Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4724 del 21 maggio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4724/XVI - Discussione generale sul Piano regionale faunistico-venatorio. (Reiezione di un ordine del giorno).

Marguerettaz (Presidente) - Punto 7.01 all'ordine del giorno.

Semplicemente per informazione, sono stati presentati quattro emendamenti da parte dell'Assessore. Vi sono degli ordini del giorno: un ordine del giorno del PCP, due ordini del giorno del Rassemblement e un ordine del giorno della Lega.

Per la presentazione del Piano regionale venatorio ha chiesto la parola l'assessore Carrel. Ne ha facoltà.

Carrel (PA) - Questo nuovo Piano regionale faunistico venatorio arriva ad aggiornare il Piano faunistico 2008-2012 ed è il risultato di un lungo, approfondito e direi anche partecipato lavoro condotto dagli uffici competenti dell'Assessorato agricoltura e risorse naturali, in collaborazione con diversi professionisti di settore che, dopo una lunga fase iniziale di confronto, nel 2024 ha conosciuto un rinnovato e deciso impulso che lo ha portato a giungere oggi all'attenzione dell'Aula.

Per ben rendere la complessità dell'iter che questo documento ha percorso e la mole di impegno che ha richiesto, vale la pena, me lo permetterete, ripercorrerne le singole fasi più significative.

Nel corso del 2023, l'assessorato all'agricoltura e risorse naturali ha concluso l'elaborazione della prima bozza del nuovo Piano regionale faunistico venatorio, sulla base della documentazione prodotta dal gruppo di lavoro costituito dall'agronomo e tecnico faunistico dottor Matteo Martinet, dalla naturalista dottoressa Lolita Bizzarri, dal tecnico faunistico dottor Carlo Borgo e dalla dottoressa forestale Elena Pittana.

Nei primi mesi del 2024, l'Assessorato ha illustrato la bozza del piano condividendola con tutti gli stakeholder, al fine di permettere loro di esprimere le proprie osservazioni in merito e al contempo richiedere sul documento specifici pareri.

Abbiamo chiesto il parere ad Ispra il 16 gennaio 2024, al Comitato regionale per la gestione venatoria il 30 gennaio 2024, il 13 febbraio e il 26 marzo 2024, a dimostrazione dell'estrema condivisione con il mondo della caccia di cui è oggetto questo piano, e alla Consulta faunistica, che racchiude tutti, il 9 aprile 2024.

In data 8 febbraio 2024 è stato affidato all'Istituto Oikos Onlus di Milano l'incarico di proseguire il lavoro di monitoraggio della lepre variabile, per ottenere i dati scientifici aggiornati all'anno in corso relativi a questa specie, funzionali all'inserimento nel piano.

In data 1° luglio 2024, ricevuti detti pareri e osservazioni, con la DGR n. 744 è stata data l'approvazione alla proposta di piano al fine dell'avvio della VAS, che è stata successivamente trasmessa alla struttura regionale competente per l'avvio della procedura.

In data 16 luglio 2024 ho proceduto personalmente all'illustrazione del piano in III Commissione consiliare, presentandone insieme ai dirigenti, ai funzionari e ai tecnici competenti le finalità, le linee guida e i contenuti. Qui permettetemi di ringraziare il Presidente e tutti i membri della III Commissione consiliare.

In data 23 luglio 2024 è stata avviata la procedura VAS, della durata di 45 giorni, terminata il 18 ottobre con PD di approvazione da parte della struttura competente.

Nell'autunno 2024 è stata potenziata la struttura Flora e fauna, con l'assunzione di un istruttore tecnico che ha affiancato gli uffici per reperire i dati di interesse faunistico utili all'aggiornamento del piano.

In data 3 dicembre 2024 è stato affidato, per continuità, al dottor Matteo Martinet l'incarico di aggiornamento al 2024 dei dati relativi alle popolazioni selvatiche oggetto del piano.

Questo stesso professionista si sta inoltre occupando della redazione del Protocollo lupo e del Piano di gestione dello stambecco, e ha partecipato altresì, in collaborazione con gli uffici della struttura Flora e fauna, al completamento della bozza del piano, integrandola con le osservazioni raccolte dai soggetti territoriali aventi competenza ambientale e dai soggetti esterni portatori di interesse.

Nei primi mesi del 2025 tutte le osservazioni e le relative risposte e controdeduzioni sono state prese in considerazione e riportate nella dichiarazione di sintesi allegata al piano.

Il 18 aprile 2025, con DGR n. 450, la Giunta regionale ha dato l'approvazione dell'inoltro del piano al Consiglio regionale.

In ultimo, in data 6 maggio 2025 sono stato nuovamente audito in III Commissione per fornire in maniera chiara e accurata tutti i dettagli relativi al Piano, comprensivi dei correttivi, delle migliorie e degli aggiornamenti effettuati in corso d'opera, per giungere all'elaborazione definitiva del documento così come oggi presentato in Aula.

Permettetemi di ringraziare, oltre agli uffici del Dipartimento risorse naturali e ai tecnici, tutti gli uffici, le associazioni, i comitati e i movimenti o partiti politici che hanno partecipato attivamente alla fase della VAS. Il loro lavoro credo sia stato utile a tutti i membri della Commissione e ai Consiglieri, che ringrazio a loro volta per la discussione e l'approfondimento di questo Piano faunistico 2025-2030.

Permettetemi poi, prima di passare la parola a voi per la discussione generale, di sottolineare alcuni aspetti più prettamente politici, che secondo me vanno posti in evidenza. Dal 2012 a oggi non sono passati solamente tredici anni, bensì un'era, se si considerano i cambiamenti radicali della fauna, quelli avvenuti anche a causa principalmente della presenza del lupo nella nostra Regione.

Basti pensare che solamente nel corso del 2017 la Regione autonoma Valle d'Aosta ha intrapreso specifiche azioni per l'approvazione di procedure standardizzate per il monitoraggio del lupo, esattamente cinque anni dopo la fine del Piano faunistico 2008-2012 e ben otto anni fa.

In seconda istanza questo piano, che ha iniziato il suo iter quasi cinque anni fa, rischiava di nascere vecchio, come ho detto più volte anche in Commissione, a causa del fatto che i dati non erano aggiornati al 2024. Recependo le osservazioni che correttamente ci sono state fatte, grazie al grande lavoro dei tecnici e degli uffici, è stato aggiornato appunto con i dati al 2024.

Politicamente, le associazioni naturalistiche e protezionistiche hanno messo in evidenza, oltre alle questioni legate alla pernice bianca su cui, come sappiamo, è stata riaperta la caccia dopo approfonditi studi e l'approvazione di una mozione consiliare, hanno evidenziato anche alcune criticità sulle oasi che sono definite nel paragrafo 7.3.

Credo corretto evidenziare come le oasi siano uno strumento importante, e cito testualmente la legge 64/1994: "Le oasi di protezione sono le aree destinate al rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, e per questo motivo non devono essere fisse, soprattutto in questo piano che prende atto della situazione legata alla presenza di un predatore come il lupo".

Dobbiamo agire per evitare di trasformare le oasi da aree di rifugio ad aree di alimentazione facile, stile self service, per i predatori.

È previsto che sia destinato a protezione della fauna selvatica, quindi destinate a oasi il 10-20% della superficie agrosilvopastorale, la quale in Valle d'Aosta corrisponde a 241.438 ettari.

Nel Piano in discussione oggi si propone una quota pari al 13% di questo territorio destinato a oasi.

Per canto suo, dall'altra parte, il mondo venatorio, che di fatto, come già spiegato in precedenza, ha avuto modo di esprimere un parere antecedente anche al percorso in VAS, ci ha fatto pervenire alcuni spunti che hanno confermato in linea generale l'impianto organizzativo e gestionale del mondo venatorio.

Sono state pertanto confermate le otto circoscrizioni per garantire il legame tra cacciatore e territorio.

Non possiamo però non prendere in considerazione la situazione che si sta presentando in diverse circoscrizioni dove, vista la scarsità di fauna, i piani di abbattimento non permettono il raggiungimento della quota a un capo per cacciatore. Per questo motivo ho voluto inserire all'interno del piano, come chiara indicazione, quella di poter prevedere una diversa metodologia di assegnazione e ripartizione dei capi cacciabili e/o una gestione faunistico-venatoria a livello sovra-circoscrizionale a valle della modifica dell'articolo 17 della legge 64/1994, che dovrà ovviamente essere discussa all'interno di quest'Aula.

In questo piano vi è poi una chiara visione politica di rafforzare il ruolo delle circoscrizioni, per le quali si ipotizza anche di diventare le strutture di riferimento per la gestione della procedura di assegnazione dei capi.

Inoltre, vi è una indicazione di predisposizione di un unico regolamento per le attività circoscrizionali.

Visti i numerosi regolamenti e la frammentazione presente, questi due elementi organizzativi credo siano un passo avanti importante per il mondo venatorio.

In ultimo, dal punto di vista politico questo piano faunistico prevede la possibilità, sostenuta anche da Ispra, di predisporre gli strumenti normativi e operativi di supporto al prelievo selettivo dello stambecco, che dovrebbe essere valutato ed eventualmente avviato con una modalità rigorosamente conservativa, con i piani selettivi inferiori al 5%.

Per arrivare a questo sarà ovviamente necessario elaborare uno studio e uno specifico Piano.

Questo è un altro tema su cui confrontarsi, ma credo che debba essere valutato anche a fronte delle tesi sostenute dai tecnici in audizione, dove ci hanno evidenziato come la popolazione di stambecco attualmente abbia raggiunto il livello massimo per il nostro territorio e che un piccolo prelievo può mantenere produttiva la popolazione.

In relazione a questo aspetto credo sia necessario ribadire, soprattutto per chi ci ascolta, che il Piano faunistico si occupa di tutto il territorio regionale, ad eccezione delle aree dei parchi nazionali e regionali, all'interno dei quali vigono norme specifiche.

Potrei poi soffermarmi, perché questo è stato oggetto di discussione quando abbiamo discusso sui vari tavoli il Piano faunistico, sull'eterna necessità di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze delle aziende agricole, che chiedono una riduzione dei cervidi, dei corvidi e dei cinghiali, sui quali vanno fatti anche dei distinguo, vista la situazione legata all'aspetto sanitario, e il mondo venatorio.

Il lupo ha cambiato la fauna valdostana, e non solo. Dobbiamo prenderne atto e porre in essere delle politiche che vadano a compensare questo elemento, ponendo come obiettivo di mantenere la sex ratio, cioè l'autorizzazione del prelievo di un capo di femmina a ogni capo di maschio, per varie specie. Questo principio permette di mantenere i rapporti tra i sessi squilibrati a favore delle femmine, perché sono specie poliginiche: 100 maschi corrispondono a circa 120-130 femmine.

Per questa ragione e per recuperare le popolazioni che oggi sono in forte decremento, il piano di prelievo elaborato non deve discostarsi dal rapporto uno a uno e non deve eccedere nel prelievo delle femmine.

Questo Piano non è sicuramente la soluzione a tutti i mali, ma è sicuramente la base da cui partire, consapevoli che non possiamo in poco tempo ripopolare la fauna valdostana, ma possiamo lavorare con prospettiva per porre in essere regole chiare per far fronte alla situazione esistente.

Presidente - La discussione generale è aperta. Solo per integrare, è arrivato un altro ordine del giorno della Lega, quindi ci sono due ordini del giorno della Lega.

Ci sono interventi? Per la discussione generale, ha chiesto la parola il collega Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Sicuramente questo Piano faunistico venatorio parte da lontano; un Piano corposo, che ha richiesto molto tempo per la sua analisi, per la sua disamina. Contiene parti che ovviamente incontrano il nostro favore e parti che ne incontrano meno, ma mi pare di vedere che numerosi gruppi in quest'Aula hanno presentato diversi ordini del giorno sui punti più controversi, quindi avremo poi modo di discuterne puntualmente, punto per punto.

Noi crediamo però che tutto debba partire da due considerazioni primarie. Da una parte, una valutazione delle segnalazioni che arrivano dal mondo venatorio, per il quale abbiamo già presentato alcune iniziative in alcuni Consigli passati, che è sicuramente in grande sofferenza. È in grande sofferenza sia perché c'è un elemento, chiamiamolo così, esterno, che è l'elemento lupo, che incide sicuramente sull'attività venatoria e che, secondo le evidenze che abbiamo anche presentato in un incontro recente a Pollein, con dati alla mano, peraltro dati anche pubblici e reperiti proprio dalle fonti pubbliche, evidentemente è sottostimato.

Dall'altra parte c'è una sorta di mancata considerazione. Ovviamente non parlo direttamente di lei, Assessore, ma sicuramente c'è qualcuno che fa parte di alcune strutture che non prova un grande amore verso il mondo venatorio e non manca di farlo notare ogni volta, a volte con atti che ci lasciano un po' basiti.

Il principale di questi atti è un testo di cui abbiamo discusso nello scorso Consiglio, una risposta alla Circoscrizione 4, che però ha allargato il proprio sguardo anche a tutto il panorama regionale e da qui ha sicuramente fatto, tra virgolette, "imbufalire" numerosi attori del mondo venatorio e dall'altra parte ha provocato anche una lettera da parte della Circoscrizione 3, che lei sicuramente avrà ricevuto, Assessore.

Da questo punto di vista il problema è uno: bisogna una volta per tutte capire qual è il ruolo del cacciatore all'interno dell'ecosistema. Il ruolo del cacciatore, va detto in maniera chiara, non è sicuramente quello di sterminare tutto quello che capita a tiro, banalmente perché sarebbe stupido, perché la prima persona che vuole che la specie si mantenga e sia presente in Valle d'Aosta è proprio il cacciatore. Il cacciatore è un presidio che rimane in natura per quanto riguarda il territorio.

Il cacciatore fa un'opera importante per quanto riguarda i censimenti, anche segnalando per esempio problemi che ci sono sul territorio, e contribuisce al suo mantenimento. Leggere quello che abbiamo visto nella relazione della Circoscrizione 4, cioè il fatto che sostanzialmente siano stati fatti dei prelievi superiori a quello che sarebbe stato consentito, a causa dei bracconaggi, quindi addossando la colpa al mondo venatorio di questi prelievi superiori, sicuramente non solo non ha fatto piacere a noi ma, credo che lei ne abbia avuto testimonianza, non ha fatto piacere al mondo dei cacciatori.

Va detto che lei, Assessore, in maniera molto chiara e molto evidente ha risposto all'interpellanza dello scorso Consiglio dandoci un dato, cioè che le evidenze dei numeri di questo bracconaggio che veniva evidenziato sono sostanzialmente inesistenti. Mi pare in un paio d'anni, secondo i dati che lei ha citato, ci siano forse due evidenze di questo tipo e nient'altro.

Immaginare che ci sia stato un calo così netto delle specie, prendendone per esempio due su tutte, lo abbiamo scritto anche nel nostro ordine del giorno, due specie che in quattro anni, dal 2019 al 2025, sono calate del 50 e del 60%... immaginare che tutto questo debba essere imputato, per quanto riguarda il cervo e per quanto riguarda il capriolo, a opere di bracconaggio, ci sembrava assolutamente assurdo.

Importante però, anche qui le devo dare merito di questo, Assessore, è invece rivelare che c'è stato un errore, nei piani di abbattimento che sono stati predisposti, nella sex ratio. Questo è un elemento che lei ha spiegato in maniera secondo me assolutamente centrata poco fa nella sua illustrazione, ed è un elemento su cui evidentemente non si può che imputare all'ufficio Fauna la responsabilità di aver commesso degli errori.

A fronte di questi errori, forse ci sarebbe bisogno di qualcuno che questi errori li ammetta e se ne prenda la responsabilità. Invece sembra che questi errori vengano liberati nell'aria e che siano figli di se stessi. Invece, questi errori hanno dei genitori ed evidentemente poi di questi errori va richiamata la responsabilità.

Un passaggio sulle oasi. Anche su questo lei, Assessore, ha toccato il punto. Oasi che noi abbiamo sempre criticato. Come diceva una persona che purtroppo non c'è più in questo Consiglio, sono il McDonald's del lupo, quindi immaginare che si facciano delle oasi semplicemente per poter far sbranare liberamente i predatori all'interno di queste oasi non produce questi ottimi effetti. Questa è una critica che noi abbiamo sempre formulato.

Così come invece dall'altra parte siamo stati i primi in quest'Aula a proporre una iniziativa che chiedesse una valutazione dell'apertura della caccia alla capra ibex, allo stambecco, cosa di cui ha parlato e su cui sicuramente avremo modo di intervenire con i due ordini del giorno che sono stati depositati.

Infine, e qui veniamo alla questione più importante, c'è la questione lupo. La questione lupo non può essere sottovalutata perché, come giustamente è stato ricordato, se guardiamo semplicemente al calo della fauna selvatica come a una azione errata da parte di bracconieri e magari anche da parte di piani di gestione sbagliati, non immagineremmo, non citeremmo, non ricorderemmo un elemento fondamentale, cioè la presenza del lupo.

Quello che abbiamo sempre contestato sulla questione della presenza del lupo è proprio il fatto che non vi siano dei rilevamenti puntuali dei numeri. È vero che nelle ultime analisi viene detto che i numeri che vengono dati sono i numeri certi, cioè il numero minimo certo, ovvero si dice che "al di sotto di questo numero non si può essere"; il problema è che, se si dice che in Valle d'Aosta ci sono 48 lupi certi, cioè non si va al di sotto di quelli, si va da 48 a un miliardo. Non c'è un range, ad esempio da 48 a 100, da 48 a 200, da 48 a 300. Si dice che da 48 in sotto non si va. 48 in una stagione e 70 nell'altra, quelli sono gli ultimi dati.

Avere un numero certo, anche per capire qual è il carico massimo di esemplari che il nostro territorio può ospitare, sarebbe importante. Invece c'è sempre un po' questa impressione che non si voglia andare ad approfondire eccessivamente e che non si voglia rivelare fino in fondo, in maniera completa ed esaustiva, il numero reale.

Come dicevo - e lo abbiamo riportato anche nell'ordine del giorno che discuteremo - noi abbiamo riportato i dati che lo stesso ufficio Fauna ha reso noti, con un'analisi di campioni, ben 307 analisi di campioni in quattro anni, con i quali ha identificato 179 individui.

Quelli sono individui con DNA certificato, il che significa che sono passati sul nostro territorio 179 esemplari in quattro anni. La cosa che è stata rivelata a Pollein, che ci ha lasciato un po' basiti, che i nostri esperti hanno valutato, è il fatto che, a fronte di una richiesta esplicita da parte dei nostri esperti, è stato detto che questi dati sul campionamento e sul DNA ritrovato per identificare i singoli esemplari non verranno mai più messi all'interno delle statistiche, perché sono dati che possono confondere.

Questo ci ha lasciati veramente basiti e su questo chiederemo a lei, Assessore, che invece si faccia l'opposto e si dia la possibilità a chi vuole approfondire e comprendere di avere questi dati, i dati dei campionamenti e i dati dei DNA ritrovati, nelle future statistiche. Così, anche se si vorrà affermare che la popolazione del lupo è sottostimata oppure sovrastimata rispetto a quello che si crede, almeno ci saranno dei dati certi.

Glielo dico perché io sono entrato in quest'Aula nel 2018 e nel 2018 ricordo che ci fu una discussione molto interessante. I giornali riportarono dichiarazioni, che sono andato a recuperare, che provenivano dall'ufficio Fauna, ma provenivano anche da discussioni - ricordo ai tempi il collega omissis che, in virtù anche della sua occupazione professionale, aveva una discreta esperienza nel campo - e si affastellarono dati differenti: prima erano 30, poi erano 40, poi forse erano 50, poi erano 60, poi uno scrisse che erano 100. Ricordo una discussione surreale nella quale il collega omissis ci disse, ai tempi - non voglio ovviamente citare gli assenti, che poi avranno sicuramente diritto anche di replicare eventualmente sui social, ma questo è un dibattito che è agli atti - che in realtà non c'erano così tanti lupi in Valle d'Aosta, ma c'erano sostanzialmente i cani, che venivano messi a guardia del bestiame, che scappavano e poi, una volta scappati, andavano a sbranare il bestiame di altri allevamenti.

Questo dibattito surreale io lo ricordo distintamente, ricordo che lo guardai in maniera stupita e glielo contestai già direttamente in Aula, però lui ci disse questo.

Io vorrei che uscissimo un po' da questa dicotomia fra tifosi e si avessero numeri certi. Anche perché dobbiamo anche considerare l'estensione del territorio della nostra regione, a cui peraltro vanno tolti tutta una serie di territori che non possono essere abitati dal lupo, immaginiamo i centri abitati, i fiumi, l'autostrada, le altezze... insomma, se noi calcoliamo il territorio disponibile per questo tipo di fauna selvatica, per questo tipo di predatori, e guardiamo anche la convivenza con il resto della fauna presente in Valle d'Aosta, lì due calcoli vanno fatti.

Noi lo abbiamo messo nero su bianco: abbiamo la necessità di fare questo tipo di monitoraggio e per questo presentiamo un ordine del giorno che chiederà appunto un monitoraggio puntuale, con l'utilizzo di droni, di termocamere e di visori notturni - abbiamo già parlato anche diffusamente di questo in una interpellanza in questo Consiglio - e soprattutto, anche a fronte del fatto che c'è stato un declassamento del lupo da specie particolarmente protetta a protetta, riteniamo che sia importante andare a incidere, da una parte a protezione, a tutela, della fauna selvatica, dall'altra parte -perché di questo devo dare assolutamente atto al collega Lavy, che lo ha detto in due occasioni pubbliche organizzate sul tema -, non sono soltanto gli esemplari di fauna selvatica che rischiano di essere completamente azzerati, ma anche, come giustamente è scritto nel Piano faunistico venatorio: ne leggerò un passo che abbiamo riportato: "La razza bovina valdostana, allevata principalmente in Valle d'Aosta, che ammonta a 32.000 capi, tra i quali un terzo appartiene alla razza pezzata nera e castana, che è a rischio di estinzione ed erosione genetica, quindi deve essere oggetto di salvaguardia, al fine di tutela di biodiversità animale".

Ma - e anche questo è riportato all'interno del Piano faunistico venatorio ed è una cosa che il collega Lavy ha riportato più volte - c'è il problema della razza autoctona ovina Rosset, una capra valdostana di cui adesso non vorrei dare dei dati uno per l'altro, ma mi pare siano meno di 800 esemplari in tutta Europa.

Da questo punto di vista, evidentemente, abbiamo necessità di tutelare tutte le forme di vita che ci sono sul territorio, ma ci sono forme di vita che sono particolarmente a rischio.

Per questo motivo assisteremo con molta attenzione alla discussione di questo Piano faunistico venatorio e soprattutto degli ordini del giorno che sono stati presentati, ovviamente per fare le nostre valutazioni.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Ganis, ne ha facoltà.

Ganis (FI) - Noi riteniamo, come gruppo, che questo documento, pur ambendo a regolare la gestione della fauna selvatica e l'attività venatoria per un periodo medio-lungo, non riesca a cogliere le dinamiche attuali del nostro ecosistema e, di conseguenza, a fornire delle risposte adeguate alle sfide che ci troviamo ad affrontare.

Le nostre osservazioni si concentrano su criticità significative che, a nostro avviso, rendono il piano inadeguato e privo di quella lungimiranza necessaria a una gestione efficace e sostenibile del nostro patrimonio faunistico regionale. Una lungimiranza che spesso è assente anche in molte altre occasioni.

A nostro avviso, il Piano faunistico venatorio regionale dovrebbe essere uno strumento di programmazione basato su dei dati il più possibile recenti e tenendo conto anche della situazione attuale. Invece non è proprio così.

Come gruppo ne evidenziamo le conseguenze più gravi. Una, in primis, è la situazione della specie del capriolo: le popolazioni di capriolo sono in continua diminuzione: una tendenza che i dati del Piano non riescono a cogliere appieno. Una pianificazione basata su informazioni non aggiornate rischia di aggravare ulteriormente questa criticità, anziché fornire delle soluzioni efficaci per la conservazione e la ripresa della specie. Lo abbiamo più volte evidenziato in questo Consiglio regionale: i capi censiti dai cacciatori sono passati da circa 6.000 a 3.500 negli ultimi anni.

La mancanza di modelli di valutazione ambientale: si rileva l'assenza di modelli di valutazione ambientale per le diverse specie oggetto di prelievo venatorio. Tali modelli sono strumenti fondamentali per pianificare la gestione dell'ambiente e il suo uso sostenibile, permettendo così di anticipare gli impatti e di adottare delle misure preventive.

A questo punto le criticità che abbiamo esposto si riflettono in modo prevalente nelle osservazioni relative alla valutazione ambientale e strategica (VAS), evidenziando come il Piano non affronti i temi di cruciale importanza per la biodiversità e l'equilibrio del nostro territorio.

In particolare, come gruppo vogliamo porre l'accento su aspetti che forse sono stati lasciati un po' in sospeso. Uno è la gestione del lupo - lo ha anche ricordato il collega della Lega -, con la mancanza di una valutazione della consistenza. Nonostante il lupo sia una specie di non interesse venatorio, ma di importanza faunistica, il Piano manca di una valutazione aggiornata e completa della consistenza della specie.

I dati relativi alla distribuzione e consistenza in Valle risultano carenti e non tengono conto degli anni più recenti.

Una definizione inadeguata della gestione degli ungulati selvatici: il documento è gravemente carente nella trattazione della gestione degli ungulati selvatici in presenza dei grandi carnivori. È inaccettabile che un piano faunistico non definisca chiaramente come l'aumento della popolazione dei lupi impatti sulle dinamiche delle popolazioni degli ungulati e, di conseguenza, sulla pianificazione venatoria.

L'assenza dei dati sulla soglia di criticità: non è riportato alcun dato utile a comprendere quanto la presenza del lupo possa rivelarsi troppo numerosa, generando appunto squilibri o conflitti con le attività antropiche. In questo Piano non si parla del carico antropico, ma l'abbiamo più volte evidenziato in questo Consiglio.

Quanti sono i lupi presenti nella nostra regione? Si parla sempre del numero minimo, ma mai di quanti lupi effettivamente possono essere presenti nel nostro territorio.

È di tutta evidenza che il contesto altamente antropizzato nella nostra regione confligge con il mondo agricolo e con il mondo faunistico e venatorio, creando appunto delle criticità.

La caccia allo stambecco, un aspetto di potenziale interesse per la gestione faunistica venatoria, come la possibilità di fare un prelievo sulla specie, non viene minimamente analizzata o approfondita nel Piano. Vi è un piccolo accenno, ma non si parla correttamente di un piano di prelievo dello stambecco. Questo, a nostro avviso, denota una mancanza di visione e di sfruttamento delle potenzialità di gestione della specie.

Parliamo anche di un'altra specie: la marmotta. Si evidenzia la non comprensione delle ragioni per cui sono state inserite nel Piano alcune specie non cacciabili, dimenticandone altre. Prendendo ad esempio la marmotta, sarebbe fondamentale avere una chiara e certa situazione della specie. Già nel vecchio Piano datato 2008 si evidenziava un decremento fino al 2004 (pagina 183), ora nella nuova bozza, a pagina 317, tabella 150, si riporta un passaggio dalle 100 unità censite nel 2011 alle 51 nel 2022, in tre aree campione.

Questi dati, seppur parziali, sono estremamente preoccupanti e indicano una tendenza al declino che il Piano non affronta con la dovuta attenzione, limitandosi a presentarli senza una strategia di intervento o di monitoraggio. Ricordo che la marmotta, appunto, non viene censita dai cacciatori. La mancata analisi di queste tendenze demografiche per specie non cacciabili, ma significative, è un grave deficit.

In sintesi, a nostro avviso il Piano faunistico venatorio regionale che ci viene proposto presenta un quadro lacunoso. La mancanza di dati aggiornati, l'assenza di analisi approfondite su delle specie cruciali come il lupo e la marmotta, e la forse non proprio totale opportunità di gestire la caccia allo stambecco, rendono questo documento, a nostro avviso, inadeguato a governare la complessa realtà faunistica della nostra regione.

Questo piano non tiene conto delle sfide attuali, non offre delle soluzioni concrete ai problemi emergenti e ignora la necessità di una gestione dinamica e proattiva del nostro patrimonio naturale.

Anche noi, dunque, aspetteremo il dibattito in Aula per esprimere il nostro voto; riteniamo però che sia indispensabile un profondo ripensamento del documento, basato su dati aggiornati, su analisi scientifiche rigorose e una visione strategica che integri pienamente le esigenze di conservazione, gestione e convivenza con la fauna selvatica.

Evidenziate queste criticità, noi speriamo che si possa redigere un piano efficace, al passo coi tempi, tenendo conto della realtà in cui viviamo ogni giorno e delle dinamiche attuali del nostro ecosistema valdostano.

A questo punto aspetteremo il dibattito in Aula per poi prendere le dovute osservazioni e fare le nostre scelte.

Presidente - Per consentire l'areazione dell'Aula, e consentire la presa d'atto,l'analisi dei vari ordini del giorno e dei vari emendamenti, facciamo ora una sospensione almeno di mezz'ora. Iniziamo i lavori alle ore 11:30.

La seduta è sospesa.

La seduta è sospesa dalle ore 10:59 alle ore 11:35.

Dalle ore 11:35 assume la Presidenza il Presidente Alberto Bertin.

Bertin (Presidente) ? Riprendiamo i lavori. Siamo in discussione generale relativamente al Piano venatorio. Vi sono altri interventi in discussione generale?

Consigliere Cretier, ne ha facoltà.

Cretier (FP-PD) ? Per esprimere un parere sul Piano regionale faunistico-venatorio che è stato presentato dall'assessore Carrel.

È definito come strumento della pianificazione faunistico-venatoria e a livello regionale è previsto dall'articolo 5 della legge regionale 64 "Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e per la disciplina dell'attività venatoria". In generale, il fine del documento è quello di definire strategie e individuare azioni tese alla conservazione e al mantenimento di densità ottimali delle specie faunistiche di interesse conservazionistico o venatorio, quindi è sottinteso che non vi sia libertà nelle scelte delle modalità di caccia e su qualsivoglia territorio, ma con modalità, tempi e regole definite dal legislatore locale, nel nostro caso di Consiglio regionale, che deve provvedere all'approvazione.

Considerato come un unico comprensorio di caccia, ma che comprende anche le aree dove è vietata la caccia per effetto di altre leggi, ai fini della pianificazione un 10-20% è destinato alla protezione della fauna selvatica, una quota per le aree sottoposte a limitazioni, come detto prima, e altre leggi, e una parte per la caccia programmata per comprensori omogenei o con confini naturali.

Il suddetto Piano deve assicurare il perseguimento degli obiettivi atti al conseguimento della densità ottimale in relazione al territorio di tutte le specie di mammiferi e uccelli, mettendo insieme le tutele della fauna selvatica, le conoscenze della consistenza faunistica che passa attraverso i censimenti e le rilevazioni del territorio, i criteri per l'individuazione dei territori da destinare alle oasi di protezione, gli impegni finanziari per la realizzazione degli obiettivi e le finalità, gli indici di densità venatoria, le percentuali del territorio destinato a protezione della fauna, la distribuzione dei cacciatori nel territorio regionale e i criteri per l'introduzione di fauna selvatica autoctona.

Il Piano si addentra anche per gli aspetti più pratici, definendo le circoscrizioni venatorie con le loro sezioni comunali dei cacciatori, con un minimo di 9 e un massimo di 80 cacciatori, già definiti dalla legge regionale 64.

È quindi un Piano molto tecnico, costruito da tecnici esperti, sentiti la Consulta faunistica, il Comitato per la gestione venatoria e l'Ispra, che la politica oggi deve approvare poiché è anche passato in VAS, comprensivo quindi della consultazione pubblica e delle sue osservazioni valutate e inserite, non essendo in contrasto con gli obiettivi del Piano.

Nell'atto amministrativo da approvare oggi si evidenzia che molti punti saranno demandati a successivi atti di indirizzo, per cui sarà necessario valutare attentamente il processo di approvazione degli stessi, che devono essere nel solco degli obiettivi iniziali.

L'obiettivo odierno è l'approvazione del Piano ma, come previsto all'articolo 5 della legge di riferimento, esso, se necessario, può essere aggiornato con periodicità quinquennale e questo è un fatto importante.

L'evoluzione di talune specie in ambiente naturale favorevole potrebbe avere un effetto moltiplicatore della popolazione in un sito o, diversamente, il calo dei cacciatori in una certa zona, ad esempio, potrebbe indurre alla revisione, se necessaria, partendo sempre dai dati, che siano censimenti e i permessi di caccia rinnovati.

Infine, vorrei ricordare al collega della Lega che è intervenuto prima di me che ha confuso, banalmente, probabilmente perché non è cacciatore, capre e ovini, citando la razza Rosset, che è una razza ovina, non caprina. Per non far confusione.

Presidente ? Non vedo altre prenotazioni per la discussione generale...

No, si è prenotato il consigliere Di Marco. A lei la parola.

Di Marco (PA) ? È con soddisfazione che il nostro gruppo consiliare vede finalmente approdare in quest'Aula il nuovo Piano regionale faunistico-venatorio, dopo diciassette anni di attesa rispetto al precedente e al termine di un lungo e partecipato iter di elaborazione, che ha visto coinvolti l'assessore Marco Carrel, la struttura Flora e Fauna del Dipartimento risorse naturali, il Corpo forestale della Valle d'Aosta, il Comitato regionale per la gestione venatoria, la Consulta regionale faunistica, l'Ispra, diversi professionisti nel settore faunistico, naturalista e forestale, l'Istituto Oikos e alcuni soggetti territoriali aventi competenza ambientale, nonché soggetti esterni portatori di interesse, a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per l'ottimo lavoro svolto e per il contributo che hanno saputo fornire alla stesura di questo documento.

Prima di passare a trattare specificatamente dei contenuti di questo Piano, permettetemi di esprimere almeno due tra le considerazioni che ci inducono a sostenerlo con convinzione e a esprimerci in suo favore.

In primo luogo, voglio sottolineare l'importanza e la necessità per la nostra Regione di poter contare su un rinnovato e aggiornato strumento di pianificazione a fini faunistico-venatori avente come ambito il nostro territorio agrosilvopastorale; la cui finalità, e cito dal testo, è quella di "definire strategie e individuare azioni tese alla conservazione e al mantenimento di densità ottimali delle specie faunistiche di interesse conservazionistico e/o venatorio".

Rientrano in detta fauna selvatica, è bene ricordarlo, tutti i mammiferi e gli uccelli che vivono, in modo stabile o temporaneo, in stato di libertà sul territorio regionale, a cui è nostro impegno assicurare un appropriato stato di conservazione attraverso iniziative che includano la regolamentazione del prelievo venatorio, realizzata secondo forme di gestione programmata della caccia e con modalità definite dalle normative nazionali e regionali vigenti; i progetti di riqualificazione ambientale mirati a valorizzare il patrimonio naturale del nostro territorio, esaltandone le risorse e le potenzialità, e contrastando i fenomeni di abbandono; e i piani di miglioramento ambientale atti a favorire la riproduzione naturale della fauna selvatica.

Il presente Piano regionale faunistico-venatorio, così come previsto dall'articolo 10 della legge nazionale 157/1992 "Norme per la protezione della fauna selvatica omoterma e per il prelievo venatorio" e dall'articolo 5 della legge regionale 64/1994 "Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e per la disciplina dell'attività venatoria", individua le linee guida generali per le attività di salvaguardia delle popolazioni selvatiche e degli ambienti in cui esse vivono, definendo i parametri, sempre di carattere generale, derivanti dall'analisi dettagliata delle particolarità del nostro territorio, della demografia e delle consistenze della nostra fauna selvatica; che sono entrambi elementi essenziali per la gestione presente e futura del nostro patrimonio faunistico in un'ottica di conservazione, sia in termini quantitativi che di protezione della biodiversità tipica della nostra Regione.

In secondo luogo, tengo a rimarcare come questo documento abbia l'indiscutibile merito di essere la risultante di un approfondito lavoro di aggiornamento al 2024 dei dati relativi alla fauna selvatica regionale, la cui composizione ha subito, nel corso di questi ultimi diciassette anni, inevitabili cambiamenti.

Grazie a questi nuovi dati è stato quindi possibile descrivere tendenze, formulare ipotesi e osservazioni relative ai fenomeni di crescita e di decrescita delle varie specie ed elaborare ipotesi attendibili rispetto alle possibili prossime evoluzioni. Numeri e valutazioni che costituiscono i cardini di questo Piano e sono cruciali per consentire una gestione ragionata della fauna selvatica regionale che armonizzi e tenga nella giusta considerazione sia le necessità di tutela e protezione delle diverse specie selvatiche, sia le esigenze di convivenza tra esse, l'essere umano e le attività produttive presenti sul territorio.

Venendo adesso ai contenuti del Piano, tutti, a nostro giudizio, coerenti con la finalità per cui è stato elaborato, mi soffermerò per scelta unicamente su quelli relativi agli obiettivi generali e su quelli relativi alle analisi faunistico-venatorie, che mi consentiranno di fare un discorso, per quanto possibile, di ampia prospettiva.

Per quanto attiene ai quattro obiettivi generali definiti nel Piano, ci appaiono tutti di straordinaria rilevanza.

Con il primo obiettivo, la conservazione di specie e di habitat protetti, si va a difendere la biodiversità naturale propria del nostro territorio, in modo da garantire gli equilibri vitali e la produttività degli ecosistemi montani.

Con il secondo obiettivo, la pianificazione venatoria, ci si prefigge di fare sempre di più della figura del cacciatore un custode del territorio, un protagonista attivo della sostenibilità ambientale e un co-realizzatore della programmazione e gestione faunistico-venatoria; e della caccia un'attività finalizzata al mantenimento degli equilibri naturali e alla conservazione della biodiversità.

Con il terzo obiettivo, il contenimento dei danni zootecnici, agricoli e forestali, si vuole dare anche un reale sostegno ai nostri agricoltori e allevatori, i più colpiti da questi fenomeni, attraverso forme di indennizzo delle perdite subite e di finanziamento per l'adozione di misure di prevenzione. Questioni, queste, di cui a più riprese ci siamo occupati in quest'Aula, in ultimo anche durata la seduta del 26 e 27 marzo di quest'anno, con l'approvazione di un disegno di legge di regolamentazione della materia, a cui il nostro gruppo consiliare ha dato il suo convinto appoggio.

Con l'ultimo obiettivo, il contenimento degli incidenti stradali, si intende risolvere una problematica particolarmente sentita dalla nostra Regione, che vede coinvolti per la maggior parte cinghiali, cervi e caprioli, ma anche lepri, lupi, volpi e tassi, prevedendo l'implementazione delle conoscenze relative al fenomeno mediante la mappatura dei principali punti di attraversamento degli animali e la raccolta dei dati circa il numero di incidenti, la loro entità e la loro localizzazione; e, al contempo, il posizionamento, mappatura, geolocalizzazione dei sistemi di prevenzione, tra cui i dissuasori ottici, già attualmente in uso, che migliorano la visibilità e riducono le possibilità di collisione.

Si tratta, riassumendo, di quattro obiettivi e relative strategie d'azione che sono dal nostro punto di vista fondamentali in un'ottica di programmazione territoriale di largo respiro che sappia leggere le caratteristiche di flora e fauna del nostro territorio per porre in essere una gestione oculata del presente, ma anche e soprattutto del futuro, delle nostre popolazioni selvatiche e una gestione programmata dell'attività venatoria.

Per quanto attiene alle analisi faunistico-venatorie, dettagliate nel Piano per ciascuna delle specie di interesse, ci consentono di avere un quadro preciso delle serie storiche relative alla loro consistenza e distribuzione, così poi da definirne i criteri gestionali.

Ci sono specie per cui si registra una tendenza fluttuante, ma complessivamente in crescita: come il camoscio, la cui popolazione nel 2007 era pari a 10.206 esemplari e al 2024 è pari a 12.430 esemplari, distribuita ad oggi in buone densità, non più, come in passato, unicamente nelle oasi di protezione, bensì in modo omogeneo su tutto il nostro territorio; e come lo stambecco, passato da 2.782 esemplari nel 2001 ai 3.876 nel 2024, il cui habitat ideale è oltre il limite della vegetazione arborea, nei pascoli alpini alternati a ripide pareti rocciose.

E specie per cui, invece, è stata osservata una tendenza alla riduzione: come il capriolo, che da 6.771 esemplari del 2018 si è ridotto a 2.972 nel 2024; e il cervo, che conta 1.370 esemplari nel 2024 rispetto ai 2.403 del 2018. Dati, questi, certamente preoccupanti, che richiedono dovuti approfondimenti per accertarne le cause e individuarne i fattori limitanti; e politiche di prelievo venatorio che mantengano un approccio prudenziale al fine di prevenire un'ulteriore decrescita e favorire, invece, un'inversione di tendenza.

Discorso a parte merita il lupo che, stando alle informazioni riportate nel Piano, è stato avvistato per la prima volta sul territorio regionale nell'aprile del 2004 e, da allora, ha evidenziato una tendenza in costante aumento. Va in ogni caso ribadito che, come specificato nel documento, "la presenza del lupo in un territorio, la formazione di coppie, il successo della riproduzione e il successivo insediamento di un nuovo branco sono fenomeni in continuo divenire", realtà questa, che non ne consente un calcolo che sia esatto e definitivo.

Trattandosi di una specie estremamente protetta - l'iter di declassamento a livello europeo è stato avviato ma non può dirsi a oggi terminato -, il lupo è sottoposto a uno specifico Piano nazionale di conservazione e gestione e dal 2017 la Valle d'Aosta ha intrapreso attività standardizzate per il suo monitoraggio, così da assicurare la coesistenza del predatore con la restante fauna selvatica e le attività antropiche, con particolare attenzione al settore zootecnico, che comprendono: procedure di analisi genetica non invasive effettuate su tracce biologiche, raccolta informazioni circa la sua presenza e distribuzione sul territorio, e circa episodi accertati di predazione su animali domestici e selvatici.

Il tema della gestione di questa specie sul territorio regionale è stato oggetto, durante tutta questa Legislatura, di dibattiti anche accesi, ma è nostra opinione che, in attesa di vedere finalmente concluso il predetto iter di declassamento, non si possa far altro che continuare sulla linea di intervento già intrapresa, improntata alla salvaguardia dell'allevamento tradizionale di montagna e al supporto alle nostre aziende zootecniche con misure di cui ho già accennato nel mio intervento.

Peraltro, i più attenti saranno a conoscenza del fatto che gli uffici competenti dell'Assessorato agricoltura e risorse naturali sono da tempo al lavoro per l'elaborazione di un protocollo regionale che consentirà di intervenire in situazioni di emergenza con il prelievo, la cattura, e l'eventuale abbattimento di esemplari monitorati di detta specie, ai sensi della legge regionale 11/2021. Iniziativa, questa, che testimonia della grande attenzione che l'Assessore Carrel ha da sempre riservato alla questione lupo e alla difesa dei nostri allenamenti.

In questo Piano regionale faunistico-venatorio ci sono inoltre tutta una serie di ulteriori contenuti che meriterebbero una trattazione a parte. Li accenno solo brevemente: le zone di protezione (aree protette, riserve naturali, oasi di protezione e Rete Natura 2000); le aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie, e gli istituti faunistici, che svolgono un ruolo centrale nella tutela del nostro patrimonio selvatico e della nostra biodiversità animale e vegetale; la nuova suddivisione secondo tre principi guida del territorio valdostano, considerato come entità omogenea, in cui il patrimonio faunistico-venatorio va gestito con indirizzi comuni; e la caccia programmata, di cui questo Piano disciplina degli indici di densità venatoria e individua i criteri per la distribuzione dei cacciatori nel territorio regionale.

Concludendo, sulla base di quanto detto, non possiamo che esprimere parere favore su questo Piano regionale faunistico-venatorio, che a nostro giudizio è senza ombra di dubbio un buon testo, accurato e preciso in ogni sua parte, la cui applicazione permetterà alla nostra Regione di conseguire risultati certamente positivi, sia nella gestione della fauna selvatica che dell'attività di caccia, portando indiscussi vantaggi a tutta la comunità valdostana.

Presidente - Altri? Chiudiamo la discussione generale...

No. Consigliere Planaz, a lei la parola.

Planaz (RV) ? Come gruppo di Rassemblement teniamo anche noi a intervenire in discussione generale e ringrazio tutti quelli che sono intervenuti e che hanno portato in quest'Aula, e anche fuori, l'importanza di questo Piano faunistico, sia per la tutela dei nostri animali, ma per la tutela del territorio, delle attività agricole e anche per far capire, qui sottolineo forse ai meno esperti, l'importanza di avere un documento che faccia sì che protegga tutte le specie animali sul nostro territorio e, al di là di quello, che protegga sia tutto quello che riguarda le attività agricole, silvo-pastorali e quant'altro, ma anche i villaggi e le attività che non riguardano esclusivamente l'agricoltura, ma che in alcuni casi riportano alla sicurezza pubblica.

Tengo a precisare e ringrazio, non sto a elencare tutti quelli che hanno lavorato a questo Piano, però lo dicono le più di 400 pagine che vanno a definire questo Piano faunistico. Noi eravamo già intervenuti con delle iniziative per far sì di portare avanti questo documento, che era da un po' di anni che non si rinnovava più. Veniva rinnovato da una programmazione all'altra senza andare a fondo, con una approvazione come quella che sta avvenendo oggi qui con noi.

Questo documento, come ha già anticipato l'Assessore, è un documento che è andato in VAS, era pubblico, era a disposizione di tutti, e se qualcuno non l'ha fatto e ha dei dubbi, è giusto che vada ad approfondire ancora tutta una serie di tematiche che sono inserite in questo Piano, perché fa capire veramente quali siano le motivazioni in cui questo Piano va a dare indicazioni.

Quando parliamo di Piano faunistico-venatorio ci dà l'impressione, quando siamo forse meno esperti, che sia un documento che riguarda esclusivamente l'attività venatoria. Io tengo a precisare che questo documento, secondo noi, non è solo un indirizzo per il prelievo delle specie cacciabili e adesso, andando avanti, anche di alcune specie che sono state declassate, tipo il lupo, come hanno già anticipato i nostri colleghi nei primi interventi, ma va proprio a definire la protezione di tutta la fauna selvatica.

Questo è il messaggio che noi di Rassemblement Valdôtain teniamo che passi a tutta la comunità, l'importanza di controllare, monitorare e avere dati, come in questo caso, a disposizione, dimostrare a chi è meno informato su questa attività e far capire l'importanza del monitoraggio anche di eventuali, purtroppo, malattie o altre forme che possono andare a far sì di peggiorare la nostra fauna selvatica.

Sono toccati moltissimi argomenti importanti da parte di tutti i colleghi che sono intervenuti prima e non vorrei andare a ripetermi su determinate cose che sono già state dette, però una cosa tengo a sottolineare: questo Piano sembra, a volte (adesso non mi ricordo chi l'ha indicato prima), come avesse dei dati vecchi. Io non la vedo in questo modo, anzi, noi pensiamo che proprio avere una conoscenza profonda del passato e della vita di tutti gli animali che sono andati a rischio di estinzione, l'evoluzione dei numeri di popolazioni che hanno abitato o meno la nostra regione, è importante avere una netta conoscenza di come si è evoluta la specie e come ha fatto a evolversi questa specie e arrivare a oggi che ci troviamo, almeno non proprio a oggi, forse a qualche anno fa, che avevamo un livello di densità di tutte le specie selvatiche cacciabili, sottolineo cacciabili, a un numero soddisfacente. Infatti, se noi andiamo a esaminare gli animali che erano ammessi al prelievo, in questi anni abbiamo visto un calo.

Assieme a questo calo di prelievo di animali, c'è un calo dovuto al numero che sta calando, soprattutto di caprioli e di cervi, c'è anche un calo di quelli che esercitano l'attività venatoria: infatti se noi andiamo a incrociare i dati, oggi vediamo che il numero di cacciatori nella nostra regione sta diminuendo. Un po' per le sensibilità che ci sono oggi, per cui sembra che andare ad abbattere un capo sia un po' immorale, un po' perché non c'è più quella necessità che abbiamo tramandato di famiglia in famiglia nel tempo (c'era la necessità di avere delle proteine di carne per poter sostenere la famiglia, soprattutto nelle zone più alte, nei periodi invernali). Oggi sta diventando, si sta trasformando più forse in un'attività tradizionale, oso dire un pochettino sportiva, non lo si fa più per necessità ma per passione, di camminare, di visitare le località della nostra regione.

È un'attività che impegna molto, perché tra censimenti e quant'altro porta chi decide di affacciarsi a questo mondo ad avere tutta una serie di conoscenze che, forse, se non si avvicina, non si vedono, perché vedendole da fuori non sono così magari apparenti al mondo. Quando però uno subentra in questo mondo capisce che c'è tutta una cultura nel portare avanti questa attività.

Lo scopo principale, e qui alcuni prima ho sentito che han parlato di bracconaggio, in alcuni aspetti io vedo oggi l'attività venatoria in un mondo che posso paragonare a un amore verso l'animale, perché più animali ci sono nella nostra regione e più chi esercita questa attività ha il diritto di prelievo, di conseguenza lo dimostrano tutte le iniziative che vengono fatte, ad esempio le oasi, che vanno a proteggere gli animali in molte aree della nostra regione, come anche i parchi. Ma oggi, come è già stato detto sia dall'Assessore che altri che sono intervenuti prima, queste aree di protezione, con l'arrivo dei predatori, fanno sì che diventi un po' un McDonald's, come si dice, un banchetto per i predatori.

Un altro aspetto che bisogna considerare su questo Piano, e che è abbastanza normale che magari non si capisca, è l'importanza degli studi storici. Bisogna però capire che oggi l'animale, tutte le specie animali, sia quelle cacciabili che anche i predatori, hanno un'evoluzione, un cambiamento del metodo, sia di caccia e di sopravvivenza per nutrirsi, che cambia abbastanza velocemente.

Voglio fare un esempio. Quando è arrivato il lupo nella nostra regione, i caprioli, i camosci e anche i cervi erano abituati a pascolare e avevano, forse, come unico predatore il cacciatore, che andava nel periodo autunnale, nel periodo di caccia. Poi subentra il predatore, che fa un altro tipo di intervento sulla fauna selvatica e subito, quando arriva, entra impotente, lui deve nutrirsi, logicamente l'animale non è abituato magari a rifugiarsi e a vivere senza la paura di essere predato, così nei primi anni si è visto un calo forse più accentuato di tutte queste popolazioni, soprattutto del capriolo e del cervo, ma soprattutto del capriolo.

Questo fa capire che ogni giorno, anche oggi stesso, mentre noi siamo qua a parlare di questo Piano faunistico, il metodo di caccia del predatore cambia, tutti i giorni. Se non trova... è come se noi non trovassimo da mangiare qua sotto al primo supermercato, non troviamo qualcosa che ci piace, andiamo in un altro supermercato finché non troviamo qualcosa che ci aggrada e che ci possa dare il nutrimento.

La stessa cosa succede anche per gli erbivori, che per nutrirsi si recano nelle zone che sono intanto più vocate per loro, che logicamente, essendo liberi, vanno a cercare i pascoli più fertili, più buoni per alimentarsi. Poi dipende da specie a specie, dal tipo di alimentazione.

Una cosa, però: oggi noi approviamo questo Piano, se lo approviamo, logicamente ci sarà sempre un'evoluzione, e io ritorno un po' a quello che ha detto prima il collega Ganis. Praticamente, ci sarà sempre un cambiamento del modo di vivere di queste specie che ci porterà, con tutti i dati che abbiamo nel tempo, a modificare ed eventualmente analizzare tutta una serie di dati che ci porteranno sicuramente fra quattro-cinque anni ad avere un Piano faunistico-venatorio regionale diverso da quello di oggi, perché ci sono molte attenuanti che ci porteranno a prendere decisioni tecniche di professionisti che studiano comportamenti e densità animali e che devono dare delle risposte cercando di andare a tutelare al massimo tutte le specie della nostra regione.

Quando parlo di tutelare tutte le specie nella nostra regione, mi viene logico pensare anche alle specie domestiche, e qui vorrei fare un piccolo paragone. Ci sono le razze che sono nel progetto di razze in via di estinzione, che sono anche tutelate da leggi europee e vengono monitorate, controllate e premiate per mantenere la razza, con gli impegni di non diminuire i numeri. Oggi se noi andiamo a paragonare molte specie protette tipo il lupo, come la specie di pecore Rosset, che sono sicuramente al di sotto dei 1.000 capi, e questo è un numero molto molto basso, non dimentichiamoci la razza pezzata nera valdostana, che oggi rientra in un'altra famiglia, assieme alla castana, ma che all'inizio era una razza pezzata nera valdostana che contava meno di 500 capi in tutto l'arco alpino.

Se poi noi andiamo a vedere delle specie che oggi sono a media e alta protezione, tipo lo stambecco, si parla di 50.000 capi sul territorio alpino.

Questo ci fa pensare all'importanza e a quello che noi abbiamo sempre fatto: ci siamo sempre battuti per queste, con tutte le iniziative che abbiamo portato in questi anni.

Da una parte è bene tutelare tutti gli animali, ma dall'altra parte bisogna anche fare attenzione, perché se pensiamo che ci sono delle razze che sono meno in pericolo di estinzione perché sono sotto la cura di un allevatore, oggi però i numeri ci dicono il contrario, e questo ci deve fare pensare molto.

Razze che sono in via di estinzione, tipo la Rosset, e qui bisogna mettersi il cuore in pace, molti allevamenti hanno deciso, soprattutto quelli più piccoli, in quelle aree più marginali, di chiudere il loro allevamento perché non riuscivano più a proteggersi a sufficienza dagli attacchi, soprattutto del lupo. Anche le misure di protezione che vengono attuate aiutano per un po' di tempo, ma nelle zone come le nostre, dove l'importanza di mantenere questo animale è proprio di lasciarli liberi o semiliberi al pascolo, per sfruttare meglio questi pascoli, logicamente le misure di protezione che si vanno ad attuare per andare a proteggere questi animali vanno a ridimensionare le aree di pascolo.

Qui c'è un altro problema che ci fa pensare moltissimo: al di là del calo degli animali che sono a rischio di estinzione, anche il problema che molte aree per causa di queste problematiche vengono poi lasciate abbandonate e logicamente daranno più spazio a fauna selvatica. Ricordiamoci però che in passato erano aree che erano lavorate, ci vivevano delle famiglie e anche dal punto di vista idrologico, secondo noi, è importante mantenere più aree coltivate e ben curate nella nostra regione, il più possibile, perché logicamente per tutta una serie di cause, che partono dall'invecchiamento di tutta una categoria che prima viveva sul territorio anche con pochi animali e con altri lavori riusciva a mantenere l'azienda, oggi i giovani forse non riescono più a mantenere quel tenore di vita con pochi animali, anche dal punto di vista economico, e così molte aree della nostra regione vengono abbandonate.

Dentro questo Piano faunistico non approfondiamo, forse, abbastanza la problematica del lupo. Noi ci auguriamo che tutto quello che sta avvenendo, sia a livello europeo che anche a livello nazionale, pian piano ci porti, e voglio sottolinearlo anche qui, non a sterminare tutti i lupi che sono nella nostra regione, ma a far sì che restino nel loro territorio, vivano nel loro territorio. Escludere i danni al 100% non si può, ma al limite avremo delle misure con cui potremo limitare i danni il più possibile per tutte le aziende, soprattutto quelle più piccole, visto che oggi ci sono dei sistemi di pascolo con recinzione elettrica e non c'è bisogno della presenza del pastore tutto il giorno, e neanche tutta la notte. Di conseguenza, se noi andiamo a dare come quasi unica opzione, soprattutto nel periodo estivo, le misure di controllo con permanenza continua di una persona a monitorare piccoli greggi o piccoli allevamenti o piccole mandrie, logicamente il tempo che devono passare per accudire i loro animali non viene remunerato, perchè non si può pensare di poter rimanere tutto il giorno a guardare 15-20 animali, perché poi ci sarebbero anche tutte le altre attività da svolgere, e di conseguenza molte di queste aziende decidono poi di lasciar perdere e continuare con altre attività, che poi però vanno a incidere sugli obiettivi del mantenimento di tutte le specie della nostra regione.

Noi abbiamo presentato un paio di ordini del giorno perché volevamo dare un po' più di peso a questo Piano faunistico e che non passi proprio l'idea di una cosa che non è stata valutata attentamente, ma penso che nell'Aula tutti sono intervenuti e abbiano contribuito a dare a questo documento l'importanza dovuta. Logicamente, con questi ordini del giorno andremo a dare un piccolo indirizzo, non per cambiare del tutto le attività, sia venatorie sia di protezione della fauna selvatica, ma perché vogliamo dare un'importanza specifica a questo documento e far sì che abbia la giusta considerazione.

Per tutte le decisioni, al di là dell'aspetto politico sulla elezione delle circoscrizioni e dei presidenti, sulla scelta di determinati prelievi su determinate specie abbiamo fatto un accurato studio su dati scientifici, non inventati da noi, ma abbiamo esaminato bene dati di Ispra, valutazioni del Ministero, di esperti del Piano faunistico, considerazioni e consigli da chi si è impegnato, in parte o non in parte, ma che vive e conosce bene questo mondo, per far sì di andare a contribuire e a dare un equilibrio il più possibile su questo documento.

Io a questo punto non aggiungerei altro, ringrazierei tutti quelli che sono intervenuti e tutti quelli che hanno lavorato su questo documento. Non sarà il miglior documento che si è potuto fare, però bisogna ricordarsi che l'evoluzione degli animali cambia velocemente e non va dietro alle nostre decisioni. Oggi noi siamo qua a discutere un documento che magari il prossimo anno potrebbe già essere un pochettino vecchiotto, ma che fa di tutto per proteggere, e questo ci tengo a dirlo, sia per noi e io penso anche per tutti in quest'Aula, e far sì di avere i dati a sufficienza per proteggere al meglio tutte le nostre specie di fauna selvatica nel nostro territorio e regolamentare un'attività che oggi, forse, non è più sentita come un'esigenza nella nostra regione, ma che è importantissima per il controllo di tutte le malattie, la salute e i numeri degli animali presenti dentro questo Piano.

Presidente ? Consigliera Erika Guichardaz, a lei la parola.

Guichardaz E. (PCP) ? In termini preliminari e trasversali, il Piano presentato è estremamente utile per avere in parte una fotografia delle specie faunistiche presenti nella nostra regione, visto il grande lavoro, bisogna riconoscerlo, sia di analisi, di ricerca e di studio, che è contenuto proprio all'interno della documentazione.

In sede di VAS, però, abbiamo rilevato alcune incongruenze, che sono state anche in qualche modo rappresentate dai colleghi che mi hanno preceduto, e proprio durante l'iter di VAS abbiamo presentato osservazioni all'interno, osservazioni che apprezziamo siano state in parte recepite o, comunque, siano state valutate e in qualche modo a esse sia stata data anche una risposta. Soprattutto, in qualche modo, c'è anche l'attenzione al fatto che il Piano naturalmente detta alcune linee, ma poi avrà bisogno di tutta una serie di atti successivi. Sotto questo punto di vista si esplicita chiaramente il principio che anche rispetto ai futuri atti attuativi ci sarà comunque un percorso condiviso. Cosa, quindi, che assolutamente apprezziamo.

In questo senso, però, abbiamo presentato un ordine del giorno per esprimere la nostra totale contrarietà rispetto all'apertura e alla possibilità di avviare il percorso del prelievo dello stambecco, specie fragile dal punto di vista dell'adattamento alle mutate condizioni ambientali, e animali simbolo non solo del Parco del Gran Paradiso ma della dell'intera Valle d'Aosta. Stesse valutazioni abbiamo fatto in sede di VAS anche su coturnice, pernice bianca e lepre variabile, che sappiamo essere specie a rischio di estinzione. Anche sotto questo punto di vista, naturalmente, nonostante vi sia una sorta di apertura rispetto alla caccia, poi i numeri fanno sì che questa apertura, ad esempio per la lepre variabile, non sia di fatto consentita.

Come dicevo, però, abbiamo rilevato anche alcune modifiche sollecitate dalle nostre osservazioni, come una presa di posizione rispetto alle munizioni. Il Piano evidenzia infatti la pericolosità delle munizioni contenenti il piombo, non solo sugli animali ? in Valle sono già stati segnalati casi di ritrovamenti di aquile e gipeti affetti da saturnismo ? ma anche per quello che attiene alla salute umana, legato poi al consumo di carne di ungulati abbattuti in cui sono presenti frammenti di piombo anche molto fine e, in numero inaspettatamente elevato, anche altri componenti.

Passa quindi il principio, ed è proprio alla fine del capitolo riferito alle munizioni, che il mondo venatorio nei prossimi anni abbandoni il munizionamento con il piombo a favore di quello atossico. Questo crediamo sia sicuramente un passo avanti, nonostante alcuni rilievi fatti dall'Assessore, che si ritrovano nel Piano, quindi il fatto del ferire gli animali e non portarli alla morte, quindi in qualche modo anche creare determinate condizioni, che vengono rilevati nel Piano, ma, come dicevo, in qualche modo vediamo un'apertura in questo senso.

Altri principi che rileviamo sono, ad esempio, la diminuzione dell'attività venatoria per il capriolo, visto il forte calo della specie, mentre rileviamo che per il cervo, ad esempio, la percentuale di abbattimenti avrebbe dovuto essere diminuita, questo secondo le nostre valutazioni, anche visti gli abbattimenti piuttosto invasivi degli ultimi anni.

Interventi invece poco incisivi ? queste sono un po' le critiche, invece, che muoviamo ? rispetto alla caccia al cinghiale, per cui chiedevamo di vietare totalmente la modalità di cacciata in braccata. Mentre rileviamo con favore la volontà di prevedere nuove formule di gestione dei centri di controllo, e questo sicuramente sarà in una fase successiva, come l'apertura rispetto alla creazione di una filiera carni.

Rimangono poi valutazioni molto diverse rispetto alla questione lupo, ma soprattutto, come rilevato anche da alcuni colleghi, andrebbe ancora scavata con più forza l'entità e la densità della sua presenza. Questa è una cosa che ci siamo detti anche in altre occasioni. Posizione diversa anche rispetto alla questione delle oasi, che in qualche modo ha rappresentato l'Assessore, ma che, come sa bene, non ci vede dalla stessa parte.

Rispetto alla questione lupo, avevamo anche in qualche modo richiesto un aumento, un potenziamento del sistema anche del risarcimento dei danni sotto alcuni punti di vista. Abbiamo visto che c'è comunque una volontà anche di andare in quella direzione, ma secondo noi, sotto questo aspetto, ancora molto è da fare.

Come dicevo, però, rimangono delle posizioni diverse su diversi punti, quindi ringraziamo comunque l'Assessore per il lavoro svolto e per il fatto di aver dato ampia partecipazione, non solo a noi Consiglieri, ma in qualche modo c'è stata anche una partecipazione sia in VAS sia nei vari incontri e tavoli che avete fatto, in modo che comunque il Piano tutto sommato sia stato condiviso. Sotto questo punto di vista quindi, Assessore, la ringraziamo comunque per questo elemento partecipativo, sicuramente utile.

Come dicevo, le nostre posizioni rimangono ancora distanti sotto alcuni punti di vista e quindi non potremo votare il Piano ma, come le ho detto, alcuni rilievi positivi li abbiamo ritrovati.

Presidente ? Altri in discussione generale?

Non vedo richieste. Chiudiamo la discussione generale. La discussione generale è chiusa.

Assessore Carrel per la replica, ne ha facoltà.

Carrel (PA) ? Grazie ai colleghi che hanno voluto intervenire e portare il loro contributo in Aula, che credo abbia ben rappresentato quello che è stato il percorso che ci accingiamo in qualche modo a chiudere con il voto di questo Piano faunistico.

Permettetemi nelle repliche di cercare di ripercorrere un attimo i vostri interventi e cercare di rispondere, laddove è possibile, alle singole osservazioni.

Per quanto riguarda il primo intervento, del consigliere Manfrin, ho apprezzato che lei abbia ripreso quella che è la lettera della Circoscrizione 4 e la lettera di risposta alla Circoscrizione 4, sulla quale ci siamo già confrontati con un'interpellanza in Consiglio regionale e sulla quale ribadisco che non è stata data esclusivamente la responsabilità del calo della fauna ai cacciatori, bensì è stato fatto un esame a 360 gradi.

Lei ha ben ricordato che a valle di questa lettera, di questa risposta, è scaturita un'altra lettera, che è pervenuta agli uffici e al sottoscritto, della Circoscrizione 3, dove si chiedeva di analizzare la situazione della Circoscrizione 3 sui censimenti. Non so se ne è a conoscenza, ma i nostri uffici e io, perché in questo caso abbiamo risposto a firma congiunta, io e il coordinatore Orellier, a questa lettera della Circoscrizione 3, andando a mettere bene in evidenza, se non erro al primo paragrafo, proprio la questione legata alla presenza del lupo, che ha inciso sulla fauna e sul numero dei censimenti in Valle d'Aosta. Vi è quindi da parte dell'Amministrazione regionale, vi è da parte della politica, e quindi del Governo e dell'Assessore, la piena coscienza del problema lupo e questo, ovviamente, abbiamo voluto metterlo nero su bianco.

Ma dico di più, perché nella lettera di risposta alla Circoscrizione 3 abbiamo, oltre ad aver rappresentato i dati dei censimenti di quella circoscrizione, dato la possibilità a tutto il mondo venatorio e a tutti i rappresentanti della Circoscrizione di recarsi presso l'ufficio Fauna, questi incontri si sono tenuti il 15 di maggio e il 18 di maggio, proprio per andare a discutere e a prendere visione di quelli che potrebbero essere i piani di abbattimento, in base ai dati dei censimenti che abbiamo già analizzato e abbiamo già riassunto, nelle varie circoscrizioni.

Questa è un'operazione che va nella direzione della trasparenza, va nella direzione del: abbiamo un problema, perché la diminuzione della fauna è sicuramente un problema, ma capiamo insieme come possiamo affrontarlo, in quale modo possiamo porre degli argini e quali decisioni possiamo prendere oggi per risolvere il problema. Ovviamente non lo risolveremo oggi, lo risolveremo in futuro perché, l'ho detto e ho cercato di spiegarlo in diversi modi, anche la sex ratio non ha dei risultati immediati.

Passo quindi alla osservazione che ha fatto invece il collega Ganis, il quale da una parte ci dice che il Piano non è esaustivo, non tratta i dati e non analizza i dati in modo appropriato o, meglio, non sono aggiornati. Un po' mi dispiaccio di questo perché proprio l'Assessorato ha dato un incarico, come ho avuto modo di esprimere nelle mie premesse, una proroga dell'incarico al dottor Martinet, che è stata datata il 3 di dicembre del 2024, proprio per aggiornare questi dati. All'interno del Piano, quindi, negli allegati, trovano proprio gli aggiornamenti al 2024 di tutti quelli che sono i dati dei censimenti e, quindi, la situazione per ogni specie attuale al 2024.

È ovvio che avremmo voluto anche quelli del 2025, ma capite bene che i censimenti sono in corso, quindi sarebbe impossibile e in questo momento non percorribile come strada.

D'altro canto è un lavoro molto corposo, non solamente per le 400 pagine, ma perché analizza appunto tredici anni di evoluzione della nostra fauna in un periodo in cui sicuramente, come ho cercato di rimarcare, sono cambiate diverse situazioni e questo credo che sia corretto andare a inserirlo all'interno del Piano. Ma ci serve, e lo ha detto bene il consigliere Di Marco, per capire quali sono le tendenze, perché andare ad analizzare i dati anno per anno può servirci sicuramente per fare dell'attività politica e per prendere delle decisioni, ma capire quali sono le tendenze è sicuramente un livello superiore, sul quale invece possiamo porre basi per andare a fare appunto della politica venatoria, ma della politica faunistica in primis.

Qui apprezzo l'intervento del consigliere Planaz, che ci richiama e ci permette di andare a fare della politica, cioè ci permette di riportare il Piano a essere un piano di gestione della fauna e non esclusivamente un piano che guarda alle esigenze, ambientaliste da una parte e venatorie dall'altra, perché questo è un piano che permetterà in futuro, ovviamente con gli atti e le modifiche di legge che sono previsti, di andare ad attuare al meglio una politica di gestione della fauna che oggi è uno dei settori messi a dura prova da una situazione esterna, che non dipende esclusivamente da noi e sulla quale, appunto, ci stiamo confrontando.

Per quanto riguarda ancora l'intervento del collega Ganis, mi permetta che sullo stambecco non condivido affatto con lei, perché il Piano faunistico, al paragrafo 4.1.6, da pagina 292 a pagina 297, ma nello specifico nel paragrafo 4.1.6.3, che titola appunto "Azioni per una possibile gestione dello stambecco in Valle d'Aosta", va a definire punto per punto quello che si può realmente fare in Valle d'Aosta per gestire lo stambecco.

Non condivido quindi con lei, posso capire il suo punto di vista ma non lo condivido, che all'interno di questo Piano non vi sia l'iter corretto da attuare per poter gestire lo stambecco. Questo è il primo passo, e su questo posso darle ragione, non è risolutivo, ma sicuramente è un primo passo che indica qual è l'iter che possiamo seguire per arrivare a quel tipo di gestione.

Sulla questione lupo tanto è stato detto e credo di poter riassumere in generale tutti gli interventi con una mancanza all'interno del Piano di politiche specifiche per la gestione del lupo. Come ho avuto modo più volte di rappresentare in quest'Aula, il Dipartimento risorse naturali, con un incarico a un tecnico, sta lavorando in stretta collaborazione con gli uffici dell'Ispra proprio per arrivare a un piano di gestione del lupo.

Come sapete, è un quadro in continua evoluzione, perché questo Piano comunque è un piano che ha avuto all'interno di questa Legislatura un percorso molto lungo e all'interno di questa Legislatura sono cambiate tantissime cose sul tema lupo: abbiamo noi, come Regione, approvato una legge regionale, che viene citata giustamente all'interno del Piano; notizia di pochi giorni fa è che si sta procedendo con tutto l'iter, che ho più volte spiegato in quest'Aula, che prevede poi il declassamento a livello europeo del lupo da specie altamente protetta a protetta.

Adesso ci sarà un passaggio a livello nazionale, poi ci sarà il livello regionale, ma nel mentre la Regione Valle d'Aosta sta lavorando a un piano lupo specifico ed è questo il motivo per cui non ci siamo soffermati troppo sul lupo nel Piano faunistico, perché stiamo lavorando specificatamente a un piano puntuale sulla gestione del lupo, appunto, in base alle norme che vengono condivise con Ispra.

Non siamo quindi assolutamente fermi sul tema, bensì ne prendiamo atto andando a prendere atto di tutto un calo generale della presenza di fauna in Valle d'Aosta e del fenomeno lupo, ma oltre a prenderne atto, stiamo agendo in questo modo.

Per quanto riguarda invece le osservazioni fatte dalla collega Guichardaz, ringrazio lei e tutti coloro, soprattutto il consigliere Cretier, che hanno voluto sottolineare l'importante lavoro di condivisione di questo Piano, perché è stato realmente un piano che abbiamo voluto discutere anche due volte in Commissione, ma non per eccesso di informazioni o di zelo, ma perché crediamo realmente che un piano di questa portata, un piano di questo genere, che arriva tredici anni dopo la fine dell'ultimo piano, abbia la necessità di avere una condivisione ampia.

Tante sono state le osservazioni che ci hanno fatto i gruppi e i movimenti politici, ma anche le associazioni e i comitati, che ringrazio nuovamente, all'interno del percorso della VAS e non solo. A tutte queste osservazioni abbiamo cercato di dare delle risposte tecnicamente sostenute, ovviamente, da delle relazioni in cui andavamo a decidere che cosa era recepibile e che cosa non era recepibile. È ovvio, ma è fuori discussione, stiamo a discutere di questo Piano proprio in questa assise per questo motivo, che vi sono però poi delle scelte che sono politiche. Sullo stambecco avremo modo di parlarne in seguito, quando affronteremo gli ordini del giorno che ne trattano, ma quella è una scelta politica.

Tecnicamente, ci dicono che è possibile procedere con una selezione mirata e contestualizzata all'interno di un Piano stambecco, lei giustamente esprime il suo punto di vista, ma è ovvio che sarà poi la politica che decide quale strada prendere e come lavorarci.

Bene e apprezzo anche il fatto che sia stata messa in evidenza l'importanza della filiera carne, che è una filiera sulla quale possiamo e dobbiamo lavorare.

Per quanto riguarda gli altri due temi da lei evidenziati, non mi soffermo sulla pernice bianca, semplicemente perché già in relazione ho detto tutto.

Sull'uso del piombo, è una misura di cui prendiamo atto oggi nel Piano faunistico, ma è una misura che nei calendari venatori degli ultimi anni è già stata sempre ripetuta all'interno del Piano. L'uso dei proiettili col piombo è vietato all'interno dei siti Natura 2000. All'esterno di questi siti Natura 2000 oggi non è vietato, presentiamo però delle problematiche balistiche perché poi il problema è se feriamo l'animale ma non riusciamo a ucciderlo, soprattutto sul cinghiale ci può portare dei problemi.

Questi sono temi che ho portato appunto all'attenzione della Commissione.

In ultimo, si voleva vietare la caccia in braccata per il cinghiale. Io l'ho detto più volte all'interno di quest'Aula andando a discutere delle trappole per il cinghiale, come della caccia in braccata: sul cinghiale abbiamo un problema che non è solamente agricolo, quindi non sono solamente i danni che il cinghiale fa al territorio e ai terreni agricoli, ma è anche un problema sanitario.

Tutte le armi, tutte le possibili cacce e tutti i metodi che quindi abbiamo per poter arginare la presenza del cinghiale sul nostro territorio devono essere messi in atto anche per dare delle risposte concrete al rischio di PSA in Valle d'Aosta, il quale, se venisse poi accertato in Valle d'Aosta, avrebbe delle ricadute non solamente sul settore agricolo e delle risorse naturali, ma anche e soprattutto sul settore turistico, che non possiamo, dal mio punto di vista, permetterci. È quindi nostro compito continuare a lavorare per cercare di abbattere più cinghiali possibili, per evitare questo tipo di problema.

Credo che a grandi linee, in base a quanto mi sono appuntato, io abbia risposto più o meno a tutte le osservazioni che i colleghi hanno voluto portare all'attenzione dell'Aula e del dibattito. Permettetemi ancora una volta, ma lo devo, un grande ringraziamento al Dipartimento risorse naturali, all'ufficio Fauna, a tutti i tecnici che hanno lavorato a questo Piano e ad aggiornare i dati di questo Piano, ma anche ai comitati e alle associazioni che hanno voluto contribuire, con il loro punto di vista e con le loro osservazioni, a questo percorso, e anche a voi tutti colleghi che avete partecipato alle audizioni delle Commissioni e avete portato il vostro contributo.

Questo è un piano che sicuramente non risolve il problema della fauna in Valle d'Aosta, perché il problema della fauna in Valle d'Aosta non possiamo risolverlo attraverso l'approvazione di nessun atto legislativo o normativo all'interno di quest'Aula, ma pone le basi per poter dare delle risposte concrete e permettere una migliore organizzazione dell'ufficio Fauna, del mondo venatorio e di tutto quello che riguarda la gestione della fauna in Valle d'Aosta, in modo da ripopolare la nostra Regione in futuro. I risultati immediati sarebbe scorretto prometterli e scorretto anche presentarli qui, ma in futuro ci daranno delle risposte che speriamo e siamo convinti essere positive, anche perché oggi dobbiamo in primis prendere atto di una situazione delicata e difficile che riguarda il mondo del nostro allevamento e il mondo della nostra fauna. Da questo partiamo per porre in atto tutta una serie di altri atti normativi, legislativi e amministrativi per dare le risposte e cercare di rilanciare questo importantissimo settore per la nostra Regione.

Presidente ? Possiamo iniziare con gli ordini del giorno. Sono stati depositati 5 ordini del giorno: uno dal gruppo PCP, due dal gruppo RV e due dal gruppo della Lega.

Iniziamo con l'ordine del giorno PCP, credo che sia il primo in ordine. Per illustrare l'ordine del giorno, ne ha facoltà la consigliera Erika Guichardaz.

Guichardaz E. (PCP) ? Tema discusso durante il dibattito generale è proprio stata questa scheda che è all'interno del Piano faunistico, come ha ricordato anche poc'anzi l'assessore Carrel, in cui tra le possibili azioni in Valle d'Aosta viene previsto il prelievo selettivo dello stambecco.

Sotto questo punto di vista, l'ordine del giorno non fa altro che mettere nero su bianco la nostra contrarietà rispetto a questa scelta, che è una scelta tutta politica, è evidente, come ha detto chiaramente l'assessore Carrel, sia per quello che dicevo, che in qualche modo lo stambecco rimane il simbolo della nostra Regione, sia per le mutate condizioni ambientali che sappiamo vanno in qualche modo a influire rispetto proprio alla sopravvivenza di questo animale. Ne abbiamo rappresentazione anche nelle nostre località accanto, dove, con l'apertura degli abbattimenti piuttosto che altro, in questo senso i numeri che abbiamo in questo momento in Valle d'Aosta non sono rappresentati altrove.

Riteniamo poi che la presenza comunque di questo animale faccia sì che anche nel sistema naturale abbia una sua importanza, e lo diciamo perché non crediamo che l'abbattimento possa in qualche modo aumentare il numero, questo credo sia del tutto evidente ? abbattendo, il numero viene diminuito ? ma dall'altra parte anche per l'ecosistema crediamo ? e questo è un dato scientifico provato ? che la presenza comunque di erbivori tragga giovamento anche rispetto a tutto il sistema faunistico valdostano. Lo dico perché è normale che proprio quegli animali vecchi, che in qualche modo spesso sono vittime, ad esempio, di cadute durante le valanghe, piuttosto che siano anche più facilmente predati da altri animali come il lupo, non possano che favorire in qualche modo una visione, che è quella che abbiamo, della presenza nell'ecosistema sia dei predatori sia degli erbivori.

Dall'altra parte, la presenza di predatori fa anche sì che il bosco e gli animali stessi possano in qualche modo reagire in maniera diversa, perché sappiamo bene che l'atteggiamento, nel caso in cui ci siano dei predatori, è molto diverso, perché sicuramente gli animali dovranno attrezzarsi, dovranno in qualche modo dividersi e rispetto a questo anche il bosco ne ha sicuramente del giovamento. Soprattutto, non potranno stare in branchi ed è proprio la natura che fa sì che non stiano in branchi più numerosi, ma proprio per una questione legata alla sopravvivenza.

Per noi quindi rimane importante che non si preveda in alcun modo il prelievo di questo animale e soprattutto non riteniamo che l'aumento del numero degli individui di una specie sia sufficiente per giustificare l'apertura della caccia a questo maestoso e unico animale che abbiamo in Valle d'Aosta, simbolo della nostra Regione. L'ordine del giorno quindi semplicemente chiede al Consiglio di esprimere la contrarietà all'apertura della caccia allo stambecco.

Presidente ? Assessore Carrel.

Carrel (PA) ? Sicuramente quella che ha espresso la collega Guichardaz è una visione politica. Dall'altra parte vi è anche un'altra visione politica, ma che è anche supportata, e questo tengo ad evidenziarlo, perché non è solamente una decisione politica, dal punto di vista tecnico: quando una specie arriva a un numero massimo di presenze all'interno di un determinato territorio, poi il rischio di un rapido declino della popolazione, anche causato dagli effetti legati alla densità e all'invecchiamento di questa popolazione, è un dato che dobbiamo tenere in considerazione.

Sullo stambecco, quindi, dal nostro punto di vista, è corretto andare a elaborare un Piano stambecco e ad approfondire il tema senza precludersi la possibilità di intervenire attraverso l'attività venatoria, proprio per evitare che questo declino sia legato ad altre circostanze.

Noi quindi siamo dell'idea di mantenere questo importante paragrafo del Piano faunistico all'interno del Piano faunistico e, quindi, di rigettare e non approvare questo suo ordine del giorno.

Presidente - Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (Lega VDA) ? Come la collega Guichardaz sa, ovviamente abbiamo già discusso di questo tema, noi siamo della opinione assolutamente opposta. Se dobbiamo fornire però un dato politico da questo punto di vista, dobbiamo evidentemente ricordare che quando noi proponemmo come gruppo, per la prima volta all'interno di quest'Aula, di ragionare per una gestione venatoria della specie della Capra ibex, ovvero il maestoso stambecco di cui ci ha parlato, ottenemmo soltanto 9 voti in quest'Aula.

Ora mi auguro, e ci sarà un ordine del giorno che seguirà e che quindi ci potrà dimostrare se sarà così o meno, che invece ci sia una maggiore apertura e, anzi, sembra quasi che forse si possa avere, per lo meno in termini di consenso da questo punto di vista, di proposta consiliare, un numero più ampio. Rivendicando quindi quella che è chiaramente la primogenitura di questa proposta, di questa idea, ricordo peraltro molti colleghi che intervennero per dichiararsi contrari, o per lo meno per dire "non ne dobbiamo parlare", finalmente se ne parla, abbiamo preconizzato questa strada e quindi ne discuteremo tra poco.

Quello che è però un dato è che sicuramente non sosterremo la sua proposta.

Presidente ? Consigliere Ganis, a lei la parola.

Ganis (FI) ? Seppur la popolazione dello stambecco sia in ottima salute, pur essendo questa situazione positiva, e ricordo appunto le parole anche dell'Assessore, si suggerisce la necessità di valutare l'introduzione di un prelievo venatorio controllato della specie, ma questo viene supportato da solide motivazioni scientifiche, quindi per garantirne appunto la salute a lungo termine e l'ecosistema.

A nostro avviso, l'introduzione di un prelievo venatorio scientificamente gestito per lo stambecco nella nostra Regione non è un'alternativa, ma uno strumento complementare e benefico. Basandosi su dei dati scientifici robusti e un approccio alla gestione, il prelievo può contribuire appunto al benessere della popolazione, alla sua conservazione e anche alla mitigazione dei conflitti con le attività umane.

Le nostre considerazioni si basano quindi su delle solide motivazioni, appunto scientifiche, e per queste ragioni noi non voteremo l'iniziativa della collega.

Presidente ? Consigliere Planaz.

Planaz (RV) ? Volevo solo due precisazioni su questo ordine del giorno.

Logicamente il nostro va non proprio in senso contrario, ma quasi, perché a differenza delle dichiarazioni della collega, logicamente e come già anticipato dall'Assessore, sono scelte politiche e bisogna anche dire che bisogna a volte anche avere il coraggio di farle.

Noi non voteremo questo ordine del giorno perché a nostro avviso anche tutta una serie... e se noi andiamo anche ad analizzare il Piano faunistico, a volte va in controtendenza a studi che sono stati fatti sulla sopravvivenza dello stambecco nella nostra Regione, va in controtendenza a studi che sono stati fatti anche da autorevoli università che dicevano che oggi lo stambecco rischia l'estinzione per l'aumento delle temperature.

Noi non siamo assolutamente d'accordo, o in parte, e spiego anche perché. È anche spiegato dentro il Piano faunistico e questo è un esempio della nostra visione e della conoscenza che abbiamo sugli animali nel nostro territorio. Sul Piano faunistico è indicato, è scritto molto bene, adesso non ho il punto sottomano e non voglio far perdere ulteriore tempo, ma è scritto bene, che lo stambecco predilige le aree più soleggiate. È normale, tutti gli animali che sono lasciati in libertà, ma anche quelli domestici, preferiscono gli ambienti più soleggiati, non solamente per le temperature, ma perché la qualità della vegetazione di quelle aree esposte al sole è più nutriente di quelle che sono meno esposte.

A volte vediamo degli studi scientifici che dicono "lo stambecco è a rischio di estinzione per l'aumento delle temperature". Non è assolutamente così, ci sono altre varianti. Adesso abbiamo passato alcuni inverni con poche precipitazioni nevose e, di conseguenza, non ha avuto neanche bisogno di abbassarsi sotto certe altitudini perché si trovava benissimo anche con lo scambio termico. Come in questo inverno, abbiamo visto temperature elevate in alta quota e un po' meno in basso e lo stambecco non soffre particolarmente il caldo, ovvero non è l'unica causa che impedisce.

In quello studio mi ricordo bene che c'era scritto che andava a nutrirsi nelle ore notturne piuttosto che in quelle del sole perché faceva troppo caldo. Di natura tutti gli ungulati al mattino escono a nutrirsi, quando c'è meno caldo, quando l'erba e la vegetazione sono più umide e se lo dice anche lo stesso, se vogliamo approfondire e andare a fondo della questione, i censimenti quando li facciamo? Alla sera quando incomincia l'ombra o al mattino presto quando non c'è ancora il sole. Nelle ore diurne, quando è in pieno sole, gli animali si ritirano, riposano, ruminano e si preparano poi di nuovo per andare a nutrirsi nel pomeriggio. Non escono neanche nelle ore tanto notturne, per quanto riguarda gli stambecchi.

Invece per altre specie, forse adesso, con la presenza del lupo, logicamente cambia il comportamento di questi animali, e cambia abbastanza velocemente. È per quello che più dati abbiamo del passato, più riusciamo ad avere una visione chiara delle decisioni che dobbiamo prendere per il futuro per mantenere queste specie.

Comunque, il nostro voto sarà contrario.

Presidente ? Consigliere Lucianaz.

Lucianaz (GM) ? In controtendenza, voterò a favore di questo ordine del giorno, in quanto vuole essere una protesta verso la condotta e la gestione della nostra fauna selvatica. Finché non ripristineremo il numero degli animali selvatici, dei caprioli, dei cervi, come era prima della presenza del lupo, che questa Amministrazione regionale, come quelle precedenti, non hanno saputo gestire, io direi che lo stambecco... può tranquillamente ancora aspettare l'abbattimento dello stambecco. Prima datevi da fare.

Mi piace la dichiarazione del presidente Testolin di oggi: "Pronti alla difesa della nostra specificità davanti alla Consulta"; sul lupo siete stati ben poco specifici e avete dimostrato, signori dell'Amministrazione, ben poca determinazione.

È quindi un segno di protesta: voterò a favore.

Presidente ? Consigliere Cretier, ne ha facoltà.

Cretier (FP-PD) ? Una breve dichiarazione pensando alle due posizioni contrapposte, cioè la caccia e il mantenimento dell'attuale stato di grazia che abbiamo nelle vallate dove è presente lo stambecco in numero evidentemente molto alto, ma i tecnici ce l'hanno spiegato che quelle situazioni lì creano un indebolimento della specie, quindi una caduta anche dell'istinto e un invecchiamento precoce, quindi viene a mancare il progresso della specie.

Abbiamo lo strumento del Piano faunistico che ci porterà le indicazioni a breve, quindi vedrei meglio un prelievo non venatorio, ma un prelievo per destinare i capi in sovrannumero che esistono, e che ho avuto l'occasione di vedere l'anno scorso, che più che degli stambecchi durante il pascolamento mi ricordavano altri tipi di animali, come tra l'altro ho già espresso anche nel 2017, vedo bene il prelievo per la destinazione ad altre oasi. Abbiamo delle oasi, abbiamo delle aree protette naturali e dei parchi, quindi possiamo in qualche modo gestirne il numero e destinarli altrove, senza passare attraverso una gestione venatoria così impattante com'è la caccia.

Presidente ? Altri?

Mettiamo in votazione. La votazione è aperta. Tutti hanno votato? La votazione è chiusa.

Presenti...

La votazione è chiusa. Dobbiamo votare di nuovo? Chiedo ai tecnici...

Abbiamo l'esito.

Presenti: 33

Votanti: 14

Favorevoli: 2

Contrari: 12

Astenuti: 19 (Barmasse, Bertin, Bertschy, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marzi, Padovani, Rosaire, Sapinet, Testolin)

L'ordine del giorno non è approvato.

Considerando anche i problemi tecnici del voto, i lavori del Consiglio si interrompono. Riprenderanno alle ore 15:00.

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La seduta termina alle ore 12:57.