Oggetto del Consiglio n. 4868 del 24 luglio 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4868/XVI - Reiezione della P.L. n. 135: "Procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019". (Approvazione di un ordine del giorno).
Bertin (Presidente) - 31 Consiglieri. Siamo ancora in discussione generale.
La consigliera Erika Guichardaz si è prenotata. Secondo intervento, ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - Intervengo dopo un ampio dibattito, che ha occupato tutta la mattinata del Consiglio regionale, vista l'importanza e la delicatezza di questo tema.
Intervengo rispetto agli ultimi interventi dei colleghi, che sicuramente meritano anche una risposta, credo, da chi, come me, ha presentato questa legge.
Il collega Lavevaz, riportando una dichiarazione di un parroco, diceva "Non si cura il dolore eliminando chi soffre". A parte l'utilizzo di "eliminare", che mi sembra un termine assolutamente improprio da utilizzare per una vita umana, al di là di questo io vorrei riportare un'esperienza personale. Nel caso del suicidio di una mia amica, cara, il marito mi ha detto: "È stato il suo ultimo atto d'amore".
Questa persona aveva scoperto di avere di nuovo un tumore al cervello, sapeva benissimo a cosa sarebbe andata incontro e, per evitare il calvario che avrebbe dovuto subire chi era accanto a lei, ha deciso di compiere un atto estremo.
Lo dico anche alla luce di quello che ho detto questa mattina. Lo dico perché le persone che sono contemplate in questa legge sono persone... e lo voglio ripetere perché nel dibattito di oggi sembrava che chiunque si svegliasse al mattino potesse decidere di arrivare a questa pratica, invece sono ben chiare le condizioni: essere affetti da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche ritenute intollerabili; essere tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale; aver espresso un proposito di suicidio formatosi in modo libero, autonomo, chiaro e univoco; essere pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli.
Lo voglio ripetere per l'ennesima volta, perché non voglio che venga travisata in alcun modo questa proposta di legge.
Poi invito i colleghi che non c'erano a leggere il verbale dell'interessante audizione avuta il 25 settembre del 2024, proprio riferita a questa proposta di legge.
Il dottor Occhi, mentre discutevamo in audizione, ci ha fatto notare che non esiste azienda sanitaria in Italia che non possa garantire le competenze, i tempi, le procedure, i farmaci, le tecniche e le tecnologie. Questa è la prima osservazione che ha fatto il dottore.
Dopo, parlandoci delle cure palliative che qualcuno ha voluto citare, ha continuato a esprimere cosa vogliano dire le cure palliative, ben facendo notare il fatto che all'interno di quelle cure palliative ci sono persone gestite da tempo; e poi - anche facendo riferimento alla situazione valdostana - ha evidenziato come il ricorso al suicidio medicalmente assistito sia una dimensione del tutto residuale, marginale. Magari non ci sarà nemmeno un caso in Valle d'Aosta, questo non possiamo saperlo, però è piuttosto evidente - e basta guardare i numeri - che avere quelle condizioni (non essere seguito attraverso il percorso delle cure palliative, oppure ormai essere oltre quel percorso, e via dicendo) riguarda veramente pochissime persone.
È del tutto evidente, quindi, che questa legge noi continuiamo con caparbietà a tenerla in votazione, perché crediamo che questo sia uno dei temi importanti su cui il Consiglio regionale era tenuto a esprimersi, quindi non possiamo che portarla in votazione.
Dalle dichiarazioni ci sembra comunque che non passerà, quindi riteniamo che purtroppo, evidentemente, questa battaglia è condivisa da pochi Consiglieri in quest'aula, ma, ribadisco, vi invito a parlare con i cittadini e a capire se invece questo non sia uno dei temi sentiti dalla cittadinanza.
Presidente - Consigliere Lucianaz, ne ha facoltà.
Lucianaz (GM) - Predzo pe lo derì cou, penso, eun lenva valdotena deun seutta legislateua, dei que no sen arrevoù i poueun 12 e nen n'en 74 a fini seutta nite.
J'ai seulement dit que j'imagine que celle-ci sera ma dernière intervention, au moins, vu comme ils procèdent les travaux ; je ne sais pas si la majorité, une fois, discutait toutes les propositions de loi qu'elle avait en programme, au moins les propositions de loi qu'elle avait intérêt de présenter au Conseil, maintenant il n'y a plus tellement d'intérêt pour continuer l'ordre du jour en programme. Mais bon, on verra bien dans la continuation.
L'argomento in discussione naturalmente è molto importante, molto delicato. Ringrazio la collega Guichardaz per questa iniziativa, che del resto è giaciuta in Commissione per oltre due anni. Un rimprovero sicuramente al Presidente della Commissione, Padovani, per tutto il tempo necessario per portare in Consiglio questa importante iniziativa.
Il dibattito che ci ha occupato per quasi una giornata intera secondo me doveva essere svolto in Commissione, dove effettivamente si potevano approfondire con più calma, con più cognizione, questi argomenti. Purtroppo se ne deve parlare in Consiglio e ritardiamo enormemente i lavori del Consiglio.
Collega Padovani, sinceramente ieri abbiamo sentito degli epitaffi sconvolgenti. Se lei non sarà più eletto, quindi oggi sarà il suo ultimo giorno, sinceramente io non ne sentirò la mancanza. È un saluto che non vuole essere un rimprovero, è un saluto che le faccio stando sulle corde dei saluti di ieri.
Ma veniamo a cosa ho sentito questa mattina in aula. Colleghi, stamattina ho sentito l'assessore Guichardaz dire: "Non possono essere gli altri a definire cosa devo dire, io parlo di quello che voglio". Si è appellato più volte alla libertà di espressione. Giusto, bravo, Assessore, queste cose mi avrebbe fatto piacere fossero state rispettate anche nei miei confronti, visto che lei ha sottoscritto una risoluzione condannando le mie parole, che erano solo diverse dalle sue. Ma naturalmente - lei e non solo lei, perché è in buona compagnia - siete convinti che la vostra opinione sia quella giusta, mentre quelle che non sono come le vostre naturalmente sono da condannare.
Io mi sarei aspettato un atteggiamento diverso, invece oggi riconosco che lei è comunque sensibile al diritto di espressione, al diritto di esprimere il proprio parere. Grazie al cavolo!
Io dico che è in buona compagnia perché ho sentito anche il consigliere Jordan dire che lo Stato deve tutelare i diritti costituzionali, e ci ha ricordato i numerosi articoli della Costituzione che prevedono la libertà di espressione e di autodeterminazione della persona. Peccato che queste cose non siano state rispettate cinque anni fa, quattro anni fa. Dove eravate allora? Quali diritti costituzionali avete tutelato?
Abbiamo avuto gente chiusa in casa, abbiamo avuto attività chiuse, abbiamo avuto la soppressione dei più elementari diritti fondamentali dell'essere umano. Non avete detto una parola.
Però siete ancora in tempo, collega Padovani, collega Caveri, che giustamente dice: "I diritti civili". I diritti civili, ottimo, e cosa avete fatto voi? Avete condannato queste persone che manifestavano. Le avete derise, le avete osteggiate, avete scritto dei testi vergognosi sul diritto che queste persone chiedevano di poter manifestare e di opporsi a delle limitazioni così indegne dell'essere umano.
Siete ancora in tempo a chiedere scusa, sono passati quattro anni. Ma non chiederete scusa, perché non siete neanche uomini, perché non ammettete neppure di aver sbagliato, magari in buona fede, per carità, io non sono qui per condannarvi, ma non chiederete neppure scusa. Non siete persone che valgono il posto che ricoprite, lo dico tranquillamente. Perché chiedere scusa è da uomini coraggiosi, e voi non lo siete.
Non parteciperò a questo voto. Non voterò, non perché l'argomento non sia appassionante, ci mancherebbe, non lo faccio perché troppe persone in un recente passato in quest'aula si sono dimenticate dei diritti essenziali dell'essere umano; si sono dimenticate del diritto di espressione che ogni Consigliere ha, mi spiace, anche se non la pensa come voi, quindi non merita che io mi esprima su questo argomento, finché voi non riconoscerete che anche voi avete dimenticato spesso, in passato, la difesa dei diritti fondamentali dell'essere umano.
Presidente - Consigliera Foudraz, ne ha facoltà.
Foudraz (LEGA VDA) - Ho ascoltato con attenzione i vari interventi che si sono susseguiti a partire da questa mattina. Ogni intervento devo dire che è stato proposto con il giusto approccio, a seconda ovviamente del pensiero che ognuno di noi porta con sé rispetto a questa tematica.
L'unico neo è stato un intervento che, seppur iniziato sulla tematica di cui stiamo trattando, ovvero della proposta di legge n. 135, ha spaziato poi nell'universo mondo, con l'unico scopo di colpire alcune forze politiche e, nello specifico la forza politica della Lega, alla quale sono onorata di appartenere.
Ma lasciamo perdere questa piccola divagazione, perché non vorrei ricadere nell'errore fatto da qualcuno questa mattina. Quello che invece mi preme affermare è che io credo fortemente nella libertà di ogni individuo, nella libertà di poter vivere la vita come uno vuole, nella libertà di comportarsi come si ritiene giusto, ovviamente sempre che i comportamenti siano comportamenti leciti.
Ritengo però che una tematica così delicata debba essere affrontata a livello nazionale e non come un "costume di Arlecchino", dove Regioni si portano avanti e altre no, perché questo potrebbe generare delle migrazioni di persone da una regione all'altra, con delle conseguenze incontrollabili, proprio a livello nazionale.
Ribadisco che credo nella libertà di ogni individuo, così come credo che la vita sia sacra. Ci viene data e ci viene tolta. Ovviamente per chi crede, come me, la morte non è la fine di tutto, ma è l'inizio di un nuovo percorso, di un nuovo cammino.
Credo però che la libertà debba essere lasciata a ogni individuo, la libertà di scegliere se vivere o vivere in maniera diversa.
Presidente - Non vedo altre richieste d'intervento, pertanto chiudiamo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il governo replica l'assessore Marzi.
Marzi (SA) - Mi consentirà, Presidente, dopo tantissime iniziative di questi cinque anni, nei quali l'ho ringraziata per avermi dato la parola, di partire da questa occasione per ringraziarla anche per il lavoro che ha fatto per tutta la comunità valdostana e per il lavoro e il ruolo che ha avuto, da uomo intelligente qual è, nel ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio nel corso di questi cinque anni.
Capita di rado, noi su quasi tutto la vediamo in maniera completamente diversa, però è assolutamente oggettivo il fatto che lei sia una persona intelligente e coerente. Le viene anche più facile perché non le hanno mai dato del demochrétien in vita sua, a me lo danno di continuo, ma sicuramente so di essere una delle persone più coerenti che conosca, quindi so riconoscerne una altrettanto coerente e intelligente.
Per cui le auguro la migliore vita fuori da quest'aula, lei ha fatto tanto, è un politico, quindi sono assolutamente certo che troverà la maniera di continuare a fare quello che crede per la comunità.
Venendo al tema della proposta di legge n. 135, essa porta all'attenzione un tema delicato e complesso, che va approfondito tenendo conto almeno dei seguenti riferimenti, che sono stati tutti richiamati nella discussione generale: la sentenza della Corte costituzionale 242/2019, la cosiddetta "Sentenza Cappato", la legge 38/2010 in materia di cure palliative e terapia del dolore, la legge 219/2017 in materia di disposizione anticipata di trattamento e una collega ha anche richiamato il Comitato etico territoriale.
Partendo dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019, la cosiddetta "Sentenza Cappato", a cui ha fatto seguito la sentenza 135/2024, che ne ha confermato e rafforzato i contenuti, la proposta di legge in oggetto, come ben evidenziato nell'introduzione della relazione illustrativa che l'accompagna, riprende la proposta elaborata e promossa dall'Associazione Luca Coscioni.
Questa sentenza ha di fatto aperto nel nostro Paese un dibattito importante, che però purtroppo di fatto a oggi ha prodotto effetti per lo più divisivi sul piano etico, dei valori e delle sensibilità, sia a livello politico che associazionistico, piuttosto che della singola persona.
È normale, infatti, che a livello individuale ci si interroghi sovente, senza nette certezze, su profondi interrogativi, quali: "Se sia etico aiutare una persona a morire", oppure: "Dove abbia termine il diritto all'autodeterminazione e dove inizi il dovere dello Stato a garantire il diritto alla vita".
A questa situazione si sono aggiunte proposte di legge presentate a livello regionale da forze politiche con la motivazione di una presunta loro necessità di colmare, sulla materia, un momentaneo vuoto normativo a livello statale.
È il caso, ad esempio, delle Marche (legge depositata a luglio 2022), dell'Abruzzo (legge depositata a giugno 2023), Emilia-Romagna (depositata a luglio 2023), Lazio (novembre 2023) e altre a seguire. Nelle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte, le proposte di legge sono inoltre state dichiarate non ammissibili.
In quest'ultima, cioè il Piemonte, il Consiglio regionale, rispetto alla legge depositata ad agosto 2023, ha addirittura votato a favore di una questione pregiudiziale di costituzionalità, dichiarando che la Regione Piemonte non ha competenza a legiferare su questa materia.
Significativa poi in tal senso, come richiamato durante tutto il dibattito di stamattina, la situazione della Toscana, prima Regione italiana che nel 2025 ha legiferato, approvando una legge regionale volta a regolamentare per i cittadini toscani l'accesso appunto al suicidio medicalmente assistito; tale legge è attualmente impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale, la quale dovrà esprimersi sulla sua legittimità.
A oggi, quindi, abbiamo proposte di legge che, o sono ferme da due-tre anni, o sono state impugnate, o sono state dichiarate inammissibili.
È quindi evidente come questa situazione non abbia fatto che aumentare la confusione e le incertezze proprio su un tema che, in quanto così delicato, necessiterebbe, al contrario, di chiarezza e di uniformità d'intenti.
Tutto questo nonostante la Corte costituzionale, con la richiamata sentenza 242/2019, abbia chiaramente demandato al Parlamento il compito di legiferare su questo delicato e complesso argomento, per evitare conflitti di competenze e che le Regioni, di propria iniziativa, e su un argomento così importante, adottino quindi discipline non omogenee.
È di ieri la notizia che - a fronte di circa 140 emendamenti - è probabile il rinvio in Parlamento del disegno di legge su questo tema al mese di settembre.
La situazione a oggi dimostra quindi, in maniera chiara, i limiti delle leggi regionali su temi così delicati e complessi. Non si può prescindere da un quadro normativo omogeneo nel quale lo Stato mantiene la potestà legislativa in materia di ordinamento civile, che comprende gli atti nella fase terminale della vita e che investono l'identità e l'integrità della persona.
Nell'ipotesi di dover strutturare un percorso di fine vita, bisogna inoltre considerare che solo allo Stato spetterebbe legiferare in ordine alle valutazioni e alle procedure e alle caratteristiche d'idoneità delle strutture e della gestione dell'apporto del personale medico-infermieristico deputato alle prestazioni complesse di assistenza farmacologica al suicidio; su tale aspetto poniamo una riflessione che può apparire ora secondaria, ma che non lo sarebbe poi affatto in un'ipotetica fase successiva, in quanto si renderebbe necessario operare delle revisioni nell'ambito dei rapporti contrattuali dei lavoratori previsti a livello nazionale, oltre a una necessaria e mirata formazione, tutto ciò inserito nel delicato equilibrio tra rispetto e mansioni degli operatori, volontà del paziente e osservanza delle norme deontologiche.
Per tornare, più in generale, al tema, il diritto di mantenere la dignità della vita è così centrale che deve essere approfondito sotto vari ambiti e accezioni, come la bioetica, i diritti civili, l'autonomia personale e naturalmente le cure palliative, considerando anche che la posizione delle istituzioni e delle forze politiche è variabile nel tempo, anche in base alle pressioni sociali, alle sentenze giudiziarie e alle nuove evidenze scientifiche, oltre che al momentum storico.
Venendo nello specifico della proposta di legge oggi in discussione, è sicuramente di particolare rilievo come la medesima si inserisce nell'ordinamento, tenuto conto delle competenze statutarie; ciò rende quanto meno opportuno - anche se non specificatamente previsto nell'iter procedurale - che sulla proposta avrebbero dovuto essere coinvolti anche gli uffici del dipartimento legislativo, aiuti di Stato e degli affari legislativi del Consiglio regionale, cosa questa a oggi ancora non accaduta.
È anche da chiarire, in buona sostanza, se la materia possa essere di competenza concorrente delle Regioni, e su questo piano anche la sentenza 262/2016 della Corte di Cassazione si rende a essere opportuna in merito a una valutazione in tal senso.
A titolo, infatti, di esempio, quindi non cogente ma pertinente, si richiama la risposta negativa resa su una richiesta sollevata in relazione alla legge regionale del Friuli-Venezia Giulia sul testamento biologico e aspetti essenziali dell'identità e dell'integrità della persona. La sentenza ha infatti chiarito che non spetta allo Stato o alle Regioni imporre o riconoscere un diritto al testamento biologico come strumento obbligatorio e vincolante.
La Corte ha sottolineato, infatti - ed è questo che non è cogente, ma sicuramente pertinente - che aspetti fondamentali come l'identità e l'integrità della persona devono essere tutelati nel rispetto delle leggi vigenti, e che il testamento biologico, quindi questo tipo di idee, pur essendo uno strumento importante per esprimere le proprie volontà riguardo alle cure e ai trattamenti sanitari futuri, non può essere imposto o riconosciuto come un diritto assoluto che prevale quindi su altri principi costituzionali o legali.
È proprio su questo punto che, a nostro avviso, è fondamentale soffermarsi prima di ogni valutazione, cioè sul fatto che ogni decisione su questi temi s'inserisca nel quadro più ampio di tutela della dignità e dell'autonomia della persona e debba essere valutata nel rispetto delle norme nazionali e costituzionali.
La Costituzione, come richiamato all'articolo 117, assegna alle Regioni la tutela della salute, mentre la definizione dei Lea è di competenza dello Stato - ricordiamo sempre che i Lea sono i livelli essenziali di assistenza - ed è assicurata dalle Regioni per tutti i livelli di assistenza, dalle cure primarie sino a giungere appunto alle cure del fine vita, le cosiddette cure palliative o di sedazione profonda.
Per questo, sebbene il tema portato all'attenzione di questa proposta di legge sia sicuramente molto importante, è nel contempo da considerarsi circoscritto rispetto al fatto che i nostri cittadini, soprattutto i più fragili, sono comunque presi in carico e curati con continuità e attenzione ai vari livelli del fabbisogno assistenziale.
La legge 38/2010, in materia di cure palliative e di terapia del dolore, pone al centro la persona malata e la sua famiglia rispetto alla complessità dei bisogni che caratterizzano le fasi avanzate e terminali della malattia.
Le richieste di suicidio medicalmente assistito spesso emergono in contesti di gravi malattie degenerative, oncologiche o croniche invalidanti. È proprio in questi contesti che le terapie palliative svolgono un ruolo fondamentale nell'alleviare la percezione della sofferenza e della vita intesa come un peso e che possono migliorare la qualità della vita che spesso è collegata direttamente al tema del fine vita volontario.
Su tale aspetto è bene ricordare che ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, come richiamato dal collega Barmasse, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario salvavita, e quindi di fare sospendere le cure insistenti a esse rivolte.
Tra l'altro tutto questo è molto interessante, perché all'articolo 2 della proposta di legge che qualcuno pone in votazione, nell'elencazione di riferimento - dove quindi ci sono i punti di riferimento rispetto alle condizioni per l'accesso al suicidio medicalmente assistito - manca il prerequisito fondamentale di accesso alle cure palliative, perché infatti si riprende strumentalmente della 242/2019 tutto tranne le cure palliative.
Si sono inoltre aggiunti al punto c) gli aggettivi "Chiaro" e "Univoco" che sono determinanti per sottolineare la priorità dell'autodeterminazione del singolo rispetto alla tutela della vita umana.
Per cui io farei anche attenzione a pensare che questo sia un articolato che, all'interno delle proprie espressioni - ma in dichiarazione di voto lo renderebbe grave -, di fatto dice cose che possono essere dette per lanciare dei segnali.
In questo contesto s'inserisce anche la proposta emendativa del collega Aggravi, che ha il pregio di ben distinguere le diverse situazioni, nella necessità di bilanciare il diritto all'autodeterminazione della persona con il dovere dello Stato rispetto al tutelare il diritto alla vita. Si tratta di un emendamento che idealmente condividiamo.
Tornando invece alla normativa italiana sulle cure palliative, sintetizzate appunto dalla legge 38/2020 che è a oggi pienamente efficace e soprattutto riconosciuta come uno strumento all'avanguardia per il suo approccio al termine del fine vita nel caso di rifiuto di qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario salvavita, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze, astenendosi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure sino a ricorrere, con il consenso del paziente, alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore.
Le cure palliative non trattano solo complessità cliniche, ma s'inseriscono in una presa in carico multidimensionale dei bisogni sociali, psicologici, spirituali ed esistenziali, nelle fasi di estrema fragilità e vulnerabilità, non solo dei malati, ma anche delle famiglie, in piena logica comunitaria e non individuale: forniscono quindi sostegno alla famiglia e ai familiari durante la malattia e nella fase del lutto, come la legislazione prevede nell'affermare la vita e riconoscere la morte come un processo naturale.
Per restare in un solco politico che crea una barriera logica, ma anche politica, tra ciò che non si può applicare - questa proposta di legge - e ciò che già applichiamo, dopo aver ribadito la qualità della normativa italiana sulle cure palliative con la legge dello Stato 38/2010, dobbiamo restare in un solco di pragmatismo locale e dire anche cosa stiamo già facendo, presidente Padovani, ma non cosa chiediamo di fare a livello regionale.
Forniamo infatti importanti novità che sono accadute, rispetto all'audizione in V Commissione su questo tema, con la delibera n. 1677 del 23 dicembre 2024 che ha formalizzato la notevole attività già svolta in tale ambito con l'organizzazione delle reti regionali e locali delle cure palliative, i percorsi di sviluppo potenziato e la qualificazione dei servizi.
In sostanza, quindi, si è avviato un percorso potenziato delle cure palliative in questa Regione, che va dalle cure fornite a domicilio sino a considerare i percorsi di degenza temporanea in hospice, perché il lavoro di assistere pazienti in fase terminale, oltre a competenze professionali specifiche, richiede anche una formazione dedicata; in tal senso, con l'azienda Usl ci stiamo muovendo.
L'aggiornamento, inoltre, del fabbisogno complessivo di assistenza approvato nel settembre del 2024 - quindi soltanto dieci mesi fa - stima in 420 i pazienti che attualmente richiedono un'assistenza di livello specialistico da questo punto di vista, avendo i servizi attualmente in carico circa 280 pazienti, e l'impegno è volto a un potenziamento ulteriore sul territorio, in modo da poter arrivare a fornire l'assistenza anche a pazienti che non sono inseriti soltanto in percorsi oncologici.
Inoltre, è significativa la presa in carico garantita dall'azienda Usl, anche grazie all'attività dell'associazione LILT che, con fini assolutamente istituzionali, segue un numero di circa 50 utenti; e di questo ringraziamo l'associazione e il suo staff.
Il fatto che a oggi la LILT in regione abbia avviato il processo di accreditamento proprio per assicurare il massimo degli standard ai pazienti che entrano nelle reti delle cure palliative evidenzia come l'apporto del terzo settore e del volontariato in questo ambito sia a dir poco centrale.
Inoltre, nel 2024 la struttura di terapia del dolore dell'azienda Usl ha incrementato le prestazioni ambulatoriali del 31%. I pazienti presi in carico in ambito domiciliare sono passati da 111 del 2022 a 152 del 2024 e per quanto riguarda le giornate di presa in cura si è passati da 7.841 del 2022 a 9.238 per quanto riguarda il 2024.
L'impegno ulteriore nel potenziamento, insieme all'Usl, vede come prossimo il bando di concorso per due medici di cure palliative, con una richiesta già espressa, inoltre, per 8 infermieri da dedicare all'hospice e, appunto, alle cure stesse.
Sempre nel rispetto che pone al centro dell'attenzione il paziente e il suo diritto a mantenere la dignità della vita vanno considerate le disposizioni anticipate in trattamento di cui alla legge 219/2017. Tali disposizioni - in vigore dal 2018 e disciplinate ulteriormente dal decreto ministeriale del 10 dicembre 2019 in tema di banca dati nazionale per la registrazione delle istanze - sono comunemente conosciute come "testamento biologico".
Cito questo tema perché è lo stesso che è stato trattato in quest'aula in occasione di una mozione approvata nel 2019 allo scopo di approfondire la possibilità del loro deposito.
Anche qui la materia è in continuo aggiornamento ed è sempre attenzionata, tenendo conto che sono comunque diversi i canali che consentono di depositare le istanze di cui sopra.
Portiamo quindi anche l'attenzione sul CET, il Comitato etico territoriale, che di fatto viene richiamato nella n. 135.
A seguito dei diversi decreti ministeriali che sono stati approvati a inizio anno 2023, di cui abbiamo spesso parlato, abbiamo aggiornato il CET. Oggi il CET della Valle d'Aosta è uno dei 40 che rispondono alle normative di riferimento.
Tra l'altro, lo scorso 27 giugno di quest'anno il CET ha svolto nella sua nuova versione la prima riunione e ha ottenuto di fatto anche la disponibilità di un nuovo presidente e di un nuovo vicepresidente, ringraziando tutti coloro i quali hanno lavorato in passato.
Il Presidente attuale è Fabio Ciceri del San Raffaele di Milano, istituto di eccellenza di ricovero e cura a carattere scientifico e policlinico universitario di rilievo internazionale e di alta specializzazione. Il dottor Ciceri è una figura di spicco della medicina del trapianto e dell'innovazione terapeutica, con un curriculum professionale di assoluto rilievo, a livello italiano e internazionale.
Lo stesso vale per il nuovo Vicepresidente, Antonio Rimedio, figura eminente nel campo della bioetica clinica.
Sui tavoli interregionali e con il Ministero della Salute il tema delle funzioni del CET nell'ambito del suicidio medicalmente assistito è già stato affrontato diverse volte, anche se non è ancora stata raggiunta una piena condivisione in tal senso.
Alla luce di quanto sopra, la nostra attenzione vuole e deve concentrarsi anzitutto sul diritto alla vita e sul diritto a mantenere la dignità della vita stessa. Per questo abbiamo fatto ampio richiamo a tutto quanto il servizio sanitario regionale oggi garantisce agli assistiti e malati, anche a quelli più gravi ed è questo l'ambito nel quale oggi rimaniamo coinvolti: come settore sanitario rispetto alla trattazione di questa proposta di legge, nel rispetto delle nostre competenze e della complessità che caratterizza il tema da trattare su più livelli, astenendoci responsabilmente dal rendere tecniche o politiche delle valutazioni che oggi, rispetto a questa proposta di legge, non devono avere vincoli e mandati di governo e/o di maggioranza o di minoranza.
Ciò che rimane evidente è che una rete robusta e funzionale di cure palliative rende di fatto possibile - ma non salvifico, perché politicizzato - il dibattito in essere sul fine vita, accompagnando con dignità il decorso di vita della persona.
A questo proposito va considerato che in Italia, e quindi anche nella nostra regione, un quadro costituzionale e giuridico sul fine vita ampiamente strutturato ha consentito di sviluppare una qualità delle cure che si evidenzia anche nelle capacità di aver saputo creare più luoghi di cura e reti di assistenza sui più alti livelli a livello territoriale.
Rispetto agli aspetti strettamente attinenti alla legittimità della sua proposta di legge - e quindi di come la medesima si inserisce nell'ordinamento - non si entra nel merito, in quanto, anche se non sono espressamente previsti nell'iter procedurale, come richiamato, a oggi sono sicuramente mancati, probabilmente per mancanza tempo, dei passaggi.
A livello più generale, è necessario ricordare che tutto l'ordinamento italiano, a proposito del colmare dei vuoti, si basa nel favorire la vita, cioè un ordinamento favor vitae, e che lo stesso non sancisce alcuna istituzione del diritto al suicidio.
Tali assunti valgono anche a seguito della sentenza della Corte costituzionale "Cappato", che infatti non impone al servizio sanitario nazionale di erogare prestazioni al suicidio assistito, orientando ad escludere che la materia possa rientrare nella trattazione concorrente di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione.
Inoltre, sempre la Corte costituzionale, con la sentenza 262/2016, ha ribadito che, data l'incidenza su aspetti essenziali dell'identità e dell'integrità della persona, una eventuale normativa in tema di trattamenti sanitari nella fase terminale della vita necessiterebbe di uniformità sul territorio nazionale, non certo regionale; questo per "Agire imperativa ed eguaglianza", riservato alla competenza legislativa esclusiva dello Stato e della Costituzione in tal senso.
Pertanto non è consigliabile, allo stato attuale, indirizzare un'intera istituzione regionale a legiferare in autonomia, fermo restando che tale compito, su questo delicato tema, è demandato al Parlamento proprio dalla 242/2019.
Crediamo quindi che sia responsabile, come chiaramente rappresentato, evitare di cimentarsi in iniziative isolate a livello regionale che rischiano prima di essere impugnate.
Oltre a chiedersi se il suicidio medicalmente assistito sia veramente un argomento costituzionalmente necessario, è opportuno considerare che il tema, innegabilmente complesso, investe e interroga nel contempo diversi aspetti inerenti alla tutela della persona e del diritto alla vita. È un tema che passa dalla centralità della persona sino ai più generali livelli ordinamentali e costituzionali.
La strada da seguire per affrontare seriamente e con responsabilità una questione di tale rilevanza etica e giuridica è quindi quella di porre attenzione agli esiti del confronto parlamentare.
Rispetto a questo tema, quindi, a livello personale e anche politico, non siamo d'accordo.
Presidente - Consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - Azzeccagarbugli al confronto era un dilettante, me lo lasci dire. Poi a me, quando si interviene con veemenza su un tema del genere - ma magari è il suo modo di fare... - mi lascia ancora più perplessa: poi mi lascia perplessa il fatto di parlare di soldi e finanziamenti quando parliamo di diritti dei cittadini, però questo esula da quello che le voglio dire.
Quante leggi sono state fatte e impugnate dallo Stato, ma le abbiamo portate avanti in questo Consiglio? Mentre, quando si parla di diritti dei cittadini, lei ci ha fatto tutto uno spiegone - mi veniva un altro termine, grazie, collega Minelli - su come invece tutto questo non può essere fatto.
Merito ai nostri colleghi toscani che, invece, sono andati avanti e andranno avanti, come hanno sempre, e piuttosto sovente, ribadito.
Ho fatto apposta al secondo intervento di dire "non tirate fuori di nuovo tutta questa menata delle cure palliative e via dicendo", perché vuol dire non rendersi conto - e ho ripetuto le parole del dottor Occhi in Commissione - che in quest'aula avete delle persone che sanno di che cosa stiamo parlando, sanno che non esistono Valdostani di cui non ci si prende cura, e nessuno lo ha messo in dubbio, ma esiste - e glielo rileggo, magari chieda poi il verbale dell'audizione - comunque una percentuale (una dimensione del tutto residuale, marginale, improbabile) che deve fare ricorso al suicidio medicalmente assistito.
A lei di quella dimensione residuale, marginale e via dicendo, non gliene frega assolutamente nulla. Mi permetta di dirle questa cosa. Perché offende la mia intelligenza dicendo quello che ha ripetuto per un quarto d'ora e che, in qualche modo, ho cercato di dirle in anticipo. Poi, è vero, lei legge dei fogli già scritti, però uno può anche togliere delle parti.
Su questa parte delle cure palliative, anche qui ci sarebbe da dire qualcosa. Sulle cure palliative siamo messi così bene? Abbiamo palliativisti che troviamo nell'atrio dell'ospedale Parini? Ci sono borse per palliativisti che troviamo in giro?
Non abbiamo nessun altro medico, ma di palliativisti, cioè quelli che si prendono veramente cura delle persone che sono a fine vita, ne troviamo a go-go.
E gli anestesisti che chiedono di andare alle cure palliative, tutti li mandiamo, giusto?
Queste cose lei, Assessore, le sa benissimo, quindi mi fa ancora più arrabbiare.
Come ho già detto, ripeto e ribadisco, questa legge la porteremo avanti, perché noi sui diritti andiamo avanti. Lo abbiamo fatto sulla questione "Discriminazioni" e non siamo andati molto lontani, è stata bocciata, è stato detto "poi faremo una nostra legge"... niet. La approverà poi il prossimo Consiglio forse, chissà. Esatto.
Anche su questo quindi rimandiamo, rimandiamo, e poi giustamente diciamo agli altri cosa devono fare. Noi non prendiamoci mai responsabilità.
Presidente - Altri interventi? Se non ci sono altri interventi, ricordo che è stato depositato un ordine del giorno. Passiamo pertanto all'ordine del giorno.
Assessore Marzi, ne ha facoltà, per l'ordine del giorno. Chi illustra l'ordine del giorno?
Consigliere Marguerettaz, ne ha facoltà.
Marguerettaz (UV) - In modo molto pacato, mi inserisco in questa discussione, che ho anche particolarmente apprezzato, perché abbiamo avuto modo di dare delle rappresentazioni che sono figlie di una sensibilità, di un problema, che nessuno ha negato.
Il problema esiste. Come ha detto qualcuno, purtroppo nella nostra esperienza abbiamo tutti dovuto affrontare dei momenti molto difficili, molto dolorosi, che ci hanno messo di fronte a tanti interrogativi, a tanti dubbi.
Sicuramente le esperienze che in questi giorni abbiamo avuto modo di leggere, con testimonianze della giornalista che ha voluto comunicare al mondo, e in particolare al Parlamento... (intervento fuori microfono) ...infatti nel nostro ordine del giorno lo richiamiamo.
È un argomento che non può essere affrontato a cuor leggero e il compito che abbiamo è quello di proporre delle iniziative, legislative o altri atti, che servono a trovare una soluzione.
È stato detto molto bene, da tutta una serie d'intervenuti, che questa legge in realtà non risolverà nulla. Ma, al di là del fatto che non risolverà nulla, io voglio farvi un parallelo, perché stiamo parlando di diritti. Voi immaginate, in merito ai diritti, di dare delle competenze alle Regioni in tema di aborto, in tema di divorzio.
Ogni Regione fa una sua legge, quindi in Valle d'Aosta posso abortire, in Piemonte no. Nelle Marche posso divorziare, in Piemonte no.
Il fatto di richiedere un intervento al legislatore nazionale non è un'operazione da scaricabarile, ma è un'operazione assolutamente di buon senso.
Come possiamo immaginare, su un tema così importante, di avere una normativa differenziata?
Qualcuno si è azzardato a dire "Vi ricordate..." - perché io immagino che il legislatore regionale a volte possa fare delle forzature, con delle leggi dove rivendichiamo delle competenze - un tema particolarmente caro al consigliere Lucianaz, cioè il momento della pandemia del Covid.
Noi abbiamo avuto modo di fare un'iniziativa che sapevamo, eravamo consapevoli, che era di dubbia costituzionalità, ma noi rivendicavamo delle competenze, non tanto in senso lato, ma perché il nostro territorio aveva delle caratteristiche particolari, che meritavano un'interpretazione particolare di una situazione.
Ahimè, ci hanno dato torto, ma questo è stato un esercizio che non era solo una provocazione, era una rivendicazione di un diritto per organizzare meglio la nostra comunità.
Qua siamo di fronte a un argomento diverso. Come possiamo noi non essere sensibili a un tema così importante, così drammatico? Io personalmente sono assolutamente favorevole ad avere la possibilità...
In certi interventi forse ci siamo lasciati prendere un po' la mano, cioè quando parliamo di suicidio sicuramente parliamo di situazioni particolari, ma ci siamo spinti oltre. Qualcuno ha parlato di un suicidio, non solo... quasi come se uno avesse il diritto di suicidarsi non legato a una situazione di malattia grave e irreversibile, che ti porta alla morte.
Io purtroppo ho perso tanti amici, che hanno fatto dei gesti estremi. Forse per loro è stata una liberazione, ma il calvario che ha generato questo gesto nei confronti dei familiari, degli amici è indicibile.
Immaginare, non dico di promuovere, ma di giustificare questi fatti credo che non sia un'operazione corretta.
Non so se ve ne siete resi conto, ma, correttamente: i media, i giornali, non fanno più articoli su coloro che purtroppo si suicidano, perché poi c'è l'emulazione. Ci sono delle situazioni che quasi vanno a legittimare una situazione drammatica.
Io capisco quello che ha detto il collega Perron, lo rispetto, ma non sono per niente in linea, nel senso che il dono della vita è sacro, quindi io credo che questo gesto di disperazione vada assolutamente gestito in modo tale da creare le condizioni perché la vita prosegua.
In questo nostro ordine del giorno vogliamo sollecitare il legislatore nazionale e, attenzione, nelle righe noi sostanzialmente facciamo un endorsement nelle parole della giornalista che purtroppo è mancata qualche giorno fa, nel senso che, a nostro modo di vedere, la legge che è in fase di analisi di studio a livello parlamentare è una legge che non risolve il problema, è una legge che non dà una risposta, è una legge che, quasi, impedisce una certa soluzione.
Avere un riferimento nazionale per noi è un atto dovuto. Non possiamo avere il nomadismo del fine vita assistito.
Abbiamo criticato in tanti modi il fatto che persone afflitte da dolori e da situazioni terribili debbano andare in Svizzera, debbano andare all'estero. Riproponiamo la stessa cosa a livello italiano.
Questa è una legge che non dà praticamente nessuna soluzione pratica, perché sarà una lettera morta.
Oggi le situazioni che si sono verificate a livello italiano, e lo abbiamo scritto, sono delle situazioni che non hanno un riferimento normativo, ma si sono infilate in un labirinto d'interpretazioni burocratiche che hanno permesso quello che in realtà nessuna legge permette.
Questo ordine del giorno, quindi, lo presentiamo convintamente, non con una logica pilatesca, ma con il messaggio chiaro di voler risolvere un problema.
Sulla legge, come è stato detto, ci sarà un voto di astensione.
Presidente - Uno per gruppo. Governo? Non è obbligatorio. Si è prenotato l'assessore Caveri, ne ha facoltà.
Caveri (UV) - È del tutto evidente che le cose che sono state dette quest'oggi - cioè la speranza che il Parlamento legiferi e che si esca da una situazione di evidente ambiguità - sono del tutto necessarie.
Io credo che chi ha avuto un'esperienza parlamentare può essere anche in grado di dire dove esistano delle riserve di legge rispetto alle normative nazionali. Io capisco - e devo dire che apprezzo - anche ogni tentativo di forzatura rispetto a questa inerzia totale del Parlamento italiano, ma non si può neanche far finta di niente rispetto al quadro giuridico che è stato, con molta capacità, appena ricostruito dal capogruppo dell'Union Valdôtaine.
Credo però che questo documento, nel momento in cui lo si vota, indirizzi con grande chiarezza il pensiero del nostro Consiglio Valle, che va direttamente a quei gruppi parlamentari e, come ricordato, serve anche a dire che non ci sarebbe niente di peggio di avere una legge che non corrispondesse a quello che ha già scritto la Corte costituzionale. Oggi il rischio, per Parlamentari o gruppi politici che spingessero per una legge che si distaccasse completamente dal contenuto di quella sentenza, finirebbe per essere quello di avere una norma essa stessa incostituzionale.
Presidente - Altri? Consigliere Perron, ne ha facoltà.
Perron (LEGA VDA) - Vorrei annunciare che ci asterremo, come sul resto, anche su questo ordine del giorno.
Colgo l'occasione poi per rispondere anche al collega Marguerettaz, che giustamente mi ha citato. Le direi, collega, di non fare confusione fra un piano politico e un piano etico. La legge parla di casi limite, ovviamente, e si è capito che anche nella Lega ci sono delle posizioni che non sono per forza aderenti alle posizioni, più che legittime e più che documentate, del collega Distort.
Io poi ho semplicemente esteso il concetto al piano dei principi, a un piano che è assoluto, e il paragone è con un mondo che non è solo quello che conosciamo oggi, ma con un mondo più antico di questo, dove i principi erano diversi. Il mondo greco, il mondo romano, ma il mondo anche di altre culture.
Ad esempio, è interessantissimo, sebbene con aspetti difficili da accettare per la nostra cultura, il mondo giapponese, dove avevamo proprio una casta, che era guerriera e che vedeva nel suicidio un estremo atto di sacrificio, per il loro modo di concepire la libertà, e affermazioni anche di obbedienza e di fedeltà, al di là della vita e della morte.
Questi principi ci sono, esistono nel mondo, sono principi antichi, forse difficili oggi da capire. Qualcuno, come me, si rifà più a quei principi che a quelli moderni, ma ritengo, proprio, per quanto detto, che né la politica, né nessun altro debba entrare nelle linee etiche. Nessuno, assolutamente. Questa è la mia visione. L'individuo è sovrano.
Quindi non c'è alcuna forma di endorsement, ci mancherebbe, ma semplicemente un'apertura su dei panorami anche più ampi di quelli che sono stati analizzati in questa discussione.
Detto ciò, ci asterremo sull'ordine del giorno.
Presidente - Consigliere Aggravi.
Aggravi (RV) - Vorrei intervenire sull'ordine del giorno e approfittarne anche per fare un passaggio su una parte, che tra l'altro è trattata all'ordine del giorno e che è stata anche oggetto del dibattito complessivo.
Inizio da lì e poi proporrò ai proponenti un piccolo emendamento, se lo vorranno accettare, prendendo tra l'altro spunto dalla conclusione dell'intervento dell'assessore Caveri, che mi ha sostanzialmente permesso l'aggancio a questo passaggio.
Nel mio intervento iniziale - sicuramente in maniera troppo sintetica, ma io ritengo che comunque sia stato chiaro - ho cercato di esplicitare il fatto che ho scelto di lavorare su questo testo di legge perché ritenevo che sicuramente sì, non c'è a oggi, perché sennò non saremmo qui a parlarne, un quadro normativo nazionale, ed è giusto e necessario che ci sia; ma proprio per quello, come giustamente e necessariamente la Corte costituzionale sta facendo per necessità, perché se non c'è una legge e la Corte viene interessata, l'ha detto benissimo l'assessore Caveri, qualcuno deve attivarsi, perché c'è un'inerzia... se lo sta facendo la Corte, dovremmo preoccuparci ulteriormente, perché giustamente la Corte non dovrebbe fare le leggi, e non dovrebbe disporre, ma così è.
Ripeto: al di là di come la si pensi, c'è un problema ed è un problema che deve essere trattato dal legislatore.
Ho anche difeso giustamente l'iniziativa legislativa, anche se chi la propone ha magari delle idee ben diverse dalle mie, proprio perché c'è un problema e quindi necessariamente bisogna provare a fare qualcosa.
Per carità, ben venga, l'ho detto anche nel mio intervento, che ci sia un'iniziativa da parte del Parlamento, che però necessariamente dovrà anche tenere conto delle sentenze che sono state scritte e anche delle sentenze che sono state applicate, perché sarebbe addirittura assurdo, però sappiamo che purtroppo nel diritto e nella vita a volte succede... sulla normativa fiscale spesso e volentieri quello che si poteva fare ieri domani non si può più fare, e oggi neanche.
Ma il fatto di dire "Non interveniamo, non bisogna intervenire, non bisogna provarci, perché l'articolo 117 della Costituzione, le riserve di legge...", per carità, io non ho esperienze parlamentari, giustamente, e neanche di giurista, però oggettivamente, da politico, mi dico che, se c'è la necessità e la possibilità di provare a incidere e portare avanti una soluzione a un problema, bisogna farlo.
Da autonomista dico che a maggior ragione uno deve provare a risolvere quel problema. Poi discutiamo, vediamo, ma bisogna provare a farlo, altrimenti un ragionamento estensivo di questo tipo rischia di farci poi finire in una buca dove non vorrei finire. Altrimenti una serie d'impugnative che già abbiamo subito, non ultime quelle che sono arrivate nelle ultime 24 ore, se interpretiamo in maniera stringente e pro statale l'articolo 117, allora forse certe leggi non dovevamo neanche farle.
Ripeto: è una riflessione che deve tenere in considerazione una serie di elementi. Abbiamo un problema, dobbiamo fare qualcosa, qualcuno lo sta facendo - e che lo faccia il potere giudiziario, per quanto sia la massima Corte, è pericoloso, in un ordinamento democratico - quindi giustamente bisogna intervenire.
In tal senso però mi collego a quanto giustamente ha detto l'assessore Caveri, che condivido, cioè che il Parlamento tenga conto delle sentenze, altrimenti avremmo un corto circuito ulteriore. Per quello io ho modestamente provato, con gli emendamenti, a fare un ulteriore passo, che è quello di richiamare anche i contenuti della sentenza n. 135. Non è l'unica, però la n. 242 e la n. 135 si tengono insieme, altrimenti avremmo una considerazione troppo estensiva. Lo dico dal punto di vista ideologico, ma anche e soprattutto della consequenzialità delle sentenze.
Quello che io proporrei, che il gruppo propone, è appunto un emendamento che, dopo il quarto paragrafo, citi "Richiamati i contenuti della sentenza n. 135/2024 della Corte costituzionale", se i proponenti lo accettano.
Se l'emendamento verrà accettato, valuteremo di votare l'ordine del giorno, altrimenti oggettivamente valuteremo se astenerci o non partecipare al voto, perché, comunque sia, nell'impegnativa c'è una componente del discorso che ho fatto, e che il gruppo condivide, ovvero, giustamente, di sollecitare il Parlamento a legiferare in tal senso.
Spero di essermi spiegato un po' meglio di questa mattina, altrimenti la preoccupazione che ho non è più sull'argomento di cui stiamo parlando, ma su dei principi per me molto più alti, che sono quelli della difesa dell'autonomia, della nostra potestà legislativa e anche solo di iniziativa legislativa.
Se poi si va in impugnativa, si sa che spesso da un contenzioso può nascere una trattativa e può nascere una soluzione. L'importante è che la si cerchi.
Presidente - Consigliere Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Solo per anticipare, rispetto alla discussione che si svilupperà, che l'emendamento, l'integrazione, è assolutamente condivisibile.
Presidente - Consigliere Padovani, ne ha facoltà.
Padovani (FP-PD) - Un breve intervento su quest'ordine del giorno.
Penso di dire una banalità quando dico che approvare una proposta di legge è un atto più forte dell'approvazione di un ordine del giorno, però quest'ordine del giorno dà un indirizzo a questo Consiglio che - e qui so di parlare a nome di tutto il gruppo - condividiamo. Perché, è stato ribadito più e più volte da tanti colleghi e colleghe: è assolutamente necessaria una cornice nazionale, una legge nazionale, che regolamenti il tema del suicidio assistito.
Una legge che deve assolutamente tenere conto dei contenuti delle due sentenze della Corte costituzionale e che quindi non può essere quel disegno di legge presentato dalla maggioranza che governa la nostra Repubblica, che tutto fa, meno che tenere conto dei contenuti delle due sentenze, anzi, legifera proprio in senso contrario, quasi, per utilizzare le parole che ho letto in un'intervista di non mi ricordo chi, trasformando il suicidio assistito in una punizione.
Voteremo quindi a favore dell'ordine del giorno.
Io penso di avere mantenuto la richiesta delle colleghe di stare sul tema e di fare un dibattito pacato sul tema del suicidio assistito e l'ho fatto perché condivido questa richiesta, perché penso che il tema sia di grande importanza e meriti tutto il rispetto che io penso abbiamo dimostrato nel dibattito.
Visto però che il dibattito sulla legge è finito, e siamo nel dibattito sull'ordine del giorno, volevo rispondere ad alcune critiche fattemi, in particolare da un Consigliere che ora non vedo in questo Consiglio, forse direi per fortuna. No, è tornato, purtroppo.
Collega Lucianaz, lei ha detto che per colpa mia non c'è stato sufficiente dibattito in Commissione su questa proposta di legge. Io so di avere dato corso a tutte le audizioni che erano state richieste. Poi, sarò sincero, anche io avrei voluto portarla al voto in Commissione, così non è stato, ma non sempre, soprattutto in politica, le cose vanno come uno vuole o come uno pensa che possano andare.
Vede, io sono contento che lei abbia preso le distanze da me, perché io voglio tenere assolutamente le distanze da alcune cose, soprattutto dalle cose che lei qui ha rappresentato.
Lei qui, per l'ennesima volta, e totalmente fuori tema, ha mancato di rispetto a tutte quelle persone che - in un momento grave e triste della nostra storia, che verrà probabilmente riportato sui libri di storia - hanno patito sofferenze e morti nelle proprie famiglie, dovute a una pandemia che lei ha dipinto come una buffonata. Per l'ennesima volta lei si dovrebbe vergognare di quello che ha detto e di quando lo ha detto, ma io so che non si vergognerà.
Come si dovrebbe vergognare di avermi fatto l'epitaffio politico, che io ricambio, perché io spero - per la Valle d'Aosta, non per me - che lei qua dentro non ci metta mai più piede. Ma non sarò io a decidere, sarà l'elettorato, come lo sarà per me.
Io spero che lei non sia più qui, e lei ha utilizzato un mio intervento, che non voleva assolutamente essere un epitaffio, e se così è sembrato chiedo scusa ai due colleghi, ma voleva essere un saluto a due colleghi, che io ritengo due amici, e spero che anche per loro sia così, sul quale, come capita a tutti gli esseri umani, mi sono emozionato.
Lei è talmente maleducato che ha usato quel mio momento di emozione per farmi l'epitaffio politico. Grazie, collega, per l'ennesima volta si è dimostrato per quello che è: un grandissimo maleducato.
Presidente - Consigliere Di Marco, ne ha facoltà.
Di Marco (PA) - Vorrei ribadire, come ho detto prima nel mio intervento, che voterò questa proposta di legge e voterò anche, con l'emendamento di Rassemblement, l'ordine del giorno.
Sono sicuro, quasi sicuro, che questa proposta di legge verrà impugnata, come è stata impugnata quella della Regione Toscana, ma se anche altre Regioni si accoderanno, forse un segnale forte arriverà in quei palazzi romani.
Mi dispiace, Padovani, perché non sono d'accordo, perché è vero che c'è il governo di centrodestra, ma prima c'era il governo di centrosinistra e non si è fatto nulla. Allora io dico che non è più un discorso politico, ma è un discorso, come ho detto nel mio intervento, diverso.
La mia convinzione è per quello, per muovere questo a Roma, perché sennò, per un motivo o per l'altro, per pressioni che arrivano sempre da Roma, però un po' più alto, questa legge non passerà mai.
Allora voterò convintamente sia l'una che l'altro.
Presidente - Consigliera Erika Guichardaz, sull'ordine del giorno.
Guichardaz E. (PCP) - Rispetto a quest'ordine del giorno dico subito che non lo voteremo, intanto perché ci sembra un po' una presa in giro: se era effettivamente un tema tanto sentito, la mozione poteva arrivare mesi, mesi e mesi fa, e non nell'ultimo Consiglio e solo perché vi è una proposta di legge. Le mozioni si potevano presentare ogni quindici giorni, sui temi di rilevante importanza: se questo lo era veramente, lo si poteva fare.
Poi, perché non si tratta di dare più potere o altro, perché l'abbiamo detto, c'è una sentenza della Corte costituzionale: si tratta di fissare tempi e procedure e, lo ribadisco, non stiamo facendo nulla rispetto a quello che potranno fare i cittadini.
L'unica cosa è che magari potremmo evitargli un calvario di due anni, definendo tempi e procedure.
Dopodiché, pensare ancora una volta di rimandare... non ho avuto il tempo in pausa pranzo, ma volevo mettermi lì a calcolare quante iniziative abbiamo passato ai nostri Parlamentari, allo Stato italiano, e via dicendo. Di quello avete mai saputo nulla? Io no.
Un ritorno rispetto a tutte le cose inviate non c'è mai stato, e soprattutto molti di quegli impegni chiesti non hanno visto neanche l'azione dei nostri Parlamentari. Sotto questo punto di vista, o non gli interessa assolutamente nulla di quello che noi proponiamo loro, oppure non ricevono le nostre missive, oppure assolutamente non ci prendono nemmeno in considerazione.
Sotto questo punto di vista, quindi, ritengo che l'ennesimo impegno a inviare messaggi al livello nazionale, quando c'è un'opinione pubblica, ci sono Regioni che hanno il coraggio di fare atti forti, come poc'anzi diceva il collega Di Marco... perché votare una legge è cosa molto diversa da un ordine del giorno, lo sappiamo bene, ce lo ha insegnato proprio un suo amico, che un ordine del giorno, che non si nega a nessuno. Sotto questo punto di vista, sappiamo bene che fine fanno questi ordini del giorno.
Proprio perché ci sentiamo in qualche modo anche prese in giro, non voteremo quest'ordine del giorno.
Presidente - Assessore Marzi, ne ha facoltà.
Marzi (SA) - Come Stella Alpina voteremo l'ordine del giorno oggetto di questo confronto, e approfittiamo di questi minuti anche per avere la possibilità, appunto come gruppo, di affrontare politicamente alcuni temi e, tra l'altro, monocraticamente parlando, anche avendo la possibilità, con pacatezza, di rappresentare alla collega Guichardaz alcuni piccoli particolari.
Il primo: non è colpa del gruppo Stella Alpina, e neanche del suo Assessore, se il regolamento di questo Consiglio prevede che, anche allorquando vengano presentate delle proposte di legge, queste poi debbano in una qualche maniera essere incarnate in un Assessore, o membro del governo di riferimento, il quale deve, tra virgolette, fare "da controcanto" rispetto a un argomento.
Lei è bravissima, in maniera assolutamente di parte, a rappresentare ogni qualvolta, con un tono di voce che cambia a seconda della necessità - in termini di interpretazione io ho apprezzato tantissimo la sua di stamane - rispetto al fatto che, a specifiche che ricorda del mio intervento a ottobre del 2024 proprio rispetto al tema oggetto di questa proposta di legge, ricorderà anche che io, per onestà intellettuale, dissi che questo, già ai tempi, era argomento che esulava dalla maggioranza e dalla minoranza, e quindi anche da quelle che dovrebbero essere le regole del dibattito della proposta di legge oggi in Consiglio.
Proposta di legge che, tra l'altro, è stata scelta - all'interno dell'accordo che la Capigruppo ha fatto nel rappresentare in questo ultimo Consiglio alcune leggi e alcune proposte di legge - perché venisse dibattuta.
Perché questo è stato fatto? È stato fatto perché - e noi questo lo rappresenteremo anche durante la dichiarazione di voto della legge di cui sopra - questo è un atto amministrativo, presentato con una connotazione politica e amministrativa.
Veniamo prima di tutto a un aspetto. Mi scuso se posso esserle sembrato, come dire, cadenzato, ma lei ha avuto la bellezza di 45 minuti d'intervento in dibattito generale. Ho capito... ma io di fatto, proprio per il motivo di cui sopra, e per non travalicare il regolamento del Consiglio, ne avevo soltanto 20, in maniera abbastanza cadenzata, e quindi, di conseguenza, quella che sembrava passione - e l'avrà notato, perché sono arrivato praticamente appena in ritardo - era il fatto di dover rappresentare quanto lei ha descritto come uno scritto dove potevo togliere delle parti.
Collega, lei lo sa, io non mi sono mai permesso di dirglielo: lei è una donna e una Consigliera che si prepara. Ebbene, mi conceda la possibilità di farlo altrimenti: quindi, di conseguenza, non parta dal presupposto che quanto le ho letto poc'anzi fossero delle cose che non ho capito, non ho studiato, non ho approfondito e, di conseguenza, non ho collazionato per fare in modo che, più o meno, stessero nei 20 minuti a disposizione.
Veniamo invece all'ordine del giorno che trattiamo e, di conseguenza, anche alla valenza politica che l'ordine del giorno ha.
Come da me richiamato nella prima parte della replica per il governo, questa è una proposta di legge che ha una parte di relazione generale: nel primo capoverso di questa relazione viene evidenziato che questo progetto d'iniziativa popolare (depositato dall'Associazione Coscioni) di fatto ha una connotazione di parte. È una connotazione di parte con una proposta di legge che è stata firmata solo da lei e dalla collega Minelli.
A giudicare dal fatto che qui ci sono dei colleghi che votano la proposta di legge, probabilmente, se fossero stati interpellati direttamente... no, hanno ricevuto una mail dall'associazione, che è una cosa diversa, collega. Non pensi che non abbia recepito... probabilmente non sarebbe stata...
(intervento fuori microfono della consigliera Erika Guichardaz)
Io non la interrompo mai quando parla, non si innervosisca. Resti calma.
Per quanto riguarda il tema, uno: di fatto questo è un atto amministrativo col quale possiamo essere d'accordo o meno, però, collega, è anche indicativo, rispetto al trattamento di questo tema, l'esistenza di un'associazione individuata che in tutte quante le Regioni si sta muovendo in una determinata maniera. Il fatto che noi votiamo, tra l'altro, quest'ordine del giorno, le toglie anche l'alibi di dire che questo tipo di temi, rispetto al fine vita o alla morte, per citare il collega Barmasse, sono soltanto di pertinenza di alcuni: sono di tutti, perché tutti abbiamo delle storie e tutti abbiamo delle sensibilità.
Detto ciò, è una cosa secondo me molto interessante il fatto che, nel momento in cui noi andiamo a trattare, sempre a proposito della relazione, pagina 3 venga praticamente descritto questo aspetto, anche per connotare, perché qui lo si può fare politicamente, il fatto che voi ci state richiamando - ed è questo il motivo per cui l'ordine del giorno può essere votato e purtroppo la proposta di legge no - a votare un atto.
Quest'atto, nella relazione a pagina 3, seconda colonna, dice: "Se dunque è di competenza statale la determinazione delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, dunque l'individuazione dei diritti, come quello di accedere alla verifica delle condizioni per il suicidio sancito dalla Corte costituzionale a livello nazionale, le Regioni hanno la competenza concorrente a tutelare la salute dei cittadini, e dunque sulla base di livelli minimi individuali sul piano nazionale...", eccetera eccetera.
Siccome questa è una proposta di legge con finalità politica, casualmente, rispetto alla sentenza 242/2016 della Corte di Cassazione, su questo tema ha risposto chiaramente di no, la Corte di Cassazione.
E perché ha risposto di no? Perché i Lea sono di competenza dello Stato, ai sensi dell'articolo 117, comma 2, della Costituzione - e ne abbiamo parlato - come di tutto ciò che attiene all'ordinamento civile, mentre la tutela della salute è di competenza della Regione.
Arriviamo al dunque: il diritto al suicidio medicalmente assistito non equivale alla tutela della salute perché uno dei vulnus che su questa normativa viene espresso è il fatto che queste normative dovrebbero inserirsi in un vacuum legislativo che a oggi non sussiste. Con questo tipo di proposte - e questo vacuum legislativo a oggi avrebbe difficoltà a essere rappresentato -, considerato che il nostro orientamento legislativo e ordinamento legislativo sono favor vitae, diventa difficilissimo, sic stantibus rebus, che si arrivi, con questo tipo di proposte di legge, a travalicare l'intero ordinamento legislativo italiano.
Qui mi fermo rispetto a una parte di quello che poi diventerà un'iniziativa che alcuni presentano alla proposta di legge, e legittimamente si decide di votare, ma si decide di votarla per motivi politici, non perché questa possa diventare uno strumento amministrativo. Ma poi ci divertiremo nell'analisi dell'articolo 1.
Presidente - Consigliera, riferita a che cosa? Una precisazione, va bene. Un minuto.
Guichardaz E. (PCP) - Due precisazioni rispetto alle osservazioni fatte dall'Assessore, che è anche un capogruppo, quindi nella Capigruppo c'è, sennò lo invito a leggersi i verbali della Capigruppo.
Questa proposta di legge è all'ordine del giorno di quest'oggi perché c'è stato un accordo fra tutte le forze, dove ognuno di noi ha messo le proprie priorità e noi abbiamo messo questa proposta di legge.
Rispetto invece al perché questa legge sia firmata solo da noi due, è perché io, come altri Consiglieri, sono iscritta a un'associazione, l'Associazione Coscioni, che è quella oltretutto che ha portato alla sentenza, e abbiamo giustamente chiesto e lavorato su quel testo.
Presidente - Assessore Marzi, un minuto anche a lei.
Marzi (SA) - Mozione d'ordine. Inviterò poi la collega ad andare a rileggere il verbale di questo Consiglio: io avevo esattamente sostenuto questa tesi, rispetto alla presenza all'interno dell'ordine del giorno della proposta di legge n. 135.
Sono assolutamente contento che, grazie a questa sollecitazione, lei abbia reso evidente che è vicina all'associazione che ha presentato la proposta di legge.
Presidente - Assessore Guichardaz sull'ordine del giorno è già intervenuto il collega di gruppo Padovani. Uno per gruppo.
Consigliera Minelli, anche lei non può. Ne ha facoltà. Mozione d'ordine.
Minelli (PCP) - Solo per chiedere, per rispetto almeno per la giornalista di cui avete anche citato il nome, di scrivere correttamente il nome... noi non lo sappiamo. E anche nell'impegno manca una frase.
Presidente - È stato corretto. Se non ci sono altri interventi, mettiamo in votazione l'ordine del giorno. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 32
Votanti: 23
Favorevoli: 23
Astenuti: 9 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Manfrin, Marquis, Perron e Sammaritani).
L'ordine del giorno è approvato.
Passiamo ora all'articolato. All'articolo n. 1 vi è l'emendamento del consigliere Aggravi. Lo dà come illustrato.
Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Intervengo in dichiarazione di voto, non avendo avuto la possibilità di farlo ancora durante il dibattito.
È un voto che sarà favorevole, sofferto e convinto al tempo stesso, e non è una contraddizione in termini.
Lo faccio prendendo a prestito le parole del teologo Vito Mancuso, che vogliono anche essere una risposta pacata alla veemenza della replica dell'Assessore, che non ho apprezzato.
"La questione del fine vita si determina considerando con onestà intellettuale il fine della vita. E qual è il fine della vita? Perché siamo qui? Perché la natura ci ha generati nell'attesa, prima o poi, di degenerarci?".
Ognuno di voi sicuramente avrà le idee chiare al riguardo, ma il punto è che la penserà a modo suo, diversamente non solo dagli avversari politici, ma molto probabilmente anche dagli stessi colleghi di partito.
Quando si tratta della questione più importante di tutte, che è il senso o il non senso del nostro essere qui, ci ritroviamo così diversi tra noi persino all'interno della propria famiglia.
Tuttavia i politici devono scrivere le leggi, a vari livelli. Occorre quindi che voi stabiliate un senso della vita, per giungere a pensare a una legge sulla fine della vita.
Io penso che non sia possibile individuare nella vita una logica univoca, che si impone necessariamente a tutti e che poi possa costituire la base dell'etica e del diritto. Basta infatti porre questa domanda per renderci conto della nostra incapacità: è giusta la vita? È giusta la vita verso i viventi, oppure è ingiusta, o persino tirannica? Oppure a volte è giusta e a volte no, col risultato di essere arbitraria, caotica, capricciosa e, quindi, di non contenere nessun punto fermo in base a cui costruire una norma del nostro comportamento verso di essa?
È stata giusta la vita di Daniele Pieroni, morto per suicidio assistito il 17 maggio, che soffriva del morbo di Parkinson da oltre vent'anni? E se la vita non è sempre giusta verso i viventi, come non lo è stata verso Daniele, Luana, Piergiorgio e, aggiungo adesso, Laura, e tutti gli altri, ricordate? Perché tutti i viventi dovrebbero sempre esserlo verso di lei?
Se la vita talora non li rispetta, perché i viventi dovrebbero essere tenuti sempre a rispettare lei?
Qui entrano in gioco le nostre visioni del mondo, così diverse tra di loro. Per alcuni le sofferenze che provengono dalla vita non costituiscono in nessun modo un motivo per andarsene da essa ma, esattamente al contrario, invitano a rimanervi e ad accettarla in quanto occasione di purificazione, di espiazione, di sacrificio per il bene degli altri.
Sono sentimenti nobilissimi, e se qualcuno pensasse che lo Stato non si può permettere d'investire risorse e posti letto negli ospedali per permettere a chi lo desidera di vivere la propria fine e la propria sofferenza in questo modo, sarebbe da condannare in quanto irrispettoso della libertà altrui.
Lo stesso vale, però, per chi volesse costringere a questa accettazione della sofferenza anche coloro che hanno una visione del mondo e di sé stessi completamente diversa, tale da non rintracciare nelle sofferenze nessun disegno e nessuno scopo.
E dunque voi vorreste avere la possibilità di scegliere se dire "Ancora" e quella contraria, ma complementare, di dire "Basta"? Io sono giunta alla conclusione che a chi voglia essere davvero onesto e razionale nella considerazione della vita una cosa si imponga: il rispetto della visione altrui. Vi sono infatti mille elementi per negare un senso alla vita e mille altri per riconoscerlo.
Anche la Bibbia presenta elementi in una direzione e nell'altra, ma in essa non c'è mai una condanna del suicidio; mai il testo sacro prende una netta posizione di condanna verso chi l'ha commesso, neppure nel caso di Giuda.
Nel discorso della montagna, poi, Gesù disse "Non giudicare" e se c'è una situazione nella quale hanno senso queste sagge parole questa riguarda il momento in cui un essere umano sceglie di porre fine alla sua vita.
Il fine della vita è la base su cui legiferare degnamente a proposito del fine vita e l'unico fine che appare dal contrasto tra le diverse prospettive è la libertà.
Il senso dell'esistenza umana consiste in un continuo esercizio della libertà e, in questa prospettiva, io voglio ricordare anche le parole del cardinale Martini: "È importante riconoscere che la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana. Dignità che nella visione cristiana, e di molte religioni, comporta un'apertura alla vita eterna, che Dio promette all'uomo. Possiamo dire che sta qui la definitiva dignità della persona.
La vita fisica va dunque rispettata e difesa sempre, ma non è il valore supremo e assoluto. Qual è invece il valore supremo e assoluto? È la dignità della vita, che si compie come libertà di poter decidere di sé".
Presidente - Consigliere Di Marco, ne ha facoltà. Facciamo le dichiarazioni di voto.
Di Marco (PA) - Venti secondi. Era per confermare il mio voto favorevole a questa proposta di legge, ma non per come è uscito questa mattina, per un senso di colpa, ma solo per un gesto d'amore, un gesto d'amore per la persona che ami.
Perciò voterò convintamente questa proposto di legge.
Presidente - Assessore Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz J. (FP-PD) - Anch'io, brevemente, volevo solo intanto spiegare perché, è vero che l'ho firmato, ma avrei votato convintamente anche l'ordine del giorno, che appare in contrasto rispetto poi al voto sulla legge.
Ho votato l'ordine del giorno perché il suo contenuto comunque dà al Governo indicazioni - per quanto poi potranno essere ascoltate - di scrivere una norma rispettosa di ciò che la Corte costituzionale ha indicato nelle due sentenze che abbiamo abbondantemente citato, la sentenza di Dj Fabo e la cosiddetta sentenza "Mario", e anche nel rispetto, come è stato scritto, del malato.
Assoluta adesione, quindi. So che probabilmente la proposta di legge non sarà votata, ma credo che debba essere detto in maniera chiara che, è vero, noi diamo suggerimento, tramite il Consiglio, al Governo di fare una legge rispettosa del malato e rispettosa delle sentenze della Corte costituzionale; noi sappiamo, lo ha accennato il collega Padovani, che esiste un disegno di legge depositato, che è in discussione in questo periodo, mi sembra sia il n. 124, che è stato rinviato a settembre, e che si intitola "Disposizioni in materia di suicidio medicalmente assistito o di trattamento eutanasico". Già nel titolo si entra in contraddizione rispetto allo spirito anche di questa legge che - abbiamo detto in maniera chiara - non parla di eutanasia, ma parla di pratiche di assistenza, di persone assolutamente consapevoli, di persone che hanno delle caratteristiche che sono state richiamate chiaramente dalle sentenze della Corte costituzionale.
Questo disegno di legge, non so se l'abbiate letto, formalmente sembra recepire le indicazioni della sentenza del 2019, e in parte anche di quella del 2024, ma fissa delle condizioni che dicono qualcosa di estremamente importante e che comunque disegnano poi un intendimento.
Il primo intendimento è che, sì, le condizioni sono quelle fissate dalla sentenza della Corte costituzionale, con in più l'obbligo - si inserisce un obbligo - di aver intrapreso un percorso di cure palliative da parte del malato, come se un malato non ne avesse già abbastanza di decisioni da prendere in merito alla sua vita, al suo dolore, alla sua malattia.
Ma la cosa forse più drammatica, di questo disegno di legge... - poi non voglio entrare, non vorrei di nuovo essere accusato di turbare una concordia che si è creata in questa discussione, perché poi gli atti dicono quello - ma il decreto prevede che debba essere fatta una commissione, composta da rappresentanti del Governo, per seguire i percorsi, e da rappresentanti del servizio sanitario nazionale.
Anche qui non si capisce bene che tipo di percorsi debbano seguire i rappresentanti del Governo e del servizio sanitario nazionale, ma la cosa di questa legge che più mi fa specie è che qualunque tipo di percorso finalizzato eventualmente al fine vita non può essere preso in carico dal servizio sanitario nazionale; significa una norma che stabilisce in maniera chiara che il diritto alla morte - al suicidio assistito, come lo chiamano loro - può essere solo fatto da chi ha le possibilità economiche di poterselo permettere.
Io credo che questo aspetto e questo disegno di legge, che spero possa cambiare a seguito anche del nostro ordine del giorno, possa essere modificato in questa che, secondo me, è una considerazione ed è un indirizzo, non voglio usare il termine "classista", ma è un indirizzo aberrante, che dice sostanzialmente - come dicevo nella mia presentazione, pensando di non offendere nessuno - che anche nella morte ci saranno due pesi e due misure.
Presidente - Ci sono altre dichiarazioni di voto? Assessore Marzi, ne ha facoltà.
Marzi (SA) - La Stella Alpina si asterrà sull'articolo 1 della seguente proposta di legge ma, in barba a chi pensa che sia solo ed esclusivamente una questione ideologica, piuttosto che no, è utile ricordare che noi di fatto votiamo appunto degli articoli.
Analizziamo l'articolo n. 1 che ci stiamo preparando a votare. Innanzitutto esso, alla riga n. 3, cita la sentenza della Corte di Cassazione 242/2019, sulla quale noi ci siamo già espressi poc'anzi, rispetto a un tema che è quello del favor vitae.
In secondo luogo, cita anche la definizione di tempi e modalità, però la sentenza 242/2019 si limita a dichiarare la non punibilità di alcuni comportamenti; auspica di fatto l'intervento del legislatore nazionale, ma non detta né tempi, né contenuti in tal senso e soprattutto non impone al servizio sanitario nazionale di erogare prestazioni di suicidio assistito.
Infatti, il parere dell'Avvocatura dello Stato del 15 novembre 2023 cita: "La Corte costituzionale qualifica il diritto alla vita come diritto inviolabile e supremo, cioè fra quei diritti che occupano, nell'ordinamento, una posizione per così dire privilegiata, in quanto appartengono all'essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana, costituendo la matrice prima di ogni altro diritto costituzionalmente protetto della persona". Argomento, quindi, di disciplina nazionale uniforme, non regionale, e, soprattutto, non a macchia di leopardo.
Per cui, di fatto, in tal senso ci viene chiesto di esprimerci, rispetto al comma 1 dell'articolo 1, su una edulcorazione anche della sentenza della Corte di Cassazione richiamata.
Veniamo invece al comma 2 dell'articolo 1, dove si inizia dicendo: "Il diritto all'erogazione dei trattamenti". Di quale diritto stiamo parlando? Il diritto alla morte? Perché, di fatto, quali doveri comporta il diritto di cui sopra?
Soprattutto perché, come abbiamo già avuto modo di richiamare, nella sentenza della Consulta 242/2019 non viene fondato nessun diritto preventivo a ottenere il comportamento in oggetto.
Infatti, non viene istituito nessun diritto al suicidio tout court. Tutto l'ordinamento nazionale è, a tutti gli effetti, a favore, come abbiamo richiamato, della vita, e quindi anche del favor vitae di riferimento.
C'è un altro aspetto che, a mio modesto avviso, risulta essere importante, ma lo dico adesso perché non so se potremo esprimere voto sull'articolo n. 2. Durante il mio acceso - e mi scuso se è passato per veemente, ma ho appena ripetuto che era legato al poco tempo a disposizione, per leggere circa 27 pagine di un duro lavoro nel corso di questi anni, di fatto è così - ho richiamato un pezzo che però, anche lì, non viene assolutamente citato, perché nella lettura del mio intervento parlo espressamente dell'articolo 2 della presente proposta di legge, dove, al comma 1, si dice: "Previo parere del Comitato etico territorialmente competente: a) essere affetti da una patologia; b) essere tenuti in vita, c) avere espresso un proposito, d) essere pienamente capaci".
Anche questo articolo, come ho già citato (e possiamo definirlo strano, come minimo, rispetto alla sentenza 242/2019) guarda caso esclude uno dei punti articolati. Qual è il punto di riferimento? Manca il prerequisito fondamentale di accesso alle cure palliative che nella 242/2019, nella stessa elencazione di cui sopra, viene richiamato. Casualmente, in questa proposta di legge n. 135 no.
Si sono quindi aggiunti, come ho già detto poc'anzi, ma lo ripeto... invece al punto c) non viene messa la parte delle cure palliative, ma viene invece fatta una chiara identificazione con i termini "Chiaro" e "Univoco" rispetto all'aver espresso un proposito di suicidio.
Da questo punto di vista, il fatto di cominciare nella prima pagina della proposta di legge citando espressamente questa sentenza e col fatto che però di questa sentenza, casualmente, manchino alcuni aspetti... sembra quasi che si voglia, sì, sicuramente lanciare un messaggio politico, ma almeno che venga dichiarato che è un messaggio politico di parte perché l'attenzione al tema, invece, di carattere assolutamente generale, rimane.
Ricordo, sulla vituperata 38/2010, cioè la legge sulle cure palliative che è stata citata, che essa cita: "L'insieme degli interventi Altre dichiarazioni di voto? Mi prenoto per una dichiarazione di voto molto rapida. Non terapeutici, diagnostici e assistenziali rivolto sia alla persona malata, sia al suo nucleo familiare", perché questo è un aspetto comunitario che va oltre il concetto d'individuo.
Per questo motivo ci asterremo.
Presidente - Altre dichiarazioni di voto? Mi prenoto per una dichiarazione di voto molto rapida. Non entro nel merito della legge, piuttosto in termini generali.
È del tutto evidente la necessità di un intervento del legislatore statale su questa materia, sollecitato da molti, anche dalla Corte costituzionale. Un'inerzia, da parte del Parlamento statale, scandalosa, a detta di molti, cosa che condivido.
Tra l'altro, tra gli obiettivi di queste proposte di legge - almeno tra gli obiettivi dei promotori - c'è anche quello di sollecitare indirettamente un intervento da parte del legislatore statale, come sappiamo.
Ciò nonostante, per questo ho votato l'ordine del giorno, credo che esistano, come dicevano anche altri Consiglieri, dei margini d'intervento da parte delle Regioni. Non è di per sé non possibile intervenire, anzi, molte Regioni lo stanno facendo.
Sul fatto che il Governo Meloni impugnerà questa o altre leggi simili, ne sono certo. Non sono invece altrettanto certo sulla pronuncia della Corte costituzionale.
Come sappiamo, il diritto non è una scienza esatta e a decidere della costituzionalità di una legge è solo e soltanto la Corte costituzionale. Il resto sono interpretazioni, dottrina più o meno di valore, ma restano soltanto delle interpretazioni. Nel caso, non c'è neanche un pronunciamento.
Pertanto, su questo le Regioni, se vogliono, possono intervenire. Condivido l'opinione del consigliere Aggravi, e di altri, su questo aspetto.
Credo che autolimitarsi, come Assemblea legislativa, non sia proprio... tanto più se spesso si parla di autonomia.
Vi sono altri interventi? Mettiamo in votazione prima l'ordine del giorno. No, mi sono sbagliato. Prima dell'articolo, mettiamo in votazione l'emendamento, come detto in precedenza. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 10
Favorevoli: 10
Astenuti: 24 (Baccega, Barmasse, Bertschy, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Perron, Rosaire, Sammaritani, Sapinet e Testolin).
L'emendamento non è approvato.
Passiamo ora all'articolo. Il consigliere Aggravi si è prenotato. Ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Sì, per dichiarazione di voto sull'articolo, a seguito del fatto che l'emendamento n. 1 non è passato.
Come ho detto in discussione generale, il voto a favore degli articoli, quindi della legge, da parte del sottoscritto... devo anche ringraziare il gruppo, che ha condiviso, pur nella libertà di voto che era stata concessa, i principi degli emendamenti che sono stati presentati. Non voteremo l'articolo, perché immagino che comunque anche gli altri emendamenti avranno lo stesso esito.
Onore quindi alle colleghe per aver dato la possibilità comunque di discutere di un argomento estremamente importante, però, in coerenza con l'azione emendativa che abbiamo portato avanti, ovviamente non possiamo votare questo articolo.
Presidente - Gli emendamenti collegati all'emendamento n. 1, decadono, come l'emendamento n. 2 e gli altri.
Mettiamo ora in votazione l'articolo 1. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 7
Favorevoli: 7
Astenuti: 27 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lavy, Manfrin, Marguerettaz, Marzi, Marquis, Perron, Planaz, Restano, Rosaire, Sammaritani, Sapinet e Testolin).
L'articolo non è approvato.
Con il voto contrario, con il non recepimento dell'articolo 1 della proposta di legge, ai sensi dell'articolo 77, comma 2, del Regolamento, decade l'intera proposta di legge, che s'intende respinta.
Con questo sospendiamo brevemente il Consiglio per arieggiare i locali. Il Consiglio è sospeso.
La seduta è sospesa dalle 16:57 alle 17:32.
