Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 556 du 7 avril 1999 - Resoconto

SÉANCE DU 7 AVRIL 1999 (APRÈS-MIDI)

OGGETTO N. 556/XI Valutazioni e verifiche conseguenti alla chiusura del Traforo del Monte Bianco e ricerca di soluzioni viarie alternative. (Approvazione di risoluzione)

Président Il nous reste à discuter et à adopter un texte conjoint des 4 résolutions présentées par les différents groupes du Conseil concernant la tragédie du Mont Blanc, dont je donne la lecture:

Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta di fronte all'immensa tragedia verificatasi nel Tunnel del Monte Bianco e alle proporzioni assunte dall'immane disastro in termine di vite umane

- Rende omaggio alle vittime ed esprime profondo cordoglio e solidarietà ai familiari così pesantemente colpiti dalla sciagura;

- Esprime inoltre grande apprezzamento per il lavoro svolto dai soccorritori che con impegno, abnegazione, e con il sacrificio della propria vita hanno limitato i danni, contribuendo in maniera determinante a salvare altre vite umane;

- Evidenzia preoccupanti interrogativi sia per le condizioni di sicurezza delle infrastrutture locali, sia per quelle internazionali, sia per le possibili ricadute negative sull'economia valdostana e sulla limitata libertà di movimento delle persone.

Alla luce di queste premesse

Il Consiglio regionale

Ritiene urgente e necessario

- avviare un'ampia verifica di tutti i sistemi di sicurezza riguardanti trafori e strutture viarie al fine di prevenire altri incidenti;

- analizzare le ricadute sulle attività economiche causate dalla chiusura del traforo del Monte Bianco per poter programmare i necessari interventi;

- individuare e organizzare percorsi viari alternativi per limitare i disagi causati dalla chiusura del traforo;

- valutare la possibile riapertura del traforo in tempi brevi, ed in condizioni di sicurezza, anche se inizialmente al solo transito leggero;

- riprendere con rinnovato impegno la ricerca di soluzioni viarie alternative al transito su gomma, per consentire alla Valle d'Aosta di inserirsi nei sistemi di collegamento ferroviari internazionali;

- impegnare la Giunta, anche alla luce di quanto emergerà dalle indagini conoscitive, a portare l'argomento in Consiglio per approfondire i temi di cui sopra.

Président La parole au Conseiller Fiou.

Fiou (GV-DS-PSE) Mi pareva doveroso, dopo la discussione di questa mattina e gli interventi che sono stati fatti anche da parte della Presidenza del Consiglio e della Presidenza della Giunta, che il Consiglio nella sua interezza si rendesse partecipe alla vicenda che si è verificata al Monte Bianco.

Direi che dopo le iniziali sentite dichiarazioni dei Consiglieri per esprimere il cordoglio e la solidarietà alle famiglie delle vittime, è ugualmente importante un pronunciamento del Consiglio sulla nuova fase che si sta aprendo e in cui si dovrà mettere in atto un ripensamento delle strutture viarie in Valle d'Aosta e del problema della sicurezza per quello che concerne i trafori e non solo. Vorrei solo aprire brevemente una parentesi: solo nei giorni delle festività pasquali in Italia ci sono state 50 vittime sulla strada, fatto paragonabile alla tragedia del Monte Bianco per numero di vittime, anche se avvenuto in termini non così drammatici e spettacolari.

Quindi il problema della sicurezza credo che si vada a porre su tutta la questione della viabilità, delle eventuali alternative che dovremo pensare e progettare da oggi in poi per la nostra realtà soprattutto quando questa include una viabilità di carattere internazionale.

La risoluzione riprende queste tematiche ed impegna la Giunta a rimettere all'ordine del giorno un'eventuale ulteriore riflessione su questi temi quando avremo anche informazioni ed elementi di conoscenza maggiori che non quelli attuali, anche riguardo le indagini che vengono fatte riguardo in merito alle cause ed effetti della tragedia del Monte Bianco.

La risoluzione ha il significato un po' di conclusione di questa prima fase di dibattito e di prosecuzione dell'impegno del Consiglio in tutta questa vicenda.

Président La parole au Conseiller Nicco.

Nicco (GV-DS-PSE) Nonostante l'ora tarda e il desiderio di molti colleghi di occuparsi di altre cose, qualche riflessione la vorrei fare in generale su questa vicenda, con particolare riferimento a due punti dell'ordine del giorno: i sistemi di sicurezza e le soluzioni viarie alternative.

Preliminarmente, non posso non rilevare anch'io, come già fatto stamani da altri colleghi, il contrasto stridente, troppo stridente, fra il trionfalismo con cui sono stati celebrati ancora recentemente i risultati economici della Società italiana per il Traforo del Monte Bianco (abbiamo letto tutti sui giornali che "il 1998 è stato l'anno dei record,… il bilancio è da incorniciare, l'utile netto di esercizio è andato alle stelle, i veicoli commerciali sono aumentati"), eccetera, eccetera, e la tragedia, una tragedia di dimensioni che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare, anche solo collocare nel novero delle possibilità.

In quel tunnel siamo transitati tutti, sono transitati anche i nostri figli, spesso in occasione di scambi culturali con scuole d'Oltralpe; il caso, solo il caso ha voluto che in quel giorno in quel tratto di tunnel non ci fossero degli autobus carichi di giovani valdostani altrimenti la strage sarebbe stata ancora più spaventosa.

È una tragedia che nessuno avrebbe potuto immaginare anche perché dalle patinate pagine delle pubblicazioni della Società per il Traforo emergeva in realtà un quadro rassicurante, del tutto rassicurante.

In una di queste pubblicazioni, edita per il XXV° anniversario della costruzione del tunnel, si parla in generale di trafori in questi termini: "Oggi l'illuminazione, la ventilazione, la segnaletica, le installazioni nel loro insieme sono progettate per offrire agli utenti sicurezza e per avvicinare le condizioni di circolazione a quelle che essi trovano abitualmente all'esterno. Si realizzano tunnel ben illuminati, ben ventilati, dalla segnaletica chiara e funzionale dotati di efficienti sistemi di sicurezza e di sorveglianza del traffico…" e si aggiungeva poi, in particolare, che: "… In base a quegli stessi criteri si modernizzano le gallerie in esercizio. Così è stato per il Traforo del Monte Bianco, dove, fra l'altro, un traffico in costante, rapida ed imprevista espansione non poteva non dare luogo a una serie di problemi…".

Si parlava di un quadro rassicurante anche in riferimento a scenari di rischio, legati proprio a un possibile incendio. "… Altro problema…" - leggo - "… seguito con particolare attenzione è quello della difesa contro l'incendio. Gli incendi in galleria sono rari, ma possono avere conseguenze estremamente gravi; basti pensare alla densità di fumo, alla concentrazione di gas tossici, alle temperature che possono superare i 1000 gradi centigradi, alle difficoltà di operare in un ambiente chiuso sui tre lati, ai possibili fenomeni di panico fra gli utenti".

Mi pare che sia questo esattamente il quadro che si è determinato quel giorno, ma se la realtà è questa, mi chiedo che senso ha parlare di livello ottimale di sicurezza rispetto a un incendio statisticamente normale, come fa la società, come è stato riferito oggi dal Presidente. Credo che dovrebbe essere un livello ottimale rispetto a quella specifica situazione, cioè gli oltre 1000 gradi centigradi, che la stessa società ha ipotizzato potesse realizzarsi all'interno di quel tunnel.

Per quanto concerne poi il fattore scatenante della tragedia: un TIR carico di margarina e di farina rappresenta effettivamente un fattore di rischio particolare ed eccezionale? Ad un profano in materia verrebbe da rispondere negativamente, ma se così non è, se effettivamente quel carico era più pericoloso di un carico di esplosivo, come pure si è letto in questi giorni sui giornali, allora mi chiedo perché quel TIR era lì quel giorno; mai avrebbe dovuto essere in quel tunnel, soprattutto fra altri autoveicoli e altri TIR, e provocare il disastro.

Le domande che vengono in mente poi sono anche molte altre. A suo tempo, l'Assessorato dell'ambiente, territorio e trasporti aveva sollecitato espressamente le autorità preposte al controllo della circolazione affinché fossero rigorosamente applicate le norme in materia di limiti della velocità, distanza di sicurezza, carico consentito, emissioni inquinanti. Mi chiedo se tutto ciò è stato fatto in questi anni, se è stato fatto regolarmente. Se tutto ciò fosse stato fatto, probabilmente la tragedia avrebbe avuto dimensioni diverse.

Per quanto riguarda il secondo punto, cioè il futuro, le soluzioni viarie alternative, punto sviluppato anche nel dibattito di questa mattina, oggi pare che vi sia una corale richiesta di trasferire su rotaia il traffico merci. Questa è una linea che da taluni settori è stata da gran tempo indicata e sostenuta; voglio ricordare qui solo alcuni elementi.

Il rapporto Legrand (luglio 1991) già indicava una precisa direzione in materia: "La solution autoroute ferroviaire à longue distance, utilisant le tunnel de base du TGV, pourrait prendre une part très significative du trafic poids lourds à l'horizon 2010 en engendrant relativement peu d'atteintes à l'environnement…". Diceva no al raddoppio del tunnel: "… Le doublement sur place du Tunnel du Mont Blanc paraît à exclure…" e proponeva, fin da allora, una soluzione diversa: "… un tunnel long sous le Mont Blanc partant du Fayet est plus intéressant, il permet notamment de spécialiser le tunnel bas pour les poids lourds".

Ci sono state poi altre prese di posizione, anche importanti. Ne ricordo una sola, quella dell'incontro dei Ministri dell'ambiente di Francia, Italia e Svizzera (31 ottobre 1992), quando i ministri diedero mandato esplicito alla Conferenza transfrontaliera di mettere in atto dei progetti pilota che avessero come obiettivo quello di costruire "une stratégie commune pour les transports internationaux privilégiant le trafic combiné rail-route compatible avec la protection de l'environnement".

Anche questo Consiglio si è impegnato più volte, ha discusso più volte di questa questione in passato. Nel febbraio 1991 era stata approvata una mozione che impegnava, già allora, la Giunta ad esaminare la possibilità di un tunnel ferroviario fra la Valle d'Aosta e l'Alta Savoia, cui sono seguiti vari provvedimenti che non sto a ricordare perché sono a tutti noti (ed anche incarichi, alcuni in realtà un po' troppo onerosi, forse 800 milioni previsti già nel 1991) e la legge regionale n. 15 del 7 aprile 1992.

Nello stesso tempo, forse con qualche ambiguità di troppo, abbiamo perseguito anche l'altra direttrice, quella del Gran San Bernardo, e parlo di ambiguità perché sull'effettiva compatibilità delle due direttrici ho sempre avuto molti dubbi. Anche questa si è concretizzata in studi e progetti sui quali non mi soffermo perché sono noti a tutti i colleghi, salvo dire che su questa direttrice del Gran San Bernardo qualche passo concreto sul piano politico era pur stato realizzato, a partire dall'interesse che aveva manifestato l'allora Ministro dei trasporti Tesini per questo progetto, al fatto che il progetto fosse stato sottoposto al Comitato interministeriale per la programmazione economica del trasporto e che il Senato, nel corso della discussione della legge finanziaria del 1993, avesse approvato un ordine del giorno in cui si impegnava il Governo ad adottare le misure necessarie per la realizzazione di quell'iniziativa.

Ma mentre noi discutevamo, facevamo studi e progetti, qualcun altro decideva e a progredire, seppure anche lì a stento e non senza intralci, è stata un'altra direttrice, cioè la direttrice Torino-Lione. È andata avanti a livello comunitario, è stata inserita nello schema direttore della rete europea, a livello nazionale francese è stata adottata nell'ambito del programma di completamento della rete ad alta velocità e così via.

Allora il problema, in due parole, è oggi di capire quali sono i centri decisionali veri in materia, i percorsi attraverso i quali si formano decisioni di tale portata, altrimenti diventa inutile parlare di soluzioni viarie alternative.

Dobbiamo capire come, sulla mappa dell'Europa, si tracciano queste linee trasversali nord-sud ed est-ovest e in che modo possiamo inserirci in questo scenario.

Président La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (FI) Brevissimamente una battuta perché chiaramente voteremo questa risoluzione. Anche questo è uno strumento di compromesso su un evento catastrofico. Non possiamo condividere le riflessioni che ha fatto il Consigliere Fiou sul fatto che, essendoci stati 50 morti nel week-end di Pasqua, questa è sostanzialmente una disgrazia che si può annoverare tra la normalità, non lo possiamo accettare. Questa è una risoluzione che va in direzione esattamente contraria, non si possono fare certe dichiarazioni.

Credo che sia invece condivisibile la riflessione ultima che ha fatto il Consigliere Nicco su quali sono i veri centri di potere, non ultimo nel momento in cui il ministro del suo Governo proprio questa mattina, nella question time, ha risposto al nostro Onorevole Caveri che del tratto ferroviario Aosta-Martigny proprio non se ne può parlare perché evidentemente altri si sono mossi prima di noi e altri hanno deciso nelle sedi più competenti.

Voglio dire: "È vostro il Governo, è vostro il ministro, forse è vostra la maggioranza che in questo momento non vuole un'alternativa ferroviaria", comunque noi la risoluzione l'abbiamo sottoscritta e la porteremo avanti.

Président Je soumets au vote le texte unifié tel qu'il a été présentée à la Présidence du Conseil tout à l'heure:

Conseillers présents et votants: 30

Pour: 30

Le Conseil approuve à l'unanimité.

Les travaux sont terminés.

La séance est levée.