Oggetto del Consiglio n. 1040 del 24 ottobre 2019 - Resoconto
OGGETTO N. 1040/XV - Approvazione di una risoluzione: "Iniziative in difesa del popolo curdo".
Rini (Presidente) - Passiamo all'esame della seconda risoluzione, quella sulla situazione del popolo curdo. C'è ancora qualcuno che vuole intervenire? Credo che la maggior parte degli interventi siano stati congiunti. La collega Pulz aveva diviso i due interventi. I punti sono il n. 86.01 e il n. 86.02 dell'ordine del giorno. Ricordo che vi sono cinque minuti per gruppo e per il gruppo che ha già utilizzato dei minuti c'è la parte rimanente della tempistica.
La parola al collega Barocco.
Barocco (UV) - Je crois que, comme l'a bien dit la collègue Pulz, de cette Assemblée doit partir notre point de vue vis-à-vis de ces deux problèmes : celui du peuple kurde et celui du peuple catalan. Je pense qu'il suffit de lire ce qu'il y a écrit dans cette Salle pour donner l'avis de notre Assemblée. C'est une phrase d'Émile Chanoux, et jamais comme dans ces moments où on parle de petits peuples et d'autodétermination, il faudrait la lire. Je crois que c'est le moment de la relire: "Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux; ils sont faits pour éclairer le monde. En général ce ne sont pas de grands peuples par le nombre: ils le sont parce qu'ils portent en eux la vérité et l'avenir".
Kurdi e catalani sono dei popoli senza Stato. Per vicende storiche si sono trovati a dover affermare la loro autonomia, la loro capacità di autogoverno all'interno di un contesto geopolitico molto diverso, ma tutti e due questi popoli aspirano ad un autogoverno. Non torno sulla questione catalana, ne ha già parlato il mio collega Joël, però ricorderei comunque che tre rappresentanti catalani, Puigdemont, Comin e Junqueras, sono Parlamentari europei a cui è impedito di esercitare il loro mandato. Sul popolo curdo lasciatemi dire che il nostro Paese ha avuto degli atteggiamenti ondivaghi, anzi, censurabili. Negli anni 1990/1998 giunse nel nostro Paese, su invito e accompagnato da un Deputato nazionale, Öcalan, il leader del partito del PKK (il partito indipendentista curdo). Lasciamo perdere le diverse traversie per ragioni di interesse nazionale, così lo definirono allora, ma erano più interessi delle aziende italiane in Turchia. Fu invitato, dopo 68 giorni, senza concedergli il diritto d'asilo che gli fu concesso dopo, ad andare in Kenya dove i servizi di sicurezza della Turchia lo catturarono ed è ancora adesso in un'isola sperduta della Turchia a scontare il suo ergastolo per aver difeso il popolo curdo.
Occorre quindi essere vicino a queste popolazioni in questo momento e l'Italia forse deve ricordarsi anche di questi passaggi. Non è mai troppo tardi per dimostrare una vicinanza a questo popolo curdo che lotta anche in queste ore per affermare la sua autodeterminazione dopo aver aiutato questo Occidente, che troppo spesso si volta dall'altra parte. Queste cose bisogna metterle in evidenza anche dalla piccola Valle d'Aosta e ricordiamo le lotte di Chanoux e i suoi scritti, che penso possano essere di attualità anche questa sera.
Presidente - La parola alla collega Pulz.
Pulz (ADU VDA) - Quello che chiedono la comunità curda e la parte più cosciente dell'opinione pubblica nazionale e globale è una presa di posizione da parte delle istituzioni tutte, quelle grandi e quelle piccole, influenti o meno a livello internazionale. Quello che ci viene chiesto dalla crescente mobilitazione, dai volantinaggi fino alle manifestazioni e alle azioni di disobbedienza civile è una condanna chiara della sciagurata politica nazionalista e di pulizia etnica della Turchia di Erdogan e la solidarietà prima di tutto ai civili, alle donne e ai bambini, che oggi muoiono sotto le bombe dei Caccia turchi o che sono vittime delle bande paramilitari islamiste.
L'Unione europea e l'Italia hanno grandi responsabilità. La Turchia è un nostro partner commerciale, è membro della NATO, soprattutto la Turchia è il secondino dell'Europa che paga miliardi di euro per fermare i migranti, compreso chi fugge dalla guerra. L'assurdo è che la Turchia vuole usare proprio una parte consistente di questi profughi per cambiare gli equilibri etnico-linguistici del Nord della Siria. È poi importante ricordare che per la Carta delle Nazioni Unite l'azione militare nel Nord della Siria, violando i confini di uno Stato sovrano e colpendo in maniera indiscriminata i civili, probabilmente anche con armi non convenzionali, è contraria al diritto internazionale. Turchia che in questi ultimi anni è involuta in una democratura sempre più simile a una dittatura: limitazione della libertà di stampa, licenziamento dei dissenzienti nella pubblica amministrazione, arresti arbitrari degli oppositori, docenti, giornalisti, politici compresi i Parlamentari, sostituzione dei Sindaci democraticamente eletti con dei podestà. I curdi del Rojavà sono stati l'ultimo baluardo dei principi di uguaglianza e convivenza civile rispetto alla teocrazia fascista dell'ISIS. Al contrario, Erdogan era l'alleato sul terreno delle milizie islamiste, le stesse che oggi cambiando nome ma mantenendo il legame con Al Qaida fanno da fanteria per i turchi. Abbiamo un debito tutti quanti con queste persone, donne e uomini che hanno sconfitto sul campo le milizie del Califfo, compresi i Foreign Fighters che avevano insanguinato con i loro attentati l'Europa e che poi erano confluiti in Daesh.
Quella di ADU non vuole soltanto essere vicinanze civili, innanzitutto certamente sì, civili vittima di ogni guerra, ma piena solidarietà anche al progetto politico del Rojavà, alla proposta di confederalismo democratico che critica alla radice il nazionalismo e alla radicale contestazione del modello di società patriarcale che d'altronde caratterizza ancora i Paesi europei. Solidarietà anche alle partigiane e ai partigiani delle unità di protezione popolari.
Cosa può fare la nostra piccola Regione? Viene spontaneo chiederlo, ma la risposta è "non poco", a dire il vero. Può, deve sollecitare prese di posizione nette da parte delle istituzioni della Repubblica, Parlamento e Governo, affinché si ponga fine alla vendita delle armi e si prevedano sanzioni economiche serie. Non intraprendere rapporti con la Turchia di Erdogan, visto che abbiamo saputo ieri dal Presidente - e ce ne siamo rallegrati - che i precedenti rapporti sono nel frattempo stati interrotti, sospesi. E poi sostenere progetti di concreta solidarietà nei confronti delle vittime della guerra, ad esempio, forse lo sapete già, è in corso una campagna di raccolta fondi per la Mezzaluna Rossa Kurdistan Onlus, raccolta che ad Aosta avrà il suo momento clou lunedì prossimo alle ore 18:00, presso l'Espace Populaire e quindi siamo tutti invitati.
Presidente - La parola alla collega Nasso.
Nasso (M5S) - Io ho preparato e vorrei leggervi una lettera che è comparsa su un noto settimanale una decina di giorni fa. È un appello da parte del Consiglio delle donne curde della Siria del Nord che dice: "A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la libertà. Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia, vi mandiamo i più calorosi saluti. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra della Siria del Nord Est portata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi. Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l'esplosione di una granata NATO ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni e ha ucciso suo fratello Mohamed di dodici. Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall'esercito del nuovo Impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa abbiamo assistito allo stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri attraverso fondi UE e ONU per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l'Europa. Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari, stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedale, il patrimonio culturale dei curdi, degli arabi, eccetera in cui vivono comunitariamente vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell'artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare. Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di ISIS in città come Racca, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell'esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Kobanê ed altre città. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra il 9 ottobre di quest'anno, mentre stiamo assistendo al primo passo dell'attuazione dell'operazione di pulizia etnica genocida della Turchia. Assistiamo anche all'eroica resistenza delle donne, degli uomini, dei giovani che alzano la voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tre giorni i combattenti delle forze siriane e democratiche hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l'invasione della Turchia e dei massacri. Donne, uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l'umanità, le acquisizioni e i valori della rivoluzione che è ora in corso. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutti coloro che amano la libertà ".
E quali sono le richieste, la lista delle richieste che queste donne avanzano? La fine dell'invasione dell'occupazione della Turchia della Siria del Nord, l'istituzione di una no fly zone - cerco di sintetizzare, perché vedo che ho poco tempo -, fermare la vendita di armi in Turchia - e qua tutte le istituzioni devono ragionare -, attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia.
Non vado oltre con le richieste e faccio un'ultima considerazione, una doverosa riflessione: in questo mondo - trasversalmente è stato detto molto bene prima - si sta versando tanto e tanto sangue, e quanto ne dovrà ancora essere versato per ottenere la libertà? Bisogna avere onore e rispetto per chi sta lottando nel nostro pianeta tutto - prima abbiamo ricordato Hong Kong, il Cile, eccetera -, per ottenere ciò che per chi è nato dalla parte fortunata - non sempre quella giusta, ma la parte fortunata - del mondo è scontato, vale a dire "essere liberi".
Presidente - Ci sono altri? La parola al Presidente Fosson. Vous avez quatre minutes, Président Fosson, à vous la parole.
Fosson (PNV-AC-FV) - Seulement pour dire merci à tous ceux qui sont intervenus et à ceux qui ont présenté les résolutions.
Due osservazioni solo di fronte a tutto quello che voi avete detto. Intanto sono molto contento che si arrivi a due risoluzioni votate e condivise da tutti.
C'è però da chiedersi che cos'è il diritto internazionale e se esiste una legge che i popoli moderni si sono dati, oltre a quella del più forte che fa quello che vuole e che sembra affermarsi in queste due realtà. Sono due popoli fieri: quello curdo è un popolo coraggioso e quello catalano vive da tempo una lunga battaglia. Certamente è un tema che ci appartiene, è un tema che specifica proprio la lotta di un popolo che vuole differenziarsi in modo pacifico per delle caratteristiche che ha e, di fronte a questo, ci si pone una domanda. L'esempio di questi popoli che, lottando, hanno ottenuto dei traguardi e delle posizioni così particolari culturalmente, è un tema che ci appartiene, che denota quanto noi siamo legati a questo argomento e che cosa noi siamo disposti a fare in questo momento per difendere una nostra specialità.
Termino dicendo che è giusto quello che chiedeva Gerandin: cosa fa l'Europa? L'Europa con la Turchia, l'Europa con la Spagna... è chiaro che l'Unità europea, soprattutto l'unità culturale europea, l'unità di diritto europeo è ancora molto lontana da raggiungere.
Presidente - La parola alla collega Morelli.
Morelli (AV) - Je crois que ceux qui sont en train de nous écouter pourraient bien objecter que le Conseil de la Vallée devrait s'occuper davantage des problèmes régionaux, des problèmes qui concernent nos citoyens et pourtant justement, en tant que Conseil régional et en tant qu'institution de cette région, notre culture, notre civilisation et notre histoire nous imposent de nous occuper même de ce qui se passe à des milliers de kilomètres de chez nous, en particulier je crois pour ce qui concerne le peuple catalan et le peuple kurde.
Pour le peuple kurde je veux remercier le collègue Bertin, qui n'a plus le temps pour intervenir, mais qui a rédigé pour la majorité la résolution et contribué à faire un texte unique. Ce qui est en train de se passer en Turquie nous concerne, parce que - comme le disait le Président - nous faisons tous partie d'une communauté internationale qui se base sur le droit international et, lorsque ces droits sont ignorés, nous avons le devoir d'intervenir. À plus forte raison nous devons le faire pour le peuple kurde, parce que le peuple kurde, dans le panorama du proche Orient, est peut-être la réalité qui nous ressemble le plus, la plus moderne, la plus démocratique, la plus axée même sur l'égalité homme-femme. En plus, envers le peuple kurde nous avons une dette de reconnaissance en tant qu'occidentaux, car les kurdes ont contribué à protéger l'Occident des terroristes de Daesh. Ils sont aujourd'hui sacrifiés sur l'autel des intérêts locaux de la Turquie et de la Syrie et des intérêts internationaux de la Russie et des États-Unis.
Il est décevant de constater comme l'Union européenne encore une fois soit impuissante et elle ne soit pas à même de réagir, immobilisée par la menace des trois millions de migrants que le Président turc Erdogan menace de faire entrer sur le territoire européen, ces trois millions de réfugiés syriens qu'il voudrait déplacer dans la région de la Rojavà kurde. Par cette invasion militaire le gouvernement turc poursuit une double finalité : d'un côté, trouver une collocation au trois millions de réfugiés syriens qui sont mal reçus par la population turque, puisqu'elle les perçoit comme quelqu'un qui est en train de soustraire des ressources dans un Pays en crise et donc les considère comme des concurrents; l'autre est celui de substituer par la force une population avec une autre et il s'agit d'un véritable politique de nettoyage politique. Cela devrait nous rappeler quelque chose, parce qu'en Vallée d'Aoste, dans le siècle passé - évidemment pas avec des moyens militaires -, le remplacement d'une population avec d'autres populations a bien été porté de l'avant. Ce n'est pas moi qui le dit, c'est les historiens qui nous le disent; je crois que cela aussi devrait nous faire réfléchir et nous rapprocher de ce peuple. Il est donc juste de témoigner notre solidarité et il est important également de solliciter, pour ce qui est de notre ressort en tant que petite communauté de 120.000 habitants, les autorités italiennes, pour qu'elles interviennent dans les sièges internationaux afin de prendre des mesures contre le Gouvernement turc.
Voilà les raisons qui nous poussent à soutenir cette résolution et c'est peut-être juste un geste symbolique, mais qui trouve sa raison d'être dans notre histoire, dans notre condition de Région autonome qui a revendiqué son autonomie grâce à une lutte de résistance. Il est vraiment de notre devoir. Je crois que nous devons également adresser une pensée à toutes les minorités privées de droit dans le monde, et il y en a énormément.
Presidente - La parola al collega Manfrin. Ha solo tre minuti, collega, abbiamo scalato tutti i minuti da chi ha utilizzato del tempo per il primo intervento. Prego.
Manfrin (LEGA VDA) - Per trattare quest'iniziativa - scusate se parlerò veloce - non posso che tornare al 18 gennaio 2017, quando in Consiglio comunale di Aosta intervenni per ricordare l'aggressione americana al popolo siriano voluta dal nobile Premio Nobel per la pace Obama ricordando l'invasione di fake news con cui il circuito mainstream che voleva intorpidire le acque per capovolgere le parti, i tagliagole terroristi diventavano buoni che si difendono dalle atrocità del regime di Damasco spalleggiato da Russia e Iran, fieramente contestato dalle poche voci libere come quella della giornalista indipendente canadese Eva Bartlett che smontò il cumulo di bugie su White Helmets "Non salvatori, ma bensì protezione civile dell'ISIS" e ricordò al mondo che (cito): "Come posso quantificare il sostegno al popolo siriano". Nel 2014 il popolo siriano ha tenuto le elezioni, il popolo ha supportato in maniera schiacciante il Presidente Assad.
Grazie a questo intervento io e la collega Spelgatti fummo ricoperti di contumelie, fummo accusati di negazionismo o di chissà quali torvi propositi. Eppure quelle stesse persone che allora contestavano quelle posizioni - e parlo della sinistra massimalista che si affrettò a farsi riprendere come Saviano con la mano davanti alla bocca per protestare contro l'utilizzo di armi chimiche da parte dell'esercito siriano, rivelatesi poi una bufala -, ebbene, quelle stesse persone oggi salutano Assad e la Russia come nuovi liberatori della Siria, esattamente gli stessi che dagli anni Settanta ad oggi hanno continuamente manifestato in piazza urlando slogan come Yankee go home protestando contro l'imperialismo americano. Quelle stesse persone oggi sono in prima fila nel chiedere che gli yankee rimangano in Siria contravvenendo loro convinzioni pluridecennali. Queste stesse persone - e qui parlo più approfonditamente dei media e dei mainstream che a più riprese hanno belato per chiedere l'ingresso della Turchia in Europa, la Turchia in cui si sta affermando ogni giorno di più la sharia, la legge coranica islamista in cui vengono negati i diritti fondamentali delle persone - oggi si ritraggono spaventate, oggi cancellano quello che hanno detto, oggi rinnegano quelle parole spese in attesa di tempi migliori, come chi ha definito la Turchia fascista; è come dire che il fascista va dato un po' a tutti, anche il colesterolo buono diventa partigiano e il colesterolo cattivo diventa fascista.
Noi, invece, abbiamo detto a più riprese non solo che la Turchia non deve entrare in Europa, ma che pagare la Turchia cedendo al suo ricatto sui migranti fosse una strategia fallimentare, e così è stato. Quando Erdogan ha minacciato l'Europa che se fosse intervenuto avrebbe aperto le frontiere a 3,5 milioni di clandestini, mi hanno stupito su questo le reazioni scomposte di coloro che hanno sempre sostenuto che l'immigrazione sia un evento positivo, ma che a fronte di quel dato - chissà come mai! - hanno perso numerose certezze.
Devo tagliare molto il mio discorso e mi avvio direttamente alla conclusione, perché questa battaglia combattuta oggi in terra di Siria è la battaglia di tutti noi, la battaglia delle forze democratiche contro la tirannia, la battaglia del mondo libero contro i terroristi dell'ISIS. A questo proposito non posso che fare un'ultima citazione: "Noi cristiani di Siria probabilmente moriremo tutti, ma almeno sappiamo chi è il nemico. Dopo di noi toccherà a voi europei, ma a differenza di noi non saprete chi vi vuole morti, né tantomeno il perché". Questa frase è stata pronunciata da un vecchio prete del villaggio di Ma'lula riportato da Gian Micalessin alle porte di Damasco "Viaggio nella Siria che resiste". Queste precise parole vennero riportate dallo stesso Gian Micalessin in occasione dell'incontro promosso nella Sala Maria Ida Viglino dall'Associazione Proudhon, a cui partecipai come relatore, e che da alcuni venne avversata ferocemente. Concludo dicendo: "Viva il popolo turco, viva la Russia, viva la Siria libera e no alla Turchia in Europa".
Presidente - Grazie collega, anche per essere rimasto nei tempi. Non ci sono altre richieste di intervento? Tutti i gruppi sono intervenuti quindi possiamo porre in votazione la risoluzione in oggetto. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 33
Votanti: 33
Favorevoli: 33
Il Consiglio approva all'unanimità.
