Oggetto del Consiglio n. 557 del 12 maggio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 557/XVI - Inizio della discussione generale sulla petizione popolare "Progetto salute 2030".
Bertin (Presidente) - Riprendiamo i lavori dopo aver arieggiato i locali. Punto n. 6.01 all'ordine del giorno.
In data 15 febbraio 2021 è stata presentata alla Presidenza del Consiglio, ai sensi dell'articolo 36 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale, una petizione popolare promossa dal Comitato Vallée Santé "Progetto Salute 2030", con la quale si chiede di considerare una riorganizzazione sanitaria, ospedaliera e territoriale al fine di creare un nuovo Ospedale, ovvero una struttura adeguata alle necessità della popolazione valdostana improntata su criteri di efficienza, flessibilità, modernità ed economicità. Questa petizione è stata sottoscritta da 585 cittadini.
I Presidenti delle Commissioni consiliari permanenti III e V con lettera del 10 maggio scorso hanno comunicato alla Presidenza del Consiglio le risultanze degli approfondimenti svolti. Si evidenzia che le conclusioni proposte dal presidente Chatrian e quelle formulate dalla presidente Guichardaz non sono state approvate. La petizione è ora sottoposta all'esame del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 36 del Regolamento del Consiglio. Su questo sono state depositate due risoluzioni.
La discussione sulla petizione è aperta, se nessuno vuole intervenire, ne prendiamo atto e passiamo all'esame delle risoluzioni.
Non vedo richieste, prendiamo atto della petizione e passiamo all'esame delle risoluzioni. La discussione è aperta, se qualcuno vuole intervenire, altrimenti, come detto, si prende atto e si passa all'analisi delle risoluzioni. Invito di nuovo i Consiglieri che lo vogliano, a intervenire nella discussione, consigliere Baccega ne ha facoltà.
Baccega (PA) - Credo che passare subito all'esame delle risoluzioni senza fare due riflessioni rispetto a un documento corposo presentato dal Comitato Vallée Santé sia troppo banale per questo Consiglio regionale, anche perché l'argomento è certamente all'attenzione di tutti e va valutato e approfondito in modo equilibrato, cosciente e con buon senso.
Soprattutto dopo il risultato, che politicamente non è stato così edificante rispetto alle due Commissioni congiunte, la III e la V, sono francamente stato colpito da una forte ondata di parresia; abbiamo audito fior di professionisti che ci hanno dato indicazioni attraverso le loro esperienze di progettazione di presidi ospedalieri per consentirci di avere informazioni adeguate e poter fare scelte nell'interesse della collettività e su come esprimerci sul progetto oggetto della petizione. Questo va sottolineato: nessuno dei professionisti ha avuto modo di vedere l'esecutivo del nuovo Ospedale ad est del Parini, né lo studio di compatibilità dei servizi ospedalieri con il sito archeologico elaborato e presentato nel 2018 e neppure la valutazione costi-efficacia o costi-benefici del 2020 redatta dalla CUP con la collaborazione dell'Università Bocconi, della SDA Bocconi e di una serie di validi professionisti esterni che componevano un importante e qualificato tavolo di lavoro.
Fatta questa breve premessa, vorrei iniziare questo intervento dal motivo che più volte è richiamato nei diversi interventi dai sindacati ai medici di Medicina generale, ai dirigenti medici e nei vari contesti: l'attrattività dei medici, dei dirigenti medici, degli specialisti e di tutto il personale sanitario. L'attrattività è appunto uno dei motivi più volte richiamati e cosa si chiede rispetto all'attrattività in Valle d'Aosta? Si chiede un Ospedale di buona qualità, delle opportunità di carriera dov'è necessario prevedere nel lato aziendale nuovo tutto questo in quanto ovviamente nella fase in cui abbiamo avuto il Commissario, ora diventato finalmente Direttore generale... quindi con una Direzione strategica composta in modo corretto, so che anche negli obiettivi dell'Assessore c'è quello di fare un atto aziendale nuovo.
Gli investimenti nel 2019 sono cresciuti sensibilmente, uno sforzo si è fatto, si è valutato e preso atto di beni strumentali nuovi: ecografi, la sala ibrida, i laser, insomma risorse per nuove tecnologie in ICT che si sono recuperate anche dallo Stato. Ci vuole, per essere attrattivi, un centro di ricerca e devo dire che anche in quel senso lì tutti quelli che si sono adoperati per arrivare a comporre il CMP3 e il progetto "5.000genomi@VdA" hanno fatto la loro parte e l'obiettivo è stato raggiunto perché è operativo, una straordinaria sfida che si è rivelata attrattiva. Come sapete, del personale arriva dall'estero e rientra in Valle d'Aosta perché era all'estero e questo è veramente importante. Si sono implementate le borse di studio già nel 2019, sono raddoppiate per attrarre i medici specialisti, otto borse di studio visto che la Giunta ha rifatto la delibera in quella direzione, quindi si conferma questa volontà. Si parla di compensi adeguati per essere più attrattivi e più performanti, che attraggano di più, credo che i contratti collettivi nazionali siano tutti uguali in tutta Italia.
La legge sull'attrattività tanto sudata in questo Consiglio nella passata legislatura poteva dare le prime risposte ma è stata impugnata, come sapete. Si sono messe a disposizione maggiori risorse per le RAR, incremento delle risorse per la libera professione aziendale da impiegare non solo per carenze, ma anche per il miglioramento dei servizi: 3 milioni all'anno.
Ricordo almeno tre o quattro accordi integrativi con i medici di Medicina generale per alimentare una collaborazione che è fondamentale e viene richiamata più volte anche nel progetto.
Direi che abbiamo fatto buone cose, potremmo fare anche noi come ha fatto qualche giorno fa il Trentino nel piano strategico che ha approvato il 4 maggio 2021, dove si sono inseriti i corsi di lingua inglese, con trasferte a Londra, skipass gratuiti e supporto all'acquisto della casa, ci possiamo lavorare.
Ci vogliono sicuramente maggiori risorse per il personale sanitario ospedaliero e soprattutto per il territorio, per i consultori, per il personale amministrativo, per gli infermieri, oggi è la Giornata nazionale dell'infermiere, un saluto e un grazie a tutti gli infermieri che si sono prodigati in questo periodo di pandemia, alle OSS e a tutto il resto del personale sanitario. C'è bisogno di risorse, quello che posso dire - e sono sicuro che l'Assessore confermerà - è che sono sfiniti tutti quanti, sono davvero stanchi morti. Credo quindi che a breve dovremo vedere il piano assunzioni, sono sicuro che potremo avere anche contezza di quanto la Giunta in questa direzione potrà lavorare. Io dico con grande chiarezza che il vero motore della sanità è tutto il personale, personale che deve essere soddisfatto e non sfinito com'è in questo momento.
Alla luce di quello che ho detto finora, quindi tutti gli elementi positivi che possono rendere più attrattivo lavorare in sanità in Valle d'Aosta, credo che ci sia un problema di fondo: la tremenda conflittualità che è insita in questo mondo della sanità valdostana. L'ho già detto più volte, non posso non ribadirlo: siamo arrivati a esposti, lettere anonime, fomentatori di inchieste, tranelli. Sono almeno tre o quattro anni che la sanità è aggredita in questo modo e non ditemi che esagero, credo che troppo spesso trovino ampia cassa di risonanza questi elementi di disturbo, che non fanno altro che creare un clima di forte tensione.
I vaccini sono stati oggetto di forti polemiche e inchieste, le assunzioni interinali pure, per il concorso per i chirurghi c'è stata un'altra inchiesta, il Commissario, ora Direttore generale, e tutta la Direzione strategica sono stati oggetto di attacchi inqualificabili nei venti mesi in cui io sono stato Assessore alla sanità. Ma come pensate che si possa lavorare serenamente in questo clima? Come pensate che i Dirigenti principali - non parlo degli Assessori perché noi abbiamo le spalle grosse -, che coloro che sono lì a condurre possano continuare a lavorare e a rendere attrattiva la sanità in Valle d'Aosta in questo modo? Io posso dire che queste cose che ho vissuto, soprattutto perché non ho nessuna intenzione di andare... o mire particolari, quello che mi interessa e che ci interessa è che le cose siano fatte bene e a favore della popolazione per quanto possibile.
Ritornando all'attrattività, colleghi, quindi posso dire che, se vogliamo che dal resto di Italia - perché il resto di Italia sa cosa succede in Valle d'Aosta - si possano avere delle figure professionali che si avvicinano per il bello del voler lavorare in Valle d'Aosta: per il clima, per tutto quello che c'è e per le prospettive che ci sono in questa regione, io credo sia necessario placare gli animi e andare nella direzione di guardarci tutti negli occhi e dire: "qui dobbiamo lavorare per la sanità della Valle d'Aosta".
L'ho anche detto l'anno scorso: dove sono le opportunità di lavoro per il futuro? Sono nella sanità, con i tanti concorsi che, purtroppo, si stanno facendo nel resto di Italia è chiaro che i medici di Torino, del Piemonte sono più agevolati nel predisporre e nel lavorare per i concorsi, quindi, per poter coprire il fabbisogno di medici necessari in Valle d'Aosta, bisogna dare incentivi più forti. Credo sia necessario fare tutti un passo indietro, lavorare tutti per il bene comune soprattutto in sanità.
Entrando però nel merito della relazione "Progetto Salute 2030", come ho già avuto modo di dire in Commissione, ci sono evidentemente alcune note positive e idee perseguibili e attuabili, altre sono in itinere perché sono state interrotte a causa del Covid-19, della pandemia, altre ancora non trovano nessuna concretezza per il futuro. L'incertezza del piano che abbiamo esaminato, partiamo dai finanziamenti... si esalta la possibilità di ottenere i fondi MES ma in questo momento il MES è ancora una meteora. Si richiama il decreto Rilancio Italia, risorse assegnate sempre con il criterio dello 0,21 percento, perché, com'è noto, la sanità in Valle d'Aosta è pagata dal bilancio regionale. Si suggerisce di fare l'investimento con i fondi dell'INAIL, significherebbe proprietà INAIL, dover pagare un canone di locazione per la struttura, poi dover pagare tutte le spese di ristrutturazione e di manutenzione ordinaria, è una follia questa, perché sono spese in parte corrente. Abbiamo invece a disposizione risorse già programmate: 106.700.000 euro, oltre a 15.300.000 euro del mutuo Finaosta per effetto della legge regionale n. 9/2019.
Dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, è allarmante che nelle audizioni si siano ancora chieste ulteriori valutazioni costi-benefici, credo che questo sia un modo per non decidere mai o per ritardare. Io credo che bisogna partire e proseguire subito. In effetti, nei vari interventi in Commissione che si sono succeduti tutti hanno chiesto, sindacati compresi, di fare presto.
La petizione richiama il progetto "PRO-GEN" dello Studio Quaranta del 1992, che individuava la costruzione di un nuovo Ospedale a Montfleury, è stato scartato, a Busseyaz dov'è stata insediata una struttura della Protezione civile, nell'area Cogne, l'F8, una pessima idea. Infine, si propone Saint-Christophe dietro ai magazzini della Cooperativa Fontine e bisogna però cercare di fare i conti con l'oste di solito. Che ne pensa il Comune e la comunità di Saint-Christophe? Secondo me - ma ne ho la certezza perché ho avuto modo di approfondire con parte della Giunta di Saint-Christophe -, non ci pensano nemmeno a cancellare quel polmone verde e cementarlo, ma soprattutto c'è un problema tecnico: la falda acquifera è prossima e non consente di lavorare e di scavare con tranquillità, elemento fondamentale. Non c'è quindi una location ideale. Ci sono state molte suggestioni rispetto all'eventuale nuova destinazione dell'attuale Ospedale Parini: Casa della salute o Ospedale di comunità che ci può stare, ospitare gli uffici regionali mi fa rabbrividire, ospitare le sedi di associazioni mi sembra un po' grandino, altre ed eventuali, io credo che sono tutte suggestioni che francamente non condividiamo.
Concedetemi, colleghi, questo piccolo esercizio, nel senso di fare una simulazione reale di un percorso per un'eventuale nuova collocazione dell'Ospedale: individuazione dell'area, valutazione preventiva tecnica dell'area, gara per affidamento dello studio di fattibilità, analisi costi-benefici, documento di programmazione e DDP per la progettazione con il coinvolgimento dell'USL, della Direzione medica di presidio, della Dirigenza tecnica dell'ASL, del Collegio di direzione e di tutte le componenti sociali, poi la gara per il progetto di fattibilità tecnico-economica, che è l'ex preliminare, con l'analisi delle alternative. Settimo intervento: la gara di progettazione definitiva, siccome i professionisti che abbiamo intervistato ci hanno sconsigliato l'appalto integrato perché poi è solo l'impresa lì che agisce in modo anche talvolta sconsiderato se non si trova un'impresa adeguata, e poi la gara per la progettazione esecutiva... tutti questi passaggi sono già stati fatti per il percorso del nuovo Ospedale a est del Parini, anche la selezione per la direzione lavori è già stata fatta. Ci sono gli ultimi due aspetti: la gara per l'affidamento dei lavori e la consegna del cantiere a inizio lavori. Tutto questo non potrà durare meno di tre anni, noi in tre o quattro anni possiamo avere l'Ospedale nuovo realizzato, questo lo ha sottolineato l'architetto Felli nei suoi approfondimenti. A questo inevitabilmente dovremo aggiungere, qualora si decidesse di cambiare idea, il pagamento del 10 percento della progettazione esecutiva attuale e ovviamente prepararci all'inevitabile contenzioso che ne deriverebbe da questa scelta.
La petizione "Progetto Sanità 2030" dice anche cose condivisibili, come ho detto, da attuare, molte delle quali sono in itinere anche se sono state avviate e che il Covid a marzo 2020 ha interrotto. Dichiarazioni di principio sicuramente pertinenti: il paziente al centro dell'azione, la maggiore umanizzazione, la continuità territoriale, il potenziamento della sanità sul territorio, la telemedicina. Se andiamo a ritroso con attenzione, molte di queste buone intenzioni sono nei programmi di governo dei sei Presidenti della Giunta che si sono succeduti negli ultimi sette anni, dei sette Assessori alla sanità, ma anche dei sette Direttori generali o Commissari dell'USL in un andirivieni che francamente ci mette in difficoltà.
Molto bene quindi il potenziamento del territorio, abbiamo inaugurato le gestioni USL della micro di Perloz, avete avviato Variney con diciotto mesi di ritardo rispetto alla proposta che fu fatta nel 2019, non è colpa vostra ma è colpa di quell'altra legislatura. Morgex è pronta da dicembre come programmato, mi auguro che quanto prima si possa inaugurare. Si tratta di individuare una struttura in media valle, magari un Ospedale di territorio in quel di Châtillon, ci sono spazi di proprietà della Regione in quel Comune che sono davvero interessanti all'uopo, li abbiamo visitati l'anno passato. Bene integrare i servizi socio-sanitari territoriali con il rafforzamento dell'assistenza domiciliare e predisporre un nuovo modello di welfare, l'Assessore ha già detto che è negli obiettivi di governo, ma siamo coscienti o no che abbiamo sul territorio della nostra regione un numero di poliambulatori e consultatori che fanno davvero un gran bel lavoro. Bene ovviamente il proseguimento del piano della salute e del benessere sociale avviato anche quello nel 2019 e che l'Assessorato sta aggiornando in conseguenza della pandemia, l'abbiamo sottolineato anche nella mozione il mese scorso. Bene la riduzione delle liste di attesa, bene il coinvolgimento dei medici di Medicina generale e dei pediatri di libera scelta, se lo vorranno e come lo vorranno. Bene potenziare ulteriormente la struttura di epidemiologia. Ovviamente, lo abbiamo già detto, bene rifare l'atto aziendale. Qualcuno però - e questo è il tema forte - si è preso la briga di quantificare economicamente tutto questo? Io non ho visto nel piano presentato un'ipotesi di budget che possa dire: questo si può fare e questo non si può fare. Prima di tutto il budget sugli investimenti, non sullo storico, magari incrementato di qualche milione, ma soprattutto sulla base di quanto chiederà la nuova sanità. Successivamente il budget per il personale, perché il personale è sfinito, il personale non ne può più, c'è bisogno di ricambio, il personale tra qualche mese chiederà di andare in ferie e saremo in difficoltà. Tutta questa pianificazione prevede ingenti investimenti in strutture, beni strumentali e soprattutto di personale medico, infermieristico e di supporto sanitario al fine di mantenere gli ambulatori di comunità e di poter continuare ad avere i centri traumatologici nelle località turistiche perché mai come ora la scelta della località per le vacanze deve garantire la giusta assistenza ai turisti come si è fatto con fatica nell'estate 2020 dopo aver passato la prima fase della pandemia. Per parlare di budget, vorrei anche evidenziare al Consiglio regionale della Valle d'Aosta che il bilancio dei nostri vicini, del Piemonte, il bilancio totale è di 13 miliardi e 500 milioni, il bilancio della sanità del Piemonte è di 9 miliardi, ovvero il 74 percento di tutto il bilancio. Inoltre, non so se avete letto, l'USL Torino 4 vicino a noi ha un bilancio in rosso di 24 milioni di euro. Bisogna fare dei ragionamenti su queste cifre.
In conclusione, venendo al nuovo Ospedale, sulla base delle importanti e qualificate audizioni cui abbiamo assistito, richiamata e approfondita la valutazione dei costi e benefici elaborata dai tecnici con la collaborazione della SDA Bocconi, stabilito che si è trovato l'accordo tra la Sovraintendenza - è ancora un accordo verbale e non sottoscritto ma invitiamo l'Assessore a farsi carico affinché questo accordo si concretizzi in tempi ragionevoli -, ritenuto che è condivisibile posizionare il nuovo Ospedale nell'ambito del contesto urbano e a tal proposito voglio richiamare un esempio eclatante vicino a noi: l'Ospedale di Biella, che trenta anni fa progettò lo spostamento tra Ponderano e Gaglianico, dove quindici anni dopo è stato posizionato e ha lasciato nel centro della città di Biella intanto quel pachiderma ancora inutilizzato, fatto chiudere commerci e pubblici esercizi, un edificio che è stato oggetto di inserimenti, di personaggi strani che si sono infilati e quindi ha dovuto mantenere - parlo dell'edificio vecchio - un controllo su quella struttura e che non riescono in qualche modo a definire come gestire. Era stato messo in vendita a 22 milioni, poi è stato rimesso in vendita a 12 milioni, adesso la vendita è proposta a 6 milioni, ma nessuno lo vuole.
Condividiamo quindi sulla necessità di costruire il nuovo Ospedale e che il nuovo Ospedale si è confermato debba essere realizzato nell'area a est del Parini, in sintonia con la possibilità di consentire la realizzazione di una struttura che permetta di rendere visitabili i reperti rinvenuti nell'area e riteniamo noi, come tanti altri che sono stati auditi, si debba fare il più in fretta possibile, quindi approvare al più presto il PEA POST della SIV per dare il via agli interventi della fase 3, quindi la revisione dell'esecutivo approvato e la gara per l'affidamento dei lavori e inizio lavori, e in contemporanea iniziare il confronto per la progettazione delle fasi 4 e 5.
Ultima suggestione e poi mi taccio: l'ingegner Inzani ci ha detto, pur non conoscendo il progetto, che il cantiere di Viale Ginevra non è proprio dentro l'Ospedale perché siamo fuori, evidentemente quell'opera non interferisce con l'attività ospedaliera.
Cito anche altri Ospedali che hanno avuto una riconversione in ambito urbano: il Sant'Orsola di Bologna, ci hanno detto così a Sassari, così a Cremona, così a Pordenone.
Sulla base di queste considerazioni, quindi credo che si debba fare tutto il possibile per agire al più presto e andare nella direzione di appaltare i lavori e dare il via ai lavori per il nuovo Ospedale nell'area a est del Parini.
Presidente - Si è prenotata la consigliera Spelgatti, ne ha facoltà.
Spelgatti (LEGA VDA) - Io parto con un sentito ringraziamento nei confronti dei promotori di questa petizione perché hanno svolto un lavoro molto importante e soprattutto perché hanno permesso anche a noi di entrare molto più a conoscenza di un tema che comunque non conoscevamo a sufficienza, parlo di noi come Lega, e questo perché? Perché, anche quando siamo stati al Governo, per i cinque mesi in cui siamo stati al Governo, comunque l'Assessorato della sanità, c'era la collega Certan, quindi Alpe, sostanzialmente noi abbiamo valutato il discorso del progetto dell'Ospedale Parini, abbiamo visto tutto quello che ci veniva esposto, il progetto di per sé come veniva esposto sembrava un bel progetto, sapevamo dei pro e dei contro, avevamo sentito anche molte voci dissonanti, però non avevamo in mano in realtà degli elementi. Quello che avevamo tentato semplicemente di fare era, a fronte di tutti i dubbi che ci venivano ventilati, ma di cui noi non avevamo in realtà della contezza, appunto pensare di incaricare lo studio Bocconi per fare un raffronto tra tutte le varie possibilità, quindi analisi costi-benefici, mettendo però come focus anche quello della progettazione eventualmente di un nuovo Ospedale da un'altra parte per mettere sul piatto della bilancia tutto quanto. Ovviamente, appena siamo caduti, il tutto è stato trasformato in maniera tale che la Bocconi l'ipotesi del nuovo Ospedale non la valutasse più, quindi non serviva a niente tutto quello che era stato fatto, perché tutta quest'analisi costi-benefici era proprio volta a mettere sul piatto della bilancia in maniera scientifica i pro e i contro delle varie soluzioni. Tolta l'ipotesi nuovo Ospedale, a che cos'è servita questa cosa? A niente, soltanto chiaramente a fare fuffa rispetto a quello che era stato il nostro tentativo di avere una spiegazione tecnica e scientifica delle cose.
Cos'è successo però grazie a questa petizione che è stata proposta? Che tutti quanti abbiamo avuto modo davvero di cominciare ad analizzare e a studiare approfonditamente il tema su cui avevamo una visione molto laica della cosa, su cui non avevamo una posizione chiara e precisa e abbiamo cominciato a studiare e a cercare di capire veramente quali fossero eventualmente le problematiche e che cosa si doveva fare. Nello studiare tutto quanto di problemi ne sono venuti fuori davvero una quantità infinita sotto moltissimi punti di vista che poi probabilmente oggi avremo modo di iniziare a elencare.
Che cosa poi è stato fatto? Oltre ad avere sentito in audizione tutti i soggetti coinvolti in questa petizione che sono assolutamente competenti, tra l'altro, con degli orientamenti politici più disparati, noi della Lega abbiamo chiesto l'audizione di alcuni progettisti di ospedali, dei più grossi ospedali innovativi, i più nuovi in Italia e in Europa, senza né averli sentiti, senza né averli contattati. Abbiamo chiesto ai promotori della petizione un elenco di professionisti su tutti gli ospedali di ultima generazione tanto da poterli audire per sentire un attimino quali sono i criteri di costruzione dei nuovi ospedali e soprattutto se è successo qualcosa dopo il Covid, cioè se dopo il Covid hanno dovuto modificare qualche cosa. Quello che è venuto fuori è stato estremamente importante. Teniamo presente che i dubbi che avevamo noi all'inizio quando siamo andati al Governo nascevano con un punto interrogativo, dicevamo: "comunque questo è un progetto del 2010, in ogni caso sono passati tanti anni, la sanità corre in fretta, siamo proprio sicuri che sia ancora aggiornato rispetto alle esigenze odierne? Perché comunque sia, se sicuramente sarà stato un ottimo progetto nel 2010, questo noi non siamo in grado di valutarlo, però il tempo che scorre crea comunque dei dubbi rispetto al fatto che il progetto sia ancora al passo con i tempi". Nel frattempo c'è stata soltanto una pandemia e questo ha cambiato qualcosa. Allora noi abbiamo chiesto l'audizione di questi progettisti, tra l'altro, andando a vedere anche gli ospedali costruiti, capendo che comunque è cambiato il mondo rispetto a quello che noi conosciamo, che adesso tutti questi ospedali sono costruiti in maniera molto più lineare, sono costruiti in mezzo al verde, sono costruiti con il verde anche eventualmente all'interno, ma soprattutto sono costruiti con tutte delle ottiche completamente differenti sia sulla verticalità che sull'orizzontalità, sulla modularità e sull'interscambiabilità dei locali anche all'interno, quindi ci sono delle concezioni molto nuove.
Detto questo, però abbiamo iniziato a sentire un professionista, preso, ripeto, a caso dall'elenco, anche perché se n'è occupata la Presidenza della Commissione di contattarli per farli venire. I focus erano due: quali sono i criteri di costruzione dei nuovi ospedali ma più che altro, a seguito della pandemia, è cambiato qualcosa sì o no? Cioè anche voi che costruite così tanti ospedali in giro per l'Italia e per l'Europa, dopo la pandemia avete dovuto modificare qualcosa sui progetti? La risposta è stata non solo sì, ma ci hanno fatto un elenco enorme di problemi che hanno avuto a seguito della pandemia, che cosa ha insegnato la pandemia e come i progetti in fase di progettazione si sono dovuti modificare completamente e i progetti in fase di costruzione e di esecuzione si sono dovuti fermare per apportare delle modifiche con tutti i problemi che ci sono. Questo a seguito della pandemia. Questo per portare poi il ragionamento a dire: bene, e adesso sentiamo invece il progettista dell'Ospedale di Aosta, cosa ci dice? Dopo la pandemia è cambiato qualche cosa? E quindi avete riaggiornato tutto il progetto? Perché ci raccontano tutti questi progettisti che ovunque in giro per l'Italia e per l'Europa è stato un macello dopo il Covid, perché ti dicono che bisogna modificare non tanto, tantissimo, perché bisogna ripensare già solo a tutti gli impianti, poi ti dicono che bisogna cambiare tutti gli spazi interni, tutti i percorsi, che bisogna pensare ad aree, ad esempio, di diagnostica completamente separate per la parte Covid e non Covid, bisogna avere delle sale per le emergenze e le urgenze che possono prevedere che, nel momento in cui ci sono delle ondate con tanti pazienti, devono essere convertite, ci vuole il fatto che devono essere convertite le sale nel giro di pochissimo e anche la parte più ambulatoriale... cioè la parte di sale operatorie deve essere comunque convertita anche per prendere dei pazienti nei momenti in cui arrivano in ondate. Tutta la parte degli impianti deve essere completamente rimodificata e ripensata perché ci vuole l'ossigeno che arrivi ovunque. Hanno detto - e vedremo esattamente quello che raccontano - che è cambiato tutto, quindi bisogna ripensare tutto. Quando ho fatto la domanda al progettista dell'Ospedale, che, bontà sua, chiaramente non ha responsabilità, ha vinto una gara, ha fatto il suo progetto nel 2010 ed è ancora chiaramente lì... però non c'è stata onestà intellettuale nella risposta, perché, quando gli è stato chiesto: "ci è stato detto che dopo il Covid è cambiato tutto, bisogna comunque ripensare a tutto", la risposta è stata: "ah beh, ma noi abbiamo già progettato - sottolineo nel 2010 - un Ospedale per il 2050". Allora io sono rimasta bloccata da questa risposta e la cosa più triste è stata vedere la ola che è stata fatta dai Consiglieri di maggioranza in aula contentissimi della risposta, e ho sentito qualcuno dire: "bella risposta", cioè come se scelte di questo tipo si potessero fare in questa maniera... bella risposta? Ma io voglio sapere tecnicamente come adattate l'Ospedale di Aosta dopo il Covid, non "ah, era già tutto pensato", poi andiamo a vedere: "sì, era già tutto di ultima generazione perché ci sono i percorsi del pubblico rispetto alle merci che sono già diversi e poi è tutto di ultima generazione perché ci sono i pannelli e anche la parte delle caldaie". Io ho chiesto che cos'è stato fatto per il Covid, ripeto, ma non perché ci siano delle preclusioni nei confronti di un progetto rispetto a un altro, ma perché il Covid ha cambiato tutto. Poi a fronte di questo chiaramente io ho incalzato perché ho detto: ma allora racconti un attimo meglio perché ci è stato detto questo e quest'altro, "ma allora si può pensare a una cosa: che siccome tanto quello diventa Ospedale per acuti, dell'Ospedale Parini non sappiamo assolutamente ancora che cosa fare, del materno infantile non sappiamo ancora che cosa fare, di conseguenza l'Ospedale Covid si potrebbe fare al Parini". Questo quindi significa che i tempi di costruzione hanno detto tutti che per un Ospedale nuovo mediamente sono tre anni, che lo facciamo lì o che lo facciamo da un'altra parte per la costruzione dovrebbero essere tre anni, tenendo presente che si dice che i tre anni in centro città e dov'è localizzata l'area nuova poi diventano chiaramente più lunghi e fuori sarebbero un po' più veloci rispetto al resto... ma comunque sia sono tre anni e quindi questo cosa vuol dire? Che la parte Covid quando iniziamo a costruirla? Nel Parini non sappiamo ancora cosa ci facciamo, non c'è ancora un'idea di niente, si potrebbe fare la parte Covid, quindi campa cavallo che l'erba cresce e magari tra dieci anni inizieremo a preoccuparci dell'area Covid. Caspita!
Dopodiché altri dubbi ci vengono perché la domanda che ci siamo posti è: vogliamo sapere che cosa dicono gli operatori che lavorano in un Ospedale perché in fin dei conti io nella vita faccio l'avvocato, adesso sono prestata alla politica ma faccio l'avvocato, ognuno di noi fa altro, quello che conta poi è sapere chi lavora sul campo nelle cose, perché sono loro che poi ti possono dare le informazioni e ti dicono come stanno le cose, quindi convochiamo i sindacati. Risata generale di tutta quanta la maggioranza: "i sindacati a cosa servono?". Insomma, sono i rappresentanti di tutte le persone che sostanzialmente lavorano lì ed è venuta fuori una cosa molto importante. Tutti i sindacati, a esclusione del SAV, strano, chissà come mai... tutti hanno detto che vorrebbero un nuovo Ospedale. Attenzione, non giochiamo sui termini, perché adesso sento giocare sui termini, quando si parla di nuovo Ospedale, si parla di nuovo Ospedale e tutti intendono un Ospedale localizzato da un'altra parte, perché si fa la distinzione fra ampliamento dell'Ospedale e nuovo Ospedale, tutti hanno detto: "siamo per l'ampliamento". Tra l'altro, anche un collega che fa parte di un gruppo di maggioranza che adesso non è più qui, mi riferisco all'ex collega Peinetti, comunque ha detto: "approvo le conclusioni presentate", in più ha detto: "attenzione che però comunque sia dobbiamo trovare una soluzione-ponte", perché che l'Ospedale si faccia come ampliamento o che si faccia come nuovo Ospedale, in ogni caso i tempi sono lunghi, bisogna adottare delle soluzioni-ponte nel frattempo, perché bisogna trovare comunque dei prefabbricati o quant'altro per trovare delle soluzioni per liberare il Parini e permettere comunque nel frattempo di andare avanti con i lavori.
Partiamo quindi da questo punto di vista. La Lega non è che ha mai avuto una posizione "sì per l'ampliamento", "no per l'ampliamento", "l'Ospedale lo facciamo da una parte o lo facciamo dall'altra", perché potevamo avere dei dubbi, ma non è che si fa politica e si prendono delle scelte che condizionano e che condizioneranno la sanità per i prossimi cinquanta anni e il volto della città di Aosta per sempre, soprattutto con dei lavori che saranno eterni, non è che puoi prendere delle decisioni: "mi piacerebbe di più in centro", "no, mi piacerebbe di più fuori". Non si ragiona chiaramente in questa maniera, bisogna studiare le cose.
Altra questione: nel momento in cui iniziamo a studiare le cose, il problema è capire: ma che cosa ci vogliamo fare? Si vuole fare lì l'ampliamento, va bene, ma abbiamo pensato alla sanità complessivamente? Cioè siamo sempre alla solita storia che prima si fa il contenitore e non si pensa a che cosa ci si mette dentro? Perché noi ancora qua non abbiamo capito che cosa volete fare della sanità valdostana e soprattutto il problema è che non lo sapete, non lo sapete perché io credo che a un Consiglio sì e un Consiglio pure sono state fatte sostanzialmente da tempo, da quando siamo arrivati qua e già partendo dalla legislatura precedente, delle domande sempre ben specifiche per arrivare a capire in quale direzione si vuole andare, perché nella nostra idea, che parte sempre da un'idea più scientifica delle cose, si parte dal presupposto che bisogna prima studiare, bisogna prima capire. Bene, questo è lo stato dell'arte delle cose, chiamiamo magari qualcuno di capace, infatti quello che volevamo fare nei venti giorni che abbiamo avuto in mano l'Assessorato della sanità, man mano che prendevamo i "pezzi" e io raccoglievo le deleghe come Presidente, era proprio andare in quella direzione, cioè ci sono società che si occupano specificatamente di ristrutturazione di aziende sanitarie e devono arrivare... occorre mettersi lì e dire: "facci la fotografia dello stato dell'arte, diteci conti alla mano dove dobbiamo implementare, cosa dobbiamo tagliare perché non è più sostenibile, su cosa bisogna fare degli accordi con altri ospedali", possibilmente con il Piemonte perché sono confinanti, perché magari ci sono dei reparti che non hanno più ragione di essere perché non riusciamo a sostenerli dato che non abbiamo i numeri per poterli sostenere e magari per quelli si possono fare degli accordi con il Piemonte e viceversa, far mandare qua dei pazienti in maniera tale che ci siano delle specializzazioni e trovare delle sinergie. È chiaro che sappiamo benissimo che avete difficoltà perché questa è un'idea che c'è sempre stata ma politicamente è sempre stato difficile raggiungere degli accordi con il Piemonte, è chiaro che adesso per noi sarebbe più facile, per voi molto più difficile, ma comunque sia noi una mano politicamente parlando per queste cose la diamo tranquillamente ugualmente, perché per forza di cose non si sta a guardare il tornaconto personale ma una mano la si dà nel momento in cui si volesse fare questo, ma è chiaro che bisogna sapere però dove si deve andare. Quando anche si chiedeva: "va bene, che cosa volete fare del Parini?", "non si sa ancora, non c'è ancora l'idea, non è stato ancora deciso cosa".
Come dice l'architetto, quindi ci si fa l'Ospedale Covid lì e quindi aspettiamo tre anni... anzi, aspettiamo una vita per poter avere l'Ospedale nuovo, dopodiché si inizieranno i lavori, la progettazione e tutto quanto sul Parini per sapere che cosa fare dell'Ospedale Covid. E del Beauregard che ne facciamo? E dell'ex Maternità che cosa ne facciamo? E continuiamo a pagare la clinica di Saint-Pierre e noi la riabilitazione non la faremo mai?
Fra tutte le altre cose che sono venute fuori ho posto una domanda a tutti i sindacati e anche al progettista stesso dell'Ospedale: visto e considerato che dopo il Covid le regole che arrivano e quello che arriva dal Recovery Plan e da tutte le indicazioni che arrivano dall'Europa e dall'Italia vanno in questa direzione: 1) bisogna andare assolutamente sulla medicina domiciliare, quindi le cure devono essere fatte a casa, quindi bisogna implementare tantissimo quello, perfetto; dopodiché, fatto questo, bisogna costruire le Case della salute - Case della salute che, per quanto riguarda la Valle d'Aosta, sarebbero cinque perché vanno in base alla popolazione -; dopodiché ci vanno gli Ospedali di comunità e quindi questi Ospedali di comunità per la popolazione della Valle d'Aosta dovrebbero essere uno e mezzo, quindi uno, e poi l'Ospedale per acuti, che sarebbe esattamente quello che è l'ampliamento dell'Ospedale Parini, ma noi, attenzione, dobbiamo costruire anche tutto il resto, non è che dobbiamo costruire solo l'Ospedale per acuti, dobbiamo pensare anche all'Ospedale di comunità. Allora ho detto: nel momento in cui sappiamo che ci sono tante criticità che non abbiamo ancora iniziato a elencare, tra l'altro, il tema è lungo ma avremo modo di parlarne per capire quali sono poi le criticità nella costruzione su cui comunque bisogna ragionare o comunque del progetto che abbiamo adesso perché che si faccia lì o che si faccia da un'altra parte bisogna risolvere delle problematiche, volendo il Parini lo potremmo riconvertire come Ospedale di comunità? Significa quindi che sempre Ospedale rimane, però è un Ospedale a bassa intensità. Tutti mi hanno detto di sì, compreso il progettista dell'Ospedale di Aosta, che mi ha detto: "ma tanto comunque sia l'Ospedale Parini in ogni caso è previsto anche adesso, anche se non si è ancora deciso cosa fare... comunque è in ogni caso un Ospedale delle dodici ore, perché, per quanti soldi noi investiamo, per quanto lo rifacciamo, per quanto progettiamo, in ogni caso non avrà mai i livelli di efficienza di un Ospedale nuovo, anche efficienza energetica e tutto quanto, di conseguenza quello deve diventare l'Ospedale delle dodici ore". Allora la domanda che ho posto è: "quindi potremmo anche davvero pensare di convertirlo in Ospedale di comunità secondo quello che ci viene richiesto dall'Europa", poi teniamo presente che ci sono anche tutti i fondi e tutto quanto, quindi anche il tema economico è tutto un altro tema da aprire perché ci sono moltissime soluzioni a cui si può pensare, comunque teniamo presente che noi dobbiamo trovare i soldi per due ospedali: l'Ospedale per acuti e l'Ospedale per comunità, quindi in ogni caso il tema rimane lo stesso e lui mi ha detto di sì, l'architetto Telli mi ha detto: "assolutamente sì". In ogni caso quindi non si stravolgerebbe... i parcheggi sono serviti lo stesso, ci sarebbero mille cose che si possono fare.
Andiamo soltanto un attimino a vedere iniziando un'elencazione veloce, non ho moltissimo tempo ma soltanto al volo alcune parti di relazioni, anche se le relazioni sarebbero da leggere tutte, perché sono molto importanti ma alcuni pezzettini velocissimi. Inzani dice: "come si costruiscono adesso gli ospedali, li abbiamo chiamati ospedali scorrevoli perché, avendo delle torri di degenza, si decide in base alla magnitudo dell'evento pandemico, di utilizzare solo una torre, piuttosto che due torri o, eccessivamente parlando, anche tutte e tre le torri, quindi abbiamo dovuto sdoppiare i percorsi. Questo ovviamente a sfavore dei servizi che si trovano al piano basso perché questo nuovo percorso dedicato al Covid chiaramente non interferisce con i percorsi orizzontali delle attività ordinarie che si sviluppano dal piano terreno in avanti - questo perché stava raccontando tutto quello che hanno dovuto rifare in tutti i progetti che stanno facendo dopo il Covid - se vogliamo, quindi è stato piuttosto doloroso adattare l'Ospedale a un evento pandemico, che chiaramente non si era più preso in considerazione dal periodo dell'AIDS - perché l'ha vissuto evidentemente - quando si era deciso di fare dei padiglioni dedicati agli infettivi, oggi l'attività infettivologica risiede dentro l'ospedale, quindi non è più solo un reparto, ma è un reparto, che, come dicevo, in maniera scorrevole si deve poter ampliare a sfavore di altri reparti, ma con dei servizi dedicati". Poi va avanti e ci sarebbe da leggere tutto ma... "questo tipo di problema, chiudendo il discorso del Parco della salute di Torino, ve lo voglio un attimo lanciare su altri grandi Ospedali che stiamo eseguendo: il primo è il Policlinico Mangiagalli di Milano, dove noi, purtroppo, siamo già in cantiere e quindi stiamo adattando il progetto con un cantiere in corso, pertanto vi lascio immaginare con un'impresa che sta lavorando e che chiaramente non vede l'ora di esporre le proprie riserve chiedendo extra corsi per il rallentamento del cantiere".
Perché leggo questo pezzo? Perché tutti quanti a dire: "abbiamo dovuto cambiare tutto", "sul Mangiagalli abbiamo un cantiere in corso, quindi sarà un macello perché la società chiederà poi un sacco di danni", eppure si fermano e modificano tutto, però, quando io ho chiesto al nostro progettista, visto e considerato che è ancora tutto modificabile visto che è sulla carta, per il nostro ampliamento cosa abbiamo fatto?, "eh, ma noi nel 2010 abbiamo già pensato all'Ospedale 2050, è tutto a posto". Io mi spavento perché qua stiamo parlando della pelle dei Valdostani, stiamo decidendo il volto della sanità per i prossimi cinquanta anni, perché poi non si torna indietro, e la cosa mi preoccupa un attimino.
Poi leggo altri pezzi: "l'Ospedale insiste su un tessuto urbano", raccontando sempre del Mangiagalli e delle problematiche diceva che lì il problema era come per l'ampliamento ci si trova su un'area ristretta di costruzione, quindi non ci si può allargare e diceva: "questo per dire cosa? Se l'Ospedale nasce stretto, come nel caso dell'ampliamento, è complicato trasformarlo, soprattutto nell'ottica che poi arriveranno anche nuove esigenze e, per tornare al Parco della salute di Torino, noi adesso stiamo, per esempio, inserendo la teranostica. La teranostica è un'attività diagnostico-terapeutica, come dice la parola, che oggi in Italia sostanzialmente non si fa, che porta dei posti di degenza all'interno della medicina nucleare e della radioterapia. Stiamo inserendo le tecnologie per cura oncologica. Tutte queste attività che oggi non ci sono ma che domani... e domani non è tra trenta anni, il domani è vicino in medicina, necessiteremo di spazi e quindi il grande dolore che io vi auguro di non dover affrontare è di avere un Ospedale che nasce già stretto stretto - e caspita - perché poi inserire nuove attività significa poi andare a sacrificarne altre, ma, siccome tutte le attività di cura, sono di pari dignità, bisognerà cercare di avere un orizzonte molto lungimirante. Devo dire che non capita spesso in attività di programmazione, si è certi di fare, concludo con il concetto, con il ricordare che esistono anche le scienze omiche, che sono tutte quelle delle cure personalizzate che di nuovo sono spazi. La farmacia, che di solito noi andiamo a mettere in cantina per usare un'immagine un po' colorita, chiaramente dovrà cambiare necessariamente la propria fisionomia organizzativa a livello di metri quadri dedicati perché le scienze omiche poi vengono fatte in farmacia e tutto il farmaco personalizzato in base allo studio del DNA chiaramente necessita di spazi".
Questi che stanno costruendo in Francia, in Svizzera, ma soprattutto in tutte le regioni di fianco a noi, stanno costruendo questo. Noi abbiamo un progetto del 2010, è questo che mi preoccupa, io non dico che il progetto fosse sbagliato o fosse fatto male, ma dico che nel frattempo sono passati dodici anni, ma non basta dire che sono passati dodici anni, perché in medicina vuol dire che sono passati anni luce e quindi va riaggiornato e soprattutto pensiamo al discorso pandemia.
Sentiamo che cosa ci dice invece De Pineda, questo spagnolo che sta costruendo Garbagnate e quant'altro, su come devono essere costruiti gli ospedali soprattutto dopo la pandemia: "la flessibilità sta nella struttura, deve avere una struttura che permette dove qui si fa una degenza che si possa fare una sala di operazione. Questo è interessante. Il Covid ci ha dimostrato una sala di operazione che è stata trasformata in unità di terapia intensiva o un Ospedale di giorno che è stato come un'area intensiva. Pensiamo che abbiamo fatto un'esperienza molto positiva dal punto di vista architettonico, per fare una forma molto seriata - parlava in italiano ma, essendo spagnolo, anche la trascrizione è un po' così... - che ha permesso di utilizzare le differenti forme di ospedale quasi in una settimana. In una settimana ha avuto un cambio molto interessante", poi ha detto che hanno fatto delle pubblicazioni proprio su queste trasformazioni.
Un altro professionista sentito ha parlato degli impianti e ha detto: "dopo il Covid abbiamo visto che se avessimo progettato gli impianti in maniera diversa, forse sarebbe stato più facile e più veloce fare queste trasformazioni - perché ti dice che adesso bisogna ripensare a tutti gli impianti - non parlo solo degli impianti di condizionamento, ma anche della parte dei gas medicali per esempio, la necessità che si è avuta di ossigeno e tutti gli interventi che sono stati fatti sugli impianti di gas medicali, quindi nel pensare a un nuovo Ospedale bisogna cambiare l'approccio della progettazione anche per quanto riguarda gli impianti. Gli spazi sono diversi, la gestione degli spazi sarà diversa, i materiali saranno diversi. Per fortuna, la tecnologia ci sta mettendo a disposizione materiali innovativi che possono essere più facilmente utilizzati e che più facilmente possono evitare la propagazione di tutta una serie di infezioni, ma anche la gestione degli impianti, quindi la necessità di avere più aria, la necessità di avere pressioni invertibili".
Ci sarebbe tantissimo da leggere però vado avanti e leggo un altro pezzo: "io per rispondere partirei da quello che ci ha insegnato questa pandemia. Noi abbiamo visto che gli ospedali sono diventati dei focolai di contagio proprio per l'incapacità delle strutture di riuscire a separare soggetti infetti da soggetti a rischio. Un'altra lezione che abbiamo imparato è che l'Ospedale per acuti non è disegnato per gestire all'improvviso un flusso di pazienti con un'unica patologia. I reparti di terapia intensiva e sub-intensiva sono diventati dei colli di bottiglia sia per la parte impiantistica ma in particolar modo per i sistemi, come accennavo prima, dei gas medicali. La stessa climatizzazione, laddove era presente il ricircolo, ha dimostrato che in questi casi potrebbe aumentare le possibilità di contagio. Allora la risposta che deve dare il nuovo Ospedale è una risposta - ovviamente questi parlavano in generale perché non hanno la più pallida idea di che cosa stiamo facendo ad Aosta, perché non era questo il punto, non è che si chiedeva di fare un confronto - alla lezione che abbiamo imparato - il problema è: ma noi l'abbiamo imparata qua in Valle d'Aosta sì o no? - i flussi quindi devono essere pensati già per riuscire a immaginare una loro futura ripartizione e una miglior distribuzione affinché persone infette non vengano a contatto con persone contagiate, quindi separare, nel caso di una futura emergenza, una zona dell'Ospedale rispetto a tutto il resto. Riuscire a isolare una zona dell'Ospedale, riuscire a trasformare reparti tradizionali che possono funzionare normalmente come degenze in reparti che, girando un interruttore, possono essere trasformati in terapie almeno sub-intensive e intervenire, come ho detto, su impianti di condizionamento più nuovi pensati in un uso dell'aria ma anche con superfici radianti. Una loro parzializzazione in modo tale che si possa evitare la contaminazione incrociata e soprattutto nuovi aspetti impiantistici che seguono nuove metodologie, nuove procedure di cura che sono legate alle tecnologie digitali, alla telemedicina, quindi un Ospedale che dal di dentro riesca a curare anche fuori attraverso tecnologie che sono attualmente disponibili - questa è una parte importantissima - e che dovrebbero essere potenziate". In uno degli ospedali dell'architetto De Pineda, uno degli ultimi ospedali, c'è proprio una control room che è destinata alla telemedicina e attraverso questa control room venivano curati i pazienti affetti da diverse patologie e soprattutto dal Covid, venivano curati a casa senza necessità di portarli all'interno dell'Ospedale. Questo è fondamentale. Allora la tecnologia sta andando avanti in una maniera incredibile, tutti questi sono avanti anni luce. Io leggo soltanto poi la risposta del nostro progettista, gli avevo detto: e noi invece che cosa stiamo facendo qua sull'ampliamento? Che cosa avete pensato?, "abbiamo già progettato l'Ospedale 2050". Gli impianti sono moderni?, "già nel progetto era previsto quello che si prevede ora negli ospedali moderni, forse anche qualcosa di più, i panelli radianti a soffitto, l'utilizzo di centrali che sono evolute. Ovviamente anche con la possibilità nello sviluppo del progetto esecutivo di rivederlo rispetto alle ultime tecnologie, ma gli spazi, le dimensioni, le modalità di distribuzione degli impianti già prevedevano tutte queste cose", ma veramente noi pensiamo di andare avanti con un progetto esecutivo così tout court?
Ripeto: noi della Lega non avevamo nessun tipo di pregiudizio, tanto che quello che avevamo fatto era dire soltanto all'epoca: visto e considerato che è passato così tanto tempo, facciamo comunque un punto della situazione e ragioniamo un attimino, facciamo un confronto con lo studio della Bocconi anche sull'ipotesi del nuovo Ospedale, ma non perché fossimo particolarmente accalorati su questo argomento, perché comunque sia quello che ci veniva rappresentato, non avendo le conoscenze sul tema, ci sembrava abbastanza chiaro, ci sembrava abbastanza logico, abbastanza ben fatto, però qualche dubbio ce lo avevamo. A fronte di tutto questo, sul serio vogliamo andare avanti così? Soltanto perché è stato fatto questo? Ripeto: tra l'altro, l'Ospedale Parini lo si può riconvertire, rimane sempre Ospedale, sempre Ospedale rimane, tanto comunque lo dobbiamo fare l'Ospedale di comunità. Il tema: dove facciamo poi l'Ospedale di comunità? Quello ce lo dobbiamo porre lo stesso, ci possiamo ragionare su questo.
Poi, attenzione, quello che mi ha preoccupato tantissimo è che il nostro progettista è caduto in tantissime contraddizioni, perché quando ho cominciato a chiedere... allora quest'Ospedale è già tutto a posto, non bisogna far niente per il Covid, okay. E la parte Covid dove la mettiamo? Mi dice: "visto che è tutto da pensare, pensiamo sulla parte che ristruttureremo sul Parini". Al di là del fatto che mi metto le mani nei capelli perché questo vuol dire che noi prima costruiamo tutto l'ampliamento, immaginate quanti anni ci vorranno, teniamo presente che sotto viale Ginevra abbiamo già sentito gli archeologi che ci hanno già detto che, quando arriveranno lì sotto, troveranno degli altri reperti, quindi si fermerà di nuovo tutto. Noi avremo un cantiere a cielo aperto in pieno centro città per una quantità infinita di anni. Poi, quando finalmente, dopo tutta questa quantità infinita di anni in pieno centro città ci troveremo ad aver costruito l'ala nuova, partiremo, perché nel frattempo avrete anche pensato che cosa volete fare del vecchio Parini, allora inizieremo a mettere a posto l'area Covid, perché ha detto che può essere l'Ospedale Parini l'area Covid, pertanto magari tra dieci anni inizieremo ad avere un'area Covid anche noi, quindi i pazienti Covid li metteremo lì, perfetto. Allora se lì ci facciamo l'area Covid, tutti i reparti e tutti gli ambulatori e tutto quello che rimane fuori dall'Ospedale per acuti dove lo mettiamo? Non si sa. Noi andiamo avanti a spendere tutti i soldi che abbiamo per andare avanti con questo ampliamento, ma non risolviamo i problemi della sanità complessivamente e non abbiamo neanche pensato e non sappiamo cosa faremo del Beauregard, cosa faremo della Maternità, dove vanno a finire tutti i reparti e soprattutto non abbiamo ancora prima pensato, al di là dei locali, delle strutture e dei muri, che cosa vogliamo fare e di che cosa abbiamo bisogno? Prima dovevamo pensare e dire: bene, la sanità questo deve tagliare, con questo facciamo accordi con il Piemonte, con questo facciamo accordi con la Lombardia, implementiamo questo, tagliamo questo. Prima dovremmo valutare di cosa abbiamo bisogno, una volta pensato a cosa abbiamo bisogno, pensiamo ai locali dove poterli mettere. Una volta trovati i locali dove poterli mettere, a quel punto si può partire, ma dobbiamo avere già tutto il quadro davanti, bisogna prima avere studiato. Io sarò sempre quella che dice che prima bisogna studiare e avere le idee chiare.
Una volta pianificato tutto, si parte e, ripeto, non è una preclusione sul fatto di dire... e non è un preconcetto. Volete lavorare sull'ampliamento? Nessuno dice che astrattamente non si può fare, ma prima dovete aver trovato tutte le soluzioni a tutti questi problemi, ma dovete già sapere prima di partire che cosa volete fare anche di tutto il resto, di tutto, dovete aver deciso tutto. Una volta deciso tutto, si dice: bene, questa è la soluzione migliore perché poi da lì non si torna più indietro e poi vi rendete conto che cosa vuol dire? Che avremo per i prossimi venti anni comunque un cantiere a cielo aperto in pieno centro città, con tutti i camion che passano proprio sulle due arterie principali di via Roma e via Parigi. Immaginate, non è che sono due o tre mesi di lavoro, sono dieci anni minimo, quindici molto più probabile perché prima facciamo l'ampliamento e poi facciamo tutta l'altra parte lì, tra via Saint-Martin e via Parigi tutto bloccato per quindici anni. Vogliamo bloccare per quindici anni? Tutto si può fare ma dobbiamo essere sicuri che quella sia la soluzione migliore, ma soprattutto prima di partire io da cittadina voglio essere sicura che l'Ospedale sia moderno, che sia il top, che abbiamo pensato a tutto, che sia tutto al top, perché partiamo oggi e, ora che sarà costruito e tutto quanto, sappiamo già che sarà già vecchio ma il progetto deve essere nuovo oggi, comunque sia deve essere modificato oggi, non si può partire: "andiamo avanti ed eseguiamo quel progetto lì", perché è un progetto del 2010 e i progettisti che stanno lavorando sui nuovi progetti hanno dovuto stravolgere tutto e quelli che stanno costruendo gli ospedali nuovi si sono dovuti fermare dicendo: "adesso ci faranno causa, ci saranno degli aumenti di costi enormi", però si sono fermati e noi invece andiamo avanti. Basta dire: "abbiamo progettato l'Ospedale 2050" e io sento in quest'aula la ola: "bravo, bella risposta", dico: ma state scherzando?
Comunque io faccio i miei complimenti alla collega Guichardaz, perché, nonostante appunto la diversità di appartenenza e anche di posizione maggioranza e minoranza, le riconosco l'onestà intellettuale, perché comunque sia, rispetto alle risultanze di quello che è avvenuto e soprattutto alla posizione di tutto il suo gruppo, ha comunque mantenuto una coerenza rispetto a tutto quello che ha sempre detto e a quelle che sono state le risultanze. Siccome l'onestà intellettuale, secondo me, è fondamentale non solo nella vita ma anche in politica, perché non si dovrebbe far politica in maniera diversa rispetto a come si è nella vita, le faccio comunque i complimenti per l'onestà intellettuale che ha mantenuto.
Presidente - Si è iscritta la consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - I lavori relativi alla sanità sono sicuramente tra i più importanti per il futuro della nostra Regione, e non solo per la nostra Regione, e sicuramente tra i più sentiti, non solo per ovvi motivi legati alla pandemia ancora in corso, ma anche alle evidenti carenze che la pandemia ha evidenziato nel nostro sistema, legate alla formazione di nuovi medici e infermieri, alla carenza di medicina territoriale, ai tagli alla sanità e non ultimo all'obsolescenza delle strutture.
La petizione di Vallée Santé ha evidenziato tutte queste criticità e ha, secondo me, portato all'attenzione di quest'Aula - quindi riconosco un grande merito ai firmatari e ai produttori di questo progetto -, ha messo a fattor comune una visione della Valle d'Aosta che può essere utile e ci tengo a dire questa cosa, perché oggi ho sentito parlare e sminuire le petizioni che possono arrivare in questo Consiglio. Io credo che, quando dei cittadini ci mettono la faccia, hanno voglia di esprimere la volontà, le loro volontà, in un momento in cui i cittadini non sono soliti manifestare le proprie idee, quindi a maggior ragione in questo momento, secondo me, il fatto di portare all'attenzione di questo Consiglio regionale documenti come quello presentato da Vallée Santé deve essere comunque riconosciuto come un grande lavoro.
Ricordiamo poi che all'interno di quel Comitato vi sono persone un po' di tutte le appartenenze, ma sono esperti del settore perché ci sono tecnici, medici, operatori sanitari e comunque persone che lavorano o hanno lavorato nel mondo della sanità.
Le audizioni - lo ha ricordato prima la consigliera Spelgatti - hanno fatto emergere molti punti in comune sia rispetto alla visione di sanità territoriale che sull'Ospedale. Emergono con chiarezza le seguenti caratteristiche irrinunciabili per avere un Ospedale adeguato alle moderne esigenze sanitarie: la flessibilità adattabile a situazioni di emergenza, ma anche a introduzioni di future tecnologie e nuove; l'accessibilità dall'esterno, quindi la parte dei parcheggi, la viabilità, la piattaforma dell'elicottero e via dicendo, sia quella all'interno di quello che ci tengo a precisare non sarà un Ospedale, ma sarà un presidio ospedaliero composto forse da tre poli, quindi questo è quello di cui stiamo discutendo. Bisogna quindi superare anche quella esigenza di percorsi comuni che in questo momento hanno molto condizionato il nostro Ospedale Parini. Si parla poi di sostenibilità della struttura e anche qui non della sola sostenibilità di quello che sarà l'ampliamento, ma la sostenibilità di tutte le strutture che si metteranno all'interno del presidio ospedaliero. Infine pongono, secondo me, la parte più importante del loro progetto, ovvero la centralità della persona, non la malattia in sé, cioè rivedere completamente - e questo è scritto anche all'interno del nostro DEFR - tutta la sanità, un ambiente quindi confortevole, l'esigenza di avere comunque non solo privacy ma camere singole, luoghi di attesa e ritrovi confortevoli, un ambiente luminoso e immerso nel verde.
La prima criticità che emerge in particolare relativamente all'Ospedale è la mancanza di informazioni certe relative alle attuali progettazioni in corso, cosa che non dà la possibilità di basi oggettive per valutare le attuali progettazioni in modo esaustivo, motivo per cui all'interno della Commissione avevo proposto un documento condiviso con tutto il mio gruppo proprio per chiedere ulteriori approfondimenti. Se l'unica apparente certezza quindi è la previsione di un nuovo blocco, quello che è risultato fumoso dalle audizioni fatte è tutto quello che c'è attorno, la quarta e quinta fase, la convivenza all'interno della città di Aosta; dobbiamo ricordare che si è parlato di un accordo di programma con la città di Aosta, ma questo accordo di programma è datato 2009, quindi direi che forse un nuovo accordo di programma andrebbe stipulato con la città.
Anche rispetto ai costi - lo ha ricordato il consigliere Baccega - noi continuiamo a parlare di costi per quello che riguarda questo nuovo edificio adiacente al vecchio Parini, ma il presidio sarà fatto dai tre poli e quindi io su questo ci tengo a precisare: il presidio risponde alle esigenze della sanità valdostana se è fatto dai tre poli, il solo ampliamento non può naturalmente rispondere a quelle esigenze. I problemi peggiori naturalmente sono proprio emersi rispetto alla struttura del vecchio Ospedale, una struttura che sappiamo presentare molte criticità, ci sono state ristrutturazioni sovrapposte e lo stesso progettista ci ha consigliato di demolire l'edificio C delle attuali chirurgie proprio perché le altezze e altre cose non collimano fra loro. Secondo me, queste sono alcune delle criticità emerse che meritano un approfondimento.
Il rischio poi che sorga un'ala nuova e non sia pensato il progetto nell'insieme è stato ribadito più volte dal progettista e questo anche nella visione dell'ottimizzazione delle risorse, quando il progettista ha parlato della quarta e quinta fase, ha sottolineato questa esigenza proprio perché negli anni ogni anno vengono spesi milioni per le ristrutturazioni all'interno dell'attuale Parini.
Ecco che - si potrà vedere all'interno della relazione - lui sottolinea il fatto che ripensare alla progettazione insieme può ottimizzare anche le risorse rispetto a quello che stiamo facendo di anno in anno.
Occorrono quindi, secondo me, idee chiare sull'Ospedale di comunità anche, su quali pazienti e con quale personale far funzionare tutta la visione della sanità valdostana, così come quali idee abbiamo rispetto alle Case della salute, al coordinamento delle strutture, alle visioni che abbiamo rispetto alla figura fondamentale dei medici di Medicina generale e l'azione dei micro team. Non si può avere una medicina territoriale che sguarnisce il territorio, tanto più in una zona montana e sarebbe imperdonabile farlo. Tutta l'attenzione si è concentrata sulla questione Ospedale non tenendo conto che l'Ospedale è solo un piccolo pezzo di tutto quello che è la sanità valdostana. Oggi potremmo quindi decidere di avere un nuovo polo ospedaliero funzionale, oppure continuare creando dei pezzetti, com'è stato fatto in questi anni. Io ritengo... e sono queste le conclusioni portate in V Commissione e votate a maggioranza dai componenti di quella Commissione, dove si chiedevano ulteriori approfondimenti.
Qualcuno ha parlato di 3-4 anni per l'Ospedale nuovo, anche su questo bisognerebbe far sì che ci fossero quegli approfondimenti che spero che il tavolo messo in piedi con il Comune di Aosta, con l'azienda e con la Regione possa in qualche modo dare per certi, perché anche questo è stato sottolineato in particolare dai progettisti che hanno già progettato strutture ospedaliere all'interno di centri cittadini, il problema della cantierabilità sarà sicuramente un problema importante per la nostra città. Non dimentichiamo poi che anche il polo museale avrà bisogno di una struttura credo accogliente e fruibile, questo per evitare che questa sovrapposizione dei due edifici possa in qualche modo nuocere.
Sono quindi tutti i dubbi messi in campo all'interno di quelle audizioni che hanno fatto propendere in maniera forte rispetto alla richiesta di ulteriori approfondimenti.
Presidente - Vista l'ora, interrompiamo i lavori. Riprenderemo sempre con la discussione generale della petizione in questione alle ore 15:00. Buon appetito.
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La seduta termina alle ore 12:54.
