Oggetto del Consiglio n. 331 del 12 marzo 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 331/XVII - Reiezione di mozione: "Disposizioni per la garanzia del salario minimo e la tutela delle imprese sane negli appalti della Regione Autonoma Valle d'Aosta".
Petey (Presidente) - Alla presenza di 30 Consiglieri dichiaro aperta la seduta pomeridiana.
Siamo ancora in discussione sul punto n. 8 all'ordine del giorno. C'è qualche intervento? La parola al consigliere Centoz.
Centoz (PD-FP) - Abbiamo capito, su questa mozione, che la risposta della maggioranza ci arriva dal Presidente del Consiglio, che infatti si è seduto nei banchi del Consiglio.
Abbiamo capito dal collega Bellora che l'ideologia dovrebbe stare fuori da questo Consiglio, non si capisce allora perché uno si candidi e venga a portare le proprie idee. Succede anche a voi di fare delle mozioni che hanno una connotazione molto chiara e di un certo tipo. Mi sembrerebbe paradossale che uno non possa venire qui a portare delle mozioni che hanno una connotazione di un certo tipo o di un altro.
Parto però dall'affermazione che ha fatto il collega Manfrin prima, cioè sulle tempistiche, sul perché siamo intervenuti solo adesso su questo tema, quando in realtà governavamo il Comune di Aosta e la Regione.
Perché il Comune di Aosta appunto, come è stato ricordato, è intervenuto a gennaio del 2026, ed è stato ricordato che la Corte costituzionale è intervenuta nel 2025. Il codice degli appalti è del 2023, quindi è una materia che in qualche modo ha avuto una definizione negli ultimi tempi. Non è una cosa di cui si discuta da anni.
Per capire però perché questa mozione sia necessaria, bisognerebbe partire da quello che succede in Italia. L'Italia ha uno dei tassi di copertura della contrattazione collettiva più alti d'Europa, oltre l'80% dei lavoratori è coperto da un contratto nazionale, eppure negli ultimi anni - due ricerche le ho fatte anch'io - il nostro Paese ha registrato la caduta dei salari reali più forte tra tutte le economie avanzate.
I numeri sono impietosi: nel triennio 2021-2023 l'inflazione ha eroso il 17% del potere d'acquisto, i salari nominali nello stesso periodo sono cresciuti appena del 4,7%, quindi una perdita netta di oltre 12 punti percentuali.
A inizio 2025, sempre dati OCSE, i salari reali erano ancora del 7,5% sotto il livello del 2021.
Come si spiega allora questo paradosso? Come è possibile avere un livello di contrattazione collettiva così alta e dei salari così bassi? La risposta sta in un fenomeno che ha raggiunto dimensioni patologiche, cioè il dumping contrattuale. Al CNEL risultano depositate oltre 1.000 contratti collettivi nazionali. Più di 200 sono considerati contratti pirata, accordi firmati da sigle prive di reale rappresentatività, costruite appositamente per abbassare il costo del lavoro al di sotto dei contratti dei sindacati leader.
Le conseguenze sono misurabili: per i lavoratori una perdita media di circa 8.000 euro lordi l'anno, per l'erario 553 milioni di euro di gettito persi nel solo 2024. Dati non miei, ma di Confcommercio.
I settori più colpiti, ne abbiamo accennato un po' stamattina: pulizie, vigilanza, logistica, turismo e ristorazione collettiva.
Qui sta il punto che noi vogliamo provare a sottolineare con questa mozione. Il dumping salariale non è un problema soltanto dei lavoratori, è un problema delle imprese sane, di quelle che rispettano le regole, pagano i contributi, applicano i contratti giusti e si trovano a competere invece con chi non lo fa.
Giustamente noi ce lo siamo posto: non è un tema che dovrebbe riguardare il Governo nazionale? Non è forse compito del Governo nazionale intervenire? Secondo noi sì, infatti non è successo. La direttiva 2041 del 2022 sul salario minimo doveva essere recepita entro il 15 novembre 2024. La scadenza è passata.
A febbraio 2024 il Parlamento aveva già dato al Governo una prima delega per recepire quella direttiva, ma non è mai stata esercitata. Le opposizioni hanno proposto 9 euro all'ora per legge.
La maggioranza l'ha trasformata in un'altra delega, la legge 144 del 2025, che prevede decreti attuativi entro aprile 2026. Siamo quindi ancora in attesa.
Sono passati tre anni, due deleghe e non c'è un euro in più in busta paga dei lavoratori.
Evidentemente c'è un'inerzia nazionale ed è per questo che sono intervenuti i Comuni, sono intervenute le Regioni provando a mettere una pezza, sono intervenuti i giudici, la Corte costituzionale, la Corte di Cassazione, sono intervenuti tutti gli altri soggetti, tranne l'unico che sarebbe dovuto intervenire e che è il Parlamento, perché non si è fatto nulla per cercare di risolvere un problema che è reale ed effettivo.
Evidentemente noi abbiamo provato a portare questo tema nel dibattito del Consiglio regionale e nessuno pretende di risolvere i problemi dell'intero territorio nazionale, ma è un tema che merita di essere discusso.
Aggiungo un dato che riguarda la Valle d'Aosta: la Chambre ci dice che il 52,9% delle imprese regionali fatica a trovare personale. Il nostro problema non è il costo del lavoro, ma è l'attrattività del territorio, quindi anche su questo un ragionamento forse va fatto.
Ecco perché ci siamo presi la briga di presentare questa mozione, ecco perché volevamo portare questo dibattito in Consiglio regionale.
Dopodiché è chiaro che, se il dibattito prende una piega dal punto di vista ideologico, la discussione scade in una discussione tra sordi e il tema rimane sul tavolo, però ci sembrava corretto che su questi temi anche il Consiglio regionale dicesse qualcosa.
Presidente - Passo ora la parola al consigliere Torrione.
Torrione (AVS) - Faccio prima una considerazione di carattere generale. Veramente faccio un po' fatica a capire i toni, il tenore, in particolare degli interventi dei miei dirimpettai.
Veramente faccio fatica, perché mi sembra che l'attenzione al tema delle persone più fragili, dei lavoratori, eccetera, sia un tema che il collega Manfrin in particolare, devo dargliene atto, ha sempre curato con una certa attenzione, e non mi sembra che siamo lontani dall'ambito che lei ha trattato in molti casi. Sinceramente però non capisco i toni... addirittura il collega Bellora che dà della dilettante alla collega Forcellati, la citazione dell'errore, un po' da professorini, sulla questione dei 9 euro nell'interpellanza... che è vero, l'ha ammesso forse in introduzione della mozione la stessa Forcellati, è reale, è stato un errore.
Peraltro ricordo, a chi ha citato questo errore, che è vero che nella mozione del Comune di Aosta e dell'impegno che è stato preso non ci sono i 9 euro, però mi sembra che ci sia un elenco abbastanza importante di tutele nella direzione del salario minimo, che non mi sembrano da trascurare.
Sinceramente quindi non lo capisco, perché dovremmo essere d'accordo sul trattare un tema del genere.
Ovviamente mi è piaciuto molto di più - anche se non ho condiviso, e spiegherò anche alcuni motivi - l'intervento del collega Aggravi, perché comunque ha fatto un intervento tecnico, non polemico, almeno io non l'ho letto come tale, e non ha citato gli aspetti ideologici.
In questo convengo col collega Centoz, che forse tutto quello di cui trattiamo ha a che fare con l'ideologia, quindi non è che debba stare fuori da quest'aula, perché se stesse fuori da quest'aula forse questo Consiglio non avrebbe tanta ragione di essere. Mia umile considerazione.
In generale, quindi, mi dispiace molto, perché il tema affronta un dato di fatto. Non se l'è inventato il PD il tema del lavoro povero, il tema del dumping contrattuale.
Poi ringrazio - perché l'ha fatto in maniera molto più precisa di quello che avrei potuto fare io - il collega Centoz, che ha portato dei dati molto chiari. Non stiamo parlando di una fantasia, o di una posizione ideologica, sono dati concreti.
È chiaro che in quest'aula ha meno ragione di essere il tutto perché ci sono dei vincoli normativi che impediscono di ragionarci sopra, ed è anche chiaro che questa cosa vale molto di più per il mercato libero - come l'ha correttamente definito il collega Aggravi - che per la parte pubblica, dove vale per una parte più residua, più limitata. Questo è chiaro. Rimane però un dato di fatto.
Faccio solo invece alcune considerazioni più puntuali. Rispetto al collega Aggravi, ma forse ho capito male io, nel definire le società serie e sane... è chiaro che dal punto di vista del bilancio una società è sana, come giustamente ha detto lei, io poi non posso permettermi neanche io... anche se ho una quasi laurea in Economia e commercio, poi ho deciso che nella vita facevo altro, quindi ho preso la laurea in Scienze dell'educazione, quindi ho capito che era quello l'ambito che mi interessava. Non posso vantare di sicuro la competenza che ha il collega Aggravi.
Quindi un conto economico in ordine, un patrimonio netto che deve essere adeguato, questo è chiaro, però una società sana è anche una società che non è sana a scapito dei lavoratori; quindi che la retribuzione dei lavoratori sia adeguata, perché io posso diventare concorrenziale perché applico dei prezzi molto bassi, se però questo va a discapito dei miei lavoratori non sono sano e non sono serio. Anche questo forse è un po' lapalissiano.
Altro collegamento con la questione della produttività: noi non possiamo girarci dall'altra parte di fronte al problema e non possiamo neanche farci guidare dalla produttività nei ragionamenti, perché è vero che la produttività è importante, ma è anche vero - ed è stato dimostrato da tante aziende floride - che, laddove c'è un trattamento adeguato dei dipendenti, la qualità del servizio migliora e l'azienda stessa prospera, mettiamola in questi termini. La produttività quindi non deve essere l'unico faro per orientare le scelte in questo senso. Non so se la citazione che lei ha fatto sulla produttività andasse in questa direzione.
Rispetto poi allo specifico dell'esempio poi in privata sede mi ricorderà, perché ho solo capito "London", quindi non ho capito il modello che è stato utilizzato, che è sicuramente interessante. Peraltro nel mio intervento avevo citato il fatto che è corretto agganciare la questione del salario minimo anche al costo della vita, che mi sembra sia il modello londinese, che poi mi spiegherà meglio, non in quest'aula ovviamente, perché mi fa comunque piacere saperlo. Ovviamente è corretto agganciarlo al costo della vita.
Sul rischio di spirale inflattiva, anche qui parlo da non tecnico, però mi sembra che ci siano anche degli esempi virtuosi. La Spagna, che ho citato prima, è un esempio in cui non c'è stato questo rischio, quindi mi permetto di non essere totalmente d'accordo.
Tocco velocissimamente - ripeto, magari lo faremo davanti a una birra, se sarà possibile, il ragionamento - il tema tangente a questo, perché lei l'ha toccato: delle basi d'asta, dei capitolati, eccetera.
Aggiungo un pezzo: il tema interessante è anche l'adeguamento dei contratti agli aumenti contrattuali del lavoro, perché è un tema che sta mettendo e ha messo in difficoltà peraltro delle aziende anche qui in Valle d'Aosta. Perché i contratti sono rigidi e l'adeguamento non è garantito.
Scatta l'aumento, quindi una cosa giusta per i lavoratori, percepiscono più soldi, ma l'azienda si trova ad avere gli stessi soldi da capitolato e da base d'asta, da offerte insomma, e ovviamente si trova in grossa difficoltà. È un tema che secondo me potremmo tranquillamente affrontare.
Ultimissime due cose. Può darsi che non abbia capito bene, però il collega Manfrin ha parlato - e la logica nel suo ragionamento c'era - di rischio di livellamento verso il basso sull'applicazione dei 9 euro. È corretto, però è anche corretto che basta mettere un paletto per cui si applicano i contratti collettivi nazionali laddove sono superiori ai 9 euro o alla cifra che si decide che sia. Non è che furbescamente una ditta può dire "No, io applico quello minimo, perché così mi è più comodo". Basta mettergli i paletti giusti. Ma noi Italiani siamo furbi, quindi so che bisogna essere precisi in questo senso.
Ultimissima considerazione sulla questione - non mi ricordo i termini che ha usato il collega Bellora - del salario che non è una variabile indipendente. Io sono d'accordo con lei: il salario non è una variabile indipendente, però potrebbe diventarlo il salario minimo, ed è qui il tema di ragionamento.
È vero che il salario non è una variabile indipendente, però è anche vero che la tutela dei lavoratori e la tutela delle persone che percepiscano un reddito sufficientemente adeguato mi sembra che invece possa diventare una variabile indipendente, soprattutto della politica.
Presidente - Ci sono altri interventi? Passo la parola alla consigliera Minelli.
Minelli (AVS) - Non aggiungerò molto, perché credo che i colleghi abbiano già ampiamente illustrato la posizione e anche replicato correttamente a osservazioni che sono state fatte.
Aggiungo soltanto una questione, ma lo faccio solo perché credo che sia giusto completare il quadro delle informazioni, e non di certo perché il nostro ruolo possa essere confuso con quello di difensori dei sindacati. Però è stato citato l'esempio del contratto che secondo il collega Manfrin è stato firmato dalla Cgil, ecco, quel contratto, che riguarda i rinnovi dei lavoratori che operano nell'ambito della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, è stato sottoscritto, è stato accettato dalla Cgil, dalla Cisl e dalla Uil, quindi da tutti i sindacati confederali. Si partiva da una situazione di contratti bloccati da moltissimi anni - in alcuni casi anche più di dieci, come in questo caso - e si è partiti da situazioni che erano ancora peggiori rispetto alle cifre che sono state indicate.
È un contratto che, come sappiamo, è iniziato il 1° giugno del 2023 e scadrà il 31 maggio del 2026, e credo che su quel contratto ci saranno delle discussioni.
Io dico solo una cosa: se si vogliono dare tutte le informazioni, si danno, se si vuole in qualche modo quasi strumentalizzare una situazione, allora lo si fa. Credo però anche che nelle intenzioni del collega Manfrin citare un solo sindacato e il suo segretario in qualche modo fosse una maniera per dire: "La parte che tradizionalmente può essere considerata vicino a voi si comporta in un certo modo e poi voi cercate di fare delle proposte che in qualche modo non sono in linea".
Come le dico, però, non credo che avrebbero sottoscritto questa cosa anche gli altri sindacati, se non ci fosse stata una situazione per cui le condizioni erano quelle.
Da quello che mi risulta, essendo stata iscritta a un sindacato prima di ricoprire questo ruolo, per tutti gli anni in cui sono stata alle dipendenze della Sovrintendenza agli studi, se non sono cambiate le cose non viene sottoscritto un contratto se non dopo assemblee con i lavoratori che, se accettano quelle condizioni, si sottoscrive, altrimenti non si sottoscrive.
Poi magari le cose nel tempo sono cambiate, ma io ricordo che le cose fossero così. Magari lei è più informato di me, ma su questo forse potremmo chiedere direttamente a chi fa quello di mestiere.
Il nostro voto, lo anticipo perché lo ha già detto in maniera ampia il collega Torrione, sarà comunque a favore di questa mozione.
Presidente - La parola al consigliere Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Il tema posto da questa mozione è certamente un tema serio e merita un confronto serio. Proverò quindi, con questo intervento, a offrire qualche ulteriore elemento di riflessione al dibattito, anche alla luce delle osservazioni formulate questa mattina nel corso della discussione.
Partirei da un punto che penso possiamo condividere tutti: il fenomeno del lavoro povero è oggi una realtà sempre più evidente, anche nelle economie avanzate. Il problema del dumping contrattuale, come è stato ricordato - cioè della competizione costruita comprimendo il costo del lavoro - è un problema reale, che riguarda non soltanto i lavoratori, ma anche la qualità dei servizi e il funzionamento stesso del mercato.
Quando si parla di dumping, infatti, non si parla soltanto di salari più bassi, si parla spesso anche di riduzione della qualità dei materiali, dell'organizzazione del lavoro, dei tempi di esecuzione e delle prestazioni, in altre parole, di un meccanismo che rischia d'incidere complessivamente sulla qualità del servizio stesso e del servizio reso.
Questo tema riguarda in modo particolare proprio il settore degli appalti pubblici, ed è bene ricordarlo: l'appalto pubblico non è un mercato qualsiasi, è stato detto, non è un mercato che nasce spontaneamente dall'incontro tra la domanda e l'offerta. È un mercato costruito dal committente pubblico.
È l'ente pubblico che scrive il capitolato, stabilisce la base d'asta, definisce le condizioni della prestazione, decide attraverso la gara a chi affidare il servizio; in altre parole, il mercato dell'appalto nasce da una decisione pubblica ed è proprio per questo che il ruolo del committente pubblico è decisivo.
Da questo punto di vista, condivido una parte delle considerazioni che sono state fatte questa mattina nel dibattito, in particolare dal collega Aggravi. È vero: l'ente pubblico deve essere prima di tutto un committente responsabile, deve costruire capitolati seri, deve definire basi d'asta coerenti con il costo del lavoro, deve verificare quale contratto collettivo viene applicato e deve controllare, come ha detto lei stamattina, la qualità dell'esecuzione del servizio.
Tutto questo è vero, ma proprio per questo motivo la mozione che discutiamo oggi non è in contraddizione con quel principio, collega, ne è semmai una conseguenza. Perché, se il committente pubblico è responsabile, non può limitarsi a definire delle prestazioni tecniche, chiamiamole così, ma deve anche interrogarsi sulle condizioni economiche e sociali che rendono possibili quelle prestazioni.
Il tema del lavoro povero, quindi, non è una costruzione ideologica, è un dato concreto che emerge con chiarezza anche a livello europeo. Secondo Eurostat - è stato detto, sono stati forniti dei dati - nel 2024 nell'Unione europea l'8,2% delle persone occupate era a rischio di povertà. Questo significa che quasi un lavoratore su 12, pur avendo un lavoro, non riusciva a uscire - questo nel 2024, e oggi non è che sia molto migliorata la situazione - da una condizione di vulnerabilità economica.
Questo dato è importante perché ci dice una cosa molto semplice: avere un lavoro oggi, l'ha detto anche il collega Manfrin, non significa automaticamente essere al riparo dalla povertà.
Se guardiamo poi al quadro europeo, vediamo che 22 Paesi su 27 dell'Unione europea il 1° gennaio 2026 hanno introdotto una forma di salario minimo nazionale. I Paesi che non lo hanno fatto sapete quali sono? Italia, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia.
Nello stesso momento, i salari minimi mensili nell'Unione, quindi, andavano dai 620 euro della Bulgaria ai 2.700, non ricordo esattamente, del Lussemburgo.
Questo naturalmente non significa che tutti i Paesi siano comparabili in modo meccanico - lo dico anche riprendendo un dibattito di questa mattina - ma ci dice che la questione di una soglia minima di tutela non è affatto un tabù europeo. Al contrario, è uno strumento largamente praticato, pur dentro sistemi molto diversi tra loro.
Questo dato viene spesso citato per sostenere che l'Italia non avrebbe bisogno di una soglia minima, perché dispone di un sistema avanzato di contrattazione collettiva, è stato detto questa mattina.
In parte è vero, il sistema italiano dei contratti collettivi nazionali è storicamente uno dei più articolati d'Europa, ma questo non significa che il problema del lavoro povero non esista anche da noi. È stato detto molto bene dal collega Centoz nell'intervento di prima.
Negli ultimi anni abbiamo visto emergere con sempre maggiore evidenza fenomeni come i contratti pirata, ne abbiamo parlato, il dumping contrattuale e la frammentazione delle tutele. Dire che il sistema esiste non significa dire che funzioni sempre e ovunque allo stesso modo.
Qui vengo già a una delle osservazioni che ha fatto questa mattina il collega Manfrin. È stato richiamato il famoso argomento, di cui ha parlato il collega Torrione, secondo cui oltre il 95% dei contratti collettivi nazionali sarebbe già sopra la soglia dei 9 euro; Al di là del fatto che questo argomento viene spesso usato come forma un po' semplificata, c'è un punto che a me pare decisivo: anche ammettendo per assurdo che quel dato sia corretto in astratto, esso non dimostra affatto che il problema non esista, dimostra, semmai, che esiste eccome per quella quota di lavoratori che resta sotto quella soglia e che molto spesso coincide proprio con i lavoratori più fragili, quelli meno protetti, quelli che operano appunto nei servizi, nella logistica, nei multiservizi, nella ristorazione collettiva, nei servizi fiduciari, nei settori che sappiamo avere una minor forza contrattuale, cioè, guarda caso, proprio in quei mondi che spesso intercettano gli appalti pubblici.
Io capisco l'argomentazione del collega Manfrin quando dice: "Attenzione a non pensare che il numero magico - mi sembra che abbia detto così - dei 9 euro risolva tutto". Su questo ha ragione, nessuno serio può pensare che una cifra da sola risolva la complessità del mercato del lavoro, ma il punto secondo me non è questo.
Il punto è che la soglia minima non pretende di essere la soluzione totale, pretende però di essere una leva minima, un argine, uno strumento a disposizione proprio della stazione appaltante pubblica per impedire che la competizione si giochi esclusivamente comprimendo il costo del lavoro, colleghi.
Perché qui, a mio avviso, c'è una distinzione fondamentale. Un conto è il mercato del lavoro in generale, un altro conto è l'appalto pubblico. Nell'appalto pubblico la stazione appaltante non è uno spettatore neutrale, è il soggetto che costruisce, diciamocelo, le regole del gioco e, se costruisce le regole del gioco, allora ha anche il dovere di interrogarsi non soltanto sul prezzo finale del servizio, ma sulla sostenibilità del lavoro che quel servizio rende possibile.
In questo senso, per esempio, è molto utile guardare ad alcune esperienze europee concrete - per rimanere in Europa e per non splafonare in realtà al di fuori dell'Europa. Per capire che cosa? Che il tema non è così peregrino come è stato in qualche occasione evidenziato.
Ho fatto una ricerca: a Berlino dal 1° gennaio di quest'anno 2026 il salario minimo del Land, applicabile anche alle imprese private che ricevono contratti dal Land, è stato portato a 14,84 euro l'ora, con un ulteriore aumento già previsto per il 2027. Non parliamo quindi di una suggestione teorica, diciamo così, ma di una scelta pubblica precisa, cioè usare l'appalto e la committenza pubblica per orientare il mercato in una direzione più equa.
In Scozia il governo ha fatto una scelta analoga, ma con strumenti propri. Dal 2021 il governo scozzese ha iniziato a richiedere sistematicamente nei contratti di procurement pertinenti e proporzionati il pagamento del "Real living wage"; e nel 2025 ha segnalato, cosa di cui lei ha parlato nel suo intervento, che il 95% dei fornitori con un contratto attivo con il governo si era impegnato a pagarlo.
Inoltre, nelle strategie più recenti di procurement, il fair work, incluso il pagamento almeno del real living wage, è esplicitamente considerato un criterio da valorizzare. Anche qui, dunque, non si tratta di una bizzarria ideologica, diciamo così. Non lo ha detto, assolutamente, ma lo dico io, giusto per mettere le mani avanti: si tratta invece di una politica pubblica strutturata.
Questo, a mio giudizio, aiuta anche a rispondere al collega Aggravi quando richiama il "London living wage", o più in generale i sistemi nei quali la contrattazione e gli aggiustamenti territoriali giocano un ruolo importante. Lo diceva lei stamattina nel suo intervento.
Perché, è vero, il "London living wage" nasce da una logica legata - come diceva lei questa mattina - al costo della vita, e a una specificità territoriale.
Ma è esattamente questo è il punto: l'esistenza di esperienze del genere dimostra proprio che nessuno, nei sistemi più seri, pensa davvero che il mercato del lavoro possa essere lasciato integralmente a se stesso. È il motivo dell'intervento pubblico.
Quando il costo della vita cresce, quando ci sono territori più costosi, quando ci sono servizi più delicati, gli strumenti di correzione e d'integrazione si cercano e si costruiscono per quanto possibile.
È qui che vorrei portare nel dibattito una riflessione che nasce non tanto da una lettura teorica, quanto dalla mia esperienza personale sindacale. Il collega Torrione lo ricorderà, perché forse era nella commissione trattante di parte datoriale.
Quando mi occupavo direttamente del settore socio-sanitario assistenziale, quindi avevo responsabilità sindacali in quel comparto, mi sono occupato a lungo delle cooperative sociali - il collega si ricorderà - e ricordo molto bene come in Valle d'Aosta si sia lavorato, attraverso l'elemento retributivo territoriale, il famoso ERT, per incrementare i livelli salariali rispetto a quelli previsti dal contratto nazionale.
Sì, elemento retributivo territoriale, il cosiddetto integrativo.
Fu una scelta importante, e lo dico perché qui non stiamo semplicemente parlando di teoria, ma di una pratica già conosciuta e vissuta nel nostro territorio.
Si partiva da un dato molto concreto, si ricorderà il collega Torrione: il costo della vita in Valle d'Aosta era - ed è attualmente - più alto rispetto a molte altre regioni italiane. Questo creava un problema evidente, così come lo crea adesso, perché non è che questo elemento retributivo serva comunque ad aumentare particolarmente, di attrattività del lavoro, soprattutto nei servizi socio-sanitari assistenziali.
A parità di mansioni io mi ricordo, tra l'altro, che competeva ed è stato in concorrenza per un certo periodo anche con il pubblico, con differenze anche sul piano normativo, rispetto a carichi di lavoro che erano diversi. Il privato e il mondo delle cooperative, quindi, rischiavano di risultare meno appetibili.
Per quello s'intervenne sull'elemento retributivo territoriale, proprio per colmare, almeno in parte, quel gap.
Questo non fu soltanto un fatto contrattuale, fu anche un fatto politico e amministrativo, perché parallelamente, oltre che lavorare con le cooperative e con le organizzazioni sindacali, si lavorò proprio con le stazioni appaltanti - io me lo ricordo, era il 2000 o il 2001, in quegli anni venne fatto questo lavoro - cioè con le pubbliche amministrazioni, affinché il costo del lavoro negli appalti tenesse anche conto di quell'elemento retributivo territoriale.
Ricordo molto bene anche che negli appalti delle cooperative sociali in Valle d'Aosta - almeno quando io seguivo direttamente queste vicende, fino a una quindicina d'anni fa - il costo del lavoro veniva calcolato tenendo conto anche di questo elemento retributivo territoriale.
Il che dimostra una cosa molto semplice: quando si vuole intervenire sulle condizioni del lavoro, gli strumenti esistono. Si può intervenire attraverso la contrattazione collettiva richiamata dai colleghi che sono intervenuti prima di me, si può intervenire attraverso elementi territoriali, ma si può intervenire anche attraverso la committenza pubblica. Si può intervenire anche attraverso politiche del lavoro, è stato citato questa mattina anche dal collega Manfrin: sono tutti strumenti diversi, ma sono strumenti complementari.
Io non contrappongo affatto la soglia dei 9 euro, o quello che sono, alla contrattazione collettiva, sarebbe sbagliato. La contrattazione collettiva resta centrale. Un contratto non è soltanto una cifra oraria, è sempre una mediazione tra trattamento economico e trattamento normativo. Anche su questo è bene, secondo me, fare un chiarimento.
Dentro un contratto, colleghi, non c'è solo la parte oraria, non è solo la questione dei 9 euro. Sarebbe bello poter mettere anche tutta una serie di condizioni: il numero di ferie, i permessi retribuiti, le tutele singole, per esempio. Ci sono i salari, ci sono gli orari, le ferie, la conciliazione, il welfare, le tutele, i permessi, l'organizzazione del lavoro e c'è una serie di benefit, per esempio la mensa, eccetera.
Sappiamo bene, per esperienza diretta, che a volte trattamenti retributivi non brillantissimi - questo lo devo dire - sono stati accompagnati, in un'ottica anche di mediazione tra parti datoriali e organizzazioni sindacali, da strumenti normativi più evoluti; mentre, in altri casi, salari magari un po' più alti si accompagnano a condizioni di maggiore usura o di minore tutela.
Questo lo dico anche proprio per un'esperienza individuale, avendo potuto affrontare contratti di tipo diverso per ambiti e ambienti lavorativi uguali. Parlo della sanità pubblica e della sanità privata. Ci sono condizioni normative salariali diverse che alle volte vengono compensate attraverso poi degli altri "prodotti": la previdenza complementare, il welfare aziendale, per esempio, che in alcuni casi prevede per esempio l'assicurazione sanitaria, o altre forme di welfare.
Ma proprio perché il tema è complesso, la presenza di una soglia minima negli appalti pubblici non sostituisce quel lavoro, semmai aggiunge una garanzia minima laddove il pubblico spende soldi pubblici.
C'è poi un altro argomento che è stato evocato e che personalmente mi interessa molto, perché illumina una zona grigia del mercato del lavoro temporaneo. Forse è stato il collega Aggravi questa mattina a citare il tema dei rider.
No, forse è stato citato anche questa mattina da lei, quando diceva "Come mai le organizzazioni sindacali non hanno fatto anche lì, visto che potevano fare...?".
Anche qui bisogna stare attenti a non semplificare. Il caso dei rider è interessante, io l'ho seguito, anche perché mi ero occupato di nuove identità del lavoro, proprio perché dimostra che esistono ambiti che sfuggono anche alle dinamiche tradizionali della contrattazione collettiva, e lei lo sa meglio di me.
In molti casi non si trattava neppure di veri e propri rapporti di lavoro subordinato, formalmente riconosciuti, in molti casi si tratta di collaborazioni, di partite Iva, di rapporti apparentemente autonomi che, nella sostanza, mascheravano forme di subordinazione con orari, algoritmi, gerarchie, disponibilità imposte e organizzazione del lavoro di fatto eterodiretta.
Cioè molti di questi rider - ed è quello il motivo del contenzioso - pur avendo una partita Iva aperta, eccetera eccetera, facevano tutto fuorché una prestazione privata, cioè erano totalmente subordinati; non avevano e non hanno un contratto di riferimento.
Proprio per questo, lo voglio dire, le controversie sono spesso partite - io me lo ricordo, perché ne facemmo alcune - dai singoli lavoratori, questo sì, proprio in quanto lavoratori cosiddetti autonomi, apparentemente, ma quasi sempre, anzi sempre direi, (perché i singoli lavoratori non sono in grado di sostenere un pelo della controversia) con il supporto delle organizzazioni sindacali; e in particolare di quelle strutture, - io cito il NIdiL di Cgil, ma ce ne sono in ogni sindacato, ogni sindacato ha le strutture che si occupano delle nuove identità di lavoro - che si occupano dei lavori flessibili, del lavoro frammentato, della somministrazione, delle false partite Iva e di tutte quelle zone in cui il lavoro cambia pelle molto più velocemente delle regole.
Anche qui, quindi, il punto non è dire: "Bastava la contrattazione", colleghi. Il punto è riconoscere che esistono pezzi di lavoro contemporaneo che sfuggono ai meccanismi tradizionali e che, proprio per questo, richiedono... e qui concludo: noi oggi stiamo cercando - anche se sappiamo che tanto non verrà accettata questa mozione - quantomeno di sensibilizzare l'aula rispetto a un tema. Il tema è quello della minor tutela di lavoratori che spesso e volentieri, colleghi, non hanno neanche un contratto di riferimento.
Allora, nel momento in cui si definisce che devono esserci dei contratti di riferimento, che ci deve essere una soglia minima, come nei 22 Paesi europei sui 27... cito anche l'Australia, mia figlia è stata in Australia: 24-25 dollari in fase di partenza, e questo ti permette comunque di partire con un lavoro e di saper calcolare anche quanto la retribuzione ti permetterà di sostenerti nella fase iniziale del tuo lavoro.
Tra l'altro contratti che stabiliscono un salario minimo, ma a tutele crescenti. Poi magari nell'intervento successivo.
Présidente - La parole au conseiller Aggravi.
Aggravi (CA) - Io dico già che farò questo intervento e poi mi zittirò. Mi sembrava però opportuno dire ancora alcune cose rispetto a quanto giustamente i colleghi hanno rappresentato.
Io vorrei fare due domande, prima di andare su alcuni argomenti, perché ho sentito giustamente delle osservazioni interessanti.
Le domande che mi sono appuntato sono queste: "Rispetto ai Paesi e agli esempi che avete citato, la normativa giuslavoristica è uguale o paragonabile alla nostra?" Il sistema di contrattazione, non so dove il collega Guichardaz l'abbia sentito dire, io non l'ho definito "avanzato", io l'ho preso come un dato di fatto, perché ho un altro modello nella mia testa, che magari non è lo stesso, ma non l'ho definito avanzato.
No, lo dico solo per correttezza. Sto intervenendo, non chiedo il fatto personale, però non l'ho mai detto.
Dall'altro lato, "I Paesi che avete citato hanno il codice degli appalti?" No. Ad esempio su questo tema, non mi ricordo chi l'ha detto, ma un tema c'è: nel corso dello svolgimento dell'appalto in tema di costi sulle infrastrutture che si costruiscono, sul servizio, e anche a livello di contrattazione, ci possono essere dei problemi.
Nella riunione dell'APF a cui ho partecipato la scorsa settimana, parlavo con una collega del Québec - Scozia e Québec non fanno parte dell'Unione europea - e mi diceva di un grosso appalto, dove hanno avuto dei problemi di costi finali. Le ho chiesto: "Ma come avete fatto sui costi dell'infrastruttura?". "Beh, abbiamo adeguato". Ecco, avrei voluto sapere con precisione se il loro codice degli appalti sia uguale al nostro. Penso di no.
Quello che io dico è che abbiamo un sistema pesantemente ingessato (che a qualcuno piace ancora) e che si è costruito nel tempo. Se la soluzione a quel sistema è ingessarlo ulteriormente, inserendo dei correttivi, chiamiamoli così, o degli strumenti che possono avere degli effetti distorsivi, abbiamo un problema.
Posto il fatto che è giustissimo dal punto di vista dei principi, e anche dell'ideologia, quello che stiamo dicendo, però c'è un tema: sono sempre le norme nazionali che comandano, è un sistema che non definiamo noi. Tutti gli interventi che noi possiamo fare, o altre Regioni possono fare, sono integrativi, quindi potrebbero essere, tra l'altro su una realtà piccola e limitata come la Valle d'Aosta, anche distorsivi.
Perché il mercato degli appalti per definizione è un mercato chiuso, perché chi partecipa all'appalto fa parte del mercato, se uno ritiene che il mercato sia quel luogo d'incontro e d'interesse tra un fornitore e qualcuno che ha bisogno di un servizio o di un'infrastruttura.
Stiamo attenti a una cosa. Si cita spesso in questo caso la direttiva europea che riguarda il salario minimo, o altre direttive. Andiamo a leggerci il rapporto fatto dalla Commissione o dal gruppo di lavoro Letta, o anche il lavoro che è stato fatto da Mario Draghi, ma quella di Letta ancora di più, perché è la dimostrazione che l'Unione europea non è un mercato unico, non lo è neanche a livello del mercato del lavoro. Queste stesse direttive, quindi, rischiano in alcuni Paesi di essere pesantemente distorsive se non si vanno a fare delle pesanti riforme in quel determinato ambito. E noi siamo sotto osservazione, perché abbiamo un sistema ingessato ed estremamente diverso da tutti gli altri, quindi abbiamo un problema in più.
Come su altre materie, è il livello nazionale che deve a un certo punto svegliarsi, ma non solo chi c'è oggi, chi c'era ieri, chi ci sarà domani, perché queste riforme sapete che non nascono dall'oggi al domani, perché giustamente ci sono tutte le parti sociali da sentire, i grandi apparati dello Stato, perché Inail, Inps e via discorrendo non sono proprio dei soggetti con cui ci si può rapportare in maniera semplice.
Il modello italiano, rispetto agli altri - lo dico non ritenendolo più avanzato degli altri, i vari modelli - è sicuramente di difficile paragone. Poi possiamo dire che gli altri funzionano bene, bella l'idea o bello... Il "London living wage" che ho citato era per dire che le cose si possono anche fare liberamente tra le parti. La contrattazione di secondo livello è un elemento che nel nostro sistema aggiunge delle possibilità. Ovviamente le parti devono essere tra di loro concordi e trovare una soluzione.
Tra l'altro il "London living wage" nasce quasi più dalle imprese che sono a Londra, rispetto agli altri, proprio perché c'è un costo del lavoro e un costo del fare impresa enorme in quell'area. Però è una scelta libera tra le imprese e i lavoratori.
Non voglio farla lunga, solo su un tema voglio fare una precisazione rispetto a quello che ho detto. Io non ho detto che ci deve essere soltanto la produttività, io ho detto che, se non c'è la produttività, non ci può essere tutto il resto. Perché un'azienda può essere seria, può essere bella, può essere innovativa, ma, se non ha un conto economico che funziona, di tutto il resto non possiamo neanche parlare, non c'è lo spazio.
È un po' come il tema dei rider, che è un tema estremamente complesso, ma immaginiamoci se ci fosse non un salario minimo, ma uno stipendio minimo da assegnare a questi lavoratori: dove andrebbe il costo finale? Nella tariffa. Quindi molto probabilmente... non sto giustificando i bassi salari, sto facendo soltanto un'analisi di costi. Perché purtroppo è un lavoro a basso valore aggiunto. È un costo, perché è un servizio rispetto al panino che io produco e che deve essere consegnato.
Se noi dovessimo definire uno stipendio medio, andrebbe in tariffa, ad esempio in questo caso nel costo del panino, benissimo, però molto probabilmente quel servizio non verrebbe acquisito o acquistato.
È un esperimento, potreste essere dei precursori e creare una startup che in questo senso ci dà dimostrazione.
Quello che io dico è che il bello del mercato è questo: anche senza interventi dello Stato o dell'attore pubblico, il privato può dimostrare il contrario. Ci sono giustamente delle imprese che hanno fatto il loro stesso business su attività di questo tipo, per carità, anche imprese sociali e quant'altro. Io dico: "Dimostratemi il contrario, dal punto di vista empirico", perché la cosa bella è che l'economia è una scienza empirica, bisogna dimostrarla. Perché se noi rimaniamo nel mondo delle idee, che ci può stare... ma quando si parla di numeri è tutto bello, salvo poi che i bilanci devono necessariamente quadrare.
Possono anche arrivare a pareggio, però devono quadrare, altrimenti si chiude bottega e tutto il resto sono tante belle parole.
Non la faccio più lunga, dico soltanto un'ultima cosa. Sicuramente sulla mozione la seconda impegnativa che andrebbe approfondita, quella dei criteri premiali, è molto interessante. Difficilmente si può esaurire con una mozione, perché bisogna anche capire la perseguibilità, le modalità, come farlo, e anche le tipologie di controlli, perché noi possiamo ipotizzare tutta una serie di controlli, ma, se non li possiamo fare e non li possiamo attuare, è inutile che li mettiamo.
Sulla prima io rimango della mia idea. Capisco benissimo la giusta difesa di chi ha presentato la mozione, però il modello esiste quando realmente è costruito. Un'impegnativa non è un modello, non me ne vogliano i colleghi: tra virgolette, o quant'altro, però non può essere un modello.
Su tutto il resto abbiamo di fronte una normativa vecchia, complessa, che giustamente era stata fatta quando diritti non ce n'erano, quindi sono giustamente delle conquiste, ma forse oggi bisognerebbe rendere un po' più flessibile il sistema, altrimenti non risolveremo il problema e sicuramente non lo risolveremo con una cifra fissa e definita.
Presidente - La parola al consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Solo per mettere in fila una serie di questioni, sollevate a seguito del mio intervento oggi, e anche alcuni elementi entrati nel dibattito.
Collega Forcellati, a me dispiace che lei se la prenda a volte per quello che viene detto qui nel dibattito. Io ho un modo molto diretto di dire le cose, se preferisce delle circonvoluzioni politiche e delle volute linguistiche più forbite si rivolga ad altri. Io purtroppo parlo in maniera molto diretta.
Ovviamente parlo in maniera diretta perché, collega Forcellati, se lei arriva in aula, presenta un'iniziativa e la sua iniziativa fondamentalmente dice, in tutto il testo, che non sono dieci pagine, sono quattro righe… il leitmotiv è "Mettiamo il salario minimo a 9 euro, come è stato fatto nel Comune di Aosta", lo mette nelle premesse e lo mette nell'impegnativa, e poi il Comune di Aosta non l'ha fatto...
Mi comprenderà quindi se io arrivo e anche se lei dice... cioè se lei dice: "Guardi, ho scritto una cosa", arriva a presentare la mozione e dice; "Però premetto che ho scritto delle cose sbagliate"... ma noi votiamo questo, collega, capisce? Quindi non può convincermi a votare qualcosa che in realtà non è mai successo. L'elemento è questo qui, quindi il principio è questo.
Poi dice, io non l'ho fatto per brevità, che non si è votato solo quello che ho detto in Consiglio comunale di Aosta, ed è vero, io ho fatto una sintesi, ma nella mozione, che non è stata emendata, è stata radicalmente corretta, ci manca la penna rossa con le sottolineature... interi paragrafi cancellati, sottolineature con scritto "Guarda che qui hai scritto delle sciocchezze" e riscritti direttamente dalla maggioranza. A fronte di questa mozione riscritta così, sono state scritte cose che fondamentalmente possono tranquillamente essere condivisibili. "Rispettiamo la Costituzione", "Privilegiamo chi tratta meglio i lavoratori", "Privilegiamo chi applica i contratti che retribuiscono...", sì, grazie, è una roba obiettivamente...
Solitamente si fa in campagna elettorale: per scoprire chi scrive delle banalità, delle sciocchezze e chi invece porta degli elementi nel dibattito, basta mettere all'opposto le proposte che fa. Per esempio, se qualcuno dicesse che vuole una città più pulita, nel suo programma elettorale, si potrebbe mettere all'opposto con qualcuno che vuole una città più sporca. Io dubito che ci sia qualcuno che nel suo programma elettorale scriva: "Vogliamo una città più sporca". Tendenzialmente tutti scriveranno che vogliono una città più pulita. Benissimo.
Qui si sono scritte delle banalità, sono state affermate delle banalità nell'impegnativa di questa mozione, mozione approvata dal Comune di Aosta, che, per quanto siano banalità, in realtà non sono state riportate nell'iniziativa che poi viene discussa.
Io comprendo anche l'intervento del collega Torrione, che ringrazio, col quale peraltro abbiamo condiviso anche un periodo di mia intensa gioventù - e anche sua tra l'altro - al Convitto di Aosta, ma la mia difesa delle persone più deboli, di cui ho fatto un elemento fondante della mia attività politica, perché ci credo, e non solo per darmi un tono in giro, però passa da iniziative che hanno poi un punto d'arrivo, un punto d'approdo, e una loro sostenibilità, chiamiamola così.
Immaginare che ci sia un mondo nel quale io fisso uno stipendio minimo con una cifra, può essere 9, 10, 127, quello che vogliamo, e immaginare che questo si autorealizzi perché siamo convinti che si autorealizzi, come quelli che dicono "bisogna essere contro la guerra e se tu pensi che sei contro la guerra e dici 'sono contro la guerra', la guerra finisce"... non funziona così. Purtroppo ci sono cose brutte che succedono nel mondo, dobbiamo prenderne atto e dobbiamo purtroppo anche avere a che fare con le cose brutte che succedono.
Nel mondo del lavoro succede anche che ci siano da una parte delle persone attente, che applicano le regole, ma che vogliono anche bene ai propri dipendenti e che non vanno a incidere sul loro stipendio in maniera da poterne trarre tutto il profitto possibile, ma ci sono anche imprenditori, sicuramente una parte più ridotta, che cercano di tagliare tutto il possibile anche sugli stipendi dei dipendenti per poter avere un profitto maggiore.
In questo arriva la legge, che stabilisce alcuni criteri e alcuni limiti, tra cui quelli dei contratti collettivi nazionali.
Io ringrazio la collega Minelli che ci ha ricordato che tutti i sindacati, i tre sindacati confederali, hanno sottoscritto quel contratto. Mi spiace non vederla in aula. Ma io ovviamente non è che volessi nascondere responsabilità degli altri. Quello che mi ha particolarmente stupito è vedere che proprio chi è sceso in piazza con le bandiere, facendo manifestazioni e dando dell'affamatore e sfruttatore seriale a chi governa attualmente, poi è lo stesso che in realtà ha sottoscritto un contratto che era peggiorativo, tutto quello che vogliamo, però un conto è dire: "vogliamo il salario minimo a 9 euro" e un conto è firmare un contratto che poi va a metà di quella cifra. Capisce che è un po' un controsenso, una contraddizione.
Quello che facevo era sottolineare che ci sono delle evidenti contraddizioni fra quello che viene detto in televisione... e io adoro quella giornalista, mi pare che fosse di Sky, che ha messo alle strette Landini in televisione e gli ha detto: "Scusi, ma lei è qua a concionare di 9 euro di salario minimo, è un'ora che ne parla, ma lei ha firmato un contratto a 5 euro l'ora per i servizi fiduciari di vigilanza?". "Eh sì, sì", l'ha dovuto ammettere. Io l'ho adorata in quel momento, perché gli ha sbattuto in faccia la realtà.
Ci sono persone che fanno una serie di battaglie così, di facciata, e poi, quando vengono messe alle strette: "Ma tu hai fatto una cosa che è completamente opposta a quello che dici", rispondono: "E beh, effettivamente è vero". Quello è purtroppo il contrasto.
Come il contrasto... mi spiace non vedere il collega Centoz, per quello che ha detto rispetto alla questione della domanda che le ho rivolto, collega Forcellati: "Perché lei che era in Giunta nel Comune di Aosta non ha realizzato quello che oggi propone di fare al Consiglio regionale?" Giustamente lui ci ha spiegato che il nuovo codice degli appalti del 2023 è arrivato nel 2023 e non c'erano molti margini.
Guardi, vi tolgo dagli impacci. Il codice degli appalti, cioè il decreto legislativo n. 36, è del 31 marzo del 2023. La proposta nazionale del salario minimo depositata dal partito a cui lei, a cui il collega Torrione e a cui tutta la parte sinistra appartiene è del 4 luglio 2023, quindi è successiva a quando è stato approvato il nuovo codice degli appalti.
Era troppo in fretta, era troppo presto immaginare che ci fosse quell'intervento? C'era il 2024 e c'era anche il 2025. Lei in quel periodo è stata in Giunta e non mi pare che abbia applicato nessun salario minimo.
Quello che le dico è che quello che lei oggi ci chiede di fare lo poteva fare lei quando era in Giunta. Perché non lo ha fatto? E perché vi siete appoggiati alla mozione di una persona che oggi è all'opposizione, e oggi dite: "Dovete fare come ha detto lei"? No, avevate la possibilità di farlo, perché non lo avete fatto?
Il problema è che sembra sempre che le idee migliori vi vengano quando non governate. Quando non governate allora dite: "Noi abbiamo tutte le soluzioni per cambiare le cose". Ma perché non ci avete pensato prima? Questo è il principio.
Dopodiché, quello che forse ho spiegato prima, ma il collega Torrione... probabilmente ho spiegato io male, quindi non ci si è riusciti a cogliere... è che quello che ha scritto il CNEL - che, per quanto il collega Centoz ai tempi, e tutto il PD, volesse abolire con la riforma costituzionale che è andata male, ha perlomeno dato un suo valore al suo funzionamento - è che la questione non è che qualcuno ci ruba sui contratti, ma viene detta una cosa, che le rileggo perché giustamente non è così immediata: "Con minimo legale fisso i datori di lavoro, soprattutto delle piccole e medie imprese, avrebbero convenienza a fermare le trattative al livello legale anziché negoziare aumenti superiori legati a produttività, merito o specificità settoriali. I contratti collettivi nazionali futuri o i rinnovi tenderebbero ad appiattirsi sul minimo di legge, comprimendo i differenziali retributivi che oggi esistono grazie alla contrattazione autonoma".
Scrive un'altra cosa che peraltro non ho detto prima: "L'effetto secondario sulla rappresentanza: un minimo legale mal calibrato potrebbe spingere le imprese a uscire dai sistemi associativi (Confindustria, Confcommercio, eccetera) e applicare solo la legge, indebolendo ulteriormente la contrattazione collettiva e creando una fuga dal modello italiano basato sull'articolo 39", come ovviamente è stato evidenziato anche dalle audizioni parlamentari.
È chiaro quindi che un sistema di salario minimo così come impostato e così come immaginato non può funzionare, anzi, andrebbe in realtà a incidere negativamente sugli stipendi. Ecco perché ovviamente noi non voteremo questa mozione.
Dalle ore 15:57 riassume la Presidenza il presidente Aggravi.
Aggravi (Presidente) - La parola al collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Un intervento molto breve solo per correggere alcune affermazioni che mi sono state attribuite e che non sono vere. Saremmo ai confini del fatto personale, ma non intendo utilizzarlo, solo vorrei specificare alcune affermazioni.
Il collega Torrione mi dice quali sono i toni che io dovrei usare, questo è lecito. Io invece ritengo che dei toni franchi siano sempre un bel segnale. Come diceva il grande Montanelli, sono preferibili le inimicizie basate sulla chiarezza, rispetto alle amicizie basate sugli equivoci.
Ma, al di là di questo, lei mi dice che io ho dato della dilettante alla collega Forcellati. Io tengo a precisare questa affermazione, perché non voglio assolutamente passare per una persona che attribuisce titoli gratuiti ad altri. Io ho detto che la collega Forcellati è una dilettante esattamente come lo sono io. Ci sono le registrazioni, penso che sia chiaro, nel senso che io ho detto che né io né la collega Forcellati siamo degli economisti, a differenza del collega Aggravi. Perché io l'ho detto commentando l'intervento del collega Aggravi.
Francamente, consigliere Torrione, se deve attribuirmi delle cose almeno verifichi che io le abbia dette.
Il collega Centoz...
Presidente - Può riprendere? Perfetto, grazie.
Bellora (LEGA VDA) - ...Il collega Centoz, mi spiace non vederlo, dice: "Il collega Bellora dice che l'ideologia deve stare fuori da quest'aula, perché...", no, io non ho detto questo, io non ho detto che l'ideologia deve stare fuori da quest'aula, ci mancherebbe. Siamo tutti eletti all'interno di partiti che portano avanti delle ideologie. Io ho detto che l'ideologia non deve essere sottomessa alla realtà, ma viceversa, cioè che non si può pretendere che la realtà faccia ciò che pretende l'ideologia ma, al contrario, che la realtà accade e che l'ideologia deve adattarsi a essa. Altra cosa che ci tengo a precisare.
Il collega Torrione mi dice: "Il salario non è una variabile indipendente, però deve esserci un salario minimo". Al di là del fatto che io non apprezzo particolarmente questo modo di argomentare, cioè: "Hai ragione, però", perché o ho ragione, o ho torto, ma, al di là di quello, io non sto dicendo questo, io sto dicendo che il salario...
Presidente - Colleghi, per favore.
Bellora (LEGA VDA) - ...che il salario non può mai essere una variabile indipendente. Per un motivo molto semplice, che ci ha spiegato ancora una volta in maniera molto chiara il collega Aggravi nel suo secondo intervento. Un'azienda deve prima di tutto produrre degli utili, nel momento in cui quest'azienda non produce degli utili, evidentemente, non ha denaro e non è in grado di pagare stipendi.
Per forza di cose, quindi, anche il salario minimo non può essere una variabile indipendente. Il salario è una variabile dipendente dagli utili che realizza l'impresa.
Io posso capire che a chi si identifica, o si è identificato, con un modello economico di tipo... - vogliamo non chiamarlo comunista? Chiamiamolo socialista, cambia poco - diventa difficile accettare questo, perché è una legge di mercato, però è la storia che ve l'ha spiegato.
Anche qui, se oltre alla realtà volete piegare alla vostra ideologia anche la storia, beh, continuate pure. Mi pare che i risultati in tutto il mondo delle ideologie collettivistiche si siano visti.
Ultima considerazione che faccio. Ancora una volta ringrazio il collega Aggravi per il suo intervento, in cui ha sottolineato un altro aspetto secondo me molto importante, cioè che un'eventuale tematica legata a un salario minimo non può certamente muoversi a livello locale, e tanto meno su una piccola regione come quella nella quale viviamo. Nel senso che tutto ciò deve avvenire... io ritengo che non debba avvenire, ma nel momento in cui si ritiene che debba avvenire, deve avvenire a livello nazionale.
Se no, andare a fare questo tipo d'iniziative, a presentare questo tipo d'iniziative, in Regione o addirittura, come è stato fatto, al Comune di Aosta, cioè in una realtà che non è in alcun modo in grado di condizionare quella nazionale, scusatemi ma ha un nome solo: si chiama populismo. Si chiama populismo, si chiama buttare lì degli argomenti perché così la gente dice: "Che bravi quelli lì che pensano ai poveri", quando in realtà si fa qualcosa che si sa benissimo non essere realizzabile.
Ripeto: io ho voluto intervenire solo per precisare alcune cose che mi sono state attribuite e che non sono vere, quindi non vado oltre questo.
Presidente - La parola al collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - Intervengo piuttosto rapidamente, innanzitutto per dire che, senza fare assolutamente dell'ironia, questo mi pare decisamente un dibattito che possiamo definire serio, in quanto sento da entrambe le parti riportare dati, considerazioni e documentazione di quanto viene detto. Al di là dell'impegnativa, che può essere fatta in un certo modo, quantomeno però per una volta sarò un po' conciliante. Relativamente conciliante.
Perché giustamente qui, e non mi esprimo poi nel dettaglio, quello economico è un campo che io mastico poco, i miei colleghi hanno già esplicitato molto meglio di me la tematica e, sicuramente, siamo in presenza di un tema complesso, che prevede modelli differenti. Ma questo non c'è soltanto nell'economia, che ha modelli differenti, c'è anche nella storia. Anche nella storia ci sono degli stessi dati e poi ci sono interpretazioni storiografiche diverse.
Nelle scienze succede la stessa identica cosa -qui il collega Lavevaz mi correggerà se dico stupidaggini - per dire che c'è la teoria delle stringhe, che è una teoria che cerca di conciliare meccanica quantistica da una parte e relatività generale. Sono delle teorie che vengono fatte, poi si può dibattere su questo, ma quantomeno si devono avere delle argomentazioni.
Quello che dalla nostra parte ci fa aumentare la temperatura sanguigna è quando dall'altra parte non sentiamo argomentazioni. Perché in questo, collega Guichardaz, lei nella mozione precedente sosteneva che il nostro metodo fosse farlocco. Dice: "Voi tirate dentro dei dati presi da tutte le parti, in realtà diverse, sull'immigrazione. Praticamente state truccando i dati e mettendo insieme delle cose che non c'entrano". Poi nell'intervento successivo, quando lei stavolta ha studiato, perché si vede che padroneggia la materia, ha fatto esattamente la stessa cosa, comparando i Paesi europei su questa questione, mettendo insieme i Paesi europei.
Noi facciamo la stessa identica cosa per quanto riguarda l'immigrazione, per quanto riguarda il legame tra immigrazione e criminalità. Sono dati relativi a Paesi europei, Non solo europei: ne abbiamo messo uno extraeuropeo. Lei prima mi citava El Salvador e giustamente lei cosa ha fatto? Ha citato l'Australia, che pure quella è extraeuropea.
Vede quindi che il metodo è lo stesso. Quando si affrontano tematiche complesse, giocoforza si devono fare dei paragoni anche che vanno oltre la nostra realtà.
Invito quindi i colleghi della sinistra a utilizzare lo stesso metodo, che è corretto, perché si vede, hanno argomenti, poi si può dibattere, ma hanno argomenti, anche su altre tematiche. Le nostre, ad esempio, ripeto, immigrazione e criminalità, oppure, tanto per dirne un'altra, separazione delle carriere nei paesi UE tra PM e giudici, dove ad esempio 22 Paesi su 27 anche lì hanno la separazione delle carriere, mentre sentiamo a volte argomentazioni per cui qui si vorrebbe fare qualcosa di così terribile.
Continuate a paragonare le cose e si potrà discutere seriamente, altrimenti anche per noi è molto difficile.
Presidente - Ha chiesto la parola la prima firmataria Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Sono un po' preoccupata, perché delle volte sono in sintonia con il Consigliere Perron, quindi comincio a essere un po' preoccupata.
Provo un po' a stemperare. Collega Bellora, le posso dire che mi dispiaccio ma non me la prendo, e sa perché? Anche se avesse detto quello che lei ha tenuto... permetta, quello che ha tenuto a dire che non ha detto, anche se l'avesse detto, una cosa è il suo dire ...ma per fortuna, siccome non mi conosce, a me entra da una parte ed esce dall'altra.
E la stessa cosa varrà per lei, perché una cosa è il personale e una cosa è il professionale o il politico. Noi possiamo incontrarci, e l'abbiamo fatto, su campi professionali, e ci siamo confrontati. Sul campo politico ci possiamo confrontare e possiamo anche discutere, per fortuna dal punto di vista personale no. Tutto lì.
Per cui io, le devo dire la verità, mi posso dispiacere, ma non me la prendo.
Perché sono in sintonia con il collega Perron? Perché è vero: noi oggi abbiamo discusso e il collega Marguerettaz diceva: "Scusate, ma tra i vigili del fuoco, la legge di ieri e la mozione di oggi, avremo un quantitativo di arretrato incredibile". Sì, è vero, però oggi grazie a questa mozione imperfetta, sbagliata, qui ognuno si è lanciato - ma capisco - in affermazioni, approfondimenti di tutti i generi, che io non faccio. Ma non faccio perché non è il mio campo, molto semplicemente.
E ringrazio tutti, perché è stato un dialogo, una discussione, molto interessante, che però potrebbe... aveva l'obiettivo di discutere su questo tema, e quindi ben venga, l'abbiamo fatto, lo stiamo facendo, ma toccava due temi importantissimi.
Il primo: mettere il faro su persone che, pur lavorando, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Questo è il primo fuoco.
Il secondo: come poter porre piccoli rimedi, anzi, prima ancora se, ed eventualmente come, porre qualche rimedio, come premiare, se fosse possibile naturalmente, quelle aziende che in qualche modo si confrontano, attraverso gli appalti, con la Regione. Come premiarle rispetto al fatto che sono virtuose.
Con dei lunghi discorsi dal punto di vista economico, che io non saprei neanche ripetere ma neanche mi interessa poi più di tanto... a volte diciamo: "Questi due aspetti li abbiamo trattati, sì, ma forse non così in maniera approfondita. Che cosa ne possiamo fare? Quali sono le possibilità per questa mozione?" Si va dalla bocciatura all'approvazione, all'emendamento ampio, a cominciare da quello che io stessa ho promosso, alla possibilità di discutere queste cose in Commissione. Questo è l'aspetto politico.
Poi: si vuole fare? Si fa. Non si vuole fare? Benissimo, la discussione finirà qui. Tanto avremo altri momenti per continuare, per ritornare, e io spero non sempre su fronti contrapposti.
Presidente - Ci sono altri interventi? Se no chiudo la discussione. La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - So che sono tutti in attesa delle interrogazioni a grappolo, come sono state definite da qualcuno, ma aumentiamo l'aspettativa, solo perché il dibattito è stato in qualche modo anche legittimato dai colleghi della Lega in quanto serio, quindi sono contento che per una volta non lo riduciamo a pura schermaglia ideologica.
Ma, come dicevo all'inizio, il nostro interesse fondamentalmente non è di far votare la mozione, sono cinque-sei mesi di Legislatura e non ricordo una mozione votata, quindi penso che non ci si illuda, né quando la presentate voi, né quando la presentiamo noi, che questa possa bucare chissà quale sensibilità nascosta della maggioranza.
Sappiamo benissimo che anche qua non faremo leva neanche mettendo sul tavolo argomenti come la dignità del lavoro o questioni legate proprio alla sopravvivenza anche di certi lavoratori. Perché stamattina è stato citato - l'avete evidenziato voi - che ci sono dei contratti che prevedono delle cifre veramente minimali.
È vero che probabilmente sono state firmate anche da alcuni sindacati, io devo dire che alle volte certi tipi di contrattazione non sono facili da fare, proprio perché alla fine il fatto che alcuni sindacati maggiormente rappresentativi, confederali - lo dico per esperienza - magari vogliano rimanere all'interno del sistema della contrattazione, per inserire anche delle voci contrattuali che non si riducano alla sola cifra economica, ma agli aspetti normativi - quindi le regole sostanzialmente - e per evitare che poi ci siano dei contratti pirata, o ci siano comunque delle organizzazioni sindacali che, con organizzazioni datoriali non rappresentative, si pongano loro come firmatari di questi cosiddetti contratti collettivi, a volte si rimane dentro.
Poi io capisco che si possa anche dire che le organizzazioni sindacali non sempre lavorano bene, non sempre riescono a ottenere tutto quello che vogliono, ma ricordo al collega Perron che è sempre una mediazione di reciproci interessi, la contrattazione.
Spesso e volentieri si arriva anche, come diceva il collega Manfrin, a una certificazione di mancato accordo. Ci sono tanti contratti che certificano il mancato accordo, per esempio, sulla parte non normativa, alle volte sì. Per esempio tutta la regolamentazione delle cure salvavita, la regolamentazione di certi dispositivi contrattuali, alle volte le organizzazioni sindacali non riescono a portarle a compimento e si arriva a redigere un verbale, alla fine, di mancato accordo.
Per quello dico spesso e volentieri che, se è vero che noi abbiamo ridotto ai 9 euro, avremmo potuto allargare, ampliare, parlare delle condizioni di lavoro. Parlare per esempio della qualità della sicurezza all'interno anche degli appalti, perché non sempre gli appalti che facciamo, soprattutto sui servizi che abbiamo indicato, quelli meno retribuiti, quelli dei servizi, della ristorazione, eccetera… noi mettiamo negli appalti che si devono rispettare normative sul lavoro, poi diventa difficile controllare tutto quando magari abbiamo esternalizzato molti servizi. Non sempre la stazione può controllare, gli organi di vigilanza non sempre hanno un numero sufficiente di ispettori e di operatori per controllare, alle volte, io l'ho sentito dire da diversi datori di lavoro, dicono: "Noi preferiamo la sanzione, perché magari il nostro piano di sicurezza è stato fatto non seguendo in maniera del tutto ortodossa le norme", sui presidi magari chiudiamo due occhi, e lo vediamo: incidenti del lavoro quotidianamente, anche negli appalti pubblici. Quindi non è che sia necessariamente solo una garanzia.
Quello che volevamo sollevare noi è proprio il problema. Io riconosco al collega Manfrin questa sua cifra sociale, gliela riconosco assolutamente. Cioè lei rappresenta probabilmente anche una parte della popolazione e di persone che sono disarmate, sprovvedute, e fa anche degli interventi che io apprezzo. Devo dire che alle volte potrebbero essere fatti magari da quelli delle ZTL, come dice lei.
Poi le fa con delle modalità che non risparmiano mai la sinistra dall'altra parte. Alle volte sarebbe interessante anche magari trovare su questi aspetti dei punti d'intesa e non partire sempre lancia in resta e dire: "Siete brutti e cattivi, noi siamo bravi".
Cioè, se difendiamo i lavoratori, e li difendiamo in termini generali, io dico che alle volte si può anche trovare, come abbiamo fatto secondo me in questo dibattito, che non sortirà nulla in termini di voti... ma quantomeno il tema è stato posto; il tema delle retribuzioni insufficienti e, aggiungo, anche delle tutele: sicurezza, tutela normativa, eccetera.
Perché poi la cosa complicata alle volte, in materia di appalti, è anche il cercare di tutelare il lavoro non solo dal punto di vista economico, ma anche normativo. Il fatto che ci siano dei lavoratori a chiamata, l'orario di lavoro spezzettato magari nella stessa giornata in quattro turni di lavoro... io me lo ricordo bene quando è stato affrontato, due o tre legislature fa, se non ricordo male, il tema per esempio degli addetti alle pulizie regionali - forse c'era già il collega Manfrin - che facevano 06-08, poi li chiamavano 10-12, poi magari dalle 16 e poi chiudevano... anche quello: magari gli diamo 12 euro l'ora, cosa che se la possono sognare, ma quello vuol dire dedicare la propria vita totalmente al lavoro, essere alienati completamente dal lavoro. C'è anche quel tema lì, che va tutelato.
I lavoratori sono lavoratori nella loro dimensione più olistica. L'aspetto della retribuzione è un aspetto importante, ma non è l'unico: è anche la qualità del lavoro, la qualità della vita, la sicurezza, la tutela, il fatto di andare e di sentirsi riconosciuti. Spesso non si è neanche riconosciuti.
Visto che noi abbiamo comunque la nostra Costituzione che dice che il nostro è un Paese fondato sul lavoro, una democrazia fondata sul lavoro, il lavoro assume un valore di forte dignità, di forte inclusione, di forte riconoscibilità e riconoscimento sociale delle persone che lavorano. Ma se il lavoro fa schifo, è un lavoro tutelato malamente, a volte per colpa dei sindacati... lo dico anche per i politici: non è che noi politici facciamo le cose... non è che oggi abbiamo fatto e approvato la legge sui vigili del fuoco per penalizzare i vigili del fuoco. Ognuno cerca di fare un lavoro, poi ci sono degli spazi neri e quegli spazi neri alle volte sono il fallimento, magari politico e sindacale, ma contemporaneamente ho portato acqua al sistema del soccorso... cioè, non tutto quello che si vede alla fine in una cifra è il risultato finale del lavoro. Questo lo posso dire per esperienza personale.
Faccio solo una battuta. Io ho citato i Paesi europei, quindi mi sono tenuto all'interno del quadro europeo, dove ci sono delle differenze, questo sì, ed è il motivo del fallimento delle politiche europee, quello di non essere riusciti a trovare - e non si riesce a trovare - un'uniformità nella politica fiscale, nelle regole del lavoro, eccetera, però sono Paesi assimilabili.
Poi ho citato l'Australia che, come sappiamo, è un Paese occidentale anche se lontano, appartiene al Commonwealth, è una democrazia molto simile ai Paesi... fa parte della Corona inglese. Non è la stessa cosa che citare la Svezia ed El Salvador.
Tra l'altro, proprio sui temi della sicurezza, fate attenzione. Solo una piccola annotazione: in Italia, quando si parla di reati, si parla di reati nella loro conclusione finale, cioè vari eventi partecipano a un unico reato. Poi alla fine, quando si dice 10 reati di violenza sessuale, intanto si parla dell'esito finale.
In Svezia, per esempio, sono eventi singoli, quindi il singolo evento, il singolo caso e la singola situazione, vengono contabilizzati come uno. Alle volte anche quel tipo di contabilizzazione è fuorviante, nel senso che poi può dare la sensazione che la Svezia è Caracas e, in questo caso, che l'Italia è simile a Caracas. Perché poi, come le dicevo, anche con la differenza rispetto alla contabilizzazione poi però i dati ci portano a essere ancora un po' peggiori rispetto alla Svezia, purtroppo.
Presidente - Ci sono altri interventi? Altrimenti chiudiamo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il governo, la parola all'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - Un bel dibattito, quasi inaspettato, però un bel confronto, con tanti elementi interessanti.
La posizione della maggioranza credo sia stata ben esplicitata dal collega Presidente Aggravi: proporremo l'astensione, qualora l'iniziativa non venisse ritirata.
Il collega Aggravi ha spiegato molto bene il perché e io proverò ad aggiungere qualche elemento per il prosieguo, ovvero dove andare a proseguire questo confronto, magari su un tavolo tecnico, che potrà dare poi alla parte politica degli elementi da sviluppare nelle Commissioni.
La mozione, come è stato detto, parte dall'analoga iniziativa discussa dal Consiglio comunale di Aosta il 22 gennaio 2026. Si è detto di un'iniziativa che poi è stata emendata, io direi che è stata quasi totalmente riscritta.
Come ha ricordato il collega Manfrin, soffermandoci poi su questa iniziativa - me l'ero appuntato e lo ripeto - la Giunta comunale non ha adottato specifici impegni in relazione all'individuazione di una precisa soglia di retribuzione salariale, come invece è stato indicato, ma anche di questo abbiamo già parlato.
La Giunta comunale ha assunto l'impegno di fornire agli uffici specifiche indicazioni affinché al personale impiegato nell'esecuzione di appalti pubblici sia applicato il contratto maggiormente attinente all'attività svolta, stipulato dalle organizzazioni datoriali e dalle rappresentanze sindacali più rappresentative.
In quest'ottica, l'Assessorato alle Opere pubbliche, al Territorio e all'Ambiente è disponibile ad attivare un confronto con le organizzazioni sindacali, con il mondo imprenditoriale, affinché negli appalti pubblici - soprattutto in quelli attinenti all'esecuzione delle opere pubbliche, settore che ovviamente ci vede coinvolti - sia garantita l'applicazione piena dei trattamenti economici derivanti dai contratti collettivi nazionali di settore. Un'azione che in parte è già avviata, è già in corso, usufruendo, come dicevo, di quegli organismi preposti, quei tavoli che procederanno a questa analisi tecnica e tematica, al suo sviluppo nell'ambito del confronto con tutti questi attori, come dicevo. Un confronto che poi potrà dare gli elementi che servono alla politica per il suo confronto.
Metto in evidenza che la legge regionale 2 del 2024, "Disposizioni organizzative urgenti in materia di centralizzazione delle funzioni di committenza e altre disposizioni in materia di contratti pubblici", prevede l'istituzione presso questo Assessorato, l'Assessorato regionale competente in materia di Opere pubbliche, della Consulta regionale per i contratti pubblici di lavori, di servizi e di forniture.
La Consulta, a seguito dell'avvio della XVII legislatura, è stata ricostituita con decreto del Presidente della Regione, il decreto n. 7 del 15 gennaio del 2026. Resterà in carica sino alla scadenza della legislatura stessa e la riunione d'insediamento si è svolta in data 3 febbraio 2026.
Come da decreto, ne fanno parte: uno o più dirigenti di primo livello per ogni Assessorato regionale e della Presidenza, il dirigente della stazione unica appaltante, nota come SUA, il dirigente responsabile della centrale unica di committenza Inva Spa o un suo delegato, l'ufficiale rogante della Regione o suo delegato, il dirigente dell'avvocatura regionale, un rappresentante degli enti locali designato dal CIPEL, un rappresentante dell'azienda USL Valle d'Aosta o suo delegato, un rappresentante designato dalla Chambre Valdôtaine, un rappresentante designato d'intesa dai collegi professionali, un rappresentante designato d'intesa con gli ordini professionali o un suo delegato, due rappresentanti designati d'intesa delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative degli operatori economici operanti nel settore edile, due rappresentanti designati d'intesa dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative delle imprese operanti nel settore dei servizi e delle forniture e due rappresentanti designati d'intesa tra le associazioni sindacali maggiormente rappresentativi. Tutti rappresentanti che, ovviamente, potranno essere sostituiti dai vari delegati.
Come detto, quindi, la Consulta è costituita, tra l'altro, da: rappresentanti delle associazioni di categoria del settore edile, imprese operanti, fornitori e associazioni, insomma da tutta una serie di attori utili a questo confronto. Una Consulta che ha il coordinamento del coordinatore del dipartimento Infrastrutture e Viabilità.
All'interno della riorganizzazione della macchina regionale, che partirà dal 1° aprile, si è voluto fare ulteriormente ordine andando a collocare anche la struttura della stazione unica appaltante, che precedentemente era all'interno del dipartimento Territorio, proprio all'interno di questo dipartimento Infrastrutture e Viabilità. Questo ci tengo a dirlo perché la riorganizzazione è anche riordinare e creare dei meccanismi che possano rendere la macchina operativa più efficiente, così come è l'obiettivo nell'ambito della fusione dei due dipartimenti: mettere insieme il territorio e l'ambiente in un dipartimento che si chiamerà Ambiente e Territorio, proprio per alzare il livello e irrobustire alcune strutture, alcuni dipartimenti, che oggi forse sono un po' più fragili.
Volevo anche ricordare alcune criticità con le quali ci siamo scontrati. Ad esempio gli affidi Consip che, come citava qualcuno, fanno parte di quelle imposizioni statali. Poi va ricordato che con la stazione unica appaltante, con la centrale unica di committenza, con PlaCe-VdA, si è cercato di mettere in campo quegli strumenti per adeguare, dove è possibile, le procedure della nostra realtà, anche per ricercare un obiettivo importante: la tutela dei lavoratori; e poi l'attenzione sulle opere pubbliche, come ricordava il collega Aggravi, e il ruolo delle direzioni dei lavori, l'abbiamo visto in diverse iniziative che abbiamo discusso.
Il tutto sempre nei limiti di una materia che il codice dei contratti regola prioritariamente.
Nei prossimi giorni il collega Jordan, in seguito a una seduta di III Commissione, vi fornirà della documentazione che stiamo predisponendo come Assessorato per quel che riguarda l'attività della centrale unica di committenza, che era stata richiesta dal collega Campotaro ma metteremo a disposizione di tutti i colleghi quei dati di cui avevamo parlato durante quella seduta di Commissione.
Si ritiene opportuno e maggiormente efficace che queste richieste vengano dovutamente esaminate in seno alla Consulta, ai fini della definizione di specifiche misure operative, con l'obiettivo di garantire l'applicazione, nell'esecuzione degli appalti pubblici, dei trattamenti economici previsti dai contratti adottati a livello nazionale nei differenti settori di riferimento, di monitorare la loro corretta applicazione e di individuare eventuali meccanismi premiali in sede di presentazione delle offerte e di aggiudicazione dell'appalto.
Come già detto, si coglie la volontà di creare un confronto politico, ma quanto richiesto è già stato oggetto di confronto, lo è e lo sarà nel prossimo futuro all'interno appunto di quest'organo, una Consulta che è garanzia di quel confronto tra politica, organizzazioni sindacali e categorie, che abbiamo convintamente sostenuto e portato avanti nella scorsa legislatura, così come faremo nel prossimo quinquennio su questa tematica.
Come detto, quindi, la posizione della maggioranza è per un'astensione se l'iniziativa non verrà ritirata, ma ci si prende anche un impegno che è quello - con i tempi corretti, quando saranno maturi - di arrivare in Commissione per dibattere e per confrontarsi. Prima di questo dibattito, di questo confronto, intanto inizieremo fornendovi alcuni dati sull'attività della centrale unica di committenza, per poi riportare un ritorno dell'attività della Consulta.
Presidente - La parola all'assessore Bertschy.
Bertschy (UV) - Molto sinteticamente, a completamento dell'intervento dell'assessore Sapinet, sapete che dalla scorsa legislatura il Consiglio politiche del lavoro ha promosso un indirizzo importante attraverso la strategia sull'Alleanza per il lavoro di qualità. Attraverso questa Alleanza le parti sociali e le parti datoriali hanno cercato di comporre tavoli di lavoro per arrivare a confrontarsi su come migliorare in generale il sistema e il modello di lavoro in Valle d'Aosta.
Per quello che riguarda i servizi di appalti pubblici si è trasferito in quella fase alle strutture dirigenziali la sensibilità politica.
Tutti sono stati interessati da questa attenzione. È una strategia che si è proposta intanto di portare il tema al tavolo. Venerdì scorso si è riunito per la prima volta il Consiglio politiche del lavoro.
Insieme alle colleghe Josette Borre e Luisa Trione e al collega Andrea Manfrin, abbiamo anche affrontato nelle comunicazioni questo argomento. C'è una delibera interessante del Trentino di recente approvazione che va studiata e ci si è presi l'impegno, all'interno del Consiglio politiche del lavoro, di provare a comporre un percorso e a ragionare insieme sul tema che interessa.
L'iniziativa specifica parla del salario minimo e questo obiettivo che ci siamo dati è di ragionare su come creare le condizioni perché ci sia sempre un'attenzione, nel sistema dell'assegnazione dei servizi, a una componente importante che è quella della forza lavoro, che non deve essere l'ultima, anzi, deve essere la prima da salvaguardare, perché un servizio pagato il giusto - e nel "pagato il giusto" ci deve essere il giusto pagamento di ogni salario - è un servizio meglio erogato, che dà più soddisfazione e dove tutti trovano la loro applicazione.
Tutto questo ha dei costi. Evidentemente nel comporre gli appalti bisogna avere l'attenzione giusta, sostenerli con le risorse che servono e far sì che anche le strutture che poi vanno a mettere in campo questi appalti sappiano applicarle nell'organizzazione. È famosa purtroppo, per esempio, la difficoltà che si ha nei servizi delle pulizie, dove vengono composti orari di lavoro molto frammentati, che creano condizioni di lavoro ovviamente non di qualità, in senso assoluto, ma non solo in quel senso. Bisogna porre attenzione sia quando si amministra che quando si eroga il servizio e porre l'attenzione giusta perché poi alla fine chi lavora all'interno dei nostri servizi sono i cittadini, molte volte cittadini valdostani, e credo che tutti noi vorremmo avere la massima attenzione per le persone che si riferiscono a noi come amministratori e come governatori.
Da parte nostra, quindi, ci sarà l'impegno all'interno del Consiglio politiche del lavoro per ragionare su questi temi e per vedere se si potranno trovare delle soluzioni per dare applicazione amministrativa, oltre che indirizzi politici.
Presidente - Ci sono altri interventi? Se no pongo in votazione la mozione.
La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 33
Votanti: 6
Favorevoli: 6
Astenuti: 27 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Carrel, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Zucchi)
La mozione non è approvata.
Se i colleghi sono d'accordo, prima di iniziare le interrogazioni a risposta immediata farei una pausa, quindi riprenderei alle 17:00.
La seduta è sospesa dalle 16:47 alle 17:13.
