Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 334 del 16 dicembre 1970 - Resoconto

OGGETTO N. 334/70 - Situazione attuale della Società Nazionale Cogne. (Rinvio della Mozione)

Manganoni (P.C.I.) - I giornali con le loro notizie hanno contribuito a diffondere un certo allarmismo, e che d'altronde è legittimo, fra i dipendenti della Nazionale Cogne e fra la popolazione circa l'assorbimento della Cogne da parte dell'IRI.

È inutile insistere a quali conseguenze economiche negative noi andremo incontro.

Però nessuna voce, diciamo autorevole, ha smentito o confermato questa notizia e quindi l'interrogativo rimane. Ora penso che sia un dovere del Consiglio regionale interessarsi di questo problema, non solo interessarsi ma opporsi a questo disegno governativo se effettivamente questo disegno sussiste.

Ora, in quest'aula del Consiglio, stavo per dire, siedono i membri del Consiglio di Amministrazione della Cogne. È stata a suo tempo nominata una Commissione che doveva esaminare la situazione della Cogne.

Ora io penso che la Giunta innanzitutto, che dovrebbe essere preoccupata di questo problema, che i rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione della Cogne, i componenti della Commissione a cui accennavo, abbiano il dovere di riferire al Consiglio non solo circa la fondatezza di queste voci, ma anche e particolarmente sulla situazione economica, sulla situazione finanziaria della Cogne e informare il Consiglio se è vero che questa situazione finanziaria alquanto precaria, alla quale gli articoli del giornale accennavano, corrisponde effettivamente alla realtà e io aspetto, cioè invito i Consiglieri ai quali ho accennato prima a voler illustrare ampiamente, anche dettagliatamente, questa situazione, dopo di che io penso che ognuno di noi avrà ancora qualche cosa da dire.

Ramera (D.C.) - Io ho esaminato la mozione presentata e naturalmente essendo fondata su delle voci non ho preparato niente di particolare se non alcuni appunti così molto frettolosi, però dato che il Consigliere Manganoni giustamente è preoccupato del problema, dirò che il tutto ha due aspetti, effettivamente quelli richiamati della mozione. Cioè c'è il problema finanziario e il problema dell'inquadramento della Nazionale Cogne.

Il problema finanziario: non entrerò come vuole Manganoni nella situazione attuale, però che non possa essere brillante in quanto la Nazionale Cogne da oltre un anno ha presentato il suo piano finanziario, piano di cui parleremo adesso che non è ancora stato approvato o che è stato approvato in maniera non molto chiara, però le ristrutturazioni e il potenziamento degli impianti stanno andando avanti quindi è chiaro che come finanza la Cogne si trovi piuttosto in difficoltà.

Vediamolo però questo piano, il piano è stato presentato un anno fa, è stato esaminato ultimamente dal CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione economica.

Su questo esame del CIPE ci sono delle voci contrastanti in via ufficiale, diciamo; si vorrebbe dire che il CIPE non ha approvato il piano dei finanziamenti perché non risulta dal verbale ufficiale della riunione. Però la Nazionale Cogne è in possesso di una lettera dove si dice praticamente "Il CIPE ha preso in esame e dà atto del piano di finanziamenti" e poi c'è una seconda parte dove parla della Tecno Sud, della Cogne Sud che sarà riesaminato nel piano generale del mezzogiorno, il che dimostra secondo il Ministero delle Partecipazioni che il piano dei finanziamenti dovrebbe essere stato accolto per tutta la parte che esclude la Cogne Sud.

Ma questo è un problema diciamo che potrà essere risolto abbastanza facilmente, dove invece ci sono delle difficoltà, è inutile nasconderle, è la questione dell'inquadramento.

I giornali hanno parlato di un inquadramento della Nazionale Cogne nel Gruppo IRI e precisamente Finsider, ora il Ministero, esaminata la situazione particolare della Nazionale Cogne aveva due A), due possibilità di uscita, una è l'inquadramento della Nazionale Cogne nella Finsider e secondo è l'inquadramento della Nazionale Cogne in un Ente di gestione Autonomo.

Naturalmente ci siamo mossi in parecchi per far cambiare queste idee che circolavano soprattutto per la prima ipotesi, per l'inquadramento nella Finsider perché se la Cogne andasse a finire nel Gruppo IRI è chiaro che dovrebbe seguire la politica generale di questo enorme Ente di Stato e non sappiamo quali potrebbero essere le prospettive future.

Ci siamo battuti contro l'IRI anche perché l'IRI non ha mai dimostrato neppure una politica, diciamo, di cordialità nei confronti della Nazionale Cogne ma ha svolto sempre una campagna contro la Nazionale Cogne. Basterebbe citare un caso, l'Italsider che fa parte della Finsider produce annualmente 6 milioni di tonnellate di cok, la Cogne gliene chiedeva in un momento particolarmente difficile duecentomila tonnellate, l'Italsider questo cok lo paga al prezzo suo, diciamo di costo, sulle 15-16-17 lire come massimo, mentre la Cogne deve comprare le duecentomila tonnellate di fabbisogno a un prezzo raddoppiato.

Ora se l'IRI avesse svolto invece una politica di cordiali rapporti avrebbe dimostrato alla Cogne che poteva anche un domani eventualmente avere degli interessi a collegarsi. Questo è solo un aspetto, personalmente sono d'accordo con il nostro capo corrente quando dice che l'IRI è diventato un mostro talmente grande che andrebbe bene per tagliarlo a fette come i salami.

Questo lo diceva Fanfani alcuni anni or sono, quindi io credo di essere d'accordo anche oggi perché ormai è diventato un tale impero come l'ENI che naturalmente a un dato momento non è più controllabile.

Ad ogni modo oltre a questa storia del cok, basterebbe poi vedere altri due aspetti per cui noi abbiamo avuto buon gioco nel dimostrare al Ministero che l'inquadramento nell'IRI non andava bene. Ci sono due Aziende diciamo del Gruppo Cogne, una è Imola quella delle macchine tessili che sta andando come sempre abbastanza bene; anche se attualmente diciamo, è un periodo congiunturale, però è un'azienda che andava benissimo fino a pochi mesi fa. Quindi troviamo strano, per esempio, che il Ministero suggerisse l'inquadramento nella Finsider quando per aziende similari l'IRI non ha potuto far niente. Aziende similari a quelle di Imola sono state chiuse, e la stessa S. Giorgio che fa parte della Finmeccanica sta andando parecchio male. Quindi non sappiamo perché noi avremmo dovuto passare alla Finsider.

La stessa SBE, l'azienda che è stata acquistata dalla Cogne a Monfalcone è una creatura dell'IRI, è stata acquistata, il pacchetto azionario, la maggioranza era della Finmeccanica, è stato acquistato dalla Cogne. Tant'è vero che il passivo della SBE che due or sono era di 250 milioni, sotto la gestione del gruppo Cogne è diventato attivo.

Per queste ragioni, naturalmente è da scartarsi, e ormai lo stesso Ministero ha acquisito queste idee, l'inquadramento di tutto il Gruppo Cogne in un Ente di Gestione Autonomo.

Su questo non posso naturalmente dire molto di più perché si danneggerebbe la Società, comunque se le pressioni verranno fatte sia dai vari partiti, sia dagli organismi come il Consiglio nazionale, come lo farà il Consiglio comunale di Aosta, come lo faranno le Organizzazioni Sindacali, noi riteniamo che l'inquadramento della Cogne in un suo Ente di Gestione Autonomo che del resto è previsto attraverso due strade, una più lunga perché dovrebbe passare ai dure rami del Parlamento, un'altra più breve che potrebbe essere fatta direttamente con un Decreto del Ministro, e, se noi effettivamente riusciremo a fare una campagna veramente tenace, il Ministro potrebbe anche farlo questo Decreto, ed eviteremmo perciò la via dei due rami del Parlamento, io ritengo che l'inquadramento in un Ente... .

Germano (P.C.I.) - In realtà non quello che c'è già adesso? Che differenza c'è?

Ramera (D.C.) - No, è necessario per legge perché il Ministero ha predisposto che un inquadramento di tutte le Aziende che hanno partecipazione statale, per cui a un dato momento c'è un disegno di legge già approntato per cui tutte le aziende devono confluire ad un gruppo: ci sono quelle che confluiscono al Gruppo IRI, quelle che confluiscono all'ENI, all'EFIM. Per la Cogne invece è previsto un inquadramento particolare proprio perché abbiamo premuto per evitare l'inquadramento nella Finsider.

Ora ci sarebbe da spiegare delle cose un pochino, non diciamo segrete, però che potrebbero compromettere il tutto. Se noi seguissimo la strada dell'iter di questa legge che è già predisposta dal Ministero delle Partecipazioni statali, dovremmo andare a finire ai due rami del Parlamento e quindi tutto verrebbe ritardato, mentre potremmo usufruire di una legge precedente per cui il Ministro potrebbe, con un suo Decreto, creare l'Ente di Gestione Autonomo per tutto il complesso della Nazionale Cogne e il che, naturalmente, avremmo come conseguenza la possibilità di creare poi una nostra finanziaria e di ottenere quella sicurezza finanziaria per l'ammodernamento e il potenziamento delle Aziende che fanno parte del complesso Cogne.

Credo di non aver saltato niente, di aver detto tutto e io avevo predisposto per questo, non se ne dolgano i presentatori della mozione, un ordine del giorno che poi potremo sempre rivedere che dice, alcune cose le dite anche voi, praticamente il succo è il medesimo:

"Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta giustamente preoccupato per la ritardata approvazione da parte del CIPE del programma dei finanziamenti presentato dalla Nazionale Cogne da oltre un anno al Ministero delle Partecipazioni per la ristrutturazione degli impianti e il potenziamento di tutto il settore legato alla Società;

vivamente allarmato da certe notizie di stampa relative ad un presunto inserimento della Nazionale Cogne nella Finsider del Gruppo IRI;

rendendosi interprete delle preoccupate attese di tutta la Regione, delle Maestranze, delle Organizzazioni Sindacali;

ribadisce la volontà unanime già espressa dalla Commissione consiliare per la Cogne di richiamare l'attenzione dei Ministeri competenti sulla indispensabile ed inderogabile necessità di una rapida approvazione del programma Cogne congiuntamente al piano nazionale per la siderurgia e di richiedere al Ministro della Partecipazioni Statali di voler predisposizione del complesso Cogne con il suo inserimento in un Ente di Gestione Autonomo.".

Praticamente io richiamo il Consiglio su quanto ho detto prima, cioè di fare quelle pressioni sul Ministero perché voglia adoperare una legge del 1958 di cui potrebbe servirsene e fare il Decreto immediatamente e creare l'Ente Autonomo di Gestione appositamente per la Nazionale Cogne.

Questo dice l'ordine del giorno con questa precisazione in più.

Germano (P.C.I.) - Ma io vorrei capire meglio alcune questioni. Si tratta di sapere dal termine dei lavori della Commissione che cosa ha fatto la Giunta, non l'attuale Giunta, la Giunta che c'era allora che non ha voluto che la Commissione partecipasse ai contatti, ai passi, alle iniziative per appoggiare la richiesta della Cogne, perché la Commissione non ha niente da riferire, Manganoni, la Commissione ha riferito in Consiglio, abbiamo avuto un dibattito di mezza giornata, alla fine di questo dibattito abbiamo votato un ordine del giorno presentato dalla maggioranza che dava alla Giunta l'incarico di fare i passi necessari.

È stato respinto un nostro ordine del giorno che proponeva che la Commissione assieme alla Giunta facesse i passi e le iniziative necessari. Quindi si tratta di sapere cosa ha fatto, si tratta di sapere cosa ha fatto o cosa vuol fare l'attuale Giunta e poi si tratta di sapere come stanno le cose.

Anche da quello che ha detto il Consigliere Ramera che è membro del Consiglio di Amministrazione, non sappiamo come stanno le cose, il Consigliere Ramera dice che dalla riunione del CIPE è venuto fuori un modo che alla Cogne non c'è... (voce) ...no, non è nebuloso, il CIPE ha approvato il piano siderurgico delle Industrie a Partecipazione Statale. Nel piano siderurgico delle Industrie a Partecipazione Statale la Cogne non c'è.

Non ci sono i finanziamenti, quindi non è nebuloso. Si tratta di sapere in quale modo può avere dei finanziamenti se non in questo modo. Là non c'è, quindi quello è un dato di fatto, quindi sapere cos'ha fatto l'altra Giunta, sapere cosa vuol fare questa Giunta perché la situazione è questa, la situazione è questa. E se vogliamo fare un po' di cronistoria, anche perché ci sono notizie recente che, se sono confermate, ci pongono dei problemi ancora più grossi di quelli che già abbiamo per quanto riguarda la Cogne. Com'è stato lo sviluppo degli ultimi anni della Cogne.

Vi sono state due linee diciamo così della Direzione Einaudi, una prima linea che era quella di allargare la presenza nazionale della Cogne, e qui abbiamo avuto le bullonerie di Monfalcone, abbiamo avuto la fonderia di Modena, abbiamo avuto lo sviluppo della produzione con l'aumento del fatturato no, e questa linea tendeva, almeno l'interessato ce l'ha comunicato anche in Commissione, tendeva a premere per ottenere i contributi statali necessari per l'ammodernamento. E se sono vere le notizie del CIPE, e mi pare che siano poco contestabili, questa strada non ha portato a dove si voleva arrivare, non abbiamo per ora il contributo statale e quindi avremo una situazione economica finanziaria della Cogne, perché i lavori sono stati fatti almeno in gran parte, che è preoccupante, che è preoccupante.

L'altro orientamento che avrebbe bisogno di una conferma, a me rincresce che sia andato via Ramera, perché è il membro, credo l'unico membro del Consiglio di Amministrazione che è qui... (voci) ...io chiederei al Presidente se può chiamare il Consigliere Ramera anche per avere una testimonianza se è possibile averla... (voci)

Lo so che non è colpa tua, ma se è possibile avere una conferma allora era meglio che sentisti anche tu, allora io ho aspettato un momento.

L'altro orientamento, dicevo, che avrebbe bisogno di una conferma e soprattutto di una maggiore conoscenza perché crea dei problemi nuovi, consisterebbe in una scelta che la Direzione Cogne ha fatto in questi ultimi, in questo ultimo anno e mezzo, direi, assieme a quella dell'allargamento del peso nazionale, quella di una scelta produttiva, cioè la scelta acciai speciali, acciai rapidi.

Le notizie che ho io sono che la Cogne in questi ultimi tempi ha acquistato una licenza dalla Latrobe, è una società americana della Pennsylvania che ha una antichissima tradizione e produce solo acciai rapidi, è una fabbrica di 1800 operai, produce solo acciai rapidi, serve l'America e un po' anche tutto il mondo. Questa Società però non è in grado di fornire tutto il mondo e concede la sua licenza in Europa, in Asia, in Europa; dieci anni fa aveva trattato con una ditta della Germania Occidentale, la Witten e aveva concesso questa licenza, però i rapporti con questa ditta non sono andati bene, io non conosco i particolari, la licenza scade il 7 di settembre e loro hanno già disdetto questa licenza e questa licenza sarebbe stata accordata alla Cogne.

La settimana scorsa alla Cogne si sarebbe fatto con esito positivo e con l'assistenza di tecnici americani la prima colata di questo; queste sono le notizie.

L'iniziativa è vista favorevolmente dalle utensilerie italiane perché avevano avuto difficoltà a rifornirsi dalla Witten, la Cogne ha una buona tradizione, un buon nome di acciai speciali e quindi sarebbe visto molto bene che la produzione per l'Europa con questa licenza venisse fatta dalla Cogne.

Quindi possibilità di sviluppo in questo settore e della produzione e sul piano commerciale per quanto riguarda tutta l'Europa.

Questa iniziativa se è vera, anche se non ho le conferme, parecchie conferme le ho già avute, pone però dei problemi perché è un'iniziativa economicamente, produttivamente utile per la Cogne, però pone dei problemi. Verranno ridotte altre produzioni? Vi sarà una ristrutturazione dell'Azienda? Vi sarà il pericolo di una riduzione della mano d'opera occupata? Sono tutti problemi che evidentemente il Consiglio non può non approfondire, non possiamo noi ignorare che questo avvenga perché quando si imbocca una certa strada poi quella strada ha delle conseguenze logiche, se ha un certo orientamento produttivo poi la struttura dell'Azienda deve essere adattata a questo orientamento produttivo, a questo orientamento produttivo.

Quindi io direi, abbiamo dei compiti abbastanza grossi davanti, vi è il problema di vedere la parte che citava Ramera per quanto riguarda i finanziamenti, cosa possiamo fare? La parte che riguarda anche la struttura dell'Azienda, cosa possiamo fare? C'è la parte di conoscere se sono veri questi orientamenti, e allora conoscerli dalla Direzione quali sono le intenzioni. Quindi è necessario, i Sindacati d'altro canto hanno preso posizione per quanto riguarda i finanziamenti, per quanto riguarda l'inquadramento, è necessario che anche noi assumiamo le nostre posizioni. È chiaro che bisogna avere in questo momento dei contatti con la Direzione per quanto riguarda i nuovi orientamenti e si tratta di stabilire insieme i passi da fare per appoggiare l'azione della Direzione della Cogne e dei Sindacati. Quindi io direi anche l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Ramera dovrebbe essere completato con queste cose, vedere l'opportunità di avere contatto fra Commissione o Giunta o come si preferisce con Direzione Cogne in modo da non trascurare un problema di questa portata che è molto più vasto di quelli già grossi per esempio della bassa Valle, perché se a quelli già grossi aggiungiamo un problema anche alla Nazionale Cogne, evidentemente le cose si fanno piuttosto tristi.

Quindi io chiederei se la Giunta può rispondere, e la passata e questa, per conoscere i passi fatti, per studiare meglio quelli da fare e di fare un dibattito che tenga conto che è uno dei problemi più grossi della nostra Regione.

Tonino (P.S.I.U.P.) - Questa mozione viene proprio a cadere in un particolare momento in cui si manifesta in Valle lo spettro della disoccupazione del posto di lavoro: è una grossa crisi che investe non solo taluni complessi della bassa Valle ma la vallata intera. Ad ingrandire la serie di preoccupazioni di tutti si aggiunge ora anche la Nazionale Cogne circa un paventato inquadramento al Gruppo IRI, perdendo così anche, se non mi sbaglio, il finanziamento previsto nel piano d'intervento per le industrie siderurgiche statali. Ma se questo sarebbe già un gravissimo danno per l'avvenire della Nazionale Cogne e per la popolazione, un'altra grave situazione drammatica si affaccerebbe con l'eventuale passaggio della Cogne all'IRI.

Io dico che, se non la chiusura totale, una cosa sarà certa, lo smantellamento di alcuni importanti reparti di alcune importanti fasi di lavorazione in altri stabilimenti di proprietà IRI, questo è poco ma sicuro.

Bisognerebbe essere dei bambini per non capirlo, perché il Gruppo IRI ha degli interessi privati da salvaguardare che non potrebbero salvaguardarli con le attuali condizioni in cui versa la Cogne. Abbiamo visto all'Italsider di Taranto cos'è e com'è fatto uno stabilimento moderno rispondente alla nuova evoluzione tecnica, per cui la Nazionale Cogne nelle mani del Gruppo IRI con la struttura arretrata che presenta oggi non potrebbe che essere un passivo continuo e i padroni lo hanno dimostrato in questi giorni, i Pesenti... In questi giorni se non hanno dei lucrosi guadagni se ne fregano dei posti di lavoro, delle disoccupazioni e della miseria di tutti noi.

Quindi io non dico altro, aggiungo solo, se questo dovesse avvenire lo spettro della miseria sarebbe già a breve distanza. A questo insistere di voci si aggiunge la drammatica situazione di altre industrie, specie in bassa Valle, industrie che sono prestanomi di grossi monopoli, alcune delle quali vengono in Valle d'Aosta per usufruire dei contributi della Regione e per essere esenti da tasse. Il giorno in cui non servono più ai grandi industriali si chiude loro il rubinetto e succede quello che sta succedendo in questi giorni in alcune industrie della bassa Valle.

In queste condizioni Signori Consiglieri com'è possibile sperare al rientro in Valle degli oltre seicento pendolari che lavorano fuori Valle? Di quei operai che sono costretti a star fuori casa dodici ore al giorno per guadagnarne otto, distorcendoli in questo modo dei loro problemi, persino dell'affetto della famiglia oltre allo squilibrio sociale che esso comporta. Com'è possibile pensare che quegli operai che hanno una certa specializzazione abbandonino un posto di lavoro sicuro per venire a lavorare in Valle in quelle fabbrichette tappa buchi degli interessi degli industriali che quando loro lo vogliono le fanno chiudere e noi continuiamo a dare del denaro pubblico a questa gente. Ma è questo l'orientamento della grande programmazione che si vuole fare? Questo, Signori miei, è un indirizzo catastrofico per la Regione, questo vuol dire indirizzare la Regione verso obiettivi sbagliati. Dov'è andata a finire quella possibilità che si strombazzava nei comizi fatti da parte del Presidente della Nazionale Cogne circa la costruzione di stabilimenti collaterali alla Nazionale Cogne per la lavorazione finale del prodotto? A Vittone, a Monfalcone, a Modena, solo non in Valle d'Aosta.

Ecco dove vanno a finire le promesse di certa gente.

Ed ora si aggiunge anche il problema Cogne, IRI, è francamente inutile che la Regione spenda un patrimonio per il mantenimento degli Istituti Professionali se non siamo capaci poi di dare ad essi un posto di lavoro che sia degno della preparazione dell'allievo e la prospettiva di un posto sicuro.

Quindi egregi Signori Consiglieri, Signori della Giunta, in fatto di industrializzazione e di posti di lavoro sicuri in Valle d'Aosta malgrado la nostra autonomia a Statuto speciale rimane tutto da rifare.

Anzi, abbiamo fatto un notevole passo indietro e fino a quando continuiamo a portare avanti la politica del contributo a fondo perso senza un assoluto controllo all'interno dell'Azienda sulle medesime scelte e sulla serietà della stessa, noi peggioreremo sempre la nostra situazione e aggiungeremo alla Amatori Baltea di Donnaz, alla Fera di St. Vincent, alla Sirca Davit di Arnaz altri fallimenti, altro denaro pubblico sprecato, altra disoccupazione, altri drammi.

Quindi qui occorre altro orientamento, altre iniziative, sappiamo la Giunta passata da che parte pendeva, ora questa Giunta deve dire chiaramente con chi essa si trova, da che parte essa pende, se è vero che vuole essere coi lavoratori lo dimostri in questo preciso appuntamento. Se c'è questo appuntamento possiamo essere sicuri che la Nazionale Cogne resterà tale, che le industrie complementari alla Nazionale Cogne si potranno attuare in un prossimo futuro. Occorre però accertare il totale apporto ai lavoratori e della popolazione.

Io sono convinto che con l'unità dei lavoratori e con reale e sincero affiancamento ad essi da parte del Consiglio Regionale, o almeno di quelle forze politiche che vogliono dimostrare di esserlo, sarà possibile ricostruire un avvenire migliore e fare saltare i disegni della spietata lotta capitalistica creando in Valle una nuova fase con un certo tipo di sviluppo economico che non sia sempre basato sullo spauracchio della perdita del posto di lavoro. Fare queste cose è possibile se abbiamo con noi i lavoratori. Servirsi di essi per costruire per essi e per noi, affiancare i lavoratori ai loro rappresentanti senza paura di essere più a sinistra o meno a sinistra, ma essere sinceramente con i lavoratori anche quando si tratta di condannare i provocatori e i loro mandanti. Sull'ordine del giorno presentato dal Consigliere Ramera io posso anche approvarlo, ma dico solamente questo, che questi ordini del giorno, senza la partecipazione delle masse popolari, io penso che avrà poco effetto nei singoli Ministeri. Bisogna avere con noi alle spalle i lavoratori.

Caveri (U.V.) - Nous avons parlé de la Cogne pendant des heures, pendant des semaines, pendant des mois et c'est pour cela que je ne parlerai pas longuement parce que tout ce qu'il y avait à dire sur la Cogne nous l'avons déjà dit en des séances précédentes. S'il y a une recommandation à faire à la Présidence du Conseil régional, c'est bien de pourvoir avec urgence à la publication du livre blanc parce que ce sera très intéressant, je pense, pour nous-mêmes et pour les habitants de la Vallée d'Aoste en général, surtout pour les ouvriers et employés de la Cogne de lire les discussions qui ont eu lieu surtout à la Commission consiliaire de la Cogne et voir quelles questions nous avions posées à Monsieur Einaudi, quelles ont été les réponses de Monsieur Einaudi, et l'expérience récente démontre que nous avions raison et que Monsieur Einaudi avait tort.

C'est vrai ce que dit Tonino, qu'il n'y a pas seulement la Cogne et qu'il y a une crise qui a frappé, on peut dire toutes les industries de la Vallée d'Aoste. Nous pensons que l'on ne réfléchit pas assez à ce fait indéniable que depuis le Mont Blanc jusqu'à Pont Saint Martin presque toutes les entreprises industrielles et touristiques sont en difficulté, sont passives et risquent de faillir; c'est une situation très grave. J'ai un peu l'impression qu'on ne se rend pas beaucoup compte de cette situation; quand nous pensons, la Société Italienne du Mont Blanc est passive et nous le savons aussi pourquoi, ici Fosson pourrait nous expliquer les détails qu'il connaît à cet égard, responsabilité surtout de l'IRI, en cette matière, de cette IRI, dont on parle tellement bien, comme si c'était une espèce de Mecca de l'industrie, tandis que l'IRI est très mal administrée et je retournerai plus tard sur cette affirmation. Alors, la Société Italienne du Mont Blanc est passive, la Société Suisse de l'Industrie de La Thuile est passive comme la funiculaire de La Thuile, la Morgexcarbo, en certaines périodes ne paye pas même l'eau potable ou l'eau à la Commune de Morgex et a risqué la faillite plusieurs fois; les industries qu'on a voulu implanter, installer à Pollein sont dans une situation très grave: faillite de l'industrie des Moulins, la Mecmeccanica, si elle n'a pas fermé, elle est en train de fermer etc., ainsi de suite. Arnaz, on sait comment, à Châtillon, de la Soie de Châtillon, je n'ai pas les renseignements très précis; les trois industries de Verrès sont à terre, et l'Ilssa, on dit que l'Illssa embauche des ouvriers, c'est vrai, mais on ne connaît pas vraiment bien la situation, d'autre part vous savez que devant le Tribunal d'Aoste il y a au moins une dizaine de causes, qui ont été commencées par des actionnaires qui se plaignent qu'il y aurait un faux dans le bilan pour la valeur de trois milliards, un faux qui se résoudrait dans une perte pour les petits actionnaires et pour les groupes minoritaires des actionnaires.

De manière que la crise de la Cogne, nous continuons à parler seulement de la Cogne, nous somme hypnotisés sur la Cogne, passif, ultra passif, déficitaire, du reste la Cogne a presque toujours été passive et elle a toujours été très mal administrée, au temps des fascistes, au temps des antifascistes, des démo-chrétiens, de Froio, et de qui les a inventés, mais ce phénomène de la passivité de la Cogne doit s'insérer dans ce phénomène grave d'une situation déficitaire, passive, de presque toutes les industries, mais non seulement les industries, mais même les entreprises touristiques, de manière que la seule entreprise qui marche bien c'est le Casino de St. Vincent, qui est une fabrique mangiasoldi et par conséquent elle n'est certainement pas déficitaire.

Ce qui est certain qu'il faudra revoir, avec un sens de réalisme, la loi sur l'industrialisation de la Vallée d'Aoste, parce que l'expérience nous a démontré que ce n'est pas en donnant gratis, à certains petits industriels des terrains des Communes, ce n'est pas en donnant des subsides là aussi, qu'on crée des industries vitales; d'autre part nous devons avoir la sincérité de dire qu'il est facile de faire des sermons sur l'industrialisation de la Vallée d'Aoste, des sermons sur la Cogne, des sermons sur les industries passées, présentes et futures. C'est un peu moins facile de faire, non pas des paroles, mais des actes et de créer des industries vitales, surtout en ce moment où toute l'industrie italienne est en crise, sauf l'industrie des automobiles, et l'industrie mécanique va mal, l'industrie textile va pire encore, l'industrie Motta, Alemagna etc. industria dolciaria, vont plus mal encore. De manière que c'est facile de dire qu'il faut faire des industries en Vallée d'Aoste; en Vallée d'Aoste il faut chercher de faire des industries vitales et pas créer, comme on a créé le Cottolengo; ici je ne veux pas rappeler les fameuses polémiques sur la Fera. Vous vous rappelez avec quel acharnement nous avons discuté. Il y avait quelqu'un ici qui disait qu'il fallait donner la garantie de 100 millions à la Fera, nous étions contraires et par bonheur qu'on n'a pas donné de garantie à la Fera, autrement on aurait perdu 100 millions et ce n'est pas le seul cas.

Tonino a parlé de Monfalcone, Modène, Salerno, etc.. Naturellement que cette dispersion de la Cogne est amplement nuisible, et à la Cogne et aux intérêts valdôtains. Mais pourquoi cela? Mais parce que Einaudi vient de la Finsider, et ce sont les systèmes administratifs de la Finsider qui sont bien connus; quand une branche de la Finsider va mal, qu'est-ce qu'ils font? "bisogna creare dei nuovi stabilimenti", alors l'Etat donne des milliards, les milliards servent pour boucher les trous d'un côté, et faire semblant de créer des industries nouvelles, et on a créé aussi là les fabriquettes et on a relevé des fabriques passives, déficitaires, à Monfalcone et à Modène, et on est allé à faire, je ne sais pas quoi, à Salerne, ce qu'on disait au lieu qu'on voulait faire en Vallée d'Aoste. C'est de la très mauvaise administration, c'est de la démagogie, c'est un système pour pomper des milliards de l'Etat et pour créer des choses qui ne sont pas vitales et qui seront éternellement passives; de manière que le tableau est très noir et je ne sais pas, eh bien, c'est bien de discuter ces choses au Conseil, mais certainement que ce n'est pas avec des motions, que l'on résoudra ces problèmes, cependant on fait bien de présenter les motions, parce qu'il convient de tenir l'opinion publique alertée sur ces problèmes.

Moi cependant à propos ... nous avons toujours, nous de l'Union Valdôtaine nous avons toujours été contraires au fait d'absorber la Cogne dans l'IRI. Quand moi j'allais trouver le député Scoccimarvo, qui est une personne très intelligente, très cultivée, très pratique d'industrie et d'économie, une personne avec laquelle il fait plaisir de parler, cependant toutes les fois que j'allais lui parler qu'il fallait faire la loi électorale proportionnelle en Vallée d'Aoste, ceci il y a 20 ans, il me répondait, oui, oui, c'est vrai, mais cependant il faut absorber la Cogne, dans l'IRI et nous nous avons toujours été contraires, et nous avons tribulé pas mal il y a 20 ans pour éviter que la Cogne soit absorbée dans l'IRI. Or, il me semble que, moi je suis bien favorable, au moins pour ce qui me concerne, je crois que mes amis de l'Union Valdôtaine sont favorables aussi à voter cette motion, cependant je demanderai qu'on précise un peu mieux ici la dernière phrase, parce que quand on dit "con il suo inserimento nel piano nazionale delle industrie siderurgiche," je ne voudrais pas que quelqu'un interprète puis dans le sens que nous nous voulons être absorbée, que la Cogne soit absorbée dans l'IRI, de manière que il faudrait, bisognerebbe precisare un po' meglio questo punto; per i finanziamenti, sì, ma allora diciamolo, bisognerebbe cambiare questa frase, perché se noi diciamo "con il suo inserimento" della Cogne "nel piano nazionale delle industrie siderurgiche", quelli interpretano nel senso che chiediamo l'assorbimento della Cogne nell'IRI.

Pollicini (D.P.) - Il 22 novembre del 1969, in quest'aula, il Consiglio ha dibattuto in apposita seduta lo studio effettuato da una speciale Commissione relativo alla Nazionale Cogne. Si è cercato in quella occasione di dare una risposta ai molteplici interrogativi che la complessa realtà dell'azienda ha posto in ogni tempo alla Valle d'Aosta. Un recente documento sindacale unitario, inviato al Ministero per le partecipazioni statali ha dato origine alla mozione che quest'oggi stiamo discutendo. Data l'importanza, ritengo, prima ancora opportuno, doveroso intervenire per inquadrare nell'interesse della comunità valdostana la posizione e le prospettive della Cogne in Valle d'Aosta.

Premesso che è nostro diritto e dovere in quanto Amministratori della Regione intervenire con tutto il nostro peso politico per salvaguardare il futuro dei nostri concittadini che lavorano nella massima azienda della Valle, dobbiamo in questa prospettiva analizzare i rapporti Regione-Cogne.

Permettetemi quindi di ribadire quanto affermai nel mio intervento nel novembre scorso, ricordando che nel corso di decenni ha preso giustificata consistenza l'immagine di una Azienda che sì, ha i suoi stabilimenti e i suoi dipendenti in Valle d'Aosta, ma che risponde a una politica che non ha come obiettivo centrale di riferimento gli interessi e le esigenze della realtà valdostana.

Si è così venuta a creare una situazione per molti aspetti ambigua e difficile soprattutto per i poteri pubblici regionali. Da una parte la giusta preoccupazione di garantire il posto di lavoro a migliaia di lavoratori in un'azienda che in questi ultimi due decenni ha costantemente conosciuto un'esistenza difficile e ha impedito che il problema Cogne fosse trattato a livello regionale e allo stesso livello sindacale in termini diversi da quello di semplice appoggio alle richieste di aiuti finanziari avanzati dalla Società al Governo Nazionale.

Dall'altra parte, dobbiamo pure avere il coraggio di dirlo, l'assenza di una precisa politica di sviluppo economico e sociale della nostra Valle ha reso vano ogni sforzo inteso a inserire i programmi e la politica della Nazionale Cogne dentro quella più vasta della nostra Regione.

E come dirò in seguito, data la particolare fisionomia della Cogne, i rapporti Regione-Cogne vanno correttamente collocati in quelli più generali Regione-Stato.

Sotto questo profilo, in astratto, sembrerebbe logico supporre una situazione ideale, quella che ha come responsabili del destino di una azienda Organi pubblici se non conoscessimo per esperienza vissuta le incertezze e gli ostacoli sinora esistiti tra il livello nazionale e quello regionale.

I pregiudizi e la insensibilità dimostrata da uno Stato centralizzatore nei confronti delle autonomie regionali, non possono costituire elementi favorevoli alla risoluzione di problemi nel rispetto delle esigenze fondamentali della comunità valdostana.

Tra lo stabilimento e la realtà valdostana si è quindi venuti ad ergere un consistente muro tale da lasciar pensare che le cose che succedono al di là dei cancelli nulla abbiano a che fare con quanto avviene fuori, e gli stessi poteri regionali debbono pudicamente fermarsi davanti alle portinerie dello stabilimento.

Nel programma di sviluppo e di crescita della Valle, la Cogne ha un ruolo importante e pertanto, poiché la Cogne oltre tutto è un'Azienda pubblica non può fare una politica seguendo criteri privatistici oppure tecnocratici. E poiché la Cogne ha solo e soltanto una sua giustificazione valdostana, i rapporti Cogne-Regione dovrebbero rappresentare un momento dei rapporti di Stato-Regione.

È quindi giustificata la richiesta di conoscere, confrontare e se del caso, adeguare, i piani di sviluppo e le linee di azione future dell'Azienda con il piano di sviluppo regionale al fine di superare gli attuali squilibri sociali, settoriali e territoriali della Valle d'Aosta.

Negli anni '70 non è più concepibile che la Cogne e la Regione marcino ancora ognuna per proprio conto e quel che ci preoccupa, con obiettivi forse opposti.

La politica della Cogne deve essere coerente con le finalità di sviluppo della Valle, solo a queste condizioni, il Consiglio può essere disponibile per interventi favorevoli all'Azienda.

Riteniamo sia nostro diritto pretendere che gli obiettivi della Cogne tengano conto della realtà valdostana e non siano perseguiti a prescindere dalla realtà valdostana poiché la Cogne è della Valle d'Aosta, perché da essa attinge risorse umane e naturali.

Ma questo non lo diciamo solo noi, lo disse anche il defunto Presidente Bionaz in un'intervista alla Gazzetta del Popolo del 1° maggio 1968 affermando: "La Cogne è nostra, d'ora innanzi la cureremo come una cosa effettivamente nostra" e nello stesso pezzo è riportata una dichiarazione del Presidente della Società, Froio, ove preannuncia il trasferimento ad Aosta della Presidenza Cogne e in un secondo tempo quello della Direzione Generale. Così ha detto Froio nell'intervista: "La Regione valdostana beneficerà anche delle tasse erariali che ora vengono versate a Torino per la vendita di materiale che viene prodotto ad Aosta".

E non si può affermare che la Regione non abbia insistentemente richiesto un dialogo con la Cogne. A questo proposito vi posso citare ad esempio, una lettera inviata congiuntamente dall'Assessorato all'Industria e dalla Commissione in data 3 novembre 1968 alla dirigenza Cogne con la quale si richiedeva un colloquio per un esame generale dello sviluppo industriale della Valle d'Aosta. Questa lettera attende ancora oggi risposta.

Intendiamo discutere con la Cogne le scelte e i tipi d'investimento, poiché questi comportano per la Valle problemi con riflessi alcune volte drammatici.

Una scelta di sviluppo delle prime lavorazioni di base comporta l'impiego di fortissimi capitali, disponibilità di un numero modesto di posti di lavoro al livello di manovalanza, e quindi prospettiva di immigrazione di mano d'opera non qualificata per i lavori pesanti a cui fa riscontro ad esempio l'immigrazione pendolare di 762 persone qualificate residenti in Valle nella sola zona del Canavese per mancanza di posti di lavoro qualificati in Valle d'Aosta.

Se a questo aggiungiamo la sempre più preoccupante tendenza della Cogne ad abbandonare la costruzione in proprio di attrezzature e pezzi di ricambio che vengono ora dirottati in officine, fonderie del Piemonte, Veneto, Lombardia ecc. per l'importo di centinaia di milioni, abbiamo un quadro della dequalificazione della mano d'opera della Cogne con la prospettiva in un futuro non lontano di non poter neppure più ricordare la tradizione di una mano d'opera altamente qualificata che costituiva il giusto orgoglio del passato.

E poiché conosco i miei doveri di dipendente con oltre 30 anni di Cogne, mi limito ad esprimere gravi preoccupazioni comuni a tutti i dipendenti dell'Azienda. Non possiamo non ricordare il declassamento della stessa Scuola Cogne una volta, vanto della Società, portata ad esempio anche dalla Ceca, declassamento che ha avuto come conseguenza l'assorbimento quasi totale della mano d'opera specializzata di aziende operanti nella cintura di Aosta entrate anche per questo motivo in crisi e prossime alla chiusura.

Altre scelte invece come la lavorazione ulteriore dei grezzi avrebbero comportato risultati opposti, assorbimento di mano d'opera qualificata, di tecnici, notevole aumento del plus valore delle operazioni tecnologiche, quindi non possiamo permettere che ci limitino a portare via dalla Cogne le materie prime, l'energia elettrica per utilizzare altrove.

Ecco perché non dobbiamo limitarci a sostenere alla Cogne nella sua azione per l'ottenimento dei finanziamenti, ma pretendere un dialogo chiaro con la Società in ordine alle scelte e agli obiettivi che debbono essere compatibili con la politica di sviluppo regionale.

Si sente sempre più parlare di una futura Società di gestione che dovrebbe essere formata dalla Cogne, dall'AMNI e dalle Terme con la Cogne Capo gruppo.

Noi per ora non intendiamo entrare nel merito di questo problema, ma ricordiamo che l'unico luogo ove la Cogne ha un suo vero peso è in Valle d'Aosta, ove siamo convinti si giocherà ancora una volta la partita della Cogne.

Ci si consenta ancora di domandarci perché certi investimenti anziché altrove non si fanno in Valle. In altre regioni se vi sono esigenze particolari lo Stato dispone dell'IRI e delle sue finanziarie specializzate senza dover diluire e spezzettare l'azione della Cogne snaturando la natura profondamente valdostana di questa impresa.

Noi siamo favorevoli al finanziamento da parte dello Stato, ma il punto di discussione non è qui ma è sapere se i soldi saranno spesi in armonia con l'interesse della Valle.

Vi sono stati contatti fra Cogne e Amministrazione regionale?

Vi è stata una manifestazione di volontà della Cogne che lasci pensare che la Dirigenza dell'Azienda unisca il suo discorso a quello della Valle oppure è prevedibile che la Cogne continui la sua strada solitaria?

Mi risulta che appena giunta la mozione dei Consiglieri Manganoni e Dolchi il Presidente della Giunta ha fatto passi immediati nei confronti della Cogne ma nessuno ne ha fatto verso di lui.

Se la Cogne unirà la sua voce a quella della Valle non per salvaguardare le sue caratteristiche ma per modificarle in meglio, allora il nostro dovere di essere d'aiuto senza riserve alla Cogne.

Se invece si vuol procedere per la sua strada non è giusto che venga a sollecitare l'intervento dei Sindacati, della Regione, anche perché il nostro intervento diventerebbe molto platonico e superficiale, una specie di manifestazione di pio desiderio nell'interesse di una Società che non si sente nostra.

Vorremmo sapere ad esempio se la Cogne è disposta ad armonizzare i suoi sforzi con quelli della Regione e della Città di Aosta per far sì che sia risolto il problema o ne sia quanto meno attenuato lo svantaggio e le conseguenze degli inquinamenti idrici atmosferici gravemente nocivi alla salute di oltre un terzo della popolazione della Valle e che nel contempo ne costituiscono una grossa remora al turismo e quindi all'economia della Città di Aosta. Ricordo a questo proposito che l'apposita Commissione della CECA ha espresso ancora recentemente le proprie preoccupazioni relative all'inquinamento dell'atmosfera provocato dal fumo della Cogne.

È proprio necessario ricorrere a organi di pulizia giudiziaria perché controllino, se non vi è colpa nel comportamento degli Organi tecnici della Società per le esalazioni che essa ci offre?

Dirò di più, la Valle d'Aosta nella carta d'Italia delle zone inquinate ha il suo bravo posto d'onore.

Il sole pomeridiano sulla nostra città sempre più sembra quel disco rosso che caratterizza le grandi metropoli inquinate dallo smog.

È questa l'aria pura che vogliamo dare ai turisti?

Avviandomi alla conclusione mi pare quindi opportuno fare alcune considerazioni che investono non solo la Cogne ma più in generale l'attuale situazione dell'occupazione in Valle e la sua prevedibile evoluzione.

Sono annotazioni che vogliono essere un contributo a un dibattito che dovrebbe interessare le forze politiche, sindacali e quanti hanno a cuore il futuro della Regione.

La Valle vive una fase delicata del suo sviluppo.

In questi ultimi dieci anni si è registrata una diminuzione degli occupati nel settore industriale che non è stato compensato da incrementi in altri settori. Per il futuro, pur pensando ad una evoluzione positiva del settore terziario e in particolare del turismo, non possiamo pensare ad equilibrato assetto della nostra economia immaginando la paralisi o il crollo di industrie attualmente operanti in Valle e in particolare dalla Cogne.

La Nazionale Cogne rappresenta e continuerà a rappresentare per molto tempo una voce importante nell'economia valdostana, sia per il volume del reddito prodotto, sia per l'occupazione.

È la più grande Azienda operante in Valle e la sua presenza caratterizza o determina in modo pesante la vita della Regione e in modo particolare quella della Città del capoluogo.

Né possiamo dimenticare l'influenza della Cogne che esercita sui Comuni e sui villaggi valdostani, quelli del comprensorio di Aosta e dell'alta Valle in particolare, che forniscono un grosso flusso di lavoratori con ampi movimenti pendolari.

Questi movimenti dimostrano da una parte l'attaccamento dell'operaio valdostano alla sua terra e dall'altra l'esistenza di un notevole fenomeno di operai-contadini e l'importanza dell'industria nel reddito della popolazione rurale.

L'attenzione che la Valle d'Aosta ha sempre riservato alla Scuola e in particolare il notevole impegno che l'Amministrazione regionale nei due ultimi decenni ha dedicato alla risoluzione del problema scolastico ha fortemente inciso (e ancora con più evidenzia si manifestarono le conseguenze nei prossimi anni) sulla struttura professionale della popolazione valdostana.

Si sta delineando una situazione assai diversa da quella degli anni passati; ad un numero sempre maggiore di giovani valdostani viene garantita la possibilità di giungere ai gradi più elevati dell'istruzione. È un fatto positivo, giusto, che risponde alla volontà di crescita della nostra Regione. Ciò pone anche altri problemi: garantire ai giovani una adeguata occupazione in Valle che soddisfi la loro vocazione professionale e utilizzi le loro capacità. Uno degli obiettivi di fondo del nostro paese, ed obiettivo centrale di una politica autonomistica e per la Valle d'Aosta è quello di superare un modello di sviluppo, che ha comportato massicci spostamenti di mano d'opera e provocato gravi perturbazioni sociali, quello di impedire grossi movimenti di immigrazione e emigrazione deve essere un obiettivo di fondamentale importanza per una politica regionale che miri alla valorizzazione della Valle e della sua autonomia. Mi sembra che in sintesi si deve affermare: lavoro per i valdostani, in Valle d'Aosta. Il fatto che oltre un migliaio di valdostani, quotidianamente o settimanalmente devono recarsi nel Canavese o in Piemonte per un posto di lavoro rispondente alle loro esigenze e che contemporaneamente in questi ultimi dieci anni, alcune migliaia di persone abbiano lasciato la loro terra per venire in Valle d'Aosta, può offrire a questo Consiglio la possibilità di considerare il problema della Cogne inserito in quello della occupazione e più in generale, in quello dello sviluppo sociale ed economico, regionale, che vogliamo, nei limiti possibili in mano alla Valle d'Aosta.

Ho ritenuto opportuno fare queste premesse per indicare quelli che dovrebbero essere, a mio parere, i punti fermi della Regione nei confronti della Cogne:

1°) Un punto che deve essere chiaramente ribadito e sottolineato è la necessità che il Governo centrale, in modo particolare il Ministero del Tesoro e quello delle Partecipazioni statali, considerino il problema della Cogne per quello che è, cioè, una azienda che ha svolto e svolge un ruolo importante nella economia valdostana, e che il suo posto futuro deve essere correttamente considerato in una strategia di sviluppo della regione valdostana. Bisogna far capire che modi diversi di intendere la funzione della Cogne in Valle d'Aosta rischiano non solo di esaltare l'estraneità dell'azienda Valle, ma di trasformarla in un elemento di perturbazione dell'equilibrio regionale.

2°) La politica futura della Cogne non può essere decisa negli uffici ministeriali romani, né lasciata solamente alla Direzione della Società; vi è una fase preliminare obbligatoria che comporta un confronto fra il potere centrale e quello regionale, senza il quale ogni discorso sulla Cogne, riduce l'intervento dello Stato a pura assistenza e quindi della Regione a semplice azione rivendicazionista, o peggio, strumentalizzata per fini non chiari.

3°) Oggi non possiamo non appoggiare la richiesta che la Società Cogne ha avanzato al Governo, anche se non ci sono chiari i programmi che, con l'eventuale ottenimento di finanziamenti richiesti, verranno attuati.

Per concludere, direi: la Cogne opera in Valle d'Aosta e la Regione vuole pensare a questa presenza e tener conto della realtà sociale ed economica, nella quale, da parecchi decenni è inserita.

I programmi futuri dell'azienda devono essere coerenti alla politica di sviluppo della Regione e rispondere alle esigenze attuali che sono da una parte assicurare un certo livello di occupazione e dall'altra di garantire che gli eventuali processi di ammodernamento, di ampliamento e di ristrutturazione della Cogne offrano la possibilità di creare nuovi posti di lavoro confacenti alle caratteristiche e alle vocazioni della mano d'opera valdostana. Le condizioni di vita e di lavoro all'interno dello stabilimento possono e debbono essere migliorate e perciò la nostra solidarietà con le forze sindacali in questa lotta è grande e ad essa dobbiamo dare il massimo contributo. I fumi, gli inquinamenti dell'aria e dell'acqua, sono per la Città di Aosta e per una parte notevole della Valle, altri motivi per dare un senso agli investimenti richiesti, così come quelli delle abitazioni dei lavoratori della Cogne.

Fosson (U.V.) Vice Presidente - Qualcun altro che vuole prendere la parola su questo argomento? Allora vorrei aggiungere qualche brevi considerazioni anche per conto mio su questo argomento, in modo che dopo sentiremo la parola anche del Presidente della Giunta. Io non ho da aggiungere tante cose, perché dal dibattito che è già stato tenuto il 22 novembre 1969, abbiamo di nuovo posto a fuoco la questione della Cogne. Quindi, c'è un fatto: la mozione come è stata presentata, l'ha già fatto presente il Consigliere Caveri, c'è quell'ultima parte che potrebbe lasciare un qualche dubbio su quello che è la volontà che si vuole emerga da questa mozione. Ripeto anche quello che è già stato detto dal Consigliere Caveri che noi fin da subito, dopo la Liberazione, abbiamo sempre svolto una azione contro il passaggio della Cogne all'IRI, anche quando altre forze politiche forse erano di questo parere e per tranquillizzare proprio il Consigliere Tonino devo diche che allora, oltre alla volontà del Consiglio regionale si è manifestata anche la volontà dei lavoratori e cioè della grande maggioranza dei lavoratori, specialmente di quelli valdostani, e Manganoni si ricorderà tutta l'azione che è stata svolta allora nel seno, proprio dei lavoratori, in appoggio a quelle che sono state, la volontà espressa da parte del Consiglio regionale e in quel momento si è potuto evitare questo passaggio.

Quindi, per quanto concerne la mozione ci sarebbe questo rilievo da fare. C'è, insieme con la mozione, anche una questione, un ordine del giorno presentato dal Consigliere Ramera, che per conto mio, personalmente, posso sottoscrivere quasi interamente; però, e qui non voglio dilungarmi, però in questo ordine del giorno, secondo me, dovrebbero trovare almeno un piccolo posto anche quelle altre preoccupazioni che sono state, così, illustrate abbastanza ampiamente dal Consigliere Pollicini nel suo intervento, intervento che io condivido completamente e che mi esime di entrare in molti particolari, e quindi vi riassumerò proprio le cose fondamentali che volevo dire anch'io. Cioè, noi siamo per appoggiare e sarebbe ridicolo che non si appoggiasse, che non volessimo appoggiare, come amministrazione regionale, un finanziamento alla Cogne; siamo per una, perché la Cogne possa vivere come organismo autonomo e non vada a finire in enti più grandi perché probabilmente, se abbiamo già avuto sempre difficoltà di avere contatti tra Amministrazione regionale e società Nazionale Cogne, il giorno che quella Cogne, invece di essere un ente autonomo, fosse inglobata in un ente molto più grande, queste difficoltà, certamente non diminuirebbero ma aumenterebbero. Però qui c'è un fatto e non è che si voglia fare una specie di ricatto, però abbiamo necessità, questo lo abbiamo detto chiaramente un anno fa e penso che nel mio intervento - ed è per quello che l'altro giorno quando il Consigliere Manganoni diceva il Libro Bianco non serve più a niente perché è sorpassato, no su certi punti, quello che noi abbiamo detto un anno fa, purtroppo è ancora di attualità, e quando noi dicevamo: la questione di fare una produzione di qualità, è sempre attuale. Quando noi dicevamo che certe lavorazioni di semilavorati, di finitura, dovrebbero rimanere in Valle d'Aosta è d'attualità, perché quando, oggi assistiamo, piano, piano ad uno smantellamento di certi reparti di finitura proprio spostando queste macchine in altre zone, e praticamente cosa facciamo? Questa è una diminuzione di possibilità, proprio di occupazione di quei giovani che noi oggi cerchiamo di qualificare maggiormente, e quindi continuiamo a permettere ad avere una possibilità di occupazione, esclusivamente nei lavori pesanti, in acciaieria, o al ferroleghe, o all'alto forno, e via dicendo, e mentre quegli altri reparti che potrebbero dare una occupazione ad una mano d'opera specializzata o qualificata, piano, piano vengono dati fuori; ha citato il Consigliere Pollicini la questione di tutti i pezzi di ricambio, e si giustifica questo con una economia. Io potrei dire, molto chiaramente, non è qui la sede, ma potrei dire che assolutamente si è fatto economie, perché, anzi, si è speso molto, ma molto di più di quello che si spendeva facendo fare i pezzi direttamente nei nostri reparti, e così di seguito. Ad un certo momento si pensava di smantellare tutta la fonderia; tutti i pezzi fusi dovevano essere fatti fuori, mi sembra che in questo momento si sta facendo marcia indietro su questo punto, e anzi si pensi di potenziare la fonderia; benissimo, è un rinsavimento che, un rinsavimento opportuno ed eventualmente un rinsavimento che è anche frutto di certe pressioni e di certe cose che sono state dette a suo tempo; quindi, noi possiamo anche vedere questo ordine del giorno, però, quindi condividendolo quasi completamente, però bisognerebbe poter inserire in questo ordine del giorno anche queste preoccupazioni e questa volontà espressa dal Consiglio che certe lavorazioni siano mantenute qui, perché altrimenti noi faremo un ordine del giorno generico che sta bene per i finanziamenti, ma, se questi finanziamenti devono servire poi per potenziare reparti fuori e alleggerire ancora quelli che possono dare una maggiore possibilità di lavoro ai nostri giovani in Valle d'Aosta, noi non lo faremmo completo questo ordine del giorno.

Queste erano le osservazioni che volevo fare prima di passare ad altro; però penso che il Presidente della Giunta, siccome è stato interpellato sia dalla mozione, sia da altri che sono intervenuti, penso che abbia su questo argomento qualche cosa da dire prima di chiudere la discussione.

Dujany (D.P.) - Sarò breve perché non è il momento di allungare una discussione pur su di un argomento così importante alle ore 13.

Gli interpellanti impegnano la Giunta ad intraprendere immediati passi per ottenere precise informazioni circa quanto detto in premessa. Mi sono preoccupato di contattare il Presidente della Società e l'amministratore delegato, coi quali avevamo fissato un appuntamento giovedì scorso, poi per intervenuti altri impegni da parte loro, hanno disdetto l'appuntamento e sto ancora aspettando un loro ulteriore incontro.

Hanno giustificato la loro impossibilità di venire ad Aosta per discutere questo problema, in quanto erano stati convocati dal Ministro delle partecipazioni statali, esattamente giovedì e venerdì scorso, e quindi io pensavo che successivamente si fossero premurati di rifissare questo appuntamento, con maggiori informazioni, il che è avvenuto.

Che cosa farà questa Giunta: s'impegna immediatamente di riprendere questi contatti per avere le maggiori informazioni possibili in quanto non le ha potuto avere fino ad oggi.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno del Consigliere Ramera, mi pare che possa essere un ordine del giorno accoglibile, in quanto tende soprattutto a sollecitare un finanziamento da parte dell'azienda, e la costituzione, o il mantenimento, meglio, della costituzione dell'ente autonoma, cosa su cui mi pare tutto il Consiglio è d'accordo. Però non vorremmo dimenticare un altro dettaglio del problema, e qual è? Finanziamenti a quale fine? Finanziamenti al fine di farne un'azienda che sia adatta alle esigenze, naturalmente della nostra Regione, come è stato affermato da altri interventi, e una azienda che sia adatta all'uomo della Valle d'Aosta, l'uomo sotto l'aspetto occupazionale, sotto l'aspetto ambiente di lavoro, sotto l'aspetto esterno a questo ambiente di lavoro, tutto questo inserito, naturalmente, in una prospettiva di struttura economica e di struttura aziendale, che dia naturalmente gli opportuni e i necessari vantaggi economici di sussistenza di questa azienda.

Però è chiaro che se noi della Cogne non riusciamo a farne un'azienda a misura del nostro uomo della Valle d'Aosta, non so se vale la pena, naturalmente, ancora di continuare per il nostro interesse e la nostra azione perché un'azienda stia in piedi, solo ed esclusivamente con delle finalità puramente economiche, che ha il suo valore, però non è questo, naturalmente il fine, nel quale, penso, tutto il Consiglio si propone di raggiungere attraverso la sua discussione.

Quindi, per concludere, accoglimento dell'ordine del giorno, opportunatamente, però, modificato per queste finalità, l'impegno della Giunta di intraprendere, o meglio, di continuare questi passi per ottenere altre informazioni, e vorrei che venisse corretta opportunatamente la seconda parte dell'ordine del giorno che tende a salvaguardare le caratteristiche della Cogne, perché mi pare un po' generico, e come Giunta non vorrei che fosse un impegno più circostanziato, perché possa essere più serio, e perché possa essere seguito, naturalmente, con maggiore concretezza e con maggiore senso di realtà.

In tutta questa situazione, data l'ora, ecc. io pregherei, non so, una riunione dei Capi Gruppo in modo da poter concretizzare un ordine del giorno unitario, perché mi pare che questi ordini del giorno abbiano valore in quanto abbiano, raccolgano tutta la maggioranza del Consiglio, non la maggioranza, direi, tutti i voti di tutti i gruppi consiliari facenti parte del Consiglio, in modo che col 29 si possa veramente votare un ordine del giorno che è concordato da parte di tutti i gruppi e che tenga conto di tutte le esigenze che sono state prospettate in questa sede dai vari interventi dei membri del Consiglio.

Manganoni (P.C.I.) - Io vorrei fare una precisazione, che c'è stato una omissione, sul contenuto della nostra delibera; alla penultima riga dice, anzi la delibera dice "di impegnare la Giunta ad intraprendere immediati passi per ottenere precise informazioni per salvaguardare le caratteristiche della Cogne, col suo inserimento" - non "nel piano nazionale delle industrie siderurgiche, nel piano nazionale dei finanziamenti", è bene precisare questo, quindi questo, è una parola che è rimasta nella macchina della dattilografa vero, e naturalmente può lasciare perplessi e sollevare dei dubbi, la dicitura che si trovava sulla mozione, ed allora va completata così "dei finanziamenti".

In secondo luogo io direi questo, dato che il Presidente della Giunta non ha potuto incontrarsi con i dirigenti della Cogne, io penso che questo incontro avverrà, ed allora, io proporrei, oggi chiudiamo con l'approvazione di quell'ordine del giorno, dovutamente modificato, poi... (voci) ....e la relazione del Presidente della Giunta, speriamo che entro il 30 abbia questo incontro, di modo che il Presidente ci faccia quella relazione che non si trova in condizione di fare oggi, non per sua volontà.

Fosson (U.V.) - Ecco, allora, c'è qualcun altro che vuole prendere la parola su questo argomento? Se nessuno vuole prendere la parola, vediamo un po' di concretare, vediamo di concretare, perché c'è una mozione e un ordine del giorno, per l'ordine del giorno se tutti approvano, se tutti approvano quella che è stata la proposta del Presidente della Giunta, che i vari Capi Gruppo rivedano questo ordine del giorno accogliendo interamente l'ordine del giorno, ma mettendo anche in evidenza opportunamente quelle precisazioni... e quindi, io andavo per ordine, parlavo dell'ordine del giorno, perché qualche volta si è parlato di ordine del giorno, di mozione, e quindi tanto per precisare; quindi l'ordine del giorno, siamo d'accordo di rimandarlo, e chiederei allora che anche la mozione, probabilmente, perché qui si diceva, impegnare la Giunta ad intraprendere immediati passi, quindi la mozione, perché la mozione, con la votazione poi dell'ordine del giorno probabilmente la mozione potrebbe poi cadere a suo tempo; quindi la teniamo sospesa.

Dolchi (P.C.I.) - Io penso, come presentatore, che non abbiamo niente in contrario di tenere tutto in sospeso, fino al 30, pregando la Presidenza di reinserire questo argomento, in modo che la sua conclusione, come ordine del giorno e come mozione, potrebbe anche essere conglobata come ordine del giorno, sia votata, e ci sia una decisione al 30; quindi nella predisposizione dell'ordine del giorno per il 30, reinserire l'argomento.

Fosson (U.V.) - Un attimo, un attimo, allora, va bene, allora, siamo d'accordo così, la mozione dovrà poi essere eventualmente in parte modificata, perché la parte della richiesta dell'informazione è già quella che il Presidente della Giunta prende atto adesso. Quindi, siccome questa è l'ultima riunione prima delle feste natalizie, ci troveremo prima della fine dell'anno per farci gli auguri per il prossimo anno, ma almeno per le feste natalizie, siccome ho anche ricevuto un telegramma da parte del Presidente, che scusando la sua assenza per il 14 e il 16, "Prego scusare mia assenza sedute Consiglio 14 e 16 corrente, e porgere Consiglieri tutti miei auguri prossime festività. Cordialmente - Montesano". Quindi vi trasmetto gli auguri del Presidente, a questi penso di aggiungere quelli dell'Ufficio di Presidenza, a voi e alle vostre famiglie e quindi ci rivedremo il 30. La seduta... (voci)

Caveri (U.V.) - Non vuole dare la parola ad uno dell'Union Valdôtaine? È gravissimo questo; io propongo di fare uno scherzo da prete, diciamo così, a Montesano, nel rispondere al suo telegramma di auguri, ricambi cordialmente gli auguri, e dica "abbiamo approfittato del fatto che è andato a casa, e abbiamo provveduto alla sua sostituzione". (risate)

---

L'adunanza è tolta alle ore 13,11.