Oggetto del Consiglio n. 4660 del 7 maggio 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4660/XVI - Relazione sulle attività svolte dalla Regione nell'anno 2024 per l'attuazione delle politiche promosse dall'Unione europea e in materia di rapporti internazionali, predisposta ai sensi dell'articolo 4 della l.r. 8/2006. (Reiezione di una risoluzione)
Bertin (Presidente) - Con 27 Consiglieri presenti, possiamo continuare la discussione generale. Se c'è qualcuno che vuole intervenire si prenoti, altrimenti chiudo la discussione generale.
Non vedo richieste di intervento: la discussione generale è chiusa.
Replica l'assessore Caveri: ne ha facoltà.
Caveri (UV) ? Anzitutto, in queste repliche vorrei cogliere l'occasione per ringraziare per il lavoro svolto la coordinatrice Nadia Petterle, che a ottobre andrà in pensione.
Ci sono stati, nel Dipartimento o, comunque, a seguire gli Affari europei, delle personalità importanti come Paolo Giunti, che fu il primo a occuparsi dei fondi comunitari, Luigi Malfa, Enrico Mattei. Mi auguro che nella riforma dell'Amministrazione, quindi per la prossima Legislatura, si tenga conto dell'importanza degli affari europei e, soprattutto, della logica orizzontale di questo Dipartimento.
Sono stato in Giappone nelle settimane scorse, quindi sono diventato molto zen. Mi sono piaciuti moltissimo i giardini zen, che tra l'altro dimostrano che la natura, se non viene curata dall'uomo, non è niente di straordinario. La wilderness è un'invenzione.
Vorrei dire che io non sono euroscettico, come diceva il collega, io trovo però che nella discussione si evidenzi un fatto abbastanza chiaro. C'è chi lo fa con le felpe, chi lo fa con le magliette, io mi sento di portare la felpa con scritto "europeista", così come credo che sia legittimo che altri portino la maglietta con scritto "antieuropeista". Tutti però hanno una libertà di parola, io sono molto volteriano: la "liberté de penser".
Al capogruppo Lucianaz mi limito per cui a dire che ci sono lobbies buone e lobbies cattive. La lobby della montagna è sempre stata una lobby buona, soprattutto alla luce del sole: non abbiamo mai dato stecche, non le abbiamo mai prese. E per quanto riguarda la Russia, la vediamo diversamente: io ho dato, all'università, un ponderoso esame su storia della Russia, e sul fatto che i russi non abbiano tendenze di tipo imperialistico ne non sono proprio così convinto, della loro bontà d'animo.
Per quanto riguarda le osservazioni del collega Manfrin, rispetto ma non condivido. Mi sembra che sia inutile battagliare fra di noi, lo faremo anche, probabilmente, sulla risoluzione, però la realtà è che abbiamo una visione estremamente diversa, anche dal punto di vista giuridico, sulla sovranità. Io trovo che la sovranità diffusa sia uno dei principi della sussidiarietà a cui si rifà chi è federalista.
Sulla questione della curvatura dei cetrioli, rispetto alla quale abbiamo già avuto delle discussioni molto dotte, io devo dire che persiste il mito dei cetrioli, anche se l'abrogazione della norma sul cetriolo risale ormai a molti, molti anni fa. Esisteva eh, ma oramai fa parte di quelli che vengono chiamati gli "euromiti", cioè quelle cose che si ascrivono alle colpe dell'Europa ma che non sono vere.
Così come non è vero lo zucchero: mi spiace doverla contraddire, perché in realtà questa norma, che entrerà in vigore a partire dal 2026, riguarda gli imballaggi monouso in plastica, quindi le bustine realizzate in materiali alternativi come la carta non sono oggetto di restrizione. La rassicuro, se va al bar e il suo barista ha le bustine di carta, potrà continuare a usufruirne.
In generale, io credo che essere europeisti, tra l'altro, non significhi, come oramai si sta un po' semplificando, essere di destra o essere di sinistra. Lo dimostrano i firmatari del Trattato di Roma del 1958: ci sono persone veramente di tutte le estrazioni politiche. Devo dire però che chi oggi è ferocemente contro l'Europa sembra trovare sempre delle motivazioni molto forti, che però alla fine sono un po' destinate a sciogliersi come neve al sole.
Consigliere Distort, il periodo di programmazione che abbiamo appena chiuso ha visto i complimenti del ministro Fitto e del ministro Foti. È vero, invece, che su questo periodo di programmazione registriamo qualche ritardo, che io mi auguro venga sanato molto in fretta; stiamo lavorando per, quindi la rassicuro.
Le voglio spiegare, invece, il perché della preoccupazione di un inserimento eccessivo dello Stato. Rispondo anche al collega Ganis, che parlava appunto del rapporto Roma-Bruxelles, cose di questo genere.
Nessuno contesta il fatto che ci sia un ruolo nazionale rispetto ai fondi strutturali, ma tutte le Regioni in questo momento, compresi i vostri Presidenti con cui, come lei sa, abbiamo dei rapporti di grande scambio di opinioni, sono invece contrari al fatto che capiti quello che è stato rappresentato dall'assessore Carrel. Oggi, cioè, l'assessorato dell'Agricoltura, se deve chiedere qualche precisazione, qualche miglioramento del Fondo di sviluppo rurale, non può farlo direttamente, deve farlo transitando attraverso i Ministeri. Il che fa perdere tempo e, talvolta, si perde tempo, come avviene per il PNRR, a dover spiegare ai funzionari, ai dirigenti romani, delle cose che loro non capiscono e non riescono a rappresentare a Bruxelles.
Non si tratta quindi di bypassare lo Stato, ma fino adesso la politica regionale è saldamente nelle mani delle Regioni. Naturalmente con tutti i controlli dovuti da parte dello Stato, ma sarebbe negativo immaginare che il sottoscritto, per una cosa che riguarda il FESR, debba allungare i tempi: al posto di parlare con funzionari, che già conosciamo, dell'Unione europea, dover fare questa triangolazione con Roma.
Sull'intervento del consigliere Aggravi, come non essere d'accordo sulla questione della montagna? Ogni tanto vien da pensare, nella parte più antica della storia del Duché d'Aoste, a quelli che erano i privilèges, che poi piano piano sono stati liquidati dai Savoia. Era sempre una questione di fiscalità, quindi dei vantaggi che in quel caso il Duché d'Aoste aveva in quanto zona di montagna, cioè è inutile che ci raccontiamo delle storie.
Mi permetto anche di dire che io ritengo che Grand Continent, per quanto debba essere tarato nella ricaduta sull'ambito locale - credo che si sia già un po' fatto l'anno scorso, lo si farà con l'edizione prossima -, sia comunque un'occasione a) per far conoscere la Valle d'Aosta, b) per intrattenere dei rapporti politici che possono avere una loro utilità. Sono d'accordo che se diventa un orto chiuso, diventa in qualche maniera improduttivo se non ha delle ricadute sul territorio.
Con il collega Marquis siamo d'accordo sul ruolo importante che ha dimostrato - su questo bisogna essere intellettualmente onesti - il ministro Tajani. Ministro Tajani che io ho conosciuto bene quando ero a Bruxelles, è stato un ottimo Presidente del Parlamento europeo, ha sempre avuto una visione apprezzabile. È un europeista che però fa parte di una maggioranza nella quale ogni tanto non tutti sono d'accordo con lui e, visto che sono zen, non spingo di più sull'acceleratore.
Con la consigliera Guichardaz condividiamo Ventotene, che resta mutatis mutandis, perché è chiaro che questo è stato scritto... Peraltro io non so se sapete come è stato scritto il Manifesto di Ventotene: è stato scritto su delle cartine di sigarette che erano state avvolte per essere nascoste, perché se uno avesse reso pubblica una cosa di questo genere durante le perquisizioni, già questi erano in confino, finivano dritti filati in galera.
Io quindi ritengo che Ventotene senta il peso dell'età, perché qualunque documento, se noi leggiamo anche la Dichiarazione di Chivasso, è rappresentativo di un'epoca, però non si può negare che ci sia stato qualcosa di visionario.
Chi, come la Meloni, ha fatto un'operazione scorretta, in cui ha preso delle frasi apposta per dimostrare che quelli erano pericolosi comunisti, e lì in quell'epoca, nel firmare il documento, comunisti non ce n'erano. Poi è vero che Spinelli sarà esponente del Partito comunista al Parlamento europeo, ma all'epoca c'era Rossi che, come voi sapete, entra poi nell'area radicale, quindi politicamente oggi non si può pensare a una cosa di questo genere.
Direi che il segretario Jordan abbia con grande lucidità ripreso i temi importanti: la montagna come elemento cardine in futuro, assieme alla questione linguistica per la Valle d'Aosta.
Queste erano le brevi annotazioni che volevo fare. Ringrazio comunque tutti per aver partecipato al dibattito, sicuramente questo è un documento perfettibile.
Mi permetto, a futura memoria, di sperare che magari questa esperienza che abbiamo fatto con la presidente Tütt? possa essere uno spunto interessante, cioè approfittare della Sessione europea per avere in apertura un ospite di rilievo, che sia un politico, che sia un intellettuale, che sia un professore, perché credo che quanto abbiamo ascoltato stamattina, comunque la si pensi sull'Europa, sia stato per tutti un arricchimento.
Presidente - Altri? Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Testolin (UV) - Anch'io, alla fine di questa mattinata e in questo primo pomeriggio in tema di disquisizione nella Sessione europea, prendo la parola. Così come si fa quando chi ha tenuto il percorso vivo durante un evento, una manifestazione, va a sua volta ringraziato, io tenevo a fare un piccolo intervento con alcune riflessioni, ma partendo appunto dal ringraziamento all'assessore Caveri, che con i suoi uffici ci ha dato uno spaccato di quello che è stato il lavoro lungo un anno, che ha caratterizzato un po' tutto il governo regionale, e che è stato arricchito nel suo insieme anche da relazioni che, a vario titolo, migliorano, laddove possibile, le relazioni del nostro territorio, in un contesto europeo che è suscettibile evidentemente di varie valutazioni, di varie situazioni.
Lo è stato molto evidente anche nella giornata di oggi, quando il tema Europa viene affrontato da ognuno di noi in questa sala con degli approcci molto personali e diversi, che passano da un aspetto politico, da una impostazione storica, da una impostazione di prospettiva, da una impostazione amministrativa.
Dai banchi del Governo si è stati un po' tacciati di entrare troppo nel particolare. Diciamo che ognuna di queste caratteristiche ha un suo perché, ha un suo fondamento e ha soprattutto un suo sviluppo e deve avere una sua attenzione.
Credo che quando si parla di Europa a seconda del taglio che gli si vuole dare, ci sarebbe da disquisire e da trovare delle convergenze, così come delle divergenze, in qualsiasi contesto lo si faccia.
Credo che però questo tipo di scambi sia opportuno per significare ai cittadini che l'Europa, al di là di quello che può rappresentare per ognuno di noi, delle limitazioni piuttosto che delle regole, piuttosto che delle similitudini, piuttosto che delle differenze, piuttosto che delle valutazioni politiche o sociali, rappresenti comunque sempre con forza un'opportunità. Un'opportunità che va sfruttata a tutti i livelli e a livello regionale credo che la giornata di oggi ci abbia permesso di condividere con la Presidente del Comitato europeo delle Regioni almeno quello che è un elemento importante: la caratterizzazione territoriale che deve sempre di più incidere sulle decisioni europee, al netto delle risorse messe a disposizione, perché le risorse sono evidentemente un elemento importante, se non il più importante, al quale un'amministrazione fa riferimento per poterne attingere in maniera costruttiva, positiva, e poterne fare un utilizzo a beneficio del proprio territorio.
Ma non solo le risorse fanno parte di un confronto con l'Europa. Rimangono le regole, rimangono delle scelte sovranazionali che, per quanto ci concerne (abbiamo cercato di farlo anche questa mattina), se sollecitate possono contribuire a dirimere anche a livello locale delle situazioni che, purtroppo, non spettano all'Amministrazione regionale, pur essendo delle scelte importanti sul nostro territorio, vedi il tunnel del Monte Bianco.
Ma ci sono anche altre scelte strategiche, che sono state anche rappresentate, così, nell'incontro formale con la presidente Tütt? e che vogliono riportare l'attenzione dell'Europa sul nostro territorio e sulla necessità di avere, laddove richieste e sensate, delle autorizzazioni a sviluppare il nostro territorio nella maniera migliore che si ritenga, con il rispetto delle linee di impostazione generali, ma con la possibilità di adattare queste regole europee ai territori, alle particolarità e alle esigenze della gente che le vive.
Questo proprio per rispettare dei percorsi, anche storici, che caratterizzano ogni territorio per le sue peculiarità, e per sottolineare anche quelle aspettative che visionari del passato avevano identificato come una Europa delle Regioni, quindi un insieme di opportunità e di sviluppo, di crescita omogenea, ma con una indipendenza decisionale che deve comunque essere sempre rispettata per avere un consenso il più ampio possibile da parte delle genti che questa Europa la abitano.
Concludo il mio breve intervento sottolineando come qualsiasi tipo di rapporto ha bisogno di un equilibrio, quindi il confronto con gli organi amministrativi e gli organi decisionali europei è un confronto che si è cercato di sviluppare anche durante l'anno, lo si è fatto attraverso quei rapporti che sono essenziali e ben declinati e che fanno parte anche della possibilità di utilizzare fondi che l'Amministrazione europea mette a disposizione con i fondi strutturali, con i fondi di cooperazione, che aprono comunque delle opportunità importanti di dialogo con i territori limitrofi e che ampliano anche le opportunità di condivisione su determinati tipi di approccio, non solo amministrativo, ma anche politico e culturale.
È quindi con questo equilibrio che bisognerà continuare a lavorare. Purtroppo, chi segue amministrativamente certi dossier deve in qualche modo adattarsi alle regole e ha meno possibilità di uscire dai tracciati che impongono percorsi amministrativi qualche volta troppo ferrei e che qualche volta mal si adattano alle esigenze di celerità che spesso vengono richieste anche all'interno di quest'Aula e anche per l'utilizzo di risorse regionali, non solo per quelle europee. Ma in questo meccanismo credo che continuare a dialogare con gli altri territori e con le autorità che in Europa possono sostenere questo tipo di percorso possa essere una iniziativa condivisibile, al di là del modo di inquadrare e di vedere il discorso Europa nel suo complesso, e di mantenere questo equilibrio per cercare di lavorare, e continuare a farlo, nell'esclusivo e finale interesse del nostro territorio.
Presidente ? Ricordo che in riferimento all'attività per l'anno 2024, in relazione ai rapporti internazionali e alle politiche dell'Unione europea, è stata depositata una risoluzione da parte del gruppo della Lega e del gruppo Misto.
Passiamo ad affrontare la risoluzione. Per illustrare la risoluzione si è prenotato il consigliere Manfrin. Ne ha facoltà.
Manfrin (Lega VDA) ? La risoluzione che abbiamo depositato, in realtà, riprende una mozione che avevamo già messo all'ordine del giorno, e che poi ovviamente ritireremo; è la stessa, ma abbiamo voluto metterla sotto forma di risoluzione perché riteniamo che proprio il tema trattato entri esattamente nello specifico e vada a chiarire, evidentemente, alcuni punti, alcune richieste che si chiede di fare a quest'Aula, o perlomeno che evidenzi il posizionamento politico di chi rappresenta i cittadini all'interno di quest'Aula.
Ecco, immagino che non se la prenderà, Presidente, visto che, non so, mi dicono che per bon ton istituzionale dopo il Presidente della Regione non si può parlare, è quindi vietato, è così, ma se dirò due cose rispetto a quanto ha esposto, visto che siamo ancora in argomento, l'assessore Caveri rispetto alla questione europea, partendo da un tema che lui ha affrontato, delle zuccheriere.
Innanzitutto le dico, Assessore, che io non ho parlato chiaramente di curvatore dei cetrioli, le ho detto: siccome ne avevamo parlato, le tiro fuori un tema nuovo. Il tema nuovo l'ho detto perché il 29 marzo, in realtà, è stata esplicitata questa volontà di tornare alle zuccheriere e le riporto anche una dichiarazione che è stata fatta dal portavoce, che dice: "È un piccolo gesto con un grande impatto. Sostituire le bustine con alternative riutilizzabili, come zuccheriera o dispenser, può ridurre significativamente rifiuti e sensibilizzare i cittadini sull'importanza di un consumo responsabile".
Non è quindi che ce lo siamo inventato, è così, è così, la volontà è di andare in quella direzione, ma il problema è che noi evidenziavamo questa pervasività regolatoria che si porta da una parte a cancellare certi usi e costumi che ci sono stati nel nostro Paese, dall'altra parte poi a ricancellarli, perché c'è sempre il nemico diverso, ogni volta. Prima il nemico era l'igiene e tutto, adesso il nemico è lo spreco. Insomma, magari tra vent'anni sarà di nuovo l'igiene, e faremo un po' a turno.
È stato anche curioso affrontare il dibattito parlando, come ha fatto lei, Assessore, di dazi e sostanzialmente rimpiangendo il fatto che nel 2026 cadranno alcuni dazi verso la Cina e, quindi, dicendo che sulla parte della siderurgia si affronta un rischio per la nostra impresa, diciamo una delle principali imprese siderurgiche della nostra regione, che è appunto la Cogne.
In questo caso si introduce un concetto: che forse a volte i dazi servono, e allora forse i dazi andrebbero in qualche caso gestiti e gestiti al meglio, magari per difenderci rispetto a chi utilizza delle produzioni e si adopera a fare dei prodotti, utilizzando delle norme sul lavoro e dei costi sul lavoro che sono infinitamente inferiori ai nostri standard e ai costi che affrontano le nostre imprese.
I dazi nascono per questo, evidentemente, per fare in modo chiaramente di proteggere chi produce a basso costo, e magari produce anche con regole ? immaginiamo le regole sul lavoro e soprattutto la presenza pervasiva dei sindacati, immagino, nelle fabbriche cinesi ?, servono anche per difenderci chiaramente da un prodotto che qualitativamente a volte è inferiore, ma viene prodotto con costi nettamente inferiori, che quindi ci viene dato con costi sicuramente inferiori, ma che va a fare concorrenza con i nostri prodotti.
Faccio un ultimo riferimento alla discussione, poi entro nel tema della risoluzione, rispetto a quelli che sono stati, sia da parte sua, collega Caveri, sia da parte del Capogruppo del, mi scusi, io dico sempre soltanto Partito Democratico, che ci ha parlato dei pericoli delle autocrazie e di questi rischi che sta correndo la democrazia europea. Sono dei rischi a cui io mi sento assolutamente di unirmi, effettivamente, a lanciare un importante allarme, perché, dopo aver visto quello che è successo in Francia, dove si vuole mettere fuori gioco il principale partito di opposizione, quello che potrebbe tendenzialmente esprimere il prossimo Presidente della Repubblica, dopo aver visto quello che succede in Germania, con i servizi segreti che cercano di mettere fuori gioco e di dichiarare incostituzionale il primo partito di Germania, dopo ovviamente che c'è stata, come sempre, la melassa europeista post elettorale, dopo le grandi ubriacature delle promesse preelettorali, e dopo aver visto soprattutto quello che è successo in Romania, dove il candidato che aveva raccolto il 20% del consenso del popolo rumeno è stato messo fuori gioco perché su TikTok c'erano dei video che avrebbero potuto aiutarlo, allora bisogna metterlo fuori gioco senza un processo, senza niente. Peraltro, abbiamo visto che il popolo rumeno si è dimostrato molto più maturo e se Georgescu aveva avuto il 20%, dopo che è stato messo fuori gioco, quello che lo ha sostituito, cioè George Simion, ha preso il 40%. Diciamo quindi che non è stata particolarmente centrata questa politica di opposizione. Diciamo che effettivamente il pericolo che la democrazia europea abbia degli effetti negativi c'è e, quindi, bisogna assolutamente vigilare su queste tre, che sono tre questioni e problemi spia che possiamo citare oggi.
Ma venendo a quella che è, invece, la nostra risoluzione, noi abbiamo voluto indicare anche qui tre criticità che oggi l'Europa porta. Sono temi che sicuramente superano la dimensione regionale e chiaramente interessano la dimensione nazionale, ma soprattutto anche europea, ma che sicuramente hanno dei risvolti a livello locale e a livello nazionale. Hanno dei risvolti perché ci troviamo a che fare con tre grossi problemi: due nel senso ovviamente di vincoli, e abbiamo parlato diffusamente dei vincoli europei che purtroppo ci vengono messi, e proprio nelle nostre impegnative abbiamo inserito tre impegnative molto chiare, al netto delle premesse, che credo siano note, ne abbiamo anche parlato, anche il collega Distort che è intervenuto.
Abbiamo chiesto appunto di fare ogni iniziativa utile per avviare una negoziazione volta a ridefinire gli obblighi e le limitazioni imposte dal Green Deal, proponendo obiettivi più realisti e sostenibili per l'Italia. D'altra parte, lo vediamo, chiaramente sarà molto difficile riuscire a raggiungere quegli obiettivi che si sono imposti e, soprattutto, quegli obiettivi sono secondo noi irrealistici, ma soprattutto stanno facendo un grosso danno alla nostra industria, e non soltanto, perché la Germania adesso se ne è sicuramente accorta, si è svegliata dal torpore.
Poi, promuovere una revisione del Patto di stabilità e crescita, anche qui introducendo una maggiore flessibilità dei parametri di bilancio, consentendo investimenti pubblici strategici, sgravi fiscali e politiche di crescita economica, che ci consentirebbero anche di poter aumentare eventualmente gli acquisti.
Poi, lo abbiamo detto, alcune mozioni, alcune iniziative che sono depositate, che magari discuteremo poi o nella prossima giornata di Consiglio o nelle prossime sedute, a rappresentare la nostra ferma opposizione al piano del ReArm Europe e Readiness 2030, quello che è stato, come abbiamo detto anche questa mattina, modificato. Prima si è detto facciamo ReArm Europe, poi "ReArm" suonava troppo brutto e quindi lo si è rinominato. È lo stesso piano, però bisogna avere la "prontezza 2030", prontezza che obiettivamente fa un po' sorridere.
Noi cioè oggi ci dobbiamo armare con un armamento che arriverà forse fra cinque anni, quindi bisogna essere pronti, prontissimi, ma tra cinque anni, con soldi che non si sa da che parte verranno presi ma che assommano a 800 miliardi, che però dobbiamo mettere noi a debito, che sicuramente non potranno essere spesi per altre cose. Quello che però suscita un po' di curiosità è che non si sia mai parlato, per esempio, di, che so, un piano per la salute europea, cioè non si sono mai proposti investimenti per un piano delle politiche sociali europeo. Mille mila miliardi per le politiche sociali, un piano per aumentare le pensioni a livello europeo? No, di quello non si è mai parlato. Le risorse economiche non ci sono, però per comprare delle armi, 800 miliardi, come dire, si dà la possibilità di spenderli.
A fronte di tutto questo e a fronte anche dell'impegno poi a riferire di quanto fatto, chiediamo appunto a questo Consiglio di esprimersi in questo senso.
Presidente ? Interviene prima il Governo e, poi, uno per gruppo.
Assessore Caveri, per il governo, ne ha facoltà.
Caveri (UV) ? Noi ci asterremo. Questo testo della mozione è identico alla mozione n. 614 presentata dal consigliere Giuseppe Pan della Regione del Veneto il 9 aprile 2025. Forse sarebbe stato, dal punto di vista stilistico, un po' meglio riformulare i concetti, tenendo conto anche della particolarità della situazione della Valle d'Aosta. È quindi un simpatico copia incolla, ma è del tutto legittimo che, immagino, il vostro movimento politico decida di presentare nei diversi Consigli regionali lo stesso testo.
Lei è stato molto rapido, ha occupato cinque minuti per la discussione precedente e cinque minuti per l'illustrazione della mozione. Sarò anch'io estremamente sintetico.
Io credo che molte delle cose che voi dite, come per esempio una riflessione rispetto a tutta la problematica del passaggio all'elettrico, della fine dei combustibili fossili e delle auto fossili, sia un tema che proprio la stessa Commissione sta in questo momento affrontando.
Sulla questione del riarmo mi sembra che ci siano dei passaggi che probabilmente fotografano una situazione precedente. In questo momento, il Parlamento europeo sta discutendo di questo tema, l'utilizzo di fondi europei eventualmente per il riarmo sarà una decisione assunta dei singoli Stati, quindi non ci sarà niente di impositivo.
È chiaro che alcuni Paesi, come i Paesi baltici piuttosto che la Polonia sono in questo momento impegnati in una logica difensiva rispetto alle possibilità realistiche, checché se ne dica, che "l'appetito vien mangiando" e, dopo l'Ucraina, ci possa essere un espansionismo sovietico, anzi, un espansionismo russo, nel solco della speranza di Putin di poter ricreare quello che è successo fino alla caduta del muro di Berlino del 1989. Perché qui si rappresenta l'orso russo come un orso sornione, chiuso dentro la sua caverna, senza nessuna idea, in qualche maniera, di ritornare a situazioni imperialistiche pregresse.
Io devo dire quindi che è debole, la mozione. Oltretutto bisogna essere realisti, voi siete espressione di un movimento politico che ha Ministri, il Vicepresidente del Consiglio, e quindi chi pesa nelle decisioni è il Parlamento europeo. Noi non abbiamo un parlamentare europeo, chi pesa e chi partecipa ai Consigli europei, quindi, saranno i vostri Ministri.
Credo quindi che non si possa chiedere al Governo regionale della Valle d'Aosta di occuparsi di materie, partendo anche dal presupposto che molte delle parti non le condividiamo, per cui mi sembra che la scelta più equilibrata sia quella dell'astensione.
Presidente ? Consigliere Lucianaz, a lei la parola.
Lucianaz (GM) ? Assessore Caveri, ho notato che la sua riserva di zen in questo passaggio è già stata un po' affievolita e l'ho trovato particolarmente critico.
Guardi, sull'imperialismo russo, mi spiace ribadire, è vero che i polacchi hanno avuto nella storia brutti rapporti coi russi, ma a noi non è andata meglio con la Francia. Se c'è un paese che ha aggredito e ha fatto guerre sul continente europeo è proprio la Francia, eppure non ci facciamo mica problemi ad avere contatti.
Le ripeto...
Comunque sì, sì, la conosco bene. Se vuole le parlo anche del capitano Darbelley e del Capitano Chamonin e andiamo avanti.
Le volevo dire che le sue affermazioni sul filoeuropeismo sono tutte sue, perché qui nessuno, almeno, non mi pare che in quest'Aula ci sia qualcuno di antieuropeo. Ognuno ha le sue posizioni, c'è l'europeismo della collega Guichardaz, che non è il mio, però lo capisco bene, è la sua visione di Europa. Noi siamo europeisti convinti solo perché siamo dei valdostani e un valdostano è europeista. Che la politica di creare gli europei di Bruxelles voglia invertire le cose, a me non va bene.
Noi siamo valdostani e sicuramente europei, e vogliamo rimanere valdostani. Questo che sia chiaro, non europei alla Bruxelles.
Detto questo, e garantite le diversità di idee e di opinione, sostengo questa risoluzione, nel senso che sicuramente sul riarmo pone i puntini sulle "i", e grazie a Dio che la Corte dei conti europea si sia espressa, perché se aspettiamo il Parlamento europeo... Almeno la Corte dei conti ha tirato una riga e per il momento siamo fermi.
Per quanto invece riguarda gli aspetti più generali, se non altro questo è un impegno che, non mi sembra così particolare, il Governo potrebbe prendersi. Non vuole assumersi neppure questo impegno? Pazienza, ma l'idea l'ho sostenuta con interesse.
Presidente ? Consigliere Aggravi, a lei la parola.
Aggravi (RV) ? Non voglio entrare nelle diatribe dei vari campi, però, relativamente a questa risoluzione, ritengo sia importante, comunque, partecipare al dibattito ed esprimere quello che poi sarà il posizionamento complessivo del nostro gruppo in fase di voto. Mi concentro sull'impegnativa, in particolare sui primi tre punti, che sono quelli più di sostanza, non entro nelle premesse.
Sul primo punto, quello sostanzialmente di critica, che potremmo sintetizzare come critica del Green Deal, io non ci torno, ci sono dei passaggi anche più che condivisibili. Lo abbiamo detto in tutte le maniere e lo ripetiamo, il fatto di andare verso degli obiettivi così ambiziosi, e soprattutto con delle tempistiche anche ristrette, a nostro modo di vedere è una follia per un motivo semplice e di natura, se vogliamo, più aziendale e più di struttura economica: è inutile darsi degli obiettivi di questo tipo se poi a monte non c'è una preparazione di quella che in realtà non è una transizione ecologica o energetica, ma è una transizione industriale, cioè da un giorno all'altro bisogna cambiare tante produzioni e, soprattutto, bisogna trasformare un intero settore, in particolare quello della meccanica europea, con degli obiettivi e, soprattutto, con delle implicazioni che potrebbero contribuire a mettere in difficoltà, l'ho citata stamattina nell'intervento, l'autonomia strategica e, direi, anche l'autonomia economica dell'Europa.
Ci torno parlando del secondo punto. Mi spiace non ci sia il collega Manfrin, spero che mi ascolti, perché su questo secondo punto io oggettivamente ho... Salve collega, no, ci tenevo, alla sua presenza.
Sul secondo punto io oggettivamente ho molti dubbi, nel senso che, al netto del fatto che investimenti pubblici, sgravi fiscali e politiche di crescita economica... non ho capito questa elencazione, ma non voglio rubare il mestiere a colleghi/colleghe molto più bravi di me sulle osservazioni di forma, non me ne voglia, lo dico con grande stima, perché mi si deve spiegare quali altre politiche di crescita economica esistono rispetto agli investimenti, rispetto agli sgravi fiscali.
L'aumento della tassazione a casa mia non è una politica di crescita economica, sull'investimento pubblico potremmo parlarne lungamente, si parla di investimenti strategici, ma queste sono quisquilie rispetto al resto. Se ho capito bene, il senso di questo punto è aumentiamo gli acquisti verso gli Stati Uniti in maniera tale che gli Stati Uniti possano diminuire il peso dei dazi o, comunque, della guerra economica che è in atto.
Ora, io sono uno di quelli che pensano che la manovra dei dazi che hanno portato avanti Trump e la sua Amministrazione abbia una logica più economica che politica. Sicuramente ha una risposta politica che deve dare a una parte del suo elettorato, però ricordiamoci che con questa manovra i titoli di Stato, i Treasury, hanno aumentato i tassi, quindi sono diventati più rischiosi, ma più appetibili per il mercato.
Dopo il famoso Independence Day, o comunque quel che è stato, il tasso dei Treasury è aumentato, non di tanto ma per chi fa finanza sì, perché mi sembra che dal 3,6 siamo passati al 4 e mezzo, e gli acquisti del debito statunitense, almeno il decennale, io mi sono limitato a recuperare quel dato, che vale 42 volte quasi la Valle d'Aosta in termini di miliardi che sono stati raccolti, ha aumentato quasi di 8-10 punti gli acquisti esteri.
C'era una necessità, e c'è una necessità continua, dell'economia americana di far fronte al macro debito che c'è.
Oggettivamente, preferivo Trump quando faceva delle politiche di defiscalizzazione nel suo Paese. Sul tema dei dazi è una scelta che, per carità, lui ha fatto, secondo me come anche alcuni think tank vicini a Trump hanno detto, vedi l'Heritage Foundation, la Tax Foundation, che ha messo in guardia il Governo americano dall'effetto distorsivo del dazio. Perché sì, da un certo punto di vista ti difende, io ti metto delle tariffe e quindi evito che vengano importati o che ci sia anche una concorrenza sleale ? poi torno sul tema della Cina, che ha toccato il collega ? però dall'altro lato aumento l'inflazione, metto in difficoltà le mie aziende e, soprattutto, limito anche la libertà di impresa, perché è un effetto conseguente, soprattutto quello dell'inflazione, e come noi anche gli Stati Uniti non stanno bene.
Io quindi la vedo puramente come una manovra finanziaria a favore del rifinanziamento del debito statunitense.
Io ho dei grandissimi dubbi, abbiamo dei grandissimi dubbi su questo punto, parlando anche di rapida riduzione degli squilibri macroeconomici interni/esterni. I dazi generano uno squilibrio, ma c'è un problema. Io sono andato a vedere ? ho poco tempo, ma ci tengo a fare questo passaggio prima di parlare del terzo - e a oggi i principali Paesi di esportazione e di importazione dell'Italia sono sostanzialmente la Germania (noi abbiamo un collegamento netto, soprattutto il Nord Italia, con la Germania, e spesso ce lo dimentichiamo), la Francia, e poi ci sono Cina e USA.
Per noi USA è soprattutto un mercato di esportazione, il terzo mercato. A livello europeo, invece, l'esportazione principale è verso proprio gli USA, l'importazione è verso la Cina. Il secondo partner di importazione sono gli Stati Uniti.
Ora, pensare di aumentare gli acquisti e quindi magari creare comunque del debito, non so come, perché poi gli acquisti in fin dei conti li fanno gli utenti e li fanno le imprese, non tanto gli investimenti strategici pubblici, a meno che non parliamo di armi e, torno poi sulle armi... Non ho quindi capito per nulla questo secondo punto.
È il caso che i singoli Stati o l'Unione europea parlino con gli Stati Uniti per cercare di definire una contrattazione, o comunque dei trattati di libero scambio, magari anche in funzione anticinese, per carità di Dio, è un termine, è un punto di alleanze, però comprare di più dagli Stati Uniti, sperando che gli Stati Uniti ci abbassino i dazi, oggettivamente per me, scusate, non me ne vogliate, è un'idiozia.
Se quindi devo dire, questo punto mi lascia particolarmente perplesso, anche perché diminuirebbe ulteriormente l'autonomia strategica che l'Europa dovrebbe creare, non andando appunto a comprare più dalla Cina, ma a produrre se stessa. Su questo punto abbiamo quindi notevoli dubbi.
Su quello che riguarda, e vado velocemente, il piano ReArm Europe, io sono pienamente d'accordo: il piano è una follia, ma, mi spiace dirlo, capisco che possa generare consenso dire di essere contro il riarmo, io direi che ci dovrebbe essere una politica coerente e sempre di rafforzamento dell'autonomia strategica, non solo dell'Unione ma dell'Italia e dei Paesi dell'Unione, per mantenere un armamento che abbia un senso.
Vedo molto più sensato l'aumento, non me ne vogliano, della spesa rispetto al PIL, soprattutto se vogliamo rimanere nella NATO, e mi sembra che Trump ci chieda proprio di aumentare la spesa militare in tal senso, ma per un motivo semplice: non perché io voglio fare la guerra, ma perché la deterrenza si fa con un armamento che sia al passo dei tempi. È inutile, adesso non ce l'ho con i colleghi qui presenti, ma con altri esponenti, che al varo della nave Trieste abbiamo annunciato e siamo stati tutti contenti di vedere la nave Trieste consegnata, tra l'altro altro che cinque anni, l'hanno consegnata nel 2024, se non erro, e i lavori sono iniziati nel 2015, e poi, dall'altro lato, dire che non serve il riarmo. Per me il mantenimento di un esercito in funzione deve servire come effetto deterrenza.
Stamattina l'ho detto, guardiamo tutti la Russia ma abbiamo i problemi nei Balcani, che ci dimentichiamo, abbiamo la Turchia che è tutt'altro che un Paese pacifico, e mi auguro che non entri in Europa, e abbiamo dei grossi problemi in Nordafrica.
Detto questo, pensare di fare tutto questo o, meglio, dire che possiamo fare con questi soldi altre cose, ricordo ai colleghi che, dopo o durante la pandemia, nacque una nuova autorità in Europa, di cui forse nessuno si ricorda, che è la HERA, che doveva essere la copia della BARDA statunitense, cioè un'autorità che non solo si occupava di sanità, ma si occupava anche di produzione di farmaci, di immagazzinamento e quant'altro.
Se quindi la soluzione è dar corso a piani quinquennali, decennali, come avviene oggi in Europa, alla critica ci troviamo pienamente d'accordo. Ma dire "il piano ReArm Europe non serve, dobbiamo fare un piano per la sanità", ecco, è proprio il tema della pianificazione che a noi preoccupa, perché la HERA è stata un grande annuncio della Von der Leyen, fermo e, soprattutto, se non erro, non finanziato, come la Banca dell'idrogeno.
Non ho altro tempo, avrei tante cose da dire. Noi su questa risoluzione ci asterremo per queste motivazioni.
Presidente ? Consigliere Perron, ne ha facoltà.
Perron (Lega VDA) ? Alcune considerazioni su questo tema e, poi, una considerazione finale, per ribadire qual è la ratio della nostra risoluzione.
Innanzitutto comincio col dire che sentirsi europei non per forza significa sentirsi europeisti. L'Europa, questa UE, è una cosa, essere europei significa essere una civiltà, che è un qualcosa di molto più antico e molto più profondo. Certamente, quindi, siamo europei, non per forza dobbiamo essere europeisti in questa visione dell'UE.
Il secondo punto che io credo che andrebbe tenuto sempre a mente, sui massimi sistemi, è che oggi stiamo probabilmente vedendo la fine della globalizzazione come l'abbiamo conosciuta.
A partire dagli anni '90, sappiamo, cade l'Unione sovietica, resta solo una grande potenza al mondo, questa potenza in qualche modo ha delle élite che spingono per globalizzare il mondo. Si arriva a un punto per cui, ad esempio, nel 2001 la Cina viene fatta entrare nel WTO, con l'intento di scaricare nei mercati cinesi anche un surplus economico e di produzione capitalistica americana.
Succede che, alla fine, la Cina, in questi 25 anni, approfitta del dumping, di cui si diceva prima, approfitta di condizioni favorevoli, ci ha invaso il mercato di prodotti, e ben lo sanno...perché basta farsi un giro sui paesi. Immaginatevi come erano negli anni '90, quando c'erano negozi che vendevano, ad esempio, non so, le cose del tessile del biellese; oggi, negli stessi paesi, magari, vediamo il negozio cinese.
Cosa è successo? È successo che certi tipi di prodotti sono entrati e hanno invaso i nostri mercati. Da cosa è dovuto? Sono state le élite americane, in quel caso democratiche, che hanno fatto quella scelta, e oggi noi in qualche modo la paghiamo.
Chiaramente, se parliamo di imperi, non è che c'è solo l'impero russo, non c'è solo l'imperialismo russo, forse c'è anche l'imperialismo di altri Paesi, c'è pure quello americano. Gli imperi ci sono sempre stati. Gli imperi stanno tornando? Probabilmente sì, anche questo è un segnale della fine della globalizzazione.
Ricordo, per chi è appassionato un po' di letture ? mi auguro che qualcuno lo sia, ma letture di alto livello ? se parliamo degli anni '90 c'era da una parte il liberale Fukuyama, che diceva: "La storia è finita, la globalizzazione renderà tutti i popoli mansueti, si dedicheranno soltanto al commercio, saranno tutti felici così e non ci saranno più guerre". Dall'altra c'era Samuel Huntington, che scriveva invece "Lo scontro delle civiltà". Andatevelo a leggere e vedrete ? l'ha scritto nel '96 ? che aveva praticamente previsto tutto.
Noi quindi siamo a un tornante fondamentale della storia, l'Europa si trova in mezzo, le Regioni piccole come la nostra pure. Ovviamente facciamo il possibile per capirci qualcosa e per muoverci nella maniera più intelligente a seconda del contesto.
Ci sono state anche le guerre ovviamente imperialiste americane, le abbiamo viste, abbiamo avuto l'Afghanistan, abbiamo avuto l'Iraq nel 2003. Oggi vediamo un proliferare di guerre nuove: chiaramente l'Ucraina, abbiamo Israele, oggi leggiamo Pakistan e India. Stanno ripartendo conflitti in giro nel mondo proprio per quest'ottica, il mondo multipolare si sta affacciando ed è finita un'egemonia americana. Prendiamone atto.
Riguardo ai dazi, io non sono competente in maniera economica. Io lo vedo invece, a differenza del collega Aggravi, anche come, quantomeno dal punto di vista ideologico, un ritorno del primato della politica sull'economia, e certamente viene usata anche così, in modo propagandistico, all'interno.
L'Europa non è più la stessa, assessore Caveri, lei lo sa benissimo, non è più la stessa di quella dei Trattati del '57, ma io penso che sarebbe invece meglio tornare indietro da questo processo di integrazione europea. Noi siamo contrari a quello, siamo federalisti all'interno dell'Italia ma siamo piuttosto per una confederazione a livello europeo, dove ci sia meno integrazione europea.
All'interno dell'UE, tra l'altro, stiamo vedendo dei tornanti storici e con possibili questioni deflagranti. Abbiamo la Romania, se n'è già parlato, dove un mio amico stamattina mi dice: "Hanno bloccato un governo di destra, adesso ha preso qualche centinaio di migliaia di voti in più e quindi ritorna".
C'è una volontà popolare che si affaccia e va a contrasto di un'altra visione, che è quella delle élite europee. Cerchiamo di capire che sono contrasti enormi: abbiamo visto in Francia il caso della Le Pen, abbiamo la Germania, che è un caso che può diventare veramente problematico, perché se l'AfD veramente verrà messa fuori legge, cerchiamo di capire che un partito con quelle percentuali significherebbe una potenziale rivoluzione.
Dall'altra parte, io penso che vada detto, per chi si occupa di queste cose in maniera un po' approfondita, mi pare che siamo un po' sul crinale della crisi delle democrazie liberali. Stiamo finendo in concetti che, ad esempio, se uno ascolta Vance, che è un po' più sofisticato di Trump, grazie al cielo, sulla dottrina, io lo preferisco ? c'è il suo libro, che tra l'altro consiglio, mi pare "Elegia americana" ? parla già di post-liberalismo. Abbiamo quindi anche in Europa delle forme liberali che si trovano in forte crisi e a rischio di finire fuori dal perimetro che conosciamo da circa 300 anni.
Sono queste le cose di cui stiamo parlando, se vogliamo fare un'inquadratura storica delle cose.
Veniamo in medias res. Innanzitutto tengo a precisare che quello che la Lega ha sostenuto da anni si sta puntualmente verificando su tutto. Avevamo messo in discussione il Green Deal per le questioni che tutti potevano capire, cioè il blocco dei motori endotermici al 2035, o quand'è, sarebbe stato suicida. Adesso ci arrivano tutti.
L'assessore Caveri dice: "Adesso anche in Europa ci stanno ripensando". Eh, grazie, quando noi lo dicevamo voi eravate ancora tutti da quella parte. Adesso, ovviamente, un po' tutti si stanno accorgendo che qualcosa non poteva funzionare, e in effetti vediamo le crisi a catena, anche a livello industriale. Deindustrializzare un intero continente non mi sembra una idea intelligente, tutt'altro, perché porterà a impoverire tutti quanti.
Abbiamo visto questo, la Lega critica fin dall'inizio e puntualmente si è verificato. Le case green, puntualmente, quello era un altro tema. Chiaramente siamo di nuovo sul tema delle nuove emergenze, c'è qualcuno che per far passare i propri dettami ti crea l'emergenza. Lo vediamo in piccolo, lo vediamo in grosso. L'ho già detto da altre parti, ora Greta Thunberg è un po' nel dimenticatoio, non la si ricorda più e, invece, si vuole riarmare l'Europa o, meglio, i singoli Stati nazionali per salvare la propria industria. Qui è un altro paio di maniche.
Per quel che mi riguarda, ho in realtà una posizione un po' eterodossa all'interno di questo, perché io sono convinto che rimilitarizzare una società sia un punto, invece, sicuramente intelligente, cioè io rimetterei il servizio militare. Il concetto del cittadino soldato è alla base dell'Occidente. Io credo che servirebbe anche a molti giovani essere inquadrati con dei concetti, con dei dettami, che hanno completamente perso, e vediamo su tutta la linea la crisi valoriale devastante, ma certamente va fatto con determinati criteri.
Ripeto, quindi, la ratio della nostra risoluzione è quella di porre un punto e di mettere una direzione, una direzione politica, e mi pare tutto si può dire tranne che la Lega non avesse visto correttamente fino ad ora. Saranno quindi tematiche di cui si parlerà ancora tanto, dobbiamo ricordarci che siamo probabilmente a dei tornanti della storia, molto stretti e potenzialmente anche molto pericolosi.
Presidente ? Consigliere Marquis, a lei la parola.
Marquis (FI) ? Due considerazioni anche da parte del gruppo di Forza Italia riguardo a questa risoluzione.
Partirei direttamente dall'impegnativa, visto che il tempo a disposizione non è molto.
Sostanzialmente si pone l'accento sul primo punto, sulla questione del Green Deal, un Green Deal sul quale siamo stati anche noi fortemente critici perché era frutto di un'impostazione ideologica. A questo riguardo, soprattutto per quanto riguarda le ricadute del blocco della produzione dei motori endotermici, voglio evidenziare che alla fine del mandato scorso dell'Europarlamento, l'onorevole Salini ha portato avanti una linea per posticipare la discussione di questo argomento al 2026 e in quell'occasione è stata demandata ogni ulteriore decisione al 2026. Questo ci è sembrato un gran passo avanti.
Dopodiché, si è insediato il nuovo Europarlamento, che ha preso in esame questa situazione, proprio su spinta del Partito popolare europeo, che rappresenta il gruppo di maggioranza relativa nell'Europarlamento di revisione del Green Deal. Questo è un atto dei mesi scorsi, dove è stato presentato un documento strategico per rivedere la competitività dell'Unione europea e, soprattutto, della produzione industriale, mantenendo vivi gli obiettivi della decarbonizzazione. Ma questo per andare verso la concretezza.
In particolare, questo documento traccia una serie di iniziative relative a quelle che sono le ricadute sul comparto dell'automotive, che appunto soffre di una gravissima crisi, che rimane fondamentale per l'economia europea e che va con urgenza salvaguardato.
In questo documento del PPE si lavora per garantire la competitività dell'industria automobilistica ed è stata avanzata la proposta che indica sostanzialmente alle Istituzioni europee di prendere alcune nuove misure urgenti, in particolare di puntare sulla neutralità tecnologica per tenere in considerazione tutte le soluzioni tecnologiche che riducono le emissioni inquinanti, e non più favorire solo quella elettrica. Correggere quindi il divieto di circolazione dei motori a combustione interna, previsto per il 2035, riconoscendo il ruolo dei carburanti alternativi, compresi i carburanti elettronici, i biocarburanti, i carburanti rinnovabili.
Questo, anche in accordo con la politica che è stata portata avanti, e che viene portata avanti, dal Comitato delle Regioni, che ha costituito un'Alleanza delle Regioni per l'automotive. Questo attraverso anche il capo delegazione italiana, Alberto Cirio, che si è preso l'impegno di produrre un documento che è stato messo a disposizione della Commissione europea.
A questo riguardo vorrei anche sottolineare l'impegno del nostro Presidente di partito, Tajani, che nei giorni scorsi, nel Congresso del Partito popolare europeo a Valencia, ha sostanzialmente sottoposto una risoluzione, che è stata votata all'unanimità, di promuovere il rilancio della competitività dell'industria europea che tiene conto di tutti questi parametri.
Pertanto, noi auspichiamo che tutti i partiti nazionali che hanno voce in quest'Aula possano poi, nel prosieguo di queste iniziative nell'iter all'interno del Parlamento europeo, rafforzare l'azione che viene portata avanti dal Partito popolare e, quindi, contribuire all'approvazione di queste iniziative di revisione legislativa.
Per quanto invece concerne l'aspetto relativo al programma di riarmo, noi lo vogliamo vedere come un programma di potenziare la difesa comune. Abbiamo avuto modo di vedere in questi anni quello che è successo all'interno dell'Europa: è successa un'invasione dell'Ucraina, che non ha avuto le capacità di difendersi e hanno dovuto intervenire tutti gli altri Stati per cercare di difendere la loro integrità nazionale, che è stata duramente messa a rischio dall'invasione subita.
Sicuramente questa iniziativa è stata anche un momento di riflessione comune sul problema della sicurezza degli Stati all'interno dell'Unione europea. Questa mattina, nell'intervento, dicevo che probabilmente non siamo più oggi attrezzati e non abbiamo più la capacità a livello di singoli Stati di poter attivare una difesa singolarmente, come singolo Stato nazionale, perché non ne abbiamo le risorse, non ne abbiamo le capacità per far fronte a questa situazione.
Pertanto, noi riteniamo invece convintamente, come Forza Italia, che bisogna andare nella direzione di un potenziamento della sicurezza, quindi investendo quello che è necessario, evidentemente contemperando poi l'utilizzo delle risorse anche comuni che ci sono a disposizione per affrontare tutte le problematiche che abbiamo, ma la sicurezza è una priorità. È ovvio che noi puntiamo alla pace, però in un momento di particolare difficoltà bisogna essere attrezzati anche per poter difendere i propri confini e la propria comunità.
Pertanto, noi ,sotto questo profilo, riteniamo che sia una proposta più che condivisibile quella di investire le risorse necessarie per difendere i più deboli, per difendere l'integrità europea.
Per quanto invece riguarda l'altro aspetto, quello del Patto di stabilità e del Patto di crescita, è evidente che si sta lavorando e ci sono tutti gli sforzi che sono stati profusi all'interno del Parlamento europeo, ma anche attraverso le sollecitazioni delle nostre componenti statali, per andare incontro a quelle che sono le esigenze che in questo momento mettono molto in difficoltà il nostro Paese, a fronte dell'interpretazione che viene data dei bilanci dei singoli Stati componenti l'Unione.
Per questo, noi su questa mozione ci asterremo, perché riteniamo che tutta una serie di questioni sollevate sono già in iter di approvazione, in iter legislativo avanzato e, quindi, auspichiamo vivamente che ci sia un approccio positivo da parte di tutti e di massima condivisione su questi argomenti quando ci sarà da esprimere la valutazione nell'ambito dei rispettivi organismi istituzionali a Bruxelles.
Riteniamo quindi che, per le parti che sono condivisibili dell'iniziativa, la materia sta già andando avanti e che bisogna presidiarla in quel modo, e per le altre, come evidenziavo poc'anzi, sul riarmo noi non siamo su questa linea. Noi siamo al Governo nazionale, però sui valori non siamo disposti a negoziare, su quello in cui crediamo.
Pertanto, questa è la posizione di Forza Italia e sarà una posizione di astensione.
Presidente ? Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) ? La risoluzione che è stata presentata dai colleghi poggia sostanzialmente su due elementi, che sono la questione del Green Deal e la questione del piano ReArm Europe.
Ovviamente le nostre posizioni riguardo a questi due temi ci vedono, o meglio per quanto riguarda il primo tema, e cioè quello del Green Deal, su una posizione che è opposta, direi, rispetto a quella dei colleghi.
Dal nostro punto di vista, il Green Deal è uno strumento importante per affrontare la questione dei cambiamenti climatici e per promuovere la transizione verso una economia che sia più sostenibile. Un piano, quello del Green Deal, che necessita sicuramente di miglioramenti e di una dimensione sociale che sia più forte, perché occorre evitare (e gli strumenti per farlo ci sono) che le fondamentali, necessarie e imprescindibili politiche ambientali non abbiano un impatto negativo su quelle fasce di popolazione che sono più vulnerabili.
Certo, però, che l'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, riducendo l'emissione di gas serra nella misura del 55% rispetto ai livelli che avevamo nel 1990, è per noi un obiettivo che deve essere perseguito.
Qui, per qualcuno, il Green Deal e anche la transizione ecologica sono frutto di ideologia, sono in qualche modo il nemico che è stato individuato, e si preferisce da più parti sostenere anche le multinazionali del fossile e, addirittura, in qualche modo, essere supini rispetto alla politica degli Stati Uniti d'America e di Trump in particolare.
Poi sappiamo anche che questa risoluzione viene da una parte politica, in particolare mi riferisco alla Lega, che ha il suo leader che oscilla un po' tra questo quasi innamoramento riguardo a Trump, ma dall'altra parte poi c'è anche Putin, quindi bisogna un po' capire bene quale sarà la linea futura, o se comunque quello che importa è l'incarnazione, diciamo così, del leader forte, con tutta una serie di caratteristiche che, sia da una parte che dall'altra, mi preoccupano molto.
Sulla questione del ReArm Europe siamo contrari, riteniamo che questo piano e la scelta di andare in questa direzione sia una scelta sbagliata, una scelta sciagurata anche, in un certo senso, perché in buona sostanza si spenderanno 800 miliardi di euro per le spese militari e saranno spese militari che saranno sostenute poi dai singoli Stati. Non è come pensare a una difesa europea comune, sono due cose molto, molto diverse.
Pensare a un investimento di 800 miliardi di euro per il riarmo potrebbe far pensare che attualmente la cifra che già l'Europa spende sia una cifra bassa. Non è così: si spendono 753 miliardi di euro per le spese militari e l'aggiungere ancora una significativa somma di denaro come questa non potrà portare a far altro che a far crescere riarmo contro riarmo. Andrà sicuramente a scapito di utilizzo di fondi per il welfare, anche probabilmente andando a incidere sui fondi di coesione.
Io non avrei mai pensato di arrivare a vedere in questo momento un'Europa che, invece di concentrare la sua azione, invece di svolgere un ruolo di mediazione diplomatica, come può fare, perché l'Europa può avere questo ruolo, non avrei mai pensato che si incuneasse in questo percorso, che è quello che le grandi potenze hanno condotto per tanto tempo. Tanti anni fa io ricordo, nel 1983, di aver partecipato a una manifestazione contro gli armamenti, che vedeva contrapposti in quel momento l'Unione Sovietica, perché ancora parlavamo di Unione Sovietica, con i suoi SS20, e gli Stati Uniti d'America, con i Pershing e i Cruise.
Io non avrei mai pensato tanti anni dopo di vivere di nuovo una situazione in cui, nel nostro continente, nell'Unione europea, nel nostro Paese, si dovesse arrivare a una decisione così importante, così incisiva poi, che è quella dell'investire pesantemente e massicciamente in armi.
È vero, l'Europa è stata probabilmente incapace in questi anni di costruire una strategia di negoziazione, una strategia diplomatica, ma è quella la strada, non ce n'è un'altra, quindi occorrerebbe che chi ha responsabilità politica ad un certo livello - ovviamente non noi, ma possiamo fare la nostra parte anche in questo senso - dovrebbe concentrare tutte le sue energie in questo e non accodarsi a quello che viene richiesto da altri soggetti che, dal punto di vista della potenza militare e anche economica, sono sicuramente più forti di noi.
Prima citavo i 753 miliardi di euro che già si spendono in Europa per gli armamenti. Sono il 58% in più di quello che spende la Russia, ma con dei risultati assolutamente diversi.
C'è poi nell'impegnativa di questa risoluzione una richiesta, che è quella di pensare a politiche di crescita economica che consentirebbero di aumentare gli acquisti dagli Stati Uniti, "rafforzando ? così c'è scritto ? la nostra posizione negoziale nei loro confronti". In questo momento, per quello che mi riguarda, anche no. Gli acquisti nei confronti di quelli che sono i prodotti statunitensi, a mio avviso, dovrebbero essere molto oculati, laddove è possibile, e anche mettendo in atto delle strategie in qualche modo di contrasto.
Nel complesso, quindi, ovviamente il nostro sarà un voto di astensione su questa risoluzione.
Presidente - Ci sono altri? Consigliere Padovani, ne ha facoltà.
Padovani (FP-PD) ? Questa risoluzione parte da una premessa sbagliata e poco lungimirante: il Green Deal europeo non è un capriccio ideologico, è una risposta necessaria, urgente e strategica alla crisi climatica, alla dipendenza energetica e alla transizione ecologica. È una visione per un'Europa che investe in futuro, innovazione e lavoro.
Oramai essere negazionisti e negare tout court la crisi climatica è essere fuori dalla storia, è evidente a tutti che una forte accelerazione dei cambiamenti climatici è in corso, come è evidente che la causa di questa crisi climatica è l'attività umana nel mondo.
La destra italiana è non solo negazionista, e di negazionisti a destra ne abbiamo di vario genere, ma ostacola attivamente la transizione energetica ed ecologica. Io trovo che sia davvero tremendo che l'Italia, come Paese fondatore dell'Unione europea, tratti al ribasso su questi temi cruciali, senza contare che questo atteggiamento ci isola completamente dal resto dell'Unione europea e del mondo. Così facendo, ci autoemarginiamo da ogni filiera industriale all'avanguardia che conterà nei prossimi anni nell'ambito della transizione ecologica, dall'automotive al settore delle costruzioni.
Nella scorsa Legislatura, del Parlamento europeo ovviamente, il Green Deal è stato delineato, un po' timidamente a dire il vero, mentre ora va finanziato. Stiamo parlando, tra l'altro, di un piano di transizione varato da una maggioranza guidata da una Presidente proveniente dal Partito popolare, non dal PCUS, che ben rappresenta il settore delle imprese. Ma ci sono alcune condizioni necessarie perché non venga lasciato indietro nessuno.
Avere un bilancio e un debito comune tra tutti i Paesi membri UE è una condizione imprescindibile se vogliamo raggiungere la neutralità climatica ben prima del 2050, perché i settori su cui intervenire sono molteplici: mantenere una manodopera e posti di lavoro di qualità, supportare la transizione ecologica del settore industriale, sviluppare la mobilità elettrica, puntare sul profondo rinnovamento degli edifici, decarbonizzare il settore energetico con le energie rinnovabili. Bisogna dare gambe al Green Deal, anziché fare marcia indietro.
Serve poi trovare anche i soldi per il Green Deal europeo. Io penso che non sia più rimandabile l'approvazione di una tassa sui grandi patrimoni dei super ricchi, che vada anche a finanziare la transizione in Europa.
Sul Patto di stabilità, poi, abbiamo assistito all'ipocrisia che regna sovrana nella destra italiana e che, a meno di due mesi dalle elezioni europee, aveva portato i partiti e la maggioranza guidata da Giorgia Meloni ad astenersi dal voto al Parlamento di Strasburgo sul nuovo Patto di stabilità e crescita. Nel frattempo, però, i Ministri del loro Governo, Giorgetti prima di tutti, che poi lo ha difeso anche in Parlamento, avevano infatti sottoscritto questo patto. Patto che metterà nei guai il nostro Paese nei prossimi anni.
Da una parte quindi i partiti cercano i voti urlando al disastro, dall'altra i Ministri di questi partiti sottoscrivono il Patto.
Infine, io sui dazi una cosa vorrei dirla. Non ho grandi nozioni economiche, sicuramente ne ho meno del collega Aggravi, ma una cosa per me è certa: i dazi, alla fine, andranno contro alle persone che dovranno fare gli acquisti e andranno contro ai lavoratori delle aziende che verranno colpite da questi dazi e che dovranno chiudere e licenziare queste lavoratrici e questi lavoratori.
Del piano... Se posso, Presidente.
Presidente - Continui.
Padovani (FP-PD) ? Del piano ReArm Europe parlerò nella mozione che è all'ordine del giorno, e che non so se verrà discussa in questo Consiglio o nel prossimo, perché sinceramente, del finto pacifismo di chi è contro il piano ReArm Europe ma poi in Italia dice che aumenterà le spese militari al 2%, mascherando il sovranismo militarista in pacifismo, non me ne faccio niente.
Siccome, permetterete questa battuta, io non sono stato in Giappone e quindi non sono diventato zen, io voterò contro questa risoluzione.
Presidente ? Tutti sono intervenuti, mettiamo in votazione la risoluzione. Votazione aperta. Votazione chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 8
Favorevoli: 7
Contrari: 1
Astenuti: 27 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Erika, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Minelli, Planaz, Restano, Rosaire, Sapinet, Testolin).
La risoluzione non è approvata.
Prendiamo ora atto della relazione illustrata questa mattina.
Con questo, possiamo passare alla riunione ordinaria del Consiglio regionale.
