Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 208 del 24 ottobre 2013 - Resoconto

OGGETTO N. 208/XIV - Reiezione di mozione: "Impegno dell'Assessore all'istruzione e cultura a riferire alla competente commissione consiliare in merito al programma dei lavori di tutela dei beni e delle attività culturali".

Presidente - Ha chiesto la parola per l'illustrazione il Consigliere Viérin Laurent, ne ha la facoltà.

Viérin L. (UVP) - Merci Monsieur le Président et bonjour à vous toutes et à vous tous.

Oui, nous parlons avec cette initiative de culture et de la volonté de soutenir ce domaine, un domaine dont nous avons parlé déjà hier, nous le retenons un des piliers de fondement de notre communauté non seulement du point de vue identitaire, mais aussi politique et administratif, c'est-à-dire que la Vallée d'Aoste étant une communauté bilingue, plurilingue et avec une identité linguistique spéciale...la culture assume à l'intérieur de notre communauté un rôle et une envergure tout particulière. Cette motion, au nom de tous les groupes d'opposition, donc rentre dans les actions que nous sommes en train de mettre sur pied pour défendre la culture valdôtaine, qui est un ensemble de valeurs, de patrimoines communs hérités du passé et il est de notre devoir non seulement de conserver et de défendre, mais aussi et surtout de véhiculer aux nouvelles générations qui préparent l'avenir. La culture en Vallée d'Aoste, la culture en général, mais tout particulièrement la culture en Vallée d'Aoste est divise en patrimoine matériel, c'est-à-dire tous les signes tangibles de notre histoire de toutes les époques historiques dont la Vallée d'Aoste a été témoin en tant que territoire...les signes tangibles de notre passé et surtout les investissements qui sont nécessaires pour soutenir ce patrimoine matériel, donc les vestiges romains, mais aussi l'époque de la préhistoire, tout comme le Moyen Âge, pour arriver à l'époque de Napoléon jusque, disons, à nos jours. Toutes ces époques ont laissé des signes tangibles qui sont les monuments, qui sont notre patrimoine artistique et culturel, sans oublier le patrimoine religieux que le Président hier a justement rappelé. D'un côté, donc, des valeurs de notre peuple, mais, de l'autre côté, aussi une opportunité de développement, surtout économique, touristique que le tourisme culturel aujourd'hui représente, mais nous avons aussi, bien évidemment, le devoir de défendre notre patrimoine immatériel, nos langues, notre culture, notre identité, qui sont les éléments les plus difficiles à défendre. Ce patrimoine intangible qu'on ne peut pas toucher, c'est celle que nous définissons l'identité actuelle de la Vallée d'Aoste, qui est fruit du passé, bien évidemment, mais est un mélange d'une évolution identitaire qui aujourd'hui est représentée par le sens d'appartenance à cette communauté, qui est une communauté...oui, un lieu géographique, mais aussi et surtout avec des traditions et des coutumes qui sont propres à notre peuple, et là aussi il est encore plus difficile à la défendre, mais surtout il est encore probablement plus important de la véhiculer aux jeunes générations. Là donc, bien évidemment, le rôle de l'école se conjugue avec celui de la culture et d'une façon très intéressante l'école peut et doit être un instrument pour...non d'un point de vue idéologique, mais de partage de toute la communauté, véhiculer celles qui sont nos caractéristiques de peuple.

Le travail qui a été fait dans l'école à partir de l'après-guerre, je crois, jusqu'à aujourd'hui donc a été celui de vouloir défendre la civilisation valdôtaine et de savoir unir les éléments du localisme avec ceux du globalisme. Aujourd'hui toujours plus avec une société en évolution nous avons l'exigence de conjuguer celle qui est l'ouverture sur d'autres cultures, donc toutes les langues, l'anglais, même les nouvelles technologies, tout ce qui représente l'ouverture de notre communauté vers l'Europe, je dirais même vers le monde, mais sans jamais oublier notre identité, nos langues, notre culture, le français bien évidemment, mais aussi le patois, afin qu'il y ait une possibilité ou des possibilités en plus pour nos jeunes, qui aient la possibilité d'accéder à ces éléments de grande ouverture, mais aussi aux autres éléments plus valdôtains. Tout cela, bien évidemment, comporte une nécessité d'investissement, car la culture est un domaine particulier et, je le rappelais, la culture valdôtaine, le territoire que nous avons est un domaine encore plus particulier.

Chiaramente, quando si parla di cultura, si parla di giovani, non si parla di spesa, ma si parla di investimento, lo ricordiamo spesso, proprio perché investendo, da un lato, perché è patrimonio di tutta la comunità, su questo settore si investe sul suo futuro e, dall'altro, perché, visto che è anche un volano di sviluppo turistico e culturale, un investimento nel campo della cultura produce delle ricadute anche economiche sul territorio. Questa mozione nasce da preoccupazioni che abbiamo esternato in diverse sedi e in diversi occasioni sul momento che sta vivendo la cultura in Vallee d'Aosta per momenti di crisi di bilancio sicuramente, ma soprattutto per tagli che all'interno della rimodulazione della spesa hanno soprattutto toccato il settore culturale assieme ad altri settori, ma il settore culturale è quello che rappresenta il contenuto della nostra comunità, quindi sicuramente in un momento di difficoltà bisognerebbe riuscire a fare sacrifici per mantenere l'investimento in campo culturale, per mantenere un adeguato sviluppo di ciò che sono tutte le sfaccettature della cultura. Quando parliamo di cultura, non parliamo solo di eventi perché spesso nelle discussioni - anche ieri durante la discussione di Aosta capitale della cultura - c'è un po' l'abitudine a ridurre tutto agli eventi: "ecco, facciamo meno eventi, siamo a posto" e la cultura non è solamente gli eventi, gli eventi sono stati una parte importante per coniugare tutta la programmazione culturale e la politica culturale che noi abbiamo denominato della "restitution" in questi anni, che avevano anche un volet di eventi, che chiaramente sono la parte promozionale per creare quelle ricadute, per attrarre anche e soprattutto persone che vengono da fuori Valle, in questo caso è il turismo di prossimità principalmente, ma non solo, che possano vivere di questa cultura e avere quest'offerta turistico-culturale per quanto riguarda la nostra Valle. La cultura è innanzitutto tutela, tutela e conservazione dei beni culturali significa investimento, perché il Codice dei beni culturali che ricordavo ieri obbliga...e noi abbiamo in Valle d'Aosta una Sovrintendenza unica e speciale e quindi abbiamo una particolarità, abbiamo la fortuna di avere questa particolarità e abbiamo il dovere di tutelare questi monumenti. Questa mozione che nel deliberato chiederà - e ci arriverò - il rifinanziamento del settore della cultura quindi vuole essere un aiuto attraverso il Consiglio Valle per andare nel settore della cultura e cercare di rilanciarlo.

Dicevo, la tutela e la conservazione sono una parte fondamentale affinché poi si possa parlare di valorizzazione, si possa parlare di promozione...la divisione che noi vediamo nella tutela e valorizzazione dei beni monumentali da un lato, che è importantissima e, dall'altro, il secondo volet, che presuppone che ci sia il primo, è il sostegno alla promozione dello sviluppo culturale, quindi non solo eventi, ma tutto ciò che la Valle d'Aosta rappresenta in termini di potenzialità culturali, che è un potenziale enorme. Qui riconosciamo nel valore intrinseco della cultura sicuramente la parte culturale in senso stretto che il settore rappresenta, l'opportunità di ricadute di cui parlavo, anche economiche e poi l'indotto soprattutto per gli operatori, perché di cultura si vive e ci sono persone in Valle d'Aosta, ci sono leggi, che richiamerò, che riconoscono come la cultura è anche una professione in certi casi e, quando le maestranze, piuttosto che gli operatori culturali, durante l'anno hanno certezza di una certa programmazione, si programmano, come le aziende, un certo budget, una certa direzione e sanno che in quell'anno in quel paese, in quella regione, in quel determinato settore ci saranno degli investimenti in parte pubblici e che potranno prevedere gli investimenti dei privati. Ecco perché è importante...io condivido il fatto di avere degli investimenti dei privati, però bisogna dare delle certezze ai privati affinché la pubblica amministrazione, in questo caso le istituzioni della Valle d'Aosta, dia una garanzia che vi sono comunque degli investimenti culturali che attraggono questi investimenti privati. Dico questo perché ci sono tantissimi giovani, anche valdostani, che stanno andando, per esempio, a spendere le loro professionalità in Brasile. Faccio l'esempio del Brasile, perché hanno certi eventi, grandi eventi che arriveranno...hanno eventi, come sapete, non solo sportivi, ma anche culturali che arriveranno nei prossimi anni. Dico questo perché il "mercato" - tra virgolette - anche degli operatori culturali segue un po' quello che può essere un indotto che può arrivare da certi momenti anche culturali. Ne abbiamo parlato ieri di Aosta capitale, ma l'Expo, credo 2015, sarà una grande occasione per l'Italia sicuramente, ma anche per la Valle d'Aosta probabilmente per avere un rilancio di una parte che la crisi economica ha fatto ridurre.

La Valle d'Aosta, dicevo, negli anni ha sempre creduto nella cultura ed è intervenuta dal punto di vista normativo, perché, come ho avuto modo di ricordare, come spesso ricordiamo, non basta enunciare il fatto di credere in un certo settore: si crede nel risparmio energetico, si crede nella Valle d'Aosta che tutela il territorio e l'ambiente, si crede nella Valle d'Aosta culturale; bene, sono enunciazioni di principio, ma queste enunciazioni si traducono e si devono tradurre all'interno del bilancio regionale sicuramente con investimenti. A monte di questi investimenti queste enunciazioni di principio si traducono attraverso atti normativi; abbiamo la fortuna, come Valle d'Aosta, di essere una Regione autonoma e di avere la possibilità di intervenire da un punto di vista normativo su certi settori. Questa politica dei beni culturali, dell'identità che in questi anni noi abbiamo cercato di prendere per quanto riguarda il passato in questi atti normativi, in questi finanziamenti, in questo sostegno...è tradurre in una politica culturale che fosse leggermente rivista da un punto di vista soprattutto dell'accessibilità. Ecco, credo che un limite della cultura in tante epoche storiche e anche nel passato recente sia stato quello di essere qualcosa di riservato a pochi eletti, mentre abbiamo lavorato attraverso la politica della restitution proprio per avere una cultura accessibile al maggior numero possibile di persone. La sfida è stata in questi anni vedere persone di qualsiasi ceto sociale, con qualsiasi professione partecipare agli spettacoli della Saison, quando ci sono state epoche storiche invece dove la Saison era qualcosa di più élitiste e più difficile, forse di grande qualità, ma magari di difficile comprensione, affinché anche un concetto come la cultura sia e fosse veicolato con un linguaggio semplice, che non significa banalizzazione del concetto culturale, il concetto è un concetto di qualità, ma accessibile, cioè comprensibile. Il fatto di lavorare sui cantieri-evento, sulla restitution dei castelli, anche quelli non ancora aperti definitivamente al pubblico mi fa piacere, ho già avuto modo di dire che quest'iniziativa sarà ripresa a fine novembre con l'apertura straordinaria della Torre dei Balivi, perché anche il disagio di un cantiere può essere trasformato in opportunità attraverso un cantiere-evento. E il fatto di far partecipare la comunità ad un qualcosa che veniva quasi tenuto segreto sia dagli studiosi che dall'Amministrazione stessa è stata una sfida, una sfida, a mio modesto parere, vinta: vinta perché tantissime persone hanno partecipato, ricordo il cantiere-evento al Castello di Aymavilles, che non era stato aperto dagli anni '60 credo. Il fatto di poter far visitare, capire gli investimenti pubblici, capire la storia del monumento attraverso visite guidate, e questo per citare solo uno degli esempi, è stato qualcosa di interessante.

Gli eventi sono arrivati dopo, sono arrivati per dare un volano a ciò che era il lavoro svolto in tutti questi anni come richiamo del turismo culturale e abbiamo studiato anche per destagionalizzare e quindi allungare la stagione. Abbiamo deciso di partire da aprile, con Babel, il Festival della parola, e chiudere con il Festival del Medioevo a settembre. Eventi che abbiamo iniziato a proporre in numero ridotto, che poi man mano che questa programmazione, che questi investimenti crescevano in termini anche di lavoro, abbiamo cercato di connotarci sul Medioevo, per esempio sur les peuples minoritaires, per il patrimonio immateriale, su Babel, il primo festival della parola in Italia, che è entrato nel circuito dei grandi festival con misto di pubblico e privato, quindi ci abbiamo pensato noi al pubblico/privato, perché Babel è stato il primo evento, tra l'altro, nella seconda...nella terza edizione sostenuta anche dalla Chambre, proprio perché andava a coniugare quella che era un'esigenza della comunità di creare un festival nella città di Aosta legato alla lettura, ai grandi temi e all'editoria, ma anche soprattutto di creare un indotto per le librerie, per gli operatori del settore di Aosta, che in quindici giorni hanno veramente creato un indotto, che è stato rapportato a quello che invece veniva considerato l'indotto di tutto l'anno, veramente notevole. Questo per dire che, al di là di tutto ciò che è l'acquis e che quindi rappresenta la storia culturale della Valle d'Aosta sia dal punto di vista identitario-culturale, ma anche dal punto di vista formativo e degli investimenti, oggi siamo arrivati ad un momento di grossa difficoltà.

Le leggi che negli anni sono state studiate, partendo dalla legge 89 del 1993 per la promozione culturale-scientifica, fino alla 5 del 1986 per il sostegno alle bande musicali e ai cori e la 45 del 1997 sulle attività teatrali locali, che abbiamo richiamato in quest'aula a causa del taglio alle compagnie teatrali, tagli che sono tra l'altro arrivati in corso d'anno e che quindi anche in questo caso non hanno dato la possibilità di programmare un'attività...o la 69 del 1993, fondamentale, che è quella del sostegno alle sociétés savantes, tutte le nostre associazioni culturali, riconosciute dalla legge tra l'altro, in parte, che sul territorio producono cultura e che sono frutto di una storia culturale che la Valle d'Aosta ha e che altri hanno avuto la fortuna di vivere e che noi delle generazioni degli anni '70 abbiamo parzialmente vissuto, che è quella des centres culturels, che è quella di una reazione al 1968 che le città hanno avuto.

È stata una reazione della nostra comunità rurale, è stata una produzione culturale incredibile e sul territorio hanno saputo incarnare i valori anche e soprattutto linguistici, ma musicali, teatrali, io ricordo Magui Bétemps, Louis de Jyaryot, piuttosto che Maura Susanna e le esperienze teatrali abbinate alla musica popolare, che hanno in quel caso salvato non solo l'identità, ma hanno salvaguardato una lingua, che è il patois, che in tantissime altre comunità, in molte comunità attorno a noi è sparito e qui si è salvato. Non si è salvato grazie alle istituzioni, le istituzioni sono arrivate dopo o, meglio, certi movimenti politici hanno saputo incarnare questo sentimento popolare e lo hanno tradotto e portato nelle istituzioni, quindi tutto questo acquis che si completa chiaramente con leggi recenti, noi abbiamo lavorato nella legge sulla Film Commission, che è stata in controtendenza su quanto avveniva a livello nazionale, in cui il cinema veniva completamente sacrificato con pesanti tagli, abbiamo inserito una legge in Valle d'Aosta che promuovesse e attraesse le produzioni cinematografiche, oltre ad avere un sostegno qualificato al settore del cinema e del film documentario, che effettivamente sta iniziando a dare i suoi frutti e noi ne prendiamo atto con soddisfazione. Anche in questo caso il fatto di investire in parte, e chi conosce la legge della Film Commission lo sa...investimenti che con un indotto, basti pensare alla Film Commission Piemonte, a quella del Trentino, si moltiplicano e si moltiplicano in termini di investimenti finanziari, ma anche soprattutto di ricadute, perché una produzione che viene in Valle d'Aosta porta maestranze, porta indotto, oltre a portare poi l'immagine della Valle d'Aosta sui grandi schermi e anche su quelli...

Tutte queste leggi - ed aggiungerei la legge 27 del 1993 sull'intesa, quella per restaurare tutto il nostro patrimonio ecclesiastico, e arriverò anche al volano del turismo religioso, che è un turismo interessantissimo - quindi hanno dato un indirizzo, cioè hanno dato una direzione, hanno manifestato l'indirizzo politico ed amministrativo di una comunità. Leggi che sono state negli anni finanziate hanno avuto sicuramente dei momenti in cui ci sono stati più finanziamenti e dove i finanziamenti oggi chiaramente sono stati ridotti, ma mai come oggi i finanziamenti si sono ridotti mettendo in ginocchio il settore. È per questo che la nostra preoccupazione viene oggi esternata attraverso questa mozione, che noi speriamo possa essere accolta, proprio perché questi sforzi che nel tempo sono stati fatti per investire in una certa direzione ed oggi hanno iniziato...avevano iniziato a dare dei risultati, ecco, noi non vorremmo, visto che ieri si è parlato molto di turismo - e avremo sicuramente ancora l'occasione di parlarne -, che questo settore del turismo culturale, proprio a causa degli investimenti o, meglio, del fatto di disinvestire, fosse sacrificato proprio nel momento in cui anche a livello nazionale ed internazionale sta dando veramente dei grandi risultati, lo vediamo nelle grandi città d'arte, lo vediamo in tutti i risvolti che oggi questo tipo di turismo dà. È un turismo, il turismo culturale che prescinde dalla meteo, spesso, che prescinde dai fattori climatici, che è complementare rispetto al turismo che noi abbiamo la fortuna di avere, quello classico, che è complementare sicuramente ad altre sfaccettature del turismo e che negli anni aveva portato, solo per citare qualche dato, dal 2009, primo anno della programmazione integrata tra mostre, eventi e, diciamo, beni culturali in generale, 147 mila presenze per arrivare alle 630 mila presenze del 2011; questo per dire che c'era stato un boom di presenze e soprattutto c'era stata una mappatura del tipo di utente che noi avevamo, quindi dividendo il valdostano da quello che poteva essere il turista. L'apertura del Teatro romano è stata un grande volano senza avere una contabilizzazione sin dall'inizio delle presenze al Teatro romano, che poi invece è stato inserito. Primo anno di contabilizzazione delle presenze al Teatro romano: 150 mila presenze nel periodo estivo, quindi notevole. Accanto a tutto ciò che rappresenta in termini di spesa pro capite che citavo ieri, che il turista di prossimità in questo caso...perché il turismo ha avuto un'evoluzione e non c'è magari più o è ridotto rispetto al passato il periodo di permanenza di un turista, ma il "mordi e fuggi", il fatto di voler vedere più cose in due giorni o anche in una giornata sola del fine settimana, o anche il fatto magari di avere la possibilità di avere un'alternativa, ecco, nel caso in cui il tempo non fosse clemente...quindi tutto questo valore immenso, quest'immenso patrimonio deve essere al riparo da che cosa? Tutti i settori dovrebbero essere al riparo, ecco perché esistono le leggi, ecco perché esistono i finanziamenti sulle leggi, ecco perché esistono i bilanci, che dovrebbero programmare l'indirizzo. Tutti i settori dovrebbero essere messi al riparo, però quello della cultura è un settore che più necessita di essere messo al riparo ed è per questo che questi tagli preoccupano, perché è un settore delicato. È un settore delicato e quindi in questo senso la nostra iniziativa si inserisce.

Lo ricordavo in precedenza quando abbiamo parlato di Aosta capitale della cultura e ci dispiace anche che ci sia quest'inversione di tendenza, perché per anni la Valle d'Aosta, per non dire per decenni, ha investito in campo culturale e a livello nazionale questo non sempre avveniva, anzi l'esempio di Pompei di questi ultimi anni è stato un esempio veramente desolante. È un settore dove spesso si è tralasciato non solo di investire, ma di crederci e proprio nel momento in cui la Valle d'Aosta disinveste nel settore culturale, a livello nazionale invece c'è un'inversione di rotta e il decreto legge "valore cultura" che il Governo ha approvato negli scorsi mesi è veramente un grande esempio di come un Governo anche in un Paese che è in difficoltà economica crede nel settore della cultura. In questo caso, in questo preciso momento noi crediamo che sia necessario rilanciare questo settore perché si è al limite.

Che cosa chiediamo nella nostra iniziativa? Intanto chiediamo che ci sia una possibilità di riferire, come è stato fatto da altri Assessori, ricordo l'Assessore Bianchi e l'Assessore Testolin, che hanno avuto la cortesia di esporre in commissione, diciamo un po'...aspettando chiaramente di avere contezza di quelle che sono le risorse, di avere una pianificazione di quello che può essere il futuro, per capire al di là delle risorse che ci direte quali saranno...di avere più o meno un indirizzo per capire, perché ogni volta che c'è un nuovo Governo e una nuova legislatura, è chiaro che ci sono anche delle sensibilità diverse, non è che la continuità per forza presuppone che tutto quello che è stato fatto sia portato avanti. Se al di là...cioè in parte, chiaramente...sono molto importanti le risorse, perché le risorse sono fondamentali per capire anche l'indirizzo, ma anche l'indirizzo di politica culturale che si vuole mettere in campo...se il nostro impegno quindi richiede, se fosse possibile, entro 15 giorni di riferire alla commissione competente sulle linee guida...in queste settimane ci siamo occupati di tante cose nelle commissioni e noi crediamo che fra i vari settori sia importante capire in che direzione questo stia andando. Noi quindi chiediamo il programma dei lavori di manutenzione e tutela dei beni culturali, abbiamo aspettato anche di avvicinarci al bilancio, proprio perché collimerà con gli impegni presi ed assunti dall'Assessore Baccega sul bilancio e quindi avremo più o meno un'idea di quelle che sono le risorse...e collima con il fatto di avvicinarci alla discussione del bilancio, che è l'atto programmatico fondamentale per un'amministrazione, quindi di capire il programma dei lavori di manutenzione e tutela dei beni culturali nei prossimi anni e delle attività culturali di sostegno che si intendono attuare.

Come secondo punto "il programma di risorse finanziarie necessarie per l'attuazione delle politiche da realizzarsi" ed eventualmente l'utilizzo di fondi, non soltanto fondi regionali, ma chiaramente fondi europei e altre forme di finanziamento di cui lei ieri ha parlato, quindi finanziamenti anche di privati per capire effettivamente che cosa ci attenderà nei prossimi anni.

Chiediamo poi l'impegno ben preciso, in questo caso al Governo, di rifinanziare il settore della cultura, ecco, riservandoci poi nel dibattito...nelle considerazioni mi sembrava giusto tracciare una disamina su quella che è la nostra sensibilità e qual è il nostro intento, annunciando, come crediamo si sia capito abbastanza, che la nostra battaglia in campo culturale prosegue, che ognuno di noi nel proprio ruolo, nelle proprie funzioni, sia nel Governo che come Consiglieri o come semplice cittadino appartenente a questa comunità, deve portare avanti, proprio perché noi sappiamo che l'identità di una comunità e soprattutto la sua vivacità si misura dagli investimenti in campo culturale. Basti pensare a certe valli piemontesi, dove, percorrendo le strade, si percepisce una comunità non solo in campo culturale, in generale, che spesso non ha potuto investire sulla montagna, sulle proprie infrastrutture, sul proprio patrimonio ecclesiastico, ricordando che invece questo è un atout incredibile e anche soprattutto in un momento di difficoltà questo potrebbe essere un bel rilancio della nostra comunità, perché il turismo culturale di cui parlavo...e vorrei concludere con il turismo religioso, che è stato spesso messo a margine nelle considerazioni, e anche del turismo minerario. Ieri si è parlato tanto di turismo, ecco, il turismo religioso, il turismo culturale in parte ricordato ieri, ma il turismo minerario che in certi luoghi produce...pensiamo alle miniere di Predoi in Val Aurina, centinaia di migliaia di presenze e milioni in altre comunità non tanto più grandi geograficamente della nostra, ecco, tutte le sfaccettature che può avere il turismo culturale...è un potenziale incredibile, basti pensare che a Pompei esiste un sito religioso molto importante che in certi anni fa più presenze rispetto al sito di Pompei stesso. Senza andare troppo lontano, il Museo del Tesoro della Cattedrale è una delle prime risorse in termini di presenze dove abbiamo investito in questi anni molto interessante, o la Valle del Lys, che è una delle valli più religiose dal punto di vista delle testimonianze del passato, con tutti i santuari, partendo dal fondo della valle fino ad arrivare al Cristo delle vette, è un potenziale che potrebbe essere sviluppato.

Questo per dire che la nostra attenzione sarà altissima e che continua ad esser alta e che la nostra richiesta va nella direzione di essere propositivi, anche perché il ruolo dell'opposizione - noi lo diciamo spesso - lo ritroviamo come aiuto e possibilità di dare un aiuto, un nostro contributo al dibattito ed allo sviluppo che noi abbiamo in mente per questa comunità. Non siamo quindi solo qui a dire quello che non funziona, anche l'attività ispettiva l'abbiamo visto ieri produce i suoi risultati in modo molto efficace e virulento, ma siamo anche soprattutto qui per proporre e cercare, attraverso delle mozioni, di misurare la vostra volontà di investire in certi campi. Grazie.

Presidente - La ringrazio. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha chiesto la parola la Consigliera Patrizia Morelli, ne ha la facoltà.

Morelli (ALPE) - Merci Monsieur le Président.

Il n'est pas secondaire parler de culture même dans un moment où les arguments économiques ont clairement la priorité et cela non seulement pour le moment de crise que nous vivons, mais pour une mentalité courante très diffusée. Et, pourtant, la culture a une valeur énorme, voire même irremplaçable sous plusieurs rapports, même du point de vue économique, car elle représente un pilier allant de pair avec le tourisme. Cela est d'autant plus vrai dans un Pays comme l'Italie, qui représente, qui possède plus de la moitié des monuments au monde, mais cela vaut également pour la petite Vallée d'Aoste, car dans un territoire très limité nous avons une densité très intense de monuments historiques et nous avons un patrimoine matériel et immatériel de tout respect. C'est un aspect non négligeable, dans ce moment historique où toujours davantage nous sommes appelés à opérer des choix qui puissent être soutenables même au point de vue financier, à faire des investissements qui produisent des retombées avantageuses et sûres pour toute la communauté. Nous sommes bien conscients de la difficulté de calculer le profit engendré par la culture dans un rapport coûts/bénéfices où les coûts sont...

Président - Un peu de silence! Merci.

Morelli (ALPE) - ...très facilement individuables et les bénéfices sont plus difficiles à calculer et cela peut porter à abandonner, dans les moments de difficulté économique, des projets qui, pourtant, seraient profitables même du point de vue de la retombée économique. Dans le cas, par exemple, de l'organisation d'un festival ou de la restauration d'un monument historique, les conséquences économiques en matière de tourisme peuvent être très importantes, je cite un exemple: l'on calcule qu'un euro de subvention au Festival du théâtre d'Avignon rapporte deux euros au tissu économique local. Il y a d'autres études aussi qui démontrent que, par exemple, pour les monuments historiques, pour 45.000 emplois directs, il y en a 43.000 qui sont indirects, c'est-à-dire qu'ils sont liés aux travaux de restauration et de l'entretien, et 136.000, c'est-à-dire trois fois la valeur de l'investissement public, emplois induits dans le secteur du tourisme qui sont créés, donc ce sont des numéros qui doivent nous faire réfléchir.

De plus, j'ajouterais que le développement économique lié à la culture est le seul qui permet une croissance de la consommation illimitée, est le seul qui est écologiquement soutenable, et ce n'est pas un aspect à négliger, car il s'agit d'une consommation qui pour la plupart est une consommation immatérielle, qui ne produit pas de pollution, qui ne consomme presque pas de ressources. Bien sûr il est nécessaire un changement de paradigme, il faut éduquer les citoyens afin de passer d'une société de consommation matérielle à une société de consommation immatérielle. Au lieu d'accumuler des biens matériels, nous devrions commencer à nous intéresser à ce qui améliore la qualité de notre vie, à ce qui nous rend plus sereins, plus satisfaits. C'est un changement qui est déjà en train de se produire, mais que les institutions et la politique doivent favoriser. Évidemment, pour bien remplir toutes ces nobles fonctions, le secteur culturel nécessite d'une politique persévérante, nécessite d'investissements constants, de travail en profondeur et sur le long terme. Un exemple significatif dans notre région est représenté par la Saison culturelle, qui, grâce à une offre de qualité, a vu augmenter le nombre des spectateurs depuis le début des années '80, en produisant une fidélisation et une hausse générale du niveau culturel. Je me réfère aussi, par exemple, au système régional des bibliothèques publiques, qui a demandé un travail constant d'investissements et qui est devenu une réalité enracinée dans le territoire et qui a produit des bénéfices culturels pour toute la communauté.

Je disais que la politique culturelle exige donc de la programmation et une continuité d'investissements. Rien à voir avec le divertissement événementiel, qui peut avoir une raison en soi, bien sûr, mais qui a difficilement une valeur culturelle qui reste, même s'il peut avoir une rentabilité immédiate et facilement mesurable. Je ne veux pas le nier, mais nous croyons plutôt dans une politique culturelle cohérente, continue dans le temps et avec des investissements qui aillent plus en profondeur. Bien, malgré la valeur reconnue de la culture, aussi bien économique que sociale, ludique ou pédagogique, nous craignons fortement qu'une baisse d'investissements dans le domaine culturel, même dans notre région, puisse se passer et puisse aller au-delà de ce qui serait effectivement nécessaire de faire. Je me réfère bien sûr au secteur des biens culturels, mais aussi des expositions, le soutien aux sociétés savantes, aux compagnies théâtrales, qui, entre autres, sont dans notre région des compagnies de toute valeur, au point qu'elles rapportent, comme cela s'est passé récemment, des reconnaissances même à niveau du Ministère, et pour nous taire de ce que nous craignons pour le système régional des bibliothèques, que je citais tout à l'heure et duquel nous parviennent des nouvelles fort inquiétantes, mais là-dessus je crois que nous reviendrons dans le futur.

Nous sommes bien conscients, évidemment, de la nécessité de diminuer la dépense publique dans tous les domaines et donc même dans celui de la culture, mais pas plus de ce qu'il est effectivement nécessaire, car le patrimoine artistique et culturel, matériel et immatériel représente un élément incontournable d'identité pour nous, pour les valdôtains et une motivation touristique très forte, à valoriser, en particulier, justement, dans les saisons où l'affluence est plus limitée et, de ce point de vue, notre région présente une palette de points d'intérêt vraiment remarquable sur un territoire petit, limité.

Il ne faut pas oublier puis que la culture est un élément de démocratisation et d'intégration important. C'est un outil de développement personnel, qui peut faire la différence justement dans les moments de crise où les gens sont forcés à faire des choix de priorité soit à niveau de dépense...de priorité de dépense, soit à niveau personnel que familial et où la consommation culturelle risque de passer au deuxième rang, en causant une régression de la société. C'est dans ces moments de crise que le public doit jouer un rôle promoteur encore plus fort, encore plus important. Il faut donc bien réfléchir aux priorités, à sauvegarder la qualité, à privilégier les actions durables, en laissant peut-être de côté les manifestations occasionnelles sans lendemain, celles qui ont une fin en soi. Le débat sur la culture est très ressenti par notre mouvement, par ALPE, nous nous sommes toujours interrogés à ce propos et à plus forte raison au vu des réductions qui viennent d'être opérées et qui seront opérées forcément. Nous souhaitons donc, vraiment, pouvoir participer au débat et comprendre d'abord quelles sont les intentions, quelle est la vision culturelle de ce Gouvernement quant au domaine de la culture et donc nous souhaitons vivement qu'un débat puisse se produire, un débat profitable, ouvert, à l'intérieur de la Ve Commission. Je vous remercie.

Si dà atto che alle ore 9,48 assume la presidenza il Presidente Emily Rini.

Rini (Président) - Merci collègue Morelli. Il y a d'autres? La parole au collègue Fabbri.

Fabbri (UVP) - Merci Madame.

Inizierei il mio breve intervento con un aforismo che recita: "la cultura non si mangia, ma nutre" e nutre non solo nel senso figurato. Credo che questo sia un buon inizio per discutere di una mozione che pone la cultura al centro della discussione: la cultura, infatti, è alla base degli aspetti fondanti della nostra autonomia. Aggiungerei inoltre che, oltre agli effetti di crescita culturale alla base di una comunità consapevole, è dimostrato che gli investimenti in tale settore creano un indotto di notevole importanza. Prima la collega Morelli ha riportato alcuni ritorni economici nell'attuare le politiche culturali, io sarei ancora più ottimista in quanto mi sono giunti degli studi che riportano da 1 a 5 addirittura il ritorno su questi investimenti, dunque gli investimenti in questo settore sono una cosa fondamentale, importante per la nostra autonomia, trattandosi di un investimento ad alta redditività e ridurre drasticamente gli impegni in questo settore sarebbe dunque controproducente e miope, soprattutto per la nostra Regione, dove il turismo sarà probabilmente uno dei settori trainanti della nostra economia e della nostra crescita. Un cittadino della mia età, un po' stagionata, ha vissuto la valorizzazione dei nostri beni culturali negli ultimi decenni, si ricorda perfettamente di quante strutture fossero abbandonate e fatiscenti, una su tutte, per esempio, la Torre dei Balivi, di cui abbiamo parlato lungamente nello scorso Consiglio. Tutte queste strutture le ho viste, le abbiamo viste trasformate, trasformate in gioielli che possono essere goduti adesso sia dai cittadini che dai nostri turisti. Tutto questo ha permesso di avere la netta percezione di quanto la nostra Valle sia cresciuta dal punto di vista culturale sia nei beni materiali che immateriali e che questa crescita abbia ultimamente trainato il turismo.

A questo proposito, vorrei fare un piccolo inciso e riprendere quello che è stato detto sull'IPRA ieri, cioè su quanto le nostre scuole, anche tecniche, grazie allo sviluppo di quelli che sono gli studi culturali sulla nostra storia e sui nostri monumenti...possono diventare un traino, uno sviluppo, anche loro stessi nel descrivere i nostri beni e quindi nel diffondere la nostra cultura, perché, come si sa, tout se tient. In questo sviluppo, che chiamerei quasi un "rinascimento valdostano", si è inserita inoltre una nuova visione, una nuova politica della gestione dei beni culturali. Con la cosiddetta "restitution" è stato possibile per la cittadinanza, per i turisti amici, per gli estimatori della Valle potere godere di più ancora delle nostre bellezze culturali, un vero jolly vincente. Non abbiamo infatti nulla da invidiare alle belle città d'arte dell'Italia e alle regioni europee più note. Vogliamo adesso che tali opere non vengano mantenute ed accresciute? Vogliamo ritornare allo stato di trascuratezza di tanti anni fa? Allora, evidentemente, c'erano delle priorità più impellenti e molte meno risorse, eppure gli sforzi si facevano nel limite del possibile.

Anche oggi è stato detto ci troviamo in una grossa situazione di difficoltà di finanza pubblica, vorremmo però che tale difficile situazione fosse governata in un modo oculato, così da valorizzare quello che c'è e che viene creato dal ricco e vivace mondo della cultura valdostana. L'abbiamo detto sin dall'inizio che questo è un investimento di grande ritorno economico, e non solo una spesa improduttiva. Ci auguriamo che il Governo condivida quanto è stato detto e che voglia impegnarsi nella salvaguardia del vasto mondo dei nostri beni culturali di ogni tipo, materiali ed immateriali. È per questi motivi che vorremmo sentire dall'Assessore in commissione quali sono gli intendimenti, le strategie, le risorse che intende mettere in gioco, affinché il mondo della cultura valdostana non si riduca al lumicino. Sarebbe di fatto un colpo mortale alla nostra autonomia. Grazie.

Président - Merci. Il y a quelqu'un d'autre? Pas d'autres? La parole au collègue Donzel.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.

Non riprenderò i passaggi dei colleghi, che hanno naturalmente evidenziato l'importanza del ruolo della cultura della nostra comunità, soprattutto perché una piccola comunità come la nostra, cioè la Valle d'Aosta, deve fortemente ancorarsi ai suoi valori, alla sua cultura appunto per poter confrontarsi con un mondo che è sempre più ampio e globalizzato.

Venendo all'impegno previsto in questa mozione, sicuramente bisogna valutare tutta una serie di ricadute che, quando si parla di investimenti in campo culturale, possono esserci e sicuramente, da questo punto di vista, c'è anche qualcosa da ripensare alla luce di risorse che si vanno assottigliando. C'è sicuramente un indotto molto importante legato alle opere di recupero che sono state tante, importanti in Valle d'Aosta, monumenti straordinari sono stati salvati dal degrado, dall'abbandono o anche dall'utilizzo inconsapevole che ne hanno fatto le generazioni passate. Ecco, tranquillamente molti nostri castelli erano adibiti a fattorie, a luoghi di lavoro e quindi non c'era neanche la cultura, appunto, per capire l'importanza del valore artistico e architettonico che c'era dietro queste cose, ma dobbiamo anche renderci conto che alcune opere megalomani del passato non sono riproponibili: penso all'area megalitica, certamente un luogo che va, che andrà assolutamente valorizzato e messo a disposizione di un pubblico vastissimo. Stiamo parlando di un pubblico europeo, se non di caratura mondiale, che può essere interessato a quel sito, ma sicuramente è finita l'era del buttar via denaro per costruire cemento intorno ai monumenti, quindi la linea mi pare già quella di andare a ridimensionare gli investimenti su quell'opera e ad indirizzarli alla sua immediata fruibilità, no? Da questo punto di vista, quindi il nostro indirizzo rispetto a questo tipo di recuperi è quello che mira naturalmente a valorizzare l'opera con il minor costo possibile e con il minor impatto possibile. Serve anche, rispetto agli anni '70 in cui fu concepito un certo tipo di atteggiamento rispetto alle opere, un nuovo modo anche di avvicinarsi a quel mondo, serve un nuovo approccio culturale.

Naturalmente poi un punto delicatissimo in questo momento di crisi è l'indotto lavorativo, diretto, cioè che riguarda tutto il mondo, ahimè estremamente precario, che si muove intorno alla fruizione di alcuni beni culturali. Da questo punto di vista, c'è un grosso lavoro da fare per dare quelle risposte ai tanti che in questi anni hanno lavorato in questo mondo e, di fronte, come al solito, alla crisi economica, si trovano abbandonati un po' al loro destino, invece, da questo punto di vista, quelle sono delle risorse importanti che vanno valorizzate, perché anche colui che contribuisce, che aiuta il turista a fruire dell'opera, quindi la guida, il custode è non meno importante dell'opera stessa, perché molte persone accedono alle opere senza un minimo di informazione, quindi spesso, alle volte, non è che ne traggono poi quei benefici, che invece ci sono quando sono in qualche modo accompagnate ed aiutate a fruire del bene artistico e culturale. L'investimento sul piano umano quindi non è assolutamente secondario dal mio punto di vista rispetto ai grandi investimenti, che hanno carattere di ristrutturazione, recupero, restauro.

Naturalmente poi abbiamo visto quanto gli eventi culturali, le opere culturali e la cultura in generale siano fondamentali per un'idea di sviluppo futuro della Valle d'Aosta, che idea abbiamo dello sviluppo della Valle d'Aosta, se noi crediamo che questa Regione debba naturalmente convogliare tutte le sue energie in tutti i settori, abbiamo visto dall'agricoltura all'industria, all'artigianato, alla cultura verso quello che è il suo, diciamo, volano principale, verso il turismo, è evidente che l'investimento in cultura è un investimento di grandissima ricaduta sul settore turistico-artigianale. Quando noi diciamo...qui riprendo un passaggio che è emerso anche nel dibattito di ieri: non si lavora più su compartimenti stagni, cultura, turismo, cultura. Un investimento in un determinato settore è un investimento alle volte che genera e si ribalta su tanti aspetti della realtà, quindi è anche difficile poi classificare esattamente qual è l'investimento culturale o no, quindi su questo bisogna in qualche modo avere una certa chiarezza anche nella gestione del bilancio. Vi è poi l'indotto più importante, quello a cui accennava anche il collega Fabbri: quella ricaduta che tutto ciò che è investito in cultura ha sulla comunità, sul popolo valdostano. Non c'è possibilità di futuro, non c'è sviluppo se non si cresce culturalmente in una società globalizzata e quindi, da questo punto di vista, lo sforzo enorme che va fatto, che è stato fatto in questi anni, che si sta facendo è di coinvolgere tutta la comunità nell'evento culturale, nella fruizione di un bene culturale, non è soltanto il recupero finalizzato o l'investimento finalizzato al turista, è un evento in cui i valdostani e i turisti insieme crescono dal punto di vista culturale.

Da questo punto di vista, la cosa che più mi preme segnalare però è un altro passaggio: siccome bisogna promuovere anche una cultura popolare, una cultura che abbia appunto...che sorga spontaneamente dalla nostra comunità, una delle riflessioni a cui io non ho tutte le risposte di questo mondo, ma che pongo all'attenzione, qualora vi fosse l'attenzione, la volontà del Governo regionale di sostenere con noi questa mozione, è quella che si incentra sul tema della libertà. Questo non è un aspetto secondario, perché in tutte le società l'attenzione alla cultura c'è, ma ci sono modi diversi di prestare attenzione alla cultura, ci sono le società democratiche in cui si permette e si sostiene la partecipazione libera dei cittadini, l'accesso libero ai finanziamenti anche culturali da parte dei cittadini e poi ci sono i regimi, non è che il fascismo non fosse attento alla cultura, distruggeva la libera cultura per creare la sua cultura di regime. Se dovremo, se avremo la fortuna di fare una riflessione...ho citato il fascismo, ma potevo citare tutti i regimi totalitari comunisti, che hanno commesso degli scempi incredibili sul piano culturale non perché non finanziassero la cultura, ma perché finanziavano unicamente la cultura di regime...allora, se davvero ci sarà la possibilità - io me lo auguro - di discutere insieme in commissione di questi temi, la mia sensibilità mi porterà a porre come punto al centro della discussione il tema della libertà quando si parla di cultura. Devono esserci degli indirizzi, devono esserci naturalmente delle linee guida da parte dell'Amministrazione regionale, ma davvero bisogna sostenere la libera creatività dei nostri giovani, noi abbiamo un potenziale enorme che deve essere liberato nella nostra comunità e questo è l'indirizzo che bisogna dare anche quando si affrontano questi temi. Meno risorse, dal nostro punto di vista, possono dire qualche mattone in meno, ma qualche risorsa umana in più da valorizzare nella nostra comunità.

Si dà atto che alle ore 10,00 assume la presidenza dal Vicepresidente André Lanièce.

Lanièce (Presidente) - Siamo in discussione generale, c'è qualche altra persona che intende prendere la parola? La invito a prenotarsi. Ha chiesto la parola il Vicepresidente Rosset, ne ha la facoltà.

Rosset (UVP) - Grazie Presidente.

Un grande giornalista, per un breve periodo anche un rimpianto Ministro dei beni culturali, disse una volta in modo caustico: "raccontare ai giornalisti stranieri la politica culturale italiana non è una cosa semplice, bisogna cercare anzitutto di non ridere". Bene, la considerazione è triste e pone questa discussione in un contesto generale che, tuttavia, mai in questa fase storica ci pone, come Valle d'Aosta, in una situazione di verifica. Infatti, fra gli atti meritevoli del "Governo Letta" c'è stato il decreto-legge sulla cultura, di recente convertito in legge. Ebbene, in questa nuova normativa esistono segni di attenzione molto molto importanti. In Valle d'Aosta, invece, come ampiamente argomentato sino ad ora, si vive un curioso clima di controrivoluzione, come se gli sforzi del passato nel settore culturale fossero qualcosa da contrapporre e un qualcosa da porre in tabula rasa.

Non è un fatto di giovinezza o di vecchiaia quando si chiede al giovane Assessore Farcoz di sapere dove si vuole andare, ma semplicemente chiarezza per capire le prospettive future, questo perché? Ci sono almeno due valenze possibili sul discorso della cultura: la prima riguarda in profondità l'autonomia valdostana, la cultura resta un'ancora di salvataggio per chiunque voglia coltivare ideali e valori sull'autonomia, perché, senza coscienza e valorizzazione del passato, i valdostani diventerebbero un popolo senza memoria, questo vale anche per chi fa cultura oggi e deve sempre avere la consapevolezza di far parte di un percorso storico precedente; la seconda è quanto oggi la cultura sul mercato del turismo possa valere, ne abbiamo discusso ampiamente ieri e credo mai come in questo contesto possa essere importante, d'altronde chi sceglie una destinazione turistica lo fa cercando non solo la bellezza dei luoghi, ma sempre di più tutto quello che la cultura può offrire. La Valle d'Aosta ha investito molto e sarebbe triste che nella ripartizione dei fondi, come sta avvenendo, attraverso una filosofia che mette in primis le grandi opere ed appalti al centro della scena, si dimenticasse quanto della nostra ricchezza può creare ricchezza. Per questo vogliamo capire: per la preoccupazione crescente di una comunità che nota quanto la retorica dell'affermazione corrisponda ormai ad una realtà che si fa di mese in mese sempre più desolante.

Non è allora solo una questione di appartenenza politica, c'è qualcosa di profondo che deve riguardarci tutti e pensare che la cultura - o altri settori dell'Amministrazione - sia un terreno di coltura dell'opposizione e in quanto tale da stroncare, è una visione sbagliata, una visione che non accettiamo e che noi combatteremo ed è per questo che è fondamentale andare in una commissione aperta al dialogo, per poterci confrontare su quelle che possono essere le prospettive future della nostra Regione. Grazie.

Si dà atto che alle ore 10,06 riassume la presidenza il Presidente Emily Rini.

Rini (Presidente) - Ci sono altri che chiedono la parola? Nessuno? Possiamo chiudere la discussione generale? La discussione generale è chiusa. Per la replica, la parola all'Assessore Farcoz.

Farcoz (UV) - Oui, merci Présidente.

Je commencerais par une prémisse, je dirais que nos biens culturels et notre culture dans son ensemble représentent un patrimoine unique de valeur historique, artistique, environnementale, matériel et immatériel que nous avons le devoir de conserver et de protéger afin que perdurent les traces de ces riches vestiges qui composent notre identité culturelle commune. Nous sommes donc parfaitement conscients de l'importance et de la nécessité de préserver cet héritage, de le mettre en valeur, en soulignant sa fonction de témoignage de notre passé sans perdre de vue qu'il est peut-être aussi ressource de développement économique, c'est-à-dire ce fameux tourisme culturel dont on a parlé même aujourd'hui. Je crois donc que celles-ci sont un peu les lignes sur lesquelles la Vallée d'Aoste, la Surintendance a travaillé, dans deux particuliers volets: le premier c'est la protection des biens culturels et, de l'autre côté, la valorisation des biens culturels évidemment soit du patrimoine matériel que du patrimoine immatériel comme on a correctement parlé, c'est-à-dire donc une défense constante du patrimoine artistique valdôtain. L'affirmation que j'ai entendue hier, qu'il est même écrit dans la motion que l'Italie est en contretendance par rapport à la situation actuelle valdôtaine avec le decreto "valore cultura", donc je ne peux que la partager. En effet, le Gouvernement valdôtain dès sa récente histoire, c'est-à-dire de l'autonomie, a toujours - et je répète "toujours" - financé le secteur culturel, tandis que par contre l'État italien a fait ça simplement dans les spot, c'est-à-dire avec ce "decreto cultura" et cela a été reporté aussi par le Ministre Bray, qui a dit: "oggi il Governo si è impegnato al voto di un decreto-legge legato alla cultura, non succedeva da 30 anni", donc sur ça que le Gouvernement valdôtain a toujours financé, et continuera à le faire, nous sommes tous parfaitement d'accord. Dans ce decreto "valore cultura" donc on a écrit: "la valorizzazione dei monumenti a rischio crollo - comme on a bien dit, Pompei et d'autres sites comme Ercolano - la digitalizzazione del patrimonio culturale, la valorizzazione storica e culturale delle tradizioni, come, ad esempio, il carnevale e delle feste", et sont toutes des actions que nous avons déjà faites dans le passé, qu'on est en train de faire et qu'on continuera à faire.

Nous continuerons donc à investir dans tous ces domaines évidemment en tenant compte des moments actuels. Je ne peux donc qu'assurer cette contretendance par rapport à l'Italie et on continuera à donner des financements au secteur culturel, bien évidemment en garantissant l'unique aspect qui a été bien dit par vous, c'est-à-dire la qualité: la qualité des événements, la qualité des biens culturels, la qualité de la proposition culturelle en Vallée d'Aoste, en tenant compte évidemment du bilan régional. On évitera donc toute sorte de gaspillage, qui peut-être quelquefois on a eu; on cherchera de rationaliser tout à fait l'offre culturelle et on cherchera aussi de mener en avant une politique culturelle tout à fait la plus responsable possible, c'est-à-dire dans une seule phrase revisiter un petit peu la philosophie de la politique de l'Assessorat, en garantissant les financements où il sera nécessaire, modifiant les lois où il sera nécessaire. Enfin, comme vous avez bien dit, Conseiller Donzel, collaborant avec les autres assessorats, je fais un petit exemple: nous sommes en train de collaborer avec l'Assessorat du tourisme pour la Bassa Via et pour la Via Francigena, on continuera pour d'autres formes de tourisme; avec l'Agriculture on a lié l'aspect de l'éducation de l'alimentation avec le projet Io mangio valdostano et Dégust'Alp aussi avec le CELVA; on a lié l'aspect culturel de la santé avec l'Assessorat de la santé, on a le cahier de la santé où on va promouvoir une bonne alimentation et surtout le fait de faire des sports et on a "touché" aussi l'Assessorat de l'environnement où on est en train de porter avant une culture de protection de l'environnement pour le discours des déchets.

Je crois donc pour revenir à la motion...vous avez dit deux principaux volets: le premier est celui de toucher...dans 15 jours "riferire alla commissione gli intendimenti per il futuro", je vous demande simplement de permettre de terminer le bilan, nous avons pas encore terminé et en plus nous avons...et ici sera l'occasion pour vous en parler vu que la commission est ouverte, qu'on devra faire le rapport de ça à la IIe Commission et donc ici il y aura l'occasion pour parler du programme et des financements pour l'année 2014. Tandis que pour ce qui est du refinancement: "il Governo regionale a rifinanziare il settore cuturale in profonda crisi"...oui, je vous remercie, refinancer, je crois qu'il n'a pas besoin, vu que nous sommes en train - et on continuera à le faire - de refinancer le secteur culturel, tandis que pour le fait "in profonda crisi" je ne suis pas tout à fait d'accord, parce que je crois qu'on a maintenu toutes les possibilités pour le secteur culturel d'avancer. Un exemple très clair est celui des compagnies théâtrales, qui, en effet, cette année n'avaient pas beaucoup d'argent, nous nous sommes engagés à trouver l'argent et on l'a donné; après ça elles-mêmes ont souhaité le fait de modifier la loi pour qu'on aille dans une direction de rationalisation et donc de meilleure direction pour le secteur culturel. Merci.

Président - A demandé la parole le collègue Viérin.

Viérin L. (UVP) - Avant des répliques, Madame la Présidente, si nous n'avons pas mal compris, il y a une proposition, mais si on peut expliciter un peu mieux...c'est-à-dire la motion est acceptée avec la modification de 30 jours ou elle n'est pas acceptée? Ce n'est pas clair, peut-être je n'ai pas compris.

Président - La parole à l'Assesseur Farcoz.

Farcoz (UV) - Oui, merci Présidente. Évidemment elle n'est pas acceptée, vu que j'ai dit qu'on aura l'occasion d'en parler dans la IIe Commission où on aura le bilan. Merci.

Président - Merci. Il y a quelqu'un pour déclaration d'intention ou pour la réplique? Pas de requêtes? Pour la réplique, la parole à la collègue Morelli.

Morelli (ALPE) - Merci Madame la Présidente.

Je dois dire que je suis assez surprise par la réponse de l'Assesseur et je ne peux pas comprendre les motivations qui sont à la base de ce refus de se confronter en commission sur les lignes directrices de la politique culturelle de ce Gouvernement. Je vous invite à revoir cette position, car je crois qu'il est de l'intérêt de tout le monde de partager des choix aussi importants. De mon point de vue, donc vraiment je suis surprise par cette réponse, Assesseur, je vous demanderais de mieux expliquer les raisons de ce refus et si éventuellement c'est une question de temps, nous sommes évidemment disponibles à proroger les temps.

Président - Merci collègue. A demandé la parole le collègue Donzel pour déclaration d'intention.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Noi naturalmente rimaniamo fermi sull'impegno di questa mozione, io spero di non averla spaventata usando la parola "libertà" in questo dibattito e necessità di creatività, liberare la creatività dei nostri giovani. Ecco, spero che non siano state queste cose a preoccuparla eccessivamente, perché, come dico, ripeto, questi sono i fondamenti per cui si possa sviluppare una cultura di un popolo e non una cultura di un regime. Diciamo, sono un po' sorpreso anch'io, devo essere sincero, perché se ieri sono stato sorpreso perché venivano votate all'unanimità mozioni come quella sui rifiuti, dove mi aspettavo qualche tentennamento per tutte le implicanze amministrative che ciò comporterà, perché poi voglio vederlo l'Assessore all'ambiente adesso che dovrà mettere in atto da subito quello che è stato votato ieri all'unanimità, invece su questa...che era un confronto davvero costruttivo, utile, positivo, anche perché parlare di cultura tra di noi avrebbe permesso anche di chiarire meglio quali sono, diciamo, i fondamenti, i valori su cui ci misuriamo anche in questo Consiglio regionale, ecco, badi bene, rinviare alla II Commissione, cioè come se tutta la discussione fosse soltanto una questione di money, d'argent de poche, e non la questione che io ho posto, cioè la questione della libertà, della creatività, delle scelte culturali, cioè questa cosa si discute in V Commissione, non in II Commissione, cioè non è una questione se verranno stanziati 2 milioni, scusate, di euro alla cultura, io voglio capire che cosa ne facciamo di questi...io ho detto: "meno mattoni, più investimento sul piano umano", allora mi dice: "di queste cose parliamo in II Commissione"? Beh, se quello è l'ambito che lei ritiene idoneo per parlare di queste cose, io andrò a parlare di libertà, di creatività, di rapporti umani in II Commissione, invito il Presidente della II Commissione ad essere tollerante se andrò su questi temi e non rigidamente sulla questione meramente finanziaria.

Credo che, dopo il dibattito così ben condotto dai miei colleghi in quest'aula, forse l'ambito migliore era una V Commissione che consentisse davvero di portare ad approfondimenti tecnici quelle che sono state le cose illustrate in questa sede. Dal mio punto di vista, diciamo, non mi aspetto chissà che controrisposta, adesso sono veramente spiazzato che un dibattito che aveva un profilo culturale sia stato ridotto, ridimensionato ad una visione meramente economicistica e ricondotto alla II Commissione, che non è il luogo naturale per questo dibattito.

Président - Merci. Pour déclaration d'intention, la parole au collègue Rosset.

Rosset (UVP) - In effetti, Assessore, mi stupisce questa presa di posizione. Una mozione che chiede di andare in commissione, come giustamente anche lei ha citato in un momento di grossa difficoltà, che quindi pone anche all'interno di questa commissione la sua possibilità di fare esperienza su tutto quello che è stato fatto, su quello che si potrà fare, quindi una commissione che può soltanto aprire un confronto in un momento di difficoltà. Non capisco questa chiusura totale ad una semplice mozione che in questo momento...se poi è una questione di tempo, siamo disponibili anche a valutare quest'aspetto, ma proprio tout court delegarla esclusivamente alla II Commissione mi sembra un pochino penalizzante per il ruolo che lei ricopre. Grazie.

Président - A demandé la parole l'Assesseur Farcoz.

Farcoz (UV) - No, evidentemente la II Commissione, perché nella II Commissione si iniziava a discutere del bilancio, il quale ci avrebbe permesso poi di attuare una programmazione, semplicemente questo, se poi ovviamente...l'impegno di andare in commissione ci sarà se voi ritirate questa mozione, ma non entro 15 giorni, perché non avremo ancora redatto il bilancio, semplicemente questo...

(interruzione di alcuni Consiglieri, fuori microfono)

...non abbiamo ancora le date delle commissioni.

Président - A demandé la parole pour la réplique le collègue Viérin.

Viérin L. (UVP) - Grazie Presidente.

Già altri hanno detto del nostro stupirci per quest'atteggiamento, credo che il deliberato che impegna il Governo...anche tutte le enunciazioni di buoni principi dell'Assessore nella sua replica ci facevano ben sperare...è il fatto di voler accettare una mozione che impegna semplicemente al di là di venire in commissione...i tempi, 15-20, è chiaro che 15 giorni ha un senso perché, come ricordava qualche collega, la prossima settimana o al massimo fra due Giunte voi approvate il bilancio e cosa andiamo in commissione a discutere dei finanziamenti o del fatto di rifinanziare la cultura se già è tutto deciso, cioè "a babbo morto" come si suol dire? Prima considerazione.

Seconda considerazione: visto che praticamente nel suo intervento lei ha aderito a tutti i nostri principi dicendo che non c'è bisogno di rifinanziare la cultura perché è già finanziata, io tornerò un attimo su che cosa oggi non è finanziato e, al di là delle cifre, anche proprio i settori che sono in sofferenza...ma, prima di entrare nel merito, ciò che ci stupisce è quest'atteggiamento di chiusura, di totale chiusura per un settore che, tra l'altro, è il suo di competenza, è il suo settore, Assessore, noi rafforziamo attraverso questa mozione un impegno del Consiglio regionale per andare a rifinanziare il suo settore e io credo che ogni Assessore che è stato in Giunta lo sa, dovrebbe sperare in mozioni in ogni Consiglio che vadano in questa direzione, perché è il settore che più è stato trattato male in quest'ultimo anno e arriverò al merito della questione.

In premessa vorrei dire, Assessore, che nella sua risposta lei ha cercato di fuorviare un po' i termini di paragone che noi abbiamo illustrato nella mozione, perché questa mozione non chiede di rifinanziare la cultura rispetto al livello nazionale, questa mozione chiede di rifinanziare la cultura rispetto al passato, mi scusi! Allora, va bene che lei apprezza il decreto "valore cultura" a livello nazionale dicendo: "ma noi qui abbiamo sempre fatto tutto". Il nostro era un riferimento, un paragone, per dire: "proprio nel momento in cui lo Stato fa un piccolo gesto in controtendenza rispetto agli ultimi decenni, noi in Valle d'Aosta facciamo la stessa cosa, ma a ritroso". Questo era l'assioma che abbiamo probabilmente illustrato in malo modo nella nostra mozione, ma che vorrei esplicitare qui, quindi non è che qui abbiamo detto che siamo felici per il decreto nazionale, ma che in Valle d'Aosta si è sempre fatto; stiamo dicendo che, proprio nel momento in cui a livello nazionale si investe, noi vorremmo che anche la Valle d'Aosta tornasse ad investire e ben vengano le iniziative a livello nazionale, ma noi iniziamo a preoccuparci del bilancio regionale, perché è di questo che noi siamo preoccupati, quindi il rapporto, il rifinanziare si intende rispetto al passato recente.

Abbiamo sentito parlare di razionalizzazione e di rivisitazione, ecco, queste sono le due parole chiave della sua politica culturale probabilmente. Razionalizzazione...che va benissimo una razionalizzazione se questa è commisurata al mantenimento non solo della qualità, ma anche del mantenimento di chi opera nel settore, perché abbiamo fatto tutta un'illustrazione nei vari interventi per dire che la cultura non si mangia, ma che di cultura si vive e si mangia, ma non si vive di aria fresca e anche la cultura ha bisogno di adeguati finanziamenti, come tutte le imprese, ed arriverò anche sulla questione del teatro, perché il teatro ha avuto delle riduzioni, ma non delle riduzioni riferite al bilancio del 2012 di pianificazione, ma ha avuto dei tagli sulla famosa delibera dei 309 milioni del 30 dicembre del 2012, quindi loro avevano una certezza di bilancio se pur ridotta, che chiaramente il bilancio programma l'attività dell'amministrazione...quindi i privati si programmano in base all'Amministrazione, ma dopo se in corso d'opera vengono tagliati questi fondi e poi con la politica del rubinetto in primavera uno dice: "ma ci rifinanziate per favore il teatro?", "sì, state tranquilli, dopo le elezioni qualcosa viene reinserito", ma non viene reinserita la totalità di quello che era stato previsto...già ridotto l'anno precedente, ma questa non è programmazione, questo non è sostenere un settore: questa è la politica dei rubinetti. Quando dico che il settore della cultura è ancora più delicato da tutelare, mi riferisco anche a questo, perché sono gli artisti che poi hanno una professione che per la sua connotazione ha un certo risvolto anche sulla comunità, e qui c'è la tendenza e la tentazione di voler mettere un po' le briglie al settore della cultura nella sua espressione.

Non diciamo quindi almeno cose che non esistono, perché se oggi lo slogan è "razionalizzare e rivisitare", la rivisitazione ci sta, ognuno - l'ho detto nelle mie premesse - ha una propria politica culturale o una propria politica per il settore di competenza ed è giusto che la metta in campo, ed è proprio quella che noi vorremmo capire nella sua rivisitazione, se in commissione ce la spiega, ma non in II Commissione, scusi Assessore, sappiamo che forse è un po' allergico alle commissioni, però noi speriamo di vederla in V Commissione per venire ad illustrarci questo programma di lavori e in II Commissione ci illustrerà il bilancio come tutti gli altri Assessori. Noi quindi non capiamo...noi le chiediamo di venire in commissione, che dovrebbe già essere qualcosa di naturale per gli altri, per tutti e le chiediamo di venire entro 15 giorni. Le chiediamo di venire col programma dei lavori, visto che lei sa già che la cultura sarà finanziata, potrebbe benissimo venire e dirci qual è il programma di manutenzione e di tutela dei beni culturali, non capiamo che problema c'è. Le chiediamo poi di programmare...il programma delle risorse finanziarie, se la settimana prossima approvate il bilancio, fra 15 giorni può venire in commissione a dirci...noi immaginiamo...e invece non è così. La realtà è che qui si sta facendo morire la cultura e che lei si sta in questo caso nascondendo dietro i tempi tecnici o comunque l'impossibilità di venire in commissione ad illustrare le cose, ma non è che risolviamo il problema. Noi siamo qui per cercare di rifinanziare un settore, non per cercare di farle dire le cose che lei non vuole dire, quindi se l'intento comune è quello di sostenere effettivamente il settore al quale lei dice di attaccare tutta quest'importanza, noi ci chiediamo che cosa la trattenga, anzi, meglio, lo sappiamo benissimo, cioè, appunto, la realtà dei fatti è che sarà un bilancio triennale che non darà la possibilità di mantenere, ma non dico il livello qualitativo-culturale, ma l'ordinaria amministrazione, perché le manutenzioni e la tutela dei monumenti sono ordinaria amministrazione. Dico questo perché c'è un po' anche la tendenza di dire: "eh già, però per anni ci sono stati finanziamenti nel settore della cultura". Ci mancherebbe, se abbiamo tutti detto che crediamo in un certo settore, bisogna che le conseguenze siano di pari passo.

Vorrei dire anche che i finanziamenti ce li siamo andati a cercare e ce li siamo andati a cercare anche in Europa, perché tanti progetti che abbiamo portato avanti non hanno gravato sul bilancio regionale, o non hanno gravato interamente sul bilancio regionale e sono state allocate le risorse proprio su questi settori, perché anche in questi anni dove le risorse sono calate, non è che il settore cultura non è stato toccato in questi ultimi tre, quattro anni, ma abbiamo cercato...intanto avevamo anche noi la nostra grande opera, e Donzel l'ha ricordato, abbiamo cercato di diluire questa grande opera per cercare di non fare...Saint-Martin de Corléans, per chi ascoltasse, e in questi anni abbiamo cercato di diluire, per esempio, i lavori su Saint-Martin de Corléans, opera ereditata e che bisogna portare avanti, per cercare di non far mancare i finanziamenti sul resto della programmazione culturale, ma oggi siamo drasticamente...perché gli investimenti in campo culturale da 50 milioni, anche con parte di fondi europei, sono a 20 milioni, 21, quindi è un settore che effettivamente sarà anche razionalizzato, ma questo significa farlo morire. Il fatto quindi di aver acceduto in questi anni a fondi europei, vorrei ricordare per i castelli...il Castello di Arnad, lei è stato alla presentazione la settimana scorsa dei lavori sul Castello di Arnad con l'Abbaye de Sixt, ebbene, quelli sono fondi europei e anche fondi nazionali, i fondi europei non solo sul Castello di Arnad, il Castello di Quart, il Castello di Graines, il Castello di Saint-Marcel, ma...il Pondel, che visiterà il Ministro in visita questa settimana...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

...non ci va più? Avevamo saputo che c'era una visita al Pondel e ci faceva anche piacere, perché il Sindaco del Comune ha invitato, visto che è un monumento che è sul suo comune...dico questo perché sono tutti investimenti che sono derivati da fondi europei e poi anche fondi nazionali...il gioco del lotto, tanti non sanno che il gioco del lotto finanzia ogni anno un bene culturale, la Valle d'Aosta in questi ultimi anni ha avuto accesso, abbiamo iniziato con l'Église de Saint-Léger à Aymavilles e poi siamo passati al Castello di Arnad, con due finanziamenti di centinaia di migliaia di euro.

Il settore culturale, al di là del momento di difficoltà, quindi dovrebbe attivarsi, visto che c'è la programmazione 2014-2020, per avere progetti strategici in campo culturale, quello delle miniere di Cogne potrebbe esserne uno, ma anche inseriti su tutto quello che è il lavoro di manutenzione. Siamo riusciti a salvare la questione del Castello di Aymavilles, abbiamo aperto il Castello Gamba, lo abbiamo fatto in un momento di difficoltà, abbiamo cercato di fare della razionalizzazione all'interno, cercando di non far mancare quelle che sono opere che possono effettivamente rappresentare il volano di sviluppo turistico-culturale. Anche sulla Saison e su tutta quella che è la programmazione...condivido che non è tutto, però la Saison nel giro di cinque anni ha aumentato di più di 10 mila persone le presenze e non è solo per la quantità di spettacoli o per quanto si è speso, è anche e soprattutto per la qualità. Oggi, quindi, c'è veramente una necessità di rifinanziare rispetto al passato, perché - il Presidente lo sa - negli ultimi anni abbiamo tirato proprio perché avevamo ancora questi finanziamenti europei, fino ad arrivare al bilancio del 2012, dove io ricordo, Assessore, ho scritto una lettera, perché non condividevo i contenuti di una certa parte già di tagli, seppure i tagli nel loro insieme potevano andare bene, ma l'allocazione di questi tagli da destinare ai singoli settori doveva essere di competenza dei singoli assessorati. Questo non è avvenuto, come non è avvenuto il fatto di dire: "benissimo, non c'è...", c'è una certezza, perché dopo l'approvazione del bilancio questo congelamento di questi 309 milioni ha annullato tutta una serie di attività che erano state programmate anche dal punto di vista dei fornitori e di chi opera nel campo.

Noi quindi non entriamo nel merito e sappiamo che lei non ha responsabilità, se non per il futuro, cioè se non per il fatto di avere oggi la possibilità di rilanciare questo settore, perché nell'ultimo anno lei non c'è stato e dall'inizio dell'anno con questi tagli di 309 milioni è chiaro che oggi non si può che andare a migliorare se c'è la volontà. Come ci dispiace che sia stata abbandonata, lo abbiamo già detto ieri, la questione della programmazione al Teatro romano, perché aveva una logica di avere un evento unico, perché proposto in quel luogo...la collega Morelli ricordava che siamo contrari agli eventi a spot, certo, perché una programmazione presuppone anche una connotazione, il fatto di connotare un monumento facendogli ritrovare la sua funzione originaria... Sono contento che il mercatino di Natale vada finalmente in quel luogo, perché significa iniziare a portare anche altre manifestazioni in quest'area, ma la struttura al Teatro romano comportava il fatto di poter avere una programmazione unica in quel luogo, di creare uno spettacolo unico proprio perché proposto al Teatro romano, come questo avviene all'Arena di Verona, come a Siracusa al Teatro, ecco.

Secondo noi, cioè è un peccato che tutto questo non abbia i finanziamenti adeguati, quando invece altri finanziamenti in altri settori continuano, come avremo modo di dire anche nelle prossime mozioni, in particolare sulla questione delle grandi opere. La logica dell'abbinamento dei luoghi e degli eventi andava nella direzione di quello che diceva la collega Morelli: di evitare il "McDonald's della cultura", di evitare i grandi tour che vengono proposti in Valle d'Aosta e che non lasciano nessuna traccia, ma un monumento, quando uno torna a casa, non porta solo a casa il concerto del coro dell'Armata Russa, che aveva aperto la programmazione di Été au théâtre, unico evento, unica data in Italia di un tour mondiale, ma uno si porta a casa anche la suggestione di quel luogo, che è il simbolo di una politica culturale. Si va a Barcellona per la Sagrada Familia, si va a Roma perché c'è il Colosseo e si va ad Aosta da un punto di vista culturale perché c'è il Teatro romano: ecco perché il Teatro romano era la copertina di quel libro sulla restitution, non perché eravamo fissati con questa questione del Teatro romano, ma perché poteva dare risultati, e scelta peraltro portata avanti, condivisa e che ha dato anche i suoi risultati. Dico questo perché la legge 27 del 1993 è stata finanziata fino al 2013, quella sui beni ecclesiastici...non c'è più un finanziamento su quella legge...il teatro che è stato citato, non sono sufficienti quei fondi per far funzionare le compagnie teatrali, perché c'è un finanziamento che si può ridurre negli anni, ma in modo graduale e non in corso d'anno; la manutenzione delle mura romane è a zero, non c'è più nessuna manutenzione...la questione della tutela dei beni culturali in generale. Questo quindi per dire che noi vorremmo - e concludo, Presidente - veramente che ci possa essere un'attenzione, ci spiace tanto e ci dispiace in modo particolare che questa mozione non sia accettata, perché è una mozione che andava a difendere il suo settore, che è il nostro settore, il settore di tutta la comunità valdostana, peccato che lei non abbia colto questa nuance.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Donzel. Era già intervenuto sulle dichiarazioni, ma, visto che l'Assessore è intervenuto dopo, in via del tutto straordinaria recupera il tempo che non ha usato nell'intervento precedente.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Sarò brevissimo, semplicemente per un'informazione ai non addetti ai lavori, altrimenti sembra un dibattito sospeso nel vuoto. Questa mozione aveva lo scopo di aiutare l'Assessore Farcoz nel confronto in Giunta a sostenere le ragioni degli investimenti culturali in Valle d'Aosta, quindi ad andare a supporto della sua azione. Entro sei o sette giorni, la Giunta avrà già deliberato il bilancio, quindi, quando noi lo incontreremo, lo incontreremo già praticamente a scatola chiusa e andremo lì a discutere poi su come gestire le risorse, come ripartirle, naturalmente sempre con gli indirizzi per quanto riguarda il Partito Democratico Sinistra VdA che prima vengono le persone e poi i mattoni. Questo quindi era lo spirito di sostenere un Assessore, un Assessorato nello sforzo di confronto in un momento difficile. Non aver colto quest'opportunità che tutta un'aula sosteneva per gli investimenti ed il bilancio della cultura in questo momento mi sembra un'occasione persa per i valdostani, non per l'Assessore Farcoz.

Président - Merci. La parole à la collègue Morelli.

Morelli (ALPE) - Merci Madame la Présidente.

Assessore Farcoz, lei ha detto una cosa sacrosanta e legittima, ha detto che intende "revisiter la politique de l'Assessorat" ed è un suo diritto, lei è il nuovo Assessore à l'éducation et à la culture di questa legislatura, quindi è comprensibile, è giusto che lei voglia rivisitare. Ciò che noi le proponevamo con quest'incontro in V Commissione...io ho sempre dato per scontato che si parlasse di V Commissione perché ciò che ci interessa è andare a fondo sulle linee guida culturali, sulle scelte della politica culturale. Ci pareva che potesse essere un'occasione importante per confrontarsi e per dare a lei la possibilità di illustrarci quali sono le linee guida, su quale base i tagli verranno operati, perché siamo coscienti che dei tagli dovranno essere operati. Io quindi veramente continuo a non capire quale sia la ragione di questo rifiuto e la invito ancora a ripensarci e ad accogliere questa proposta che le viene dalla minoranza. Naturalmente, noi rimaniamo fermi per quanto riguarda l'impegno della nostra mozione, anche se, come è stato ricordato, il bilancio passa in Giunta la prossima settimana, 15 o 30 giorni non cambiano per venire ad illustrare in V Commissione quali sono le ricadute delle scelte finanziarie sul settore culturale, quindi la invitiamo veramente a riflettere, invitiamo la maggioranza e il Presidente a riflettere su questa mozione e ad accogliere il nostro invito in commissione.

Président - La parole au collègue Fabbri pour la réplique.

Fabbri (UVP) - Merci Madame la Présidente.

Anch'io vorrei ribadire l'invito all'Assessore in quanto qui non si tratta solo di numeri: si tratta di una programmazione che riguarda tutta la Valle d'Aosta, l'ho detto prima: la cultura è un bene fondante della nostra autonomia. Giustamente è lei che deve decidere, ci mancherebbe altro, però, se riuscissimo anche noi in qualche modo a darle qualche suggerimento...ci terremmo veramente su una cosa fondamentale, fondante appunto, della nostra autonomia, per cui io la invito con i miei colleghi a ripensare e ad accettare questa nostra mozione. Grazie.

Presidente - Grazie. Altri per dichiarazione di voto? Repliche? La parola al Presidente Rollandin.

Rollandin (UV) - Oui, merci Madame la Présidente.

Nous avons compris une chose: pendant la législature précédente nous avons bien travaillé dans le secteur culturel et celle-ci est une satisfaction, au moins un secteur où nous n'avons pas eu de difficultés! Dans les autres, évidemment, la politique du tourisme a été une faillite, c'était la même...et je n'ai pas compris, étant donné la liaison entre la culture et le tourisme, si nous avons fait bien dans la culture, évidemment, dans le secteur des biens culturels nous avons bien travaillé pour ce tourisme, mais, malgré cela, hier j'ai entendu qu'elle a été une faillite, que rien ne marchait... Nous prenons acte qu'il y a des contradictions, même si ça a été, pendant ces cinq années, une politique de régime. J'ai entendu, tout de même, qu'on est contraires à la liberté, qu'il n'y avait pas de liberté dans ce secteur. Évidemment, je souhaite qu'il y ait toute cette liberté d'hors et déjà, mais la question est, évidemment, une seule: comme vous le savez, il y a déjà eu des contraintes pendant ces années et surtout dans ces dernières années, dès 2012 surtout, 2013, et la question qu'on n'a pas pu utiliser les 309 millions n'a pas été un choix, malheureusement, celle-ci a été une obligation, les 309 millions...je veux expliquer qu'on a dû faire la délibération pour ne pas utiliser tout pour le pacte de stabilité, il n'a pas été un choix de dire: "nous n'utilisons pas l'argent car nous ne voulons pas maintenir les engagements pris", malheureusement, nous avons dû maintenir cette contrainte qu'on a déjà expliquée.

Per le diverse situazioni che noi abbiamo qui già sviluppato, noi abbiamo due problemi: il problema del bilancio, che andremo a presentare giovedì prossimo come Giunta, è il risultato di una serie di elaborazioni non facili, si è dovuto intervenire un po' in tutti i settori e non in un settore in particolare, ma con un certo equilibrio, tenendo conto di mantenere quello che andrà detto e che andrà fatto negli investimenti, in particolare in questo settore. Si è molto insistito su quest'apertura dello Stato nei confronti della cultura, questo decreto che è stato più volte citato..."noi siamo per invertire la tendenza"...ma nemmeno per sogno, noi non invertiamo assolutamente questa tendenza! Quel decreto che è stato così citato...a parte i fondi ridicoli che vengono messi, perché, se rapportiamo quei fondi che sono stati messi per Pompei con quelli, non fanno nemmeno la manutenzione ordinaria e quello, me lo lasci dire, è stato detto da chi è direttamente interessato. Ora, non è certo con quel sistema che si risolvono i problemi.

Voglio ricordare che non c'è nessun problema - e l'ha detto l'Assessore - ad andare poi a presentare un'elaborazione di quello che...a bilancio approvato, potremo dire: "questo è il bilancio dell'Assessorato competente" e con gli organi competenti verrà stilato un programma che sicuramente è per una parte in continuità con gli investimenti che sono stati fatti, anche con i fondi europei, e che sicuramente continueranno. Nella programmazione nuova...voglio tranquillizzare i colleghi che nel programma ci sono tutti gli investimenti per la cultura e per le opere interessate, ci sono i funzionari buoni testimoni dei programmi che sono già in preparazione e sono stati fatti in tutti i settori, naturalmente anche per questo.

Voglio dire che Saint-Martin-de-Corléans, che è un po' l'emblema che viene citato, giustamente è stato rivisto negli anni proprio perché mancavano i fondi. C'era il cofinanziamento - perché noi volevamo utilizzare correttamente tutti i fondi europei, ma bisognava anche mettere la parte di cofinanziamento regionale che non è banale. Per Saint-Martin-de-Corléans abbiamo ancora in sospeso diversi aspetti: il tetto, cosa se ne fa dell'ultimo piano, la copertura, tutti problemi ancora da risolvere che noi sappiamo dovranno essere affrontati. È stato ricordato quanto è stato fatto in questi anni e che continuerà anche con i fondi europei, ma con i dovuti fondi regionali perché, senza l'investimento dei fondi regionali, non si possono utilizzare i fondi europei, questo vorrei ricordarlo: non è che ci sono i fondi europei, utilizzo 10...no, se utilizzo 10, devo metterne altri 5, 6, perché, di solito, questa è la proporzione. Questo, per dire che un minimo di valutazione, di programmazione...non è che si tratta di dire: "fra 15 giorni...", sicuramente ci sarà l'opportunità e la possibilità, una volta approvato il bilancio e rivisto un piano che sia di tale fattura...ci potrà essere nella commissione competente, quindi non c'è problema nella commissione che riterrete più opportuna...ci sarà una disponibilità ad andare ad affrontare quello che è il prospetto del piano che, con i fondi approvati, sarà disponibile, e allora si potrà giocare con le carte che, giustamente, sono già a disposizione. Oggi non è così, checché se ne dica, oggi non è così, non sappiamo ancora quali saranno i fondi europei. Ci sarà a breve una riunione per sapere quanto a livello nazionale verrà dato alle Regioni, non c'è ancora questo piano, allora di che cosa andiamo a parlare? Ecco perché noi abbiamo detto chiaramente che siamo contrari a questo, se la ritirate, benissimo! Noi ci prendiamo l'impegno...da parte dell'Assessore di andare a spiegare, quando ci sarà il piano, si avvisa la commissione, e va a spiegare quello che è il progetto per il piano, altrimenti andiamo a fare un'operazione che serve solo per dirci che il piano non è completo e non si sa che cos'è perché non abbiamo la possibilità di avere i dati necessari per fare questo tipo di programmazione.

Per quanto riguarda le intenzioni, ha già parlato l'Assessore, però le intenzioni devono essere tradotte, perché qualche numero è già stato correttamente anticipato dall'Assessore che, chiaramente, sa quelli che sono i dati per il prossimo bilancio, quindi credo che si sappia che alcune cose ci sono, però devono essere approvate da questo Consiglio e mi sta bene che ci sia questa propensione, almeno siamo sicuri che lì non verranno proposti tagli, anzi verranno proposti aumenti, ma, come sempre, per aumentare da una parte bisogna poi togliere dall'altra e lì voglio vedere quali saranno le proposte perché è facile dire: "aumentiamo, aumentiamo", ma la disponibilità è quella. Dove andiamo ad aumentare? Benissimo! Dove tagliamo? Più difficile. Mai sentito questo! Mai sentito questo, tranne delle assurdità.

Credo quindi che la ragione unica per cui si dice che non siamo d'accordo su questa mozione è perché non è materialmente possibile essere coerenti con quello per cui ci si impegnerebbe. È inutile impegnare l'Assessore a specificare un piano che non ha ancora i connotati, perché non ci sono i fondi europei, che, giustamente, sono richiamati e non c'è il bilancio approvato, questa è la ragione. Se voi volete ritirare la mozione, quindi c'è l'impegno dell'Assessore, una volta il piano ed approvato il bilancio a livello regionale, di andare in commissione a discutere quello che è il programma, altrimenti noi voteremo contro.

Président - Pour déclaration d'intention, la parole au collègue Viérin.

Viérin L. (UVP) - Intanto, siamo lieti per avere sentito finalmente la voce dell'Assessore, l'intervento dell'Assessore è arrivato...e, tra l'altro, la ringraziamo, Presidente, per gli apprezzamenti: abbiamo voluto semplicemente ricordare ciò che è stato fatto, se è stato fatto bene o se è stato fatto male lo lasciamo giudicare alla comunità. Il fatto di aver voluto tracciare una linea di tutto ciò che è stato fatto andava nella direzione di ciò che ha ricordato la collega Morelli e che ho ricordato poc'anzi. L'intenzione che noi abbiamo è semplicemente di voler capire, da parte dell'Assessore, qual è la linea, qual è la filosofia e qual è l'impostazione, ma, al di là di questo...e credo che il Presidente Rollandin, nonché Assessore in quest'ultimo anno ad interim, conosca bene le argomentazioni che ha enunciato...sappiamo benissimo che quello che noi chiediamo oggi è semplicemente un impegno formale perché, con tutto ciò che succede con il bilancio ed attraverso la finanza regionale in questi ultimi tempi, noi sinceramente vorremmo, vogliamo e pretendiamo che ci sia un impegno formale. Ecco perché, al di là dell'impegno verbale, noi manteniamo la nostra mozione, perché la mozione è un impegno del Consiglio che si traduce - noi speriamo che si traduca sempre quando le mozioni vengono approvate - in atti concreti e quindi vorrei dire che sicuramente, per esempio, il fatto di investire nel settore culturale ha dei risvolti nel settore turistico, però bisogna anche ricordare che il ruolo dell'Assessorato del turismo dovrebbe essere quello di prendere tutto ciò che fanno gli altri settori e promuoverlo all'esterno e l'Assessorato dell'istruzione non ha fondi per la promozione ed anche i pochi che c'erano sono stati tagliati. Anche nei ruoli e nelle sinergie che sono state fatte quindi si è sempre cercato di collaborare con gli altri settori, qui non si sta parlando di questo, si sta cercando di fuorviare la discussione: qui si sta cercando di capire se c'è o meno la volontà di rifinanziare un settore, per carità forse a Roma...hanno messo pochi soldi per Pompei, ma allora era meglio non mettere niente? La nostra citazione era per dire che un piccolo gesto è arrivato anche lì, invece qui non sta arrivando nessun gesto in tale direzione, questa era la nostra similitudine.

La questione dei 309 milioni: nessuno mette in dubbio che fosse qualche cosa di dovuto, noi diciamo semplicemente che questi 309 milioni in gran parte sono stati bloccati in primavera con la politica dei rubinetti e, stranamente, quelli per il settore culturale sono stati i più sacrificati, quindi anche all'interno di un qualche cosa che si doveva fare noi non condividiamo la scelta discrezionale di aver aperto i rubinetti per qualcuno e non averli aperti in modo eguale anche per altri.

Noi in conclusione crediamo che lei, Assessore Farcoz, perda un'occasione oggi per sostenere il suo settore, anzi è lei che dovrebbe votare questa mozione assieme a noi, magari gli altri potrebbero anche non condividerla, ma lei, che dovrebbe difendere il suo settore, dovrebbe essere l'unico che aderisce a questa nostra mozione. Noi crediamo che un Assessore che non difende, o che non può difendere perché non glielo lasciano fare, il suo settore, sia un Assessore che non convince, che parte male. Noi crediamo che la cultura sia l'anima di una comunità, una comunità senza investimenti culturali è una comunità senz'anima, questa è la considerazione che più ci rattrista. Noi prendiamo atto delle enunciazioni e della volontà per il futuro e saremo attenti a questa cosa e, nell'annunciare il fatto di mantenere questa mozione, noi chiediamo anche, Signor Presidente, il voto segreto. Grazie.

Presidente - Grazie. Non ci sono altre richieste di intervento? Possiamo procedere alla votazione segreta come richiesto. Votate, colleghi. Tutti hanno votato? Possiamo chiudere la votazione.

Presenti: 35

Votanti: 35

Favorevoli: 17

Contrari: 18

Il Consiglio non approva.

Passiamo ora al punto 21 all'ordine del giorno.