Oggetto del Consiglio n. 558 del 12 maggio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 558/XVI - Petizione popolare "Progetto salute 2030". (Approvazione di una Risoluzione. Reiezione di altra risoluzione)
Bertin (Presidente) - Con 34 consiglieri presenti, possiamo riprendere i lavori del Consiglio. Siamo al punto n. 6.01 dell'ordine del giorno, in discussione generale. Il consigliere segretario Distort si è prenotato e ne ha facoltà.
Distort (LEGA VDA) - Torno sull'argomento in discussione generale, ma sotto un aspetto che vi confido essere estremamente legato alla mia deformazione professionale. Sotto questo punto di vista, che è la guida principale ai processi decisionali che competono alla mia persona, voglio semplicemente esaminare il tema relativo alla petizione: l'ospedale nuovo, piuttosto che ampliamento dell'ospedale esistente.
Io parto dal presupposto che, come è del tutto evidente, sono state due variabili imponenti che si sono succedute dopo la scelta di realizzare l'ampliamento del Parini.
La prima in termini cronologici ha riguardato i rinvenimenti archeologici, tra l'altro di una entità e di una natura straordinaria, perché il cromlech rinvenuto risulta il più grande in Europa come ampiezza. Quindi rinvenimenti archeologici assolutamente significativi, che hanno bloccato i lavori e hanno richiesto una fase di ripensamento sulla realizzazione del progetto. L'altro grande elemento imponente è la crisi sanitaria da Covid. Sono questi due pilastri che l'uno ha comunque generato una interruzione nell'iter, imponendo comunque un ripensamento, e l'altro è l'evento Covid, entrambi eventi di portata straordinaria, che comunque richiedono un approfondimento di maggior consapevolezza e di verifica. D'altronde siamo nella fase di progetto e tra l'altro il senso etimologico del termine deriva da pro ago, cioè prima di agire, è tutta quanta l'attività che si svolge prima dell'agire. Ben venga, perché questo ci permette di poter raddrizzare il tiro, ci permette di avere visione, ci permette di avere risposta.
Alla luce di queste variabili si è inserita in questo periodo storico la petizione "Salute 2030", i cui contenuti non discendono da opinioni, ma ricalcano quella che né più né meno è la letteratura dell'edilizia ospedaliera. Tra l'altro, è esattamente sotto questo punto di vista che io voglio portare avanti questo mio momento di analisi, non sulle opinioni. Sinceramente le opinioni non sono così rilevanti, non mi affascinano. Io sono affascinato, come immagino qualunque persona dotata di facoltà mentali, dalla conoscenza, non certo dall'opinione. L'opinione la rispetto, ma quello che guida le scelte fondamentalmente si basa sulla conoscenza. La conoscenza viene dall'analisi. Un mio vecchio docente di progettazione ci diceva quando io ero allievo: "Cari futuri architetti, ricordatevi che ogni buon progetto nasce da una buona analisi"; di questo ho fatto tesoro e di questo penso che faccia tesoro probabilmente l'umanità intera.
Allora vediamo l'analisi. Prima di tutto la tutela e la valorizzazione dei reperti archeologici. È chiaro che a tutt'oggi risulta sinceramente, e ve lo dico sotto il profilo professionale, condizionato dalla mia formazione professionale, ma mi risulta ancora poco chiaro come la soluzione progettuale esistente o in fase di elaborazione abbia o stia risolvendo il tema della valorizzazione dei reperti archeologici, perché ricordiamoci: tutela dei beni è una cosa, valorizzazione dei beni è tutt'altra. La tutela si può risolvere anche con uno strato di membrana separatrice, un getto di calcestruzzo ed è risolta la tutela, ma la valorizzazione è tutt'altro. Quindi è estremamente importante che ci sia un progetto in questa fase di pro ago, che sia concepito un progetto che rispetti la valorizzazione, che non ne impedisca una fruizione futura o una ridotta valorizzazione presente e futura, perché altrimenti è un progetto che non risponde ai requisiti.
A tutt'oggi io non ho elementi, perché abbiamo visto anche in Commissione, abbiamo avuto l'indicazione di una bozza progettuale concepita su tre ipotesi strutturali, che vanno semplicemente a diminuire i pilastri che insistono sull'area archeologica, ma che comunque non vanno a risolvere la continuità visiva dell'area. Io non voglio fare il sottile, ma è del tutto evidente che un'area di cromlech o è percepita nella sua interezza o sennò non sarà percepita, o sennò ci troveremo sempre e solo di fronte a una soluzione monca, anzi, ci troveremo di fronte a un compromesso e mai a una soluzione. Pertanto, è estremamente importante, è questione di valorizzazione del bene, altrimenti tanto valeva non fare tutto questo can-can relativo alla questione del bene archeologico. Quindi o si risolve nella sua interezza o sennò non è risolta.
Da architetto - sempre perché dico deformazione professionale - io vi dico che la soluzione non è che è del tutto evidente che allora vuol dire di andare a costruire altrove un ospedale, perché questo problema discriminante si risolve attraverso un'operazione che si chiama progettazione. Si tratta di adeguare la progettazione a questo, ma per farlo non è che si parte dall'iniziativa del progettista. L'iniziativa parte dal committente, è il committente che deve dare le indicazioni al progettista per una variante se necessario sostanziale, non una correzione.
Le soluzioni strutturali adottate, almeno quelle che ho visto io, che abbiamo visto in Commissione, sono delle soluzioni di tecnica delle costruzioni, vale a dire hanno risolto la continuità, hanno interrotto la continuità della maglia dei pilastri che va a scaricare a terra, l'hanno interrotta all'ultimo solaio o al penultimo solaio, inserendo delle strutture rigide, particolarmente rigide, si chiamano travi reticolari, che poi concorrono anche con sistemi reticolari anche nel piano superiore in una delle soluzioni, con il sistema di travi in assenza di aste oblique, si chiama trave Polonceau, ma non voglio adesso mettermi a fare una lezione che era già noiosa per noi architetti, figuriamoci in quest'aula. Però la differenza tra una soluzione e un compromesso è che la soluzione risolve definitivamente un problema, il compromesso va semplicemente a mitigarne l'interferenza ed è questo che è successo, almeno è questo che emerge dal progetto. Poi non ho dubbi che l'architetto collega abbia la capacità di eseguire una soluzione progettuale affascinante, non ho dubbi su questo, che sia perfettamente in grado, attraverso una riduzione del numero di pilastri, di dare comunque una versione suggestiva. D'altronde vi svelo una realtà che è assolutamente evidente anche questa: noi architetti siamo addestrati per questo, il nostro lavoro è esattamente affascinare attraverso le soluzioni progettuali. È ovvio che noi siamo capaci, è ovvio che noi siamo in grado di emozionare. Le Corbusier diceva che l'architettura è di per sé un esercizio di emozione, questo sappiamo fare, quindi in ogni caso lo sapremo fare. Il problema è che comunque la soluzione pertinente è quella che risolve dal punto di vista non emotivo, non estetico, ma risolve dal punto di vista della semantica, cioè del rispetto del significato di quello che si va a gestire.
Io a tutt'oggi non ho questa visione, per cui è per questo che dico: ho bisogno di una fase in più, ho bisogno semplicemente di un approfondimento in più. Non ho minimamente intenzione di mettere i bastoni tra le ruote, ma si tratta di decidere se dobbiamo fare un atto di fede o dobbiamo esprimerci dando il nostro contributo. Io sto seguendo la seconda strada, mi esprimo dando il mio contributo.
Vero è che c'è la Sovrintendenza di mezzo, la quale è deputata esattamente a svolgere questo servizio di presidio del bene culturale, ma è altrettanto vero che se nasce un dibattito in Consiglio, i consigli ritengo che siano in luogo, cioè siano assolutamente da esprimersi, da esplicitarsi. E anche il rapporto collaborativo nei confronti della Sovrintendenza, per non lasciare il Sovrintendente solo a prendere una decisione assolutamente delicata, ma ci sia anche il rafforzamento e la condivisione dell'intero Consiglio, ognuno per le proprie competenze.
Altro aspetto. Abbiamo visto dalle varie audizioni, soprattutto l'ultima, quelle che coinvolgevano il personale progettista, altri progettisti, il tema della modularità. È un tema che ormai fa parte della letteratura dell'edilizia ospedaliera: modularità e flessibilità. Sono gli elementi fondamentali per un'edilizia ospedaliera che si collochi in questo periodo storico. Sono elementi fondamentali che si collocano dopo l'esperienza Covid. Allora, anche lì, come si risolve? Si risolve con la progettazione. La soluzione non è nella delocalizzazione, per adesso, questi problemi si risolvono con la progettazione. Cosa succede? Che noi abbiamo un ospedale per acuti, il nuovo ospedale per acuti, se vogliamo definirlo così attraverso questo esercizio nominale che non è un gioco di prestigio. Rispetto la definizione data dall'assessore Barmasse, quando l'ha definito il nuovo Ospedale Parini, nuovo ospedale; accetto, ma ovviamente è un'attività di definizione, è un'attività di scelta, di approfondimento della dimensione dell'aspetto progettuale.
Però cosa succede? Questo ospedale per acuti risulta costruito tipologicamente a edificio unico, quello che nell'ambito degli addetti ai lavori si chiama monoblocco. Il monoblocco è una struttura di per sé compatta che è difficilmente frazionabile, difficilmente sezionabile, a meno che non siano stati espressi alcuni accorgimenti progettuali, però di cui noi non siamo a conoscenza. Perché l'edificio monoblocco impedisce quel tipo di intervento di aggiornamento e di manutenzione nel tempo, che in una struttura ospedaliera è fondamentale, consentendo il sezionamento delle aree in modo tale da poter lavorare su quello e con un esercizio di turn over spostare i degenti in altri reparti e poter lavorare su questo. Però le interferenze che si generano in una attività lavorativa sono estremamente incisive e quindi cosa succede? Nel momento in cui l'interferenza è data dal rumore, la trasmissione di rumore avviene da un piano all'altro e non basta la divisione tra un piano e l'altro, perché c'è propagazione di rumore, ancora di più c'è propagazione di vibrazione. Questa è proprio una questione tecnica di continuità strutturale, a meno che non si adottino dei dissipatori di rumore, dei dissipatori di vibrazione, si creino degli strati di interruzione tra un'area e l'altra. Però anche questo emerge dalla documentazione che abbiamo esaminato? Non emerge, non sappiamo, quindi rischiamo oggi di approvare una situazione, di dar corso a una situazione che tra cinque anni o tra dieci anni ci creerà dei problemi.
Allora dico: qual è la soluzione? Siamo in ambito medico sanitario e c'è un proverbio: "Il medico pietoso fa la ferita cancerosa", cioè l'intervenire in maniera profonda, definitiva, adeguata, permette alla ferita di non diventare cancerosa. Adesso l'esempio claudica come tutti gli esempi, però sta di fatto che in questa situazione noi non abbiamo chiaro questo fatto. Così come non abbiamo chiaro il fatto che, nel momento in cui si conclude la prima fase dell'ospedale per acuti, si trasferiscono tutte le degenze e poi si iniziano i lavori nell'altra parte, ma nell'altra parte si realizzeranno delle destinazioni che non saranno ospedale per acuti, saranno altro, saranno l'ospedale delle dodici ore, sarà l'ospedale materno -infantile, sarà il reparto Covid, ma fintanto che non viene realizzato tutto questo nell'attuale Parini, tutte queste destinazioni dove rimarranno? Rimarranno tutte concentrate nel monoblocco? Allora, il monoblocco è in grado di assorbire il fabbisogno di spazio e di funzioni di tutte queste altre funzioni che verranno poi ricollocate nel Parini? Questo non succederà per sei mesi, succederà per qualche anno, perché così come ci vorranno degli anni per costruire il monoblocco, così ci vorranno degli anni per realizzare la ristrutturazione dell'attuale Parini. Ha senso chiedersi questo? Secondo me sì, dobbiamo chiedercelo, perché è una questione di strategia.
L'elemento della cantierabilità è estremamente delicato. Anche questo si risolve dal punto di vista tecnico, però che previsione ci sia sulla cantierabilità dell'area sinceramente non mi è chiara. La documentazione che abbiamo avuto in Commissione non è sufficiente allo stato attuale degli approfondimenti. La cantierabilità è un elemento estremamente fondamentale, anche perché si tratta di una azione, di un'attività che prosegue nel tempo in anni, quindi un buon esame, un buon approfondimento della cantierabilità permette di ridurre le interferenze con il territorio circostante. E questo è estremamente importante, perché queste interferenze si trasformano in malessere dei cittadini e di conseguenza in una sorta di disapprovazione della scelta politica, oltre che di fatto di problemi che si generano alla cittadinanza.
L'area di cantiere. Io l'ho fatto presente e il progettista mi ha risposto in un linguaggio abbastanza noto tra di noi: c'è il piano della sicurezza, è previsto, c'è la planimetria di cantiere. Perfetto, lo so perfettamente, ma io so altrettanto perfettamente e ovviamente lo sa anche lui che il fabbisogno di spazio in un'area di cantiere è imponente. Anche il fatto di poter utilizzare dei sistemi costruttivi a elementi prefabbricati presuppone l'utilizzo di macchinari di elevazione, presuppone lo stazionamento di mezzi pesanti che portano questi grossi elementi per metterli in opera. Quindi, dove noi ci troviamo un'area che per una parte, quasi un terzo, è occupata da ritrovamenti archeologici, e quindi non può essere area di cantiere, deve essere area di rispetto, c'è l'area su cui sorgerà il monoblocco e di conseguenza l'area di cantiere che permette tutte queste lavorazioni fondamentali e necessarie rimane soltanto l'area residua. È del tutto evidente che, a mio parere, sarà necessario far ricorso a un'area esterna di appoggio. Questa area esterna deve essere più vicino possibile e il prato libero più vicino possibile, sinceramente mettendomi un attimino nei panni del direttore del lavoro, del redattore del piano della sicurezza, probabilmente io immaginerei che la prima area libera disponibile sia il prato nelle vicinanze del Refuge Père Laurent. Ma se così fosse siamo convinti che sia una soluzione che funzionerebbe? Se c'è un'area libera con dimensioni altrettanto adeguate più vicina, io sarei contento se venisse esplicitato, poiché questo ci permetterebbe esattamente di capire ancora qualcosa di più, perché risolto questo, si risolve un grosso problema. se si risolve ha senso continuare in una direzione, ma se non si risolve vuol dire che per tentare la soluzione di un problema se ne aprirebbe un altro.
Le interferenze sono importantissime. Io vi dico per esperienza - ci sono altri due miei colleghi presenti in Aula, poi ci saranno tutte le persone che svolgono più o meno lo stesso lavoro che ascoltano - che il grande problema dei cantieri sono le interferenze! Sono le interferenze che generano la maggior parte dei problemi, perché sono i vicini, i vicini che rompono le scatole, i vicini che si sentono lesi, che si sentono danneggiati. Quindi quel problema delle interferenze non è un fatto marginale, o viene studiato o sennò non funziona. È per quello che io dico che è necessario approfondire.
C'è un aspetto che fa parte della letteratura dell'edilizia ospedaliera, che è il verde terapeutico. Anche lì, si risolve con un approccio progettuale, ma il verde terapeutico se c'è la disponibilità in estensione, e quindi se c'è disponibilità, è relativamente semplice gestire un progetto del verde in estensione, ma laddove non c'è questa disponibilità non è che non si risolve, c'è ancora la possibilità di risolverlo, ma lo si fa attraverso un percorso progettuale, si tratta di progettare il verde dando priorità alle alberature, alle chiome. Ovviamente non è che un giorno verso la fine del cantiere arrivano poi quegli omini che piantano gli alberi e ne mettono uno vicino all'altro: fa parte di un progetto, perché bisogna creare paesaggio. Questo paesaggio ha una funzione terapeutica, questa visione, questa percezione, e penso che il personale, proprio il mondo accademico medico possa darne conferma, soprattutto non solo per i degenti, ma anche per il personale che ci lavora. Allora, è previsto uno spazio di serra, una grande serra sopra la zona archeologica, così ci è stato detto, ma tutti quelli che si affacceranno alle finestre e che affacciano su Via Roma, su Via Parigi o su Via Chaligne che cosa vedranno? La progettazione del verde nell'area di contorno può essere un elemento che va a risolvere questo fabbisogno di verde terapeutico, non solo per i degenti ma anche per il personale.
Tra l'altro, piccolo inciso, io ho ritenuto assolutamente paradossale che quando abbiamo sentito un certo noto sindacalista abbia fatto gli elogi, si è speso per fare gli elogi della scelta politica del Parini, del progetto, senza il minimo riferimento al benessere del personale che lavora; minimo! Finisco qui e con questo non voglio criticare questa figura il cui lavoro sarà sicuramente ineccepibile, ma almeno noi, cari colleghi, teniamone conto.
L'altro aspetto fondamentale è che il dimensionamento di un polo ospedaliero discende perfettamente dall'organizzazione della sanità territoriale e questo è del tutto evidente. Quindi è estremamente importante che sia associato da un progetto chiaro di sanità territoriale, per sapere dove e come vengono reperiti gli spazi di sanità, come viene organizzata la sanità territoriale, perché è ovvio che in funzione del potenziamento della sanità territoriale ovviamente diminuisce il fabbisogno relativo all'area espressamente ospedaliera. Io su questo non voglio mettermi minimamente a competere con il ruolo e le competenze personali dell'Assessore, però mi sembra di un'evidenza che si impone questa considerazione.
Poi non da ultimo il fatto che, alla luce dell'attività condotta in parallelo tra la III e la V Commissione, noi arriviamo alla conclusione di tutto questo iter con una relazione del presidente della V Commissione e una relazione del presidente della III totalmente discordanti. Non entro in merito a questioni politiche, mi limito soltanto dal punto di vista proprio conoscitivo: evidentemente risulta che non è chiaro il percorso di approfondimento svolto.
Io ribadisco che tutto questo si può risolvere a livello progettuale, ma questo non avviene semplicemente motu proprio per iniziativa del progettista. Deve essere il committente, la Regione, la Giunta, che tracci queste esigenze e le trasmetta al progettista per poter eseguire un progetto di variante sostanziale. È chiaro che non è che andiamo avanti a esperimenti, però tutto questo entra nelle dinamiche di dialogo con lo studio di progettazione, che oltretutto è uno studio che ha dimostrato un altissimo livello professionale, quindi è perfettamente in grado di rispondere in tempi brevissimi a queste indicazioni. Ma queste indicazioni devono essere fatte, altrimenti noi oggi spostiamo un problema a domani con gli interessi, perché viene ulteriormente aggravato.
L'ultima questione. Ma nel caso, che cosa faremmo dell'Ospedale Parini? Beh, io penso che non sia tanto difficile andare a individuare altri usi. Io penso che dalle informazioni, dai programmi della Giunta l'idea di realizzare delle strutture che siano dall'ospedale di comunità, a case della salute, scuola polmone, l'eventuale palazzo regionale che assorba le varie sedi e che riunisca in un unico fabbricato tutte le funzioni, un fabbricato eventualmente ultra efficientato, insomma sono tutti temi che rientrano nel discorso di una pianificazione delle risorse e della disponibilità del patrimonio della Regione.
Pertanto per concludere io vi dico, cari colleghi, che occorre conoscenza, occorre semplicemente conoscenza, perché laddove manca la conoscenza, si formano le opinioni e finché sarò in questo Consiglio le opinioni non mi sedurranno mai come la conoscenza. Io chiedo che, per quanto mi riguarda, così come è condiviso con il mio gruppo, è assolutamente necessario affrontare ancora degli approfondimenti. Evidentemente siamo all'ultimo miglio, non significa aprire un vaso di Pandora e mettere tutto in discussione, però questi approfondimenti, così come ho elencato, ritengo che siano assolutamente da chiarire, altrimenti quello che non risolviamo oggi diventa un problema domani.
Presidente - Consigliera Foudraz, ne ha facoltà.
Foudraz (LEGA VDA) - Scegliere è difficile, non scegliere è peggio. Sono parole sagge che emergono dal comunicato del Comitato Vallée Santé, scritte in data 8 maggio scorso. Sono quattordici anni che la questione va avanti. Una questione interrotta, come anticipato dal collega Distort, dal ritrovamento di importantissimi reperti archeologici, che sono unici in Europa per le loro dimensioni e che sono da vedere sotto un'ottica di atout per la Valle d'Aosta e non devono quindi essere visti come un ostacolo.
Il suggerimento che è arrivato da parte dei progettisti della SIV, che indicano come possibile la coesistenza tra l'ampliamento e lo spazio museale sotto al nuovo ospedale, non vuol dire che sia da intendere come soluzione ottimale, poiché tutto questo sottrarrà comunque un piano e mezzo di spazi di quell'area che inizialmente erano destinati ad attività sanitarie. Non solo: durante le varie audizioni nelle varie Commissioni è emerso dalla Sovrintendenza che con tutta probabilità, quando si procederà con gli scavi verso Viale Ginevra, si troverà la prosecuzione del cerchio di pietre del cromlech e quindi sarà nuovamente tutto fermo.
Non dimentichiamo che viviamo in una Regione a vocazione turistica, con turismo invernale ed estivo, che si sviluppa su tutto il territorio regionale. In inverno con l'afflusso dei turisti sulle meravigliose piste innevate, piuttosto che con escursioni di sci alpinismo, nelle altre stagioni con la possibilità di meravigliosi percorsi, gite in montagna presso rifugi, bivacchi o quant'altro.
Spesso vediamo e sentiamo tutti noi volare gli elicotteri del soccorso, che allo stato attuale devono atterrare a Saint-Christophe. Allora io vorrei solo dire questo: nel campo medico i minuti possono fare la differenza fra la vita e la morte.
Presidente - Assessore Barmasse, ne ha facoltà.
Barmasse (UV) - In questo mio intervento sull'ospedale vorrei riallacciarmi a quello che ha detto il consigliere Baccega, che ha aperto la discussione su questo argomento non tanto per quanto riguarda l'ospedale, ma per quello che riguarda la sanità in Valle d'Aosta che, a mio avviso, è stata maltrattata in questi ultimi anni. Come ha ricordato il consigliere Baccega, e lui sicuramente lo sa meglio di me, si sono succeduti cinque o sei presidenti della Giunta e altrettanti assessori alla sanità in pochi anni. Questo sicuramente non ha fatto bene alla sanità valdostana. Non ha fatto bene, perché io devo dire un po' da profano che non capisco se questo assessorato non piace o per qualche ragione diventa sempre motivo di scontro, a volte politico e a volte anche non politico, ma sicuramente tutto ciò non è propedeutico al funzionamento di una sanità.
Mi associo anche alle altre parole del consigliere Baccega quando dice che gli operatori sanitari sono stanchi, ma è stanco anche tutto l'apparato amministrativo, perché si sente, in un momento in cui da più di un anno bisogna combattere una pandemia, un'emergenza sanitaria senza precedenti. Forse ogni tanto ce lo dimentichiamo, si continua a essere sotto attacco da vari punti di vista, politici e non solo, e anche da parte dell'opinione pubblica o per lo meno da una certa parte dell'opinione pubblica, che magari in maniera un po' incauta attacca la sanità, il che non vuol dire attaccare l'assessore alla sanità, ma un sistema.
Il clima che si respira è particolare, sia per quanto riguarda i sanitari, che sono molto stanchi perché hanno lavorato nei reparti Covid in condizioni ovviamente critiche e difficili cercando di mantenere un servizio sanitario, ma sono molto stanchi anche tutti gli amministrativi, tutti coloro che devono prendere tutti i giorni delle decisioni e non sanno se queste decisioni possono comportare magari delle problematiche di altra natura, questo ritarda ulteriormente la macchina sanitaria e a mio avviso sta creando veramente dei problemi importanti.
Io penso che la sanità abbia bisogno e soprattutto sia degna di rispetto, in questo periodo e in questo ultimo anno, e speriamo che finisca presto la pandemia. Di rispetto perché se la sanità non risolve i problemi, non risolviamo nulla! I problemi economici sono importantissimi, ma se qualcuno ci è già passato attraverso qualche malattia importante forse avrà anche pensato che magari si va a mangiare un piatto di spaghetti alla Caritas, però si rimane vivi, mentre se la sanità non funziona tutto ciò non c'è. Questo per dire che la sanità è veramente importante.
La sanità è anche un ambito difficile, perché è uno degli argomenti di cui tutti parlano. Quando ci si laurea in Medicina si fanno sei anni di corsi, se si faceva chirurgia generale si facevano altri sei anni di specializzazione, e sono dodici anni; ai miei tempi si faceva fisica nucleare in quattro anni, ma nessuno osava parlare di fisica nucleare, perché non ne sapevano niente, ma tutti parlano di medicina. Questa è la democrazia ed è giusto che sia così, per cui si sente di tutto. Questo per dire che comunque è un ambito molto difficile nel quale lavorare e bisogna fare molta attenzione, perché dalla sanità dipende la vita di tutti noi tutti i giorni. Quindi chiederei veramente massima responsabilità e rispetto per l'ambito sanitario.
Detto questo, vorrei spendere due parole sull'ospedale, esprimendo ovviamente una opinione personale, che è un po' quella che io ho già espresso quando sono stato audito in III e V Commissione congiunte. Il progetto ospedale l'Assessorato lo ha trovato già avviato da anni, con tutte le sue criticità, le quali si erano espresse ultimamente con il ritrovamento del sito archeologico e tutto ciò che c'è nello stesso. Questo sembrava essere l'ostacolo principale a proseguire su questa strada. Tale ostacolo è stato obiettivo di questa Amministrazione e il cercare di superarlo, questo era il progetto che avevamo, di un ospedale H24 in prossimità del Parini, come ho già detto più volte. In questo si è speso l'Assessorato cercando, come ho già detto, di fare parlare la Soprintendenza con la progettazione, per poter arrivare a una soluzione. anche perché lo scopo principale, o per lo meno quello a cui ho puntato dall'inizio, è quello di dare ai valdostani l'ospedale, la struttura ospedaliera, che si poteva costruire nel più breve tempo possibile. Questo è sempre stato e questo è anche quello che chiedo da operatore sanitario, perché al di là di come uno può pensarla, o come possono pensarla i sindacati, quello che gli operatori sanitari vogliono - vi prego di credermi - è che costruiamo qualcosa nel più breve tempo possibile. Per cui questo è quello che ha cercato di fare l'Assessore.
Si è arrivati a una soluzione, almeno apparentemente, tra la progettazione e la Soprintendenza. Una soluzione affascinante, come ha detto il consigliere Distort, e giustamente è il lavoro gli architetti creare delle immagini che affascinano, e devo dire che il progetto mi ha affascinato. Però direi che il sito archeologico ha ancor più, secondo me, determinato la scelta di fare l'ospedale in quella sede, perché sinceramente penso che costruire un ospedale da un'altra parte non avrebbe portato, conoscendo quello che è successo in questi ultimi anni, alla costruzione di un sito museale, se non chissà quando, e al recupero del vecchio Ospedale Parini. Siamo costellati purtroppo di monumenti che non sono mai stati portati a termine in tutta la regione e, secondo me, questo probabilmente sarebbe stato purtroppo l'esito della costruzione di un ospedale in un altro sito. Quindi a maggior ragione io ritengo che la scoperta del sito archeologico imponga la costruzione del nuovo ospedale in quella sede, così come anche già espresso da alcuni esperti della commissione di valutazione del sito archeologico.
La mia opinione è che sia opportuno costruire l'Ospedale Parini in quella sede. È un Ospedale H24 e questo vuole dire che lì ci sono i reparti di degenza, sale operatorie, pronto soccorso ed eliporto. Questo vuol dire che, se i tempi vengono mantenuti, avremo comunque una struttura con queste caratteristiche, quindi sala operatoria e reparti di degenza, pronto soccorso e tutto quello che riguarda la radiologia, per lo meno riferita e riservata a quella parte di ospedale, se tutto funziona, in tre-quattro anni.
Dopodiché bisogna arrivare alla ristrutturazione del vecchio Ospedale Parini che anche in questo caso vuol dire sapere cosa fare del vecchio Ospedale Parini, mentre tutte le altre opzioni sono, per carità, tutte da prendere in considerazione, ma per esempio aprire un ospedale di comunità, sarebbe un ospedale di comunità enorme; la casa della salute è un poliambulatorio, niente di più, solamente gestito in dodici ore, invece che solamente in alcuni orari. Quindi, a mio avviso, non potrebbe essere una riconversione di questo tipo, mentre io la vedo in maniera molto importante, come appunto quello che è previsto, cioè un polo dove vengono messi l'H12, cioè il day hospital, dove si crea un polo materno-infantile, dove si può finalmente mettere la psichiatria.
La vicenda Covid a cui si fa riferimento è un problema, anche se io spero che fra quattro-cinque anni non ci sarà più, perché se il problema Covid fra quattro o cinque anni vorrà dire avere cento pazienti ricoverati, penso che i problemi diventeranno comunque altri. Il fatto di avere una struttura creata in due poli sicuramente permette di separare completamente i percorsi, ammesso che si voglia utilizzarla per fare una struttura Covid. Invece, in un monoblocco, che sarebbe poi quello che verrebbe costruito facendolo da un'altra parte, sarebbe indispensabile creare dei percorsi completamente separati, perché in quel caso effettivamente avremmo la convivenza nella stessa struttura di pazienti affetti da Covid e pazienti invece non affetti da Covid.
Quindi il fatto di avere un sito ospedaliero, un centro ospedaliero strutturato in due strutture potrebbe essere positivo, tenendo sempre presente che avremo comunque sempre il Beauregard, quindi un terzo sito dotato di sala operatoria in cui si può ricavare facilmente una rianimazione, che potrebbe essere utilizzato all'uopo.
I tempi di costruzione del nuovo ospedale. Stando a quanto mi hanno detto e penso che siano stati molto onesti, perché ho incontrato i rappresentanti del comitato, molto onestamente mi hanno detto che si parla di dieci anni. La differenza tra un H24 adesso e un ospedale magari più completo, sono cinque anni di differenza, quindi come dicevo prima avremmo comunque tutta una serie di attrezzature, strutture ad alta tecnologia nell'arco di quattro anni, mentre nell'altro caso dovremmo comunque aspettare circa dieci anni; se non dieci saranno otto, ma questa è l'entità temporale.
Per quanto riguarda il fatto che la struttura sia idonea, si sono espressi dei tecnici. Il consigliere Distort ovviamente è un tecnico, quindi io non entro nell'argomento strutturale, nell'antisismica e problemi di questo tipo che non sono di mia competenza, però a quanto dicono i progettisti, questo è un progetto che dovrebbe essere attuale fino al 2050, se non sbaglio.
Per quanto riguarda le tecnologie, io penso che una cosa sia il contenitore e una cosa è quello che ci mettiamo dentro. Anche in questo vecchio Ospedale Parini che è stato così tanto bistrattato, abbiamo fatto una sala ibrida che è sicuramente, penso, la massima espressione tecnologica di una sala operatoria in questo momento. Il consigliere Spelgatti prima parlava di inversione di flussi: sono tutte cose giustissime e bellissime. Inversione dei flussi dell'aria: sempre in questo bistrattato Ospedale Parini abbiamo invertito i flussi, permettendo di utilizzare delle strutture come le sale operatorie o l'ex UTIC per metterci dei pazienti Covid. Questo tipo di tecnologia di fatto ce l'abbiamo anche adesso e a maggior ragione penso che ce l'avremo, insieme a tante altre innovazioni tecnologiche nel nuovo ospedale.
Quindi io distinguerei da quello che è la struttura, e concordo su certi aspetti che ha detto prima il consigliere Distort, che va programmato anche non solamente il dentro ma anche il fuori, perché c'è tutto un aspetto architettonico anche nel programmare il verde o quanto possibile, e questo penso si possa fare ovviamente chiedendolo ai progettisti quando faranno, spero, la variante all'esecutivo. A parte alcuni aspetti penso che l'ambito tecnologico sia un ambito del tutto discutibile, non discutibile nel senso negativo, ma nel senso che va valutato. Come sempre penso che sia una questione di risorse economiche, perché la sanità costa tanto e noi possiamo mettere dentro quell'ospedale tutte le tecnologie migliori del mondo, le sale migliori del mondo, basta avere i soldi per farlo. Quindi da questo punto di vista non penso che un ospedale costruito da un'altra parte possa ritenersi tecnologicamente più avanzato. È ovvio che tutto ciò costa, come ha ricordato anche prima il consigliere Baccega. Noi investiamo in sanità circa un terzo forse di quello che è il bilancio regionale, mentre le altre Regioni italiane investono il 70 percento: questa è la differenza tra noi e gli altri, però nonostante questo penso che la nostra sia un'ottima sanità, come ho sempre detto e continuo a sostenere.
Per quanto riguarda il fatto che l'ospedale debba essere inserito in uno studio più ampio, che è quello della sanità anche territoriale, su questo non ho dubbi. Ma sanità territoriale vuol dire piano sociosanitario, piano che non abbiamo dal 2013, e mi sembra difficile che adesso si possa in sei mesi fare un ospedale nuovo, riprogrammarlo, vedere tutta la sanità territoriale, scriverla, decidere dove fare gli ospedali di comunità che andranno fatti, andranno valutati, i parametri li sappiamo, sono uno ogni 80 mila per quanto riguarda gli ospedali di comunità e, mi sembra, uno ogni 20 mila per quanto riguarda le case della salute. In questo senso l'Assessorato ci sta lavorando da mesi, tanto è vero che i primi di luglio verranno presentati in Commissione i primi atti del piano sociosanitario. Però a mio avviso, proprio perché ritengo che la fretta, non la fretta in senso negativo ma l'urgenza di avere una struttura sanitaria, sia il principio che ci deve guidare in maniera prioritaria, penso che non possiamo aspettare di vedere il piano sociosanitario e decidere dove fare questi ospedali per iniziare a costruire l'ospedale, perché penso porterebbe a mio avviso, ma ovviamente è un'opinione personale, un ulteriore ritardo nella costruzione dell'ospedale che a questo punto, secondo me, non è più accettabile.
Presidente - Si è prenotata da remoto l'assessora Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Vorrei anzitutto segnalare come ancora una volta un'iniziativa popolare abbia avuto un ruolo importante nel dibattito politico valdostano. Da un paio di decenni le iniziative popolari nella nostra regione hanno lasciato un segno marcato, basti qui ricordare i due casi più clamorosi: la nota vicenda del pirogassificatore, voluto dalla politica regionale e clamorosamente bocciato dal referendum popolare, e l'iniziativa legislativa popolare del 2016, che portò alla approvazione della legge 22, che ha radicalmente cambiato la politica ferroviaria valdostana.
Anche in campo ospedaliero l'iniziativa popolare ha avuto un ruolo rilevante. La petizione promossa dal Comitato Vallée Santé non è infatti, lo sappiamo, la prima iniziativa popolare in materia. Come tutti ricordiamo già nel 2007 vennero raccolte le firme per un referendum popolare sull'ospedale nuovo. Un referendum che oggi spesso si dice bocciò quell'idea, anche se sappiamo che in realtà le cose non andarono esattamente così, perché la stragrande maggioranza dei partecipanti al voto si espresse per il nuovo ospedale, solo che una forte propaganda di incitamento all'astensione non consentì di raggiungere il quorum dei votanti e di conseguenza, nonostante il prevalere dei sì a quel nuovo ospedale, il referendum non fu efficace.
È quindi un tema ricorrente su cui è intervenuta anche questa nuova iniziativa sotto forma di petizione. Un'iniziativa che ha sicuramente suscitato interesse e dibattito e di conseguenza ha creato anche dei momenti di acceso confronto politico in Commissione e ora in Consiglio. Se ne è parlato nelle Commissioni consiliari, se ne è parlato nella società civile, con prese di posizioni da parte di gruppi e di associazioni che io credo bisogna ascoltare e non ignorare. Il lavoro delle due Commissioni consiliari, con le numerose audizioni di cui ho letto i resoconti, perché non ho materialmente partecipato, è stato, a mio avviso, molto utile e ha fatto emergere delle criticità relative al progetto di ampliamento dell'attuale ospedale regionale.
Progetto Civico Progressista, nel suo programma per le elezioni dello scorso autunno, aveva chiaramente indicato la necessità di un ospedale nuovo e aveva fatto anche del tema dell'ospedale uno degli argomenti principali della campagna elettorale, anche con delle iniziative, invitando gli operatori sanitari esponenti del Comitato Vallée Santé che avevano illustrato dettagliatamente la loro proposta che abbiamo condiviso in quel momento. Un impegno assunto davanti agli elettori che non può essere smentito in questo momento, ma che va perseguito chiedendo tutti gli approfondimenti e gli elementi che sono necessari per una scelta oculata e consapevole.
Oggi l'opzione per un ospedale nuovo, e quando dico "nuovo" intendo nuovo in senso lato, e adeguato alla situazione sanitaria attuale, è ancora più motivato di dieci anni fa, dopo anche la scoperta della zona archeologica. Un patrimonio, quello archeologico, che deve essere adeguatamente valorizzato e che non può finire nei piani bassi di un ospedale. È una decisione che deve essere ben valutata, che è stata presentata anche in Commissione con un parere da parte dei tecnici, ma non è stata presentata come una decisione, tant'è vero che si aspetta ancora un parere scritto definitivo. In ogni caso c'è il rischio di limitare lo spazio per l'ospedale e di non dare un'adeguata valorizzazione al sito. Quindi potenzialmente si rischia di fare due errori in uno.
Io credo che l'aspettativa di molti firmatari della petizione popolare fosse quella di avere una risposta positiva sulla proposta di un nuovo ospedale, ma altri, non pochi, forse più realisticamente, avranno pensato che sarebbe già stato un successo se si fosse indotto il Consiglio regionale a un approfondimento e a nuove valutazioni rispetto a un indirizzo che pareva definito e incontrastato. Io penso che si potrà parlare di un successo di questa iniziativa popolare se oggi si deciderà di aprire un vero approfondimento rispetto alla scelta di ampliamento dell'ospedale attuale, che parta anzitutto dalla conoscenza migliore dei dati sui volumi che si vogliono realizzare, i posti letto che si vogliono creare, il problema degli accessi veicolari, la concentrazione delle strutture ospedaliere attualmente disperse su tre poli, i costi che si devono sostenere e i tempi per le costruzioni e le ristrutturazioni. Ci deve essere un quadro organico delle conoscenze per poter fare una scelta, che oggi non c'è. Decidere di dare il via alla progettazione esecutiva della variante dell'ampliamento è, secondo noi, un atto avventato e dannoso.
La conclusione della relazione che è stata presentata in Commissione a nome del collega Chatrian era per noi inaccettabile, perché puntava diritto all'immediata partenza della progettazione esecutiva per rivedere il progetto, saltando quella fase di approfondimento senza cui non può esserci una scelta ponderata. Viceversa la conclusione dei lavori di Commissione, proposta dalla collega Guichardaz, che PCP ha sostenuto in Commissione e che, lo ricordo, ha avuto il voto di metà dei componenti delle due Commissioni, aveva come obiettivo una serie di approfondimenti da cui può infine scaturire la scelta se procedere o meno nell'ampliamento o se puntare ad altro.
Ora siamo in una condizione in cui sono state presentate per questo Consiglio a quest'aula due risoluzioni: una che illustrerà la collega Guichardaz e che ho firmato, che riporta sostanzialmente tali e quali le conclusioni della Commissione, votata da sette Commissari di cui tre di Progetto Civico Progressista. La seconda risoluzione è invece la conferma della volontà di partire subito con la progettazione esecutiva della variante dell'ampliamento, facendo una scelta che, a mio avviso, non è corretta ed è in contrasto, per quello che ci riguarda, con il programma che avevamo presentato agli elettori, con lo stesso programma concordato da questa maggioranza all'inizio della legislatura che, lo ricordo, chiedeva accurati approfondimenti prima di procedere, e in contrasto anche con la posizione che abbiamo espresso come PCP in Commissione.
Comunque vada la votazione sulle risoluzioni, la questione ospedale non si chiude oggi. È un problema grande che ci accompagnerà per mesi e per anni e noi ci auguriamo che alla fine prevalga l'opzione migliore che, ad oggi con gli elementi che abbiamo, non è per noi sufficientemente definita.
Presidente - Consigliera Spelgatti, lei ha già fatto due interventi. Chiede la parola per fatto personale o per un intervento di un minuto? Come da Regolamento, vi sono due interventi: se lei vuole un minuto per un flash va bene, altrimenti non è da Regolamento.
Spelgatti (LEGA VDA) - Non si preoccupi, a questo punto interverrò dopo, quando discuteremo sulle risoluzioni.
Presidente - Consigliere Testolin, ne ha facoltà.
Testolin (UV) - Intervengo a seguito di quello che ho ascoltato volentieri in quest'aula dai colleghi che sono intervenuti prima di me, per fare a mia volta alcune considerazioni. Partirò da una che non ho espresso nel momento dell'approvazione del DEFR, perché la discussione si era protratta in quell'ambito in tempi molto dilatati e non mi sembrava opportuno andare ad appesantire. Espliciterò in questa sede quella che era la mia idea nel momento dell'approvazione del DEFR, quando ho intravisto l'unico elemento di importanza fondamentale in quello che l'assessore Barmasse sottolineava - come ha fatto peraltro in maniera impeccabile oggi - sull'importanza di proseguire con i lavori dell'ospedale, di proseguire nella maniera più opportuna, nella maniera più idonea a dare le risposte che evidentemente mancano, in conseguenza dell'allungarsi dei tempi di realizzazione dell'ospedale e delle mutate condizioni che sono dovute alla situazione pandemica, ma con la fermezza di voler portare avanti un percorso ben definito.
Credo che oggi, rispetto alle osservazioni poste da alcuni colleghi, mi trovo d'accordo su due aspetti. Quelli che hanno preoccupato anche la parte di maggioranza favorevole alla continuità di questo importante intervento, cioè quello di dare e di avere soprattutto dalla parte tecnica delle risposte in merito a due fondamentali problematiche che sono già state sottolineate e che sono fondamentalmente quella del ritrovamento del guerriero celtico, quindi la coesistenza della parte sanitaria con quella archeologica, e il sistema da attuarsi nel migliore dei modi per dare un futuro sereno in ambito sanitario per quello che è l'aspetto pandemico che, come da più parti sottolineato e segnalato, potrebbe non essere l'ultimo o comunque essere un campanello d'allarme da tenere assolutamente in debita considerazione.
In merito a questo credo che sia da sottolineare e anche da ringraziare, per certi versi, quello che è stato lo stimolo dei 585 firmatari che hanno permesso un ampio approfondimento a tutte le componenti presenti in quest'aula. Un ampio approfondimento che però mi chiedo se è stato per tutti lo stesso, perché sinceramente dalle parole che sono emerse negli interventi precedenti, molte volte io non mi sono ritrovato. Ho riletto alcune volte gli interventi anche dei tecnici e ho percepito degli aspetti estremamente positivi nel dover andare avanti, non nel poter andare avanti, nel solco di quella che è stata l'iniziativa diciamo ipotizzata nel 2009, poi proseguita nel tempo, di costruire un nuovo ospedale a fianco del Parini.
Credo che questo aspetto sia tutt'altro che trascurabile. Eminenti professionalità hanno sottolineato come la convivenza, non solo sul nostro territorio ma anche in territori molto più prestigiosi, in realtà cittadine più blasonate se vogliamo della nostra, troverebbero un riscontro assolutamente favorevole nel far convivere una situazione museale di qualche tipo con una situazione sanitaria. Troverebbero in questo aspetto una condivisibilità del territorio con l'area ospedaliera, che non sarebbe più unicamente un polo sanitario avulso dal contesto cittadino, ma che permetterebbe una fruibilità plurale, direi, di quest'area. Credo che questo aspetto sia stato confortato altresì da una iniziale valutazione e considerazione svolta già a suo tempo, quando ci fu il ritrovamento del guerriero celtico, con una commissione di professionisti di alto livello che già a suo tempo segnalarono la possibilità e la compatibilità della coesistenza di queste due strutture, ed è stata avvalorata anche dal passaggio in Commissione di altri tecnici che ci hanno confermato la possibilità di sostenere questo percorso.
Evidentemente è un percorso che deve forzatamente permettere di rielaborare un progetto esecutivo che era stato concepito senza questo particolare e quindi necessita di una revisione del progetto esecutivo, che è esattamente quello che nella prossima risoluzione presentata dal collega Chatrian, che ringrazio, assieme a tutti coloro che hanno cercato di sintetizzare poi nel documento che verrà presentato un percorso molto chiaro, molto preciso e anche molto serio in termini di tempistica, di necessità di intervento, di urgenza di trovare una soluzione. Non siamo chiamati solo a fare delle verifiche, ma siamo chiamati, come diceva qualcuno, a prendere delle decisioni, perché non prendere delle decisioni - e questa sarebbe un non prendere una decisione e il non andare avanti - potrebbe effettivamente comportare rischi, non solo da un punto di vista degli impegni finanziari, ma anche dal punto di vista della sicurezza della nostra popolazione.
Per quanto riguarda invece il discorso Covid, penso di aver percepito dalle parole dei tecnici una sostanziale compatibilità e, anzi, una situazione decisamente positiva per quanto riguarda la strutturazione del nuovo polo ospedaliero. Un nuovo polo che sarebbe costituito da una parte nuova, da un ospedale nuovo che racchiuderebbe l'urgenza e raccoglierebbe il trasferimento degli attuali degenti all'interno del Parini una volta ultimato, liberando così le strutture per poter successivamente procedere a una ristrutturazione. Una ristrutturazione che al momento è zoppa, se vogliamo, cioè manca di elementi definitivi, perché è stato progettato in via preliminare. Quello che si chiede è evidentemente di non andare avanti senza avere cognizione di quello che si farà, di avere esattamente contezza di quelli che saranno gli interventi da farsi, le tempistiche e un processo anche operativo, oltre che finanziario, di quelli che saranno i necessari interventi da svolgersi su questa parte di Ospedale Parini, che dovrà venire riorganizzata in più padiglioni. Più padiglioni che, anche lì, sono stati definiti opportuni quantomeno in questa fase, perché permetterebbero di poter continuare in una successiva situazione pandemica con l'attenzione alle acuzie che verrebbe prestata all'interno di un ospedale a sé stante, di riconvertire con più facilità un eventuale padiglione H12 e di trovare quelle situazioni di separazione dei percorsi all'interno di una necessaria rimodulazione dell'aspetto ospedaliero. Questo è per ribadire, se ce ne fosse stato bisogno, come le riflessioni portate dall'assessore Barmasse siano non solo condivisibili, ma sottoscrivibili da una politica che deve e ha la necessità di dare delle risposte importanti.
Concludo facendo un'osservazione un po' più politica, se vogliamo. Stupisce che all'interno di questa discussione un rappresentante del Governo si allontani da quello che è un suo incarico di dare corso, anche amministrativamente, a delle scelte che competono e che in questo caso discendono da un precedente referendum, ma che hanno discendono anche da un lavoro che è stato svolto, seppur rallentato da delle vicissitudini, nel corso degli anni e discendono anche da delle scelte che sono e devono essere prese all'interno di quest'aula. Stupisce che in merito a questo tipo di questioni, dove ci vorrebbe una proattività, qualche volta si preferisca sottolineare gli aspetti di opportunità politica. Io questo tipo di atteggiamento sinceramente non lo condivido. Il dibattito è stato affrontato penso da tutti con la propria visione nel merito della necessità di fare determinare scelte, poi c'è chi è più tecnico, chi è più teorico, chi ha delle competenze specifiche in ambito costruttivo e chi ce l'ha in ambito finanziario, e qualcuno deve lasciarsi comunque guidare da quelle che sono anche le indicazioni delle controparti che sono passate in questa aula e che ci hanno dato delle indicazioni puntuali e precise.
Questo mi urgeva dirlo, così come mi urgeva dire che stupisce che molte volte non si prenda atto, come quando si va dal medico e qualche volta si vuole sentirsi dire che si sta bene. Se non si sta bene bisogna prendere atto che non si sta bene e non è che quando si ascolta qualcuno le impressioni che vengono raccolte debbano sempre essere interpretate a proprio favore. In questo caso specifico credo che più volte sia stata ribadita la possibilità di valorizzare il patrimonio culturale presente nell'area archeologica, in maniera compatibile alla costruzione del nuovo ospedale. Quindi anche in questo senso si cerca di mischiare sempre un po' le carte, che è un aspetto che generalmente indica debolezza e non volontà di risolvere i problemi. Problemi che invece con la risoluzione che presenterà il collega Chatrian si cercherà di sviluppare in maniera positiva per dare finalmente delle risposte.
Presidente - Consigliere Restano, ne ha facoltà.
Restano (VdA Unie) - Intervengo per sottolineare quanto il Progetto Salute 2030, che abbiamo avuto il modo di analizzare, interessi non solo il referendum sull'ospedale sì, ospedale no, ma soprattutto un'analisi di quella che è la sanità a tutto tondo. Mi permetto di evidenziare che forse un dibattito sulla sanità necessiterebbe di un Consiglio ad hoc, di un'analisi diversa, di un approfondimento su quelle che sono le reali esigenze, e poi dopo forse si potrebbe prendere una decisione in merito all'ospedale. Qua le cose si sono capovolte, la decisione sull'ospedale era già stata assunta, tant'è vero che ci troviamo di fronte a una parte dei lavori già realizzati, a un progetto che in parte vede la sua progettazione definitiva e quant'altro. Però questa è la democrazia, come ha detto qualche collega che mi ha preceduto.
Vorrei investire il tempo che ho a disposizione per fare un'analisi su quella che è la situazione sanitaria in generale. Sono tre anni che da questi banchi sottolineiamo quelle che riteniamo le esigenze e le necessità più urgenti per la sanità e quelle che possono essere le prospettive future per la nostra sanità. Non abbiamo di certo bisogno oggi di ricordarle tutte, però è necessario sottolinearne alcune partendo da una cosa che condividiamo tutti, perché l'argomento è trasversale e à tour de rôle ci vede tutti esprimere le stesse considerazioni.
Devo dire che in questo periodo nessuno dei trentacinque consiglieri che si sono alternati in questa Aula si è permesso di muovere una critica al personale della sanità.
Ho solo sentito complimenti per quella che è la professionalità espressa, per l'impegno e per la dedizione. Al contrario, e io sono uno di questi, mi sono permesso, forse a volte anche esagerando, di muovere critiche nei confronti della politica, di quello che noi all'interno di questa sala facciamo e delle proposte che portiamo per favorire la sanità che vogliamo.
Ebbi modo di collaborare per la redazione del DEFR 2019-2020 a un documento sulla sanità con alcuni colleghi che all'epoca erano in minoranza insieme a me e, se ben andiamo a vedere, le considerazioni sono le stesse di quelle riportate nel documento che analizziamo oggi. Per questo, se vogliamo costruire un modello sanitario nuovo, dovremmo ripartire dalle norme, quindi dalla legge regionale 5, che è la legge istitutiva del nostro servizio sanitario, poi dopo arrivare al piano del benessere e salute, cioè il piano sociosanitario che, ripeto, è scaduto dal 2013, quindi è un documento che urgeva predisporre alcuni anni dopo il 2013 e che oggi è ancora più urgente, ma alla luce di quanto accaduto diventa necessario attualizzarlo, dalle esperienze vissute da tutti noi, soprattutto dalla nostra sanità.
Le riflessioni riguardo alla sanità territoriale, ai nostri consultori o come li si vuole chiamare oggi, sono state fatte da parte di tutti. Anche in quel caso partecipai a una raccolta firme per mantenere alcuni servizi sul territorio; non erano firme online, ma oltre mille persone contattate una a una avevano firmato e su questo ci siamo confrontati lungamente in quest'aula.
Quindi sono battaglie e analisi che sono state fatte, che sono da portare sulla carta e da progettare. Non possiamo esimerci dal sottolineare quanto sia necessario il nuovo atto aziendale, ma per scriverlo abbiamo necessità di avere una governance ferrea, una governance assestata in capo alla sanità. Ahimè, abbiamo avuto un commissario straordinario per numerosi anni e, se tanto mi dà tanto, ci potrebbero essere ancora dei movimenti, quindi diventa difficile oggi in un attimo chiedere di regolarizzare tutte queste situazioni. Invece, quello che possiamo fare è confrontarci noi, avere le idee noi e metterle a terra, dare le giuste indicazioni, forse anche con delle consulenze verso l'esterno, con delle facoltà universitarie di medicina, con l'Università della Valle d'Aosta, la facoltà di economia, potremmo chiedere una rapida consulenza per avere degli indirizzi e delle indicazioni. Questo era quello che ci siamo permessi di sottolineare già tempo addietro sull'argomento in questione. Dobbiamo affrontare la questione della Bassa Valle, dell'esodo dei nostri concittadini verso l'ospedale di fuori Valle, quindi vuol dire che mancano dei servizi d'urgenza nella Bassa Valle. Analizzare i costi di questi servizi, perché oggi facciamo in fretta a dire case della comunità, punti di primo soccorso, RSA, poi dopo sui LEA va fatto un ragionamento e guardo l'Assessore alle finanze.
È questo che va chiarito, non possiamo oggi pensare di scrivere un piano sociosanitario senza avere chiari questi elementi. Parliamo di nuove microcomunità, parliamo di professioni sanitarie, di attrattività dei medici e non abbiamo costruito una legge per rendere più attrattiva questa professione. Il benessere lavorativo, che ho sentito più volte citare, non lo si ottiene solo con il verde all'interno degli spazi di lavoro, ma attraverso delle contrattazioni sindacali, attraverso la gestione del tempo libero e soprattutto anche mantenendo i buoni rapporti all'interno della struttura ospedaliera; questo mi sembra un argomento divisivo tra il personale della nostra azienda sanitaria locale.
Questi argomenti non sono nati oggi e non è da oggi che li affrontiamo e ci confrontiamo. Non ultimo il fatto che negli anni '90 già si parlava di un ospedale in zona Saint-Christophe. È mancato l'assessore regionale che assegnò questo studio forse per alcune centinaia di milioni di lire all'epoca. Oggi abbiamo un aeroporto con determinate caratteristiche e dovremmo andare a vedere se è compatibile con la costruzione di un ospedale in quelle zone. Non abbiamo molte zone dove costruire un eventuale ospedale nuovo, però abbiamo una certezza: abbiamo investito tanti soldi su un ospedale già esistente, sulla costruzione di un'ala nuova, definiamola così, di questo ospedale. Oggi tornare indietro rispetto a queste scelte sarebbe amministrativamente e politicamente un po' difficile.
Presidente - Consigliere Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (AV-SA) - Anche io mi vorrei unire ai colleghi che sono intervenuti per fare alcune considerazioni su questa tematica. Ritengo che sia un tema molto sentito dall'opinione pubblica e forse il più importante che può essere trattato, perché parlare oggi di salute è più che mai importante, alla luce di quello che stiamo vivendo. Sono d'accordo con l'Assessore: dalla sanità dipende la vita di tutti i valdostani e credo che tutti possano convergere su questa affermazione. Credo che in questo periodo sia stata fatta la differenza, grazie alla capacità, la dedizione, l'abnegazione del personale sanitario nel fronteggiare una situazione di estrema difficoltà. Forse però non sempre bisogna contare su questi aspetti, ma bisognerebbe considerare un valore aggiunto la capacità dei singoli. Probabilmente bisognerebbe riuscire a potenziare di più l'organizzazione: credo che sia su questo che vada fatto un ragionamento in quest'aula e pertanto credo che da ciascuno di coloro che sono intervenuti siano stati dati degli spunti, perché credo che sia dalle critiche che si possa arrivare poi ad avere degli elementi utili per poter dare delle soluzioni ai problemi. Non è attraverso l'enfatizzazione delle cose positive che si possono avere dei contributi, perché questo l'esperienza ce lo insegna.
Credo che il momento sia estremamente difficile e innanzitutto vadano ringraziati coloro che hanno consentito di portare questo argomento in aula, ovvero i sottoscrittori della petizione che è stata presentata. Una petizione che non si limita a discutere su quello che può essere il futuro dell'ospedale, nuovo come viene richiesto o ristrutturazione e ampliamento dell'esistente, ma io credo che sia da valorizzare in questa iniziativa l'immagine e la visione che viene data complessiva dell'organizzazione sanitaria, che compete o che si auspica che venga recepita dalla politica per gratificare e dare soddisfazione ai problemi dei valdostani. Credo che gli spunti sotto questo profilo, è già stato evidenziato da qualcuno che è intervenuto prima di me, siano stati notevoli e possano essere di grande utilità per la politica, per fare dei ragionamenti su quello che sarà il prosieguo di questo percorso.
Sicuramente il tema dell'ospedale risale alla notte dei tempi, direi. È partita questa questione in modo formale sulla diatriba ospedale nuovo o ristrutturazione dell'esistente con il referendum del 2007, che per mancanza di raggiungimento del quorum ha definito che l'ospedale andava ristrutturato ed eventualmente ampliato nella sede di cui si tratta oggi.
Sicuramente il tempo che è passato, per tutta una serie di vicissitudini che ha impedito di realizzare la struttura oggi, è stato un male ed è stato un bene forse. Un male perché se la struttura fosse stata predisposta prima, probabilmente avremmo potuto fronteggiare meglio l'emergenza che stiamo vivendo. Un bene invece se facciamo un discorso di prospettiva. Probabilmente tutte quelle cose che sono state messe in luce, l'evoluzione che c'è stata nella visione della medicina e del trattamento delle cure, unitamente all'esperienza della pandemia, sono da capitalizzare, io ritengo, nella predisposizione della nuova soluzione, perché deve essere una soluzione che guardi a una prospettiva temporale di almeno trenta anni, questo è più o meno il periodo di validità di una struttura edilizia. Quindi sotto questo profilo, a mio avviso, occorre capitalizzare quello che è successo e quelle che sono le evoluzioni in materia.
Sicuramente i ritrovamenti archeologici sono un vincolo aggiunto, e dico questo con deformazione professionale, perché noi architetti dobbiamo dare delle risposte ai vincoli che vengono posti dalla committenza o ai vincoli di sistema. È notorio che l'architetto per definizione è il professionista che risolve le problematiche, però bisogna ricordarsi anche che ogni vincolo aggiunge delle difficoltà. Un vincolo riduce il numero delle possibili soluzioni a un problema. A oggi credo che, alla lettura di quello che è stato detto in Commissione da parte tutti i soggetti auditi, è stata pronunciata la possibilità di far convivere la parte dei beni archeologici che sono stati ritrovati, cioè convivere la loro valorizzazione, con la realizzazione dell'ospedale a livello soprastante.
Personalmente non ho gli elementi necessari per fare una valutazione compiuta sotto questo profilo, perché non abbiamo avuto modo di vedere degli elaborati, non possiamo che fidarci delle parole che abbiamo sentito, un atto di fede che dovrà essere verificato nella predisposizione di una variante progettuale successiva. È del tutto evidente però che sotto il profilo progettuale, come ha già sottolineato anche il collega Distort, oggi la letteratura sanitaria ci dice che le strutture devono essere modulari, flessibili; sicuramente tutti questi ritrovamenti e questa coesistenza non aiutano ad andare in questa direzione. Questo vuol dire che non si esclude che si possa perseguire l'obiettivo, ma sicuramente c'è una maggiore difficoltà rispetto a una situazione in cui si interviene su un foglio bianco dove si ha massima capacità espressiva e si può dare soddisfazione a quello che è il migliore layout progettuale e funzionale per realizzare la struttura che ci si prefigge.
A mio avviso c'è da fare molta attenzione nel seguire questo iter progettuale di variante, ma nel contempo è vero che bisogna procedere per lotti, perché non si hanno le risorse necessarie, però è anche vero che bisogna avere una visione di insieme. A mio avviso è importantissimo che la stessa definizione di lotto non possa prescindere dalla visione organica complessiva di tutti quelli che sono gli spazi e i manufatti a disposizione da essere riqualificati, perché ciascuno deve concorrere a dare soluzione al problema del presidio unico. Per farla breve, sotto questo profilo intendo dire che occorre, a mio avviso, in contemporanea decidere cosa si farà in quello chiamato ospedale H24 e nel contempo anche di quello che si fa anche nell'H12, perché non mi troverei d'accordo nel dire: "progettiamo a prescindere l'H24 e quello che dimentichiamo o eventualmente non abbiamo considerato nell'H24, lo metteremo poi dopo nell'H12", perché questo modo di procedere non porterebbe sicuramente a realizzare la migliore progettazione di insieme possibile e soprattutto non corrisponderebbe alle esigenze di funzionalità, e andrebbe anche a scapito di quella che è la spesa pubblica.
Devo dire che, e questa sicuramente è una mia impressione, dal quadro che è stato raffigurato nelle audizioni non emerge proprio una chiarezza di visione sotto il profilo complessivo sanitario. Si è parlato di ospedale, ma nel contempo si demanda l'aspetto sanitario generale a eventi futuri dai quali, a mio avviso, non può prescindere una buona progettazione del presidio ospedaliero. Io credo che, consapevoli delle difficoltà che ci sono nel recuperare del tempo che è passato, perché oggi sappiamo che il piano della salute e del benessere 2020/2025 è in ritardo, non è responsabilità di questo Governo, è responsabilità di tutta una serie di vicissitudini che sono state create nel tempo, ma a mio avviso oggi occorre fare uno sforzo per cercare di sovrapporre queste fasi, perché più le riusciamo a sovrapporre più riusciamo a dare delle risposte che sono funzionali alla soluzione dei problemi che la comunità si attende.
Ho avuto modo anche di leggere in una dichiarazione di un dirigente, che l'importante è avere una struttura in fretta e a norma. Io credo che questa sia una condizione necessaria ma non sufficiente, perché un progettista lo sa che la struttura sarà sempre a norma, perché esiste la qualità e la professionalità del professionista, esistono delle società di validazione che devono verificare la progettazione, quindi questo è un obiettivo perseguibile. Io credo che la grande assente sia la funzionalità, perché noi dobbiamo puntare a una struttura che funzioni, non solo che sia a norma e che sia fatta in tempi brevi, perché se poi la struttura non funziona, per trenta anni bisognerà andare ad aggiungere delle propaggini, fare tutta una serie di interventi, per carità, che possono essere gestibili, però che vanno poi a incidere sia sulle casse della Regione, ma anche sulla funzionalità complessiva dell'ospedale.
Quindi il mio messaggio, che credo sia importante e da non sottovalutare, è proprio questa visione di insieme che deve essere gestita nel modo più contestuale possibile, perché se non arrivano assieme al traguardo in contemporanea, non dico a livello di realizzazione ma a livello di ideazione, di visione e di progettazione tutti questi aspetti, sicuramente ci sarà poi uno scotto da pagare, che è la mancanza di qualità e la mancanza di capacità di soddisfare il bisogno pubblico.
Presidente - Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.
Rollandin (PA) - Il dibattito è sicuramente interessante, ha diverse sfaccettature, parte da situazioni che non sono a tutti note. Siamo quasi a 14-15 anni dal momento in cui si è parlato del raddoppio di quella che è la struttura attuale. Dico questo perché nel momento in cui si è fatta una scelta che era abbastanza logica, tenendo conto che c'era uno spazio in un parcheggio non utilizzato o comunque utilizzato poco, quello che non si sapeva - qualcuno poteva anche dire: "ma è possibile?" - è che ci fosse una struttura così importante, come poi si è rilevato al momento dei fatti, cioè nel momento in cui si è scavato e si è scoperto che c'è una struttura di assoluto rilievo a livello internazionale, che di fatto ha non solo allungato i tempi, ma soprattutto ha messo in discussione quella che era una possibile struttura che in qualche modo faceva da pendant o comunque era gemella di quella che era la struttura esistente.
Dico questo perché l'analisi del guerriero ha creato non pochi problemi, perché si sono dovute coinvolgere le migliori intelligenze a livello non solo nazionale ma internazionale, che hanno fatto parte di un contesto molto importante e che hanno lavorato per anni per dare una soluzione realistica, corretta e soprattutto accettata a livello di quelle che sono le migliori intelligenze. E questo naturalmente ha portato a dire che non potevamo non immaginare di valorizzare questa presenza.
La valorizzazione di questa presenza passava attraverso due possibilità: la prima, immaginare di spostare questa presenza così importante e quindi liberare l'insieme di quel territorio. Così non è stato per una serie di considerazioni fatte dagli esperti, il che ha messo in discussione il dove attivare il meccanismo, ma non solo, perché all'inizio non sembrava compatibile la presenza del guerriero con una sovrastruttura. Oggi questo passaggio è stato superato e questo si dice nella relazione, questo è stato un punto che non è datato da due anni fa, ma da pochi mesi. Quindi questa novità ha portato a riprendere una valutazione corretta di quella che è la presenza statica del guerriero e al di sopra, quindi coperto, con tutta la visibilità e con tutto quello che sarà poi l'utilizzo di questa presenza, perdendo una parte di quella che poteva essere la struttura nuova dell'ospedale, una nuova struttura che di fatto permettesse una presenza del guerriero.
Questi sono tempi che sicuramente hanno portato a una discussione forte su questo tema, però oggi questo è risolto. Per dire che non si è perso tempo: questo tempo dedicato alla valutazione del guerriero è all'attenzione di tutti. Oggi siamo nel punto non di partenza ,ma di ripartenza con una considerazione diversa. Non dimentichiamo che c'era anche chi diceva che non potevamo più fare il collegamento con Via Ginevra, cosa che invece è possibile ed è stata fatta, quindi in qualche modo non impedisce il raccordo stradale che è molto importante in quell'anello. Sono tutte azioni che hanno comportato mesi, per non dire anni.
Oggi siamo in una situazione assolutamente chiara. Noi abbiamo la possibilità di fare una progettazione che tenga conto di quello che era il progetto iniziale, ma che naturalmente non era all'inizio compatibile con questa situazione. Oggi sì, e allora si riparte, ma non è che si è cambiato idea o si è pensato di non fare più qualcosa perché non era più come prima. No, si può fare tutto! Solo che bisogna muoversi! E chi dice che noi dobbiamo andare avanti, che dobbiamo muoverci, dice: "ma no, andiamo di nuovo a discutere"; su che cosa? Noi diamo invece l'indicazione corretta di attivare il meccanismo di un progetto che risponda alle esigenze sanitarie da tutti riconosciute e che ci dia la possibilità di attivare in tempi stretti la costruzione della struttura sanitaria come deve essere, secondo i dettati che sono stati fatti.
Devo dirvi anche che sono stato un po' in difficoltà a sentire quella che è stata l'interpretazione di quell'intervento dei vari esperti, ingegneri, architetti che hanno in questa sala risposto a tutte le domande su che cosa succede nei vari ospedali in costruzione: ospedali in città, ospedali fuori città, come farli, perché farli fuori città rispetto a quelle che sono le situazioni attuali, dove trovare le soluzioni. Ecco, tutto questo mi sembra che non corrisponda proprio a quello che si è discusso in quest'aula, è un po' diverso da quello che hanno detto alcuni rispetto a quello che in effetti è nel verbale. Se avrete l'amabilità di rileggere il verbale, vedrete che il discorso era molto semplice. Si chiedeva a questi esperti, architetti e ingegneri, se e come era compatibile il discorso all'interno della città rispetto a fuori città, non dicendo naturalmente dove e come. Ed è emerso in modo chiaro che all'interno della città non è proibitivo, anzi, ci sono una serie di possibilità legate alla presenza all'interno della città che facilitano l'accesso della gran parte, di quasi la metà della popolazione valdostana. Questo è un discorso molto chiaro.
Quindi non possiamo dire che non abbiamo fatto nulla, che abbiamo fatto finta di lasciare la corda molle e di lasciare che andasse come voleva; non è così, non è così! Questi sono i risultati che portano a dire oggi che ripartire con questi tempi, sapendo che oggi possiamo molto probabilmente anche avere i fondi necessari per farlo, non era così scontato. Oggi probabilmente riusciamo con dei progetti validi ad avere anche i finanziamenti per attivare il meccanismo e quindi arrivare a delle soluzioni.
Un piccolo particolare: io dagli altri non ho mai sentito dire dove vorrebbero piazzare un eventuale nuovo ospedale, non ho sentito nessuno! Qualcuno ha detto: "uscendo da Aosta c'è un bel prato lì"; ho detto: "sì, ma chi è che ha detto che quel prato lì è disponibile per fare un ospedale?", chi l'ha detto? Mi sembra che anche qui si stia facendo di tutto per rallentare.
Io ho apprezzato anche gli interventi dei competenti che hanno parlato. Credo che il collega architetto abbia giustamente valorizzato una serie di punti che sono importanti e che vanno tenuti in considerazione nel momento in cui si arriva a una definizione di un progetto, però se invece di lavorare per dare il resto della soluzione del problema ricominciamo da capo e diciamo: "benissimo, adesso di questo non ne parliamo più, adesso andiamo a vedere sul nuovo, facciamo una scelta nuova"! Ma dove? Con chi? Quando? Mi sembra proprio un'esagerazione sotto il profilo di far melina. Ma in questo caso la melina costa, paga. No, non paga, e allora cerchiamo di essere coerenti con quello che in questa aula abbiamo sentito dire da tutti gli esperti. Anche stamani mattina qualcuno ha detto: "Eh, ma certe osservazioni non sono proprio così banali". È giusto, difatti teniamone conto su tutto, però partiamo. Non è che possiamo dire ancora una volta: "bene, allora mettiamoci lì e riflettete". Cosa è che manca nella riflessione? Manca tutto sulla parte nuova, perché non c'è niente. Su questo c'è. C'è da completare i progetti, è evidentissimo.
Io volevo solo far capire che si può discutere di tutto, però su un problema come la sanità, il fatto di dire: "Bene, ricominciamo a discutere su cosa fare, dove fare, come, perché... quello lì ha detto che rispetto alla città il fatto non è proprio così, bisogna discutere...". Ma dove andiamo?! Ma dove andiamo?! È ora di chiudere un cassetto e aprire qualcosa che porti a dei risultati.
Presidente - Consigliere Cretier, ne ha facoltà.
Cretier (PCP) - Volevo esprimere anch'io un parere avendo partecipato alle varie audizioni e quindi mi sembra giusto intervenire. Credo che l'argomento sia stato dibattuto ampiamente in Commissione e molti interventi di oggi hanno già espresso l'analisi precisa e puntuale, ognuno con le proprie competenze, e hanno chiarito le diverse posizioni, ma le conclusioni portano a tante ipotesi sulla visione di come procedere per il futuro. Permangono però aspetti tecnici importanti che saranno, secondo me, dettati dalla politica e dai professionisti progettisti, sentiti gli amministratori di Aosta e la Regione in un tavolo congiunto. Il dato di fatto è che sono oltre quaranta anni che l'argomento dell'ampliamento dell'Ospedale Parini occupa momenti di riflessione e di decisione e i dibattiti proseguono con una complessa visione delle strutture e delle infrastrutture sanitarie, tra progetti e modifiche possibili immaginabili, ma sostenibili.
Certo che il ritrovamento del tumulo del guerriero, molti l'hanno già menzionato, e dell'ampio complesso archeologico del sito hanno un valore, definito dai tecnici, europeo; io penso oltremodo che abbia un valore mondiale. Poi con l'avvento della pandemia si sono ulteriormente complicate le fasi di attività e quindi sono cambiate le esigenze. Ricordo che il dibattito era già aperto nel 2017, quando ero presente in questa aula: sono cambiate anche le esigenze e le destinazioni degli spazi, che lascerei agli esperti di progettazione sanitaria in un ambito urbanizzato come l'attuale posizione; lascerei a loro dare delle soluzioni chiare e puntuali.
Reputo importante intervenire su diversi elementi, quali la tempistica, perché siamo in ritardo, però i motivi che ho menzionato prima credo che siano una giustificazione sostenibile. Quindi dobbiamo integrare il ritrovamento archeologico, i percorsi dei ricoverati per pandemia o per altre patologie e il recupero funzionale del mauriziano. È necessario comunque accelerare e quantomeno definire un cronoprogramma preciso e puntuale. Inoltre, vorrei aggiungere che ho votato le conclusioni in Commissione in seguito all'audizione che abbiamo fatto, ma ora è opportuno proseguire e procedere con l'aggiornamento del progetto con le varianti necessarie e chiudere definitivamente questo annoso problema, dando una risposta a coloro che hanno presentato la petizione, ma soprattutto dare una risposta in ambito sanitario ai cittadini valdostani.
Presidente - Vista l'ora, propongo di arieggiare i locali e anche di approfittarne per una riunione della Conferenza dei Capigruppo per organizzare i successivi lavori.
La seduta è sospesa dalle ore 16:54 alle ore 17:22.
Bertin (Presidente) - Possiamo riprendere dopo la sospensione. In Conferenza dei Capigruppo si è convenuto che le due risoluzioni verranno discusse congiuntamente e i minutaggi previsti si sommeranno. Pertanto: presentazione dei proponenti, Governo e uno per gruppo; 20 minuti - visto che i tempi si sommano - suddivisi per ogni gruppo e ogni gruppo potrà decidere chi interviene, rimanendo però nel minutaggio previsto.
Consigliere Marguerettaz.
Marguerettaz ( UV) - Noi abbiamo avviato un confronto importante, un confronto approfondito generato da una petizione e non è un modo di maniera ringraziare coloro che la hanno sottoscritta, non tanto perché uno necessariamente è d'accordo con il contenuto, ma questa petizione ha permesso di fare un serio approfondimento.
Provando a guardare i due punti che la Commissione ha approfondito più di altri, direi che c'era il tema del ritrovamento, della scoperta del sito archeologico, e conseguentemente, ma non solo, capire se l'ospedale che era stato progettato fosse adeguato alle esigenze della nostra comunità. Ovviamente le due cose sono state proprio messe in sequenza, perché il ritrovamento del sito archeologico ha condizionato il progetto.
Faccio un inciso rimandando il ragionamento alla risoluzione che verrà presentata dal collega Chatrian. Senza entrare nel merito, parlo solo dell'ultimo punto che ritengo sia quello più importante, ovvero di presentare il progetto alla popolazione valdostana attraverso gli strumenti più opportuni. Perché qua c'è la necessità di avere un approccio decisamente trasparente. Lo hanno detto alcuni colleghi che sono intervenuti prima: a seconda di colui che interviene, lo scenario delle audizioni cambia drasticamente, sembra di aver assistito a delle audizioni diverse. È giusto che nell'ambito della politica ci sia una giusta interlocuzione, un giusto confronto, ma non si possono disconoscere le cose che non ci fanno piacere. Ecco perché nell'ultimo punto della risoluzione dico che ci deve essere grande trasparenza. Chiudo l'inciso.
Sulla base dei beni e del sito archeologico, qualcuno può portare a fattor comune la relazione fatta da massimi esperti che sono stati consultati per capire, ormai qualche anno fa, la compatibilità tra l'ospedale e il sito archeologico. Ovviamente non voglio entrare in competizione con il collega e amico Distort perché sarei sicuramente perdente, ma mi permetto di leggere quello che ha scritto una commissione di tecnici, di professionisti, di luminari, di professori universitari a livello internazionale dicendo: "l'integrazione del sito archeologico con l'ospedale, è la migliore soluzione per valorizzare i beni archeologici". È la migliore! Ma non lo dico io, non lo dice neanche Distort, lo dicono dei professionisti di fama mondiale. È la modalità migliore che ci sia per valorizzare i beni archeologici, anche perché in tutti i discorsi che noi facciamo, ovviamente se non dovessimo fare l'ospedale lì, cosa ne facciamo di questi siti? Perché, con tutte le valutazioni che facciamo a livello comparativo, ma scusate: questi lo hanno detto. E l'altro giorno quando abbiamo ascoltato un altro luminare, ho approfondito perché è stato inserito nelle audizioni, de Pineda dice: "La valorizzazione dei beni storici, dei beni culturali, è un valore aggiunto"!
Come facciamo a disconoscere queste testimonianze, perché queste testimonianze non ci piacciono? È chiaro che all'interno di tutto questo quadro ci possono essere delle criticità, ma la questione va verificata a tutto tondo. Lo dissi all'interno della Commissione: io mi ricordo - e qualche collega di vecchia data se lo ricorderà - la discussione che abbiamo avuto anni fa quando fu edificata la biblioteca sui reperti romani. Ci fu una polemica incredibile: "Siete dei vandali, volete distruggere". Oggi come oggi la biblioteca regionale che integra al suo interno i reperti romani, è una cosa che è straordinaria. Quindi le due cose sono assolutamente compatibili.
Detto questo è chiaro che noi non vogliamo fare nessun salto nel buio. Ecco perché è importante procedere con la revisione dell'esecutivo, perché l'esecutivo - come qualcuno ha ricordato - è l'ultima fase progettuale, ma essendoci delle novità, quell'ultima fase progettuale va modificata. E solo da questa fase noi capiremo l'importo necessario per finanziare l'opera e capiremo esattamente il cronoprogramma e la tempistica. Ecco perché tutta una serie di quesiti che io ho sentito da parte dei colleghi troveranno una risposta proprio da questo passaggio. Da un lato si dice: non sappiamo questo, non sappiamo quest'altro; giusto, ma solo con l'esecutivo revisionato noi avremo questi dati. Pensate di averli voi questi dati? Questi professionisti saranno in grado di darci quegli elementi di cui noi abbiamo bisogno.
È chiaro che il polo ospedaliero, che è costituito da più poli, non è un foglio bianco. A me dispiace che qualcuno dica "non sapete cosa fare del vecchio mauriziano", perché il vecchio Mauriziano ha un progetto preliminare che è stato consegnato dai professionisti. Quindi il livello progettuale che abbiamo adesso è costituito da un progetto esecutivo del nuovo ospedale che viene costruito nell'ala est e un progetto preliminare sul mauriziano e ci sono già delle indicazioni. Il gruppo dei progettisti è intervenuto correttamente dicendo: "alla luce della pandemia, alla luce delle novità, possiamo arrivare alla definizione del progetto definitivo, facendo anche le dovute modifiche". Quindi la tempistica è definita, nessuno vuole affrontare un problema, un tema, senza avere le idee chiare su quello che sarà il disegno complessivo. Dopodiché non è probabilmente il nostro mestiere, ma è giusto che essendoci chi ha posto dei temi, noi abbiamo cercato anche di porli ai professionisti.
Nel momento in cui noi diciamo che l'ospedale in città è un problema, io non ho idea, non è che ho una preparazione così complessa in ospedali, ma sempre ascoltando i professionisti di fama mondiale, de Pineda che sta costruendo l'ospedale a Barcellona ci dice: "L'Ospedale nella realtà urbana è un valore aggiunto". Vi ripeto il ragionamento che ha fatto: "Se voi fate un ospedale che è lontano dal centro, che è anche in un luogo se volete in mezzo al verde, voi di fatto - non ha usato le stesse parole - voi costruite un lazzaretto, costruite un enclave dove ci sono solo malati. Invece è fondamentale avere una struttura che sia integrata, dove c'è uno scambio e, torno ai beni archeologici, un insieme armonico di una di una società che funziona. Non solo, dice una cosa che è molto evidente: se il rapporto tra posti letto e parcheggi è generalmente uno a tre, il fatto di avere un ospedale all'interno di un sistema urbano, dimezza di un terzo la necessità dei parcheggi. Quindi anziché averne uno ogni tre, sono sufficienti due parcheggi per posto letto. Allora vuol dire che immaginando i 400 posti letto, anziché avere 1200 parcheggi, ne abbiamo 800.
Allora vedete che, e torno alla trasparenza, cercare di mettere a valore, a fattor comune questi ragionamenti, credo sia una cosa interessante e all'interno di questa risoluzione, all'interno di questo ragionamento, nessuno vuole fare dei salti nel buio, anche perché, attenzione, solo nel momento in cui avremo il progetto esecutivo revisionato capiremo esattamente quelle che saranno le necessità finanziarie. Io credo che sia indispensabile dare una rappresentazione realistica, anche mettendo sul tavolo delle criticità, perché solo mettendo sul tavolo le criticità noi siamo in grado di dare delle risposte. L'unica cosa però che non dobbiamo fare - oggi ho appuntato con grande attenzione le dichiarazioni del collega Distort: creare immagini - ma non dobbiamo creare immagini che ci gratificano e che avvalorano le nostre tesi, perché credo sia chiaro a tutti che la costruzione del nuovo ospedale per acuti è una cosa diversa da un intervento in un ospedale con dei malati dentro e il martello pneumatico che li assorda. Sono due cose diverse. Queste immagini ovviamente portano a una confusione nell'opinione pubblica, perché ci dicono: "Ma siete matti? Volete rifare un ospedale mettendo un cantiere con i malati dentro?". Ma non è così! Anche perché, se noi abbiamo l'ospedale per acuti nuovo, dopodiché abbiamo gli interventi per trasferire dei reparti che oggi ci sono. Quindi la Psichiatria, fintanto che il polo mauriziano non sarà adeguato a ospitarla, rimarrà nella sede attuale. Quando sarà pronta il reparto si trasferirà e così per la Maternità. Poi è evidente che quando c'è un cantiere ci siano dei disagio, ma io vorrei capire come si può immaginare che i disagi ci sono solo se tu costruisci nell'ala est del Parini.
Ho chiesto ad un professionista che è intervenuto e che io ho apprezzato molto, in realtà l'ho apprezzato molto perché ci ha fatto, pur essendo probabilmente di Aosta, un'ottima panoramica sugli interventi, ma alla domanda precisa che gli abbiamo fatto: "Lei conosce il progetto del Parini?", ha detto: "No, non lo conosco". Allora diventa difficile avere un approccio teorico e dall'altra parte un progetto esecutivo, perché sono due cose non comparabili, tant'è che a fronte delle sue dichiarazioni gli chiesi: "Immaginando - cosa che qualcuno ha già detto - di costruire il nuovo ospedale nella zona di Saint-Christophe a fianco della Cooperativa produttori latte e fontina, lei non vede dei problemi e delle interferenze con la viabilità?". Ha detto: "Assolutamente!". Voi immaginate un cantiere lì, proprio all'entrata di Aosta: congestioneremmo già l'entrata di Aosta. Non riusciamo a rifare la Statale 26, immaginatevi...! Quindi il problema viene spostato di un chilometro, ma non è che viene risolto, tant'è che dice: "Si dovrebbe fare una viabilità autonoma, indipendente". Allora, ad occhio e croce, dai calcoli che ci hanno sempre fatto i professionisti, vuol dire che l'Ospedale nuovo occupa 70 mila metri quadrati, ovvero sette ettari. Avete presente che cosa sono sette ettari? Io ho assistito a tutta una serie di interventi degli ambientalisti duri e puri nel momento in cui tagliamo un albero, nel momento in cui facciamo l'occupazione di uno spazio verde. Occupare 70 mila metri quadrati è una barzelletta? Faremmo una cosa che è effettivamente fuori dalle indicazioni che oggi ci stanno dando sia a livello europeo sia a livello nazionale, cioè l'occupazione del suolo è considerato uno dei valori da tenere in considerazione.
Bene fanno coloro che hanno sottoscritto la petizione nell'estendere il ragionamento a tutta la sanità, ma rispetto alle scelte che oggi noi dobbiamo fare, la sanità territoriale e tutta una serie di interventi noi dobbiamo affrontarli a prescindere, non è che cambiando il sito dove fare il presidio ospedaliero non dobbiamo fare questo tipo di valutazione. Anche perché poi la tecnologia, l'ammodernamento, le nuove tecnologie corrono, quindi quello che noi progettiamo oggi e che costruiamo domani, dopodomani probabilmente sarà già superato; se noi dovessimo sempre aspettare, non faremmo mai nulla. Quindi bisogna partire, ovviamente con tutte le garanzie e tutte le informazioni possibili.
Ora io non voglio allungare troppo la discussione, ma mi pare che l'approccio che abbiamo voluto dare non è "chiudiamo gli occhi e andiamo avanti a prescindere". Noi vogliamo che oggi si faccia un passo avanti, oggi si dia un messaggio chiaro al Governo, all'assessore Barmasse, alla SIV: procedete nelle revisioni dei progetti perché a oggi, e lo dico in modo sereno, domani non lo so, ma a oggi dalle audizioni che abbiamo fatto non è emerso un argomento che sia in grado di giustificare la sospensione o, peggio, l'arresto di una scelta fatta nelle precedenti legislature. Perché se qualcuno dovesse predisporre una delibera per dire di spendere ics soldi per fare una valutazione alternativa, dovrebbe evidenziare che la progettazione attuale ha dei problemi, è inapplicabile, è non raggiungibile, ma così non è.
Faccio ancora un appunto che c'entra poco con la petizione, ma sono rimasto un po' sconcertato dalle parole di un assessore. Nell'intervento di un assessore dire che la proposta che viene fatta dal Governo, che viene fatta da un suo collega, è una decisione avventata, mi crea un forte imbarazzo. Uno può dire: "non sono d'accordo"; uno può dire: "io la vedo diversamente", ma siccome le parole hanno un significato pesante, dire che una decisione è avventata mi pare fuori luogo.
Direi che per concludere, nel ringraziare nuovamente coloro che hanno voluto mettere a fattor comune una petizione, hanno voluto introdurre dei ragionamenti, credo che questo sia un dossier che deve proseguire, deve dare alla comunità, a noi consiglieri e al Governo tutti gli elementi, ma non possiamo non procedere, perché nessuno ha riportato una cosa che ha detto il progettista: "Se l'ospedale nuovo fosse stato concluso, forse - ha detto forse - qualche vita l'avreste salvata". Noi facciamo tutte le cose possibili e immaginabili, ma - lo ha detto molto bene il nostro Assessore - non procedere vuol dire mettere a repentaglio la vita dei nostri concittadini. Lasciamo perdere le speculazioni elettorali, lasciamo perdere le bandierine e cerchiamo di fare un passo avanti.
Presidente - Altri? Non vi sono altre prenotazioni. La discussione generale è chiusa e prendiamo atto delle relazioni. Possiamo passare alla fase delle risoluzioni. Il consigliere Chatrian per l'illustrazione.
Chatrian (AV-SA) - Dopo una giornata molto ricca di contenuti, di proposte e soprattutto di considerazioni che sono state fatte, proverei a fare un po' di ordine per illustrare la risoluzione che come maggioranza, tranne la collega Erika Guichardaz e Chiara Minelli, hanno elaborato in questi due giorni, che sono stati due giorni molto intensi, per arrivare oggi a dare una soluzione e soprattutto a creare le condizioni per dare un mandato al Governo, tutto il Governo regionale, e all'assessore Barmasse. Dopo aver ascoltato il dibattito, mi sembra che ci siano altri Consiglieri che sosterranno questa nostra proposta, questo atto che è tutto politico, perché oggi noi metteremo nero su bianco questo atto, questa risoluzione, per dare un mandato di natura amministrativa.
"Conoscere per deliberare", diceva Luigi Einaudi, grande presidente liberale. Penso che mai come in questo momento sia fondamentale nell'affrontare un tema così delicato. La scelta è stata fatta da diversi anni. Quattordici anni fa, è stato detto da diversi colleghi, si fece un referendum, io ero insieme al collega Guichardaz a raccogliere le firme, cercando di creare i presupposti per creare un nuovo polo ospedaliero.
Le audizioni sono state veramente molto utili. Come III Commissione siamo stati incaricati, insieme alla V Commissione, di seguire passo passo questa petizione, per due motivi: un motivo urbanistico e un motivo edilizio. Su questo vorrei soffermarmi, perché veramente vorrei ringraziare il contributo di chi ha firmato questa petizione che è stato comunque molto utile, perché sarà sicuramente utilizzato nel prosieguo del mandato che sarà dato al Governo regionale. Faccio questo passaggio che reputo fondamentale, perché oggi si deciderà un percorso da un punto di vista politico, ma siamo coscienti e consapevoli che la sanità territoriale deve riappropriarsi in maniera efficace delle cure primarie, della prevenzione e promozione della salute: questo è quanto scritto nella petizione. Siamo consapevoli e coscienti che bisogna riorganizzare la sanità territoriale e l'assistenza di prossimità significa miglior qualità assistenziale, minor disagio per i pazienti, riduzione delle prestazioni ospedaliere inappropriate, riduzione delle liste di attesa, riduzione dei costi sanitari, sempre citati all'interno della petizione. Quindi chi non può essere d'accordo con elementi così importanti?
La parte più difficile, la sfida più importante, è il come proseguire il percorso e il mandato che vogliamo dare al Governo regionale. Vogliamo dare il mandato, perché qualcosa non ha funzionato in queste settimane e in questi mesi e c'è stata quasi la percezione da parte di qualcuno di perdere tempo, di allungare il brodo, di spostare il problema o di buttare la palla un po' più avanti. Noi pensiamo che in questo momento questo non solo non si deve fare, ma abbiamo le informazioni, abbiamo la fotografia aggiornata che è stata fatta in Commissione, utili per proseguire.
Oltre a tutto questo, la scelta è già stata fatta, quindi qual è stata la parte più importante del dibattito? Io ringrazio l'assessore Guichardaz e ringrazio l'assessore Barmasse, perché la maggioranza, mi scuserete colleghi di opposizione, noi tre mesi fa abbiamo incaricato i due colleghi assessori di trovare una soluzione, affinché fra la Sovrintendenza e le esigenze sanitarie ci fosse una compatibilità. Questa è la vera novità delle audizioni che abbiamo fatto nelle ultime settimane: questa compatibilità c'è e soprattutto ci darà la possibilità di poter proseguire l'iter di natura amministrativa.
Quindi io questo percorso lo definirei così alla fine, perché diventa un percorso naturale, questo da un punto di vista teorico. Poi però dobbiamo prendere la teoria e portarla su un piano pratico, amministrativo, pubblico, e per fare tutto questo a quel punto dobbiamo declinarlo. Oltretutto le riunioni delle Commissioni sono state sempre molto partecipate: venti, ventuno, ventidue, ventitré consiglieri, quindi praticamente tutti i consiglieri hanno partecipato a questo percorso.
Questa scelta è stata fatta nel 2010, dopo che il referendum non è andato a buon fine. Nel 2010 si è iniziato il percorso in natura amministrativa e diversi sono stati gli atti finanziari e delibere, fino ad arrivare all'ultima legge regionale, la n. 4 del 2019, che aveva allocato 106 milioni di euro, oltre ai quali sono stati già spesi più di 15 milioni di euro pubblici.
Sempre rimanendo sul lato più politico, ecco perché dico che questi due giorni sono stati veramente importanti, tre mesi fa la maggioranza si è confrontata parecchio su cosa scrivere e su quale indirizzo dare all'interno del DEFR proprio sulla sanità e sulla salute. Mettendo al centro, vista purtroppo la criticità, la difficoltà, questa pandemia che ci sta veramente uccidendo, soprattutto per chi ha perso dei cari e per tutti quelli che sono in difficoltà, per quelli che hanno perso il lavoro, per la montagna che è stata abbandonata, per la stagione invernale che non è mai decollata, l'ospedale e l'assistenza sanitaria territoriale saranno al centro della nuova programmazione, unitamente all'attività che in questi ambiti è svolta dal personale a vario titolo impegnato e che ringrazio. Poi abbiamo fatto un passo in più: verificare la compatibilità tecnico progettuale ed economica, nonché la realizzabilità in termini cronologici adeguati.
Mi fermo. Noi oggi facciamo due passi in avanti rispetto al DEFR e qualcuno oggi ci ha pure detto: "ma questo non lo avevamo scritto nel DEFR". Sì, perché oggi siamo oltre, tant'è vero che siamo in coerenza con il DEFR approvato e soprattutto diamo un mandato chiaro, pulito e fondamentale al nostro Governo.
E quale sarà il mandato? Il mandato è questo: si impegna il Governo regionale tutto, e non mi dilungherei su questo passaggio, a procedere con la variante del progetto esecutivo dell'ala est dell'ospedale regionale per adeguarlo alla salvaguardia e alla valorizzazione dei ritrovamenti archeologici per il tramite di SIV. Perché un esecutivo per il nuovo ospedale, per la nuova volumetria c'è già: va integrato, va modificato. Va modificato con una variante, per il fatto che c'è stato quel ritrovo di così alto livello del sito archeologico. Come far convivere bene quelle che sono le esigenze sanitarie del nuovo ospedale, quindi della nuova costruzione, e del sito, questo sarà il primo punto, il primo mandato che noi oggi daremo al Governo regionale.
Il secondo e terzo punto fondamentali sono che le audizioni, che abbiamo avuto modo di fare durante questi tre mesi, ci obbligano ancora di più ad avere una visione generale. Solo un matto non terrebbe conto di quella che è la fase 4, di quella che è la fase 5 - apro la parentesi e la chiudo subito - che oltretutto hanno già un preliminare. Quindi non siamo all'anno zero, non siamo a un progetto di fattibilità, siamo oltre, siamo al preliminare, ma che indubbiamente devono rientrare in un progetto organico, con probabilmente delle fasi diverse, con dei tempi diversi e con una realizzazione diversa.
Ergo non ci fermiamo lì, perché i colleghi tutti hanno apportato delle loro modifiche. Il Beauregard, l'ex Maternità sono compresi in questo atto di indirizzo tutto politico, perché poi il nostro compito, scusate assessori, finisce qui. Nel momento in cui sarà - e speriamo - approvata questa importante risoluzione che sblocca quello che è il dato politico, ma non solo, con i contenuti che oggi sono stati messi sul tavolo, obbligherà e impegnerà il Governo regionale a dare corso, a dare gamba.
Prima il collega Marguerettaz è partito dal fondo dicendo che il punto forse non più qualificante, ma fondamentale, perché noi vogliamo confrontarci con la cittadinanza tutta regionale, è di presentare il progetto alla popolazione valdostana attraverso gli strumenti più opportuni. E su questo io vorrei ringraziare il collega Padovani che ha voluto, insieme agli altri che hanno redatto questa risoluzione, inserire questo aspetto importante, perché qui vogliamo affrontare e accompagnare questo percorso in maniera non solo trasparente, ma che l'esigenza sia al centro, comunque, di quella che è la sanità valdostana, la persona, la nostra comunità, dalla piccola alla più grande.
Un ultimo passaggio, forse più dal punto di vista di architetto. È normale che se il 50 percento della popolazione abita da Sarre a Quart, forse rasentiamo il 60 percento, la centralità di questo polo ne è la conseguenza.
Termino dicendo che il compito di un Consiglio regionale è di dare degli indirizzi, di indicare dei percorsi, ma oggi forse grazie anche alla petizione abbiamo velocizzato questa scelta, partendo però dal presupposto che i nostri assessori e i nostri tecnici hanno trovato quel punto di equilibrio che è la coesistenza tra la valorizzazione del sito archeologico e il nuovo ospedale in quella zona, costruito in maniera innovativa, moderna, con dei tempi certi, con un cronoprogramma, con un layout, in modo da dare una risposta forte e robusta a quella che è la nostra comunità in un momento di grandissima difficoltà.
Presidente - La parola alla collega Erika Guichardaz per l'illustrazione, ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - La risoluzione che io e la collega Minelli abbiamo presentato non è altro che quanto elaborato dal nostro gruppo regionale e sostenuto lunedì in Commissione, quindi ritroverete questo articolato tel quel sulla relazione che potete vedere negli atti del Consiglio. Una conclusione che, a differenza di quanto ha detto il collega che mi ha preceduto, sottolinea anche le criticità emerse da quel dibattito, perché non si possono audire le persone e poi non considerare le criticità che mettono sul tavolo.
Naturalmente ringrazio nuovamente il comitato Vallée Santé, perché la petizione Progetto Salute 2020-2030 sicuramente non è una semplice ripetizione, ma è un buono strumento di lavoro e ha evidenziato anche in quest'Aula la necessità di un confronto, lo dicevano prima il collega Restano e il collega Marquis, anche per parlare del sistema sociosanitario valdostano e sicuramente centrare magari anche future discussioni proprio sulla salute e sul rapporto ottimale ospedale-territorio.
Quanto evidenziato nella relazione riporta - noi ne abbiamo messi alcuni - il fatto che lo stesso progettista ha dichiarato tranquillamente di aver fatto il progetto, naturalmente nel 2010, e quindi di non aver pensato assolutamente alla parte Covid. Allora io banalmente, perché sono una persona umile, non ho lauree o altre cose, quando penso a progettare casa mia, molto probabilmente casa mia è pensata su due piani con tante scale e via dicendo. Se durante la fase di progettazione io avessi un incidente e rimanessi su una sedia a rotelle, molto probabilmente quella progettazione andrei a rivederla. Questo è per dirvi banalmente che cosa si poteva tranquillamente evincere dalle parole di quel progettista.
Dopodiché è stato sottolineato dal progettista stesso, supportato anche dall'azienda USL, il fatto di riaprire quel tavolo sulla quarta e quinta fase, proprio come vi dicevo prima anche per ottimizzare i costi che stanno attanagliando in questo momento l'Ospedale Parini, che necessita in continuazione di ristrutturazioni. E su questo ci tengo a precisare che una sorta di cronoprogramma di massima SIV ce l'ha data, quindi il presidio ospedaliero nella sua interezza finirà nel 2030: questi sono i tempi, e questo lo potete ritrovare nei vari documenti.
Dopodiché, è naturale, vi è poi un parere espresso dalla Soprintendenza, un parere per ora naturalmente non ancora formale, perché la Soprintendenza, come sapete, avrà bisogno di ulteriori elementi, ma sicuramente un parere che dice che la compatibilità ci può essere, rispetto a quello che aveva dichiarato in altri tempi.
Poi evidenziamo quanto messo nel DEFR, ossia il fatto che, come dicevo, l'ospedale e l'assistenza sanitaria territoriale sono al centro della nuova programmazione, quindi per rispondere al collega Marquis nella nostra risoluzione c'è scritto questo, perché il presidio ospedaliero è una parte di tutta quella programmazione e per noi rimane ancora la verifica della compatibilità di quell'opera.
Ecco che molti di noi oggi hanno espresso tutte le criticità emerse in audizione che, secondo noi, meriterebbero degli approfondimenti. Ecco perché, a seguito di quelle Commissioni, abbiamo deciso di scrivere questa conclusione ed ecco perché oggi la riproponiamo tel quel a quest'aula.
Presidente - Consigliera Spelgatti ne ha facoltà.
Spelgatti (LEGA VDA) - Cercherò di essere il più veloce possibile. Prima di tutto chiedo a tutta la maggioranza onestà intellettuale sui termini. Sappiamo tutti che quando si parla e si è parlato fino a oggi, e tutte le organizzazioni sindacali, i professionisti e tutti quanti hanno parlato di nuovo ospedale, con nuovo ospedale si è sempre inteso la differenza tra ampliamento dell'Ospedale Parini e nuovo ospedale. Quindi non fate almeno il giochino di dire "il nuovo ospedale" parlando dell'ampliamento per cercare di confondere le carte in tavola, perché laddove tutti quanti, tutti, tutti indistintamente, tranne il SAVT, hanno detto di essere a favore del nuovo ospedale, non intendono l'ampliamento. Questo deve essere il punto di partenza che deve essere chiaro ai giornalisti, a tutta la popolazione e a tutti quanti, perché il progetto Sanità 2030 parla appunto di nuovo ospedale; loro hanno detto tutti "siamo a favore del nuovo ospedale", ma intendendolo delocalizzato, ovviamente.
Fatta questa premessa, io ho sentito dire tante cose che mi fanno veramente e seriamente preoccupare, perché ci va in tutte le cose onestà intellettuale. Quando sento da parte del collega Rollandin piuttosto che dal collega Marguerettaz dire: "ma le audizioni sono state interpretate in maniera diversa", no, attenzione. Le audizioni le abbiamo chieste noi, i professionisti li abbiamo chiamati noi, che sono solo poi quelli indicati dai promotori della petizione, i quali hanno indicato dei nomi di progettisti che loro non conoscevano, noi non conoscevano e che non hanno la più pallida idea, riconosciuta, di quello che è la realtà di Aosta, di che cosa si farà su Aosta, di qual è il progetto su Aosta, ma era il dato di partenza. Il dato di partenza per cui noi li abbiamo chiamati è stato molto semplice, è dire: "Bene, raccontateci come sono gli ospedali di nuova generazione che costruite in Italia e all'estero", tanto che appunto che il de Pineda addirittura è spagnolo, "ma soprattutto raccontateci se è cambiato qualcosa dopo il Covid"; questa era la domanda. Le risposte sono state chiarissime, basta andare a leggere i verbali e le trascrizioni delle dichiarazioni, è stato tutto chiarissimo.
Poi c'è una strana interpretazione e l'unico punto che viene ripreso di tutto quello che è stato detto nelle audizioni è stato quello, interessantissimo e assolutamente condivisibile, in cui sostanzialmente il progettista, mi pare fosse de Pineda, diceva: "È importante, secondo il nostro punto di vista, anche mantenere gli ospedali al centro" e raccontava che a Firenze stanno costruendo un ospedale appunto in centro città, perché bisogna stare attenti a non costruire troppo in periferia, poiché questo comporta comunque uno svuotamento, eccetera, eccetera. Ragionamento giustissimo. È chiaro che però ci va onestà intellettuale. Questi professionisti sono venuti a raccontare in astratto cosa stanno facendo sulle altre realtà e non hanno competenze sull'ospedale di Aosta, perché nessuno glielo ha sottoposto e nessuno gli ha chiesto: "Sapete dirci se questo progetto è condivisibile o meno?"; loro raccontavano in generale, perché questa è la domanda che gli è stata fatta. È chiaro che, ad esempio, il ragionamento era tutto logico, perché quando parlava di Firenze o di altre capitali e di capitali fuori dall'Italia, il ragionamento è giustissimo, ma già solo Firenze è praticamente un milione di abitanti.
Ora, per Aosta stiamo parlando di un'altra cosa e si sta decidendo se fare l'ospedale lì o farlo due chilometri più in là. E comunque, tornando al discorso dell'ospedale di comunità, l'Assessore dice fra tutte le altre cose: "Eh beh, ma come ospedale di comunità il Parini sarebbe sovradimensionato". Certo, infatti in tutte le audizioni è stato chiesto se una delle ipotesi potesse essere quella, ma tra tutte le altre cose poi ci sono altre soluzioni da poter mettere sempre in campo, sempre per quanto riguarda la ristrutturazione dell'Ospedale Parini, che comunque sia i parcheggi sono serviti, gli scavi sono serviti, perché hanno portato alla luce il cromlech. Anche lì ci sarebbe da aprire tutto un capitolo sull'importanza di quel ritrovamento e sulla sua valorizzazione che si potrebbe fare anche in termini completamente differenti, ma purtroppo non c'è il tempo per poterlo fare, però ci sarebbe da discutere veramente a lungo anche su questo. Quando si parla dell'ospedale di comunità o comunque dell'Ospedale Parini abbiamo detto che un'ipotesi è farci questo per non buttare via tutto, dopodiché comunque sia ci si potrebbero fare mille altre cose. Un esempio che è stato fatto è stato dire a proposito della clinica di Saint-Pierre: noi continuiamo a spendere i soldi e paghiamo la clinica di Saint-Pierre, ma perché non portiamo la riabilitazione nel pubblico nostro, lo facciamo noi e lo facciamo lì in centro? Questa è un'altra soluzione che si potrebbe fare. Altra ipotesi che è stata portata in Commissione: tutte le associazioni di volontariato sparse ovunque, le potremmo anche tutte radunare lì così magari si parlano anche tra di loro e fanno rete. Queste sono tutte ipotesi: uffici sanitari, di tutto ci si può fare, quindi nulla verrebbe buttato via.
Viene detto dal collega Marguerettaz: "Non è vero che non abbiamo idea di che cosa fare dell'Ospedale Parini e della ristrutturazione, perché c'è un preliminare". Ma attenzione, andate a riguardare bene cosa ha detto il progettista, il quale, quando gli ho fatto la domanda: "Bene, alla luce di tutto quello che è venuto fuori, quello che ci hanno raccontato i progettisti sul post Covid, come è cambiato tutto il modo di progettare e bisogna comunque rivedere tutti i progetti, noi cosa stiamo facendo?", la risposta è stata: "Ma noi abbiamo già fatto il progetto per il 2050". Caspita, nel 2010 avete già fatto il progetto per il 2050 e già è tutto a posto per la pandemia? Questa è una risposta che ti fa veramente dubitare e preoccupare di quello che potrà essere il futuro anche delle soluzioni che vedono. Incalzato se per il Covid davvero è tutto a posto, ha detto: "Ah no, beh, ma lì possiamo lasciare, non toccare e fare la parte acuti, ma la parte Covid la possiamo pensare sul vecchio Parini". Okay, allora facciamo la parte Covid sul vecchio Parini? Ma pensate voi tra quanto la faremo e quando avremo queste soluzioni sulla parte Covid e soprattutto, se lì ci facciamo il Covid, tutto quello che era progettato di fare lì dove lo facciamo? Quindi le idee chiare non ci sono comunque.
In più è stato tirato fuori anche un altro argomento. I detrattori dell'ampliamento dicono: "Cominciamo a costruire in centro città, i lavori andranno avanti per chissà quanto, fatto quello poi iniziano i lavori dall'altra parte di Via Ginevra, quindi è tutto attaccatissimo, e poi si inizia a lavorare pezzo per pezzo per ristrutturare quello che sarà il Parini con tutti i pazienti dentro. Questo era venuto fuori dal progettista nella prima audizione che abbiamo fatto con lui, il quale ci aveva detto esattamente questo, che poi la ristrutturazione del Parini procederà pezzo per pezzo. Quindi noi per una quantità infinita di anni avremo i lavori in pieno centro di città, prima con la costruzione dell'ampliamento, dopodiché la ristrutturazione pezzo a pezzo.
Lo stesso progettista però, guarda caso, ha cambiato versione l'ultima volta quando è stato sentito in audizione - lo stesso progettista, non la stessa équipe: lo stesso progettista - e dice: "Ah no, si fa la parte dell'ampliamento, dopodiché si spostano tutti i pazienti di qua, il Parini rimane vuoto e lo si ristruttura"; quindi ha cambiato versione, basta andare a riguardare esattamente quello che è stato detto. Evidentemente qualcuno ha raccontato quali erano tutte le perplessità che si avevano. Diventa un po' difficile capire come sia possibile e come siano conciliabili queste due visioni così differenti.
Ringrazio il collega Marquis, perché ho apprezzato il suo intervento e almeno ho visto che le difficoltà e le criticità su queste soluzioni comunque le ha viste e questo mi ha fatto sicuramente piacere.
Assessore Barmasse, no, non ci siamo proprio: ma dove l'ha letto dieci anni? Allora i dati sono chiari: tutti, tutti i professionisti hanno detto: "un Ospedale nuovo sono tre anni". Lo hanno detto sia quelli che parlano di ospedale nuovo sia quelli che parlano di ampliamento: ti dicono tre anni di costruzione che tu lo faccia lì o che tu lo faccia fuori, sono sempre tre anni. È chiaro che se nel momento in cui si dovesse decidere di andare a fare un ospedale nuovo, ci sono tutte le tempistiche in relazione alla progettazione, su questo non ci piove, e si allungano i tempi. Ma attenzione, non possiamo pensare di andare avanti su un progetto del 2010 senza apportare nessuna modifica, dopo quello che è venuto fuori. E ripeto che noi non avevamo una posizione così chiara fino a quando non abbiamo incominciato davvero a studiare, ad ascoltare tutti, a sentire tutte le problematiche e a capire tra l'altro che non c'è un operatore che lavora in ospedale che voglia l'ampliamento. Sono tutti! È una cosa incredibile, perché ti dicono comunque sia che tanto il Parini non sarà mai efficiente come ospedale: mai, mai! E la sanità è la cosa più importante, lo abbiamo visto a seguito della pandemia e calcolando che chissà per quanto tempo la avremo. E l'ospedale non è la soluzione per le pandemie e per il Covid, perché ora che saranno costruiti, che sia la soluzione del nuovo ospedale o che sia l'ampliamento del Parini, hanno già detto tutti quanti che non è quello che risolve il problema, perché prima di affrontare la parte Covid passerà comunque un sacco di tempo e comunque bisognerà studiare delle soluzioni tampone per la parte Covid.
Collega Rollandin, se ha qualcosa da dire, poi prenda il microfono quando ho finito. Le chiedo la cortesia, perché sto parlando!
Di conseguenza, comunque sia, stiamo parlando di un progetto vecchio, stiamo parlando di un progetto del 2010 e nel frattempo è cambiato il mondo!
Assessore Barmasse, non tiri fuori il discorso della sala ibrida, perché è un discorso pericoloso: lì veramente la magistratura dovrebbe mettere il naso e semmai un giorno ce lo mettesse ci sarebbe veramente da preoccuparsi.
Comunque sia, il problema è questo. Quello che fa preoccupare è il fatto semplicemente di dire che una volta partiti poi noi stiamo decidendo che cosa sarà la sanità per i prossimi cinquant'anni. E allora dico: un ospedale non lo abbiamo avuto fino ad adesso ed è scontato che la cosa più importante sarebbe avere un ospedale nuovo, però fino adesso non l'abbiamo fatto, ma bisogna comunque fermarsi un secondo per capire se va bene, se siamo al passo con i tempi. Qui dietro l'angolo al confine, a Ivrea, a Biella, ovunque, stanno andando avanti con degli ospedali di ultima generazione, tutti robotizzati, tutti con tutte le ultime tecnologie, con tutt'altra ottica rispetto a questo e noi stiamo mettendo in piedi, comunque, un progetto del 2010.
Allora io dico: ma veramente ci avete pensato a tutto quanto e soprattutto avete pensato a tutto quello che è successo con il Covid? Qualcosa è cambiato, sì o no? Siamo a posto? È tutto veramente il massimo che possiamo avere? Perché non conta il fatto di partire domani, perché non lo abbiamo avuto fino adesso e comunque non sarà questo che aiuterà per l'emergenza Covid; questo è già sicuro, è già scritto, e già così, lo sappiamo, perché comunque i tempi sono lunghissimi, comunque sia. Allora uno dice semplicemente: fermatevi un secondo, non lo abbiamo avuto fino adesso, pazienza, pensiamoci ancora momento. Però cercate di vedere, visto che siete voi al Governo, se veramente questa è la soluzione migliore per la sanità, perché una volta partiti ci ritroveremo comunque sia con una roba che sappiamo già essere non superata, di più. E gli altri corrono! E come si fa a pensare di rilanciare la sanità valdostana nel momento in cui gli altri stanno volando, stanno prendendo i jet e noi siamo ancora dietro con la littorina, perché questo è il concetto, è questo che semplicemente preoccupa. Poi se tutto è moderno, se lo volete fare lì e ritenete che lì sia la soluzione, però almeno verificate tutto e non dite: va beh, lo abbiamo fatto, è così e andiamo avanti così. È tutto lì il ragionamento. Comunque sia bisogna pensare a tutto quanto.
A fronte di tutto quello che è successo, a fronte del fatto che comunque la collega Guichardaz e la collega Minelli hanno mantenuto la coerenza rispetto a quello che è stata la loro posizione, tutta la campagna elettorale, tutto il loro percorso, i programmi elettorali e tutto quanto, hanno comunque mantenuto la loro coerenza. Ma soprattutto alla luce anche di quello che è emerso, perché se già delle criticità erano emerse prima, tutto questo percorso ha fatto sì che le criticità siano aumentate, tanto che noi, che non avevamo comunque le idee così chiare, perché non eravamo così presenti sul tema, ci siamo posti veramente una marea di dubbi e ci sono sorti tantissimi dubbi, tantissimi problemi e abbiamo visto un sacco di criticità. A un certo punto tanta gente ci ha detto, e mi è stata fatta la domanda proprio politicamente parlando: "Ma perché dovete crearvi questa rogna? Siete all'opposizione, gli altri sono al Governo, a un certo punto tanto quello è stato deciso, vadano avanti, sono problemi loro". No, però, noi non facciamo politica per questo! Bisogna assumersi anche le responsabilità delle proprie scelte, perché poi bisogna anche andare a dormire la sera e bisogna anche chiedersi se riteniamo di fare la cosa più giusta per il futuro dei nostri figli e quant'altro? Che cosa diamo alle future generazioni? Basta lavarsene le mani, tanto è un problema loro e sono loro in maggioranza? Ma perché bisogna creare dei contrasti con l'attuale maggioranza? Politicamente non è furbo: no, politicamente non è furbo! Il problema è per cosa facciamo politica? Facciamo politica perché cerchiamo di dare delle risposte e in coscienza fare le cose che riteniamo più giuste sulla base degli elementi che abbiamo.
Ripeto, è il percorso che ci ha portato a farci venire una marea di dubbi rispetto alle soluzioni che sono adottate a oggi. E mi chiedo, comunque sia, come facciano invece gli uomini - perché a questo punto è diventato un rapporto tra uomini e donne all'interno di PCP; le due donne hanno mantenuto la loro coerenza -, come facciano quelli che hanno in Commissione votato a favore della risoluzione della Guichardaz a cambiare così tranquillamente idea e fare il salto della quaglia. La paura e le minacce che possa cadere una maggioranza hanno su tante persone proprio degli effetti incredibili. I cambi e le giravolte rispetto a quelli che sono i principi e gli ideali sono un qualche cosa di incredibile, ma si riesce a cambiare il voto e a cambiare la posizione passando da due giorni prima in Commissione a due giorni dopo in Consiglio. Però poi uno deve anche riuscire a guardarsi allo specchio e mi chiedo veramente alcune persone come possono farlo.
Presidente - Consigliere Grosjacques, ne ha facoltà.
Grosjacques (UV) - Voglio anch'io portare la mia suggestione rispetto a un problema che ho avuto modo di approfondire in Commissione, non con un approccio ideologico ma solo con la voglia di ascoltare e di farmi un'idea di quella che avrebbe dovuto essere poi la scelta migliore per la popolazione valdostana. Ringrazio Vallée Santé perché ha portato all'attenzione di quest'aula un problema, non che non fosse conosciuto, ma sicuramente ne ha accelerato la discussione e credo che questo, ai fini dell'interesse della popolazione, sia stato sicuramente un bene. Però mi sembra di aver partecipato, sentendo i plurimi interventi della collega Spelgatti, a delle audizioni diverse rispetto a quelle che ha annunciato la collega. Perché io devo confessare che, partendo dalla proposta di Vallée Santé, che genericamente chiedeva un ospedale fuori Aosta senza individuare una zona precisa, o meglio, individuando una zona precisa sapendo che questa zona è coperta da un vincolo archeologico, così come ricordato oggi dal collega Baccega, con una netta contrarietà da parte della popolazione e dell'amministrazione di Saint-Christophe, anche perché qui ci stiamo confrontando con persone che oggi vogliono delocalizzare un ospedale, ma che su altri tavoli alzano le barricate sul consumo del suolo, per cui credo che ci sia quantomeno una piccola contraddizione rispetto allo sviluppo di questa idea.
Devo dire che nelle audizioni, contrariamente a quello che ha elencato la collega Spelgatti, ho trovato tutte le risposte che mi portano a votare con convinzione la risoluzione che è stata presentata dal collega Chatrian, perché si è partiti non dalla giustificazione, ma dallo spiegare perché è necessario ed è importante che ci sia un ospedale in città, perché noi siamo partiti da un progetto giustamente fermo dal 2014, ma che aveva già nel suo sviluppo tutto quello che serviva allora, che serve oggi e che servirà per i prossimi trent'anni, io dico, perché cinquant'anni mi sembra una vita e un termine temporale un po' lungo per un ospedale.
I progettisti, in particolare l'architetto Felli, hanno ben delineato le fasi costruttive e l'integrazione degli ospedali storici nel centro urbano. È vero che Firenze ha un milione di abitanti (credo che ne abbia 300 o 400 mila, comunque poco importa), sicuramente però Firenze non ha solo Santa Maria Nuova come ospedale, ha tutta una serie di ospedali, quindi probabilmente avrebbe potuto fare a meno di recuperare quell'ospedale: lo ha fatto nel convincimento che un ospedale al centro della città ha tutta una serie di vantaggi per la cittadinanza. Sono già stati elencati nell'intervento del collega Marguerettaz quelli che sono i risparmi in termini di parcheggi e di viabilità dall'avere un ospedale all'interno della città, quindi non ci torno.
Ho trovato anche, contrariamente a quello che è stato detto in alcuni interventi, molta chiarezza nello sviluppo anche della progettazione futura dell'Ospedale Parini, perché l'architetto Felli delinea con precisione l'ospedale delle 24 ore, l'ospedale delle 12 ore e il nuovo polo materno infantile, che costituirebbe un elemento di modernità all'interno del complesso sanitario valdostano.
Quindi ho trovato tutte queste risposte, che poi hanno contribuito a scrivere questa risoluzione. Questo è un progetto che ha necessità di revisione, perché sono passati sette anni, ma è un progetto attuale al quale l'architetto Felli ha dato ancora una grande attualità. Non credo che abbia difeso il suo progetto perché imbeccato da qualcuno, credo che la sua esperienza e l'esperienza dell'architetto de Pineda, che ha citato tutta una serie di esempi di ospedali cittadini, li portino a dire che questa sia, con riferimento alla nostra città e al nostro sistema sanitario, la scelta migliore da fare.
Perché non ci siamo occupati di Covid? Lo dice con molta chiarezza l'architetto Felli rispondendo a una domanda del collega Ganis, sul perché non è stato pensato un presidio o un reparto Covid. L'architetto Felli - cito testualmente -: "Non è stato pensato perché non ci dovrà essere all'interno delle 24 ore un reparto Covid. Perché, come vi ho detto, la possibilità di creare i tre poli permette di poter utilizzare la parte esistente del Parini in caso di pandemia per questo sviluppo, lasciando libero l'ospedale 24 ore di funzionare assolutamente senza intromissioni di pandemia, cosa che invece crea problemi in un monoblocco, perché dover creare dei reparti Covid fa diminuire le attività che in un ospedale invece devono essere previste e che sono quelle soprattutto delle operazioni programmate". Quindi questa è un'altra risposta ai dubbi che lei sottolineava.
Vorrei ancora rispondere alla collega Guichardaz, la quale dice che non è stato rispettato quanto scritto nel DEFR. Io direi che la nostra risoluzione va avanti rispetto alle problematiche che erano state inserite nel DEFR e che al momento della scrittura non erano ancora state superate, perché sul DEFR noi abbiamo detto "ferma restando l'opportunità di sondare altre soluzioni, qualora gli esiti della verifica sopra descritta risultassero non percorribili". In questo senso credo che l'assessore Barmasse questa mattina abbia fugato i dubbi relativi alla convivenza tra i ritrovamenti archeologici e il nuovo ospedale. Non è vero nemmeno che perderemo della superficie, perché sempre il progettista ci dice che questa soluzione farà aumentare la superficie di 700 metri quadrati. Chiaramente perderemo dei parcheggi, che però credo siano ampiamente sostituiti da quello che oggi abbiamo già attualmente in città e da quello che nascerà con il nuovo polo universitario.
Vorrei chiudere rispondendo sempre alla collega Spelgatti. Chiedo scusa collega, ma lei ha richiamato l'onestà intellettuale e il mantenimento della coerenza accreditata alle colleghe Guichardaz e Minelli, che probabilmente hanno mantenuto una posizione ferma rispetto alle loro idee e alla loro campagna elettorale. Credo che chi non ha mantenuto l'onestà intellettuale sia stata lei collega, perché la revisione del progetto dell'Ospedale Parini per farlo rispondere concretamente alle necessità dei valdostani era scritto sul programma elettorale della Lega ed è stato chiaramente evidenziato anche nel colloquio fatto in fase di costituzione di questa maggioranza, nella sede della Stella Alpina, quindi le ricordo anche la situazione. Per cui credo che richiamare l'onestà intellettuale ad altri, dovrebbe prima farlo precedere da un esame per capire se l'onestà intellettuale è propria di chi la richiama per altre persone.
Chiudo rispondendo anche all'assessora Minelli che dice correttamente che oggi non si chiude una fase con l'approvazione di questa risoluzione, che noi chiaramente voteremo in modo molto convinto; è vero che oggi non si chiude la fase. Con questa risoluzione oggi si apre la fase che porterà alla revisione del progetto e, voglio essere chiaro, revisione del progetto significa integrazione, ammodernamento del progetto dal punto di vista strutturale, dal punto di vista architettonico, dal punto di vista dei costi e dei tempi. Questo significa revisione, per cui questa fase è propedeutica alla fase che poi porterà all'approvazione del progetto esecutivo, all'esperimento di gara e alla costruzione del nuovo ospedale nell'ala est del Parini.
Presidente - Consigliera Spelgatti, ne ha facoltà per tre minuti.
Spelgatti (LEGA VDA) - Vede, collega Grosjacques, io sono talmente onesta intellettualmente, ma comunque è la posizione di tutto il gruppo, che fin dall'inizio abbiamo raccontato questo. Abbiamo detto che quando eravamo al Governo noi avevamo dei dubbi e non eravamo entrati così tanto sul tema - dico esattamente quello che ho raccontato in questa aula oggi - perché quando siamo arrivati non avevamo in mano l'Assessorato alla sanità e non abbiamo avuto modo di approfondire più di tanto. Comunque sia, il dubbio di dire, già solo per il fatto che questo progetto per così tanto tempo è stato fermo, risponde ancora alle esigenze - e questo era il 2018 - di oggi un progetto del 2010? E avevamo impostato il discorso Bocconi, su quello studio, proprio perché avevamo quel dubbio. Dopodiché, caduto - e le ricordo di nuovo quello che ho raccontato stamattina - quella parte dell'ampliamento che è stato tolto dallo studio, eccetera, eccetera, è finito quel discorso lì, ma comunque sia noi abbiamo detto: è un tema che non avevamo mai trattato neanche in campagna elettorale, che non avevamo mai approfondito, su cui siamo rimasti sempre molto vaghi, ma perché non conoscevamo più di tanto il tema.
Infatti io ho esordito dicendo: ringraziamo i promotori di Vallée Santé, perché a furia di capire, ascoltare tutto quanto e studiare in questi mesi tutti i temi che sono stati portati, abbiamo capito e soprattutto abbiamo studiato talmente tante criticità che chiaramente la nostra posizione è cambiata. Le ho anche raccontato: è stato furbo dal punto di vista politico da parte nostra fare tutto questo? No, ma è una questione di furbizia o una questione che si fa politica per cercare di fare le cose giuste, che si reputano giuste in coscienza?
Se la Sinistra - infatti faccio fatica a capire le giravolte, perché sono per me inconcepibili, di una parte della Sinistra, escluse la Guichardaz e la Minelli - se loro usano questo tema e mi mandano proprio adesso, anche lei presidente Bertin e assessore Guichardaz, tutti i post, le battaglie che avete fatto, quanto voi avete utilizzato questo tema, noi non ne abbiamo mai parlato, noi come Lega non ne abbia mai parlato. Siete voi della Sinistra che avete utilizzato questo tema in tutte le maniere, perché l'avete approfondito, perché ci credevate. Caspita! Basta la paura che cada la maggioranza a far cambiare idea dopo tutti questi anni, visto che questo è stato sempre un vostro cavallo di battaglia?
Invece per la Lega non è mai stato un cavallo di battaglia, non avevamo una posizione così chiara, ma a furia di studiare e concentrarsi su questo tema! All'opposizione abbiamo molto più tempo per fare queste cose qua e quindi abbiamo studiato molto di più: un dubbio, due dubbi, tre problemi, quattro problemi, così tanti problemi, così tante persone che ti raccontano e che ti illustrano, i così tanti portatori di interesse all'interno dell'ospedale, così tante persone che lavorano ti raccontano una quantità enorme di problemi, allora i problemi ce li hai veramente.
In audizione vengono fuori tantissime cose e chiudo solo dicendo dell'argomento che lei ha utilizzato, collega Grosjacques, sul discorso della parte Covid, del perché il progettista dica "non c'è bisogno di fare sull'ampliamento la parte Covid, perché la faremo sulla parte del vecchio Parini". Caspita, ma è l'argomento che usiamo noi al contrario! Questo è un problema, perché abbiamo una vaga idea quindi di quando penseremo e arriveremo concretamente a lavorare sulla parte Covid? Prima quindi dobbiamo fare prima tutta la parte dell'ampliamento dell'ospedale, senza avere dei percorsi Covid o non Covid, quindi di tutta la parte dei malati Covid non ce ne preoccupiamo, perché ci hanno già detto che tanto non ci sono soluzioni diverse, perché la parte Covid la facciamo sul Parini. Quindi prima facciamo tutto questo, poi un giorno inizieremo a lavorare! Ma nel frattempo sarà passata la pandemia Covid e probabilmente avremo le pandemie nuove. E questa è la soluzione? L'argomento, che lei ha utilizzato per dire che è tutto a posto, è il medesimo che invece noi utilizziamo per dire: caspita, c'è un problema, perché qua la soluzione al Covid, secondo il discorso dell'ampliamento, è posticipata di dieci volte rispetto al fatto di farlo da un'altra parte, quindi è più grave il problema.
Questi sono i dubbi che a noi sono venuti cammin facendo e, ripeto, non è una posizione politica intelligente la nostra, politicamente parlando, se si vuole vedere a livello di equilibri di maggioranza: non è mai stato un nostro cavallo di battaglia, ma perché crearci questo mal di pancia e creare questo problema? Ce l'avete voi il problema. Il problema è che bisogna cercare di fare in coscienza le cose che si ritengono giuste.
Presidente - Collega Jordan, ne ha facoltà.
Jordan (VdA Unie) - Credo che la questione del nuovo presidio ospedaliero sia uno degli argomenti più importanti e strategici che stiamo affrontando come Consiglio in questa legislatura ed è opportuno ricordare che l'attività di realizzazione del nuovo ospedale è stata avviata, come è già stato ben detto dai colleghi che mi hanno preceduto, anni addietro con l'avvio della progettazione. È proprio a partire da quella data che si è dato corso a una scelta che il Consiglio allora aveva definito, analizzando i pro e i contro della scelta, valutando quindi le esigenze in termini sanitari e ritenendo come conseguenza adeguata la proposta rispetto alle esigenze di allora e del futuro, e cito le parole del progettista Felli.
In questi giorni, è bene chiarirlo ed è già stato detto da colleghi, noi non stiamo decidendo di avviare un percorso, ma stiamo decidendo come e quando continuarlo. È evidente che il ritrovamento archeologico abbia generato impedimenti che hanno fermato l'avanzamento dell'attività e si rende pertanto necessaria la modifica del progetto per consentirne la giusta valorizzazione. Però è altrettanto evidente che dalle audizioni abbiamo appreso che c'è compatibilità tra le modifiche progettuali e il ritrovamento, c'è compatibilità senza pregiudicare nessun aspetto della funzionalità della nuova costruzione e confermando quindi, e cito nuovamente le parole dei progettisti, il rispetto degli standard attuali in materia sanitaria.
Per quanto ci riguarda la questione non è spostare la costruzione di un ospedale in un altro luogo, non abbiamo motivo di mettere in discussione la funzionalità della nuova costruzione per acuti e nemmeno il raccordo della struttura esistente, in cui saranno attivati i servizi e l'attività sanitaria a bassa intensità di cura. Non riteniamo opportuno stoppare l'avanzamento delle attività, in quanto dal 2011 a oggi, e sono stati fatti i riferimenti alle opere e alle somme impegnate, molti lavori sono stati fatti.
Crediamo anche che non sia corretto proporre un nuovo ospedale, dico cose che sono già state dette, senza dire né dove e senza nemmeno precisare come il nuovo ospedale sarà realizzato e nemmeno indicare una destinazione futura delle strutture, del mauriziano e dell'area archeologica; non è serio, non è corretto.
È evidente che tutti noi vorremmo la migliore soluzione, la soluzione ideale per un nuovo ospedale. In teoria tutto è fattibile ed è fattibile ovunque, la realtà però ha messo il Consiglio anni fa, come dicevo prima, nelle condizioni di scegliere, valutando non solo gli aspetti ideali e ipotetici, ma fatti concreti su cui sono stati ponderati i pro e i contro di quella scelta. Allora come adesso, lo diceva il collega Marguerettaz, non c'era un foglio bianco su cui scrivere le proprie idee e i propri progetti, c'era un foglio in cui ognuno di noi in diversi anni, e mi riferisco ai movimenti politici e non solo, ha contribuito a inserire anno dopo anno elementi, che da un lato hanno fatto sì che la nostra sanità funzioni, degli elementi - lo dico con un'accezione non negativa - che condizionano le scelte future. Con questo non vogliamo dire che non siamo favorevoli al confronto, anzi, vogliamo approfondire ed è già stato detto, vogliamo perfezionare l'iter anche tenendo conto di elementi di novità, tra cui la pandemia che inevitabilmente condizionerà la sanità un po' ovunque.
Vogliamo riprendere quindi decidendo e non solo valutando, decidendo di riprendere le attività, a partire dalla variante progettuale, dalla definizione dei servizi ospedalieri anche in funzione della ristrutturazione del Parini, quindi continuare il confronto con tutti gli stakeholder. Lo faremo ed è già stato ricordato, non posso che confermarlo, anche tenendo conto dell'impostazione sociosanitaria territoriale che si vorrà dare, che condizionerà in parte anche le scelte. Vogliamo prendere oggi la decisione, non rimandarla. Oggi abbiamo il dovere, abbiamo la responsabilità di continuare ad assicurare e rendere più efficaci i servizi sanitari.
Concludo ringraziando coloro i quali hanno voluto trovare il giusto compromesso, dimostrando una apprezzata elasticità delle proprie idee e convinzioni, ribadendo quanto sia arricchente e quanto sia stimolante il confronto costruttivo.
Presidente - Consigliere Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (PA) - Dopo il lungo intervento di questa mattina, in apertura di questo dibattito cercherò di essere sintetico ed entrare nel vivo di alcune considerazioni che inevitabilmente mi sento di fare su questo tema. Credo che sia corretto che i cittadini si pongano all'attenzione del Consiglio regionale con proposte, soprattutto di così grande importanza, e noi lo abbiamo sottolineato questa mattina: ci sono delle cose interessanti nel progetto, ci sono delle cose che sono improponibili e ci sono delle altre che noi non condividiamo nel modo più assoluto.
Le audizioni devo dire che sono state fondamentali, perché hanno dato a tutti noi gli strumenti per poter capire che strada intraprendere, e va bene che i progettisti che sono intervenuti nelle audizioni non avessero preso visione del progetto che era già stato messo in campo rispetto al nuovo Ospedale Parini e alla ristrutturazione del Parini stesso, perché intanto sarebbe stato molto antipatico dal punto di vista professionale e poi dico che le suggestioni che sono arrivate sono state fondamentali. Evidentemente le due visioni che si contrappongono oggi, gli uni cercano di recepire ciò che da quelle audizioni ritengono più funzionale alle loro idee e altri fanno la stessa cosa rispetto alle idee opposte. Ma credo che dal punto di vista di quelle che sono le sostanze l'architetto de Pineda abbia detto chiaramente che un ospedale Covid non si deve fare, che una trasformazione interna è fondamentale, perché l'ospedale si deve adattare, deve avere flessibilità e quindi facciamo i complimenti ai nostri ospedalieri che l'anno scorso hanno agito in questo modo e in qualche modo hanno dato una risposta importante.
Detto questo, io ho qui davanti l'ennesima ipotesi delle fasi 4 e 5. Qui c'è un percorso che è importante, il progetto del 2012 è stato visto, rivisto e approfondito, ma soprattutto approfondito dalla parte tecnica ospedaliera e dalla sanità, che aveva contezza di intervenire in un ambito di approfondimento sugli spazi da adottare e sui percorsi da individuare.
Nel 2014 o 2015 (non ricordo bene) c'è stato il ritrovamento archeologico importante che ha determinato lo stop di cui tutti stiamo parlando adesso, nel 2018 è pervenuta un'ulteriore bozza per consentire che potessero convivere le due anime, ovvero il ritrovamento archeologico individuato e il nuovo ospedale, e questo è stato fatto. Ultima tappa è stata quella che ci ha illustrato l'Assessore quest'oggi, ovvero la condivisione tra i progettisti e la Soprintendenza, per individuare il percorso per andare a rivedere il progetto ed ecco che siamo nella direzione di poter proseguire quel percorso.
La risoluzione del collega Chatrian dice: "a proseguire contestualmente le fasi progettuali della ristrutturazione dell'eventuale ospedale e a procedere con la variante del progetto". Procedere vuol dire che da domani mattina, qualora passi questa risoluzione, si ritrovano al tavolo e cominciano a lavorare in modo frenetico. Ma c'è un'altra cosa che va sottolineata: che cosa ci hanno detto nelle audizioni tutti, dai sindacati ai medici alla USL? "Fate presto, fate presto perché davvero c'è bisogno di avere quell'ospedale". Una volta che quell'ospedale sarà pronto, quindi quei tre o quattro anni che l'architetto Felli ci ha indicato, evidentemente si spostano i pazienti nel nuovo ospedale performante, tecnicamente avanzato, tecnologico e chi più ne ha più ne metta, e si va a intervenire secondo una valutazione che si farà sulla base delle fasi 4 e 5, che partirà contemporaneamente alla verifica del nuovo progetto della fase 3.
Direi che noi convintamente voteremo questa risoluzione, perché dal punto di vista di quelle cose che abbiamo detto anche questa mattina, sia il collega Rollandin che il sottoscritto, ci ritroviamo pienamente.
Presidente - Consigliere Marguerettaz ne ha facoltà, per i restanti minuti attribuiti al suo gruppo.
Marguerettaz (UV) - Vede collega Spelgatti, noi abbiamo un certo imbarazzo nel momento in cui uno dice: "vogliamo affrontare l'argomento con furbizia". Potremmo affrontare qualsiasi argomento con furbizia, ma non la salute. Come dice lei, se dovessimo affrontare con furbizia la salute, di notte non prenderemmo sonno, perché la salute è un bene di tutti! Quindi immaginare di fare delle speculazioni sulla salute è qualcosa di infame! Quindi voglio sperare che non passi neanche nell'anticamera del cervello di pensare di fare delle speculazioni e di fare i furbi.
Quando ho parlato prima mi sono dimenticato di un passaggio importante, perché qualcuno ha citato il contributo importante non tanto e non solo dei sottoscrittori della petizione, ma anche di tutte le organizzazioni sindacali. Lo sottolineo: nessuno ha mai pensato di fare delle attività in danno ai lavoratori, perché le due cose vanno di pari passo. Da un lato curare i pazienti e creare le condizioni affinché le persone lavorino nel migliore dei modi. Però vedete, nel fare questo, bisogna ovviamente cercare di creare un confronto tra il progetto e le necessità.
Noi abbiamo sentito tutta una serie di contributi, che sono preziosi, che dicono di cosa hanno bisogno. Ma perdonatemi, non si può dire genericamente "il progetto non è adeguato". Non è adeguato perché? Cosa non funziona? Cosa non è previsto? Ecco perché anche nella risoluzione abbiamo scritto che vogliamo confrontarci, perché io sottolineo e sottoscrivo le eventuali carenze nel momento in cui c'è un motivo. Allora io dico: io ho questa necessità, risponde a questa necessità?
Ecco quello che noi chiediamo: di procedere con la revisione e di confrontarsi perché ci hanno detto che le attività che sono necessarie all'ospedale per acuti sono previste, sono previsti gli impianti tecnologici attuali, sono previste tutta una serie di attività. Non solo, ci hanno detto che questo progetto è stato premiato in diversi concorsi e in diverse assemblee specializzate.
Ora vedete, sarebbe troppo facile anche qua fare delle speculazioni, ma non le voglio fare. Capite che qualcuno viene qua e ci racconta delle cose che sono assolutamente insostenibili: sembra che l'INAIL ci corra dietro per dare dei finanziamenti, tant'è che qualcuno ha fatto una dichiarazione e ha detto: "Ma, sapete che a Ivrea piuttosto che ad Arma di Taggia hanno fatto un finanziamento quelli dell'INAIL e l'ente pubblico ha pagato dei canoni irrisori?". Abbiamo fatto la domanda a Pescarmona e ci ha detto: "Ma in che mondo vivete? L'INAIL non è che regala nulla, da quel punto di vista fa un'operazione finanziaria e tu devi restituire con un tasso di interesse rapportato a quello della Cassa depositi e prestiti", quindi vuol dire che vengono fatte delle dichiarazioni che sono fasulle, sono delle dichiarazioni non sostenibili.
Perdoni, prima ci siamo guardati un po' sgomenti io, Grosjacques e Testolin, perché lei ha detto: "Firenze un milione". Ho detto: ma sono aumentati così tanto? Firenze ha 350.000 abitanti, non un milione.
Allora non vogliamo fare delle operazioni dove andiamo a creare semplicemente polemica. A questo proposito le dico una cosa, collega Spelgatti, lei ha fatto un passaggio che mi ha molto indisposto, quando ha parlato con l'assessore Barmasse dicendo "non parlare della sala ibrida". Ma se lei sa qualcosa, collega Spelgatti, vada in Procura, se sa delle cose che noi non sappiamo, vada in Procura, ce lo dica cos'è che non funziona, perché è troppo facile fare delle calunnie! La calunnia è un venticello. Collega Spelgatti, si prenda la responsabilità, vada in Procura se sa qualcosa, sennò taccia! Voteremo con convinzione questa risoluzione.
Presidente - Collega Padovani, ne ha facoltà.
Padovani (PCP) - Visto il tema, colgo l'occasione per salutare anch'io, come ha già fatto qualche collega in precedenza, nella loro giornata internazionale gli infermieri e le infermiere, persone passate in questo anno da eroi e angeli nell'opinione pubblica ad appestatori e complici di non si sa bene quale complotto. Persone che in realtà aspettano ancora un salario dignitoso e un posto di lavoro fisso.
La nostra posizione sul tema ospedale è nota, come è noto cosa abbiamo contribuito a scrivere sul programma di legislatura prima e sul DEFR poi. Dalla discussione in Commissione sono emerse alcune risposte, ma sono ancora diversi i punti ancora da definire. La pandemia ha messo in evidenza ancora di più i limiti della sanità valdostana e la necessità di interventi urgenti. Sicuramente ha modificato il quadro delle necessità e da questa esperienza si dovrà trarre esperienza nella verifica del progetto attuale.
Con la risoluzione presentata dal collega Chatrian e che abbiamo contribuito a scrivere, cosa si vuole fare? Si vuole dare corso alla revisione del progetto attuale, perché solo con questa revisione si potrà capire se la Soprintendenza darà ufficialmente parere positivo alla fattibilità dell'integrazione tra ospedale e area archeologica. Un'area nella quale mi fa piacere ricordare sono stati ritrovati reperti importanti che, con quello più famoso che è il guerriero celtico, retrodatano la comparsa dei Celti in Italia di circa due secoli. Ma non solo, in questa risoluzione si dice che tutto il progetto ospedale deve essere pensato nel suo insieme: nuovo polo, destinazione del Parini, destinazione del Beauregard e la destinazione della struttura chiamata ex Maternità. E si dice anche che tutto ciò andrà fatto riattivando il tavolo con il Comune di Aosta, i progettisti, la SIV e la Regione, tutti attori ugualmente importanti nella definizione della prosecuzione di questo progetto. Si dice infine, ma non perché meno importante e lo ha ricordato bene prima il collega Marguerettaz, che bisogna rendere il progetto alla popolazione facendolo conoscere.
In sintesi, con questa risoluzione si vuole, prima della cantierizzazione, dare gambe alla verifica della compatibilità tecnico progettuale ed economica, nonché alla realizzabilità in termini cronologici adeguati dell'attuale progetto dell'ospedale come scritto nel DEFR. Credo che sia sottointeso, ma voglio esplicitarlo: è ovvio che se emergeranno in questa fase di verifica elementi tali da interrompere questo progetto - è ovvio, ma credo sia sottinteso - sonderemo altre strade. Grazie.
Presidente - Collega Marquis.
Marquis (AV-SA) - A termine di questo lungo dibattito e confronto spiace non essere riusciti a trovare una risposta univoca su un tema di questa importanza e come sempre solo il tempo dirà chi aveva ragione. Per quanto mi concerne sosterrò la risoluzione presentata dalla III Commissione, in quanto l'altra risoluzione, pur avendo nei suoi contenuti anche sostanzialmente delle ipotesi condivisibili, di fatto paralizza al momento una situazione senza dare la possibilità di proseguire nei lavori di progettazione.
Per quanto concerne la seconda proposta, quella che ho detto che sosterrò, io mi auguro che possa garantire quell'organicità progettuale necessaria, che è stata garantita nel dibattito, che però non è garantita nel testo che è formalizzato, in quanto al punto 3 si parla di verifica della compatibilità tecnico economica senza parlare di fasi progettuali.
Il termine è abbastanza indefinito, ma sono rassicurato dalle parole che ho sentito in aula da parte dell'Assessore e del Governo. Quindi il mio voto sarà un voto di fiducia al Governo, ovviamente sottomesso al perseguimento della organicità progettuale di tutto il presidio ospedaliero. Questa organicità dovrà essere sostenibile, diversamente obtorto collo si dovrà trovare una soluzione diversa.
Chiudo prendendo a prestito una citazione del Manzoni dai Promessi Sposi, di circa 500 anni fa, quando Ferrer esorta il cocchiere, nell'ambito di una situazione delicata, con una frase che vale ancora oggi: "Pedro, adelante con juicio".
Presidente - Consigliere Carrel, ne ha facoltà.
Carrel (PA) - "Sarà necessario pianificare investimenti adeguati a lungo termine per investire in apparecchiature tecnologiche, in risorse umane con elevate competenze professionali e proseguire l'ampliamento dell'Ospedale Parini, per avere spazi ospedalieri accoglienti, adeguati e funzionali, tenendo conto dei più appropriati modelli assistenziali soprattutto nell'ottica dei percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali tra ospedale e territorio". Questo era il programma con cui ci siamo candidati alle elezioni del settembre 2020 e, fedeli a quanto abbiamo scritto in questo programma e su cui abbiamo dibattuto a lungo la campagna elettorale, noi siamo convinti di andare avanti i lavori di ampliamento dell'Ospedale Parini e voteremo la risoluzione presentata da una parte della maggioranza.
Lo diciamo e vogliamo essere chiari, la nostra è sempre stata una opposizione costruttiva e sui temi dove condividiamo appunto il percorso siamo qui e ci piace approfondire questi temi, studiare meglio il tutto e dare il nostro appoggio. Non è un appoggio al Governo, è un appoggio a un progetto che deve andare avanti, perché come abbiamo detto - i miei colleghi Rollandin e Baccega hanno già ampiamente analizzato tecnicamente e politicamente, quindi non voglio tediare ulteriormente discussione e chi ci ascolta - è un progetto che deve vedere dei miglioramenti, deve avere delle specificità che sicuramente non erano state tenute in considerazione nel 2010, ma che deve andare avanti. Da domani dobbiamo continuare a lavorare e adattare questo progetto a quelle che sono le esigenze dei cittadini, ovviamente tenendo anche in considerazione l'importante ritrovamento che va comunque valorizzato.
Quindi come Pour l'Autonomie, anche in base a quanto abbiamo sostenuto durante tutta la campagna elettorale, era scritto nel nostro programma di Governo, abbiamo avuto modo di analizzare questo dossier e di approfondirlo durante le Commissioni, siamo convinti che l'ospedale debba essere l'Ospedale Parini, vada ampliato e quindi proseguiamo su questa linea la nostra attività di gruppo consiliare.
Presidente - Consigliere Rollandin, per i minuti restanti.
Rollandin (PA) - Due brevissime considerazioni. La prima: sono un po' stupito di vedere che una presentazione come oggi sia stata fatta su quella che è la tempistica e soprattutto che la scelta per quanto riguarda l'ospedale non sia stata compresa. Invece si cerca ancora di dire che: "Si potrebbe eventualmente... ridiscutiamo... rimettiamo". Su che cosa?
Se è necessario, come tutti hanno detto, che nel più breve tempo possibile ci sia la possibilità di capire come possiamo attrezzarci al meglio su quello che è l'ospedale, credo che oggi tutte le dichiarazioni vadano in questo senso. E quando c'è stato l'appuntamento con i vari soloni che sono venuti giustamente e ci hanno dato delle indicazioni sul perché e sul come, già allora si potevano tirare le conclusioni, ma si è voluto fare comunque un dibattito che è stato importante e anche ha permesso a tutti noi di capire perché abbiamo tanto insistito sul fatto che l'unica preoccupazione era di partire subito, perché più tempo perdiamo e più perdiamo soldi.
La gente si aspetta chiaramente da parte della sanità di avere tutti i confort necessari. Non parliamo solo di pandemia, che speriamo prima o poi lasci il campo, ma è il resto che deve essere in qualche modo valutato, tutto quello che è l'ordinario e non solo lo straordinario, e noi su questo puntiamo molto.
L'altro aspetto è che credo tutti all'unanimità abbiano cercato di far capire perché è così importante partire, perché se non partiamo adesso non abbiamo la tempistica giusta per chiedere i fondi necessari per poter attivare questi meccanismi. Dopodiché sì che ci possiamo guardare e dire: "Ma perché non si comincia? Perché non ci sono i soldi?". Adesso se lo facciamo rientriamo in una serie di iniziative che hanno come oggetto quello di andare in questa direzione, verso cui noi stiamo andando. Ecco perché noi siamo chiaramente e convintamente dell'idea che da oggi si può cambiare veramente pagina.
Presidente - Ci sono altri che intendono intervenire? Collega Cretier, ne ha facoltà.
Cretier (PCP) - Un breve intervento. Io sono un firmatario della risoluzione presentata, delegato dai miei compagni di squadra, convintamente noi sosteniamo questa risoluzione e, diversamente dal pensiero di alcuni colleghi, abbiamo votato in Commissione sulla base delle audizioni che abbiamo fatto, però adesso crediamo profondamente che sia ora di muoversi e di puntare alla costruzione dell'ala est del Parini.
Ringrazio il comitato che ha presentato queste istanze. Io ho dimenticato un pezzo nel passaggio precedente riguardo all'attività ospedaliera. Ognuno di noi credo che abbia avuto esperienze familiari e ha usufruito dei servizi di strutture sanitarie in altre città. Non sempre le condizioni strutturali sono di modernità e di inserimento nel verde, penso che conti molto di più l'efficienza, la risposta celere e un servizio integrato al ricoverato, avere a disposizione eccellenze professionali e strumentazioni innovative, dare il merito anche economico al personale che da più di un anno si impegna in queste attività e con orgoglio continua a proseguire in ospedale le attività rivolte ai ricoverati di ogni genere.
Presidente - Altri? Assessore Jean-Pierre Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz J. (PCP) - Io ho fatto parte del comitato per il nuovo Ospedale, sono stato tra i promotori del referendum nel 2007, che sappiamo com'è andato a finire, quindi credo che sia nota la mia personale preferenza per una soluzione radicale che avrebbe dovuto prevedere la costruzione di un ospedale nuovo in un'altra zona. Qualcuno oggi faceva rilevare che quella soluzione avrebbe creato una cementificazione di decine di migliaia di metri quadri di terreni a uso agricolo e a pascolo, noi pensavamo all'epoca che comunque un ospedale efficiente e umanizzato valesse qualche sacrificio in tal senso.
Oggi, a distanza di quasi quindici anni da allora, la situazione è sostanzialmente immutata da un punto di vista diciamo strutturale. Abbiamo un ospedale che è più vecchio di altri quindici anni, abbiamo trovato dei resti archeologici. Oggi è difficile immaginare, però pare che non fossero quelle individuate dallo Studio Quaranta per la costruzione di un nuovo ospedale: non so se vi ricordate, si parlava dell'area del Montfleury, dove attualmente c'è quel grosso prato oggi adibito a uso agricolo, dell'area della Cooperativa Fontine, dell'area di Gressan, dell'area diciamo sopra la zona del Conbipel; quelle erano le aree che all'epoca erano state individuate. Credo però che, al di là dell'excursus storico, dopo quindici anni da una battaglia che a un certo momento trovò un ostacolo nel referendum, occorra a questo punto costruire un quadro definitivo, tenendo conto delle condizioni politiche e finanziarie e delle indicazioni che ci siamo dati sul programma di legislatura e nel DEFR, tenendo conto anche dell'esperienza Covid.
Noi nel nostro programma di legislatura abbiamo scritto che "La realizzazione di una struttura ospedaliera adeguata alle necessità della popolazione del territorio, che abbia validità funzionale per vari decenni, va perseguita in tempi stretti attraverso scelte ponderate. Si ritiene pertanto necessario, in un momento in cui si intravedono prospettive di significativi finanziamenti nazionali ed europei, realizzare una puntuale verifica sui lavori già realizzati per l'attuale presidio ospedaliero e sugli aspetti finanziari connessi e un accurato approfondimento da realizzare con il coinvolgimento del Consiglio regionale e della società civile". Questo abbiamo scritto sul nostro programma di legislatura, ribadito ancora sul DEFR, come i colleghi hanno ripetuto.
Dicevo che non si può a questo punto non fare un progetto e non pensare a un ospedale che si concretizzi nella sua unicità. Dicevamo nel 2007 che occorreva un presidio unico, un ospedale che accorpasse le specialità presenti nel Beauregard e nell'ex Maternità in un unico ospedale. Dicevamo già allora che si dovevano trovare riconversioni adeguate nel caso della costruzione di un ospedale ex novo per le strutture attualmente esistenti, cioè per i 32 mila metri quadrati del Parini, l'ex maternità al Beauregard che credo totalizzino qualcosa come 10 mila metri quadrati. Qualche idea l'avevamo lanciata all'epoca e il collega Distort oggi in qualche modo ha lanciato anche lui delle suggestioni: si parlava di RSA, poliambulatori, uffici e altro, ma certo erano idee che avrebbero dovuto trovare concretezza in una rapida soluzione quindici anni fa.
Ora, con il programma di legislatura e il DEFR, ci siamo impegnati nella direzione di una soluzione definitiva rapida al problema del presidio ospedaliero. Certo, gli ostacoli sono tanti, in primis quello relativo alla conservazione e alla fruizione del sito archeologico presente nell'area ex CONI. Su quello specifico tema occorreva che ci si confrontasse con la Soprintendenza per capire i livelli di compatibilità circa l'eventuale commistione tra i resti archeologici e una nuova struttura. Confronto che è stato fatto e, come è stato detto dai colleghi, attendiamo a questo punto una relazione articolata che credo deriverà da ulteriori confronti con i progettisti rispetto al tema.
Naturalmente sappiamo tutti, colleghi, che 120 milioni non sono assolutamente sufficienti e che quindi occorre un piano finanziario che preveda in modo preciso e circostanziato i costi non solo dell'ala nuova, ma anche della ristrutturazione delle vecchie strutture, delle demolizioni, dei traslochi necessari, delle nuove strumentazioni che comporterà la costruzione di un nuovo ospedale e l'eventuale ristrutturazione, e che contestualmente indichi le fonti di finanziamento e i tempi delle varie fasi. Quindi occorre produrre un cronoprogramma dettagliato che deve essere inserito nel corpus di una relazione che non potrà non dire che cosa si farà dell'ex Maternità e del Beauregard.
Questo quadro completo presupporrà una revisione anche dell'accordo di programma fatto nel 2009 con il Comune di Aosta che dovrà essere coinvolto in modo fattivo e spiace che non si sia pensato di chiamare in Commissione il sindaco e l'assessore competente, per avere un'idea anche delle loro desiderate, dei dubbi, delle critiche, dei suggerimenti. Ma la risoluzione credo che porrà rimedio chiedendo l'istituzione di un tavolo obbligatorio tra la Regione, il Comune, la USL e i progettisti. Un'adeguata informazione alla città di Aosta è un'altra indicazione contenuta nella nostra risoluzione, quindi in linea con quanto previsto nell'accordo di programma del 2009.
Non mi appassiona, a questo punto, la questione dello stato di avanzamento dei progetti, esecutivi e preliminari. Certo, la variante presuppone un lavoro di mesi, periodo durante il quale anche il preliminare del vecchio dovrà essere ridisegnato e riscritto sulla base delle indicazioni che verranno fuori dal confronto politico e tecnico. Quindi bisognerà capire: la demolizione del corpo C si farà, della palazzina delle malattie infettive, la costruzione dei parcheggi; tutte variabili che devono essere indicate e decise dai progettisti sulla base, ripeto, di un progetto organico e unitario.
L'impegnativa della risoluzione che oggi voteremo va proprio nella direzione di produrre una relazione a supporto della politica e dei cittadini, per avere un quadro completo dei costi, dei tempi, delle soluzioni, così da non partire a rate con un'opera che si sa come si comincia e non si sa quando finisce. L'obiettivo del DEFR del nostro programma di legislatura è di partire con l'eventuale cantierizzazione della prima fase dei lavori avendo chiaro le altre fasi e che non si faccia qualcosa, come spesso succede, che si comincia in un modo e poi si finisce in un altro. Nella risoluzione non si parla della cantierizzazione, che verrà decisa quando le risposte sul piano finanziario progettuale e il cronoprogramma saranno completate e articolate, anche perché, e chiudo, occorre dare una risposta al tema della cantierizzazione che qualcuno prima evidenziava come un tema decisivo e che sicuramente va discusso e va in qualche modo declinato.
Presidente - Altri? L'assessore Barmasse, ne ha facoltà.
Barmasse (UV) - Solo per un brevissimo intervento, per dire che io voterò a favore della risoluzione presentata dal collega Chatrian, perché, come è già stato espresso, si dà un mandato al Governo, che è quello di rivedere l'attuale progettazione. Quindi ci permetterà di andare avanti su questo programma senza perdere ulteriore tempo, ma contemporaneamente ci dice giustamente, cosa che condivido perfettamente, di fare un'analisi completa di quello che sarà o dovrebbe essere il nuovo polo ospedaliero, cioè un'analisi anche di quello che verrà fatto per quanto riguarda l'attuale Ospedale Parini, di cui per il momento abbiamo solamente un preliminare. Non abbiamo ancora una valutazione complessiva, quindi sarà opportuno procedere in tal senso, perché ritengo anch'io indispensabile avere un'idea di tutta la struttura e non solamente parcellizzata.
Presidente - Altri intendono prendere la parola? Non vedo altre richieste. Possiamo passare alla votazione. Si vota la prima risoluzione, presentata dai consiglieri Cretier, Chatrian, Marguerettaz e Jordan. La votazione è aperta. Invito il collega Segretario a collegarsi con i consiglieri presenti via zoom.
Appello nominale dei consiglieri presenti in remoto sulla piattaforma zoom.
Manfrin (LEGA VDA) - Contrario.
Minelli (PCP) - Contraria.
Perron (LEGA VDA) - Contrario.
Presidente - La votazione è chiusa.
Esito della votazione:
Presenti: 35
Votanti: 35
Favorevoli: 22
Contrari: 13
La risoluzione è approvata.
Passiamo al voto della seconda risoluzione, presentata dall'assessora Minelli e dalla consigliera Erika Guichardaz. La votazione è aperta. Invito il collega Segretario a collegarsi con i consiglieri presenti via zoom.
Appello nominale dei consiglieri presenti in remoto sulla piattaforma zoom.
Manfrin (LEGA VDA) - Favorevole.
Minelli (PCP) - Favorevole.
Perron (LEGA VDA) - Favorevole.
Presidente - La votazione è chiusa.
Esito della votazione:
Presenti: 35
Votanti: 17
Favorevoli: 13
Contrari: 4
Astenuti: 18 (Barmasse, Bertin, Bertschy, Caveri, Chatrian, Cretier, Grosjacques, Jean-Pierre Guichardaz, Jordan, Lavevaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marquis, Padovani, Restano, Rosaire, Sapinet, Testolin)
La risoluzione è respinta.
