Objet du Conseil n. 555 du 7 avril 1999 - Resoconto
SÉANCE DU 7 AVRIL 1999 (APRÈS-MIDI)
OGGETTO N. 555/XI Interventi per favorire la pace e per affrontare l'emergenza umanitaria in Kosovo. (Approvazione di risoluzione)
Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Nell'esprimere la più grande e forte preoccupazione per la grave situazione determinata nel Kosovo dal dittatore serbo Milosevic;
Ritiene che il genocidio che si sta perpetrando a danno della comunità albanese debba cessare, così come deve cessare la tragedia dell'esodo biblico che colpisce in particolare donne, anziani e bambini;
Nel ritenere urgente ogni forma di sostegno e di intervento umanitario per alleviare le atroci sofferenze di migliaia di profughi in disperata fuga dal Kosovo;
Auspica che cessino immediatamente le azioni di pulizia etnica in modo da permettere ai profughi il rientro nella loro patria e che cessi contemporaneamente l'intervento militare della Nato per aprire di nuovo la via del dialogo e della trattativa;
Considerato l'interesse dell'Italia affinché la profonda e prolungata crisi nell'area dei Balcani sia risolta al più presto, nell'apprezzare gli accorati appelli pronunciati da Giovanni Paolo II in favore della pace, nonché gli ordini del giorno approvati dal parlamento italiano;
Ritiene più che mai necessario che la politica torni ad essere protagonista ed a gestire la drammatica situazione, affinché si realizzi una pace giusta, equa e solidale;
Ritiene altresì necessario che l'Italia si adoperi affinché l'Unione Europea maturi una posizione globale e una forte azione comune nei Balcani;
Visto l'appello per la pace in Kosovo promosso dalla Tavola della Pace e dal Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace.
Chiede il rispetto e l'applicazione integrale della Carta delle Nazioni Unite, del Diritto internazionale dei diritti umani e della Costituzione che impegna il nostro paese e tutte le sue istituzioni ad operare per la pace e la giustizia nel mondo.
Chiede infine all'Unione Europea e al Presidente designato della Commissione Europea, l'immediata convocazione di una Conferenza internazionale sui Balcani che affronti le numerose crisi aperte e definisca un progetto di integrazione e sicurezza comune.
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Ribadisce
La propria convinta aspirazione alla pace e alla cooperazione fra i popoli, alla libertà e dignità di ogni persona e ogni comunità;
Impegna
La Giunta regionale e invita i propri parlamentari a concordare con il governo gli interventi necessari per affrontare l'emergenza umanitaria, in attesa che i profughi e i deportati possano rientrare nella propria terra in libertà e in sicurezza.
F.to: Beneforti - Curtaz - Squarzino Secondina
Résolution Le Conseil de la Région autonome Vallée d'Aoste
- en suivant avec une grande préoccupation la situation de la guerre dans les Balkans et en déplorant l'insupportable calvaire auquel est soumis la population du Kosovo;
- compte tenu de la faillite des négociations tendant à mettre fin à la persécution de la population albanaise du Kosovo;
- exprime sa solidarité aux populations infortunées qui sont persécutées pour des causes ethniques ou qui sont soumises à un régime de tyrannie;
- souhaite que le monde occidental soit en mesure de gérer la coopération et l'assistance et que la raison ait le dessus sur la guerre qui cause tant de souffrances inutiles;
- affirme qu'il n'est pas possible d'accepter une trêve unilatérale qui empêcherait un contrôle international désormais absolument nécessaire.
F.to: Fiou - Martin - Cottino
Président Je rappelle qu'il s'agit des résolutions prenant les numéros 30.6 et 30.7 à l'ordre du jour, présentées par les Chefs de groupe de la majorité la première et par les Conseillers Beneforti, Curtaz et Squarzino Secondina la deuxième.
Il paraît qu'un texte unitaire vient de se dégager, nous demandons à la Conseillère Squarzino de bien vouloir en illustrer le contenu. La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Sul problema della guerra nel Kosovo sono state presentate due risoluzioni che rispecchiano anche sensibilità e attenzioni diverse. Si è tentato di raggiungere un accordo cercando di individuare i punti salienti degli elementi che uniscono anche questo Consiglio nella valutazione di quello che sta succedendo nei Balcani.
Credo che tutti noi siamo contrari al fatto che bisogna ricorrere alla guerra per trovare alcune soluzioni di pace, cioè io credo che nessuno di noi sia guerrafondaio e voglia la guerra per risolvere i problemi di rapporti fra popolazioni diverse. Purtroppo la guerra è stata l'ultima spiaggia a cui si è giunti in queste situazioni. Forse si poteva intervenire prima, si poteva lavorare per usare metodi non violenti per risolvere queste situazioni; c'erano stati dei gesti, delle azioni nel Kosovo già una decina di anni fa che già mettevano in luce la possibilità di intervenire con metodi non violenti.
C'era stata l'azione del Presidente della Comunità di Sant Egidio, c'era stata l'azione di varie associazioni, c'era soprattutto Rugova che era stato eletto come leader dei Kosovari non violenti e pacifisti.
Tutta questa serie però di atti positivi non è stata presa in considerazione dalla Comunità internazionale e dalla Comunità europea. Purtroppo si è dovuto giungere ad un intervento militare della NATO, dico purtroppo perché è difficile pensare che la guerra crei la pace; la guerra crea situazioni di difficoltà ed aumenta ancora la sofferenza.
Preso atto che la situazione ormai è arrivata a questo punto, credo che sia importante come Consiglio regionale chiedersi cosa si può fare oggi. Oggi come oggi non si può che partecipare con estrema sofferenza alla sorte del popolo kosovaro, del popolo albanese, che è costretto ad emigrare dalla politica razziale e di pulizia etnica che Milosevic ha attuato e sta attuando in modo vergognoso e disumano in questa parte dei Balcani.
Di fronte a questo genocidio che si sta perpetrando non rimane che sostenere, da una parte, in tutti i modi gli interventi umanitari per alleviare le sofferenze di questi profughi e, dall'altra, anche tutte le azioni diplomatiche, tutti i tentativi di dialogo che vengono portati avanti in questo momento, che cercano di far cessare le azioni di pulizia etnica, che cercano di far cambiare idea a Milosevic in modo che anche i militari NATO possano sospendere le loro azioni e si possa ritornare ad una situazione in cui di nuovo siano ripristinati i diritti dei popoli e sia ripristinata la pace.
Con questa risoluzione si chiede che l'Unione Europea prenda atto dei problemi che ci sono nel Kosovo e nei Balcani, che attivi una Conferenza internazionale che affronti tutte le numerose questioni che sono ancora aperte e definisca un progetto di integrazione e di sicurezza comune. Si chiede inoltre che venga rispettata in modo integrale la Carta delle Nazioni Unite, il Diritto internazionale dei diritti e la Costituzione che impegna il nostro Paese e tutte le istituzioni ad operare per la pace e la giustizia nel mondo.
Preso atto di questi impegni, si chiede in particolare alla Giunta regionale un impegno che mi sembra già la Giunta abbia assunto insieme alle altre regioni italiane: si chiede alla Giunta regionale un impegno perché siano messi in atto gli interventi necessari per affrontare l'emergenza umanitaria in attesa che i profughi deportati possano rientrare nella propria terra in libertà e in sicurezza.
L'impegno è di aiutare le popolazioni kosovare nel posto più vicino alla loro terra in modo che si faciliti poi questo ritorno. Si chiede anche ai Parlamentari che, insieme agli altri colleghi del Parlamento, sostengano il Governo per tutte le iniziative necessarie a favorire la pace e la cooperazione fra i popoli.
Président La parole au Conseiller Cerise.
Cerise (UV) Quando ci si trova di fronte a situazioni di crisi nei Balcani, si ha difficoltà a capire le ragioni o a risalire alle fonti dei drammi; questo perché si tratta di un'area geografica e politica nella quale la conflittualità dovuta a varie fazioni si è complicata ed aggravata per l'intreccio di questioni etniche e religiose che hanno avuto origine in secoli relativamente lontani.
In ogni caso, quanto è avvenuto nei Balcani nel remoto e recente passato e quanto sta oggi avvenendo è in molta parte dovuto a quanto l'Europa con le sue grandi Potenze prima e con i suoi Stati democratici dopo ha o non ha fatto in quella Regione secondo il principio di agire solo sulla base del tornaconto dei potentati di turno.
Oggi siamo inorriditi di fronte alla deportazione del popolo kosovaro, ma in realtà ciò rappresenta l'epilogo della politica nazionalista perseguita alla luce del sole da Milosevic e dal regime che lo sostiene da 12 anni a questa parte sovente con la passiva inerzia dell'Europa.
Fino dal suo apparire da protagonista sulla scena politica nel 1987, questo funzionario del Partito comunista jugoslavo ha incentrato sull'idea nazionalista e sulla proposta di ricostruire una grande e potente nazione serba il suo progetto politico. Non pare inutile ricordare che i proclami di quest'obiettivo politico furono gridati da Milosevic proprio in Kosovo fin dal 1987 e fu a questa Provincia che nel 1989, quasi a segnare l'inizio della sua azione di governo, tolse quell'autonomia che Tito aveva, in un lampo di saggezza politica, concesso. A questa data l'Europa, troppo presa ad assistere alla prossima caduta del muro di Berlino, faceva finta di non accorgersi che nei Balcani una dittatura nazionalista comunista si radicava avviandosi ad un futuro di sangue.
Voglio ricordare come ancora nel 1991 l'idea di Milosevic espressa in Croazia era quella che la Jugoslavia potesse essere riunita sotto la sua dittatura nell'ambito di uno Stato fortemente centralizzato nel quale avrebbe predominato la componente serba. E sarà proprio in Croazia nel maggio 1991, dopo che questo Paese proclama la propria indipendenza, che si avranno i primi scontri nelle Regioni abitate da serbi e sostenute da Milosevic. Prende così corpo l'attitudine guerrafondaia di questo dittatore che porterà i Balcani ad un periodo di guerra che con qualche pausa di pace dura tuttora.
Nove anni di guerre, di odi etnici risvegliati ad arte, di non interventi o di interventi tardivi e maldestri dell'Europa per lo più avviati sulla base di spinte procurate dall'America. L'Europa in questo periodo dimostra la propria incapacità a proporre una propria linea politica esterna e di intervento militare comune.
Fino al 1995 le malefatte di Milosevic si sono sovente nascoste dietro personaggi oggi finalmente ricercati quali criminali come Karazic e Mladic. Le aggressioni portate o supportate da Milosevic si sono sempre tradotte in sconfitte della sua parte, ma ahimè con conseguenti spostamenti di masse di profughi; ricordo 600.000 Serbi e 250.000 Musulmani creando situazioni tuttora precarie di equilibri etnici sociali e politici.
Nel 1993 poi l'Europa è stata piuttosto refrattaria di fronte allo spettacolo dei campi di concentramento serbi. Voglio ancora ricordare come l'intervento risolutivo in Bosnia, visto che in una risoluzione si cita, fu moralmente legittimato proprio da Giovanni Paolo II nella terza domenica del mese di luglio del 1995 dalla sua residenza estiva di Les Combes di Introd.
Intervento che portò agli accordi di Dayton del novembre dello stesso anno poi firmati nel mese successivo a Parigi.
In quest'occasione i Governanti europei e lo stesso Clinton che fino a qualche giorno prima definivano Milosevic un boia, ne tessevano le lodi, definendolo un grande uomo. Questo in relazione al fatto di aver firmato gli accordi che portavano la pace in Bosnia. Paese nel quale lui stesso aveva quattro anni prima scatenato la guerra; pace che, ricordo, è assicurata dalle forze Isfor, assenti le quali cesserebbe immediatamente proprio per l'attitudine dei seguaci di Milosevic.
Dietro questa sconcertante ipocrisia in realtà c'era la volontà di riabilitare un uomo e un regime cari all'Unione Sovietica, ma è facile constatare che essi hanno tuttora le simpatie di coloro che non sono riusciti a prendere le distanze dalle degenerazioni del Comunismo; degenerazioni che hanno consegnato alla storia paesi schiavizzati con economie ritardate in contesti di grande degrado sociale, morale e ambientale.
Queste forze politiche hanno dato un contributo importante per aiutare i Governi europei spesso da loro stessi sostenuti a non vedere quanto Milosevic, la sua polizia e i facinorosi miliziani del regime stavano perpetuando nei Balcani e in questi ultimi due anni nel Kosovo in particolare. Sono anomalie della politica, si dice. Le regole della democrazia vogliono che anche per essi ci sia spazio e possano esprimersi fintanto che non violano le leggi della convivenza civile e politica.
Il terribile problema del Kosovo ha radici in aspetti etnici come la coesistenza di Serbi e Albanesi nonché politici come l'autonomia prima tolta e poi perseguitata attraverso lo sterminio dei suoi sostenitori. Sono aspetti che mi portano a riflettere sull'esistenza in casa nostra di attitudini politiche che non vorrei definire proprio anomale, ma certamente un po' preoccupanti.
Mi riferisco ai ripetuti attacchi contro la nostra autonomia portati con una sistematica azione denigratoria della stessa, indifferenti alla verità storica e al dovuto rispetto per chi ha dato la vita per quest'autonomia. Mi riferisco all'azione politica di forze che, incapaci di accettare il risultato delle urne e nell'impossibilità di fare ricorso alla forza, ricorrono ai tribunali evidentemente non per avere un'inesistente giustizia, ma per giustiziare, confidando magari in qualche errore della stessa Magistratura amministrativa, un consiglio regionale democraticamente e liberamente eletto, ciò mi porta a pensare che, se avessero loro il potere, a votare non ci andremmo più.
Mi riferisco alla veemenza, all'estremizzazione politica, all'istigazione alla rivolta anche con la violenza poste in atto nel corso dell'approvazione della legge sull'esame di francese, demonizzato fino a farlo diventare occasione di scontro civile negando l'evidenza della storia. Attitudine politica quest'ultima tanto più censurabile proprio perché indirizzata verso giovani generazioni nelle quali si è disseminato il veleno dello scontro etnico.
Sono comportamenti preoccupanti che in Paesi democratici come il nostro, l'educazione alla democrazia, lo studio della storia proposto in modo onesto ed oggettivo, la cultura della tolleranza finiscono con l'emarginare e rendere speriamo innocui, ma ciò non significa che verso di essi si debba abbassare la guardia.
Tornando alla Jugoslavia, Paese in cui la deriva del Comunismo ha portato al potere Milosevic e il suo regime, che hanno soffocato ogni voce libera e spuntato le armi della democrazia e normalizzato la repressione, dobbiamo porci nella posizione di richiedere la resa dei conti soprattutto in relazione al fatto che essa mette in discussione la pace internazionale aggredendo fra l'altro un Paese inerme e sottoponendo il suo popolo alla deportazione e al genocidio.
Ho ragioni personali ed umane oltre che ideologiche e politiche per sostenere qualsiasi iniziativa che porti al più presto ad un'immediata pace nei Balcani, ma ho consapevolezza che fintanto che vi saranno Milosevic e il suo regime, non è pensabile ipotizzare progetti di pace duratura, di rispetto dei diritti umani e di insediamento della democrazia. Se l'impegno delle forze militari in Jugoslavia non si spingerà alla rimozione e alla condanna di Milosevic o almeno ottenere la fine del suo regime e a dare alla democrazia in quel Paese, gli equilibri sui quali si regge la pace nei Balcani saranno sempre in forte pericolo.
Con molto rammarico ed angoscia pertanto sollecito risoluzioni politiche, mozioni ed altro che non si limitino a richiedere vagamente la pace, ma prendano in considerazione le ragioni e le responsabilità di questa guerra e delle atrocità che ne conseguono. La pace fra una guerra e l'altra non è una soluzione, ma una tragedia ripetuta in tempi successivi.
Relativamente alla questione dei Kosovari deportati, credo sia importante attivare una grande ed incidente azione solidale. Sono contrario al loro trasferimento in paesi lontani operato contro la loro volontà, ciò infatti significa deportarli un'altra volta ovvero aggiungere alla loro condizione di deportati anche quella di esiliati. Inoltre ciò asseconda in un certo senso i disegni folli di Milosevic e rende o può rendere più difficile il rientro di questo popolo nella propria terra. Infine, è una scelta che può costituire un pericoloso precedente storico.
Il Comitato regionale per la cooperazione e lo sviluppo esaminerà questo problema nella seduta del 12 aprile rendendo edotta la Giunta regionale sulle determinazioni assunte. In ogni caso confido che fra le altre iniziative che la Regione intraprenderà nel quadro di un'azione nazionale vi sia anche quella di favorire e di agevolare l'accoglimento temporaneo anche presso strutture e famiglie valdostane di profughi kosovari che volontariamente intendono richiedere ospitalità in altri paesi.
Potrebbe essere questa l'occasione per assumere nei confronti del problema dell'immigrazione spontanea o coatta una posizione politica generale e puntuale sulla quale orientare l'azione e il comportamento politico da tenere nel presente e nel futuro di fronte a situazioni simili che non mancheranno di prospettarsi.
Président La parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU) Devo dire innanzitutto che non mi aspettavo l'intervento di Cerise, poi trarremo le conclusioni da quell'intervento perché non è condivisibile che in questa sede in un momento particolare com'è questo si esca con certe affermazioni. Credo che anche in certe situazioni ci debba essere un'etica che ci distingue, ma mi accorgo che purtroppo quest'etica non sussiste.
Non voglio fare polemiche perché l'ora è tarda e non voglio ripercorrere la strada che ha fatto Cerise, entro quindi nel merito per dimostrare il perché avevamo presentato l'ordine del giorno come è stato presentato che poi è stato in alcune parti anche ritoccato.
Sono più di dieci anni che le popolazioni innocenti del Kosovo subiscono i massacri dei Serbi di Milosevic; centinaia di persone sono state uccise, attaccate, massacrate senza pietà, persone inermi, donne e bambini che vengono strappati dalle loro terre, costretti a fuggire o addirittura deportati dalla loro patria, ma per rendersi conto delle condizioni di questa popolazione basta vedere le riprese televisive dove si assiste ad immagini terribili. Non è pensabile che negli anni duemila si possa assistere a certe situazioni, a certe brutalità inaudite senza intervenire, senza sentirsi in dovere di intervenire.
Gli interventi della NATO con bombardamenti mirati ad indebolire la forza di Milosevic si sono resi indispensabili. Da più parti si chiede di fermare la guerra, di fermare i bombardamenti. Certo, siamo tutti d'accordo, ma è più facile dirlo che farlo di fronte al comportamento dei Serbi. Chi dice che la guerra non si deve fare, che la NATO deve ritirarsi, dica con quale alternativa si ferma questo dittatore perché non basta dire no alla guerra, no all'intervento della NATO, bisogna dire anche come il problema si affronta. Non si può permettere che continui la pulizia etnica da parte di un dittatore che fonda la sua politica sul razzismo, sul nazionalismo e su queste cose cerca di mantenere il potere.
Noi ripudiamo la guerra come ripudiamo tutti i massacri. Ripudiamo l'arroganza dei guerrafondai come ripudiamo quella di chi uccide senza pietà in nome solo del proprio tornaconto politico. Credo che gli USA, che intervengono con la NATO, che sostengono questa battaglia in difesa del popolo del Kosovo, non vogliano fare del Kosovo un protettorato atlantico come qualcuno va affermando. Non vogliono dimostrare al mondo la loro potenza e la posizione subalterna dell'Europa all'America, non vogliono dimostrare di essere i guardiani del mondo e noi di questo siamo certi perché anche loro rischiano vite umane di cittadini del loro Paese di cui devono rendere conto poi.
Io mi chiedo di queste persone che dicono no alla guerra, come i Comunisti italiani, ma qual è la verità dei Comunisti italiani, e di chi la pensa come loro, sul massacro del popolo albanese, sull'esito di una popolazione cacciata con il terrore dalla sua terra? Questo devono dire, questo devono confessare. Qual è la loro verità su questo massacro? Noi la confessiamo e la diciamo apertamente perché crediamo che sia un massacro inutile ed ingiusto.
Anche un'altra cosa ci dobbiamo domandare ed ecco perché dobbiamo muoverci in una certa direzione. Chi crede nella pace e crede nell'Europa, deve anche domandarsi qual è la politica estera dell'Europa, il ruolo che compete all'Unione Europea in questo particolare momento e anche in futuro.
Credo che un'Europa che mette insieme 14 monete di 14 paesi diversi debba affrontare anche i problemi di politica estera in maniera unitaria perché oggi la politica estera dell'Europa non è unitaria e questo non porta un vantaggio per i Paesi dell'Europa; non ci devono essere diversità di vedute nei 14 Paesi che compongono l'Europa. Nel futuro ci deve essere una politica estera unica perché insieme l'Europa affronti i problemi che le si pongono davanti.
Come non è sopportabile la mancanza di politica estera dell'Europa, non è neanche sopportabile che di fronte a tanti massacri sussista l'indifferenza e l'ipocrisia, perché c'è anche questa; di fronte a questa situazione, a questa popolazione martoriata c'è indifferenza ed ipocrisia.
C'è la speculazione politica che viene fatta anche nel nostro Paese, ci sono prese di posizione più per la ricerca di trarre vantaggio dalla miseria degli altri; ci sono prese di posizione politica con cui si tenta di trarre vantaggio dal sacrificio di tanta gente. C'è chi aspetta, favorisce, cerca di muoversi per portare alla crisi del Governo italiano in un momento particolare come questo, pur di trarre vantaggi dal massacro che viene fatto nel Kosovo.
Poi non è ammissibile un'altra cosa, oltre a quella che l'Europa non abbia una politica Estera, che ci sia chi fa della speculazione anche politica. Non è ammissibile nemmeno che la difesa della pace non debba essere uguale per tutti i popoli. Chi vi parla è stato sotto le tende per la pace che venivano piantate in piazza contro la guerra del Vietnam, ma sono stato anche dalla parte dei Cambogiani quando furono massacrati dai Vietcong, come sono stato dalla parte dell'Afghanistan quando fu assalita dalla Russia comunista.
Molti di coloro che oggi si dissociano dal Governo, dai loro partiti, perché ci sono di mezzo gli USA, allora non si schierarono per la pace dei Cambogiani e dell'Afghanistan, perché? Vorrei domandare questo a tanti personaggi che oggi vanno sulle piazze e dicono che bisogna cessare la guerra anche senza che Milosevic compia il dovere che deve compiere. Vorrei domandare a queste persone se ci sono guerre giuste o guerre ingiuste, se le guerre ingiuste sono quelle solo dell'USA e le altre vanno tutte bene.
Noi Italiani che abbiamo provato il fascismo e il nazismo; noi Italiani che abbiamo provato la dittatura, che abbiamo provato la guerra, non possiamo dimenticare la guerra di liberazione, il ritorno alla pace e alla libertà. Il popolo del Kosovo deve riconquistare la sua autonomia, i profughi devono tornare a casa loro e ricostruire i loro villaggi distrutti, ogni altra ipotesi rappresenterebbe una ricompensa per il Presidente Milosevic e per la sua politica di pulizia etnica. Questo non possiamo permetterlo e dobbiamo aiutare quella popolazione ad uscire dalla situazione di massacro in cui si trova, così come era riportato nel documento che abbiamo presentato in questa sede.
Si dà atto che dalle ore 20,09 presiede il Vicepresidente La Torre.
Presidente La parola al Consigliere Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Mi trovo ad intervenire, e purtroppo non è la prima volta, a proposito dell'intervento del Consigliere Cerise. Dicevo non è la prima volta che in questo Consiglio il Consigliere Cerise si prende la briga, forse consapevole dell'irresponsabilità che deriva dalle espressioni usate in questo Consiglio a causa della sua carica, per insultare avversari politici e fare apprezzamenti pesanti e peraltro del tutto inconferenti.
Così oggi abbiamo appreso che l'aggressione dei Serbi assomiglia a quella dello Stato italiano contro la Valle d'Aosta; abbiamo appreso che ricorrere democraticamente, secondo le regole di uno stato di diritto, ai tribunali, equivale quasi a scatenare delle guerre; abbiamo appreso che le proteste per gli esami di maturità sembrano i carri armati. Voglio porre alla Giunta regionale e al Capogruppo dell'Union Valdôtaine un quesito.
Voglio chiedere al Capogruppo dell'Union Valdôtaine se le opinioni del Consigliere Cerise sono espresse a titolo personale oppure se rappresentano l'opinione del Gruppo dell'Union Valdôtaine o di una parte del Gruppo perché in questo caso ne trarremmo conseguenze di comportamento anche in questa sala.
Le parole del Consigliere Cerise dispiacciono particolarmente perché su questa questione molto seria, che non merita strumentalizzazioni o banalizzazioni, si è fatto un grosso sforzo da parte nostra con tutti i Capigruppo per adottare e proporre una risoluzione comune che veda questo Consiglio unanime di fronte ad una tragedia di queste dimensioni.
Se poi il corrispettivo per questo sforzo di mediazione, di rispetto delle opinioni degli altri e di democrazia è questo, caro Consigliere Cerise, non ci siamo. Lei deve capire che siamo in democrazia e ciascuno può dire e pensare diversamente da lei, soprattutto può e deve dire rispettando le persone, rispettando le opinioni altrui, usando un tono che non sia solo educato nella forma, ma sia anche rispettoso nella sostanza, rispettoso delle idee altrui che lei più di una volta in questa sala ha dimenticato! Una cosa che lei dimentica troppo sovente!
E mi stupisco che lei, Consigliere Cerise, critichi certe forme totalitarie, lo ha fatto anche oggi, quando lei nella sua vita quotidiana, quando qui fa uso di toni totalitari e di disprezzo per chi non la pensa come lei. Ho finito, grazie.
Presidente La parola al Consigliere Lattanzi.
Lattanzi (FI) Devo dire a nome del mio Gruppo perché ne abbiamo parlato che ogni qualvolta si presenta una risoluzione su fatti di politica internazionale, di fatti che esulano dalle competenze di questo Consiglio, abbiamo sempre avuto una posizione di grande perplessità. Devo dire che questa risoluzione ancora una volta ci ha tratto in inganno perché pensavamo che dovesse essere lo strumento per una posizione unitaria, moderata, mediata dalle varie posizioni, per esprimere in un unico documento il pensiero del Consiglio della Regione Valle d'Aosta, una delle venti regioni italiane, che poteva essere utile non so fino a che punto, ma per dire il Consiglio della Regione Valle d'Aosta la pensa così.
Certo non è un inno alla pace se poi, nel momento in cui si viene a presentarlo e a sostenerlo, si esternano posizioni diverse. Non voglio dare la colpa solo alla relazione di Cerise, che non voglio neanche commentare, ma alle posizioni personali, ai compitini già preparati che, indipendentemente da come va poi il dibattito politico, vengono comunque presentati per una propria personale visibilità. Fra l'altro ho anche notato che, mentre ha parlato chi aveva il compitino pronto, la stampa non c'era, quindi credo che a maggior ragione sia stato uno sforzo di dialettica inutile…
(commenti in Assemblea)
… no, la stampa non c'era, abbiamo guardato apposta, non c'era, ma non per colpa vostra ed è anche giusto che sia così quindi, al di là del "viva la pace" che è venuto da questo documento poi i toni sono completamente diversi.
Ribadiamo due aspetti. Abbiamo aderito a quest'impegno moderando una nostra posizione e creando un compromesso sulla nostra posizione e quella di altri che sappiamo essere molto diverse in questa sala, però se la volontà è quella di esprimere un documento unitario, noi lo sosteniamo dopo averlo firmato.
Se questo documento deve diventare il teatrino della politica per esprimere le proprie posizioni personali indipendentemente dal compromesso, credo sia inutile andare a dare lezioni di pace agli altri quando non siamo neanche capaci di discutere e di dialogare fra noi qui dentro, quindi se la volontà è in questo documento quella di esprimere una posizione di tutto il Consiglio, siamo disposti a sostenerlo, altrimenti ci assenteremo al momento della votazione pur avendolo sottoscritto.
Presidente La parola al Consigliere Cottino.
Cottino (UV) Intervengo anche perché sono stato tirato in ballo. Io con il mio intervento non ho nessuna intenzione di smentire o di tirare le orecchie come mi invitava a fare il Capogruppo dell'Ulivo; come Gruppo dell'Union Valdôtaine abbiamo firmato la risoluzione e intendiamo votarla.
Non ho sentito tutta la relazione di Cerise (non perché fossi via, ma perché ero impegnato a terminare l'altro ordine del giorno), però voglio ribadire che, per quanto ci riguarda e nei modi e nella sostanza, onoreremo votando quello che abbiamo firmato.
Ritengo però che, probabilmente non solo da una parte, ma un po' da tutte le parti, qualcuno che mi ha preceduto l'ho già fatto osservare forse per esigenze che hanno poco a che vedere con la sostanza della risoluzione, si è andati un po' oltre, nel senso che se si fa una riunione di Capigruppo e si trova la quadra unitaria, credo che poi alla fine anche nella presentazione stessa ci si debba attenere a quanto si è concordato senza andare oltre perché questo a mio modo di vedere è un'inutile perdita di tempo.
Con questo credo di non dovere altre spiegazioni se non ribadire il voto favorevole del gruppo alla risoluzione firmata.
Si dà atto che dalle ore 20,28 presiede il Presidente Louvin.
Président La parole au Conseiller Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) Solo brevissimo per riprendere un attimo, partendo da quanto aveva detto Lattanzi, le fila di un percorso. Credo che fosse importante che da qui uscisse una risoluzione votata da tutto il Consiglio per dare senso e forza ad un'iniziativa più complessiva alla quale vogliamo partecipare. Effettivamente il dibattito ha portato poco contributo alla sostanza vera del problema che è un problema di un peso tale, con alle spalle drammi e vicende di enorme portata, che avrebbe meritato una partecipazione di tipo diverso, però se riconduciamo il dibattito per un momento al giusto obiettivo che è quello di dare un contributo ad una situazione drammatica, credo che votare insieme quest'ordine del giorno riprenda tutta la sua validità.
Président D'autres interventions? Je ferme la discussion générale. La parole au Président du Gouvernement, Viérin Dino.
Viérin D. (UV) La grave situation humanitaire qui a frappé les populations de nationalité albanaise du Kosovo ne peut pas nous laisser insensibles; nous ne pouvons pas en effet ignorer cette nouvelle tragédie qui se déroule à quelques kilomètres de chez nous: des centaines de milliers d'enfants, de femmes, de personnes âgées et d'hommes qui ont subi la barbarie des forces serbes du régime de Milosevic et qui sont maintenant confrontés, ceux qui ont pu s'échapper, aux massacres et aux drames de l'exode. Les réfugiés du Kosovo en Albanie et en Macédoine, les victimes de l'épuration et de la folie meurtrière de Milosevic, les acteurs de ces images terribles que les médias nous transmettent chaque jour ont besoin de notre aide et de notre soutien. C'est la raison pour laquelle, au cours de la Conférence des chefs de groupe, nous avons essayé de trouver une position commune de cette Assemblée.
Et ce sont aussi les raisons qui ont poussé le Gouvernement valdôtain, sur la base d'un projet commun des Régions et des Provinces autonomes, au travers de la direction de la Protection civile, à étudier la possibilité d'organiser une initiative humanitaire pour venir en aide à ces populations. Le projet commun est celui de réaliser à la frontière, entre le Kosovo et l'Albanie, un camp pour l'accueil des réfugiés susceptible d'abriter environ 500 personnes et doté de toutes les structures nécessaires.
A cet effet, nous sommes en train de nous coordonner au niveau gouvernemental avec le Département de la Protection civile, le Ministère de l'intérieur, le Ministère de la défense et le Ministère de la solidarité sociale ainsi qu'au niveau interégional avec les autres Régions et Provinces autonomes. Cette coordination préalable est indispensable afin d'assurer d'une part l'efficacité de l'opération et d'autre part la sécurité des volontaires, des Valdôtains qui participeront à cette initiative.
Dans les prochains jours nous devrions pouvoir connaître, par le biais des responsables de la mission "Arc-en-ciel", les détails ultérieurs qui nous permettraient de lancer notre projet pour l'emplacement du camp, besoins des réfugiés en vivres, médicaments, tentes, vêtements, dotation requise pour l'aménagement et la gestion du camp.
C'est pour ces raisons que nous voterons avec conviction la résolution qui a été présentée par les Chefs de groupe afin de témoigner concrètement le soutien et la solidarité de la Communauté valdôtaine.
Président Je soumets au vote le texte de la résolution conjointe présentée par tous les Chefs de groupe, dont je donne la lecture:
Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Nell'esprimere la più grande e forte preoccupazione per la grave situazione determinata nel Kosovo dal dittatore serbo Milosevic;
Ritiene che il genocidio che si sta perpetrando a danno della comunità albanese debba cessare, così come deve cessare la tragedia dell'esodo biblico che colpisce in particolare donne, anziani e bambini;
Nel ritenere urgente ogni forma di sostegno e di intervento umanitario per alleviare le atroci sofferenze di migliaia di profughi in disperata fuga dal Kosovo;
Auspica che cessino immediatamente le azioni di pulizia etnica, in modo da permettere ai profughi il rientro nella loro patria, e quindi l'intervento militare della Nato per aprire di nuovo la via del dialogo e della trattativa;
Considerato l'interesse dell'Italia affinché la profonda e prolungata crisi nell'area dei Balcani sia risolta al più presto;
Ritiene più che mai necessario che la politica torni ad essere protagonista ed a gestire la drammatica situazione, affinché si realizzi la pace;
Ritiene altresì necessario che l'Italia si adoperi affinché l'Unione Europea maturi una posizione unitaria e una forte azione comune nei Balcani;
Chiede il rispetto e l'applicazione integrale della Carta delle Nazioni unite, del Diritto internazionale dei diritti umani della Costituzione che impegna il nostro paese e tutte le sue istituzioni ad operare per la pace e la giustizia nel mondo;
Chiede infine all'Unione Europea e al Presidente incaricato della Commissione Europea, l'immediata convocazione di una Conferenza internazionale sui Balcani che affronti le numerose crisi aperte e definisca un progetto di integrazione e sicurezza comune.
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Ribadisce
la propria convinta aspirazione alla pace e alla cooperazione fra i popoli, alla libertà e dignità di ogni persona e ogni comunità;
Impegna
la Giunta regionale a mettere in atto gli interventi necessari per affrontare l'emergenza umanitaria, in attesa che i profughi e i deportati possano rientrare nella propria terra in libertà e in sicurezza.
Invita
i Parlamentari valdostani a concordare con il Governo le necessarie iniziative per realizzare a pieno le aspirazioni alla pace e alla cooperazione fra i popoli.
Conseillers présents et votants: 28
Pour: 28
Le Conseil approuve à l'unanimité.
