Oggetto del Consiglio n. 496 del 21 aprile 2021 - Resoconto
OBJET N° 496/XVI - Rejet de motion : "Requête d'application de la loi n° 482 et de l'art. 40bis du Statut spécial en matière de protection des minorités linguistiques et demande d'institution d'une commission spéciale".
Bertin (Presidente) - Punto n. 10 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione il consigliere Lavy, ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - On est ici pour aborder un thème qui, au moins dans l'histoire récente, dans la Vallée d'Aoste n'a jamais été considéré en tant qu'une priorité. Aujourd'hui on voit les résultats. C'est la question linguistique, c'est la question des rapports entre les langues ici en Vallée d'Aoste, qui peut être considérée du point de vue linguistique et même ethnique une petite Suisse et on a là la phrase d'Emile Chanoux qui nous le souviens, même si elle a été conçue pour la Suisse et pas pour la Vallée d'Aoste. Je dis que n'a jamais été prise, n'a jamais été considérée en tant qu'une urgence, parce qu'on voit des résultats qui sont tout à fait reliés à une simple sensation, parce qu'on n'a pas aucun numéro, pas aucune donnée qui puisse nous dessiner ce que c'est le contexte linguistique en Vallée d'Aoste. On ne sait pas qui parle quelle langue, on ne sait pas qu'elle est l'attitude des valdôtains envers les langues.
C'est une question qui va au-delà de la simple liaison identitaire. C'est une question qui peut être très reliée à la question économique, qui est fort importante dans ce moment. On a une haine qui grandit toujours plus envers le français, qui est la langue qui nous a permis d'avoir la concession du Statut spécial. On a une non-considération de l'allemand pour ce qui concerne la vallée du Lys, qui pourrait au contraire nous lier directement avec la Mitteleuropa, en créant même des rapports économiques liés au tourisme. On a des langues minoritaires dont deux, le titsch e le töitschu, parlé à Greschòney et Eischem, qui sont en train de mourir, ou bien elles sont déjà presque mortes. Ce sont des sensations parce que, je répète, on n'a pas de données, mais c'est le moment de se mettre autour d'une table et décider ce que nous voulons de la Vallée d'Aoste. Si on considère encore le rapport linguistique important pour le futur de la Vallée d'Aoste, pour créer des nouveaux valdôtains, ou sinon si on doit simplement tout effacer.
La Francia, lo Stato francese giacobino centralista, che è sempre stato nemico delle lingue ha approvato, l'Assemblée nationale, la Molac, una lingua che assolutamente potremmo definire importante, che anticipa o che meglio sorpassa quelli che sono anche gli strumenti legislativi e non solo che abbiamo noi qui in Italia: la legge 482, l' articolo 40bis e non solo. Questa legge Molac che cosa prevede? Prevede l'insegnamento immersivo in lingua, nelle lingue regionali, nelle lingue minoritarie. Ecco che questo è cambiamento totale di prospettiva e fa riflettere il fatto che sia la Francia, paese che verso le lingue regionali ha sempre cercato di ridurle a semplici dialetti, a semplice folclore, a adottare un provvedimento del genere.
Ecco perché noi Valle d'Aosta dovremmo e dovremo portare avanti una questione forte del rinnovamento, di analisi di tutto ciò che c'è, per il semplice fatto che, come ho detto, non ci sono dati su niente, sulla questione linguistica, e le iniziative che ho già portato negli scorsi Consigli lo hanno dimostrato. Ma questo bene o male è stata un po' una volontà, perché comunque non avendo dati nessuno può mettere in discussione il sistema di bilinguismo perfetto in Valle d'Aosta; perfetto perché esiste solamente sulla carta, nella realtà sappiamo benissimo che non è così.
Ecco perché è necessario, per dare una completa applicazione della legge 482 e dell'articolo 40bis dello Statuto, comunque capire dove vogliamo andare in quanto Valle d'Aosta, se consideriamo che le lingue siano ancora una ricchezza o meno, fermarci un attimo, creare una commissione speciale che si occupi di questo tema che, ripeto, è fondamentale se vogliamo dare un futuro anche economico alla Valle d'Aosta, perché la questione linguistica si lega in maniera molto diretta, molto chiara alla questione economica, per capire, ripeto, dove vogliamo andare.
Non è che bisogna inventarsi niente, basta guardare al di là del Gran San Bernardo cosa succede. In Svizzera c'è il concetto della territorialité des langues, in cui una lingua, che magari è anche minoritaria, è maggioritaria in un territorio anche semplicemente comunale. Non bisogna inventarsi niente, le strade, le visioni per capire dove vogliamo andare ci sono e abbiamo diversi tipi di esempi. Noi non dobbiamo fare sempre i migliori, perché l'idea che c'è sempre stata qui in Valle d'Aosta è quella di essere precursori di certe politiche, non solamente linguistiche come in questo caso, ma adesso si parla di questo, per vedere che comunque siamo avanti. Ebbene no, il sistema che è stato creato è totalmente fallimentare. Sarebbe molto interessante capire, in rapporto alla quantità di denaro che è stata spesa per certe iniziative linguistiche, qual è stato il ritorno, ma è che non abbiamo dati, perché non abbiamo censimenti linguistici recenti. Ecco perché è fondamentale - ripeto - creare una commissione speciale che si occupi di questo tema che è fondamentale - ripeto - per il futuro della Valle d'Aosta e per il futuro dei valdostani.
Presidente - Qualcuno vuole intervenire in discussione generale? Se nessuno vuole intervenire, chiudo la discussione generale. Per la replica del Governo, l'assessore Caveri.
Caveri (VDA UNIE) - La question que vous posez à travers cette motion c'est fort intéressant. C'est vrai que la discussion qui qui a été conduite en France a un peu changé la donne, dans le sens que dans le passé la logique linguistique en France était d'une certaine, disons, difficulté de reconnaître les différentes langues, que soit le corse, le breton, le francoprovençal. Aujourd'hui l'Assemblée nationale a voté cette loi, qui entre autres était opposée par la majorité. C'est un changement d'attitude, mais il faut dire que à mon avis le système constitutionnel italien, en général, est plus avancé de ce qui est en train de se passer. Moi j'ai eu la possibilité, quand j'étais membre du Conseil de l'Europe, de suivre l'évolution de la discussion sur les langues minoritaires, ou langues régionales ; c'est difficile l'expression parce que on peut mettre ensemble des langues comme le catalan avec des petites réalités linguistiques, comme pourraient être justement les parlés de la vallée de Gressoney ou de la Vallée du Lys. De ce point de vue je pense que réfléchir sur le bilinguisme valdôtain et sur l'ensemble des nouveautés, que vous avez bien exprimés dans les prémisses de cette motion, c'est vrai, je vous remercie d'avoir reconnu un travail que j'ai essayé d'accomplir pour élargir un peu l'horizon de nos compétences vis-à-vis des spécificités linguistiques de notre Vallée.
Quando noi guardiamo l'evoluzione linguistica della Valle d'Aosta effettivamente oggi parliamo di bilinguismo, di un bilinguismo francese-italiano, ma se noi potessimo tornare nell'800, nella seconda metà dell'800 ancora, vedremmo uno scenario linguistico del tutto diverso. Era un bilinguismo che era francese francoprovenzale. Queste due lingue che talvolta, anche nella discussione politica a partire dagli anni 70 sono state viste in contrapposizione, invece oggi i linguisti ci confermano che il francoprovenzale vive e si sviluppa con una propria originalità senza una logica di italianizzazione, a condizione che ci sia il francese che agisca di conserva con il francoprovenzale. Il francoprovenzale di cui non si aveva nessun tipo di menzione nello Statuto di autonomia.
La base giuridica che noi abbiamo oggi resta nello Statuto del 1948 quella che noi conosciamo. Si è però approfittato, nel corso del lavoro parlamentare che ho svolto, di questa norma che c'è all'articolo 6 della Costituzione, cioè che la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. È una norma abbastanza curiosa, non so se il consigliere Lavy ha avuto la possibilità di leggere gli atti della costituente. È molto interessante, perché è un deputato del partito d'azione che a un certo punto, verso la fine della discussione, pone il problema ad esempio della minoranza valdese, in parte francofona e in parte anche francoprovenzale, dicendo che in fondo sarebbe stata una evidente contraddizione il fatto di trovarsi di fronte a una situazione nella quale gli statuti di autonomia riconoscevano le due grandi minoranze linguistiche, che erano quella di lingua tedesca dell'Alto Adige e quella di lingua francese della Valle d'Aosta e non ci fosse null'altro, a fronte invece di un'Italia dove le lingue "tagliate", come si diceva in un celebre libro sulle minoranze linguistiche, erano numerose dalle Alpi fino alla Sicilia.
La concretizzazione nel 1999 della legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche - attorno a questo tema si è molto discusso perché nel momento in cui il titolo della legge e i primi articoli sono stati fatti corrispondere alle minoranze linguistiche storiche - non fu così banale la discussione, perché c'era chi intendeva approfittare di questa legge applicativa dell'articolo 6 per mettere in campo anche tutte quelle lingue che sono arrivate per via dei processi migratori, ma ovviamente sarebbe stato venir meno alle volontà del costituente, che invece si rifaceva a queste lingue che, in qualche maniera, rappresentavano un patrimonio culturale secolare.
Nella 482, la legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche, c'è il francoprovenzale, c'è il francese, ad adiuvandum il contenuto del nostro Statuto di autonomia per la Valle d'Aosta, ci sono le parlate tedesche che già erano state riconosciute nel caso nostro dall'articolo 40bis dello Statuto, una modifica che risale a una modifica costituzionale del 1993.
È necessario, in particolare per il francoprovenzale e per la comunità walser, fare il punto della situazione su questi aspetti linguistici? Io ritengo di sì, nel senso che credo che sarebbe importante poter discutere a fondo su quella norma contenuta nella legge di tutela delle minoranze linguistiche che prevede la possibilità di prendere gli aspetti migliori della legge sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche e trasfonderle in apposite norme di attuazione. Questo, tra l'altro, varrebbe per il francoprovenzale, ma anche per alcuni aspetti del francese, che questa legge mette in campo come possibile sfruttamento.
Quindi si può immaginare che la nuova Commissione paritetica possa essere incaricata di approfondire alcuni temi. È vero che la legge è stata immediatamente resa esecutiva, per cui noi oggi abbiamo degli sportelli linguistici sul francoprovenzale, ma ci sono altri aspetti, penso a una materia di cui ci siamo già occupati che è quella radiotelevisiva, ci sono nella legge alcuni aspetti molto importanti, e questo naturalmente vale anche per lo "sfruttamento" dell'articolo 40bis in favore dei walser che, come voi sapete, ha gemmato una legge specifica che, va riconosciuto, probabilmente non ha ancora creato quegli esiti di contatto, esattamente come il bilinguismo francese francoprovenzale, fra il tedesco e le parlate di Issime e delle due Gressoney. È uno sforzo che dovrà essere fatto a livello scolastico e non è per niente facile. Io ho incontrato la consulta walser e quando a Gressoney o a Issime c'erano le vecchie maestre che conoscevano le parlate locali era molto più facile, perché nella didattica quotidiana potevano passare dall'italiano. In genere, voi sapete e lo dico anche per una vecchia eredità familiare, la grande facilità con cui i walser passavano dalla conoscenza della loro lingua madre al tedesco, all'italiano, al francese, ma anche al piemontese, una duttilità che molti di noi ricordano in personalità di quella comunità, che avevano una capacità di passare da una lingua all'altra veramente in maniera impressionante.
Nel chiedere di ritirare questa mozione, io vorrei motivare il fatto che ci appare in questa fase poco convincente la nascita di una commissione speciale. Credo che nella nostra I Commissione istituzioni e autonomia ci sia fra le materie anche quella delle minoranze linguistiche, quindi credo che il presidente Restano, anche su sollecitazione del vostro gruppo, possa benissimo immaginare di fare delle audizioni specifiche in cui si possa approfondire la questione e valutare forse, alla fine di una serie di audizioni, se sia o non sia il caso di dar vita a una commissione speciale.
Il tema linguistico resta assolutamente fondamentale, alle basi della nostra autonomia speciale c'è questa questione del francese come elemento capitale. Se noi andiamo a vedere che cosa capitò dopo la Prima guerra mondiale, quando nella pubblicistica locale si discusse moltissimo dell'arrivo della comunità sudtirolese come elemento nuovo dopo il periodo bellico, quindi con una riflessione che riguardava loro, ma anche in piena connessione con un'altra minoranza con cui abbiamo sempre simpatizzato che sono gli sloveni del confine orientale, ebbene, questi sono temi che in qualche maniera incarnano fin da allora la necessità di essere molto vigili, molto attenti, di non perdere le proprie radici, sapendo che in Valle d'Aosta c'è una matrioska. Nella matrioska ci sono - per usare questa immagine suggestiva - l'italiano e il francese, ci sono i francoprovenzali, perché poi quando parliamo con gli esperti linguistici alcuni sottolineano la mancanza di una koinè che potesse in qualche maniera, come è stato fatto per la normalizzazione linguistica del catalano o anche per il ladino, essere collante maggiore nell'utilizzo e anche nella scrittura di queste lingue, e dall'altra poi questa chicca unica della comunità walser. Io devo dirle, Lavy, che sono meno pessimista, perché c'è stata una gravissima difficoltà nel passaggio di generazione fra gli anziani che si occupavano della comunità walser e i giovani, ma in questo momento vedo che ci sono alcuni che hanno preso la relève, hanno successo i corsi di titsch e di töitschu, quindi c'è una rinascita molto significativa, però sono d'accordo che le lingue non sono un aspetto museale. Se noi un giorno considerassimo le lingue dei valdostani come elementi museali, se non valorizzassimo la ricchezza enorme di far parte del mondo della francofonia, la rinascita di attenzione nell'area francoprovenzale anche al di là delle Alpi nei confronti dei patois, se non considerassimo la grande chance che ha la comunità walser di entrare anche in un giro turistico di turisti germanofoni, nel momento in cui noi riusciremo davvero in quelle scuole ad avere un apprendimento della lingua tedesca superiore a quanto avviene oggi, ebbene questo scenario dovrebbe in qualche maniera convincerci.
Per cui a nome della maggioranza e del Governo le chiedo di ritirarla e di trasferire questa tematica nelle discussioni in I Commissione. Non è una richiesta furbesca, ma è la considerazione che abbiamo uno strumento ordinario che possiamo adoperare. Personalmente, avendo la delega sulle minoranze linguistiche, sono pronto a partecipare ai lavori e anche ad aiutare in qualche maniera a trovare degli esperti che possano illuminarci su alcune parti di questa scena linguistica che devono essere approfondite. Per questo ribadisco la richiesta di ritiro e comunque il tema che lei ha sollevato, ci tengo a dirlo, è un tema capitale per il futuro della nostra Valle.
Presidente - Consigliere Lavy ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Merci Assesseur, j'ai beaucoup apprécié votre digression, mais je n'ai pas trop apprécié votre conclusion, pour le simple fait que je crois qu'on devrait avoir un instrument de priorité envers cette question linguistique. Credo anche che comunque per evitare che la I Commissione venga, potremmo dire, monopolizzata da questo tema, perché il lavoro da fare è tantissimo, di tempo purtroppo non è che ce ne sia più di tanto, lo strumento di una sorta di commissione speciale che si occupasse solamente di quello credo avrebbe potuto essere una soluzione assolutamente molto importante. Non ritiro quindi la mozione. Sicuramente se non passerà userò la via della I Commissione, perché comunque qualcosa bisogna fare nella maniera più assoluta.
Mi ha lasciato solamente un pochino perplesso sul dire: "Eh, ma non è forse il momento, non è ancora forse il momento per portare avanti questa questione in maniera così importante direttamente". Allora io mi chiedo: ma qual è il momento, visto che bene o male sono settanta anni che si tralascia la questione linguistica come una questione non così importante, non così urgente. Io dico che invece siamo arrivati a un punto in cui la questione deve essere presa sul serio.
So benissimo che le tematiche all'ordine del giorno oggi sono totalmente diverse, forse più pressanti, perché la pandemia è una emergenza potremmo dire più concreta, ma se vogliamo veramente dare un futuro alla Valle d'Aosta, una visione chiara, forte, netta di ciò che vogliamo essere, di ciò che vorremmo essere, è fondamentale abbordare questo tema, anche se magari può sembrare abbastanza impopolare. Perché comunque, rendiamoci conto, la situazione peggiorerà sempre di più, e basta vedere certi commenti che ci sono anche per quanto riguarda l'uso maggiore che si sta facendo in questo periodo del francese nel giornale regionale e altre azioni linguistiche che vedono sempre il ruolo del francese, ma anche delle altre lingue un pochino, anzi, sempre di più messe in discussione.
Quindi sicuramente non ritiro la mozione. Ci deve essere un segnale forte che comunque questo Consiglio considera ancora quella questione, che è alla base dell'autonomia valdostana, una priorità. Poi sicuramente, se non verrà votata, ovviamente agirò tramite la I Commissione.
Presidente - Se non vi sono dichiarazioni di voto, mettiamo in votazione la mozione. La votazione è aperta. Invito il collega Segretario a collegarsi con i consiglieri presenti via zoom.
Appello nominale dei consiglieri presenti in remoto sulla piattaforma zoom.
Lavevaz (UV) - Abstenu.
Marzi (AV-SA) - Astenuto.
Presidente - La votazione è chiusa.
Presenti: 34
Votanti : 13
Favorevoli: 13
Astenuti: 21 (Barmasse, Bertin, Bertschy, Caveri, Chatrian, Cretier, Grosjacques, Guichardaz Erika, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Malacrinò, Marguerettaz, Marquis, Minelli, Padovani, Restano, Rosaire, Sapinet, Testolin, Lavevaz e Marzi).
La mozione non è approvata.
Considerata l'ora, aggiorniamo i lavori del Consiglio regionale alle ore 15:00.
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La seduta termina alle ore 12:59.
