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Communiqué n° 358 de 18 juin 2025
Il Consiglio Valle approva il Piano di tutela delle acque al 2030
Il Consiglio, nella seduta mattutina del 18 giugno, ha approvato il Piano di tutela delle acque della Valle d'Aosta al 2030 (Pta 2030). Il testo ha ottenuto 19 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA) e 15 astensioni (Lega VdA, RV, FI, PCP, GM).
Contestualmente, l'Assemblea ha approvato all'unanimità un ordine del giorno depositato in Aula dal gruppo Progetto Civico Progressista e illustrato dalla Consigliera Chiara Minelli, che impegna l'Assessore al territorio e ambiente a promuovere una rapida attivazione della Cabina di regia prevista dall'articolo 43 del Pta 2030 con la partecipazione dei differenti portatori di interesse, nonché a prevedere il coinvolgimento degli stessi negli altri tavoli o organismi esistenti o in via di definizione che si occupano di governance e monitoraggio delle acque.
Il Pta è lo strumento di pianificazione regionale della gestione dell’acqua fino al 2030. Si articola in diversi documenti, tra cui la Relazione generale che fornisce un'analisi dei fattori che influenzano le caratteristiche del sistema idrico regionale, il Programma operativo delle misure che definisce gli interventi da mettere in atto per raggiungere gli obiettivi di tutela delle acque e le norme tecniche di attuazione che stabiliscono le modalità operative per l'attuazione del Piano.
La relazione dell'Assessore Sapinet
L'Assessore al territorio e ambiente, Davide Sapinet, illustrando i contenuti, ha parlato di «un Piano che non è un mero adempimento burocratico o normativo, ma neanche un semplice aggiornamento tecnico. Esso rappresenta il frutto di un lungo e approfondito percorso oltre che la visione strategica e l'impegno politico di questa Amministrazione per la gestione di una risorsa fondamentale per la nostra comunità. L'acqua è un bene pubblico, un elemento essenziale per la vita, per l'ambiente e per la nostra economia. La sua gestione richiede una visione lungimirante, che superi l'approccio emergenziale e si proietti verso un futuro di sostenibilità. Il Pta 2030 nasce da questa consapevolezza e si pone l'obiettivo di realizzare una politica integrata e sostenibile per la tutela delle acque regionali in piena conformità con la normativa europea e nazionale. Questo significa andare oltre una visione settoriale e considerare il "sistema acqua" in tutta la sua complessa articolazione: un organismo vivente che interagisce con il territorio, con le attività umane e, in modo sempre più marcato, con gli effetti dei cambiamenti climatici.»
L’Assessore ha quindi illustrato gli obiettivi specifici della gestione delle risorse idriche: mantenere e migliorare la qualità di acque superficiali e sotterranee, garantire un uso sostenibile con priorità all’uso potabile e irriguo, valorizzare la risorsa in chiave agricola ed energetica nel rispetto dell’ambiente, tutelare gli ecosistemi acquatici prevenendo dissesti e alluvioni, promuovere una governance partecipata per una gestione condivisa e responsabile.
«Uno degli aspetti politici più qualificanti di questo Piano è il metodo con cui è stato costruito - ha proseguito attraverso il coinvolgimento attivo di tutti i portatori di interesse: istituzioni, associazioni ambientaliste, imprese, professionisti e singoli cittadini. Fin dal 2016, è stato intrapreso un percorso di partecipazione pubblica ampio e articolato. La consultazione pubblica conclusiva (aprile-maggio 2025) ha raccolto sette osservazioni qualificate su temi chiave come deflussi ecologici, habitat, risparmio idrico e governance. Le proposte, esaminate con attenzione, hanno portato a un affinamento del Piano, frutto di un equilibrio tra tutela ambientale e esigenze economiche, in particolare agricoltura di montagna ed energia pulita. Con l'approvazione di questo Piano, non si conclude un percorso, ma se ne avvia uno nuovo: quello dell'attuazione. Una fase che richiederà l'impegno coordinato di tutte le istituzioni competenti e il continuo coinvolgimento dei portatori di interesse: a supporto, sarà istituita una Cabina di Regia per le risorse idriche per garantire un’efficace governance delle politiche regionali. Il monitoraggio continuo del Piano e dei corpi idrici consentirà di valutare l'efficacia delle azioni e, se serve, di adeguare la strategia con un approccio adattivo.»
«Il Pta 2030 è quindi un documento vivo - ha concluso -, un quadro d'azione chiaro e vincolante per i prossimi anni. È un piano moderno, che guarda al futuro, che affronta con coraggio la sfida dei cambiamenti climatici e che pone la sostenibilità come pilastro di ogni scelta. È un Piano che nasce dal basso, dal dialogo e dal confronto. Rappresenta, in definitiva, una grande assunzione di responsabilità politica verso le generazioni presenti e future, a cui abbiamo il dovere di consegnare un patrimonio idrico sano, vitale e gestito con saggezza. Questo Piano è la dimostrazione che la tutela dell'ambiente non è un freno allo sviluppo, ma la condizione per uno sviluppo duraturo e di qualità. È un investimento sul nostro futuro, un modello di gestione integrata e partecipata di un bene prezioso, l'acqua, che è simbolo della nostra stessa identità alpina.»
Il dibattito in Aula
«Questo Piano ci ha consentito di affrontare dei temi di grande valore per il nostro territorio e per le generazioni future - ha osservato il Presidente della terza Commissione, Albert Chatrian (UV) -. Un documento strategico finalizzato alla gestione sostenibile e alla tutela della risorsa idrica sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Dopo 19 anni l'approvazione di questo nuovo Piano consentirà di innovare il tema della gestione delle acque, affrontando con assoluta responsabilità le sfide legate alla gestione della risorsa idrica. È evidente quanto l'importanza e la delicatezza di questo documento abbiano trovato sintesi grazie alla stabilità politica di questa Legislatura che ha consentito la creazione di un metodo di lavoro sinergico e collaborativo in cui tutti gli attori hanno potuto trovare spazio per confronti, discussioni, suggerimenti e osservazioni. Un'importante tavola rotonda dove la politica valdostana ha portato avanti un lavoro di mediazione tra le diverse posizioni, talvolta contrapposte, trovandone l'equilibrio e le sintesi migliori. Il fatto stesso che tutti gli attori ne abbiano riconosciuto la validità, in termini di principi contenuti, non può che testimoniarne l'efficiente, equilibrato e forte impegno di tutto il Governo. La sfida della prossima Legislatura sarà quella di proseguire nell'utilizzare lo stesso metodo per redigere le delibere applicative e i provvedimenti attuativi, che renderanno il Piano strategico approvato una solida base per un futuro sostenibile in termini di ambiente, economia e società.»
La Consigliera Chiara Minelli (PCP) si è detta «convinta della necessità e dell'urgenza del nuovo Pta, visto che il precedente è scaduto da quasi 10 anni: non approvarlo in questa Legislatura sarebbe stato un vero échec. La risorsa acqua nel tempo ha cambiato fisionomia anche in Valle d'Aosta e con essa gli obiettivi di gestione integrata. PCP ha a cuore questa tematica: grazie anche a contributi tecnici esterni, abbiamo presentato osservazioni su aspetti applicativi, come le regole di co-uso, la misurazione del deflusso ecologico, i prelievi compatibili dal punto di vista ambientale. Le concessioni sono trentennali: se per applicare le nuove regole bisogna attendere la loro scadenza - come è previsto, ad esclusione delle grosse derivazioni - questo Piano rischia di non essere attuabile. È vero poi che c'è stato un ampio coinvolgimento di soggetti, ma le richieste orientate più alla tutela che allo sfruttamento della risorsa non sono state accolte. Non è sorprendente, perché la necessità di coniugare tutela ed economia vede spesso la seconda prevalere sulla prima. Condividiamo le finalità generali e parte degli obiettivi, ma resta l’incognita dell’attuazione: spesso elaboriamo ottimi documenti strategici, che poi non sono correttamente attuati. Gli obiettivi vengono posticipati o scompaiono, come nel Piano Rifiuti. Auspichiamo che nella Cabina di regia, e non solo, siedano stabilmente anche le associazioni ambientaliste, come richiesto con uno specifico ordine del giorno.»
Il Capogruppo Aldo Di Marco (PlA) ha messo in evidenza «il concetto di "sostenibilità" che ha guidato la stesura di questo documento di estremo valore che porterà sicuri vantaggi alla tutela del nostro territorio e alla crescita della nostra comunità. Il Piano definisce un sistema integrato di misure finalizzate alla tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche regionali. Dopo molti anni di attesa la Valle d'Aosta si è dotata di uno strumento di programmazione operativa e di pianificazione moderno e dinamico, coerente e linea con le direttive eurounitarie, le strategie nazionali e gli obiettivi regionali di sviluppo sostenibile. Non si tratta di un semplice aggiornamento del documento precedente: questo Piano fissa le finalità, gli obiettivi, i contributi e le misure per la salvaguardia e la gestione delle acque regionali che costituiscono un tratto identitario e una risorsa fondamentale per il nostro territorio alpino. L'intero "sistema acqua" è considerato in rapporto alla sua stretta connessione con il territorio, con le attività umane e i cambiamenti climatici e il documento si pone l'obiettivo di raggiungere e mantenere standard di qualità. Si occupa di proteggere e incentivare un uso razionale delle risorse idriche in tutti i settori, di valorizzare l'utilizzo economico in campo agricolo e energetico in un'ottica di sostenibilità e di beneficio alla comunità ma anche di rispetto dei servizi ecosistemici.»
Il Capogruppo di RV, Stefano Aggravi, ha avanzato alcuni dubbi sul Pta: «In primo luogo, la questione dell'idroelettrico, settore strategico per la nostra economia: questo Piano non valorizza appieno le potenzialità di sviluppo dell’idroelettrico, né riconosce il ruolo che può giocare. Servirebbe una maggiore integrazione tra la pianificazione della tutela e lo sviluppo della risorsa idrica. Preoccupa l'allineamento a normative nazionali e comunitarie, che rischiano di essere lontane dalle reali esigenze del nostro territorio e che non possono essere compresse in schemi pensati altrove. La gestione delle piccole concessioni di utilizzo dell'acqua non deve essere dimenticata. Ribadiamo la necessità di una riflessione sul futuro dei consorzi di miglioramento fondiario: per decenni hanno garantito la gestione collettiva dell'acqua e la manutenzione degli impianti, ma oggi, per vari motivi - in particolare per il ricambio generazionale - sono in difficoltà, e occorrono strumenti più attuali per organizzarli. Infine, i bacini di accumulo: un tema che riteniamo centrale in una gestione integrata delle acque, sia per la produzione energetica, sia per gli usi civili, agricoli e turistici. Pur riconoscendo il lavoro svolto, esprimiamo la nostra astensione e ci auguriamo che questo Piano possa rappresentare l'inizio di una nuova fase, un punto di partenza per affrontare le sfide che ci attendono, con tempi di attuazione più rapidi rispetto a quelli della pianificazione.»
«Per essere riconosciuta come una ricchezza, l'acqua deve generare ricchezza attraverso un sistema di interazione uomo/ambiente - ha commentato il Consigliere Luca Distort (Lega VdA) -. L'abbandono della risorsa a sé stessa è un'ipotesi che può valere in un territorio completamente naturale e disabitato che non è il nostro caso. Il territorio regionale è legato all'acqua da tre aspetti: l'acqua come paesaggio; come fonte rinnovabile nella produzione idroelettrica; come elemento che destabilizza il territorio. Il Pta avrebbe dovuto saper dialogare con questi tre elementi facendosi strumento utile e non vincolo. Invece il documento si rifà al concetto non accettabile di tutela di risorsa idrica, sostenendo, ad esempio, che la realizzazione di opere di protezione da corsi d'acqua è un'alterazione del loro stato naturale e quindi, ne peggiora il livello qualitativo. Anche il prelievo di acqua per uso idroelettrico è di fatto impedito così come la realizzazione di nuovi invasi a servizio delle attività umane, del turismo d'acqua, dei bacini di innevamento. Ispiratrice di questo approccio è la metodologia Era (esclusione, repulsione, attrazione) calata dall'alto dell'Ue. Il dialogo e la partecipazione dal basso sono avvenuti all'interno di un perimetro che fissa confini rigorosi orientati dall'ideologia ambientalista. Il Piano avrebbe dovuto essere al servizio della comunità e non il manifesto di una ideologia. Noi, invece, all'ambientalismo preferiamo l'ambiente.»
Il Consigliere Corrado Jordan (UV) si è soffermato su due aspetti: «Il primo: in un momento in cui la distanza tra politica e cittadini è ampia, questo Piano dimostra che esistono strumenti per favorire la partecipazione alle scelte pubbliche: informazione, diffusione delle conoscenze, incontri tematici, strumenti aperti di governance. Il secondo: visto il percorso di tipo partecipativo, non c’è stata fretta, ma nemmeno la volontà di lasciare il Piano in un cassetto e lo abbiamo concluso entro la fine della Legislatura. Il Pta 2030 non è un documento integralista come qualcuno vorrebbe: l’acqua è una risorsa da tutelare, ma anche da valorizzare. Il che non significa sfruttare, approfittare, depauperare. Vengo da esperienze amministrative in cui la tutela dell’acqua è stata prioritaria, come l’acquedotto turbinato del Grand Combin e le centraline comunali, che garantiscono riscaldamento senza fossili e utili condivisi. È un modello pubblico-privato virtuoso da estendere su scala regionale. La componente pubblica assicura un uso corretto e collettivo della risorsa: rendere più efficiente l’uso dell’acqua non significa dare restrizioni all'utilizzo agricolo o industriale, ma assicurarne un migliore utilizzo, per farne un bene comune, come deve essere.»
Il Capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier, ha parlato di «un documento che contiene una visione strategica di tutte le "risorse acqua". Non ne propone solo la mera gestione, nel perimetro della normativa eurounitaria e italiana ma vuole dare delle risposte ai cambiamenti climatici, alle attività umane, alle necessità del territorio, in una specifica visione locale e regionale. Non affronta solo il tema della quantità, come le fluttuazioni stagionali, le precipitazioni connesse, ma anche quello della qualità dell'acqua per l'uomo, per il suo consumo salubre ma anche per gli allevamenti zootecnici da cui dipendono tutte le produzioni di qualità dei nostri prodotti agroalimentari. Ho letto di diversi posizionamenti: giustamente viene sostenuto che il ripristino naturale sia necessario nelle zone a destinazione naturalistica. Ma laddove vi siano colture, ad esempio, come in tutta la bassa Valle e non solo, ritengo che l'approccio da adottare debba invece contemperare l'azione umana con le esigenze dell'ambiente. Noi abitanti del pianeta terra e della Valle d'Aosta non possiamo modificare gli eventi a salvaguardia del futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni dagli ultimi accadimenti che ci toccano tutti da vicino come le guerre e l'inquinamento, ma dobbiamo provarci comunque, anche attraverso il Pta 2030.»
Il Consigliere Diego Lucianaz (GM) ha dichiarato: «Le alluvioni in Valle d'Aosta ci sono sempre state, le precipitazioni annuali non diminuiscono, ma si concentrano in pochi giorni, aumentando il rischio di disastri: il problema è come gestire quest'acqua per evitare danni alle nostre comunità. L'acqua non dovrebbe essere terreno di scontro, ma l'aumento delle tariffe dell’acqua potabile - se non sufficientemente illustrato - può diventare motivo di critica. I consorzi di miglioramento fondiario sono stati per secoli i guardiani dell’acqua: gli enti pubblici dovrebbero tutelarli e sostenerli maggiormente, mentre temo di assistere a una centralizzazione della gestione. I valdostani si sono sempre battuti per le proprie acque, ma oggi ci chiediamo: chi è davvero padrone? Non voterò a favore di questo Piano, soprattutto perché appare più una cornice per futuri atti attuativi senza contenuti concreti. Consegnare un contenitore vuoto alla dirigenza regionale, a scatola chiusa, non mi vede favorevole.»
Il Capogruppo di FI, Pierluigi Marquis, ha evidenziato la «visione liberale del nostro partito che vede l'acqua come una ricchezza in senso ampio: sia sotto il profilo ambientale e paesaggistico, sia come elemento a salvaguardia dell'ecosistema che per il contributo importante che sta dando al bilancio regionale. Siamo chiamati a grandi sfide imposte dal cambiamento climatico ed è importante essere in grado di adeguare in maniera efficace le nostre peculiarità e il rispetto del nostro territorio alla normativa sovraregionale che è in rapida evoluzione. Siamo chiamati a un approccio culturale nuovo che ci porta a valorizzare ulteriormente la risorsa idrica, imponendone una gestione più razionale in tutti gli ambiti. La situazione delle acque in Italia è particolarmente difficile: abbiamo grosse irrazionalità gestionali soprattutto nell'utilizzo per uso umano. Essendo il frutto di una mediazione tra tutti i portatori di interesse, la maggioranza ci ha spiegato che l'attività politica sarà centrale anche nella fase successiva di applicazione del documento attraverso delibere e provvedimenti, affiancandosi, quindi in maniera importante all'attività amministrativa. Leggiamo questo aspetto come un'incapacità del Governo che non ha saputo dare tutte le risposte necessarie attraverso il Piano.»
Per la Capogruppo di PCP, Erika Guichardaz, «nel Pta rimangono diverse criticità che dovevano essere affrontate: ad esempio le nuove norme non andavano applicate solo alle nuove concessioni o ai rinnovi e bisognava rivedere le regole sul rilascio minimo d’acqua nei fiumi, soprattutto nelle zone protette o a rischio ambientale. Auspichiamo poi la rapida attivazione della Cabina di regia e di tutti i tavoli previsti con l'integrazione in ogni sede dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste, così come auspicato dagli stessi in Commissione. Questo per evitare esperienze come quella dell'Osservatorio della crisi idrica, nato nel 2022 e riunitosi l'ultima volta nel 21 settembre 2023. È quindi importante che questo Piano venga comunque approvato, ma che le delibere applicative siano concepite con un processo partecipato che tenga conto della voce di tutti, perché l'acqua è un bene comune e tutelarla è un dovere che tutti, come comunità, abbiamo il dovere di fare. Non voteremo questo Piano.»
L'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Marco Carrel, si è concentrato sulle «interazioni tra il Pta e l’agricoltura, sviluppate su diversi fronti: la qualità delle acque; la gestione quantitativa e l’irrigazione; le misure agroambientali; la ricerca. L'agricoltura è un settore chiave per la tutela qualitativa delle acque, promuovendo pratiche a basso impatto ambientale, agricoltura biologica e gestione corretta di fertilizzanti e pesticidi. Sul fronte quantitativo, mira a un uso efficiente dell’acqua per irrigazione, con misure come l’efficientamento dei sistemi idrici, l’installazione di misuratori e la verifica dei fabbisogni irrigui. Il Piano si integra con le politiche di sviluppo rurale, incentivando pratiche sostenibili attraverso misure agro-climatico-ambientali, sostegno al biologico e produzione integrata. Politicamente, prima con Augusto Rollandin, poi con il collega Di Marco, come gruppo consiliare abbiamo sempre trattato il tema acqua con la massima attenzione. Con la nostra entrata in maggioranza abbiamo chiesto l’istituzione del tavolo delle risorse idriche per far fronte alle varie problematiche e siamo convinti che tale visione debba essere rilanciata anche in futuro per investire in infrastrutture (bacini, sostituzione delle reti vetuste). I consorzi di miglioramento fondiario di secondo livello sono la sfida del domani e stiamo ultimando un progetto di legge in merito. Dal mio insediamento abbiamo aumentato in maniera consistente le risorse per sostituire gli impianti idrici dei consorzi e gli investimenti, passando da 75mila euro a 200mila, con un finanziamento al 90% che può essere innalzato addirittura a 400mila in caso di investimenti tra più consorzi. La sfida è migliorare la resilienza idrica, unendo tutela ambientale e valorizzazione del settore agricolo.»
SC-LT
