Assessore Braghetto, con l'accordo di tutti gli assessori e del Governo, spuntò il fatto che le regioni potessero integrare questo salario di posizione. Da qui ne è derivata una necessaria scelta politica da parte delle regioni: alcune, come la Valle d'Aosta, hanno messo a disposizione la stessa cifra del Governo, altre hanno deciso di incrementarla.
Noi abbiamo quindi destinato circa un miliardo per il salario di posizione dei medici ma dove è andato a finire questo miliardo? L'80 percento di questo miliardo è andato a finire nelle tasche dei primari, questa è la realtà, infatti, guarda caso, pochissimi primari vanno via dalla Valle d'Aosta, chi va via sono i medici o gli anestesisti o i medici specialisti. Questa è una scelta politica che mi fa collegare certi tipi di discorsi, mi pensare che vi sia - per una scelta anche lecita, ma della quale bisogna assumersi le responsabilità fino in fondo - una sorta d'intreccio fra i vertici della sanità, a livello politico, a livello gestionale e a livello operativo.
C'è un intreccio, questo è evidentemente un parere suffragato da una situazione fortemente indiziaria che vede coinvolti l'aspetto politico, l'Assessore, questa Giunta, questo Governo, il "management" e i dirigenti di secondo livello che operano nell'Ospedale. Ecco perché, à mio avviso, la situazione è stata sempre tenuta tranquilla fino a quando si è potuto tenerla tranquilla.
Quest'intreccio fino al mese di agosto scorso aveva trovato un "modus vivendi" che accontentava un po' tutti i soggetti interessati, tutti stavano bene, l'Assessore funzionava bene, il commissario meglio ancora, i primari ancora di più, gli unici a rimetterci erano i pazienti. Questo è un sistema che a mio avviso ha nascosto tutto quello che si poteva nascondere, ha sorvolato su tutto ciò che si poteva sorvolare e ancora oggi sembra non dare l'impressione di voler andare seriamente in fondo alla questione sanità.
Un'ultima considerazione, per dire quanto non sia solo un problema di personale, ma anche un problema di struttura. Non riaprirò la pagina del nuovo ospedale, nel senso che non andrò a rifare tutto il ragionamento, ma faccio due considerazioni. La prima: il vero problema per quanto concerne le sale operatorie è il fatto che nella nostra struttura non esista una chirurgia di urgenza, il problema è che, avendo 5 sale operatorie sempre sotto stress, quando arriva un caso urgente, questo scombina l'organizzazione; senza una chirurgia di urgenza la programmazione, non è possibile farla a meno di avere sempre un esubero di personale e un esubero di spazi che permetta di far sì che le due cose non vadano in contrasto.
L'ultima considerazione riguarda una situazione che sappiamo tutti che ci ripetiamo da anni, ma che siamo ancora qui a dire: il fatto di avere i due blocchi operatori. Questo significa che quelle poche energie oggi a disposizione di fatto le sprechiamo. Ma è possibile mettere i due blocchi insieme, cioè fare un unico blocco operatorio in modo da evitare queste cose? Credo di sì quando sarà costruita la nuova ala, ma la sensazione è che la situazione, caro Assessore, sia ben più grave ed estesa di quella che lei ci ha voluto descrivere.
Non è esclusivamente un problema d'infermieri e di anestesisti, è un problema anzitutto di scelte politiche che credo, come dicevo in apertura, vadano responsabilmente assunte sia in tempi di gloria, sia in tempi di magra. L'impressione è che l'Assessore si assuma le responsabilità nei tempi di gloria e voglia invece sbolognarle ad altri in tempi di magra.
È vero, Assessore, con tutta la simpatia che nutro per la sua persona, lei è quello che spesso e volentieri dice, fra l'altro anche in maniera intelligente: "Questa idea ce la copiano in tutta Italia, questa legge è un esempio per il Paese, questo servizio ce lo invidiano tutti" ed è giusto, lei fa il suo mestiere, però faccia il suo mestiere fino in fondo, io sono qui a chiederle questo: faccia il suo mestiere fino in fondo.
Oggi sono tempi di magra, si metta anche lei con il suo Governo e con la sua maggioranza una mano sulla coscienza, abbia l'umiltà di riconsiderare certe scelte che finora ha portato avanti riconosca di aver agito sempre troppo da solo senza aver troppo convinto nemmeno suoi colleghi di maggioranza.
PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti pour deuxième intervention.
Beneforti (PVA-cU)Dopo la relazione dell'Assessore, avvenuta nella seduta precedente, esposi ciò che pensavamo sul problema della sanità. Credo di aver detto allora abbastanza per cui evito questa mattina, in questo mio secondo intervento, di ripetermi; mi limito a dare una risposta alle proposte formulate dall'Assessore per uscire dalla crisi in cui la sanità in Valle d'Aosta è venuta a trovarsi.
Due sono le parti della relazione su cui si è soffermato l'Assessore e per le quali propone delle proposte di risoluzione: la prima parte riguarda i rapporti fra lo Stato, il Ministero della sanità, e la Regione; l'altra riguarda i provvedimenti che la Giunta e l'Assessore si impegnano ad adottare per uscire dalla crisi.
Per quanto riguarda la prima parte, cioè i rapporti con lo Stato, innanzitutto è bene chiarire che ognuna delle parti è responsabile per ciò che è di sua competenza. Certamente la riforma sanitaria, la terza, prevista dalla legge n. 229, non trova la Valle d'Aosta preparata a riceverla. Infatti, e lo abbiamo sempre detto e sostenuto anche in questa sede, non siamo stati e non siamo capaci di garantire l'esistente, figuriamoci se siamo preparati al nuovo che viene avanti.
È legittimo, cari colleghi, rivendicare l'autonomia e le competenze nella gestione del servizio sanitario, ma è altrettanto vero che non è legittimo accreditare nell'opinione pubblica che i mali della nostra sanità derivano tutti o quasi dallo Stato centrale, accentratore e autoritario. È vero che regole diverse favorirebbero la soluzione di alcuni problemi e che ci farebbero uscire dalla crisi in cui ci troviamo, ma non ci farebbero uscire dalla situazione d'inefficienza e di degrado in cui l'USL, con l'aiuto dell'assessorato oggi ci ha fatto precipitare. Del resto riconoscete voi stessi la fondatezza delle nostre accuse; è da quando sono seduto qui che denuncio fatti e avvenimenti che si verificano all'interno dell'USL, ma mai, ed è passato più di un anno, sono stati presi i provvedimenti per risolvere certe situazioni che stavano venendo avanti.
Oggi, lei, Assessore, e anche la maggioranza penso, rivendica la riorganizzazione del servizio sanitario regionale e la nomina del nuovo direttore generale. Lo dite chiaramente, lo avete detto qui, lo dite fuori di qui, lo riportate sulla stampa. Ma noi cosa abbiamo sostenuto e detto in questa sede quando abbiamo presentato interpellanze, interrogazioni e mozioni? Abbiamo messo in evidenza quali erano i mali della nostra sanità all'interno dell'Ospedale, dell'USL e sul territorio. Mi sembrava di essere beffeggiato quando alle nostre denunce venivano date risposte preparate dall'USL, che giustificano tutto e tutti. Io dico che riconoscere di avere sbagliato è umano, è un atto di forza, perseverare sarebbe stato diabolico. Assessore, coprire e giustificare fatti e avvenimenti che ricadono sulla pelle della gente è peccato e credo sia peccato grave.
I commenti di uno della stampa non mi toccano, sappiamo da che parte pende quindi non interessa più di tanto, pende e anche parecchio, ha fatto la sua fortuna? Presidente, non mi guardi, gli dica di stare zitto? ed è altrettanto grave, dicevo, illudersi e illudere che i nostri mali, i nostri problemi derivino solo dalla mancanza di alcuni medici e d'infermieri. Diciamoci francamente che l'emergenza medici non si risolve se gli stessi medici e le loro organizzazioni sindacali non sono d'accordo.
Mi riferisco in particolare alle richieste indicate dall'Assessore come quella di una norma transitoria per permettere ai medici neolaureati e ai disoccupati di accedere al servizio sanitario nazionale mediante l'applicazione di misure straordinarie, ridefinire i rapporti fra il Ministero dell'università e della sanità, regolamentare la libera professione intramuraria, l'approvazione da parte del Parlamento del Progetto "Omnibus". L'emergenza medici non si risolverebbe nemmeno dando la piena autonomia e potestà alla Regione perché ogni nostro provvedimento non passerebbe mai se in contrasto con la normativa prevista dagli ordini dei medici e dalle organizzazioni sindacali mediche.
Possiamo fare tutti gli sforzi che vogliamo, ma se le rappresentanze dei medici non sono coinvolte, non possiamo monetizzare il nostro disagio. Per questo il Governo ha presentato il decreto n. 229, è stato un tentativo per rompere l'ostruzionismo che ci sta di fronte e per coinvolgere i medici nell'attuazione della riforma. Dobbiamo essere convinti che le nuove regole che riguardano i primari, le nuove regole che riguardano la scelta da parte dei medici fra pubblico e privato passano nella misura in cui vengono imposte con decisione dal Governo d'accordo le regioni e le organizzazioni confederali e mediche. Noi le indicazioni previste dalla n. 229 dobbiamo farle nostre, dobbiamo sostenerle se vogliamo dare ai Valdostani una sanità pubblica adeguata alle loro esigenze perché i medici devono scegliere se fare il pubblico o il privato. Solo in determinati casi, quando il pubblico non può garantire i suoi servizi, può andare a ricercare nel privato certe convenzioni, ma prima deve fare di tutto per risolvere i problemi all'interno del pubblico.
La scelta dei medici, è una scelta non più rinviabile se vogliamo risolvere anzitutto il problema dell'occupazione dei medici disoccupati e poi, ma avete mai visto voi un ingegnere della Fiat che lavora per la Ford o per un'altra casa automobilistica? Deve scegliere di stare o da una parte o dall'altra, non può tenere il piede su due staffe e sfruttare le situazioni a proprio vantaggio e a danno dell'assistenza sanitaria.
Io sono d'accordo che nei confronti del Governo si rivendichi più autonomia, ma siamo anche convinti che i nostri problemi non possiamo delegarli ad altri, sono nostri e ce li dobbiamo risolvere, dopo averli individuati. L'Assessore è arrivato al punto di farlo e ha indicato i punti di crisi, sono quattro: la carenza di medici specialisti, la fuga dei medici specialisti richiesti da altre USL, la carenza del personale infermieristico, la precarietà dell'istituto del commissariamento, ma per riconoscerlo si è atteso che si arrivasse alla crisi in cui oggi siamo. Quando abbiamo sostenuto che il commissariamento non risolveva i problemi della nostra USL, c'è stato garantito che le cose con questo commissariamento sarebbero migliorate rispetto a prima, rispetto al precedente direttore generale.
Ma non ha citato l'Assessore un altro punto che è fondamentale, quello del francese: smettiamola di bocciare medici ed infermieri che non conoscono il francese, guardiamo se sono capaci professionalmente e se sono capaci professionalmente, immettiamoli nell'USL, aiutiamoli dopo a conoscere la lingua francese, su questo sono d'accordo. Cerchiamo di pari passo di risolvere i nostri problemi e di far sì che questi medici parlino il francese, ma non bocciamoli.
Ho letto sul giornale che sono state bocciate 6 infermiere professionali perché non sapevano il francese, noi chiudiamo le sale operatorie perché mancano i medici! Togliamo posti letto perché mancano le infermiere! E la gente attende fuori: un anno, un anno e mezzo per avere interventi chirurgici. Io lo voglio dire qui: ma dei 2.000 dipendenti dell'USL quanti conoscono il francese, Assessore? Se in uno stato di emergenza ci sono 20-30 infermieri in più che magari non prendono l'indennità di bilinguismo, ma ci danno il loro apporto, ci si scandalizza? Ma ci si deve scandalizzare per questo?
Lo dicevo prima, noi da oltre un anno abbiamo richiesto l'impegno della Giunta e dell'Assessore perché questi punti di crisi fossero affrontati e risolti per quanto possibile ma pur rendendosi conto delle difficoltà che si incontrano per risolvere certi problemi, non si è fatto neanche il possibile per risolverli.
E oggi, pur non avendo fatto il possibile, visto quello che è scoppiato nel mese di agosto che ha avallato quello che abbiamo sempre sostenuto in questa sede, si viene qui e si chiede che il Consiglio impegni la Giunta e l'Assessore ad adottare gli opportuni provvedimenti per uscire dalla crisi. Ma chi gli ha mai vietato di farlo prima? Glielo abbiamo richiesto! Ma ci voleva il mandato del Consiglio? Signori miei, per certe scelte nessuno del Consiglio vi avrebbe rimproverato se fossero state fatte e avessero evitato la situazione in cui ci siamo venuti a trovare. Io per carità di patria non ho portato qui - e ce le ho tutte - le risposte che mi sono state date in quest'anno alle mozioni, interpellanze ed interrogazioni che ho presentato. Non l'ho fatto come dicevo per carità di patria perché dalla posizione di oggi rispetto alle risposte che mi sono state date c'è una distanza enorme.
Mi domando: ma i provvedimenti che oggi ci vengono indicati come si è fatto a non prevederli nel contratto di programma del 1999 sottoscritto con l'USL? Ogni anno il piano socio-sanitario prevede che sia sottoscritto fra la Regione e l'USL il contratto di programma, in base a questo si stanziano i finanziamenti per l'USL, mi pare che abbiamo previsto 270 miliardi, allora cosa avete scritto nel contratto di programma? Visto che non prevede un piano di risorse umane e finanziarie per potenziare gli organici dell'USL, nemmeno alla luce del turnover e di nuovi servizi? Ogni azienda che si rispetti fa il suo programma di preparazione e formazione del personale e ancor più questo deve sussistere in un settore delicato come quello della sanità, dove è dimostrato che non si può rimanere senza personale medico ed infermieristico.
Non esiste un piano che preveda le risorse per investimenti al fine di potenziare e sostituire strutture e attrezzatura sanitarie carenti ed obsolete; qui si va avanti alla giornata, ma come si fa in un ospedale, in un'USL, nei servizi sul territorio, a non prevedere risorse e tempi entro i quali certe strutture e attrezzature devono essere sostituite? In questi settori non si può andare avanti alla giornata e chiudere il laboratorio di analisi e altri servizi in attesa che vengano sostituite strutture e attrezzature. Quando le strutture non sono sostituite, gli ammalati partono con il 118 e vanno fuori Valle a farsi le analisi e gli accertamenti sanitari.
Una domanda la faccio anche ai colleghi della maggioranza perché se ci sono delle responsabilità, queste sono sì, dell'Assessore, della Giunta, ma anche dell'intera maggioranza. La domanda è la seguente: avete mai verificato una volta se corrispondeva al vero quanto vi hanno fatto recitare in questa sede? Se corrispondevano al vero le risposte date alle nostre interpellanze, interrogazioni e mozioni? Presidente della Giunta ha mai verificato la situazione che stava precipitando? Non vi siete resi conto che con il vostro comportamento avete ingannato gli assistiti, e avete ingannato anche voi stessi. Caro Presidente, avete ingannato anche i vostri colleghi di maggioranza visto che oggi richiedono ciò che noi abbiamo chiesto da tempo. Da più parti vi è stato chiesto di cambiare: ricordo l'intervista del Vicepresidente del Consiglio, ho letto l'intervista del Segretario dell'Union Valdôtaine che rivendica, come ho rivendicato io da un anno, una diversa gestione dell'USL.
Ma vi siete resi conto che non esiste un piano, nonostante il contratto di formazione e avere previsto un finanziamento di 270 miliardi per la sanità, non esiste un piano per evitare le liste di attesa per visite specialistiche e interventi chirurgici; non esiste un processo di deospedalizzazione con il decentramento dei servizi sul territorio con particolare riferimento alle RSA.
Ricordo una delibera della Giunta regionale del 1990, la maggioranza più o meno era questa, dove addirittura si prevedeva una RSA per ogni comunità montana. Non so dove è andata a finire quella delibera di Giunta, io non dico che sia necessaria una RSA per ogni comunità montana, però alcune RSA dal 1990 ad oggi potevano essere realizzate. Andate a rileggervi quella delibera e vi rendete conto di cosa era previsto.
Mi auguro, Assessore, che quel piano che intendete presentare con urgenza sulla riorganizzazione del servizio sanitario regionale dia effettivamente un assetto stabile alla gestione dell'USL tramite la nomina del direttore generale.
Mi auguro che sia aperto un confronto effettivo fra la Regione e le parti sociali per trovare i rimedi per uscire dalla crisi in cui la sanità valdostana è venuta a trovarsi, però devo dire che io, quando lei parla di incontro fra la Regione e le forze sociali, quando parla di realizzare un patto sociale, devo dire che nella sanità non ho mai, e ho un'età abbastanza avanzata, sentito parlare di patti sociali. Ho sentito parlare di piani socio-sanitari perché l'incontro fra le parti sociali avviene prima di portare avanti detti piani. È quella l'occasione per richiedere l'apporto di tutte le componenti alla realizzazione del piano socio-sanitario, è quella l'occasione per mettere a punto le necessità che abbiamo per superare i punti di crisi.
Ne ho discussi diversi di piani socio-sanitari in questa sede, ma mai hanno tenuto conto delle richieste delle parti sociali e tanto meno hanno tenuto conto delle effettive esigenze che esistevano. Infatti ci siamo resi conto che hanno pesato più le lobbies che sono all'interno dell'Ospedale e dell'USL che non le vere richieste che ci potevano portare fuori dalla crisi. Tante nostre disgrazie derivano proprio da questa situazione, da come è gestita la sanità all'interno dell'Ospedale.
Credo che l'Assessore, come la Giunta, oltre a prendere i dovuti provvedimenti, debbano trarre da questa situazione le conseguenze politiche. Io non chiedo le dimissioni di nessuno, spetta alla maggioranza decidere, non spetta a noi; io ribadisco che chi non ha le carte in regola non può stare ai vertici dell'USL e tanto meno dell'assessorato, ma se ne deve andare con la massima urgenza. Non devono essere creati ulteriori danni perché già oggi sono stati troppi.
La nomina di un direttore sanitario all'Ospedale regionale è indispensabile come è indispensabile la nomina del direttore generale, sono due figure su cui si basa la ripresa e l'uscita dalla crisi della nostra sanità.
PrésidentLa parole au Vice-président La Torre.
La Torre (FA)Assessore, il nostro intervento che vuole sostenerla in un momento di ricatto particolarmente complesso come quello attuale, sarà in controtendenza, sarà un intervento breve perché non riteniamo che sia necessario usare molte parole che possono essere anche strumentalizzate e quindi possono dare spazio a un dibattito di posizione che non ha senso in questo caso trattandosi di un argomento estremamente delicato e importante, parole che nemmeno possono aiutare ad aprire sale operatorie o ad aumentare il numero dei posti letto.
Riteniamo invece che sia necessario fare alcune riflessioni, ripeto, sintetiche su questa situazione che per qualche verso non aggrada a lei, non aggrada a noi e probabilmente non soddisfa nemmeno i cittadini valdostani.
Crediamo che occorra uscire al più presto da questo stato di cultura dell'emergenza, riteniamo che sia necessario questo perché questa situazione logora, logora l'immagine di una sanità di una Regione come la nostra, che invece ha radici sia economiche che di risorse molto forti, che deve godere quindi di un'immagine abbastanza positiva e non debba essere discussa e contrastata come in questo momento. Per uscire da questa cultura dell'emergenza e per esserle di sostegno dobbiamo se possibile e con molta umiltà cercare di fare anche noi qualche riflessione e darle qualche utile contributo a quello che è il suo lavoro, come ho detto, particolarmente delicato e difficile.
Ebbene crediamo che questo passaggio dalla sanità così come l'abbiamo vissuta fino ad oggi all'applicazione del "decreto Bindi" richieda uno sforzo per uscire da quello che era un modo d'interpretare la sanità ed avviarsi verso una nuova mentalità e nuove logiche.
È evidente che il problema tecnico richiede prima, per essere risolto, alcune impostazioni di carattere politico, allora queste impostazioni di carattere politico devono concentrarsi su quella che deve essere una legge urgente di riorganizzazione, su cui stiamo lavorando e di cui sottolineiamo l'urgenza, perché non possiamo restare in una situazione di contrasto, impostazioni che devono tener conto di due grosse problematiche della sanità: organizzazione delle risorse e organizzazione delle strutture.
Per organizzazione delle risorse intendiamo evidentemente l'organizzazione del personale infermieristico e medico e per organizzazione delle strutture evidentemente l'organizzazione dell'USL, dell'Ospedale e di quelli che sono i presidi sul territorio. Ebbene su questo vogliamo dare un contributo e crediamo di avere delle idee abbastanza chiare.
Intanto va detto, e non va dimenticato, che l'obiettivo non è solo quello di riorganizzare la sanità nel senso di funzionalità, ma è quello di dare delle risposte concrete ai cittadini sia in merito alla qualità dei servizi che in merito alla quantità degli stessi; questo è l'obiettivo che ci poniamo, di conseguenza diventa fondamentale quest'organizzazione delle risorse.
Ebbene, credo che il primo problema, che ormai dovremmo cominciare a guardare come a un problema del passato, perché da qui dovremmo guardare semplicemente avanti evitando discussioni inutili, debba essere quello d'immaginarsi una sanità con una gestione delle risorse senza troppe rigidità perché sono le rigidità che impediscono nell'utilizzo del personale di ottenere il massimo, quindi poche rigidità all'interno dell'USL, rigidità che non si possono scaricare sulle spalle dell'Assessore perché sono tanti i soggetti che intervengono all'interno della gestione del personale in un complesso sistema come quello sanitario e quindi le responsabilità sono diverse e sono responsabilità che hanno anche origini nel tempo, quindi meno rigidità nella gestione del personale, una capacità d'incentivare il personale in un modo diverso e nuovo che dia soddisfazione, una forte concertazione con i sindacati e con quelli che possono essere gli interessi delle rappresentanze dei cittadini e cogliendo al massimo le occasioni che ci offre l'applicazione del nuovo "decreto Bindi".
Organizzazione delle strutture, conseguentemente; il "decreto Bindi" ci dà una grande opportunità che è quella di valorizzare il territorio e credo che noi dobbiamo recepire al massimo questa possibilità. Io non lo nascondo, poi l'ho sempre detto anche nel passato, per parecchio tempo sono stato un sostenitore dell'ospedale nuovo, ora non lo sono più...
(interruzione di un consigliere, fuori microfono)
? non è vero, mi dispiace correggerla, vede che io affronto il problema con estrema serenità, non sono qui a cercare di fare semplicemente una discussione polemica, sono qui con estrema serenità.
Dico che in passato ho sostenuto anche in maniera ferma la possibilità di costruire un ospedale nuovo, ma oggi, cogliendo quelle che sono le opportunità della "legge Bindi" di andare sul territorio, ritengo che l'Ospedale sia ancora inadeguato e che occorra lavorare su di esso per ristrutturarlo e per renderlo adeguato alle esigenze dei cittadini che sono sollevate anche da voi, ma in realtà dobbiamo andare sul territorio, noi dobbiamo realmente pensare a quella deospedalizzazione che diceva lei, Consigliere Beneforti, e dobbiamo farlo in modo concreto con i presidi dando a questi presidi una reale capacità d'intervenire sul territorio. È così che noi veramente cogliamo quest'opportunità: andando a creare sul territorio quelle strutture utili ai cittadini dove gli servono, non serve immaginare un ospedale faraonico dove tutto si risolve perché poi nulla si risolve. Noi abbiamo l'esperienza di grandi ospedali in grandi città che infine mantengono poi le stesse problematiche che noi siamo qui a dibattere, non hanno risolto i problemi.
In realtà noi otteniamo il massimo risultato quando soddisfiamo sul territorio le esigenze del cittadino risparmiando anche in termini di costi perché è anche un problema di costi, le risorse non sono solo umane, ma sono risorse economiche; questa Regione investe 280 miliardi e credo che sia già uno sforzo economico significativo. Non credo che nel tempo o nel prosieguo si potrà investire molto di più, quindi dobbiamo ottimizzare al massimo anche, oltre al personale, l'utilizzo di queste risorse economiche e andare sul territorio è un modo di utilizzare queste risorse.
Se concordiamo tutti sull'obiettivo, che è quello di soddisfare i cittadini, se ci rendiamo conto che l'organizzazione delle risorse e delle strutture diventano i punti fondamentali di questo problema, credo che le indicazioni e le risposte che si possono dare siano molto semplici. Ebbene, i consigli e i suggerimenti che speriamo possano essere utili, Assessore, che le vogliamo lasciare noi, si possono riassumere in pochi punti.
Innanzitutto, come ho detto, una legge di riorganizzazione subito sulla quale stiamo lavorando, ma sulla quale vogliamo accelerare i lavori perché riteniamo che sia necessario portarla subito proprio per uscire da questo stato di cultura dell'emergenza, una legge di riorganizzazione che colga al massimo le opportunità offerte dalla "legge Bindi" perché la "legge Bindi" ha delle cose in sé discutibili, alcune negative, ma ha in sé delle opportunità eccezionali e noi dobbiamo cogliere al massimo in questa legge le opportunità che sono offerte dalla "legge Bindi".
Secondo punto: un'ampia autonomia dell'USL perché questo vuol dire una fluidità di gestione.
Terzo punto conseguente al secondo: uno staff nuovo dell'USL che cambi mentalità e logiche e che goda dell'ampia fiducia dei cittadini, del Consiglio e dell'Assessore.
Quarto punto: un potenziamento del territorio con una forte deospedalizzazione e con il potenziamento dei presidi intesi come strumento utile al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissi.
Quinto punto: un'organizzazione del personale incentivante che valorizzi anche le professionalità perché si è detto - ed è in parte comprensibile - che non c'è un grande appetito per professionisti nei confronti di un Ospedale regionale, però piccolo se paragonato ad altre realtà, a prestare le proprie opere in una Regione che può non dare grandi sbocchi di carriera. Dobbiamo valorizzare al massimo le professionalità locali perché localmente abbiamo delle professionalità che possono anche crescere, incentivare le figure professionali successive, cioè quelle degli infermieri e degli operatori sanitari e quindi una soluzione per il francese che soddisfi un po' tutti.
Ho sentito alcuni interventi, anche quello di Marguerettaz, che citavano il francese; personalmente ritengo che il francese non sia il vero problema, però questa è una mia considerazione personale e non voglio allargare questa considerazione ad altri, però ritengo giusto che si tenga conto delle osservazioni che stanno venendo dal Consiglio e quindi una soluzione sul francese che tenga conto di tutte le posizioni, che in qualche modo medi e trovi l'opportunità di soddisfare una risposta a questo problema.
Assessore, ho detto che sarei stato breve. In sintesi abbiamo indicato quello che, secondo noi, è un percorso di strutturazione politica di quello che porta poi a delle soluzioni tecniche del problema. Ritengo che l'intervento sia chiaro e speriamo che possa essere accolto.
PrésidentLa parole au Conseiller Cottino.
Cottino (UV)Il mio intervento ha soprattutto uno scopo, anzi direi che non voglio neppure definirlo intervento nel vero senso del termine in quanto ha soprattutto lo scopo di annunciare da parte delle forze di maggioranza due risoluzioni.
Sono due risoluzioni distinte perché affrontano il problema sanitario in modo separato, ma che non significa evidentemente che siano soluzioni che non tengano conto le une delle altre, ma che hanno degli obiettivi diversi, nel senso che da una parte si vuole impegnare la Giunta e invitare i Parlamentari a fare tutta una serie di azioni per migliorare i rapporti con lo Stato italiano, ma anche per chiedere tutta una serie d'interventi al Ministero della sanità, interventi importanti che sono stati sottolineati da più parti e che sarebbe una perdita di tempo ripetere anche perché da parte dell'Assessore al momento della sua relazione sono stati in tutti i modi sottolineati.
L'altra risoluzione riguarda le cose su cui questo Consiglio impegna la Giunta, in particolare l'Assessore a fare a livello locale. Anche qui nulla di nuovo sotto il sole, nel senso che tutte e due le risoluzioni sono precedute da analisi sulla situazione, analisi che non è vero che si limitano solo alla problematica del personale anche se sottolineano che questo è sicuramente un problema molto importante e che va risolto in tempi estremamente brevi. Ma quello che credo si debba sottolineare di queste due risoluzioni sono soprattutto due punti, che illustro molto velocemente, uno è quello di andare verso una nuova legge senza con questo smentire quello che è stato finora. Si è resa necessaria a questo punto una nuova legge che vada a risolvere e a dare delle indicazioni su tutta una serie di problematiche e questo è quanto si sta facendo.
Si arriva in ritardo? Probabilmente, probabilmente si arriva un po' in ritardo, non bisogna però dimenticare, se non si vuole sotto certi aspetti strumentalizzare certi problemi che sono troppo seri perché siano strumentalizzati, che c'è tutta una serie di provvedimenti che sono stati presi a livello romano e che hanno di fatto per certi aspetti impedito che questo provvedimento fosse portato in quest'aula con maggiore anticipo, ma affermare che, siccome si arriva oggi con l'idea e con la volontà di presentare questa nuova legge, lo si fa perché è stato solo chiesto da alcune parti, credo che sia mortificare tutto sommato la legge stessa.
Su questo un consiglio mi permetterò di dare all'Assessore anche se non ha bisogno dei miei consigli così come non ha bisogno lui né la sua attività di un avvocato difensore qual è il sottoscritto, che non ha neppure delle conoscenze sufficienti per entrare troppo nel merito della questione. Il consiglio che volevo dare è quello di fare in modo, ma lo sta già facendo, che alla stesura di questa legge partecipino tutte le parti sociali nel modo più ampio e preciso e puntuale possibile. Questo non può e non vuole dire consociativismo, vuole solo essere una concertazione necessaria ed importante affinché la legge possa avere quei contributi che possono venire da più parti e che siano soprattutto tesi al miglioramento della legge stessa.
L'altro punto che credo che sia importante sottolineare è la volontà di portare sul territorio i servizi anche e oserei dire soprattutto fare in modo che ci sia un calo dell'ospedalizzazione e d'altronde nella risoluzione viene sottolineato.
Questi sono i due punti che sono stati sottolineati da più parti, ma sembrerebbero delle invenzioni dell'ultimo momento di cui tutti si vogliono assumere la paternità, mentre al contrario credo che si debba dare atto all'Assessore di aver cercato e di cercare, pur in mezzo a tante difficoltà, di portare avanti e sono convinto che riuscirà a portarli avanti in modo egregio.
È con questo spirito che, a nome del gruppo dell'Union Valdôtaine, abbiamo presentato queste due risoluzioni nella convinzione che, così come è sempre stato fatto a dispetto di quanto si dice in qualche occasione, l'Assessore e la Giunta prenderanno in dovuta considerazione perché le risoluzioni sono state concordate e portano anche la firma dell'Assessore per cui continueranno a portare avanti nel modo dovuto le cose che nelle risoluzioni questo Consiglio nel suo insieme chiede.
PrésidentDeux résolutions ont été présentées, dont je donne la lecture:
Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Considerato che
1) il Decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 ha radicalmente innovato la disciplina del rapporto di lavoro del personale del servizio sanitario nel senso che ha previsto la privatizzazione con immediatezza del rapporto di lavoro in luogo della precedente previsione che voleva ricondurre gradualmente la regolamentazione dei diversi istituti al diritto comune. Tra le numerose regole, due acquistano particolare rilievo e si presentano quindi come novità assoluta: la prima è che la dirigenza sanitaria è in un ruolo unico e su un unico livello, suddiviso in profili professionali; l’altra è l’esclusività del rapporto di lavoro per tutti i dipendenti. Privatizzare il rapporto di lavoro vuol dire superare un sistema poco contrattualizzato e regolamentare un rapporto di lavoro esclusivo significa modificare profondamente la normativa preesistente;
2) al contratto di lavoro dei medici e veterinari spetterà disegnare anche il quadro generale nel quale ciascuna azienda sanitaria attingerà per stabilire le regole da applicare per consentire lo svolgimento delle diverse tipologie di libera professione intramuraria previste dal decreto legislativo 229/99. Nel contempo il contratto dovrà trovare le risorse finanziarie sufficienti per finanziare le riforme e specificatamente l’esclusività del rapporto di lavoro incentivando l’opzione a favore del sistema sanitario pubblico. Preliminarmente alla individuazione di detto quadro generale va definitivamente chiarito il regime fiscale cui sottoporre l’attività intramuraria oggetto di una circolare del Ministero delle Finanze che la assimila al lavoro dipendente;
3) a fronte di ben 80.000 medici disoccupati, si registra paradossalmente una carenza soprattutto nelle strutture ospedaliere di medici specialisti (anestesisti-radiologi-ortopedici-medici legali-medici del lavoro ecc.) che compromette seriamente lo svolgimento regolare delle attività con ripercussioni negative sull’assistenza da erogare ai cittadini. Di fronte a tale carenza, la programmazione nazionale degli specializzandi, da ammettere nelle diverse Scuole, non è in grado di coprire il fabbisogno del servizio sanitario nel breve e medio periodo. La situazione attuale è talmente grave che richiede interventi urgenti e almeno transitori. Urge a tal uopo sbloccare l’iter del progetto di legge OMNIBUS giacente da due anni in Parlamento, che regolamenta la posizione dei medici incaricati provvisori, e il passaggio di area o di disciplina del personale del Servizio Sociale Nazionale, e che disciplina i servizi di guardia medica e di emergenza territoriale. Si ipotizza quindi, al fine di non sguarnire gli organici, l’immissione specialmente nelle realtà regionali prive di Università, degli specializzandi nelle attività delle strutture in cui svolgeranno la formazione pratica, con responsabilità diretta sugli interventi, anche se, in alcuni casi, con un monitoraggio continuo da parte degli operatori strutturati. Tale ipotesi è in linea con raccomandazioni dell’Unione Europea ed è largamente praticata in altri Paesi Europei (Germania, Inghilterra);
4) contestualmente si registra una forte carenza nei servizi di personale infermieristico, tecnico e della riabilitazione, con ciò vanificando di fatto i principi del Piano Sanitario Nazionale.
Visto lo Statuto Speciale della Valle d’Aosta che all’art. 3 lettera l) attribuisce alla Regione competenza in materia di igiene e sanità, assistenza ospedaliera e profilattica;
Constatato che in virtù della legge finanziaria n. 724/94, la Regione Autonoma Valle d’Aosta autofinanzia il sistema sanitario regionale dovendo sottostare nel contempo a normative vincolanti dello Stato e ciò in aperto contrasto con i principi alla base del federalismo
Rivendica
una piena attuazione della propria autonomia costituzionalmente riconosciuta,
Impegna
la Giunta regionale e invita i Parlamentari valdostani ad intervenire presso il Governo per:
1) ottenere un chiaro rafforzamento delle competenze della Regione in materia di sanità mediante lo strumento dell’art. 48 bis dello Statuto;
2) richiedere, d’intesa con le Regioni, l’approvazione di una norma urgente per disciplinare, fermi restando i principi di cui all’art. 15, comma 3, del decreto legislativo 502/92, come modificato dal decreto legislativo 517/93, una fase transitoria che consenta ai medici neo laureati e disoccupati di accedere al servizio sanitario nazionale mediante l’applicazione di misure straordinarie per superare l’attuale fase di emergenza;
3) ridefinire i rapporti tra il Ministero dell’Università, il Ministero della Sanità e le Regioni per l’accesso alle specializzazioni post laurea nonché ai corsi di diploma universitario per personale infermieristico, tecnico e della riabilitazione;
4) far sì che il contratto di lavoro dei medici e veterinari traduca le indicazioni del decreto legislativo 229/99 con regole semplici, chiare e trasparenti definendo da un lato la questione della partita IVA per l’attività libero professionale intramuraria sottoponendo la stessa al regime del reddito di lavoro autonomo, e dall’altro finanziando adeguatamente l’esclusività del rapporto di lavoro;
5) approvare definitivamente il progetto di legge n. 2932 OMNIBUS;
6) prevedere, nella fase del rinnovo contrattuale per l’area della dirigenza medica e veterinaria, strumenti operativi più flessibili che consentano alle singole regioni maggiore autonomia, in particolare per quanto riguarda i fondi di posizione di cui agli artt. 60 e 63 del CCNL.
F.to: Cottino - Vicquéry - Martin - Fiou
Risoluzione Il Consiglio regionale
Esaminata la situazione della Sanità in Valle d’Aosta nell’attuale fase delicata di transizione;
Viste le denunce fatte ripetutamente dalle Regioni, dalle OO.SS. Mediche che minacciano uno sciopero generale, nonché dal Tribunale per i diritti del malato circa i principali nodi problematici che affliggono la sanità in generale;
Accertato che i punti critici individuati riguardano essenzialmente:
1) la carenza di medici specialisti;
2) la fuga dei suddetti medici specialisti richiesti da numerose aziende sanitarie locali, attratti dalle regioni d’origine e comunque da realtà ospedaliere che permettono sviluppi di carriera impensabili in Valle d’Aosta;
3) la carenza di personale infermieristico che impedisce di migliorare la qualità del servizio ospedaliero e territoriale nonché di personale tecnico e di riabilitazione che vanifica la programmazione regionale tesa al potenziamento dei servizi di riabilitazione;
4) la precarietà dell’istituto del Commissariamento che impedisce di affrontare le problematiche dell’Azienda U.S.L. con una logica di programmazione a medio- lungo termine.
Preso atto che malgrado le suddette problematicità il volume delle prestazioni dell’azienda U.S.L. in regime di ricovero, di day hospital e a livello ambulatoriale aumenta vertiginosamente di anno in anno.
Impegna
la Giunta regionale ed, in particolare l’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche Sociali ad adottare gli opportuni provvedimenti affinché:
1) vengano reperite, con le modalità e procedure previste dalla normativa vigente, le risorse umane e finanziarie per potenziare gli organici dell’U.S.L. e per attrarre forze lavoro in Valle d’Aosta;
2) vengano altresì reperite ulteriori risorse per investimenti al fine di potenziare e sostituire strutture e attrezzature carenti o obsolete;
3) si instaurino rapporti di collaborazione con l’Università affinché vengano riservati posti per tecnici di radiologia e per tecnici della riabilitazione nonché per le altre figure professionali di cui il S.S.N. necessita, in applicazione della L.R. n. 6 del 30 gennaio 1998;
4) si diano disposizioni all’U.S.L. affinché trovi soluzioni alla ridotta attività dei servizi prioritariamente con le attuali risorse presenti nel servizio sanitario e in subordine affinché si convenzioni con strutture private accreditate per ridurre le liste di attesa delle operazioni chirurgiche;
5) si diano disposizioni all’U.S.L. affinché venga resa possibile l’effettuazione dell’attività libero professionale intramuraria e in subordine si convenzioni con strutture private accreditate;
6) presenti con urgenza il disegno di legge concernente la riorganizzazione del servizio sanitario regionale in modo da dare un assetto stabile alla gestione dell’U.S.L. mediante la nomina del Direttore Generale;
7) si apra un confronto tra amministrazione regionale e parti sociali per addivenire alla stipulazione di un patto sociale che definisca con chiarezza le priorità di intervento e che persegua obiettivi di più alti livelli di qualità dei servizi sanitari pur in una logica di razionalizzazione delle spese;
8) si avvii un processo di deospedalizzazione con il decentramento dei servizi sul territorio, con particolare riferimento alle R.S.A..
F.to: Cottino - Vicquéry - Martin - Fiou
PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Devo esordire dicendo che, nonostante i riflettori che illuminano anche quest'oggi l'aula consiliare, questo dibattito riteniamo che sia un dibattito al buio perché è sorprendente per certi versi la tempistica e soprattutto la maniera con cui questo dibattito sulla sanità è stato portato alla discussione consiliare.
Un problema come la sanità dovrebbe essere un problema sul quale si fanno dei bilanci e soprattutto sul quale si fanno delle ipotesi per intervenire su quelli che sono i tanti macroproblemi aperti e invece oggi ci troviamo a riprendere il filo di un dibattito interrotto 15 giorni fa che, come 15 giorni fa, nei fatti è un dibattito pieno d'interventi, di parole, di risoluzioni alle quali l'Assessore non ha ritenuto di presentarsi con quello che è se non il bilancio almeno l'indirizzo di quella che sarà la sua azione politica ed è sorprendente che su un problema così importante l'ordine del giorno reciti: iscrizione problematiche della sanità senza un documento e senza nient'altro, ne prendiamo atto, ci adeguiamo a questo tipo di dibattito.
Avendo comunque letto perlomeno le risoluzioni che nel corso del passato Consiglio l'Assessore ha posto all'attenzione di noi consiglieri, non possiamo non rilevare un primo distinguo fra quelli che sono i problemi della sanità in Valle e quelli che sono i problemi della sanità a livello nazionale.
A livello nazionale penso sia chiarissima la posizione che Forza Italia ha tenuto a livello parlamentare sulla "riforma Bindi", penso che il giudizio negativo che la nostra forza politica ha dato su quella riforma sia cosa nota e di conseguenza non sia il caso in questa sede di aprire il dibattito sui contenuti o sulle carenze di contenuti della "riforma Bindi", ma una cosa deve essere chiarita in questa sede: che i problemi della sanità valdostana sono ancora cosa diversa rispetto ai problemi della sanità nazionale e i problemi e i guasti della "riforma Bindi", peraltro votata o perlomeno condivisa dall'attuale maggioranza politica perché non mi risulta che il Parlamentare dell'Union o il Senatore Dondeynaz abbiano preso posizioni diverse da quelle che sono le posizioni condivise dal "Governo D'Alema", qui rappresentato da tre autorevoli esponenti, sono ancora da venire.
La situazione della Valle d'Aosta è invece già a uno stato di 118, di emergenza, di pronto soccorso. Non oso pensare che cosa accadrà alla sanità in Valle d'Aosta se le previsioni sulla "riforma Bindi" sono nei fatti veritiere e allora scindiamo le situazioni valdostane che possono essere gestite in sede regionale dalle questioni della sanità che dipendono da problematiche di tipo nazionale sulle quali possiamo poco incidere.
Cerchiamo di fare un consuntivo e il consuntivo lo facciamo citando quanto l'Assessore ha detto e scritto. Il piano socio-sanitario triennale, che va a compimento alla fine di quest'anno, penso non abbia trovato la soddisfazione né dell'Assessore, né della Giunta, né delle forze di maggioranza, né tantomeno delle forze che non hanno responsabilità di governo. L'Assessore stesso ci ha detto che molte cose che si pensava di poter fare nei fatti sono rimaste sulla carta; il discorso della decentralizzazione degli interventi ospedalieri, mi riferisco in particolar modo alle RSA, sono ancora cosa da realizzare.
Allora la prima considerazione che ci viene spontaneo porre all'attenzione dell'Assessore è capire perché l'Assessore ci ha detto che non è soddisfatto di come sta portando a compimento il bilancio del piano socio-sanitario, ma non ci ha detto per quali motivi non è riuscito a dare concretezza a quel piano da lui pensato e dalle forze politiche di maggioranza condiviso; non ci ha detto se non ha avuto le forze per portare avanti il piano dal punto di vista politico, amministrativo, finanziario o se invece le ipotesi contenute in quel piano le ritiene l'Assessore ipotesi superate; questo non c'è stato detto e noi gradiremmo che l'Assessore dedicasse un breve passaggio a quest'aspetto non da poco. Dopodiché la situazione della sanità valdostana molti colleghi l'hanno riassunta, ma consentitemi di fare a mia volta un breve flash sulla situazione che sicuramente sarà nota a tutti, ma bisognerebbe capire se questa situazione, nota a tutti, è anche imputabile alle responsabilità nostre, diciamo nostre come Amministrazione regionale.
È normale che in una situazione che qualcuno definisce piccola, dove tutto dovrebbe essere controllato, dalla carta igienica alle piccole spese - questo lo dice il Presidente dell'Union, non lo diciamo noi -, ci sia una somma di situazioni che danno un quadro di dissesto della sanità?
Posti letto: Assessore, al di là del fatto che i posti letto possano essere o non essere adeguati a quelli che sono i parametri della riforma sanitaria nazionale, c'è un dato di fatto che i posti letto comunque in determinati periodi, e sistematicamente e ciclicamente, vengono ridotti rispetto a quegli attuali sui quali lasciamo perdere la polemica se sono o non sono a norma, se sono o non sono sufficienti, vengono ridotti per carenza di personale infermieristico, vengono ridotti per ristrutturazione dei reparti.
E a proposito delle carenze del personale infermieristico pensiamo che in politica sia lecito tutto, nel senso che si possono vedere le sfumature che vanno dal nero al bianco ammesso che il nero e il bianco abbiano delle loro sfumature e di conseguenza i punti di vista se sostenibili con delle argomentazioni possono essere espressi, ma diventa difficile capire il comportamento schizofrenico che l'Assessore ultimamente ha tenuto.
In tempi velocissimi, questo è l'unico merito che gli diamo, riesce l'Assessore a costituire un gruppo di lavoro che in dieci giorni poco più fa il monitoraggio dell'emergenza infermieri. Le risultanze sono che non c'è una carenza perché con quei numeri e con una diversa utilizzazione e una diversa distribuzione del personale medico e infermieristico non ci sarebbero i problemi che si sono riscontrati. Criticabile, perlomeno da parte nostra, non condividiamo, peraltro è un'analisi politica. Scopriamo che contestualmente a quest'affermazione pubblica, l'Assessore prende carta e penna e scrive alle altre regioni italiane e poi, rasentando quasi il ridicolo, e non c'è peggior cosa del ridicolo nella vita politica, scrive alle ambasciate di mezza Europa, Paesi dell'Est compresi, per dire che abbiamo un'emergenza relativa agli infermieri e che proponiamo un ingaggio in regime privatistico a certe condizioni economiche. Evidentemente i consulenti dell'Assessore, perché in materia di sanità è normale che anche l'Assessore abbia dei consulenti, non gli evidenziano che il titolo d'infermiere conseguito nei Paesi dell'Est è un titolo non spendibile in Italia e ritengo neppure in Valle d'Aosta.
Questo per dire che anche nella valutazione delle scelte politiche molte volte si assiste ad una carenza di linea, di conseguenza ad un ingarbugliamento della situazione nei fatti.
Al di là delle note carenze infermieristiche, che hanno occupato le attenzioni dell'Assessore e le cronache dei giornali di quest'estate, non possiamo non ricordare l'emergenza della carenza del personale medico in riferimento soprattutto agli anestesisti e ai rianimatori, di conseguenza al funzionamento delle sale operatorie.
Penso che sia intuitivo che la riduzione della funzionalità della sala operatoria sia nei fatti la paralisi del sistema ospedaliero, per un ospedale la sala operatoria è il cuore nevralgico e avere delle sale operatorie che in certi periodi hanno sostenuto una media di 3 sale al giorno funzionanti, quando abbiamo una potenzialità di sei sale in viale Ginevra più una di urologia lasciando perdere la maternità che è destinata a un altro tipo d'intervento, rispetto ad una potenzialità non voglio dire di 42 sedute, ma quanto meno di 35, oggi invece siamo soddisfatti delle 28 sedute perché? Perché in un recente passato, che era già un passato da emergenza, si facevano le 28 sedute, ma quando sappiamo che abbiamo delle liste che, a seconda delle patologie, sono liste di attesa di mesi e alcune sembrano avvicinarsi all'anno, la scelta responsabile sarebbe quella di utilizzare a pieno regime la potenzialità delle sale operatorie.
L'Assessore mi dirà: "Ma se i medici non ci sono, non posso mica andare io in sala operatoria?" Il problema è un altro, il problema è che i medici non ci sono sicuramente in Valle d'Aosta, non ci sono forse in altre realtà, ma ci sono sicuramente negli Ospedali di Monza e negli Ospedali di Chivasso che addirittura si permettono il lusso di mandarci per nostra fortuna delle équipe in regime di convenzione a sopperire a quello che sarebbe altrimenti il blocco totale della funzionalità delle sale operatorie.
Ed ecco che anche questo ritorno alla normalità delle 28 sedute non è un ritorno alla normalità perché è una normalità che è garantita in regime di convenzione e sono quelle convenzioni da due milioni e quattro al giorno più spese che giustamente fanno - uso un termine morbido perché siamo in un'aula consiliare, ma intendetelo nella sua durezza - indignare i medici che stanno a stipendio ben diverso sopperendo alle carenze di organico e di conseguenza si vedono questi loro colleghi che arrivano lì con ben altra considerazione dal punto di vista economico e finanziario.
Mi risulta, ma lo do con il beneficio d'inventario, che paradossalmente siano arrivati in regime di convenzione medici che non erano stati assunti presso l'USL locale magari perché erano medici con un rapporto a termine che poi non si è tradotto in un rapporto a tempo indeterminato, ma sta di fatto che medici che sono usciti dalla porta sono rientrati in sala operatoria da questa finestra delle convenzioni.
Se l'Assessore ha usato l'attenuante della carenza di specializzazioni, al di là del fatto che la carenza c'è in alcune situazioni e non c'è in altre, l'attenuante che diventa difficile concedere all'Assessore è la gestione dei concorsi. Noi riteniamo che la gestione dei concorsi nell'USL della Valle d'Aosta, al di là anche qui di tutte le attenuanti che si possono trovare perché una volta manca il direttore sanitario, una volta manca il direttore generale, un'altra volta non ci sono i componenti di commissione, abbia delle tempistiche scandalose. Non è sostenibile che per espletare un concorso sia necessario un tempo superiore all'anno e dico espletare che è cosa diversa dal bandire un concorso.
Saremo forse monotoni e ripetitivi, ma è una vergogna di questa Regione che un concorso - mi riferisco a quello di urologia - sia stato bandito fra il maggio e il giugno del 1998 con termine per la presentazione delle domande al settembre 1998 e che a distanza di un anno da quando sono state depositate le carte necessarie per partecipare il concorso non sia stato ancora espletato, un anno per espletare un concorso che, mi corregga poi l'Assessore se sbaglio, ha solo l'esigenza di prove orali che sono da sostenere davanti a una mini commissione perché è una commissione che non deve essere composta da più di due persone.
Queste sono situazioni che non sono addebitabili a nessun'altra influenza di tipo nazionale, ma che sono situazioni nelle quali la responsabilità dell'Amministrazione regionale e a livello politico, Consiglio regionale e Giunta regionale, e a livello gestionale, USL, si devono addebitare in toto di fronte all'opinione pubblica.
Per quanto riguarda l'intersecazione delle problematiche gestionali con le problematiche d'indirizzo politico, penso che qui valga la pena di soffermarsi per fare un'analisi di quello che è stato e auspicando che questo non abbia più modo di accadere.
Abbiamo visto che gli infermieri sono in una situazione di difficile gestione, per i medici ci sono una serie di problemi che non sembrano risolvibili; scopriamo peraltro che ci sono dei settori che sono a copertura politica totale integrale e quei settori potete essere tranquilli che, possono mancare i medici, gli infermieri, può mancare il direttore generale o il direttore sanitario, ma sono sempre funzionali. Qualcuno sostiene che sono il fiore all'occhiello della Valle d'Aosta.
Assessore, io ritengo che è bene avere dei fiori all'occhiello quando il prato ha l'erba tagliata ed è seminato con l'erba cresciuta, ma girare con il fiore all'occhiello quando si calpesta la polvere, penso che più che il fiore all'occhiello è un pugno nell'occhio e voglio essere esplicito. Prendiamo l'elisoccorso del quale nessuno di noi disconosce la funzionalità e l'utilità, ma attenzione: a beneficio di chi va l'elisoccorso percentualmente? Percentualmente va a beneficio di quei turisti incauti che vengono nella nostra regione pensando di essere al Parco di Eurodisneyland e la Regione gli manda l'elisoccorso per recuperarli. L'elisoccorso non va a beneficio dei cittadini valdostani che vivono la realtà della sanità valdostana con tutti i disagi di cui parlavo prima, l'elisoccorso è un servizio che è nato come progetto obiettivo del 118 e ad oggi, pur non essendo più definito progetto obiettivo, ne ha mantenuto le caratteristiche tant'è che non è stato istituzionalizzato e ciò vuol dire che nei fatti ha un organico improprio, prestato, inutile e allora l'istituzionalizzazione dell'elisoccorso comporterebbe degli oneri maggiori, ma sicuramente comporterebbe una diversa ripartizione delle esigenze dell'Ospedale.
Tenete presente che poi sulla copertura politica come si fa a non definirla tale quando un direttore sanitario, forse già commissario, firma un ordine di servizio che dopo 24 ore viene ritirato e che prevedeva il distacco nelle sale operatorie degli anestesisti che erano invece distaccati pur essendo tali, cioè anestesisti, al servizio di elisoccorso. Nel giro di 48 ore l'ordine di servizio viene ritirato, viene ritirato non perché era stato risolto il problema dell'emergenza anestesisti, ma perché c'era stata una pressione che io definisco politica che aveva detto: "Il fiore all'occhiello non si tocca".
E allora quali sono le proposte che noi riteniamo di poter formulare in questa sede?
Partiamo dall'elisoccorso. L'elisoccorso deve crescere in maniera diversa, dopo questa lunga sperimentazione devono essere fatte delle scelte. Riteniamo che sia necessario istituzionalizzare questo servizio, riteniamo che sia necessario verificare se non sia possibile, come accade nella stragrande maggioranza dei grossi ospedali, prevedere l'atterraggio dell'elicottero come già era nei pressi della struttura ospedaliera...
Squarzino (fuori microfono) Non è possibile?
Frassy (FI)? farete i vostri interventi, scusate, lo so che al momento non è possibile. È evidente che l'elisoccorso di base in aeroporto ha una tempistica, una problematica e un'onerosità maggiore di quanto non ce l'avrebbe nei pressi del presidio ospedaliero. È evidente che questo forse è in conflitto con la proposta di legge dell'eliski e se vogliamo mutuare quei termini, ma l'eliski è cosa diversa dall'elisoccorso, ma non entriamo in dettagli tecnici.
Necessario è che in questa regione si rivalorizzi la funzione dell'istituzione militare; esistevano una volta gli elicotteri, sono spariti gli elicotteri, è rimasta la scuola militare che è stata ridenominata, noi riteniamo che sia auspicabile che a livello politico venga verificata la possibilità di concordare in regime di convenzione se non il distacco dei mezzi, quanto meno il distacco delle professionalità. Esistono i medici che portano le stellette e sicuramente l'elisoccorso potrebbe essere non dico appaltato ai militari, al Corpo degli alpini, ma potrebbe essere cogestito con una compartecipazione degli alpini.
Rimanendo sul problema che riteniamo essere il problema di fondo della sanità in questa Regione, il problema di fondo nasce dalle ridotte dimensioni, c'è un'unica unità sanitaria che coincide con l'organo di controllo politico. La gestione probabilmente viene spesso confusa con quella che è la funzione d'indirizzo che l'organo politico dovrebbe avere e non posso non ricordare come la legge n. 75/92, tuttora operativa perché richiamata da una successiva norma regionale del 1994, a proposito del controllo preventivo, perché per l'USL siamo ancora al controllo preventivo e questa è un'aziendalizzazione sui "generis", prevede praticamente tutto: dagli atti di bilancio, al conto consuntivo, alla pianta organica, ai programmi di spesa, all'attuazione dei contratti e delle convenzioni.
Allora è evidente che se c'è questo controllo stringente, diventa difficile scindere le responsabilità e diventa normale assistere a quel cimitero di dimissioni che hanno contrassegnato la storia recente della sanità valdostana. Qui vorrei ricordare come la vita media dei vertici dell'USL in questa Regione faccia fatica a superare l'anno. Tenete presente che la figura del direttore generale prevede un rapporto di lavoro a termine quinquennale.
Con riferimento alla durata del mandato abbiamo monitorato il periodo che va dal 1991 in avanti e che precede l'esperienza di Assessore alla sanità dell'attuale Assessore rilevando quanto segue: Dr. Ercole Martinet: 12 mesi, Dr. Castaldo: 7 mesi, Dr. Bongiorno: 4 mesi, Dr. Secchi: 13 mesi, Dr. Morelli: 17 mesi, il record spetta al Dr. Bruni con 19 giorni e il record invece per lunghezza di durata spetta al Dr. Bragonzi con 3 anni. I motivi che hanno portato a questo cambio frenetico di vertici alla testa dell'USL abbiamo forti dubbi che possa consistere nell'incapacità di queste persone perché, andando a leggere gli atti consiliari passati, le dichiarazioni rese alla stampa nel passato, direi che quasi tutti questi manager avevano avuto un giudizio positivo all'atto della nomina sul loro curriculum, avevano avuto un giudizio positivo in corso d'opera e sono stati paradossalmente liquidati accettando le dimissioni - che io metterei fra virgolette dovendo resocontare quest'intervento - con l'encomio, sono stati tutti liquidati con l'encomio. Allora qui, Assessore, qualcosa non funziona e vorrei leggere un passaggio a caso di una delle meteore - c'è una trasmissione televisiva "Meteore", queste sono le meteore della sanità valdostana - che è l'Ing. Bongiorno, diceva: "All'assoluta carenza infrastrutturale si aggiungono profondi e tradizionali conflitti fra le componenti sociali ed istituzionali del sistema sanità che rendono al momento assai difficile, se non impossibile, ogni intervento produttivo e costruttivo".
L'Assessore Vicquéry, rispondendo in quest'aula, diceva: "Bisogna superare le attuali contrapposizioni?" e di conseguenza le riconosceva come fondate "? eliminare i cavilli burocratici?" e noi vediamo come il controllo preventivo non abbia eliminato i cavilli burocratici "? passare da un controllo sugli atti ad un controllo di gestione sui risultati, questi sono i primi passi necessari per creare un'azienda USL che funzioni." Questo veniva detto in quest'aula il 6 aprile 1993 dall'allora e tuttora Assessore Vicquéry.
Allora l'Assessore Vicquéry la ricetta la conosce, ma la conclusione non può non essere che non la pratica perché questa è la realtà che oggi ci troviamo a dover discutere ed esaminare.
Di chi è la colpa? Il Presidente del partito di maggioranza relativa dell'Union Valdôtaine, Augusto Rollandin, in una dichiarazione rilasciata a "La Stampa" di sabato, dice che l'USL deve avere ai vertici "teste pensanti".
Penso che se mi trovassi nell'elenco che ho letto prima, mi sentirei offeso dell'affermazione fatta e mi sentirei offeso anche come Assessore che quelle scelte ho condiviso e avallato e che quelle dimissioni ho accolto con tanto di encomio solenne, allora Assessore gettiamo questa maschera. Ho detto prima che questo è un dibattito al buio, aggiungo: è un dibattito al buio in maschera e siamo lontani dal periodo di carnevale. Allora il problema della sanità come lo risolviamo? Cambiamo l'ennesima testa? O mettiamo in atto quella ricetta che ho letto e che l'Assessore già conosceva nel 1993?
Non so se siano i nuovi vertici da cambiare per l'ennesima volta o se siano - e uso anche qui il plurale - i vertici politici da cambiare; un dato è certo: che oggi c'è stata una novità in quest'aula e la novità è che dopo tanti commissariamenti dell'USL, oggi, il Consigliere Cottino, con l'ingenuità che contraddistingue l'astuzia dei suoi interventi, ha di fatto "commissariato" in termini politici la gestione politica della sanità, perché un dibattito di questo tipo, senza documenti, al quale l'Assessore si presenta successivamente in Consiglio con delle risoluzioni, alle quali apprendiamo oggi vengono sovrapposte ben due risoluzioni che, nonostante siano firmate da tutta la maggioranza, ci ha detto il Capogruppo dell'Union, sono le risoluzioni dell'Union, apprendiamo quest'oggi che è stata commissariata anche la gestione politica della sanità.
Non abbiamo molta simpatia per i commissari, di conseguenza esprimiamo ancora più forte il nostro grido di allarme per lo sfascio a cui stiamo assistendo in questa gestione scriteriata della sanità valdostana.
PrésidentLa parole au Conseiller Piccolo pour deuxième intervention.
Piccolo (FA)Riprendo la parola per cercare d'integrare l'intervento fatto sull'argomento nel precedente Consiglio in quanto ne avevo fatto una sintesi in considerazione dell'ora tarda e soprattutto per la sottrazione indebita, da parte di qualche collega, di alcuni appunti che mi ero preso, pertanto cercherò di dare anche oggi un ulteriore contributo al dibattito in corso su un problema così importante quale quello della sanità.
E vorrei completare il mio precedente intervento con alcune altre considerazioni entrando più nel merito di alcuni problemi, considerazioni frutto di segnalazioni e osservazioni che sono state avanzate da alcuni operatori del settore e da cittadini interessati recentemente da me consultati e che cerco di porre oggi all'attenzione vostra e dell'Assessore.
Una prima segnalazione mi ha particolarmente colpito: quella relativa a persone che versano in stato d'infermità mentale, numerosi familiari e tutori hanno manifestato oltre che il proprio disagio anche quello di recarsi in istituti fuori Valle nei quali i malati da tempo sono ospitati. La stessa cosa mi è stata posta come osservazione per le persone anziane che sono ospiti in centri fuori Valle in quanto non trovano ospitalità né nelle microcomunità, né negli istituti privati, pochi per la verità, dislocati sul territorio regionale, e con i quali occorrerebbe poter verificare la possibilità di convenzioni, e pensare che alcune di queste persone, ne conosco anch'io, pur non avendo problemi di carattere economico, non riescono a trovare le soluzioni per il rientro in Valle. A questo proposito desidero sottolineare una necessità: quella dell'istituzione delle RSA che avevo prospettato già nel precedente intervento e soprattutto le funzioni delle microcomunità che non sono quelle per le quali sono nate. Dico questo perché le strutture private hanno sopperito e continuano tutt'oggi a sopperire alle carenze di quelle pubbliche, e di questo va dato loro atto. È a questo punto che sottolineo anche qui la verifica di stipula di convenzioni, Assessore, con strutture private esistenti sul territorio, in quanto mi sembra che assolvano pienamente al loro compito con servizi rivolti alle persone più bisognose di aiuto.
Non va dimenticato infatti che il piano socio-sanitario si pone come principale suo obiettivo l'organizzazione di servizi rivolti alla persona ed è quindi sulla necessità dei cittadini che bisogna misurare la validità del piano stesso. In questo senso va sottolineato con forza, e personalmente l'ho già fatto più volte con l'Assessore, la necessità del decentramento e potenziamento dei vari servizi sul territorio, adeguando sia la presenza dei presidi sanitari sul territorio, sia incrementando i servizi domiciliari in modo da dare le prime risposte sanitarie il più vicino possibile alla dimora dei cittadini nel rispetto e rispondendo pienamente a quello che la legge n. 833 si prefiggeva, cioè portare i servizi ai cittadini.
Mi preme anche qui in particolare sottolineare l'esigenza di un servizio di Fisioterapia e di Riabilitazione, servizio carente su tutto il territorio regionale, un servizio sempre più richiesto dalle persone con età diverse e che purtroppo ancora oggi non hanno trovato risposte concrete.
Nel concludere dico che ai problemi evidenziati già nel precedente Consiglio e in questo credo sia necessario dare delle risposte puntuali ed efficaci e, al tempo stesso, ribadisco quanto già affermato nella seduta consiliare precedente, e cioè che vada prestata tutta l'attenzione con il decentramento e il potenziamento dei vari servizi sul territorio, con l'integrazione e il coordinamento sia degli operatori sanitari medici, sia di quelli ospedalieri, che di base, oltre che all'integrazione e il coordinamento fra i servizi sanitari e quelli socio-assistenziali, il tutto sotto il controllo della gestione del direttore del macrodistretto.
Pertanto, e concludo, all'Assessore rivolgo l'invito a volere con precise disposizioni, senza più indugi, far prendere le tempestive decisioni, che non possono attendere oltre, da parte di chi è preposto alla gestione della sanità in Valle d'Aosta, dalla Direzione generale USL.
Se è vero che ognuno di noi in quest'aula ha precisi ruoli e responsabilità di governo, di maggioranza e di opposizione, è giusto comunque che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità, e qui rispondo alle sollecitazioni del collega Marguerettaz e soprattutto ai richiami del collega Beneforti, responsabilità che non possono certo essere imputate soltanto a qualcuno, ma anche ad altri, all'Assessore competente e all'intera maggioranza, quindi oggi possiamo dire, senza nasconderci dietro un dito, che questo è il momento di contribuire tutti a fare in modo di migliorare un servizio così importante come quello della sanità senza primogeniti e secondogeniti.
Ecco perché questa maggioranza, con il contributo dell'intero Consiglio, ha il dovere di sollecitare l'Assessore alla risoluzione dei gravi problemi che oggi attanagliano il settore sanitario, dimenticando il passato, con senso di responsabilità di tutti e prendendo gli opportuni provvedimenti, anche provvedimenti precisi e puntuali, quindi prevedendo anche l'allontanamento delle persone preposte e responsabili della gestione della sanità che sono la causa della malasanità valdostana. Non aggiungo altro a quanto ha già detto il collega che mi ha preceduto. Questo è il nostro preciso dovere, senza alcuna remora e acredine personale nei confronti di nessuno, se le cose non vanno, abbiamo il dovere d'intervenire e rimediare. La collettività valdostana, gli operatori del settore che conosco e che necessitano d'incoraggiamento stanno aspettando questo e noi non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità.
PrésidentLa parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)Quando il Consiglio scorso ho terminato il mio intervento, l'Assessore, commentando le mie parole aveva detto: "Condivido?", adesso non so più le percentuali se 85, 90, più o meno, 70 percento? , quella sera lei ha detto: "? Condivido l'80, il 90 percento dell'intervento della Squarzino eccetto la questione del francese", questo per dire che nel mio intervento la questione del francese non era la cosa più importante, ma uno degli elementi da prendere in considerazione, al massimo era il 5 o il 10 percento di tutta l'analisi che avevo fatto, per cui, se è vero che lei ha condiviso, mettiamo, l'80 percento delle cose che ho detto, io dovrei trovare nei documenti che lei ha presentato almeno l'80 percento di cose condivisibili. Invece non è così. Allora o non mi sono spiegata bene o l'Assessore non ha capito oppure, e questa è l'ipotesi che io faccio, l'Assessore capisce molto bene i problemi, ma non agisce di conseguenza.
Sa quali sono i problemi, ma se ammettesse fino in fondo quali sono le cause del malessere della sanità, dovrebbe coerentemente dire: "Signori colleghi, Signori cittadini io ho provato a gestire la sanità in tutti questi anni, non ce l'ho fatta, non sono riuscito; anche la maggioranza che era con me ha sbagliato insieme a me, quindi prendo atto di questo e rimetto il mio mandato".
Mi limito a richiamare il solo titolo dei punti critici, cui avevo imperniato la mia relazione, anche perché diversi interventi sono tornati su questi punti ampliandoli ulteriormente: la responsabilità della dirigenza sia a livello di assessorato, sia a livello di staff nominato dall'Assessore, la confusione di ruoli fra politici e tecnici, la cultura dell'emergenza che è dominante sia nel modo con cui è stato redatto il piano socio-sanitario sia, soprattutto, nel modo in cui è stato realizzato. Su questi punti, su cui l'Assessore ha dichiarato di essere d'accordo all'80 percento, non si dice niente nelle risoluzioni.
Non analizzo la risoluzione che attacca il Ministro Bindi, quella cioè che vuole vedere la causa del malessere della sanità valdostana nella legislazione romana e negli interventi che a livello nazionale vengono portati avanti, altrimenti dovremmo concludere che in tutta Italia la sanità è allo sfascio come qui e che da nessuna parte c'è qualcosa che funziona perché le leggi sono fatte in modo tale che nessuno può rispettarle e quindi o cambio Roma oppure la sanità non funziona.
Non mi soffermo pertanto su quella risoluzione, invece analizzerei l'altra risoluzione, quella che concerne la situazione valdostana.
Questo documento - mi spiace per il collega La Torre che stimo profondamente - è esattamente il contrario di quello che lui ha detto che doveva rappresentare; l'intervento di La Torre è stato molto chiaro e condivido questa parte: c'è una cultura dell'emergenza che va superata, su questo concordo. Qual è la soluzione? Si ripropone un documento che ancora una volta è ispirato alla logica della cultura dell'emergenza.
Nella premessa di questa risoluzione si fa un elenco dei punti critici, si individuano i punti sui quali si deve intervenire, ma questi punti rappresentano proprio l'emergenza, sono proprio l'espressione del malessere che ha origine da una gestione che non funziona e i punti sono: carenza dei medici, fuga dei medici, carenza del personale infermieristico, come se risolti questi problemi, tutto funzionasse.
Tra l'altro rispetto a questo problema, Assessore, ho sentito a più riprese anche in questo Consiglio dire che adesso tutto sommato siamo arrivati a tamponare la situazione di emergenza: il problema degli infermieri lo abbiamo in parte risolto, il problema degli anestesisti lo abbiamo in parte risolto, quindi al limite questi problemi hanno trovato una soluzione tampone. Allora perché devo fare addirittura una risoluzione in Consiglio regionale per dire che questa è una soluzione tampone e che adesso bisogna trovare una soluzione definitiva? È proprio così importante dal punto di vista politico questo tema?
All'interno dei punti critici c'è l'ultimo punto, il quarto, che ha del paradossale. Qui si riconosce che c'è una precarietà dell'istituto del commissariamento, ma il commissario chi lo ha voluto? Chi lo ha voluto precario? Chi non ha voluto applicare la legge regionale così com'era, che diceva di affidare per tre mesi e poi riattivare le procedure per la scelta del Direttore? Non certamente la sottoscritta. Non solo. Si dice che questo impedisce la logica di programmazione a medio e a lungo termine, ma questa Giunta ha steso con questo commissario un accordo di programma ben chiaro, quindi ha preso gli accordi di programmazione: come può dire ora che la sua presenza impedisce la programmazione? Rispetto a tutti i temi che nel Consiglio precedente ho indicato nella mia relazione non ce n'è uno che sia ripreso: eppure l'Assessore diceva di condividerne l'80 percento.
Si tratta, come si nota, di premesse che prendono in esame situazioni di emergenza: è chiaro che gli impegni saranno di conseguenza impegni della cultura dell'emergenza, ma direi anche dell'ambiguità e spiego perché.
Primo impegno. Occorre reperire ulteriori risorse umane e finanziarie per potenziare gli organici dell'USL, rispetto all'accordo di programma definito a maggio in cui si diceva chiaramente che si dava all'USL il mandato di reperire tutte le risorse umane necessarie all'interno del budget dato. Si parla di ulteriori risorse finanziarie: si vuole forse dire che si danno quei 28 miliardi in più che è costata la gestione delle soluzioni tampone sugli anestesisti o su altre carenze di personale? Ma se allora siamo di fronte ancora ad una soluzione tampone: quest'anno sono richiesti 28 miliardi, ma altrettanti saranno richiesti il prossimo anno. L'espressione generica del primo impegno può essere così tradotta: noi autorizziamo l'assessorato e la Giunta a dare all'USL 28 miliardi in più rispetto al bilancio che era stato definito.
Secondo punto. Qui sono previste alcune risorse per gli investimenti, e di queste abbiamo già parlato altre volte, per rispondere alle giuste richieste dei primari. Però mi chiedo se è necessario fare un lungo dibattito per dare mandato all'Assessore di trovare alcune risorse finanziarie per comperare attrezzature carenti e obsolete? È questa la finalità? Mi sembra sproporzionato tutto l'impianto messo in piedi rispetto alle conclusioni che si vogliono trarre.
Condivido la collaborazione con l'università, ma anche qui era necessario seguire questa procedura quando c'è già una legge che la prevede? Bastava attuare meglio quella legge oppure bastava attivare queste collaborazioni. L'Assessore continua a fare convenzioni con più università, e non si preoccupa ogni volta di portare la questione in Consiglio, perché non c'è bisogno dell'approvazione del Consiglio per stipulare queste convenzioni: lo fa in sede di Giunta, né ha bisogno di 9 ore di dibattito consiliare.
I punti 4 e 5 sono fra i più preoccupanti di quest'impegno perché hanno un chiaro valore politico. Questi due punti dicono: sentite, Signori miei, noi accettiamo che la sanità pubblica qui in Valle d'Aosta non sia in grado di funzionare per cui diciamo che dobbiamo, vogliamo e chiediamo che il Consiglio dia mandato all'Assessore e alla Giunta perché si attivi la sanità privata, non in concorrenza, ma con i soldi del pubblico. Questo è molto grave.
Il punto 4 dice: "si diano disposizioni all’USL affinché trovi soluzioni alla ridotta attività dei servizi prioritariamente con le attuali risorse presenti nel servizio sanitario?", cosa significa? Che finora non è stato dato mandato all'USL di trovare soluzioni? O che finora l'USL non è stata in grado di trovare soluzioni? Continua il punto 4: "? e in subordine?", cioè se l'USL non riesce a trovare soluzioni all'interno delle strutture pubbliche, cosa che finora ha cercato di fare e non è riuscito a fare, in subordine trovi soluzioni "? affinché si convenzioni con strutture private accreditate per ridurre le liste di attesa delle operazioni chirurgiche;".
Chi è d'accordo che in Valle d'Aosta soltanto la sanità privata salverà la sanità pubblica credo che sarà contento di questo impegno e quindi lo approverà; ma chi, come la sottoscritta, ritiene che la sanità sia un servizio pubblico e che si debba innanzitutto potenziare il servizio pubblico, credo che di fronte a questo impegno debba denunciare fortemente che in questo modo stiamo invitando le strutture private presenti sul territorio o fuori dal territorio regionale a venire in Valle d'Aosta perché, una volta accreditati, qui potranno fare quello che non fa la nostra sanità. E aggiungo un particolare, Assessore: esiste una delibera regionale dell'ottobre 1998 recante: "Approvazione d'indirizzi e procedure per l'accreditamento ai sensi del DPR?" eccetera "? di strutture sanitarie pubbliche e private", delibera che indica i criteri in base ai quali le strutture possono essere accreditate. In questo momento l'Ospedale di Aosta non ha tutti i reparti nelle condizioni tali da poter essere accreditati, mentre strutture private magari sono accreditate, quindi noi diciamo alle strutture: "Fatevi belle in modo che noi possiamo accreditarci con voi", intanto, prima che le varie strutture del nostro Ospedale possano essere accreditate, campa cavallo che l'erba cresce? che le strutture private crescono?
Punto 5, la stessa cosa. Prego i colleghi di leggere attentamente il punto 5, dovete sapere quello che votate perché un domani vi diranno che siete stati responsabili e non potete dire che non lo sapevate e che non avevate capito perché il testo era poco chiaro?
(interruzione del Presidente della Giunta, fuori microfono)
? non ho detto: "Minus habens", ho detto che il testo era ambiguo.
Nel punto 5 si dice: "si diano disposizioni all’USL affinché venga resa possibile l’effettuazione dell’attività libero professionale intramuraria e in subordine si convenzioni con strutture private accreditate;". Vorrei sapere oggi, come oggi, quali locali, quanti locali, quanti spazi sono disponibili nell'attuale struttura perché possa essere svolta l'attività libero professionale intramuraria. L'Assessore stesso, quando si è parlato di questo, ha detto: "Sì, questo è un problema per noi, questi locali non ci sono". Ma allora l'impegno preso in questa mozione significa: a noi non interessa reperire spazi per le strutture pubbliche perché i nostri medici possano lavorarvi, a noi interessa fare convenzioni con le strutture private perché qui possano esercitarsi.
Ripeto che questo Consiglio e questa Giunta, nell'approvare la risoluzione ed in particolare il punto 4 e il punto 5, dicono: "Noi non crediamo nella validità del servizio pubblico nella sanità, crediamo invece che le strutture private lo salveranno e noi creiamo le condizioni perché le strutture private possano lavorare bene in questa Valle.".
Mi permetta ancora il collega La Torre, con tutta la stima e l'affetto che ho per lui, tutto il suo intervento è stato imperniato sul fatto che le attuali disposizioni sono frutto della cultura dell'emergenza e che la soluzione a tali inconvenienti si può porre nella futura legge sull'organizzazione; ma su 8 punti di impegno della mozione ce n'è uno che riguarda questa legge sull'organizzazione mentre tutto il resto va nella direzione opposta. Quindi lei, collega La Torre, accetta tutte le soluzioni tampone, e accetta che la sua priorità si riduca ad uno degli otto punti, accettando che si annacqui tutto il resto.
Riguardo al punto 7, già il collega Beneforti ha evidenziato con chiarezza l'incoerenza della proposta di fare un patto sociale per definire le priorità d'intervento nella sanità: istituzionalmente è il piano socio-sanitario il momento in cui si definiscono le priorità con le parti sociali, pertanto non so cosa voglia dire questo punto. L'attuale piano socio-sanitario non ha nessun valore? Il prossimo non sappiamo quando si farà, pertanto la cosa importante è stipulare un patto sociale per definire le priorità al di fuori di ogni sede istituzionale? In questo modo l'Assessore afferma che il piano socio-sanitario è fallito e che le priorità che l'Assessore non ha voluto in nessun modo individuare, nel momento della sua definizione adesso cerca di farle bypassare con il patto sociale.
Nel piano socio-sanitario era lui il responsabile delle scelte prioritarie, lui e chi ha votato quella legge (noi non l'abbiamo votata per cui non abbiamo responsabilità al riguardo); nel momento in cui questo Consiglio votava il piano socio-sanitario, era responsabile delle scelte di priorità che voleva fare.
Ma tali scelte non sono state fatte: ed era quello il momento politico per farle. Non sono state fatte perché bisognava dire sì ad uno e no all'altro e fare un ordine, una graduatoria da cui qualcuno rimaneva escluso. Adesso che bisogna gestire le priorità, allora si ricorre al patto sociale: mettiamoci insieme così insieme decidiamo e tutti quanti siamo compartecipi dei tagli che dobbiamo fare. Il politico che non si è assunto le sue responsabilità chiede ad altri, al sociale, di farlo al suo posto!
Quanto all'ultimo punto, Assessore, sono più di 5 anni che sentiamo parlare di RSA. In maggioranza, in minoranza, non serve a niente, di fronte a certi temi è tabù, qualunque sia il ruolo istituzionale o di governo che uno occupa. Le RSA sappiamo da 7-8 anni che sono uno dei fiori all'occhiello che - guarda caso - non riesce a fiorire.
PrésidentLa parole au Conseiller Lattanzi.
Lattanzi (FI)Esordisco chiedendo scusa ai colleghi consiglieri, non era previsto quest'intervento, il mio collega Frassy ha espresso la posizione di Forza Italia sul tema in maniera molto chiara, avremo ulteriori occasioni di approfondimento in sede di votazione però, anche chiedendo scusa agli organi di stampa, credo che sia opportuno fare una riflessione sulle risoluzioni che sono state presentate perché se siamo in una situazione già d'imbarazzo politico da parte della maggioranza, che sta cercando - mi risulta anche in riunioni "calde" - di tacconare una situazione che è stata definita da tutto il Consiglio urgente ed importante, non vorrei che con queste due risoluzioni nella confusione non ci andasse solo l'Assessore, ma ci andasse l'intero Consiglio.
Dico questo perché è abbastanza imbarazzante non aver previsto da parte dei firmatari di queste risoluzioni un effetto politico che queste risoluzioni possono in qualche maniera dare allora, conoscendo l'intelligenza delle persone, credo sia opportuno che abbiano una nostra lettura, una lettura esterna a chi queste risoluzioni non ha contribuito a costruire. Se fossimo stati interpellati, avremmo potuto sottolineare ai firmatari e all'Assessore "in primis", che a loro si è unito, quanto sia imbarazzante politicamente e addirittura ridicolo sottoscrivere queste rivendicazioni, questi impegni che il Consiglio indica ai Parlamentari e all'Assessore. Vorrei leggere insieme a voi: "Il Consiglio? impegna? i Parlamentari? per:
1) ottenere un chiaro rafforzamento delle competenze della Regione?"
(interruzione di un Consigliere di maggioranza, fuori microfono)
? no, "? impegna la Giunta regionale e invita i Parlamentari? ad intervenire presso?" non cambia di molto, direi che è un invito politico, è ancora più blando, dunque dicevo invita ad:
"? 1) ottenere un chiaro rafforzamento delle competenze della Regione in materia di sanità mediante lo strumento dell’art. 48 bis dello Statuto;
2) richiedere, d’intesa con le Regioni, l’approvazione di una norma urgente per disciplinare, fermi restando i principi?" eccetera;
"? 3) ridefinire i rapporti tra il Ministero dell’Università, il Ministero della Sanità e le Regioni?
4) far sì che il contratto di lavoro dei medici e veterinari traduca le indicazioni del decreto legislativo 229/99?
5) approvare definitivamente il progetto di legge n. 2932 Omnibus;
6) prevedere, nella fase del rinnovo contrattuale per l’area della dirigenza medica e veterinaria, strumenti operativi più flessibili?" eccetera, cioè ma ci rendiamo conto di cosa stiamo chiedendo alla Giunta e ai Parlamentari di fare? Il loro mestiere, il loro impegno politico. Noi dovremmo andare a votare all'unanimità, perché credo che questa sia la volontà dei sottoscrittori di questa risoluzione, un impegno a chi è già impegnato, dovrebbe essere impegnato e non abbiamo dubbi che lo sia, poi magari sull'efficacia dell'impegno possiamo discutere, ma sicuramente sono impegnati nel raggiungimento di questi obiettivi per cui il Consiglio oggi dovrebbe porre un impegno, un invito politico di quasi, fra virgolette il mio collega Frassy lo ha chiamato di commissariamento politico alla Giunta e ai Parlamentari, nel senso di dirgli: guardate, voi fino ad oggi forse queste cose non eravate impegnati a farle, dovete da oggi farle.
Questo è veramente il cadere nel ridicolo più assurdo, ma è ancora più ridicolo che l'Assessore sottoscriva l'impegno nei confronti di sé stesso che:
"? 1) vengano reperite, con le modalità e procedure previste dalla normativa vigente, le risorse umane e finanziarie?
2) vengano altresì reperite ulteriori risorse per investimenti?
3) si instaurino rapporti di collaborazione con l’Università?
4) si diano disposizioni all’USL affinché trovi soluzioni?
5) si diano disposizioni all’USL affinché venga resa possibile l’effettuazione dell’attività libero professionale intramuraria?
6) presenti con urgenza?" cioè l'Assessore firma d'impegnarsi a presentare con urgenza "? il disegno di legge concernente la riorganizzazione del servizio?" e la risoluzione chiede all'Assessore - e lui si firma - di aprire un confronto tra Amministrazione regionale e parti sociali ed infine di avviare un processo di deospedalizzazione, lui stesso che ha sottoscritto un programma di legislatura che credo tenti di portare avanti da sei anni.
Credo che andiamo politicamente in un bagno d'inconsistenza politica per la quale il mio collega Frassy diceva che ci saremmo aspettati che, quando all'ordine del giorno viene posto quasi un Consiglio tematico sulla sanità, arrivasse l'Assessore con un'analisi complessiva con dati e numeri, una serie di pianificazioni d'impegni magari anche questi rafforzati e rimotivati, riconvinti ed invece è lui che dice che fino ad oggi le cose più o meno andavano, cioè prima ero bravo io, ma adesso che le cose non vanno più tanto bene, mal comune mezzo gaudio, guardate che il problema qui è di tutti.
Assessore, il problema non è di tutti. Non so con quale spirito, anzi lo posso immaginare lo spirito con il quale lei ha sottoscritto queste risoluzioni, cioè quello di avere dal Consiglio una fiducia politica per proseguire nel suo mandato, ma io credo che lei non abbia bisogno di questa fiducia politica se sa cosa fare.
Se lei ha un programma preciso in testa e se la Giunta ha un chiaro progetto di soluzione dei problemi, non ha bisogno del compitino che il Consiglio le rinnova per riavviare un'attività e un'azione politica e gestionale delle problematiche dell'USL perché, quando si arriva a questi livelli, si è alla follia politica, vuol dire che si è allo sbando mentale al punto che si dice al Consiglio, sottoscrivendolo: "Ditemi di fare questo". Ma se lei è lì pagato ed incaricato di assumersi delle responsabilità, come diceva anche il Presidente della I Commissione Piccolo, è membro di maggioranza, credo anche un membro importante della maggioranza, anche se magari si è distinto nella sua relazione dal collega La Torre che aveva altri toni però, quando anche i Consiglieri della maggioranza ammettono l'emergenza e l'importanza del fatto, lei deve venire qui con delle responsabilità precise, con dei progetti precisi. Non è che la gente ha bisogno di risoluzioni di carta, la gente ha bisogno di scelte.
Quindi noi con queste risoluzioni invitiamo i firmatari, pur comprendendo la fonte della fiducia politica che ha originato i documenti, a prendere atto della stupidità politica che questi documenti rappresentano, dell'inconsistenza politica.
Invitiamo i consiglieri tutti a prendere atto di questo e a riformulare una risoluzione che sia qualcosa di diverso, una fiducia politica piena e non il compitino per l'Assessore che lui sottoscrive, quindi facciamo una risoluzione tutti insieme sul momento di difficoltà, sul fatto che il Consiglio tutto troverà le soluzioni attraverso le commissioni, ma da qui a dare delle indicazioni ai Parlamentari, alla Giunta e addirittura all'Assessore, che lui sottoscrive, d'impegnarsi su 8 punti programmatici: ma perché lei non ce l'ha un programma? Se ce l'ha, lo tiri fuori perché noi è due giorni che aspettiamo.
Président La parole au Conseiller Marguerettaz pour deuxième intervention.
Marguerettaz (Aut)Sarò brevissimo, ma prima che l'Assessore replichi, ho ancora una domanda da porgli.
La novità sostanziale che risulta dalla risoluzione presentata dalle forze di maggioranza è il punto 4, quella non rivolta al Governo nazionale, ma rivolta al Governo regionale, dove è scritto: "si diano disposizioni all’USL affinché trovi soluzioni alla ridotta attività dei servizi prioritariamente con le attuali risorse presenti nel servizio sanitario e in subordine affinché si convenzioni con strutture private accreditate per ridurre le liste di attesa delle operazioni chirurgiche;".
Qui non sono pregiudizialmente contrario a questo genere di politica, anzi, però nel contesto della Valle d'Aosta vorrei capire come praticamente si svolgerà questo. Vorrei capire cioè, stante la situazione della nostra Regione, come sarà possibile dare seguito a questa volontà.
Perché mi pongo questa domanda e pongo la questione all'Assessore in modo che possa rispondermi nella replica? Premesso che l'Assessore ha escluso in commissione - e mi sembra abbia anche confermato in Consiglio - il fatto di convenzionarsi con strutture esterne alla Valle d'Aosta per non creare disagio nell'utenza che sarebbe costretta alla mobilità fuori regione, bisogna guardare chez nous et chez nous le strutture private in grado di svolgere delle operazioni chirurgiche si riducono ad una: questa struttura è il Day Hospital di Regione Borgnalle che tutti conoscete.
La domanda allora è questa: è già accreditata questa struttura? Bisognerà verificare se ha i parametri necessari e, una volta accreditata, cosa succederà all'interno di questa struttura? Oggi a quanto so io vi sono dei medici che lavorano presso l'Ospedale e che lavorano presso il Day Hospital, cosa che non sarà più possibile con la scelta del rapporto esclusivo, scelta - come già in altre regioni sembra verificarsi nonostante vi sia ancora incertezza contrattuale - percentualmente molto alta verso il rapporto esclusivo con l'ente pubblico. Una volta che i medici saranno obbligati a fare questa scelta, evidentemente non sarà più possibile operare all'interno della struttura privata, conseguentemente questa struttura privata si troverà sotto organico ed immagino io avrà le stesse identiche difficoltà che oggi ha lei nel reperire dei medici per l'Ospedale pubblico. Questa è un'ipotesi che caso mai l'Assessore smentirà nella replica.
Effettuare questi interventi presso strutture private accreditate, ripeto in Valle d'Aosta significa una sola cosa: Day Hospital, significa che lì verranno fatti degli interventi chirurgici.
Le chiedo, Assessore, perché qui il discorso si fa delicato, quali tipi d'interventi potranno essere svolti da una struttura privata che non è in grado di assicurare un ricovero? E ancora, non si rischia di ulteriormente disorganizzare invece l'impostazione dell'Ospedale pubblico, nel senso che se - faccio un esempio stupido - un'appendice un'ernia dovessero avere un sanguinamento, una rottura di un punto, non si trasformerebbero in urgenze? Non dovrebbero cioè essere oggetto di solerte ricovero presso l'unica struttura pubblica?
Mi dicevano, non so se corrisponde al vero, che è esclusa ogni forma di convenzionamento con quelle strutture che hanno al loro interno dei medici che operano già nel pubblico, quindi se lei vuole perseguire una politica di questo genere e però vuole chiuderla all'interno dei confini regionali, dovrà avere tutto chiaro, altrimenti le cose scritte sulla risoluzione rimarranno, ancora una volta, delle pie intenzioni
E allora è già stata fatta una verifica sul sicuro accreditamento di questa struttura? Questa struttura con l'entrata in vigore del "decreto Bindi" non andrà incontro alle stesse difficoltà che lei oggi incontra nel pubblico? Quali garanzie potrà dare una struttura di questo genere, di day hospital, senza possibilità di ricovero, di poter svolgere le operazioni chirurgiche?
Président La parole au Conseiller Rini.
Rini (UV)Ho ascoltato con attenzione gli interventi, alcuni dei quali strumentali e che non condivido affatto, alcuni invece giustamente critici e propositivi. Non possiamo nasconderci dietro un dito: la sanità valdostana presenta veramente un reale disagio, molti problemi sono legati a delle scelte operate al di fuori della Valle d'Aosta e che sovente fanno sì che non si possa agire in modo veramente autonomo, ma è giusto che facciamo anche autocritica e ammettiamo che forse nel settore della sanità dobbiamo e possiamo fare di più.
Il cittadino ha effettivamente molte difficoltà ad orientarsi in un momento di riassetto del comparto sanitario, sono certo che i vertici debbano essere più forti e debbano incidere in modo più incisivo su tutte le scelte. Credo che anche l'Amministrazione regionale, che fra l'altro paga diverse centinaia di miliardi annui per il buon funzionamento della sanità, debba forse poter incidere maggiormente sul controllo di quanto all'Ospedale succede.
Bisogna che troviamo il sistema di valorizzare maggiormente le potenzialità che nei vari settori esistono e far sì che i più capaci non abbandonino la nostra Valle.
Oggi non penso che sia utile la polemica, ai cittadini valdostani la polemica non interessa, ma interessa una sanità che funzioni al meglio.
Per evitare la strumentalizzazione politica e cercare veramente di contribuire al miglioramento della situazione, dovremo tutti quanti, maggioranza e minoranza, dare il contributo necessario per migliorare e far sì che possa essere adottato al più presto il disegno di legge che l'Assessore ha predisposto per la razionalizzazione e la riorganizzazione del servizio socio-sanitario regionale, teso al miglioramento della qualità delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali.
PrésidentLa discussion générale est fermée.
La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV)Innanzitutto voglio ringraziare tutti per l'apporto che hanno dato a una materia così delicata qual è quella sanitaria, non per nulla si era deciso d'inserire, su volontà del Governo regionale, questo punto in discussione in un momento in cui l'estate scorsa si stavano passando momenti di grossa difficoltà.
Interveniamo oggi e devo dire che mi pare importante che si faccia il dibattito nella sede istituzionale competente.
Non condivido quanto affermato dalla Consigliera Squarzino che sembra voler dire che stiamo perdendo ore per discutere di problemi che sono di esclusiva competenza del Governo regionale e dell'Assessore in particolare, delle due l'una: o ci si arroga competenze non proprie oppure giustamente si dibatte nella sede competente.
Non mi pare che sia un dibattito al buio, con la maschera; se c'è una cosa che non sono abituato a portare è la maschera. Qualcun altro usa metodi del tutto particolari per fare della politica, grida manzoniane o quant'altro; sono cose che fanno riflettere non nel momento contingente, sono cose che fanno riflettere sul futuro della classe politica valdostana. Ricordiamoci che siamo tutti pro tempore, ricordiamoci che siamo tutti qui per dare delle risposte istituzionali al ruolo che ricopriamo.
Fanno riflettere certe prese di posizione, fanno riflettere anche certi silenzi, fanno piacere molti attestati di solidarietà.
Il messaggio che però voglio portare oggi - qualcuno farà della facile ironia - è un messaggio di ottimismo perché stiamo parlando di problemi reali e concreti, ma dobbiamo dire pane al pane e vino al vino.
La sanità in Valle d'Aosta ha un'ottima assistenza ospedaliera; ha un'egregia, superlativa assistenza integrativa, per intenderci assistenza che va al di là dei livelli minimi essenziali: dai pannoloni ai presidi per tantissime specialità, tantissime patologie (spendiamo 3,5 miliardi); ha una buona prevenzione, stiamo facendo delle campagne di prevenzione uniche: dallo screening per i tumori, contro i tumori della cervice e i pap-test a cui qualcuno qui, che si ammanta di parlare di prevenzione, ha poi dato parere contrario e questo screening ci costa 800 milioni all'anno, ma abbiamo già scoperto una sessantina di donne che sarebbero decedute, stiamo facendo un ottimo screening per la prostata con l'ausilio del volontariato, stiamo facendo campagne di prevenzione contro gli incidenti. Stiamo lavorando con serietà. Abbiamo un'assistenza territoriale carente, non c'è dubbio; i principi definiti dal piano socio-sanitario sono principi inequivocabili, deospedalizzazione e quant'altro, si tratta di tradurli in pratica, ma vi anticipo già che sta per crearsi un altro problema: quello della carenza di terapisti della riabilitazione. Il mandato che viene dato alla Giunta è di esplorare la possibilità di convenzionarsi, anzi di fare un accordo con l'università o per istituire un diploma universitario in Valle d'Aosta di terapisti di riabilitazione, cosa quasi impossibile, oppure di riservare dei posti ai Valdostani.
Abbiamo problemi. I problemi evidenziati sono di due tipi: le liste di attesa, ed è inutile nascondercelo, anche se su questo cercherò di entrare nel merito. Le liste di attesa sono un problema universale, non voglio nascondermi, lo denuncia il Tribunale dei diritti del malato che dice in una sua nota: "Non si placa la polemica fra il Tribunale dei diritti del malato e il Ministro della sanità sulla qualità dei servizi sanitari in Italia, i tempi di attesa medi sono ancora troppo lunghi: per un ecocardiogramma l'attesa è di 4 mesi, da 3 a 6 mesi per una mammografia, un'ecografia addominale per la gravidanza. I pazienti oncologici aspettano da un mese e mezzo a quattro mesi per un trattamento radioterapico".
I dati provengono dal PIT salute del Tribunale del malato che sottolinea anche che presso il Ministero della sanità giacciono ancora 20 mila domande di cittadini che aspettano un indennizzo per trasfusione da sangue infetto. Noi le abbiamo queste liste di attesa, ma anche qui dobbiamo dircele le cose e l'ho già riferito: nel 1998 rispetto al 1997 sono state effettuate nell'Ospedale di Aosta 36.107 prestazioni in più, allora la prima domanda che uno si pone è se è vero che c'è questo rapporto di sfiducia fra cittadino e Ospedale. Io me la sono posta molte volte, come cittadino sono anch'io in lista di attesa per un'operazione da sei mesi e mi pongo il problema: ho o non ho un rapporto di fiducia? Perché se non ce l'ho, non aspetto sei mesi, cerco altre soluzioni. La risposta paradossale che mi viene data è che c'è, malgrado tutto, questo rapporto di fiducia anche perché, checché se ne dica, si sta nella stessa situazione fuori dalla Valle d'Aosta.
Abbiamo avuto nel 1998 23.622 ricoveri totali, un più 2,7 percento, più 26 percento di ricoveri in day hospital che è una delle soluzioni individuate dal piano sanitario per ridurre i ricoveri. C'è stata una risposta, più 26 percento in un anno, più 51 percento di ricoveri brevi con pernottamento da un anno all'altro.
I dati ci dimostrano inconfutabilmente, rispetto a tutta la valutazione del Ministero della sanità, dell'Organizzazione mondiale della sanità, dei parametri delle società scientifiche, che la struttura ospedaliera di Aosta lavora ben oltre i limiti della sua potenzialità e di questo va dato atto ai medici e a tutti gli operatori per la loro alta professionalità. Non possiamo dire di loro che non lavorano, anzi il rischio è che la qualità del servizio venga meno ma, quando parliamo di lista di attesa, siamo seri perché tutto quanto stiamo dicendo è al di là di quella che viene definita tecnicamente risposta di urgenza o di semi urgenza e qui c'è tutto l'elenco dei tempi di attesa per le visite ambulatoriali che vanno in moltissime situazioni dall'esame in mattinata con prenotazione al giorno o due giorni ad altre situazioni in cui vengono effettivamente prenotate.
Ci si scandalizza se per un ecocardiogramma a volte si aspettano 30-40 giorni, lo scandalo dovrebbe essere se la lista di attesa viene fatta o meno a ragione veduta perché spetta solo al medico decidere secondo scienza e coscienza se il paziente è urgente o non lo è e su questo posso assicurare che sempre, ripeto sempre, le urgenze vengono privilegiate. Poi qui si potrebbe mettere in discussione se l'urgenza è effettiva o non è effettiva, ma qui ne va della professionalità del medico perché c'è un aumento enorme di urgenze soprattutto nei servizi di Radiologia, Laboratori, Pronto soccorso e quant'altro a cui sempre viene data una risposta. Su questo era ed è importante fare delle precisazioni.
Mi è stato chiesto perché non decolla la chirurgia di urgenza. È uno dei punti messi nella legge n. 70/93, è un problema reale. Abbiamo fatto più riunioni con i responsabili e su questo si sta tentando di avanzare delle proposte. La prima ipotesi operativa è che per poter fare questo si debba rivedere l'organizzazione delle reperibilità e si debba potenziare la Chirurgia generale di almeno 4 chirurghi, cosa non semplice per molti motivi, comunque è un argomento in fase di discussione.
Si è parlato di sale operatorie, qui il problema è quello della carenza di anestesisti. Noi comunque ne abbiamo un numero superiore alla media. Il problema in effetti è anche quello della sede del Beauregard che è staccata, nel programma di legislatura si dice chiaramente che il Beauregard deve essere trasferito in viale Ginevra. Il programma di legislatura è di una tale complessità che non si risolve domani mattina e su questo siamo stati chiari sin da subito dicendo che questa è la nostra linea e su questa strada perseguiremo.
Ma in un recente congresso della Società degli anestesisti, il SIARTI, che si è svolto la settimana scorsa, è stata fatta una precisa denuncia dagli anestesisti che scrivono: "Un malato su due, 52 percento dei ricoverati, non sa che l'anestesista è un medico", il dato è frutto di un'indagine nazionale ed è stato annunciato durante il congresso che si è svolto a Roma che ha anche lamentato gravi carenze di organico.
Solo in Lombardia mancano più di 760 professionisti, 2.000 in Italia rispetto al fabbisogno ma, a fronte dell'aumento delle competenze professionali degli anestesisti e della nota disoccupazione dei camici bianchi, un concorso per 13 posti a Todi è andato deserto per la prima volta, senza esame di francese mi risulta.
In Italia i 9.000 specialisti del settore equivalgono ad un terzo degli Inglesi e ad un quinto dei Tedeschi e il piano sanitario nazionale prevede 15 anestesisti ogni 100.000 abitanti. Dall'indagine sugli anestesisti e rianimatori è emerso inoltre che circa 8.000 svolgono la loro attività in ospedale, 500 sono universitari e il rimanente liberi professionisti. La metà dell'organico degli anestesisti deve soddisfare esigenze extrachirurgiche come terapie intensive, emergenze territoriali e terapie del dolore. Non sono scelte dell'Assessore Vicquéry o della Giunta regionale quelle di mandare gli anestesisti nelle emergenze, ma sono obblighi di legge, obblighi di legge a cui manca un retroterra forte che, Consigliere Beneforti, non è responsabilità neppure del Ministro Bindi.
Nel documento che abbiamo preparato, rispetto ad altri governi regionali che hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale, il Veneto è l'ultimo della serie insieme alla Puglia, la Valle d'Aosta non ha deciso di far ricorso alla Corte costituzionale perché siamo persone serie e riteniamo che nel "decreto Bindi" ci siano, come qualcuno ha detto, delle potenzialità da sviluppare, mi riferisco all'attività libero professionale, mi riferisco ad un rapporto esclusivo di lavoro con i pro e i contro.
Nel documento non si attacca la "riforma Bindi", diciamo che ci sono delle cose che si possono fare ma, quando si dice da parte della società degli anestesisti che la programmazione in Italia non esiste rispetto all'Inghilterra e alla Germania e quando si dice da parte di qualcuno - e io non posso che confermare - che le cose peggioreranno nei prossimi anni, noi almeno dobbiamo fare in modo che queste cose vengano portate sul tavolo della trattativa nazionale in quanto l'unico che può dare una risposta è il Governo. Quest'argomento è stato posto con forza nella riunione degli assessori 15 giorni fa ed è stato chiesto di aprire un tavolo di discussione con il Ministro Bindi che è d'accordo con noi, che sta facendo la lotta al Ministero dell'università, ma questi non sono problemi che si risolvono domani, sono problemi a medio e lungo termine che troveranno una soluzione, se va bene, fra 5-6 anni, tempo minimo indispensabile per formare un medico specialista. Noi viviamo in un'Italia dove il concetto della programmazione non esiste e questi concetti vengono ribaditi in altri documenti che non sto a citare.
L'ultimo documento molto tecnico è stato preparato ultimamente dalla CGIL che ha definito i capisaldi degli interventi realizzabili nel prossimo decennio per la medicina, un documento interessante di cui alcune cose si possono condividere e altre no, ma fra le altre cose dice che è anche necessario, onde impedire il collasso delle sale operatorie per la carenza preoccupante di specialisti di anestesia e rianimazione, incrementare il numero di questi operatori prevedendo almeno il raddoppio dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione e lo stesso vale per gli specialisti in riabilitazione, non ne abbiamo, viste le gravi carenze attualmente esistenti a livello strutturale e organizzativo nelle aziende del servizio sanitario nazionale.
Questa è la situazione ed è una situazione tale che, se mancano le risorse, tutte le politiche che possiamo inventarci non sono realizzabili; e passo all'aspetto che è strettamente collegato al numero dei posti letto, alla decongestione dell'Ospedale, al potenziamento del territorio su cui molti di voi sono intervenuti e che sono i capisaldi del piano sanitario regionale, aspetto sul quale vorrei fare alcune precisazioni tecniche. Questo è un estratto di un'analisi sull'attività dell'Ospedale che è stato fatto per conto dell'assessorato da una struttura del Friuli Venezia Giulia che sta facendo valutazioni di questo genere anche per altre regioni. Entro nel merito perché sono stati citati tassi e io devo rispondere su quanto è stato detto.
Si dice che nel corso del 1998 sono stati effettuati dei controlli informatizzati sul movimento ospedaliero degli assistiti residenti nella Regione Valle d'Aosta e un riscontro diretto su un campione di 376 cartelle cliniche per verificare l'appropriatezza dei ricoveri con la metodologia Pruo.
Dal controllo del movimento ospedaliero nel suo complesso risulta: un tasso di ospedalizzazione, fuga compreso, pari al 204 per mille - riprendo gli argomenti trattati dal Consigliere Marguerettaz -, un tasso di fuga di circa il 20 percento solo parzialmente compensato dall'attrazione, quelli che vanno cioè fuori regione, con un saldo negativo di 1.471 ricoveri; un numero di ricoveri brevi e di day hospital discretamente elevato, l'ho già detto prima; una degenza media di 10,33 giorni, un DRG medio per il ricovero ordinario di 5.750.000, - il DRG è un termine inglese che sta per raggruppamento di diagnosi -, ogni ricovero mediamente costa 5.750.000 lire e una degenza media di 10,33 è una degenza buona, tendenzialmente si dovrebbe puntare a 8 giorni di degenza, stiamo scendendo gradualmente.
Questo studio ha evidenziato una percentuale di accoglimenti inappropriati del 27 percento per tutti i ricoveri, del 44 percento per i ricoveri brevi, eccetera, una quota di giornate di degenza improprie pari al 40 percento, una qualità più che accettabile dei dati riportati sulle schede di dimissione ospedaliera su cui siamo stati Regione pilota in confronto di uno studio fatto in tutta Italia.
"? Operando un confronto?" dicono loro, non lo dice l'Assessore "? con altre realtà ospedaliere del nord Italia, Friuli Venezia Giulia in generale, la situazione dell'Ospedale di Aosta pare sostanzialmente in linea con altri nosocomi utilizzati per i raffronti. In particolare, rispetto all'Ospedale di Trieste il tasso di ospedalizzazione appare più contenuto: 204 ad Aosta contro 238 e 450 contro 620, sia nella popolazione generale che negli anziani ultrasessantacinquenni?". Ho saltato un parametro: il tasso di ospedalizzazione per gli anziani ultrasettantacinquenni è del 450 per mille in Valle d'Aosta, in Friuli è del 620 per mille, quindi non si può contestare nulla a questi medici. Si può entrare nel merito quando parliamo di percentuale di accoglimenti inappropriati, ma è un discorso di tipo culturale e scientifico molto delicato.
Dice fra l'altro che c'è un esubero del 30 percento dei ricoveri pediatrici, questo è vero per mille motivi: perché abbiamo i posti letto pediatrici, perché c'è una carenza di assistenza pediatrica sul territorio e perché questo? Perché non troviamo pediatri. In bassa Valle, che si sappia così vi anticipo una futura interpellanza, manca il pediatra a Donnas, non ne recuperiamo, non c'è francese perché sono pediatri convenzionati che possono essere assunti prendendoli da una graduatoria senza nessun problema.
Sul versante della spesa dell'assistenza sanitaria, altro argomento che tanti di voi hanno toccato: "? Considerando la popolazione pesata?" e cos'è la popolazione pesata? Non la popolazione tout court, ma è il peso specifico che hanno gli anziani, i cronici, i bambini e i turisti vengono calcolati? la Consigliera Squarzino, lei nemmeno? la popolazione pesata è un parametro che è stato ufficializzato per la verifica e il confronto fra tutte le regioni ed è presa in considerazione anche la popolazione turistica.
Riprendo a leggere: "? Considerando la popolazione pesata in Valle d'Aosta il costo pro capite della salute è più elevato della media nazionale: 1.827.000 contro 1.738.000, si nota innanzitutto che da una differenza del 25 percento in termini di spesa capitaria grezza, se si tiene conto della popolazione pesata, evitando doverosamente di trascurare il fattore d'invecchiamento della popolazione, che è strettamente correlato con il consumo di risorse sanitarie per bisogni oggettivi, si passa a uno scarto del 5 percento?", cioè si riduce il differenziale del 25 percento di quattro quinti. Non solo, ma "? Se si raffronta la spesa sanitaria al PIL regionale per la Valle d'Aosta e nazionale per l'Italia, si ha una percentuale del 5,1 percento a fronte del 6,4 percento a livello nazionale?"
Allora per rispondere a tutti, a me per primo, quando si dice che si spende, che qui si buttano via i soldi e non si hanno servizi, la risposta è questa: rispetto al PIL regionale noi spendiamo il 5,1 percento rispetto al 6,4 percento.
L'Assessore potrebbe dire: "Mettiamo risorse in più"; contemporaneamente, il documento lo dice: "? Mettiamo risorse in più, ma razionalizziamo la spesa?" perché è indubbio che ci sono margini di recupero sulla spesa non indifferenti, ma i dati ufficiali sono questi in un contesto nazionale dove la spesa sanitaria rispetto al PIL nazionale è la terzultima in Europa seguita solo dalla Grecia e non ricordo più da chi, ovunque dalla Francia, alla Germania, all'Inghilterra, ai Paesi scandinavi si investe di più sulla salute rispetto a quanto si investe in Italia e non è un particolare da poco, pertanto in realtà in Valle d'Aosta non si spende più che nel resto d'Italia. Hanno anche servizi diversi evidentemente, ma noi su alcuni servizi siamo a livello della Scandinavia, per altri possiamo dire che non lo siamo e non saremmo qui a discutere i problemi della sanità.
Non voglio tediarvi sul discorso dell'esubero dei ricoveri brevi e di come vogliamo contenerli. Sul contenimento della fuga in effetti ci sono dei settori in cui si continua ad andare fuori per patologie di base ed era uno dei principi che il piano sanitario voleva eliminare, nel senso che noi dobbiamo dare dei servizi di base poi per le super specialità che si vada e si continuerà ad andare, ma per altre cose non ci sono i motivi.
Sulla spedalizzazione degli anziani è 450 per mille abitanti, che è superiore alla media nazionale, di 350 per mille abitanti ma che, come abbiamo visto in realtà più o meno omologhe come Trieste, è assolutamente più basso.
Questo è quanto risulta dalla macroanalisi dei dati della Valle d'Aosta, allora è chiaro che, quando si parla di decongestione dell'Ospedale e di territorio, rispondo a più di voi, significa che dobbiamo potenziare l'assistenza domiciliare integrata, bisogna far sì che il territorio venga riempito di risorse, risorse che non abbiamo in quanto non abbiamo logopedisti, non abbiamo fisioterapisti, non abbiamo infermieri generici. Abbiamo 99 medici di base che bisogna utilizzare meglio, questo sì; abbiamo finalmente pediatri di base che possiamo utilizzare, ma altre risorse non ne abbiamo per cui evidentemente dobbiamo lavorare sulla formazione e sugli accordi con l'università come dice il documento.
RSA, visto che a questa è legata la deospedalizzazione, e anche qui dobbiamo essere seri: abbiamo la più alta percentuale di posti letto per anziani sul territorio d'Italia rispetto alla popolazione. Abbiamo delle microcomunità che sono degli hôtel a 4 stelle, quindi non ci si può dire che diamo un'assistenza da terzo mondo per questo settore.
Si tratta semplicemente di mettersi d'accordo su un fatto solo: che molte microcomunità della Valle d'Aosta sono di fatto delle RSA fermo restando che è in costruzione, finanziata dall'articolo 20 della legge n. 67/88, una RSA per l'ex maternità, una ad Antey e una è prevista in bassa e in alta Valle, ma alcune microcomunità sono delle RSA. La microcomunità di Hône ha il 64 percento degli anziani ospitati che sono anziani che dovrebbero essere ospitati nelle RSA, allora smettiamo di dire che in Valle d'Aosta mancano le RSA perché abbiamo microcomunità che sono di fatto RSA con assistenza primaria e secondaria.
Abbiamo fatto questa scelta lungimirante sulla base di quello che hanno scelto i nostri predecessori per lasciare la gestione delle microcomunità agli enti locali che la stanno gestendo bene e per non darla all'USL perché questa soluzione, con le difficoltà che ha attualmente l'USL, peggiorerebbe il sistema sanitario. I Carabinieri, caro Lattanzi, con cui pare che lei sia in stretto contatto, sono stati mandati su denuncia scritta in questa struttura e posso dimostrarlo per cui non facciamo della dietrologia che è una delle caratteristiche che la rappresentano meglio.
Punto 3, fughe dei medici, anche qui finalmente mi si dà la possibilità di rispondere. Nel 1998 e nel 1999 il totale dei dipendenti trasferiti è stato di 9 nel 1998 e di 15 nel 1999 per un totale di 21 a fronte di 27 dirigenti medici assunti a tempo indeterminato nel 1998 e 20 nel 1999, 12 a tempo determinato nel 1998 e 5 nel 1999 per cui il risultato algebrico è un più e non un meno.
Smettiamola di parlare senza dati. Sono usciti 21 medici e ne sono entrati 27 più 17 a tempo determinato; basta questo per dire che il francese non sta bloccando nulla, per dire che le professionalità in Valle non stanno bloccando nulla? Se non basta, andate ad informarvi di quanto sta succedendo in tutta Italia perché forse vi sfugge un concetto principale della riforma.
La riforma, cara Consigliera, è esattamente il contrario di ciò che ha detto lei, mentre l'ha interpretata bene il Consigliere Marguerettaz, la riforma dice che mette sullo stesso piano il pubblico e il privato, dà la possibilità di andare nel privato, il quale contratta con il medico senza DPR, senza contrattazione nazionale e gli dà lo stipendio che ritiene di dargli in funzione di quello che può pagare. Ci sarà sicuramente una fuga dagli ospedali, sta avvenendo una fuga dagli ospedali, in Valle d'Aosta no perché ne stiamo importando.
Sui concorsi: è vero che c'è un po' di lentezza, ma siamo stati gli unici a non bloccare i concorsi in un certo periodo storico quando circolari ministeriali strane invitavano a bloccarli per modifiche concorsuali.
Solo nel 1999 sono stati fatti 24 concorsi, 2 avvisi quinquennali di II livello (due primariati per intenderci) e una quarantina di avvisi pubblici per supplenze, incarichi temporanei, esigenze straordinarie. È un dato elevatissimo di concorsi; non è vero che non si fanno i concorsi, anzi è esattamente il contrario. Vi ringrazio di aver posto questi problemi perché la verità va detta pur con tutti i problemi che ci sono.
Sull'aumento della spesa ho già accennato in parte, ma voglio precisare. In un intervento recente del Direttore generale alla programmazione, Dott.ssa Dirindin, originaria di Aosta fra l'altro, in replica agli esperti del Ministero del tesoro sull'aspetto della spesa sanitaria, si dice fra l'altro: "? Una costruzione barocca e poco trasparente, così la Commissione per la spesa pubblica del Ministero del tesoro ha definito in un rapporto di marzo, ripreso dalle agenzie, il sistema di finanziamento del servizio sanitario nazionale?" La diagnosi è sostanzialmente condivisibile anche se il rapporto si sofferma più sui sintomi della malattia che sulle cause e trascura di verificare le terapie in atto, sono pertanto opportune alcune precisazioni.
La questione del finanziamento al servizio sanitario deve essere analizzata tenendo distinti due diversi aspetti: quello del reperimento delle risorse e quello dell'allocazione di fondi fra le diverse regioni. Il primo fa riferimento alla provenienza delle risorse, cioè chi paga per il finanziamento della sanità pubblica e il secondo alla loro destinazione, cioè chi riceve le somme messe a disposizione a livello nazionale.
Storicamente il primo aspetto ha sofferto d'incoerenza e di scarsa trasparenza, mentre il secondo è stato troppo a lungo ingessato su criteri volti alla copertura della spesa anziché al finanziamento dei bisogni, su cui ritornerò. Il vero problema è questo. È vero che sulla spesa sanitaria si spende, ma è anche vero che molto di quanto avviene sulla carta, indirizzato alla spesa sanitaria, viene poi ribaltato su altre situazioni.
Per quanto riguarda la spesa per il cittadino pro capite, la Valle d'Aosta si colloca al quarto posto in Italia, la prima è la Provincia autonoma di Bolzano con una spesa pro capite di lire 2.508.000, la seconda è la Provincia autonoma di Trento con lire 2.255.000, la terza è la Liguria con lire 2.177.000, la quarta è la Valle d'Aosta con lire 2.176.000; seguono a ruota la Lombardia, le regioni del nord in genere, Emilia Romagna, Toscana, con l'eccezione dell'Umbria e delle Marche e tutte le altre del sud sono inferiori ai 2 milioni.
Il Consigliere Marguerettaz ha citato lo studio Varvello e il Progetto "qualità". Lo studio Varvello è vero che è un documento ponderoso, ma questo studio va aggiornato perché è stato fatto con riferimento alle persone presenti nel 1997. Dal 1997 ad oggi sono cambiate in più o in meno tutta una serie di situazioni e stiamo mettendo a punto un sistema informativo con la collaborazione di esperti della Regione Veneto per monitorare i carichi di lavoro e far sì che rispetto a quanto viene dichiarato - di questo ho già parlato e non voglio ripetermi - ci sia un controllo per verificare se effettivamente un medico impiega un quarto d'ora o venti minuti a fare una visita ambulatoriale. Spero di avere dei risultati nei prossimi 6-8 mesi.
Il Progetto "qualità" è l'esempio classico che dimostra che l'Assessore Vicquéry non controlla tutto e tutti perché sono stato e sono molto critico nei confronti di quel progetto ed è stata una scelta totalmente aziendale, scelta che rispetto e che ho mantenuto perché abbiamo fatto un accordo a livello regionale dove abbiamo allocato delle risorse, le risorse e la loro distribuzione sono state concordate fra organizzazioni sindacali e direzione aziendale.
Questa è stata l'impostazione perché è compito dell'azienda poi ridistribuire i fondi e non è a livello regionale che vengono definiti, a livello regionale è definito il quantum, sono definiti i parametri generali dopodiché è l'azienda che decide se investire sulla qualità piuttosto che sulla riduzione delle liste di attesa e via dicendo e queste sono scelte aziendali di cui si assume la responsabilità la direzione aziendale e non l'Assessore.
Sulla carenza del controllo sulla spesa e in genere sulla carenza di controllo capiamoci perché la mano destra deve sapere quello che fa la mano sinistra. Uno dei leitmotiv è che l'assessorato controlla troppo con il controllo sugli atti, l'ingerenza politica, eccetera; ricordo al Consigliere Lattanzi che nel piano sanitario abbiamo eliminato tutta una serie di controlli ed elimineremo altri controlli sugli atti, ma il controllo sugli atti è stato tenuto per un certo periodo per controllare anche la spesa. Li toglieremo, state tranquilli, con i rischi connessi perché il parametro di valutazione è quello dell'accordo di programma dove se ti finanzio 100, devi rimanere nei 100 salvo imprevisti vari, ma a chi dice che non siamo in grado di controllare la spesa rispondo che in parte è vero perché il problema è in discussione a livello nazionale ed internazionale, però dico anche che sono stati definiti dei centri di costo dai quali riusciamo a conoscere esattamente quanto costano i beni e i servizi, quanto costano le utenze e dove sono imputabili per molti tipi di interventi. Siamo in grado di capire quanto costa un centro di costo della Chirurgia rispetto al centro di costo del laboratorio, eccetera e su questa base stiamo concordando con le organizzazioni sindacali un intervento in questo senso.
Per quanto riguarda il contratto dei medici, è data alle regioni la potestà di fare degli accordi integrativi. Marguerettaz ha citato l'accordo Braghetto, noi quest'accordo lo abbiamo ripreso tout court e con l'accordo del 1996-1997 abbiamo impegnato 2,6 miliardi che è esattamente il calcolo matematico del numero dei dipendenti moltiplicato per una tariffa concordata. Primo problema: il numero dei medici in Valle d'Aosta è il più alto d'Italia in rapporto ai posti letto con 1 medico ogni 2 posti letto; se ho molti medici la fetta da distribuire ai singoli medici ovviamente diminuisce e su questo bisogna mettersi d'accordo se continuare a potenziare gli organici o se trovare altre soluzioni. Non bastando nel 1998 per quei motivi abbiamo integrato per 1 miliardo dicendo che tale cifra era per il finanziamento suppletivo dell'accordo integrativo e nel bilancio 1999 abbiamo ripreso questo per cui abbiamo stanziato 3 miliardi.
Faccio presente che a tutt'oggi sono ancora da utilizzare rispetto a 2,6 miliardi: 1 miliardo e 30 per l'accordo 1996-1997 perché sul Progetto "qualità" e su altre cose sono ancora da chiudere i conti e i soldi non sono ancora stati distribuiti e 400 milioni dell'accordo 1998; questo ripeto che è sul tavolo della trattativa dei sindacati e tutti sono corresponsabili perché gli stessi che vanno a trattare devono decidere come sciogliere il problema, ma se litigano fra i secondi livelli, dicasi primari ed ex aiuti, evidentemente litigano loro; io volutamente non entro in questa problematica perché è materia sindacale e trattativa aziendale.
Questa è la situazione dei fondi aggiuntivi regionali. Noi abbiamo rispettato non solo l'accordo Braghetto, ma lo abbiamo potenziato e nella variazione di bilancio che è passata poco tempo fa abbiamo aggiunto altri 800 milioni perché ci veniva detto che non c'era la possibilità di avere dei fondi sulla posizione di risultato. Abbiamo fatto una piccola indagine dalla quale risulta che la retribuzione è mediamente di 19 milioni all'anno rispetto al CTO che ha 23 milioni e rispetto a tutte le altre che sono enormemente sotto. Questo è un dato statistico?
(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)
? non va via nessuno, il saldo è positivo. Chi è nato a Sassari, ha diritto di tornare a Sassari com'è successo con due medici anestesisti, ma questo è ovvio.
Ma perché nella risoluzione abbiamo aggiunto un ultimo punto dove si dice di andare a rivedere il fondo di posizione e il fondo di risultato e di lasciare alle regioni la potestà di modificare la contrattazione nazionale? Perché l'articolo 63 del contratto di lavoro dice che le aziende e gli enti dal 1° gennaio 1997 possono altresì utilizzare un'ulteriore quota dei fondi citati sino a un massimo del 16 percento per incrementare il fondo di cui all'articolo 60, cioè prendi fino ad un massimo del 60 percento della retribuzione di risultato che è questa per spostarla sulla retribuzione di posizione che è quella che distingue il primario dagli altri. Noi lo abbiamo fatto fino al 16 percento ma, essendo il dato storico quell'altro, vogliamo chiedere che a livello di contrattazione nazionale si possa dire che le regioni si regolamentano questa materia indipendentemente senza fissare un limite del 16 percento che vale per tutte le regioni perché se potessimo sfondare questo limite del 16 percento con gli stessi fondi già messi a disposizione, che adesso ammontano a 4 miliardi all'anno, come risorse aggiuntive integrative regionali, saremmo sicuramente in grado di soddisfare tutte le esigenze, questi piccoli malumori che ci sono per problemi che non sono legati a scelte aziendali.
Sul decreto "Omnibus" faccio solo un piccolo accenno. Se passasse questo decreto, noi avremmo già automaticamente 13 specialisti in più e questo ci servirebbe molto per sanare tutta una serie di posizioni interne perché questi medici già lavorano con ruoli inappropriati ed è opportuno che vengano messi in regola.
Alcuni accenni, intanto sul piano di investimenti non è vero che non c'è, c'è e viene fatto regolarmente tutti gli anni, viene ripreso nell'accordo di programma, prevede 3 miliardi. Sul francese, il disegno di legge toccherà anche quest'argomento, questo è certo perché, pur non essendo un problema di per sé, è opportuno che venga affrontato perché non vogliamo nasconderci dietro un dito. Sul patto sociale, tanto contestato dalla Consigliera Squarzino, vorrei ricordare che la legge finanziaria prevede che vengano fissati dei patti di stabilità fra regioni e Governo e siamo convocati per discutere il patto di stabilità.
In questo patto vengono definite le risorse finanziarie e si rinvia a un discorso - che ho definito patto sociale, ma possiamo definirlo come vogliamo - che sta nel definire i bisogni di salute della popolazione, nel concertarli con le altre situazioni, nel definire la base del bisogno di salute della popolazione e decidere con quali risorse finanziarie e umane riusciamo a mandare avanti quest'impostazione.
La Torre mi chiede di dare ampia autonomia all'USL; il disegno di legge prevederà secondo la proposta che avanzerò di eliminare totalmente il controllo sugli atti dell'USL tranne gli aspetti legati alla programmazione annuale.
Sul discorso dell'organizzazione del personale che valorizzi la professionalità, questo è uno degli obiettivi che stiamo discutendo con le organizzazioni sindacali mediche e non mediche per far sì che a maggiore responsabilità corrisponda maggior salario, ciò che significa ragionare in termini di risparmi di risultato e trasferire questi risparmi di risultato, fatto salvo la qualità del servizio, sul salario di risultato. È un impegno grosso, da due mesi ci stiamo lavorando, abbiamo una bozza pronta, non posso anticipare nulla finché non avremo delle conclusioni.
Vado a volo di uccello rispetto alle domande puntuali che sono state poste. Qualcuno ha ironizzato sull'emergenza infermieristica; l'accordo con i sindacati non dice che non mancano infermieri, dice che con gli attuali infermieri possiamo riorganizzare il tutto, ma dice anche che ci si impegna a potenziare gli organici. Al Consigliere Frassy che con ironia dice: "Da una parte non mancano, dall'altra scrivete addirittura alle ambasciate non sapendo che manca il riconoscimento del titolo", devo dire che non è così e mi dispiace che non sia informato.
Mi dispiace anche che lei utilizzi delle informazioni che io do in commissione consiliare per ribaltarle come un guanto contro di me, ne prenderò atto, non c'è mai limite all'apprendimento, per il futuro non mi comporterò più così perché quest'informazione l'ho data io in commissione consiliare dicendo che uno dei problemi che hanno posto gli assessori è il riconoscimento dei titoli stranieri, ma lei dovrebbe sapere, Consigliere Frassy, che se il singolo cittadino chiede al Ministero della sanità, d'intesa con il Ministero della pubblica istruzione, il riconoscimento del titolo, la singola domanda viene esaminata secondo il corso di studi e il curriculum e la singola domanda può essere accettata o non accolta?
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
? lei prima di fare dell'ironia si informi perché c'è un limite a tutto, dare dell'ignorante agli altri perché non conosciamo la normativa mi sembra forzato.
L'elisoccorso. Che l'elisoccorso sia una struttura per i turisti, gliene do tutta la responsabilità, vorrei che lei si mettesse nei panni di quell'operaio che è morto l'altro ieri a Torgnon per chiedere ai familiari di quell'operaio se era una struttura per i turisti perché qui siamo all'assurdità con la "A" maiuscola. Concordo che si debba istituzionalizzare il servizio, lo stiamo facendo, lo prevediamo nella legge perché è come dice lei, è gestito su progetti obiettivi, è una situazione che abbiamo tacconato per carenza di normativa nazionale che non ha istituzionalizzato il servizio di elisoccorso e che va normato.
Ho dei grossi dubbi sull'utilizzo degli elicotteri dei militari per due motivi: sono mezzi assolutamente inutilizzabili in alta montagna, non possono essere utilizzati oltre i 2.500 metri e se vanno sono a rischio; gli alpini hanno tolto la struttura di Aosta e l'hanno portata a Volpiano. Comunque è una cosa che si potrebbe vedere, ma non sicuramente per il soccorso in montagna perché impossibile da utilizzare. Sulla piattaforma per gli elicotteri in Ospedale mi dispiace contraddire la Consigliera Squarzino, ma è fattibile ed è in perizia suppletiva nel lotto di 22 miliardi per la costruzione della Radioterapia e del Pronto soccorso, in quella fase verrà realizzata fra la cosiddetta "ala nuova" e la parte vecchia dell'Ospedale.
Sui vertici dell'USL ringrazio il Consigliere Frassy perché dimostra inequivocabilmente che questo turnover è stato fatto dalla "Giunta Bondaz", non dalla "Giunta Viérin": Martinet, Castaldo, Bongiorno, mi pare l'uomo di Forza Italia, sono stati nominati e sciolti dalla "Giunta Bondaz". La "Giunta Viérin" si è trovata per un breve periodo Sechi, ha incaricato Morelli che è caduto per motivi che conoscete benissimo, non per volontà della Giunta regionale, ma per motivi noti a tutti e che voi avete per anni ribadito. Bragonzi è durato tre anni ed è sopra la media tant'è che pare che sia già?
(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)
? vedremo cosa succederà per il futuro, ma non siamo così cattivi, il contratto dei direttori generali prevede che la durata vada fino a 5 anni con un controllo annuale. Il mio collega veterinario del PPI, Assessore alla sanità del Veneto, l'ho detto bevendo il caffè al Consigliere Beneforti, ha preso atto la settimana scorsa delle dimissioni del suo direttore generale e gli ho chiesto perché. Mi ha risposto che non era più in linea con la programmazione regionale, si era attorniato di uno staff che ha messo in crisi tutti i medici per cui lui lo ha chiamato nell'ufficio per chiedergli che intenzioni aveva, essendo quel dottore una persona intelligente, ha preso atto.
Questa è la situazione che è stata fortissimamente voluta dagli assessori regionali alla sanità che hanno insistito nel decreto che venga scritto che è un rapporto di tipo fiduciario ovviamente nei limiti delle responsabilità. Il fatto che io abbia condiviso per l'80 percento la relazione della Consigliera Squarzino presentata nell'ultimo Consiglio non significa che improvvisamente è scoppiato l'amore fra l'Assessore e la Squarzino, significa che aveva fatto una relazione condivisibile sotto molti punti di vista sull'analisi del problema. Io l'ho qui, avevo evidenziato tutto, ma non posso non essere d'accordo quando dice che i rapporti fra azienda e assessorato è uno dei problemi, che il piano sanitario deve definire le priorità; io ne prendo atto, abbiamo costruito un piano sanitario che forse è il libro dei sogni e non faremo più quest'errore. Definiremo le priorità sulla base del patto sociale e sulla base della definizione del bisogno e che la debolezza della dirigenza attuale sia un problema non posso disconoscerlo.
Non concordo sull'analisi che ha fatto poi nell'ultimo intervento sul documento perché, quando il Consigliere Marguerettaz dice che in Lombardia non ci sono liste di attesa, che al cittadino lombardo viene data la possibilità di scegliere fra diversi ospedali, è vero ed è il dramma nostro.
Il nostro cittadino non ha possibilità di scegliere fra diverse strutture né private né pubbliche, è il dramma che dovremo gestire perché fuori Valle il cittadino si prenota contemporaneamente in 5-6 ospedali e poi va dove lo chiamano per primo, ma il metodo lombardo è sotto i riflettori di tutti perché non sappiamo dove porterà in termini di spesa, è molto contestato, non è sicuramente la nostra situazione, ma la riforma dà questa possibilità.
Sull'accreditamento l'articolo 8 della legge di riforma dice che gli accreditamenti vanno rivisti. Abbiamo una delibera applicativa della precedente normativa che abbiamo ribadito la settimana scorsa per cui tutti gli accreditamenti vengono fatti in funzione di quella delibera e da lì a pensare che così facendo accrediteremo solo il privato a scapito del pubblico è una cosa che non ha né testa né coda perché gli accreditamenti sono fatti sulla base di criteri stabiliti dalla legge e il Day Hospital è già accreditato perché già faceva le operazioni prima.
Sul tema delle operazioni vorrei essere chiaro. È un tema molto delicato, si faranno operazioni in day surgery secondo quelle che i chirurghi interpellati ci hanno individuato analiticamente poi interviene un aspetto molto delicato, che è stato trattato in un documento interessante della Società scientifica di chirurgia e day surgery, che va a definire come e con quali modalità si può operare in una struttura di day hospital. Perché si dice che si sceglie il Day Hospital? Perché è in grado di rispondere ai nostri problemi che sono quelli di carenza di anestesisti e di strumentisti. Ricordo che per poter aprire altre sale operatorie sono necessari anche strumentisti e per formare degli strumentisti occorrono minimo sei mesi per cui anche se avessimo molti anestesisti adesso, dovremmo andare avanti sulla formazione di strumentisti.
Il Day Hospital ci dà queste figure professionali e noi mandiamo i nostri medici in attività in parte istituzionale e in parte con progetti obiettivi per fare questo tipo di operazione per ridurre una massa di liste di attesa che sono operazioni di rimozione di piccolissime cose che si riescono a fare a livello di day surgery.
Il Consigliere Marguerettaz mi chiede come potranno essere gestiti i medici in rapporto esclusivo. Se è vero che c'è l'incompatibilità, quelli che lavorano lì non potranno più farlo dal 30 ottobre, ma gli anestesisti che utilizzerebbero non saranno gli anestesisti dell'Ospedale di Aosta, altrimenti si creerebbe l'incompatibilità, loro utilizzeranno, essendo struttura privata, probabilmente professionalità che non hanno nessun tipo di rapporto con l'Ospedale pubblico, cioè quelli che avranno optato per l'attività "extramoenia" a tutti gli effetti.
Vorrei chiarire che in commissione ho detto che l'ultima "ratio" è quella di andare a fare convenzioni con strutture private fuori Valle, ma non l'escludiamo perché anche qui dovremo fare delle scelte: o risolviamo i problemi così oppure conviviamo con le liste di attesa oppure puntini, puntini. Noi con questo documento ci teniamo aperte tutte le ipotesi ribadendo che l'ultima "ratio" è quella di prendere i cittadini e di portarli fuori perché è un problema di tipo gestionale non indifferente.
Mi pare di aver risposto a tutte le domande poste. In conclusione vi ringrazio per il dibattito che è stato fatto perché è stato un dibattito franco e aperto che ha posto con forza il problema delle responsabilità dell'Assessore, su cui non voglio insistere, voglio solo ribadire che me le sono assunte, me le assumo e me le assumerò. Uno dei miei errori, ne faccio tanti sicuramente, è quello di assumermi responsabilità non mie.
Si dà atto che, dalle ore 12,19 alle ore 12,22, presiede il Vicepresidente La Torre.
Président La parole au Conseiller Marguerettaz pour déclaration d'intention.
Marguerettaz (Aut)Sarà una dichiarazione di voto un po' articolata perché consona a quello che è stato il dibattito. Inizio con il fare una riflessione sulle ultime parole dell'Assessore, il quale diceva che di errori ne ha commessi tanti, il più grosso è quello di essersi assunto responsabilità che non gli spettavano. È una bella frase. Peccato che non ci abbia detto quali sono gli errori che ha commesso, dalle sue parole non ne è emerso nemmeno uno. Le cause, come dicevo nel mio precedente intervento, confermate poi dalla replica dell'Assessore, sono sempre esterne a quest'aula. Ne prendiamo atto.
Sulla replica dell'Assessore non si possono non riportare tutte le considerazioni che sono state fatte nell'ambito della nostra Regione. L'impressione che io e il mio gruppo politico abbiamo è che, troppo sovente, si ragiona in questa Regione come se vivessimo una realtà simile o pari a quella della Lombardia, piuttosto che del Piemonte o dell'Emilia Romagna, tranne poi soprattutto quando si toccano ambiti istituzionali, giustamente, sottolineare con forza la diversità e la specificità che ha la nostra Regione. A me piacerebbe che questa specificità che tutti riconosciamo venisse tradotta nei ragionamenti di tipo amministrativo che facciamo, in particolare su quello della sanità.
In una comunità, come giustamente è stato ricordato, di 120 mila abitanti dire che non si ha un controllo della spesa, dire che non riusciamo ad offrire un servizio qualitativamente buono con una spesa comunque significativa, non può essere nascosto sotto delle cifre percentuali, statistiche, che è chiaro che se rapportate ad altre realtà, ci premierebbero sulla carta. Il mio gruppo politico non si accontenta di sapere che la nostra Regione sta meglio, statisticamente parlando, rispetto ai tre quarti o i nove decimi o i diciannove ventesimi delle altre regioni, non ci interessa perché siamo certi che proprio per la nostra realtà il servizio che può essere dato è mille volte superiore.
Non possiamo accontentarci di dire, come lei ha detto, che le urgenze vengono rispettate, ci mancherebbe altro che non fossimo neanche più in grado di rispondere a delle urgenze! Questo è l'obiettivo non minimo, ma ultraminimo che si deve porre un assessorato della sanità.
Dobbiamo pensare che in questa piccola realtà c'è un sacco di persone che chiederebbe di non stare sei mesi con un dolore che certo non lo condurrà alla morte, ma che lo deprime da un punto di vista fisico. Questo chiedono i Valdostani. Se uno ha un dolore ad un'anca è chiaro che non morirà di quel dolore, ma se deve aspettare un anno perché il problema si risolva, non potremo dire di aver fatto un servizio buono a livello sanitario. Così come per le degenze medie l'Assessore ha mostrato il piccolo grafico da cui si vede che la degenza media è addirittura fra i parametri migliori che ci siano rispetto alle altre regioni.
Su queste "statistiche" vorrei dirle che tutti noi sappiamo bene come vi siano delle persone che sono troppo lungodegenti in Ospedale e lei non mi ha confutato quello che ho detto io prima, dove invece ci sono delle persone troppo "cortodegenti" all'interno dell'Ospedale, persone dimesse prima del tempo. Allora non vorrei che la media positiva venisse fuori dall'incrocio di queste due anomalie negative nel qual caso vorrebbe dire che la nostra sanità funziona ancora peggio che in altri posti.
Tornando al piano sanitario, lei riafferma giustamente la bontà dei principi di quel piano. Noi, all'epoca, anziché votare contro ci astenemmo proprio perché dicemmo che c'erano delle idee buone che andavano concretizzate. Siccome già allora non avevamo un'estrema fiducia nella Giunta, ci astenemmo proprio in attesa che venissero realizzate. Il problema è qui: quel piano sanitario che lei magnifica ancora oggi, Assessore, non è stato concretizzato e lei lo aveva presentato due anni or sono come un piano pragmatico e concreto.
Un esempio per tutti. Quando, discutendo il piano sanitario, a proposito delle RSA io le dissi: "Allora pongo il problema: non è possibile pensare di mettere mano a queste microcomunità, adeguandole dal punto di vista del personale e dei servizi erogati, per trasformarle in piccole RSA?". Lei nella replica mi rispose: "Sul tema RSA le microcomunità di oggi sono in parte RSA, ma nel piano si prevedono 4 RSA e inoltre la riconversione di alcune microcomunità in RSA. Il fatto che siano previste 4 RSA ha una logica, le RSA secondo il piano saranno gestite direttamente dall'USL, mentre le microcomunità continueranno ad essere gestite dagli enti locali perché hanno una funzione prettamente economico-sociale rispetto a quella sanitaria". Lei oggi mi dà ragione, Assessore, però il piano sanitario sta per andare in scadenza e lei mi presenterà un altro piano sanitario dove questi concetti saranno riaffermati e io le ridirò che questi concetti sono giusti, ma non possiamo far marciare la sanità con i concetti.
L'ultima osservazione che faccio prima di entrare più nel merito?
PrésidentJe vous informe que vous avez encore une minute.
Marguerettaz (Aut)Je passe directement aux résolutions.
Sulle proposte di risoluzione annuncio che voteremo contro la risoluzione rivolta alla Giunta per diversi motivi, primo fra tutti quello delle premesse dove ancora una volta, nonostante tutto il lungo dibattito di stamani, si dice che i punti critici individuati riguardano: carenze di medici, fuga di medici specialisti, carenza di personale infermieristico e il commissariamento. No, questo è semplicistico, riduttivo e non vero. Questi sono alcuni gravi problemi della sanità, ma non ci sentiamo di dire che solo questi sono i problemi della sanità valdostana.
Saremo invece più miti sull'altro ordine del giorno, sul quale ci asterremo, e saremmo quasi tentati di votare favorevolmente. Ci asterremo perché nelle richieste - e lei, Assessore, non ci ha chiarito questi dubbi che avevamo espresso in fase di dibattito - nei confronti del Governo di avere una maggiore autonomia, lei parla della possibilità di avere più autonomia dal punto di vista del contratto dei fondi di posizione.
Qui, ripeto, le posizioni rimangono diverse, ma poiché non è venuta un'altra notazione da parte sua, a me risulta che altre regioni già nel passato abbiamo agito più autonomamente di quanto abbiamo agito noi incrementando diversamente, al di là di quei parametri che lei dice essere fissati dal Governo nazionale, questi fondi di posizione, un'opportunità che noi avevamo, che lei non ha saputo cogliere, e che ha portato tutta una serie di problemi.
Per questo motivo su questa risoluzione ci asterremo.
PrésidentLa parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU)Sarò molto più breve del Consigliere Marguerettaz anche perché alcune delle osservazioni che ha fatto le condivido pienamente, quindi non ritengo necessario ritornarvi.
In particolare condivido un'osservazione perché, quando l'Assessore Vicquéry fa riferimento a dei dati statistici e ci equipara ad altre regioni, fa una mera statistica matematica. Dobbiamo essere coscienti che la Valle d'Aosta per le sue dimensioni, per il numero di abitanti, per le risorse finanziarie disponibili ha la possibilità di avere dei servizi sanitari migliori di quelli delle altre regioni italiane.
E qui faccio un esempio, che è anche tornato nella discussione, ma che mi è caro perché ne avevamo già parlato in materia di rifiuti; qui si fa spesso il riferimento alla situazione analoga del Sud Tirolo, che è una sorta di mito per la Valle d'Aosta quando si parla d'istituzioni, e a me piacerebbe che sul concreto ottenessimo i risultati che là ottengono utilizzando la loro autonomia, che significa: sanità che funziona, rifiuti che vengono differenziati, significa divieto dell'eliski, eccetera. Perché vede, Assessore, lei ha eluso un punto, lei ci ha riempito di dati come spesso le succede, non che sia un demerito, ma ci ha riempito di tabelle, di relazioni, di ritagli di giornali, ma ha eluso un punto essenziale: quello di assunzione di responsabilità politica su questa materia.
Ha ragione il Consigliere Marguerettaz quando dice che l'abbiamo sentita riconoscere di aver commesso tanti errori, quasi a dire: tutti sbagliamo e anch'io posso commettere errori, ma non so quali. Sarebbe stato interessante, vista una situazione che si è prospettata, aggravandosi in questi mesi, un'assunzione di responsabilità politica più precisa di quella che abbiamo sentito.
È per questo che non ritengo neanche opportuno andare a discutere sul singolo dato, mi sembra entrare in una logica che non porta da nessuna parte perché lo stato della sanità nella nostra Regione è sotto gli occhi di tutti perché tutti frequentiamo gli ospedali, perché sentiamo quello che dicono gli operatori all'interno dell'Ospedale. C'è uno stato di malessere ed è questo che è stato eluso nelle risposte al dibattito di questa mattina.
È il giudizio politico complessivo che andava dato su questa situazione, giudizio che l'Assessore non ha dato. Pertanto noi, criticando quest'atteggiamento e criticando anche le risoluzioni che vengono presentate dalla maggioranza che evidenziano, come diceva stamani la collega Squarzino, una situazione che è ancora di emergenza, cioè di risposte settoriali ad un'emergenza, senza avere una visione strategica e completa delle problematiche si cerca di tacconare le situazioni più gravi, annunciamo il voto negativo su entrambe le risoluzioni.
PrésidentLa parole au Conseiller Lattanzi.
Lattanzi (FI)Noi non voteremo a favore né di una né dell'altra delle due risoluzioni perché, come ho detto nel precedente intervento, auspicavamo che questo dibattito potesse, visto che come diceva l'Assessore era stato promosso dal Governo, diventare un momento di confronto e di analisi di una situazione, ma soprattutto momento di proposizione di una serie di soluzioni che dal Governo ci aspettavamo anche in funzione di una serie d'interventi che come gruppo di Forza Italia in questi 16 mesi di legislatura abbiamo fatto.
In questi 16 mesi abbiamo più volte su vari settori della sanità sollevato con interpellanze ed interrogazioni la preoccupazione di un andazzo che era precursore di uno sfascio gestionale della sanità. Abbiamo sempre avuto risposte del tipo: "Non disturbate il manovratore, non è vero, state dicendo bugie", abbiamo avuto un muro di presunzione che è stato duro da motivare anche se poi credo che il nostro atteggiamento costruttivo, anche se di critica molto dura, nei corridoi sfociava in un: "Dai, vedi se puoi risolvere questo problema, vedi se le cucine possiamo farle funzionare meglio, se le microcomunità riusciamo a riorganizzarle, se ai pediatri riusciamo a dargli una risposta di legge rapida ed efficiente" e via dicendo tutte le situazioni di anestesisti, primari, infermieri. Più volte abbiamo sollecitato il Governo e l'Assessore "in primis" ad occuparsi delle problematiche che oggi abbiamo sentito in maniera molto fredda analizzare, quasi con le braccia aperte da parte di chi, sconsolato, riconosce che questa è la situazione, mal comune è mezzo gaudio, la riforma che appoggiamo, ma critichiamo, ma che potrebbe essere migliore, potrebbe avere le potenzialità e tutto un andirivieni. Vede, quello che ci ha più deluso di questo dibattito che confidavamo, vista la nostra operazione di manifesti, potesse essere un confronto importante, è il fatto che l'unico obiettivo che l'Assessore, la maggioranza, la Giunta volevano raggiungere era una fiducia politica all'operato di un Assessore.
Crediamo che l'Assessore avrebbe dovuto porsi in questo tema con tutti gli obiettivi meno che quello di salvare la propria faccia, avrebbe dovuto venire qui con l'obiettivo di salvare la sanità, di levarci da quelle imbarazzanti classifiche che in tutta Italia ormai ci vedono per la sanità sperperatori di danaro e non capaci di fornire un servizio ai cittadini.
È sufficiente leggere due righette dell'ultima indagine che ci ha visti protagonisti al ventesimo posto in Italia per coefficienti di sanità funzionante, dove si dice che il coefficiente indica la mortalità per ulcere gastriche, appendiciti, ernie addominali, colecistiti, eccetera considerate un indice di efficienza della sanità, quelli più bassi sono i più favorevoli, tassi superiori al 100 indicano mortalità più elevata di quella nazionale. Noi siamo addirittura al 20° posto con 341: si muore il 200 percento in più che in qualunque altro distretto sanitario d'Italia. Chiude la classifica Aosta - conclude l'articolo - in testa nei suicidi e dai pessimi risultati nella diagnosi e nella cura delle malattie contro cui poco vale la straordinaria qualità dell'aria e la vicinanza di località montane incantevoli, apparentemente garanzia di salute e longevità.
Noi potremmo aggiungere: e un bel bilancio da 300 miliardi. Poi possiamo anche dircelo da Valdostani forse questo non ci rende del tutto onore, forse non siamo ventesimi, ma è certo che con il nostro bilancio che ci dovrebbe vedere fra le prime dieci posizioni d'Italia, vederci ventesimi non ci fa onore, ma questo è poco rispetto al grave disagio che ne consegue per la cittadinanza che in questa sanità investe proprie risorse affidate alla Giunta, al Governo e all'Assessore "in primis".
Allora non ci stiamo in una discussione politica che ha l'obiettivo unico di dare la fiducia politica a un Assessore che da sei anni si presenta qui con le mani aperte dicendo che ha ereditato una situazione disastrosa. No, lei è qui da sei anni, non ci piace il tono politico che lei ha utilizzato sia nella relazione dell'altro Consiglio che in questa, dove dice che: "Le difficoltà sono congiunturali, sono strutturali, sono derivanti dai cambiamenti che anche il "decreto Bindi", che noi appoggiamo e che avete appoggiato in Parlamento con il vostro voto, ci pone di fronte"; quei cambiamenti voi li avete voluti, questa risoluzione che chiede ai Parlamentari di avviare interessamenti è superflua perché questi Parlamentari avrebbero potuto, nel momento in cui il Ministro Bindi presentava il suo decreto in Parlamento, proporre degli emendamenti, lì utilizzare la fiducia al "Governo D'Alema" per poter portare qualcosa di utile alla sanità. Non lo hanno fatto e oggi non crediamo che questa risoluzione, questi bellissimi principi possano risolvere un problema che era possibile risolvere nei posti giusti e nei momenti giusti quando la fiducia contava di più per la Valle d'Aosta di quanto non abbia contato in questi giorni sia sotto l'aspetto della riforma costituzionale che sotto l'aspetto della riforma della sanità.
Abbiamo appurato che la maggioranza che questa maggioranza sostiene al Parlamento romano non funziona come non funziona la maggioranza di Centro Sinistra che governa questa Regione - perché tale è - e quindi non ci sentiamo coinvolti in questa deresponsabilizzazione. Non è accettabile che non si abbia ancora qualcuno che si assume la responsabilità perché il commissario straordinario è in direzione generale, l'Assessore alza le mani perché il problema è nazionale, ma io credo che non sia politicamente corretto utilizzare una tecnica che nel Centro Sinistra è anche molto utilizzata, quella del "tutti responsabili e nessuno responsabile".
Noi invece abbiamo un concetto della politica diverso sotto l'aspetto dell'efficienza, riteniamo che chi abbia cariche come l'Assessore e chi ha responsabilità di governo come questa Giunta si debba assumere la responsabilità di sei anni di gestione fallimentare.
Non crediamo che queste risoluzioni risolvano il problema della sanità perché qui manca la forza politica, manca la spinta politica e l'assunzione di responsabilità politica per risolvere i problemi.
Non so questo con quale sistema si possa risolvere, se non con quello di una crisi dell'assessorato e quindi con una presa d'atto che questa maggioranza perlomeno sull'assessorato della sanità ha delle grossissime difficoltà persino denunciate dal Presidente del partito di maggioranza più importante, l'Union Valdôtaine, che apre le braccia e dice: "Ammettiamo gli errori e facciamone venia".
Quello che è ancora più clamoroso è che in tutto questo dibattito i Democratici di Sinistra, la Sinistra, che governa il Paese con un Presidente del Consiglio, sia stata tacita, connivente e compagna di merende di un sistema che noi non condividiamo perché chi più della Sinistra in questo momento all'Ospedale, all'USL ha i suoi uomini forti di potere nelle varie collocazioni? Chi più della Sinistra poteva fare e non ha fatto, chi più della Sinistra in questo momento sta facendo e sta intralciando ancora di più quest'incapacità politica che già è stata dimostrata da questa maggioranza? È allucinante che dopo due giorni di dibattito la Sinistra su questo tema della sanità del servizio sociale non si sia pronunciata, ma forse era troppo imbarazzante ammettere i propri errori politici, quindi non voteremo queste due risoluzioni, finiremo anche la nostra attività di spinta e di proposizione nei confronti di quest'Assessore perché anche se è stato a volte contrasto duro, è stato sempre rispettoso dei ruoli e del gioco delle parti.
Anche noi usciamo da questo Consiglio sconsolati sulla possibilità che la sanità con questo Governo e con questo Assessore possano trovare una soluzione ai grossi problemi che di sicuro non arrivano dalla Bindi perché non è la Bindi che sta mandando via i medici, non è la Bindi che fa i concorsi di francese, non è la Bindi che fa emigrare i nostri pazienti in altri ospedali o li fa morire di ulcera all'Ospedale di Aosta.
PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU)Dopo aver ascoltato la replica dell'Assessore sono rimasto alquanto frastornato perché, nonostante l'agosto 1999, nonostante quello che i giornali hanno riportato, nonostante le prese di posizione all'interno della maggioranza, si presenta qui con dei dati per ancora una volta, come accade da più di un anno, giustificare una situazione che esiste. Io mi assumo le mie responsabilità - dice l'Assessore - gli altri si assumano le loro.
Assessore, qui non ho mai detto che la sanità in Valle è tutta da buttare e anche oggi riconfermo che con l'acqua sporca non si può buttare via il bambino, che c'è nel settore sanità un gruppo di persone, di operatori che lavorano con coscienza e reggono la situazione. Dobbiamo ringraziare queste persone che sono pagate per farlo, è vero, ma lo fanno con passione più di altri, però le inefficienze ci sono, si va verso un degrado della politica sanitaria in Valle sempre più accentuato.
Mi sento leggere la statistica che afferma che qui si sta meglio che da altre parti, è come la media del pollo quando uno ha fame: uno ne mangia due, uno ne mangia tre ed uno non mangia niente. Smettiamola di fare questi confronti, caliamoci nella nostra realtà, qualcuno lo ha già detto e io lo ripeto sempre, siamo una Regione di 120 mila abitanti, abbiamo determinate possibilità economiche, vediamo come amministrare questa sanità e come possiamo risolvere i problemi che abbiamo.
Assessore, lei mi porta due risoluzioni: con una cerca di scaricare una parte delle vostre responsabilità sulla situazione a livello nazionale, con l'altra cerca di giustificare la situazione locale nei confronti dell'opinione pubblica valdostana. Io credo che a livello nazionale tutti opereremo perché la politica sanitaria vada in un certo senso, come del resto facciamo per altri aspetti della vita che riguardano la Valle d'Aosta, ma lei presenta qui una risoluzione, firmata anche da lei, con cui impegna, lei stesso, a risolvere i problemi esistenti. Lei sa che questi problemi ci sono, non credo che sia vissuto fuori dalla Valle d'Aosta fino ad oggi o che arrivi oggi nuovo nuovo ad assumere l'incarico che ricopre. In questo documento c'è ancora poco di quello che c'è all'interno della sanità in Valle d'Aosta. Quando mi parla di carenze esistenti nell'assistenza territoriale, è chiaro che ci sono! Infatti sul territorio abbiamo una carenza illimitata? Se andate sul territorio, sentite le lamentele nei confronti dell'USL.
Abbiamo una situazione nella riabilitazione che non è controllata e l'Assessore lo sa, ogni unità operativa all'interno dell'Ospedale si fa la sua riabilitazione perché il centro di Riabilitazione dell'Ospedale non ha la fiducia dei primari delle altre divisioni. C'è lo scollamento fra l'Ospedale e il territorio, non c'è un'organizzazione unitaria di tutta la politica della riabilitazione. La lista di attesa: mi auguro che le esigenze di urgenza siano rispettate. Sarebbe grave se non rispondesse a quest'esigenza.
Si dice che siamo al quarto posto nel costo pro capite per la spesa sanitaria. Sì, ma bisogna vedere questo costo come si raggiunge, quali sono i costi dei servizi che compongono questa quota, se effettivamente i servizi che vengono dati valgono questa spesa nella nostra Regione. Oggi purtroppo, per quanto riguarda l'ospedalizzazione, le visite, le liste di attesa, sembra quasi che si creino le condizioni all'interno dell'Ospedale perché l'ammalato si rivolga al privato. Porto un esempio: una signora del Comune di Gignod è un anno che aspetta di essere operata al femore in Ospedale, un medico dell'Ortopedia le ha detto: "Vieni al Day Hospital, con quattro milioni e mezzo te la cavi e ti faccio subito". Un'altra, sempre del nostro comune, amico Pastoret, si doveva operare ad un occhio, ha smesso di guidare la macchina, forse comprendiamo chi è, aspetta di essere operata. All'Ospedale di Aosta le hanno detto di aspettare, se va a farsi operare fuori, deve pagarsi l'intervento.
Questa è la nostra situazione, ecco perché non possiamo far gestire ancora, e di farci dare le soluzioni, a coloro che hanno creato questa situazione all'interno dell'USL; ecco perché proponevamo nella nostra mozione di creare un gruppo di lavoro del Consiglio regionale che potesse fare un'indagine sulla situazione della politica sanitaria in Valle e trarre le conclusioni ed indicare i provvedimenti che devono essere presi. Ne parleremo oggi di questa mozione, ma questa è la strada, non possiamo accettare che siano coloro che hanno creato questa situazione a dirci come si risolvono i problemi.
Confermo il voto contrario su tutte e due le mozioni.
PrésidentPour la votation je rappelle que deux résolutions ont été présentées: la première que j'appellerai résolution A, concernant la politique sanitaire nationale, et la deuxième, résolution B: "Il Consiglio regionale esaminata la situazione della Sanità in Valle d'Aosta?"
Pour ce qui est de la coordination formelle, la première de ces deux résolutions, il faut lire à la page 2, 3ème alinéa: "base del federalismo", au point 2 "decreto legislativo 502/1992 come modificato dal decreto legislativo 517/1993" et à la ligne précédente "art. 15" anziché "art. 35".
Je soumets au vote la résolution A:
Conseillers présents: 33
Votants: 30
Pour: 24
Contre: 6
Abstentions: 3 (Collé, Lanièce, Marguerettaz)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote la résolution B:
Conseillers présents et votants: 33
Pour: 24
Contre: 9
Le Conseil approuve.
Les travaux reprendront à 16 heures 30. Il nous paraît judicieux d'avoir une demi-heure de plus pour permettre aux collègues de formuler leurs interpellations et questions.
La séance est levée.
