Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4734 del 22 maggio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4734/XVI - Reiezione di mozione: "Impegno del Governo regionale ad individuare misure per ridurre i tempi di attesa e garantire l'accesso alle prestazioni sanitarie".

Bertin (Presidente) - Passiamo al punto n. 13. Consigliere Marquis, a lei la parola.

Marquis (FI) - Riportiamo, all'attenzione del Consiglio regionale, dell'Aula e del dibattito, la questione delle liste d'attesa. Questo è un argomento al quale abbiamo dedicato parecchia attenzione in questa legislatura, l'abbiamo intensificata negli ultimi tempi per arrivare a definire una proposta a fronte di una situazione molto difficile che sta vivendo la sanità pubblica in Valle d'Aosta.

In particolare abbiamo fatto tutta una serie d'iniziative ispettive in questi mesi che hanno voluto evidenziare i dati reali per fotografare esattamente la situazione, perché di quest'argomento se n'è parlato a livello qualitativo in tante occasioni e abbiamo potuto vedere che ogni volta venivano pronunciati e messi a disposizione dei numeri diversi, quasi come se fossimo alle estrazioni del lotto.

Abbiamo fatto delle domande puntuali, dalle quali è emerso che alla fine dell'anno c'erano circa 7.500-8.000 Valdostani che si trovavano nella condizione di non poter avere la disponibilità di fruire del servizio sanitario così come prevede la legge, ovvero per le prime visite, che devono essere erogate entro trenta giorni, e per le prestazioni di carattere specialistico e delle indagini strumentali, entro 60.

Per noi quindi che ci siano 8.000 Valdostani che si trovino in questa situazione è un fatto estremamente grave. Dalla discussione che è emersa in Consiglio, sostanzialmente ci è sempre stato risposto che la problematica è una problematica che tocca tutte le realtà regionali italiane, dovuta alla carenza di medici; sappiamo che la Valle d'Aosta ha anche delle altre difficoltà rispetto a quelle che hanno le altre Regioni, perché il nostro bacino da cui pescare, per assorbire delle professionalità, è più ridotto rispetto a quello degli altri. Ci sono sostanzialmente tutta una serie di fattori che non aiutano, ma, al di là di questo, noi abbiamo una grande particolarità in Valle d'Aosta: la legislazione vigente, le nostre prerogative ci consentono di dare delle soluzioni politiche a questo tema, in particolare mi riferisco al fondamento del rapporto della Regione con il sistema sanitario, che è l'articolo 34, comma 3 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, che recita: "La Regione Valle d'Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono al finanziamento del servizio sanitario nazionale nei rispettivi territori senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato", ovvero in Valle d'Aosta la sanità è finanziata dalla Regione.

Altro caposaldo che riteniamo fondamentale per approcciare a questo tema è l'articolo 1 della legge regionale 76/1991, che assicura alla Regione Autonoma Valle d'Aosta, mediante l'organizzazione dei servizi dell'Unità sanitaria locale, l'erogazione di prestazioni di assistenza sanitaria aggiuntiva. Significa che la Valle d'Aosta, quando si trova con le disponibilità finanziarie, può sicuramente erogare delle prestazioni di assistenza aggiuntiva.

Voglio anche evidenziare una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 170 del 29 ottobre 2024, che dice che, nelle Regioni a Statuto speciale che finanziano integralmente la spesa sanitaria con risorse proprie, esiste la possibilità di aumentare il tetto di spesa per le strutture private e convenzionate, purché venga rispettata la sostenibilità economica a livello di bilancio della Regione medesima.

Questo quindi è per evidenziare che la Regione Autonoma Valle d'Aosta finanzia la sanità e ha tutti gli strumenti, qualora abbia delle risorse, per affrontare il problema sanitario, la sua gestione, in modo diverso di quello delle altre Regioni. Può mettere a disposizione risorse.

Quindi questo è il primo punto che volevo evidenziare, perché a volte si dice non si può fare, non si può; cominciamo a chiarire che la legislazione consente d'intervenire in questa direzione per affrontare i problemi.

Abbiamo fatto un esame attento della situazione e si possono fare alcune cose. La prima è tenere la posizione che sta tenendo lei, Assessore, attendere più o meno passivamente che la situazione migliori, che vengano laureati più medici, che le scuole di specializzazione mettano a disposizione un numero maggiore di specializzati, che ci sia un minimo di riorganizzazione a livello dell'Azienda sanitaria locale, o sennò c'è la proposta che facciamo noi: proporre interventi di natura straordinaria e temporanea per affrontare la questione.

Riteniamo che la tutela della salute sia la priorità per i cittadini valdostani, non c'è un altro tema più importante di questo.

Noi riteniamo che occorra potenziare, laddove possibile, le convenzioni con il privato accreditato in Valle d'Aosta, laddove non si arrivi a rispondere al problema solo con questa soluzione, incrementare le collaborazioni con il privato accreditato fuori Valle d'Aosta.

Terzo, perché questi due punti prima non bastano, istituire dei voucher a rimborso delle prestazioni effettuate nel privato per chi si trovi nella condizione di dover attingere al percorso di tutela.

Ho detto prima che nel mese di dicembre erano 8 mila le persone al 31 dicembre, l'iniziativa che abbiamo presentato, la n. 27 a questo Consiglio, che vista la disponibilità dell'Assessore a fornire la risposta scritta, ritiriamo dall'ordine del giorno, ci dice che al 30 del mese di aprile ci sono 3.500 Valdostani che hanno diritto al percorso di tutela, è un numero estremamente grande.

A questo riguardo, abbiamo letto dei comunicati che dicono che la situazione migliora, la situazione va verso una sua gestione più ottimale. Io adesso le voglio dare un dato che ho rilevato ieri, integrato anche da dei dati pervenuti al collega di gruppo stamattina: ieri una persona ha chiamato il CUP per prenotare una densitometria ossea, una MOC. È stato detto: "Prima data disponibile novembre 2026", diciotto mesi.

A fronte delle rimostranze che sono state fatte, ma come si può aspettare diciotto mesi per un esame di questo genere? L'operatore dice: "Guardi, ho trovato una possibile soluzione perché c'è una persona che ha rinunciato, si potrebbe fare a marzo 2026", dieci mesi.

Questa persona dice: "Io non posso aspettare dieci mesi; se andassi a pagamento?". "Se andasse a pagamento lunedì pomeriggio", quattro giorni. 180 euro contro 30 euro.

Ora io credo che dobbiamo vergognarci, provare vergogna rispetto a questa situazione.

Stamattina un'altra persona chiama per prenotare lo stesso esame, è stata data la data di primavera 2027. Ma secondo voi è possibile accettare delle cose di questo genere, Assessore? Per noi è inaccettabile, proviamo vergogna.

Io non so come facciate a non provarla voi.

Allora a fronte di una situazione di questo genere, noi proponiamo due cose:

1) intensificare il rapporto con il privato accreditato. Abbiamo assistito al convegno organizzato in sala Maria Ida Viglino, sono stati in quella circostanza offerti dei dati interessanti che dimostrano quanto in Valle d'Aosta non si cerchi una maggiore collaborazione con il privato.

La Valle d'Aosta ha un 5,7% della spesa sanitaria che viene gestita dal privato. Siamo la Regione italiana con il tasso più basso, la media italiana è il 17% e la Lombardia 24,7%; non a caso qui si parte sovente e si va in Lombardia se si deve fare delle visite o delle prestazioni specialistiche, questo significa che la Valle d'Aosta, per sua vocazione, rinuncia a collaborare o a chiedere collaborazione con il comparto privato e, a nostro avviso, questa è una cosa di estrema gravità in un momento difficile come questo, perché noi riteniamo che la sanità debba essere pubblica, il diritto della salute deve essere universale per tutti, ma bisogna prendere atto che la risposta sanitaria è data a livello di sistema della risposta pubblica, più la risposta della parte privata.

Sappiamo che il pubblico lamenta che il privato non sempre è in grado di offrire le disponibilità quando vengono richieste, ma io voglio evidenziare qual è il problema, Assessore, non si può immaginare che quando noi facciamo quattro o cinque iniziative ispettive lei prenda il telefono, o il direttore generale prenda il telefono, chiami i gestori delle strutture private e dica: "Avrei bisogno di mille indagini strumentali da fare in tempo più o meno zero perché qui ci fanno pressioni in Consiglio regionale".

Guardi che nel privato non funziona come nel pubblico, che magari c'è il macchinario spento che si schiaccia l'interruttore e tutto si accende e si parte. Il privato deve pianificare degli investimenti per dare delle risposte, ha bisogno di un tavolo di concertazione, ha bisogno di una pianificazione dove il pubblico e il privato si trovino attorno al tavolo. Il pubblico gli dice: "Noi avremmo bisogno che voi vi occupaste di questo, che vi occupaste di questo per i prossimi 4-5 anni", pertanto il privato può farsi un business plan, una valutazione di quello che comporta a livello di investimento, in macchinari, in strumenti, in acquisizione di personale. È questo il modo di lavorare.

Questa modalità qui non l'avete mai attuata sino a oggi, voi chiamate al bisogno, non è così che funziona se si vogliono dare soluzioni ai problemi. Occorre istituire un tavolo di lavoro tra pubblico e privato, dove si specifichino quali sono i rispettivi ruoli e i rispettivi apporti che devono essere forniti per dare soddisfazione all'esigenza sanitaria della comunità valdostana.

Per quanto riguarda invece l'altro aspetto, noi proponiamo di dare la soluzione con i voucher - è una soluzione ovviamente di natura temporanea - per coloro che si trovano ad aver diritto ad un percorso di tutela.

Il giorno che il pubblico sarà in grado di assorbire e di erogare il servizio nei tempi previsti, non ci sarà più bisogno di rivolgersi al comparto privato.

Pertanto, facendo due conti, una visita costa 150 euro, facciamo un numero che è più o meno credibile, ma solo per dare un ordine di grandezza, 10 mila visite costano un milione e mezzo di euro. Se le visite sono 8 mila stiamo sotto il milione.

Con un milione di euro si darebbe una soluzione a un problema e noi non capiamo, di fronte alla legittimità della proposta, alla disponibilità dei soldi, perché soldi qui ne avanziamo 280 milioni all'anno: è sufficiente che una variazione di bilancio in corso anno faccia un po' più di pulizia dei capitoli, qualche mese prima che si arrivi alla fine dell'anno si liberi quel milioncino di risorse che rispetto allo stanziamento che c'è verso la sanità valdostana è come aggiungere una goccia d'acqua nel mare, perché, giusto per dare due numeri, dal 2019 a oggi nella sanità valdostana sono stati investiti circa 2 miliardi e 800 milioni tra spese correnti e spese d'investimento.

Ovviamente ci sono già anche gli accantonamenti per la realizzazione del nuovo Ospedale, quelli che sono stati stanziati, ma solo per dire, anche in termini di investimenti, dal 2019 ad oggi sono 626 milioni, compresi gli accantonamenti del nuovo Ospedale; come se avessimo costruito tre Ospedali, e invece ci troviamo ancora con il buco e non abbiamo ancora visto le fondamenta in fondo allo scavo.

Detto questo, a livello di stanziamenti di spesa corrente abbiamo avuto un incremento dal 2019 a oggi di 80 milioni di euro l'anno ed io sfido chiunque a intervistare i Valdostani e chiedergli se a fronte di 80 milioni in più di euro che sono stati messi a disposizione per gestire la sanità valdostana abbiano percepito un miglioramento della qualità del servizio o un peggioramento.

A me rispondono tutti che la situazione è peggiorata, quindi credo che ci sia una situazione di estrema gravità.

Aggiungo: mi è capitato per caso di incontrare un Assessore regionale alla sanità di una Regione ovviamente più grande della nostra che mi dice: "Eh, certo, io ho dei problemi di maggior rilievo in un sacco di Ospedali, ho delle situazioni complicate, però le assicuro che se io fossi l'Assessore in Valle d'Aosta mi prenderei una camera in Ospedale e vivrei lì dentro. Sarebbe semplicissimo, perché è solo così che si cambia il modello organizzativo, magari se l'Assessore vivesse un po' di più dentro l'Ospedale, non sarebbero 72 ore in Pronto Soccorso su una barella ad aspettare una camera da letto, magari la si troverebbe all'interno dei reparti".

Ci sono una serie di problematiche che attengono anche alla questione organizzativa, e sono problematiche pesanti, ma a fronte di questo, su di cui sembra non si possa incidere, la soluzione bisogna darla dall'esterno, mettiamo a disposizione un milione di euro, si fissi qual è il tariffario di mercato per le prestazioni singole alle quali devono essere assoggettati i cittadini e si metta nelle condizioni i cittadini valdostani di andare in tre giorni, perché in tre giorni si può ottenere la possibilità di farsi una visita, la Regione rimborserà questi 150 euro a testa, 200, 100 o quello che saranno, e il problema credo che avrebbe una soluzione.

Tra l'altro alcuni mesi fa è uscita anche un'intervista al dottor Roberti che ha detto: "É solo una questione di soldi" in sintesi, non ha detto che non si può fare, mentre in Consiglio regionale si è sempre detto che le nostre soluzioni sono semplicistiche.

Non sono delle soluzioni semplicistiche, sono delle soluzioni pratiche a un problema, perché il non dare una soluzione è peggio e, se mi consente, il dire che al 31 dicembre c'erano 8 mila Valdostani che aspettavano e oggi ce n'è 3 mila, c'è una differenza di 5 mila.

Allora come è possibile che avvenga questo se non è aumentato l'organico dei medici? Questa allora è la certificazione che fino al 31 dicembre c'era qualcosa di grosso che non funzionava, se è vero, ma c'è una grande manipolazione dei dati, perché voi quando fate delle interviste rilasciate delle dichiarazioni che sono solo fuorvianti, ve ne leggo una: "I pazienti in attesa di una prenotazione sono scesi a 2.200".

Ma cosa me ne frega di questo numero se la prenotazione me la dà nel 2027? Non mi interessa sapere se lei ha dato la prenotazione fra tre anni, io voglio sapere le prenotazioni quando vengono date entro i 30 e i 60 giorni, è questo il numero che interessa alla politica e interessa alla gente.

La proposta quindi che noi facciamo con questa mozione è di dire: nel frattempo che si trovino delle soluzioni di natura organizzativa che possano migliorare la situazione, nel frattempo che si possano fare concorsi, che arrivino nuovi medici, che si potenzino le strutture, mettiamo i Valdostani nella condizione di potersi far visitare e gli rimborsiamo il costo della visita.

Questo crediamo che sia il minimo che si possa fare in una realtà come la nostra, a fronte delle disponibilità finanziarie di cui godiamo e se io fossi al posto suo l'avrei già fatto, non credo che ci voglia molto. Guardi che in una settimana una cosa così si mette in piedi, invece è molto peggio resistere in una situazione passiva, in una situazione che non è disponibile a offrire delle risposte a un bisogno, a un'esigenza.

Per noi questo è inaccettabile, fossero anche solo mille i Valdostani, non migliaia, che si trovano in questa condizione, così come non è accettabile che mi si dia la possibilità di essere visitato nel 2026 e se chiedo a pagamento dentro l'Ospedale mi si dica dopodomani, tre giorni lavorativi di attesa. Trovo che sia vergognoso, e qui ci sono delle responsabilità politiche, caro Assessore, perché non si può dire: "La politica non si interessa, la politica mette a disposizione i soldi e poi c'è l'Azienda sanitaria che si deve occupare nel merito". La responsabilità ce l'ha chi sta sopra quei banchi, in primis lei. Noi la invitiamo a riconsiderare il posizionamento, perché se ci fosse la volontà di accogliere questa proposta, che tra l'altro è una proposta - abbiamo parlato anche con delle persone competenti in materia - che può essere sperimentata, soprattutto a livello di modello, in una realtà piccola come la nostra, perché consentirebbe di acquisire anche dei dati preziosi circa l'appropriatezza delle prestazioni che vengono richieste. Sarebbe molto utile anche sotto quel profilo per mettere in piedi un sistema.

Poi le leggo due cose della risposta che mi è stata data ieri, mi si continua a dire: "A oggi gli strumenti tecnici e informativi non permettono l'elaborazione immediata, e quindi la visualizzazione in tempo reale di un quadro complessivo delle prenotazioni classificate in soglia e fuori soglia. Il sistema viene interrogato e i dati restituiti devono essere di volta in volta elaborati".

Sottolineo che è gravissimo che chi dovrebbe monitorare le liste d'attesa non sia nella condizione di poterlo fare, salvo dire: "Su questo aspetto possiamo, dobbiamo sicuramente ancora molto migliorare" e la cosa più grave è che si dica: "Tutto questo allineamento dei dati, con i requisiti di monitoraggio definiti dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Agenas"; praticamente questo è imposto dal Governo nazionale, perché il Governo nazionale si è reso conto di determinate situazioni che non funzionano e ha imposto il monitoraggio, ma una Regione autonoma dovrebbe essere più avanti degli altri sul monitoraggio della propria gestione, perché sennò l'autonomia a cosa serve se ci dobbiamo far dire dallo Stato che bisogna monitorare le liste d'attesa?

Io trovo che questo sia gravissimo nell'ambito dell'esercizio delle nostre prerogative come atteggiamento e il non considerare prioritaria l'elaborazione di questi dati non consente di dare una soluzione, perché ogni domanda che noi facciamo arriva con dei numeri diversi, l'ho detto prima, come se fossero le estrazioni del lotto, con differenza di migliaia a seconda di chi le elabora, a seconda di come vengono interpretati i dati, ma l'unica cosa certa è che ci sono migliaia e migliaia di Valdostani in attesa di una prestazione sanitaria in tempi certi e adeguati.

Abbiamo i soldi e non si fa niente, quindi la invitiamo a riconsiderare la sua posizione o per lo meno che venga sensibilizzato dai colleghi della maggioranza e del Governo per provare a offrire una soluzione aggiuntiva rispetto a quelle oggi messe in campo per dare dei risultati che siano più consoni alle aspettative dei Valdostani.

Presidente - La discussione generale è aperta. Ci sono interventi? Se non ci sono interventi, chiudo la discussione generale. Consigliere Baccega.

Baccega (FI) - Davvero auspicavo che ci potessero essere più interventi rispetto a un tema di questo tipo, un tema che ho affrontato personalmente fin dal 2021, quando facevo parte del gruppo di Pour l'Autonomie, Pour l'Autonomie che adesso è sicuramente presente in maggioranza. È un tema che anche allora avevamo detto: "Sta iniziando un percorso che è piuttosto pericoloso e difficile".

Avevamo anche successivamente, nel 2022, non facendo più parte di quel gruppo, ma facendo parte del gruppo di Forza Italia, sollecitato di capire perché l'Osservatorio regionale delle liste d'attesa, istituito nel 2019, fosse stato stralciato e non si convocasse più.

Adesso non so se sia ancora operativo, non abbiamo più avuto modo di entrare nel merito, ma in realtà siamo in una fase in cui giriamo la Regione, e questo è il tema all'ordine del giorno, è il tema cruciale (oltre a quell'altro più richiamato dai media che è all'ordine del giorno di quest'ultimo mese, parlo della CVA) ed è davvero difficile dare delle risposte.

Tutti si dice: ma perché? Ora ho anche sentito un accenno a una struttura sul territorio che è una struttura privata, che è vicina anche a noi. Sì, certo, perché no? É vicina a noi ma sono strutture che sono a tappo, nel senso che non hanno più la programmazione e la pianificazione per poter dare ulteriori risposte, come è stato chiesto recentemente, perché sappiamo che recentemente questo tavolo pubblico privato accreditato potrebbe essere stato avviato, comunque c'è un'informativa che lo richiede.

L'altra sera a Pont-Saint-Martin abbiamo avuto un incontro in questo senso e ci è stata data quest'informazione: c'è una nota della USL che chiede di aprire un tavolo, ma le strutture private accreditate sono tre; abbiamo quella di Saint-Pierre, dove si fanno tutta una serie d'interventi, Medica, abbiamo l'I.R.V. e abbiamo la Technos.

Dobbiamo aprire ulteriormente e garantire loro una pianificazione per poter avere la possibilità d'investire in beni strumentali, avere la possibilità d'investire in materiale umano, medici, infermieri. Questo è un percorso virtuoso che consentirà alla sanità valdostana di avere e di dare delle risposte ai cittadini, ma anche di accreditare altre strutture fuori dalla Valle d'Aosta, perché siamo fortemente in difficoltà.

Non vi dico quanti messaggi siano arrivati alla nostra attenzione dopo questo momento di riflessione che abbiamo fatto ieri a Pont-Saint-Martin rispetto alle liste d'attesa, il collega Marquis ne ha citata una, ma ce ne sono almeno quindici stamattina che hanno scritto in questo senso, quindi non siamo qui a voler picchiare in testa...

Adesso lei mi dirà: "Ma c'è stato anche lei dal 2019 per 20 mesi"; sì, ci sono stato, ma le ricordo che a febbraio 2020 è nato un problema che si chiamava Covid, quindi cambiano le cose. C'è stato sicuramente tutto il tempo per agire in modo più importante.

Il problema cos'è? Ormai è atavico, mancano i medici, i concorsi si fanno, alcuni vanno, altri rimangono, c'è ancora questa forte conflittualità e poi l'ultimo messaggio che è stato dato dal direttore generale: "Qui o si cambia o si va a gambe all'aria", è questo il messaggio che è stato dato in quell'incontro al convegno di Confindustria.

La nostra proposta quindi va proprio nella direzione di dire: "Mettiamoci tutti insieme a dare concretezza, visto che le risorse ci sono, visto e considerato che abbiamo la disponibilità dei soldi e facciamo in modo che la signora Gina, che è andata a curarsi a Torino, a fare l'esame a Torino, a fare la risonanza magnetica a Torino, possa avere un rimborso rispetto alla risonanza magnetica fatta a Torino a spese proprie".

È questo il concetto che noi vogliamo mettere in campo con i nostri voucher. Una volta che si è stabilizzata la situazione, che i tempi vengono rispettati nelle 72 ore e nei 30 giorni, allora si potrà dire: "Okay, si può fare qualche passo indietro e risparmiare qualche soldino".

Questo è il messaggio che Forza Italia manda alla collettività valdostana, questo è il messaggio che Forza Italia manda alla Giunta regionale. Mi rendo conto che siamo a quattro mesi dalle elezioni, ma potrebbe essere anche un atout per voi.

Presidente - Ci sono altri interventi? Non vedo richieste d'intervento... Consigliere Restano, a lei la parola.

Restano (RV) - Non posso sottrarmi dall'intervenire, perché l'argomento è importante e uno non può lavarsene le mani, uno che tiene alla sanità valdostana.

Sarebbe troppo facile oggi dire e sostenere l'iniziativa lodevole del collega Marquis, ma la sanità in Italia e in Valle d'Aosta forse è qualcosa di più complesso, forse necessita di un momento di riflessione collettiva, un poco più approfondito di quello che ci rende disponibile una mozione così importante.

Perché dico questo? Dalla lettura della mozione che espone tanti dati e anche dagli interventi dei colleghi, possono emergere alcune considerazioni che si possono ritenere più o meno corrette ma, sia dall'intervento sia da quanto letto, un dato balza sicuramente all'occhio: il coinvolgimento del privato rispetto alla spesa sanitaria complessiva è il più basso di tutte le Regioni e pesa il 5,8%.

È un dato interessante, sarebbe altrettanto interessante capire qual è il coinvolgimento economico rispetto al numero di abitanti della nostra regione, anche confrontato sulla mobilità attiva da un lato e sulla mobilità passiva dall'altro, perché ci potrebbe dare un dato di rilievo sul quale potersi confrontare.

Sarebbe interessante, oltretutto, capire come si pone il voucher proposto dai colleghi rispetto al quasi guadagno in sanità, cioè il quasi guadagno è un prezzo che l'Amministrazione pubblica rende al privato, in occasione dell'affido; la tariffa è calmierata rispetto a quella prevista dai parametri di costo ufficiale, questo per non far sforare la spesa pubblica.

La sanità italiana prevede di affidarsi al privato, io vedo bene questa collaborazione pubblico-privato, ma nel rispetto di alcune regole sulle quali noi dovremmo confrontarci. Sicuramente chi ha proposto la mozione, lo ha anche fatto, lo ha anche valutato, però per votare questa proposta con una ragionevole certezza sarebbe bene condividere questi aspetti.

Mi viene anche da dire e farle un appunto, collega Marquis. Io credo che le regioni che hanno più aziende sanitarie e più Ospedali in alcuni casi vivano meno problemi di una regione che ha un solo Ospedale e una sola Azienda sanitaria. Poi, se mi sbaglio in questa affermazione, i colleghi che hanno avuto l'onere di gestire la sanità possono smentirmi, però in alcuni casi è difficile.

Sono invece fermamente convinto di alcune cose che lei, collega, ha affermato, vale a dire che la nostra regione - e la sostengo in questo -non può essere un caso di studio, deve essere un caso di studio però deve, attraverso l'accordo con Roma, elaborare un progetto che ci permetta di andare avanti e dimostrare che, così come siamo strutturati, abbiamo fatto il possibile per curare i nostri pazienti, ma non ce la facciamo, allora dobbiamo ricorrere a delle situazioni, a delle proposte emergenziali.

Durante il nostro cammino in questo Consiglio più volte abbiamo prospettato alcune soluzioni per risolvere la situazione, ma il nostro modo di affrontare la questione riguarda la cosa a lungo termine, a medio termine e la situazione del momento.

Non possiamo disgiungere l'una dall'altra, vale a dire che abbiamo insistito molto sulla formazione per il reclutamento del personale, quindi se dobbiamo porre in essere delle situazioni di emergenza dobbiamo tracciare un percorso che ci possa dire perché, come lei ha detto, servano questi due anni, questa spesa ulteriore, ma al termine dei due anni dobbiamo aver raggiunto più di un obiettivo, anche quello della formazione, che probabilmente, per certe figure professionali, non si risolve in soli due anni.

Modestamente una delle nostre proposte che potrebbe dare una risposta - magari non importante come la sua - è quella di aumentare la libera prestazione aziendale che è parametrata da delle norme nazionali, quindi anche in questo caso noi dovremmo rivolgerci a Roma e contrattare una soluzione diversa rispetto a quella che attualmente è possibile sviluppare, il che ci permetterebbe di coinvolgere il personale sanitario in maniera diversa, di renderlo più protagonista, di valorizzarlo maggiormente.

Il problema non sta solo nel numero dei medici, ma nel numero di tutte le professioni sanitarie e anche di quelle che oggi non sono considerate professioni sanitarie, non è casuale che proprio lo scorso Consiglio ci siamo permessi di suggerire di classificare le nuove assistenti infermiere nel ruolo sanitario, perché darebbe un'altra risposta e tutte queste iniziative potrebbero contribuire a ridurre i tempi d'attesa.

Posso anche quasi certificarle che tanto la sanità pubblica, come ben lei ha detto, quanto la sanità privata funzionano con la programmazione e con l'organizzazione, non è che accendiamo la macchina e subito facciamolo le radiografie; solo per dire che non sempre gli esempi sono tutti calzanti.

La questione quindi è molto complessa ed articolata, la nostra proposta, pur essendo molto allettante quello che lei dice, "Mettiamo dei soldi e risolviamo il problema, nel breve tempo che ci rimane", è quella di approfondirlo, non possiamo oggi rispondere in questa maniera, anche perché forse dovremmo - e non è nelle mie corde, oggi - comprendere se nella risposta sui LEA siamo alla pari delle altre Regioni, se andiamo meglio o se andiamo peggio; questi sono dei dati che non sono in mio possesso e sarebbe il caso di valutare, anche per giustificare un nostro eventuale intervento nel senso che lei ci dice.

La nostra considerazione, in attesa della replica dell'Assessore, è questa: non siamo a oggi, al di là dei dati che lei ci ha fornito, nelle condizioni di dire con certezza: "Questo è un percorso che possiamo condividere o non possiamo condividere".

Attendiamo il resto del dibattito per vedere se ci sono altre proposte, altre soluzioni che ci possono chiarire ulteriormente la situazione.

Presidente - Non vedo richieste d'intervento ulteriori. Consigliere Marquis si è prenotato, ne ha facoltà.

Marquis (FI) - Grazie, Presidente, per un secondo intervento che è stato stimolato dal collega Restano, che è intervenuto adesso.

È evidente che abbiamo fatto una serie di analisi sui numeri, che abbiamo cercato di valutare quale fosse l'impatto del privato e del pubblico, della libera professione, ci sono degli approcci che possiamo condividere, perché la nostra proposta non è una proposta che non vuole tener conto delle risposte a medio e a lungo termine; il problema è che in aula sino a oggi si è parlato solo di medio e di lungo termine e non si parla di soluzioni nell'immediato.

La nostra proposta ritiene che vadano date risposte nell'immediato, è qui la differenziazione di approccio, ma dare delle risposte nell'immediato non significa esimersi, nel frattempo, di organizzarsi in modo strutturato per affrontare la questione quando deve andare a regime.

Per noi non è ammissibile che la risposta non arrivi oggi, perché una mancata visita oggi comporta un pericolo di malattia più pesante domani e di mettere a rischio addirittura delle vite. Per noi salvare già solo una vita che sia una vita è un dovere, pertanto riteniamo che oggi dobbiamo concentrarci sulla risposta che va data nell'immediato, ovvero qualcuno dica: "A noi non interessa dare delle risposte nell'immediato" o qualcuno ci dica qual è la sua proposta per risolvere nell'immediato la questione.

Noi rispetto a questa non ne vediamo altre di proposte per affrontare la questione con immediatezza.

A livello numerico - anche per caratterizzare qual è l'impatto che prima ho evidenziato con il 5,8%, che è un numero di sintesi- dall'attività ispettiva che è stata fatta risulta che le prestazioni inerenti alle visite specialistiche e agli esami strumentali che sono stati effettuati nel corso del 2024 per tutte le quattro categorie (urgenti; brevi; programmabili e differibili) sono 121.355. Di queste, 113.000 sono in istituzionale, l'istituzionale comprende anche la LP a livello di classificazione, dopodiché è stata fatta un'estrapolazione di quelle che sono nelle LP, ma il dato più significativo da quest'analisi è che nell'ammontare delle prestazioni, quelle commissionate al privato accreditato ammontano a 7.466 prestazioni e quelle che sono fatte in LP in privato dentro l'Ospedale sono 16.500, più del doppio.

È difficile quindi potenziare ancora di molto l'attività privata dentro l'Ospedale, perché chi lavora lì ha le ore a disposizione contate, cioè non è che aumentano le ore della giornata, le ore che si può fare di prestazione sono otto o dieci, se le svolge nella parte pubblica è difficile che gli possiamo chiedere "Fai più visite", perché chiedergli di far più visite private significa ridurre l'impegno sul pubblico. È una situazione complessa questa da organizzare ed è giusto che sia meritevole di attenzione, però, pur così, attraverso iniziative di dire: "Vedremo come organizzare meglio, adesso ci diamo un'occhiata, metteremo più attenzione, coinvolgeremo i medici, magari il sabato, la domenica", tutte queste cose da qui alla fine dell'anno non faranno diminuire di nulla le liste d'attesa.

Il problema vero che noi dobbiamo affrontare è questo: capire se c'è la volontà politica di dare una soluzione immediata.

Noi non siamo convinti che la nostra soluzione porti a zero le liste d'attesa ma se da 3.000-4.000-5.000 Valdostani passassimo a 1.000, riterremmo che sarebbe già questo un grosso successo e sarebbe un milione di euro investito molto meglio che in altri modi, perché questo va a tutela della salute dei nostri cittadini.

Credo quindi che questa sia una priorità, è solo questa la risposta. Per noi di Forza Italia è fondamentale dare una soluzione, se qualcuno ne ha un'altra che consenta, come vi abbiamo fatto il caso di prima, che se io vado a pagamento entro tre giorni ho la visita, magari ce ne sarebbero mille che ottengono la stessa visita nell'ambito dei tre giorni se c'è il rimborso della prestazione, quindi automaticamente si ridurrebbe la lista d'attesa.

Questo è il problema che noi vediamo e a questo abbiamo cercato di offrire con molta umiltà, attraverso un'attività ispettiva di lavoro, di proposizione, di dialogo, con anche delle persone più competenti di noi nell'ambito sanitario,per offrire delle soluzioni. Tutto qui, è questo il problema.

Poi, come ha detto prima il mio collega, volevo anche io sottolineare quest'aspetto: purtroppo, per il modo che c'è stato di conduzione sino a oggi, il settore privato in Valle d'Aosta è a tappo, è in una situazione che per poter erogare maggiori prestazioni bisogna pianificare attraverso un tavolo di concertazione degli investimenti, è solo successivamente, sul medio periodo, che si può attraverso questa misura trovare delle soluzioni, ma l'unica soluzione possibile non è neanche il privato accreditato oggi, è il privato puro, in modo da rimborsare la spesa ovunque il cittadino si faccia visitare.

Io sfido chiunque che oggi abbia un problema di qualsiasi natura ad alzare il telefono. Io credo che ciascuno di noi si potrebbe far visitare nell'ambito di una settimana, una settimana riusciamo attraverso il privato ad avere la prestazione sanitaria, quindi il problema è che se la pubblica Amministrazione non è in grado di offrire, attraverso gli strumenti che sono quelli del pubblico, la visita, per noi bisogna surrogare questa possibilità attraverso il rimborso della spesa e qui siamo convinti che i numeri si abbatterebbero molto, molto significativamente.

Come ho detto prima, non è detto che si annullino, che si azzerino, però sarebbe un grosso contributo per la comunità valdostana.

Presidente - Possiamo chiudere la discussione generale? La discussione generale è chiusa. Per la replica, assessore Marzi.

Marzi (SA) - Siccome questa è, oltre a un tentativo di vetrina politica da parte del collega Marquis, anche una mozione e le mozioni quando vengono votate impegnano il Consiglio regionale, cominciamo con il rendere evidente l'impegno che ci viene richiesto, cioè "Impegnare il Governo regionale a individuare per un biennio, a titolo sperimentale ed emergenziale, misure integrative ai percorsi di tutela anche attraverso l'istituzione di nuovi LEA aggiuntivi e in particolare di prevedere l'istituzione di un voucher soggettivo a copertura dei costi delle prestazioni previste dal tariffario regionale da aggiornare per le prestazioni più carenti agli effettivi prezzi di mercato, per ottenere il rimborso della spesa sostenuta presso una struttura sanitaria presente sul territorio regionale ed extraregionale".

Chi di amministrazione ne capisce qualcosa sa che già solo l'intervento con denaro pubblico a copertura, intervenendo a prezzi di mercato, è interessantissimo, per cui mi auguro che i colleghi un po' più attenti ascoltino con attenzione quanto sto per dire.

Quando una mozione, infatti, chiede al Consiglio di esprimersi con un preciso impegno, rispetto ad azioni o a misure non applicate in altre realtà e dalle conseguenze non quantificabili - tra l'altro, poi non mi dirà sicuramente il nome del collega, ma a margine sorrideremo un attimo del tema dell'Assessore paziente, magari da quando nel 2022 ha scelto un partito nazionale, ha deciso anche lei di passare alla logica delle felpe - la responsabilità politica è di tutti i Consiglieri che devono avere piena contezza di ciò che viene loro proposto per poter esprimersi nel merito.

Alla maggioranza spetta amministrare, quindi è alla maggioranza che, disponendo degli elementi necessari, spetta di valutare a monte se una proposta può garantire reali benefici e può continuare a consentire la tenuta e la sostenibilità nel tempo del servizio sanitario pubblico regionale.

Se si insiste nel far passare il messaggio che chi ha la responsabilità politica e dirigenziale non ha ben chiaro il problema delle liste d'attesa, lo si fa per almeno uno di questi tre motivi:

1) non si ha piena contezza della complessità del tema, ma non è il caso del collega perché il collega ha una grande capacità di produrre dati, anche di analizzarli, e quindi, di conseguenza, poi li utilizza in maniera strumentalmente politica;

2) non si vuole conoscere l'impegno profuso e le misure intraprese in un quadro generale sul tema, inserendosi in una platea numerosissima che da quarant'anni parla di liste d'attesa in Italia, di solito quando si è in minoranza. Tra l'altro questo è molto divertente perché il collega fa parte di una forza politica, Forza Italia, che invece poi si esprime a livello nazionale, perché lo sostiene, a favore di un Governo con un Ministro che, di fatto, è quello che fa i decreti legge e le leggi che noi applichiamo. Ci dicono anche che li applichiamo bene, ma lui continua a dire che in realtà non c'è soddisfazione;

3) si antepone l'aspetto politico-sensazionalistico, che però riguarda tutte le Regioni italiane, anche quelle che di fatto poi governate.

Vado quindi di nuovo sul tema dei voucher: non si può infatti valutare l'efficacia di una misura di mera iniezione di risorse al rimborso, considerandone solo l'impatto immediato, ma senza valutare cosa questa possa poi determinare in un sistema complesso quale quello della sanità pubblica.

Si può certamente discutere sull'esaustività o meno delle misure intraprese dal Governo regionale, e ci mancherebbe altro, ma non può essere messo in discussione il diritto alla tutela della salute che deve essere garantito dal servizio sanitario nazionale attraverso le funzioni, le attività dei servizi sanitari regionali e degli enti e istituzioni di rilievo nazionale perché stiamo di fatto applicando, come richiamato, delle leggi dello Stato e tra l'altro, nel caso dell'ultimo decreto, leggi dello Stato fatte da un Governo che la sua forza politica sostiene.

La sanità pubblica è un bene della collettività che deve essere garantita e controllata a livello regionale a tutela del cittadino anche quando si coinvolge l'erogatore privato.

Rispetto al secondo quesito, stiamo lavorando ad azioni già in corso che stiamo approfondendo nell'ambito di un tavolo tecnico che abbiamo appositamente costituito con l'Azienda USL: azioni che per l'ennesima volta andiamo a descrivere.

1) L'Azienda USL ha avviato azioni di riorganizzazione dei lavori in alcuni settori per recuperare dei margini di produttività e organico attuale, proseguendo allo stesso tempo nelle azioni di reclutamento di nuovo personale. Importante inoltre sottolineare che sono stati assegnati ai direttori di struttura complessa - quelli che noi normalmente chiamiamo primari - specifici obiettivi d'incremento delle prime liste, al fine di migliorare i tempi di attesa.

2) L'Azienda ha approvato il piano annuale per l'utilizzo del LPA, assegnando un monte ore specifico ai reparti. Qui parliamo di oltre 12 mila ore complessive assegnate tra dirigenza medica e personale di comparto specificatamente dedicate a smaltire le liste d'attesa e a garantire l'erogazione delle prestazioni nei tempi previsti dai codici di priorità.

3) L'Azienda, nell'assegnazione degli obiettivi annuali di budget che si sono appena conclusi alle strutture aziendali, ha già previsto una più alta remunerazione della LPA, sempre ai sensi del decreto legge che è stato citato, in determinati settori che necessitano, naturalmente, dell'abbattimento maggiore delle liste d'attesa.

4) L'Azienda ha attivato prestazioni ambulatoriali nella giornata di sabato per le discipline di radiologia, cardiologia e neurologia, mentre sono state attivate prestazioni di radiologia in orario serale, sempre in attuazione del decreto legge che il Governo nazionale ha fatto l'anno scorso, cioè nel 2024.

5) Per alcune specialità, dove c'è carenza maggiore di personale dipendente, l'Azienda sta avviando il reclutamento di specialisti ambulatoriali interni convenzionati, avendone già sperimentato l'efficacia in alcuni settori, quali ad esempio la dermatologia e l'ortopedia. L'area territoriale dell'Azienda USL sta altresì valutando la possibilità di potenziare il coinvolgimento di professionisti anche attraverso specifici progetti, sempre nell'ambito dell'accordo integrativo regionale.

6) Al privato accreditato, che da sempre rappresenta una risorsa fondamentale per il nostro servizio sanitario regionale (questa più o meno è la sesta-settima volta che lo diciamo) in sede di approvazione del nuovo nomenclatore (quindi tanto per essere chiaro, il tariffario che norma i prezzi nel poter utilizzare il privato accreditato, e quindi i soldi pubblici per utilizzare il privato accreditato) sono state applicate tariffe notevolmente superiori a quelle in vigore nelle altre Regioni italiane, proprio grazie all'integrazione dell'offerta dei servizi da parte degli erogatori privati accreditati.

Le azioni messe in campo per l'attivazione dei percorsi di tutela hanno avuto successo, tanto che al 31 marzo scorso l'85% dei percorsi di tutela è stato smaltito e le liste di galleggiamento si sono dimezzate.

Inoltre l'essere riusciti a concordare con gli erogatori privati di ricevere già a inizio anno la disponibilità delle loro agende, e non solo quando si manifesta la necessità come richiamato anche dal collega Baccega. Di fatto se si è arrivati a questo è perché i rapporti con il privato accreditato in questa Regione, visto che sono una risorsa, sono dei rapporti continuativi e importantissimi per il sistema: soltanto nel primo semestre del 2024 sono stati incontrati tre volte per arrivare a stabilire quanto sto dicendo.

Questi vantaggi, di fatto, potrebbero accrescere ulteriormente se, come abbiamo richiesto, le strutture private accreditate offrissero una maggiore articolazione di servizi, anche più differenziati rispetto a quelli attuali.

E tutto questo, collega, è la dimostrazione rispetto al fatto che il rapporto di cui al punto 2 della sua iniziativa è in corso e assolutamente c'è la volontà di ampliarlo.

Lo scopo, infatti, è proprio quello di pervenire a un modello organizzativo complementare alla sanità pubblica regionale dove il privato accreditato interviene per colmare le necessità e si costituisce, anche in prospettiva, come soluzione stabile e duratura in futuri accordi.

Confermiamo, pertanto, che vi è l'intenzione di ampliare lo spazio di collaborazione con il privato accreditato a cui, lo ripetiamo, riconosciamo già tariffe più alte che nel resto d'Italia.

Visto che lei ha richiamato un aspetto, però lei lo richiama come se fosse una questione, cioè quello del tetto che la Regione Autonoma Valle d'Aosta applica per il privato, come se fosse una questione opinabile: eppure stiamo parlando di questioni tecniche che lei di solito approfondisce quando non è preso dalla voglia di stare sul palcoscenico perché di fatto i tetti che noi applichiamo sono dei tetti previsti da un decreto, il 65/2012, che andò a cristallizzare l'utilizzo della sanità privata nel 2011 in tutte le Regioni, quindi di conseguenza, in quei tempi - che lei tra l'altro conosce molto meglio di me perché si stava già allora preparando per le future elezioni regionali - questi erano i tetti di spesa previsti per la Regione Autonoma Valle d'Aosta, quindi il 6% per il privato accreditato e già il 27% per la sanità, ad esempio, lombarda, visto che l'ha citato lei.

Nel resto d'Italia le percentuali erano più alte perché già era così e quando si interviene su quel tetto, sul quale noi stiamo cercando d'intervenire lavorando con il privato accreditato, di fatto bisogna giustificare gli aumenti, come abbiamo fatto negli ultimi due anni, incrementandoli da 1 milione e 800.000 a 2 milioni e 300.000 perché ci sono coloro i quali controllano l'aumento di quel tipo di tetti, perché il decreto legge 65/2012 è ancora assolutamente in corso, quindi non si può intervenire su quei tetti così, a buffo nell'utilizzo di denari e soldi pubblici.

Lei questa cosa - se avesse voluto approfondirla, oppure l'ha fatto ma non lo dice perché contravviene alla tesi sensazionalistica che porta avanti da nove mesi - di fatto la utilizza in maniera forse politicamente strumentale.

La risposta alla disponibilità nell'utilizzo e nel lavoro con il privato accreditato c'è stata rispetto alle richieste, a conferma che eventuali proposte di voucher non potrebbero comunque rappresentare la soluzione adeguata, proprio perché anche la capacità produttiva, per lo stesso motivo che per la sanità pubblica, del privato accreditato ha i suoi limiti in quanto la carenza di medici non ha connotazione di parte, ma investe sia il settore pubblico che quello privato.

Del resto la stessa normativa statale distingue tra erogatori privati autorizzati a svolgere attività sanitarie in regime privatistico a quelli invece a cui sono richiesti i requisiti minimi per l'esercizio e l'erogazione di servizi sanitari nel mondo del privato accreditato.

L'accreditamento è infatti indispensabile per poter sottoscrivere le convenzioni con le Aziende sanitarie e per poter erogare prestazioni nell'ambito del servizio sanitario pubblico.

L'accreditamento ha quindi una funzione di garanzia sul ricorso al privato che deve essere fatta per le esigenze secondo le indicazioni del servizio sanitario pubblico e non nell'interesse dei soggetti privati.

Parallelamente, per potenziare l'assistenza a livello territoriale, sono in corso collaborazioni, e ne abbiamo già parlato, sia con le farmacie territoriali, sia con i medici di famiglia mediante l'utilizzo di specifica formazione. Anche questa è una cosa a cui si lavorava da tempo ma che, di fatto, è diventata operativa.

Il punto però fermo è uno, e lo ribadiamo: la regia di un modello pubblico privato in tutta la filiera che ne deriva deve assolutamente rimanere saldamente sotto il controllo regionale, perché solo così si offre sicurezza ed equità di cura al cittadino, difendendolo da eventuali altri tipi di logiche, e adesso spiegheremo perché.

È questa la ragione per la quale lo strumento del voucher, che rappresenta un'agevolazione solo per una prima visita, non garantirà mai alla persona - e io spero che qui anche gli amici dell'opinione pubblica e i colleghi stiano leggendo, perché è qui il nesso - in stato di bisogno una presa in carico complessiva del suo problema di salute, quindi, di conseguenza, in quanto alla persona dovrà essere assicurata una continuità nel percorso di presa in carico e cura che il voucher non può certo garantire.

Infatti, offrire una prima visita gratuita non può e non deve bastare a chi ha la responsabilità di assicurare a ogni cittadino, in relazione a un bisogno specifico di salute, la garanzia dell'intero percorso assistenziale.

È facilmente comprensibile come, in seguito alla prima visita agevolata con il voucher, seguirebbero indicazioni terapeutiche o necessità di ulteriori visite (come accade nella maggior parte dei casi) alle quali la persona dovrebbe comunque necessariamente sottoporsi.

Quindi, per evitare di sostenere a sue spese le ulteriori visite successive alla prima visita eseguita con il voucher nel privato, la persona dovrebbe comunque rientrare nel circuito pubblico, il solo che può garantire le successive prestazioni e cure a spese del servizio sanitario regionale, perché il percorso pubblico, sin dalla prima visita, dà accesso a tutto ciò che ne consegue, si chiama appunto presa in carico ed è un diritto di tutti.

Con l'ipotesi del voucher la presa in carico che segue la prima visita sarebbe o tutta a carico del cittadino - situazione che crediamo nessuno desideri in quest'aula - o il cittadino dovrebbe rientrare comunque nel circuito pubblico e potrebbe quindi rendersi necessaria una sua rivalutazione clinica a seconda delle situazioni.

Il voucher quindi rischierebbe in realtà di duplicare la spesa per le casse pubbliche e magari anche d'illudere il cittadino rispetto a un'irreale e facile soluzione al suo problema di salute.

La presa in carico è quindi necessaria e deve essere pubblica, poiché ogni cittadino con un problema di salute ne ha il diritto e il Governo regionale ha il dovere di lavorare affinché questo diritto sia assicurato senza inutili e doppi costi.

Lo strumento corretto, nell'ambito della parte del servizio sanitario che collabora col privato con il quale stiamo lavorando, rimane quindi quello di alzare i tetti di spesa verso strutture private accreditate, a fronte di maggiori volumi di attività da effettuare e di maggiori servizi resi, fermo restando che il cittadino non deve rimanere coinvolto in operazioni che devono restare nell'ambito degli accordi tra coloro che sono chiamati a organizzare e a erogare i servizi sanitari regionali, men che meno in questo film a puntate che rischia di confonderlo e che serve solo a chi fa politica o a chi, di fatto, sta vivendo un anno particolare come quello di avvicinamento alle elezioni regionali.

Per questo motivo chiediamo di astenerci.

Presidente - Sospendiamo brevemente il Consiglio, riprendiamo dopo... Allora finiamo. Consigliere Marquis, ne ha facoltà.

Marquis (FI) - Assessore, non condivido in nulla la sua risposta e parto da questa considerazione: è auspicabile per tutti che il cittadino venga preso in carico dalla sanità pubblica, ma, se la sanità pubblica non è in grado di prenderlo in carico, la differenza tra la sua posizione e la nostra è che diciamo: lo prenda in carico un medico della sanità privata.

Dopodiché se io faccio mille visite, magari da mille visite ci sono cinque diagnosi importanti, quelle cinque diagnosi importanti possono essere prese in carico dalla sanità pubblica, che sono dei numeri molto più piccoli rispetto al globale dell'offerta a cui lei non riesce a dare una risposta, ma spaventa in particolar modo, dal suo approccio, il timore che qualche visita, commissionata all'esterno, possa determinare sul sistema pubblico non so quali sconvolgimenti.

Lei ha detto: "Non sappiamo cosa potrebbe determinare sulla sanità pubblica questa scelta". Lei calcoli che oggi parliamo di 5,7% con 7.400 visite di spesa, se passassimo a 7-8.000 visite, cosa vorrebbe dire? Che sposti del 2% la classifica? L'imponibile della spesa? Sono delle bazzecole rispetto ai numeri di cui stiamo parlando, noi continuiamo a ribadire che è importante la presa in carico immediata, a prescindere. Se non lo può fare il pubblico, lo faccia il privato, dopodiché è ovvio che, se emerge una patologia importante dalla prima visita, sarà il pubblico che se ne dovrà far carico, ma lei forse mi stava dicendo: "Eh, ma se noi siamo già a tappo, non siamo in grado di prenderlo poi in carico dopo quello che ci viene a fare delle richieste".

Io credo che, anche in considerazione di quello che è stato dibattuto più volte, il problema dell'appropriatezza, su 3 mila visite non so quanti saranno poi che vanno presi in carico dal sistema sanitario pubblico, spero un numero che sia basso, perché diversamente vorrebbe dire che ci sono dei problemi seri.

Lei dice: guardi, abbiamo già preparato il tavolo, abbiamo già fatto il tavolo.

Le posso assicurare che conosco benissimo le date delle vostre missive, sono delle missive che conseguono le nostre iniziative di cercare di mettere in piedi un tavolo per rapportarsi in modo serio con il privato, perché, come abbiamo detto nell'esposizione della mozione, il privato non è nelle condizioni di erogare, da un giorno all'altro, un paniere di servizi.

Già solo il pensiero che ha lei di articolare maggiormente l'offerta, secondo me, è un pensiero sbagliato, perché bisogna circoscriverla l'offerta sul privato, settorializzarla, con delle prestazioni ben specifiche, è solo così che si può abbattere il costo, perché lei dice: "Noi abbiamo dovuto aumentare il prezzo per ottenere le prestazioni del privato".

È del tutto evidente, perché il numero delle prestazioni è piccolo, ci sono degli investimenti da fare, anche nel settore pubblico si spende di più in Valle d'Aosta rispetto ad altre realtà per garantire le stesse prestazioni.

Costa di più vivere in montagna, costa di più anche la sanità, e questo lo sappiamo tutti, ma costa di più erogarla anche al privato e il privato, a differenza del pubblico, ha bisogno di una pianificazione degli investimenti che - le garantisco, a oggi, non ieri - non è ancora possibile, perché l'amministrazione pubblica non ha mai detto al privato: "Mi servono mille prestazioni, duemila prestazioni, tremila prestazioni per i prossimi 5 anni in questo settore", non ha mai fatto questo ragionamento. Ha chiamato il privato al bisogno.

Ogni considerazione diversa rispetto a quest'affermazione è una menzogna. Che venga dimostrato se c'è un tavolo tecnico che a oggi ha precisato cosa deve fare il privato per i prossimi anni.

Ma come si fa a pianificare il futuro se non c'è questo approccio? Non esiste. Sino a oggi, grazie alle disponibilità che vengono date, si cerca di barcamenarsi, ma il privato, come le dicevamo, non ce la fa di più e la proposta nostra - perché lei ha detto che anche il privato, l'ha ammesso anche lei, non ce la fa in Valle d'Aosta - è di andare anche fuori, di poter andarsi a fare una visita a Ivrea, a Quincinetto, Torino, dove meglio si crede, e di conseguire il rimborso, e le assicuro che la soluzione... al di là dei giri di parole, ci dica in funzione di che articolo e di che legge, non è legittima, perché questo non è vero, non è stato detto da nessuno, sono 6-7 mesi che proponiamo l'iniziativa, il direttore generale Uberti ha detto: "Basta mettere i soldi", è una questione di soldi, ma stiamo parlando, come dico, di un milione di euro, ma di cosa stiamo parlando? Cioè stiamo parlando di superare la tempesta, non stiamo parlando di un'operazione per andare a regime.

Non sarà risolutiva? Così come quando siete venuti in aula e avete detto: "Dobbiamo dare una premialità per cercare di avere della maggiore attrattività, abbiamo investito dei soldi senza sapere quali sarebbero stati i risultati", è stato detto nella circostanza: "Vedremo solo dopo se i risultati saranno pari alle attese", noi le chiediamo di avere lo stesso approccio su questo tema.

Non ci sarà nessuna ricaduta negativa sul settore pubblico, ma noi temiamo che il suo approccio sia un approccio di mantenimento dello status quo e carente del coraggio politico di assunzione di nuove responsabilità per cercare di non andare a introdurre una modalità nuova e non capisco cosa possa spaventare, non capisco proprio cosa possa spaventare, perché siamo già in una realtà dove tutti sono impegnati al massimo a lavorare, nessuno riesce a offrire maggiori prestazioni, i medici sono pochi, sono sotto pressione, di più non possono fare e voi continuate a dire: "Ci organizziamo, vediamo nei prossimi mesi, magari un nuovo modello, lavoriamo un po' di più il sabato, la domenica e la situazione sarà destinata a cambiare".

La situazione, purtroppo, non sarà destinata a cambiare se non si compiono delle azioni che siano incisive e diverse da quelle che sono state prese sinora.

Il cambiamento si fa solo cambiando l'attitudine, cambiando l'approccio, diversamente si mantiene lo status quo.

Presidente - Ci sono altri interventi? Mettiamo in votazione... Consigliere Baccega, a lei la parola.

Baccega (FI) - Vede, Assessore, lei ha risposto piccato, con toni duri, ci sta, lo capisco, ma non ci può dire che la nostra è una strumentalizzazione politica dell'ultimo momento e anche sensazionalistica, perché, come le ho detto nell'intervento di prima, il primo approccio rispetto alla lista d'attesa lo abbiamo avuto in questo Consiglio nel 2021 e la situazione non era così drammatica com'è adesso.

Nel 2022 ci siamo ritornati, non era lei l'Assessore, era il suo predecessore, ma abbiamo tutti quanti dato la sensazione che la problematica potesse crescere, potesse esplodere perché mancavano i medici, mancavano gli infermieri, non c'erano le OSS, le strutture non erano in ordine, insomma, c'era una problematica in crescita, quindi non è una strumentalizzazione politica perché tra quattro mesi e mezzo andiamo a votare e si rielegge il nuovo Consiglio regionale, è un problema che abbiamo.

Le leggo un messaggio che mi è arrivato: "Due mesi fa ho prenotato una visita ematologica dopo aver riscontrato un problema a seguito dell'esame del sangue. L'appuntamento è per il 15 ottobre, non aggiungo altro".

Lì c'è già un problema e l'appuntamento è al 15 ottobre. É questa la presa in carico? È questa la presa in carico che voi ritenete opportuno portare avanti? Non lo so, non mi pare, non mi pare.

"Stiamo cercando d'intervenire sul DL del 2012", quindi si può intervenire, si può confrontarsi con uno Stato, ma bisognava farlo per tempo, bisognava alzare il livello delle prestazioni, lei lo ha detto: "Stiamo cercando di lavorare in quella direzione per far crescere".

Il privato accreditato ha tariffe superiori, eh beh, i medici vogliono essere pagati, certo, è normale; lei parla di percorsi di tutela e liste di galleggiamento che vanno meglio.

I percorsi di tutela sono delle liste d'attesa, le liste di galleggiamento sono delle liste d'attesa dove da una lista normale ci si trasferisce in una lista di galleggiamento, galleggiamo tutti e via.

La prima visita di presa in carico noi la chiamiamo già prevenzione, perché è giusto che vada in questa direzione, e poi il percorso certamente si avvia in ambito sanitario nazionale, questo mi pare normale.

Poi è vero che la problematica di questa Regione è avere un solo Ospedale e di avere un secondo supporto privato che è quello di Saint-Pierre, che sono soltanto due le strutture, le ho citate prima (l'I.R.V. e la Technos Medica) è vero; dobbiamo ampliare l'ambito di opportunità che possono avere i cittadini, perché sono loro al centro del nostro percorso.

Non ci dica che noi stiamo facendo la campagna elettorale su questa roba qua, perché ce ne sono altre di cose, ma è da anni che diciamo queste cose, perché le abbiamo vissute, le ho vissute anche io, certo che le ho vissute: in quella Giunta di cui facevo parte ne abbiamo a lungo parlato, e se non avessimo avuto il Covid nel febbraio 2020, magari qualcosa saremmo riusciti a fare di meglio, magari, non è detto, però ci saremmo attrezzati e avremmo lavorato in quella direzione.

Non vediamo quell'impegno che la cittadinanza valdostana e che i Valdostani vorrebbero che si mettesse in questo campo.

Presidente - Ci sono altri interventi? Possiamo mettere in votazione? Per dichiarazione di voto, assessore Marzi, ne ha facoltà.

Marzi (SA) - Ovviamente nel confermare l'astensione in termini di dichiarazione di voto, ringraziamo i colleghi per le repliche perché ci consentono di chiudere il percorso logico che abbiamo portato avanti come replica del Governo con un distinguo molto chiaro.

Il primo è quello di rappresentare nuovamente ai cittadini valdostani che l'impegno che questo Governo sta portando avanti rispetto al tema delle liste d'attesa e alle attività messe in campo sulle liste d'attesa è un impegno continuativo e deve essere un impegno continuativo perché le liste d'attesa sono un problema atavico del servizio sanitario pubblico italiano e che continuerà ad essere portato avanti.

I dati, tra l'altro, collega Baccega, dimostrano - e mi dispiace, gliel'ho già detto in quest'aula - che prima del Covid la situazione delle liste d'attesa in Valle d'Aosta era ancora peggiore di quella attuale, e continuerà a essere così, e non era colpa sua, così come non è colpa degli Assessori che sono arrivati dopo di lei e che arriveranno dopo l'attuale.

Il problema delle liste d'attesa ha un'unica grande difficoltà ed è quella della mancanza di medici e di professionisti. Ad esempio la MOC che citava il collega Marquis in un pot-pourri di presentazioni, di fatto è - lei sa, perché è un addetto ai lavori, a differenza dei cittadini che ci stanno ascoltando - un esame diagnostico non urgente secondo la sanità pubblica italiana e quindi sconta il problema legato al fatto che mancano i tecnici radiologi e anche su di loro stiamo cercando di lavorare perché, ovviamente, non sono solo i medici che mancano.

Per cui se uno cerca di rappresentare i problemi della sanità pubblica rispetto al problema delle liste d'attesa, in gergo si direbbe "Vince facile", però noi abbiamo due compiti.

Il primo è quello di far politica, quindi di dirci le cose come le pensiamo e come riteniamo utile dirle. Il secondo è occuparci, nel caso specifico, di una mozione e la mozione impegna questo Consiglio a fare cose che non possono essere fatte.

Sentirsi poi rappresentare da parte di un collega, come Marquis (che è stato eletto la prima volta nel 2013 in questo Consiglio e che di fatto è arrivato addirittura a essere Presidente della Regione) e scoprire solo nel 2025 che l'Azienda USL della Valle d'Aosta di fatto, solo in questo periodo storico, sta applicando il controllo di gestione per la gestione dei dati, collega Marquis, è una cosa che ha lasciato stupito anche me, però di fatto l'ho scoperto soltanto negli ultimi anni.

Possiamo dire che stiamo intervenendo in tal senso e che probabilmente, quando si arriverà a migliorare quest'aspetto, i dati saranno di più facile recepimento e gestione, ma del resto, come abbiamo richiamato spessissimo in quest'aula, i risultati sintetici che la sanità valdostana aveva anche prima del Covid erano più bassi di quelli attuali. Semplicemente però i dati che lei adesso chiede non li chiedeva nessuno perché noi facevamo parte di un sistema dove i dati non erano richiesti proprio per le peculiarità statutarie che lei ha richiamato in premessa quando ha presentato l'iniziativa e cioè perché ci autofinanziamo: però tutte quante queste cose, lo ripeto, sono cose da addetti ai lavori che devono restare in un confronto tra addetti ai lavori.

Io richiamo però al senso di responsabilità che tutti noi abbiamo, perché tutti coloro i quali sono in questo Consiglio - e à tour de rôle hanno fatto l'amministratore pubblico o l'Assessore regionale, qualsiasi fosse la loro delega - in una qualche maniera si sono occupati della comunità valdostana e quindi anche del benessere della comunità valdostana: anche se non sono stati Assessori alla sanità, comunque hanno avuto a cuore, hanno a cuore e avranno a cuore il bene di questa comunità.

Ebbene, noi vogliamo fare un'azione di responsabilità perché anche a me arrivano le mail, anche a me, domani tornerò in ufficio e avrò le mail di una serie di cittadini valdostani che mi diranno "l'ho ascoltata in Consiglio, lei ha detto che abbiamo fatto questo, questo e quest'altro sulla sanità pubblica, però io oggi ho chiesto una visita X, Y, Z, Alfa, Beta, Gamma, e me l'hanno data tra sei mesi, nove mesi, dodici mesi, un anno e mezzo".

Oggi ho dovuto rispondere ad alcuni cittadini - e il collega Lucianaz è passato dietro di me sorridendo, nella dimostrazione del fatto rispetto alla sanità che questa è la storia di tutti i giorni - ma non deve essere la questione delle liste d'attesa l'unico parametro attraverso il quale valutiamo la sanità pubblica italiana e valdostana, non deve essere quello, perché a quel problema si trova una soluzione solo lavorando tutti quanti i giorni. Questa è la realtà.

Men che meno si può dire che il concetto di presa in carico sia un'allocuzione lessicale. Nella mia risposta ho spiegato che vuol dire entrare nel sistema pubblico e non si può prima entrare nel sistema privato e poi essere preso in carico da quello pubblico.

Per questo motivo questa mozione non può essere votata.

Presidente - Consigliere Baccega, per dichiarazione di voto.

Baccega (FI) - Come le ho detto poco fa, Assessore, noi ieri sera avevamo un incontro sulla sanità intitolato: "Dal Piano salute al benessere dei cittadini". In quel confronto, anche a parte, abbiamo evidenziato, ed è vero che ci sono delle criticità - l'abbiamo detto, mancano medici, mancano infermieri, mancano OSS, le liste d'attesa sono fuori controllo, l'Ospedale Parini... - ma abbiamo anche sottolineato, perché siamo persone corrette, che ci sono tutta una serie di strutture che funzionano, e lo sappiamo, e ne abbiamo sempre dato merito.

Ora che lei si senta così piccato dai nostri interventi... noi non vogliamo fare la campagna elettorale sulle liste d'attesa perché sappiamo cosa non funziona, ma lo avete detto voi che c'è bisogno di una riorganizzazione! L'ha detto il direttore generale nel convegno di Confindustria, lo ha ribadito lei... (Interruzione fuori microfono... Sì, certo, generale, certo, certo, io non sto parlando di liste d'attesa soltanto, c'è bisogno di una riorganizzazione, c'è bisogno di abbassare questa conflittualità che esiste, pesantemente! Bisogna avere le palle per fare una cosa del genere, non favorire uno, l'altro, l'altro ancora e l'altro dopo, questo è il percorso che va adottato!

Noi quindi voteremo con convinzione questa mozione, che è una mozione che riguarda il benessere di tutta la Valle d'Aosta dal punto di vista sanitario.

Presidente - Per dichiarazione di voto, Marquis.

Marquis (FI) - Evidentemente non riusciamo a capirci e viene sempre messo tutto sotto il profilo politico elettorale da parte sua, non è assolutamente questo il nostro intento, anche perché, se avessimo voluto fare un'operazione di questo genere, non avremmo fatto dei grossi approfondimenti e ci saremmo limitati a fare delle considerazioni di carattere superficiale.

Abbiamo speso tante energie per approfondire quest'argomento, abbiamo coinvolto delle figure professionali che hanno le competenze per fare delle valutazioni e, mi creda, siamo molto delusi dal suo approccio, che è un approccio di natura conservativa.

Va bene così, proveremo a riorganizzarci, nel frattempo i cittadini aspettino perché noi preferiamo che vengano poi presi in carico quando la USL sarà in grado di poterlo fare, anche perché se se ne occupasse il privato saremmo preoccupati per quelle che sarebbero le incidenze che ne deriverebbero poi sul comparto pubblico.

Per noi queste sono tutte considerazioni non accettabili, non condivisibili. Rispettiamo la sua tesi ma è lontanissima dal nostro modo di vedere e di pensare.

Che il risultato della sanità odierna sia il frutto di mancata programmazione decennale, quindicennale, l'ho sempre sostenuto. Il problema è che quando si arriva a un certo punto, non ci si può fermare a dire: "É un problema che non tocca solo me, è un problema che io ho ereditato".

Il problema va preso oggi in mano e bisogna trovare delle soluzioni. Quello che non si vede ed è assolutamente certificato è che lei non ha nessuna soluzione da proporre, caro Assessore, ci viene solo detto: "C'è in atto una revisione organizzativa che speriamo che possa dare dei risultati nel tempo".

Il tempo purtroppo è tiranno e per quanto ci riguarda non siamo d'accordo assolutamente su questa posizione, continueremo questa battaglia perché la battaglia non finisce con la mozione che è stata discussa e che porteremo al voto oggi, la continueremo sul territorio perché siamo convinti che questa sia l'unica strada per trovare una soluzione ad un problema che tocca tutta la comunità valdostana.

Presidente - Mettiamo in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 33

Votanti: 10

Favorevoli: 10

Astenuti: 23 (Aggravi, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marzi, Padovani, Planaz, Restano, Rosaire, Sapinet e Testolin).

La mozione non è approvata.

Sospendiamo brevemente i lavori per arieggiare i locali. Il Consiglio è sospeso.

La seduta è sospesa dalle ore 17:40 alle ore 18:02.