Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 68 del 12 marzo 1969 - Resoconto

OGGETTO N. 68/69 - Legge regionale concernente "Approvazione del bilancio di previsione della Regione Autonoma della Valle d'Aosta per l'anno finanziario 1969". (Discussione generale)

Bordon (D.C.) - Di questo bilancio 1969 abbiamo già avuto occasione di parlarne nella sua impostazione generale sia dal 7 gennaio, allorchè chiedemmo il primo esercizio provvisorio, poi ne abbiamo parlato in diverse Commissioni, per cui sembra già in partenza di dover annoiare i Signori Consiglieri ripetendo tante cose che si sono dette prima. D'altronde la rilevazione è una sola e in fatto di bilancio, in fatto di denari non è facile fare della poesia, i dati sono quelli che sono, le cifre sono lì nella loro realtà e quindi si vorrebbe e si desidererebbe forse da parte vostra e da parte mia di fare una relazione molto succinta. Però abbiamo visto gli anni scorsi, se eccedevo in un senso fui amichevolmente accusato di fare una relazione tipo Mississippi se, dall'altra parte, avevo abbreviato troppo mi si disse che non avevo fatto una relazione come avrei dovuto fare perché forse si aspettava da me qui una relazione fatta come dal Direttore della Banca d'Italia che, ad un certo momento, puntualizza la situazione economica dello Stato.

Io quindi penso che cercherò di tenere un po' una via di mezzo tanto più che abbiamo constatato molte volte che non dicendo molto ci abbiamo rimesso perché poi abbiamo dato agio a delle discussioni che non finivano più proprio perché non si erano puntualizzate determinate situazioni prima.

Allora Signori Consiglieri io chiedo scusa per tutta quella parte che mi ripeterò perché qui abbiamo una relazione di diverse e svariate pagine che ognuno di voi avrà letto e che secondo me è bene sia fatta così perché davanti, dà la possibilità ai Consiglieri di avere le cifre, di non dover dettare determinate cifre come già è accaduto per cui si è finito per perdere molto tempo.

E allora io vorrei fare, pur cercando di essere il più succinto possibile, una relazione partendo da questo punto.

Il bilancio di previsione della Regione del 1969 è nelle sue impostazioni essenziali suddiviso in questo modo.

È innanzitutto di 27 miliardi 945 milioni che però vogliamo puntualizzare subito perché molte volte abbiamo letto delle inesattezze che poi si ripercuotono in altra sede che ci danno noia.

I 27 miliardi 945 sono comprensivi di 7 miliardi e 823 milioni di partite di giro o meglio di partite che si compensano nella spesa. Pertanto possiamo precisare che il bilancio della Regione nelle sue entrate effettive ed è su queste che noi dobbiamo discutere, è di 20 miliardi 122 milioni e 150 mila lire.

Fatta questa debita precisazione, siccome questa cifra è di una certa entità secondo il parere di alcuni e di altri certamente non sarà sufficiente, ma siccome per altri bilanci precedenti che erano inferiori a questo importo la Giunta e il Governo di Centro sinistra fu accusato di aver maggiorato questo bilancio, di avere portato non un bilancio coraggioso ma un bilancio fasullo, io chiedo scusa, ripeto e voglio ritornare un po' indietro per vedere un po' che cosa è accaduto dal 1965 in poi. Questo proprio per sgombrare il terreno da eventuali timori che queste cifre siano proprio fasulle come si sta dicendo da tante parti.

Allora brevemente io leggerò soltanto gli importi principali. Le entrate effettive del bilancio 1965 erano di 10 miliardi 408 milioni. Nel 1966 fu allorquando arrivammo qui con l'impostazione che avevamo allora di 11 miliardi e 593 milioni. Nel 1967 questo bilancio passò a entrate effettive 15 miliardi 855 milioni, mi fermerò poi forse in seguito, ma penso che la cortesia dei Consiglieri di opposizione me ne daranno poi agio loro qui. Non vorrei dire tutto prima di soffermarmi un attimo, in particolare sul '67, perché è l'anno che ci dà la possibilità di avere già un rendiconto, di avere già qualche cosa sotto mano che ci tranquillizza e che effettivamente prova se certe cifre erano fasulle o meno. Poi abbiamo il bilancio del 1968 che raggiunse il limite di 17 miliardi e 41 milioni e quello del 1969 che arrivò, ed è quello attuale, a 20 miliardi 122 milioni. Incominciamo un po' a vedere questi introiti, come noi li abbiamo avuti e come abbiamo previsto, avremo forse peccato di fiducia per determinate impostazioni, ma su altri siamo stati abbastanza realisti ed avremo avuto magari anche fortuna di azzeccarcela, perché signori, nel 1965 il riparto fra lo Stato e la Regione dava come quote fisse 3 miliardi 243 milioni e dava come quote variabili 1 miliardo 160 milioni per cui il totale del riparto che noi avevamo con lo Stato era di 4 miliardi 403 milioni.

Nel 1966 le quote di riparto ci diedero 3 miliardi 191 milioni e riuscimmo quindi nelle quote fisse, cosa che fu già puntualizzata altra volta. Nelle quote fisse c'è una crescita normale, una crescita che è data dall'aumentare delle imposte che, essendo calcolate su una percentuale, oscilla tutti gli anni in base appunto al gettito che le imposte, che sono incluse nelle quote fisse, danno.

Allora nel 1966, ripeto, 3 miliardi 191 milioni di quote fisse e riuscimmo ad avere 2 miliardi 300 milioni di quote variabili contro il miliardo 160 dell'anno precedente.

Questo ci permise di arrivare a 5 miliardi 928 e richiedemmo quel famoso articolo 12, che fu motivo di lunghe discussioni, ma che però ci permise di ottenere, per l'anno 1966, 1 miliardo, non potevamo chiedere di più in quel momento perché questa impostazione era fatta in questo modo.

Nel 1967 ottenemmo 4 miliardi 687 mila lire, pardon, 4 miliardi 687 milioni di quote fisse e le ottenemmo con una forte maggiorazione di circa 500 milioni in quanto che, in quell'anno, l'ENEL ebbe a versare una forte quota di arretrati per cui il calcolo della quota su queste maggiori imposte ci diede questo aumento.

Però ottenemmo in più oltre a questi 4 miliardi 687 milioni di quota fissa ottenemmo 3 miliardi di quota variabile.

Per cui il riparto che nel '65 era di 4 miliardi e 400 raggiunse il limite di 7 miliardi e 400 milioni.

Siccome però, era la verità, questo riparto non era sufficiente, avevamo da scegliere due strade, quali strade dovevamo scegliere? O scegliere la strada di voler portare avanti subito un riparto, che sarebbe stata la cosa migliore, con il pericolo magari di non arrivare in tempo, oppure, scegliere la strada di cercare di avere, nei migliori dei modi o in tutti i modi possibili, il maggior gettito possibile.

Con la riserva, naturalmente, ad un certo momento, di scegliere non più un qualsiasi modo per ottenere il massimo gettito ma di scegliere il migliore modo che sarebbe proprio quello del riparto di cui parleremo perché è proprio l'occasione di poterne parlare.

Pertanto ripeto che, avendo deciso di avere al più presto tutti i denari che si potevano avere nell'interesse della Valle e in qualsiasi modo, insistemmo su quell'articolo 12 e ottenemmo altri due miliardi che furono regolarmente versati a noi e che pertanto portarono fra quota fissa, quota mobile e articolo 12 a nove miliardi e 400 mila lire gli introiti dallo Stato contro i 4 miliardi 400 mila del 1965.

Quindi avemmo lì un aumento di circa 5 miliardi con quindi il raddoppio di quella quota che ci permise di fare un passo avanti. Nel 1968 le quote fisse vennero ridimensionate in parte perché avemmo solo più 4 miliardi e 450 suscettibili di variazioni, ma queste sono le impostazioni, e 3 miliardi 100 milioni di quota variabile, per cui arrivammo a circa 7 miliardi e mezzo.

Siccome l'apétit vient en mangeant, chiedemmo ed è giusto che si facesse così, perché è sempre stato fatto in tutte le impostazioni di bilancio, si è sempre chiesto qualche cosa di più perché, perché si deve trattare sia nella vita privata come nella vita pubblica, se ci si accontentasse di chiedere la cifra precisa, non si riuscirebbe certamente ad avere una certa elasticità, per cui noi chiedemmo 3 miliardi nel 1968 con la speranza di aumentare quei due miliardi che ci erano stati dati nel '67.

E insistemmo per avere due miliardi e mezzo, io non ho l'abitudine di venire qui a dire, promesse e non promesse, ma diremo, quanto li avremo riscossi, cosa ci è stato versato, però abbiamo insistito sui due miliardi, voi sapete qual è la macchina dello Stato, la macchina burocratica, i due miliardi sarebbero passati subito perché ce li avevano già dati l'anno precedente. Perché voi sapete che nello Stato, quando c'è una spesa stanziata per un certo contributo, un certo sussidio può anche andare avanti per degli anni anche se non più meritato. Ma se si chiede un aumento, si mette di nuovo in giro e in movimento tutta la macchina burocratica per cui questi danari, due miliardi e cinquecento, che noi abbiamo richiesto sono ancora sempre in discussione perché noi insistiamo per averli.

Quindi il bilancio del 1968 dovrebbe quadrare in questo modo: 4 miliardi 450, 3 miliardi 100, che fanno 7 miliardi e mezzo, più due miliardi, se fossero quelli dell'anno prima, nove e mezzo, e se ci danno 500 milioni di più, perché noi vogliamo avere a tutti i costi, perché dimostriamo la fondatezza della nostra richiesta attraverso le necessità di bilancio, dovremmo arrivare a dieci miliardi.

Per l'anno 1969, abbiamo previsto quindi 4 miliardi 490 perché riteniamo che il benessere, il miglioramento economico abbia da aumentare il gettito delle imposte e, conseguentemente, il gettito del riparto per le quote fisse, per cui noi prevediamo, per il 1969, 4 miliardi 490 milioni.

Insisteremo, desideriamo, chiediamo un qualche cosa di più nelle quote variabili che sono 3 miliardi e 300 milioni, il che ci porterebbe circa 7 miliardi 790, e abbiamo richiesto ancora sull'articolo 12 i 3 miliardi.

Arrivati a questo punto, ci si potrebbe anche fermare e parlare di altri argomenti come il riparto. Io penso che verrà, affiorerà dopo questo discorso e quindi vorrei fermarmi qui, per questa parte, dimostrando che le previsioni che noi portiamo in entrata per i rapporti che ci legano con lo Stato non sono fasulli perché sono confortati dalle entrate del 1967 che noi abbiamo riscosso e che pertanto ci danno tutta la tranquillità che noi dobbiamo avere.

Mi si potrà obiettare: perché mettete tre miliardi in bilancio quando poi sapete che più che due o due e mezzo non avrete? E questo è il discorso che abbiamo fatto prima, è sempre stato fatto o mi ricordo che, quando c'era l'ex Consigliere Marcoz, dice tutti i bilanci sono lievemente aumentati per ovvi motivi che è inutile qui rivangare di nuovo perché forse non si farebbe neanche il nostro interesse con questo sistema.

Quindi io ho voluto fare questa premessa per tranquillizzare i Consiglieri, dicendo: "guardate che queste entrate sono di tutto riposo specialmente per quelle che abbiamo da trattare con lo Stato per passare poi successivamente a vedere quali sono le altre entrate".

Quindi quota fissa del riparto, previsione del 1900, io qui avevo dei dati che ho messo approssimativamente a memoria, diciamo, ma l'ufficiale è quello che vi leggo: 4 miliardi 225 milioni di riparto fiscale con gli articoli 6 e 10, prevediamo per le quote variabili 3 miliardi e 300, che è quanto io vi ho ripetuto prima, prevediamo per il Casinò di St. Vincent un'entrata di 3 miliardi e 900 milioni.

3 miliardi e 300 milioni previsti nel '68, un aumento di 600 milioni, vi diremo che, anche in questo campo, abbiamo voluto seguire una linea prudenziale, una linea prudenziale perché si potrebbe forse trovare ancora qualche cosa di più come gettito, però l'abbiamo pensato di non mettere tutto perché se, non là dove mettiamo 3 miliardi, non dovessimo averli tutti e ne dovessimo avere soltanto una quota che lascia scoperto una certa somma di milioni, maggiori entrate del Casinò ed eventuali altri proventi che tutti i Consiglieri della Regione conoscono e dei quali quasi sempre non si è mai parlato, si coprono tranquillamente per questa differenza.

Quindi abbiamo previsto 3 miliardi e 900 milioni del Casinò perché questi sono i dati prudenziali con un certo margine di sicurezza che noi abbiamo ritenuto di mettere.

Altre entrate tributarie, 323 milioni in confronto a tutti gli altri miliardi passano quasi in secondo ordine ma noi preleviamo un'entrata tributaria di 11 miliardi 748 milioni.

Abbiamo al titolo II delle entrate extra tributarie che poi illustreremo quando vedremo ma io mi sto facendo una chiacchierata sulla parte generale del bilancio.

Abbiamo in previsione 9/10 di canoni idroelettrici per 265 milioni, abbiamo delle concessioni per acque pubbliche 225 milioni, sono calcolati, ve li dimostreremo dopo, abbiamo un contributo dello Stato in conto Piano verde, sviluppo della zootecnia, sistemazione e difesa del suolo dei bacini montani e provvidenze per territori montani dell'Italia centro-settentrionale, abbiamo 1 miliardo 523 milioni.

Altre entrate extra tributarie 1 miliardo 786 milioni e contributi dello Stato, ai sensi dell'articolo 12, di 3 miliardi che, come vi ho detto prima, perché non abbiamo niente da nascondere, 3 miliardi li chiederemo tutti e riteniamo, se avremo avuto i due miliardi, i due miliardi, sono già contati perché li hanno dati nel '67 e ce li danno nel '68 e chiederemo di averne 3 nel '69 con questa riserva che, qualora non riuscissimo a spuntarla, avremo sempre dei margini di altre entrate che ci copriranno queste.

Quindi noi siamo arrivati, pardon...

(voce di Germano: ...volevo chiedere: avete assicurazione di questi 3 miliardi per il '69? Qualche impegno?)

...pardon, parlavo del '68, dovrei protestare con te perché mi fai perdere il filo, senti Germano, noi per l'anno 1968 questi tre miliardi che abbiamo portato, se avessimo voluto accettare i due che ci hanno versati nel '68 noi saremmo stati a posto e invece credo che tutti noi avremmo fatto così, insistiamo per le maggiori spese che la Regione ha da incontrare e stiamo facendo tutto il possibile con i funzionari della Regione per dimostrare che almeno 500 milioni ce li dovrebbero dare in più.

È stato questo che ha ritardato di alcuni mesi e, se ci arriveranno questi 500 milioni in più, sarà un ritardo che ci fa piacere e, se invece non arriveranno, ci farà dispiacere perchè, se avessimo lasciato le cose com'erano prima come qualche volta eravamo portati a fare, a dire "lascia stare", ci danno i due miliardi, vanno già bene quelli lì, noi li avremmo già riscossi.

Ora anche per il '69 noi abbiamo le stesse assicurazioni che abbiamo avuto per il '66 del miliardo, due nel '67, nel '68 due li abbiamo con assicurazione, e naturalmente io non posso, non dico mai, chiamo il funzionario in aiuto ma vorrei soltanto dire che io vado a Roma con i funzionari perché il politico può anche venire qui dentro qualche volta e raccontare delle bubbole per interesse di politica, e il funzionario questo non lo fa, quindi gli uffici sono aperti e a vostra disposizione quei funzionari che vengono con me a Roma e lì voi potete sentire com'è la situazione.

Fatta questa premessa, quindi noi ci troviamo con 11 miliardi di entrate tributarie e ci troviamo con le entrate extra tributarie 6 miliardi 799. Abbiamo poi alienazione e ammortamenti di beni e accensioni di prestiti, ecco c'è una correzione e purtroppo sfugge qualche cosa, ma leggendo così si correggono determinate impostazioni.

Allora totale effettivo, nel totale entrate effettive di 20 miliardi 122, noi dobbiamo tirare via 1 miliardo e 400 milioni, perché, come voi leggete qui, si tratta di accensione di prestiti e nelle voci particolareggiate che noi leggeremo in questo verbale, voi troverete, già lo sapete, perché quelli che sono in Commissione Affari Generali l'hanno visto, sono mutui che vengono contratti per la costruzione del Palazzo della Questura e dell'Intendenza di Finanza, se non sbaglio, che abbiamo già portato in Consiglio, che per legge, alla quale costruzione, per legge è la Regione che deve provvedere, però lo Stato rimborsa poi questi denari attraverso un certo numero di anni, quindi vi è una partita di giro e quindi noi non dobbiamo considerare questo e questo avrà anche una ripercussione, lo vedrete nel bilancio dei lavori pubblici, perché nel bilancio dei lavori pubblici questo miliardo e 400 milioni serve per quella costruzione, sono denari che noi li abbiamo lì e che avremo dallo Stato.

Ora, fatta questa premessa, e penso con questo di aver detto onestamente quella che è l'impostazione del bilancio e quella che è la cifra dei 20 miliardi, vorrei proseguire in questo modo. Non so se seguirò un filo molto logico ma, non avendo l'abitudine delle pastoie di una relazione scritta, penso però che fino adesso le cose siano state sufficientemente chiare.

Allora avrei voluto però, a questo punto, avendo parlato degli aumenti dei bilanci dal '65 al '69, avrei voluto con voi vedere un po' così brevemente perché qui c'è, ma è messo in un modo un po' diverso. È un raffronto fra le spese correnti ed investimento per gli anni '65 in poi e questo lo potremo anche vedere su queste tavole. Però l'essenziale è questo, che io desidero richiamare la vostra attenzione, e lo vedremo di nuovo dopo passando foglio per foglio, vuol dire che ci soffermeremo un po' meno, che nel 1968, in quel bilancio di 17 miliardi e 41 milioni, parlo sempre di entrate effettive, noi avevamo una uscita per spese correnti di 9 miliardi 355 e avevamo una uscita per spese di investimento di 7 miliardi 685 milioni, quindi vedete che era inferiore di circa 1 miliardo e mezzo.

Quest'anno, nell'anno 1969, avremmo fatto un passo in avanti, avremmo fatto un passo in avanti perché avremmo 10 miliardi 184 milioni di spese correnti contro 9 miliardi 937 milioni di spese d'incremento, d'investimento.

Quindi suppergiù ci sarà, e lo vedremo dalle tabelle, un 51% di spese correnti e 49% di spese d'investimento.

Perché mi sono permesso di soffermarmi su questa voce? Perché qui certe considerazioni mie le farò magari poi anche a titolo personale ma le spese correnti, e noi ce lo ricordiamo perché insomma si cerca ben sempre di imparare qualche cosa dalla vita, io mi ricordo che da quei banchi fu osservato o si fece osservare che determinate spese correnti noi le dovevamo rendere più rigide, è la cosa più reale che si possa dire.

Perché la cosa più deleteria e penso che per noi Regione Valle d'Aosta dove malgrado tutte le nostre magagne ci sia ancora un'impostazione di tutti noi che sediamo in questo Consiglio che permette di andare in qualsiasi posto a Roma come in qualsiasi città, diciamo Cagliari, cioè intendo come capoluogo di Regione, con la fronte alta perché non abbiamo ancora quelle impostazioni che ci vedono, per esempio, sul bilancio che le spese correnti ci mangiano il 70%-80% e rimangono solo più un 20% di spese d'investimento, perché, se noi non abbiamo un certo cumulo di spese per l'investimento, io non so che cosa potrebbe fare, come progredirebbe la Regione, perché si dovrà per forza, e questo forse mi verrà ancora di doverlo dire, dopo non vorrei forse neanche dirlo perché esprimerei dei giudizi dandomi forse delle competenze che non ho, ma è indubbio che, se qui alla Regione noi andiamo avanti o meglio, non provvediamo a mettere determinati argini su determinate spese correnti, indubbiamente il bilancio sarà sempre insufficiente, questo è umano che lo sia, ma sarà un bilancio che non darà i risultati che deve dare, perché, se noi ad un certo momento continueremo a spendere un 60 o 70, continueremo, dovessimo spendere perché grazie a Dio, noi... questo in spese correnti e non potremmo andare a finire bene.

Però qui mi viene bene di doverlo dire, ma noi stiamo correndo dei pericoli gravissimi. Noi, ad un certo momento, mandiamo avanti delle leggi, e notate che quello che io vi dico vorrei dirlo con molta modestia, perché mi potrei anche sbagliare, potrei anche dirvi delle cose inesatte, ma questo lo giudicherete voi. Sappiate soltanto che ve lo dico con la buona fede, ma noi mandiamo avanti delle leggi dove prevediamo una spesa di 70 milioni all'anno e, arrivati ad un certo momento, ne spendiamo 200-300 milioni. Noi mandiamo avanti dei provvedimenti dove spendiamo e crediamo di spendere 100 milioni per una bonifica sul bestiame e due cento e arriviamo a spenderne 400 milioni all'anno, noi abbiamo delle spese che sono in continuo aumento e che diventano ricorrenti per cui, ad un certo momento, le spese d'investimento devono diminuire per forza. Ora io chiedo scusa di questo mio appunto, ma è indubbio che tutti noi ci dobbiamo mettere di passo buono perché non possiamo, ad un certo momento, non frenare questo.

Difatti che cosa sta accadendo? E qui passiamo all'altro argomento, all'altro secondo punto.

Questi aumenti di entrata nel bilancio che noi abbiamo letto qui come cifre ufficiali, che cosa ci hanno permesso di fare? Ci hanno permesso, parlo sempre di spese effettive, sia chiaro, quindi mi riferisco sempre per quest'anno ai 20 miliardi che abbiamo discusso prima e di cui stiamo discutendo, che cosa ci hanno permesso di fare questi incrementi di bilancio? E allora io lo so, le cifre sono antipatiche, qualche volta quando parliamo non so di certi problemi ci permettono di poter fare delle altre discussioni, però le cifre sono anche molto simpatiche perché non permettono delle divagazioni come ho detto prima, sono quelle che sono, saranno sufficienti o insufficienti ma sono queste, da lì non si scappa.

Con questi aumenti che noi abbiamo letto prima, attraverso i bilanci del '65-'69, noi abbiamo potuto fare che cosa? Abbiamo potuto aumentare le spese effettive dei vari Assessorati. E allora parlerò delle Finanze innanzitutto perché questo è l'ordine, nel 1965, per esempio, le spese effettive che poteva sopportare le Finanze o che sopportava era di due miliardi 131. Nel 1968 le spese effettive furono di 3 miliardi 466, quest'anno prevediamo 4 miliardi 805. Questi aumenti li vedremo, vedremo poi il perché di questi aumenti.

Voi ricordate che abbiamo avuto un organico, abbiamo avuto giù un elenco di personale che è aumentato e del quale parleremo e quindi generalmente l'assessorato alle Finanze copre delle spese generali di amministrazione, nostra, personale andamento di tutto ciò che è l'Amministrazione nel suo complesso; non come assessorato di spesa per gli investimenti.

Abbiamo l'Agricoltura. L'Agricoltura nel 1965 aveva 1 miliardo e 790, siamo passati nel '68, guardate che l'Agricoltura comprende Piano verde, comprende, poi tutto è chiaro, ma siamo passati nel '68 a 3 miliardi 361. L'Industria e Commercio aveva, nel '65, 150 milioni nel suo bilancio per le spese effettive, è passato a 442 milioni e a 518 milioni.

I Lavori Pubblici. I Lavori Pubblici sono passati dal 1965 con 1 miliardo 958, sono passati a 3 miliardi 321 e adesso a 4 miliardi e 80.

L'Istruzione Pubblica. Anche questo è un assessorato che purtroppo i suoi capitali se li vede portare via attraverso, non purtroppo, è natura, insomma purtroppo è di troppo, queste somme che noi vediamo qui assegnate alla Pubblica Istruzione di 2 miliardi 522 milioni nel 1965, sono diventati 3 miliardi 560 nel 1968 e 3 miliardi 786 nel 1969.

L'Assistenza è passata dal '65 con 1 miliardo e 205 milioni a 1 miliardo e 678 milioni nel '68 e a 1 miliardo 752 nel 1969.

Il Turismo è passato da 783 milioni, pensa Savioz che io ne avevo 500, tu ne avevi 780 e adesso siamo nel '68 a 1 miliardo 549 e nel '69 a 1 miliardo e 700 milioni.

Ora perché io ho voluto citare queste cifre? E qui dovremmo chiederci, Signori, queste cifre sono sufficienti, ma non lo saranno mai sufficienti? Ma si è fatta ad un certo momento una distinta dove addirittura ci volevano decine di miliardi per soddisfare queste necessità, ma secondo il mio modesto parere, è giusto che ci si basta per avere delle maggiori entrate ma, indipendentemente dal quantitativo, dal numero dei miliardi in più o in meno che si potrà avere, io mi permetto di dire che è opportuno vedere come vengono spesi questi denari e quale impostazione si può dare a questi denari.

Naturalmente cosa accade? E qui dobbiamo riaprire un altro capitolo. Io penso che mi si dirà come, o ci si dirà come è già stato detto precedentemente, che questo bilancio ha seguito le orme dei vecchi bilanci e, sì Signori, è la realtà questa e perché ha seguito le orme dei vecchi bilanci e qui un'altra espressione non più di Assessore alle Finanze ma di Consigliere come amministratore. Ma io ritengo che sia proprio quest'anno l'anno che deve decidere la nuova impostazione del bilancio regionale. Perché deve essere quest'anno? Ma io penso che la programmazione del 1965 o '66 già aveva espresso dei pareri, già aveva detto qualche cosa come indirizzo, ma io penso che, se non si vuol fare delle discussioni così per farle, nel '66 a metà anno non si poteva impostare questo. Nel '67 si parlava di elezioni o in autunno o le abbiamo fatte nell'aprile del '68. Ma io mi chiedo: quale Consiglio regionale poteva portare avanti un piano di programmazione? Programmazione vuol dire proiettata attraverso 3, 4, 5 anni quando avevamo le elezioni alle porte. Questo non era possibile e così a mala voglia o torto collo noi abbiamo dovuto andare avanti con questo bilancio impostato in questo modo.

Io avrei voluto che, ad un certo momento, le indicazioni della programmazione, che noi abbiamo letto così, avessero detto: bisogna industrializzare di più la Valle d'Aosta e, per industrializzare di più la Valle d'Aosta per dare dei posti di lavoro, di creare dei nuovi posti di lavoro, era necessario per esempio, ad un certo momento, fare che cosa? E fino a prova contraria dovevamo dare forse dei maggiori denari all'Industria e Commercio, io penso e dove li prendevamo con quei 17 o 18 miliardi che erano già aumentati di molto in raffronto all'anno prima?

Secondo il mio modesto parere, quindi, quest'anno è l'anno dello studio per una nuova impostazione del bilancio, e io mi sono permesso di dirlo, attraverso l'anno 1969, noi dobbiamo per forza, con l'aiuto del Comitato, degli Organi della programmazione e con le Commissioni che già esistono, vedere che cosa dobbiamo fare attraverso 3, 4, 5 anni, perché la programmazione potrebbe addirittura dirci che è assolutamente necessario, per esempio, che si spenda in un lasso di tempo molto breve quattro, cinque miliardi per le strade, per qualche cosa di turismo, adesso non entro nel particolare.

E allora, di fronte a un problema di questo genere il Consiglio regionale dovrà studiare l'impostazione, di poter aumentare il bilancio di altri dieci o dodici miliardi. Ma io questo non penso che sia realizzabile e allora dovremmo studiare un'impostazione di mutui, di qualche cosa che abbia a venire fuori perché io sono contrario ai mutui, perché mi si ha un bel dire che i mutui si possono ammortizzare anche con facilità in seguito alla svalutazione della moneta, mi si può dire, da parte di coloro che sono favorevoli ai mutui, se noi mettiamo a disposizione di una generazione attuale magari, dico generazione per dire quelli che vivono in questo momento, un bene che può essere una strada, un ponte, un accidenti qualsiasi, che senza mutuo usufruirebbe solo mio figlio, questo è tutto d'accordo ma, se si può fare a meno di mutui, ne faremo a meno. Ma se noi vogliamo veramente parlare di programmazione, mandare avanti un qualche cosa di nuovo che porti effettivamente un notevole miglioramento nei settori turistici o industriali, questo è un problema che noi dovremo esaminare.

Quindi detto questo io ho pochissimi appunti. Però, in linea di massima, quelli che erano questi giudizi, queste tranquillità che io ho voluto dare al Consiglio, penso di averle date. Ma ci dobbiamo soffermare ancora su alcune cose e sono queste. Ho parlato delle spese correnti e ho parlato, per esempio, di certe impostazioni che stanno venendo fuori adesso. Noi ci stiamo avviando Signori, e voi sapete quanto me, su un qualche cosa che deve preoccupare la Giunta e il Consiglio, non deve preoccupare chi è già un po' avanti. Insomma o presto o tardi cesserà questa attività, deve preoccupare quelli che continueranno ad amministrare. Ma noi stiamo qui studiando, per esempio, di cose di poca importanza come importo da pagare, per esempio, gli stipendi dei Sindaci dei Comuni perché, ad un certo momento, faranno i raffronti, è sempre stato così. Noi, ad un certo momento, arriveremo a dover discutere l'integrazione dei bilanci comunali, cosa che si sta già effettuando, perché io ho sempre detto, tutti, dico io per dire la Giunta, tutti gli altri, abbiamo sempre detto che, ad un certo momento, non è compito della Regione andare a fare i lavori in un determinato Comune di 200, 300 mila lire, perché mi sembra un controsenso. Io rido effettivamente quando vedo scritto un cartello assessorato pinco pallino, quello che è, lavori fatti dalla Regione e poi vai a vedere ti spende 300 mila lire quindi sono cose che non reggono queste.

Quindi io sono del parere che, ad un certo momento, si può studiare un'integrazione ai Comuni per un certo importo affinché i Comuni, con quell'autonomia di cui tutti parliamo e che non sempre rispettiamo, io per primo, possono farsi questi piccoli lavori. Ma voi capite perfettamente che, se noi invece andiamo avanti con un certo criterio di integrare i bilanci comunali, come si sta prendendo la IRI, perché abbiamo dato dei precedenti, beh, signori io penso che, arrivati ad un certo momento, si metterà lì a tirare giù i conti, fra le spese correnti fra quello che dovrà distribuire agli altri. Io credo che gli Assessori faranno una vita bellissima perché andranno a S. Remo al mare e verranno qui a prendere lo stipendio, perché non so che cosa resterà ancora come polpa.

Quindi queste sono considerazioni che io mi sono permesso di fare qui e che possono anche non essere condivise.

Ma, per esempio, vi voglio dire un'altra cosa. Voi troverete qui una tabella del personale che io, in questo momento, non trovo perché accade sempre così ma, ad un certo momento, la tabella del personale, noi abbiamo e lo vedete anche voi, non so se, dopo aver detto quanto ho già detto, sarà necessario seguire, ma noi, ad un certo momento, siamo arrivati avanti e abbiamo visto qui sopra che cosa è accaduto. È accaduto una cosa semplicissima che, se noi andassimo indietro negli anni, se riportassimo al '59 e non ho fatto questo calcolo, non l'ho fatto perché non lo voglio fare, ma io penso che noi allora avevamo un certo numero di impiegati. Io voglio ammettere che l'aumento delle entrate produca indubbiamente un maggiore lavoro, questo c'è poco da fare, è bene sia così, però io non voglio discutere oggi se il numero degli impiegati della Regione è esagerato, no, io lo vorrei dare come scontato sufficiente, però lascio il giudizio a ognuno di noi da non esprimersi, per me da non esprimersi, per l'opposizione dica quello che vuole ovviamente. Ma quando noi, ad un certo momento, vediamo che nel 1968 avevamo 639 e siamo arrivati a 699, io vi premetto questo, contrariamente al parere di molti che potremo anche sentirlo ma mi auguro di no, che questo sia il numero giusto. Noi siamo a 700 impiegati fra ruolo e non ruolo e tutto quanto, paghiamo due miliardi 191 milioni di stipendi e salari, e abbiamo un aumento di 270 milioni, io immagino che l'amico Germano approfitterà di questo per dire: ma voi avete aumentato di trenta o 40, 50 persone. L'amico Germano fa benissimo a dire questo. Io, se andassi a vedere dal '59 al '65, potrei fare la stessa osservazione. Io, però, in questo momento, non faccio della politica, vorrei che fosse molto chiaro questo. In questo momento, vi dico che non è la questione dei 60 più o 60 meno, è che noi, ad un certo momento, ci dobbiamo mettere di buzzo buono e dire, Signori, ad un certo momento, dobbiamo fermarci perché, invece di avere il 50% d'investimento, non ci siamo più. Voi pensate poi, e qui il discorso è diverso, che noi arriviamo, per esempio, alle scuole, alle scuole, perché poi non dimentichiamo l'altro giorno ho letto un trafiletto sul giornale, che è anche abbastanza giusto, perché, in questo personale, che noi abbiamo alla Regione, non dimentichiamo mai che c'è anche tutto il personale che lavora per quei servizi che sono stati passati a noi dallo Stato.

Quindi sono stati passati a noi l'Agricoltura e tante cose che voi conoscete e che io non sto a ripetere.

Però vorrei precisare questo, vi dico che noi, per esempio, per il personale delle scuole e lì il discorso è diverso, arrivati ad un certo momento, è necessario, anzi, io credo che sia insufficiente il personale delle scuole perché vediamo, anche attraverso le contestazioni, attraverso richieste che sono fondate in quel settore dove, ad un certo momento, mancano i professori. Ma noi vediamo che, per esempio, qui abbiamo 1307 tra personale, come personale delle scuole con una spesa di due miliardi 946. Ora 2 miliardi 191 che versiamo lassù e 2 miliardi 946 fa quasi la cifra rotonda, fa tre e due, cinque, ecco 5 miliardi 138, 5 miliardi circa rotondi, 138 li regaliamo perché in confronto alla cifra non vado. Quindi voi capite che, se noi ad un certo momento non vediamo anche queste cose qui, non so che cosa ne potrà venir fuori.

Allora io penso di aver non seguito quel filo logico come spesso mi accade, mi auguro di non aver detto proprio tutte fesserie, di aver detto quello che pensavo, di riconfermarvi che l'impostazione del bilancio nelle sue cifre non è fasulla e chi lo riterrà lo dirà e noi ci augureremo oggi o meglio se non noi, i conti, ci auguriamo che abbiano a smentire, come possiamo smentire certe previsioni fatte nel 1967, previsioni fatte in buona fede. Noi non le mettiamo mai in discussione, perché chi mi diceva per esempio, nell'articolo 12, voi non avrete una lira, ebbene Signori lo diceva nell'interesse nostro, perché diceva: state in gamba, potreste prendere una cantonata e vi ho detto prima, grazie a Dio che per il lavoro di tutti, della Giunta, dei Consiglieri, di tutti quanti, perché, quando questo articolo 12, per esempio, è passato alla Camera, sarebbe stato doloroso di vedere un altro scherzetto. Ma nessun scherzetto è stato effettuato, è passato a gonfie vele e quindi questa è stata la collaborazione che ci ha fatto veramente piacere.

Quindi, seguendo queste pagine, io penso che si possa entrare ancora in certi particolari, si possono poi vedere quelle che sono, per esempio, determinate percentuali, e questo l'avete letto tutti. Voi vedete, per esempio, le spese dell'Istruzione Pubblica come sono avvenute: nel 1968 avevamo quote fisse di riparto 4 miliardi e 200, cioè abbiamo 4 miliardi, 3 miliardi e 560 è la spesa della scuola. Quindi noi spendiamo una percentuale del 117, 98, percentuali che sono interessantissime a chi, in modo particolare, predilige la statistica, io non la prediligo. Ad ogni modo, voi vedrete qui, entrate tributarie, ci siamo permessi, a pagina 6, se qualcuno crede di voler seguire, abbiamo detto quello che noi prevedevamo e che delle quali entrate io ho già parlato prima. Poi abbiamo le quote variabili, quindi si ripete quello che abbiamo detto prima. Proventi dalla Casa da gioco di St. Vincent, vi ho fatto un cenno brevissimo e qui vi si dice perché abbiamo avuto questa fortuna, non è per savoir faire certamente nostro e savoir faire di che cosa, di una situazione economica forse più favorevole e grazie a un'autostrada, la pallina che gira che qualche volta effettivamente, non che ci faccia dispiacere, ci fa anche dispiacere, bisogna anche dirlo, perché qualche volta abbiamo anche delle quote di passivo e quindi, grazie all'autostrada che forse ci ha avvicinato a questi centri, quindi tutti i fattori ci hanno portato qui, e noi abbiamo una certa somma che voi conoscete, è giusto che in Valle si sappia tutto e che però poi non è neanche il caso di citare troppo volte.

Escludendo dal compito la maggiore entrata di 270 milioni, voi vedete, a pagina 7, quello che è scritto: contributi vari all'agricoltura, alcune minori entrate vengono segnate; a pagina 8, alienazione e ammortamento di beni patrimoniali: in questo titolo sono riportati gli stanziamenti riguardanti proventi per alienazione di beni e c'è un punto qui, nei confronti del '68, si ha una maggiore entrata di 157 milioni quale prima annualità d'intervento di Stato per l'ammortamento del mutuo da contrarsi per la Questura e si riallaccia quanto vi ho detto prima, quel miliardo e 400 milioni che voi avete trovato come mutuo vengono ammortizzati con queste quote.

Accensioni di prestiti, lo troviamo qui sotto; partite che si compensano nella spesa, sono le fideiussioni e altre cose. Qui arriviamo alle spese: spese per il personale, io mi sono permesso di segnalarvelo prima, l'organico ha portato ovviamente un aumento non indifferente nelle retribuzioni. Penso che sia stata cosa saggia perché effettivamente noi ci auguriamo che questi miglioramenti abbiano ad aumentare sempre, nel limite del giusto, nel limite del possibile. E siamo arrivati alla pagina 12: servizi di competenza. Servizi di competenza si elencano tutti gli anni e quindi vorrei soffermarmi, parliamo di riparto brevemente poi, se dovrò rispondere dopo, lo farò. Io ricordo, o meglio noi stiamo sempre discutendo, Germano, stiamo sempre discutendo sul riparto, sulle famose entrate che sì, le imposte che vengono versate fuori Valle, ebbene ci sono delle difficoltà, io non vorrei dirvele qui, cioè ve le dico, ci sono delle difficoltà, loro continuano a dire che non si possono accettare e noi vedremo quello che potremo fare.

Inutile che io vada a Roma e continui a dire: lei può accertare, lei me le deve dare. Se poi, arrivati ad un certo momento, sarà necessario, vedremo di fare la rivoluzione per avere questi dati, ma finché io posso avere i dati sufficienti che posso avere, pensa che voglio citare che tu hai detto esattissima, quindi vado avanti. Allora, ad un certo momento, io arriverò qui perché, contrariamente a tante cose che si sono dette, si è detto "sono contrari a portare avanti il riparto", non siamo mai stati contrari a portare avanti al riparto, siamo stati favorevoli a racimolare tutti i soldi possibili perché arrivassero al più presto e vi dico che oggi coi nove miliardi, nove miliardi e mezzo, non abbiamo il riparto ma possiamo lavorare tranquillamente per il riparto perché sarebbe stato un errore se ci fossimo fermati a cinque miliardi, mandare avanti il riparto e perdere un anno, magari due e non ottenerlo. Quindi noi oggi lavoriamo e cerchiamo di arrivare al risultato che ci dia quell'ammontare di riparto che tutti noi desideriamo e questa discussione verrà portata in Consiglio perché probabilmente dovremo scegliere, proprio in questa sede, qual è la via migliore, più attuabile, meno farraginosa per poter avere questi denari.

Allora io dico che mi ricordo che laggiù, ad un certo momento, e ne parlavamo con Peretto, il Consigliere Caveri un giorno ebbe a dire, io mi ricordo quando, perché devo averlo letto in qualche posto, ebbe a dire una cosa che noi condividiamo in pieno. Disse: "il giorno in cui noi alla Regione tireremo giù tutti i costi dei servizi che lo Stato ci ha passato e potremo dimostrare questo, sarà uno dei motivi per difenderci dal riparto", grosso modo il concetto è stato questo. Lei lo ha detto con parole più auliche, come al solito, ma io l'ho detto come sostanza. Ebbene noi, fra le altre soluzioni che vogliamo vedere, è proprio questa una, perché, ad un certo momento, tireremo giù tutte queste spese per vedere come potremo difenderci.

Pagina 13, mi sembra che segua la parte che abbiamo detto prima. Per ripartizione spese effettive, voi avete le percentuali che io vi ho detto prima in quel mio pro-memoria e ho fatto per conto mio. Qui abbiamo ripartizione spese effettive per settori d'investimento, e questo interessante, ma penso che ognuno di voi l'ha visto poi ci chiederete informazioni, noi ve le diremo.

Poi abbiamo Presidenza del Consiglio. Quella che è la nuova creazione di questo piccolo bilancio alla Presidenza del Consiglio, che vi verrà illustrato da chi è più competente di me e pertanto noi grosso modo arriveremo agli Assessorati.

E qui, chiedendovi scusa per questa chiacchierata che è durata oltre mezz'ora, vorrei solo aggiungere una cosa che, a questo punto, io non ho altro da aggiungere. Io penso che, se ci fosse stato il Presidente della Giunta, al quale auguriamo di rimettersi presto, di tornare qui al più presto, perché così condivide anche lui i nostri fastidi, questo lo dico in senso buono perché è segno che si sarà rimesso di salute, che è l'augurio che tutti noi gli facciamo, penso che, se ci fosse stato il Presidente della Giunta, vi avrebbe fatto lui una panoramica generale in aggiunta alla mia modesta esposizione.

Però abbiamo pensato, fra noi, nell'intento di facilitare i Consiglieri ad avere delle idee, delle nozioni più chiare, che ognuno degli Assessori vi esponga come ha ritenuto di mettere nel suo bilancio i denari che vi sono stati dati, che la Giunta, che il Consiglio ha messo a disposizione. Perché voi capite perfettamente che certe impostazioni dell'assessorato ai Lavori Pubblici o all'Agricoltura, cosa che l'anno scorso non sempre abbiamo fatto perché si discuteva soltanto delle voci, io penso che sia cosa migliore. Tutti noi siamo d'accordo, penso nell'interesse di tutti, che gli Assessori, ognuno dica la sua e che presenti innanzitutto qual è l'impostazione che ha ritenuto di dare al suo bilancio per passare poi dopo alle varie voci.

Montesano (P.S.U.) - Ora io voglio domandare ai Signori Consiglieri se vogliono prendere, quelli che l'hanno richiesta, vogliono prendere la parola adesso oppure sentire l'esposizione degli Assessori.

Caveri (U.V.) - Io rispondo alla domanda, se mi permette, del Presidente del Consiglio e cioè, siccome ogni Assessore parlerà delle cose del suo assessorato e siccome l'Assessore Bordon ha fatto un'esposizione generale, una trattazione del bilancio, mi pare più logico che i Consiglieri parlino della questione generale del bilancio e poi sentiremo gli Assessori su ogni singolo assessorato e discuteremo su ogni singolo assessorato, mi sembra molto più logico

Montesano (P.S.U.) - ...d'accordo...

Caveri (U.V.) - Allora, se permette, io comincerei... Sur le numéro du journal "La Stampa" de Tourin du 20 février dernier, en première page, a été publié un article très intéressant. Le sous-titre était "senza precedenti nella discussione al Senato, i primi 17 oratori rinunciano all'esame del bilancio statale, rappresentano tutti i Partiti, denunciano la totale mancanza di credibilità di dati e cifre ecc.". Puis il y a un titre sur l'article de fond "una vana formalità che fa perdere tempo" et dans le cours de l'article nous lisons, je ne lis que quelques phrases.

"Il bilancio dello Stato non è più attendibile, i diciassette oratori di tutti i Partiti intervenuti fino ad ora nel dibattito al Senato si sono rifiutati di esaminare i dati e le cifre. Concordi ne hanno denunciato lo scarso valore, la totale mancanza di credibilità. È un episodio senza precedenti.

Una discussione che dovrebbe rappresentare il momento saliente, se non risolutivo, di ogni gestione politica viene definita con espressioni inquietanti, noiosa ritualità, inutile formalismo, vuota attrazione, faticosa accademia". No, guardo l'ora perché non vorrei passare tutto un insieme di critiche e un atto di contestazione che denuncia, è un atto di contestazione che denuncia una crisi grave e fa precipitare i problemi insoluti dalla macchina dello Stato. È di questa crisi e di questi problemi che ormai è questione, non più di come vengono distribuite le spese, le risorse del Paese.

Dans un numéro successif de La Stampa de Tourin du 21 février dernier, il y a eu une nouvelle encore plus étonnante, encore plus bouleversante et on lit: "il Ministro Colombo conferma il ritardo delle spese pubbliche". Porta un esempio: "sono stati stanziati 200 miliardi l'anno per l'edilizia scolastica ma in due anni ancora non è stata costruita un'aula".

Mais cela n'est pas encore rien, ce n'est rien cela en comparaison de ce que nous lisons dans le texte de l'article de fond, parce que nous lisons: "come mai era accaduto, il Ministro Colombo, ha dedicato quasi tutto il discorso di replica alla questione dell'attendibilità del bilancio. Il Governo riconosce che il problema esiste, il bilancio non è attendibile. Il Parlamento discute di una realtà economica e di una gestione immaginarie e nessuno per ora può farci niente". C'est quelque chose de renversant des nouvelles de ce genre et c'est une situation vraiment à la Pirandello, parce qu'un Ministre du Trésor et un Gouvernement disent que le bilan de l'Etat n'est pas croyable et cela rappelle, è come dire, le Pirandello ma non è una cosa seria.

Et puis on lit encore: "nonostante la cautela del linguaggio di Colombo, il divario appare così forte da non essere più tollerato. Non è più un divario casuale, non è più un incidente, è un'anomalia inevitabile ecc. ecc. La franchezza del Ministro non riduce la gravità delle sue dichiarazioni, non possiamo sapere e giudicare con sufficiente esattezza cosa è possibile, che cosa non è possibile perché non abbiamo la certezza delle cifre, le statistiche della realtà concreta in cui viviamo. È tutto giusto quello che il Governo ha detto, sono giusti i rilievi dei Senatori, ma il Governo e il Parlamento non si trovano di fronte a un episodio o ad un problema, si trovano davanti a una crisi.

Mais cela on ne se dit pas parce que sur La Stampa de Tourin du 25 février Carlo Casalegno a écrit un article avec le titre "Parlamento sovrano che non sa le cifre" et nous lisons des phrases de ce genre: "Nessuno, Governo, Parlamento, organi amministrativi, giurisdizionale di controllo, contribuenti, anonimi cittadini, conosce con esattezza quanto e come spenda e nei giorni scorsi, a Palazzo Madama, Ministri e Senatori hanno ammesso che perfino il bilancio dello Stato, il più ufficiale degli atti pubblici, ha una totale mancanza di credibilità e un Parlamentare lo ha definito senza troppa esagerazione non un bilancio ma una lotteria", et ceci nous nous ne le lisons pas sur le journal de l'Unità mais nous le lisons sur La Stampa de Turin qui est un peu le journal dei cosiddetti benpensanti.

Lo Stato non conosce sé stesso, opera in un'immagine attratta dal Paese, et puis on dit, nemmeno il numero dei cittadini italiani è conosciuto con assoluta certezza, e ci sono buoni motivi per temere che le statistiche sulla produzione, sui redditi e sui costi, sui prezzi, sui crediti e sui debiti, sulla disoccupazione e sull'assistenza siano invecchiate, approssimative o inattendibili.

Nous avons vu, pour ce qui concerne le revenu de l'habitant de l'Italie, qu'il y a les statistiques du Ministère de l'Intérieur ne vont pas d'accord avec celles de la Présidence du Conseil du Ministre et les statistiques de l'Institut central des statistiques ne vont pas d'accord avec le Ministère et les statistiques de la Banque d'Italie ne vont pas d'accord avec celles du Ministère dell'Istituto centrale di statistica.

Mais et alors Bordon il y a un moment parlait de la programmation et il disait que nous n'avons pas eu le temps de faire la programmation parce que nous sommes entrés au Palais régional en '66 et en '68 il y a eu les élections, mais comment on a fait à faire la programmation ou la planification dans un pays où on ne sait pas quel est le nombre des habitants? Et en effet il y a eu un article du fameux Diego De Castro, grand spécialiste des statistiques, qui dans un article dit "conoscere per decidere", forse presto sapremo quanti sono gli italiani.

Moi je me rappelle qu'il y a pas mal d'années quand il y avait encore Chiang Kai Shek en Chine tous les journaux de l'Europe occidentale riaient de la Chine de Chiang Kai Shek parce que ce Gouvernement ne savait quel était le nombre des chinois et alors on disait qui c'est difficile de savoir le nombre des chinois mais on ne savait pas si sont 500 millions, ou 600, ou 700 millions, il parait que dans ces entrefaits ils ont pas mal augmenté les chinois et disons entre parenthèse, on disait alors "eh, la Chine c'est un Pays arriéré", tandis que nous de l'Europe nous sommes des Pays civilisés, et maintenant nous avons fait des pas en arrière comme les écrevisses? Et nous sommes devenus comme les chinois de Chiang Kai Shek? Parce que nous savons quel est le nombre des italiens.

Et alors moi je demande à Bordon, mais Bordon puis.... Jusqu'à un certain point, faisons pas Bordon responsable de ce dont peut-être il n'est pas très responsable, pas très responsable, pas en sens mauvais n'est-ce pas, parce que, quand on dit qu'une personne n'est pas responsable, cela peut avoir une signification un peu ambiguë, mais comment on peut faire la planification dans un pays où on ne sait pas ce qui dépense l'administration publique, ce qui a en caisse et on ne sait pas même quel est le nombre des habitants?

Messieurs les Conseillers, les faits dénoncés par ces journalistes de La Stampa et Tourin sont tellement graves qui n'est pas nécessaire de faire de très longs commentaires. La situation actuelle ressemble à celle du bas empire, on perd de vue le bien commun, il n'y a que des intérêts de clan et de coteries qui veulent se transformer en de nouvelles castes de privilégiés où nom est sous le couvert d'une prétendue socialité, nous de l'Union Valdôtaine sommes favorables aux formes sociales qui sont nécessaires surtout en ce moment où la société est en train d'agoniser, mais nous ne pouvons approuver que certaines pancartes, ne soit que de paravents de petits clans qui veulent dévorer le bien commun.

Ce serait donc le contraire de l'idée sociale que de nouvelles féodalités dévorent la communauté et il me semble que l'Assesseur Bordon a parlé. Il me semble, il y a un moment d'une grande partie du bilan est dévorée par les frais ricorrenti qui se répètent chaque année et qui sont en train d'augmenter toujours de plus et d'engloutir et qui risquent d'engloutir un jour le bilan de notre Région.

Nous retournons donc aux questions financières qui d'autre part sont conditionnées par la situation politique et générale de décadence et de confusion totales.

Le Ministre Colombo a dit que le budget de l'Etat n'est pas croyable, si c'est lui qui le dit, nous pouvons bien le croire que le budget de l'Etat ne soit pas fondé.

Hier soir en méditant sur ces choses je me suis demandé: si Quintino Sella pouvait sortir de sa tombe et lire la déclaration de son successeur que dirait-il?

D'entendre un Ministre du Trésor qui dit qu'on ne peut pas croire au bilan de l'Etat... parlait de Pirandello mais Pirandello ici est largement dépassé. Je pense que Quintino Sella, si savait des choses de ce genre, il dirait "ma sousi a lè la fin del mund".

Je veux espérer qu'en Vallée d'Aoste nous ne soyons pas encore arrivés à ce point, mais.... mesure que la dévaldôtainisation avancera, nous entendrons peut-être un jour l'Assesseur aux Finances, je ne sais pas si Bordon ou un autre, déclarer: "je vous ai présenté le bilan de la Région, mais vous êtes priés de n'y croire". C'est ce qui a dit le Ministre Colombo. D'ailleurs il y avait entendu un Député anglais dire à la Chambre des Communes qu'il y a trois espèces de mensonges, les statistiques, les bilans et les mensonges proprement dit. Il y avait certainement, dans cette phrase, une bonne dose d'humorisme anglais, mais je me demande, les Conseillers régionaux de la Vallée d'Aoste savent vraiment comment la Junte régionale dépense l'argent commun? C'est-à-dire l'argent de tous en Vallée d'Aoste? Cette Junte régionale a présenté les bilans définitifs, en italien, i conti consuntivi du 1966, 1967 et du 1968. Par conséquent les Conseillers régionaux ne savent pas comment a été dépensé l'argent par la Junte, les Conseillers régionaux le sauront quand ils pourront comparer les bilans de prévision, qui sont les devis et les hypothèses, avec les bilans définitifs qui enregistrent les dépenses effectivement faites et l'argent vraiment déboursé. Si nous ne savons pas comment a été dépensé l'argent public, nous sommes dans l'impossibilité de réviser le plan régional de la planification dont parlait l'Assesseur Bordon parce qu'on ne peut pas faire de la technocratie régionale si nous ne savons pas combien dépense cet opérateur public qui est très important et qui dans la société actuelle devient toujours plus important encore des opérateurs privés. La Commission régionale de la planification dort de la plus belle, et voilà pourquoi ce bilan de prévision du 1969 est la copie fidèle du bilan 1968 et du bilan de 1967. Par conséquent nous pouvons dire, nous pouvons affirmer que nous sommes en train de piétiner sur place.

En ce bilan du 1969 il y a un déficit; comment, direz-vous, comment vous pouvez parler de déficit? Mais je veux simplement parler de ce que Jean Giraudoux a appelé un déficit d'imagination, que l'on pourrait aussi appeler un déficit d'idées; cette Junte, sauf peut-être deux ou trois Assesseurs, manque d'idées; voilà pourquoi elle fait de l'ordinaire administration, avec une extrême lenteur. Certes on nous a reproché nous aussi la lenteur mais à présent la grande roue de l'Administration régionale tourne encore plus lentement. Quand on présente le bilan de prévision, on dirait qu'en Vallée d'Aoste ne coule plus la Doire qui, comme vous savez, est un fleuve où il y a de l'eau avec un peu de sable, un peu de boue, et avec quelques poissons, mais on dirait qu'en Vallée d'Aoste, quand on présente le bilan de prévision, coule le Pactole c'est-à-dire le fleuve mythologique qui roulait, comme vous savez, des ondes d'or pur. Mais quand les citoyens vont chez deux Assesseurs de notre connaissance, ceux-ci repoussent presque toutes les instances en disant qu'ils n'ont pas d'argent. Voilà un mystère difficile à comprendre; il y a deux autres Assesseurs qui sont très peu à leur bureau. Il faut les chercher dans leurs bureaux privés si on veut les trouver. Chaque département fonctionne, quand il fonctionne, comme une cloison étanche.

En ces dernières trois années l'Administration a marché à la dérive sans une vision d'ensemble, sans une idée maîtresse, voilà pourquoi je parlais de déficit d'imagination et de déficit d'idées, sans une coordination. Plus d'une fois on a jeté au Conseil régional des propositions de tierces personnes, comme l'on jette aux chiens des sacs d'os, en disant "arrangez-vous", et quand on a demandé quel était l'avis de la Junte on nous a souvent répondu que la Junte n'avait pas propositions à faire. Nous avons vu quand on a parlé de la question des aides infirmières, du personnel de la Maternité et puis nous l'avons vu en d'autres occasions. Mais alors cela veut dire que la Junte n'avait pas d'idées à cet égard. On dirait de voir une masse gélatineuse, dépourvue de volonté, de centre de direction, il y a un ou deux organes de ce mollusque qui se donnent de la peine, qui ont de bonnes intentions, qui sont même honnêtes, nous le reconnaissons, mais ils sont arrêtés à tout bout de champ par l'inertie d'autres parties de cette nébuleuse.

Dans le bilan de prévision du 1969 il y a un fait très négatif, et ici je tombe d'accord avec ce qu'a dit l'Assesseur Bordon. Sur certains points je découvre d'avoir des points de contact avec l'Assesseur Bordon avec lequel je me suis jusqu'à présent. Je ne suis pas encore d'accord sur plusieurs points avec l'Assesseur Bordon, mais quand même j'ai fait moi aussi les écoles de comptabilité, les a faites Monsieur Bordon, et alors j'ai découvert moi aussi que plus de deux milliards de lires sont engloutis par les appointements des employées régionaux. Ajoutons à cela 3 milliards d'appointements aux instituteurs et aux professeurs, nous avons un total de 5 milliards d'appointements c'est-à-dire un quart du bilan régional, un quart du bilan régional est englouti par les appointements. Nous nous trouvons désormais, je ne dis pas devant un bilan à la romaine ou un bilan à la sicilienne, mais nous sommes en train d'avancer dans cette direction. 60 nouveaux employés ont été nommés en cette dernière année, pour des raisons de basse cuisine clientélaire ou électorale, pour assouvir les chantages de certains partis auxquels on peut appliquer un fameux air "che dopo il pasto hanno più fame di prima", toute région, toute commune certainement ne peut se passer d'une bureaucratie mais dans notre Région on a dépassé la limite de la mesure, de la discrétion et de la raison. Cela en pure perte des investissements économiques et sociaux, comme a reconnu l'Assesseur Bordon. Si on examine le bilan de certains assessorats, et nous verrons quand nous examinerons le bilan, par exemple, de l'Industrie et Commerce et le bilan de l'Agriculture et d'autres assessorats, nous verrons que ce sont les dépenses du personnel qui continuent à augmenter et les investissements de nature économique et sociale sont en train de stationner, elles sont bloquées, ou, en certains cas, elles commencent déjà à diminuer. Et nous verrons quand nous examinerons, ici je ne veux pas parler de questions particulières, de questions de titre, ou de chapitre ou d'assessorat, je ne fais que la discussion générale sur le bilan.

Enfin ce bilan manque de proportions et d'harmonie. Le Conseil régional, il y a quelques mois, a alloué 127 ou 128 millions pour la Brasserie Zimmermann, mais dans le bilan de l'Industrie nous voyons qu'on a alloué que 25 millions en faveur de l'artisanat. Or, quand on pense que l'artisanat est une branche tellement importante, soit du point de vue économique soit du point de vue social, je dirais même d'un point de vue ethnique, parce que les artisans sont vraiment une des plus pures expressions de l'ethnie valdôtaine. Eh bien, en tout cas, mais laissons perdre pour le moment les questions ethniques, du point de vue économique, du point de vue social, donner 25 millions par an à l'artisanat quand on donne 128 millions à la Brasserie Zimmermann, ici nous avons perdu le sens de la mesure, de la proportion et de l'harmonie d'un bilan.

J'ai presque terminé mon exposition sur la partie générale et je veux seulement ajouter quelque chose.

Je suis d'accord avec ce que dit l'Assesseur Bordon quand il dit que notre bilan devient toujours plus rigide. Si on continue de ce pas, à voter continuellement les lois régionales qui établissent des frais toujours en augmentation et que nous retrouverons chaque année, les membres de la Junte pourront faire à moins de faire deux séances de Junte par semaine, parce que à un certain moment le bilan sera tellement bloqué et tellement rigide qu'il n'y aura plus aucune latitude, et nous - le danger - nous ne sommes pas ici pour jeter la pierre à la Junte actuelle, parce que nous ceci nous l'avions déjà vu quand nous étions nous à la Junte. On vient nous proposer des lois, des lois que nous avons proposées au Conseil, des lois que nous avons votées, des lois que nous ne sommes pas repentis d'avoir fait approuver par le Conseil, mais qu'est-ce que nous avons constaté? Que, quand on demandait à un Assesseur ou à deux Assesseurs qui proposaient cette loi, ou à un groupe de Conseillers, on demandait "mais combien coûtera cette loi régionale?", on disait "mais cela coutera la somme X", et puis aujourd'hui nous voyons que les dépenses sont multipliées par 4 et par 5 et on continue dans ce sens, de manière qu'il faut vraiment que la Junte, en premier lieu, et le Conseil tous ensemble, commencent à se préoccuper, et il faut mettre peut-être un frein à une certaine ... (?) législative qui ne tient pas compte des possibilités financières de la Région.

On parle de créer cinq hôpitaux régionaux, mais est-ce qu'on pense combien cela vient à coûter? Mais nous devons calculer que ces cinq nouveaux hôpitaux impliquent l'allocation de deux, trois, quatre milliards, peut-être dans notre bilan. Mais, avant de prendre certaines décisions, il faut voir, il faut voir la loi de la répartition des impôts entre l'Etat et la Région qu'est-ce que cela nous donne. Ce n'est pas moi qui a dit cela, c'est quelqu'un d'autre, mais ce quelqu'un d'autre a raison parce que, avant d'embarquer cinq hôpitaux régionaux, il faut voir quand même quelles seront les possibilités du bilan de la Région et qu'est-ce que l'Etat veut assigner à la Région.

Je ne suis pas d'accord avec Monsieur Bordon sur un point qui ne concerne pas le bilan mais en tout cas, quand on parle du bilan, toutes les questions sont liées. Nous avons regretté que Monsieur Bordon se soit opposé à la discussion de la loi sur la répartition au Conseil, nous l'avons regretté, nous le regrettons encore maintenant parce que nous pensons que c'est une chose qui est tout le contraire de la démocratie.

Nous avons vu dans la relation au bilan qu'on a fait une liste des dépenses effectives à partir, il me semble, du 1955 ou du 1956 ou '57. Il aurait été plus objectif de publier les données sur les dépenses effectives à partir du 1946. Dans une séance précédente du Conseil régional j'ai lu quelles ont été les dépenses effectives du 1946 jusqu'à la dernière année et il me semble qu'il aurait été mieux de publier la liste complète. Bordon me fait un signe comme cela, mais ce n'est pas vrai, parce qu'il suffisait tant comme cela de plus dans la relation. Et je ne voudrais pas que cet oubli, il peut être casuel mais il pourrait être volontaire, pour continuer à soutenir une certaine thèse qui n'est pas fondée et qui n'est pas objective.

Il y a une recommandation que je voudrais faire à Monsieur Bordon, c'est une recommandation que j'ai fait plusieurs fois, en tout cas "repetita juvant" et en tout cas je pourrais dire si Monsieur Bordon continuera à ne pas vouloir m'écouter dans cette question, je pourrai dire moi aussi d'être une "Vox Clamantis in deserto", comme le précurseur Jean-Baptiste.

Eh bien la question est celle-ci. Nous prions vivement Monsieur Bordon de vouloir, quand il discutera avec les fonctionnaires mais à niveau de Ministres, à niveau politique, de se rappeler de cette question de l'IGE hors de la Vallée, parce qu'on a dit à Bordon, c'est-à-dire qu'on ne peut pas calculer l'IGE hors de la Vallée. Cela n'est pas vrai, parce qu'il suffit de regarder le bilan de la Cogne du 1967 où l'on voit que l'on peut très bien distinguer la partie qui se réfère à la Cogne, la partie qui se réfère à Castellamonte et la partie qui se réfère à Imola. Et alors, pour les établissements de la Basse Vallée, il suffira d'aller au Tribunal de Milan et consulter les bilans de ces industries qui sont déposés au Tribunal de Milan, parce que ces industries en général ont leur siège à Milan. Voilà quelles sont les choses principales que je voulais dire du point de vue de la discussion générale du bilan. Evidemment je me réserve de répliquer, si ce sera nécessaire, mais je ne pense pas, et je me réserve de faire mes remarques sur plusieurs chapitres des différents assessorats c'est-à-dire sur la partie spéciale, disons, de ce bilan.

Tonino (P.S.I.U.P.) - Entrare nel merito sull'autenticità di questo bilancio 1969, cui si chiude sulla cifra 28 miliardi, che si assommano su delle voci di entrata più o meno accertabili, come per l'appunto entrata di 3 miliardi sul contributo speciale dello Stato, art. 12 dello Statuto regionale e su altre voci un eccessivo aumento, non accertabile nella sua integrabilità, potrebbe essere un motivo per mettere in luce la strumentalizzazione di questo importante provvedimento della vita amministrativa della Regione.

È vero che l'Assessore Bordon ha già in parte messo a punto qual è l'entrata effettiva che, anziché apparire di 28 miliardi, ma è solo più di 20 miliardi perché lì ci sono 7 miliardi e 800 milioni di spese di partite di giro, però i vostri giornali sbandieravano un bilancio di 28 miliardi, non hanno tenuto conto nemmeno dell'errore che è sorto in questo momento di 1 miliardo e 400 milioni; si vede che voi, vi siete accorti all'ultimo momento, non avete potuto comunicare ai giornali ma da questi 18 miliardi e 18 milioni in effetti ci sono. Bisogna togliere ancora i tre miliardi che dicevo prima che sono richiesti al Governo centrale, in questo momento l'art. 12 dello Statuto regionale, in cui non si sono ancora incamerati quelli del 1968 e penso che sarà molto difficile incamerare quelli del 1969.

È ovvio però che, per sopperire alle maggiori spese correnti, vediamo, per esempio, come ha già detto l'On,le Caveri, che il personale dell'Amministrazione regionale dal 1968 al 1969 è aumentato di 60 unità, passando dai 639 dipendenti ai 699, ciò che invece, in relazione al numero del personale scolastico che dai suoi 1307 dipendenti è passato ai 1318, appena un aumento di 11 unità malgrado che i problemi della scuola e dell'insegnamento richiedano un maggiore sviluppo, un maggiore incremento sarebbe stato giustificato, un aumento più sensibile del personale scolastico. Ora questo paragone che ho voluto fare sul numero dei dipendenti dei servizi regionali, che passa dalle 639 unità alle 699, in relazione ai 1307 del personale scolastico che aumenta solo di undici unità, alludo a una cosa che meriterebbe un lungo discorso. Io sarei d'accordo che il personale sia aumentato là dove vi è carenza rispetto al volume di lavoro che il personale deve sviluppare ma non sono naturalmente d'accordo che si aumenti di 60 e più unità il personale regionale solo perché questi sono iscritti ad un determinato partito politico della maggioranza di centro-sinistra perché poi alla fine ciò si ripercuote sulle spese e si è poi costretti a fare apparire un bilancio molto discutibile per coprire le magagne.

Ammesso che questo bilancio sia sincero, per me appunto dico, il bilancio ormai scende giù ai sedici miliardi e mezzo.

Ci sono poi le spese inutili. Le sperequazioni che pesano in definitiva sui magri bilanci degli assessorati, mi riferisco, in modo particolare, all'assessorato all'Agricoltura. Io non so come farà con una cifra di 2 miliardi e 700 milioni a far fronte alle normali richieste nel campo dell'agricoltura, in tutte le sue diramazioni, non dico affrontare nella sua globalità i problemi della riforma agraria in Valle di cui noi, come partito socialista di unità proletaria, auspichiamo e ci impegniamo ma vedo che, da questo magro bilancio, non si tira fuori nulla. È vero che avete distribuito in questo momento un allegato in cui si aumenta da 115 milioni a 165 milioni sulla legge nella provvidenza... cooperative di produttori e di 30 milioni a 60 milioni sui lattodotti ma ciò non basta per soddisfare il fabbisogno dell'assessorato all'Agricoltura. Che la sola legge regionale sulla cooperazione agricola, che è intesa a fare sorgere un determinato numero di caseifici in tutta la Valle, se teniamo conto che ci sono in Valle 205 latterie turnarie che si dovrebbero sfociare per beneficiare della predetta legge oltre alle aziende agricole private, agli alpeggi, ammettendo che un bilancio del genere per l'assessorato all'Agricoltura non sia inteso a favorire lo sviluppo della vita sociale ed economica dei contadini.

Ci rendiamo conto dello stato di disagio in cui si trovano gli agricoltori, ci rendiamo conto che con questo passo si continua a favorire l'esodo della campagna, favorisce questa politica a compensare lo squilibrio esistente che è oggi l'agricoltura industria. Ci rendiamo conto che per il solo assessorato all'Agricoltura occorrerebbe almeno una cifra di sei miliardi per affrontare in modo organico tutti i problemi del settore e, se abbiamo appena due miliardi e mezzo, mi dia atto l'Assessore Maquignaz che lei stesso ebbe a dire che, per fare fronte a tutte le richieste che vengono fatte, occorrerebbero almeno 5 miliardi. Quindi per me la scelta politica fatta su questo settore è una scelta che dimostra la non volontà di affrontare con serietà e con responsabilità il problema della evidente tesi in cui si dibatte l'agricoltura.

Ciò dimostra come la scelta d'impostazione politica del centro-sinistra regionale non sia corrispondente alla politica del centro-sinistra nazionale, ma come essi siano perfettamente incorporate alle scelte del Mec ed è bene ricordare il piano agricolo 80 di ... che dice che l'agricoltura europea per essere sviluppata deve espellere altri 5 milioni di contadini e di aiutare solamente quelle aziende zootecniche con stalle di minimo 150 capi per allevamento.

Un altro assessorato di cui non si sa tanto, tenuto debito conto dei problemi che ha davanti, è l'Industria e Commercio.

Vogliamo creare nuove industrie in Valle. La Commissione in questi giorni si è data da fare per cercare di portare in Valle industrie serie, che abbiano un notevole peso sul problema di occupazione e poi vediamo che da questo bilancio, la cifra che l'assessorato dispone, è di 100 milioni. Ma Assessore si rende conto di quante industrie possiamo fare venire in Valle con quella somma? Cosa andiamo a promettere a questa gente se poi non possiamo fare fronte ai dispositivi della legge per mancanza di fondi!

Vi potrei parlare di sperpero di denaro pubblico in altri assessorati. Per esempio, l'assessorato al Turismo, 50 milioni stanziati per il 1968 e stanziati un'altra volta in questo bilancio per edifici adibiti al culto, mentre vediamo che per la elaborazione di piani regolatori che dovrebbero andare a beneficio dei Comuni, per sopperire ai gravi inconvenienti che si aggravano sempre più con la restrizione della legge in materia urbanistica. Per quanto riguarda in modo specifico i piccoli Comuni, si passa dai 30 milioni ai 90 di questo bilancio.

Passo ad altre voci sempre riferentesi al Turismo. Un aumento di 46 milioni rispetto al 1968 sulle spese e contributi per la sovrintendenza antichità e belle arti. Scusatemi tanto ma i valdostani..., le classi meno abbienti, pur amando le bellezze antiche e le belle arti che la Valle ne è gelosa custode, ma questi giustamente dicono: non riusciamo a sbarcare il lunario mentre invece vediamo che si stanziano 140 milioni per le antichità e belle arti.

Vorrei poi rendermi certo di questi disappunti e chiedere all'Assessore Balestri come vengono spesi questi soldi.

Sempre sull'assessorato al Turismo si è prevista una spesa di 205 milioni per la pubblicità e propaganda turistica. Io sono d'accordo, bisogna fare della pubblicità purché questa pubblicità non rimanga poi magari negli scantinati di questo palazzo.

La pubblicità si dice che sia l'anima del commercio, dove la fate questa pubblicità e per chi la fate? Per St. Vincent, per Courmayeur, per Cervinia ma per gli altri paesi della Valle cosa si fa? Si continua a far finta di non vedere lo stato in cui essi si trovano, tagliati fuori da ogni possibilità di sviluppo? Non ho mai sentito dire che la Regione faccia della pubblicità e réclame per i ristoranti, gli alberghi della Bassa Valle o di altri paesi che non si chiamano St. Vincent, Courmayeur, Cervinia. Continuiamo ad aumentare le spese per il campo d'aviazione di Aosta, non so se ciò sia in previsione all'ingresso in quel campo delle forze armate con i colonnelli alla testa e magari con qualche funzionario della NATO. In questo caso, da parte della Giunta di centro-sinistra, sarebbe giustificato un ulteriore aumento di spese in quelle voci ma non sarebbe altrimenti ben accetto per il popolo valdostano.

Vediamo invece che per dare ... (?) turistica del villaggio turistico, per la trasformazione di case rurali, atte ad incentivare il turismo popolare, il turismo di massa, il turismo operaio, in questa voce troviamo solo 40 milioni, che possono servire a malapena per una sessantina di case in tutta la Valle.

Ecco, è qui che si identificano le scelte politiche del centro-sinistra della nostra Regione. Ingentissime somme stanziate per i grossi pescicani e le briciole per il popolino. Continuare a mantenere in passività la funivia di Chamois di oltre 20 milioni annui, e lasciare la strada iniziata in abbandono...

(voce di Pedrini)

...no, non sono fesserie, sono scritti su questo bilancio, c'è una entrata di 7 milioni, con una spesa di venti e quanti milioni... Su questo bilancio si sono queste cifre: 7 milioni di entrate, 24 milioni di uscite.

Per quanto concerne l'assessorato alla Sanità, non so se questo si possa fare, io chiedo appunto all'Assessore, se non fosse possibile, giacché la nostra è una piccola Regione, quasi come il Comune di Alessandria, come è stato già detto in altre occasioni, fosse possibile avere, per ogni singolo consigliere, un resoconto più dettagliato di tutta la materia assistenziale che si aggira attorno al miliardo di lire. Non so se sia possibile sapere quanti sono, per esempio, i sordomuti che beneficiano dei contributi, quanti sono i bambini figli di N.N., quanti sono i ciechi, quanti sono i vecchi che percepiscono l'assistenza regionale, e così via, quanti ricoverati che sono stati a S. Maurizio Canavese a Villa Cristina e negli altri ospedali che la Valle ha finanziato con dei contributi, per poter avere un quadro più dettagliato su delle spese che incidono per l'8% dell'intero bilancio della Regione. Premetto che non chiedo questo per mancanza di fiducia ma, se noi avessimo un quadro più dettagliato, potremmo anche dare dei giudizi in ordine ai quali si potrebbe migliorare l'assistenza specifica.

Si legge sui giornali di questi giorni, e pensiamo giornali bene informati essendo i vostri portavoce, che prima i partiti politici del centro-sinistra e poi la Giunta, hanno predisposto in questi giorni, con una certa urgenza per l'istituzione dell'ente regionale ospedaliero. Non posso però fare a meno di fare osservare che, se il problema è sinceramente avviato a soluzione, la scadenza fissata dalla legge Mariotti prevede, per lo scorporo dell'Ospedale Mauriziano dall'Ordine, sei mesi di tempo massimo, per stabilire, con una commissione composta da un Commissario nominato da voi e che io spero sia stato nominato, altrimenti è tutto fumo, che stabiliscano i beni e le entità proprie dell'ordine che dovrebbe passare, entro questi sei mesi, all'Amministrazione regionale. Se è vero che un bilancio regionale dura un anno non vedo nel bilancio della Sanità la cifra che occorrerebbe per lo scorporo di detto ospedale. Se consideriamo che il vostro impegno, preso giorni or sono, al massimo entro il mese di settembre del corrente anno, l'operazione dovrebbe essere conclusa, senza però che questo appaia come impegno nel bilancio.

La mancata volontà politica di questa Giunta nel preparare questo bilancio si manifesta anche attraverso il disinteresse assoluto dei problemi della Bassa Valle.

Ospedale: non c'è il minimo accenno di voler fare qualche cosa. Vi siete interessati per quello di St. Vincent ma per il meridione della Valle, perché voi la Bassa Valle è un po' come il Meridione per l'Italia, non avete preso in considerazione niente. Tagliatine di unghie per quanto concerne il piano dei lavori nei Comuni e basta; traforo della Mologna, zero, e sì che i soldi si trovano per pagare gli interessi dell'autostrada, vedi garanzia fideiussoria 4.200.000.000. Vi è inoltre l'altro grave problema da affrontare e che la Giunta non ha preso in considerazione in questo bilancio: è il problema degli asili nido. Vi sono in Valle d'Aosta, da un calcolo approssimativo, circa 3000 donne che sono impegnate tutto il giorno, occupate attraverso le varie industrie della Valle, che partono dall'Issa Viola attraverso la dolciaria di Pont St. Martin, la Sirca David, Guinzio Rossi, Brambilla, la Soie, la Pollein Confezioni, tutte le altre occupate in qualità di commesse o impiegate della Regione. Queste donne che hanno dei figli in tenera età, o si prendono la persona di servizio oppure perdono il posto di lavoro, o trascurano i propri figli, che sono la nostra speranza futura. Quindi la creazione di asili nido è una cosa indispensabile. D'altronde penso che per gli asili nido ci sia una apposita legge in materia, ma noi siamo una Regione autonoma con ampie facoltà di legiferare, distinguiamoci dagli enti locali, della revisione del Prefetto, o nemmeno in questo campo altamente umanitario e di civiltà, non vi è cenno di buona volontà, da parte di questa Giunta di centro-sinistra, e io denuncio per la sua insofferenza verso i problemi umanitari, civili e popolari. Loro fanno le autostrade per i valdostani e stiamo attenti, Consiglieri di Aosta, che, se va in porto un determinato disegno, vedrete la vostra città come verrà incorporata al turismo che ci porta quel freddo nastro stradale.

Avevo detto nella mia dichiarazione di voto, al momento dell'insediamento di questa Giunta di centro-sinistra, che, ogni qualvolta si dimostra di avere la volontà politica di affrontare i problemi di fondo, i problemi umani, avreste avuto il mio giudizio favorevole. Dopo questa mia esposizione, avete compreso che su questo primordiale provvedimento ho le mie titubanze.

Vorrei ancora rivolgere delle brevi domande all'Assessore all'agricoltura in riferimento alla strada poderale del Comune di Donnaz, della zona La Moia - in questo momento non c'è, ma intanto dovrà riferire poi - e all'Assessore al turismo richiedere quale somma è attualmente in bilancio per gli impianti sportivi in Bassa Valle e nel Comune di Champdepraz. Chiedo inoltre se è previsto lo stanziamento per l'illuminazione della Torre di Pramotton con un ripetitore televisivo da installarsi nelle vicinanze di quella zona. Agli Assessori ai lavori pubblici e alla pubblica istruzione vorrei chiedere se nel loro bilancio si può attingere la somma di 3 milioni necessaria per un'adeguata sistemazione dell'interno dell'edificio dell'asilo infantile di Donnaz, com'era stato promesso, sia al sottoscritto, sia al Preside dell'asilo, sig. Nicco Anselmo, e che oggi nel bilancio non appaiono.

Mi riservo di intervenire dopo.

Dolchi (P.C.I.) - Vorrei fare alcune considerazioni, in sede di discussione generale, e saranno brevi, anche se certa stampa insiste nell'affermare che troppe interpellanze e mozioni costringono la maggioranza a discutere su iniziative dell'opposizione.

Ho già avuto occasione di dire in questa sala, e scrivere anche su "Le Travail", che si vorrebbe con questa teoria far credere che il Consiglio regionale dedica troppo spazio alla politica, alle iniziative dell'opposizione e quindi non ha tempo per l'opposizione.

Noi respingiamo quest'impostazione demagogica, superata, che non ha altro scopo che quello di tendere alla politicizzazione dei problemi, al solo uso e consumo di chi detiene le leve del potere e le vuole mantenere convincendo il prossimo che della sporca politica, sporca fra virgolette, si sacrifica ad interessarsene lui solo. Per noi non c'è confine tra amministrazione e politica, in quanto si tratta di scelte, di decisioni che interessano la gente, i lavoratori, i cittadini che si trovano proprio nelle posizioni politiche dei vai partiti, la loro origine, la loro ragione di essere. Ma direi che c'è anche di più, quelli che si scandalizzano perché si discutono mozioni dell'opposizione lasciano intendere che per loro l'opposizione non avrebbe la possibilità, non dovrebbe avere iniziative, dovrebbe aspettare il beneplacito della maggioranza e poi semmai avere la possibilità di esprimere sugli argomenti proposti il proprio dissenso. Questa opposizione, tanto apprezzata dai conservatori della peggiore specie, io dico, non è la nostra e direi che non è neanche quella che gli stessi Consiglieri della maggioranza e i cittadini si aspettano da Consiglieri seri e consapevoli delle proprie responsabilità. E quindi la nostra opposizione si manifesta con iniziative legislative, con l'apporto critico e costruttivo sulle cose, sulle soluzioni, sulle scelte. Vorrei aggiungere che non è colpa nostra se l'immobilismo della Giunta di centro-sinistra è tale che da mesi nessun problema di fondo è più stato sottoposto al Consiglio dall'iniziativa della Giunta o della maggioranza. Ci sono volute mozioni dell'opposizione perché si parlasse della zona di sviluppo turistico di St. Vincent, della legge urbanistica, del riparto fiscale o, come faremo in questa stessa seduta, dell'utilizzazione del campo di aviazione di Aosta. Quindi, ribadiamo, non inutili discussioni ma dibattito su argomenti concreti, importanti, che interessano l'economia, il lavoro, la salute, la vita delle popolazioni.

Su questi problemi ci troverete a discutere e a portare, nei limiti delle nostre capacità, un serio e concreto contributo perché sono i problemi reali, le scelte importanti, legate alla rapidità dell'esecuzione, che possono rafforzare la fiducia della gente verso l'istituto autonomistico, che caratterizzano un'amministrazione che voglia assolvere a una vera funzione di guida e di stimolo. Detto questo, viene logico una domanda: rientra il bilancio di previsione per il 1969, che diverrà operante alla fine di aprile, cioè a un terzo dell'esercizio, fra le cose di importanza effettiva, reale per la vita valdostana? In linea teorica, si afferma che il bilancio preventivo è il documento fondamentale su cui si basa l'amministrazione per un anno di attività ma, in pratica, è così. Le variazioni a posteriori, ne alterano in buona parte la primitiva impostazione e ce lo ha riconfermato l'Assessore Bordon nella relazione introduttiva parlando di cifre che vengono raddoppiate o triplicate, di entrate previste in un determinato importo, ad esempio tre miliardi, per ottenerne due o due e mezzo.

Il piano di opere pubbliche, che prevede spese per una cifra quasi doppia degli stanziamenti in uscita previsti dal bilancio, l'assoluta assenza di programmazione, l'aleatorietà di certe entrate, solo per citare pochi esempi. La prova della non attendibilità, e vorrei chiarire, non matematica o contabile, ma non attendibilità reale di questo documento e delle sue indicazioni politico amministrative. D'altra parte anche il Parlamento italiano, come lo ha ricordato il Consigliere Caveri, discutendo del bilancio dello Stato, è giunto alla conclusione che la sua discussione è soltanto un rito e lo stesso Ministro Colombo ne ha dato conferma e La Stampa, in un passo che non ha citato il Consigliere Caveri ci dice che le soluzioni indicate riguardano un aspetto del dramma contabile che stiamo vivendo, riguardano il modo di accelerare la spesa. Investono parzialmente, nella sola misura in cui è ancora possibile, l'assurdo dei residui passivi. Il problema di fondo rimane ed è quello della rispondenza delle cifre alla realtà. Il problema di un bilancio di competenza che non sia più in contraddizione costante col bilancio di cassa. E più avanti sta per essere approvato un bilancio riconosciuto forzatamente in parte fittizio. E queste considerazioni, per il bilancio dello Stato, noi ci sentiamo di trasferirle anche al bilancio regionale, mentre sul bilancio reale i controlli sono indiretti e vaghi e viene meno una garanzia fondamentale.

Ebbene, le cose dette per il bilancio dello Stato valgono per il bilancio preventivo presentato alla Giunta dalla discussione e riguardante l'esercizio 1969 per la Valle d'Aosta. Noi siamo nelle stesse condizioni e dobbiamo coraggiosamente riconoscerlo. Quindi, in conclusione, noi comunisti non sottovalutiamo il bilancio ma, così com'è presentato, né coraggioso né fasullo, ci ha detto l'Assessore Bordon, e cioè come una ripetizione forzata di impostazioni monotone e rituali, anche se aumentano i miliardi, per un naturale incremento, non è certo un documento esaltante dal quale si possa trarre elemento di valutazione della volontà della maggioranza o proposte di scelte qualificanti che abbiano la possibilità e il merito di essere lungamente discusse. Direi che lo stesso va e vieni degli Assessore regionali, che dovrebbero essere tutti particolarmente in questa occasione interessati al dibattito, ne è la riprova.

È un atto obbligatorio che la maggioranza compie e direi, un atto che non è nemmeno più particolarmente qualificante in quanto ci sono altri momenti nella vita di un anno di esercizio ben più importanti per l'assunzione di responsabilità, sia della maggioranza che della minoranza. Noi riteniamo quindi che, in questa situazione, siano più importanti ed urgenti la presentazione e i dibattiti di provvedimenti legislativi, di iniziative concrete, di nuove impostazioni che le popolazioni e i valdostani si attendono.

Ecco perché, pur non sottraendoci alla discussione del bilancio, da parte nostra la partecipazione al dibattito sarà limitata al minimo indispensabile ed esprimendo, colleghi Consiglieri, queste riserve, affermiamo anche che, subito dopo il bilancio, vorremmo vedere da parte della Giunta, con auspicabile sollecitudine, altre proposte, nuove iniziative su problemi da troppo tempo insoluti. E queste nuove proposte, che saranno anche forse più importanti del bilancio e che comunque sono urgenti, troveranno la nostra partecipazione, il nostro contributo e forse saranno oggetto, proprio per la loro importanza immediata, di maggiore dibattito.

Se questo non avverrà da parte della Giunta, poiché conosciamo gli scottanti problemi che sono sul tappeto, l'iniziativa sarà presa dall'opposizione e ciò per non venire meno alle responsabilità che l'opposizione ha nel concetto che ho illustrato all'inizio di questo mio intervento. Grazie.

Germano (P.C.I.) - Io mi auguravo che ci fossero anche interventi da parte della maggioranza, anche per rendere più vivo... altrimenti facciamo tutte le bordate noi.

Manganoni (P.C.I.) - Un'osservazione sola: ha detto l'Assessore Bordon che ogni Assessore avrebbe fatto a sua volta la relazione...

Montesano (P.S.U.) - ...dopo la discussione generale, ne abbiamo parlato con il Consigliere Caveri, dopo la discussione generale, man mano che vengono i capitoli per ogni assessorato, prima di cominciare la discussione sui capitoli stessi, ogni Assessore farà... in sede di esame di bilancio.

Pollicini (D.C.) - Il bilancio del 1969 ha il pregio di mettere in evidenza un'impostazione di rapporti che noi da tempo abbiamo sostenuto e cioè quello di instaurare col potere centrale un dialogo sufficientemente cordiale e nel contempo sufficientemente forte e dignitoso per fare rispettare i nostri diritti. Infatti, dal 1966, ultimo bilancio preparato dalla Giunta del "leone", abbiamo avuto un costante aumento del bilancio stesso. Nel 1967 +33%, nel 1968 +43%, nel 1969 +70%.

È vero che rimangono da fare molte cose, fra cui il riparto che noi ci auguriamo di portare a conclusione nel 1969, ma è indubbio che questo bilancio sta a dimostrare una linea politica che ci consente di aumentare gli investimenti pubblici in tutti i settori, dall'agricoltura all'industria, dai lavori pubblici alla pubblica istruzione, dall'assistenza al turismo.

È doveroso d'altra parte riconoscere che anche questo bilancio è stato stilato senza l'ausilio delle indicazioni della programmazione regionale per cui è probabile che sia criticabile per una mancanza di organicità, nel quadro di una visione coordinata e programmata, difetto peraltro comune a tutti i bilanci regionali fatti finora.

Ma, con la stessa franchezza, va riconosciuto che nella maggioranza di centro-sinistra va maturando una coscienza programmatrice, se è vero, com'è vero, che nell'impostazione e nella discussione preparatoria del bilancio abbiamo sentito il profondo disagio di non poter disporre delle indicazioni della programmazione regionale.

Non è stato possibile, ad esempio, determinare i criteri di localizzazione delle infrastrutture e, più in generale, procedere all'elaborazione di comprensori poiché non abbiamo, come punto di riferimento, il quadro generale delle prospettive di sviluppo economico della Regione. Così pure non è stata possibile una programmazione, per quanto riguarda l'agricoltura, poiché non abbiamo un piano economico globale che definisce, anche sotto il profilo di un'eventuale integrazione di redditi, i rapporti di equilibrio da raggiungere e concretamente raggiungibili del settore agricolo e di quello industriale. Da questo esempio si può arguire come un bilancio moderno abbia bisogno di essere impostato secondo un piano regionale di sviluppo, se vogliamo che contenga i presupposti di un'efficace e coordinata politica degli incentivi.

Detto questo, e con la speranza che il prossimo bilancio venga impostato secondo i criteri di interventi previsti dal piano di sviluppo, è doveroso riconoscere che quello che stiamo discutendo, sulle linee generali, e considerando che è stato impostato con il metodo tradizionale, è il miglior bilancio varato finora dall'Amministrazione regionale e di questo va dato atto, con molto senso di obiettività e di realismo, al di fuori e al di sopra di qualsiasi valutazione che molte volte una mal concepita posizione di opposizione consiliare è propensa a suggerire, pur di non riconoscere alla maggioranza i suoi meriti e i suoi innegabili successi sul piano finanziario e sul piano delle realizzazioni.

Milanesio (P.S.U.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, la discussione che oggi è iniziata, l'argomento che il Consiglio intero sta affrontando è un argomento certamente di notevole importanza.

In altre circostanze, forse, avrei parlato di capitale importanza, devo però constatare come una certa stasi, un certo disinteresse si stia però verificando a proposito di questo argomento e dobbiamo evidentemente chiederci il perché.

Io non credo che il perché sia da ricercare nelle considerazioni che la stampa ha avuto modo di svolgere dal 20 febbraio e successivamente, considerazioni in gran parte valide, che si riferiscono però al bilancio dello Stato e, consentitemi, io ritengo, e questo lo si può dimostrare però, che la Regione autonoma della Valle d'Aosta non si trovi nelle medesime condizioni dello Stato, anzi, che non si possa fare neanche un parallelo, e questo per sgomberare un pochettino dagli equivoci, questa discussione.

Certo è che anche nell'attività regionale, anche nel bilancio regionale, nella struttura del bilancio regionale, nella struttura in cui si va configurando l'ente Regione, noi notiamo dei sintomi di irrigidimento, di degenerazione che allontanano sempre di più l'immagine della Regione e dell'autonomia da quella che era l'immagine che la Costituente aveva prefigurato.

Ora, noi siamo qui, ritengo oggi, noi, come Consiglieri della maggioranza per fare un'opera, non solo di sostegno acefalo a questo bilancio e a questa politica o a quest'impostazione, ma per indicare le luci e le ombre che in questo bilancio stesso sono contenute.

Quindi, io mi auguro che il dibattito che si dovrà sviluppare sia un dibattito costruttivo, tendente a riconoscere, come ha accennato il Consigliere Pollicini, quello che è di buono, quello che di positivo è stato fatto in quest'amministrazione e anche gli errori eventuali o deficienze che in quest'amministrazione sono avvenute, senza voler portare avanti un discorso manicheo della capacità amministrativa e della probità, qui per una parte, dell'incapacità e del lassismo morale dall'altra parte.

Io ho sentito con interesse le dichiarazioni del Consigliere Dolchi perché sono serene e tendono ad impostare un discorso di opposizione costruttiva. Devo dire che, per esempio, non ho capito il filone politico del discorso del Consigliere Tonino perché il bilancio non lo si può affrontare ed aggredire nei termini, c'è poco all'agricoltura, c'è poco all'industria, c'è poco al turismo. Allora qui, evidentemente, dovremmo avere dei mezzi, delle risorse certamente superiori a quelle attuali, quello che sarà difficile ottenere, tra parentesi, e, comunque, questo è il discorso del libro dei sogni, Tonino, è il discorso non certamente della responsabilità amministrativa, perché il problema che una maggioranza, che una Giunta, un governo, si devono porre è quello di esaminare, con mezzi che sono a loro disposizione, come affrontare i problemi che sono certamente superiori ai mezzi che sono sempre stati per definizione.

Quindi, l'importanza della programmazione, l'importanza delle scelte consiste, appunto, di distribuire delle risorse che sono insufficienti nel modo più opportuno per affrontare i problemi più... quelli che si ritengono siano i problemi più importanti secondo una valutazione o una scelta politica. Quindi il discorso che ci vogliono più soldi per l'agricoltura, più soldi per il turismo, più soldi per l'industria e sì, ce ne vorrebbero. Cerchiamo invece di entrare nel merito di questo bilancio con le risorse che si hanno attualmente e cerchiamo allora di fare un discorso politico, un discorso di assunzione delle responsabilità, non solo un polverone demagogico. Ora, questo bilancio, quantitativamente, è il bilancio più elevato che sia mai stato presentato al Consiglio regionale e io devo dare atto, come d'altra parte è già stato fatto dal Consigliere Pollicini, all'Assessore alle Finanze, specialmente, della ricerca di fondi che ha fatto della sua attività che ha esplicato per arrivare assieme a tutta la Giunta evidentemente, ad una quantificazione del bilancio di questo tipo. La struttura del bilancio, invece, ci lascia un pochettino perplessi, così come lo siamo stati con i precedenti bilanci. Ed è vero, come lo ricordava l'avvocato, Caveri, questo bilancio non è dissimile come impostazione da quello precedente, quello precedente non è dissimile da tanti altri bilanci che lo hanno preceduto. Il problema qui è di andare finalmente a modificare in modo, non dico radicale, ma in modo sostanziale, la struttura del bilancio della Regione. È un problema questo di volontà politica, è un problema di capacità politica, è un problema di forza politica. E guardate che non è facile, evidentemente, poter rimettere in discussione la struttura del bilancio regionale così come si è andata delineando e direi, così sclerotizzando nel tempo. È un problema immenso, è un problema che probabilmente richiede anche la volontà specifica della maggioranza, una collaborazione costruttiva, critica finché vogliamo, ma richiedendo una collaborazione, io ritengo, delle forze politiche che stanno all'opposizione e che collaborano, in certi casi, con la maggioranza nel portare avanti dei discorsi, che sono discorsi difficili.

Ora, diceva, che questo bilancio, quantitativamente, è un bilancio più consistente e da un esame che tutti noi abbiamo, chi più approfondito, chi più superficiale, sulla dislocazione, diciamo così, di queste spese, per settore di intervento, per sezioni, noi ci accorgiamo che la situazione non è gran che mutata rispetto ai bilanci precedenti. Dobbiamo però notare un certo irrigidimento del bilancio, un aumento che, se non trova una ripercussione, diciamo così, evidente nelle percentuali che sono state fatte, però notiamo un irrigidimento, un aumento consistente nelle spese di funzionamento dell'ente Regione, e questo deve preoccuparci, deve preoccupare come preoccupazione prima e più grande.

Quali sono le considerazioni che dobbiamo trarre da questa analisi sul bilancio regionale? Bene, la prima, che evidentemente non è più possibile continuare in una politica che non riesce a vedere oltre all'anno amministrativo, all'anno solare, cioè è indispensabile addivenire, in modo concreto, in modo operante alla politica di piano, alla politica di programmazione e qualcosa, in questa direzione è stato fatto, anche se poi non ha riverbero in questo bilancio, non ha riscontro. Si sono creati degli organi, ci sono state delle vicissitudini per cui questi organi non hanno potuto funzionare, non hanno funzionato. Oggi sono stati ricostituiti, ma io credo che non bastano questi organi. Quello che occorre è una consapevolezza della necessità del discorso programmatico, consapevolezza che deve investire tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, maggioranza come opposizione, e deve investire, a mio avviso, anche l'opinione pubblica perché i problemi che noi dovremo affrontare nei prossimi anni, e qui astraggo dalla maggioranza o dalla minoranza, i problemi che il Consiglio regionale dovrà affrontare nei prossimi anni sono problemi molto impegnativi, sono problemi che, se non vengono spiegati in tempo utile all'opinione pubblica, forse il Consiglio regionale, le forze presenti in questo Consiglio regionale saranno distaccate dal paese reale e certe impostazioni, certe impostazioni che verranno proposte, che magari troveranno soluzione qui, non troveranno un'adeguata opinione pubblica capace di interpretarle e di sostenerle. E quindi il primo discorso che si deve fare oggi, se vogliamo pensare al futuro, è quello di popolarizzare, di volgarizzare il discorso della programmazione con le implicazioni che da questo discorso derivano, cosa che non è stata fatta fino ad oggi, perché della programmazione se ne è parlato ma è rimasto sempre un argomento che veniva tirato fuori quando c'era il bilancio, che era poi il bilancio dell'anno passato o giù di lì o che veniva tirato fuori in modo polemico in certe circostanze, oppure in modo snobistico o velleitario in altre ancora.

Quindi noi riteniamo che sia indispensabile, per poter non so il prossimo anno, forse non ce la faremo, forse il discorso della programmazione che potrà dare delle indicazioni concrete è più lungo di un anno forse. Noi dobbiamo però metterci al lavoro immediatamente, sulla base della programmazione, se vogliamo fare dei bilanci diversi e più attendibili, non tanto nelle indicazioni finanziarie, perché io ritengo che questo bilancio, come impostazione finanziaria sia attendibile, e giustamente Bordon ricordava come i bilanci passati, quelli del '66 e del '67, si sia poi rivelato valido, malgrado i profeti di sventura che ci sono sempre e che evidentemente allignano nell'opposizione.

Io ritengo che l'impostazione finanziaria di questo bilancio sia valida. Evidentemente è difficile poter esprimere un giudizio di merito sulla ripartizione nelle spese dei vari settori di investimento. Io posso dire, a titolo oltre che personale anche politico, che certe spese, in determinati settori, non sono spese produttive, vengono eufemisticamente chiamate spese produttive, non lo sono, in realtà. Però qui dobbiamo avere il coraggio tutti assieme di fare un esame spregiudicato di queste cose e non cercando di colpire quest'amministrazione o quell'Assessore, tranne, diciamo così, aspetti particolari, di nuovo, grosso modo sulla scia di quelli che li hanno preceduti perché, tutto sommato, una grossa vivacità e delle grosse innovazioni, da quando esiste la Regione autonoma, non ce ne sono mai state. Si è preferito amministrare, o con la saggezza del padre di famiglia o magari con la saggezza semplicemente dello zio, si è ritenuto di amministrare in modo così, notabile, a volte, determinati settori, ma innovazioni reali, profonde, se vogliamo essere onesti, non ritengo ve ne siano state. Il discorso della programmazione è appunto quel discorso che consente, che permette a questa classe di dirigenti politici di verificare la sua capacità di rinnovarsi, cioè è il banco di prova e noi riteniamo che questo discorso, per evitare che, tutte le volte che si affronta un bilancio, non si sappia esattamente che cosa dire, perché questa è la realtà. Oggi affrontando questo bilancio, che cosa dobbiamo dire? Dobbiamo prendere atto che sono aumentate le entrate e che quindi aumentano di conseguenza le spese? Questo è un fatto positivo, evidentemente. Possiamo noi dire che raggiungiamo effettivamente quegli obiettivi che ci eravamo prefissi? Io non ho evidentemente il coraggio di dirlo, perché ritengo che ci siano delle incongruenze che si sono trascinate dagli anni passati a questi anni, come nei bilanci precedenti. Però ripeto, in assenza dello strumento della programmazione le opinioni diventano un'opinione politica, personale, certamente, ma una politica che difficilmente può essere suffragata da delle considerazioni di ordine tecnico, da delle considerazioni fondate su delle basi dimostrabili. Quindi, ripeto, diventa il discorso della programmazione. Su questo discorso la maggioranza dovrà impegnarsi come non mai per evitare che il prossimo anno, o nei prossimi anni, quando si discuterà del bilancio, si facciano dei discorsi generici, dei discorsi che non lasciano intravedere quale sarà la successione degli interventi negli anni a venire, perché quello che limita anche la possibilità di dare un giudizio, una dimensione, è appunto la dimensione annuale del bilancio: se non si evidenzia in un piano pluriennale di attività qual è il senso di marcia dell'Amministrazione, il bilancio, visto come un atto unico, non riesce evidentemente ad indicare questo senso di marcia perché l'anno successivo si possono prendere provvedimenti che contrastano con quella che poteva essere l'indicazione che in modo, così, diciamo, non tanto evidente, risultava dal bilancio precedente. Quindi, noi socialisti riteniamo che questo bilancio sia migliore quantitativamente degli anni precedenti, qualitativamente è un bilancio che rispecchia delle vecchie impostazioni. Noi diamo questo voto favorevole a questo bilancio perché riteniamo che con gli strumenti attuali non sia possibile farne uno migliore o sia opinabile anche discutere se quel bilancio sia meglio o peggiore degli altri che lo hanno preceduto. Certo è che è necessaria una profonda opera di revisione e di ristrutturazione di questo bilancio perché determinate preoccupazioni, che riguardano l'aumento elefantiaco della spesa di funzionamento di questi organi, sono preoccupazioni che noi condividiamo in pieno, sono preoccupazioni che del resto io ho già avuto modo di sottolineare in Commissione finanze e affari generali.

Quindi, anche noi non vogliamo fare lunghi discorsi sul bilancio della Regione. Preso atto degli aspetti positivi che in esso sono contenuti, indicati anche quelle che noi possiamo definire le ombre, non di questo bilancio ma di tutti i bilanci che si sono succeduti, riteniamo che il compito di questo Consiglio sia quello, ora, di procedere all'esame concreto dei provvedimenti, facendo delle osservazioni, evidentemente settoriali in questo caso, su quegli aspetti del bilancio che possono suonare come incongruenti o che possono essere migliorati dall'apporto costruttivo di tutti i Consiglieri.

Quindi, in effetti, se il bilancio qualche anno fa veniva considerato l'atto politicamente più qualificante, oggi, per la rigidità che la struttura del bilancio ha assunto, questo atto è un atto discretamente rituale; le amministrazioni, le maggioranze si qualificano su determinati provvedimenti che vengono assunti nel corso dell'anno finanziario e che sono presupposto delle maggioranze che si sono costituite. E qui io voglio semplicemente ricordare il problema, ripeto, della programmazione, della legge urbanistica, dell'istituto finanziario regionale e la creazione degli enti, prima ente ospedaliero, poi degli enti ospedalieri regionali che costringerà questi ospedali, queste strutture regionali a funzionare secondo criteri di economicità e secondo criteri di programmazione, se non altro annuale del bilancio, ed eviterà che la Regione intervenga per sanare deficit passivi, delle passività, come abbiamo riscontrato, come riscontriamo che evidentemente, se dovessero aumentare, impedirebbero qualsiasi articolazione e mobilità del nostro bilancio. Questo vale per gli enti ospedalieri come può valere per altre iniziative che la Regione dovrà assumere.

Io, signori Consiglieri, ho terminato, non voglio aggiungere altro in questa sede. Farò delle osservazioni quando si discuterà del bilancio assessorato per assessorato.

Montesano (P.S.U.) - Dunque, si sono iscritti Germano, Benzo e Pedrini. Germano, rinuncia adesso? (voce)

Benzo (P.C.) - Brevemente. Premesso che il dibattito fatto finora in merito alla discussione generale sul bilancio ha già evidenziato sufficientemente gli aspetti con i quali l'amministrazione e la Giunta regionale e, in particolare, l'Assessore alle Finanze ha impostato questo bilancio nel 1969, e in fondo richiama e rispecchia le esigenze che sono emerse via via all'amministrazione stessa nel corso dei mesi passati, io ritengo opportuno fare e sottolineare come questo bilancio, se è vero - e qui mi ricollego ai precedenti Consiglieri per dare atto all'Assessore alle Finanze dell'imponente aumento quantitativo -, noi abbiamo da prendere delle cifre notevoli in esame e soprattutto le cifre che riguardano le entrate effettive e noi abbiamo un aumento di tre miliardi. Ancora sul bilancio del 1968, dicevo, per quanto riguarda questo aumento quantitativo, diamo atto alla Giunta e all'Assessore, in particolare, di questo notevole sforzo finanziario ottenuto con questi rinnovati contatti in atto da tre anni con l'amministrazione centrale e con una impostazione che ha dato i suoi frutti, perlomeno. Per quanto riguarda le entrate, ritengo però che questo bilancio abbia anche un aspetto significativamente qualitativo per che cosa? Perché rispecchia, e non abbiamo che da prendere la relazione presentata dall'Assessore, anche un'oculata politica amministrativa, a mio modo di vedere, perché quello che più può colpire, e pregherei i Consiglieri che certamente l'avranno visto, di riprendere in esame, è la ripartizione percentuale sia delle entrate, ma soprattutto delle spese, dove noi vediamo che, mentre le spese correnti dal 1969 sono ridotte al 48%, questo è significativo, le spese in conto capitale, che sono quelle che a noi interessano, perché sono quelle che prevedono proprio gli investimenti produttivi, le azioni ed interventi in campo economico, sono aumentate dal 28% al 50, 70%. Io dico che questo è un aspetto significativo di una qualificazione di questo bilancio. È ben vero che sarà poi la programmazione regionale, con l'applicazione del piano di sviluppo che potrà meglio determinare le scelte prioritarie nei vari settori di intervento. Comunque questo è un dato di fatto che io ritengo che il Consiglio debba valutare nella sua pienezza, significativamente, ripeto, anche qualitativa. Quando noi potremo, e ci auguriamo che questo avvenga, nel 1969, di poter veramente determinare in meglio, nei singoli settori, quali potranno essere gli interventi da effettuare nelle spese del bilancio regionale, noi avremo certamente il di più, quello che tutti ci auguriamo che al più presto possa avvenire. Pertanto questo bilancio, a mio parere, non è solo, non rappresenta solo un miglioramento quantitativo notevolissimo ma rappresenta anche, e lo ribadisco per la terza volta, un... ha un aspetto significativamente qualitativo per l'imponente diminuzione delle spese correnti e l'altrettanto imponente aumento delle spese in conto capitale.

Pedrini (P.L.I.) - Ho detto che in cinque minuti, signor Presidente, me la sarei cavata. Vedo proprio di stringere al massimo e di rimanere nei limiti. Io ho preso, ho sentito questa mattina il dibattito interessante e notevole e ho sentito anche, come avevo già letto d'altronde, il Consigliere Caveri che riprendeva un articolo de La Stampa.

Io devo dare atto al Consigliere On.le Caveri che evidentemente non ha tutti i torti. Leggendo La Stampa e guardando in campo nazionale qual è il bilancio, non guardiamo poi, non scendiamo nei particolari, per esempio, nella città di Roma, perché allora veramente non andremmo nemmeno in quell'articolo ma andremmo molto più in là. Non condivido però completamente questo accenno, diciamo, questo accostamento, perché in fondo bisogna dire che sia nei bilanci letti dall'On.le Caveri, che negli altri che si sono susseguiti, evidentemente, vi è sempre stata una impostazione qui in Valle, e di questo ce ne danno atto tutti, una impostazione di rettitudine, di correttezza di cui noi stessi dobbiamo, per primi, proprio, dare atto. Avrei voluto dire diverse cose, purtroppo, chi mi ha preceduto, in modo particolare il Consigliere Milanesio, mi ha battuto sul tempo. Ora, a questo punto, io dovrei dire al Consigliere Milanesio che ho dei forti dubbi, dei forti dubbi perché non so bene se dobbiamo mandare a lui una tessera ad honorem del Partito Liberale, oppure se noi, o se io, personalmente, desidero una tessera del P.S.I., perché evidentemente ha espresso dei concetti che noi Liberali dobbiamo toto corde affermare perché sono proprio quei principi che praticamente conducono alla nostra ideologia e conducono alla nostra battaglia liberale. Mi fa piacere questo, perché io sposo, con il Consigliere Milanesio, l'ente ospedaliero nella sua sana amministrazione perché noi liberali ci siamo proprio sempre battuti, e in campo regionale e in campo nazionale, per questo. Siamo perfettamente d'accordo sull'impostazione di una programmazione perché, senza di quella, questo bilancio è veramente per me solo quantitativo e non qualitativo, anche se, evidentemente, vi sono delle ottime qualità, nelle quali io non voglio entrare, ma mi riservo, in sede di discussione particolareggiata, assessorato per assessorato, e dichiarazioni di voto, esprimere il mio concetto. Sono perfettamente d'accordo sulla programmazione, ripetevo, sull'ente finanziario e su tutto quello che, in effetti, può essere una impostazione che non si deve riversare nel giro di dodici mesi ma che deve, logicamente, nell'interesse della Valle d'Aosta, guardare al di là e guardare, quindi, nel limite del possibile, almeno per i cinque anni, o quattro o cinque anni di amministrazione regionale.

Mi pare con questo di aver detto velocemente, proprio nel lasso dei cinque minuti, qual è il concetto nostro su questo.

Dobbiamo dare atto, e questo lo facciamo sempre perché desideriamo farlo noi personalmente, desideriamo farlo, dare atto a questa Giunta e all'Assessore Bordon dello sforzo che è stato fatto per aumentare il bilancio quantitativo. Ma mi auguro, checchè si dica, che, anche se talvolta si può sbagliare nella qualità, io, pur tuttavia, mi auguro che nel prossimo anno l'Assessore Bordon ci venga a dire che è aumentato di nuovo il bilancio di altri cinque miliardi e gli mandiamo tutti un bacetto in fronte per questo, perché evidentemente è proprio, anche dalla quantità, che si può poi dedurre la qualità. Ripeto, non entro in merito, invece a quello che è la qualità di ripartizione assessorato per assessorato, perché in quella sede, riprenderò la parola.

Montesano (P.S.U.) - Allora, vogliamo chiudere, cioè, interrompere la discussione generale che va ripresa poi nel pomeriggio con gli interventi, che cominceranno col Consigliere Germano che inizia questi interventi, e poi andremo avanti con la chiusura della discussione generale, e dell'esame dei capitoli dei diversi assessorati...

Fosson (U.V.) - Se qualcuno vorrà prendere la parola ancora sulla discussione generale...

Montesano (P.S.U.) - Senz'altro... allora, alle 15,30.

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La seduta è tolta alle ore 12,48.