Oggetto del Consiglio n. 4870 del 24 luglio 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4870/XVI - Reiezione di mozione: "Impegno a interrompere ogni rapporto, di qualunque natura, con i rappresentanti istituzionali del Governo israeliano". (Approvazione di una risoluzione. Reiezione di una risoluzione)
Bertin (Presidente) - Riprendiamo dopo la Capigruppo. Punto n. 14.
Si è prenotato il consigliere Padovani, per mozione d'ordine. Ne ha facoltà.
Padovani (FP-PD) -Vorrei chiedere una sospensione per una riunione di maggioranza.
La seduta è sospesa dalle 18:16 alle 18:42.
Bertin (Presidente) - Riprendiamo dopo la riunione di maggioranza. Il punto 14 è già stato annunciato.
La mozione è illustrata dalla consigliera Erika Guichardaz. Ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - "Mi faranno del male, però la gente a Gaza continua a morire ammazzata, a morire di fame. Non si può rimanere in silenzio. Mi vergogno per il resto degli Europei, che riescono a fregarsene di quello che sta succedendo anche in nostro nome. Sta a tutte e tutti noi, esseri umani di coscienza, raddrizzare questo mondo alla rovescia".
Queste sono le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i territori palestinesi, in un'intervista al Tg3 del 10 luglio, dopo le sanzioni statunitensi annunciate da Rubio.
Una donna che, sola, armata della parola e del suo coraggio, fa onore alla sua funzione raccontando la verità, descrivendo tutto ciò che accade sulla Striscia di Gaza e tutto ciò che, inerme, subisce il popolo palestinese.
Allora con questa mozione non chiedo certo lo stesso coraggio di Francesca Albanese, ma vi chiedo di compiere una scelta, che non è solo politica, ma che è prima di tutto umana.
Davanti a questo continuo teatro della morte, dove tra le vittime vi sono anche migliaia di bambine e bambini, oggi vi chiedo qui, in quest'aula, di non guardare altrove, come se non fosse un fatto che non ci riguardasse.
Pensate bene che da quando si è discussa, sempre in quest'aula, la mozione n. 4210 ad oggetto "Impegno per chiedere al Governo nazionale il riconoscimento a tutti gli effetti dello Stato di Palestina", e la risoluzione ad essa collegata, la situazione è precipitata ulteriormente, si è disumanizzata ancora di più. Dunque, oltre alle uccisioni, si pratica l'uso della fame come arma di guerra.
Come evidenziato in questa mozione, altre Regioni e Comuni d'Italia hanno deciso di prendere posizione e di condannare le scelte di un Governo che continua a muoversi violando il diritto internazionale, i diritti fondamentali di ogni individuo e ogni principio di convivenza civile.
La Regione Sardegna, la Regione Puglia, la Regione Emilia-Romagna, ma anche il Consiglio comunale di Cosenza, queste Regioni e questi enti hanno interpretato appieno il ruolo che possono e devono esercitare di fronte a tragedie umanitarie, di fronte al genocidio, di fronte allo sterminio di un popolo, di fronte a crimini che sono documentati e di fronte alla gravissima emergenza umanitaria in corso.
Anche la Regione Valle d'Aosta non può e non deve sottrarsi, appoggiando una linea di responsabilità, come dicevo, già adottata da altri.
Ringrazio anche i colleghi di Lega e Rassemblement per aver voluto comunque depositare delle risoluzioni, che presenteranno, immagino, in seguito... no? Sì. Dove in qualche modo, prendendo questa mozione in modo diverso, affrontando alcuni punti, forse anche edulcorandoli e rendendoli un po' meno forti, cercano in qualche modo di dare anche la loro interpretazione rispetto a quanto sta accadendo, quindi sicuramente anche il dibattito rispetto a questa mozione immagino che potrà avere una certa rilevanza.
Come dicevo, quello che chiede la mozione è un impegno a interrompere ogni rapporto, di qualunque natura, con i rappresentanti istituzionali del governo israeliano e con soggetti a esso riconducibili, salvo che non siano apertamente motivati dal desiderio di porre fine al massacro in corso; ad adoperarsi presso il Governo italiano affinché si lavori per un cessate il fuoco permanente a Gaza e in tutto il Medio Oriente; cessi ogni forma di fornitura militare o cooperazione bellica con Israele; si agisca in sede europea per sospendere l'accordo di associazione Unione Europea-Israele, e che vengano valutate sanzioni politiche, diplomatiche e commerciali adeguate.
Noi abbiamo il dovere morale e politico di esercitare questa pressione affinché vengano rispettati i diritti umani e si metta fine a questo massacro e a questa metodica distruzione del popolo palestinese.
Diciamo no all'indifferenza, diciamo no al silenzio, diciamo no al genocidio. Facciamo un gesto umano e di dignità civile e votiamo questa mozione.
Presidente - La discussione generale sulla mozione è aperta. Consigliere Padovani.
Padovani (FP-PD) - Non capita spesso in quest'aula di discutere questioni che travalicano i confini della nostra Valle e ci costringono a misurarci con il diritto internazionale, e soprattutto con la nostra coscienza, ma oggi accade.
Il genocidio, così lo definisce la Convenzione ONU del 1948, è un crimine di diritto internazionale condannato da tutto il mondo civile. Quella stessa Convenzione non si limita a stigmatizzare, pretende che gli Stati si impegnino a cooperare con gli organi competenti delle Nazioni Unite per liberare l'umanità da un flagello così odioso.
Ecco perché l'inerzia, anche quella di un piccolo ente locale, non è mai neutrale, diventa una forma di complicità per omissione.
La tragedia che da ventuno mesi si consuma nella Striscia di Gaza interpella proprio quel dovere di cooperazione. Secondo l'ultimo impact snapshot, pubblicato dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, al 9 luglio 2025 i morti palestinesi accertati sono 60.000, con oltre 100.000 feriti.
Bambini e donne costituiscono la maggioranza delle vittime e i numeri reali potrebbero essere ben più alti, poiché migliaia di corpi giacciono ancora sotto le macerie.
Questi dati, già di per sé agghiaccianti, si innestano su un contesto di distruzione materiale pressoché totale. Intere aree urbane sono state rase al suolo, scuole e ospedali bombardati, infrastrutture idriche e sanitarie rese inutilizzabili.
Ma le bombe non sono l'unica arma. Dal 12 maggio 2025 il quadro di sicurezza alimentare elaborato dall'Integrated food security phase classification colloca l'intera popolazione gazawi in crisi o peggio. 470.000 cittadini, il 22%, sono già nella fase 5, "catastrofe", quella più acuta, vale a dire la soglia ufficiale di carestia. Più di 1 milione sono in fase 4, definita "emergenza".
Il diritto internazionale umanitario vieta esplicitamente di usare la fame come metodo di guerra. A Gaza la fame non è un effetto collaterale, ma uno strumento deliberato di pressione sulla popolazione civile.
Non a caso, il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto contro il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e l'ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, accusandoli di crimini di guerra e contro l'umanità, incluso il ricorso alla fame come metodo di guerra.
Qualche giorno fa, il 16 luglio 2025, i giudici della stessa Corte hanno respinto la domanda israeliana di revocare quei mandati, confermando la validità delle accuse e ricordando che la giurisdizione dell'Aja non si sospende di fronte alle pressioni diplomatiche.
Eppure, mentre la Corte procede, molti governi restano immobili o, peggio, continuano a fornire armi a Tel Aviv.
L'Italia non fa eccezione. Il memorandum di intesa fra il Governo italiano e quello israeliano in materia di cooperazione militare, firmato a Parigi il 16 giugno 2003 e ratificato con la legge n. 94 del 17 maggio 2005, prevede rinnovi tattici quinquennali se non interviene una denuncia formale. Il rinnovo più recente è scattato l'8 giugno scorso, nel silenzio quasi generale, proprio mentre a Gaza si superava la soglia dei 57.000 morti.
È difficile immaginare un corto circuito morale più plateale, tra la retorica dei valori comuni e la realtà dei fatti.
Qui mi corre specificare una cosa, arrivando alle impegnative. È bene specificare che la nostra Regione non intrattiene nessun tipo di accordo con Israele, almeno per quello che ho potuto verificare io.
Il nostro voto, dunque, è tutto simbolico, ma politicamente potente. Serve ad affermare pubblicamente da che parte ci collochiamo quando una parte dell'umanità viene travolta. E, credetemi, non è poco.
Voglio ancora prendermi un minuto per sintetizzare la seconda parte dell'impegnativa della mozione, in termini chiari e anche discorsivi.
Chiede innanzitutto che il Governo italiano si faccia parte attiva in ogni sede diplomatica perché il cessate il fuoco a Gaza e nell'intero Medio Oriente diventi stabile e permanente. È il presupposto realistico, insieme al riconoscimento dello Stato della Palestina, per riaprire un processo politico che riconosca pari diritti a Israeliani e Palestinesi.
Chiede poi il blocco immediato di qualsiasi fornitura di armi, munizionamento o know-how militare a Israele, un Paese che, secondo la massima giurisdizione penale internazionale, utilizza deliberatamente la fame e il bombardamento indiscriminato (finanche a donne e bambini in coda per il pane e la farina) come strumenti di guerra non può ricevere nessuna arma, né piccola, né grande, dal nostro Stato.
In concreto questo significa anche impedire il rinnovo del memorandum d'intesa del 2003-2005. L'accordo prevede la denuncia scritta con sei mesi di preavviso. Roma deve attivarsi perché quel preavviso diventi effettivo e il memorandum decada.
La mozione sollecita poi l'esecutivo a muoversi in sede europea per sospendere l'accordo di associazione Ue-Israele, in forza della clausola sui diritti umani, e per promuovere sanzioni diplomatiche, politiche e commerciali che limitino l'impunità di cui il governo israeliano gode da troppo tempo.
Non si tratta di penalizzare il popolo israeliano che, anzi, include voci coraggiose di dissenso, ma di esercitare una pressione mirata sulle istituzioni responsabili della guerra e del genocidio in corso.
Qualcuno teme che i simboli non salvino vite. Forse è vero nell'immediato, ma senza simboli non prendono forma le politiche. È il dissenso civile che prepara il terreno al cambiamento, è la delegittimazione morale che precede l'isolamento politico ed economico.
Negare questa evidenza significa ignorare intere pagine di storia del Novecento.
Mi avvio a concludere. La nostra Regione ha inciso il rifiuto del sopruso e della prevaricazione nelle sue radici. Ogni tappa della nostra memoria collettiva ci ricorda che i diritti non sono mai solo un fatto locale, ma universale.
Oggi possiamo dimostrare che la nostra autonomia speciale non serve a chiuderci tra le nostre belle montagne, ma porre la nostra voce, piccola ma nitida, nel coro di coloro che non accettano che il genocidio torni a macchiare la coscienza dell'umanità.
Per tutte queste ragioni, voterò a favore di questa mozione. Non è un gesto ideologico, è l'atto minimo di decenza che dobbiamo a noi stessi, alla storia che ci ha preceduto e alle generazioni che verranno.
Presidente - Consigliere Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (FI) - La mozione che ci occupa ovviamente ha una visione chiara e inequivocabile rispetto alla situazione di Gaza e della guerra tra Israele e Hamas.
Quello che noi lamentiamo... sicuramente è tutto vero quello che dite, quello che si vede in televisione in questo momento è drammatico e certamente non è condivisibile, lo diciamo come partito a livello nazionale. Noi abbiamo il ministro Tajani che, proprio rispetto al punto 2 dell'impegnativa, è molto attivo in questo senso, sta lavorando in quella direzione.
Quello che manca in questa mozione è una premessa, ovvero l'attacco di Hamas. L'attacco di Hamas è l'elemento scatenante, che ha determinato tutto quanto sta accadendo.
È vero che le diatribe tra questi due popoli sono ormai storiche e hanno raggiunto un livello di drammaticità pesantissimo. La fame che stanno patendo i popoli di Gaza... è inguardabile quello che sta accadendo, ma bisogna essere chiari. Interrompere un rapporto con i rappresentanti istituzionali del governo israeliano significa interrompere i rapporti, quindi il primo punto è contraddittorio rispetto al secondo punto, che chiede di adoperarsi nelle sedi opportune, affinché si vada a guardare in una risoluzione di pace, che sicuramente è quello che ci interessa di più.
Forza Italia lo dice con chiarezza: due popoli, due Stati. Senza se e senza ma.
Rispetto a queste brevi considerazioni che faccio, e non sto a ripetere le questioni che si vedono in tutti i telegiornali, rispetto a quello che avviene a Gaza in questo ultimo mese, mese e mezzo, noi riteniamo che questa mozione non rispecchi appieno il percorso che si è avviato con il nostro Governo, che sta ovviamente lavorando in quella direzione, quindi ci asterremo rispetto alla mozione.
Presidente ? Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) ? Credo che la premessa del mio intervento, che non ho preparato adesso ma evidentemente qualche giorno fa, in qualche modo può dare una risposta a quanto evidenziato ora dal collega Baccega.
Sono passati due anni, nove mesi e diciassette giorni dall'attacco di Hamas a Israele, da quella barbara operazione "Diluvio" che ha portato al massacro di oltre 1.200 civili e militari, e al rapimento di circa 250 Israeliani, parte dei quali, pochi, ancora in mano ai terroristi.
Un'operazione che, per quanto mi riguarda, va condannata senza ma e senza se, un'azione sanguinosa che ha dato il via a una nuova terribile fase della questione israelo-palestinese, una fase che non può nemmeno lontanamente essere paragonabile alle precedenti e che ha portato ad avere a oggi a Gaza quasi 60.000 morti, oltre 115.000 feriti, più di 2 milioni di sfollati. E i bambini, tra i morti e i feriti con gravissime e irreversibili conseguenze, sono oltre 50.000.
Sono cifre impressionanti, che tolgono il fiato.
Se nei primi sei mesi - direi forse anche nel primo anno da quel 7 ottobre - personalmente ho evitato di utilizzare il termine "genocidio", consapevole della portata che esso ha e degli elementi che vanno considerati se si usa quella parola, credo che oggi non si possa più non chiamare con il suo nome ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza, al di là del fatto che a chi sta vivendo quell'inferno forse poco importano le definizioni, quanto piuttosto le sofferenze, il dolore, le mutilazioni, la disperazione, la perdita della speranza, l'impossibilità di pensare a un qualsiasi futuro.
È soprattutto su questo che, secondo me, occorrerebbe soffermarsi. Tuttavia, sappiamo che le parole contano e hanno un peso specifico. Ce l'hanno ora e ce l'avranno soprattutto anche per il futuro.
Il termine "genocidio" - dal greco "genos", stirpe, e dal suffisso "cidio", che deriva dal latino "cedere" e "uccidere" - non esisteva fino alla Seconda guerra mondiale. Winston Churchill, non a caso, riguardo allo sterminio degli Ebrei, parlava del "crimine senza nome". A coniarlo un giurista ebreo, Raphael Lemkin, nato nel 1900 in una città che era allora parte della Russia imperiale, poi diventata polacca e oggi situata in Bielorussia. Fuggito dal nazismo, definì il genocidio come la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico; scrisse: "Il genocidio è diretto contro un gruppo nazionale come entità. Le azioni sono rivolte contro individui non in quanto tali, ma in quanto membri di un gruppo nazionale".
Lemkin si batté per il riconoscimento del genocidio come crimine internazionale e il termine approdò già nell'atto di accusa del processo di Norimberga, ma non formalmente come capo d'imputazione.
Nel diritto internazionale ha trovato spazio solo qualche anno dopo, nella Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata il 9 dicembre del 1948 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, entrata in vigore nel 1951 e ratificata a oggi da 153 Stati membri dell'ONU, compresi Israele e tutte le maggiori potenze, ultimo in ordine di tempo lo Zambia; una quarantina di Stati dell'ONU non l'ha siglato.
Il divieto di genocidio è considerato oggi, però, parte del diritto internazionale consuetudinario, vincolante per tutti gli Stati indipendentemente dal fatto che abbiano o meno firmato un trattato. Dal 1948 a oggi, tre sono state le condanne penali internazionali per altrettanti genocidi: quelle per i crimini commessi nella ex Jugoslavia, in Ruanda e in Cambogia, che per la Corte internazionale rientrano nella definizione del 1948.
Ma cosa dice questa definizione, poi ripresa nello Statuto di Roma, che nel 1998 ha dato appunto vita alla Corte penale internazionale? Nella presente Convenzione si legge: "Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti commessi con l'intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Poi li elenca: "uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all'integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente un gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all'interno del gruppo; trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo a un altro".
Dei cinque indicatori che prevede la Convenzione sul genocidio, a Gaza ne ricorrono certamente, e senza ombra di dubbio, quattro, cui si aggiunge la distruzione sistematica del patrimonio culturale, chiaro segno di volontà di sradicamento definitivo di un popolo dalla faccia della terra.
Ecco perché nella mozione utilizziamo il termine "genocidio", perché in questi due anni quello che inizialmente poteva essere considerato quasi alla pari di quanto fatto da Hamas il 7 ottobre, un crimine di guerra o un crimine contro l'umanità, oggi è diventato ancora più terribile e grave, perché parliamo di volontà di annientare, di estirpare, di cancellare un popolo. Lo dimostrano le stesse frasi ed espressioni usate dai governanti di Israele.
Il Presidente Herzog ha detto che "È un'intera nazione là fuori, responsabile". Questa retorica sui civili non consapevoli, non coinvolti, non è assolutamente vera. Il Ministro della Difesa, Gallant, ha giustificato la decisione di tagliare acqua, cibo, elettricità e benzina a Gaza, affermando che "Stiamo combattendo con degli animali umani e agiamo di conseguenza". Il Ministro Eliyahu ha detto, solo qualche giorno fa, che: "Quello che si vuole fare è questo: tutta la Striscia sarà resa ebraica e cancellata".
Oggi bisogna avere il coraggio di parlare chiaramente. Sappiamo bene che farlo significa, purtroppo, anche correre il rischio di essere accusati di antisemitismo e di offendere i sopravvissuti alla Shoah. È un argomento falso e oscenamente strumentale.
Ci siamo educati per anni, ogni Giorno della Memoria, a ripetere "Mai più". Ci siamo detti che se Auschwitz fosse stato sotto gli occhi del mondo, a quell'epoca, il mondo sarebbe insorto, ma non sapeva. Ebbene, oggi invece accade di nuovo qualche cosa di simile, ma questa volta davanti ai nostri occhi.
Perché, come diceva Hannah Arendt, "il male della Shoah non fu assoluto e senza paragoni, ma invece fu banale, comune, ripetibile all'infinito, perché profondamente umano. Perché la disumanità purtroppo sta nel cuore dell'uomo e nessuno ne è immune per appartenenza nazionale".
Ma contro questa "Umanità", lo dico tra virgolette, bisogna reagire, bisogna contrastarla e combatterla. Non con le armi da fuoco, perché sarebbe abbracciare la stessa logica e perpetrarla all'infinito. Esistono altri strumenti solo apparentemente più deboli che, se condivisi da tanti e usati su larga scala, possono avere degli effetti significativi.
Ecco la ragione dell'impegno di questa mozione, che è simile a quella approvata in altre Regioni d'Italia. Chiediamo di interrompere ogni rapporto, di qualunque natura, coi rappresentanti istituzionali del Governo israeliano e con tutti quei soggetti a esso riconducibili, che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di organizzare iniziative per far cessare il massacro dei Palestinesi.
Diceva il collega Padovani: "Non abbiamo dei rapporti diretti". Non so se ci siano in qualche maniera dei rapporti, ma quello che conta è il principio e questa volontà di dissociarsi, perché ci sono tanti rappresentanti di Israele - anche a livello politico - che stanno prendendo delle posizioni diverse. Quest'eventuale volontà dev'essere chiara e inequivocabile, proprio perché bisogna saper distinguere, bisogna saper distinguere tra chi è favorevole a questa linea e chi è contrario.
Qualcuno dirà che questa è un'azione che non sortirà effetti, che è inutile ad alleviare le sofferenze dei civili palestinesi. Vero, non ha un'influenza diretta, ma se quest'azione fosse condivisa da tutte le Regioni italiane e da molti Stati, allora avrebbe un peso non indifferente. Bisogna però attivarsi, fare dei passi, ognuno i suoi piccoli passi.
Inoltre con la mozione, com'è stato detto, chiediamo al governo regionale di adoperarsi nelle sedi opportune perché il Governo si faccia parte attiva per rendere permanente il cessate il fuoco a Gaza e in tutto il Medioriente, quindi perché cessi ogni fornitura di armi e ogni forma di sostegno militare a Israele.
Questa è la cosa più importante, smettere di fornire armi, sospendere l'intesa tra il Governo italiano e quello israeliano per la cooperazione nel settore militare, perché continuare a fornire armi significa lucrare sullo sterminio in atto e, quindi, essere complici.
Accanto a ciò si chiede di agire in sede europea per applicare sanzioni diplomatiche, politiche e commerciali. Sappiamo bene che si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, ma misure di questo tipo, soprattutto quelle economiche e commerciali, hanno senso in un mondo come il nostro, ampiamente globalizzato.
Presidente - Consigliere Cretier, ne ha facoltà.
Cretier (FP-PD) ? Una breve dichiarazione sul tema, sicuramente complesso e di portata globale e mondiale. Interrompere i rapporti con i rappresentanti istituzionali del Governo israeliano, pur sapendo che ci sono dei rapporti anche commerciali, credo che sia necessario.
Ho pensato a quello che ha detto il collega Baccega, che non è in questo momento in aula. Io sinceramente ho seguito, come tanti, gli eventi che sono successi quel famoso ottobre 2023 e mi chiedo se Israele, col grande apparato di sicurezza che ha, non abbia letto i rischi e le possibili azioni volute a confine. Mi sembra sinceramente strano. Qualcuno ha anche ipotizzato che fosse solo una questione per innescare, diciamo, una successiva azione repressiva e per cogliere al volo la possibilità di bombardare Gaza e tutte le strutture.
Purtroppo, come sappiamo, sempre sono i civili i primi, e tutt'ora sono gli unici che in questo momento muoiono bombardati giornalmente da aerei e dalla contraerea in atto al confine e lungo il perimetro della città di Gaza.
Lasciamo quindi perdere ciò che vediamo in televisione sulle prospettive di cosa fare di Gaza, perché diventa molto ridicolo e pesante da sostenere, se questo è il mezzo e se questo è il sistema per occupare una striscia in cui vivevano, ricordo bene, 9 milioni di abitanti, quindi una concentrazione enorme. Le immagini sono veramente terribili.
Alla fine, noi come gruppo siamo favorevoli a sostenere questa mozione.
Presidente ? Consigliere Chatrian.
Chatrian (UV) ? Presidente, chiediamo solo un momento di sospensione per la maggioranza per un approfondimento.
Presidente - Il Consiglio è sospeso.
La seduta è sospesa dalle 19:14 alle 19:28.
Bertin (Presidente) - Riprendiamo. Siamo in discussione generale. Ricordo che sono state depositate due risoluzioni collegate alla mozione. Siamo sempre in discussione generale. Altri interventi? Se non vedo prenotazioni... Consigliere Lucianaz.
Lucianaz (GM) ? Motion d'ordre, Président. J'aimerais bien savoir les raisons de cette deuxième interruption du point : pour quelle raison la majorité a besoin de se rencontrer plusieurs fois pour débattre sur la question ?
Presidente ? Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Testolin (UV) ? Avrà risposta nella replica del governo.
Presidente ? Consigliere Lucianaz, a lei la parola.
Lucianaz (GM) ? Merci Président. Seulement deux phrases, c'est-à-dire qu'au mois de décembre on a voté une résolution avec 32 votes à faveur, une résolution du groupe Rassemblement Valdôtain dont je faisais partie, justement pour demander le cessez-le-feu humanitaire.
Je crois que ça n'a pas produit de grands résultats et voilà qu'on continue justement à proposer des interventions de la part du Gouvernement d'Etat, même, je lis le premier alinéa, "D'arrêter tout rapport avec les représentants internationaux". Je crois que si on arrête toutes les relations on trouvera avec difficulté une solution diplomatique, donc à ce point tranquillement je peux dire que je ne peux pas soutenir cette motion.
Et voilà, je m'arrête là.
Presidente - Ci sono altri interventi? Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) ? Intervengo anche alla luce degli interventi che abbiamo sentito, l'ha detto sia nel suo intervento all'inizio, mi pare, il collega Padovani, poi adesso nel suo intervento anche il collega Lucianaz, in maniera un po' diversa.
Sulla frase del primo impegno "Interrompere ogni rapporto di qualunque natura coi rappresentanti istituzionali del Governo israeliano" diceva il collega Padovani che non abbiamo dei rapporti con il Governo israeliano e, quindi, è un impegno che forse può essere superfluo. Invece, il collega Lucianaz diceva: "Come si fa, se non si intrattengono dai rapporti, poi ad adoperarsi nelle sedi opportune affinché il Governo..."
Sono due impegni diversi. Il primo riguarda l'impegno della Regione Valle d'Aosta a interrompere rapporti e dice giustamente il collega: al momento non ci risulta che siano in corso dei rapporti. Invece il secondo impegno riguarda una cosa diversa: "Ad adoperarsi nelle sedi opportune affinché il Governo italiano si faccia parte attiva per rendere permanente il cessate il fuoco".
A scanso di equivoci, però, noi proponiamo un auto-emendamento al punto n. 1, che non è "A interrompere ogni rapporto di qualunque natura", ma è "A non intrattenere rapporti di qualunque natura con i rappresentanti istituzionali". Poi, ovviamente, ognuno deciderà che cosa fare sulla base delle proprie posizioni.
Presidente - Ci sono altri interventi? Annotiamo il cambiamento della risoluzione auto-emendata, diciamo così. Chiudiamo la discussione generale, se non ci sono altri interventi. Non vedo altre richieste d'intervento. La discussione generale è chiusa.
Per il Governo, il Presidente della Regione.
Testolin (UV) ? L'intervento del Governo è per spiegare le motivazioni delle due sospensioni che hanno caratterizzato lo svolgimento di questa mozione.
La tematica di politica estera internazionale è una tematica molto complessa e anche gli interventi sono stati degli interventi che abbracciano delle considerazioni che toccano anche una sfera personale, una sfera politica di non diretta competenza di quest'assemblea, con delle sensibilità anche all'interno della maggioranza, che sono delle sensibilità assolutamente diverse e che derivano da dei percorsi, da delle visioni e dai contesti che ognuno di noi valuta in maniera personale, ancor prima che ideologica.
Per questo motivo il voto da parte della maggioranza sulle tre proposte sarà libero, a seconda delle valutazioni personali, o di gruppo, di ognuno dei rappresentanti della maggioranza stessa.
Presidente ? Ci sono altri interventi? Ricordo che sono state depositate due risoluzioni. Prima votiamo la mozione e in seguito le risoluzioni. L'ordine, se andiamo al voto, è prima le mozioni e dopo... dopo... Votiamo la mozione e poi la risoluzione.
Votiamo la mozione come emendata. Aperta. Chiusa.
Presenti: 28
Votanti: 8
Favorevoli: 7
Contrari: 1
Astenuti: 20 (Aggravi, Barmasse, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Chatrian, Di Marco, Ganis, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lucianaz, Marguerettaz, Marquis, Planaz, Restano, Rosaire, Sapinet eTestolin).
La mozione non è approvata.
Passiamo ora alla risoluzione. Non so l'ordine.
Prima Rassemblement. Consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) ? Vado a illustrare la risoluzione presentata sul punto che è stato presentato a sua volta dalle colleghe, anzi ringrazio le colleghe che ripresentano un tema molto, molto delicato e su cui la situazione non è assolutamente cambiata, anzi è addirittura peggiorata. Faccio riferimento in particolare - qualcuno l'ha detto in precedenza e io mi collego direttamente - alla risoluzione che era stata presentata e votata con 32 voti favorevoli il 18 dicembre 2024, sempre su sollecitazione di una mozione presentata dalle colleghe; la risoluzione che abbiamo presentato e che oggi discutiamo si vuole collegare direttamente a quella e vuole ribadire dei passaggi o, meglio, ribadire degli impegni che sono direttamente più collegati al tema di attualità che purtroppo stiamo vedendo dalle notizie di stampa, dai media, anche dalle prese di posizione istituzionali di vari Governi, cercando di rappresentare, soprattutto nell'ambito delle premesse, per quanto possibile, in maniera più equilibrata possibile, la situazione; ovviamente, una disamina completa di una situazione complessa e tragica come quella che sta avvenendo non tanto e soltanto nell'area della Striscia di Gaza, ma in generale nei territori di tutta l'area della Palestina, anche la Cisgiordania - poi la risoluzione dei colleghi della Lega parlerà anche di quella parte di territori - che ha un punto di partenza, lo ricordava il collega Baccega, ovvero i tragici eventi del 7 ottobre, l'ha ricordato anche la collega Minelli, se non erro, nel suo intervento.
Un'escalation che, tra l'altro, non interessa soltanto quella realtà, ma interessa un'ampia fetta di quello che definiamo Medioriente, perché in Libano, in Siria e anche quanto avviene in Iran è in parte collegato a quello che avviene a Gaza; in più, noi l'abbiamo voluta citare, l'avevamo già fatto a dicembre, anche la situazione complessa nella parte sud della penisola arabica, con gli Houthi e quanto avviene.
Abbiamo voluto ricordare l'auspicata soluzione, forse sempre più lontana, purtroppo, dei "Due popoli e due Stati", e abbiamo voluto ricordare un passaggio che non è assolutamente banale; era più forte nella risoluzione di dicembre, che parlava appunto di riconoscimento dello Stato di Palestina e di due realtà ben diverse e che agiscono in maniera anche spesso contrapposta e violenta, ovvero Hamas, quindi un movimento, una compagine terroristica, e l'autorità nazionale palestinese, che oggi definire "Autorità" è estremamente azzardato, proprio perché non è autorità sostanzialmente di nulla, anzi, soprattutto nell'area di Gaza - ma non voglio tornare sui temi che abbiamo già affrontato, appunto, a dicembre e che i colleghi conoscono benissimo - è sostanzialmente nelle mani della compagine terrorista di Hamas.
La nostra risoluzione vorrebbe impegnare il Presidente della Regione e il governo regionale "Ad attivarsi, anche per il tramite dei Parlamentari valdostani, affinché il Governo nazionale:
sostenga con determinazione ogni iniziativa utile a favorire: un immediato cessate il fuoco umanitario; l'apertura di corridoi sicuri per gli aiuti internazionali; la liberazione degli ostaggi e il ripristino di condizioni minime di sicurezza e dignità per le popolazioni civili coinvolte;
promuova, in collaborazione con l'Unione europea e le Nazioni Unite, l'organizzazione di una nuova Conferenza internazionale di pace fondata sul principio del reciproco riconoscimento e sull'applicazione concreta delle risoluzioni delle Nazioni Unite;
sostenga attivamente il processo di costruzione di uno Stato palestinese sovrano, democratico e privo di condizionamenti terroristici, nell'ambito di una soluzione politica equa e duratura, fondata per l'appunto sul principio dei "Due popoli, due Stati".
Presidente ? Assessore Grosjacques, ne ha facoltà.
Grosjacques (UV) ? A nome del gruppo dell'Union Valdôtaine, quindi non del governo intero. Voglio portare la posizione del gruppo, una posizione che, com'è stato annunciato dal presidente Testolin, ha delle sensibilità diverse su questo tema, ma certamente si riconosce nell'impegnativa di questa mozione, quindi richiedere, attraverso tutti gli strumenti possibili, un cessate il fuoco affinché ci sia la possibilità di ripartire con una soluzione fondata sul principio dei "Due popoli, due Stati", che però sappiamo perfettamente essere a oggi difficilmente praticabile; "Non praticabile" non siamo in condizioni di dirlo, è un auspicio quello che sottoscriviamo, ma certamente, e io ho avuto modo di dirlo nella discussione di dicembre, ci sono dei muri che a oggi sembrerebbero invalicabili. Perché da un lato lo Stato d'Israele ha distrutto oltre l'85% delle abitazioni, dei palazzi, degli immobili della Striscia di Gaza, e non dimentichiamo che stiamo parlando di un territorio che è il territorio più popolato al mondo: con una superficie di circa un decimo della Regione Valle d'Aosta, quindi poco più di 350 chilometri quadrati, ha una densità, o quantomeno aveva una densità di oltre 2 milioni di abitanti, di cui 900.000 bambini.
Io non voglio entrare nei dati, perché sono dati che ci fanno male, dati dei bambini che sono morti, dei bambini che sono morti di fame in quest'ultimo periodo, di bambini che sono morti sotto i bombardamenti semplicemente mentre stavano correndo negli ospedali per cercare di curarsi.
È assolutamente indispensabile che anche noi, piccola Regione, facciamo sentire la nostra voce. Anche perché, riprendendo le parole di Papa Francesco a dicembre, l'avevo definito, come l'ha definito lui, un genocidio, e credo che questa forse sia la parola che più si addice a una tragedia senza precedenti.
Non dobbiamo dimenticare - l'ha citato il collega Baccega, è vero - che la fonte d'innesco è stata l'attacco del 7 di ottobre, che dobbiamo tutti condannare, senza se e senza ma. Ma la reazione d'Israele, che ha tutta la legittimità di difendere il proprio popolo e il proprio territorio, è stata assolutamente spropositata.
Io vorrei ricordare che nel marzo del 1944 i partigiani uccisero, in via Rasella, 33 appartenenti a un battaglione di nazisti. La reazione dei nazisti fu uno a dieci: ci furono 335 morti in quella che noi ricordiamo come la strage delle Fosse Ardeatine.
Qui la reazione è stata di un morto, 50 morti. Credo quindi che il popolo palestinese abbia la stessa dignità. Perché voglio ricordare che il popolo palestinese non è Hamas, Hamas è un'organizzazione terroristica che va debellata con tutti i mezzi a disposizione per consentire, attraverso degli accordi di pace, di instaurare quello che l'impegnativa di questa mozione oggi dice, quindi una sovranità dell'Autorità nazionale palestinese, che sappiamo essere debolissima, anche perché in Cisgiordania di fatto non c'è la guerra ma c'è un'occupazione sistematica da parte del popolo israeliano, che continua a costruire dei kibbutz all'interno delle aree della Cisgiordania.
Il "Due popoli, due Stati" sarà difficile perché, come dicevo prima, lo Stato d'Israele non concederà mai un corridoio che possa unire Cisgiordania e Gaza, che oggi non hanno un'entità territoriale unica, ma nello stesso tempo Hamas non accetterà mai una tregua di questo genere, perché nel suo statuto c'è lo sterminio, la distruzione del popolo sionista.
Come gruppo dell'Union vogliamo impegnarci a dare un segnale. Sappiamo perfettamente che difficilmente sortiranno degli effetti, perché 22 Stati hanno firmato per un cessate il fuoco immediato ma, purtroppo, questo non è ancora avvenuto per una serie di ragioni.
C'è quindi il legittimo diritto dei due Stati, il popolo palestinese, che non ha ancora un'entità territoriale riconosciuta, e lo Stato d'Israele, che deve difendersi dall'accerchiamento dei Paesi arabi, però crediamo che con questa risoluzione anche noi possiamo dare il nostro contributo per far sentire la voce della Regione Valle d'Aosta su un tema così delicato, così tragico, perché questa guerra, che dura ormai da quasi due anni, possa cessare e perché si possano dare le assistenze e soprattutto i pacchi alimentari e un'alimentazione stabile al popolo, ma soprattutto ai bambini palestinesi, che oggi soffrono più di altri. Soprattutto perché questa guerra non l'hanno voluta, questa guerra non appartiene a loro, non si riconoscono in Hamas e, quindi, è giusto che anche noi facciamo sentire la nostra voce.
Il gruppo dell'Union Valdôtaine quindi sosterrà la mozione di Rassemblement.
Presidente - Altri? Altri gruppi? Consigliera Minelli.
Minelli (PCP) ? La collega Guichardaz nel suo intervento aveva già sottolineato il fatto che abbiamo apprezzato che i colleghi abbiano comunque considerato la mozione, elaborato delle proposte di risoluzione che sono collegate alla stessa, segno che questo è comunque un tema che in qualche modo ha sollecitato tutti noi, e non potrebbe essere altrimenti credo, visto quello che sta succedendo.
Per quello che riguarda questa risoluzione presentata dal collega Aggravi, noi abbiamo più volte detto - l'abbiamo detto non soltanto in occasione della mozione precedente, ma nei dibattiti è emerso diverse volte - che siamo convinte della necessità (ed è l'unica strada che potrebbe essere percorribile) dei due popoli in due Stati. Ma riteniamo che in questo momento, in questo preciso momento, gli impegni che sono stati evidenziati siano degli impegni per noi - ovviamente ognuno ha le sue posizioni - troppo blandi rispetto alla situazione, anche rispetto alla discussione che abbiamo fatto, quand'era? A dicembre? Non ricordo esattamente il periodo.
C'è stata un'ulteriore escalation, le cose sono ancora cambiate. Io stessa, l'ho detto prima, non avevo usato in quell'occasione il termine "Genocidio" perché ci volevo andare cauta, volevo capire bene.
Non è così, secondo me adesso bisogna dire le cose come stanno e penso che - al di là di chiedere un cessate il fuoco, come fa questa risoluzione, ma come c'è anche nella mozione - bisogna fare un passo in più. Bisogna fare un passo in più e questo è rappresentato sia dalla richiesta, qualora si avessero dei rapporti anche futuri nell'immediato con Israele, di non intrattenerli come Regione Valle d'Aosta, ma poi c'è il secondo impegno, che è quello che chiede in maniera forte di cessare le forniture di armi e ogni forma di sostegno militare a Israele da parte del Governo italiano e, quindi, l'invito ad adoperarsi nelle sedi opportune.
Io credo che in questo momento non si possa - anche come Valle d'Aosta, come Regione che è piccolina e conta quello che può contare - non sia possibile prendere un impegno più stringente.
Quello che abbiamo proposto - pur sapendo benissimo che non può essere né risolutivo né avere chissà quale incidenza, perché ne siamo consapevoli -, anche dal punto di vista della forma e della sostanza di quello che c'è scritto, è che a nostro avviso bisognerebbe avere la volontà di fare un passo in più.
Presidente ? Consigliere Di Marco, ne ha facoltà.
Di Marco (PA) - Era solo, brevemente, per una dichiarazione di voto su questa risoluzione. Come gruppo Pour l'Autonomie noi voteremo questa risoluzione perché la riteniamo invece più centrata, perché qui parla anche di un'apertura ai corridoi sicuri per gli aiuti internazionali, che sono anche quelli un grosso problema. Sappiamo benissimo che tutti gli aiuti umanitari che riescono ad arrivare a Gaza vengono presi da Hamas, e questo è un grosso problema.
Noi siamo convinti che questa risoluzione sia più centrata e voteremo convintamente questa risoluzione di Rassemblement.
Presidente ? Consigliere Lucianaz, ne ha facoltà.
Lucianaz (GM) ? Anche io, rapidamente, per votare questa risoluzione a favore. Non potrebbe essere diversamente. Almeno ottenere il cessate il fuoco sarebbe già un miracolo, vista la situazione attuale, quindi sarebbe già gran cosa.
Ricordiamoci che Israele è il Paese che bombarda paesi confinanti, bombarda la Siria, bombarda Beirut, bombarda il Libano, bombarda l'Iran. È un vero cancro internazionale, però funziona così e conosciamo bene quali sono le dinamiche internazionali.
L'Europa giustamente condanna gli atti di Putin. Giustamente secondo l'Europa, ci sono teorie diverse. Qui invece l'Europa, supina, accetta le regole della finanza.
Comunque il voto sarà favorevole.
Presidente ? Assessore Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz J. (FP-PD) ? Intervengo a titolo personale, quindi ciò che dirò è una mia riflessione che non coinvolge necessariamente il gruppo, che potrà poi esprimersi personalmente.
Ho deciso di votare questa risoluzione perché credo che il nostro Consiglio, pur nel rispetto dei suoi limiti e delle proprie competenze, debba sapere esprimere una parola chiara, giusta e ferma di fronte a ciò che accade nel mondo. Questo non per interferire, come magari si può pensare, con la politica estera, ma per riaffermare dei valori fondamentali, come possiamo leggere sia nelle premesse che nell'impegnativa: il rispetto della vita umana, del diritto internazionale e della dignità dei popoli.
A premessa dico che questa risoluzione, a mio parere, non va in conflitto con la mozione che ho votato precedentemente. Anzi, secondo me la integra, la definisce e definisce una posizione che, seppur blanda - e su questo sono abbastanza d'accordo con la collega Minelli - per la situazione che si è determinata, soprattutto con l'escalation alla quale assistiamo quotidianamente, è politicamente importante e credo che rappresenti un passo avanti rispetto a una chiusura che questo Consiglio potrebbe anche assumere, potrebbe anche avere legittimamente, trattandosi di questioni geopolitiche internazionali.
Motivo per cui apprezzo il fatto che su questi temi anche il gruppo dell'Union Valdôtaine - e spero il Consiglio - poi si possa esprimere favorevolmente e voterà la mozione. L'avevamo già fatto, l'ha ricordato il collega Aggravi, con la risoluzione approvata a larghissima maggioranza il 18 dicembre scorso.
Ma da allora, come dicevo prima, la situazione non è migliorata, come diceva anche il collega Grosjacques, ben rappresentando la situazione drammaticamente peggiorata. A Gaza si continua a morire e a morire sono soprattutto, questo va detto, i civili, quindi donne, bambini, anziani, persone che nulla hanno a che fare con il terrorismo e che vengono colpite da mesi, con operazioni militari indiscriminate, dalla fame, dall'assenza di cure mediche, dalla distruzione sistematica di scuole, ospedali, infrastrutture.
Questa risoluzione, come dicevo, riprende e secondo me aggiorna quella precedente e, come ho detto, ne rafforza alcuni passaggi. Io francamente non colgo un tono ideologico e faccio i complimenti al collega Aggravi anche per l'equilibrio con cui l'ha scritta. Non mi pare che faccia proclami, ma prende una posizione, e la posizione che prende questa risoluzione è una posizione netta contro il terrorismo - che tutti, credo, condanniamo: non è il modo per far valere i propri principi e la propria voce - e contro la guerra totale e contro ogni forma di disumanizzazione.
Lo fa con parole misurate, certo, ma nette, chiedendo un cessate il fuoco umanitario, l'apertura di corridoi per gli aiuti, la liberazione degli ostaggi e, soprattutto, il rilancio di un processo politico che riporti al centro la prospettiva dei due popoli e dei due Stati.
Credo che non sia più il tempo delle ambiguità su questo tema. I fatti parlano e, fra questi fatti, ce n'è uno che non può essere ignorato e che credo sia giusto ricordare anche in quest'aula: il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d'arresto per crimini di guerra e crimini contro l'umanità nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Gallant. Un atto gravissimo, come lettura, fondato su accuse precise però: uso della fame come arma di guerra, attacchi deliberati alla popolazione civile e ostacolo agli aiuti umanitari.
Non è la politica a dirlo, non è Guichardaz a dirlo e, credo, neanche i colleghi, che possono in qualche modo affermare ciò che comunque vediamo tutti i giorni. È un organo giurisdizionale internazionale, riconosciuto da gran parte della Comunità internazionale, che ha stabilito, dopo mesi d'indagini, che esistono elementi sufficienti per ritenere questi crimini perseguibili. Pochi giorni fa, tra l'altro, la Corte ha rigettato la richiesta di ritiro del mandato, confermandone la validità.
Questo non significa certo - e qui lo voglio dire con nettezza - negare il dolore d'Israele, né ignorare l'orrore del 7 ottobre. Ho avuto modo di dirlo, di scriverlo e di ribadirlo. Un orrore che resta una ferita aperta, una strage che merita la condanna assoluta. Significa riconoscere però, colleghi, che non esista giustizia nella vendetta e che la forza, quando calpesta il diritto, si trasformi in abuso.
Per questo ritengo importante, e mi avvio a concludere, che la Valle d'Aosta, pur con i suoi mezzi, pur nel suo piccolo, non resti in silenzio.
Questa risoluzione chiede al Governo nazionale, attraverso i Parlamentari valdostani, di sostenere iniziative concrete, quindi conferenze internazionali, e sono richiamate le azioni diplomatiche, gli impegni chiari, mi sembra di sì, per una pace giusta e duratura, una pace che non sarà possibile senza il riconoscimento - credo che su questo nessuno possa in qualche modo contraddire ciò che è anche scritto nella risoluzione - di uno Stato palestinese sovrano libero e democratico, ma privo di condizionamenti terroristici, come giustamente viene ribadito dal testo.
Non voto quindi oggi un atto simbolico, credo che questa sia una presa di posizione etica, giuridica e politica, e credo che sia anche significativo, perché vuol dire che il Consiglio della piccola Regione Valle d'Aosta, della più piccola regione d'Italia, ribadisce anche un proprio pensiero relativamente alla pace e al diritto.
Voterò quindi a favore di questa risoluzione.
Presidente ? Consigliere Padovani, è già intervenuto il suo gruppo. No, perché ognuno vota come... No, non è previsto. Assessore Marzi, ne ha facoltà.
Marzi (SA) ? Mi scuso per parlare a livello di gruppo da questa postazione. Come gruppo Stella Alpina esprimiamo assolutamente il voto favorevole a quest'iniziativa.
Trovo che quest'iniziativa, ma in generale la trattazione di questo tema, fatta con equilibrio, si riferisce a un tema molto complesso della storia dell'ultimo secolo di questo mondo. È una storia talmente complessa e talmente contraddittoria che, in tutte quante le sue formulazioni, spesso ha implicato tutta una serie di sfaccettature tali per cui approvare degli atti d'indirizzo equilibrati, che si fermano a sottolineare alcune linee di principio, risulta essere l'unica maniera attraverso la quale esprimere politicamente il sostegno. Questa risoluzione lo fa.
Ci sono stati dei momenti negli ultimi quasi 100 anni, diciamo 85, con delle vituperate situazioni in quella parte del mondo - che oggi sta vivendo uno dei momenti più tristi della sua storia -, sicuramente dal 1948 in poi, nei quali era assolutamente impossibile comprendere chi apparentemente avesse ragione rispetto a chi l'aveva davvero.
Ci sono state tantissime occasioni nelle quali uomini apparentemente cattivi hanno fatto delle ottime cose. Uno per tutti Ariel Sharon, di fatto uno dei personaggi che durante la Guerra dei Sei giorni riuscì, con interventi straordinari, a risolvere una situazione a favore dello Stato d'Israele, e poi votato come Primo Ministro israeliano, apparentemente con un approccio estremamente cruento, perché veniva da un'esperienza da Generale, dove non era stato particolarmente delicato. In seguito si trasformò, addirittura arrivando a creare dei momenti di rottura col suo precedente partito e creando un movimento politico nuovo, Kadima, e arrivò nei fatti a creare uno dei massimi momenti di mediazione con Gaza e, soprattutto, con Abu Mazen.
Anche in quell'occasione, però, coloro i quali sembravano essere cattivi si trasformarono in buoni e coloro i quali apparentemente sembrava volessero trovare delle soluzioni positive di fatto persero il treno della storia. Da allora ci sono stati una serie di momenti drammatici.
In questo momento, ancora, indipendentemente dal fatto che ci troviamo in una situazione politica nella quale politicamente ci sono persone che sono più vicine a Israele e altre che sono più vicine a Gaza, in quanto dichiarato rispetto alla parte impegnativa di quest'iniziativa, rispetto alla teoria che dal 1948 ha visto due Stati per due popoli, di fatto tuttora si nascondono situazioni assolutamente controverse, anche rispetto alla posizione dei leader politici, soprattutto di uno che in questo momento è in campo.
Su questo tema in particolar modo, quindi, bisogna assolutamente essere molto attenti nel restare su linee di principio generali, perché 85 anni di guerre, 85 anni di contrapposizione, 85 anni di confusione, 85 anni di soluzioni mancate richiedono particolare equilibrio.
Questa risoluzione è la maniera migliore per cercare di essere vicini senza, però, essere di parte.
Presidente - Altri? Altrimenti mettiamo in votazione la risoluzione.
Non vedo altre richieste. Votazione aperta. Tutti hanno votato? Votazione chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 31
Favorevoli: 31
Astenuti: 3 (Erika Guichardaz, Minelli e Padovani).
La risoluzione è approvata.
Sono le 20:09. Sospendiamo per... No, abbiamo un'ora di pausa. 21:10, un'ora di pausa.
Il Consiglio è sospeso. La parola al consigliere Di Marco.
Di Marco (PA) - Evitiamo la sospensione, l'ora di pausa. No, un minuto di...
Se facciamo questa mozione... Come volete... No, facciamo la Capigruppo?
Il Consiglio è sospeso dalle 20:11 alle 20:19.
Bertin (Presidente) ? Riprendiamo dopo la Capigruppo, che ha convenuto di proseguire i lavori senza interruzione per portare a compimento e affrontare le tre mozioni che rimangono. Consigliere Baccega, mozione d'ordine. Ne ha facoltà.
Baccega (FI) ? Io prendo atto della scelta della Capigruppo, non la condivido per niente, anche il mio Capogruppo ha votato contro, e per protesta lascio l'aula. Buon lavoro a tutti.
(Voci fuori microfono)
Presidente ? Consigliera Minelli, ne ha facoltà. Mozione d'ordine.
Minelli (PCP) - Sì, per mozione d'ordine. Io vorrei solo avere un chiarimento riguardo alle iniziative che non verranno a questo punto discusse. È una procedura su cui non siamo state d'accordo e la Capogruppo ha votato contro nella riunione, però vorrei sapere se tutte le iniziative - oltre alle mozioni che, se ho capito bene, verranno discusse adesso - riceveranno una risposta scritta in automatico o se dobbiamo fare delle richieste particolari. Vorrei anche conoscere i tempi di ricezione.
Presidente ? La sua Capogruppo ha chiesto la trasformazione delle iniziative in iniziative a risposta scritta, se non mi sbaglio. Quelle che son pronte arriveranno.
Immagino che quelle pronte verranno inviate al più presto. Anzi, chiedo...
Interventi fuori microfono
Consigliera Minelli, ne ha facoltà, un minuto.
Minelli (PCP) ? Ci sono delle iniziative che sono depositate dal mese di aprile, dalla fine del mese di aprile. Ci sono delle iniziative che sono state depositate con le scadenze successive, quindi dopo ogni Consiglio che c'è stato. Poi ci sono delle iniziative che sono state depositate quindici giorni fa e poi ci sono dei question time.
Io vorrei allora capire veramente se ci stiamo prendendo in giro, perché ho sentito anche quello che è stato detto: chi dice "Noi rispondiamo per iscritto", però vorrei veramente capire se quelle iniziative... Oltretutto il Presidente, se ho capito, ha detto che devono essere trasformate in interrogazioni scritte.
Questo significa che c'è qualcuno che ne avrà, non so, otto, dieci, non lo so. Voglio capire se dobbiamo metterci lì e trasformarle tutte in interrogazioni scritte, dal tempo che sono lì, o se avete la grazia, la gentilezza di risponderci per iscritto in tempi che non siano biblici. Perché ricordo pure che le interrogazioni scritte richiedono 21 giorni ed è roba che è lì da aprile. Ma insomma, ma siamo un poco seri.
Presidente - Consigliera, verranno trasformate. Io credo, mi auguro, e chiedo al governo di rispondere: quelle pronte le mandino immediatamente e per quelle non pronte, il tempo per farlo, se non sono pronte. Noi ne abbiamo già alcune, che verranno già inviate.
Siamo alla risoluzione della Lega. Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) ? Com'è stato ricordato da quest'Aula, il gruppo Lega ha votato convintamente per la risoluzione e l'iniziativa che era stata presentata qualche tempo fa, che era passata a larghissima maggioranza, che andava proprio nella direzione del cessate il fuoco a Gaza e, ovviamente, per uno stop delle violenze indiscriminate da una parte e dall'altra, che purtroppo ci arrivano e che vediamo nelle immagini.
Siamo molto contenti che sia stato individuato correttamente anche in quest'aula uno dei grossi problemi: da una parte il ruolo di un'associazione terroristica come Hamas, che purtroppo ha ingigantito un conflitto, e dall'altra parte l'eccesso di utilizzo della forza.
Abbiamo voluto dare anche il nostro contributo rispetto al dibattito che c'è stato con una risoluzione, che è una risoluzione molto semplice, che semplicemente riprende l'appello che è stato sottoscritto, la dichiarazione congiunta da parte dei Ministri degli Esteri di 25 Paesi, Italia compresa, che ha detto una serie di cose importanti e che riteniamo assolutamente condivisibili. Ci è sempre stato spiegato che l'unione fa la forza, quindi se si trovano ovviamente delle motivazioni che possano mettere assieme più Paesi e che queste motivazioni possano essere strumento di pressione per un adeguato cessato il fuoco, riteniamo che questo sia uno strumento da utilizzare.
Con questa risoluzione quindi "Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, per tramite del Presidente della Regione, col coinvolgimento dei Parlamentari valdostani:
invita il Governo israeliano a revocare immediatamente le restrizioni al flusso degli aiuti e a consentire con urgenza alle Nazioni Unite e ONG umanitarie di svolgere il proprio lavoro salvavita in sicurezza ed efficacia;
chiede a tutte le parti di proteggere i civili e di rispettare pienamente gli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale. Le proposte di trasferire la popolazione palestinese in una città umanitaria sono del tutto inaccettabili, lo sfollamento forzato permanente costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale;
si oppone fermamente a qualsiasi misura che implichi un cambiamento territoriale o demografico dei territori palestinesi occupati. Il piano d'insediamento è uno, ha annunciato l'Amministrazione civile israeliana, e, se attuato, dividerebbe in due il futuro Stato palestinese, costituendo una palese violazione del diritto internazionale e compromettendo gravemente la soluzione dei due Stati. Nel frattempo, la costruzione di nuovi insediamenti in tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, ha subito un'accelerazione mentre le violenze da parte dei coloni nei confronti dei Palestinesi sono aumentate drasticamente, e tutto ciò deve cessare;
esorta le parti e la Comunità internazionale a unirsi in uno sforzo comune per porre fine a questo terribile conflitto attraverso un cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente. Ulteriori spargimenti di sangue non servono a nulla;
condivide e auspica l'adozione di ulteriori misuri a sostegno di un cessate il fuoco immediato e di un percorso politico che garantisca sicurezza e pace per Israeliani, Palestinesi e per l'intera Regione".
Presidente ? Consigliere Padovani, ne ha facoltà.
Padovani (FP-PD) ? Un intervento anche su questa risoluzione, che non so quanto sarà breve, ma ci proverò.
Io ho letto il testo della risoluzione e, sinceramente, pensavo che le colleghe avessero scritto anche una risoluzione oltre a una mozione. Poi sono andato a vedere le firme sulla risoluzione e ho scoperto che era stata firmata dai colleghi della Lega, il cui leader pochi giorni fa ha ottenuto il premio "Amico d'Israele" e nei ringraziamenti ha dichiarato: "Lo stop delle ostilità dipende solo da Hamas. Se rilasciano gli ostaggi, all'indomani finiscono le bombe".
Ovviamente nessun riferimento alle vittime e ai massacri messi in atto dall'esercito israeliano. Nessun commento sul genocidio in atto, nessun commento sulle bombe sganciate su donne e bambini dall'esercito israeliano, su donne e bambini in fila per i pochi aiuti umanitari che riescono a entrare nella Striscia di Gaza.
La stessa Lega che è alleata e amica di Donald Trump, infausto Presidente degli Stati Uniti d'America, del quale qualcuno qui aveva portato anche un cappellino. Lo stesso Trump che aveva auspicato la deportazione coatta del popolo palestinese in un'altra sede per costruire quella che sembrava la Riviera del Medioriente, chiamiamola così, sulle macerie create dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
Sempre la stessa Lega che fa parte di un Governo nazionale che qualche giorno fa ha lasciato sorvolare i cieli della nostra Repubblica dall'aereo privato di Netanyahu, ricercato per crimini contro l'umanità dalla Corte penale internazionale, che vorrebbe arrestarlo.
Ora, io francamente di partecipare a operazioni che mi sembrano tanto di smacchiamento o di maquillage, non saprei neanche come definirle, delle operazioni davvero... non lo so, non so proprio come definirle... si parlasse di ambiente, mi suggeriscono, si parlerebbe di greenwashing, ma questa non so sinceramente come definirla. Io sinceramente non ne ho nessuna voglia e, quindi, io su questa risoluzione non parteciperò al voto.
Presidente - Consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) ? Rispetto a questa risoluzione direi che è ampiamente condivisibile in molte parti. Ci sono però alcuni aspetti che non vengono considerati, li ha già citati anche il collega Padovani prima, quindi non sto a ripetermi. Come purtroppo non posso non far notare anche io che ieri il Premier, che comunque vi rappresenta, ha ritirato un premio Italia-Israele che forse va anche un po' in contrasto con parte di quello che dite in questa risoluzione.
Potrebbe quindi in qualche modo essere votabile, ma anche noi non parteciperemo al voto proprio per le motivazioni che ho detto in discussione.
Presidente ? Altri? Se non ci sono altri interventi... Consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) ? Brevemente, per ringraziare la collega Guichardaz che con garbo, giustamente, ha spiegato le sue motivazioni, e invece per sorridere di quello che ci hanno raccontato altri esponenti, che sostanzialmente valutano le proposte sulla base di chi le propone, cioè ti dicono: "Io sono d'accordo col contenuto, però siccome la propone uno che non mi piace allora non va bene".
Prendiamo atto che è esattamente questo, è proprio un tema di alta politica, per il quale ringraziamo per la straordinaria lezione di democrazia e, appunto, di finissimo acume politico.
Nel ringraziarlo, ovviamente, rispetto a quello che è stato detto sorprenderò qualcuno, probabilmente, ma l'ultima volta che ho controllato, e controllo tutte le mattine, ci sono una serie di forze politiche che sono al governo del nostro Paese, questa serie di forze politiche condividono un Consiglio dei Ministri e in questo Consiglio dei Ministri si è deliberato di sottoscrivere questa dichiarazione congiunta, che è esattamente il contenuto, né più né meno, senza una virgola di più né di meno, che io sono andato a leggervi, e che obiettivamente è l'impegno di tutta la Comunità internazionale, di 25 Paesi, che sta producendo sulla crisi in Palestina.
È quindi evidente che se si vuole fare un passo avanti, e giustamente si vuole mandare un segnale - dopodiché sappiamo benissimo che ci sono iniziative che hanno degli effetti limitati - riteniamo che l'unica iniziativa oggi possibile, una delle poche iniziative possibili, sia quella di dare forza a questo messaggio congiunto che 25 Paesi hanno deciso di lanciare.
Se si ritiene invece di essere più intelligenti e di rinunciare anche a un messaggio che unitariamente ha coinvolto 25 Paesi, che hanno i governi di estrazione politica più disparata possibile - c'è peraltro anche il Commissario europeo responsabile per la parità, la preparazione e la gestione della crisi, quindi non è che ci sia soltanto il governo brutto e cattivo di un paese o il governo più buono, perché è di sinistra, dell'altro.
Obiettivamente quello che è stato condiviso dal Governo è una posizione in cui ci riconosciamo. È una posizione molto chiara, è stata messa su questo documento, che è sottoscritto da Paesi che di certo non sono di destra, come può essere il Canada, come può essere la Francia, come possono essere tanti altri Paesi, per esempio c'è anche la Spagna di Sanchez che ha condiviso quest'appello. Io credo che sia un appello assolutamente condivisibile, questa dichiarazione congiunta mette a fattor comune degli impegni importanti.
Noi lo voteremo convintamente e chi non lo vota se la prenderà con la Comunità internazionale.
Presidente - Altri? Non vedo altre richieste, mettiamo in votazione...
Pardon, consigliere Di Marco.
Di Marco (PA) ? Due secondi, sa che sono molto breve, Presidente. Era solo per dire che questa volta, col collega Padovani, oggi, non ci troviamo. Non ci troviamo perché se l'iniziativa su questi temi era buona, chiunque l'avesse presentata, secondo me non andava trattata in questa maniera. Questa è la mia considerazione personale. Io mi asterrò su questa risoluzione, ma non faccio nessuna considerazione in merito. Se perciò lei la riteneva valida, secondo me andava votata.
Presidente ? Mettiamo in votazione. Votazione aperta.
Posso chiudere? Votazione chiusa.
Presenti 29... Bisogna rifarla?
Rifacciamo la votazione. Votazione aperta.
Posso chiudere? Chiusa.
Presenti: 31
Votanti: 11
Favorevoli: 11
Astenuti: 20 (Barmasse, Bertin, Bertschy, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Rosaire, Sapinet e Testolin).
La risoluzione non è approvata.
