Info Conseil
Communiqué n° 231 de 22 avril 2026
Comunicazioni del Presidente del Consiglio. Aperti i lavori dell'adunanza del 22 e 23 aprile
Il Presidente Stefano Aggravi ha aperto i lavori del Consiglio, riunito oggi, mercoledì 22, e domani, giovedì 23 aprile 2026, per discutere un ordine del giorno composto di 60 punti.
Le Président Aggravi a rappelé que «le 24 avril 1949, pour la première fois dans l’histoire, les Valdôtains élisaient leurs représentants au Conseil de la Vallée. Ces premières élections marquaient une conquête, fruit d’un long chemin de reconstruction et de renouveau démocratique après les épreuves de la guerre et la fin du régime. À la veille du 25 avril, date de la Libération, ce rappel s’inscrit dans la continuité des faits qui ont permis le retour à la démocratie et l’exercice du vote. Ce moment historique a posé les bases de notre Autonomie et de notre vie institutionnelle. Il nous rappelle aujourd’hui encore la valeur de l’engagement civique, du dialogue et du respect des institutions.»
Il Presidente ha quindi comunicato di aver ricevuto il 16 aprile una nota dal gruppo consiliare Fratelli d’Italia - Giorgia Meloni riguardante le notizie di stampa relative alla linea difensiva nel giudizio contro l’elezione del Presidente della Regione.
«Nella giornata di ieri, ho dato riscontro, trasmettendo la risposta a tutti i Consiglieri in un’ottica di piena trasparenza - ha detto Stefano Aggravi -. Considerato che la giornata odierna coincide con l’udienza fissata sulla vicenda, invito tutti i colleghi a tenerne il debito conto nei rispettivi eventuali interventi.»
Il Capogruppo di Fratelli d'Italia, Alberto Zucchi, ha specificato: «Oggi siamo di fronte a una questione politica e istituzionale di estrema gravità. Due brevi osservazioni tecniche con forte rilievo politico. La prima: la decisione della Giunta di incaricare l’Avvocatura regionale di sostenere una tesi difensiva relativa a un ricorso di natura personale. Ci è stato detto che ciò avveniva nell’interesse della Regione: dissentiamo. Se fosse stato davvero così, perché il Presidente non ha partecipato al voto della delibera? L’assenza richiama un possibile conflitto di interesse. Se fosse stato nell’interesse della Regione, il Presidente avrebbe dovuto assumersene la responsabilità politica. Secondo punto: nella linea difensiva si evoca la possibile incostituzionalità della legge regionale del 2007. Come può una Regione mettere in discussione una propria legge dopo 19 anni? Se vi erano dubbi, si poteva intervenire. Farlo oggi, per difendere una posizione personale, è politicamente gravissimo e mette in discussione l’autonomia legislativa. Rappresenta una macchia politica profonda e indelebile, che a nostro giudizio incide sulla credibilità necessaria per continuare a svolgere la funzione che oggi il Presidente della Regione ricopre. Forse, sul piano tecnico, potrà anche uscirne indenne. Ma la politica si misura nella responsabilità, nella coerenza e nel rispetto delle istituzioni. Per questo ci chiediamo come lei possa non riconoscere la gravità dell’errore commesso e, ancor più, come il suo partito, che quella legge nel 2007 l’ha votata convintamente, possa non avvertire il peso di quanto accaduto. Un partito che ha fatto della difesa dell’Autonomia e delle prerogative di questo Consiglio il fondamento della propria identità non può accettare che, per tutelare una posizione personale, si arrivi a mettere in discussione una legge regionale. Ci sono limiti che non possono essere superati, che oggi sono stati oltrepassati.»
Per il Consigliere del PD-Federalisti Progressisti VdA, Fulvio Centoz, si tratta di «un problema politico tutto interno all'Union Valdôtaine che si sta cercando di trasformare in tutti i modi in un problema giuridico. L'Uv ha vinto le elezioni e ha il diritto e il dovere di governare ma non c'è scritto da nessuna parte che debba farlo con questo Presidente e con questo Vicepresidente, creando questa situazione ormai al limite del grottesco. Il movimento aveva davanti a sé due strade genuine: se ritiene che Testolin e Bertschy siano indispensabili per governare questa Regione, presenti una proposta di legge per eliminare il limite dei mandati in Giunta, assumendosene la responsabilità politica di fronte ai valdostani. Se invece tale limite è ritenuto invalicabile, perché previsto da una legge che lo stesso partito ha contribuito ad approvare, allora può individuare tra i suoi eletti figure altrettanto capaci di guidare la Regione. Mi rivolgo al Presidente dell’Union Valdôtaine, Joël Farcoz, e al capogruppo Aurelio Marguerettaz, che ha espresso dubbi su questa linea difensiva assunta dalla Regione: assumetevi la responsabilità politica di questo momento ed evitateci la vergogna di una Regione che si presenta davanti alla Corte costituzionale non per difendere le proprie prerogative, ma per chiedere l’abrogazione di una propria legge, rinunciando a 80 anni di autonomia e umiliando il Consiglio regionale.»
«Questo non è un problema di difesa della Giunta, ma di cosa si intende per Autonomia - ha osservato il Consigliere della Lega VdA, Corrado Bellora -. Parto da un presupposto: non è pensabile che un avvocato non informi il cliente della linea difensiva che intende assumere e, sicuramente, gli avvocati di cui stiamo parlando non sono persone poco serie. Ritengo quindi impossibile che il Presidente e tutta la Giunta non sapessero. Non discuto le scelte tecniche degli avvocati, anche brillanti, ma politicamente il giudizio è opposto: è una scelta vergognosa. Essere autonomisti non significa fare discorsi in francese o parlare di Autonomia in ogni occasione: significa difenderla nel concreto e averne rispetto. Un partito che si definisce autonomista non può, per salvare sé stesso, abdicare al ruolo che si è autoattribuito. Questo significa prostituire l'Autonomia per salvare la propria poltrona. Chiedo quindi al Capogruppo dell'Union Valdôtaine, al Presidente della Regione, agli Assessori: quale sarà il prossimo passo? Chiederete di commissariarci?»
«Quanto accaduto rischia di diventare un precedente pericoloso per la nostra Autonomia - ha affermato il Capogruppo della Lega Vallée d'Aoste, Andrea Manfrin -. Un Presidente che, per difendersi mentre ricopre la massima carica regionale, mette in discussione la legittimità costituzionale di una legge approvata dallo stesso Consiglio sta di fatto anteponendo se stesso alla Regione che amministra. Gli altri componenti della Giunta ne erano al corrente? Una Regione a statuto speciale che, anziché difendere con orgoglio le proprie norme nelle materie di competenza primaria, le impugna davanti alla Corte costituzionale per salvare un singolo caso, compie una scelta profondamente sbagliata. Se una norma non convince più - ed è legittimo - la si modifica qui, in Consiglio, con un atto politico. Non si chiede alla Corte di fare il lavoro sporco. Altrimenti si svuota di significato la nostra autonomia legislativa, si indebolisce la credibilità della Valle d’Aosta proprio mentre chiediamo -o potremmo chiedere - maggiori spazi di autonomia a Roma. Noi difendiamo le norme della nostra Regione non per convenienza, ma per principio. L’autonomia non è una bandiera da sventolare quando fa comodo e da accantonare quando diventa scomoda.»
Per la Consigliera del PD-FP, Clotilde Forcellati, «c’è un filo rosso che lega Liberazione, Autonomia e coerenza delle istituzioni. Il 25 aprile 1945 e il 24 aprile 1949 definiscono il nostro perimetro politico. Il 25 aprile segnò, per la Valle d’Aosta, la fine del centralismo fascista e la possibilità di ottenere lo Statuto speciale; il 24 aprile 1949 rappresentò la maturità di quella libertà, con la prima elezione del Consiglio regionale e la piena legittimazione popolare. Celebrare queste date oggi richiede però verità. Non possiamo onorarle e al contempo ignorare una strategia difensiva della Giunta che rischia di minare la nostra architettura legislativa: mi riferisco all’ipotesi di incostituzionalità della legge regionale del 2007 per difendere una posizione personale. Come può un’istituzione autonoma mettere in discussione una propria legge? Questo genera sfiducia e crea un precedente pericoloso. È l’opposto della solidità costruita nel 1949. Onorare quelle date significa difendere l’Autonomia rispettando la dignità delle leggi: non uno scudo per il potere, ma un impegno verso coerenza e stabilità democratica.»
Per la Capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini, «ci troviamo di fronte a una vicenda che va ben oltre un semplice caso giudiziario. Quando una maggioranza di governo si trova a difendere la propria posizione mettendo in discussione le regole che essa stessa ha contribuito a creare, si apre una frattura, non solo giuridica ma anche etica e politica. Com’è possibile che ciò che ieri era considerato giusto e necessario per la qualità della nostra democrazia oggi diventi improvvisamente incostituzionale? Com’è possibile che una regola pensata per limitare il potere venga messa in discussione proprio nel momento in cui quel limite entra in gioco? Questa scelta ha generato tensioni interne alla maggioranza: alcuni Consiglieri hanno espresso dubbi sull’opportunità di una simile linea difensiva, ritenuta politicamente inopportuna. Questo è un segnale importante: significa che non siamo davanti solo a uno scontro tra maggioranza e opposizione, ma a una crisi più profonda che attraversa le stesse istituzioni, una crisi di fiducia. Che messaggio si dà ai cittadini? Che le regole valgono finché non toccano chi governa? Che una legge può essere messa in discussione non perché ingiusta per tutti, ma perché scomoda per qualcuno? Questo non è un buon segnale. Non lo è per la credibilità delle istituzioni, non lo è per il rispetto di questo Consiglio e non lo è nemmeno per l’autonomia speciale della Valle d’Aosta, che rischia di apparire come uno strumento piegato a esigenze personali.»
«Prendo la parola in un giorno che considero tra i più tristi degli ultimi 80 anni della nostra Autonomia - ha dichiarato il Capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel -. Quest’Aula è il cuore del nostro autogoverno: qui si fanno le leggi e si rispettano. Ed è proprio questo il punto grave. Se Testolin, come persona fisica, nelle sue difese richiama l’incostituzionalità, è una scelta; se lo fa da Presidente la questione è politica. Ma qui, anche la Giunta ha deliberato di costituirsi, arrivando a ipotizzare l’incostituzionalità della legge regionale 21 del 2007. Questo è gravissimo: significa mettere in discussione una legge voluta da questo Consiglio. Non è solo una questione tecnica o personale: il Presidente rappresenta l’intera Regione. E mentre tutti rivendichiamo l’Autonomia, nei fatti rischiamo di negarla. Questo è il luogo del confronto e serve chiarezza. Presidente, ha ancora un’occasione per dare un segnale: riconosca l’errore e la sottovalutazione politica di quanto accaduto, e tragga le conseguenze. Solo così possiamo tutelare davvero il Consiglio, l’Autonomia e gli interessi della nostra comunità.»
«Una vicenda che è scivolata in un pericoloso paradosso ai danni della nostra Autonomia - ha detto il Consigliere di AVS, Andrea Campotaro -. Il ricorso depositato dai colleghi Minelli e Torrione non impugna alcun atto amministrativo della Regione ma mira esclusivamente ad accertare il diritto soggettivo del Presidente Testolin a ricoprire una carica in Giunta per la quarta legislatura consecutiva. È singolare che la Giunta abbia scelto di intervenire in giudizio impegnando oltre 21.000 euro di risorse pubbliche per sostenere, con ulteriori legali, una posizione che attiene alla sfera personale del singolo e non all'interesse generale dell'Amministrazione. Ancor più grave e inaccettabile è la linea difensiva adottata: promuovere una questione di legittimità costituzionale sulla legge elettorale regionale è un precedente pesantissimo perché si chiede di abrogare una norma approvata da questo Consiglio pur di applicarla al caso specifico. Come può una maggioranza autonomista avallare questa linea difensiva che vuole indebolire la potestà legislativa della Valle d'Aosta? Condividiamo le posizioni espresse in merito alla degradazione del ruolo del Consiglio e riteniamo insoddisfacente la risposta del Presidente Aggravi che doveva prendere una posizione netta e chiara, invitando l'avvocato della Regione, l'Avvocatura regionale e il Presidente della Regione a stralciare la richiesta di ricorso alla Corte Costituzionale piuttosto che limitarsi a dire che AVS non doveva partecipare alla votazione del Presidente.»
«Sottolineando che il Consigliere Campotaro fa parte di un gruppo che è parte interessata nella vicenda prendo atto del suo intervento che mi conferma che nella risposta che ho trasmesso a tutti i Consiglieri ci sono elementi molto sensibili - ha replicato il Presidente del Consiglio, Stefano Aggravi -. Per questo la sua insoddisfazione è, per me, la conferma che ho scritto il giusto.»
Il Vicepresidente della Regione, Luigi Bertschy, ha replicato: «Noi, come gruppo e come maggioranza, ci riserviamo di non entrare nel merito del dibattito, oggi, nel rispetto dell’autorità giudiziaria. Siamo in una posizione diversa politicamente, e comprendiamo l’atteggiamento delle opposizioni, senza però evitare la discussione: avremo modo di affrontarla. Mi dispiace che alcuni interventi siano stati influenzati da una lettura parziale del ricorso, basata su quanto riportato dai giornali, senza poter conoscere gli atti e le difese. Noi ci riserviamo di metterli a disposizione, perché come voi amiamo la nostra Regione e la nostra Autonomia, e non intendiamo mettere in difficoltà il Consiglio regionale, che stiamo invece cercando di tutelare. Il principio in gioco riguarda il corretto rinnovo delle cariche e la possibilità di crescita e partecipazione all’interno di questa Assemblea. Un conto è difendere un principio, un altro è distorcerne l’applicazione rispetto alla sua finalità. Vi chiediamo quindi rispetto per il fatto che oggi riteniamo debba prevalere il lavoro della giustizia. Politicamente, poi, all’interno della maggioranza e di questo Consiglio, sapremo assumere piena consapevolezza di quanto accaduto.»
SC-MP
