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Communiqué n° 425 de 24 juillet 2025

Respinta una proposta di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Approvato un ordine del giorno

 

Nella seduta del 24 luglio 2025, il Consiglio Valle ha respinto una proposta di legge in materia di procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, ai sensi e per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019. L'iniziativa, presentata dal gruppo Progetto Civico Progressista il 4 febbraio 2024, ha ottenuto 27 voti di astensione (UV, SA, Lega VdA, RV, FI, Consigliere Cretier di FP-PD, Consigliere Carrel di PlA) e 7 a favore (PCP, Consiglieri Bertin, Jean-Pierre Guichardaz, Malacrinò, Padovani di FP-PD, Aldo Di Marco di PlA,), il Consigliere Lucianaz del gruppo Misto non ha partecipato al voto.

Contestualmente, con 23 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA, RV) e 9 astensioni (Lega VdA, FI) e la non partecipazione al voto dei gruppi PCP e GM, l'Assemblea ha approvato un ordine del giorno, depositato in Aula dai gruppi di maggioranza (UV, FP-PD, PlA, SA) così come emendato in accordo con il Capogruppo di RV. Richiamati i contenuti delle sentenze della Corte Costituzionale sulla materia a partire dal 2019 che hanno ribadito l'invito al Parlamento affinché intervenga con una legislazione completa e organica sul tema del suicidio assistito e ritenuta «l'assoluta necessità che l'Italia si doti di una normativa moderna e rispettosa dei diritti dei malati, che segua le puntuali indicazioni già dettate dalla Consulta e segnalato come questo debba avvenire senza ulteriori indugi da parte del Parlamento italiano», l'Assemblea impegna il Presidente del Consiglio regionale ad inviare il testo dell'ordine del giorno ai Capigruppo del Senato e della Camera dei Deputati, «affinché vi sia da parte del legislatore nazionale compiuta concretizzazione degli appelli ripetuti della Corte Costituzionale e di conseguenza si approvi una legge sul fine vita.»

Relazione d'Aula sulla proposta di legge

«La proposta di legge nasce dalla necessità di dare piena attuazione alla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019, nota come "Antoniani/Cappato" - ha specificato la Consigliera Erika Guichardaz (PCP), relatrice dell'iniziativa legislativa -. Questa sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del Codice penale (aiuto al suicidio), stabilendo che non è punibile chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una malattia irreversibile fonte di sofferenze intollerabili, che sia lucida e consapevole, a patto che le condizioni siano verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario, con il parere di un comitato etico. La legge statale 219/2017 consente già al paziente di interrompere i trattamenti vitali con sedazione profonda, ma non permette al medico di fornire direttamente mezzi per porre fine alla vita. Ciò crea un’irragionevole disparità nel diritto alla scelta sul fine vita. La nostra iniziativa legislativa vuole evitare ritardi, ostruzioni e ambiguità procedurali che, come dimostrano i casi di Federico Carboni, Fabio Ridolfi e “Antonio”, hanno ostacolato l’accesso tempestivo e dignitoso a questa scelta.»

«La nostra proposta quindi intende regolare tempi, ruoli e procedure del Servizio sanitario regionale per consentire l’accesso al suicidio medicalmente assistito - ha aggiunto -, chiarendo che questo non può essere trattato come un normale procedimento amministrativo, che deve essere considerato una prestazione sanitaria urgente e che deve avvenire senza costi a carico del paziente, come ribadito anche dal Ministero della salute. La Regione Valle d’Aosta ha già istituito il Comitato etico competente e, secondo la proposta, l'Ausl dovrà farsi carico dell’intero percorso, dalla verifica delle condizioni fino alla somministrazione del farmaco, garantendo una morte rapida, indolore e dignitosa, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione. Dal deposito della proposta di legge ad oggi, il dibattito e l'azione politica sul fine vita hanno inoltre registrato importanti sviluppi come l'approvazione della legge in Toscana. Non possiamo dimenticare poi che la Valle d'Aosta è stata la Regione che ha raccolto il maggior numero di firme in proporzione sull'Eutanasia legale, a dimostrazione che questo è un tema molto sentito da parte dei valdostani e mi rammarico che venga affrontato a fine Legislatura, nell'ultimo Consiglio.»

Il dibattito d'Aula

«Qui non si tratta di affrontare la tematica dal punto di vista dell'appartenenza politica - ha osservato la Consigliera di PCP, Chiara Minelli -: è questione che riguarda le sensibilità personali, la formazione etica, culturale e anche religiosa e non i gruppi o i movimenti. Depositando oltre un anno fa questa proposta abbiamo preso atto del fatto che - in assenza di una presa in carico a livello nazionale - le Regioni, più vicine ai cittadini, non possono ignorare il tema del fine vita. La sentenza della Consulta ha segnato sul piano etico-giuridico una svolta da cui non si torna più indietro e questa proposta di legge - che non riconosce un diritto al suicidio (e non riguarda l'eutanasia), ma la facoltà di chiedere aiuto per compierlo, a certe precise e stringenti condizioni - ha lo scopo di definire esclusivamente procedure rigide e rigorose, con tempi certi, per il suicidio medicalmente assistito. La legge garantisce a ognuno la libertà di scegliere se continuare a vivere in caso di malattia grave, senza imporre nulla a chi è contrario. Ho riflettuto a lungo prima di sottoscrivere questa proposta, alla luce delle mie convinzioni, ma poi l'ho fatto, consapevole che non si possa rimanere immobili in attesa di una assunzione di responsabilità del Parlamento, che manca da troppo tempo. Credo che nel decidere il posizionamento sulla legge occorrerebbe chiedersi, con grande onestà, se è giusto o meno permettere a chi non può, o non riesce, a sopportare le sofferenze di una malattia grave e irreversibile, di avere diritto a tempi certi e procedure definite per il proprio fine vita.»

«Questa legge si propone come antitesi all'accanimento terapeutico, ma il confine è breve verso una declinazione dell'eutanasia come soluzione alla sofferenza - ha avvertito il Consigliere Luca Distort (Lega VdA) -. Bisogna analizzare questa proposta di legge non in relazione al caso specifico e drammatico che non può essere universalizzato in un contesto di legge. La norma permette al paziente di rifiutare alimentazione e idratazione, e il medico, senza obiezione di coscienza, sarebbe obbligato a rispettare tali direttive. Dunque, se io chiedo di morire, il medico dovrebbe eseguire. Fine della deontologia. La legge delinea uno scenario estremo: la paura del dolore e il peso sui propri cari spingono verso il fine vita. Ma tra sopportare l'insopportabile e scegliere la morte, c'è l'intera realtà della vita e del suo senso! Oggi rischiamo di mettere una pistola sul letto del malato. Dove sta il confine? Nella propria sofferenza? In quella altrui? In Commissione non c'è stato il dovuto approfondimento su questa materia così delicata, mentre a livello nazionale lo stesso iter dimostra la difficoltà di bilanciare diritti e tutele. L'elemento cruciale di questa legge rimane l'impossibilità a gestire la linea di confine di applicazione e anche della libera scelta del suicidio assistito: per questo noi non voteremo questa legge.»

Per il Capogruppo di PlA, Aldo Di Marco, «il suicidio medicalmente assistito è prima di tutto una questione di civiltà e di rispetto della libertà individuale. Credo che ognuno debba poter decidere, in piena coscienza, se porre fine alla propria vita quando la malattia rende l’esistenza insostenibile. La nostra Costituzione tutela il diritto all’autodeterminazione e la legge 219 del 2017 garantisce il diritto a rifiutare trattamenti sanitari. Oggi, però, manca ancora una normativa chiara sul suicidio assistito. Troppa confusione lo fa spesso coincidere con l’eutanasia, ma sono concetti diversi. Nel suicidio assistito è la persona stessa, in piena autonomia, a scegliere e compiere l’atto, con il supporto del Servizio sanitario. Questa proposta di legge regionale non crea un nuovo diritto, ma rende concreto quello già riconosciuto, definendo tempi e modalità certi per l’accesso alla procedura. Ho valutato con attenzione ogni articolo della proposta e l’ho trovata equilibrata e coerente. Per questo esprimo il mio personale appoggio alla sua approvazione, in nome del diritto all’autodeterminazione, dell’empatia e del rispetto per chi soffre senza via d’uscita.»

Il Vicecapogruppo di FP-PD, Andrea Padovani, intervenendo a titolo personale, ha annunciato il suo voto favorevole: «Quest'Aula deve dare una risposta a donne e uomini che, logorati da sofferenze irreversibili, richiedono un congedo dalla vita sereno e dignitoso Il tema non è il diritto in astratto di morire ma il diritto di non essere costretti a vivere in condizioni intollerabili e il nostro compito non è stabilire quanto valga la vita altrui, ma garantire che la legge non si trasformi in uno strumento di tortura burocratica quando la medicina non basta più. Il nostro compito è rendere quel diritto effettivo tradurlo in procedure chiare, tempi certi e garanzie solide: senza una cornice normativa ogni settimana in più di attesa diventa un'estensione inutile della sofferenza. La nostra Valle ha una tradizione antica di solidarietà alpina: in alta quota nessuno si salva da solo. Quando il sentiero si fa ripido, si tende una corda, non si fanno ramanzine. Questa legge è la corda che tendiamo a chi, arrivato all’ultimo tratto della salita, non vuole essere trascinato ancora più in alto contro la sua volontà. Non intervenire sarebbe un peccato di omissione, una violazione della dignità umana.»

«È lo Stato che ha un ruolo centrale e non delegabile sul tema del fine vita con una legge nazionale che dia attuazione alla sentenza Cappato/Dj Fabo del 2019 e disciplini chiaramente la materia - ha dichiarato il Consigliere Corrado Jordan (UV) -. Per colmare questo vuoto legislativo, alcune Regioni hanno legiferato, per quanto di competenza, organizzando procedure sul suicidio assistito con il rischio però di creare una "geografia dei diritti". Capisco che questa norma serve anche a coprire uno spazio politico, ma la questione va affrontata in modo giuridicamente corretto per non rischiare impugnazioni da parte dello Stato poiché non conforme al dettame nazionale. Inoltre, Il fine vita non può essere trattato solo come questione medica o amministrativa, ma coinvolge aspetti etici, religiosi, sociali. È difficile esprimere un giudizio netto su un tema così complesso: da un lato, abbiamo la tutela della dignità umana e il diritto all’autodeterminazione di poter scegliere come e quando porre fine alla propria vita, naturalmente in condizioni di sofferenza irreversibile; dall'altro, c'è il rischio pericoloso di una deriva culturale che banalizzi il valore della vita. C’est une réflexion sur la valeur de la vie, mais aussi sur celle de la liberté, de la compassion, des limites, sur l’importance de ne pas se sentir seul, surtout dans le moment le plus difficile.»

«Intervengo su un tema eticamente delicato, sul quale il nostro gruppo ha lasciato libertà di voto per rispetto della pluralità delle coscienze - ha detto il Capogruppo di RV, Stefano Aggravi -. Ho scelto di presentare emendamenti per contribuire con equilibrio al dibattito, pur sentendomi diviso tra la mia coscienza liberale e quella conservatrice. La vita è un valore primario, ma anche la dignità e la libertà di scelta vanno tutelate, entro limiti precisi. Il nostro ordinamento non prevede un diritto generalizzato al suicidio medicalmente assistito: la giurisprudenza costituzionale (sentenze 242/2019 e 135/2024) stabilisce criteri stringenti, che i miei emendamenti mirano a recepire per evitare derive pericolose. Il mio è un approccio costruttivo, prudente e profondamente umano. Non possiamo affidarci solo allo Stato né lavarci le mani: la proposta di legge regionale ha valore se giuridicamente sostenibile, e può stimolare un intervento statale più chiaro. Per questo, ho cercato di migliorare il testo con emendamenti tecnici e non ideologici. Se accolti, voterò a favore; in caso contrario, non sosterrò il testo. Serve un equilibrio tra tutela della vita e libertà individuale, senza estremismi.»

«La necessità della cura nel fine vita abbraccia un accompagnamento psicologico, spirituale e umano riconoscendo l'importanza di preservare il valore della persona: un ragionamento che non può essere ridotto a campo di battaglia ideologico o un test di appartenenza politica - ha commentato il Consigliere Antonino Malacrinò (FP-PD) -. Questo tema richiede sensibilità, attenzione, ascolto profondo e consapevolezza andando oltre gli steccati ideologici e tenendo conto della scienza, della sensibilità sociale, delle implicazioni etiche e spirituali. Solo così si potrà giungere a una legge giusta capace di non lasciare indietro nessuno, in particolare i più fragili e bisognosi. Serve una normativa chiara, carica di umanità e sensibilità che superi la polarizzazione politica. Sono stato molto combattuto sul mio voto e mi sono chiesto se abbiamo realmente le competenze e le conoscenze. È però necessario dare un segnale, seguendo la linea tracciata dalle altre Regioni e il mio sarà un voto favorevole.»

Il Consigliere di FI Christian Ganis ha riconosciuto «l'importanza e la delicatezza del tema, che mira ad applicare anche in Valle quanto indicato dalla Corte Costituzionale. Comprendiamo la necessità di superare incertezze e ritardi che finora hanno ostacolato l’esercizio effettivo del diritto all'accesso al suicidio medicalmente assistito. Pur condividendo l’esigenza di dare risposte concrete e restituire dignità ai malati, riteniamo che la questione richieda un intervento legislativo nazionale più organico. Il livello statale, infatti, sarebbe più adatto ad affrontare una tematica così etica e sociale, garantendo certezza e uniformità su tutto il territorio italiano. Per queste ragioni, il nostro gruppo si asterrà. Ricordo peraltro che, al Beauregard, il percorso di cure palliative è all'avanguardia, a dimostrazione della grande attenzione al tema.»

«Il punto di partenza sono i diritti civili: libertà e autonomia dei cittadini - ha esordito l'Assessore Luciano Caveri (UV) -. Negli Stati etici del Novecento, che poi sono diventati delle dittature, era lo Stato a decidere per le persone. In democrazia, invece, si può e si deve discutere di argomenti come questo in maniera molto libera. Mi colpì molto una valutazione che fece mio papà, veterinario e cattolico, negli ultimi giorni di vita che mi disse di aver potuto decidere la morte di un animale sofferente ma di non poter fare lo stesso per la sua vita come se la sofferenza umana non meritasse altrettanta dignità. Credo che questa legge sia stata presentata per far a fronte a una situazione di paralisi da parte del Parlamento, ma questo stesso testo, approvato anche dalla Toscana, è stato impugnato con la giustificazione che spetta al Parlamento esprimersi sul fine vita. Intanto al Senato si discute un testo decisamente infausto sul fine vita. Il compito del nostro Consiglio, in questo momento, è quello di fare pressione per una legge nazionale e, sul punto, abbiamo presentato una risoluzione. Serve realismo: l’articolo 117 della Costituzione e il nostro Statuto pongono limiti. Ma il nostro piccolo Parlamento deve dare un segnale chiaro perché i diritti civili non sono negoziabili, neppure in punto di morte.»

L'Assessore Jean-Pierre Guichardaz (FP-PD) ha parlato di «proposta di legge complessa, delicata e sicuramente divisiva: interroga ciascuno di noi nel proprio intimo e ci chiede di assumerci una responsabilità pubblica. Vengo da un mondo che considera la vita come un diritto inalienabile, ma esistono situazioni umane in cui lasciare andare qualcuno che soffre in modo irreversibile, non è un atto contro la vita. È un atto d'amore per la vita. Lo Stato non ha ancora dato una risosta organica ai principi riconosciuti dalla Corte Costituzionale, arrivando addirittura a impugnare la legge regionale della Toscana che è intervenuta su questa materia: non possiamo più tollerare un Paese dove il fine vita è un privilegio di chi ha più risorse, più cultura, più contatti. In questo spazio vuoto possiamo decidere di rispondere: io ho scelto di votare questa legge, e ho firmato e voterò la risoluzione. Strumenti diversi, ma convergenti che si rafforzano reciprocamente: la legge tenta di costruire un quadro applicativo concreto, la risoluzione richiama il dovere non più rinviabile del Parlamento italiano di legiferare come la Consulta ha chiesto da anni. Questa proposta di legge non è perfetta e dovrà essere monitorata ed eventualmente modificata, ma è un primo passo nella direzione del rispetto, della responsabilità e della libertà.»

Il Capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier, ha sottolineato: «È una Pl di fine Legislatura, su un tema serio usato per posizionamenti politici, ma ognuno di noi può approcciarsi con la propria coscienza. Ogni decisione richiede un'attenta valutazione, tra livello politico e personale, ma come per altri temi etici, esprimo solo il mio pensiero: non vorrei mai arrogarmi il diritto di scegliere per altri, per ideologia, cultura o religione, ma mai nemmeno per fini politici. Lo Stato ha impugnato la norma della Toscana, evidenziando la necessità di un intervento del legislatore nazionale per una regolazione omogenea in tutte le Regioni, dato che le posizioni tra Regioni sono diverse. Il tema quindi è fare un appello, forse l'ennesimo al legislatore nazionale, per una decisione politica e legislativa. In questo caso, non siamo noi a poter legiferare, ma lo Stato per una legge che armonizzi tutte le scelte regionali per dare dignità anche al passaggio finale. Per queste ragioni, non voterò questa legge.»

Il Consigliere Erik Lavevaz (UV) ha parlato di «una questione complessa che tocca le coscienze di ognuno di noi e proprio per questo non possiamo permetterci scorciatoie. Il centro del ragionamento è difendere la dignità umana e lo Stato, la Regione e la società intera devono operare, non per offrire la via più rapida alla morte, ma per garantire cure palliative e attenzione che possano migliorare la qualità della vita. Su questo la nostra regione è un'eccellenza che mette al centro la persona con un approccio multidisciplinare. La vera sfida quindi non è quella di anticipare la morte ma proseguire il percorso nel rispetto della dignità di chi è malato senza mai lasciarlo solo. Il valdostano Don Isidoro Giovinazzo, punto di riferimento a livello nazionale su questo tema, ci spiega bene che non si cura il dolore eliminando chi soffre: una frase che sollecita l'importanza della presa in carico e della cura dei malati. Allo stesso tempo non possiamo lasciare che i casi personali rischino di generare dei precedenti: serve una legge che faccia chiarezza. Questa proposta di legge non è condivisibile perché la Regione non ha la competenza per intervenire e perché, personalmente, ritengo che la vita sia un dono e quindi non può essere oggetto di autodeterminazione, né tantomeno per conto terzi.»

«Sono un medico, ma questa non è una questione tecnica: la missione del medico è curare e la morte è una sconfitta del suo lavoro - ha sostenuto il Consigliere Roberto Barmasse (UV) -. La legislazione italiana per le cure palliative è all'avanguardia perché mette al centro il paziente, il quale può rinunciare alle cure. Ma qual è il confine tra palliazione, suicidio assistito ed eutanasia? Quando è accanimento terapeutico? Una legge aiuterebbe sicuramente i medici, togliendo loro un po' di carico e di responsabilità. Io credo in uno Stato laico, in cui il cittadino ha il diritto di decidere: questa proposta di legge può essere una buona proposta, ma mi asterrò perché credo che questo tipo di leggi debbano essere fatte a livello nazionale, mentre aderisco all'appello che abbiamo fatto al Parlamento attraverso l'ordine del giorno che abbiamo depositato.»

«È lo Stato a dover legiferare in materia - ha affermato il Consigliere Simone Perron (Lega VdA) -. La posizione all'interno del nostro partito è decisamente variegata e mi rifaccio a un mondo più antico di quello cristiano in cui il suicidio era accettato e visto come un atto supremo di volontà. Personalmente ritengo che l'individuo abbia la sovranità assoluta nel decidere della propria vita. Nessun medico, politico, burocrate o autorità religiosa può dire agli altri cosa fare.»

«Finalmente arriva in Aula un'iniziativa che è stata ferma in Commissione per oltre due anni dove non è stata per niente approfondita e quindi oggi il Consiglio ha dovuto dedicare più di mezza giornata per analizzarla - ha denunciato il Consigliere Diego Lucianaz (GM) -. Il dibattito di oggi ha svelato tutta la contraddittorietà di questa maggioranza: tra i proclami e i fatti il divario è abissale. L'Assessore Guichardaz ha rivendicato il suo sacrosanto diritto alla libertà di espressione su questa materia così delicata, ma non ha esitato a firmare una nota di censura contro di me quando doveva essere riconosciuto lo stesso diritto. Forse perché quello che dicevo non piaceva? Bella coerenza, bell'esempio di tolleranza. Oggi vi preoccupate del rispetto dei diritti fondamentali delle persone ma cosa avete fatto durante il lockdown per tutelare la popolazione che è stata segregata in casa? Per garantire anche a chi non era d'accordo di esprimersi liberamente? Non parteciperò al voto di questa legge perché troppe persone in quest'Aula hanno dimenticato cosa sia veramente il rispetto dei diritti fondamentali dell'essere umano.»

«Credo fortemente nella libertà di ogni individuo - ha detto la Consigliera Raffella Foudraz (Lega VdA) -, nella libertà di poter vivere la vita come ognuno vuole, di scegliere se vivere o vivere in maniera diversa. Tuttavia, una tematica così delicata deve essere affrontata a livello nazionale e non come un costume di Arlecchino, dove Regioni si portano avanti e altre no, perché questo potrebbe generare delle migrazioni di persone da una regione all'altra con conseguenze incontrollabili.»

«Ad oggi, diverse proposte di legge sul fine vita presentate da varie Regioni sono ferme, impugnate o dichiarate inammissibili: questa situazione ha generato ulteriore confusione, proprio su un tema che richiederebbe chiarezza e uniformità - ha ricordato l'Assessore alla sanità, Carlo Marzi (SA) -. La Corte Costituzionale ha assegnato al Parlamento il compito di legiferare in materia, evitando che le Regioni intervengano in modo frammentato su un tema tanto delicato. Va ricordato che la legge nazionale 38/2010 sulle cure palliative è pienamente in vigore e riconosciuta come uno strumento all’avanguardia per il suo approccio al fine vita. Le cure palliative offrono un’assistenza multidimensionale che include anche il supporto alla famiglia, durante la malattia e nel lutto ed è questo l’ambito nel quale oggi rimaniamo coinvolti come settore sanitario, astenendoci responsabilmente dal rendere tecniche o politiche delle valutazioni che oggi, rispetto a questa Pl, non devono avere vincoli e mandati di governo e/o di maggioranza o di minoranza. In Valle d’Aosta, lo scorso anno, abbiamo avviato un potenziamento della rete regionale e locale delle cure palliative e dei servizi delle cure palliative, da quelle fornite a domicilio sino alla degenza temporanea in Hospice. La struttura di Terapia del dolore dell’azienda Usl ha incrementato le prestazioni ambulatoriali del 31% rispetto all’anno precedente e sono sensibilmente aumentati i pazienti presi in cura in ambito domiciliare. È previsto un ulteriore rafforzamento con l’assunzione di due medici palliativisti e otto infermieri. In tale ambito rivestono importanza i Centri etici territoriali, a cui nella nostra regione abbiamo dato particolare attenzione, rinnovandone completamente la composizione con nuovi componenti che ringraziamo per le competenze e la disponibilità. Una rete solida di cure palliative rende di fatto possibile un dibattito, ma non salvifico perché politicizzato, sul fine vita. La nostra priorità resta il diritto alla vita e alla dignità della persona. Oggi, la strada da seguire, per la sua rilevanza etica e giuridica, è quella di porre attenzione agli esiti del confronto parlamentare in una regolamentazione nazionale condivisa che garantisca certezza del diritto e tutela uniforme. Questa proposta, nel suo articolato specifico, è uno strumento politico di parte che non condividiamo né politicamente né personalmente.»

La Consigliera Erika Guichardaz, nella replica, ha annunciato che «gli emendamenti del Consigliere Aggravi saranno accolti: danno un segnale di interesse e dimostrano di voler migliorare il testo. Noi in quest'Aula siamo chiamati ad assumere delle posizioni politiche, dando la possibilità ai cittadini di fare quello che chiedono da tempo. Per noi questo è uno dei temi importanti su cui il Consiglio è tenuto ad esprimersi, anche se questa battaglia è condivisa da pochi in quest'Aula. Si continua a fare il discorso sulle cure palliative, ma esiste una percentuale residuale che deve fare ricorso al suicidio medicalmente assistito: di questa dimensione, invece, non si vuole assolutamente tenere conto. Sui diritti noi andiamo avanti, quindi portiamo al voto questa proposta di legge. Qui si continua a rimandare, a delegare ad altri, senza prendersi mai nessuna responsabilità.»

Il Presidente del Consiglio, Alberto Bertin (FP-PD) ha denunciato «l'inerzia scandalosa da parte del Parlamento nella disciplina di questa materia. La presentazione di questa proposta di legge opera come stimolo nei confronti dello Stato ad uscire dall'immobilismo, assolvendo finalmente i suoi doveri legislativi. Molte Regioni stanno intervenendo con leggi proprie sulla questione e sono certo che il Governo Meloni le impugnerà tutte ma non sono altrettanto certo di come si pronuncerà la Corte Costituzionale. In questo contesto, l'autolimitazione dell'Assemblea legislativa non mi pare la scelta migliore, soprattutto in un sistema autonomista come il nostro.»

SC-LT