Oggetto del Consiglio n. 330 del 12 marzo 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 330/XVII - Discussione generale sulla mozione: "Disposizioni per la garanzia del salario minimo e la tutela delle imprese sane negli appalti della Regione Autonoma Valle d'Aosta".
Petey (Presidente) - Riprendiamo la seduta. Passiamo al punto n. 8 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla consigliera Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Questa mozione, che è ormai un po' datata, insomma, però finalmente possiamo discuterla, vuole portare un tema importante per noi, ma penso anche per tutti e lo vuole portare non affrontandolo come una questione di cifre o di clausole tecniche nei bandi di gara. Anche le cifre che troviamo nella mozione quindi sono cifre che noi abbiamo messo, ma che devono essere oggetto in qualche modo di discussione.
Noi poniamo due problemi: una questione di civiltà politica e una questione di visione economica. Intanto parliamo del lavoro povero e sappiamo che anche in Valle d'Aosta esiste, è una contraddizione in termini che, purtroppo, è diventata una realtà quotidiana anche nella nostra Regione. Ci sono persone che lavorano a tempo pieno, in alcuni appalti anche nella nostra Regione, che, nonostante l'impegno, non riescono a raggiungere una vita dignitosa a causa di paghe e quindi di un reddito che scende al di sotto della soglia critica della povertà: questo è il primo aspetto. A questo si aggiunge un modello virtuoso che il Comune di Aosta, con la delibera… vi dico anche, scusate… la delibera numero mi sembra 19 o… con la delibera n. 16, scusate, del 22 gennaio del 2026, ha approvato in Consiglio comunale. Ha creato per così dire… ha definito un modello virtuoso. È una delibera che è stata proposta da una forza politica, AVS, ma che è stata poi oggetto di modifiche, importanti anche, di emendamenti, e poi alla fine condivisa dall'Aula.
La domanda è: può anche la Regione portare avanti questo modello senza…? Perché sappiamo che cosa sta succedendo a livello nazionale. Sappiamo che la Regione Toscana, anzi è del 10 marzo la discussione, si fa così per dire, in Consulta della legge della Regione Toscana. Non sappiamo ancora gli esiti, naturalmente. La Regione Puglia anche ha adottato una legge simile. Può la Regione Valle d'Aosta utilizzare questo modello virtuoso per fare in modo che ci possa essere, appunto, una modalità per coloro che lavorano nella nostra Regione, che si possa utilizzare, appunto, questo modello e, quindi, non si possa scendere sotto il minimo previsto dai contratti, naturalmente di settore? Contratti ma adesso, nel corso della discussione, cercherò di approfondire. In primo luogo quindi è una questione di giustizia sociale. Sappiamo bene che anche la stabilità di una persona passa attraverso la dignità del proprio lavoro e quindi un salario non consono genera frustrazione, insicurezza, un maggior carico alla fine sui servizi sociali, anche servizi sociali regionali. Se quindi negli appalti ci sono delle cifre particolarmente basse, naturalmente questo crea poi alla fine dei lavoratori poveri, che devono essere assistiti, appunto, con altre risorse pubbliche, un po' un paradosso.
In secondo luogo - ed è una cosa che a noi interessa molto - si tratta di proteggere le nostre imprese sane. Noi sappiamo che in Valle d'Aosta ci sono imprese serie, la maggior parte, per fortuna, che tutelano i propri dipendenti e che concorrono negli appalti proprio con delle offerte economicamente vantaggiose, diciamo, per i propri dipendenti. Naturalmente che cosa si potrebbe fare? Anticipo un po' l'impegnativa. Incentivare, naturalmente, premiare nei punteggi di gara le imprese che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative. Questo naturalmente farebbe in modo che un appalto non venga vinto da chi applica dei contratti pirata, con sigle sindacali non rappresentative, pur di abbassare il costo del lavoro, perché così facendo stiamo punendo non solo il lavoratore, ma stiamo punendo il tessuto sociale, ma il tessuto economico della nostra Regione. Questo noi che sediamo in quest'aula non dobbiamo e non possiamo permettercelo. Come possiamo fare? È vero, ci potrebbe essere un disegno di legge o una proposta di legge, com'è stato fatto, ripeto, in altre Regioni. Ancora non sappiamo, perché poi è stato impugnato dal Governo, ma la Consulta ha detto che non era ammissibile quest'impugnazione da parte del Governo, quindi stiamo andando avanti, perché, laddove a livello centrale non si portano avanti delle politiche che poi possano incidere su tutto il nostro territorio, è chiaro che poi le Regioni si muovono un po' a macchia di leopardo.
Con questa mozione quindi noi vorremmo… e mi permetto di leggere le quattro righe, cinque, dell'impegnativa che è stata approvata, una parte, una piccola parte dell'impegnativa approvata in Comune ad Aosta: "Impegnano il Sindaco e la Giunta a formalizzare l'impegno dell'Amministrazione affinché il trattamento economico di tutti i lavoratori impiegati negli appalti e negli eventuali subappalti - sappiamo che questo genera ulteriori problematiche -, qualsiasi sia la tipologia di contratto individuale di lavoro, sia pari almeno ai minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni dei lavoratori e di parte datoriale comparativamente più rappresentativi a livello nazionale in base al settore merceologico in cui l'appaltatore opera".
Con questa mozione quindi desideriamo mettere in evidenza questa distorsione che, purtroppo, in ambito contrattuale, in ambito lavorativo oggi avviene, portando alla luce due problematiche: la prima, non mi piacciono tanto i termini tipo il "combattere", il "lottare", ma affrontare il problema del lavoro povero; dall'altra parte, incentivare e quindi premiare quelle aziende valdostane serie che utilizzano contratti nazionali, che si propongono negli appalti con contratti nazionali seri, ma che poi spesso, proprio per questo, non riescono a vincere l'appalto stesso o a far lavorare i propri dipendenti.
Presidente - Dopo l'illustrazione è aperta la discussione generale e passo la parola al consigliere Torrione.
Torrione (AVS) - Anticipo ovviamente il nostro voto assolutamente favorevole a questa mozione, che, come ha ricordato la collega Forcellati, in una disciplina che impedisce alle Regioni di fissare un salario minimo però permette loro di mettere delle soglie sui contratti applicati come minimo. Non è quindi un salario minimo diciamo universale, ma è un salario minimo come soglia, quindi i famosi 9 euro sono quelli che peraltro sono stati applicati da alcune Regioni, da diversi Comuni e in Europa, peraltro, la cifra è anche superiore, perché arriva anche fino ai 12 euro.
Come ha detto bene la collega Forcellati, l'oggetto di questa mozione è fondamentalmente il lavoro povero, che è una questione molto delicata che fa parte di uno dei tanti elementi che compongono la povertà. Recentemente noi abbiamo fatto un incontro pubblico sul tema della povertà e i vari aspetti della povertà sono stati tutti sviscerati in maniera importante e in maniera esaustiva, anche per quello che mi riguarda, è stato un momento di apprendimento anche importante, povertà che è un fenomeno complesso, com'è stato ben detto.
Un altro elemento che bisogna sottolineare è che non parliamo di occupazione o disoccupazione, parliamo di povertà in situazioni anche di persone che lavorano, che hanno uno stipendio, ma che non è uno stipendio degno e, soprattutto, non è uno stipendio che permette loro di condurre una vita adeguata. Questa mozione quindi non è un atto simbolico, ma una concreta scelta di politica pubblica che riguarda alcune questioni fondamentali: la dignità del lavoro, la qualità dei servizi, la tutela del tessuto economico, com'è stato anche detto dalla collega, e la prevenzione della povertà.
Ovviamente per noi di AVS questo è un tema che fa parte proprio di alcuni pilastri di politica che stiamo portando avanti a livello nazionale e, come ringrazio la collega Forcellati per averlo citato, siamo stati i promotori in Consiglio comunale, dalla profonda minoranza, a portare questo tema, che è stato peraltro poi, com'è stato detto, approvato dall'Aula. Ringrazio quindi anche la nostra collega Poletto, che ha portato in Comune di Aosta questo tema, e ringrazio ovviamente tutta l'Aula che ha seguito, diciamo, la proposta.
Come ha detto la collega Forcellati, la cifra non è un tabù, non so come dire… È chiaro che bisogna trovare qual è la cifra adeguata, eccetera. Normalmente viene stabilito in 9 euro, è abbastanza riconosciuto unanimemente che è la cifra minima al di sotto della quale non si può scendere perché si rischia di entrare, appunto, nell'ambito del lavoro povero. Questa misura non è solo un contrasto al lavoro povero, come ha detto… mi spiace, continuo a citarla però d'altronde la mozione è la sua… non è solo di contrasto al lavoro povero, ma anche a quello che si chiama in inglese il dumping contrattuale, detto in italiano i famosi "contratti pirata" che sono applicati, perché sapete che è richiesta l'applicazione dei contratti collettivi nazionali, peccato che ci sono dei contratti collettivi nazionali che sono, appunto, pirata e che fanno sì che alcune aziende… In questo caso posso citare un'azienda privata che non riguarda il tema specifico della mozione, però il tema lì è ancora più marcato, perché purtroppo, se si potesse intervenire sulla parte anche dei contratti privati, sarebbe interessante. Qui noi possiamo agire soltanto su quelli pubblici e quindi lì ci limitiamo. Credo però che tutti noi abbiamo letto quanto vengono pagati all'ora i rider della società Glovo, stiamo parlando di 2,50 euro all'ora, 3 euro, e quindi stiamo parlando di cifre che non raggiungono neanche il minimo proprio ragionevole per poter vivere, insomma.
Porto soltanto alcuni dati. Secondo i dati dell'OCSE, l'Italia è il Paese che ha registrato il più importante calo dei salari reali tra le principali economie avanzate degli ultimi anni. Secondo L'Istat e l'Inps, oltre tre milioni di lavoratori percepiscono salari bassi. Il fenomeno del lavoro povero riguarda anche lavoratori a tempo pieno, non soltanto part time e non solo disoccupati, come dicevo prima. La crescita dell'occupazione non si è tradotta in una crescita proporzionale dei salari. In Italia quindi il problema non è solo la disoccupazione ma, appunto, è il lavoro povero.
C'è un altro dato su cui però dobbiamo interrogarci: in Europa 22 Paesi su 27 hanno un salario minimo legale. Tra l'altro, in Spagna l'applicazione del salario minimo ha determinato un'economia in crescita, quindi un maggior costo per la Pubblica Amministrazione, in realtà, ha determinato un incremento dell'economia. L'Italia purtroppo non ha mai adottato e non ha una legge sul salario minimo e tutta la sua tutela è basata sulla contrattazione collettiva. Il nostro ordinamento prevede che i contratti collettivi stipulati tra le parti sociali, datori di lavoro e sindacati, definiscano i livelli salariali minimi in ciascun settore produttivo. Tuttavia, l'assenza di un salario minimo legale, unitamente alla mancanza di una legge sulla rappresentanza, ha portato a fenomeni di dumping salariale, come dicevo, e all'adozione di questi contratti pirata o ad accordi sottoscritti da organizzazioni sindacali non rappresentative, che ovviamente prevedono condizioni retributive e normative molto peggiorative rispetto ai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. Un dato importante è che nel 2022 l'Unione europea ha adottato la direttiva 22/2041 sul salario minimo adeguato, con l'obiettivo di rafforzare appunto la tutela dei lavoratori e garantire una giusta retribuzione. Questa direttiva non impone agli Stati membri l'introduzione di un salario, ma stabilisce che il salario debba essere adeguato e proporzionato - ecco perché la cifra di 9 euro non è di per sé un tabù necessariamente da rispettare - ma stabilisce che il salario debba appunto essere adeguato e proporzionato rispetto al costo della vita e ai livelli salariali generali del Paese. La direttiva fissa anche un parametro di riferimento: il salario minimo dovrebbe attestarsi almeno al 50% del salario medio nazionale o al 60% del salario mediano. Inoltre la direttiva assegna alla contrattazione collettiva un ruolo cardine nella definizione dei salari, imponendo solo, laddove vi sia una copertura inferiore all'80%, l'adozione di un salario minimo per legge.
Noi speriamo che anche il nostro Stato si adegui a questa situazione, ma quello che vogliamo sottolineare è un altro aspetto. La questione del salario minimo innesca una doppia spirale pericolosa, cioè meno diritti, quindi salari più bassi, qualità del lavoro e dei servizi che peggiora. Meno diritti, salari più bassi, qualità della vita che peggiora e povertà che aumenta, questo cioè è un meccanismo che ha conseguenze su tanti aspetti della vita delle persone, anche sull'economia e, come dirò dopo, anche sulle stesse aziende. Dal punto di vista normativo, come si è detto, una base giuridica esiste già, in Italia ci sono diverse leggi sulla committenza regionale, ci sono le clausole sociali, c'è il nuovo Codice degli appalti che implica determinate cose. La Cassazione nel 2023 ha ribadito che l'articolo 36 della Costituzione impone una retribuzione proporzionata e sufficiente, quindi questo è dove ci si deve muovere. La Cassazione, tra l'altro, chiarisce in maniera molto precisa, perché c'è una sentenza che dice: "Una retribuzione di 1.245 euro al mese per 13 mensilità, calcolata su indicatori come il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione guadagni, la nuova assicurazione sociale per l'impiego e l'indice Istat". Dà quindi anche un quadro chiaro entro cui muoversi.
L'esperienza di altre Regioni è già stata citata dalla mia collega. Il Comune di Firenze - leggo perché è abbastanza interessante, per citare uno dei tanti esempi, perché poi c'è anche il Comune di Bologna, il Comune di Milano, il Comune di Perugia - con una delibera del 2024, in coerenza con l'articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, dice che "il salario minimo comunale, ovvero l'applicazione, per ciascun lavoratore e ciascuna lavoratrice impiegati negli appalti in cui l'Amministrazione ricopre il ruolo di stazione appaltante, del contratto collettivo maggiormente attinente all'attività svolta, stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, garantendo in ogni caso una retribuzione oraria non inferiore ai 9 euro". In questo caso la Valle d'Aosta quindi non è che deve inventare chissà che cosa. Ci sono già degli esempi, si può fare quello che io definisco sempre un bel copia incolla fatto bene. Tra l'altro, la Valle d'Aosta ha delle caratteristiche specifiche, che sono un mercato del lavoro piccolo, la forte presenza di servizi pubblici, un peso significativo degli appalti nella gestione dei servizi, che quindi la Regione introduca dei criteri induce un meccanismo virtuoso in tal senso. Quello che dicevo prima rispetto alle imprese: se il lavoro è sottopagato, è difficile che ci sia qualità del servizio, quindi nei servizi ad alta intensità di manodopera, ad esempio, le assistenze, le pulizie, la ristorazione collettiva, le manutenzioni, il costo del lavoro è la componente principale. Se la competizione si gioca sul ribasso, si abbassano i salari, si aumenta la precarietà, si riduce la qualità, si scaricano i costi sociali sul territorio. La buona amministrazione quindi non è quella che paga meno, è quella che spende meglio.
Garantire salari dignitosi non è quindi una misura soltanto sul lavoro, ma è anche una misura, come dicevo prima, di prevenzione sociale e di far sì che si evitino le problematiche correlate, come dicevo, e cioè la povertà abitativa, difficoltà educative per i figli, problemi di salute e benessere, impossibilità di conciliazione dei tempi vita e dei tempi lavoro. In altre parole una persona che lavora solo per sopravvivere è già un risultato, però nella qualità della vita e nel benessere delle persone non si può vivere soltanto dormendo e lavorando credo. Anche avere una vita dignitosa e un tempo libero da poter utilizzare per fare le cose che piacciono diventa quindi una cosa estremamente importante.
Collegato a questo c'è ovviamente il tema che il lavoro povero tocca sempre di più un altro tema fondamentale, cioè quello che la povertà non è soltanto la povertà assoluta, che peraltro ha delle misure che vengono adottate di contrasto, ma è la povertà, come abbiamo detto anche in quest'aula più volte, del ceto medio, che magari sopravvive, ma la vita non è sopravvivere, come dicevo prima, è potersi garantire anche del tempo libero e la possibilità di spendere dei soldi anche per andare a cena, andare a vedere un film o fare anche soltanto una vacanza, poi ci sono alcune iniziative in questo Consiglio che toccano anche il tema della conciliazione vita e lavoro. In sintesi finale quindi penso che approvare questa mozione sia semplicemente dire che, nel rispetto dell'articolo 36 della Costituzione, la Valle d'Aosta non accetta il dumping contrattuale, che la concorrenza sleale non è compatibile con la legalità, che il lavoro povero non può in nessun modo essere accettato dalla nostra Amministrazione e che il lavoro deve essere dignitoso. In ultima istanza significa dire che lo sviluppo economico e la giustizia sociale non sono due cose alternative, ma sono assolutamente complementari.
Présidente - La parole au conseiller Aggravi.
Aggravi (CA) - Il tema posto dai colleghi è sicuramente di interesse e, quindi, vorrei cercare con quest'intervento di dare degli elementi utili al dibattito, ricordando e valorizzando soprattutto il momento del dibattito delle mozioni. Scusate, mi devo ritarare rispetto a prima.
Sicuramente il lavoro povero, il tema del dumping contrattuale e la necessità anche che la giusta competizione o, meglio, la sana competizione non vada poi a inficiare l'obiettivo dell'appalto o comunque anche che porti a una corsa al ribasso delle condizioni non soltanto del lavoro ma, io direi, anche delle condizioni generali dell'appalto, perché poi giustamente stiamo parlando di lavoro povero, però potremmo anche fare un ragionamento sui materiali, i lavori, come viene svolto effettivamente il lavoro.
C'è però un punto. Io ho ascoltato con grande interesse sia la presentazione sia l'intervento del collega che mi ha preceduto, c'è un tema però che bisogna considerare.
Noi in questo caso stiamo parlando giustamente di appalti, quindi non stiamo parlando del mercato, che dovrebbe essere libero, poi non è così libero, ma io non voglio attirarmi delle ire da parte di chi è contrario a questa visione. Il tema è che l'Ente pubblico, in questo caso, deve fare la sua parte, deve essere prima di tutto un committente responsabile, perché non possiamo fare un'analisi sul tema degli appalti senza considerare che la procedura di appalto è una procedura particolare nel mercato. Io cioè scrivo una lista di cose che vorrei si facessero, la metto a gara e chi partecipa e chi vince l'appalto deve attenersi a quella lista di cose, semplifico ma è così.
Quindi, la mia perplessità quindi riguarda soprattutto lo strumento, chi mi conosce sa, non sono particolarmente favorevole allo strumento del salario minimo e cercherò di spiegare il perché, perché risolvere un fenomeno complesso, come giustamente ha detto il collega Torrione, introducendo però una soglia oraria minima, fissata tra l'altro in cifra, e l'idea soprattutto che questo possa proteggere le imprese valdostane sane, e su quello tornerò, la ritengo la vera problematica di tutta la questione.
Aggiungo degli elementi, perché dobbiamo tenerne conto. Ci sono dei modelli e distinguo subito altri Paesi europei e non soltanto. Giustamente si dice: altrove il salario minimo c'è. Io nella scorsa legislatura ho portato all'attenzione dell'Aula, in particolare dell'assessore Bertschy, il tema del London Living Wage. Non so se sapete cos'è: è un meccanismo di salario minimo libero, ad adozione delle imprese e delle attività che insistono a Londra, che è differente dal salario minimo nazionale inglese, dove non c'è un sistema di contrattazione collettiva nazionale, che forse abbiamo soltanto noi, come il tema del TFR. Il mercato del lavoro italiano cioè è estremamente complesso e particolare, quindi fare dei parallelismi con altre realtà oggettivamente è quasi un'eresia, perché partiamo dagli elementi di base che sono totalmente diversi.
In quel caso lì perché lo cito? Perché è una plastica rappresentazione di un fatto: il costo della vita a Londra è enormemente maggiore rispetto al resto della Gran Bretagna e quindi le imprese stesse, le sigle sindacali e quant'altro hanno definito un modello libero, dove non c'è di mezzo lo Stato. È una contrattazione, potrebbe assomigliare un po' a una contrattazione di secondo livello, non è paragonabile ma è così, ma che ha un atout particolare che non ha il salario minimo che viene proposto: non è fissato in cifra, viene stabilito in base al costo della vita, perché altrimenti noi stiamo fissando una cifra e sembrano quasi le politiche di calmierazione dei prezzi che poi creano delle distorsioni, che, piaccia o no, creano. Anche nei Paesi comunisti hanno creato dei problemi dove non c'era il libero mercato.
Ripeto: meccanismi di questo tipo potrebbero essere interessanti perché sono liberi, perché sono tarabili e soprattutto perché sono definiti in un momento in cui le imprese, i rappresentanti dei lavoratori e, per carità, mettiamoci anche l'Ente pubblico, hanno un momento di contrattazione e di definizione di quello che può essere un modello. Lì sì si parla di modello e poi torno anche sul modello - spero di ricordarmi tutto quello che vorrei dire - ma soprattutto non si fissa in cifra il salario minimo, perché, se domani mattina abbiamo uno choc inflattivo, il salario minimo non serve, come in realtà è già.
Vado sul tema delle imprese sane, delle imprese serie, della definizione. Posto il fatto che non esiste una categoria giuridica, ma neanche economica, che definisce qual è un'impresa sana, qual è un'impresa seria, perché a volte parliamo anche di imprese virtuose. Abbiamo dei casi dove giustamente vediamo politiche di welfare che riteniamo innovative o comunque particolari. Ricordiamoci che l'impresa è sana nel momento in cui il suo conto economico funziona, perché altrimenti ci riempiamo la bocca di belle parole, belle etichette, ma l'impresa si liquida, si chiude e fallisce, se fallisce l'impresa, il lavoratore non ha un posto di lavoro.
Oggettivamente quindi io direi di stare attenti a dare delle etichette in questo senso, perché anche lì mi verrebbe da dire a chi lo dice: qual è un'impresa non seria? L'impresa non seria può essere vista un'impresa che non rispetta le regole? Beh, allora ci sono altre sedi che devono colpire quel comportamento, perché altrimenti, se noi ci muoviamo nel lecito, ovviamente il percorso tra il serio e il non serio è molto complesso e rischia di essere un po' troppo soggettivo. Io quindi penso che un'impresa che opera bene viene tutelata non perché esiste un numero fissato in cifra o scritto, ma perché la gara è costituita con basi d'asta coerenti col costo del lavoro e la qualità della richiesta, che ci sia ovviamente una verifica del contratto collettivo applicato, che ci siano dei controlli nelle esecuzioni.
Possiamo cioè sintetizzare dicendo che ci sia un capitolato, ovviamente seriamente fatto e qui però non è un problema delle imprese: è un problema del committente, quindi ben venga che il committente si dia degli indirizzi, ma le imprese possono agire in maniera sana e soprattutto possono essere tutelate, perdonatemi, al di là di tutto, se ci sono dei tempi certi e delle regole certe. Qua vado anche al di fuori del meccanismo degli appalti, perché altrimenti l'imprenditore impazzisce, e lo sappiamo, tra burocrazia e quant'altro, perché ci sono dei costi indotti. Non è che l'imprenditore è sempre quella persona cattiva, che paga poco e schiavizza i propri dipendenti perché vuole il profitto, perché poi c'è anche un'altra questione che spesso ci si dimentica nei livelli contrattuali, che è la produttività.
Senza quindi queste condizioni, ne ho citate tre davvero a caso, una soglia può perfino produrre degli effetti distorsivi, perché può irrigidire i costi senza correggere le distorsioni e può, sì lì, spingere e recuperare margini con riduzioni su ore, sugli stessi materiali, su inquadramenti, organizzazione e quant'altro.
Stiamo attenti, perché, se dovessimo caricare le incombenze dell'appalto senza un'adeguata valorizzazione poi della cifra, lì ci può essere un effetto distorsivo e la cifra minima potrebbe diventare a sua volta un ulteriore elemento di distorsione. Posto il fatto che, ripeto, se abbiamo un sistema italiano fatto di contratti collettivi nazionali, di una certa contrattazione, di una presenza sindacale importante, mi dico: perché io non ho già delle tutele a monte, al di là della gara d'appalto, che viene in un secondo livello? Perché il vero problema qua di cui stiamo parlando è il mercato del lavoro, è la valorizzazione del lavoro che viene fatto, degli stipendi e dei salari. Attenzione che, pensando di risolvere un problema, ne creiamo un altro.
Soprattutto, quindi, dobbiamo anche stare attenti e, tornando sul tema - questo lo voglio dire per riportare all'attenzione quello che dicevo prima -, noi dobbiamo ragionare anche all'interno della logica dei contratti pubblici, perché giustamente stiamo parlando di un committente pubblico e quindi di tutto il sistema, appunto, complesso.
Si parla nella mozione anche - e l'ha detto anche la prima firmatari -, chi ha illustrato, del modello virtuoso del Comune di Aosta. Io non contesto le scelte di altre aule, anzi, forse bisognerebbe fare un ragionamento anche complessivo, come Enti locali, come enti pubblici, per carità. Definirlo però modello mi lascia alquanto perplesso, perché non basta una mozione, una dichiarazione d'intenti e, soprattutto, bisogna agire nelle regole che sono definite e che non definisce né quest'Aula né altre aule, ma che sono definite da livelli superiori. Questo non ce lo possiamo e non ce lo dobbiamo dimenticare, perché altrimenti io, se c'è un modello già definito, mi chiedo in quali settori è applicato, come sono state definite le basi d'asta e le verifiche sui contratti collettivi nazionali, che esiti ha avuto la qualità del servizio, se ci sono stati contenziosi, controlli, cioè un modello deve essere qualcosa che già agisce, non basta una mozione, colleghi, perché, tra l'altro, chi ha presentato la mozione ha parlato dell'impegno a formalizzare l'impegno. Non è allora un modello, è un'indicazione, che è una cosa molto diversa, perché il modello entro il quale possiamo e dobbiamo agire è quello definito dalle regole nazionali dei contratti pubblici e del mondo del lavoro.
Sicuramente quindi può essere evocativa l'idea, può essere giustamente una provocazione politica, che ci sta, ma non è un modello. Chiamiamo le cose come sono, è un'impegnativa. Il modello è tutta un'altra cosa, anche perché il modello è definito dalle norme nazionali entro le quali agire, anche perché la mozione non l'hanno approvata dieci anni fa, o tre anni fa, non c'è una serie storica. Può quindi essere evocativa, ma non è un modello, non esiste questo modello, cioè stiamo parlando di una cosa che non esiste. Sicuramente può essere interessante. Sono state citate alcune proposte normative regionali, io ho cercato un po' di seguire soprattutto quella della Puglia, che può essere interessante, ma è ancora più interessante per come la sentenza è uscita, perché la sentenza di Corte costituzionale sa un po' di pilatesco, io direi, perché di fatto la sentenza finale, più che sul merito, agisce sulle contestazioni del livello nazionale. In realtà quindi non dà pienamente ragione al merito della legge. Sostanzialmente la Corte non entra appunto nel merito delle censure, ma sostanzialmente ritiene che i ricorsi non sono sufficientemente argomentati; se voi andate a leggerla, è effettivamente così. Sostanzialmente quindi dice: la legge sì, ha dei profili interessanti, però chi fa ricorso non l'ha argomentato correttamente. Questo ce la dice lunga sul ginepraio che sono le norme del lavoro e dei contratti pubblici.
Soprattutto però il principio - questo può interessare a chi sostiene il salario minimo tout court - è il fatto che non ci sia un principio generale a favore di questo strumento, ma per un motivo semplice: il salario minimo è un ossimoro rispetto al sistema dei contratti collettivi nazionali.
Sul tema dei rider che vengono citati mi vien da dire, e qui vorrei concludere perché ci si dimentica anche sempre che un buon salario deve essere sicuramente quello che garantisce di ripagare il lavoro che è svolto dal dipendente, ma deve essere anche parametrato alla produttività, perché, se io slego la produttività dal livello salariale, è come dire che il livello salariale è slegato dal costo della vita, cioè stiamo creando qualcosa che non esiste. Parafrasando la legge di Gresham, che dice che la moneta buona scaccia la moneta cattiva, possiamo dire che il contratto buono scaccia il contratto cattivo. Anche sul tema dei rider quindi mi viene da dire: ma dov'è l'apparato sindacale? Dov'è l'apparato che rappresenta le categorie dei lavoratori e quindi può cercare di far entrare nel meccanismo dei contratti collettivi nazionali anche questa sacca? Perché anche nella parte di premessa, laddove si dice l'applicazione di contratti collettivi sottoscritti da sigle non rappresentative, voi lo sapete che ci possono essere dei casi, ma quel tipo di contratto ha delle tutele dal punto di vista giuridico, che non è paragonabile a quello dei contratti collettivi nazionali.
Des deux l'une quindi: perché non c'è interesse? Forse perché alla fine della fiera le tessere sono poche? Non lo so. Questa è una considerazione. Mi viene anche da dire, rispetto al valore aggiunto, perché non è un tema di profitto, di valore aggiunto, del servizio del rider, per carità, umanamente comprensibile e rispettabile, però in quel caso lì quale potrebbe essere un livello stipendiale corretto? E torniamo a monte: non è che poi un livello maggiore inficia la robustezza più che altro dell'impresa? Perché dobbiamo anche tener conto di questo. Per carità, giustamente no ai contratti pirata, no a nuove modalità di caporalato, chiamiamolo così per capirci, però dobbiamo anche stare attenti che se noi non consideriamo i livelli salariali rispetto alla produttività e rispetto anche al valore aggiunto del lavoro pagato, a voglia a trovare delle imprese sane. Il servizio cioè sparisce, questo noi lo sappiamo. Io non dico che deve continuare così, però mi chiedo chi deve fare gli interessi di una certa categoria perché non li faccia, perché questo è il sistema italiano, un po' più ingessato, molto ingessato, rispetto all'estero.
Come maggioranza, interverrà poi l'Assessore di riferimento. Detto questo, io spero di aver dato degli elementi in più.
Stiamo attenti, e torno a come sono partito, che definire un ingranaggio in più che non sia coerente con l'intero sistema rischia poi non solo di non risolvere il problema, ma di ingessarlo ancora di più e quindi poter avere nuove sacche di lavoro poco pagato, ma soprattutto di appalti o, meglio, di realizzazione di appalti che poi non sono in linea con il capitolato e con la volontà del committente, che, ripeto, in questo settore è sempre colui che guida all'inizio la procedura, perché quello che è scritto nella procedura di appalto è poi quello su cui si basa ovviamente - si dovrebbe basare almeno, però ci sono controlli e sedi opportune - l'espletamento della commessa.
Présidente - La parole au conseiller Manfrin.
Manfrin (LEG VDA) - Prendendo spunto dalla discussione che c'è stata nella mozione precedente, diversamente da quello che i colleghi hanno fatto prima, noi abbiamo letto il testo della vostra iniziativa, che esordisce così: "Richiamata l'iniziativa approvata dal Consiglio comunale di Aosta il 22 gennaio 2026, che ha introdotto una soglia salariale minima di 9 euro lordi l'ora per futuri appalti di servizi comunali, definendo un modello virtuoso di gestione della committenza pubblica…". Ora, leggendo quello che voi avete scritto in questa premessa, mi viene una domanda: ma voi avete letto cosa ha approvato il Comune di Aosta? Ah, ho ragione, quindi non l'avete letto ma voi dite che, come ha fatto il Comune di Aosta, bisogna fare quella soglia, non si è fatto dunque. Lei quindi lo sa e lo ha scritto, ha scritto il falso su quest'iniziativa che noi stiamo votando adesso. Lei sa che il Comune di Aosta non ha deliberato quello che avete scritto e allora mi chiedo, visto che ammette e lo sa che non è successo, non è stato scritto, per quale motivo lo avete scritto. Volevate esaltare quello che era stato fatto da altre parti sperando che qualcuno non se ne accorgesse? Mi dispiace, le è andata male. Qualcuno se n'è accorto, anche perché ci si parla tra persone che sono da una parte e dall'altra. Esordendo quindi col fatto che non è stata approvata nessuna soglia salariale minima di 9 euro sul Comune di Aosta e che quindi si chiede di fare quello che non è stato fatto da altre parti, perché la parte impegnativa invece impegna ovviamente a fare questo, ho voluto distillare alcune osservazioni generali.
Inizialmente, innanzitutto, mi piace e vorrei evidenziare quello che, quando questa discussione arrivò in Parlamento, venne portato all'attenzione di tutta la collettività proprio attraverso un intervento da parte dei Ministri competenti e del Presidente del Consiglio su uno studio che ha fatto il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro proprio sulla questione dei contratti collettivi nazionali. Cito quello che scrive il CNEL: "La contrattazione collettiva è la sede ancora oggi da privilegiare e valorizzare per la fissazione dei trattamenti retributivi adeguati, che non devono limitarsi alla fissazione della tariffa minima, ma anche, per precetto costituzionale, concorrere alla determinazione del salario giusto, evitando così il rischio, soprattutto per le piccole e medie imprese, di un livellamento verso il basso e non verso l'alto delle retribuzioni".
Quello che il collega Aggravi, con parole sicuramente molto più efficaci e molto più esperte delle mie, ha illustrato è esattamente questo: al netto di quello che viene evidenziato come il dumping salariale, il problema del salario minimo è che il rischio è che ci sia un livellamento verso il basso e non un livellamento verso l'alto. Il motivo è, tra gli altri, il fatto che ad oggi oltre il 95% dei contratti collettivi nazionali è già sopra la soglia dei 9 euro. Il fatto quindi che ad oggi ci sia già questa soglia, che è stabilita da una contrattazione collettiva, è evidente che rende quest'iniziativa obiettivamente un po' curiosa.
Al netto di questo, scriveva un'altra osservazione il CNEL e diceva: "In pratica, con un minimo legale fisso i datori di lavoro, soprattutto le piccole e medie imprese, avrebbero convenienza a fermare le trattative a livello legale anziché negoziare aumenti superiori legati alla produttività, merito o specificità settoriali. I contratti collettivi nazionali e futuri rinnovi tenderebbero ad appiattirsi sul minimo di legge, comprimendo i differenziali retributivi che oggi esistono grazie a contrattazione autonoma". È quindi evidente che il rischio vero è quello di andare ad appiattire verso il basso e non verso l'alto gli stipendi.
Andando avanti, in realtà, la domanda che a questo punto faccio e che, secondo me, è importante fare, al netto di fare una piccola considerazione, collega Forcellati, a me risulta che lei abbia fatto parte dell'Amministrazione del Comune di Aosta fino al 2025, è per quale motivo è dovuta arrivare una collega, che non è neanche del PD, con una mozione in Consiglio comunale a chiedervi di fare il salario minimo a 9 euro quando eravate al Governo voi fino al 2025 e lo potevate fare voi tranquillamente.
C'era lei, andava in Giunta e diceva: "sa che c'è, caro Sindaco? Noi che siamo di Sinistra che più Sinistra non si può… perché la proposta dei 9 euro non arriva ieri, arriva da un po'. C'eravate voi, lo potevate fare, perché non lo avete fatto e vi siete attaccati a una mozione arrivata dopo, quando ovviamente era molto facile andare a fare del simpatico populismo su cose che dopo vi illustrerò? Questa è una vera domanda.
La domanda vera, che rivolgo alla parte del Governo, è questa: vi risultano dei lavoratori attualmente impiegati, sia ovviamente direttamente, come datore di lavoro, quindi dipendenti di Regione, o dipendenti da appalti esterni, che percepiscono meno di 9 euro l'ora? Vi risultano? Perché a me risultano. Sono pochi, ma risultano. Sapete chi sono? Li incontriamo spesso, tutti i giorni fondamentalmente: quelli che fanno parte della vigilanza privata o dei servizi fiduciari, che hanno contratti che effettivamente sono sotto i 9 euro l'ora. Sappiamo altrettanto bene che la possibilità di pagarli meno di 9 euro l'ora deriva da una contrattazione collettiva nazionale fatta dai sindacati. Sapete qual è il sindacato che ha firmato per un contratto che non prevede il minimo salariale di 9 euro, ma anzi una paga da fame che è di 4-5 euro l'ora? Sapete chi è? Ve lo dico, ho creato un po' di suspense. Molti lo sanno in quest'aula, in realtà. È la Cgil, che per bocca del suo segretario, Landini, in televisione, messo sotto torchio da un giornalista, ha ammesso: "sì, è vero, abbiamo firmato un contratto da 5 euro l'ora", poi però scendiamo in piazza e protestiamo perché vogliamo il salario minimo a 9 euro.
C'è un po' una distonia in tutto questo se poi siamo qui a discutere di queste cose, di cose che obiettivamente, peraltro, non corrispondono a quello che viene presentato nell'altro Palazzo. Io, leggendo anche l'impegnativa che è stata approvata dall'altra parte, ve ne darò un estratto: "Si impegnano il Sindaco e la Giunta a formalizzare l'impegno dell'Amministrazione affinché il trattamento economico di tutti i lavoratori impiegati negli appalti e negli eventuali subappalti, qualsiasi sia la tipologia di contratto individuale di lavoro, sia pari almeno ai minimi retributivi previsti".
"Thank you, captain Obvious" direi. Grazie "al piffero" che noi accettiamo che vengano applicati i minimi retributivi. A cosa vogliamo impegnarci? A pagare meno dei minimi retributivi? Scusate, qua si è detta un'ovvietà! Poi: "che al personale impiegato nei lavori, servizi e forniture oggetto di appalti pubblici e concessioni sia applicato il contratto collettivo maggiormente attinente all'attività svolta". Grazie anche qui, anche se qui in realtà un elemento c'è: per esempio, potremmo aprire una grossa discussione rispetto all'utilizzo del contratto AGIDAE per la Società di servizi. Su questo la discussione la potremmo aprire, ma fino a ieri ci governava sempre il PD in questa Regione qua e il contratto AGIDAE andava benissimo per quei lavoratori. Mi chiedo quindi anche qui se poi avrebbe senso aprire una discussione, se gli stessi che governavano ieri oggi contestano l'applicazione di quel contratto, io l'ho sempre contestato, poi: "che in fase di progettazione della gara, i contratti collettivi nazionali come riferimento garantiscano ai lavoratori un trattamento economico coerente coi principi costituzionali di proporzionalità e sufficienza di cui all'articolo 36 della Costituzione". Il Comune di Aosta quindi si è impegnato a rispettare la Costituzione, ne siamo felici, immaginiamo che non fosse un Governo comunale che, per quanto limiti ne possa avere, non volesse travalicare la Costituzione, ma almeno l'abbiamo scritto, così almeno è stato approvato. Nella discussione si è detto anche che tutta l'Aula ha approvato l'iniziativa… no, lo dico a scanso di equivoci, la Lega non l'ha fatto e gran parte dell'opposizione non l'ha fatto, così almeno è tutto chiaro. È allora chiaro che qui il principio è diverso e il principio è che, se giustamente - e questo lo condividiamo - si vogliono garantire le migliori condizioni economiche ai lavoratori, è giusto andare in quella direzione, è correttissimo. Si vuole migliorare la condizione di vita, di lavoro e di retribuzione dei lavoratori? Benissimo, siamo tutti d'accordo. La strada però - e lo ha detto molto bene anche il collega Aggravi - non è quella del salario minimo, peraltro fissato, come giustamente è stato osservato, col numero, perché oggi viene fissato a 9 euro e poi magari domani, per effetto dell'inflazione, il salario minimo non corrisponde più a quella cifra, ma corrisponde a 15 euro. Siccome però è fissato a 9 euro, noi rimaniamo a 9 euro e tutti i contratti rimangono livellati sulla soglia di povertà, obiettivamente è assurdo fare un ragionamento di questo tipo.
Per quanto ci riguarda, quindi noi ci limitiamo a prendere atto di quello che è stato detto e di quello che è stato scritto e anche del fatto che avete un po' poca iniziativa, mettiamola così. Fondamentalmente cioè impegnate il Governo a fare a governo una legge che introduca il salario minimo. Fatela voi! Se ne avete le capacità, le competenze, il tempo, la volontà, fatela voi. Valutiamo il vostro lavoro. Presentateci una bella proposta di legge e la valuteremo tutti assieme, di concerto anche con i rappresentanti dei lavoratori e vedremo che lavoro sarete in grado di fare.
Presidente - La parola alla consigliera Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Innanzitutto ringrazio i colleghi che sono intervenuti. Ho preferito, devo dire la verità, l'intervento del presidente Aggravi, ma non per chissà che cosa, perché mi piacciono le proposte più che le condanne, o le prese in giro, o altro, quindi ho preferito delle proposte operative, anche in qualche modo mettendo in luce degli errori, che dico subito.
Il modello virtuoso è tra virgolette, quindi so bene anch'io, presidente Aggravi, anche perché, diciamocelo, lei sicuramente ha più esperienza di me, ma anch'io non è che né è da ieri che lavoro e né non ho competenze di organizzazione, per così dire, delle imprese, ma lei sicuramente di più. Quando io metto modello virtuoso tra virgolette, ne evidenzio un principio politico. So bene che il modello deve avere degli indicatori, deve avere uno studio, un'analisi preventiva, una proposta, degli indicatori che poi vengono man mano verificati e anche un ex post che è normale che ci sia. Benissimo quindi, l'ho messo tra virgolette perché politicamente l'abbiamo considerato un modello virtuoso. Faccio un mea culpa rispetto ai 9 euro, ma l'ho detto all'inizio, okay? Al consigliere Manfrin io dico che, se lei desidera, io faccio anche un autoemendamento e cioè tolgo i 9 euro, perché è un errore. Lo dico all'Aula, così com'è un errore dire che il Comune di Aosta - e l'ho letto - peraltro, lei ha letto una piccolissima parte dell'impegnativa della delibera che concordo con lei non…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…no, sono due pagine di impegnativa. Lei ha letto le prime, quelle che avevo già letto io, peraltro, quindi repetita, in questo caso, non iuvant, ma quattro righe. C'è tutta una pagina quasi a fornire agli uffici le indicazioni e poi c'è un lungo elenco di cose che permettono ed è qui il punto, che è un punto politico, cioè si dice un principio, che può essere condiviso, può essere non condiviso e non ha importanza, siamo qui, noi prima non abbiamo condiviso la vostra mozione e può essere che la maggioranza, piuttosto che l'opposizione, non condivida la nostra mozione, per noi è una visione. Questa non è una mozione che vuole o deve essere approvata così com'è, ma è un portare all'attenzione dell'Aula un argomento che è un argomento importante, ma non solo per noi, per la nostra Regione, ma per l'intero Paese, perché il problema della povertà lavorativa si affronta anche con questi strumenti, anche mettendo… visto che non c'è una legge nazionale e so della difficoltà che c'è a livello nazionale nel fare poi, quando ci sono fronti opposti invece di fronti convergenti, che nel nostro Paese sono fronti opposti su qualunque tema, qualunque tema, sul tema dei salari, sul tema della guerra, sul tema delle politiche, fronti opposte, noi ragioniamo solo ed esclusivamente per fronti opposti. La proposta la fa la Destra? Non è ricevibile. La fa la Sinistra o il Centro-Sinistra? Non è ricevibile dall'altra parte.
Torno quindi alla mozione. Condivido che mettere una cifra non ha senso, sono d'accordo sul fatto che in Comune ad Aosta è stata approvata una deliberazione, peraltro, di Consiglio comunale, non con il voto positivo di alcune forze dell'opposizione. Qual è il problema? Siamo in democrazia e quindi… la maggioranza però l'ha portata, una maggioranza che vede delle forze politiche anche importanti in Comune, in Regione e nel Comune di Aosta, quindi in sintonia.
Noi abbiamo portato un tema politico e abbiamo anche cercato di portare delle proposte: mettiamo delle premialità negli appalti? Facciamo in modo che le aziende… e torno sul sano, anche lì, non è un sano dal punto di vista dell'organizzazione aziendale, è un sano, a mio parere, perché in qualche modo non solo tutela ma agevola il lavoratore e sostiene il lavoratore. Poi conosco anch'io aziende che hanno conti in rosso, che hanno delle politiche di welfare aziendale importanti e che hanno lavoratori che lavorano volentieri e sono anche disponibili a ridursi quindi magari uno stipendio pur di rimanere in quell'azienda, questo però è un tema politico. Le proposte che vengono fatte sono proposte politiche, che, se possono essere condivise, bene; se non sono condivise, sarà per la prossima volta.
Presidente - Vi proporrei, dopo l'intervento del consigliere Bellora, di chiudere questa seduta mattutina. La parola al consigliere Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Dico subito che il mio intervento sarà molto breve, Presidente.
Dicevo prima, l'ho detto in privato al presidente Aggravi e ho piacere di dirglielo anche pubblicamente, io mi ritengo un professionista nel mio settore e devo dire che, quando hai occasione di ascoltare una persona competente e preparata, che parla di tematiche che conosce, è oggettivamente un piacere ed è sicuramente un momento di arricchimento. Io nell'impostazione del consigliere Aggravi ho visto, confrontandola soprattutto, perdonatemi, con l'impostazione della mozione, un po' un'incarnazione di quel vecchio detto che dice: "se hai paura di quello che ti può costare un professionista, è perché non sai quanto ti può costare un dilettante". Io cioè ho visto la differenza tra un problema tecnico, perché è un problema tecnico, affrontato da un professionista e un problema tecnico affrontato da un dilettante. Attenzione, tra i dilettanti mi ci metto anch'io, perché io non sono un economista. È proprio per questo che il mio intervento sarà breve, perché non entro certamente nei dettagli tecnici di un argomento che non conosco. Mi limito semplicemente a manifestare le mie sensazioni sugli interventi che ho sentito sinora. Devo dire che, per esempio, alcuni degli argomenti che ha introdotto il consigliere Aggravi, sinceramente, ma lo dico senza minimamente vergognarmene, non sono in grado di comprenderli perché non ho le cognizioni tecniche per farlo per quanto le abbia spiegate con molta chiarezza, altri credo di averli colti. Quella che mi è piaciuta di più, che è stata ripresa anche dal collega Manfrin, è la problematica legata a una possibile spirale inflattiva e quindi al fatto che ci affanniamo a prevedere un salario minimo, una retribuzione minima… e può accadere poi che, con una spinta inflattiva forte, lo stiamo vedendo in questi giorni con l'aumento del prezzo del petrolio legato alla guerra… ci troviamo a scoprire che quel plafond che noi abbiamo previsto, in realtà, impoverisce la persona che lo dovrebbe percepire. Mi è allora venuto in mente un vecchio slogan, non a caso della Sinistra, che io ricordo perché purtroppo ho i capelli bianchi e quindi certe battaglie della Sinistra clamorosamente schiaffeggiate dalla storia le ho viste. Mi viene in mente quando la Sinistra diceva: "Il salario è una variabile indipendente". Non posso dire il termine che ho in mente, vista l'Aula, ma è la più grande corbelleria che si possa dire, perché il salario non è una variabile indipendente: il salario dipende evidentemente dal margine di profitto e da tutta una serie di valori e, ripeto, non ci entro perché non sono un tecnico, ma non è una variabile indipendente, che è un po' figlio, se ci pensiamo bene, di un'altra caratteristica tipica della Sinistra: quella di pretendere che la realtà si adatti alle loro idee, non è così, cioè la realtà è spietata e la realtà, evidentemente, detta le regole e sono le ideologie che devono adeguarsi alla realtà, non la realtà che deve adeguarsi alle ideologie.
Io quindi credo che parlare di uno stipendio minimo, di un salario minimo, in un contesto del genere significhi ingessare un sistema che invece deve per forza di cose essere lasciato libero, con dei correttivi, ci mancherebbe, ma deve essere lasciato libero proprio per poter essere in grado di fronteggiare tutte le possibili sfaccettature della realtà che nessuno di noi è in grado di prevedere. Anche qui le regole le fanno le parti sociali, ci sono delle parti sociali, ci sono dei sindacati, ci sono dei datori di lavoro, ci sono delle associazioni di lavoratori e c'è tutta una serie di soggetti che pongono in essere una dialettica, la quale è quella che poi alla fine fa le regole.
Vede, consigliere Aggravi, lei ha parlato di ciò che conosce e cioè di economia. Io parlo a mia volta di ciò che credo di conoscere e cioè di dialettica e di logica. Esattamente come in un confronto è la dialettica, è la logica, è appunto il confronto a far emergere la verità, così in un contesto economico sono le varie istanze delle varie parti sociali che permettono di arrivare a una soluzione oggettiva e… non oggettiva, non sono mai oggettive le soluzioni… a una soluzione effettiva e ottimale, cioè esattamente come - io parlo, ripeto, di ciò che conosco - in un processo penale, o in un processo di qualunque tipo, il confronto tra le opinioni delle varie parti più è serrato, più è serio, più è libero ci permette di arrivare a quella che sarà una sentenza giusta, allo stesso modo ingessare sulla base di presupposti ideologici la realtà delle cose, l'economia, secondo me, è assolutamente sbagliato.
Concludo quindi questo mio breve, credo, intervento dicendo che trovo fuori luogo, e in questo condivido in pieno quello che ha detto il collega Manfrin, questa mozione, perché in realtà è una mozione che non tiene conto della complessità del mondo reale, è una mozione ideologica, è una mozione che pretende di adattare la realtà all'ideologia: questo è il motivo per il quale noi non daremo il nostro voto a questa mozione.
Presidente - Posso dichiarare chiusa la discussione, o riprendiamo nel…? Nel pomeriggio, okay. Grazie a tutti e ci vediamo alle 15:00.
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La seduta termina alle ore 12:03.
