Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 178 del 15 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 178/XVII - Approvazione di risoluzione: "Supporto a manifestazioni per la libertà in Iran".

Aggravi (Presidente) -Abbiamo ora l'ultima risoluzione iscritta al punto n. 49.03 dell'ordine del giorno. Per la presentazione ha chiesto la parola l'assessore Lotto.

Lotto (CA) -Innanzitutto ringrazio tutti voi per aver sottoscritto tramite i Capigruppo questa risoluzione. Vedete, ci sono due immagini che non riesco a togliermi dalla testa: la prima è quella di due sorelle sdraiate a terra che si abbracciano, l'una, quella di sinistra, è chiusa in un sacco di plastica nera, l'altra, quella di destra, l'unica sopravvissuta, l'abbraccia con uno sguardo assente. La seconda immagine è quella di un altro sacco nero di plastica, su questo sacco nero ci sono delle scritte, tra cui una data di nascita: l'anno è il 2009, 16 anni. Poi c'è una storia, quella di Erfan Soltani, condannato all'impiccagione. Erfan ha la mia età, 26 anni, e, dalle poche notizie che riusciamo ad avere, sembra non essere stato ancora giustiziato, ma, come proprio la sua famiglia ha confermato, è stato condannato a morte senza processo. Questi ragazzi e ragazze sono morti o condannati a morte perché hanno deciso di protestare, perché non accettano più un regime che li affama, li opprime e li uccide. Sono scesi in piazza perché sono stanchi di vivere in una prigione a cielo aperto. Sono figli della rivoluzione "Donna, vita, libertà", ma oggi sono diventati qualcosa di più: sono l'anima di una Nazione che non ha più paura di chi regna col terrore. Agli occhi dei loro carnefici questi giovani sono nemici di Dio, ma quale Dio chiederebbe il sacrificio dei propri figli più belli? La verità è che sono nemici della paura, sanno che potrebbero non tornare a casa stasera, sanno che le carceri sono piene di torture, eppure continuano a scendere in piazza.

Il regime sanguinario ha dato ordine di sparare sui manifestanti. Il risultato sono migliaia, forse decine di migliaia, di morti, un numero che fa mancare il fiato, un numero che ci viene dato per stime incerte, perché il vigliacco regime che è disposto ad ammazzare le proprie giovani generazioni per qualche giorno di potere in più ha spento completamente Internet nel paese, impedendo ogni comunicazione, impedendo ai genitori di sapere se i propri figli non riescono a rispondere perché manca la rete o perché sono stati uccisi. A noi quindi spetta la responsabilità di essere megafoni di questa rivoluzione, di lodare il coraggio degli Iraniani e di esprimere la nostra più profonda solidarietà a questi ragazzi. L'inverno iraniano è lungo, è sanguinoso, ma sotto la neve di questo gennaio ci sono semi che nessuna repressione potrà mai soffocare. Il sole tornerà a splendere sulle montagne dell'Alborz e quel giorno i nomi di questi martiri non saranno più scritti su sacchi di plastica, ma saranno nelle piazze di un Iran finalmente libero. Viva l'Iran libero, viva la libertà. Grazie a tutti voi per aver sottoscritto questo appello.

Presidente -La parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) -Intervengo molto brevemente, perché credo che le parole dell'assessore Lotto siano più che complete anche per inquadrare questa situazione. Abbiamo sottoscritto convintamente questa risoluzione e ringraziamo, peraltro, l'Assessore per averla presentata. Io credo che, anche se gli organi di informazione ci mandano qualche notizia, nessuno possa realmente immaginare la dimensione del massacro che è in corso. Le proteste sono oggi estese a oltre 500 città, così pare, e i numeri dei morti ormai lievitano tra i 12.000 e i 20.000 e probabilmente saranno anche di più.

Ci sono molti giovani Iraniani in Italia che stanno chiedendo a gran voce che ci sia un sostegno da parte sia della popolazione che delle istituzioni. Sappiamo anche che ci sono delle forti pressioni nei confronti di questi giovani da parte del Governo di Teheran, l'Ambasciatore in Italia ha mandato una lettera a tutti gli Iraniani che sono in questo momento nel nostro Paese per invitarli a non cadere nella trappola di chi non vuole il bene dell'Iran. Sono 47 anni che queste persone lottano contro un regime che è un regime durissimo, teocratico, che ha via via tolto tutte le libertà. Noi sappiamo addirittura che si stanno sequestrando i corpi dei giovani uccisi e si chiedono dei soldi, si chiede un riscatto per restituire alle famiglie i corpi. Credo sia una cosa assolutamente aberrante. Noi auspichiamo che ci sia una dura presa di posizione da parte del Governo nazionale e dell'Unione europea nei confronti di questa situazione, che si assuma una posizione netta e coerente per la difesa dei diritti umani. Crediamo anche che sia necessaria un'iniziativa diplomatica forte, che preveda delle sanzioni nei confronti del regime iraniano, ma si rivolga anche ai Paesi della Regione affinché contribuiscano a una transizione pacifica e democratica in Iran. Allo stesso tempo però siamo assolutamente convinti che occorra scongiurare ogni attacco militare da parte degli Stati Uniti, perché un allargamento del conflitto sarebbe gravissimo e avrebbe delle conseguenze devastanti per l'intera regione e per la popolazione civile. Voteremo quindi questa risoluzione. Grazie Assessore.

Presidente -Ci sono altri interventi? Sennò metto in votazione la risoluzione. La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) -Oggi discutiamo una risoluzione che, a mio avviso, ha un peso vero. Non è una di quelle che si approvano per prassi o per opportunità politica, ma è una di quelle risoluzioni che aiutano a dare senso al ruolo che abbiamo qui dentro. È una risoluzione sottoscritta da tutti i gruppi, come ha ricordato nel corso della discussione delle risoluzioni precedenti il collega Marguerettaz. Questo, secondo me, su un tema come questo, scusatemi il gioco di parole, conta, perché davanti a certe cose le differenze politiche si fermano, restano solo due elementi: la dignità delle persone e il rispetto dei diritti fondamentali.

Ringrazio l'assessore Lotto per aver promosso quest'iniziativa, lo dico con sincerità, se non l'avesse fatto lui, l'avremmo fatto noi, ma non per protagonismo, ma perché credo che un'istituzione democratica abbia anche questo compito: prendere posizione quando i diritti vengono calpestati. Stiamo parlando dell'Iran, di un regime che reprime, com'è stato ricordato prima, la propria popolazione da anni, da decenni, un regime teocratico, autoritario, violento, un regime, colleghi, che usa la religione come strumento di controllo e - permettetemi di dirlo in modo semplice - questo uso della religione tradisce la religione stessa, non è solo una valutazione morale, è anche culturale. La parola "religione" viene dal latinoreligio, cioè avere cura, coltivare la coscienza e anche creare un legame. in tutti i casi parliamo di attenzione all'umano, di relazione, ma non parliamo mai di dominio, non parliamo mai di imposizione.

Permettetemi di soffermarmi un attimo anche sulla questione delle religioni, perché la cosa ci sta particolarmente a cuore. Le religioni - lo dico da cattolico praticante imperfettissimo, super imperfetto -, quando sono autentiche, parlano di pace, di rispetto e di fraternità. È la storia degli uomini, colleghi, che troppo spesso le ha trasformate in strumenti di potere, non è la religione in sé.

Permettetemi anche un'altra considerazione, che può sembrare distante dalla discussione politica e specifica sul regime teocratico iraniano, ma che spiega bene il senso di ciò che stiamo facendo. La repressione non appartiene a una sola ideologia, non è solo una storia di Destra o di Sinistra, è la storia di tutti i totalitarismi. Ho avuto modo di scriverlo e di dirlo, ho avuto anche un dibattito con il collega Lattanzi proprio suisocial. L'abbiamo visto nel Cile di Pinochet, nelle dittature sudamericane, nella Grecia dei Colonnelli, ma lo abbiamo visto anche a Tienanmen, con quel ragazzo, quel giovane ragazzo fermo, quella è l'immagine iconica che non ci dimenticheremo mai, davanti ai carri armati, lo abbiamo visto a Budapest nel 1956, in Cecoslovacchia nel 1968. Cambiano le bandiere, colleghi, cambiano i posizionamenti, cambiano le ideologie, cambiano le giustificazioni, ma, quando un regime, che sia di Destra, di Sinistra, teocratico, di qualunque genere, teme la libertà, colpisce sempre allo stesso modo e colpisce sempre gli stessi: i cittadini, i giovani, le donne e chi dissente. In Iran oggi succede questo e, come spesso accade, a pagare il prezzo più alto, più salato, lo diceva il collega Lotto, sono i giovani, perché? Perché sono i giovani? Perché i giovani guardano avanti, non accettano l'idea che il presente sia l'unica possibilità, beati loro. Questa capacità di immaginare il futuro, colleghi, fa paura a ogni potere autoritario. È per quello che spesso i giovani vengono presi di mira ed è per quello che spesso i giovani sono quelli che scendono per primi in piazza. Sappiamo bene che questa risoluzione da sola, diciamocelo, non cambierà il declino dell'Iran, lo sappiamo. L'ultima delle cose che faranno gli Ayatollah è di sapere o di immaginare che Aosta possa cambiare, la Valle d'Aosta possa cambiare, non ci facciamo illusione. Credo che il punto non sia quello: il punto è che le istituzioni democratiche hanno il dovere - è per questo che la ringrazio davvero, collega Lotto - di esprimere una posizione chiara, di rappresentare un sentimento che io credo sia largamente condiviso, anzi penso che sia totalmente condiviso anche fuori da quest'aula: solidarietà verso chi lotta per la libertà, rifiuto della repressione, rifiuto della violenza di Stato contro dei cittadini inermi. Non è quindi un gesto simbolico vuoto questo, è un tassello di qualcosa di più grande, perché è importante anche questo, quando le prese di posizione si sommano, dai territori, dai Parlamenti, dalle istituzioni, costruiscono un clima, costruiscono un'opinione pubblica, una pressione che alla lunga pesa. Sono gocce, sono piccole gocce sicuramente, ma le gocce insieme fanno i fiumi e i fiumi fanno il mare. Credo che anche questo dia senso al nostro lavoro, non solo amministrare ma provare a tenere viva una coscienza pubblica. Per questo considero importante, consideriamo importante che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, della Regione autonoma Valle d'Aosta e insisto sul termine "autonoma", perché la nostra autonomia è il risultato della lotta di liberazione da una dittatura spietata, che, come quella iraniana, come tutte le dittature, senza per questo connotarla o dargli un colore, ha oppresso, represso, ucciso, cercato di cancellare la speranza di un futuro diverso, esprima oggi, con serietà e senza enfasi, il Consiglio regionale, una posizione unitaria di solidarietà verso il popolo iraniano, verso le donne iraniane, verso i giovani che stanno rischiando per vivere con un po' più di libertà, stanno rischiando tutto per vivere con un po' più di libertà. Non ci illudiamo che i regimi cambino e che cambi da un giorno all'altro la storia di questi territori. Non stiamo quindi scegliendo tra Stati, stiamo scegliendo tra diritti e repressione, tra libertà e paura, tra dignità e sopraffazione. Per queste ragioni, a nome del mio gruppo, sosteniamo convintamente questa risoluzione, che abbiamo firmato convintamente e ringrazio anche tutti i colleghi, e il collega Lotto, che hanno contribuito a renderlo un atto condiviso e condivisibile, quindi grazie.

Presidente -La parola alla collega Trione.

Trione (CA) -Ci troviamo a stigmatizzare una situazione terribile, un massacro di persone, di giovani, di donne, di bambini che vengono uccisi, impiccati, torturati da un regime che reprime così i suoi cittadini e che ha dato mandato ai suoi militari di sparare a chi protesta al fine di mantenere il potere. Sono cittadini e cittadine di un paese che sta vivendo una profonda crisi economica, quindi sociale, in conseguenza a ciò manifestano il loro malessere, malessere che diventa una richiesta di libertà da un regime che opprime, impoverisce e tortura chi si oppone ed esprime il suo pensiero. Interveniamo quindi per esprimere la ferma condanna nei confronti della grave e persistente situazione in Iran. Parliamo di una repressione sistematica delle libertà fondamentali di espressione, di pensiero, di manifestazione pacifica, donne, uomini, giovani e minoranze vengono perseguitati per il solo fatto di chiedere giustizia ai diritti, che sono universali e lì, in quel luogo, non esistono, particolarmente drammatica è la condizione delle donne, colpite da norme e pratiche che negano la loro autonomia, direi la loro persona, il fatto stesso di essere persone, con attitudini, propensioni, passioni, capacità. Le violenze, le detenzioni arbitrarie, le condanne sproporzionate e l'uso della pena di morte come strumento di intimidazione rappresentano una ferita profonda ai principi fondamentali del diritto internazionale e ai valori su cui si fondano le democrazie. Non possiamo qui restare in silenzio di fronte a questo massacro e restare in silenzio rischia di diventare complicità. Abbiamo il dovere di affermare, con chiarezza e senza mezzi termini, che i diritti umani non sono negoziabili e non conoscono confini geografici.

Condannare quanto sta accadendo in Iran adesso, in questo preciso istante, significa anche ribadire il nostro sostegno a tutte quelle persone che spesso a costo della propria vita lottano pacificamente per un futuro di libertà, uguaglianza e stato di diritto, significa richiamare le istituzioni nazionali ed europee a un impegno concreto affinché la tutela dei diritti umani resti al centro delle relazioni internazionali.

Condannare con le parole, questo noi dobbiamo fare e, richiamando l'invito del presidente Aggravi, che ieri in apertura dei nostri lavori ha rimesso l'accento sul ruolo del Consigliere, ricordandoci che Consigliere lo si è sempre, fuori e dentro quest'aula, sottolineo che anche condannare con le parole è un nostro dovere, condannare con le parole, sforzandosi anche di non abusarne, affinché ci siano impegni concreti affinché i diritti umani fondamentali siano garantiti a tutti in ogni luogo del mondo.

Presidente -La parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) -Intervengo brevemente. Ovviamente, come gruppo Lega, abbiamo sottoscritto questa risoluzione sulla scorta di quanto già approvato ieri nella Commissione Esteri del Senato, che ha esaminato e approvato una risoluzione similare. Non posso che unirmi alle considerazioni che ha fatto il collega Guichardaz rispetto al fatto che evidentemente questa risoluzione non sortirà risultati, ma, com'è già successo altre volte, è corretto anche prendere posizione rispetto a fatti internazionali, che evidentemente, se non avessero una loro espressione anche da parte di questo Consiglio, sembrerebbe quasi che in Valle d'Aosta non vengono considerati, non esistono. È corretto quindi dare un posizionamento ed è corretto rivendicare alcuni principi universali, come abbiamo fatto spesso.

Ci tengo - perché ovviamente non voglio essere retorico e, considerando che ho sottoscritto questa risoluzione, ovviamente ne condivido il contenuto, a fare soltanto un paio di passaggi -: il primo è un qualcosa che purtroppo non si sente, non ho sentito neanche oggi e che quindi forse è opportuno fare. Nella risoluzione c'è scritto: "si condanna con la massima fermezza l'imposizione violenta di regole religiose". Manca solo un particolare, cioè di quale religione parliamo, perché questo non è un particolare secondario, perché oggi non esistono regimi teocratici di altro tipo che non siano ovviamente regimi teocratici islamici e quello che la collega Trione ha appena detto rispetto alla condizione della donna, soprattutto nei Paesi islamici, è purtroppo un grosso problema nel momento in cui queste regole vengono imposte con la violenza, come c'è scritto in questa risoluzione, ma anche quando queste vengono imposte con mezzi magari non violenti, ma ancora più sottili e per questo ancora più spietati. È quindi evidente che è bene che il mondo si renda conto di cosa succede quando i regimi teocratici islamici impongono i propri precetti, facendo in modo di cancellare, per esempio, l'identità delle donne, facendo in modo di annullare anche soltanto l'essere donna, per questo, evidentemente, questa cultura violenta che l'Islam… e ricordo sempre che non esiste un Islam moderato, perché non esiste l'esegesi del testo, né la lettura delle sure del Corano. L'ultimo che ha provato a proporre un'esegesi del testo era uno studioso egiziano che è stato impiccato negli anni Ottanta per averlo proposto. A maggior ragione quindi oggi va affermata la necessità di rifuggire l'imposizione di queste regole e, a maggior ragione, ritengo si debba fare anche un passaggio più sottile, ma, secondo me, importante.

La risoluzione che è stata approvata al Senato nella giornata di ieri prevedeva al suo punto n. 2 di "promuovere, d'intesa con i partner dell'Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali, iniziative urgenti volte a ottenere la cessazione dell'uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari e delle violenze nei confronti dei manifestanti e dei soggetti più vulnerabili, con particolare attenzione alla tutela delle donne e dei minori, perché considerati i soggetti più vulnerabili"… che non si esplicita, sarà ovviamente un sofismo, ma per me è importante, con la formulazione: "esprime solidarietà al popolo iraniano, in particolare alle donne e ai giovani che guidano la protesta", perché non è così.

Ci sono nella protesta donne, giovani, anziani, uomini nel pieno del loro vigore, uomini e donne che non lo sono più, ci sono persone di tutte le estrazioni. In particolare, per esempio, uno dei riferimenti di questa protesta è l'erede al trono, chiamiamolo così, quindi il principale oppositore che dall'estero ovviamente fa un'attività di comunicazione, cioè Reza Pahlavi, che è nato nel 1960, quindi giovane non è. Quello che ritengo opportuno è che non dobbiamo sempre orientare il nostro pensiero ad alcune categorie, categorizzare sempre delle persone. Dobbiamo immaginare che, quando un popolo protesta per la sua libertà, non vi siano distinzioni, a maggior ragione se invece un regime islamico queste distinzioni le vuole fare, considerando che, per esempio, la donna non è donna se è da sola e non è accompagnata, non può fare niente. A maggior ragione allora oggi dobbiamo immaginare che non vi siano categorie, vi sia semplicemente un popolo oppresso che ha bisogno di libertà. Noi questa libertà ovviamente per loro la sosteniamo.

Presidente -La parola al collega Lattanzi.

Lattanzi (FdI) -Ringraziamo Leonardo, grazie Leonardo per le tue parole, noi ci riconosciamo come gruppo in quello che hai detto. Non aggiungiamo altro, non perché le parole che i colleghi abbiano espresso non siano state importanti e condivise, ma perché riteniamo che in questa fase, in questo momento, come diceva il collega Guichardaz, valga questo voto. Magari non cambia, anzi sicuramente non cambierà le sorti di quella cosa, ma darà l'espressione che una democrazia si batte per la libertà.

Per quanto ci riguarda, quindi, grazie Leonardo e grazie a tutti i colleghi che hanno avuto le parole importanti che sono state dette. Noi non ne troviamo di abbastanza grandi per descrivere quest'atrocità.

Presidente -Se non ci sono altri interventi, io aprirei la fase di voto. La votazione è aperta. Chiedo ai colleghi di votare. La votazione è chiusa.

Presenti, votanti e favorevoli: 32

La risoluzione è approvata all'unanimità.

Ringrazio voi tutti e gli uffici per il lavoro fatto e vi do appuntamento al prossimo Consiglio. Buona serata.

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L'adunanza termina alle ore 20:01.