Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 333 del 16 dicembre 1970 - Resoconto

OGGETTO N. 333/70 - Provvedimenti per la conservazione degli agglomerati storici ambientali (centri storici). (Approvazione di Mozione)

Manganoni (P.C.I.) - Io penso che non vi sia molto da aggiungere a quanto già esposto nella mozione. Comunque cosa si verifica? Che con l'allestimento degli strumenti urbanistici, gruppi di case o case singole o addirittura degli interi villaggi vengono dichiarati "agglomerati storici ambientali" che comunemente si chiamano "centri storici".

Premetto che non parlo di Aosta, che intendo riferirmi a tutti gli altri 73 Comuni della Valle e non di Aosta, che è un problema assolutamente particolare e differente dagli altri. Detti vincoli, sia molto chiaro, non è che noi siamo contrari alla conservazione di certe case caratteristiche che rivestono una certa importanza storica, archeologica, ecc., siamo favorevoli come principio, però vediamo quali inconvenienti questi vincoli portano, cioè mettono il proprietario nell'impossibilità di ammodernare queste case, e per lo più datano tutte, la costruzione data da alcuni secoli fa, e questa è anche la ragione per cui sono state vincolate.

Ora, siccome quelle case per lo più non possono essere modificate ed in genere hanno delle finestre - sappiamo come si facevano le finestre due secoli fa, quando si doveva pagare la tassa sulla luce, sulla luce nel senso che più le finestre erano grandi, più si pagavano tasse al feudatario di allora - e quindi finestre piccole, forse anche altre ragioni inducevano a farle piccole, ma questa è una. Ed allora non si può toccare, perché naturalmente, cambiando la facciata, modificando le finestre, ecc. va a farsi benedire la caratteristica per cui queste case, questa casa era stata vincolata.

Quali sono le conseguenze? Che i proprietari le abbandonano non potendo apportare nessuna modifica e renderle funzionali, perché teniamo conto che viviamo nel 1970; abbandonandole, molte sono già abbandonate, quelle che sono ancora abitate verranno presto abbandonate, non potendo apportare questi lavori.

Ed allora, non vi si fa più la manutenzione, si tratta già di case vecchie, con travi corrosi dai tarli, dal tempo, dai secoli, vero, e quindi nello spazio di alcuni anni, di alcuni decenni, buona parte di queste case crolleranno, perché non possiamo pretendere che i proprietari affrontino queste spese che a loro non porta nessun vantaggio.

Chi provvede alla conservazione di queste case? Non provvedendo il proprietario, ed è umano che il proprietario non vi provveda, dovrebbe provvedervi l'ente pubblico, i Comuni, noi sappiamo la situazione dei Comuni, e allora bisognerebbe che la Regione affronti il problema perché non è sufficiente vincolare e poi lasciarle andare in malora. Bisogna che la Regione provveda a quella manutenzione indispensabile per evitare il loro crollo, se no questi centri storici, fra non molto, saranno centri di rovine, tetti crollati, muri tutti sbrecciati perché una parte di queste case sono state costruite addirittura coi muri a secco, come si usava forse in quel tempo. Quindi lo scopo che penso la Regione si prefiggeva, agli organismi, i progettisti, i Comuni ecc. non la si ottiene, perché anziché tutelare e mantenere in piedi queste case che dovranno ricordare ecc. le caratteristiche edilizie della Valle, non avremo che delle rovine, come dicevo prima.

Forse questa è un'idea mia, anziché vincolare in quasi tutti i Comuni, frazioni i gruppi di case, e se le contiamo sono centinaia, quindi ci si mette nell'impossibilità di affrontare il rilevante onere finanziario, forse potrebbe essere meglio di limitare il numero dei vincoli a quelle veramente interessanti e provvedere presto alla loro manutenzione.

Comunque, dato che questo è un problema serio e va affrontato, io chiedo alla Giunta cosa si prefigge di fare?

Tonino (P.S.I.U.P.) - Io ho aderito volentieri a questa mozione e l'ho anche firmata, perché mi dà la possibilità di ritornare su un argomento di notevole importanza, che abbiamo già più volte dibattuto in questo Consiglio.

Dirò subito che io sono favorevole alla conservazione degli agglomerati storici, però attenzione, conservazione non vuol dire abbandono o decadimento di queste testimonianze storiche. Conservazione non vuol dire obbligare la gente a vivere nelle topaie, a non potersi costruire i servizi necessari o altre cose. Conservazione non vuol dire appropriamento di quei beni stabili, obbligando i proprietari o a vivere in quelle case malsane e pericolanti, o doverle abbandonare spesse volte mal volentieri per i ricordi che possono rappresentare.

Doversi costruire un'altra casa per un cittadino che è già proprietario di un fabbricato e che non può però riportare quelle modifiche necessarie per un vivere sano e civile, a me pare che l'Amministrazione pubblica rechi a quel cittadino un grave danno. È vero, in effetti, che la Regione non si appropria di quelle case, però non permettiamo di farci nulla, obbligandolo così ad andarsene e questo per me è un appropriarsi indirettamente, causando un grave danno al proprietario.

Quindi non è onesta per me questa azione. Qui per me le strade sono due: o noi vogliamo mantenere queste testimonianze storiche e io ripeto che sono d'accordo, sono dell'avviso che si debbono mantenere, non però nell'esagerazione; allora in questo caso paghiamo i danni al proprietario o indennizziamolo in qualche modo o passandone la proprietà alla Regione. Allora in questo caso, la Regione, oltre a comperare il fabbricato, deve intervenire per fare quelle opere necessarie affinché l'edificio non diventi un cumulo di rovine col rischio di rimanerci sotto. Oppure permettiamo al proprietario che faccia tutte quelle opere di modifica ed accessorie che gli permetta di ospitare la propria famiglia in una casa che non sia propriamente una topaia, senza servizi e senza sprazzi di luce, senza nessun conforto, pur cercando di non deturparne la facciata che poi in definitiva è quella che conta.

Questo per quanto riguarda tutte quelle lagnanze che si trascinano da anni.

Per quei centri storici ormai disabilitati o di proprietà della Regione, bisogna intervenire tempestivamente per cercare in qualche modo che esse non crollino, che oltre al desolante spettacolo costituiscono anche seri pericoli per il cittadino.

Naturalmente anche questo grosso problema, che richiede uno sforzo finanziario non indifferente, deve essere inquadrato nella sua globalità alla programmazione, di modo che anche questo problema sia portato avanti parallelamente a tutte le altre esigenze che manifesta appunto il Comitato tecnico della Programmazione e il Consiglio regionale in sua ultima analisi.

Chamonin (M.A.V.) - Siamo d'accordo in linea di massima sulle disposizioni attualmente vigenti nella legislazione regionale per quanto attiene alla conservazione dei centri, degli agglomerati storici ambientali. Però non dobbiamo dimenticare, e qui l'ha già detto meglio di me sia Manganoni che Tonino, che effettivamente quei villaggi sono villaggi agricoli, nei quali o non ci vive più nessuno oppure quelli che vi vivono sono essenzialmente e soltanto direi agricoltori. Agricoltori che non possono più, dovendo sostenere spese ingenti per la conservazione di ambienti così come attualmente esistono, che non possono farlo perché veramente costerebbe troppo, né possono sistemare tante volte convenientemente quegli ambienti in modo naturalmente più razionale, perché le disposizioni vietano modifiche in tal senso.

Quindi, penso che oltre tutto noi precludiamo a questa gente il modo essenziale di poter svolgere la loro attività che in quei villaggi è quasi, da anni, esclusivamente agricola. Non solo, noi notiamo che, per esempio, in tanti di quei villaggi assistiamo a dei fatti che igienicamente sono veramente non soltanto terribilmente contro legge, ma sono addirittura deturpabili da quanto rimane. Noi vediamo che in certi posti il letame invade non solo gli spazi privati, ma anche gli spazi pubblici e "le zarrie" di questi villaggi e i privati non possono neanche costruire una concimaia, perché le disposizioni vietano loro di costruire questo.

Quindi, siccome questi villaggi sono nati con quella determinata funzione, che è una funzione di permettere all'agricoltore di viverci e di espletare il suo lavoro, non dobbiamo dimenticare che ci sono ancora degli agricoltori, che fanno ancora gli agricoltori, dobbiamo necessariamente trovare il modo di conciliare una cosa con l'altra.

Fare delle brutture evidentemente no, ma permettere che si degradi totalmente l'ambiente, va bene, senza risultato pratico per chi vive, dobbiamo pure pensare anche a queste cose. Quindi, vedere un momentino come si può arrivare a conciliare l'una cosa con l'altra.

Savioz (P.C.I.) - In merito a questa mozione, si risolleva un problema che non è di oggi, naturalmente, e che aveva già fatto oggetto di studio da parte dell'Assessorato al Turismo, tramite la sezione antichità e belle arti e l'ufficio urbanistica; in quel senso stavamo per preparare una legge che doveva essere portata in Consiglio, poi è venuta la crisi e le cose sono andate come sono andate.

Ma il problema come si può risolvere? Non è un problema semplice, perché voi vi rendete perfettamente conto che una casa che è dichiarata di interesse storico, se gli si permette di fare delle modifiche nelle sue entrate, nelle sue finestre, nelle sue strutture portanti, ciao "pais", è finita, non ha più nessuna ragione d'essere una casa di interesse storico.

Il problema è delicato quando un villaggio viene considerato come ambiente storico, ed è lì che il problema non può andare avanti, perché è impensabile che l'Amministrazione regionale possa finanziare il mantenimento di villaggi interi come villaggi storici. E allora per ovviare a questo inconveniente, la legge di cui parlavo prima che era stata abbozzata e penso che ci siano ancora negli archivi dell'Assessorato, qualche cosa dovrebbe esserci ancora, avrebbe voluto prevedere in questo senso: riferendoci alla legge nazionale che determina gli stabili di interesse storico-culturale e quindi ne fa dei monumenti nazionali, noi come Regione della Valle d'Aosta dovremmo fare uno studio approfondito e vedere quelle case che sono veramente di carattere storico e dichiararle monumenti regionali e provvedere a tutti gli effetti e lasciare libero il resto e non è ammissibile. Io che sono, scusate il termine, un cultore delle cose antiche e sono veramente sensibile a queste cose, ma capisco benissimo che non è possibile mantenere ancora una situazione del genere dove gli abitanti di quelle che ormai, dal punto di vista abitabilità, sono diventate delle topaie, ed è vero. Case che risalgono a centinaia di anni fa, con dei criteri e dei sistemi che oggi giorno non sono più tollerabili e quindi bisognerebbe riprendere, e penserei di interessare il Presidente della Commissione Turismo, di voler portarlo all'ordine del giorno questo problema e di rivedere un momento se ancora ci sono gli studi fatti a suo tempo, comunque li riprenderemo con pazienza e li rimetteremo insieme per arrivare a una libertà logica, cioè conservare il conservabile, perché se no finiamo per perdere tutto.

Badate bene, questa è la situazione in cui ci troviamo in questo momento; se noi si continua ad andare avanti con questi sistemi che abbiamo adottato finora, finiremo per perdere tutto, creando del malcontento generale e mettendo la gente nelle condizioni di non poter vivere una vita decente.

Quindi io sarei proprio del parere che la cosa fosse demandata alla Commissione, che venga studiata attentamente e venga portata in aula al più presto possibile un disegno di legge che stabilisca quali sono le cose che devono essere dichiarate monumento regionale e per quelle cose provvedere in merito, perché se no facciamo la fine che stanno facendo i castelli nell'ambito della Nazione, che vanno a ramengo gli uni dopo gli altri - ne ho visitati parecchi di interesse particolare - vanno tutti a ramengo, perché il Ministero della Pubblica Istruzione per il mantenimento dei castelli mette una cifra indegna di una Nazione civile; non si fa nessuna opera di riparazione, ci sono dei bellissimi castelli che non si possono nemmeno visitare perché sono pericolanti a tutti gli effetti. È vero che la Patria italiana è piena di castelli interessanti, ma allora ecco la necessità di non ricadere anche noi come Regione nell'errore della Patria italiana che ha fatto monumento nazionale tutto quello che poteva fare, monumento nazionale tutto quello che poteva fare, monumento nazionale di una certa importanza e che poi non provvede al loro mantenimento e stanno andando a catafascio, a catafascio nel vero senso della parola. Quindi limitiamo la questione a quelle cose veramente importanti che abbiamo nella nostra Regione, provvediamo al loro mantenimento e lasciamo libero il resto.

Freppaz (U.V.) - Concordo con il Consigliere Savioz di portare questo importante problema alla Commissione al Turismo, sia dal punto di vista agricolo, sia dal punto di vista turistico e poi anche dal punto di vista della responsabilità.

Abbiamo diversi casi ove impediscono di toccare le case e le case sono un grave pericolo pubblico. Conosco diversi comuni come a Perloz specialmente, una grande casa rappresenta un grave pericolo e nessuno la può toccare perché di carattere storico. Quindi porteremo al più presto, penso, il problema alla Commissione consiliare al Turismo.

Balestri (P.S.I.) - Non voglio dilungarmi su questo problema perché è già stato detto molto, io sono d'accordo, è già stata studiata in Commissione Turismo, addirittura era già stata stilata la legge. Ora non può essere più, magari questa va riveduto, io vorrei raccomandare una cosa sola: che si abbia il coraggio di vedere quello che è veramente interessante dal punto di vista di centri storici, abbandonare il resto e che si faccia qualche cosa veramente per quelle cose che caratterizzano la Valle d'Aosta, perché sono agglomerati tali che danno una caratterizzazione tale che oggi o domani che vengano distrutti tutti completamente, effettivamente la Valle d'Aosta perde un lato positivo di quella che è la sua caratteristica, quindi si faccia, è un problema molto complesso, è un problema anche molto oneroso, quindi si faccia un minimo, ma qualche cosa ci si muova per fare in questo campo.

Milanesio (P.S.I.) - Prima una piccola osservazione formale, questa mozione tutto sommato come tale, avrebbe dovuto contenere uno schema di deliberazione un po' preciso, qui dice: delibera di invitare la Giunta a voler riferire, quindi, è solo una osservazione. Questa non è una mozione proponibile come tale, io la voglio considerare che sono d'accordo sul contenuto, sono d'accordo su quanto è stato detto. Non so, vorrei che lo consideraste un invito alla Giunta e alla Commissione per fare certe cose, ma non è una mozione perché la mozione tende ad esprimere un giudizio attraverso un voto sull'operato di qualcosa, di qualcuno. Deliberare di voler invitare a riferire è come dire interpello per sapere. Solo una piccola osservazione di ordine, direi, formale che però è doverosa perché l'abbiamo già prima nei confronti degli altri proponenti la mozione, la devo fare anche nei confronti dei proponenti di questa mozione.

Sgomberato il terreno dagli aspetti formali, io devo dire che questo problema non è che sia all'attenzione dell'Amministrazione pubblica, quindi regionale e della Giunta e soprattutto dell'Assessorato.

Noi abbiamo promosso da un po' di anni in verità, ed abbiamo concluso questi studi preparatori ecc. ecc. alcuni mesi or sono che sono sfociati con la mostra sull'architecture rurale en Vallée d'Aoste. Ecco, ora, questa mostra sulla architettura rurale in Valle d'Aosta voleva porre in termini quantitativi e in termini soprattutto visivi l'importanza di questo problema grandissimo che è il deperimento di un patrimonio direi edilizio, un patrimonio storico ambientale che non ha delle caratteristiche proprie di monumento nazionale, ma che ai sensi della nuova legge urbanistica, viene tutelato, viene tutelato attribuendogli una importanza che secondo me ha un significato di una conquista culturale, di un inserimento nelle questioni urbanistiche di argomenti che prima venivano, diciamo così, snobbati, oppure venivano sottovalutati. Perché prima si parlava esclusivamente di monumenti, si riteneva che valesse la pena di conservare solo quello che poteva venir considerato monumento nazionale, monumento storico ecc. ecc.. Oggi c'è un nuovo concetto che nella cultura urbanistica che si è fatta strada ed è quello del centro avente caratteristiche storico-ambientali.

Ora, in Valle d'Aosta di villaggi antichi che hanno caratteristiche ce ne sono diverse centinaia, lo studio che abbiamo fatto, che è stato fatto dalla sezione urbanistica della Regione a partire da credo sei o sette anni fa e che si è concluso solo adesso, quindi è stato uno studio profondo, uno studio conoscitivo che era indispensabile per poter formulare delle proposte, proposte che stiamo vagliando ed esaminando, questo studio si è concluso con una indicazione di massima del fenomeno direi, sotto il profilo quantitativo o qualitativo, si è concluso solo alcuni mesi or sono ed è sfociato in una mostra fotografica che voleva rendere edotta l'opinione pubblica e non solo gli Amministratori del fenomeno e della entità di questo fenomeno.

Abbiamo detto che ci sono circa dieci milioni di metri cubi di villaggi abbandonati o che stanno per esserlo o che lo sono praticamente nella misura del 90%. Dieci milioni di metri cubi significa grosso modo in base alla legge Fonte una capienza capace di ospitare circa 100 mila persone. Ora l'entità dell'abbandono di questi villaggi è un'entità direi abnorme, spaventosa. Sono tutti villaggi rurali che non hanno, salvo alcune costruzioni rarissime, che non hanno però le caratteristiche del monumento nazionale no, che però vanno conservati, vanno tutelati in qualche modo per lo meno alcuni di questi vanno decisamente tutelati, per cui occorrerà studiare delle misure di intervento.

È chiaro che, preso atto dell'entità del fenomeno, la Regione deve proporre dei rimedi. Siamo nella fase di studio, abbiamo fatto anche una tavola rotonda a chiusura della mostra a cui sono intervenuti alcuni architetti locali, alcuni architetti di fama nazionale e tra l'altro intervenne anche alla discussione che poi ne scaturì un signore svizzero di cui non ricordo più il nome che aveva fatto un esperimento di sistemazione mi pare del villaggio di Liddes. Ad ogni modo che era intervenuto in Svizzera per sistemare un villaggio avente le caratteristiche che noi definiamo storico-ambientali.

Ora in quella tavola rotonda abbiamo cercato di mettere a fuoco questo problema. I rappresentanti della cultura urbanistica hanno tutti convenuto che era necessario, era necessario intervenire per salvaguardare quello che noi oggi definiamo l'ambiente e quindi non più il monumento ma l'ambiente, perché è importante saper distinguere tra un monumento e ambiente ed è importante voler conservare l'ambiente come testimonianza di un passato che non è sempre monumentale, che non è sempre un passato direi magniloquente.

In Valle d'Aosta l'architettura dei nostri antichi era una architettura rurale perché la popolazione era una popolazione rurale, però questo ha dato luogo a dei villaggi, a dei centri che allora erano abitati, oggi non lo sono più, che hanno una caratteristica particolare che va apprezzata proprio perché è una testimonianza del modo di vivere, dell'economia del luogo, e diciamo così dell'abitato umano.

Quindi noi dobbiamo fare uno sforzo per difendere queste cose, ovviamente, probabilmente non riusciremo a tenere in piedi tutti questi villaggi, non potremo intervenire su tutti questi villaggi. Ed è qui che occorre fare uno sforzo per decidere su come intervenire, su quali villaggi intervenire e soprattutto individuare l'entità finanziaria dell'intervento della Regione, perché ci sono sovente delle mozioni in Consiglio che chiedono di aumentare questa parte del bilancio, quell'altra parte del bilancio, quell'altra ancora.

Evidentemente questo settore è un settore importante e i denari che l'Amministrazione regionale mette a disposizione sono pochissimi.

I vincoli che del resto, sia la legge nazionale generale, poi la legge ponte ha posto sono vincoli anche pesanti.

Io condivido le perplessità, le preoccupazioni che sono state sollevate da Manganoni, da Tonino, anche da Freppaz, in ordine a certi problemi che si pongono, così, non trovano una soluzione in questo momento, non trovano una soluzione anche perché non ci sono i mezzi per far fronte a queste richieste.

Del resto non possiamo correre dietro a tutte le richieste che vengono settorialmente, dobbiamo fare una legge oppure regolamentare in qualche modo il possibile intervento della Regione.

Non è vero che c'è una legge già preparata, una legge pronta per essere varata, non c'è, bisogna farla, bisogna prepararla, bisogna approfondirla anche sulla base, soprattutto, sulla base dei risultati che si sono avuti in quello studio fatto per questi sei, sette lunghi anni.

Noi abbiamo adesso l'entità del fenomeno, conosciamo l'entità del fenomeno e quindi possiamo vedere di mettere in atto dei sistemi, dei mezzi per porre, diciamo così, rimedio a questa decadenza dell'habitat rurale in Valle d'Aosta.

Io se ho ben capito quello che ha detto il Consigliere Chamonin, concordo su alcune osservazioni di Chamonin, e dobbiamo anche fare attenzione per il recupero di questi villaggi, non può avvenire in funzione agricola, non può avvenire in funzione agricola, non c'è niente da fare. Il problema dell'esodo dalla montagna è entro certi limiti, almeno per quanto riguarda l'aspetto economico è irreversibile, cioè dobbiamo cercare di contenerlo ma non bisogna pensare che ci sia un ritorno economico alla montagna.

Ci può essere un ritorno di seconda abitazione, di seconda residenza, ci può essere un ritorno turistico, ecco, su questo dobbiamo puntare. Quindi per questi villaggi ad esempio c'è da discutere se l'intervento debba essere sulla singola casa o se debba essere visto nel complesso, e sono tutti problemi aperti perché intervenire sulla singola casa può significare non risolvere il problema mentre intervenire sul complesso significa risolverlo.

Però come dobbiamo intervenire sul complesso? Quanti sono i proprietari? Questi proprietari sono in grado, attraverso sollecitazione della Regione, di arrivare a forme consortili o cooperative di sistemazione, perché sistemazione non significa solo restauro conservativo, significa anche creare attrezzature, servizi a completamento di questi villaggi.

Se vogliamo dargli una funzione turistica, ad esempio, bisognerà prevedere determinate infrastrutture, bisognerà prevedere una ristrutturazione del villaggio che lo veda come un tutto unico e non come una singola abitazione staccata dall'altra.

Cioè, per esempio al limite, faccio un esempio, si potrà prevedere che ci sia in un villaggio per esempio una piscina perché i turisti chiedono anche quello, bisognerà prevedere che non ci siano delle concimaie evidentemente, perché altrimenti è ridicolo che si pretenda di fare un insediamento turistico là dove ci sono delle concimaie o dove ci sono altre attività che contrastano con questo tipo di destinazione.

Vedete il problema è grandioso, del resto cosa dobbiamo fare, dobbiamo togliere l'anima a questi villaggi diciamo così trasformandoli radicalmente nella loro destinazione, cioè dobbiamo dire questo è il villaggio dove risiedono i turisti, mentre i contadini che hanno le mucche, le quali evidentemente producono anche del letame oltre che del latte, degli odori, danno fastidio ai villeggianti e quindi li dobbiamo mettere da un'altra parte. Questa è una soluzione svizzera ad esempio, soluzione su cui io ho qualcosa da ridire perché disumanizza un po' questo restauro e questo intervento, perciò, ecco sono tutti problemi aperti questi, ai quali io in questo momento non so dare una risposta proprio perché come vi dicevo sono dei problemi aperti.

Problemi sui quali per l'Assessorato e soprattutto la sezione urbanistica assieme ad alcuni architetti collaboratori, sta preparando e presentando delle proposte. Proposte che ovviamente io intenderei presentare prima alla Commissione Turismo per un esame e per un approfondimento e poi farne una proposta di Giunta, una proposta dell'Assessorato.

Ecco io quindi accolgo, direi, l'invito che è contenuto in questa mozione però dico, appunto, pregherei di trasformarla in invito perché la mozione così com'è presentata non dà oggetto ad una deliberazione ben precisa, io accolgo il contenuto e lo spirito, no, e prego di trasformarla in invito e io aderisco a questo invito e la Giunta aderisce a questo invito.

Tonino (P.S.I.U.P.) - È vero che la parte deliberativa non è uniformata al senso di una mozione, quindi i firmatari della mozione propongono di emendare in questo modo la delibera.

"Delibera di demandare alla Commissione Turismo lo studio dei provvedimenti da adottare con una certa urgenza sul problema suaccennato", "alla Giunta" se vogliamo aggiungere anche "la Giunta e la Commissione".

Fosson (U.V.) - Se permettete vorrei fare un'osservazione a questo proposito, prima di tutto vorrei invitare i vari Consiglieri di non assentarsi contemporaneamente perché in qualche momento siamo al limite e siamo stati in diciotto e la seduta è valida se siamo in diciotto presenti. Quindi tenete conto di questo, prima osservazione.

Seconda, siccome prima mi sono associato a quanto aveva detto il Presidente verso un dato settore per il proponimento delle mozioni, le osservazioni che sono state fatte dall'Assessore Milanesio valgono anche per questa mozione. Quindi adesso se il Consigliere Tonino, i presentatori la modificano in quel senso potrà essere accettata.

Vorrei ancora fare un'osservazione nel merito della discussione che è stata fatta perché ho avuto il piacere di partecipare a quella tavola rotonda che è stata tenuta proprio su questo argomento e devo dire che in quell'occasione non ho preso la parola e non ho preso la parola perché altrimenti avrei dovuto dire anche delle cose sgradevoli a quei luminari che erano presenti perché mentre qualcuno ha detto delle cose molto sensate che potevano essere accolte tranquillamente, qualcun altro è stato completamente nella stratosfera e certi esempi anche che sono stati portati come validissimi, noi che li conosciamo perfettamente non li abbiamo trovati e le popolazioni che vivono in quelle zone non li hanno trovati veramente efficaci come sono stati prospettati in quella tavola rotonda.

Quindi la questione di questo problema, che è un problema molto complicato, va tenuto presente visto nel suo insieme e quindi io raccomanderei in base a quello che ha risposto l'Assessore al Turismo, raccomanderei che si tengano presenti tutte le esigenze per non avere delle deformazioni così dette professionali: perché se si vede solo come sezione urbanistica e come turismo si potrebbe arrivare a delle soluzioni aberranti come quella che abbiamo sentito dire "teniamo separati i turisti dai contadini e via dicendo". Ora non pensiamo di arrivare, almeno non pensiamo di arrivare a delle soluzioni del genere, si parla sempre di cercare di migliorare anche l'ambiente e noi il turismo lo vediamo in funzione anche dell'esistenza di una popolazione rurale che comunque non potrà essere assolutamente soppressa, anzi dobbiamo cercare di fare tutto quello che è possibile per elevare il suo tenore di vita.

Quindi conclusione di questo brevissimo intervento è questo, che si studi pure in base al mandato dato da questa mozione, si studi pure il problema dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista turistico, ma si tengano anche presenti le esigenze dell'agricoltura, di questa agricoltura montana perché effettivamente questi villaggi interessano ancora quella popolazione rurale che esiste ancora in Valle d'Aosta.

E quindi prima di arrivare che in Giunta si debba prendere alcune decisioni in questo senso sarà bene che il problema sia dibattuto, secondo il mio modesto avviso, sia nella Commissione Turismo, sia eventualmente nella Commissione Agricoltura in maniera che si possano sentire un po' tutte le esigenze e non si veda esclusivamente con l'occhio di una parte ma si veda con una visione globale del problema.

Questa penso che sia una raccomandazione che doveva essere fatta anche in questo momento.

C'è qualcuno che prende la parola su questo argomento o dobbiamo mettere in votazione così come modificata dal Consigliere Tonino? Se c'è qualcuno che vuol prendere la parola lo dica, altrimenti mettiamo in votazione.

Maquignaz (D.P.) - Avevo chiesto prima la parola perché quanto aveva accennato, aveva detto il Consigliere Chamonin mi trova perfettamente consenziente, cioè è un problema che interessa soprattutto l'Agricoltura perché non si può pensare di mantenere un villaggio se non c'è l'agricoltore, se non c'è la presenza dell'agricoltore, perché è lui che mantiene la vita e crea quell'ambiente e quel caché del villaggio rurale.

Siccome però già il Presidente ha detto qual era la possibilità di esaminare congiuntamente questo problema io voglio solo ribadire che sono d'accordo che questo problema venga esaminato congiuntamente con la Commissione del Turismo e la Commissione Agricoltura.

Fosson (U.V.) - Io penso che il problema debba essere prima dibattuto dagli Organi del Turismo perché altrimenti perderemmo molto tempo nelle Commissioni abbinate, in maniera che arrivi alle Commissioni abbinate un po' istruito, ecco, in maniera che quando arriva in Giunta almeno c'è una discussione abbinata.

Allora il Consigliere Tonino aveva proposto una modifica, una modifica che mi sembra poteva essere accolta perché dava un altro senso a questa mozione, se vuole rileggerla.

Tonino (P.S.I.U.P.) - La modifica è questa: "delibera di demandare alla Giunta e alla Commissione del Turismo lo studio ed il provvedimento da adottare".

Fosson (U.V.) - Metta anche "demanda... (voci) ...alla Giunta ed alle Commissioni del Turismo e dell'Agricoltura". Chi è d'accordo su questa mozione così modificata, alzi la mano, contrari, astenuti, la mozione è approvata all'unanimità.

Passiamo al punto 28 perché mi pare che non ci sia ancora l'Assessore ai Lavori Pubblici, quindi chi illustra la mozione?