Info Conseil
Communiqué n° 294 de 1er juin 2026
“Voci Nascoste. Le lingue che resistono”: quando le lingue minoritarie diventano immagini, suoni e memoria viva
L’esposizione, curata da CAMERA, sarà inaugurata venerdì 12 giugno alle 18.30 al centro Le Milieu di Emarèse
Ci sono lingue che non occupano grandi spazi nelle statistiche, ma custodiscono mondi interi. Lingue che resistono nelle voci non solo degli anziani, ma anche in quelle delle giovani generazioni, nei gesti quotidiani, nei canti, nei paesaggi, nei riti e nelle feste. A queste comunità, ai loro territori e alla loro memoria viva è dedicata “Voci Nascoste. Le lingue che resistono”, la mostra che sarà inaugurata venerdì 12 giugno alle ore 18.30 al centro Le Milieu di Emarèse.
Il progetto, organizzato dall’Associazione La Clé sur la Porte ETS con il sostegno del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, è curato da CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con la partnership culturale di Lavazza Group e Chora Media.
La mostra presenta tre progetti fotografici commissionati ad Arianna Arcara – Monza, 1984 –, Antonio Ottomanelli – Bari, 1982 – e Roselena Ramistella – Gela, 1982 – dedicati al tema delle minoranze linguistiche nelle aree interne italiane. Un percorso multidisciplinare che unisce fotografia contemporanea, materiali raccolti nei territori e nelle comunità coinvolte e una serie di podcast realizzati da Chora Media, dando vita a un archivio in divenire sulle marginalità linguistiche e sulle questioni culturali, sociali e identitarie ad esse collegate.
“Voci Nascoste. Le lingue che resistono” costruisce un paesaggio visivo e sonoro in cui la fotografia incontra la storia, la memoria, la vitalità delle persone e la dimensione simbolica dei luoghi, delle feste e dei miti. Al centro del progetto vi è un patrimonio di conoscenze, pratiche e storie in continua trasformazione: il risultato di migrazioni, coesistenze, dispersioni linguistiche, marginalità numeriche e centralità culturali che restituiscono la diversità come valore identitario.
Il lavoro di Arianna Arcara nasce dall’incontro con le comunità di lingua francoprovenzale e con il paesaggio dell’Alta Valle d’Aosta. Attraverso interviste e presenza nei luoghi, l’artista rintraccia nei volti delle persone una tensione emotiva capace di attraversare le generazioni e di oltrepassare il tempo.
Antonio Ottomanelli concentra invece la propria ricerca sulle aree della Puglia in cui si parla il griko salentino, ripercorrendo i luoghi legati alla musica e alla danza e mettendo in evidenza, attraverso il paesaggio e le sue trasformazioni, limiti e opportunità dei processi di sviluppo economico.
Roselena Ramistella porta lo sguardo sulla comunità arbëreshe in Sicilia, indagandone usi, costumi e simboli identitari, con particolare attenzione alla volontà di resistere all’omologazione culturale e alle tendenze globali.
Le opere di Arcara, Ottomanelli e Ramistella non raccontano soltanto la ricchezza di questi patrimoni, ma anche il momento critico che essi attraversano. L’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento delle aree interne, la riconversione economica dei territori, il turismo di massa e l’omologazione estetica mettono oggi a rischio comunità, lingue e memorie che continuano tuttavia a resistere.
Inserita all'interno del Mine Festival - nuovo festival partecipativo che dal 12 al 14 giugno 2026 porterà nel comune valdostano tre giorni di arte, musica, fotografia, parole, laboratori e convivialità - la mostra invita il pubblico a riflettere sul valore delle lingue minoritarie non come tracce del passato, ma come presenze vive, fragili e necessarie, capaci di raccontare un’Italia plurale, complessa e profondamente legata ai propri territori.
