Oggetto del Consiglio n. 4805 del 18 giugno 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4805/XVI - Approvazione, ai sensi dell'articolo 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), del Piano di Tutela delle Acque - Aggiornamento 2030 (PTA 2030). (Approvazione di un ordine del giorno).
Bertin (Presidente) - Passiamo al punto seguente, il 4.02. Per illustrare l'atto si è prenotato l'assessore Sapinet. Ne ha facoltà.
Sapinet (UV) - Eccoci a esaminare questo atto così importante e così rilevante, il Piano tutela delle acque della Valle d'Aosta, aggiornato all'orizzonte temporale del 2030.
Arriviamo in aula dopo un percorso lungo, un lavoro anche importante di raccordo con quanto era già stato fatto e un gran lavoro in particolare anche da parte della III Commissione, che ringrazio per essere riuscita a fare tutti i passaggi del caso. Un lavoro - come vedremo e come illustrerò nella mia breve relazione - in cui sicuramente si è cercata una partecipazione e una condivisione.
Questo piano non è solo un mero adempimento burocratico o un adeguamento normativo, un aggiornamento tecnico, ma è il frutto, il risultato, di un percorso lungo, condiviso, approfondito, partecipato, che è la visione strategica e l'impegno politico di questa amministrazione per la gestione di una risorsa fondamentale per la nostra comunità.
L'acqua, che è un bene pubblico, è un elemento essenziale per la vita, per l'ambiente, per la nostra economia. La sua gestione richiede una visione lungimirante, che superi l'approccio emergenziale e si proietti verso un futuro di sostenibilità.
Il Piano tutela delle acque nasce da questa consapevolezza e si pone l'obiettivo di realizzare una politica integrata e sostenibile per la tutela delle acque regionali, in piena conformità con la normativa europea e nazionale.
Questo significa andare oltre una visione settoriale e considerare il sistema acqua in tutta la sua complessa articolazione, un organismo vivente che interagisce con il territorio, con le attività umane e, in modo sempre più marcato, con gli effetti dei cambiamenti climatici.
Gli obiettivi specifici che ci prefiggiamo sono:
raggiungere e mantenere gli obiettivi di qualità ambientale per tutti i nostri fiumi, i nostri torrenti, i nostri laghi e falde, puntando allo stato buono o elevato, come richiesto dalla direttiva quadro "Acque";
promuovere un uso razionale e sostenibile delle risorse idriche in tutti i settori, con una priorità chiara per l'uso potabile e per quello irriguo, assicurando acqua di qualità in quantità adeguata e a costi sostenibili;
valorizzare l'uso economico della risorsa, in particolare per i fini agricoli ed energetici, ma sempre in un'ottica di sostenibilità ambientale e di solidarietà sociale, nel pieno rispetto dei servizi ecosistemici che la risorsa stessa ci offre;
recuperare e salvaguardare le caratteristiche naturali degli ambienti acquatici, contemperando la tutela della loro qualità con la prevenzione dei dissesti idrogeologici e delle alluvioni;
sviluppare strumenti di concertazione e governance partecipata per risolvere i conflitti e promuovere un'assunzione di responsabilità collettiva.
Il PTA 2030 non è un documento isolato, ma si inserisce in un quadro normativo e programmatico complesso e coerente. È stato redatto in piena conformità con la direttiva quadro europea "Acqua" e con la legislazione nazionale, assicurando l'allineamento con il Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po e collocandosi temporalmente in modo strategico a metà del ciclo di pianificazione del Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po, garantendo un costante allineamento alle strategie delle misure; non è quindi un corpo estraneo, ma si configura come lo strumento di programmazione operativa di dettaglio su scala regionale di quanto stabilito a livello di distretto.
Abbiamo lavorato in stretta sinergia con l'autorità di bacino, recependo i principi, recependo le metodologie e le misure per adattarle e renderle efficaci nel nostro peculiare contesto montano.
Questa coerenza garantisce che l'azione della Valle d'Aosta sia allineata, sinergica con quella delle altre Regioni del bacino padano, inserendo il nostro impegno in un quadro di responsabilità più ampio.
Uno degli aspetti politici più qualificanti di questo piano è, a nostro avviso, il metodo con cui è stato costruito. La stesura di questo piano è stata un lungo e articolato percorso, che ha visto il coinvolgimento attivo di tutti i portatori d'interesse, dalle istituzioni alle associazioni ambientaliste, le imprese, i professionisti, ma anche i singoli cittadini.
Non abbiamo scelto la via di un documento calato dall'alto, ma abbiamo voluto intraprendere fin dal principio un percorso - lo è stato anche per chi questo percorso lo ha avviato - di partecipazione pubblica ampio e articolato, con l'obiettivo di sviluppare una pianificazione il più possibile condivisa, espressione delle molteplici necessità del nostro territorio.
Sono stati attivati forum pubblici, incontri bilaterali, tavoli tecnici partecipati, una costante consultazione online, coinvolgendo attivamente tutti i portatori d'interesse, le associazioni ambientaliste, il mondo agricolo, i suoi consorzi, i produttori di energia idroelettrica, gli enti locali, le strutture dell'amministrazione regionale, il mondo della ricerca e, come dicevo, i singoli cittadini.
Questo processo lungo, talvolta anche complesso, ci ha permesso di ascoltare, di mediare, di integrare e infine soprattutto di costruire un piano che fosse realmente l'espressione di una volontà collettiva.
La fase conclusiva di consultazione pubblica - svoltasi tra aprile e maggio - ha rappresentato un ulteriore momento d'importante confronto, una pubblicazione dopo l'esito delle valutazioni e delle osservazioni in sede di VAS, quindi un mese di ulteriore pubblicazione per riprendere e ripartire; sono state ricevute 7 osservazioni, in questa fase, qualificate, da parte di associazioni e cittadini che hanno toccato temi cruciali, quali la gestione dei deflussi ecologici, la tutela degli habitat, le misure per il risparmio idrico e la governance del piano.
Come avete potuto cogliere dal documento di analisi allegato alla dichiarazione di sintesi, ogni osservazione è stata attentamente esaminata e, approvato il riscontro, molte proposte sono state accolte totalmente o parzialmente, portando a un ulteriore affinamento delle norme e delle misure, quindi a un miglioramento di quella che era già la struttura del piano.
Questo esercizio di ascolto, di sintesi, testimonia la ricerca costante di un punto di equilibrio tra le diverse, e talvolta contrapposte, esigenze. Da un lato l'imprescindibile tutela degli ecosistemi acquatici, della biodiversità e del paesaggio, dall'altro la necessità di garantire un utilizzo della risorsa idrica che sostenga le nostre attività economiche e strategiche, come l'agricoltura di montagna e la produzione di energia pulita.
Il piano che vi presentiamo oggi è il risultato di questa mediazione, un tentativo concreto, responsabile, di voler coniugare la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile. Questo è il grande esercizio, la grande sfida.
Con l'approvazione di questo piano non si conclude un percorso, ma se ne avvia un altro, quello della sua attuazione. Una fase che chiederà un impegno coordinato di tutte le istituzioni competenti e il continuo coinvolgimento dei portatori d'interesse, perché anche in questa fase s'intende proseguire con il metodo della condivisione, della concertazione, del confronto e del lavoro.
L'articolo 43 delle "Norme tecniche di attuazione" istituisce a tal fine strumenti di governance innovativi e partecipativi e prevede l'attivazione di una cabina di regia sul tema delle risorse idriche, che coinvolgerà tutti i soggetti pubblici competenti e i rappresentanti dei portatori d'interesse, per coordinare efficacemente l'attuazione delle politiche regionali.
Inoltre, promuoveremo con forza strumenti di governance volontaria e partecipata che, a livello di singolo bacino o corso d'acqua, permettono di definire gli obiettivi condivisi e le azioni concrete per la riqualificazione ambientale e la riduzione del rischio idraulico.
Il monitoraggio costante dell'attuazione del piano e dello stato dei nostri corpi idrici ci permetterà inoltre di verificare l'efficacia delle azioni intraprese e, se necessario, di ricalibrare la nostra strategia in un'ottica di gestione adattativa.
Il PTA 2030 è un documento vivo, un quadro di azione chiaro e vincolante per i prossimi anni, un piano moderno che guarda al futuro, che affronta con coraggio la sfida dei cambiamenti climatici e che pone la sostenibilità come pilastro di ogni scelta.
È un piano che nasce dal basso, come abbiamo ricordato più volte, che nasce dal dialogo e dal confronto. Rappresenta in definitiva una grande assunzione di responsabilità politica verso le generazioni - quelle presenti ma soprattutto quelle future, a cui abbiamo il dovere di consegnare un patrimonio idrico sano, vitale e gestito con saggezza.
Il PTA 2030 è la dimostrazione che la tutela dell'ambiente non è un freno allo sviluppo, ma la condizione per uno sviluppo duraturo e di qualità. È un investimento sul nostro futuro, è un atto di responsabilità verso le prossime generazioni, un modello di gestione integrata e partecipata di un bene prezioso, l'acqua, che è il simbolo della nostra stessa identità alpina.
Termino, ringraziando tutti coloro che hanno contribuito e hanno lavorato, tanto e per tanto tempo, a questo documento. In particolare il dipartimento Programmazione risorse idriche e territori, in particolare il coordinatore, l'ingegner Rocco, e le sue strutture, la struttura Opere idrauliche e gestione del demanio idrico e, in particolare, anche i funzionari che se ne sono occupati, come l'ingegnere Karen Bonora, che ha accompagnato questo percorso.
L'ho detto all'inizio, ma lo ricordo: un ringraziamento veramente di cuore a tutti i colleghi, in particolare ai membri della III Commissione, per un grande lavoro che ci ha permesso veramente di tagliare questo traguardo in un Consiglio che affronta con attenzione e con determinazione questo argomento: che sia da una parte il punto finale di un percorso articolato, ma dall'altro, come dicevo, l'avvio di un nuovo percorso, quello dell'attuazione di questo piano.
Presidente - L'atto è stato illustrato. Apriamo la discussione generale. Si sono prenotati diversi Consiglieri, a iniziare dal consigliere Chatrian, a cui passo la parola.
Chatrian (UV) - Oui, merci le Président. Bonjour à toutes et à tous, quelques petites considérations de nature politique sur le Plan... il "Piano tutela delle acque".
Bon, avant tout, nous sommes ravis d'aborder aujourd'hui ce plan, pour différents motifs.
Le premier : il y a à peu près une année qu'on avait dit ici, dans ce Conseil, qu'on voulait terminer le parcours politico-administratif, et voilà aujourd'hui on est là, on est ici et on est en train, ensemble, de bien se confronter sur ce plan et, comme Troisième Commission, avec mes copains de majorité avec et même les copains de minorité, on a à peu près terminé les travaux de 5 années.
On a l'écran propre, vide, donc on a à peu près terminé le parcours.
On a abordé des thèmes extrêmement intéressants ; il y a quelques semaines on a approuvé une importante loi sur l'urbanistique pour notre territoire, pour notre commune, pour l'environnement, mais surtout pour les générations futures, et quelques considérations... je disais, un document avant tout stratégique pour bien gérer l'eau -je crois, nous croyons - la ressource la plus importante.
Tout près de moi, j'ai mon collègue, copain, Érik et il y a à peu près... 777, 1300, 1250, on a fait des guerres pour gérer les eaux, on a fait des guerres chez nous, à Torgnon, à Saint-Denis, à Verrayes et le toponyme, le milieu, où on a fait la guerre...Tzanté de guéra. Et là, il y a 25 ans, 30 ans, on a renouvelé l'aqueduc, on a fait des travaux ensemble avec les Communes, avec les Unités, avec la Comunità montana. Pour dire quoi ? Pour dire de l'importance de l'eau.
Bon, extrêmement important qu'après presque 19 ans on va approuver le nouveau plan, qui va donner la possibilité d'intégrer la politique et la gestion de l'eau soutenable pour le futur et pour les générations futures.
Je disais qu'on avait dit qu'on veut approuver ce document avant de terminer cette législature, et voilà, on vient ici à d'aborder ce thème extrêmement utile et indispensable qui regarde le demain.
Il piano precedente fu approvato nel 2006, quindi furono portate in discussione, nelle varie Commissioni, nel 2016, le fasi di concertazioni. Nel 2019 fu avviato il procedimento della VAS.
Qualcuno si chiederà: ma state parlando del 2006 e del 2019 e solo oggi state approvando questo nuovo piano?
Fatemi fare questo passaggio più di natura politica: la stabilità politica di questa legislatura ci ha permesso di chiudere tanti cerchi, legati soprattutto alla programmazione, alla pianificazione; questo è uno di quelli ed è solo nel momento in cui la politica è forte da avere la possibilità di poter dare la sua forza in questi elementi così importanti che si possono raggiungere degli obiettivi importanti.
L'assessore ha già messo in evidenza poc'anzi quali sono le novità di questo piano. Innanzitutto le legherei al metodo di lavoro, agli attori del territorio, alle istituzioni, alle associazioni, alle imprese e ai singoli cittadini. Per chi ha voluto contribuire c'è stato veramente lo spazio - sia per quelli organizzati sia per quelli meno organizzati -di far pervenire non solo le loro intenzioni, ma idee, chiarimenti, emendamenti, integrazioni.
Poi c'è stata una forte volontà di natura politica, quella di volersi sedere veramente attorno ai tavoli di natura tecnica e politica per scrivere insieme le regole del gioco. Questo è un piano, quindi è programmazione e pianificazione: sono andati a integrare i documenti del 2006 e li hanno aggiornati, traguardando quantomeno il 2030. È quindi uno strumento principale di governo e di gestione, questo.
Oggi non entriamo nel dettaglio applicativo. Farò poi dei passaggi al termine del mio breve intervento.
Sempre rimanendo sul piano politico, riassumerei così questo piano: "È stata una grandissima mediazione?" assolutamente sì, proprio perché il tema è talmente importante, talmente delicato, che, avendo giustamente degli attori che hanno non solo delle idee diverse... ma soprattutto hanno delle posizioni contrapposte: da una parte chi vuole valorizzare al massimo questo bene prezioso da un punto di vista socioeconomico e dall'altra chi vorrebbe non toccare assolutamente nulla, quindi lasciarlo intonso, totalmente naturale.
Il compito della buona politica - quella bella, che può fare la differenza - è trovare quel giusto equilibrio, quindi una grande mediazione e poi un grande equilibrio.
Lo definirei dunque un piano molto equilibrato, che trova quell'equilibrio tra la necessaria tutela dell'ambiente da una parte, e il sostegno alla nostra attività economica, come l'agricoltura e l'energia pulita, dall'altra.
Questi sono i due pilastri su cui si appoggia questo piano.
Tutti - e dico tutti - hanno riconosciuto la validità dei principi e degli obiettivi del documento. Io trovo veramente interessante questo passaggio.
Quando dico "tutti", voglio dire che, nell'ultima audizione che abbiamo fatto la scorsa settimana, i produttori ci hanno dato parere positivo su questo piano e le associazioni ambientaliste ci hanno dato un posizionamento politico positivo.
Io penso, quindi, che il lavoro che è stato fatto sia stato sicuramente fatto bene, per raggiungere quell'obiettivo insieme, in un terreno comunque non facile, perché, come vi dicevo poc'anzi, ci sono degli interessi veramente opposti, o quantomeno contrapposti.
Questo è lo stato dell'arte.
Per mettere in evidenza le conclusioni, "Questo è un passaggio necessario?" Sì. "Dovevamo dotarci del nuovo piano?" Sì, per mille ragioni, per diverse ragioni.
Chiederei solo una cortesia a quelle forze politiche che magari oggi ci diranno "Però vogliamo vedere le delibere applicative, vogliamo vedere i provvedimenti applicativi, vogliamo vedere la sua attuazione": non mettiamo il carro davanti ai buoi, nel senso che, se questo è un piano programmatorio e di pianificazione, arriverà il momento, altrettanto importante, dell'attuazione, del mettere a terra le regole inserite all'interno di questo piano.
Questa è una cornice - per quanto ci riguarda - utile, necessaria, e si avvierà un nuovo percorso, che è quello dell'attuazione, della messa a terra delle delibere, come vi dicevo, e dei provvedimenti dirigenziali.
La sfida sarà solo una, caro Assessore, per chi ci sarà nella prossima legislatura: "Quella di utilizzare lo stesso metodo?" Un metodo che non deve essere solo di facciata, ma deve essere di forma e di sostanza: scrivere insieme anche le delibere applicative e i provvedimenti dirigenziali applicativi.
Solo lì si potrà fare di nuovo la differenza, come abbiamo cercato di fare, con un po' di presunzione, nel redigere ed elaborare questo documento.
Oggi, se questo piano sarà approvato - e non ho dubbi - ci assumiamo veramente una buona responsabilità per le future generazioni, a cui vogliamo veramente consegnare un documento, non solo utile, ma che guardi al domani.
Noi pensiamo che questa sia la strada giusta, le bon chemin. Noi siamo convinti che, mettendo di nuovo in campo questo metodo, questa voglia di sedersi al tavolo e di trovare il giusto equilibrio tra le istituzioni, tutte... non solo la Regione, non solo le Unités, ma tutti i Comuni, le associazioni ambientaliste, che hanno un loro ruolo di pungolo, di messa in evidenza eventualmente di necessità che magari le istituzioni non hanno in quel momento e poi la parte produttiva, perché non possiamo farne a meno (come sempre abbiamo detto, insieme possiamo scrivere le regole del gioco corrette) e anche i singoli attori, quelli che non vogliono far parte di eventuali associazioni, o non vogliono scrivere nero su bianco una serie d'integrazioni, modifiche, proposte, emendamenti
Dobbiamo dare voce a tutti, anche agli ultimi, io penso che questo sia il nostro compito, il nostro dovere.
Termino dicendo questo: se questo Consiglio oggi - e ne sono certo, come dicevo poc'anzi - approverà il piano che stiamo discutendo, spero che si allarghi ulteriormente questo fronte, perché, anche a livello di metodo in Commissione, è stato veramente interessante.
Ringrazio chi ha voluto comunque sempre fare un passaggio in più che uno in meno. La cosa che abbiamo imparato tutti è che - quando c'è la volontà di mettere in evidenza e sul tavolo le risultanze di lavoro, di elaborazione e di idee - è meglio far fare due passaggi in più che uno in meno.
Dicevo che si segna oggi una pagina significativa nella politica ambientale, ma direi anche energetica, di questa regione. Riuscire a fare dialogare, far parlare la stessa lingua, quando i posizionamenti possono essere anche opposti o contrapposti, io penso che sia veramente il bello della politica.
È normale che poi, quando si entra nel merito, si dica: "Andremo a vedere le delibere applicative", ci sta, è umano, ma quando le due posizioni principali contrapposte ti dicono: "Questo è un piano equilibrato", io penso che il percorso tracciato sia quello corretto, soprattutto per le generazioni future.
Presidente - Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Il piano che il Consiglio è chiamato oggi a esaminare e ad approvare è uno strumento fondamentale della pianificazione regionale e merita una particolare attenzione, direi fin dalla sua stessa denominazione: Piano di tutela delle acque. Siamo in presenza di un documento previsto dalla direttiva quadro "Acque" del Parlamento europeo, la 60/2000, a cui è collegato il decreto legislativo 152/2006 che, all'articolo 121, disciplina appunto i piani di tutela delle acque su scala regionale.
Poiché le parole contano, credo che valga la pena soffermarsi sulla scelta operata dal legislatore. Il termine "tutela", come evidenzia il dizionario, deriva dal verbo "Tueri", cioè difendere, proteggere, mantenere o custodire. È quindi tutela intesa come difesa, salvaguardia, protezione di un diritto, di un bene materiale o morale e del loro mantenimento e regolare esercizio e godimento da parte non di un singolo, ma di una collettività.
Io credo che nell'esaminare il PTA occorra tenere ben presente questa definizione e, quindi, l'obiettivo che lo strumento si deve porre, come affermato anche nella premessa del PTA 2030, laddove si richiama la delibera 1788/2006 di approvazione del PTA 2006, cioè fissare delle misure necessarie alla tutela delle risorse idriche finalizzate a garantire il raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.
Partire da questo assunto, a mio avviso, è fondamentale per procedere a una pianificazione per la corretta gestione delle risorse idriche.
Da un punto di vista generale, come ho anche affermato in Commissione, siamo convinti della necessità - e io direi anche dell'urgenza - del nuovo Piano di tutela delle acque, fosse anche soltanto perché il precedente, come è già stato ricordato, è scaduto da quasi dieci anni, e perché questo aggiornamento riguarda il periodo 2022-2027, da cui in qualche modo siamo quasi, non dico fuori, ma comunque nel pieno. È un periodo che va verso la sua conclusione.
Non arrivare in questa legislatura al varo del nuovo piano sarebbe stato un vero e proprio échec.
Ricordo che già nel 2016 era stata avviata la fase di concertazione del processo di VAS, a cui è seguito nel 2019 il procedimento vero e proprio, dopo una lunga istruttoria che aveva coinvolto i vari portatori d'interessi.
Poi ci sono stati anni sicuramente di studi, di valutazioni, di integrazioni, ma direi anche anni di interruzioni e di stallo, anni in cui la risorsa acqua ha certamente cambiato fisionomia, anche nella nostra regione, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici. Per cui anche gli obiettivi di gestione integrata si sono forzatamente modificati.
È quindi tempo di varare un nuovo piano, di cui tra il 2022 e il 2025, come gruppo consiliare e all'interno della III Commissione competente, ci siamo occupate in modo approfondito, analizzando i corposi documenti che lo compongono, formulando un insieme di osservazioni, di puntualizzazioni, di considerazioni articolate, grazie anche a qualificati contributi tecnici esterni di cui abbiamo voluto avvalerci e che abbiamo voluto richiedere, consapevoli di non possedere sufficienti competenze tecniche.
Le nostre osservazioni hanno riguardato principalmente gli aspetti applicativi e, pur essendo state esaminate e riscontrate, come è stato detto anche poc'anzi, non sono state nella stragrande maggioranza - direi praticamente tutte - accolte.
In particolare, abbiamo avanzato richieste di modifica delle regole per il co-uso, riguardo al quale abbiamo espresso criticità sulla possibilità di modificare le portate massima e media annua e l'estensione del periodo di derivazione.
Altro punto su cui abbiamo espresso valutazioni critiche è quello sulla misurazione del deflusso ecologico mediante la metodologia MCA, l'analisi multicriterio, piuttosto che seguendo le norme che sono state elaborate dall'Autorità per il bacino del Po su indicazione dei decreti ministeriali del 2017 e della direttiva "Acque" del 2000.
Inoltre, abbiamo espresso preoccupazioni, condivise dalle associazioni ambientaliste, per i prelievi idrici nelle aree protette, possibili per le derivazioni esistenti, per le quali è previsto il superamento della portata massima; punto su cui non siamo d'accordo.
Più in generale, per rendere i prelievi compatibili con il deflusso ecologico sarebbe necessario diminuire la quantità di acqua da prelevare e lasciarne una quantità maggiore nei torrenti, questo però è ritenuto antieconomico dalle società, perché in questo modo diminuisce la produzione e cala il profitto.
Dal loro punto di vista il ragionamento ovviamente non fa una grinza, ma io credo che noi dobbiamo ragionare anche in altri termini, che non sono quelli degli imprenditori, ma piuttosto quelli di amministratori che devono lavorare in primis per la res publica; e l'acqua, all'interno della res publica, lo sappiamo, ha un posto di primo piano.
Un punto importante del PTA, su cui è arrivata in Commissione anche l'osservazione delle associazioni ambientaliste, è quello relativo all'applicazione dell'articolo 42, che l'Assessore ha citato, secondo cui le regole del PTA si applicheranno ai procedimenti non conclusi, ai rinnovi e alle varianti sostanziali; questo implica che le nuove regole si applicheranno progressivamente anche alle concessioni esistenti al momento del loro rinnovo o modifica significativa.
Noi sappiamo che le concessioni sono trentennali. Se per applicare il PTA occorre aspettare il rinnovo, per queste concessioni di cui abbiamo parlato, vuol dire che le nuove regole non saranno applicate, a seconda di quando è stata data la concessione, anche prima di venti o trent'anni, quando di PTA probabilmente ne saranno stati approvati almeno altri due.
Questo significa che di fatto il piano per molte situazioni non può essere utilizzato.
In altre regioni non accade la stessa cosa. Come ci è stato evidenziato anche in Commissione, le concessioni di derivazione in atto, non in fase di rinnovo, sono adeguate alla nuova disciplina sui deflussi ecologici a far data dall'avvio di vigenza dell'aggiornamento del Piano di gestione delle acque, cioè esattamente l'opposto di quello che viene previsto da noi.
Io credo che questo sia un esempio topico di come le regole previste dal PTA (che possono essere condivisibili in linea di principio) poi però non trovano una conseguente applicazione. Ma ci tornerò ancora.
Un supplemento di attenzione, secondo noi, avrebbero meritato l'analisi delle conseguenze dello sfruttamento dei corpi idrici superficiali a scopo idroelettrico e la loro classificazione dal punto di vista dello stato ambientale, che comprende lo stato ecologico e lo stato chimico; sappiamo che la maggior parte di essi nella nostra regione è classificato come "Buono", solo alcuni hanno la classificazione di "Elevato", e che obiettivo del piano è il mantenimento o il raggiungimento dello stato "Buono", ma su questa valutazione dello stato dei corpi idrici non viene considerato l'impatto di centraline e impianti, viene considerato marginalmente e quindi, dal nostro punto di vista, c'è anche un certo modo di considerare la realtà che è diverso da quello oggettivo.
In commissione, sugli organi di informazione e poi anche oggi in aula, è stato messo un forte accento sul processo partecipativo e sulla trasparenza con cui è stato realizzato l'aggiornamento di questo Piano. C'è sicuramente stato un forte coinvolgimento di tanti soggetti e dei vari portatori d'interessi, però, per quanto riguarda poi chi ha avanzato delle richieste improntate maggiormente alla tutela della risorsa acqua, invece che al suo sfruttamento, a me pare che non ci sia stata una grande apertura, ma piuttosto il contrario.
Si coinvolge molto, è vero, è una cosa che abbiamo toccato con mano, si coinvolge molto la platea degli interessati, poi però, quanto a tenere conto dei contributi che sono pervenuti, almeno di alcuni in particolare, se ne è tenuto poco conto.
Non mi stupisce più di tanto, anche perché nei documenti si sottolinea insistentemente la necessità di coniugare la tutela ambientale con lo sviluppo socio-economico del territorio, che è indubbiamente una sfida da raccogliere, ma che spesso, per quanto ho avuto modo di vedere anche in questi anni di Consiglio, ha visto il secondo termine prevalere sul primo.
Tra le novità del PTA c'è l'introduzione di una sorta di cabina di regia, lo ha ricordato l'Assessore, prevista all'articolo 43, che dovrà valutare nei prossimi anni le misure da mettere in campo per gli usi delle acque in agricoltura, per la gestione dell'idroelettrico - che ha effetti sul 49% dei corpi idrici, quindi circa sulla metà dei corpi idrici - con l'introduzione del deflusso ecologico al posto del deflusso minimo vitale per il controllo degli scarichi e per il risparmio della risorsa acqua.
L' auspicio è che in questa cabina di regia siano effettivamente presenti in modo stabile e organico non soltanto i soggetti pubblici, oppure i portatori d'interesse appartenenti alle varie categorie economiche, come è giusto che sia, ma anche chi rappresenta cittadini e associazioni che hanno particolarmente a cuore la risorsa acqua come elemento da preservare, prima ancora che da sfruttare, tanto da ritenere necessaria la sua tutela come bene comune primario.
Nel complesso di questo Piano si possono certamente condividere le finalità generali, parte degli obiettivi, ma, come poi spesso accade, il problema è l'applicazione.
Prima il presidente di Commissione Chatrian diceva che non bisogna mettere il carro davanti ai buoi, che le delibere attuative verranno fatte. Si deve però anche essere realisti e partire dall'esperienza, da quello che si conosce, e io ho l'impressione che nella nostra regione siamo bravi a fare piani, a elaborare documenti strategici - e ce lo riconoscono anche al di fuori dei nostri confini, anche persone che fanno questo di mestiere - poi però non sempre l'applicazione dei piani è tale per cui quanto dichiarato viene anche attuato.
Il perseguimento di molti obiettivi tante volte viene posticipato, alcune volte scompare addirittura. È successo ad esempio con il piano rifiuti, di cui sono stati previsti monitoraggi periodici puntuali, che poi però con quegli step non ci sono stati. Piano rifiuti di cui già nella versione precedente erano stati previsti obiettivi specifici stringenti, che poi sono stati posticipati e non sappiamo nemmeno se saranno raggiunti con quello nuovo.
Sta succedendo anche con il PEAR, che prevede degli obiettivi molto stringenti collegati a delle scadenze temporali precise, che attualmente non si riesce a capire bene come saranno raggiunti, stante la situazione attuale, a meno di cinque anni dal termine cronologico. C'è spesso, lo abbiamo detto varie volte, uno sfasamento, un divario, tra i documenti pianificatori e programmatori e poi la traduzione nella realtà.
Nel caso del PTA speriamo che questo non accada anche e soprattutto per quella sottolineata, direi anche decantata, partecipazione territoriale, perché è fondamentale che gli attori interessati non siano coinvolti soltanto nella fase dell'elaborazione iniziale, in quello che è stato fatto (elaborazione che traccia le linee fondamentali, le finalità, i macro-obiettivi), ma anche nelle fasi successive.
A questo proposito noi rilanciamo e ci facciamo interpreti della richiesta, che è stata formulata qualche giorno fa in Commissione da parte delle associazioni ambientaliste, affinché non solo nella cabina di regia prevista dal PTA, ma anche negli altri organismi di monitoraggio e di governance, siano coinvolti tutti i soggetti portatori d'interessi, comprese anche queste associazioni. Perché la concertazione va ricercata, sempre e comunque, con ogni soggetto interessato.
Per questo obiettivo abbiamo anche depositato uno specifico ordine del giorno.
Presidente - Si è prenotato il consigliere Di Marco, ne ha facoltà.
Di Marco (PA) - Il Gruppo consiliare di Pour l'Autonomie accoglie con favore la presentazione del Piano di Tutela delle Acque 2030 della Valle d'Aosta, con cui si va a disciplinare la gestione delle risorse idriche regionali in un'ottica di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale - la a parola "sostenibilità" tornerà più volte in questo mio intervento, perché siamo del tutto persuasi che sia il concetto guida su cui fondare ogni ragionamento in tema di acque -; e al tempo stesso, si va a definire un sistema integrato di misure finalizzate alla tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche regionali.
Le motivazioni che ci inducono a dare il nostro appoggio a questo testo sono diverse e articolate, mi soffermerò in particolare su quelle che consideriamo maggiormente rilevanti.
In primo luogo, riteniamo indispensabile che, dopo molti anni di attesa, la nostra Regione torni a dotarsi di uno strumento di programmazione operativa e di pianificazione, moderno e dinamico, coerente e in linea con le direttive europee - tra cui la Direttiva Quadro Acque - le strategie nazionali e gli obiettivi regionali di sviluppo sostenibile, con cui non si va semplicemente ad aggiornare il precedente Piano, bensì si vanno a fissare le finalità, gli obiettivi, i contenuti e le misure per la salvaguardia e gestione delle acque regionali. Acque che, come affermiamo fin dall'inizio di questa legislatura, costituiscono un tratto identitario e una risorsa fondamentale per il nostro territorio alpino, in quanto rappresentano un elemento essenziale per la vita e l'ambiente; uno tra i principali beni comuni della nostra collettività; nonché il volano della nostra economia.
Una risorsa di straordinaria importanza, quindi, che dal nostro punto di vista va difesa e valorizzata attraverso un Piano di ampia portata come questo, che persegue molteplici finalità nell'ambito di un comune obiettivo, da noi pienamente condiviso, che è quello di garantire una politica integrata e sostenibile di tutela del patrimonio idrico regionale, che assicuri acqua di qualità, in quantità adeguata al fabbisogno della popolazione e delle attività economiche, a costi accettabili per i cittadini e nel rispetto dell'ambiente.
Nell'ambito di questa visione, valutiamo come basilare che il Piano si proponga, tra l'altro:
di prendere in considerazione l'intero "Sistema acqua" nella sua complessa articolazione di elemento vitale e vivente, strettamente connesso con il territorio e fortemente influenzato dalle attività umane e dai cambiamenti climatici;
di raggiungere e mantenere per tutti i nostri fiumi, torrenti, laghi e falde, gli standard di qualità "buono" o "elevato" previsti dalla Direttiva Quadro Acque europea;
di proteggere le risorse idriche, di incentivarne un uso razionale ed efficiente in tutti i settori - prioritariamente per l'uso potabile e quello irriguo - e di valorizzarne l'utilizzo economico, in particolare per i settori agricolo ed energetico, in un'ottica di sostenibilità e di beneficio alla comunità, ma anche di rispetto dei servizi ecosistemici;
di recuperare e rafforzare la biodiversità e la resilienza degli ambienti acquatici e degli ecosistemi connessi, per affrontare al meglio le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto e, al contempo, armonizzare la tutela della loro qualità con la prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico.
Per quanto attiene ai contenuti e alle misure del Piano, riteniamo che vengano descritti con chiarezza e precisione nei suoi diversi elaborati. Per ragioni di brevità, non starò a ripercorrerne l'interezza, ma mi limiterò a sottolinearne alcuni aspetti.
Nella Relazione generale vengono illustrate, tra l'altro:
le modalità di classificazione dei corpi idrici superficiali e sotterranei, il loro stato e le caratteristiche del territorio regionale che possono influenzarlo, nonché gli obiettivi di qualità da raggiungere per ciascuno di essi;
le aree del nostro territorio a cui è attribuita una protezione particolare, al fine di difendere i corpi idrici in esse presenti;
la strategia adottata per rispondere alle nuove priorità e prospettive;
le problematiche ambientali considerate nella definizione delle linee strategiche di tutela e le caratteristiche climatiche e idrologiche del contesto ambientale.
Tutti elementi la cui accurata valutazione risulta centrale per attuare un modello di gestione delle acque che guardi al futuro e sappia sviluppare un'idea di sostenibilità nel lungo periodo, come da noi auspicato.
Nel Programma operativo delle misure vengono descritte appunto le misure integrate e coordinate di tutela qualitative e quantitative da attuare, tra cui rientrano:
quelle relative alla tutela dall'inquinamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei e al recupero della loro condizione di naturalità, attraverso interventi di riqualificazione fluviale e di miglioramento dello stato ecologico e paesaggistico dei corsi d'acqua;
quelle relative alla tutela quantitativa delle risorse idriche, mirate ad assicurare un uso sostenibile delle acque, razionalizzandone l'uso, promuovendone il risparmio, il riutilizzo e le pratiche virtuose di consumo, e riducendone gli sprechi;
quelle relative all'adattamento ai cambiamenti climatici, rivolte a individuare le nuove modalità di gestione per affrontarli al meglio, garantendo un appropriato approvvigionamento idrico.
Ne ho citate solo alcune, ma tengo a rimarcare come tutte le misure descritte ci appaiano cruciali per garantire la realizzazione di una politica di tutela delle acque regionali che sia realmente coerente e sostenibile, attraverso un approccio integrato dei diversi aspetti di gestione ed ecologici, così come stabilito dalla Direttiva Quadro Acque europea.
Nelle Norme tecniche di attuazione viene delineata la seconda fase del percorso di questo Piano, appunto quella di attuazione. Per far sì che le politiche, le misure e gli indirizzi definiti in questo testo siano applicati in modo efficace e uniforme su tutto il territorio regionale, crediamo importantissimo che, come indicato nel documento, siano attivati nuovi strumenti di governance, tra cui la Cabina di Regia, che prevederà il coinvolgimento e l'impegno delle istituzioni competenti, come dei rappresentanti dei portatori di interesse; che si occuperà di specifiche e prioritarie tematiche in materia di patrimonio idrico; e che si interfaccerà con eventuali tavoli di lavoro, o altro strumento di lavoro interdisciplinare e multisettoriale, che sia organo di consulenza tecnico-amministrativa della Regione sul tema delle risorse idriche.
Due parole voglio anche spenderle sulle attività di monitoraggio stabilite dal Piano che, a nostro parere, sono di estrema rilevanza per una corretta gestione e valutazione degli esiti e risultati della sua attuazione, in quanto consentiranno:
di controllarne l'impatto sull'ambiente;
di valutare l'evoluzione delle condizioni ambientali, dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici e l'efficacia degli interventi;
di verificare il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati;
e di individuare tempestivamente eventuali effetti negativi, imprevisti e imprevedibili, così da porre in atto le necessarie misure di correzione.
In secondo luogo, vogliamo porre l'accento su quello che secondo noi è un valore aggiunto di questo Piano, cioè il fatto che sia la risultante di un lungo e complesso iter che ha visto il coinvolgimento attivo e collaborativo di diversi portatori di interesse: dalle Strutture competenti in materia dell'Amministrazione regionale, agli enti locali e alle Associazioni ambientaliste; dal comparto agricoltura e i Consorzi di miglioramento fondiario, ai produttori di energia idroelettrica; dalle imprese e i professionisti di settore, ai singoli cittadini. Nell'intento di stilare un documento di pianificazione il più possibile condiviso e in massimo grado espressione delle reali esigenze della nostra collettività e del nostro territorio in materia di acque, sono stati attivati tutti i possibili strumenti di confronto e di dialogo - forum pubblici, incontri bilaterali, tavoli tecnici, consultazioni pubbliche ed online -; sono state prese attentamente in considerazione tutte le osservazioni e le proposte e, di queste, diverse hanno trovato accoglimento totale o parziale; e si è lavorato con impegno e costanza per giungere a trovare un punto di equilibrio e di mediazione tra le esigenze di tutela ambientale, mirate a salvaguardare le nostre acque e i nostri ecosistemi acquatici, e le esigenze di sviluppo sostenibile, diretto ad assicurare un ottimale utilizzo della risorsa idrica per supportare le nostre attività economiche.
Il risultato di questo intenso e partecipato lavoro è un documento approfondito e completo, che risente del contributo offerto dalle diverse parti in causa e della loro volontà di giungere a un risultato comune, e che affronta il tema della gestione delle acque regionali in maniera precisa e puntuale, senza tralasciarne nessun aspetto.
In conclusione, daremo il nostro appoggio a questo Piano sia per i contenuti che esprime, e sia per le modalità della sua elaborazione, condividendo appieno l'idea, espressa da più parti, che esso rappresenti un atto di grande assunzione di responsabilità verso le future generazioni, a cui abbiamo il compito di tramandare un patrimonio idrico sano, vitale e gestito con saggezza; e nella certezza che costruisca un documento di estremo valore, la cui corretta applicazione ci proietterà verso una gestione sostenibile delle acque regionali che porterà sicuri vantaggi alla tutela del nostro territorio e alla crescita della nostra comunità.
Presidente - Consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Lo hanno già detto i colleghi che sono già intervenuti: l'adozione del Piano di tutela delle acque rappresenta un passaggio importante, che giunge al termine di un lungo percorso, molto articolato.
È doveroso riconoscere l'impegno tecnico e istituzionale sostenuto dalle strutture regionali, così come il coinvolgimento degli stakeholder che, in varie fasi, hanno contribuito alla sua costruzione.
Tuttavia, nel merito, almeno per quello che riguarda il nostro gruppo, permangono alcuni dubbi, almeno in senso lato, che intendiamo comunque esprimere in modo costruttivo.
Sicuramente su un documento così complesso, anche dal punto di vista proprio materiale, si potrebbe dire tantissimo e si potrebbe intervenire in maniera verticale su tutta una serie di argomenti. Noi abbiamo preferito rappresentare alcuni punti che sono direttamente allineati al nostro pensiero, considerazioni che nel tempo abbiamo fatto, anche con atti ispettivi in Consiglio.
In primo luogo, la questione dell'idroelettrico. In Valle d'Aosta questa non è soltanto una forma di produzione energetica rinnovabile, ma un asset strategico per la nostra autonomia economica, ambientale e industriale. Il Piano - pur affrontando aspetti legati alla tutela della risorsa idrica, giustamente - secondo noi non valorizza appieno le potenzialità di sviluppo dell'idroelettrico, non sto parlando di devastazioni, sto parlando, in senso lato, di quello che potrebbe ancora rappresentare una potenzialità di sviluppo, al di là di quella che oggi è la conformazione attuale.
Né riconosce il ruolo che questo comparto può ancora giocare nel bilancio energetico regionale, nella creazione di un valore pubblico, un esempio: su questo punto, anche alla luce dell'approvazione del PEAR, qualcuno che mi ha preceduto ha giustamente rappresentato un tema che a ogni approvazione di piano diciamo... e che ci sta: facciamo tantissimi piani, poi giustamente tra di loro si devono parlare, ci deve essere una coerenza. È sicuramente più facile a dirlo che a farlo, però giustamente, parlando di PTA, il ragionamento che voglio fare è collegarlo direttamente al PEAR, perché ci vediamo più punti di contatto.
A nostro modesto parere - l'abbiamo già detto e lo ribadiamo - servirebbe una maggiore integrazione fra strumenti di pianificazione, al fine di garantire coerenza tra la tutela, l'uso efficiente e lo sviluppo della risorsa idrica.
Giustamente l'Assessore nel suo intervento è partito parlando di salvaguardia della risorsa idrica e sicuramente tutti i piani che riguardano in qualche modo il tema devono necessariamente avere un coordinamento degli intenti e delle misure, sia nella salvaguardia sia nella possibilità di sua gestione.
In secondo luogo, e non soltanto su questo tema, ci preoccupa sempre di più il totale allineamento a impostazioni normative che vengono da realtà terze, da enti terzi, in particolare a livello nazionale e, soprattutto, comunitario, che seppur siano giustamente un atto dovuto, rischiano di risultare lontane dalle reali esigenze del nostro territorio. La Valle d'Aosta ha una specificità idrogeologica, climatica e di gestione del territorio che non può essere compressa entro schemi pensati altrove, spesso anche lontani dalla realtà su cui poi incombono, ne va della nostra capacità di governare localmente un bene primario e strategico come l'acqua.
Questa sicuramente è più una considerazione politica, un appello di prospettiva, perché dal punto di vista pratico in alcune situazioni non si può fare, o è complesso farlo e genererebbe dei contenziosi, ma proprio perché ci crediamo, e perché crediamo nei valori di autogoverno del nostro territorio, lo ripetiamo ogni volta che è necessario dirlo.
Su altri temi, che si collegano a normative terze - io le chiamo così per comodità - tra chi mi ha preceduto giustamente si è fatto riferimento al tema concessorio, perché poi, alla fine, la gestione delle acque è ovviamente regolata da una concessione, quindi da una possibilità; quel tema - l'abbiamo già detto e lo dico in apertura dell'ulteriore osservazione o commento che facciamo: a nostro giudizio un tema più politico, che riguarda altri schemi regolatori, ma che riguardano l'acqua - poteva essere forse gestito in maniera diversa, ma vedremo cosa ne sarà, a questo punto, del futuro.
Sto parlando in particolare della gestione delle piccole concessioni, o di tutto quello che sta al di sotto delle grandi concessioni di derivazione idroelettrica, o comunque le piccole concessioni di utilizzo dell'acqua, perché, come dico in apertura poi dell'altra osservazione, non dobbiamo ricordarci dell'acqua soltanto quando apriamo il rubinetto o quando schiacciamo l'interruttore della luce.
La gestione dell'acqua ha un impatto notevole su tutto quello che potremmo definire il paesaggio, o meglio, la risorsa agricola.
In questa prospettiva, lo ribadiamo, riteniamo quanto mai urgente una riflessione strutturata anche sul futuro dei consorzi di miglioramento fondiario: ne abbiamo già parlato, ma riteniamo opportuno dirlo, proprio perché, almeno a nostro giudizio, oggi forse sono gli enti più in difficoltà rispetto ai derivatori idroelettrici, rispetto alla gestione del sistema idrico integrato; riteniamo che questa importantissima realtà forse oggi sia l'elemento più debole nella catena della gestione complessiva delle risorse idriche. Per decenni questi enti hanno garantito la gestione collettiva dell'acqua, contribuendo al presidio territoriale, alla manutenzione delle infrastrutture irrigue di presa e alla salvaguardia del nostro paesaggio. Oggi però molti di essi sono in sofferenza, ne abbiamo già parlato durante vari Consigli, per assenza di ricambio generazionale, per conflittualità interne - non dimentichiamolo, sono enti in cui comunque l'azione umana è importante e necessaria, a volte anche un po' deleteria - e per un quadro normativo e un modello organizzativo che forse appaiono superati, soprattutto a causa dei punti precedenti. Il ricambio generazionale è forse quello su cui pesa di più.
È tempo di pensare a un rinnovamento organizzativo istituzionale, anche ipotizzando il ruolo di consorzi di secondo livello, per dare nuova linfa a un modello che ha retto a lungo ma che oggi ha bisogno di strumenti e regole più attuali. Teniamo a dirlo soprattutto per un motivo semplice: questo, ad esempio, non è un problema che si risolve nell'immediato, sono necessari tempi lunghi, interventi, un cambio anche culturale e generazionale non di poco conto. È bene ribadirlo, ripeto, perché la loro gestione nel tempo della risorsa idrica è stata, è molto importante e mi auguro che sarà ancora molto importante, a vari livelli, perché ci sono grandezze differenti dei consorzi, però, vedendo come è il trend nel mio mondo, è bene considerare che è necessario fare qualcosa e avere già delle regole chiare su cui poter operare, o almeno delle regole aggiornate: è un buon punto di partenza per intervenire su altri schemi regolamentari.
Infine, non possiamo non richiamare il tema dei bacini di accumulo, lo sintetizzo così: è un argomento che il nostro gruppo in più occasioni ha portato all'attenzione dell'Aula, sul quale crede moltissimo, al di là di quella che poi può essere la gestione idroelettrica, ma proprio su una gestione a tutto tondo delle acque, che riteniamo a nostro giudizio centrale in una gestione integrata delle acque, a scopo di generazione di energia, ma anche a usi civili e agricoli.
In termini anche di prevenzione e di laminazione delle piene, l'accumulo per periodi di siccità o di difficoltà e il potenziale energetico residuo devono essere affrontati con maggior coraggio. Soprattutto in un contesto di evoluzione climatica, in una regione alpina investire su infrastrutture multifunzionali significa pianificare con lungimiranza.
Ricordiamo anche che la realizzazione di queste infrastrutture dà un cambiamento importante e una salvaguardia importante alle aree interessate da questa realizzazione. Non l'ho citato, non ci avevo pensato nella stesura di questi appunti, ma lo dico: anche dal punto di vista dell'utilizzo di bacini per la produzione - si può essere favorevoli o no, noi siamo favorevoli - di neve artificiale, per un comparto, come quello turistico, che è notevolmente importante, il bacino di accumulo può essere multifunzionale e multisettoriale, quindi non solo per gli usi energetici, civili o agricoli, ma anche di natura turistica. Il bacino quindi può essere utilizzato sicuramente in maniera multifunzionale.
Per tutte queste ragioni - pur riconoscendo il lavoro svolto, lo voglio ripetere - il gruppo consiliare, come ha già fatto in III Commissione, esprimerà un voto di astensione. Si tratta di una scelta maturata con spirito costruttivo, nella consapevolezza che questo piano, pur segnando la conclusione di un lungo e complesso iter, possa comunque rappresentare l'inizio di una nuova fase, un punto di partenza per una governance dell'acqua più aderente alle specificità della nostra comunità e più preparata ad affrontare le sfide che ci attendono.
Sicuramente l'auspicio di chi è arrivato in questo Consiglio vedendo un PTA vetusto, che poi oggi arriva a compimento, è che nel futuro si possa anche fare prima, cioè che l'iter possa durare meno. In realtà però su un piano di questo tipo alla fine le colpe sono distribuite, non voglio assolutamente dare colpe a chi lo porta formalmente a compimento, così come alle strutture, o ai portatori d'interessi.
È comunque un tema estremamente complesso. Forse quello su cui bisogna ragionare è che abbiamo un'evoluzione climatica che ha dei tempi più rapidi dell'evoluzione burocratica, quindi forse questo è il vero ragionamento che dobbiamo fare, mentre poi sulle scelte da attivare e da applicare ovviamente ognuno ha le sue posizioni. Noi con questo intervento abbiamo cercato di dare, ovviamente in maniera estremamente sintetica, il nostro pensiero, e soprattutto di puntualizzare alcune osservazioni sui settori e gli ambiti che per noi sono di maggiore interesse. Sicuramente non ne escludono altri ma, ripeto, era bene focalizzare quelle che secondo noi erano le parti di maggiore importanza.
Confermo, al termine della discussione, il nostro voto di astensione.
Presidente - Prendiamo nota delle prenotazioni dei Consiglieri Distort e Jordan.
Sospendiamo il Consiglio per arieggiare i locali e riprendiamo con il consigliere Distort. Il Consiglio è sospeso.
La seduta è sospesa dalle 10:54 alle 11:21.
Bertin (Presidente) - Riprendiamo. Il consigliere Distort, si è prenotato. Ne ha facoltà.
Distort (LEGA VDA) - La tutela della risorsa idrica come missione di questo strumento di pianificazione è, fuori da ogni dubbio, un obiettivo assolutamente positivo. L'importanza della risorsa idrica è evidentissima rispetto al fatto che la quantità di acqua dolce sull'intero pianeta rappresenta solo una piccola quantità della totalità dell'acqua presente. Noi sappiamo che il 97% dell'acqua è salata, mentre il 3% è dolce. Di questo 3%, l'1,8 è fortunatamente intrappolato nei ghiacciai e nelle calotte polari, le acque sotterranee rappresentano circa lo 0,8%, mentre le acque superficiali utilizzabili per attività umane sono pari al 7 per mille, quindi una piccolissima quantità.
Sul bene "Acqua" quindi non si discute minimamente, ma la discussione si pone sul concetto e sulle strategie di tutela. Per me, per la forza politica che rappresento e per una grande quantità di studiosi e di portatori d'interessi, la tutela di un qualunque sistema che abbia interazioni con le attività umane si garantisce attraverso la sua valorizzazione, e non attraverso l'azzeramento delle interazioni.
La parola chiave è quindi "Valorizzazione", significa che anche un bene come l'acqua - sacro, presente nel nostro territorio - dev'essere riconosciuto come ricchezza, e per essere riconosciuto come ricchezza deve generare ricchezza. Ricchezza chiaramente in senso ampio, in senso profondo, addirittura in senso metafisico. Non certo solamente come ricchezza economica, né tantomeno solo come ricchezza speculativa, ma si tratta di poter declinare il concetto di ricchezza in tutte le sue espressioni.
Questa è la nostra visione.
L'alternativa - forse l'estremo opposto a questa visione - di valorizzazione come ricchezza è invece l'abbandono della risorsa a se stessa, in nome di un'intangibilità del bene attraverso le eliminazioni, appunto, delle possibili interazioni. Questa seconda ipotesi può valere in un territorio completamente naturale, può valere in un territorio totalmente disabitato, ma allora non stiamo parlando nel nostro territorio.
Vorrei allora condividere con voi una riflessione: quali sono i principali aspetti che caratterizzano il rapporto del nostro territorio con l'acqua? Cosa lega principalmente, e in modo peculiare, il nostro territorio con l'acqua?
Si evidenziano tre aspetti, non in ordine di importanza.
L'acqua come paesaggio, agricoltura e storia. Un primo aspetto. Corsi d'acqua quindi, naturali e artificiali, laghi, naturali e artificiali, e le reti, naturali e artificiali, che generano e hanno generato attrattività produttiva, attrattività residenziale, che fanno venir voglia di venire a vivere in Valle d'Aosta, e attrattività turistica. Questo è un primo aspetto.
Un secondo aspetto è l'acqua come fonte rinnovabile nella produzione idroelettrica. Questa è praticamente la lettura dell'economia principale della Valle d'Aosta.
L'altro, il terzo aspetto che si evidenzia, è un aspetto purtroppo negativo dell'acqua, cioè l'acqua come elemento che destabilizza il territorio in certi eventi meteorologici. Abbiamo un territorio fragile e questa fragilità emerge in tanti casi, forse sempre più spesso.
Il Piano tutela acque deve dialogare con questi tre fondamentali aspetti, sguardi sull'acqua, nel rapporto con il territorio e la popolazione. Un buon piano deve quindi essere lo strumento idoneo per garantire l'espressione di questi aspetti fondamentali, altrimenti non è uno strumento utile, ma un vincolo.
Il PTA che approda oggi in Consiglio è allora uno strumento utile per questi scopi, o è un vincolo? Vado subito al sodo.
Circa 1.000 pagine di richiami normativi, di analisi, di grafici, di riflessioni, di relazioni, per arrivare a giustificare una scelta di fondo che si basa su di un concetto di tutela della risorsa idrica che prevede sostanzialmente che la realizzazione di opere di protezione ? sto andando a rispondere a questi tre aspetti fondamentali appena citati ? da esondazione dei corsi d'acqua, quindi briglie, sponde, invasi di laminazione... questa realizzazione altera lo stato naturale dei corsi d'acqua e quindi, secondo i criteri elencati, comunque espressi nel Piano tutela acque, questa realizzazione peggiora, il loro livello qualitativo e, con loro, quello delle acque.
In ultima analisi, il piano va in una direzione conflittuale rispetto alla realizzazione di opere di protezione dal rischio idrogeologico. È vero, lo consente, ma comunque l'approccio è un approccio quantomeno sospettoso.
Per quanto riguarda l'idroelettrico, ho citato il grande cuore pulsante dell'economia valdostana: le realizzazioni di varianti e di nuove concessioni per il prelievo di acqua a uso idroelettrico sono di fatto impedite.
Per quanto riguarda l'acqua come incentivazione delle attività umane, come interazione diretta e produttiva con le attività umane, esclusa la produttività di idroelettrico, sul potenziamento delle disponibilità idriche per attività umane come l'agricoltura, il turismo d'acqua, i bacini di innevamento, attraverso la realizzazione quindi di nuovi Invasi, emerge di fatto una sorta di clima sospettoso.
Tutto questo si costruisce attraverso l'allineamento alla canonizzazione e l'adozione passiva della cosiddetta metodologia Hera, giustificata dall'imposizione dall'alto attraverso l'autorità di bacino, a sua volta succube - come ha anticipato il collega Aggravi - dell'attuazione della direttiva europea che obbliga, di fatto, le Regioni ad adottare questa metodologia, in base alla quale risultano di fatto nulle le possibilità di attuare varianti, o nuove concessioni di derivazioni per uso idroelettrico, e impedisce inoltre la possibilità di adottare soluzioni future che consentano maggiori margini di manovra rispetto ai contenuti del piano.
È allora del tutto evidente che non si è pedestremente adottata la metodologia Hera, e comunque questa metodologia è ispiratrice di un approccio, un approccio che emerge perfettamente, è perfettamente leggibile dal Piano tutela acque.
Questo crea quindi una sorta di cornice ideologica nella quale si è mossa la partecipazione. È vero, l'ha detto fin dall'inizio l'assessore Sapinet: questo piano è frutto di una grande attività di partecipazione, senza dubbio; l'abbiamo vissuto in Commissione, in III Commissione, in tutta una serie di passaggi. Ci sono stati anche tutti i passaggi esterni alla III Commissione, dove la Commissione è stato il luogo di sintesi.
Nulla quaestio. Il problema però è che tutta questa partecipazione, tutto questo dialogo, tutto questo cosiddetto rapporto dal basso è comunque avvenuto all'interno di una cornice, di un perimetro, che fissa dei confini rigorosi e che orienta qualunque riflessione, qualunque approfondimento, qualunque dialogo, nella linea di un'ideologia ambientalista.
Lo dico in termini tranquilli, perché come erede del pensiero occidentale, fondamentalmente basato sulla filosofia, ideologia non è qualcosa di negativo di per sé, dipende dai contenuti dell'ideologia.
In questo Piano di tutela acque non viene quindi specificato apertamente... chiaramente preciso che non viene specificato apertamente, come detto, l'utilizzo rigoroso del metodo Hera, ma di fatto il piano operativo delle misure si concreta sull'ottimizzazione ambientale degli impianti esistenti e la valutazione dei nuovi secondo le norme vigenti, quindi anche delle varianti agli esistenti; in pratica, in caso di variante o di nuova concessione, in primo luogo si deve classificare il livello dello stato di qualità ambientale del torrente, o di eventuali altri torrenti interessati dai tratti sottesi dall'impianto e, se il livello di qualità è buono o elevato, non si possono realizzare varianti o nuove concessioni, perché non sta bene questa cornice ideologica, non sta bene utilizzare una parte dell'acqua di un corso d'acqua di buona qualità per la produzione idroelettrica, come se quell'acqua si contaminasse o sparisse dalla faccia della terra, mentre invece viene prelevata, passa in una turbina e viene reimmessa nel corso d'acqua più a valle.
Certo, c'è sempre la discriminante di est modus in rebus. Estremamente importante è la progettazione, il concepimento, tutto quanto deve essere fatto, ovviamente, nel rispetto di un'enorme quantità di variabili, ma comunque bisogna avere questa possibilità. Invece, il piano va a limitarlo.
Ma tra l'altro, oltre alla limitazione in sé - che per conto mio, quella, è vista con sospetto da parte mia e da parte dell'area politica che rappresento - oltretutto c'è una sorta di conflittualità, di contraddittorietà. Questo pregiudizio, che è alla base di questa visione e a sua volta è il cardine di tutto il piano, considera l'uso idroelettrico come attuabile semplicemente nei corsi d'acqua di bassa qualità.
Come definiamo noi allora la qualità dei nostri corsi d'acqua? Come si evidenzia dal Piano tutela acque, la qualità è una qualità buona, una qualità elevata: più del 90% dei nostri corsi d'acqua rientra in qualità elevata, quindi vuol dire che in quel 90%, quindi quasi la totalità dei corsi d'acqua, si esclude la possibilità di poter eseguire varianti o nuove concessioni per l'idroelettrico.
Paradossalmente quindi è proprio lo stato qualitativo virtuoso delle acque valdostane che costituisce un impedimento alla produzione idroelettrica, oltre alle opere di difesa dalle esondazioni.
Ricordo, e vorrei chiarirlo perché ho sentito negli interventi precedenti certi posizionamenti, forse diametralmente opposti, che sono posizionamenti fortemente basati su una visione ambientalista, che sostengono che l'energia elettrica prodotta dall'idroelettrico è l'energia pulita per eccellenza; Una fonte rinnovabile nell'ottica della riduzione della CO2: non è emerso dagli interventi che hanno cercato di difendere l'acqua, le acque valdostane. Io oggi voglio difendere in maniera olistica, in maniera completa, l'ambiente Valle d'Aosta, sotto tutti i punti di vista, allora anche sotto il punto di vista della qualità dell'aria.
L'idroelettrico è il settore di produzione di energia più compatibile con l'ambiente e con un altro elemento: il paesaggio. Perché voi potrete dirmi che anche l'eolico produce in modo green energia, anche il fotovoltaico produce in modo green energia, ma eolico e fotovoltaico impattano sul paesaggio. Avrei poi anche un po' di dubbi sull'impatto e sulla traccia ambientale che lasciano a livello globale, di pianeta. In ogni caso però, indubbiamente impattano sul paesaggio.
La centrale, l'utilizzo dell'idroelettrico no. Chiaro, sempre a condizioni di criteri progettuali. Ma andiamo a vedere gli impianti degli anni '20-'30 che abbiamo sul nostro territorio e guardiamo addirittura che bella qualità architettonica: si potrebbe fare veramente quasi delle visite guidate di formazione per gli architetti o per gli studenti di architettura.
I presupposti ambientalistici quindi - ribadisco a scanso di equivoco - riconoscono solo il ruolo imprenditoriale dei produttori di idroelettrico, non il ruolo ambientale. Io oggi in questo intervento lo voglio chiarire in maniera indiscutibile.
In questa visione di matrice ambientalista, invece, in una parte del nostro territorio (quella che eventualmente presenta bassa qualità delle acque, magari è legata all'assenza di depuratori, ad eccessi di scarichi, a scarichi sia di tipo civile che di tipo industriale o artigianale, o comunque in semplice abbandono di loro stessi) si può pensare di utilizzare l'idroelettrico.
Permettetemi allora di dire che s'innesca un meccanismo spontaneo subdolo, che va a intercettare e a diminuire la tendenza a voler migliorare la qualità dei corsi d'acqua, cioè pensare che si disincentivano con questa visione buone prassi che determinano miglioramenti della qualità dei corsi d'acqua.
Questo, per conto nostro, è un controsenso, un controsenso che dovrebbe quantomeno far ripensare all'impostazione del PTA e alla sua cornice ideologica.
È un controsenso che chiede alla cabina di regia, a questo ruolo, che a questo punto diventerà fondamentale perché oggi ci saranno sicuramente i numeri per approvare il PTA... sarà fondamentale il ruolo della cabina di regia e sarà fondamentale che questa cabina di regia si muova su questi principi e che abbia il coraggio di uscire da questi presupposti ideologici, da questo recinto di tipo ambientalista, e di vedere invece con un'ottica ampia, che non vuol dire l'ottica dell'imprenditore, dello speculatore - tutt'altro, l'ho detto e non ho bisogno di specificarlo - ma è l'ottica di chi capisce che una società vive e si costruisce su meccanismi che prevedono anche l'intervento umano (le trasformazioni, il lavoro, su un territorio naturale, e che, tra l'altro è frutto di secoli, secoli di cultura, secoli di storia della nostra società rurale) che ha saputo tessere dei legami perfetti, una sorta di ri-ecosistema di interazione umana con l'ambiente naturale.
Io quindi concluderei ribadendo alcuni concetti. L'ambiente senza dubbio, non abbiamo il minimo dubbio, va rispettato, va tutelato, va difeso, ma senza perdere per strada la sfida di un'economia produttiva che sappia crescere in sintonia con l'ambiente.
Questa è la sfida. Non si tratta di eliminare la sfida. Eliminiamo la sfida, così evitiamo che si creino problemi. No, bisogna avere il coraggio di prendere in mano la sfida.
Sono quasi, sotto un certo punto di vista, le stesse parole dell'assessore Sapinet, che dice: noi abbiamo voluto raccogliere e posizionarci in una posizione che, tra l'estremo di un utilizzo sregolamentato del territorio, contrappone una visione rigorosamente ambientalista e di intoccabilità. L'ha detto. È chiaro, chi non è d'accordo?
Il problema è che poi nei fatti, nei contenuti, non è così, perché nei contenuti si ottiene una sintesi che è alla fine né carne né pesce.
La nostra visione, invece, parte dal presupposto che la ricchezza principale del nostro territorio sia l'idroelettrico e su questo, mi spiace, ma a costo di essere noioso voglio ribadire e ripetere in qualunque circostanza che è estremamente importante che noi sappiamo usare questo "Oro blu". È stato definito anche il "Petrolio blu". "Petrolio" già suona male perché abbiamo dei retroterra culturali che lo demonizzano.
Ma, in definitiva, certi Paesi han fatto del petrolio la loro ricchezza, noi abbiamo qualcosa di fortunatamente, fortunatamente, sostenibile ed ecosostenibile, che è l'acqua, e questa è la nostra produzione, sono i nostri giacimenti, quindi dobbiamo saper gestire in modo sapiente, in modo sapiente e coraggioso questa risorsa. Risorsa che dev'essere garantita per le prossime generazioni, ma garantita sotto forma appunto di ricchezza, di una ricchezza sana.
Noi abbiamo approvato un Piano energetico regionale che diceva certe cose, noi oggi non possiamo approvare un Piano di tutela acque che, invece, va a correggersi, a correre ai ripari e a stendere un'aura di sospetto su un'attività produttiva così importante come l'idroelettrico.
Ricordo quindi che, ribadendo il fatto che il PEAR è in diretto collegamento con il Piano di tutela acque, dobbiamo considerare questo piano come strumento a servizio di una comunità e non il manifesto di una visione ideologica di dogmatismo ambientalista. All'ambientalismo noi preferiamo l'ambiente, come luogo d'incontro tra la società umana e la natura. Questa è la nostra visione, questa è la sola visione che riconosciamo come realistica.
Per tutto quanto premesso, anticipo un voto di astensione, ma garantisco il tifo più sfrenato per la cabina di regia, perché sappia fare in modo che uno strumento di pianificazione, anche coi suoi limiti, o con evidenti limiti, come effettivamente ho dichiarato, sappia essere uno strumento utile per una società e una comunità degna di definirsi civiltà.
Presidente - Consigliere Jordan, ne ha facoltà.
Jordan (UV) - La direttiva quadro sulle acque, come già è stato detto dai colleghi, ha introdotto nella legislazione europea un approccio innovativo, sia dal punto di vista ambientale che amministrativo e gestionale, per la risorsa in materia d'acqua.
In Italia, il processo di attuazione della direttiva prevede due livelli di pianificazione: una scala distrettuale con il Piano di gestione del fiume Po, e l'altra scala regionale, con i piani di tutela. Questi due livelli sono entrambi finalizzati alla valutazione delle strategie generali e al raggiungimento, com'è già stato detto, di obiettivi ambientali nei diversi settori.
Per quanto ci riguarda, i principi strategici dell'azione regionale nella pianificazione e nella gestione della tutela delle risorse idriche si basano su alcuni aspetti fondamentali, che è bene sottolineare. Mi scuserete se ripeto concetti già espressi.
L'acqua è tra i principali beni comuni ed è necessario che la programmazione di nuovi investimenti sia concertata con la comunità che vive e che opera sul territorio. L'acqua è il volano dell'economia nel territorio regionale, l'uso della risorsa deve coniugare tutela e valorizzazione economica sostenibile.
È necessario stabilire, ove possibile, nuove procedure di concessione, in particolare per l'uso idroelettrico, che includano processi di partecipazione territoriale, per meglio coniugare la valorizzazione economica in ottica pubblicistica della risorsa, con la tutela ambientale, con le ricadute socio-economiche per la collettività locale.
Rispetto agli obiettivi del Piano di tutela, vorrei sottolineare, tra quelli citati, qualche aspetto che ritengo importante.
È opportuno ricordare che il piano mira a garantire che le acque raggiungano un buono o, meglio, un elevato stato ecologico o chimico. Si vuole ottimizzare l'utilizzo dell'acqua riducendone il consumo idrico, riducendone gli sprechi - l'acqua per il consumo umano è l'utilizzo prioritario - ma anche promuovendo pratiche sostenibili nell'agricoltura, nell'industria e nei consumi domestici.
Si valorizza così l'elemento acqua, lo si fa e lo si deve fare in particolare per fini agricoli, per fini energetici, ma sempre in ottica di sostenibilità ambientale e di solidarietà sociale, un altro tema importante. In questo senso la revisione del deflusso minimo vitale e l'applicazione dei criteri di rischio ambientale sono passi concreti in questa direzione.
Infine, fra gli obiettivi, il coinvolgimento della comunità. Il processo di aggiornamento del PTA - e va dato atto all'Assessore e alle sue strutture - ha previsto una partecipazione pubblica attiva, coinvolgendo cittadini, imprese, istituzioni nel processo decisionale, così come il Consiglio regionale, che ha avuto modo - naturalmente chi ha avuto la voglia di farlo - di approfondire tutti i passaggi di questo piano.
L'Assessore, così come alcuni di voi, è entrato già nel merito delle proposte. Io vorrei soffermarmi solo su due aspetti.
Il primo: in un momento in cui la distanza tra la politica e i cittadini non è stata mai così ampia, questo piano dimostra che ci sono strumenti per favorire la partecipazione alle scelte pubbliche. Bisogna da un lato, e guardo l'Amministrazione, guardo la politica, avere la volontà, la forza e il coraggio di favorire la partecipazione pubblica in tanti settori e su tante scelte che facciamo; dall'altra, guardo ai cittadini: bisogna avere la voglia di confrontarsi, sono necessarie le conoscenze, bisogna avere il tempo di approfondire e bisogna farlo soprattutto in maniera costruttiva e senza preconcetti.
Questo piano ha come obiettivo proprio questo, mette a disposizione - e lo ha fatto durante la fase di definizione del piano, ma lo farà ancora di più nella sua fase di attuazione - informazione, diffusione delle conoscenze, partecipazione attiva, tutti strumenti che possono migliorare i sistemi di governance. Una governance nuova, aperta.
Il secondo aspetto: è già stato detto che il percorso è stato di tipo partecipativo, non si è avuta fretta di concludere l'approvazione del piano, al contrario, ma non abbiamo avuto neanche voglia di lasciare il piano nel cassetto, così come qualcuno forse voleva fare. Abbiamo voluto terminare questo percorso entro fine della legislatura.
Questo piano, è bene ricordare, è bene che si sappia, non è un documento integralista, come qualcuno vorrebbe che sia. Siamo consapevoli di quanto l'elemento acqua sia nello stesso tempo risorsa da valutare, da tutelare, da salvaguardare, da mantenere, ma anche che questa sia veramente risorsa nelle sue diverse applicazioni e, quindi, possa, anzi debba, essere valorizzata.
Non dobbiamo avere paura di parlare di valorizzazione dell'acqua, perché valorizzare non vuol dire sfruttare, valorizzare non vuol dire approfittare, arricchirsi, depauperare. Usiamo i termini con il significato che hanno e non solo sempre con accezioni negative.
Anche su questo la nostra Regione si conferma come un modello assolutamente virtuoso, e se ci sono situazioni di un non corretto utilizzo dell'acqua, queste devono essere poste sotto l'attenzione e verificate. Ma questo non vuol dire che sia così ovunque.
Vengo da esperienze di amministrazione dove tutela e valorizzazione dell'acqua sono state sempre considerate ai primi posti.
Valorizzazione. Penso all'acquedotto della Comunità montana Grand-Combin, il primo a essere turbinato, o, ancora, le centraline del nostro Comune: l'una che ci permette di non utilizzare i combustibili fossili, quindi avviando concretamente un percorso di riduzione delle emissioni, riducendo i combustibili fossili e permettendo il riscaldamento di tutte le strutture pubbliche; l'altra, più grande, anche in ottica federalista distribuisce utili anche ai Comuni sottostanti.
Questi esempi che ho citato dimostrano che la lungimiranza delle amministrazioni e l'importante ruolo dei privati ( con la loro presenza, seppur marginale) hanno assicurato una corretta gestione della risorsa, senza sfruttarla, senza (incomprensibile) eccessivamente.
È stato così definito un modello che, tra l'altro, si trova in parecchie altre realtà regionali, un modello d'integrazione tra il pubblico e il privato, il privato in quota residua, che considero molto virtuoso e che avrei voluto vedere applicato in tutto il territorio regionale; questo perché la componente pubblica è e dev'essere garanzia di corretto utilizzo, ma soprattutto perché le risorse che ne generano possono essere messe e devono essere messe a disposizione delle comunità, a favore delle collettività.
Concludo rassicurando anche coloro che vedono in questo piano uno strumento eccessivamente restrittivo.
Rendere efficiente l'utilizzo della risorsa acqua non significa dare restrizioni all'utilizzo agricolo, non significa dare restrizioni all'utilizzo industriale. Al contrario, significa assicurarne un migliore utilizzo, adottando pratiche e accorgimenti virtuosi, facendone così un bene collettivo, così com'è e come dev'essere, facendone così una risorsa ambientale, integrando così l'acqua nelle politiche ambientali che stiamo e vogliamo attuare, in cui crediamo.
Presidente - Consigliere Cretier, a lei la parola.
Cretier (FP-PD) - Intervengo sul Piano tutela delle acque anche per trovare un posizionamento intermedio tra le due posizioni, secondo me completamente estreme. Cercherò quindi di fare un'analisi del PTA, rispondendo anche ad alcune domande che sono uscite.
Il Piano tutela delle acque è un aggiornamento che passa nelle mani della politica, ma che ha un grande impatto: la sua importanza e la sua visione strategica sono trasversali e intergenerazionali.
La politica deve decidere, prima con la discussione e successivamente con la sua approvazione.
Il PTA ha un impatto e una visione strategica su tutte le risorse acqua esistenti sul territorio regionale, poiché essa è un bene pubblico, l'avete già detto in molti, è una risorsa per la comunità, ma a cascata, passatemi il termine, deve soddisfare non solo concetti normativi con le sue applicazioni, ma anche una visione strategica e pratica, dettando delle priorità specifiche, tra queste avete già menzionato: i fabbisogni per il consumo umano, quindi acque potabili controllate; la destinazione agricola per le colture che dipendono fortemente da apporti idrici e, direi, indispensabili alla loro sopravvivenza, ma questo concetto per me non vale per tutte le culture; la produzione di energia da fonte rinnovabile, qual è l'elemento acqua.
Il piano quindi non propone solo la mera gestione del perimetro della normativa europea e italiana, ma dà delle risposte ai cambiamenti climatici, alle attività umane, alla necessità del territorio, in una specifica visione locale e regionale, mettendo in conto anche le oscillazioni delle precipitazioni, le carenze di certe annate o le bombe d'acqua, che troppo spesso arrecano devastanti impatti sul territorio o sulle attività, qui in montagna ma anche, con l'espansione successiva, in Pianura Padana.
Il PTA non prende in carico solo il tema della quantità - come le fluttuazioni stagionali, le precipitazioni connesse - ma prende in considerazione anche l'elemento qualità, per l'uomo, per il suo consumo salubre, ma anche per gli allevamenti zootecnici, da cui dipendono tutte le produzioni di qualità dei nostri prodotti agroalimentari, poiché vi sono degli obblighi sanitari, ma anche legati alla disponibilità continua e al benessere animale.
Ruotano attorno al PTA molti enti, che hanno un impegno continuativo sul controllo delle aste torrentizie delle nostre vallate, sulle acque superficiali e sulle falde sotterranee. Ricordo, e qualcuno l'ha già fatto, che in certi Comuni le falde sono utilizzate per il consumo umano, quindi previo controllo sono dichiarate potabili, e necessitano quindi di sicurezza continua e garanzia di utilizzi per il consumo umano.
Oggi si conclude un iter piuttosto lungo ma necessario, iniziato nel 2016, arenatosi negli anni 2018-2020 per i motivi che tutti conosciamo, e ripreso in questa legislatura, prima in III Commissione, per poi chiuderlo, dopo molti passaggi e confronti, oggi.
Credo che il dossier sia uno dei più importanti da approvare e il suo spessore, in senso lato, ha avuto diverse versioni aggiornate, è tra i dossier che hanno avuto nel tempo un percorso lungo, tortuoso, ma oggi vede la sua fine. Sono stati un'evoluzione e un aggiornamento costanti nel tempo, ma una concertazione rispettosa delle parti e degli interessi, messi in risalto da molti, ha portato a una visione finale, quella odierna, strutturata per recepire quello che le norme di fatto contemplano.
Certo, qualcosa non è stato accolto. Evidentemente il PTA si è confrontato anche col Piano di gestione del distretto del fiume Po, entità al di sopra del territorio regionale (per intenderci al percorso della Dora), ma a cui siamo legati naturalmente, alla Pianura Padana.
Ci siamo allineati alle misure previste in un ampio comprensorio, ma non è una novità: già nel passato, riguardo alle zone vulnerabili ai nitrati, secondo la direttiva 676/1991 il riferimento era proprio il Piano di gestione del distretto del fiume Po, ancora prima del 2006.
La bozza, rivista molte volte, ha tenuto conto delle rivendicazioni dei singoli cittadini, di terzi, di associazioni, di produttori di energia, della Confindustria e degli enti locali, anche dello IAR e di comitati diversi di matrice ambientale o ambientalista, come preferite. Tutti ritengono importante e utile il dibattito sull'acqua, un bene prezioso, un elemento essenziale per la vita, innanzitutto.
Il frutto di cotanta discussione è l'importanza del PTA. Sul piano politico, dall'attenta e intensa attività che abbiamo portato al risultato finale che va in approvazione oggi, si evince una mediazione - come hanno già detto molti, la deve ricordare anche il collega Chatrian, Presidente di III Commissione - con la tecnica del bottom-up, ovvero attività che si sviluppa dal basso verso l'alto; proprio da queste proposte dei cittadini in senso generale, ma nel solco giuridico in cui è richiamato e sugli impatti del PTA e nel perimetro stabilito, svolge la sua funzione regolatrice, aggiornata e moderna.
Nelle risposte degli uffici sull'iter e sulle tante bozze disponibili sono evidenziate, ad esempio, le tematiche che non sono contemplate nel PTA o le relative ed eventuali deroghe, come i misuratori, e la non coerenza di alcuni argomenti, ad esempio delle squadre di vigilanza ambientale richieste da alcuni portatori d'interessi.
Un tema complesso, che nella storia valdostana dei diritti d'uso delle acque ha da sempre prodotto litigiosità e ricorsi, verbali e scritti, ma che nulla ha a che vedere col PTA. Tante dispute tra presidenti di consorzio, acquaioli e soggetti abusivi di diritto d'uso, con furti d'acqua e di diritti, che non mancano nei racconti tramandati dalla tradizione valdostana, orale e non.
Ho letto anche di diversi posizionamenti discutibili di parte, una presa di posizione che pretende di essere talvolta dominante. Che il ripristino naturale sia necessario nelle zone a destinazione naturalistica ha ragione di essere, ma laddove vi siano culture, ad esempio tutta la Bassa Valle e non solo, direi che sotto l'aspetto tecnico la visione dev'essere un'altra.
Gli apporti alluvionali sterili, spesso limo glaciale e sabbia fine, vanno eliminati per riprendere il livello del vecchio piano campagna e la produzione ottimale; lo si è fatto ogni qualvolta c'è stata un'alluvione.
Allo stesso modo, sarebbero opportuni lo scavo e la regolamentazione dell'alveo e dello scorrimento dell'acqua. Lo si sta facendo, ma in modo troppo limitato. Bisogna liberare l'alveo dal deposito del materiale, eliminando anche gli isolotti e i boschetti nati e cresciuti in mezzo al corso. I depositi in alveo non sono utili a regolare il deflusso delle acque: ogniqualvolta vi sia una sostenuta precipitazione il livello dell'acqua aumenta e, con esso, il rischio di allagare e far chiudere strade statali, strade dell'Envers e bloccare il traffico.
Il collega Planaz, con la sua attività, ne sa qualcosa.
Ho già ricordato più volte le attività che nel passato erano presenti a ogni ansa della Dora per l'estrazione di sabbia e per abbassare il livello dell'alveo. Alla fine, è evidente che bisogna trovare un bilanciamento tra la tutela dell'acqua e l'utilizzo della stessa nelle sue diverse forme, necessarie, utili, sostenibili e controllate, con una cabina di regia sulle risorse idriche e un monitoraggio costante.
La cabina di regia sarà il luogo preposto per la verifica in itinere, come citato dall'assessore Sapinet, con delle azioni e, se necessario, correzioni sulla governance partecipata, com'è ora, perché questo sarà il braccio operativo della proposta politica con l'approvazione del PTA 2030, garantendo la creazione di tavoli e osservatori.
Ma il braccio ha una testa pensante che ha ascoltato i portatori d'interessi e gli attori del settore, tutti coloro che hanno espresso un parere e un giudizio. I cambiamenti climatici sono evidenti, sia nel lungo periodo che in quelli più immediati e violenti. Oggi, domani e per le prossime generazioni faremo un passo avanti con l'approvazione del PTA.
Infine, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato.
Vorrei dire che mi rimane un solo dubbio, colleghi Consiglieri: se noi, donne e uomini, noi abitanti del pianeta Terra, e della Valle d'Aosta in particolare, possiamo modificare gli eventi a salvaguardia del futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Dagli ultimi eventi, guerre e inquinamento, direi che non possiamo incidere molto, ma dobbiamo provarci comunque anche attraverso il PTA, che voteremo come gruppo progressista. Gli stessi Progressisti che nel lontano 1990, a Champdepraz, hanno progettato una centralina comunale che ancora oggi apporta importanti benefici al bilancio del Comune di Champdepraz.
Presidente - Consigliere Lucianaz, ne ha facoltà.
Lucianaz (GM) - Cercherò di essere breve, solo per motivare il mio voto.
Le precipitazioni annuali non sono diminuite, sappiamo che si concentrano in periodi e in giorni in cui rischiano di fare grossi danni, però, almeno da quanto abbiamo appreso, non è la quantità annuale di acqua che precipita che manca. Il grosso problema è come trattenerla quest'acqua, come gestirla.
Io ricordo che quest'anno abbiamo avuto l'inondazione peggiore a Fontainemore, però l'anno scorso abbiamo avuto Cogne e Breuil-Cervinia più toccate.
Chi non si ricorda l'anno 2000, che ha visto coinvolta tutta la Valle d'Aosta, con danni ben peggiori di quanto abbiamo visto nei vent'anni successivi.
Ma qualcuno si ricorda anche le inondazioni del 1993, del 1995, del 1996, la Valsavaranche 1997, La Ruine di Morgex, il Clou-Neuf al Pont d'Avisod.
Non risalgo fino al 1957, perché quell'anno non c'ero ancora.
Le inondazioni in Valle d'Aosta però ci sono sempre state e danni ce ne saranno, purtroppo, sempre. Il problema è come riuscire a evitare danni possibili a persone e cose.
L'acqua non dovrebbe però diventare un terreno di scontro. Il mio timore è che la gestione dell'acqua - anche quella potabile, anche le tariffe, che ormai tutti i Valdostani ricevono - comincia a diventare un argomento di critica. Bisognerebbe almeno motivarle, giustificare questi costi, perché altrimenti rischiamo che il bene prezioso dell'acqua venga poi in qualche modo visto come un costo, un costo mal gestito.
Il collega Aggravi ha parlato dei consorzi. Giustamente i consorzi sono stati i guardiani delle nostre acque per secoli. A mio avviso, l'abbiamo già detto in quest'aula, l'ente pubblico dovrebbe tutelare e aiutare maggiormente i consorzi. Qui, invece, assistiamo a una centralizzazione anche di questa risorsa.
Faccio qualche esempio. L'anno scorso per chiedere di diminuire l'acqua nel torrente Buthier, perché erano in corso delle ricerche, hanno dovuto chiamare Roma, perché se non si chiama Roma non è consentito diminuire le quantità immesse.
È in discussione il bilancio e uno degli articoli che abbiamo proprio motivato lunedì è stato quello dei misuratori sul torrente di Comboè e su altri torrenti e assi torrentizi sicuramente secondari, però l'impressione è che si voglia regolare addirittura la quantità di acqua anche nei piccoli corsi d'acqua.
Chi dirigerà, chi deciderà la quantità di acqua? La dirigenza regionale. La cosa a me preoccupa.
Di chi è l'acqua? I Valdostani per secoli si sono battuti per essere proprietari delle acque, sapete tutti bene qual è la storia valdostana, e adesso mi chiedo chi è, chi sarà il padrone delle acque: l'Europa, la Regione autonoma, gli uffici regionali? O ci sarà ancora sempre la possibilità di gestire questa risorsa a seconda delle necessità che si presenteranno volta per volta?
Assolutamente scordiamoci di poter gestire la risorsa acqua come se fosse un idrocarburo o un'altra risorsa che si può gestire a piacimento. Cerchiamo di utilizzarla nel modo migliore.
Non voterò, non sosterrò questa delibera, in particolare il punto 3, che non mi soddisfa assolutamente, dove si dice che, come anche il collega Chatrian ha avuto la bontà di affermare, questa è una cornice. Si sta programmando, ma poi la ciccia arriverà con le delibere.
Io questo contenitore - che, così, a scatola chiusa, diamo nelle mani della dirigenza regionale, per quanto siano competenti e capaci i funzionari della Regione - non posso sostenerlo. La programmazione sta bene, ma qui abbiamo fatto un ottimo lavoro di analisi e di sintesi, non si capisce bene in quale direzione si voglia andare. Almeno, questa è la mia lettura.
Voto di astensione, quindi.
Presidente - Consigliere Marquis, a lei la parola.
Marquis (FI) - Alcune considerazioni su questo importante tema che è stato posto all'ordine del giorno.
È sicuramente una questione importantissima il Piano della tutela delle acque per la Valle d'Aosta e per tutti i Valdostani. Tutti sappiamo quanto siamo legati al tema delle acque: le acque sono state da sempre rivendicate nel nostro percorso dell'autonomia, da livello pre-statutario a oggi, una rivendicazione per la loro valorizzazione sotto tutti i profili, compreso e soprattutto quello energetico. Noi abbiamo una visione sicuramente liberale sul tema, ma una visione che è improntata alla sostenibilità a 360 gradi, in senso lato.
Per noi l'acqua è una ricchezza, una ricchezza in senso ampio, una ricchezza sotto il profilo ambientale, paesaggistico, una ricchezza che va valorizzata, e dobbiamo fotografare la situazione attuale. Questa ricchezza sta dando un grosso contributo anche all'alimentazione del bilancio regionale per una serie di vicissitudini. Sappiamo tutti quanto siano gli utili della valorizzazione dell'acqua che vengono messi a disposizione della nostra Regione.
Sicuramente siamo chiamati a delle grandi sfide, delle sfide imposte dal cambiamento climatico e, quindi, da una rapida evoluzione della normativa a livello sovraordinato a quello regionale, alla quale dobbiamo adeguarci, calando la situazione ovviamente nella nostra realtà. Una realtà di montagna che, a differenza di altre realtà, ha una grandissima ricchezza di questa preziosa risorsa. È il bene che garantisce alla Valle d'Aosta la maggiore identità del cittadino.
Siamo chiamati però, in funzione di queste sfide, a un approccio culturale nuovo, bisogna ottimizzare la gestione di questa preziosa risorsa, risorsa che innanzitutto viene impiegata a livello umano, poi agricolo, poi ai fini di valorizzazione energetica. In tutti questi ambiti abbiamo la necessità di procedere a una gestione più razionale rispetto a quella che è stata attuata sino a oggi.
Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un articolo sulla stampa nazionale dove veniva data evidenza di qual è la situazione della gestione delle acque a livello anche dei singoli Stati, e rappresentava la situazione generale in Italia, una situazione più difficile rispetto ad altre realtà. Abbiamo delle grosse irrazionalità gestionali, soprattutto per quanto concerne l'utilizzo a uso umano, e qui credo che ci sia tanto da fare.
Sicuramente il documento che è stato presentato è un documento programmatorio, una cornice, com'è stata definita, all'interno della quale poi dovranno trovare, per dare attuazione a questi contenuti, tutta una serie di delibere della Giunta regionale e dei provvedimenti dirigenziali, per mettere a terra gli effetti di quanto è stato varato con quest'iniziativa.
Un'iniziativa che, com'è stato ben detto da chi è intervenuto, è partita dal 2016 - poi per tutta una serie di ragioni ha avuto dei rallentamenti, per le instabilità che ci sono state - e che oggi viene portata all'attenzione di questo Consiglio.
È sicuramente un documento di sintesi delle istanze dei vari portatori d'interessi, hanno confluito tante osservazioni e tanti contributi per predisporre questo documento. Essendo quindi un documento di mediazione, è un documento che richiederà poi la definizione di queste mediazioni con le singole delibere che verranno adottate.
Ho apprezzato anche quanto è stato detto prima dal Presidente della Commissione: "Bisognerà che anche nella successiva fase ci sia un contributo della politica". Mi ha fatto riflettere questa considerazione, giustamente, perché significa che il piano è una cornice alla quale la politica non è riuscita a dare proprio tutte le risposte necessarie. Bisogna introdursi ancora, successivamente, nei momenti che in genere sono deputati alla parte più amministrativa e anche dirigenziale per poter dirimere le questioni che saranno da affrontare e che non hanno potuto essere affrontate in questa fase, a monte.
Mi auguro anch'io e auspico, a nome del gruppo, che chi dovrà dare attuazione a questo piano possa cogliere quest'esigenza e questa sensibilità per far partecipare la politica alle scelte che dovranno essere ancora fatte nell'interesse collettivo della salvaguardia degli interessi comunitari.
Per quanto ci riguarda, apprezziamo il lavoro che è stato messo in campo, anche tutto il lavoro che hanno fatto i dirigenti per mettere insieme la situazione di analisi del contesto, non solo la descrizione quantitativa ma anche qualitativa di tutto quello che è la risorsa acqua.
Tenuto conto però che, per dare attuazione, ci sarà ancora da avere tutto questo quadro di riferimento che discenderà dall'approvazione di questo, per quanto ci riguarda, pur apprezzando il lavoro che è stato fatto, il nostro voto sarà di astensione.
Presidente - Consigliera Erika Guichardaz.
Guichardaz E. (PCP) - Aggiungo solo alcuni elementi a quanto già ha esplicitato la collega Minelli. Sicuramente apprezziamo che arrivi in aula il Piano, perché ce n'era assolutamente bisogno, e apprezziamo anche l'iter con cui è stato portato avanti, perché sicuramente il fatto che ci sia stata una grande partecipazione, e in qualche modo le osservazioni sono tutte state commentate; magari rispetto all'esito di quei commenti abbiamo una visione diversa, perché li ritenevamo importanti sicuramente da modificare il piano, cosa che in gran parte non è avvenuta, ma almeno il fatto di aver avuto delle risposte in qualche modo è stato, secondo me, un passaggio fondamentale e importante.
Come per il Piano dei rifiuti, anche nel Piano di tutela delle acque ci sono però alcune criticità che, secondo noi, dovevano essere affrontate. Ad esempio, quella dell'applicazione delle norme anche alle vecchie concessioni, perché purtroppo - basta chiedere -sappiamo bene da quanti anni in Valle d'Aosta, le sperimentazioni vengono portate avanti: non sono più quindi delle sperimentazioni e, in quel senso, molto probabilmente, un passaggio più rilevante poteva essere fatto.
Anche rispetto al deflusso ecologico abbiamo posizioni diverse: ci siamo ampiamente confrontati anche in Commissione con l'ingegner Rocco e anche sotto questo punto di vista sicuramente è uno degli elementi che vediamo in maniera deficitaria rispetto al piano che stiamo andando ad approvare.
Si è poi parlato - e ne parlerà poi la collega presentando l'ordine del giorno - della cabina di regia, quindi del fatto di coinvolgere nella cabina di regia anche le associazioni ambientaliste, come nei vari tavoli tecnici.
Lo dico perché nel 2022, quando c'è stata la crisi idrica, è stato messo in piedi l'Osservatorio regionale sulla crisi idrica e poi, se noi andiamo a vedere cos'ha fatto l'Osservatorio in questi anni, ci rendiamo conto che, almeno da quello che appare sul sito e dalle informazioni che ho richiesto, ad esempio, rispetto alla questione del lago di Leysser, che sicuramente sarà oggetto poi di future mie iniziative, rispetto all'Osservatorio l'ultimo verbale che vediamo all'interno del sito del Consiglio regionale è del 21 settembre 2023. O quindi c'è un problema di aggiornamento del sito, o evidentemente quell'Osservatorio ha un po' smesso di funzionare.
Sicuramente quindi, come dicevo, è importante che vada in approvazione, saranno importanti le delibere applicative, ma sarà altrettanto importante cercare di prendere in considerazione la voce di tutte quelle persone che sono intorno a quel tavolo, perché l'acqua è un bene di tutti, lo sappiamo bene, e tutelarla è un dovere che non solo noi, ma anche i cittadini, hanno. Lo hanno rappresentato anche i colleghi prima di me: sappiamo bene nel mondo agricolo quante volte, anche solo per l'orario in cui dover andare a prendere l'acqua, ci sono state discussioni piuttosto accese all'interno dei nostri villaggi.
Sotto questo punto di vista quindi non possiamo che essere d'accordo sul fatto che si vada in approvazione. Come dicevo, rimangono ancora diversi punti che avremmo voluto già inseriti in questo piano, che non ci sono, e che quindi non ci permetteranno di votare il piano.
Presidente - Assessore Carrel, ne ha facoltà.
Carrel (PA) - Come giustamente avete più volte citato nelle vostre dichiarazioni, il ruolo dell'agricoltura in questo PTA è un ruolo che è sicuramente importante e tengo dunque, in questa mia breve relazione, a sottolineare le interazioni tra il PTA 2030 e l'agricoltura, che si sviluppano su diversi fronti.
In primis, la qualità delle acque, perché il PTA 2030 individua l'agricoltura come uno degli attori che influiscono sugli aspetti "quali"- e "quantitativi" delle acque, e prevede delle misure specifiche per ridurre i potenziali impatti negativi dovuti al dilavamento dei terreni agricoli. Queste misure, appunto, includono: l'applicazione di pratiche agricole a basso impatto ambientale; la promozione dell'agricoltura biologica (sulla quale stiamo lavorando); la corretta gestione dei fertilizzanti e dei pesticidi; la creazione di fasce tampone per proteggere i corpi idrici dal ruscellamento agricolo.
Ma vi è anche un altro tema che è fondamentale: la gestione quantitativa delle risorse idriche e irrigazione. Il PTA 2030 affronta anche il tema dell'utilizzo delle risorse idriche per l'irrigazione, con l'obiettivo di promuovere un uso efficiente e sostenibile. Le misure in questo ambito comprendono: l'efficientamento dei metodi di trasporto dell'acqua e delle tecniche di irrigazione; la verifica e assicurazione degli effettivi fabbisogni irrigui; l'installazione di misuratori per quantificare i volumi d'acqua prelevati per l'irrigazione, questo è un tema che ha sottolineato il consigliere Lucianaz, ma torneremo in seguito.
Vi sono poi le misure agroambientali e lo sviluppo rurale. Il PTA 2030 si integra con gli strumenti di programmazione dello sviluppo rurale per promuovere pratiche agricole sostenibili e rispettose dell'ambiente. In questo contesto un ruolo importante è svolto dalle misure agroambientali, che prevedono incentivi economici per gli agricoltori che adottano volontariamente pratiche agricole a favore della tutela delle risorse idriche e della biodiversità.
Le misure di sviluppo rurale rilevanti includono: i pagamenti agro-climatico-ambientali, per promuovere pratiche agricole a basso impatto; il sostegno all'agricoltura biologica; incentivi per la produzione integrata.
La ricerca e la conoscenza: il PTA 2030 sottolinea l'importanza della ricerca e della conoscenza per migliorare la comprensione delle interazioni tra agricoltura e risorse idriche e per sviluppare pratiche agricole sempre più sostenibili. Io credo che il mondo agricolo abbia realmente bisogno di queste informazioni, per poter anche far valere le proprie ragioni.
In primis, e l'ho sentito dire da più colleghi, vi è l'uso potabile, ma in seconda battuta vi deve essere l'uso agricolo, per la tutela del paesaggio, per la valorizzazione del nostro ambiente e per la valorizzazione delle imprese che lavorano il nostro territorio, come le imprese agricole.
In quest'ottica sono previste azioni per monitorare l'impatto delle pratiche agricole sulla qualità delle acque, valutare l'efficacia delle misure agroambientali e sviluppare modelli per la gestione sostenibile delle risorse idriche in agricoltura.
È importante sottolineare il ruolo dell'ufficio Consorzi di miglioramento fondiario del dipartimento Agricoltura, di discussione all'interno del PTA e di adeguamento del PTA. L'adeguamento al PTA 2006, infatti, è un'attività che gli uffici competenti dei Lavori Pubblici stanno portando avanti da diversi anni e hanno coinvolto nel tempo anche personale incardinato presso le strutture del dipartimento Agricoltura. Tale lavoro ha previsto aggiornamento di tabelle, riferimenti normativi e relazioni descrittive.
Nel PTA sono riportate, tra le altre, le misure presenti nel CSR, che contribuiscono all'attenuazione dei rischi d'inquinamento delle acque da parte dell'agricoltura.
Nell'ambito delle misure di attuazione, è di particolare interesse per il settore agricolo il seguente articolo 21, e mi riferisco appunto a quanto evidenziato dal collega Lucianaz. In sostanza, l'articolo prevede l'obbligo di dotazione di misuratore della portata per tutti i punti di prelievo, indipendentemente dall'uso. Gli uffici competenti hanno chiesto l'inserimento del quarto comma, che prevede la possibilità di derogare a tale disposizione per i prelievi irrigui destinati all'irrigazione collettiva.
Su questo punto, la discussione con la struttura Demanio idrico si protrae da anni e credo che sia importante essere riusciti a far passare la posizione per cui non è necessario per tutti la dotazione di misuratore, proprio in virtù anche delle linee guida approvate con decreto ministeriale del 31 luglio 2015.
Il punto 3.2.1 prevede che: "In accordo con le autorità di distretto, le Regioni prevedano l'obbligo di misurazione dei volumi almeno per i prelievi e le restituzioni di portata uguale o superiore a un modulo (100 litri al secondo medi continui). Le Regioni potranno prevedere, su richiesta delle autorità di distretto, un valore diverso per tale soglia, o più valori differenziati".
Sulla base di questi presupposti si era basata la delibera di Giunta regionale n. 1826 del 30 dicembre 2016. Su tale principio non si ritiene sensato tornare indietro, stante la situazione dei Consorzi di miglioramento fondiario, che fanno fronte a diverse situazioni di criticità, e la pressoché assenza, allo stato attuale, dei misuratori di portata.
La versione precedente del PTA, nel 2006, riportava invece l'obbligo senza prevedere alcuna possibilità derogatoria. Io quindi credo che anche su questo un passo in avanti sia stato fatto.
Permettetemi, in conclusione, di andare a riprendere un po' gli interventi che sono stati fatti, per quanto compete ovviamente al dipartimento Agricoltura.
Io è da cinque anni che in questo Consiglio - anche con il consigliere Rollandin, in primis - parlo di acqua sotto diversi punti di vista e credo che, insieme al consigliere Di Marco, anche come movimento, ci siamo occupati della gestione dell'acqua a più riprese.
Ma dal punto di vista dell'attività dell'Assessorato all'Agricoltura, insieme al collega Sapinet, abbiamo instaurato un rapporto collaborativo anche attraverso il tavolo delle risorse idriche, che era uno degli obiettivi che abbiamo portato appunto all'attenzione di questo governo, con la nostra entrata al governo, e sulla quale credo che dobbiamo continuare a lavorare anche in futuro perché la prospettiva, quindi sicuramente anche quella di studiare dei bacini, studiare delle aree idonee a ospitare dei bacini - sia per l'uso agricolo, sia per tutti gli altri usi - sia una prospettiva di medio-lungo termine, sulla quale è opportuno continuare a lavorare.
Su questo, Pour l'Autonomie ha sempre voluto portare l'attenzione, prima dall'opposizione e poi dalla maggioranza, ma ha continuato a lavorare proprio con la massima attenzione.
Per quanto riguarda i Consorzi di miglioramento fondiario, credo che tanto sia stato fatto e altrettanto rimanga da fare.
Sicuramente, collega Aggravi, i Consorzi di miglioramento fondiario di secondo livello, essi sono la sfida del domani. Abbiamo già un disegno di legge, una bozza di disegno di legge praticamente pronta, che sta analizzando l'ufficio legislativo. Non credo che arriverà in discussione entro il termine della legislatura, perché, correttamente, la legislatura ormai è agli sgoccioli.
È quindi un tema veramente di una portata importante, che deve essere analizzato con calma e con prospettiva, ma è un tema che è attenzionato dal dipartimento e sul quale, appunto, abbiamo già una bozza di disegno di legge.
Abbiamo però in questi anni aumentato drasticamente le risorse per sostituire gli impianti idrici dei nostri consorzi, spesso messi in difficoltà anche perché vetusti, anche perché la manutenzione è sempre più difficile. Abbiamo modificato le delibere per gli investimenti, passando da una cifra di importo pari a 75.000 euro oggi innalzata a 200.000 euro, con un finanziamento al 90%, che può essere innalzata addirittura a 400.000 euro, laddove i consorzi trovino degli accordi per fare degli investimenti insieme. Questo è il primo step per andare verso i consorzi di secondo livello.
Credo fermamente che l'azione del dipartimento, l'azione politica, debba basarsi sul ruolo centrale che hanno i consorzi, ponendosi come interrogazione, quindi come domanda, quella che è la domanda che cerco di porre spesso e volentieri anche ai presidenti dei consorzi e ai direttivi dei consorzi, laddove sono ancora attivi: "Come possiamo gestire meglio il nostro territorio con le sue mille difficoltà, con queste risorse umane?" Perché io è da qui che dovrei partire.
Quali sono quindi le risorse umane che possiamo mettere in campo per gestire al meglio il nostro territorio? 161 consorzi sono idonei, sono appropriati per un territorio come il nostro? Sono troppi? Ne mancano? Dobbiamo interrogarci su questo. Sicuramente credo che dobbiamo iniziare una discussione, che è una discussione che traguarderà sicuramente questa legislatura, ma sulla quale, come dipartimento, abbiamo cercato di muovere i primi passi e di dare le prime risposte.
In ultimo, ma non per ultimo sicuramente, l'ufficio Consorzi sta lavorando da diversi mesi ed è in chiusura il bando SIGRIA, che permette poi di andare a registrare l'utilizzo irriguo dell'acqua, quindi quanta acqua usiamo per l'irrigazione nei nostri prati, quanta acqua usiamo per tutte le nostre colture.
Io credo che questa sia la sfida del futuro, non per poter controllare, ma per poter dare una visione reale della situazione, partendo dal presupposto che l'agricoltura e l'agricoltore devono stare al centro della visione della Valle d'Aosta del domani e del paesaggio della nostra regione.
Presidente - Chiudiamo, se non ci sono altri interventi, la discussione generale.
Discussione generale chiusa... Per il governo replica l'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - Una considerazione in replica ai colleghi, che ringrazio, tutti, per gli interventi. Ho notato, anche con piacere, che è stato riconosciuto come un processo che ha voluto essere, o almeno cercare, una condivisione e stimolare la partecipazione. Le varie sensibilità che oggi si sono espresse dimostrano quanto sia importante il lavoro fatto.
Poi lo sapevamo, il collega Chatrian l'ha anche detto nel suo intervento, questo è un punto di equilibrio, per qualcuno è troppo, per altri è troppo poco. È chiaro che il lavoro è quello di trovare il giusto compromesso.
A livello di metodo rassicuriamo che sarà così anche nella fase attuativa, o almeno per quanto di nostra competenza o per quanto nelle nostre possibilità, visto che siamo a fine legislatura, ma si lascia anche un'eredità. Lo ricordiamo a tutti, non possiamo ritenere... e quando dico tutte dico tutte le sensibilità: la parte ambientalista, i referenti, i rappresentanti del settore idroelettrico... perché non possiamo ritenere che un processo sia partecipato solo quando vogliamo che si tenga conto esclusivamente delle nostre istanze. Questo è importante perché per certi versi si è avuta l'impressione di aver ascoltato troppo qualcuno e troppo poco qualcun altro, ma non è così.
Si è tenuto conto delle istanze e i tavoli, i confronti, formali e informali, sono stati fatti e così saranno fatti, con questo PTA che, come si è detto, è punto di arrivo per certi versi, ma anche punto di partenza.
Venendo ad alcune sollecitazioni, per quel che riguarda la collega Minelli, sulle regole del flusso ecologico abbiamo fatto anche delle verifiche, ma si applicano anche alle concessioni in corso, così da vent'anni. Regole quindi applicabili.
Per quanto riguarda le considerazioni sul PTA del collega Aggravi, il PTA si dedica principalmente alla tutela, tenendo presente, come abbiamo detto, le esigenze economiche e coniugando sviluppo sostenibile, gestione del territorio e governance della risorsa idrica. È senz'altro compito del governo valorizzare, anche attraverso il PTA, l'utilizzo, in tutte le sue declinazioni, di questa risorsa.
Molti hanno citato il PEAR, ma il PEAR, è stato un lavoro portato avanti tenendo conto di quelle che erano e di quelle che sono le esigenze del PTA. Un lavoro quindi in parallelo.
Relativamente alle opere di difesa, di presa, di interventi sui nostri corsi d'acqua, che citava il collega Distort, la direttiva acque 152/2006 le definisce prioritarie, ma vanno realizzate sempre più con criteri che attenzionino gli inserimenti nei contesti naturali. E così è.
Relativamente alle nuove derivazioni o alle concessioni di varianti, ricordiamo che queste possono essere concesse nei limiti imposti dalla direttiva, tant'è vero che, in seguito all'adozione della nuova direttiva, sono state rilasciate nuove concessioni. concessioni che vengono rilasciate avendo cura di salvaguardare il livello di qualità ambientale del corso d'acqua, così come certificato dal monitoraggio portato avanti dall'ARPA. Ovviamente, già nel secolo scorso le aste torrentizie più appetibili sono, sotto questo aspetto, state oggetto di derivazione.
Molti colleghi hanno fatto riferimento ai Consorzi di miglioramento fondiario e all'aspetto irriguo della risorsa d'acqua, un sistema su cui sicuramente occorre intervenire e che è sempre stato al centro dell'azione di governo. Bene ha fatto il collega Carrel a ricordarlo.
Ricordo anche il passaggio, definirei quasi drammatico, della crisi idrica del 2022. Bene ha fatto il collega a fare il passaggio sui misuratori. Per rispondere, collega Lucianaz, ne abbiamo parlato in II Commissione lunedì, sui misuratori si è avviata una sperimentazione, che sembra funzionare, sul torrente Saint-Barthélemy, un torrente particolarmente delicato sotto vari punti di vista. Sperimentazione che poi è stata avviata anche sul torrente Chalamy, sperimentazione che dev'essere anche e soprattutto a tutela dei Consorzi di miglioramento fondiario.
Ricordavano i colleghi che il territorio valdostano è stato nei secoli plasmato dall'attività antropica e di questo credo che si sia tenuto conto, senza nulla togliere al rispetto della biodiversità. Come si è detto, è un punto di equilibrio questo PTA, che vuole, che deve e che dovrà - perché, come detto, il percorso è appena avviato - ascoltare tutti.
Una risorsa importante in un territorio fragile. Citavo la crisi idrica del 2022, crisi idrica che ha poi generato la necessità e l'istituzione dell'Osservatorio, che era appunto nato per una crisi idrica. Verificheremo i caricamenti dei verbali, ma poi negli anni successivi i problemi sono stati altri. Abbiamo fronteggiato e stiamo fronteggiando... siamo a circa 60 giorni di distanza da un altro evento alluvionale del 2025, che ha fatto seguito a quello del 2024. Ebbene, ecco che un'ampia parte del piano riflette e dà indicazioni precise, con un piano operativo anche in riferimento alle opere di difesa.
A questo punto preciso che il Piano rischio alluvione e il Piano di gestione dell'autorità del bacino del Po sono a cascata con il nostro Piano di tutela delle acque.
Un Osservatorio che quindi sicuramente si è riunito con meno frequenza rispetto ai primi anni, ma era un Osservatorio appunto nato su una crisi. Ho fatto l'esempio dell'Osservatorio dei rifiuti, che sta lavorando dalla sua istituzione e che ha, invece, un andamento assolutamente più regolare.
Venendo alla risposta, colgo l'occasione, così non interverrò dopo, in merito all'ordine del giorno.
L'abbiamo detto, l'hanno detto anche molti colleghi: da domani prende il via il momento dell'attuazione. L'articolo 43 delle norme tecniche - lo vedete nell'ampia documentazione della quale avete preso visione - prevede già con forza questi strumenti di governance che, come evidenziato anche nel dibattito, sono stati ampiamente già utilizzati nella fase propedeutica all'approvazione e lo saranno nella fase successiva.
Questo punto di partenza, lo ripeto, si fonderà sicuramente su questi presupposti, perché il confronto è lo strumento principe per raggiungere gli obiettivi e gli obiettivi previsti.
Il lavoro sul Piano tutela delle acque non si è mai fermato, tant'è che abbiamo costantemente aggiornato il piano di gestione del distretto idrologico del fiume Po e continuiamo a lavorare sui vari temi e sui vari tavoli. Di conseguenza, ci ritroviamo nella richiesta che avremmo comunque già portato avanti. La collega chiede anche una rapida attivazione: si farà il possibile, ovviamente con le risorse, con la forza lavoro a disposizione.
Ci si trova d'accordo sull'impegnativa e, pertanto, annuncio il voto favorevole, concludendo il mio intervento e ringraziando nuovamente tutti: la struttura che ho ricordato nel primo intervento, e i colleghi, per il lavoro fatto nelle commissioni in tutti questi anni e per gli interventi costruttivi, propositivi, che abbiamo ascoltato oggi.
Presidente - La replica è stata fatta, ricordo che abbiamo un ordine del giorno. Passiamo all'ordine del giorno.
Ordine del giorno di PCP. Per illustrare l'ordine del giorno, la consigliera Minelli ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Credo che faremo veloci perché l'Assessore, in pratica, ha in parte illustrato il testo dell'ordine del giorno che abbiamo presentato e che prende le mosse, diciamo così, dall'esame che abbiamo fatto dell'articolo 43, che prevede appunto questa cabina di regia e il coinvolgimento, oltre che dei soggetti pubblici, anche di tutti i vari portatori d'interessi, dicendo cose che a nostro avviso sono importanti.
Si dice che questa cabina di regia "Sarà attivata sul tema delle risorse idriche, nell'attuazione delle pertinenti politiche regionali" e poi dice anche che "Sarà attivata su specifiche e prioritarie tematiche, in relazione alle problematiche d'integrazione delle diverse politiche settoriali regionali con la gestione delle risorse idriche e in relazione al coordinamento dei soggetti che operano sul territorio".
Ovviamente, questo dovrà essere disciplinato da una delibera di Giunta.
L'impegno che quindi noi abbiamo proposto - e accolgo con favore l'informazione che verrà accolto - è a prevedere sia la rapida attivazione, come diceva l'Assessore, della cabina di regia che è prevista da questo articolo, con la partecipazione di tutti i portatori d'interessi, ma anche a prevedere il coinvolgimento di questi stessi soggetti in altri tavoli e organismi che sono esistenti, o che dovranno essere messi in piedi, e che si occupano sia di governance che di monitoraggio delle acque.
Non ho citato nell'impegnativa, per esempio - ma ne ha parlato anche l'Assessore - l'Osservatorio sulla crisi idrica, che si era costituito proprio in relazione al problema contingente del 2022 legato a una situazione molto grave. Rilevo che sul sito l'ultimo verbale è del 21 settembre del 2023, quindi se poi l'Osservatorio ha continuato a riunirsi non ne è stata data un'informazione precisa; sarebbe però importante che i vari soggetti interessati potessero partecipare anche a un organismo come quello, perché è vero che la situazione nel frattempo è migliorata - quest'anno poi è piovuto tanto e il problema dell'assenza di acqua non dovremmo averlo lungo l'estate - però sappiamo benissimo che il problema della disponibilità dell'acqua in generale potrà essere critico nel tempo futuro e, quindi, anche questo sarebbe importante.
Faccio una piccola chiosa. L'Assessore ha anche detto che l'Osservatorio dei rifiuti si riunisce in maniera puntuale e regolare. Sì, adesso, ricordo che abbiamo fatto in passato moltissime sollecitazioni in questo senso e avevamo anche evidenziato da quando era stato fermo a quando poi è ripartito.
Sulla questione del deflusso ecologico, l'Assessore mi dice che si applica anche alle concessioni in corso. Attenzione, io rilevo questa cosa: che l'applicazione delle nuove norme - quelle che adesso saranno varate con il PTA - si applicherà alle nuove concessioni e ai rinnovi, e ai rinnovi solo per le piccole, sono escluse le grandi derivazioni idroelettriche.
Tutti gli altri impianti continueranno a operare con le vecchie regole, ed è per quello che ho fatto l'osservazione che l'applicazione del piano è in qualche modo rimandata per gli impianti che non devono essere rinnovati. Quelli che hanno concessioni in essere che non hanno bisogno di revisione vanno avanti con le vecchie norme.
Noi riteniamo che questo non sia corretto, perché sappiamo che in altre Regioni si fa diversamente.
Presidente - Il governo è già intervenuto. Altri gruppi?
Consigliere Distort.
Distort (LEGA VDA) - Solo per esprimere il posizionamento del nostro gruppo riguardo ai contenuti di quest'ordine del giorno.
Ribadiamo il fatto che uno strumento di pianificazione deve prevedere un'attività di adeguamento nel tempo, perché la realtà è più mutevole di quanto la si possa prevedere. Questo definisce l'importanza della cabina di regia, che noi ribadiamo, sottolineiamo; è già stato detto nel nostro intervento generale sul PTA.
È chiaro che, come sempre, est modus in rebus: la presenza, la partecipazione e, di conseguenza, la capacità decisionale, o comunque di indirizzare le scelte, della cabina di regia deve avvenire nella maniera più rappresentativa possibile e chiaramente, quindi, completa ed equilibrata.
Penso che sia questo l'intendimento dell'impegnativa e, nel caso, chiaramente, trova in noi l'accordo.
In sintesi quindi, come dice Gandalf ne "Il Signore degli anelli": "Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare con il tempo che ci viene dato". Si tratta quindi di capire e di decidere cosa e come agire, ed è esattamente in questa linea che noi riteniamo non solo ogni nostra azione quotidiana, ma anche ogni azione che prevede un orientamento per il futuro.
Presidente - Possiamo mettere in votazione l'ordine del giorno. Votazione aperta.
Tutti hanno votato? Votazione chiusa.
Presenti. Votanti e favorevoli: 34
L'ordine del giorno è approvato all'unanimità.
Passiamo ora al voto sull'atto, sul PTA e gli allegati, allegati compresi.
Mettiamo in votazione l'atto e gli allegati. Votazione aperta. Votazione chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 19
Favorevoli: 19
Astenuti: 15 (Aggravi, Baccega, Brunod, Distort, Foudraz, Ganis, Guichardaz Erika, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Minelli, Perron, Planaz e Restano).
