Oggetto del Consiglio n. 113 del 17 dicembre 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 113/XVII - Trattazione congiunta delle relazioni della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, del DEFR per il triennio 2026-2028, del D.L. n. 2 (Legge di stabilità regionale per il triennio 2026/2028) e del D.L. n. 3 (Bilancio di previsione finanziario per il triennio 2026-2028). (Reiezione di sette ordini del giorno. Ritiro di tre ordini del giorno).
Aggravi (Président) -À la présence de 34 Conseillers on va reprendre les travaux.
On est à l'ordre n° 5 du Groupe AVS. A demandé la parole le collègue Torrione.
Torrione (AVS) -Come prima cosa, volevo ringraziare gli uffici e i tecnici del Consiglio, perché mi hanno detto che questa notte hanno provveduto a risolvere quel problema per cui si bloccavano sul bianco tutti i tasti quando si facevano le votazioni.
Capisco che è il mattino, alle 9, ma vabbè... scusate, è che mi devo tenere un po' sveglio anche io. Scusate.
Di che cosa parliamo? Parliamo di politiche attive del lavoro. Il nostro ordine del giorno parla di Alleanza per il lavoro di qualità. Come nel DEFR, in merito appunto a questa Alleanza per il lavoro di qualità, oggetto della deliberazione n. 402 approvata dalla Giunta il 26 aprile del 2024, è previsto che vi siano delle "Progettualità specifiche da proseguire nel corso degli anni successivi".
Considerato che tale alleanza - firmata congiuntamente dall'amministrazione regionale, dalle organizzazioni sindacali, il CELVA, la Consigliera di parità e il terzo settore - prevede, come previsto dall'allegato, di promuovere l'implementazione dell'utilizzo dell'articolo 61 del decreto legislativo n. 36/2023 (quello del Codice degli appalti, per intenderci) relativo ai contratti riservati in favore di operatori economici e cooperative sociali e loro consorzi, il cui scopo principale sia l'integrazione sociale e professionale delle persone con disabilità o svantaggiate; visto che il medesimo documento prevede di organizzare, in collaborazione con gli enti locali, momenti formativi di sensibilizzazione e di approfondimento sulla tematica delle clausole sociali rivolte a funzionari pubblici inseriti negli uffici tecnici o economali; sempre per continuare nelle premesse, considerato che nel corso di formazione che è stato organizzato nel giugno del 2025 dalla Regione, in collaborazione col CELVA, (che appunto era titolato "I contratti riservati come strumenti per l'integrazione lavorativa e il ruolo delle imprese sociali") sono emerse - e qui arriviamo all'oggetto - oltre alle difficoltà di gestione di questi strumenti da parte degli enti locali, perché facciamo quest'ordine del giorno conoscendo diverse organizzazioni, che collaborano con gli enti locali, che hanno entrambe evidenziato queste difficoltà... quindi oltre alle difficoltà di gestione di questi strumenti da parte degli enti locali, si evidenzia anche la carenza e la poca chiarezza degli strumenti legislativi per poter attuare queste azioni: considerata l'importanza che tali misure in favore delle persone con disabilità e svantaggiate ricoprono, sia sul piano dell'inclusione e della riduzione della marginalizzazione sociale, sia anche sul piano economico, in quanto ricordo che queste manovre sono preventive rispetto a possibili esiti di queste persone in misure di protezione, quindi a costo anche della pubblica amministrazione...
Il nostro ordine del giorno chiede al governo regionale, nell'ambito dell'attuazione dell'alleanza per il lavoro di qualità, di favorire, di incentivare, la presentazione di progetti, supportando - a livello informativo, gestionale, formativo e di conoscenza degli strumenti legislativi - gli enti locali.
In buona sostanza, quello che è emerso è che l'alleanza c'è, che gli strumenti ci sono, ma gli stessi enti locali hanno difficoltà a far partire e ad attivare i progetti, perché il meccanismo, anche burocratico, è non tanto conosciuto, ma anche un poco complesso.
Presidente -Per la risposta, l'assessore Bertschy.
Bertschy (UV) -Tra l'intervento di ieri sera della collega Forcellati e quello di questa mattina del collega Torrione, sta nascendo la figura dell'animatore del Consiglio regionale, a un certo punto della giornata. Ci dovremo preparare a essere più pronti all'ironia e alle battute durante le fasi del Consiglio.
Rispetto all'ordine del giorno, che ritengo assolutamente costruttivo e allineato al lavoro che si sta facendo in questi ultimi anni all'interno del Consiglio politiche del lavoro, con tutti gli attori che compongono il modello a sostegno di un lavoro per l'Alleanza per il lavoro di qualità, è esattamente, ripeto, quello che stiamo cercando di fare.
La lettura delle premesse dell'ordine del giorno è il lavoro di preparazione che abbiamo fatto per iniziare a dare maggiore sostegno non solo agli enti locali, perché i servizi li assegnano gli enti locali, ma li assegna anche l'amministrazione regionale.
Noi abbiamo cercato di sollecitare in maniera trasversale il lavoro che si fa anche all'interno degli Assessorati, continueremo a farlo, ovviamente, proprio perché c'è bisogno di formare una cultura anche di governo politico e amministrativa che tenga in considerazione aspetti come questi, e poi di formare, a livello giuridico-amministrativo, le strutture, perché possano, attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione, intervenire in maniera ancora più efficace sulle fragilità e sui bisogni di lavoro, di inclusione e di progetti per la vita attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione.
Abbiamo preparato questi incontri nel corso dell'estate, distribuendoli anche sul territorio. Sono stati tre, gli incontri, e - attraverso il materiale realizzato e che è stato messo a disposizione degli enti - si immagina di continuare ad andare in questa direzione e, se si riesce, di disporre poi - lo vedremo anche con le risorse umane che avremo a disposizione - come dipartimento e come struttura per le politiche del lavoro, di mettere a disposizione ovviamente un supporto che sia continuativo nel tempo, a livello amministrativo più che politico, perché in termini politici le scelte sono state fatte.
Questi servizi sono importanti e accompagnano l'azione che abbiamo fatto, per esempio, nella rivisitazione dei PIA e dei progetti che già da quest'anno vedranno gli enti locali impegnati non solo nell'assegnazione di servizi, ma anche nella possibilità di assunzione diretta delle persone che si sono formate all'interno, per esempio, di progetti come quelli dei PIA.
Nessuna novità sul lavoro, quindi. Ripeto: per noi è una sollecitazione che non fa che andare nella direzione del lavoro che stiamo facendo. A gennaio ricomporremo il Consiglio politiche del lavoro e da lì si ripartirà per parlare anche di progetti come questi.
Ci asterremo, ovviamente, sull'ordine del giorno, essendo allineato al lavoro che si sta facendo.
Presidente -La parola al collega Torrione.
Torrione (AVS) -Non ho solo capito se effettivamente queste difficoltà... La ringrazio della risposta che comunque conferma un po' la bontà di questi interventi, non ho solo capito se di queste difficoltà che proprio gli enti locali hanno avuto la Giunta e l'Assessorato ne abbiano contezza, perché effettivamente, come ha detto lei, la questione è di tipo amministrativo, non è politica, e diversi progetti si sono arenati proprio per la difficoltà degli stessi funzionari degli enti locali a portare avanti queste progettazioni. L'unico dubbio che mi rimane dalla sua risposta è questo, e comunque la ringrazio.
Presidente -La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Solo per preannunciare il voto di astensione su quest'ordine del giorno da parte del gruppo Lega e per riprendere un discorso che avevamo terminato nella giornata di ieri, con la collega Minelli che mi aveva fatto molto arrabbiare quando aveva detto che io definivo caritatevoli le cooperative, e mi arrabbio spesso quando mi leggono nel pensiero, quindi è una cosa che mi aveva stimolato una riflessione.
Il principio è questo, ed è un principio che abbiamo sostenuto più di una volta nella scorsa legislatura e continueremo a sostenere in questa: gli amici delle caritatevoli cooperative, come ben sanno, trovano una tabella... io l'ho fatto a più riprese, cioè guardare quanti sono gli appalti regionali, escludendo anche quelli dei vari Comuni che vengono dati con una formula che non è quella della gara d'appalto, ma è la famosa coprogettazione, cioè una formula che non è, ovviamente, qualcosa che mette a confronto le offerte che arrivano - quindi l'offerta economica e quella tecnica, e valuta le offerte - ma semplicemente è un "guarda, io avrei questo servizio, cosa ne dici di occupartene? Me ne voglio occupare anche io. Perfetto, ecco i soldini e ti do il personale".
Ecco, noi non abbiamo bisogno di questo, abbiamo bisogno che anche le cooperative, se vogliono, si mettano in competizione per dare un'offerta migliore e al costo migliore per la pubblica amministrazione.
Il principio è esattamente questo ed è per questo motivo che noi riteniamo che vi siano già numerosi progetti aperti da questo punto di vista e che quindi ci sia bisogno di maggiore concorrenzialità e di meno coprogettazione.
Presidente -Se non ci sono altri interventi, aprirei la votazione sull'ordine del giorno.
La votazione è aperta.
Il collega Torrione ha la conferma che funzionano i tasti bianchi.
Chiusa la votazione.
Presenti: 35
Votanti: 5
Favorevoli: 5
Astenuti: 30 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Carrel, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Machet, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Viérin Marco e Zucchi).
L'ordine del giorno non è approvato.
Passiamo ora all'ordine del giorno n. 5 del gruppo Fratelli d'Italia.
Ha chiesto la parola il collega Lattanzi, ne ha facoltà.
Lattanzi (FdI) -Abbiamo anche avuto modo ieri di valutare l'impatto della spesa sanitaria sul nostro bilancio, 340 milioni di euro, una spesa importante, peraltro tra le più alte in Italia pro capite, ci sta davanti soltanto la Provincia di Bolzano, che certamente è un modello a cui noi purtroppo non riusciamo ancora ad arrivare.
Nell'auspicio che in qualche modo le azioni messe in atto dalla Giunta per la riqualificazione del servizio sanitario, la sua riorganizzazione... noi chiediamo alla Giunta di impegnarsi a: predisporre un piano triennale - che immaginiamo già l'Assessorato non abbia aspettato noi a fare - di sostenibilità della spesa da una parte, perché all'aumento della spesa non sempre corrisponde un aumento della qualità, quindi evidentemente va fatta una correlazione diretta tra spesa e sostenibilità; a ridurre gli eventuali sprechi, se ancora ce ne sono;alla mobilità passiva, di cui parlava il collega Torrione ieri, o Centoz, non mi ricordo, di circa 27 milioni; a riferire, naturalmente, in un puntuale incontro annuale sulla sanità, al Consiglio regionale stesso.
Lascio all'Assessore, immagino, la possibilità di rispondere.
Presidente -Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Ringrazio il collega Lattanzi per quest'iniziativa. Come dichiarato ieri in replica dal Presidente, grazie all'ottimo lavoro svolto dalla minoranza con questi ordini del giorno la scelta del governo è stata quella di utilizzare i vostri ordini del giorno, per il proficuo lavoro che avete fatto, per dare delle risposte più puntuali e non fare discorsi semplicemente scollegati rispetto al dibattito generale.
Quest'ordine del giorno, tra l'altro, nella sua ampiezza consente di fare analisi a 360 gradi.
Partirei dal tema della mobilità passiva, infatti, la riduzione della mobilità passiva rappresenta un elemento strategico per la sostenibilità del sistema. Contenere lo spostamento dei cittadini verso le strutture fuori regione, di fatto, è uno dei principali obiettivi della nostra sanità. Dobbiamo però prendere in considerazione una cosa rispetto alla mobilità passiva, che poi cercherò di rappresentare proprio dando gambe e corpo a quanto ho espresso rispetto al tema dell'ottima possibilità che dà quest'ordine del giorno di fare un'analisi.
Rispetto all'ultima richiesta, invece, che lei giustamente fa, di rappresentare una volta all'anno l'andamentale della sanità regionale con soldi pubblici in Commissione, io naturalmente parto dal presupposto di dire a microfono aperto che credo che la Presidente della Commissione sia assolutamente disponibile a invitarci in tal senso. Se lei me lo consente, io cercherei di anticipare: siccome siamo in una fase d'inizio dei lavori consiliari, magari possiamo pensare, col mese di gennaio, di invitare il sottoscritto e la direzione strategica dell'azienda USL per cercare di rappresentare, con i tempi che la Commissione consente, quindi non contingentati, una situazione generale di tutta una serie di cose che io cerco poi di rappresentare qui in Consiglio. Purtroppo la sanità è fatta anche di tantissimi acronimi, quindi alla fine non sempre si riesce a essere efficaci.
Invece, proprio per arrivare alla sua domanda più generale, visto che lei è uomo di sostanza e di numeri, io credo che una lettura positiva, che naturalmente avevo presentato nelle 47 pagine d'intervento, che facevano un'analisi noiosissima ma molto puntuale sul tema sanità e politiche sociali... Io partirei sinteticamente nel cercare di rappresentare quattro numeri che secondo me cercano di dare un'idea di quello che noi abbiamo cercato di fare nel corso di questi ultimi anni. Potevo andare anche più indietro, ma mi sono fermato a un'analisi a partire dal 2023.
Sull'attuale bilancio di previsione, che noi stiamo approvando, le spese correnti sulla missione 12 e missione 13 del 118 del 2011 ammontano a 482 milioni di euro. La stessa cifra sul previsionale 2025-2027 è di 473 milioni di euro, sul 2024-2026 di 461 e sul 2023-2025 di 445 milioni di euro; credo che questa sia la maniera migliore, a parte le percentuali di spesa che abbiamo in alcuni dei file che ci vengono predisposti dagli uffici del collega Baccega, che ringrazio, sia il collega che gli uffici, per il lavoro eccezionale che hanno svolto nell'arrivare a predisporre un bilancio di previsione in tempi così ristretti.
Io ricordo che nel 2020, quando ebbi l'onore di fare l'Assessore alle Finanze, la mattina venimmo eletti e il pomeriggio, come in questa occasione, dovemmo portare il bilancio di previsione in Giunta. Tra l'altro era la mia prima elezione, quindi di fatto questo rende evidente, richiamato anche ieri, come le elezioni fatte in autunno siano una iattura.
Quello che però questi dati non rendono evidente è dove siamo, e secondo me questa è una cosa, lo dico soprattutto a persone che hanno avuto un ruolo molto attivo nella comunità, sia a livello imprenditoriale che politico, alcuni dei colleghi di minoranza hanno frequentato quest'aula anche negli anni che furono... di conseguenza, secondo me, in un momento politico nel quale la sanità valdostana, ma la sanità pubblica in generale, viene vissuta come un luogo verso il quale scaricare ogni tipo di strale, risulta essere invece importante in questa regione fare delle analisi che partono da lontano, partono da lontano rispetto alle scelte fatte nel corso dei decenni, quindi che noi oggi raccogliamo in termini di testimonianze che cerchiamo di portare avanti, ma le scelte che sono state fatte sono merito di scelte politiche forti, fatte oramai cinquanta-sessanta anni fa.
Perché? Perché il decreto ministeriale n. 70 del 2015 - che è fondamentalmente la prima classificazione delle strutture ospedaliere - divide gli ospedali italiani in tre categorie. I primi sono i presidi ospedalieri di base, che hanno un bacino d'utenza tra gli 80.000 e i 150.000 abitanti e che prevederebbero, tanto per essere chiari, qui stiamo parlando di Valle d'Aosta... sapete tutti che la Valle d'Aosta ha in questo momento 123.000 abitanti, per cui noi dovremmo avere, per un territorio come questo, un presidio di base, e quindi dovremmo avere aperti: un pronto soccorso, una chirurgia generale, una medicina interna, un'ortopedia, un'anestesia e un'osservazione a breve intensità.
Grazie alle nostre peculiarità statutarie, noi di fatto ci posizioniamo in una posizione che è a metà tra i presidi di primo livello, quindi presidi ospedalieri per bacini di utenza tra i 150.000 e i 300.000 abitanti, e i presidi ospedalieri di secondo livello, che naturalmente arrivano fino a 1.200.000 abitanti.
Questa è la scelta che è stata fatta nel corso dei tempi, tanto per essere chiari, ma lo dico perché così capiamo di che cosa stiamo parlando, questo, tra l'altro, è stato oggetto anche di alcune iniziative fatte nella scorsa consiliatura, per cui se in alcuni momenti io appaio essere persona corrucciata, non lo sono: è semplicemente che io credo nella parola, nel "En archè en o lògos", quindi quando ci si dice delle cose, a parte le parti, poi secondo me le cose che ci si dice dovrebbero essere mantenute al di là dell'agone politico. Cosa che non capita spesso.
Per cui io, confidando nella valutazione positiva del vostro ordine del giorno, e questo non vuol dire che non potete continuare a farmi domande, anzi, sono un piacere, io spero che questa diventi una maniera per la quale poi, quando ad esempio parliamo di liste d'attesa - lo faremo durante la giornata per la terza volta in tre Consigli in un mese - dobbiamo cercare di capire di che cosa stiamo parlando, perché se ci sono dei problemi strutturali in tutta Italia, figuriamoci in una realtà come questa.
Abbiamo detto che noi dovremmo essere un presidio di base, quindi chirurgia generale, medicina generale, ortopedia e traumatologia e lungodegenza.
Tutto questo al di sotto, più o meno, dei 100.000 abitanti.
Invece siamo un presidio che si posiziona tra il primo e il secondo livello, per cui abbiamo ostetricia e ginecologia, bacino d'utenza 150.000, pediatria 150.000, cardiologia oltre 200.000, UTIC 150.000, neurologia, psichiatria 150.000, oncologia 300.000 abitanti, oculistica, otorinolaringoiatria, urologia, terapia intensiva, medicina e chirurgia d'urgenza sopra i 150.000 abitanti.
Ma secondo me è assolutamente importante andare anche a vedere che cosa, nel corso degli anni, le scelte di questo Consiglio e della politica valdostana hanno deciso di aggiungere a questi che sono già dei reparti che compongono l'ospedale Parini e che da soli richiederebbero un accesso e un afflusso anche di operatori.
Chirurgia toracica, bacino d'utenza 800.000 abitanti, chirurgia vascolare - e ne approfittiamo anche per portare il cordoglio del Consiglio alla famiglia del dottor Iob - 400.000 abitanti, geriatria 400.000 abitanti, malattie infettive tropicali 600.000 abitanti, nefrologia 600.000 abitanti, neurochirurgia - che è andata agli onori della cronaca e ringraziamo il dottor Pretti e tutto il suo staff in questi giorni - 600.000 abitanti, pneumologia 400.000 abitanti.
Ecco quindi che quello che noi dobbiamo cogliere, come stabilizzazione della spesa sanitaria, è il fatto che noi ci troviamo ad avere una struttura che di fatto dovrebbe raccogliere in maniera - me lo consenta - demografica, cioè una popolazione da 1 milione di abitanti - mi scusi la parola poco fine - produce figli per 1 milione di abitanti, e in maniera naturale tra questi ci saranno coloro i quali sceglieranno di fare le OSS, le infermiere e i medici.
Una realtà da 123.000 abitanti produce figli per 123.000 abitanti e quindi, di conseguenza, per tenere in piedi un presidio ospedaliero come il Parini noi da sempre abbiamo dovuto fare affidamento su flussi che arrivano da fuori, e quindi fare una serie di politiche attrattive che sono inserite in questo bilancio.
Lo stesso vale - e poi mi taccio, porto via dieci secondi - per il discorso dell'utenza. Noi ci troviamo con un'utenza - e, di conseguenza, con persone che utilizzano il nostro presidio ospedaliero - di una realtà territoriale completamente diversa da tutte quante le altre. Perché? Perché noi di fatto abbiamo in questo momento il 400% della popolazione. Non flussi turistici, è una cosa diversa. Soltanto in alcune località della vicina Asia Minore esistono flussi di aumento della popolazione, in periodi dell'anno religiosi molto chiari, come quelli che avvengono in Valle d'Aosta. Il 400% del periodo invernale, il 700% a luglio e l'800% ad agosto.
Questo, di fatto, viene gestito in termini di ospedali adattabili, sia a livello di Parini che di territorio.
Chiudo soltanto con un'informazione. La stabilizzazione dei Lea, quindi della copertura dei livelli essenziali di assistenza, è presente all'interno di quest'ordine del giorno, ed è presente all'interno di quest'ordine del giorno con un aumento di 3,5 milioni di euro sul 2026, che passa da 278 a 281 milioni di euro, per questo motivo le chiedo di ritirare l'ordine al giorno, altrimenti ci asterremo.
Presidente -La parola al collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) -Non so se il collega Torrione volesse fare delle considerazioni sulle dichiarazioni dell'Assessore...
Presidente -La parola al collega Torrione.
Torrione (AVS) -Grazie, collega Lattanzi. Velocissimo, è proprio solo per portare una riflessione, tra l'altro ne parlavamo anche ieri con alcuni colleghi.
L'intervento dell'Assessore è chiarissimo, sono chiarissime le scelte fatte in passato, è chiarissima la morfologia del territorio valdostano, sono chiarissimi i flussi che portano al 400% e al 700% che lei ha citato. Chiarissimo.
Io pongo una domanda che spero diventi poi anche un oggetto di futuro lavoro di questo Consiglio, cioè mi chiedo: le scelte di portare in casa, cioè portare in Valle d'Aosta, tutti, o buona parte, quasi tutti i reparti ospedalieri, è una scelta che sicuramente è un vantaggio per i Valdostani ed è sicuramente un vantaggio per i turisti, ma mi chiedo, in presenza di difficoltà sui servizi di emergenza… cioè, comunque il discorso delle liste d'attesa, per carità, lo cito, ma cito anche il pronto soccorso, perché comunque tutti abbiamo vissuto, o per noi, o per i nostri cari, le difficoltà, i tempi di attesa del nostro pronto soccorso. Mia mamma ha 89 anni ed è stata nove ore in pronto soccorso, solo per dire, ma è una sciocchezza.
Però la domanda è questa, che faccio all'Assessore Marzi - che si è distratto, ma so che ascolta… forse - è questa: non si poteva, proprio guardando i numeri, decidere che alcuni reparti, che hanno un'importanza... tutti hanno importanza, però hanno un'importanza minore, e per i quali si può pensare anche di far spostare le persone, perché non c'è un carattere di urgenza e i costi di trasporto, che devono essere ovviamente a carico nostro, possono essere sostenuti, evitando di fare questi reparti, per mettere i soldi sui reparti di emergenza, che potrebbero diventare più efficienti, e quindi ridurre le difficoltà del pronto soccorso, che è ricorso anche ad assunzioni estemporanee, appoggiandosi a cooperative, eccetera eccetera? Non quelle caritatevoli, però, perché le nostre sono sociali. Poi nel prossimo intervento dirò due cose sulle grandi inesattezze che il collega Manfrin continua a dire, ma probabilmente perché non conosce il tema.
Venendo all'aspetto, era solo questo, cioè era solo capire se può essere una scelta che non è stata così oculata, e se possiamo in qualche modo ragionarci sopra.
Presidente -Come gruppo, l'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Ne approfitto, solo in termini assolutamente costruttivi, per provare a rispondere al collega Torrione su discorsi più ampi che sicuramente poi saranno occasione di altre iniziative consiliari nel corso degli anni, e anche di un'analisi in Commissione.
Come lei può immaginare - visto che si occupa di complessità, è una cosa che richiama spessissimo, il suo impegno imprenditoriale all'interno del terzo settore e quindi del mondo delle politiche sociali che, se possibile, è ancora più complesso del mondo della sanità - la sanità è a sua volta molto complessa, perché si occupa di un aspetto della vita umana, la salute, non di facile e immediata gestione.
Nel momento in cui si pone in essere un sistema come quello che nel corso dei decenni è stato posto in essere per quanto riguarda la Regione autonoma Valle d'Aosta, le riflessioni che sono state fatte sono delle riflessioni che tengono conto di un processo logico: è difficile in un mondo complesso come quello della sanità pensare di fare delle scelte base, ad esempio rafforzare il pronto soccorso, occuparsi solo di ortopedia e traumatologia, e pensare, allo stesso tempo, di essere attrattivi per i medici che, ad esempio, operano semplicemente in questo tipo di settore.
Giustamente, persone che studiano e che fanno una serie di valutazioni sulla loro vita a favore della comunità - come i medici, gli infermieri, le OSS e tutti gli altri professionisti sanitari - fanno delle scelte e cercano dei luoghi nei quali poi espletare il proprio servizio alla comunità, anche attraverso il fatto che questo possa dare loro la possibilità di vivere professionalmente delle esperienze complete, per cui, in una regione, in altre regioni grandi, dove c'è la possibilità sullo stesso territorio di avere strutture diverse, ciò è possibile. In una realtà come la nostra, dove di fatto esiste un solo presidio ospedaliero, noi dobbiamo dare la possibilità, non soltanto ai Valdostani ma anche alle persone che operano all'interno della sanità valdostana, con tutti gli annessi e connessi, di avere la possibilità, a loro volta, di svolgere un servizio completo.
Se dovessimo, di punto in bianco, diventare semplicemente un luogo nel quale i pazienti arrivano, vengono stabilizzati - mi permetta il termine improprio - e poi vengono destinati ad altri ospedali che, nel caso nostro, sarebbero fuori regione, noi faremo un danno non soltanto ai Valdostani, che non se lo meritano... a mio modesto avviso dovrebbero beneficiare, da parte dei loro eletti, di coloro i quali gli spiegano le scelte fatte e quindi, di conseguenza, gli spiegano in continuazione che in realtà il Parini non è esattamente, col massimo del rispetto, un luogo dove, scusate la parola, vengono curati i "Cristiani" come se fossero dei "Marziani" - così parlo di me stesso e nessuno si arrabbia. No, in realtà si cerca di fare il meglio possibile e, in alcuni casi, anche con una particolare attenzione alla qualità.
Alcuni dei reparti che ho citato poc'anzi (la pneumologia, le malattie infettive, la neurochirurgia, e posso andare avanti, gastroenterologia, nefrologia) sono dei reparti che si sono rafforzati con l'ultimo atto aziendale che è stato votato nell'autunno del 2023. Nel corso di questi anni, quindi, si sono fatte delle scelte strutturali che guardano lontano.
Ma, faccio un esempio, se tu non hai almeno una struttura semplice, una struttura semplice dipartimentale di neurochirurgia, tu non avrai dei neurochirurghi che possono venire a lavorare da te e quindi, di conseguenza, non potrai intervenire, ad esempio, quando succedono cose eclatanti e drammatiche come sono successe nell'estate del 2024. Per fortuna avevamo un reparto di neurochirurgia, perché proprio in questi giorni una persona in carne e ossa è potuta salire su un palco perché c'era il reparto di neurochirurgia all'interno di questa realtà. E posso andare avanti.
In realtà, dietro questo mondo e dietro i tentativi che si fanno di tenerlo collegato, c'è tutta una serie di scelte molto complesse.
Lo stesso va - e ieri il collega Lattanzi lo ha rappresentato al collega Grosjacques qui alla mia destra - nei confronti di un mondo dove di fatto, per fortuna, tutta la nostra capacità di accogliere verte anche verso persone che vengono a frequentare le nostre meravigliose montagne, per nostra fortuna non soltanto per fare delle passeggiate lungo l'antico Decumano, via De Tillier, ma anche per farsi una sgambata, una sciata, un'arrampicata, quindi, di conseguenza, sono tutte attività che richiedono un certo tipo di attenzione, in tal senso.
Queste persone ci scelgono anche - glielo posso assicurare, e questa è una cosa che ADAVA e le associazioni che si occupano di turismo e di accoglienza ci richiamano sempre - per la nostra capacità di essere capillari in alcuni momenti dell'anno.
In questo momento stiamo cercando di portare il concetto di ospedale adattabile, quindi l'ospedale che si adatta ai flussi turistici, anche alla medicina sanitaria territoriale, per cui stiamo cercando di rafforzare le testate di valle, rispetto alla vallata centrale, proprio perché è nelle testate di valle che arrivano i nostri turisti in questo periodo e quindi, di conseguenza, dobbiamo essere a loro vicini e presenti.
Ma naturalmente queste persone valutano anche che tipo di reparti e di cura si possono avere, perché può capitare di rompersi una gamba - e qui poi faccio un piccolo asterisco - ma purtroppo, siccome la malattia non guarda il periodo dell'anno, può capitare di avere un infarto, un ictus o qualsiasi altro tipo di patologia. Allora noi, a quel punto, se non avessimo il Parini strutturato com'è strutturato - in questo momento, tra le varie qualità che abbiamo c'è anche, ad esempio, il reparto di cardiologia, che vede fare attività particolarissime che hanno portato ad esempio la mobilità attiva a crescere tantissimo verso la Valle d'Aosta - se noi non avessimo dei reparti strutturati, dovremmo portare le persone via da qui e questo farebbe fare delle scelte anche turistiche diverse a persone che magari ci scelgono per venire a passare una settimana di vacanza in famiglia.
Ho fatto un asterisco. Perché? Perché anche sul tema ortopedia e traumatologia noi stiamo facendo fatica. Non è un caso che nel mese di ottobre abbiamo dato visibilità a un progetto, il progetto Ultra, che già nel nome spiega il concetto di liaison tra Piemonte e Valle d'Aosta a livello universitario. È la prima volta che siamo riusciti a chiudere un progetto di questa portata a livello universitario, dove di fatto, il professor Fonio - che ringrazio per averci voluto ascoltare, il sottoscritto e il dottor Uberti - ha deciso di strutturare questo progetto che consentirà a tutta una serie di specializzandi in ortopedia e in traumatologia, proprio sfruttando questi flussi turistici di persone che vengono a visitare le nostre montagne, che purtroppo in alcune occasioni possono anche farsi male, di far venire qui in maniera automatica flussi di specializzandi.
Perché? Perché noi siamo lontani dai canali universitari, perché - e poi ne discuteremo - non ci è consentito, e purtroppo non ci sarà consentito mai, almeno per Medicina, avere delle facoltà, a meno di inventarsi delle cose molto particolari che stiamo cercando di fare.
Per cui è importantissimo capire questo. Rispetto alla giusta battuta sulle cooperative, tenga conto che quello era un obbligo di legge. L'attuale Ministro, uno dei più grandi meriti che ha avuto è quello di togliere i gettonisti, quindi le cooperative, come strumento di riferimento, però, come il sottoscritto ha imparato, come il direttore generale, che ringrazio per la sua intelligenza, ha sempre rappresentato, i gettonisti non erano una scelta, erano un obbligo, perché di fatto, mancando concretamente i medici... nel caso specifico, tenga conto che noi dobbiamo far fronte a un reparto, a un pronto soccorso che, io le posso assicurare - so che adesso mi prenderò gli strali di tutti coloro i quali mi stanno ascoltando, perché pensano che io viva su Marte - ma noi in realtà, pur avendo dei problemi al pronto soccorso, in termini di boarding siamo tra i migliori pronto soccorso d'Italia.
Certo che sarebbe cosa buona che, ad esempio, sulle persone anziane con comorbilità riuscissimo ad essere ancora più bravi rispetto alle vaccinazioni, perché in questo momento noi stiamo avendo degli accessi al pronto soccorso altissimi sulle persone anziane, e quasi tutte queste persone non hanno fatto il vaccino, di conseguenza si infilano in un flusso che poi crea dei problemi di boarding e di gestione dell'accesso ai reparti, quindi del liberare i reparti stessi.
Noi dobbiamo tenere aperto un pronto soccorso, ovviamente facendo il migliore dei lavori possibili, e poi dobbiamo garantire un pronto soccorso ortopedico proprio per i motivi di cui sopra.
Per cui il Parini, e con questo chiudo, deve essere visto non solo come l'ospedale di Aosta, ma come l'ospedale di una regione complessa, di una regione dove siamo pochi, non siamo piccoli. È una cosa difficile da far capire, ma noi non siamo piccolini, noi siamo pochi, pochi a gestire un territorio complesso, quindi abbiamo bisogno di strutture dedicate per gestire complessità.
Presidente -La parola al proponente Lattanzi.
Lattanzi (FdI) -Grazie, Assessore. Grazie perché quest'ordine del giorno ci ha dato la possibilità di ascoltarla con un'ampiezza che ha aperto molti file, su cui credo che anche tutti i componenti della V Commissione non vedranno l'ora di potersi confrontare, quindi ringrazio anche la presidente Trione se vorrà, appunto cogliendo l'invito dell'Assessore, a gennaio riunire la V Commissione, proprio per ragionare in maniera più tranquilla e più serena su un'organizzazione di un servizio cruciale per i cittadini e per chi, come diceva l'Assessore, ci ospita.
Ringrazio anche per l'empatia che ha usato questa mattina l'Assessore, perché Patch Adamsdiceva: "L'empatia è la prima delle cure", quindi, rimanendo in tema sanitario, questo sicuramente aiuta il dialogo e il confronto. La parola anche io sono convinto che conti, che quando viene data debba essere rispettata.
I dati che lei ci ha fornito, per quanto sintetici - ringrazio per la sinteticità - confermano che noi abbiamo la necessità, per le ragioni che lei ha dato, di essere un presidio ospedaliero tra il primo e il secondo livello, quindi strutturato, perché sennò l'alternativa sarebbe il decadimento del servizio sanitario offerto ai nostri cittadini e altrettanto ai nostri ospiti.
Certamente il decreto ministeriale n. 70 del 2015 è stato uno spartiacque e in questo siamo felici tutti che dieci anni fa qualcuno abbia preso la scelta di mantenere per la Valle d'Aosta un presidio ospedaliero all'altezza delle aspettative. Purtroppo sappiamo che le aspettative per il momento non sono ancora rispettate e ancora non ci soddisfano. Non entro nel merito degli anziani - sicuramente al pronto soccorso dieci-quindici ore non ci possono stare - va ripensato magari un pronto soccorso per gli anziani, così come si possa presentare un pronto soccorso per la pediatria infantile.
Sono questioni complesse, me ne rendo conto. Non voglio essere superficiale, non sono preparato sull'argomento in particolare, quindi qui mi fermo. Sui numeri, sui dati, il servizio non corrisponde ancora ai nostri desiderata, sono convinto che siano i desiderata di tutta l'assemblea.
Sono felice quindi di dirle che ritiro l'ordine del giorno e non vedo l'ora di poter, anche da Consigliere, partecipare alla V Commissione per dare il contributo, eventualmente con la presidente Trione, al dibattito sull'organizzazione dei prossimi cinque-dieci anni della sanità pubblica.
Lo so, lei governa un Assessorato complicato. Le scelte non sono immediatamente cinghia e trasmissione tra un mese e l'altro, ma sono a distanza di mesi/anni, quindi quest'ordine del giorno risulta ancora più importante, perché ci permetterà di riflettere e ragionare sulla sanità che vogliamo tra tre, quattro, cinque anni.
Chiaro, le emergenze vanno gestite. Io ricordo che qui si facevano operare i Santi Padri, ricordo che qui, quando qualcuno si faceva male, non si faceva trasportare da qualche altra parte; questo purtroppo non avviene più, pur avendo, come lei ha detto, delle eccellenze.
Anche io mi unisco al cordoglio alla famiglia per la scomparsa del dottor Iob, che è stata sicuramente una delle tante personalità che avevano scelto la Valle d'Aosta, al di là delle offerte economiche, per dare alla Valle d'Aosta se stesso, alla Valle d'Aosta un ampio respiro, anche di tipo professionale.
Però ricordo anche il professor Parini, a cui abbiamo intitolato l'ospedale stesso, che innovò la chirurgia mondiale, e lo fece ad Aosta. Non c'era stato bisogno di averlo a Milano o da qualche altra parte.
Il nostro passato è ricco di eccellenze sanitarie e speriamo che lo possa essere anche il prossimo futuro, non il futuro prossimo.
Presidente -L'ordine del giorno risulta quindi ritirato. Passiamo ora all'ordine del giorno n. 5 del gruppo PD-Federalisti Progressisti. Per l'illustrazione, la parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) -Quest'ordine del giorno parla di volontariato e parla del Centro servizi per il volontariato che abbiamo visto in audizione e che sappiamo essere un pilastro della nostra comunità, anche perché investire sul volontariato è un investimento diretto sul capitale umano e sociale della nostra comunità.
Sappiamo che la Valle d'Aosta è una regione in cui un Valdostano su quattro fa volontariato ed è una Regione in cui, appunto, il volontariato ha un'azione parallela importante rispetto alle politiche sociali e alle politiche economiche in genere.
Il DEFR riconosce l'importanza strategica di conformare l'ordinamento regionale ai principi del codice del terzo settore e di ottimizzare le sinergie con il privato sociale e con il mondo del volontariato.
Il programma di legislatura, idem, pone come importante l'equità sociale e il benessere della comunità e li pone come temi cardine per mantenere questa comunità coesa e inclusiva.
Come spesso mi capita di dire, ora vi è una sfida, perché noi qui siamo chiamati anche a coglierle queste sfide e a portarle avanti, come minoranza, come maggioranza, ma come Consiglio regionale. Consiglio regionale che - io ricordo a tutti, ma a me stessa prima di tutto - è il principe dell'azione legislativa, e forse anche su questo dovremmo fare una riflessione in altri momenti, in altri luoghi, sicuramente.
Da un lato, quindi, abbiamo la necessità di adeguare le normative regionali alla riforma nazionale, ma questo impone al Centro servizi volontariato uno sforzo tecnico e amministrativo molto importante per supportare tutte le associazioni nel processo di transizione, appunto.
Abbiamo parlato in campagna elettorale, ma abbiamo avuto modo di parlare - io personalmente - nei cinque anni precedenti, della necessità di una nuova sede, e la nuova sede sicuramente ci sarà già nel 2026, e questa è una parte importante perché le associazioni devono anche avere una casa nella quale riunirsi e nella quale portare avanti i progetti. Giustamente, quindi, la parte relativa agli spazi è molto importante, ma non è sufficiente.
Dall'altra parte, noi abbiamo l'ingresso di nuovi soggetti, atteso ma anche richiesto. Enti tradizionali, folkloristici, associazioni folkloristiche, le pro loco, i vigili del fuoco volontari, le associazioni sportive, che chiedono, giustamente, un accompagnamento per diventare pienamente risorsa di prossimità e coesione sul territorio. E noi tutti e tutte sappiamo quanto sia importante questa azione.
Ora - l'abbiamo sentito in audizione, ma sono sicura che ci siano già delle interlocuzioni - era importante ed è importante portare all'attenzione di tutte e tutti noi questa problematica. Le dotazioni finanziarie non sono sufficienti. Ci è stato detto che i 60-65.000 euro che vengono erogati annualmente non sono più sufficienti. Questo ha portato anche, oltre a limitare fisicamente, ad avere una struttura più piccola - ricordo: in via Avondo - ma, anche, per carenza finanziaria, ha portato a una diminuzione e a fare a meno di alcune risorse umane.
Adesso bisogna investire, quindi questo chiediamo, con quest'ordine del giorno. Chiediamo naturalmente di aumentare le risorse finanziarie, un aumento mirato, un aumento stabile. Ricordo che è diminuito anche il contributo delle fondazioni bancarie che annualmente, appunto, destinano al volontariato, ai CSV nazionali, e quindi alle Regioni; è diminuita l'entrata negli anni.
Quindi mirato e stabile. Perché stabile? Perché solo così si può programmare, solo così. Se non c'è una certezza delle entrate, dei contributi, non si può certo strutturare, rendere strutturale e stabile questo contributo.
Coperture mirate, dicevamo, e una programmazione triennale. Questo perché? Perché non possiamo permetterci... e guardo il Presidente, ma guardo i banchi (che sono un po' semivuoti) della Giunta, ma guardo soprattutto il Presidente, perché so che è molto sensibile a questo tema e so che non solo è molto sensibile, ma anche negli anni scorsi è stato molto attento a questo tema, condividendo, accompagnando il Centro servizi per il volontariato.
Ecco, facciamo uno sforzo. Sono piccoli sforzi finanziari, ma quello che non c'è oggi dobbiamo immaginare di metterlo quanto prima, noi abbiamo chiesto che sia alla prima variazione di bilancio: facciamo in modo che il volontariato possa usufruire di risorse stabili, di risorse finanziarie concrete e adeguate, per fare in modo che faccia il proprio lavoro - e lo fa molto bene - alimentando quella coesione sociale della Valle d'Aosta che sta a tutte e tutti noi molto a cuore.
Presidente -La parola, per la risposta, all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Come da lei richiamato, collega Forcellati, abbiamo ampiamente trattato il tema durante la presentazione della nostra parte dell'attuale bilancio di previsione in II Commissione, però, come giustamente da lei detto, anche il Consiglio ha la possibilità così di essere messo al corrente.
Veniamo alla risposta. Con il disegno di legge regionale in materia di sostegno e promozione del terzo settore e per l'amministrazione condivisa, sono stati previsti fondi strutturali e le diverse misure di sostegno in favore degli enti del terzo settore e in favore del Centro servizi per il volontariato accreditato sul territorio regionale, tecnicamente CSV.
Naturalmente è bene ricordare che questo Consiglio, nelle more dell'adozione della legge, ha previsto comunque la concessione di un contributo all'ente accreditato CSV, per consentire allo stesso di continuare a sostenere gratuitamente le realtà solidaristiche del territorio.
Tale contributo - come anche da lei rappresentato durante l'intervento - è nella misura di 60.000 euro annui e, di fatto, è concesso proprio in considerazione dell'attività di supporto che lo stesso presta a favore di tutta la promozione delle organizzazioni di volontariato sul territorio regionale.
Il disegno di legge, depositato a fine della scorsa legislatura e recentemente riavviato, è in fase attualmente in termini di riavvio dell'iter di disegno per quanto riguarda i passaggi necessari, sia con il dipartimento Legislativo che con il dipartimento Finanze, che ringraziamo.
L'attuale disegno di legge, relativo al triennio 2026-2028, in corso di approvazione, è stato predisposto in continuità con i finanziamenti stanziati negli anni precedenti, con l'obiettivo di dare attuazione all'adozione della nuova normativa regionale sul terzo settore.
Quello che è importante richiamare è non soltanto che con questo disegno di legge noi andremo a dare finalmente una strutturazione ai fondi, quindi cogliamo appieno la valutazione politica dell'ordine del giorno, perché lei sa benissimo che con un ordine del giorno di fatto si crea una sottolineatura politica, non si possono spostare fondi, i fondi possono essere spostati con emendamenti e, rispetto a questo tema, non ce ne sono… di conseguenza, la sottolineatura politica che lei richiama è assolutamente colta sia da questo bilancio sia, soprattutto, da un atteggiamento generale che c'è stato nei confronti del CSV, da parte in primis della Presidenza della Regione e poi dell'Assessorato che pro tempore mi onoro di coordinare, perché di fatto stiamo parlando di fondi che sono passati dai 26.000 euro all'anno del 2023 agli attuali 60.000, per 250.000 complessivi sul triennio, e anche un contributo straordinario, che era stato posto in essere per motivi legati a problemi di sede, che non sono imputabili sicuramente alla politica, perché il proprietario degli spazi che prima venivano occupati dal CSV non era né il Comune di Aosta, né la Regione autonoma Valle d'Aosta, ma anche in quell'occasione sul 2024 c'era stato un trasferimento straordinario di 100.000 euro.
Nel corso degli ultimi due anni le sensibilità nei confronti del CSV - con il quale le interlocuzioni sono continuative da parte di tutto il Consiglio - non sono state dimostrate soltanto a parole, ma per la prima volta sono state dimostrate, sia in termini di incrementale, sia in termini di trasferimenti straordinari dati, in maniera assolutamente fattiva.
Lo stesso vale, e varrà a maggior ragione, con l'approvazione della legge del terzo settore, della quale abbiamo ampiamente parlato in II Commissione, in fase di audizione del bilancio, perché, sia da parte del suo gruppo che da parte del gruppo di AVS, sono state, per fortuna, numerosissime le domande in tal senso, quindi, di conseguenza, abbiamo avuto la possibilità di rappresentare una variegata attenzione al tema, che speriamo - tra l'altro a brevissimo, in termini legislativi, ringraziando la presidente Trione - possa arrivare in V Commissione.
Noi auspichiamo che il passaggio della legge del terzo settore sia uno dei primi, che verrà licenziato in Giunta e quindi, di conseguenza, arriverà in V Commissione.
Ricordiamo anche però - questo è utile farlo perché è utile al dibattito politico che quest'ordine del giorno giustamente porta in aula - che è una legge che, a proposito di amministrazione condivisa, ha avuto un percorso, in termini di condivisione, ampissimo, con tutto il mondo del terzo settore, CSV compreso, con gli enti locali, con il CELVA, con il CPEL e con il consiglio di amministrazione degli stessi, che sono arrivati a licenziare l'allora PL già all'inizio dell'anno in corso.
Per questo motivo le chiediamo di ritirare l'iniziativa, altrimenti, visto che siamo ampiamente già nei fatti politici e amministrativi del caso, ci asterremo.
Presidente -La parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) -"Per fortuna tante domande" non so quanto sia ironico e quanto sia effettivamente... però colgo anche l'ironia, che a me piace moltissimo, che è un po' anche il sale, insieme ad altre caratteristiche, della vita, l'ironia e l'autoironia, quindi colgo con piacere alcune esternazioni che da stamattina sento abbastanza in aula.
Grazie, Assessore, non avevo dubbi, ma altrettanto ho la consapevolezza che un ordine del giorno non muove soldi. Ce l'ho, questa consapevolezza, da almeno una quindicina di anni, quindi benissimo.
Tanto è vero che nell'ordine del giorno chiediamo "alla prima variazione di bilancio", sennò avremmo fatto un emendamento con copertura finanziaria. Non l'abbiamo fatto perché politicamente vogliamo portare all'attenzione del Consiglio questo argomento.
Benissimo averne parlato, non sento di dover ritirare l'ordine del giorno, ma portarlo al voto e fare in modo che ci sia sempre acceso un piccolo faro su questo mondo.
Presidente -Grazie collega. Ha chiesto la parola il collega Torrione.
Torrione (AVS) -Velocissimo, solo per dire che ovviamente siamo favorevoli a quest'ordine del giorno, anche perché peraltro abbiamo in merito presentato anche un'interpellanza recentemente, quindi confermiamo quanto detto dalla collega Forcellati e le difficoltà che il CSV ha per la questione anche dell'iscrizione al RUNTS di tante associazioni, che ha citato in parte, ma ce ne sono anche tante di più, e che comunque afferiscono al CSV per procedere, perché sono piccole e non hanno gli strumenti per poter fare questo tipo d'iscrizione. Serve proprio personale al CSV per poter espletare tutte le pratiche delle diverse associazioni.
Ultimo elemento: ovviamente leggeremo qual è l'impegno di spesa previsto per i prossimi anni, che sarà contenuto nella legge, come ha detto l'Assessore, che comunque ringrazio per l'accoglienza sempre attenta delle tematiche che vengono portate. Poi, come ha detto forse in uno dei primi interventi, ha sempre il record di domande e di interrogazioni in questo Consiglio, e purtroppo, con l'arrivo mio e della collega Forcellati, forse non andrà migliorando la situazione.
Solo è importante anche il discorso della sede, perché ovviamente, aumentando il personale - già la sede dove sono adesso è piccola - se deve aumentare il personale ci sarà bisogno di ulteriori spazi. La famosa Casa del volontariato speriamo che possa rientrare nella legge e negli obiettivi della legge.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Ringraziando i proponenti per questo spunto, che mi permette anche... scusate ma ogni tanto io qualcosa... purtroppo lei non lo sa, collega Forcellati, ma io ho assistito a grandissima parte dei Consigli comunali della scorsa legislatura e ho assistito anche a quando lei e i suoi colleghi, quando c'erano i nostri colleghi di Consiglio che facevano delle iniziative, uscivate dall'aula. Adesso lei si lamenta che mezza Giunta era assente, quindi, è un po' la legge del contrappasso.
Ma, detto questo, venendo al tema dell'iniziativa, noi, pur valutando in maniera positiva il volontariato... il volontariato vero, ci tengo a ricordarlo. Abbiamo trattato più volte all'interno di quest'aula il fatto che ci siano volontari veri, che ovviamente fanno il loro lavoro, il loro servizio, in maniera gratuita, e invece abbiamo trattato, nell'ultimo Consiglio che abbiamo affrontato, e anche in quello prima, il fatto di qualche volontario che è obbligato a fare volontariato, perché sennò non può lavorare nella pubblica amministrazione; che è un paradosso, su cui spero che ovviamente si possa riuscire a incidere.
Detto questo, riteniamo però che la priorità in questo momento... l'abbiamo detto in campagna elettorale e abbiamo anche peraltro individuato, in campagna elettorale, la questione dell'individuazione della sede del CSV, che oggi è collocata in una zona, appunto, sicuramente più ristretta rispetto alla sede precedente, ma in realtà noi avevamo individuato, come sede possibile e idonea, l'ex Ufficio di collocamento, chiamiamolo così, che è collocato all'interno del quartiere Cogne, che potrebbe essere, vista la struttura che a oggi è abbandonata, la sede ideale perché ha degli spazi sicuramente superiori rispetto a quelli attualmente in uso e che permetterebbe anche di avere un presidio all'interno di un quartiere che sicuramente ha delle difficoltà e delle criticità.
Io non so sulla base di che cosa la collega Forcellati abbia detto che nel 2026 ci sarà la nuova sede. Io sono lieto che lei abbia queste certezze, io di queste certezze non ne ho, però mi auguro che questa possa essere invece una soluzione che possa andare in quella direzione, quindi, ritenendo che la priorità sia quella dell'individuazione della sede e della finalizzazione di questa sede, su quest'ordine del giorno il gruppo Lega si asterrà.
Presidente -Grazie collega. Poniamo in votazione l'ordine del giorno n. 5 dei colleghi del PD. Invito i colleghi a votare. Aperta la votazione, chiudo la votazione.
Presenti: 35
Votanti: 6
Favorevoli: 6
Astenuti: 29 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Machet, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Viérin Marco e Zucchi).
L'ordine del giorno non è approvato.
Passiamo ora all'ordine del giorno n. 5, Autonomisti di Centro. Ha chiesto la parola il collega Carrel, ne ha facoltà.
Carrel (ADC) -Con quest'ordine del giorno andiamo a trattare forse "il tema" dell'amministrazione regionale, quello che riguarda tutta la riorganizzazione dell'apparato amministrativo della nostra Regione, da cui dipendono poi di fatto tutte le problematiche, o meglio, la soluzione alle problematiche che, come gruppi di opposizione, come è stato ben rappresentato, cerchiamo di portare all'attenzione del governo attraverso questi ordini del giorno.
È ovvio che, se la macchina amministrativa funziona e riesce a dare le risposte, molte di questi problemi si possono affrontare con una maggiore efficacia ed efficienza, e credo che questo sia l'obiettivo di tutti noi e non solamente di chi oggi si trova in maggioranza, o di chi si trova all'opposizione, ma di tutti i cittadini valdostani.
Proprio per questo, in virtù dello studio della Bocconi che ci è stato presentato in merito a questa riorganizzazione, e in virtù di tutta una serie di contatti che credo tutti noi abbiamo all'interno dell'apparato della pubblica amministrazione, che continuano ad avere delle informazioni poco nitide e poco chiare, o almeno quello che ci riferiscono è che non hanno una prospettiva ben definita, chiediamo al governo regionale di venire in Commissione ed esporci il disegno chiaro sul quale stanno lavorando, in modo da capire quali siano le microstrutture e come si pensi di riorganizzare la macchina amministrativa, quindi come pensiamo di dare gambe al programma di legislatura e al DEFR.
Credo che questo sia il problema principale, sul quale sarebbe, dal nostro punto di vista, corretto venire in Commissione e discuterne, per poter portare anche noi il nostro contributo.
Presidente -La parola al Presidente Testolin.
Testolin (UV) -La questione, che è un tema e non è un problema, è piuttosto una situazione da affrontare, è che i cambiamenti sono sempre forieri di valutazioni molto diverse, a seconda della prospettiva con la quale li si guarda.
La riorganizzazione delle strutture amministrative è un processo che è in itinere e segue le impostazioni fornite dallo studio della Bocconi. Peraltro, è un processo organizzativo interno, quindi di suo non compete al Consiglio, ma alle strutture in capo alla Giunta regionale.
E' un processo che si andrà a determinare nei prossimi mesi, con l'attivazione del nuovo percorso a partire dal mese di aprile. Quando sarà definito nei suoi termini generali e anche puntuali, potrà essere sicuramente oggetto di una richiesta per essere illustrato alla Commissione consiliare competente, una volta ultimato il lavoro e con i dati che saranno oggetto della riorganizzazione complessiva. Quindi non nella fase antecedente, ma quando il progetto di riorganizzazione sarà ultimato, sarà assolutamente nostra premura renderci disponibili per la Commissione competente.
Sull'ordine del giorno evidentemente ci asterremo o, altrimenti, invitiamo il Consigliere a un ritiro dello stesso.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Torrione.
Torrione (AVS) -Anche in questo caso molto rapidamente. Solo per fare una precisazione, noi siamo assolutamente favorevoli a quest'ordine del giorno, che mi sembra peraltro molto semplice, e comunque mi sembra di aver capito, dalle parole del consigliere Carrel, che avesse proprio parlato di tema e non di problema, quindi non ho tanto capito bene la precisazione del Presidente.
Non intervengo per fare polemica, non si deve... io faccio solo una piccola considerazione, che poi probabilmente tornerà nei miei interventi successivamente, cioè non sono d'accordo sul fatto che un tema come questo non competa al Consiglio, perché comunque ha a che fare con l'organizzazione generale della pubblica amministrazione, con il funzionamento dell'amministrazione, con le difficoltà o il buon funzionamento degli Assessorati.
Ha a che fare anche con i soldi, perché comunque una macchina che funziona bene è efficiente e quindi permette anche di risparmiare dei soldi. Io credo che il contributo di 35 persone, che in una Commissione ovviamente saranno meno, ma comunque sono rappresentative di questi 35 - 35 persone dotate credo tutte di buon senso e di quel minimo di intelligenza, anche perché sennò i Valdostani non ci avrebbero votato - probabilmente, credo che sia corretto valorizzare anche il lavoro del Consiglio su un tema così importante.
Noi quindi voteremo favorevolmente a quest'ordine del giorno.
Presidente -La parola al collega Carrel.
Carrel (ADC) -Confermo quanto detto dal collega Torrione: ho parlato di "tema", perché credo che sia realmente un tema sul quale è corretto confrontarsi e questa era la richiesta, quindi non volevo assolutamente vederla come un problema, ma come un'opportunità di poterci confrontare su questo che è un tema, appunto, che può essere dirimente per l'intero apparato amministrativo e per il come andiamo a realizzare queste nostre, o vostre, politiche che abbiamo discusso, di cui stiamo discutendo e sicuramente discuteremo in futuro.
Io ci tengo a fare alcune precisazioni, comprendendo quanto ha lecitamente ribadito il Presidente della Regione: è ovvio che può venire in Commissione nel momento in cui il cerchio è chiuso, viene però a mancare quello che era lo spirito dell'ordine del giorno, cioè il confronto preventivo, in quanto, comunque sia, non credo che sia solamente andando a togliere determinate dirigenze che raggiungiamo l'efficienza.
So bene che è un percorso che è stato avviato ormai quasi un anno e mezzo fa, un percorso che prevede delle tappe. Vi chiedo - ma non lo chiedo solamente al Presidente, credo che sia di competenza anche dei singoli Assessori - di difendere le competenze che abbiamo all'interno degli Assessorati, di valorizzarli, ma soprattutto di andare a prevedere anche dei concorsi tecnici, perché quello che secondo me e dal mio punto di vista manca, all'interno di diversi Assessorati, sono proprio dei tecnici che possano dare appunto attuazione alle politiche che andiamo a prevedere.
Non vorrei che passasse il messaggio che tutto ciò che dice la Bocconi sia per noi realizzabile e sia per noi oro colato, perché anche noi abbiamo delle peculiarità da difendere, abbiamo delle norme statutarie che ci danno determinate mansioni, su queste mansioni dobbiamo continuare a lavorare e dobbiamo assolutamente avere delle persone competenti che ricoprano determinati ruoli.
L'intento di quest'ordine del giorno era proprio quello di poterci confrontare preventivamente alla chiusura del cerchio. Mi auguro che almeno questo si possa fare e lo facciate tra Assessori in Giunta, oppure in maggioranza, perché comunque sia stiamo parlando di una riorganizzazione che avrà degli effetti sull'intera macchina amministrativa per i prossimi decenni.
Ovviamente non ritiro e porto al voto l'ordine del giorno.
Presidente -Grazie collega. Andiamo alla fase di voto. Apro la votazione.
Invito i colleghi a votare.
Chiudo la votazione.
Presenti: 35
Votanti: 14
Favorevoli: 14
Astenuti: 21 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Machet, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Viérin Laurent e Viérin Marco).
L'ordine del giorno non è approvato.
Passiamo all'ordine del giorno n. 6 dei gruppi Lega e La Renaissance. Chi lo illustra? La parola al collega Perron.
Perron (LEGA VDA) -Veniamo invece, con questa iniziativa, nuovo ordine del giorno, di nuovo a un tema che abbiamo già portato tempo fa, che è quello di una valutazione di un liceo scientifico a indirizzo sportivo e anche un indirizzo di tipo professionale riguardante appunto il mondo dello sport.
Questo perché, come molti ricorderanno, già nella scorsa legislatura, ormai sono passati quasi tre anni, avevamo portato il tema in quanto era il periodo in cui si stavano spostando le ultime classi, quelle del Turistico di Saint-Vincent, e si stavano spostando perché dovevano essere riassorbite dalla sede di Verrès.
Purtroppo è una sede storica, quella di Saint-Vincent del Turistico, quindi è sempre un peccato quando si perdono dei pezzi sul territorio, per varie motivazioni.
Inoltre, come abbiamo ricordato dall'impegnativa, già altre sedi su Saint-Vincent nel corso del tempo, nell'ultimo decennio, si sono perse. Prima c'era il liceo scientifico, anche questo andato a esaurimento, mi pare attorno al 2015; e poi appunto, successivamente, quello che è rimasto del Turistico oggi è a Verrès.
Questo ha creato ovviamente dei problemi sul territorio, tra l'altro ricordo che l'altra sede, invece, è quella degli ex Geometri, anche lì mi pare 2013, vado un po' a memoria, però l'ultimo anno ci ho insegnato anche io, in quella sede, quindi più o meno erano quegli anni lì, ed è un peccato ovviamente vedere il territorio della media Valle che perde le scuole.
Sul calo demografico, questo è un fatto e c'è ben poco da discutere, una delle cause è quella, ma allo stesso tempo accentrare in due grandi poli scolastici è stata una visione politica che si è esplicitata negli anni, con questi due grossi poli, Aosta e Verrès, che avrà portato anche dei vantaggi di tipo economico... io ricordo bene i discorsi che si facevano anche con le segreterie, che dicevano: "questa sede di Saint-Vincent - parlo del Turistico - ormai qui è sovradimensionata per le classi che ci sono", però allo stesso tempo dobbiamo ricordarci che l'amministrazione, se ha bisogno di denaro, in qualche modo lo trova, e la gestione delle scuole non può essere soltanto una gestione ragionieristica, che va bene, guarda i costi, guarda i benefici, ma c'è tutta una serie di ragionamenti più ampi da fare: quando si perdono scuole sul territorio, si perde anche un indotto, si perde anche, tra l'altro, la possibilità di stare in scuole piccole che, chiunque ci abbia lavorato - io ho insegnato in scuole piccole e grandi - sono due mondi diversi. Le scuole piccole sono veramente un ambiente dove si può, tra l'altro, controllare molto meglio episodi che invece nei poli grossi - e faccio riferimento a Verrès, ovviamente - sono ben più difficili da controllare.
C'è tutta una serie di fattori, quindi, che io credo il mondo politico debba sempre mettere a fattor comune e sempre ragionare, uscendo dall'ambito meramente ragionieristico del "Ci sono i costi, perché la sede costa, dobbiamo pagare più bidelli…".
Noi dobbiamo assolutamente, in Valle, fare discorsi di altro tipo finché, grazie a Dio, spero sempre, potremo permettercelo perché abbiamo i fondi a disposizione.
Un altro tema, sto andando un po' a braccio, che sarà importante - e mi riferisco a lei, neo-assessore Lavevaz, su questo tema - è il fatto che in Valle dobbiamo cercare di mantenere il numero alto d'insegnanti. È vero che c'è il calo demografico, ma dovremo utilizzare gli insegnanti per altre mansioni, ad esempio per l'integrazione di tanti ragazzi stranieri che arrivano, perché avremo un ulteriore problema d'integrazione. Io poi sono della Lega e direi "assimilazione", dove è possibile, delle altre culture, alla nostra, e non il contrario, che è esattamente quello che sta succedendo, ma verremo poi su questo tema anche più avanti, con ulteriori iniziative.
Ecco, dovremo riuscire a mantenere il numero alto dei professori, anche se ci sono meno alunni, per garantire un servizio migliore su vari aspetti della scuola.
Ritorniamo quindi su questo tema, presagisco già la risposta su questo, però ricordo che c'era stata una risoluzione che era passata all'epoca. All'epoca c'era l'assessore Caveri, oggettivamente l'idea era buona, era arrivata da noi e personalmente da me, ma non perché fossi un genio. Quando insegnavo lì ricordo bene dei colleghi che mi avevano raccontato... no, purtroppo non sono un genio, non credo proprio, ma lavoravo su quella sede e avevo insegnanti di educazione fisica che mi dissero: "Sai cosa potrebbe essere interessante in Valle, che non abbiamo? Un liceo sportivo".
Quando poi ci fu la crisi mi ritornò in mente, contattai il professore e si mise giù questa cosa.
Poi l'abbiamo integrata, perché un liceo sportivo non è un qualcosa di semplice, cioè è un liceo. È un liceo che ti forma poi i medici, i professionisti del settore. Molti genitori ci hanno scritto "mio figlio vorrebbe fare...", sì, ma quello è un liceo, si studia, non è che se fai sport... quindi bisogna essere molto chiari su questo, c'erano delle incomprensioni.
Ecco che abbiamo avuto l'idea lì di affiancare un professionale, di modo che i ragazzi che invece sono meno portati per lo studio - e ci sono ovviamente, vivaddio, anche quelli e potranno fare benissimo in altri settori - potrebbero essere in qualche modo affiancati con una scuola più semplice, magari di due anni. Qui si potrebbero attivare gli IFP e tra l'altro c'è un altro ordine del giorno che riguarderà proprio queste categorie nuove, per allargare l'offerta formativa, quindi potrebbe essere insieme.
Noi l'abbiamo proposto sul territorio della media Valle, perché ci sono vari stabili che sono liberi e che possono essere utilizzati: quello degli ex Geometri, c'è la zona appunto dell'ex Turistico... e poi lo scorso anno - e qui facemmo un po' di polemica con l'assessore Guichardaz - è venuta fuori l'idea, invece, di qualcosa di simile su Pont-Saint-Martin. Noi non ne vedevamo l'utilità, però ho visto che c'è un altro ordine del giorno, quindi anche su questo si discuterà.
In generale, visto che so già come andrà l'ordine del giorno, però bene che si possa parlare di queste tematiche, se riusciamo ad ampliare l'offerta formativa, se riusciamo a rendere più attrattiva la Valle... Sappiamo che c'è un liceo sportivo a Ivrea, dove ci vanno anche dei Valdostani, da Pont-Saint-Martin si fa prima ad andare a Ivrea, su questo non c'è dubbio, però dobbiamo trovare tutte le soluzioni possibili, o quantomeno valutarle, metterle sul tavolo, sentire gli attori, soprattutto del territorio.
Saint-Vincent si era mossa molto rapidamente, il Comune si era mosso molto rapidamente, perché interessava questa proposta, era una proposta sicuramente attraente. Poi bisogna capire, uno, se voi avete intenzione di considerarla nuovamente, in che modalità e, due, come poterla mettere sul tavolo.
Non so che risposta mi darete, immagino che l'ordine del giorno mi chiederete di ritirarlo, ma era importante ridiscutere di questo tema e creare qualcosa d'innovativo su dei territori che perdono purtroppo dei pezzi. La Comunità montana, mi pare, quella del Monte Cervino, sia una di quelle più colpite dallo spopolamento.
Dobbiamo creare qualcosa di nuovo che vada sia per ripopolare i territori, per dare anche ossigeno all'economia locale, sia dall'altra parte per attivare i ragazzi, che tornino più a scuola. Quei ragazzi, i famosi Neet, che non studiano e non lavorano, riuscire a qualificarli, specie sulle professioni dello sport, che oggi, con la diffusione dello sport presso tutte le fasce delle popolazioni, sono attività che possono interessare.
Questo quindi è l'ordine del giorno, aspettiamo di sentire che cosa ne pensiate in merito.
Président -. La parole à l'assesseur Lavevaz.
Lavevaz (UV) -Purtroppo non possiamo mettere insieme le iniziative, come facciamo per le iniziative ispettive, insomma gli ordini del giorno non possono essere accorpati, sennò avrebbe avuto senso probabilmente fare una discussione generale insieme all'ordine del giorno presentato dal collega Carrel, che discuteremo fra pochi minuti, perché è il sesto da lui presentato, e anche il nono presentato dal gruppo del PD, perché tutti toccano ovviamente gli stessi aspetti legati all'edilizia scolastica, che non nego essere - come ieri dicevamo del tema 0-6 - anche questo un tema particolarmente complesso, che mi sento di dover affrontare in questa legislatura.
Come lei ha già accennato, sono aspetti ovviamente già trattati, già analizzati anche in quest'aula, ma credo che quest'anno sarà un anno particolarmente complesso per quanto riguarda l'edilizia scolastica, e anche importante, perché sarà un anno in cui si faranno delle scelte per il triennio successivo. Quest'anno - come sapete, ma lo ricordo - sarà l'anno in cui verrà approvata, entro fine anno, la delibera di dimensionamento delle istituzioni scolastiche e delle strutture scolastiche, di conseguenza, quindi sarà un anno in cui si dovrà fare programmazione, programmazione fatta bene, per il triennio successivo.
In questo solco, quindi, rientrano ovviamente anche le decisioni rispetto a eventuali scelte diverse rispetto a quello che è stato fatto.
Devo dire che, al netto delle questioni di affetto - perché alla scuola di via Monsignor Alliod, in particolare al liceo, mi lega una questione di affetto, sia perché è stata la mia scuola, sia perché è stata la scuola nella quale ho fatto poi le mie prime esperienze di insegnante negli anni successivi, quindi conosco bene la realtà, ovviamente sia del liceo che dell'IPR, ma anche di tutta la zona e delle necessità del territorio della Monte Cervino, essendo stato amministratore anche per tanti anni di quella zona - al netto di questo, e venendo a un discorso un po' più generale anche rispetto agli altri ordini del giorno, credo che quello che dobbiamo mettere sul piatto della bilancia, quindi del ragionamento nel dimensionamento, sia ovviamente un ragionamento complessivo della situazione, quindi anche rispetto alle possibilità su Pont-Saint-Martin, per il quale c'è stato anche un trasferimento al Comune per uno studio della destinazione di quel polo, che peraltro è una struttura, anche quella, molto grande... Insegnavo anche lì, nello stesso anno in cui insegnavo al liceo scientifico di Saint-Vincent. Saint-Vincent è la sede distaccata di Pont-Saint-Martin, quindi ero proprio in quelle due classi, in quelle due strutture.
Il ragionamento va fatto in maniera complessiva. Io sono assolutamente aperto alla possibilità di fare delle valutazioni, e l'abbiamo anche un po' scritto tra le righe del programma di legislatura, un po' diverse rispetto ai grandi poli, ma non perché vogliamo rimettere in discussione quel ragionamento, ma perché si possono fare dei ragionamenti un poco ampliativi, anche senza entrare nella questione di fare nuove segreterie, perché ovviamente lì il costo cambia, anche di parecchio, ma delle sedi distaccate, dell'Isiltp, o del liceo di Courmayeur, parlando di liceo sportivo, eccetera, può essere fatto, senza ricreare una nuova segreteria.
Questi sono dei ragionamenti che secondo me possiamo fare e dobbiamo fare, vogliamo fare. Non nascondo che in queste prime settimane forse il dossier sul quale ho speso più tempo è proprio quello dell'edilizia scolastica, perché, come sappiamo tutti, abbiamo dei temi caldi sulla città di Aosta, al di là dei grandi progetti - Manzetti, via Torino, eccetera - e abbiamo anche delle questioni che sono contingenti ed emergenziali, tipo quelle delle palestre, quindi mi sono trovato, in queste prime settimane, ad approfondire abbastanza questo aspetto.
Sull'aspetto programmatorio, ovviamente in queste settimane non ho la soluzione, sto cercando di farmi un'idea e dovremo parlarne. Ovviamente sarò disponibile a venire in Commissione, quando sarà necessario, a spiegare, questo venendo anche un po' a quanto richiesto dall'ordine del giorno del collega Carrel. Da questo punto di vista, quindi, massima disponibilità a condividere poi le scelte che da qui a fine anno dovranno essere in qualche modo organizzate e poi messe su carta, perché, ripeto, entro fine anno dobbiamo fare la delibera del dimensionamento. Ovviamente riguarda tutti gli ordini di scuola, di conseguenza anche la scuola secondaria.
Su Châtillon e Saint-Vincent ci sono anche altri aspetti che stanno nascendo, che sono secondo me molto molto interessanti, ad esempio la questione dell'ampliamento, della ristrutturazione della zona Tecdis, con CVA, quindi la possibilità anche lì di fare un Iefp, o altre soluzioni. Sicuramente sono degli aspetti interessanti e che aumentano comunque in senso molto lato l'offerta, anche in quella zona.
Questo non toglie, ovviamente, che su via Monsignor Alliod, una struttura abbastanza recente, e sulla zona del Panorama, una struttura un po' meno recente, ma comunque riqualificata in qualche modo, dei ragionamenti dobbiamo e possiamo farli.
Adesso, nella contingenza, in realtà la sede di Monsignor Alliod verrà utilizzata dagli studenti dell'IPRA, nel prossimo anno scolastico, gli studenti del corso di cinque anni, quelli che sono in rue de la Gare, perché una delle tre palazzine dovrà essere oggetto di un intervento abbastanza radicale a livello strutturale, quindi sposteremo lì i ragazzi, per uno o forse anche due anni scolastici, perché il lavoro è abbastanza complesso; intanto quindi si utilizzerà per quello e serviranno probabilmente tutti i locali, perché i ragazzi dell'IPRA sono parecchi.
Questo solo per dire che comunque il fatto di avere delle strutture sul territorio ovviamente torna molto utile anche in questi momenti.
Per venire alla risposta all'ordine del giorno, ma direi anche agli altri due ordini del giorno, è prematuro oggi prenderci degli impegni su una definizione definitiva di decisione rispetto all'uno o all'altro, perché dobbiamo rientrare in questa logica di pianificazione profonda e articolata, che nel corso di quest'anno dovremo fare. Ripeto: con la massima disponibilità da parte mia a rendervene partecipi in Commissione nel corso dell'anno.
Presidente -Ha chiesto la parola la collega Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (AVS) -Su questo tema abbiamo già discusso nel corso della passata legislatura. È un tema importante, che credo ci interessi un po' tutti, magari un po' di più chi viene dal mondo della scuola e quel mondo conosce abbastanza bene, ma anche tutti gli altri Consiglieri, perché ovviamente la scuola è un argomento importantissimo, come peraltro molti altri.
Noi su quest'ordine del giorno ci asterremo, e lo dico seguendo anche un po' il filo del ragionamento che era già stato fatto. Prima il collega Perron lo ha ricordato: si era partiti i da una proposta che era nata proprio da voi, da lei in particolare, che riguardava la creazione di un liceo scientifico. Avevo detto all'epoca che a mio avviso era più importante pensare a degli istituti o tecnici o professionali, proprio perché c'è bisogno di potenziare quel segmento dell'istruzione nella nostra Regione.
Ora vedo che si ritorna a proporre entrambe le cose, liceo scientifico e indirizzo professionale, però si parla anche di creazione di un polo scolastico sportivo. Io penso che bisogna fare un ragionamento che sta a monte, cioè bisogna riflettere in maniera più articolata e globale su una decisione presa nel tempo, che era quella della creazione dei due poli scolastici, e non voglio entrare nel merito della bontà o meno di quella scelta, però così è stato fatto, siamo in presenza di una situazione di quel tipo.
Ancora nella variazione di bilancio - l'ultima, quella di luglio, nell'assestamento - si sono messi dei soldi, delle risorse, per il polo di Verrès, e in particolare per lo studentato, di cui siamo in attesa da tantissimi anni. Ci sono state lungaggini burocratiche di vario tipo, però quella era la scelta e quella era la destinazione.
Pensare di fare l'ennesimo polo con un indirizzo specifico credo che sia qualche cosa che non funzioni. Bisogna prima decidere quale linea confermare: se confermare la linea dei due poli, se pensare a dei decentramenti, come diceva l'Assessore prima.
Io però, se si pensa a dei decentramenti, credo che bisogna fare un discorso che va un po' al di là della questione "Non facciamo le segreterie, perché le segreterie sono un costo in più, possiamo pensare di decentrare la scuola". Non è così, perché poi, quando si ha una sede decentrata, c'è bisogno anche di un supporto amministrativo.
Io ho fatto le superiori a Verrès, all'inizio era una sede distaccata da Aosta, ma avevamo, fortunatamente dico, la presenza di una segreteria; e colgo anche l'occasione per ricordare la mamma del collega Martinet, che era la nostra super-segretaria in quel momento; devo dire che il lavoro doveva essere svolto anche nella sede staccata, e ce n'era bisogno.
Io penso quindi che bisogna fare un discorso molto più complesso, che deve partire da una riflessione che sicuramente farà l'Assessorato all'Istruzione, questo è ovvio, ma che secondo me dovrebbe coinvolgere anche la Commissione, che potrebbe fare delle proposte in questo senso, riflettere a partire da questa richiesta dei colleghi, ma anche da altri ragionamenti.
Lo scorso anno si è votato - e noi non abbiamo votato quell'articolo - il contributo di 500.000 euro, mi pare, al Comune di Pont-Saint-Martin, che era finalizzato a creare non una scuola superiore, ma un'istituzione scolastica a indirizzo sportivo, a partire dalla scuola secondaria di primo grado.
Già allora avevo detto che, secondo noi, non funzionava questa cosa, perché doveva esserci a monte un altro lavoro, che è proprio quello di decidere quale assetto dare all'istruzione nella nostra regione. Perché sennò un anno diamo i soldi per una cosa, un anno li diamo per l'altra, per fare delle scelte ibride.
Aveva molto più senso, secondo me, dare dei soldi per ristrutturare la scuola secondaria di primo grado, che ormai da anni è in un prefabbricato che sta mostrando tutti i suoi limiti per quello che riguarda la funzionalità e la capienza.
Due osservazioni a margine della presentazione del collega Perron. Ci sono alcuni elementi, collega, che non possiamo assolutamente condividere e accettare. Nella sua presentazione lei ha parlato di due aspetti che non vorrei che in qualche modo fossero interpretati come mi sembra lei abbia voluto dire, cioè: i licei sono le scuole dove si studia, gli indirizzi professionali forse anche no.
Ecco, è diverso. Siamo consapevoli entrambi che è una situazione diversa, ma io non vorrei che passasse il messaggio che negli istituti professionali ci vanno le persone che non studiano, perché credo che abbiano dignità, questi istituti, e che debbano essere valorizzati anche quando si fanno dei discorsi estemporanei come questo.
L'altra questione, per me più grave, è quello che lei ha detto riguardo al concetto di assimilazione. Sono d'accordo con lei quando dice che non bisogna perdere insegnanti della Valle d'Aosta e utilizzarli per attività che comportino però non l'assimilazione, bensì l'integrazione! Perché lei, che conosce molto bene il significato di questo termine, sa benissimo che, quando si parla di assimilazione degli stranieri, si parla di un processo secondo cui un gruppo minoritario adotta progressivamente i modelli della cultura del gruppo, della società ospitante e perde progressivamente le proprie tradizioni originali, per fondersi nel gruppo maggioritario.
Io credo che questa sia una visione... è la vostra, la nostra è totalmente diversa e pensiamo che si debba lavorare per l'integrazione, e integrazione significa entrare nella società ospitante, ma mantenendo anche gli elementi della propria identità culturale.
Se dovessimo abbracciare quell'idea, forse in Valle d'Aosta non avrebbe neanche più senso parlare di particolarismo e di autonomia, perché dovremmo integrarci tout court con la cultura, la lingua italiana che noi utilizziamo, ma che per la Valle d'Aosta per tanto tempo è stata il francese.
Le dico di più: nemmeno i Romani erano arrivati a pensare all'assimilazione come la pensate voi, quindi sicuramente su questo ci asterremo.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Carrel.
Carrel (ADC) -Per unirmi appunto al dibattito e ringraziare l'Assessore per la disponibilità a portare un certo tipo di ragionamento sull'edilizia scolastica, su cui come Autonomisti di Centro ci eravamo concentrati, ma che ovviamente va affrontato a 360 gradi, come giustamente abbiamo avuto modo di dire in questo dibattito.
Il nostro ordine del giorno - di cui annuncio il ritiro a fronte della disponibilità dell'Assessore, appunto, a venire in Commissione a discutere del come andremo a investire nei prossimi quindici-vent'anni, perché ovviamente sappiamo bene che non possiamo ragionare in archi di tempo troppo limitati, ma dobbiamo ragionare in archi di tempo più lunghi - era per capire come vediamo le scuole, soprattutto le scuole dell'asse centrale e le scuole delle vallate. Questo lo dico perché, quando si parla di scuola, ormai, si parla anche di turismo, ma si parla di diversi aspetti.
Immagino e penso che, quando avremo la delibera attuativa degli alloggi e della possibilità dei dipendenti dei vari alberghi e ristoranti (che si trovano in certe vallate turistiche, quindi) di assumere la residenza in un determinato posto o in un altro, avremo dei nuclei familiari in più, ci auguriamo, e questi nuclei familiari in più ci potranno portare all'apertura, o alla non chiusura, di determinati poli scolastici e di determinate sedi nelle vallate.
Il discorso quindi va fatto a 360 gradi. Per quanto riguarda la mia attenzione particolare, non per essere campanilista, ma ne abbiamo già parlato diverse volte, le scuole medie del Comune di Valtournenche sono un problema reale ormai da troppo tempo, e abbiamo bisogno di una soluzione perché Valtournenche era ed è - e secondo me deve rimanere - un polo per le scuole medie e per tutta la vallata. In questo momento il rischio è che non ci sia una reale scuola media all'interno del paese o comunque vicino al paese. È un tema che sicuramente ci vedrà attenti e partecipare durante la discussione che andremo a fare in Commissione.
L'obiettivo del mio ordine del giorno era proprio quello di portare lei in Commissione, in modo da poter approfondire tutti questi temi. Apprezzo il diverso approccio che lei ha mostrato rispetto ad altri interventi che l'hanno preceduta, quindi ritiro l'ordine del giorno e sicuramente avremo modo di confrontarci in merito, durante la primavera non troppo inoltrata, perché ovviamente dobbiamo studiare i dossier, ma poi dobbiamo anche dargli delle soluzioni.
Presidente -L'ordine del giorno n. 6 è ritirato. La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Io davo volentieri la parola al collega Perron, che poi ha ritirato la sua prenotazione, anche perché mi interessava sentire il vostro dibattito sulla questione dell'assimilazione e dell'inclusione, dibattito molto interessante, su cui condivido abbastanza il posizionamento della collega Minelli, ma non è questo, credo, il tema dell'ordine del giorno.
È un tema che si sovrappone un po' all'ordine del giorno, che abbiamo depositato e che presenteremo più tardi, relativamente sempre al tema del ripopolamento del territorio, attraverso le scuole, che sono non solo dei luoghi d'istruzione, dei luoghi di formazione delle competenze, ma anche dei luoghi e dei presidi proprio utili a mantenere la popolazione sul territorio. Vale per le scuole del fondovalle, vale per le piccole scuole di montagna e credo che sia un tema che in questi cinque anni dovrà essere affrontato, perché va in continuità rispetto a un ragionamento che non è partito con me, e forse nemmeno con l'assessore Caveri, ma è un ragionamento che è stato messo in atto ben prima, con l'idea, per una questione anche di razionalizzazione organizzativa e finanziaria, di accorpare in maniera - secondo me successivamente poi si è visto - non del tutto corretta e opportuna per motivi che affronteremo, credo, nel corso di questa legislatura, in Aosta e a Verrès, due poli scolastici delle scuole superiori, andando a spopolare luoghi come la media Valle, di cui parlava e a cui accennava il collega Perron, e Pont-Saint-Martin. Ma è un tema che, secondo me, va ragionato in termini non solo di Aosta, media Valle e bassa Valle, ma anche alta Valle, perché allo stato attuale l'alta Valle è occupata solo dal liceo a curvatura sportiva... perché poi anche lì bisogna fare attenzione quando si parla di licei sportivi, di scuole a indirizzo sportivo, eccetera. Un liceo scientifico a curvatura sportiva, per il quale, tra l'altro, abbiamo anche stanziato nella scorsa legislatura delle risorse, affinché possa essere riaggiornato, ristrutturato e rinnovato.
Sono contento, devo dire, di questa riorganizzazione anche dell'Assessorato all'Istruzione. Il fatto che l'edilizia scolastica, anche la parte più operativa, sia in capo al suo Assessorato, io credo sia qualcosa di sostanzialmente positivo. È vero che è una fatica in più, è vero che la obbligherà probabilmente a interfacciarsi con l'Assessorato dell'assessore Sapinet, soprattutto in una prima fase, ma io credo che la programmazione e la gestione degli istituti scolastici di pertinenza regionale (cioè le scuole superiori, tanto per essere chiari, perché le medie, le elementari e le scuole dell'infanzia sono di pertinenza degli enti locali, questo alle volte sfugge un po' alle persone che ci ascoltano) è bene che siano in capo a un unico soggetto che, oltre alla programmazione, e quindi alla percezione e al polso della situazione reale, ne abbia anche la gestione, la manutenzione e la programmazione, proprio in termini anche di esigenze edilizie.
Mi fa anche piacere che si ragioni non solo in termini di liceo sportivo, perché c'è sempre un po' questa idea, che evocava anche la collega, ma peraltro nell'impegnativa del collega Perron comunque si parla anche di scuola professionale e di liceo, non credo che ci sia in questo un'intenzione di differenziare, di fare scuole di serie A e scuole di serie B... sono scuole, sono indirizzi che hanno delle finalità diverse: più professionalizzante una e il liceo ha delle finalità diverse.
Noi quando parlammo, in occasione della seconda variazione, mi sembra, del famoso discorso del Docfap sul polo di Pont-Saint-Martin, accennammo a un polo scolastico che ricomprendesse, come accennava la collega Minelli, proprio un ragionamento che partiva dalle scuole medie fino poi a coinvolgere i livelli superiori.
Parlammo anche in quell'occasione - poi vi accennerò quando parleremo dell'ordine del giorno sull'Ecole Hôtelière, di come l'intendimento nostro - ma poi ovviamente cambiano le maggioranze e cambiano, io penso, anche le visioni - fosse che nel centro Valle, quindi a Saint-Vincent e a Châtillon, quelle zone che hanno visto un depauperamento anche dell'offerta scolastica superiore, si immaginasse, proprio per la presenza dell'École Hôtelière, del Grand Hotel Billia e comunque di una struttura già consolidata che si occupa di turismo, si potesse immaginare, in collaborazione con l'Università della Valle d'Aosta, proprio la progettazione di un corso di management alberghiero che tenesse in considerazione anche questa vocazione.
Era un modo - così come per altre proposte che sono state fatte poi nel corso degli anni - per ritornare a scoprire e a riscoprire una vocazione, da parte di quei territori, che potesse servire anche a ripopolarli, a ridargli vivacità, a ricostruire comunque un tessuto, perché intorno alla scuola non gravitano solo le mense, i ristoranti e i bar, dove i ragazzi... perché quello è uno dei tanti problemi, ma poi si sviluppano competenze, vivacità, progettualità, e nasce anche un indotto legato all'aspetto dell'ospitalità, che siano studentati o che siano comunque forme di ospitalità dei ragazzi, eccetera.
Il tema, quindi, secondo me è importantissimo. Io penso che il fatto che sia stato affrontato contemporaneamente da tre gruppi diversi significhi che è un tema che ha una sua rilevanza anche proprio valoriale, non solo ideologica, perché altrimenti credo che lo avremmo affrontato anche con approcci diversi.
Per quanto ci riguarda, noi ci asterremo, ma per il semplice fatto che noi, già nella legislatura precedente, quando eravamo in maggioranza, avevamo costruito anche degli strumenti, degli strumenti finanziari, e una progettualità che andava in una direzione leggermente diversa, cioè due vocazioni diverse, anche per una questione legata alle caratteristiche del territorio, nel senso che la bassa Valle, oltre a presentare una fuga e ad avere una fuga comunque considerevole, di studenti verso il Canavese, verso Ivrea, ma non solo verso Ivrea, ha anche delle strutture che possono essere di supporto, per esempio il campo di atletica Crestella, le pareti di arrampicata di Arnad, la ferrata di Donnas, eccetera, che potevano e possono essere di supporto per un progetto ipotizzabile per la montagna, la media montagna, che potesse allacciarsi anche con la nascita di questa nuova figura professionale dell'accompagnatore di media montagna e, quindi, potesse interfacciarsi anche con questi nuovi indirizzi che si stanno dando.
Noi quindi ci asteniamo, ma non perché, ripeto, non consideriamo questa una proposta da discutere e valida, ma anche perché sappiamo che tanto verrà rigettata, come tutti gli ordini del giorno. Bene che venga portato comunque in Commissione e discusso, credo che la Presidente avrà da mettere in fila tutta una serie di richieste.
Presidente -La parola al collega Perron.
Perron (LEGA VDA) -Comincio con i vari punti.
Punto primo: grazie, Assessore, per l'apertura alla discussione. Su questo ovviamente noi lo porteremo al voto, perché ormai c'è, quindi continuiamo la nostra battaglia che abbiamo fatto per questo tema e ce la intestiamo anche all'esterno. Giustamente quest'estate sentivo altri gruppi che si vendevano un po' l'idea di questo liceo sportivo, che è piaciuta, devo dire, è piaciuta tanto, ha un suo sex appeal, possiamo definirla così, poi se riusciremo mai a realizzare qualcosa di questo tipo vedremo se funzionerà oppure no, ma posso dire che ha riscosso interesse, quindi anche sul territorio c'era questo.
Noi quindi continuiamo, porteremo al voto.
Ringrazio anche il collega Guichardaz, questa volta siamo d'accordo un po' su tutto, al di là delle tematiche più politiche, che adesso avrò il piacere di sviscerare alla collega Minelli, con calma, ma per il resto sì, è una discussione che va fatta, quindi rimaniamo in attesa, si attiveranno le Commissioni, dobbiamo vedere verso che direzione andare, e colgo con favore la sua apertura di dire che possiamo anche creare qualcosa di nuovo, specie sulla questione professionale, a questo punto. Magari è più semplice fare degli indirizzi specifici, come gli IFP di un paio d'anni, non lo so, dobbiamo vedere. Questo è il punto primo.
Il punto secondo: perché abbiamo messo un polo? Perché sarebbe una proposta più completa. Un liceo potrebbe essere distaccato, un IFP potrebbe essere da creare. La zona ce l'abbiamo, anche lì ero andato con dei colleghi di educazione fisica, che sono quelli che mi avevano dato l'imbeccata su questo, perché io non insegno educazione fisica. Sono andato con loro e mi dicevano la zona dell'ex IPR: c'è la piscina a due passi, ci sono i campi da calcio, ci sono le palestre.
Mi dicevano che, riguardo alla pista di atletica, che è un po' più complesso, basta anche magari una zona come c'è lì, appena vicino alla piscina, ad esempio, una striscia potrebbe bastare, fatta col materiale per la pista d'atletica, che potrebbe funzionare in quel modo.
Insomma, ci si potrebbe ragionare e un polo sarebbe decisamente più interessante.
Con questo chiudo gli aspetti più tecnici e amministrativi e, visto che ho qualche minuto, rispondo esattamente alla collega. Mi piace sempre mettere qualche nota politica nei miei interventi, ovviamente, perché io non sono un amministratore, non l'ho mai fatto, ma penso che dobbiamo occuparci di politica, quindi ho un gran piacere a mettere lì delle note, anche dissonanti, che possano infastidire, specie i colleghi della sinistra. Sono quelli che ho definito una volta... da una parte ci sono i nemici e ci sono gli avversari, il mondo autonomista oggi sono avversari, la contingenza ci mette come avversari, siamo su sponde diverse ma abbiamo certamente delle affinità, noi per primi della Lega, col DNA federalista al primo punto del nostro statuto, anche di quella Salvini Premier; e invece dall'altra parte ci sono i nemici ideologici, con i quali si fanno varie guerre culturali e politiche su vari settori e varie modalità.
In questo caso, quando parliamo di assimilazione, sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando. Parliamo anche di remigrazione, ad esempio, un altro tema che la Lega porterà e porta avanti. Stiamo parlando di tematiche che ormai sono sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo una grossa problematica e ritengo personalmente - questa è una visione mia personale - che entro qualche decennio probabilmente arriveremo sul suolo europeo a possibili guerre di tipo etnico, sui nostri territori, perché è già quello che sta succedendo, almeno in parte.
Ad esempio abbiamo il 9% della popolazione straniera in Italia che commette il 40% dei reati di tipo sessuale e tutti i giorni le cronache ce ne parlano, alla faccia delle femministe che difendono le quote rosa e tutte le più grandi follie possibili, e poi non dicono una sola parola... le femministe, quelle di sinistra - poi ci sono anche quelle liberali - non dicono una sola parola quando gli aggressori sono di altre etnie. Purtroppo è quello che avviene.
Sul suolo europeo probabilmente nei prossimi decenni si attiveranno conflitti molto gravi. Posso dirvi che, riguardo ai giovani, già ci hanno segnalato che i "Maranza", lo metto tra virgolette, ma tanto per capire di chi si parla, li abbiamo anche in Valle. Porteremo a breve un'iniziativa. Ce li abbiamo.
Proprio dei miei ex alunni dei professionali... perché, collega Minelli, stia tranquilla, poi rispondo anche su quello, perché non ha capito assolutamente nulla di quanto ho detto, ma questo non mi ha stupito.
Ho degli ex alunni dei professionali - perché io ho insegnato nei professionali e sono fiero di aver insegnato nei professionali - che mi hanno segnalato che in alcune zone le ragazze all'uscita della discoteca temono proprio dei gruppi di ragazzi maranza, cioè ben identificati per gruppo etnico. Ci sono vari gruppi etnici, anche di altri, ci sono gli Albanesi, ci sono i Rumeni, eccetera... io ho insegnato a tutti, quindi nelle mie classi avevo tutti quanti, quindi ci segnalano problematiche di questo tipo, che porteremo.
Detto ciò, se la scuola non prova ad assimilarli c'è un bel problema, perché saremo noi ad essere assimilati a loro. Infatti ci sono dei progetti di conquista dell'Europa molto chiari, che cominciano a vedersi, si vedranno sempre di più nei prossimi anni, che partono, ad esempio, dalle comunali, da delle liste alle comunali, poi vengono fatte liste di tipo politico e poi si arriva, come succede a Londra - in cui sono stato un po' di tempo fa - con una città e un intero mondo anglosassone colonizzato da culture allogene, cioè esterne, che non sono europee e che hanno valori che vanno benissimo, perché io sono per un mondo multipolare, ma ognuno stia nella sua area, altrimenti abbiamo dei grossi problemi.
Quindi assolutamente sì, noi come Lega parliamo di assimilazione. I miei colleghi ai professionali mi scrivono e mi dicono: "Perron, guarda che fino a qualche anno fa ce ne avevi due o tre in classe, magari, di etnia nordafricana, adesso ne abbiamo dieci-dodici, su quindici-venti", e ci sono dei grossi problemi, in questo caso, a gestirli. Questo la scuola valdostana dovrà fare, questo è un problema che il mondo autonomista dovrà affrontare, certamente, perché non si può difendere una comunità valdostana se abbiamo gente che proviene da un'altra parte del mondo, con una forte identità che noi abbiamo perso. Questi saranno i problemi che dovremo affrontare.
Conosciamo benissimo le problematiche, non usiamo i termini a caso, ma ne siamo assolutamente consapevoli.
Sul fatto che ci potrebbe essere una doppia visione, un liceo... lo ripeto: nel liceo si studia duramente, nei professionali è un altro mondo, e non c'è nessuno snobismo in questo, proprio perché io vengo da lì, ma perché ci sono dei ragazzi che non hanno voglia di studiare, sono ottimi lavoratori e quello devono fare. Nei licei, invece, studieranno e si occuperanno di questioni di altro tipo.
Benissimo così, è una società sana, ognuno fa quello che è nella sua natura. Benissimo così. Ripeto: ho tantissimi ragazzi che mi contattano e che sono ben contenti di aver fatto i professionali, nonostante le mamme magari li volessero ai licei. Così poi li abbiamo nei licei, stanno qualche anno e cominciano poi a non riuscire a passare le classi, ci scivolano sui tecnici, poi ci scivolano sui professionali e arrivano agli IFP. Io queste cose le ho vissute per tanti anni, ho insegnato in quelle scuole - credo lei no, collega Minelli, non lo so - però quei problemi li conosco molto bene, dei professionali, e sono orgoglioso di aver lavorato lì; sono ottimi ragazzi e non c'è nulla da spartire con una sorta di snobismo, che io non ho in minima parte.
La nostra proposta di un polo andava in questa direzione: diversificare in qualche modo l'offerta. La rinnoviamo, la mettiamo al voto. Bene che si facciano discussioni di questo tipo. Al di là degli aspetti più generali e ideologici, qua siamo a un aspetto tecnico, lo mettiamo al voto. Abbiamo già capito che voi vi asterrete, ma attendiamo allora nelle Commissioni che si faccia qualcosa di nuovo, che si faccia qualcosa che può essere attrattivo, anche per rompere un po' alcuni schemi. Assessore Lavevaz, io la invito ad avere questo ruolo anche un po' di rottura con il passato e di creazione di qualcosa che possa essere interessante.
Magari non funzionerà, purtroppo non abbiamo la bacchetta magica, ma almeno si va nella direzione di cambiamento che io credo molti, molti Valdostani auspichino.
Presidente -Passiamo alla fase di voto. pro la votazione. Invito i colleghi a votare. Chiudo la votazione.
Presenti: 34
Votanti: 9
Favorevoli: 9
Astenuti: 25 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Forcellati, Girod, Grosjacques, Guichardaz, Jordan, Lavevaz, Lotto, Machet, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Minelli, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Torrione, Trione, Viérin Laurent e Viérin Marco).
L'ordine del giorno non è approvato.
Se siete d'accordo, io interromperei il Consiglio per quindici minuti. Riprendiamo alle 11:25. Il Consiglio è sospeso.
IL Consiglio è sospeso dalle 11:10 alle 11:29.
Aggravi (Presidente) -Possiamo riprendere. Siamo all'ordine del giorno n. 6 del gruppo AVS. Ha chiesto la parola la collega Minelli.
Minelli (AVS) -A pagina 106 del DEFR si fa riferimento all'importante conferma delle politiche tariffarie già avviate per l'utilizzo dei mezzi pubblici, mi riferisco allo "Special 20", allo "Special 45" e allo "Special 65", e poi si accenna in quella parte ad altri strumenti che rendano sempre più agevole l'utilizzo del trasporto pubblico locale.
Noi siamo persuasi che sia necessario un forte potenziamento del TPL per realizzare una Valle d'Aosta dotata di un robusto sistema di mobilità sostenibile, che sia resiliente ai cambiamenti climatici e fruibile da tutta la popolazione.
La percentuale di utilizzo del trasporto pubblico e collettivo è attualmente ancora a un livello inadeguato e crediamo che occorra consolidare un processo di avvicinamento a questo sistema di trasporto, con un ulteriore miglioramento dell'offerta e con delle opportune incentivazioni.
C'è stato nel 2024 l'avvio della sperimentazione dell'abbonamento agevolato a 20 euro mensili, confermata nel 2025, estesa, sappiamo, fino al 31 dicembre del 2026, e poi nell'estate appena trascorsa sono state introdotte due importanti formule di abbonamento, lo Special 45 e lo Special 65, che consentono di utilizzare oltre agli autobus anche il servizio ferroviario, che ovviamente adesso è rappresentato dagli autobus sostitutivi entro (e oltre anche, con lo Special 65) i confini regionali. Sono dei provvedimenti che riteniamo positivi, lo avevo sottolineato anche in altre occasioni.
Siamo quindi a conoscenza anche dei buoni risultati di queste formule di agevolazioni; erano stati forniti anche dall'Assessore dei dati sull'utilizzo degli abbonamenti, e crediamo che si tratti di opzioni che dovrebbero essere confermate e rese stabili, superando la fase sperimentale.
Crediamo anche che si possa - e dal nostro punto di vista si debba - compiere un ulteriore passo avanti per quanto riguarda i minori e i giovani, che dal nostro punto di vista dovrebbero essere spinti, indirizzati, educati a utilizzare i mezzi pubblici e incentivati in modo specifico, prevedendo la gratuità su tutti i mezzi di trasporto pubblico fino a 21 anni. È sicuramente una proposta che prevede dei costi significativi, ma che risponde a un preciso obiettivo, a una visione ben chiara, che è appunto quella di potenziare il trasporto pubblico.
Per questo chiediamo al governo regionale d'impegnare il Governo intanto a mantenere e a potenziare le agevolazioni per gli utenti del trasporto pubblico, rendendo stabili e strutturali le tre proposte che ho citato (gli Special 20, 45 e 65) per tutti gli adulti e introducendo una specifica tessera nominativa per l'utilizzo gratuito dei mezzi del trasporto pubblico locale per giovani fino a 21 anni.
Ovviamente lo chiediamo in prospettiva, perché è una cosa che non presentiamo come emendamento, ma come una riflessione in questo senso, visto che sappiamo che c'è stata un'attenzione da parte dell'Assessorato e del Governo su quest'argomento, che ha bisogno, a nostro avviso, di un supplemento di attenzione.
Presidente -Per la risposta la parola all'assessore Bertschy.
Bertschy (UV) -La proposta dell'ordine del giorno torna su una serie di confronti che abbiamo già fatto, in passato da parte sua c'era stata anche la proposta per il tema, per esempio, dei lavoratori stagionali e di altre... In generale io, ovviamente, avendo le proposte e avendo lavorato col governo e la maggioranza...
Politiche tariffarie innovative che, tra l'altro, stanno iniziando a emergere anche in altri Paesi: è di qualche giorno fa la notizia della Spagna, che va verso la direzione di un biglietto integrato. L'integrazione vera dei trasporti - quando si leggono poi completamente gli articoli - è limitata ad alcuni trasporti e non a tutti, per carità, però si va nella direzione ed è questa un po' una visione che appartiene a chi vede nel trasporto pubblico un mezzo per rendere più coese le comunità, abbattere anche alcune differenze a livello sociale ma, soprattutto in termini ambientali, utilizzare al meglio gli investimenti che si mettono a disposizione per far funzionare i servizi di trasporto, che siano ferroviari che siano su gomma.
L'origine quindi del pensiero che ci ha portato a introdurre le politiche tariffarie parte dal fatto che gli appalti sul trasporto sono a costo fisso in bilancio, ottimizzarne l'utilizzo, quindi cercando di farli utilizzare a più persone, dev'essere un obiettivo che ovviamente comporta degli investimenti, è per questo che abbiamo messo a disposizione risorse.
Oltre ovviamente a questo, c'è bisogno d'innovare negli strumenti e noi, con l'appalto sulla nuova bigliettazione, siamo riusciti a farlo negli scorsi anni e oggi è pienamente funzionante.
Rispetto alle due proposte, ovviamente noi ci asterremo per due motivi. Uno perché la sperimentazione sta dando degli ottimi risultati e, quindi, si tratta di continuare a perseguire questi obiettivi, cercando comunque di mantenere... Io non chiudo la porta al punto 2, però mi prendo il tempo per valutarli.
A oggi, sui 6.000 abbonamenti mensili, quasi 4.000 sono sotto gli under 26, poi cercherò di farmi dare il dato anche sotto gli under 21, così da averlo. Portare la gratuità facendo una stima di questi abbonamenti per il costo che oggi i ragazzi e le famiglie mettono a disposizione (che ricordo è meno di 1 euro al giorno, se fosse utilizzato tutti i giorni) porterebbe un aumento di spesa di circa 1 milione di euro, che ovviamente vuol dire risorse da andare a ricercare in bilancio. In questo momento credo che non sarebbe corretto assumermi degli impegni in questa direzione.
Quello che poi va valutato - e la maggioranza lo farà - è se la piena gratuità effettivamente sia un esercizio di educazione, perché poi tra i temi che abbiamo, ed è un tema che ci ha portato la prima convenzione coi cittadini dell'ordine, c'è anche un problema di qualità, di comfort del servizio e anche di gestione dei trasporti in piena sicurezza e anche con rispetto di tutti gli utenti. A volte le cose completamente gratuite non è detto che siano così apprezzate. È un ragionamento che faccio a voce alta e che ovviamente, ripeto, non chiude la porta a dei ragionamenti successivi.
Quello che dobbiamo provare a capire, e lo faremo durante quest'anno, è se lo Special 45 e lo Special 65 comincino ad andare nella direzione di avere un interesse, se ci sono le persone che hanno cominciato a utilizzarlo. Su questi probabilmente può essere interessante introdurre una particolare categoria per i giovani, perché più diamo loro la possibilità di stare su mezzi di trasporto a costi minori del 45 e del 65, appunto, e più li educhiamo, li motiviamo ad andare nella direzione di utilizzare il trasporto pubblico e di migliorare la sicurezza che comporta la riduzione dell'auto privata sulle nostre strade regionali e comunali.
Per quello che ci riguarda, appunto, l'obiettivo è comune: voi proponete una formula già ben definita, noi stiamo lavorando per raggiungere questi obiettivi, misurando questi interventi anche alla qualità complessiva del servizio, che è data anche dal fatto che più la gente, più i cittadini utilizzano in certe fasce orarie il servizio pubblico e più dobbiamo essere in grado di costruire risposte.
Abbiamo già messo, per esempio, nelle fasce del mattino e nelle fasce di rientro servizi bis, servizi ter e, a volte, anche quattro autobus sulla stessa tratta, perché giustamente più la gente va a utilizzare il servizio e più c'è un riempimento degli autobus.
Non è infinita questa possibilità, perché un conto è aggiungere un autobus a metà mattinata o a metà pomeriggio, un conto è aggiungerlo nelle fasce di punta del servizio di trasporto. C'è il tema in particolare del personale, degli autisti, che ha una sua rilevanza.
Comunque la strada è tracciata, raccogliamo anche questa suggestione, la teniamo in considerazione e nel corso del 2026 continueremo a fare valutazioni e sperimentazioni nella direzione di migliorare i servizi, di farli utilizzare sempre più e di ridurre i costi a carico dei cittadini e delle famiglie.
Presidente -La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) -Ringrazio l'Assessore per aver dato delle informazioni in più riguardo alle opzioni di abbonamento già esistenti, che sono in campo, e che stanno dando dei buoni risultati. Abbiamo appunto sottolineato che c'è stato un lavoro in questo senso, che abbiamo assolutamente apprezzato, e siamo del tutto consapevoli che andare nella direzione di quello che proponiamo comporta sicuramente dei costi.
Lei ha fatto riferimento a quello che sta succedendo in Spagna: anche noi abbiamo visto proprio ieri su Repubblica la notizia secondo cui è stato lanciato questo abbonamento, un abbonamento che è nazionale, quindi che riguarda i trasporti di tutto il Paese, al costo di 60 euro al mese per gli autobus statali, i treni pendolari e i treni a media percorrenza, che andrà in vigore dalla seconda metà di gennaio. Poi l'abbonamento per i giovani, sotto i 26 anni, non sotto i 21, sarà scontato del 50%, quindi vuol dire un abbonamento per viaggiare in tutto il territorio spagnolo a 30 euro al mese.
Credo quindi che sia una cosa assolutamente importante, e ho idea che, per un territorio come la Spagna e con una popolazione come ha quel Paese, comporterà per le casse dello Stato un dispendio sicuramente molto, molto grosso. Ma penso anche che sia stata una scelta presa in tutta consapevolezza per cambiare, proprio per cambiare il paradigma della mobilità e andare nella direzione di avere una mobilità che sia il più possibile sostenibile, non soltanto da un punto di vista ambientale, che già sarebbe importante, ma proprio anche come diminuzione del traffico e, di conseguenza, diminuzione del pericolo che il traffico porta con sé.
Io colgo con favore il fatto che ci sia un'apertura di credito, e cioè che l'Assessore dica che si prende, giustamente, il tempo per riflettere anche su questa possibilità.
Sulla questione che la gratuità possa in qualche modo essere una concausa della mancanza di sicurezza sui trasporti pubblici... non lo so; io penso che le cause possano essere soprattutto altre. È però vero che bisogna riflettere anche sull'aspetto della sicurezza, che non è secondario; magari com'è stato fatto mi sembra, peraltro, con forme di controllo e di potenziamento dei controlli che sono avvenuti sugli autobus.
Io credo però che anche in ottemperanza alla legge che abbiamo votato nel 2019, alla legge n. 16, che prevedeva delle percentuali precise di mobilità sostenibile, con degli step cronologici che non sono ovviamente rispettati, perché non si è andati in una direzione convinta in quel senso, ci debba essere - e già si è partiti perché sono stati fatti, come dicevamo, dei passi avanti - un maggiore sostegno.
Lei ha parlato anche di costi e cioè che questo euro al giorno, se venisse utilizzato tutti i giorni l'autobus, cuberebbe per 1 milione di euro. Mi sembra che questa sia la cifra. È sicuramente una cifra importante, faccio però riferimento che noi oggi siamo qui a parlare di una manovra finanziaria che vale 2 miliardi, quindi 1 milione di euro non è una piccola cosa, sicuramente, ma è un investimento, diciamo così, che ha un senso.
Siamo anche in fase di revisione dell'appalto sul trasporto pubblico, capisco che arrivare a una gratuità totale per tutti i minori di 21 anni possa essere impattante. Io confido soprattutto sul fatto che verranno rese almeno stabili e strutturali quelle tre formule.
Se ho capito bene, su quella dello Special 20 avevamo già più dati perché è partita nel 2024, l'altra è più recente, quindi è corretto anche fare delle valutazioni sulla risposta degli utenti, però io credo, l'avete fatto quand'è partita, che dovrebbe esserci anche un'azione informativa pubblicitaria costante, utilizzando i canali che oggi vengono utilizzati, per spingere in questo senso la popolazione a utilizzare questi abbonamenti, che sono sicuramente importanti.
Presidente -Collega Bertschy, come gruppo?
Bertschy (UV) -Sì, velocissimamente. L'associazione non è "gratuità-violenza", ma la gratuità intesa come una cosa che viene data gratuita, viene poi effettivamente valorizzata, in particolare nell'utilizzo dei servizi. Quando si paga qualche cosa evidentemente c'è un punto di partenza, gli sto dando un valore; se te la regalo, l'importante è che hai capito che c'è un valore in questo regalo gratuito del trasporto. Era quindi in questo senso la mia suggestione.
Rispetto al tema del milione, ho fatto velocemente 4.000 per 20 euro al mese, che è la cifra che mettono oggi i cittadini, per 12, va intorno a 960.000 euro, e quella è la previsione. Se fosse gratuito, probabilmente aumenterebbe ancora. Io dico che sono soldi ben investiti, per quello che mi riguarda, ma poi nel bilancio, questa è spesa corrente, il mio milione si assomma a quello del quale avranno bisogno tutti i colleghi e alla fine bisogna sempre chiudere i conti ed essere soddisfatti. Ci andremo, quindi.
Abbiamo anche il 60% di sconto sugli abbonamenti ferroviari.
Per quello che riguarda il futuro, sul nuovo appalto - ne parleremo nell'altro ordine del giorno - una delle scelte che andranno fatte è se valorizzare i titoli di viaggio col costo chilometrico o andare a un appalto che vada solo più a pagare il costo chilometrico, con la possibilità di mantenere i Titoli viaggio in entrata all'Amministrazione regionale per valutare poi le politiche tariffarie in maniera molto più dinamica, elastica. È una scelta che dovremo fare, ma ne parleremo probabilmente nel prossimo ordine del giorno.
Presidente -Se non ci sono altri interventi, aprirei il voto. Votazione aperta. Votazione chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 10
Favorevoli: 10
Astenuti: 24 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Machet, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent e Zucchi).
L'ordine del giorno non è approvato.
Passiamo ora all'ordine del giorno n. 6 del gruppo Fratelli d'Italia. Ha chiesto la parola il collega Zucchi, ne ha facoltà.
Zucchi (FdI) -Intervengo nella seconda giornata di questa sorta di mini campionato riservato alle forze di opposizione con l'apparente assegnazione di zero titoli, ma che poi è solo apparente. Perché ho detto "apparente"? Perché alla fin fine le forze di opposizione... credo che questo sia il ventottesimo ordine del giorno che ha subito la sorte o di un voto di astensione o di un ritiro che produce dal nostro punto di vista comunque degli effetti, perché i temi che sono stati elencati e che verranno elencati coi successivi ordini del giorno, sono comunque di natura politica, come chi mi ha preceduto ha ricordato, essendo gli ordini del giorno temi di natura politica e non certamente di allocazione di risorse.
Come qualcuno, mi sembra la consigliera Minelli, ha ricordato poc'anzi, se anche noi avessimo voluto fare degli spostamenti avremmo fatto degli emendamenti, cosa che non abbiamo fatto, perché riteniamo che sia opportuno in questa sede elencare i punti, nel nostro caso, alcuni dei quali estrapolati dal nostro programma.
Vengo al punto in questione in quest'ordine del giorno, sperando, assessore Grosjacques, perché è rivolto a lei, di agevolarle il mestiere. Il collega Lattanzi ha egregiamente riassunto, nella sua esposizione a lato della discussione del bilancio, le nostre preoccupazioni sulla penuria degli investimenti su un settore principale, per noi focale, che è quello del turismo.
Semplicemente allora noi chiediamo con quest'ordine del giorno se lei sia o meno d'accordo che con la prossima variazione di bilancio, perché di questo si tratta, lei non ritenga, insieme alla Giunta, che la percentuale che è stata elencata, pari all'1% del bilancio stesso, possa e debba essere aumentata. Perché? Perché se il turismo è come... noi stiamo riconoscendo, l'ottimo lavoro che si sta producendo anche per fattori esterni, non soltanto interni, tra l'altro, le faccio i complimenti per lo spot che sta girando sulle principali testate, che riguarda la nostra Valle, che trovo particolarmente azzeccato e di effetto. Credo che comunque la pubblicità e la conoscenza delle nostre bellezze debbano essere viste in una logica d'implementazione.
È per questo che quindi, con quest'ordine del giorno, noi le chiediamo se lei ritiene, - se in questo caso i nostri auspici sono da lei considerati validi, allora in quel caso noi ci riterremmo soddisfatti fino alla prova dei fatti della prossima variazione di bilancio... per cui non ritiene che il discorso del turismo debba essere affrontato, come aveva già detto il collega Lattanzi, in una logica di concertazione con tutti gli Assessorati, ma dirò di più, anche in un'integrazione con il discorso nazionale, perché noi riteniamo che la Valle d'Aosta abbia tutte le peculiarità per essere conosciuta in tutto il mondo attraverso dei passaggi che debbano vederci protagonisti nell'offerta dell'Italia intera.
Sono dei temi che avevamo già trattato e che noi abbiamo piacere di riproporre in questa seduta. Noi quindi riteniamo che più la massa delle persone che possano capire che il Monte Bianco non è solo il Mont-Blanc e che il Cervino non è solo il Matterhorn, ma che è conosciuto ed è un fattore di qualifica della nostra regione che possiede i quattro 4.000... Ecco, noi riteniamo che sia opportuno che vengano implementate le risorse su questo settore, perché la conoscenza delle nostre bellezze - che passa anche attraverso la pubblicità e l'ampliamento della conoscenza - porta, di conseguenza, l'aumento del PIL, l'aumento del fatturato e di tutto quello che muove il mondo del turismo che, come abbiamo visto, è un fattore che noi riteniamo essenziale e che merita certamente di più.
Il consigliere Guichardaz ieri ha detto - torno un attimo sulla questione dell'attitudine vostra - che, insomma, su questi ordini del giorno ha deciso di compiere una giustificata scelta di astensionismo piuttosto che di un invito al ritiro. Io credo, come ha detto ieri il consigliere Guichardaz - mi associo anche io - che sarebbe stato sicuramente più opportuno che in mezzo a questi 60 e passa ordini del giorno fosse da voi individuata una serie, poca anche magari, minima, di ordini del giorno politicamente ritenuti opportuni, piuttosto che andare in questa logica, che francamente non trovo credibile.
Tra l'altro, trovo che quest'atteggiamento sia abbastanza un sintomo di debolezza più che di forza, perché assumere le iniziative in nome di quella collaborazione che voi avete enunciato all'insediamento della vostra Giunta, rispondere a un invito al ritiro piuttosto che a un'astensione non è credibile, perché non è possibile astenersi su tutti i punti politici che sono stati espressi da tutti i gruppi qui presenti. Ci saranno dei punti che non sono da voi ritenuti fattibili e sarebbe stato, ed è, magari lo sarà con quest'ordine del giorno, assessore Grosjacques... preferirei avere un no piuttosto che avere un'astensione che suona da Ponzio Pilato: "Poi vediamo".
Siccome voi non è che brilliate tanto, lo devo dire anche a seguito degli interventi dei colleghi - ricordo un momento fa il collega Perron, che fa sempre riferimento a delle iniziative di due, di tre, di quattro anni fa, riguardanti iniziative di vario tipo che hanno interessato questa legislatura, che non hanno trovato nessun tipo di riscontro - che voi non avete proprio nella tempistica, nei cronoprogrammi, un vostro forte, noi riterremmo che fosse meglio da parte vostra sposare, o quindi votare, con convinzione certi punti, che francamente ci sembra difficile che possano non essere condivisi. Adesso non vedo l'assessore Girod, ieri l'abbiamo visto in forte imbarazzo di fronte a un'iniziativa che francamente era difficile che non potesse accogliere. Abbiamo sentito uno stridore di vetri rispetto a delle risposte che di fronte a certi temi non possono che essere condivise.
L'atteggiamento della Giunta allora sarebbe stato, nella logica del bon ton istituzionale, preferibile, in questa logica di questo nuovo corso, in questo new deal che voi avete proposto, che andasse in questa direzione.
Io quindi, assessore Grosjacques, termino questo mio primo intervento nel chiederle se, come noi speriamo, lei condivide che l'1% degli investimenti sul settore che lei sovraintende possa e debba essere implementato con la prossima variazione di bilancio; se ritiene - come noi riteniamo - che debba essere fatto un discorso d'insieme, d'integrazione all'interno di tutti gli Assessorati per proporre all'esterno il prodotto Valle d'Aosta e, soprattutto se intende anche avviare con il Ministero del Turismo un'attività tale da far conoscere la Valle d'Aosta in giro per il mondo, in modo tale che si possano apprezzare le sue peculiarità.
In base alla sua risposta, noi ritireremo il nostro ordine del giorno o lo porremo in votazione.
Presidente -La parola all'assessore Grosjacques.
Grosjacques (UV) -Grazie, collega Zucchi, per aver voluto declinare in modo puntuale quest'ordine del giorno, che, come tutti i vostri ordini del giorno, ha dei concetti molto stringati, sui quali poi ovviamente si apre la discussione anche sulla base della vostra esposizione.
Io allora parto dal fondo. Le chiederò il ritiro o ci asterremo non perché non condividiamo quello che lei ha esposto, ma semplicemente perché lo stiamo già facendo. Non propongo quindi un voto contrario, perché il voto contrario significherebbe avere delle idee diametralmente opposte rispetto a questo tema, ma credo che nel suo intervento - e anche nell'intervento del collega Lattanzi in fase di discussione del bilancio - siano emerse sicuramente delle convergenze sulle nostre idee sul turismo della Valle d'Aosta, anche rispetto a quello che voi proponete.
Le dirò quindi che quello che lei propone lo stiamo già facendo, ma voglio fare un passo indietro. Lei mi chiede conto delle risorse iscritte in bilancio: anche se voi non condividete quest'affermazione, questo è un bilancio tecnico che ha per il 2026 assegnate le stesse risorse del 2025. Se poi lei va a vedere l'assestato del 2025, si rende conto che in realtà abbiamo ottenuto risorse per oltre il 50% in più rispetto a quello che era stato assegnato, perché con le varie variazioni di bilancio e con l'assestamento sono state date puntuali risposte a tutte le esigenze che si sono presentate da parte dell'Assessorato, proprio per sviluppare quella che lei considera una strategia turistica, che del resto - lo riconosce anche lei - sta dando dei risultati, certamente non per la bravura di chi oggi si trova pro tempore a governare l'Assessorato, ma perché negli anni è stato fatto un lavoro continuativo, che ha dato dei risultati e sta continuando a darli, soprattutto dopo il periodo pandemico, che sembrava dovesse portarsi dietro una crisi del turismo che, in realtà, ha dato nuova linfa.
Questo per dire che, oltre agli investimenti, cioè oltre agli stanziamenti di bilancio, bisogna tener conto, peraltro, che noi non facciamo, come Assessorato al Turismo, investimenti strutturali nel settore o, meglio, li facciamo in condominio con l'Assessorato alle Opere pubbliche attraverso la legge regionale 16/2007, che è quella che finanzia le opere sportive d'interesse regionale su tutto il territorio. Da questo punto di vista quindi bisognerebbe assegnare anche all'Assessorato al Turismo una quota parte di queste risorse, che sono, proprio per disposizioni di legge, gestite insieme.
Per quel che riguarda altri progetti, noi con il Ministero del Turismo abbiamo un contatto continuo e soprattutto siamo molto attenti alle opportunità che dal Ministero del Turismo ci vengono offerte in termini di progetti: aderiamo tutti gli anni al Fondo unico nazionale del turismo, che ha una quota in conto capitale e una quota in parte corrente. Attraverso questi progetti sosteniamo delle iniziative sia dirette che rivolte anche ai Comuni.
Oltretutto abbiamo in itinere, sia Interreg che con il Ministero, dei progetti per le disabilità. Abbiamo fatto un progetto, "Lo sci per tutte le abilità", che ha avuto l'apprezzamento del ministro Locatelli, che, a fine marzo, abbiamo portato a Gressoney a vedere quello che avevamo realmente fatto sul campo in materia di disabilità. Io tutte le volte che ne ho la possibilità dico con orgoglio che stiamo lavorando moltissimo nel settore turistico per rendere la nostra regione sempre più accessibile e inclusiva.
Detto questo, le ho anticipato che chiederò il ritiro o proporrò l'astensione perché lo stiamo già facendo. Sotto il profilo strettamente politico - e vengo al nocciolo della risposta - le strategie che la Regione decide di adottare sono sempre caratterizzate dall'integrazione dell'apporto che le sue diverse componenti possono e devono recare e ciò si può evincere chiaramente anche dagli indirizzi delineati dal programma del governo regionale per la legislatura 2025-2030.
Da un punto di vista più operativo, ogni progetto di sviluppo è di fatto condotto da una cabina di regia da parte del soggetto competente per materia, alla quale partecipano anche tutti gli altri portatori d'interesse significativi rispetto alla materia oggetto di strategia. È infatti sufficiente osservare il gran numero di consulte, di comitati di sviluppo e di comitati tecnici: in alcuni casi sono previsti dall'ordinamento, in altri casi vengono appositamente istituiti dalla Giunta regionale proprio per soddisfare le necessità rappresentate da voi proponenti dell'ordine del giorno.
Inoltre, se si osserva con attenzione la realtà in un arco temporale ampio, di medio-lungo termine, si potrà anche rilevare come le risorse finanziarie destinate ad azioni strategiche integrate, siano esse di fonte europea o statale o regionale, siano state in costante e progressiva crescita e come le stesse siano sempre utilizzate in forma coordinata e condivisa.
Questo per dire - al di là di chi governa pro tempore gli Assessorati - che le strutture sempre più lavorano in sinergia su progetti che hanno competenze diverse, ma stiamo lavorando anche per quanto riguarda la promozione turistica, che è quello che lei ha evidenziato nella sua esposizione, ma non soltanto: anche nel settore dell'enogastronomia, dei beni culturali, dell'artigianato di tradizione e stiamo facendo un lavoro che non si è interrotto con la fine della legislatura, ma che era già iniziato, per quel che riguarda l'agricoltura, con il collega Carrel, che è stato ripreso adesso con la collega Girod, ma anche con il collega Lavevaz e il collega Bertschy in particolare, ma senza escludere nessuno. Queste sono le caratteristiche che rendono il prodotto Valle d'Aosta, che vogliamo vendere e proporre come destinazione unica, ovviamente con tutte le sue declinazioni e le sue particolarità; stiamo quindi lavorando per proporci nelle fiere e nei saloni, abbiamo già iniziato a farlo, proprio come prodotto unico, vista la particolarità e l'unicità della nostra regione.
È quindi un lavoro che abbiamo fatto e ringrazio per aver proposto quest'ordine del giorno, perché questi ordini del giorno spesso ci danno anche la possibilità d'illustrare il lavoro che facciamo, che magari non è così à la une, ma che comunque è corretto rappresentare a tutta l'Aula, soprattutto a chi magari l'ha visto in questi anni dall'esterno e al quale è giusto comunicare quello che tutta l'Amministrazione regionale fa, perché questo è un lavoro sinergico, che coinvolge ovviamente tutti e passa, per quel che riguarda i provvedimenti di legge, anche nelle Commissioni.
La mia risposta quindi è: l'Assessorato ha ottenuto le risorse che sono necessarie per la programmazione dell'attività corrente, certamente non mancherà di proporre dei progetti e delle attività che troveranno puntuale risposta nelle variazioni di bilancio che nel corso dell'anno 2026 la Giunta proporrà, e che, ovviamente, arriveranno anche in questo Consiglio.
Presidente -La parola al collega Zucchi.
Zucchi (FdI) -Il fatto che le risorse dipendano dall'assestamento di bilancio è un fatto sicuramente positivo, così com'è estremamente positiva la sua volontà, che ha appena manifestato, di voler arrivare a questo tipo di obiettivo.
Ci permettiamo di dire che noi gradiremmo che queste risorse per questi investimenti fossero da vedere in una logica più strutturale piuttosto che derivante dalle variazioni di bilancio che via via si susseguono, perché lei capisce che il fatto di poter allocare delle risorse in una logica di variazione di bilancio è diverso rispetto al fatto di prevedere ex ante le risorse che si ritengono opportune per giungere agli obiettivi che ci fa piacere che lei abbia condiviso. Il fatto che lei abbia condiviso che servono più risorse, che stia procedendo nella logica del lavoro di squadra e d'integrazione con tutti gli Assessorati che in qualche modo sono complementari a questo settore, sicuramente ci fa piacere, come ci fa piacere anche sapere che sono state avviate col Ministero del Turismo le relazioni necessarie per arrivare a una visibilità maggiore della nostra regione in un circuito come quello nazionale, perché nella nostra testa, nella nostra visione, ci piacerebbe pensare che quando un Americano, un Giapponese o un Cinese decide di venire in Italia, veda e sappia preventivamente che oltre a Roma, Venezia e Firenze, possa venire in un circuito, che dev'essere gioco forza visto in una logica più elevata - quindi con la compartecipazione dei Ministeri e dell'Assessorato, beninteso - e che preveda già una serie di tappe che qualificano il prodotto Italia come un prodotto che è estremamente attrattivo.
Per fare questo occorrono delle risorse, mi fa piacere, ci fa piacere se lei condivide questa nostra suggestione, questa nostra visione, che per noi è importantissima per lo sviluppo del settore turistico della nostra regione, di quello che sta avvenendo. Il fatto che lei ci dica che in qualche modo intende portare nelle Commissioni, vede, noi prima eravamo fuori e abbiamo seguito, ma credo che anche all'interno di questo Consiglio sia importante conoscere preventivamente. Poc'anzi il consigliere Carrel ha detto che ci sono delle situazioni che è bene che vengano conosciute prima piuttosto che dopo, quindi ci piacerebbe che lei assumesse quest'impegno di portare all'attenzione di tutti i colleghi Consiglieri, preventivamente alle attività che sta facendo, quello che serve, in modo tale che da chi almeno ha interesse, come noi abbiamo interesse nel settore che riteniamo prevalente, importantissimo per la nostra Regione, possa essere condiviso preventivamente e non calato a seguito di un lavoro che, per quanto pregevole, fatto dopo potrebbe mancare di quelli che possono essere dei contributi fattivi, e anche magari intelligenti, che possano pervenire anche dall'opposizione, che ha l'intenzione di fare delle cose per bene per i nostri operatori turistici e comunque per la nostra regione.
Presidente -
L'ordine del giorno è ritirato. Passiamo all'ordine del giorno n. 6 del gruppo PD-Federalisti Progressisti. Ha chiesto la parola la collega Forcellati, ne ha facoltà.
Forcellati (PD-FP) -L'ordine del giorno che presento in questo momento a nome del nostro gruppo riguarda un argomento molto importante per noi, ma io penso anche per la nostra regione, perché riguarda quella strategia finanziaria regionale per la continuità operativa e la sostenibilità delle opere e dei servizi finanziati dal PNRR.
Ora, sappiamo tutti che il PNRR ha rappresentato e rappresenta una straordinaria opportunità per l'Italia e anche per la nostra regione, ha destinato delle risorse ingenti per l'ammodernamento delle nostre infrastrutture, della sanità come le case di comunità, del sociale, del digitale. Tuttavia, abbiamo un dovere di responsabilità intergenerazionale, che è una parola molto cara al mio collega qui a fianco, ma anche a me, e cioè abbiamo una responsabilità di vedere il futuro.
Questi investimenti, pur essendo finanziati in conto capitale fino al 2026, poi genereranno inevitabilmente dei costi di gestione e di manutenzione ricorrenti, a partire dal triennio coperto da questo bilancio, 2027-28, e cioè appunto dal 2027 in poi. È dovere di questo Consiglio, a nostro parere, assicurare, quindi non perdere, il patrimonio che noi tutti, gli enti locali, ma soprattutto la Regione, abbiamo messo in campo. Io ricordo che per ogni misura, per ogni missione, i progetti approvati sono stati approvati a fronte di progetti d'investimenti, in termini di risorse ma in termini anche di ore lavoro, in termini anche di competenze, di professionalità. Lo dico perché sento di farne parte. È quindi importantissimo che questa parte, questo pezzo non venga perso.
La continuità operativa, quindi. La continuità operativa noi non la mettiamo con il Fondo rischi, io vorrei essere molto chiara. Il Fondo rischi di 5 milioni bene che ci sia, articolo 8, comma 11, del ddl n. 2 della legge di stabilità, ma quel Fondo rischi è un fondo rischi dedicato a eventuali discrepanze sulla rendicontazione, a difficoltà di portare a termine e, quindi, vi è la necessità da parte della Regione, giustamente, di sopperire economicamente. Ma non è quello che noi intendiamo. Perché? Perché il rischio politico è enorme, si rischia di scaricare sulle missioni di spesa già sotto pressione - per esempio la missione 13, ma anche la missione 12, e non solo - i costi successivi, e questo potrebbe diventare un problema nei prossimi anni. Perché? Perché si potrebbe dover ricorrere a tagli essenziali in servizi essenziali.
Cosa chiediamo quindi con quest'ordine del giorno? Chiediamo un piano strategico finanziario, quindi di presentare al Consiglio regionale, noi abbiamo messo sempre per essere corretti un tempo, ma i tempi sono... Peraltro so benissimo che è un esercizio da parte della minoranza e io mi sento anche di… Poi, in una intervista pochi minuti fa, ho ripetuto il concetto che ha appena esplicitato il collega Zucchi. È un esercizio importante quello della presentazione di questi ordini del giorno per la minoranza, ma io penso che sia anche un esercizio importante da parte della maggioranza di portare a conoscenza magari di tutto il Consiglio argomenti che magari sono a conoscenza... e devo dir la verità, sento di saperlo bene, e questo è un problema: le conoscenze rimangono un po' appannaggio della Giunta ed eventualmente della maggioranza. Eventualmente della maggioranza. È quindi importante per tutti noi presentare questi ordini del giorno e parlarne, parlare di questi argomenti.
Tornando all'oggetto, un piano strategico finanziario per la continuità post-PNRR - questo è quello che noi chiediamo - che quantifichi in modo analitico e per missione di spesa gli oneri di gestione che ricadranno sul bilancio regionale a partire dal 2027; un fondo che noi abbiamo chiamato di continuità operativa PNRR, che chiaramente permetta di mantenere lo sforzo importante che è stato fatto e dare gambe, quindi dare continuità a questo sforzo progettuale e non incorrere in difficoltà di gestione post-PNRR.
Presidente -Grazie, collega. La parola all'assessore Lotto.
Lotto (CA) -Grazie, consigliera Forcellati, e grazie al gruppo del Partito Democratico. Ritengo il vostro ordine del giorno molto interessante e anche condivisibile, proprio perché la preoccupazione che voi esprimete in questo documento, in quest'ordine del giorno, è assolutamente condivisa dal mio Assessorato in primis, ma da tutta la maggioranza e dal governo regionale. L'attenzione su questo fronte è assolutamente massima.
Da tempo stiamo ragionando in ottica di sostenibilità e continuità strategica e finanziaria per il post-PNRR, proprio perché sappiamo bene che questi investimenti non sono a costi zero, ma avranno un impatto sul futuro bilancio.
Come diceva, giustamente, l'ottica di sostenibilità è anche un'ottica di attrattività per ritenere le competenze e le persone che sono state attratte dal PNRR e che hanno permesso uno sviluppo della nostra regione.
Tuttavia, ci sono alcuni punti. Innanzitutto la tempistica che voi mettete purtroppo è difficilmente, se non... Insomma, è abbastanza insostenibile, proprio perché avere un piano strategico entro 120 giorni e l'istituzione immediata di un fondo è qualcosa di difficilmente raggiungibile, proprio per le tempistiche stesse del PNRR che sono in atto. Infatti, ricordiamo che la scadenza del PNRR sarà per il 31 giugno e il completamento di tutti i lavori e degli obiettivi del PNRR è fissata al 31 agosto 2026.
Chiedere quindi oggi a cantieri aperti e a procedure in corso di quantificare l'esattezza analitica. come chiedete al punto 1 - appunto, degli oneri di gestione a regime - è un esercizio teorico che rischia di essere impreciso. È indispensabile che gli interventi vengano completati e le opere realizzate prima di cristallizzare le cifre in un piano vincolante. Solo a questo punto saremo nelle condizioni oggettive per fare due operazioni che ritengo fondamentali: da un lato, identificare quegli interventi da cui deriveranno effettivamente impatti sul bilancio regionale e di quantificarne i relativi oneri; dall'altro, ragionare sull'effetto positivo e moltiplicatore che tutti auspichiamo poter constatare da una buona parte degli interventi, da cui, di conseguenza, non deriveranno oneri gestionali sul bilancio regionale.
Non dimentichiamo, infatti, che buona parte degli interventi di ammodernamento e digitalizzazione - pensiamo alla sanità e alle infrastrutture - sono finalizzati proprio a creare efficienza. Ci aspettiamo e lavoriamo affinché da molti di questi investimenti non derivino oneri gestionali aggiuntivi, ma risparmi od ottimizzazioni rispetto alla spesa attuale. Fare un bilancio oggi, bloccando risorse in un fondo calcolato su stime premature, significherebbe ingessare il bilancio regionale senza avere dati reali, che avremo solo avvicinandoci alla scadenza del 2026.
Per questo motivo, confermando che il tema è già l'attenzione della Giunta, ma ritenendo che lo strumento dell'odg sia prematuro nelle tempistiche dettate, vi invito a ritirare l'ordine del giorno con l'impegno poi di ragionare insieme, se lo vorrete, sull'avanzamento dei lavori nelle Commissioni competenti, man mano che ci avvicineremo al completamento delle opere. In caso contrario, ovviamente, ci asterremo.
Grazie ancora per aver sottolineato quest'argomento.
Presidente -La parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) -Vede, Assessore, capisco la sua risposta, la comprendo benissimo. Qui si va da risposte come, per chi è già più allenato, "già fatto", a "lo stiamo facendo", a chi come lei è di integrità intellettuale "lo faremo".
Io quindi capisco, comprendo il gioco delle parti, comprendo le diverse risposte, non possiamo chiedere però alla minoranza di andare oltre la comprensione, perché la comprensione è una cosa, la condivisione è un'altra.
Se ci fosse solo il problema della tempistica, che, le ripeto, condivido, noi abbiamo messo un termine, ma siamo consapevoli che si arriverà nel secondo semestre del 2026, siamo consapevoli. Se quindi è solo una questione di tempistica, noi possiamo fare un emendamento, noi possiamo mettere "entro il 2026", ma non lo proponiamo, perché eventualmente sarebbe stato un emendamento proposto, e da noi accettato, naturalmente, da parte sua, perché sappiamo che non è una questione di tempi, è una questione di dinamiche. È una questione strategica che possiamo, ripeto, comprendere ma non condividere.
Io penso però che questa sia una delle sfide più importanti, che quindi che sia a 120 giorni, che sia a sei mesi, 180, o che sia nell'ultimo trimestre del 2026, noi lo dobbiamo prevedere. Perché penso a tutti quei costi: è vero, alcuni, soprattutto rispetto alla digitalizzazione, creeranno delle piccole economie, ma ci saranno altri costi importanti - a me viene in mente quello, soprattutto, in sanità e politiche sociali - che vanno previsti, vanno assolutamente previsti, perché poi rischiamo d'illudere, e non ce lo possiamo permettere, la popolazione che ci siano dei servizi che poi non abbiamo i soldi per gestire in parte corrente. Perché poi passiamo da investimenti, quindi in conto capitale, a in parte corrente.
Noi quindi dobbiamo attrezzarci, lo dico con serenità, e questo è il motivo per cui non ritiriamo e voteremo chiaramente favorevolmente.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Torrione.
Torrione (AVS) -Anche in questo caso rapidissimamente. Il tema del PNRR ha a che fare con una cosa, nell'ambito lavorativo in cui ho fino adesso lavorato, è importante, cioè bisogna fare attenzione a non creare delle aspettative che poi cadono. Nel senso che nell'ambito in cui ho lavorato è capitato che siano stati fatti dei servizi, anche apprezzati dalla popolazione e dai cittadini, e poi, magari per mancanza di fondi, scelte diverse, sono stati tolti. Quello è un doppio danno.
Il PNRR è stato una grande risorsa, lo è ancora per poco, la rendicontazione del PNRR sarà sicuramente, e lo è già, un tema assolutamente delicato. Primo aspetto, e in questo senso, per quel poco che so, devo fare i complimenti all'assessore Marzi perché, ad esempio, un finanziamento PNRR nell'ambito delle politiche sociali che terminava con i tempi del PNRR è già stato finanziato e ipotizzato come prosieguo futuro, un progetto che ovviamente l'Assessorato ha valutato valido, e io confermo che sia valido.
Questo quindi è l'aspetto, perché non c'è niente di peggio che illudere la popolazione di qualcosa che poi di colpo sparisce. Diventa effettivamente un problema. Questo è il primo aspetto per cui sostengo quest'ordine del giorno.
Il secondo - è chiaro che sarà un tema che ci toccherà - è la valutazione dell'impatto in termini d'investimento e non di tampone, di azioni tampone, che peraltro erano e sono state necessarie, in termini d'investimento che i soldi del PNRR hanno generato per questa regione. Questo mi sembra un tema sufficientemente interessante, ma ovviamente non è l'oggetto dell'ordine del giorno.
Presidente -Grazie collega. Mettiamo in votazione l'ordine del giorno. Aperta la votazione. Invito i colleghi a esprimere il loro voto. Chiudo la votazione.
Presenti: 33
Votanti: 13
Favorevoli: 13
Astenuti 20 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Machet, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione e Viérin Laurent).
L'ordine del giorno non è approvato.
Passiamo ora all'ordine del giorno n. 7 del gruppo Lega e La Renaissance. Ha chiesto la parola la collega Baccini per l'illustrazione, ne ha facoltà.
Baccini (LRV) -Con quest'ordine del giorno affrontiamo un tema che va ben oltre una singola misura economica e che tocca uno degli elementi più fragili, ma anche più identitari, del nostro tessuto sociale ed economico: gli esercizi di vicinato.
Discutere oggi di commercio e di prossimità significa parlare di vita quotidiana, di coesione sociale, di presidio del territorio e di qualità della nostra città e dei nostri paesi. Significa parlare di quelle attività che non sono soltanto punti vendita, ma luoghi di relazioni, di incontro, di servizio, soprattutto per le fasce più anziane della popolazione e per le comunità più piccole e periferiche.
Il contesto nel quale ci muoviamo è purtroppo noto a tutti. Il quadro economico e sociale - come evidenziato nel DEFR e nel lavoro svolto nelle Commissioni consiliari - è caratterizzato da forti tensioni: aumento dei costi di gestione, calo dei consumi e una concorrenza sempre più aggressiva da parte della grande distribuzione e dell'e-commerce.
In questo scenario, il commercio di vicinato è uno dei settori che più di altri sta pagando il prezzo della trasformazione economica e dei cambiamenti nei modelli di consumo. Lo abbiamo sentito chiaramente anche durante i lavori della II Commissione, quando il presidente di Confcommercio ha parlato di un settore che, pur essendo stato storicamente uno dei volani dell'economia cittadina, oggi non ha più la forza di sostenersi da solo.
Queste non sono solo affermazioni astratte, ma parole che trovano conferma nei dati. Secondo l'analisi dell'Ufficio studi di Confcommercio, la Valle d'Aosta si colloca purtroppo al primo posto a livello nazionale per percentuale di negozi sfitti, con un dato allarmante: il 28% degli esercizi risulta vuoto. Un numero che racconta di serrande abbassate, di locali chiusi, di strade che perdono vitalità e attrattività.
Dietro ogni negozio che chiude non c'è solo un'attività economica che viene meno, ma c'è una perdita di presidio, un indebolimento del tessuto urbano e sociale, una riduzione dei servizi di prossimità e, quando questo accade in modo diffuso, il rischio è quello d'innescare un circolo vizioso fatto di degrado, spopolamento e impoverimento complessivo delle comunità.
È proprio per questo che riteniamo fondamentale intervenire con decisione e continuità. La legge regionale n. 1 del 2020, all'articolo 29, ha già individuato correttamente la necessità di sostenere il commercio di vicinato. Tuttavia, alla luce del momento storico che stiamo vivendo, è evidente che gli strumenti attualmente messi in campo non sono più sufficienti a fronteggiare una crisi che si è aggravata nel tempo.
Non basta più difendere l'esistente, occorre rafforzare e ampliare le misure di sostegno, ed è esattamente questo l'obiettivo del nostro ordine del giorno: impegnare l'Assessore competente a stanziare ulteriori contributi per gli esercizi di vicinato, ampliandone sia l'entità economica, sia la platea dei beneficiari.
Parliamo di un intervento che non deve essere visto come una semplice spesa, ma come un investimento strategico, un investimento che produce ricadute positive su più livelli: sull'economia locale, sull'occupazione, sulla vivibilità dei piccoli paesi e sulla tenuta sociale dei nostri territori.
Sostenere gli esercizi di vicinato significa anche contrastare lo svuotamento dei centri storici, favorire la sicurezza urbana, mantenere i servizi di prossimità essenziali e preservare quell'identità che rende unici i nostri paesi e la nostra città. È una scelta che ha quindi una valenza economica, sociale e culturale.
In una regione come la Valle d'Aosta, caratterizzata da una forte frammentazione territoriale e da una presenza significativa di piccoli comuni, il commercio di vicinato non è un elemento accessorio ma una necessità strutturale. Senza questi presidi, molte comunità rischiano di perdere un pezzo fondamentale della loro quotidianità.
Siamo consapevoli che le risorse non sono infinite, ma siamo altrettanto convinti che ogni negozio che chiude sia una sconfitta per l'intera comunità.
Per tutte queste ragioni, riteniamo che quest'ordine del giorno rappresenti un atto di responsabilità e di attenzione verso un settore in difficoltà, ma anche fondamentale per la nostra regione. È un segnale politico chiaro: la Valle d'Aosta non abbandona il proprio commercio di prossimità, ma sceglie di accompagnarlo e sostenerlo in una fase storica complessa.
Presidente -La parola all'assessore Grosjacques.
Grosjacques (UV) -Partirei dalle ultime dichiarazioni della collega Baccini, che ovviamente credo tutta l'aula condivida: non solo non vogliamo abbandonare il piccolo commercio, quelli che vengono definiti i piccoli esercizi di vicinato, che sono - oltre che ovviamente dei fornitori di servizi - un presidio fondamentale soprattutto nei piccoli comuni. Glielo dice uno che vive e continua a vivere orgogliosamente in un piccolo comune di montagna dove, nonostante un turismo piuttosto pronunciato, i piccoli esercizi fanno davvero molta fatica.
Sarò un po' più lungo in questa risposta, perché poi c'è un ordine del giorno simile del Partito Democratico, quindi cercherò di non ripetermi. Credo che l'ordine del giorno e le osservazioni della collega Baccini sono certamente condivisibili in termini di principio, però è chiaro che poi dobbiamo scontrarci con la realtà: una realtà fatta di concorrenza, in particolare dell'e-commerce e anche della grande distribuzione, sulla quale poi dirò due cose a proposito delle iniziative.
Il fenomeno della desertificazione commerciale rappresenta una criticità reale, ben presente all'attenzione dell'Assessorato e del Consiglio regionale, come ho detto. La Regione ha già rafforzato significativamente il sostegno agli esercizi di vicinato attraverso l'articolo 29 della legge regionale n. 1 del 2020. Lo stanziamento annuale è passato, nel tempo, quindi dalla sua prima applicazione, da 500.000 euro a 1.200.000 euro, quindi più che raddoppiando le risorse, e la platea dei beneficiari è stata ampliata estendendo i codici Ateco ammessi, sempre nel rispetto delle finalità della norma.
I dati del 2025 confermano l'efficacia dell'attuale impianto. Su uno stanziamento di 1.200.000 euro sono stati finanziati 174 esercizi per 1.134.000 euro, quindi non abbiamo esaurito la somma, ma per la prima volta questa misura ha concesso il tetto massimo previsto dall'articolo 29, che erano 6.000 euro per il mantenimento dei punti vendita e 15.000 euro per le aperture. Tant'è che nel 2025 abbiamo registrato 10 nuove aperture di negozi in virtù di questa misura; ovviamente è ipotizzabile che si sarebbe fatto lo stesso, ma questa misura certamente incentiva.
Voglio ricordare che, forse nelle audizioni non è stato puntualmente sottolineato, ma questa è una misura ripetibile, nel senso che questa misura per i piccoli esercizi può essere richiesta e finanziata tutti gli anni. Cosa che ovviamente si sta ripetendo.
È quindi una misura non fine a se stessa, non una tantum, ma è una misura che viene richiesta puntualmente da coloro che hanno ovviamente le caratteristiche previste dall'articolo 29, quindi: una superficie di vendita non superiore a 150 m², che diventano 250 m² nella città di Aosta, perché la normativa per i Comuni sopra i 15.000 abitanti è diversa; un volume d'affari non superiore alla media di 120.000 euro nel triennio; il personale impiegato non superiore a 2,5 unità di personale, come media nell'anno. Queste sono le caratteristiche che danno la possibilità di richiedere il contributo.
L'articolo 29, però, ha una finalità molto chiara: sostenere gli esercizi di vicinato che vendono generi alimentari e beni di prima necessità, in particolare nei piccoli centri e nelle aree montane. L'individuazione dei codici Ateco ammissibili risponde a questa logica, concentrando le risorse su attività che forniscono servizi essenziali e contribuiscono alla vitalità del territorio, quindi non un'estensione generalizzata, perché un'estensione generalizzata dei contributi a tutte le tipologie commerciali, senza selezione ma basata solo sulla funzione svolta, contrasterebbe con l'impianto normativo e comporterebbe un aumento imprevedibile dei beneficiari.
Questo rischierebbe di ridurre l'importo per ciascun esercizio commerciale, vanificando l'efficacia della misura e penalizzando proprio le realtà più fragili, che la legge intende prioritariamente tutelare.
Questo non significa che non si stia lavorando sulla misura, perché nel 2025 abbiamo ampliato alcuni codici Ateco per delle necessità che ci sono state sollevate ed evidenziate in alcuni comuni, delle quali abbiamo preso nota e che abbiamo inserite nella delibera applicativa che ha dato origine al contributo 2025.
L'ampliamento generalizzato, come dicevo, richiederebbe inoltre un incremento molto rilevante e strutturale delle risorse di bilancio e un aggravio significativo dell'attività istruttoria degli uffici regionali. Elementi, nell'attuale quadro finanziario e organizzativo che non sono sostenibili senza una revisione complessiva delle priorità di spesa, ma che comunque, in ogni caso, verrebbero a vanificare la ratio della norma: sostenere i negozi di vicinato che vendono beni di prima necessità.
Per quel che riguarda la media e grande distribuzione, che viene ovviamente e con ragione considerata uno dei principali motivi per i quali i piccoli esercizi di vicinato fanno sempre più fatica... Ieri il collega Manfrin, in un suo intervento, diceva: "Certamente, se io devo andare a fare la spesa a 20 chilometri dal mio paese", e questo si associa anche magari alla chiusura della scuola, sulla quale ovviamente non rispondo io, ma c'è un'attività importante per il mantenimento dei presidi, questo a dimostrazione di quanto sia importante mantenere i servizi nei nostri piccoli comuni... dicevo: se devo spostarmi con frequenza, a questo punto scelgo di andare ad abitare in una località più vicina. Questo è anche uno dei punti che hanno fatto sì che questa norma venisse scritta, cioè la difesa dei piccoli esercizi.
Per quel che riguarda la media e la grande distribuzione, la Regione aveva già tentato, con una modifica nel 2013 - chi era qui in Consiglio probabilmente se ne ricorderà -di condizionare in senso restrittivo l'insediamento nel proprio territorio di medie e grandi strutture di vendita. A seguito di un ricorso promosso in via principale, la Corte costituzionale, con sentenza n. 104 del 2014, aveva però dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcune delle nuove disposizioni introdotte, accogliendo la prevalenza delle censure formulate dal governo rispetto al tentativo della Regione, in questo caso del nostro Consiglio regionale, di limitare in qualche modo la libera concorrenza delle grandi superfici di vendita, che possono essere limitate soltanto quando l'obiettivo è quello di tutelare la salute, i lavoratori, i beni culturali e l'ambiente.
Questo per dire che, dal punto di vista legislativo, noi non abbiamo nessuna possibilità di manovra, se non ovviamente il fatto che questo può essere fatto da parte dei Comuni che, avendo competenza totale sulla pianificazione territoriale dei loro territori, hanno la possibilità, con interventi sul Piano regolatore generale comunale, di limitare questi insediamenti e, in alcuni casi, queste attività sono state fatte e hanno anche resistito a dei ricorsi in tutti i gradi di giudizio. Da questo punto di vista, quindi, la competenza sulla limitazione è dei Comuni.
Chiudo dicendo che a oggi sul territorio regionale sono presenti 208 esercizi commerciali con una superficie di vendita maggiore di 150 metri quadri, di cui 81 tra i 150 e i 250, di cui 27 ad Aosta; 52 tra 250 e 400; 65 tra 400 e 1.500; 6 tra 1.500 e 2.500; 2 tra 2.500 e 5.000; e 2 oltre i 5.000. Sono dati aggiornati al 1° settembre 2024 e non tengono conto, ovviamente, degli insediamenti che sono in itinere.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Grazie, Assessore, per aver aggiornato alcuni dati, che utilizzeremo con grande piacere.
Desidero innanzitutto ringraziare la collega Baccini per la presentazione di questa iniziativa, perché ovviamente si iscrive nel solco del lavoro che la Lega nella scorsa legislatura aveva tracciato proprio sul tema del commercio e, secondo noi, va anche a intercettare quello che giustamente è stato dichiarato, è stato sostenuto, da parte del Presidente di Confcommercio durante l'audizione della II Commissione.
È stato proprio il presidente di Confcommercio a lodare la bontà dell'iniziativa, che ovviamente viene riconosciuta e su questo penso l'abbiamo detto senza alcun tipo di problema, ma il problema principale è proprio che oggi il piccolo commercio deve affrontare, purtroppo, alcune criticità, che sono quelle che lei ha detto, cioè la vicinanza, o la concorrenza intensa, delle medie e grandi attività distributive; poi c'è un problema di numeri, inevitabilmente, questo l'abbiamo detto: proprio in un'ottica di tutelare le terre alte, la necessità di andare a proteggere quelle attività che vivono ormai da tempo nei Comuni e nelle frazioni, quindi hanno la possibilità di fungere anche da centri di aggregazione, unitamente alle scuole e ad altri servizi, ma si basano purtroppo su volumi d'affari molto piccoli, molto limitati; c'è poi la questione, e questa è una delle grosse criticità, dell'online, mettiamola così, che purtroppo oggi è diventato un grosso strumento di contrasto alle attività di vicinato.
Bisognerebbe, secondo me, anche fare una politica di "educazione" rispetto all'acquisto, cioè magari l'acquisto online è possibile farlo su prodotti che non sono rinvenibili sul proprio territorio, ma preferire l'attività vicina, l'attività locale, l'attività che si sobbarca dei costi, ma dà anche un servizio, perché si ha un'interfaccia con la persona che lo gestisce, probabilmente fornirebbe degli aiuti.
Perché quindi questa proposta? Perché, proprio per stessa ammissione del Presidente di Confcommercio, la necessità era quella innanzitutto di ampliare il contributo. È corretto da parte dell'Assessore dire che non si è sforato e quindi si sono fatti degli avanzi, è corretto però anche dire che, se ci fosse la possibilità di aumentarlo, sicuramente le attività commerciali sarebbero felici.
E poi c'è il grosso tema dell'ampliamento della platea. È corretto dire che ci sarebbe sicuramente una più ampia e difficile gestione, su questo non c'è dubbio, ma dall'altra parte dobbiamo guardare anche a un elemento: oggi, per esempio, al netto delle caratteristiche che giustamente ha evidenziato lei, che secondo noi possono anche essere ampliate, c'è un tema importante - e qui guardo chi si occupa di identità - per esempio legato alle attività storiche e tradizionali, che purtroppo è un tema sottovalutato, un tema che spesso non si considera, ma che è un tema che va posto.
Immaginiamoci che un turista arrivi, facciamo l'esempio di Aosta - ma questo può succedere in qualsiasi altro paese, altro comune, altra frazione della nostra regione - e trovi ad Aosta esattamente le stesse catene, esattamente gli stessi negozi che trova a Milano, a Parigi, a Berlino, a New York, cioè quello che vende quel marchio di abbigliamento, quello che vende le cover per il cellulare, quello che vende le chincaglierie, che non sono sicuramente legate al territorio. A questo punto tendenzialmente la persona che arriva da fuori, piuttosto che comprare la stessa cosa da una parte o dall'altra, se la compra sotto casa sua, perché tanto il prodotto è lo stesso.
Se invece si ponesse in essere un'azione di tutela di quelle attività, che da una parte sono storiche... Immaginiamo per esempio anche qui un'immagine che possiamo avere tutti: quel negozio che troviamo qui in via Gramsci, che ha quella grossa insegna storica - io mi avvicino sempre guardando quell'insegna, perché è bellissima, è dell'Ottocento - e poi questi negozi nuovissimi, che sono associati sotto, obiettivamente lasciano un po' il tempo che trovano, nel senso che le due immagini cozzano.
Se in quella zona si fosse continuato e si fosse sostenuto, e ci fosse la volontà, per esempio, di tutelare un'attività che rimane nel tempo, e ce ne sono... per esempio sul Comune di Aosta c'è un regolamento non applicato - e guardo chi ha amministrato, a targhe alterne, il Comune di Aosta - che tutela le attività storiche, che non è mai stato applicato, peraltro, e che se si fosse applicato potrebbe permettere a molte attività (che storicamente insistono, non soltanto su Aosta, ovviamente, ma su tutti i nostri Comuni di tutto il territorio), di sostenere quel tipo di professione.
Questa attività è aperta qui da vent'anni, trent'anni, cinquant'anni... Mi ricordo, da giornalista, che andai a fare un servizio a Jovençan: un'attività storica, un alimentari, che aveva questo questa madia gigantesca, dove c'era ancora la pasta che veniva venduta con i dosatori, una cosa bellissima, che chiudeva perché purtroppo ovviamente non aveva più un sufficiente giro di clienti, quindi non riusciva più a dare il giro. Se ci fosse la possibilità di sostenere quest'attività storica, sicuramente questo potrebbe andare a beneficio del commercio e del presidio del territorio.
L'altro elemento è quello delle attività tradizionali, quindi che vendono o prodotti che sono legati al territorio, per esempio le tegole, oppure prodotti che vengono fatti con elementi del territorio, quindi per esempio con il legname valdostano, o altri prodotti, come la pietra ollare. Guardo la collega Minelli, che ci ha fatto una lectio magistralis sulla pietra ollare.
Elementi di questo tipo, attività commerciali di questo tipo, sicuramente andarle a sostenere permetterebbe di avere dei centri storici, delle frazioni, dei borghi, che hanno un'identità diversa e che possono offrire un'offerta turistica diversa a chi arriva da fuori, rispetto a presentare un centro città che se andassimo a Firenze troveremmo identico, se andassimo a Verona sarebbe uguale, se andassimo a New York sarebbe identico.
Ecco perché l'idea di allargare la platea potrebbe, per esempio, essere legata anche a questi elementi, cioè tutelare le attività storiche e tutelare quelle attività che danno valore ai prodotti valdostani.
L'ampliamento della platea chiaramente è anche da valutare rispetto a quella che è purtroppo la concorrenza delle attività di media e grande distribuzione; secondo noi questo è un elemento sicuramente di valore, su cui insistere, perché non ragionarci?
Io ho capito che otterremo probabilmente un record - non so se sarà un record o meno, lo vedremo alla fine dei numeri - di astensioni, quindi di bocciature su tutti gli ordini del giorno, ma sicuramente questo perlomeno è un elemento su cui riflettere.
In chiusura, sulla questione che lei ha tirato fuori in chiusura del suo intervento, cioè sulla questione della limitazione della grande distribuzione, questa è una grande e importante attenzione da mettere su questo tema. Perché? Perché, se si ricorda, si ricorderà sicuramente che nella scorsa legislatura noi avevamo presentato una proposta di legge, a prima firma del collega Lavy, proprio sulla questione della difesa dalla grande distribuzione.
Lei ha detto che ci sono delle sentenze che in realtà hanno bloccato questo tipo di possibilità, ma quella legge attualmente è in vigore in Molise... è applicata in realtà. Noi abbiamo chiesto agli uffici, ma disponibilissimi a vedere i dati... Però chiaramente permetterebbe di mettere un freno. Lei dice che non è applicata, questo lo verificheremo senza dubbio, ma andare in quella strada e in quella direzione secondo noi è più efficace rispetto a delegare i comuni, semplicemente perché, lo abbiamo visto anche qui, questo però in una precedente audizione da parte del Presidente di Confcommercio, ci è stata detta una cosa importante: per esempio, quando è stato aperto, senza fare nomi di marche, un nuovo supermercato a Saint-Christophe, che ha lasciato la vecchia sede scoperta, si è detto: "si apre un nuovo supermercato, ci sono metrature ancora superiori rispetto a quello che avevamo prima", e lo spazio di prima sono 600 metri quadri che rimangono inutilizzati.
Perché i Comuni autorizzano questa cosa? Perché da quella nuova apertura ne guadagnano rispetto agli oneri che possono ovviamente avere, ma ne guadagnano una volta sola, quindi si guarda all'immediato, perché sicuramente l'apertura di grandi metrature permette di avere un incasso importante, soprattutto per Comuni valdostani che ovviamente hanno bilanci sicuramente non elevatissimi, ma dall'altra parte si lasciano degli spazi commerciali inutilizzati, che contribuiscono alla desertificazione commerciale, agli spazi e alle chiusure che ha citato prima la collega Baccini.
Ecco perché riteniamo che questa iniziativa, quest'ordine del giorno, sia assolutamente di valore ed esprima un assoluto valore nella sua proposta sull'ampliamento della platea, ed ecco perché ovviamente riterremo di votarlo.
Presidente -La parola al consigliere Torrione.
Torrione (AVS) -Mi associo anche io ai ringraziamenti alla collega Baccini, perché confermo che il tema è estremamente interessante e anche estremamente variegato, nel senso che nello stesso argomento ci sono temi diversi.
Uno è il tema che anche il collega Manfrin ha appena toccato, cioè quello della grande distribuzione. Anche qui, assolutamente senza certezza matematica, però a me risultava -, un po' perché ho amici in Trentino - che il Trentino delle limitazioni alle grandi superfici le abbia messe. In effetti io, che ogni tanto vado lì perché appunto ho amici, certe catene lì non le vedo. Però, ripeto, purtroppo non ho fatto approfondimenti sufficientemente dettagliati, quindi vorrei verificarlo.
Vuol dire che, se è possibile, nel caso sarebbe utile farlo.
È chiaro che il tema delle grandi superfici e della grande distribuzione va a toccare gli esercizi di vicinato, sui quali farei una distinzione ulteriore, cioè gli esercizi di vicinato, chiamiamoli, in maniera impropria, dei vecchi negozietti di montagna - la dico in maniera assolutamente poco tecnica - cioè quei bei negozi in cui si vendeva dallo straccio per i pavimenti al pane. Le vecchie mercerie, esattamente.
Io ne ho un'esperienza personale, perché come cooperativa noi gestivamo e gestiamo l'ostello di Saint-Barthélemy. In collaborazione col Comune di Nus, all'interno dell'ostello, grazie a un piccolissimo investimento del Comune di Nus, abbiamo aperto un negozio di vicinato per la comunità di Saint-Barthélemy, che è numerosissima, potete immaginare.
Dal punto di vista economico è un bagno di sangue, la dico da imprenditore. Noi l'abbiamo fatto perché siamo una cooperativa sociale, perché dal punto di vista economico è insostenibile. I budget della cooperativa li vedevo, li seguivo, divisi per centri di costo, e il centro di costo del negozio di Saint Barthélemy era perennemente e pesantemente in rosso. Perché non ti ripaghi le spese del...
Fortunatamente il Comune è intervenuto all'inizio, poi dopo però tutti gli anni è un bagno di sangue.
Il ragionamento su questo tipo di negozi... adesso poi stavamo cercando anche con la collega Minelli: ci sono diverse piccole realtà che non hanno questo tipo di negozio, un servizio utilissimo. Per gli anziani che vivono su a Saint-Barthélemy il poter venire... noi teniamo aperto tutto l'anno, due volte alla settimana; e in periodo estivo tutti i giorni.
Potete immaginare nei periodi morti... facciamo a volte incassi di 25-30 euro, sapete benissimo che la sostenibilità non esiste, però il pane per le persone che vengono lì a prenderlo, e che si possono evitare di scendere a Nus a comprarlo, è effettivamente un servizio di comunità, mettiamolo così.
Ecco allora che su questo tipo di attività, da implementare in tutte le località dove c'è un minimo di bacino utilizzabile, deve essere sostenuta dal pubblico, non può essere sostenuta dal privato, perché nessun privato può farlo; deve essere sostenuta con due interventi: uno di investimento iniziale, perché devi comunque allestire il negozio, eccetera eccetera; e due: un investimento che deve essere tutti gli anni... Come l'Assessore ha ben detto, 1.200.000 che può essere replicato, credo, se ho capito bene, tutti gli anni, non è poco. Certamente bisognerebbe capire se sia sufficiente, perché, per i miei conti, del nostro piccolo negozietto, non credo che sarebbero sufficienti neanche a garantire... perché poi uno non solo deve andare in pareggio, ma deve anche sostenersi come attività.
Altro problema è la chiusura nei periodi, cioè chi decide di aprire un'attività del genere deve mettere in conto che purtroppo in certi periodi, ne parlavo prima anche con il collega Centoz, la chiudi, perché non c'è la gente sufficiente.
Rhêmes-Notre-Dame, per fare l'esempio, nei periodi di afflusso turistico ha assolutamente il numero di persone adeguate perché questa attività si sostenga, ma in altri periodi è, scusatemi il termine, un mortorio totale, e quindi torniamo nel ragionamento precedente.
Questo è un primo capitolo. Il secondo capitolo è quello degli esercizi di vicinato anche in una grande città, grande rispetto al resto, ovviamente, come Aosta. Lì l'argomento diventa interessante, perché, come dicevo prima alla collega Minelli, ho fatto il confronto fra un bancone del pesce di un piccolo negozio di Aosta e il bancone del pesce di una grande catena di distribuzione: la qualità di quello della grande distribuzione era nettamente migliore, ma come varietà, come qualità, eccetera. Perché se non vendi, non puoi garantire una sufficiente qualità.
Allora su questi esercizi bisogna ragionare forse, e non so se era anche il taglio che il collega Manfrin aveva dato, sulla tipicità, cioè sul favorire quelle iniziative che hanno una caratteristica.
Faccio un esempio banale: il panettiere. Forse andare ancora a comprare il pane da un panettiere e non alla grande distribuzione ha un senso, allora quelli sono gli esercizi di vicinato che forse andrebbero favoriti e incentivati in maniera importante.
Tutti questi ragionamenti, tutti questi elementi, per dire che ovviamente voteremo a favore di questa valida iniziativa.
Presidente -Grazie collega. Porrei al voto l'ordine del giorno.
Votazione aperta, chiedo ai colleghi di esprimersi.
Chiudo la votazione.
Presenti: 33
Votanti: 13
Favorevoli: 13
Astenuti: 20 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Machet, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Viérin Laurent e Viérin Marco).
L'ordine del giorno non è approvato.
Chiederei la disponibilità dei capigruppo per una Capigruppo per l'organizzazione dei lavori. Riprenderemo i lavori alle ore 15.
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La seduta termina alle ore 13:12.
