Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4760 del 4 giugno 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4760/XVI - D.L. n. 186: "Disposizioni per il riuso di edifici esistenti finalizzato all'alloggio del personale di imprese alberghiere, commerciali o esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande attive sul territorio regionale, nonché di altre attività strettamente correlate al settore turistico. Modificazioni alle leggi regionali 6 luglio 1984, n. 33, e 4 settembre 2001, n. 19." (Approvazione di un ordine del giorno).

Bertin (Presidente) - Riprendiamo il Consiglio, invito i Consiglieri a prendere posto.

Punto n. 5.01.

Il disegno di legge n. 186 è composto da 12 articoli; sono stati depositati sei emendamenti da parte del gruppo PCP ed è stato depositato un ordine del giorno del gruppo Rassemblement.

Relatore per la III Commissione è il consigliere Chatrian, per la IV Commissione il relatore è il consigliere Jordan.

Si è prenotato il consigliere Chatrian per illustrare la relazione. Ne ha facoltà.

Chatrian (UV) ? Permettez-moi de faire quelques considérations avant d'illustrer la relation sur le dessin de loi n° 186. Dans les derniers mois, nous avons approuvé, à l'intérieur de ce Conseil, différentes lois, différents actes et je voulais, ensemble à vous, les mettre en évidence, parce qu'on a voulu absolument promouvoir le territoire valdôtain.

Donc, on a bien décidé d'organiser (et bien organisé) la Coupe du Monde de ski de fond à Cogne, d'organiser une excellente compétition à La Thuile (Coupe du Monde de ski alpin); on a voulu approuver une loi pour mieux infrastructurer Saint-Barthélemy, pour le fait qu'on a l'envie de bien organiser les championnats de ski de fond italiens l'année prochaine.

Il y a quelques jours, on a eu l'occasion de faire voir au monde entier - nous pouvons le dire -, l'environnement, le territoire valdôtain à niveau international grâce au Giro d'Italia, grâce aux deux étapes qu'on avait chez nous: on a eu la possibilité de faire voir le Col Tzecore, le Col Saint Pantaléon, le Col du Joux, l'arrivée à Champoluc, pour après démarrer le départ à Verrès.

Après cela, toujours il y a quelques mois, on a approuvé une autre grande compétition, toujours à La Thuile, liée à la mountain-bike pour la World Cup.

J'ai voulu mettre en évidence les derniers actes, les dernières lois qu'on a approuvées comme Conseil. Et excusez-moi encore quelques secondes pour mettre en évidence dans les dernières cinq années le fait d'avoir voulu programmer, planifier le renouvellement des remontées mécaniques dans les stations les plus importantes dans notre vallée: à Pila, à La Thuile, à Courmayeur, au Breuil et pas seulement; on a bien ciblé et organisé même dans les petites et agréables stations une grande attention particulière pour le fait que, pour ce qui nous concerne, c'est quelque chose de extrêmement intéressant de créer les conditions même dans des milieux les plus petits, les plus différents, pour donner des chances à ceux qui pour choix, décident de rester dans la montagne et dans la moyenne montagne.

J'ai voulu mettre en évidence ces 7, 8 actes qu'on a approuvés dans les derniers mois avant de commencer l'illustration de la relation parce que nous croyons fondamental, nous croyons nécessaire, promouvoir notre territoire, et nous sommes sûrs que le tourisme chez nous c'est quelque chose de très important. Et c'est pourquoi j'ai voulu mettre en évidence ces passages.

Maintenant, je passe à illustrer la relation sur le dessin de loi numéro 186.

Il disegno di legge oggi all'attenzione di questa Assemblea affronta la problematica concernente le difficoltà di reperire, in particolar modo nelle zone maggiormente turistiche, camere e alloggi per il personale dipendente stagionale delle imprese alberghiere, commerciali o esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande attive sul territorio regionale, nonché di altre attività strettamente correlate al settore turistico.

Questa problematica ha riguardato inizialmente il personale delle imprese alberghiere, per poi estendersi anche ad altre attività economiche presenti sul territorio regionale, ricollegabili all'ambito turistico. Ecco perché ho voluto mettere in evidenza i principali atti, tutti politici, che questo Consiglio, questa maggioranza, ogni tanto anche a larga maggioranza, ha voluto approvare.

Al fine di far fronte alla suddetta criticità, il progetto di legge in esame reca "Disposizioni per il riuso di edifici esistenti finalizzato all'alloggio del personale dipendente stagionale delle strutture alberghiere e commerciali".

Scusatemi, faccio anche qui un'apertura: dopo aver approvato il disegno di legge n. 185, dove la serietà con la quale abbiamo affrontato tale tematica, la volontà di trovare delle soluzioni sul piano urbanistico, la necessità e la volontà politica di creare le condizioni al riuso comunque della parte già antropizzata, quindi quella già esistente, anche questo disegno di legge va in quella direzione. Io penso che anche su questo ci sia comunque una visione tutta politica che va nella direzione, se possibile, a livello di tendere, di non utilizzare altro suolo antropizzandolo, ma di valorizzare quello che è già esistente.

A rilevare per questa attività di riuso sono gli edifici con destinazione ad attività turistico-recettiva alberghiera che siano stati oggetto di cessazione definitiva dell'attività e che non siano stati oggetto di mutamento di destinazione d'uso, nonché gli edifici con destinazione ad usi diversi da quello turistico-ricettivo alberghiero, previo mutamento di destinazione d'uso.

Per contenere il consumo di suolo, il provvedimento prevede esclusivamente il riutilizzo di edifici esistenti, escludendo nuove costruzioni e rispondendo così anche alla necessità di riqualificare il patrimonio edilizio esistente.

Anche solo per questo primo passaggio, io penso che sia comunque da mettere in evidenza.

Gli edifici così riutilizzati sono qualificati come strutture complementari di aziende alberghiere in esercizio, il che consente la finanziabilità degli eventuali interventi di riqualificazione e recupero attraverso i mutui a tassi agevolati, previsti dalla legge regionale 19/2001 in materia di interventi regionali a sostegno delle attività turistico-ricettive e commerciali.

Sotto il profilo soggettivo, la gestione degli edifici destinati all'alloggio dei lavoratori è riservata a imprese esercenti la gestione di aziende alberghiere in attività, in forma singola o associata.

Prima di proseguire con una breve disamina dei 12 articoli, di cui è composto il disegno di legge, terrei a fare un ulteriore passaggio di natura politica, che poi è il nostro ruolo, quello di legiferare, ma che oltre a legiferare ci sia una visione di natura politico-amministrativa, dicendo che consideriamo questo atto legislativo veramente importante.

Questa è una prima risposta, un primo tassello, ma altre misure, altre azioni dovranno essere introdotte al fine di rendere la nostra Regione attrattiva e ospitale per i lavoratori e le lavoratrici che sul nostro territorio vorranno venire a prestare la loro indispensabile opera, professionalità, oltre che, eventualmente, per le loro famiglie. Certe località di media montagna o della valle centrale, dove le abitazioni hanno costi più accessibili rispetto alle località maggiormente turistiche - non dobbiamo e non possiamo negarlo - potrebbero trovare nuova vitalità, anche demografica, dall'afflusso di persone che verrebbero a colmare la carenza di manodopera locale.

Sono sicuramente temi molto complessi, dai risvolti economici e sociali, a cui occorre prestare la giusta attenzione.

Ribadendo il concetto che questo è un primo tassello, che noi reputiamo importante, necessario, che dovrà avere, sicuramente nei prossimi mesi e sicuramente nelle prossime Legislature, un prosieguo a livello di leggi, strumenti e misure affinché diventiamo come modello sistema Valle d'Aosta, dato che abbiamo fame, passatemi il termine entre guillemets, di posti di lavoro, perché ne abbiamo ma non abbiamo la materia prima, quindi ne abbiamo la necessità, creiamo anche le condizioni nelle nostre comunità, località di poter garantire non solo la vita quotidiana del potenziale lavoratore, ma anche quella di attrarre, perché no, la famiglia, in modo da poter creare quelle condizioni sociali, economiche e di benessere per poter far garantire e garantire una qualità della vita a quelle persone che per scelta decideranno, speriamo, di venire e poi di vivere in Valle d'Aosta.

Passerei a questo punto alla messa in evidenza degli articoli di questo disegno di legge.

L'articolo 1 definisce l'oggetto del disegno di legge.

L'articolo 2 dispone che gli edifici, o porzioni di essi, con destinazione ad attività turistico-recettiva alberghiera, che siano stati oggetto di cessazione definitiva dell'attività e che non siano stati oggetto di mutamento di destinazione d'uso, possono essere utilizzati per l'alloggio del personale di cui all'articolo 1. I suddetti edifici, o porzione di essi, conservano la destinazione d'uso turistico-ricettivo alberghiera. In sintesi, chi vorrà godere di questa nostra proposta, quindi di questa nuova legge, la destinazione del manufatto, dell'edificio già esistente sarà di natura turistica alberghiera.

L'articolo 3 dispone invece in materia di edifici esistenti, o porzioni di essi, con destinazioni a usi diversi da quello turistico-ricettivo alberghiero. Anche questi edifici potranno essere utilizzati per l'alloggio del personale. L'uso disciplinato dalla disposizione in oggetto è ricompreso nella destinazione d'uso turistico-ricettiva ed è assentibile qualora ammessa dal Piano regolatore generale comunale, urbanistico e paesaggistico.

L'articolo 4 stabilisce che gli edifici di cui all'articolo 2 e all'articolo 3 sono qualificati come strutture complementari di aziende alberghiere in esercizio, ovvero strutture a servizio dell'organizzazione dell'attività di impresa asservite all'attività ricettiva con atto pubblico.

L'articolo 5 indica le disposizioni che non si applicano agli edifici, o porzioni di essi, di cui all'articolo 2 e 3 e stabilisce altresì le deroghe consentite rispetto alla disciplina urbanistica.

La disposizione in esame prevede che, in deroga alle disposizioni del PRGC, non sia richiesta la verifica della dotazione delle aree verdi, mentre la disponibilità di posti auto è richiesta in misura pari almeno al 50%.

Ancora, l'articolo introduce per i suddetti edifici la possibilità di realizzare un ampliamento fino al massimo del 20% del volume esistente al 31 dicembre del 2024, secondo limiti e modalità definiti con apposita delibera di Giunta.

L'articolo 6 dispone che la gestione degli edifici di cui si parla, o porzioni di essi, compete esclusivamente a imprese esercenti la gestione di aziende turistico-ricettive alberghiere in attività in forma singola o associata, secondo quanto stabilito dalla deliberazione dalla Giunta regionale.

L'articolo 7 introduce il comma 9bis allo scopo di rinviare a una deliberazione della Giunta regionale la definizione dei requisiti.

L'articolo 8 estende le iniziative agevolabili di cui all'articolo 4 della 19/2001, legge in materia di interventi regionali e a sostegno delle attività ricettive commerciali, al fine dell'ottenimento di mutui a tasso agevolato.

Questo è l'ulteriore passaggio inserito in questo disegno di legge: chi interessato potrà godere di aiuti di natura pubblica con dei tassi indubbiamente molto agevolati, che aiutano, accompagnano il medio o grande imprenditore che decide di ristrutturare questi beni già esistenti con questa destinazione, con l'obiettivo di garantire, con una certa possibilità, le esigenze delle maestranze, dei dipendenti, di chi decide di venire a lavorare da noi nelle stagioni invernali ed estive, con quell'obiettivo che dicevo in premessa, e poi possano garantirsi, perché no, magari il fatto di far venire in Valle d'Aosta anche la famiglia e quindi allargare il perimetro di attrattività della nostra Regione, anche perché ne abbiamo sempre più bisogno, non solo in questo settore ma ormai praticamente in quasi tutti i settori.

L'articolo 9 prevede le sanzioni amministrative.

L'articolo 10 demanda a un'apposita deliberazione della Giunta regionale, adottata previo parere del Consiglio permanente degli enti locali e delle Commissioni competenti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni, la definizione delle caratteristiche del soggetto gestore di quell'articolo 4, delle modalità di gestione e di fruizione degli edifici e dei requisiti igienico-sanitari dei medesimi.

Termino con l'articolo 11, che reca le disposizioni transitorie, e il 12, che infine ha le disposizioni finanziarie, facendo un'ultima riflessione con voi. Come dicevo in premessa, questo è un primo tassello importante, non scordiamocelo perché comunque è un primo tassello importante, necessario. Dall'altra parte, abbiamo avuto modo in Commissione, in III e IV - e ringrazio anche il collega Jordan, correlatore di IV Commissione -, sempre su questa tematica di approfondire, insieme all'assessore Grosjacques, all'assessore Sapinet, i suoi dirigenti tutti, le tematiche, i punti di forza e anche quelli che saranno probabilmente degli elementi da confezionare e da predisporre per un prosieguo, per i futuri tasselli.

Perché diciamo questo? Perché abbiamo avuto modo di audire anche - faccio un esempio per tutti - Confcommercio, solo qualche giorno fa e non era, più che corretto, non era utile probabilmente andare a integrare in questo momento o a emendare in maniera profonda questo impianto che da diversi mesi era in gestazione. Tanto vale chiudere il cerchio su questo primo disegno di legge, per poi aprire altri fronti e trovare le migliori soluzioni alle esigenze che ci sono, anche legate alle altre associazioni.

Come se fosse un progetto pilota, un progetto pilota approvato a larga, oltretutto, maggioranza già in Commissione, in III e IV, e su questo sono particolarmente fiero, vuol dire che abbiamo avuto modo, insieme, di poterlo analizzare molto, molto bene, con un impegno tutto politico che sarà demandato, passatemi anche questo termine, probabilmente alla prossima Legislatura, per accompagnare nuove soluzioni necessarie che ci sono state messe in evidenza dalle varie associazioni.

In sintesi, è stato un bel lavoro, una possibilità comunque di poter valutare bene i punti di forza e, nelle varie audizioni che abbiamo potuto organizzare, diciamo che il grido d'allarme è veramente forte: la necessità sul territorio c'è e quindi questo penso, pensiamo, che sia lo strumento adatto per dare le prime risposte.

Presidente ? Apriamo la discussione generale. La discussione generale è aperta.

Si è prenotato il consigliere Di Marco, ne ha facoltà.

Di Marco (PA) ? Col disegno di legge n. 186 oggi in discussione, ci si propone di fornire una concreta soluzione a una problematica che riguarda tutte quelle aziende valdostane strettamente collegate al settore turistico, quali in particolare le imprese alberghiere, commerciali e quelle esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande, che si avvalgono di lavoratori stagionali.

La problematica di cui trattasi è quella relativa alle difficoltà di reperire, soprattutto nelle località a più elevata intensità turistica, delle unità abitative adeguate e a costi accessibili, da destinarsi ad alloggio per predetti lavoratori. Il come lo ha già ben esposto il collega relatore Chatrian, e si tratta di una soluzione che prevede non già l'ipotesi di nuove costruzioni, con conseguente consumo di suolo, bensì il recupero del patrimonio edilizio di volumi attualmente non utilizzati, attraverso la possibilità di riuso di edifici esistenti o di porzioni di essi, da classificarsi come strutture complementari di aziende alberghiere, permettendo così la finanziabilità dei necessari interventi di riqualificazione o recupero mediante i mutui a tasso agevolato, previsti dalla legge regionale 19/2001 "Interventi regionali a sostegno delle attività turistico-ricettive e commerciali".

Come gruppo consiliare di Pour l'Autonomie, non possiamo che dichiararci favorevoli a questa iniziativa, che risolve una criticità fortemente sentita dai titolari delle attività afferenti all'ambito turistico del nostro territorio e sia dei lavoratori stagionali che vengono a prestare la loro opera nella nostra regione.

Per quanto attiene alla prima categoria, stando alle dichiarazioni espresse durante le audizioni tenutesi in Commissione, il problema dell'alloggio per i propri dipendenti stagionali grava in maniera importante sui costi mensili delle imprese, ammesso che si riescano a trovare soluzioni, e se non nelle località stesse (cosa che mi appare francamente impossibile), almeno nelle vicinanze, in modo da permettere agili trasferimenti.

In ogni caso, com'è facile comprendere, si tratta di importi che vanno a pesare in maniera significativa sul bilancio di queste attività, spesso a conduzione familiare.

Per quanto attiene alla seconda categoria, stando alle risultanze di un sondaggio riguardante il mercato del lavoro valdostano nel settore turistico condotto sui lavoratori stagionali impiegati nella nostra regione nella stagione invernale 2023-24, promosso dall'ADAVA, tra i fattori critici segnalati assume una particolare rilevanza quello dell'alloggio che, se non messo a disposizione dal datore di lavoro - cosa che in base ai dati avviene in poco più della metà dei casi - costituisce una spesa decisamente onerosa, se non insostenibile, per i lavoratori, anche considerato che le mete turistiche in cui vengono in maggioranza assunti hanno prezzi d'affitto decisamente alti.

A questo quadro, che di per sé spiega l'esigenza e l'urgenza di trovare, attraverso questa proposta normativa, soluzioni alla problematica della mancanza di perlomeno 400 posti letto per i lavoratori stagionali ? il numero ci è stato fornito in Commissione, ma è riferito a due anni e mezzo fa, quindi potrebbe essere più elevato ?, vogliamo aggiungere altre due considerazioni che motivano fortemente il nostro sostegno a questo disegno di legge.

La prima riguarda l'attrattività lavorativa della nostra regione, che, se da un lato manifesta un gran bisogno di personale specializzato nel settore turistico, dall'altro, da diversi anni, fa una grande fatica a reperirlo. Situazione, questa, che inevitabilmente ha un forte impatto su tutto il comparto e provoca reali e preoccupanti difficoltà nel poter offrire e garantire ai turisti servizi di qualità, all'altezza delle aspettative di un territorio che si è sempre distinto per un'immagine di grande accoglienza e di variegata offerta.

Per un gruppo consiliare come il nostro, che si è sempre espresso in favore di ogni iniziativa tesa a incentivare e a incrementare la capacità competitiva del sistema produttivo valdostano, appare quindi essenziale che si vada ad agire concretamente per risolvere la questione legata alla scarsità di alloggi per il personale stagionale, offrendo alle imprese un'alternativa percorribile e ai lavoratori una soluzione accettabile per convenienza e comodità.

Se anche ci rendiamo conto che non basta solo questa misura per colmare una lacuna di disponibilità legata ai diversi fattori, riteniamo che ben si inserisca tra le diverse e molteplici strategie di attrattività che sono state varate negli ultimi anni.

La seconda riguarda la prospettiva più ampia verso cui questa normativa va a tendere, che è quella di porre i presupposti per incoraggiare l'insediamento definitivo nella nostra regione di lavoratori provenienti da altri contesti, così da attenuare e contrastare il fenomeno dello spopolamento dei nostri piccoli comuni di montagna, che è andato intensificandosi in questi ultimi anni, con effetti che non possiamo che definire preoccupanti.

Dopo aver esaminato attentamente il disegno di legge e aver ascoltato con altrettanta attenzione le audizioni che si sono tenute in Commissione, ci siamo convinti del fatto che quello che stiamo compiendo oggi, nel dare alle imprese del settore turistico la possibilità di accogliere i propri dipendenti stagionali in alloggi di metratura comunque ridotta, può e deve essere considerato un primo passo verso un obiettivo molto più ambizioso, che è quello di pensare a soluzioni abitative più ampie, che possano accogliere anche le famiglie di questi lavoratori, non più per un tempo determinato, bensì stabilmente, così da consentire loro di integrarsi nel tessuto economico e sociale delle nostre piccole comunità e portarvi il loro contributo in termini di crescita e di sviluppo.

Riassumendo, si tratta di due obiettivi tra loro certamente diversi per fattibilità, ma soprattutto per tempistiche, dato che il primo potrà portare i suoi benefici in tempi ragionevolmente brevi, mentre per il secondo saranno indispensabili tempi più lunghi per le opportune valutazioni, ma a loro modo connessi e complementari, perché per assicurare al mondo del nostro turismo il personale di cui ha bisogno si deve pensare più in grande, potenziando l'immagine di una Valle d'Aosta sempre più attrattiva, che offra indiscussi vantaggi a chi decide di venire qui a lavorare e, perché no, anche a chi decide di farne la propria casa.

Venendo ora al testo proposto, più che soffermarmi sui singoli articoli, già ben illustrati dal relatore, voglio sottolineare come, dal nostro punto di vista, esso sia pienamente rispondente e coerente con la finalità di questo disegno di legge, che è quella di porre le basi per veder realizzare il maggior numero possibile di alloggi specificatamente destinati ad accogliere lavoratori stagionali per la durata limitata del loro contratto.

Entrando nel dettaglio, valutiamo come appropriato:

che sia stata individuata una doppia tipologia di strutture da ricomprendere nell'iniziativa, affinché queste risultino in numero adeguato a rispondere alle necessità di alloggio espresse dai diversi territori;

che sia consentita la possibilità di ampliamento delle preesistenti strutture in base a regole precise e fino a una percentuale massima definita, prevedendo al contempo l'applicazione, in questi casi, del vincolo di destinazione urbanistica di durata pari a 15 anni;

che sia concessa una deroga ad alcune norme sull'urbanistica e imposta di soggiorno, nonché alle disposizioni del Piano regolatore in materia di dotazione di aree verdi e disponibilità di posti auto;

che vengano individuati come soggetti gestori, per ora esclusivamente imprese esercenti la gestione di aziende turistico-ricettive alberghiere in attività, sia esse in forma singola o associata, nella speranza, a breve, che detto ruolo possa essere assunto anche da altre tipologie di aziende interessate dal provvedimento;

e che siano apportate modificazioni alla legge regionale 33/1984 e alla 19/2001. Alla prima, per demandare a deliberazione di Giunta regionale la definizione dei requisiti e delle caratteristiche delle unità abitative destinate all'alloggio di personale, previo confronto con il CPEL, le Commissioni consiliari competenti e i diversi portatori di interesse; alla seconda, per estendere la concessione di agevolazioni, quali mutui a tasso agevolato, anche alle iniziative previste da questo disegno di legge.

Una buona proposta normativa, quindi, che affronta ogni aspetto di una questione certamente complessa e articolata per venire incontro alle esigenze del nostro settore turistico e dei molti lavoratori stagionali che in esso sono impiegati.

Due parole voglio spenderle anche per un'altra problematica che ci è stata segnalata in Commissione, che è quella relativa alla mobilità dei lavoratori stagionali. Crediamo, infatti, che pensare ad alloggi per il personale dislocati anche in località diverse da quelle della sede di lavoro debba comportare anche la risoluzione delle difficoltà di spostamento, che inevitabilmente potranno presentarsi in seguito a turni che si prolungano alle ore serali, e addirittura notturne, e alla mancanza di una propria autovettura.

Al netto delle proposte avanzate in audizione, riteniamo che la questione vada affrontata in maniera organica, in collaborazione con l'Assessorato competente, per individuare forme di agevolazione e strategie alternative efficaci ed efficienti a dare risposte anche a questa criticità.

Dalle ore 17:50 assume la Presidenza il vicepresidente Marguerettaz.

Marguerettaz (Presidente) ? Siamo ancora in discussione generale.

Ha chiesto la parola il collega Aggravi, ne ha facoltà.

Aggravi (RV) ? Un breve intervento per rappresentare la nostra posizione e fare una considerazione che direi essere anche rappresentativa ed esplicativa relativamente all'ordine del giorno che abbiamo presentato, così da ottimizzare anche i tempi, che è poi il cuore del contributo che abbiamo cercato di dare nell'ambito della Commissione.

Non torno sul tema, su un fatto, che è stato quello che genera questo intervento normativo, ovvero la necessità non soltanto di trovare degli spazi o di realizzare o di recuperare degli spazi per creare l'alloggio per i lavoratori stagionali, e non solo, ma comunque a favore di un settore che in questo periodo, ma non soltanto, da vari anni, rappresenta questa necessità.

Io direi anche di dare un'ulteriore offerta a chi sceglie di venire a lavorare in Valle d'Aosta rispetto a quello che è l'emolumento che viene riconosciuto, perché spesso e volentieri capita di avere, e lì siamo meno competitivi magari di altre realtà, dove chi sceglie di lavorare nel settore alberghiero, commerciale o della ristorazione, quindi nel settore sostanzialmente turistico, non deve soltanto far fronte alla distanza rispetto alla sua residenza, a dove abita, ma anche alla necessità di trovare poi un alloggio, con tutte le problematiche che ci sono.

Oggettivamente, quindi, io la vedo anche in termini di ulteriore offerta nei confronti appunto della forza lavoro di un settore strategico per la nostra regione.

Nell'oggetto già della legge, voglio tornarci, si citano sostanzialmente le tre gambe del settore turistico, appunto quella alberghiera, quella commerciale e quella delle attività di ristorazione, tre realtà, insieme ad altre, perché l'offerta turistica è molto più complessa rispetto alla caratterizzazione che possiamo dare delle attività che fanno turismo, tre gambe che devono necessariamente lavorare insieme, che esprimono anche delle posizioni e delle necessità diverse ma anche comuni.

Effettivamente, nello sviluppo del disegno di legge, nelle audizioni e nell'analisi che è stata fatta dai vari gruppi è emerso un tema per cui abbiamo sollecitato l'Assessorato, che prontamente ha risposto, e abbiamo anche ascoltato le associazioni di categoria, in particolare quella del commercio, relativamente a una necessità che è stata rappresentata e per la quale abbiamo voluto non presentare degli emendamenti, o comunque delle modifiche, perché necessariamente la struttura di questo disegno di legge è stata concepita con una finalità e un'attenzione che non tiene soltanto conto dell'obiettivo della legge, ma anche di quelle che sono oggi le possibilità sia di un settore, quello alberghiero, in termini di accesso alla finanza, in termini finanziari, ma anche all'attività che la struttura deputata poi al controllo, perché c'è anche una parte giustamente del controllo, deve fare.

Ovviamente, quindi, il focus è stato concentrato in particolare sulla parte che riguarda le imprese alberghiere e così ci si è trovati e si è individuato nei soggetti gestori di queste attività principalmente o, meglio, esclusivamente, le aziende turistico-ricettive alberghiere.

Ripeto, la struttura della legge ne dava necessità, quindi ovviamente se si fosse dovuto appunto allargare o potenziare, io direi così, il quadro anche nei confronti delle altre due gambe c'era la necessità, possiamo dire in sintesi, di scrivere una nuova legge.

Visto comunque quello che è emerso, viste le risposte anche dei quesiti posti in Commissione, è emersa la possibilità e abbiamo voluto, come in parte ha già anticipato il solerte Presidente della III Commissione, nonché relatore, appunto una proposta che guardasse un po' più in là, perché giustamente, com'è stato ragionato e costruito questo disegno di legge, un ulteriore intervento necessita di un ragionamento complessivo che non tenga soltanto conto della finalità, ma anche di quali strumenti utilizzare, non soltanto in termini di destinazione urbanistica, ma anche, soprattutto, in termini appunto di supporto finanziario e anche legati poi al controllo delle attività. Forse, anche a fare un ragionamento un pochettino più ampio e complesso, perché, lo abbiamo già detto spesso in quest'Aula, la legge di riferimento, in particolare del commercio, necessita di interventi maggiori rispetto a quelle che oggi ci sono nell'ambito del corpus normativo regionale relativamente agli alberghi.

In questo senso, e in particolare per quegli edifici che hanno usi diversi da quello turistico-ricettivo, ma non soltanto, la domanda che è stata posta e l'interlocuzione che c'è stata in Commissione, e anche per iscritto, è stata quella di dire: come mai il soggetto gestore può essere soltanto un'impresa alberghiera?

La proposta quindi fatta con un ordine del giorno è per poter riuscire a estendere l'accesso alla gestione delle strutture per alloggio dei lavoratori, però con una parte di realismo, cioè per costruire un intervento normativo di un certo tipo non si possono fare le cose di fretta. Dal punto di vista temporale quindi sappiamo che la Legislatura sta andando verso la sua fine, però un'attività, gli uffici e le strutture tecniche la possono fare per comunque lasciare in eredità alla prossima Legislatura o a chi, appunto, poi avrà la responsabilità di farlo, diciamo al prossimo Consiglio regionale, la possibilità di avere già una valutazione pronta e fatta, in maniera tale da poter anche rispondere alla possibilità e dare la possibilità alle imprese commerciali della ristorazione di poter essere soggetti gestori di queste strutture.

Sicuramente, il settore alberghiero è quello che nel tempo ha formulato in maniera più puntuale e dettagliata questa necessità. Cito anche i contributi che l'associazione di riferimento ha dato in seno al Consiglio Politiche del lavoro, perché è stato anche affrontato in quella sede in più di un'occasione. Giustamente, però, dobbiamo considerare tutte le realtà, ci sono anche delle situazioni dove soprattutto l'ambito della ristorazione, ma anche del commercio, hanno una necessità di dare un'offerta in più alla forza lavoro che risponde alla loro chiamata. Io la vedrei soprattutto in termini competitivi nei confronti di altre realtà turistiche.

In tal senso - poi sentiremo l'intervento dell'Assessore -, la volontà, ripeto, e lo avevamo già annunciato al termine della Commissione, dove il nostro voto era stato favorevole, cercando però comunque in qualche modo di condizionare la nostra posizione anche a un richiamo rispetto alla possibilità di allargare la platea dei soggetti che possono essere promotori, io direi, di queste iniziative, ben consci appunto che c'è la necessità di fare un lavoro strutturato per poter riuscire ad arrivare a un obiettivo, che penso sia più che condivisibile.

È ovvio che poi ci sono stati anche approfondimenti legati alla parte della struttura più... sì, sulla parte urbanistica sicuramente, però anche sulla parte finanziaria, soprattutto per quello che riguarda vincoli e quant'altro, e lì c'è stata l'occasione di poter approfondire nell'ambito delle audizioni il tema.

Ci sentiamo quindi sostanzialmente di condividere gli obiettivi della legge. Forse quello in più che si può valutare avrebbe potuto essere quello anche di inserire una parte valutativa poi dell'applicazione della norma, però non andiamo molto... nel senso, iniziamo a mettere a terra, come direbbe il relatore della legge, questa misura, che sicuramente una risposta la dà.

Per quello che riguarda quindi l'ordine del giorno, penso di aver già esplicitato il suo obiettivo. Ascolteremo la replica, l'intervento dell'Assessore e poi ci riserviamo di pronunciarci quando partirà la fase di voto rispetto al nostro posizionamento, se sarà lo stesso della Commissione, in base a quello che avevamo appunto preannunciato proprio in Commissione.

Presidente ? Ha chiesto la parola la collega Minelli, ne ha facoltà.

Minelli (PCP) ? La principale finalità di questo disegno di legge, così com'è anche dichiarato nella relazione di accompagnamento al testo e come in sostanza è poi stato ripreso anche dal relatore in Aula, è quella di fornire una soluzione alla problematica, cito, "rappresentata negli ultimi anni dalle aziende alberghiere valdostane, concernente la crescente difficoltà di reperire, soprattutto nelle località a più elevata intensità turistica, unità abitative adeguate a costi accessibili, da concedere in uso ai propri lavoratori stagionali".

Questo, dunque, è lo scopo precipuo del disegno di legge, che poi è stato allargato con l'obiettivo di estendere l'applicabilità delle soluzioni individuate anche al personale di attività commerciali, di somministrazione di alimenti e bevande e anche di altre attività correlate al settore turistico.

In relazione si aggiunge anche che "il disegno di legge vuole stimolare i presupposti per un insediamento definitivo da parte dei lavoratori stagionali impiegati nelle località turistiche interessate, può avere una valenza sociale volta ad attenuare le dinamiche di spopolamento che stanno investendo i territori della regione" e infine si afferma che "potrà costituire un valido complemento e un sostegno alle iniziative autonome eventualmente adottate dai singoli Comuni per raggiungere questi stessi obiettivi".

A me pare che qui ci siano un'intenzione e, direi, un auspicio, in qualche modo, che mi appaiono un po' forzati, o comunque piuttosto ottimistici, visto e considerato che poi, leggendo il testo, appare, secondo me molto chiaro, che l'intento legislativo andrà a interessare in concreto soltanto la realizzazione di stanze e di piccoli alloggi per unità di personale da ricavare principalmente all'interno di ex strutture alberghiere dismesse. È una cosa ben diversa rispetto alla promozione, diciamo così, di alloggi sia per persone singole ma anche, in prospettiva, per nuclei familiari, il cui insediamento nella nostra regione potrebbe costituire, quello sì, una forma di argine allo spopolamento.

Nel disegno di legge però, perché bisogna leggerlo bene, parliamo di altro, quindi a me sembra che dobbiamo essere realistici: è un disegno di legge che ha un obiettivo, che è quello di trovare una soluzione, che è stata messa sul piatto in particolare dall'ADAVA e da altri soggetti, però non dobbiamo nemmeno alimentare delle false speranze.

Tutti noi poi sappiamo che il problema dell'abitazione, non solo nella nostra regione, ma ovviamente noi ci concentriamo sulla Valle d'Aosta, è un problema che non riguarda soltanto chi lavora nel settore alberghiero o comunque nel settore turistico commerciale. È un problema che interessa varie altre categorie di lavoratori che sono indispensabili per quello che riguarda l'economia del nostro territorio, ma non soltanto l'economia, e mi riferisco, per esempio, anche alle persone che lavorano nel settore sanitario. Qui non parliamo solo di economia, ma parliamo di qualcosa che è più legato alla salute delle persone, penso agli infermieri, alle OSS, che più ancora dei medici fanno fatica a trovare degli alloggi dignitosi, da affittare a prezzi equi. Questo sia ad Aosta sia negli altri Comuni del territorio.

Poi c'è anche il problema dei lavoratori agricoli, di coloro che sono impiegati nell'agricoltura e nell'allevamento.

Di conseguenza, noi crediamo che sarebbe forse stato più utile pensare a delle norme di legge indirizzate a una platea un po' più vasta. Si dice, ed è stato ripetuto anche oggi, che questo è un primo passo, che è un primo passo e che poi ce ne saranno degli altri. Sì, è possibile, voglio credere che sia così, però credo che, soprattutto se penso alla questione dei lavoratori della sanità, è stato rappresentato questo problema più e più volte, quindi un'attenzione anche in quel senso si poteva dedicarla, si poteva metterla in atto.

Il disegno di legge esclude che ci siano delle costruzioni ex novo per evitare il consumo di suolo e questo è, in senso lato, un obiettivo condivisibile, e prevede per questo esclusivamente la possibilità di riuso di edifici esistenti attraverso il recupero di strutture alberghiere non più utilizzate, purché non abbiano cambiato destinazione d'uso. Oppure, se il Piano regolatore lo prevede, attraverso il cambio di destinazione d'uso diversa dalle predette per altri edifici, per fare gli interventi di riqualificazione o di recupero attraverso i mutui previsti dalla legge regionale 19/2001.

La scelta di privilegiare gli ex alberghi e le strutture similari per ricavarne stanze e alloggi per i dipendenti, e soprattutto la decisione di far gestire le strutture esclusivamente ad aziende alberghiere in attività, magari anche associate, perché questo è specificato nella legge, a me sembra una scelta che può avere anche qualche profilo, così a me sembra, un po' discriminante nei confronti di altre attività, altre categorie.

A questo proposito ci sarà anche un emendamento, che illustrerà la collega.

Sono inoltre convinta che sarebbe stata opportuna, e lo sarà ancora, però stiamo parlando adesso di questo disegno di legge, una riflessione più ampia sull'utilizzo anche di altri tipi di edifici, diversi da ex alberghi o strutture ricettive, dislocati sul territorio, in particolare nei centri storici dei Comuni delle medie vallate, che sono fra quelli che maggiormente subiscono gli effetti di quel famoso spopolamento, e anche del progressivo degrado degli edifici.

Se l'obiettivo finale è davvero quello di pensare e di costruire delle strategie per il ripopolamento o, meglio, per contrastare lo spopolamento, allora secondo me bisogna pensare a un progetto più ampio, che vada al di là delle stanze per i lavoratori stagionali degli alberghi.

Mi si dirà che si andrà avanti, che si lavorerà in quella direzione. Sì, io penso però che si sarebbe potuto fare il percorso inverso, partire dal fatto che ci sono queste situazioni nei paesi che devono essere affrontate. In particolare, penso che la gestione di queste strutture che nasceranno, con stanze e alloggi, affidata solo alle imprese alberghiere, sia sbagliata e, forse inconsciamente, inconsapevolmente, o comunque non volutamente, favorisca una sola categoria di operatori turistici, cosa che a mio avviso non va bene.

Altra cosa che bisogna chiarire senza ombra di dubbio è il fatto che il riuso di quegli edifici individuati con quelle modalità, con quelle caratteristiche, sia effettivamente classificabile come una questione di interesse pubblico. Su questo aspetto devo dire che durante l'audizione anche dei responsabili degli uffici dell'Urbanistica qualche dubbio ci è rimasto, perché effettivamente era stato detto, mi riferisco proprio a ciò che abbiamo appreso durante l'audizione, che i presupposti fondamentali per l'attivazione di una procedura di deroga sono costituiti dalla facoltà di derogare, dettata da norme di Piano regolatore o di regolamento edilizio, e dalla sussistenza di interesse pubblico, quando non si tratta di un impianto di un edificio pubblico. Ci era stato in particolare rappresentato che il concetto di interesse pubblico va inteso non nel senso lato di interesse collettivo generale, bensì in quello specifico di "interesse qualificato dalla sua rispondenza ai fini perseguiti dalla Pubblica Amministrazione".

Su questo, allora, qualche dubbio ci rimane.

In conclusione, noi capiamo e siamo consapevoli del fatto che esista, ed è reale, un problema che è alloggio, alloggio dei dipendenti, ma è un problema che sta all'interno di una cosa più ampia, che è la dignità della vita delle persone che lavorano. Comprendiamo quindi la ratio che sta alle spalle di questo disegno di legge, però ci sono alcuni aspetti, quelli che ho evidenziato, su cui manteniamo delle perplessità.

Dalle ore 18:20 assume la Presidenza il presidente Bertin.

Bertin (Presidente) - Consigliere Distort, ne ha facoltà.

Distort (LEGA VDA) ? Vorrei esprimere una considerazione a nome del mio gruppo.

Il disegno di legge n. 186, che prevede, in sintesi, la realizzazione di alloggi per i dipendenti di strutture alberghiere, ritengo sia un primo esperimento legislativo che tenta di rispondere ad alcune esigenze del settore produttivo. Guardo lei in viso, assessore Grosjacques, perché nelle parole "esperimento legislativo" non vuole minimamente celarsi un senso di mortificazione per questo provvedimento che, tra l'altro, è frutto di un grande lavoro. So che è frutto di un grande lavoro da parte di personale che ha speso tantissimo, chiaramente insieme a una guida politica, che ha saputo essere all'altezza.

Direi però oltretutto che il settore produttivo in questione è chiaramente il settore turistico-ricettivo e siamo a conoscenza che tutti, tutti indistintamente gli operatori del settore chiedono risposte alle esigenze abitative per il proprio personale nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro.

Parlavo di "esperimento legislativo", perché? Perché l'esperimento è qualcosa che nel metodo scientifico permette di approfondire le conoscenze e di sviluppare ulteriori passi avanti nella ricerca scientifica. Io e lei abbiamo percorso studi di liceo scientifico, quindi il pensiero scientifico in qualche modo ci appartiene. Come appartiene a tanti, come appartiene a tutta la nostra civiltà occidentale.

L'esperimento è questo: c'è una tendenza che si sta diffondendo a livello generale in tanti settori: è la tendenza che richiede abitazione e posto di lavoro in vicinanza.

Facciamo, permettetemi, una riflessione, che tra l'altro riprende un attimino quanto noi abbiamo appena discusso col disegno di legge n. 185, le modifiche urbanistiche. Tra l'altro, fa capire ulteriormente dove voleva arrivare la nostra visione di urbanistica.

Noi sappiamo che il modello della cosiddetta "società urbana", che ha rottamato la precedente società rurale, prevede, in linea all'urbanistica classica, la distinzione netta sul territorio delle diverse destinazioni d'uso. Distinzione quindi settorializzata delle aree a destinazione residenziale rispetto alle aree a destinazione produttiva.

Per il turismo ce la caviamo abbastanza bene, possono sorgere compatibilmente attività turistiche collocate all'interno o in relazione alle aree residenziali, ferma restando comunque la disciplina d'uso da parte del Piano regolatore che individui delle aree dedicate alla destinazione alberghiera.

Questo fatto, questo modello di rigida compartimentazione delle destinazioni d'uso è ormai obsoleto, è quello che abbiamo detto nella parte di giornata che ci ha preceduto, nell'ambito urbanistico. Non risponde alle esigenze che stanno emergendo in vari settori e che chiedono la compresenza, o quantomeno la vicinanza, della funzione abitativa rispetto ai luoghi di lavoro.

Si tratta di riportare alla luce il modello, che è stato rottamato, appartenente alla società rurale, il modello di casa-lavoro, il modello di casa-bottega, il modello di casa-officina artigiana. Questo modello, che ha percorso i secoli e che ha dimostrato di essere un modello funzionante, è stato poi sorpassato, come noto, dalla sociologia urbana e, di conseguenza, dagli strumenti della sociologia urbana, tra cui, principe, la disciplina urbanistica.

Questa legge, che io appunto ho chiamato "esperimento", percorre esattamente questo tipo di esperimento, cioè porta a livello sperimentale, rende giustizia a livello sperimentale di quanto sia forte l'esigenza di collocare in vicinanza l'abitazione e il luogo di lavoro. Così com'è importante creare un legame tra l'imprenditore che svolge una funzione di tipo imprenditoriale e il proprio personale dipendente.

Tra l'altro, dei modelli che si sono diffusi ai primi del '900 noi abbiamo un esempio nel quartiere Cogne, il quartiere operaio: rappresenta esattamente questo tipo di modello urbanistico e tipo di modello di società, cioè un modello che prevede un legame tra il datore di lavoro e i suoi dipendenti. C'è una sorta di reciproco scambio, ma uno scambio virtuoso, dove il datore di lavoro permette ai propri dipendenti di avere un'abitazione, di poter svolgere la funzione abitativa nei pressi del luogo di lavoro. Ovviamente, questo fidelizza il lavoratore nei confronti del datore di lavoro.

È chiaro che, secondo lo sguardo politico di chi osserva questo tema, può essere giudicato una sorta di assoggettamento del dipendente rispetto al datore di lavoro. Mi sembra che questa legge vada invece nella direzione di dire: è qualcosa di virtuoso.

Ecco perché nella parola "esperimento" io non esprimo minimamente qualcosa di negativo, ma esprimo qualcosa di positivo.

È proprio in quest'ottica che questa legge si pone come esperimento. Questo disegno di legge può essere la prima puntata di una riforma della disciplina urbanistica, che si attua a questo punto non per attività legislativa in ambito urbanistico, ma per rapporto incrementale, per una sorta di interventi, di scelte, che pian pianino vanno a configurare un assetto urbanistico, e che quindi si orienti sulla auspicata mescolanza delle destinazioni d'uso, consentendo l'affermazione di nuovi modelli imprenditoriali e nuovi ? poi nuovi tra virgolette ? legami tra gli imprenditori e i loro dipendenti.

È proprio in questa linea che noi in Commissione abbiamo votato favorevolmente. Ovviamente una linea che non solo riconosce, esplicita il riconoscimento comunque di un meccanismo virtuoso contenuto in questo disegno di legge, ma che allo stesso tempo vuole diventare auspicio che questo modello di reperimento delle abitazioni per i dipendenti delle attività imprenditoriali possa replicarsi in altri settori.

Siamo a conoscenza della proposta del collega Aggravi, che va esattamente in questa linea, di estendere anche all'ambito commerciale, non solo all'ambito turistico. Noi aggiungiamo, appunto, l'auspicio di estendere questa visione anche ad altri settori.

Ricordiamoci che il mondo imprenditoriale, il mondo dell'impresa, e il rapporto tra le persone e il lavoro, che sia un rapporto imprenditoriale da datore di lavoro o da dipendente, è qualcosa che è in evoluzione. Il mondo del lavoro, il mondo dell'imprenditoria evolve velocemente e l'attività legislativa deve essere in grado di stare dietro a questo veloce mutare, a quest'evoluzione, cercando di indirizzare in maniera virtuosa queste attività, che sono la base dell'economia di una comunità.

Presidente ? Consigliere Cretier, a lei la parola.

Cretier (FP-PD) ? Anch'io, da par mio, vorrei esprimere un parere su questo disegno di legge.

È uno dei tanti disegni di legge piuttosto complessi, perché si intersecano l'attività, l'economia e gli aspetti legati all'urbanistica. Una complessità evidente dal punto di vista tecnico, un dibattito importante per gli impatti possibili e reali nell'applicazione successiva della norma.

Bisogna però scindere gli aspetti tecnici da quelli prettamente politici, di nostra competenza. La volontà è di mettere in pratica una soluzione sostenibile e necessaria in un contesto lavorativo volto a migliorare aspetti di vivibilità di lavoratori stagionali e imprenditori locali che devono volontariamente mettere in conto bisogni e richieste per assicurarsi personale dipendente qualificato, assunto e valido, da confermare stagione dopo stagione lavorativa.

Il titolo è emblematico e ha il suo significato: il riuso di edifici esistenti, quindi il recupero di volumetrie esistenti, e forse abbandonate, che però hanno la loro parte di presenza nell'abitato, talvolta sono anche fatiscenti, in angoli di paese e in strutture dismesse che potenzialmente possono sopperire alle richieste ed essere adattate ad alloggi per il personale.

In secondo luogo, è non marginale dare occasione di stabilizzazione abitativa del personale nei pressi delle attività a cui danno servizio - gliel'ha già detto qualcuno, ma è un aspetto molto importante -, anche nei casi di possibili sostituzioni non preventivate e impellenti per coprire i turni e sopperire alle eventuali assenze per motivi legati a dipendenti e soprattutto responsabili, intendo dire malati, indisponibili e facilmente sostituibili all'ultima ora. Queste sono anche delle affermazioni del Presidente dell'ADAVA, che ci ha fatto entrare proprio nei meccanismi e nelle difficoltà di non avere del personale reperibile in loco.

Cosa non è possibile? Il personale si deve muovere dal fondo della vallata e dipendere spesso dai mezzi pubblici. Posso dire che già nel 2008 vi erano i primi tentativi di datori di lavoro oculati e aperti a queste soluzioni. Principalmente, unendo i fabbisogni, possiamo mettere assieme le necessità del settore turistico, ben evidenziate dal Presidente dell'ADAVA, ma allo stesso tempo recuperare strutture a volte chiuse, come ho detto prima, da anni, con importanti volumetrie, che non fanno bella figura alle porte delle zone turistiche e, a volte, all'interno del paese, e che non hanno un futuro. In forza del riuso, possiamo evitare anche una nuova occupazione di suolo e mantenere la Valle d'Aosta in una posizione privilegiata rispetto alle altre Regioni per i principi di riduzione del consumo di suolo.

Vorrei fare anche qualche considerazione personale.

Il primo obiettivo, quello più interessante, è quello di avere delle camere per il personale, di cui abbiamo fortemente bisogno per compensare la carenza dello stesso in loco. È innegabile la situazione regionale, che rispecchia quella italiana attuale, ma anche in prospettiva futura è innegabile il fabbisogno e la periodica ricerca dello stesso per sopperire alle richieste del periodo estivo, e pesca sicuramente in quella stagione dagli studenti lavoratori, mentre è più difficile nel periodo invernale, in cui le scuole e le università sono in piena attività.

Come ha già ricordato il collega Distort, nel passato l'industria ha attirato personale da fuori regione, che si è stabilito qui in Valle, ma credo anche le attività silvo-colturali, per intenderci i boscaioli, abbiano mobilitato persone da altre zone in cui la situazione economica era peggiore che da noi, e anche loro si sono fermate qui. E come non ricordare la costruzione di infrastrutture stradali e la produzione di energia, come le centrali elettriche? Queste situazioni analoghe sono legate al tema della n. 186.

Ma oggi la dipendenza cronica di figure che operano nel settore turistico, che ricordo bene che nel periodo 2020 i lavoratori sarebbero dovuti rientrare al paese, ma che con una scelta politica sanitaria abbiamo adeguato in modo urgente, evitando spostamenti, perdite di tempo e assenze lavorative, che avrebbero sconvolto il già difficile momento.

Ricordo, inoltre, che ogni mattina molti dipendenti risalgono la vallata per tornare a casa la sera, al proprio domicilio, quindi si muovono con i mezzi pubblici, perché molti non hanno la possibilità di avere un mezzo di trasporto personale.

Chissà che la situazione lavorativa garantita e puntuale possa indurre a una scelta strategica e a decidere di vivere nelle stanze messe a disposizione dal datore di lavoro, perché il primo punto oggi per le famiglie è il reddito, il contenimento delle spese, la gestione dei figli e una vita normale, che potrebbe essere la porta per una scelta decisiva a stabilirsi in loco, in una località solidale e inclusiva, per lavoratori necessariamente consapevoli e disposti a stabilirsi in montagna, qui in Valle d'Aosta.

Poi diventa difficile conciliare il lavoro, la forza lavoro e soprattutto gli stranieri, ma credo che sia importante ricordare che il decreto "flussi" del 2025 prevede 165.000 ingressi sul territorio nazionale e circa 452.000 nel triennio 2023-25 di cittadini stranieri a disposizione di imprese italiane come lavoratori subordinati non stagionali, autonomi e stagionali, provenienti da una quarantina di nazioni, dall'Asia, dall'Est Europa, dalle Americhe e dall'Africa, attraverso accordi di cooperazione per motivi di lavoro subordinato.

Certamente, al momento, il disegno di legge riguarda indirettamente studenti lavoratori stagionali non automuniti, ma è una norma che guarda al futuro, poiché se riusciamo ad attrarli a fini occupazionali, forse un domani il lavoratore diventa un cittadino. E se è straniero, con l'occasione del prossimo referendum, sapendo la lingua italiana, avendo un reddito sicuro, senza condanne, pagando le dovute tasse, potrebbe essere una risorsa dopo soli 5 anni. Perché queste, appena enunciate, sono le quattro condizioni per dimezzare la cittadinanza dai 10 ai 5 anni.

Questo bisogna spiegarlo a tutti e non fare confusione.

Nelle varie Commissioni, alcuni colleghi hanno ipotizzato di allargare ad altre categorie di lavoratori all'infinito la destinazione delle camere e degli alloggi, ma certamente con 1,4 milioni di euro è opportuno intanto valutare gli impatti nel primo anno e con strutture importanti da modificare e mettere a norma. Si comincia col settore turistico, sperando di stabilizzare i contratti.

Fermando i lavoratori, si potrebbe ovviare anche alle nascite, con due prospettive: di mantenere in montagna le famiglie che sono disponibili a un cambiamento di vita importante e con prospettive alle comunità locali, scuole in primis, esercizi commerciali. Insomma, un'economia circolare reale, che si autoalimenta in continuità e all'infinito.

Almeno questo è uno degli obiettivi fondamentali del disegno di legge che, come gruppo, sosteniamo completamente.

Presidente ? Ci sono altri interventi?

Consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz E. (PCP) ? Rispetto a questo disegno di legge, lo accennavamo già in quello precedente, anche qui vediamo che vengono spogliati i Comuni di alcune competenze rispetto ai piani regolatori, e anche rispetto a questo tema in via generale, secondo noi, questo disegno di legge possiede molti limiti. Alcuni sono già stati affrontati anche dai colleghi.

Innanzitutto, il fatto che il problema casa dovrebbe essere affrontato a 360 gradi, mentre questo è un intervento tampone, sbilanciato tutto rispetto a una categoria, quella degli albergatori. Agricoltura, sanità, edilizia vivono le stesse difficoltà rispetto ai lavoratori stagionali, però qui, e anche qui, andiamo a intervenire solo su un particolare settore, delle strutture alberghiere. Ci saranno un ordine del giorno del collega Aggravi e un nostro emendamento che, in qualche modo, cercano anche di ampliare la sfera delle persone coinvolte, come avevamo già, oltretutto, esplicitato durante la Commissione.

Guardando i dati Istat del 2021, scopriamo che la Valle d'Aosta ha 75.948 abitazioni non occupate e di queste, se andiamo a vedere nel dettaglio, sono riferite 10.000 a prima del 1919, 6.700 tra il 1919 e il 1945, 9.000 tra il 1946 e il 1960, 24.942 tra il 1961 e il 1980. Le altre, tutte molto più recenti.

Un intervento molto probabilmente che potrebbe essere pensato, soprattutto vista l'esigenza anche nel Comune di Aosta (su Aosta, delle 75.000 case, 4.700 riguardano Aosta), molto probabilmente anche rispetto a una visione prossima, si dovrebbe in qualche modo intervenire, invece, per dare residenzialità a quelle case, quindi dare la possibilità di ricostruirle, di ristrutturarle e dare una possibilità di residenza.

Qui è l'altro limite della legge. La legge si pone tra gli obiettivi quello di intervenire sullo spopolamento della montagna, ma poi, se andiamo a vedere la legge, quegli alloggi, quelle stanze, perché in alcuni casi potrebbero anche essere semplicemente delle stanze, saranno adibiti solo e soltanto ai lavoratori stagionali, quindi non a persone che vengono inserite stabilmente nelle nostre località.

Lo dico anche alla luce di un dibattito fatto nell'ultimo Consiglio regionale. Ricordo che, ad esempio, parlando della micro comunità di Gaby, si diceva: ma lì non ci sono degli alloggi a disposizione o altro. Ecco, molto probabilmente le persone che lavorano in una micro comunità sarebbero invece dei lavoratori non stagionali, ma lavoratori stabili, che potrebbero in qualche modo... e ve lo dico perché purtroppo sto migrando da un ospedale all'altro e sento le esigenze dei vari operatori, l'esigenza di case proprio per questi operatori sanitari sono molto sentite e soprattutto sono molto richieste.

In qualche modo quindi il primo limite che dicevo è proprio questo del non affrontare a 360 gradi il problema della casa e, successivamente, quello di non intervenire sullo spopolamento della montagna. Perché d'estate e d'inverno, quando abbiamo i lavoratori stagionali, sicuramente non vuol dire ripopolare la montagna. Ripopolare la montagna vuol dire far sì che le persone stiano lì stabilmente.

Qui è l'altro problema, sollevato anche all'interno della Commissione: le strutture rimarranno come destinazione turistico-ricettiva e quindi in qualche modo anche la residenzialità di queste persone non è prevista.

Poi, un provvedimento che ancora una volta prevede la falsa soluzione del bonus volumetrico e quindi, sì, un consumo del suolo. Oggi se n'è parlato molto e questo è sicuramente uno degli aspetti che viene inserito all'interno di questa legge.

L'altro dato politico importante, come dicevo, è quello di svuotare un po' le autonomie locali di uno strumento, che è quello della pianificazione, che, se vogliamo, è lo strumento principe per quello che riguarda i nostri Comuni. Lo ribadisco, rispetto alle destinazioni d'uso ci siamo confrontati più volte con l'Assessore per altre questioni, molto probabilmente anche il tema destinazioni d'uso poteva essere affrontato per risolvere anche le criticità che altri operatori del settore turistico hanno lamentato in questi anni.

Come diceva la consigliera Minelli, siamo poi andati a leggere con attenzione quanto ci è stato rappresentato dalla Direzione urbanistica rispetto alle deroghe ai piani regolatori, e anche sotto questo punto di vista il fatto che ci debba essere un interesse pubblico nel caso di una deroga e che questo interesse pubblico sia legato alla Pubblica Amministrazione, non capiamo, poi magari l'Assessore ce lo spiegherà meglio, qual è il fine perseguito dalla Pubblica Amministrazione, cioè qual è l'obiettivo che, sostanzialmente, viene identificato come interesse pubblico.

Abbiamo presentato sei emendamenti. Li rappresento già durante la discussione generale, perché vanno anche un po' a spiegare il perché non ci sarà il nostro voto rispetto a questa legge.

Nell'articolo 5, al comma 2, si parla di una deroga alle disposizioni dei piani regolatori dove non è prevista la verifica della dotazione delle aree verdi, mentre la disponibilità di posti auto è richiesta in misura pari ad almeno il 50% di quella prevista dalle predette disposizioni del piano.

Mentre si può ragionare in qualche modo rispetto alle aree verdi, secondo noi derogare rispetto ai posti auto è piuttosto pericoloso, soprattutto visto che abbiamo un vincolo di soli 15 anni rispetto a questo utilizzo e, quindi, potenzialmente quei volumi possono diventare tout court delle strutture alberghiere. Ci troveremmo quindi a un certo punto con un problema di posti auto non sufficienti, e chi di noi ha amministrato un Comune sa benissimo che cosa vuol dire rispetto a questa tematica.

Rispetto al vincolo della durata, visto che c'è anche la possibilità di attingere a mutui pubblici con tassi all'1%, per noi dovrebbe essere estesa almeno a 25 anni, questo per garantire una sorta di mantenimento di quell'interesse pubblico che dovrebbe essere previsto dalla norma.

Rispetto all'articolo 6, come dicevo, abbiamo provocatoriamente messo un emendamento per inserire anche le aziende turistico-ricettive, le aziende commerciali, le attività di somministrazione alimenti e bevande, ma sicuramente l'Assessore ci prenderà un po' in giro, perché sotto questo punto di vista l'emendamento che abbiamo presentato è un po' limitativo, forse, perché anche proprio per l'accesso ai mutui e per quello che c'è scritto, per le leggi di riferimento, quelle strutture naturalmente non sono previste. Secondo noi però era importante evidenziare che questa era una delle cose poste all'interno del dibattito in Commissione.

Abbiamo anche rivisto la questione delle sanzioni e del controllo, cercando di aumentarle rispetto a quelle previste in legge.

Rispetto, infine, alle norme transitorie, per dare un minimo di capacità decisionale ai Comuni e per evitare che gli stessi siano travolti dall'ennesima ondata di volumetria, ne abbiamo parlato prima, quindi che non tenga conto dell'assenza o dell'inadeguatezza dei servizi, cioè più volte ce lo siamo sentiti dire, le strade, i sottoservizi, l'acquedotto, le fognature, rispetto alla norma transitoria abbiamo anche proposto che, su richiesta motivata del Comune, quelle infrastrutture possano in qualche modo prevedere una sospensione per due anni di questi ampliamenti.

Questo è un po' in un'ottica generale quello che pensiamo. Dopodiché, conosciamo bene l'esigenza espressa anche dall'associazione di categoria. Credo che, come ho detto in premessa, se noi avessimo sentito anche le categorie degli agricoltori, piuttosto che quelle dell'edilizia, piuttosto che quelle della sanità, molto probabilmente avrebbero esposto gli stessi problemi.

Un altro elemento che credo sia importante è una sorta di mancanza di dati effettivi sia sulle strutture sia sulle necessità, ma soprattutto sulle priorità che si è dato questo governo. A meno che non ci si dica che la priorità è questa rispetto a tutte le altre esigenze che ho cercato, invece, di rappresentare proprio rispetto alla questione casa, che, come dicevo, per noi dev'essere affrontata in modo più generale.

Presidente - Altri? Vi sono altri interventi in discussione generale?

Non vedo richieste, chiudiamo la discussione generale. La discussione generale è chiusa.

Per il governo replica l'assessore Grosjacques. Ne ha facoltà.

Grosjacques (UV) ? Prima di cercare di dare qualche risposta rispetto alle legittime considerazioni che sono state fatte, consentitemi una battuta sportiva su questo disegno di legge.

Ancora una volta, siamo a PCP contro il resto del mondo, perché abbiamo visto che, con sfumature diverse, anche i gruppi di opposizione, che peraltro ringrazio perché hanno dato il loro significativo contributo nelle Commissioni III e IV, dove ci sono state ben tre audizioni su questo disegno di legge, hanno apprezzato questo primo tentativo, che è innovativo rispetto al panorama nazionale, ma non può ovviamente essere esaustivo, per una serie di ragioni, in primis quelle legate al finanziamento.

Mentre ci sono stati contributi molto puntuali, e un ordine del giorno sul quale mi soffermerò, consentitemi, ma non voglio che questo suoni come un'offesa, che questa volta c'è stato da parte vostra un tentativo goffo e mal riuscito di smontare una legge che, invece, è apprezzata da tutta l'Aula.

Dico questo perché? Perché mi chiedo davvero se abbiamo letto tutti lo stesso disegno di legge. Perché ho sentito dire che questo disegno di legge vuole stimolare gli insediamenti definitivi, ma in realtà non riuscirà a farlo, che mortifica i piani regolatori, mentre è esattamente il contrario. Quando si dice a un certo punto che sarebbe stato necessario dare la possibilità di recuperare altri edifici e non solo quelli a carattere turistico-ricettivo...

Avrà la possibilità di replicare, collega Minelli, quindi eventualmente sottolineerà i miei errori.

L'articolo 3 dice esattamente, nella rubrica, "gli edifici esistenti con destinazione ad usi diversi da quello turistico-ricettivo alberghiero", senza peraltro mettere alcun limite delle zone di Piano regolatore, ma specificando ovviamente che l'utilizzo e il recupero saranno inseriti nella destinazione d'uso turistico-ricettiva alberghiera, che sarà assentibile qualora messa dal Piano regolatore generale comunale, urbanistico e paesaggistico.

Piena facoltà quindi degli enti locali di poter disciplinare le eventuali destinazioni d'uso e, quindi, ammetterle a questo tipo di recupero.

Dopodiché, abbiamo detto che sono rimasti alcuni dubbi sull'interpretazione data in relazione alla configurazione di un interesse pubblico, così come richiesto dal CPEL, quindi le risposte hanno lasciato qualche dubbio.

Io direi che se c'è qualche cosa di molto chiaro - e dopo la ringrazierò, insieme a tutti coloro che hanno contribuito - è la risposta della dottoressa Réan, che peraltro è stata avviata con il titolo "Analisi tecnica sulle osservazioni sul ddl 186/2024" a tutti i consiglieri.

La dottoressa Réan dice che "l'articolo 88 della legge regionale 11/1998, che disciplina le deroga ai piani regolatori, non ammette in modo esplicito la deroga alle destinazioni d'uso", cosa che lei ha invece sottolineato, collega Guichardaz. "Tale norma è conforme a quanto stabilito dall'articolo 14 del dpr 380/2001. La norma di cui all'articolo 88 rimanda ad una disciplina attuativa che è stata approvata con dgr n. 4243, la quale, tra i vari approfondimenti, si occupa anche di definire il concetto di interesse pubblico nei seguenti termini" e non lo rileggo, perché è a mani di tutti i Consiglieri.

Dice: "Si desume pertanto che gli interventi disciplinati dal disegno di legge n. 186 non sembrano rientrare tra quelli definibili come di interesse pubblico e tale recepimento, inoltre, si porrebbe in contrasto con le disposizioni del ddl n. 185 ? quello che abbiamo appena approvato ? e in particolare con le modifiche che si intendono apportare all'articolo 74 per mantenere la gestione delle destinazioni d'uso in capo ai piani regolatori".

Non c'è quindi nessuna mortificazione dell'attività degli enti locali ma, al contrario, si mantiene all'interno delle competenze specifiche dei Comuni quello che riguarda le destinazioni d'uso. Direi che avete sbagliato il bersaglio su queste osservazioni.

Dopodiché, veniamo alle note positive. Il collega Aggravi, così come il collega Distort e ovviamente i due colleghi di maggioranza, Di Marco e Cretier, hanno sottolineato il grande lavoro fatto, le esigenze dei lavoratori stagionali e le difficoltà del loro reperimento.

Oggi il personale ha più difficoltà a essere trovato, anche perché è cambiata un po' la filosofia di chi viene a fare le stagioni: non si punta più tanto e in via esclusiva sull'elemento retribuzione, ma anche e soprattutto su quello che è inserito all'interno dell'offerta, della proposta lavorativa, quindi l'alloggio piuttosto che altre attività. Anche perché ragazzi e ragazze prendono la patente sempre più in età avanzata e quindi vogliono trovare, così come ha detto correttamente il collega Distort, sul territorio, o diciamo in zone limitrofe, l'abitazione.

Questo disegno di legge è ovviamente un primo passaggio, una prima risposta, che non poteva ovviamente essere esaustiva perché ci siamo concentrati sulle esigenze maggiormente rappresentate, che sono quelle in ambito turistico-ricettivo, del commercio e della somministrazione di alimenti e bevande.

Questo perché abbiamo dato la possibilità di utilizzare questi edifici recuperati anche a queste categorie di attività. Non la gestione, perché la gestione rimane in capo alle attività turistico-ricettive, proprio perché queste vengono inquadrate, come destinazioni d'uso, come strutture turistico-ricettive e, proprio in quanto strutture turistico-ricettive, beneficiano dei mutui della legge 19/2001, che sostiene questo tipo di attività e che in questa legge viene modificato il comma 1 dell'articolo 4 inserendo la lettera d)bis, che prevede la possibilità di ricorso ai mutui agevolati proprio per questo tipo di iniziative.

Direi quindi che da questo punto di vista questo disegno di legge è una prima importante, innovativa risposta a un settore che ha delle grandi necessità sotto questi profili.

È fortemente atteso dagli operatori del settore, ha alcune caratteristiche peculiari che sono già state in qualche modo sottolineate dai colleghi, sia di maggioranza che di opposizione. Le riassumo molto velocemente:

nessun nuovo volume costruito, ma soltanto riuso degli edifici esistenti;

l'aumento volumetrico del 20% per incentivare gli imprenditori (teniamo presente che oggi gli edifici a destinazione turistico-ricettiva costruiti prima del 31 marzo del 2010 beneficiano già per le attività turistico-ricettive di un aumento volumetrico del 40%, quindi questa è stata una mediazione che abbiamo verificato e concordato con gli enti locali);

la possibilità ovviamente di beneficiare dei mutui, come ho detto.

Per quel che riguarda l'obiettivo che si pone, in parte ovviamente, questo disegno di legge, che è quello di combattere, per quanto possibile, lo spopolamento dei centri di montagna, è del tutto evidente che questa non sarà la risposta risolutiva, anche perché questi sono alloggi destinati a dipendenti stagionali, possono essere costruite delle camere ma anche delle unità abitative.

L'obiettivo è quello, insieme all'alleanza per il lavoro, insieme all'attività che sta facendo il vicepresidente Bertschy all'interno del Consiglio per le Politiche del lavoro, di stabilizzare, di rendere i contratti a tempo indeterminato per poter consentire a queste persone, che ovviamente a quel punto dovranno trovare delle sistemazioni e non potranno trovarle nei Comuni testata di valle, per tutte le ragioni che ci siamo detti e anche per le ragioni che motivano questo disegno di legge n. 186, ma potranno trovarle nei Comuni di media valle; questo è stato detto in più occasioni in audizione anche dal sottoscritto, ma dai dirigenti e da coloro che sono stati auditi, perché ci sono già degli esempi virtuosi sul territorio, che oggi ovviamente non sono ricompresi da questa legge, ma questo è un obiettivo.

Dico questo perché, siccome la destinazione d'uso sarà turistico-ricettivo, nel turistico-ricettivo, come tutti sappiamo, non c'è la possibilità per i Comuni di attribuire la residenza. L'obiettivo quindi è quello di far venire i dipendenti, trasformare, dove possibile, i contratti da tempo determinato a tempo indeterminato per consentire, dove possibile, e questo è uno degli auspici di questa legge, la costituzione di nuclei familiari stabilmente insediati nei nostri Comuni delle valli laterali. Non solo quelli di testata di valle, perché lo spopolamento è evidente su tutto l'asse delle nostre valli, e chi vive nelle valli laterali lo misura tutti i giorni.

Dicevo, di costruire dei nuclei familiari che possano insediarsi in questi Comuni e quindi, di conseguenza, a cascata, consentire il mantenimento delle scuole, degli esercizi commerciali e di tutto quello che ruota in una comunità viva.

Direi che questo disegno di legge dà una prima risposta, dà una risposta, come abbiamo detto, alle strutture, ai dipendenti delle strutture turistico-ricettive, commerciali e della ristorazione. Proprio perché è un primo intervento, ed è stato correttamente indicato dal collega Chatrian nella sua relazione, si pone l'obiettivo poi di allargare la platea.

Ovviamente ci sono delle categorie di dipendenti all'interno dei quali, purtroppo, non mancano solo gli alloggi, manca proprio il personale dipendente. Credo che la collega Guichardaz, quando ha sottolineato il problema degli operatori socio-sanitari, abbia evidenziato un problema che non è solo legato alle abitazioni, ma anche, e direi soprattutto, al reperimento di personale. Personale che ovviamente, essendo limitato come numero, cerca di stabilizzarsi vicino ai luoghi di residenza e con molta più difficoltà si avvicina alle strutture delle nostre valli laterali.

Per andare all'ordine del giorno, in buona sostanza, ricalca i presupposti che questa maggioranza lascerà a chi verrà a governare, che sono quelli di proseguire nell'attività in qualche modo di risposta alle categorie che oggi magari non lo hanno ancora manifestato in modo così puntuale com'è stato fatto da parte dell'ADAVA, ma che certamente scontano delle criticità nell'alloggiamento del personale.

Vengo all'ordine del giorno per dire che quest'ordine del giorno sarà approvato, quindi viene sostenuto dalla maggioranza. Propongo al gruppo firmatario di Rassemblement Valdôtain una modifica sull'impegnativa, di forma più che di sostanza, perché viene richiesto un ampliamento o comunque una revisione del disegno di legge n. 186. Il disegno di legge n. 186 ha delle finalità ben specifiche, se noi andassimo a coprire le esigenze di altre categorie imprenditoriali snatureremmo questo disegno di legge e non potremmo, peraltro, nemmeno sostenerlo finanziariamente, perché, come abbiamo detto in più occasioni, si regge sui mutui della legge 19/2001.

L'impegnativa quindi, mi rivolgo ai colleghi di Rassemblement, che la maggioranza propone è, fatte salve tutte le premesse, sulle quali concordiamo: "Il Consiglio regionale impegna il Governo regionale a dare mandato agli uffici competenti di predisporre, nel prosieguo dell'attività amministrativa, una proposta legislativa sul modello del disegno di legge n. 186, che tenga conto sia delle esigenze espresse dalle imprese commerciali e della ristorazione, manifestate nel corso delle audizioni consiliari, nonché di altre categorie imprenditoriali e/o settori economici attivi nelle località turistiche del territorio regionale".

Chiedo al Capogruppo di Rassemblement Valdôtain se concorda su questa modifica, in modo da poterla proporre alla maggioranza e, quindi, votarla.

Gli emendamenti sono sei. Non sto a riassumere quali sono i motivi per i quali non ci sarà un voto positivo; ci sarà un voto di astensione, su tutti e sei. Alcuni snaturano il disegno di legge, altri metterebbero in atto delle disparità, soprattutto l'ultimo: nel caso venisse accettato, la sospensione degli ampliamenti non creerebbe le stesse condizioni a seconda dei Comuni di residenza degli operatori e, quindi, delle operazioni.

Per quel che riguarda il vincolo venticinquennale, abbiamo proposto il vincolo quindicennale perché questo è il vincolo che si ritrova sulle operazioni che beneficiano dei mutui della legge n. 19. Avremmo quindi un'estensione non giustificata rispetto a coloro che costruiscono gli alberghi e che dopo 15 anni, in teoria, scaduto il mutuo, potrebbero anche cambiare destinazione d'uso. Assoggettandola al regime delle attività turistico-ricettive, abbiamo deciso di mettere lo stesso vincolo temporale.

Il primo, "non è richiesta la verifica della dotazione di aree verdi private", questo l'abbiamo concordato con il CPEL; così come abbiamo concordato la parte relativa ai parcheggi, perché in molti piani regolatori, sui volumi esistenti, addirittura non vengono richiesti parcheggi aggiuntivi. Abbiamo quindi lasciato ai piani regolatori l'interpretazione, chiedendo ovviamente almeno il 50% di quello che sarebbe previsto nei piani regolatori. Ripeto, in alcuni piani regolatori non è nemmeno previsto nulla.

Per questi motivi voteremo l'ordine del giorno proposto dai colleghi di Rassemblement Valdôtain e ci asterremo sugli emendamenti proposti da PCP.

Chiudo ringraziando tutti coloro che hanno contribuito, quindi tutti i colleghi delle Commissioni III e IV, con i loro Presidenti Chatrian e Rosaire, il collega Sapinet, che con me ha condiviso diversi passaggi di questo disegno di legge, tutte le associazioni audite, che hanno dato grandi contributi e positivi contributi per arrivare a questo disegno di legge, tutti i funzionari, i dirigenti, il dottor Di Martino, il dottor Trevisan con le sue strutture, la dottoressa Réan, che ha fornito risposte puntuali, e ovviamente anche oggi i colleghi che hanno dato il loro contributo e che hanno capito qual è la finalità di questo disegno di legge, che è un primo passo verso una risposta a un settore che oggi ha grandi difficoltà nell'alloggiamento dei dipendenti.

Presidente ? Dopo la replica, affrontiamo gli ordini del giorno.

Vi è l'ordine del giorno del gruppo di Rassemblement. Qualcuno del gruppo lo illustra? Consigliere Aggravi, ne ha facoltà.

Aggravi (RV) ? In realtà, Presidente, avevo già dato illustrazione dell'ordine del giorno.

Ne approfitto, vista la proposta dell'assessore Grosjacques e la giusta sollecitazione da parte sua: per quello che riguarda il nostro gruppo, l'obiettivo, anche con questa riformulazione, è raggiunto, quindi accediamo la proposta emendativa, diamo l'ordine del giorno per rappresentato e confermiamo il nostro sostegno al disegno di legge.

Presidente ? Per quanto riguarda il Governo, vuole intervenire o diamo per risposto?

Altri gruppi?

Possiamo passare alla votazione. Votiamo l'ordine del giorno. Votiamo il testo modificato, emendato. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 33

Votanti: 31

Favorevoli: 31

Astenuti: 2 (Guichardaz Erika, Minelli)

L'ordine del giorno è approvato.

Passiamo all'articolato.

Articolo n. 1. Mettiamo in votazione. Votazione aperta.

Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 32

Favorevoli: 32

Astenuti: 2 (Guichardaz Erika, Minelli)

L'articolo n. 1 è approvato.

Posso dare lo stesso risultato per l'articolo n. 2? Stesso risultato.

Per l'articolo n. 3? Stesso risultato.

Per l'articolo n. 4? stesso risultato.

All'articolo n. 5 vi sono due emendamenti di PCP, già illustrati. Li diamo come illustrati.

Mettiamo in votazione l'emendamento n. 1. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 3

Favorevoli: 3

Astenuti: 31 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Chatrian, Cretier, Di Marco, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Padovani, Perron, Planaz, Restano, Rosaire, Sammaritani, Sapinet, Testolin)

L'emendamento n. 1 di PCP non è approvato.

Posso dare lo stesso risultato per l'emendamento n. 2? Stesso risultato anche per l'emendamento n. 2.

Mettiamo ora in votazione l'articolo n. 5. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 31

Favorevoli: 31

Astenuti: 3 (Guichardaz E., Lucianaz, Minelli)

L'articolo 5 è approvato.

Passiamo ora all'articolo n. 6.

C'è l'emendamento n. 3 di PCP. Lo diamo come illustrato? Lo diamo come illustrato e lo mettiamo in votazione. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 3

Favorevoli: 3

Astenuti: 31 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Chatrian, Cretier, Di Marco, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Padovani, Perron, Planaz, Restano, Rosaire, Sammaritani, Sapinet, Testolin)

L'emendamento non è approvato.

Mettiamo ora in votazione l'articolo 6. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 31

Favorevoli: 31

Astenuti: 3 (Guichardaz Erika, Lucianaz, Minelli)

L'articolo n. 6 è approvato.

Posso dare lo stesso risultato per l'articolo n. 7?

Per l'articolo n. 7, stesso risultato.

Stesso risultato anche per l'8.

All'articolo n. 9 due emendamenti, n. 4 e n. 5, di PCP: li diamo già come illustrati e li mettiamo in votazione.

Emendamento n. 4 di PCP. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 2

Favorevoli: 2

Astenuti: 32 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Chatrian, Cretier, Di Marco, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Lucianaz, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Padovani, Perron, Planaz, Restano, Rosaire, Sammaritani, Sapinet, Testolin)

L'emendamento n. 4 di PCP non è approvato.

Posso dare lo stesso risultato per l'emendamento n. 5?

Non vi sono obiezioni, stesso risultato per l'emendamento n. 5 di PCP.

Votiamo ora l'articolo n. 9. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 31

Favorevoli: 31

Astenuti: 3 (Guichardaz Erika, Lucianaz, Minelli)

L'articolo n. 9 è approvato.

Posso dare lo stesso risultato per l'articolo n. 10?

Stesso risultato.

All'articolo n. 11 vi è il sesto emendamento di PCP che, se siete d'accordo, diamo come illustrato e lo mettiamo in votazione. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 2

Favorevoli: 2

Astenuti: 32 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Chatrian, Cretier, Di Marco, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Lucianaz, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Padovani, Perron, Planaz, Restano, Rosaire, Sammaritani, Sapinet, Testolin)

L'emendamento n. 6 di PCP non è approvato.

Mettiamo ora in votazione l'articolo n. 11. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 32

Favorevoli: 32

Astenuti: 2 (Guichardaz Erika, Minelli)

L'articolo n. 11 è approvato.

Mettiamo in votazione l'articolo 12. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 32

Favorevoli: 32

Astenuti: 2 (Guichardaz Erika, Minelli)

Ora la votazione della legge nel suo insieme. Vi sono dichiarazioni di voto?

Non vedo richieste, mettiamo in votazione la legge nel suo complesso. Votazione aperta. Votazione chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 32

Favorevoli: 32

Astenuti: 2 (Guichardaz Erika, Minelli)

Il disegno di legge è approvato.