Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 228 del 29 luglio 1972 - Resoconto

OGGETTO N. 228/72 - Applicazione della legge statale 22 ottobre 1971 n. 865. (Approvazione di Mozione)

Chincheré (P.C.I.) -Nel presentare questa mozione non possiamo assolutamente esimerci dal fare alcune considerazioni di ordine generale, in merito alla situazione politica specifica nella quale ci troviamo ad operare.

Le preoccupazioni, nate dalla formazione del Governo Andreotti e la nostra conseguente rigorosa opposizione, non sono semplicemente riconducibili ad una validazione di formule più o meno bizantine e dei conseguenti schieramenti governativi.

La nostra opposizione deriva dai contenuti impliciti ed espliciti che questo Governo ha e che vanno nella direzione opposta a tutto ciò che può significare riforme del centramento politico e amministrativo, rispetto reale degli istituti democratici.

In una parola, no, a tutto ciò che può avere un segno positivo nella soluzione dei problemi che le masse popolari hanno posto in termini indilazionabili con la lotta di questi ultimi anni.

Dati incontrovertibili di questa volontà politica negativa sono facilmente reperibili nel discorso programmatico dell'On.le Andreotti, nelle dichiarazioni dei partiti componenti la maggioranza degli stessi ministri.

Per un nuovo sviluppo sociale ed economico contro tutto ciò che è rappresentato da questo Governo di centro-destra, masse imponenti di lavoratori si stanno già battendo dal settore chimico ai tessili, ai braccianti, ai post-telegrafonici, e quest'autunno avremo senz'altro la massiccia risposta dei metalmeccanici in occasione del rinnovo dei contratti nazionali di categoria.

Da questa situazione non possono estraniarsi le assemblee elettive, proprio per il ruolo loro assegnato dalla Costituzione quali elementi insostituibili di un più vasto processo verso una democrazia progressista e progressiva.

La volontà accentratrice del Governo Andreotti, confortata dalla mai sconfessata vocazione antiregionalista dell'On.le Malagodi, è una seria ipoteca sulle Regioni a Statuto ordinario e sulle Regioni autonome a Statuto speciale.

C'è, infatti, un serio pericolo che sta diventando sempre più concreto ed è stato denunciato senza mezzi termini in alcuni convegni, ai quali hanno partecipato anche amministratori democristiani, che il Governo voglia fare di queste istituzioni solo dei punti terminali di decisioni alla cui elaborazione essi non hanno partecipato; ridurle, le Regioni, in sotto-prefetture senza reali poteri se non quelli di smistare fondi vincolati, perché vincolanti ne sono le destinazioni.

La risposta che le Regioni devono dare deve essere allo stesso livello dello scontro sociale in atto della domanda politica che i lavoratori pongono alle Regioni. Più potere per marciare in positivo, un processo reale di riforme e, se questo non avviene, avremmo un processo, al quale noi ci siamo sempre opposti e ci opporremo sempre, di decadimento, di crisi di credibilità nei confronti delle assemblee elettive.

Un momento di verifica di questa volontà lo possiamo e lo dobbiamo avere con un'applicazione concreta, la meno restrittiva possibile, della legge 22 ottobre 1971, n. 865, meglio conosciuta come legge "per la casa". Legge che dà, anche se con gravi limiti, da noi sempre denunciati, tant'è vero che la nostra posizione politica in Parlamento fu l'astensione (anche se fu un'astensione determinante per il varo di questa legge), dicevo che, anche se con gravi limiti, dà tutta una serie di strumenti per iniziare una seria politica, non tanto nei confronti della casa, quanto per un aspetto territoriale serio e definitivo.

La crisi della città si esprime attraverso l'uso distorto del territorio, il mercato speculativo delle abitazioni, il rapporto non equilibrato fra le case, luoghi di lavoro e i servizi. Si esprime ancora attraverso l'assoluta carenza dell'edilizia a basso profitto e a basso prezzo.

La crisi della città colloca gli enti locali in una posizione subalterna alle scelte dei gruppi della rendita speculativa. Addossa agli stessi Comuni gli oneri crescenti dei servizi sociali.

Negli ultimi cinque anni l'Italia ha speso, per i servizi sociali, duemila e cento miliardi. E sarebbe interessante sapere quanto sono costati i servizi sociali in Valle d'Aosta in questi ultimi cinque anni, a correre dietro alla speculazione edilizia.

Una nuova politica della casa, antispeculativa e popolare, significa impostare, programmare una politica per un nuovo assetto territoriale, per la definizione dei piani regolatori. Significa dare lo spazio necessario alle altre riforme, cioè la scuola, i trasporti, il tempo libero.

Ecco i motivi politici per cui noi, il Gruppo comunista, ha presentato questa mozione. Crediamo che, per iniziare una discussione serie su questo argomento, oggi si debba già discutere di questi punti che sono poi alcune scadenze previste dalla legge che riguardano e gli enti locali e lo Stato e le Regioni.

a) censire i fondi realmente disponibili da investire in un piano di lavori per l'edilizia economica e popolare, come previsto dalla legge 865;

b) elaborare subito un progetto di programma di localizzazione per un piano di distribuzione regionale dei fondi censiti. Come previsto dall'articolo 51 della legge;

c) formare, eventualmente, in base alle richieste dei comuni e sempre rispetto all'articolo 28 della legge, piani di zona consortili intercomunali;

d) andare alla formazione di piani particolareggiati, in accordo con il Comune di Aosta, per interventi risanativi, conservativi, del centro storico cittadini; articolo 32 della legge;

e) formare, per quanto riguarda i punti a), b), c), d) una Commissione che prefiguri l'applicazione dell'articolo 6 della legge con funzioni consultive attorno alle quali la Giunta e il Consiglio regionale enucleino le loro scelte.

Mi riservo di intervenire, in modo più specifico, su argomenti specifici, dopo la risposta dell'Assessore.

Siggia (P.C.I.) - Altri interventi? Risponde l'Assessore Rollandoz.

Rollandoz (D.P.) - I fondi assegnati alla Regione, sulla base della legge 865 e da localizzare a livello comunale, ai sensi dell'articolo 3, hanno le seguenti provenienze:

- dal Ministero lavori pubblici, primo, fondi di cui agli articoli 67 e 68 per concedere contributi nella misura occorrente al totale ammortamento dei mutui (che corrispondono all'ex legge 640): duecento settantuno milioni;

- secondo, fondi di cui all'articolo 67 e 68 per concedere contributi sui mutui in misura da determinare (l'ex legge 408): lire cinquecento novantaquattro milioni;

- fondi provenienti dalla Gescal, fondi di cui all'articolo 67, capoverso c) e d), da erogare in conto capitale: lire settecento diciassette milioni. E sommano, complessivamente: lire millecinquecento ottantadue milioni, disponibili per il triennio 1971/73.

Ai sensi dell'articolo 48, dal finanziamento globale deve essere detratto il cinque per cento da destinare all'edilizia sociale, corrispondente a settantanove milioni. Per conseguenza, le somme sui tre tipi di finanziamento risultano così modificate: ex legge 640: lire duecento settantacinque milioni e mezzo; ex legge 408: cinquecento sessantaquattro milioni e trecento milioni; ex Gescal: seicento sessantuno milioni e duecentomila, per un totale di mille quattrocento novantatré milioni, alle quali, quindi, vanno aggiunti i settantanove milioni per opere di edilizia sociale.

Ai sensi di legge, i fondi dovrebbero essere localizzati secondo le seguenti voci: ex legge 640, per la costruzione di alloggi da destinare agli occupanti grotte, baracche cantine, ecc., nonché agli occupanti abitazioni malsane in genere: fabbisogno di sostituzione. Per l'esecuzione di opere di manutenzione, risanamento di edifici popolari di proprietà demaniale.

In secondo luogo, la ex legge 408 per la costruzione di alloggi per i cittadini più bisognosi, anche riuniti in cooperative; per l'esecuzione di opere di manutenzione e risanamento degli edifici di proprietà degli enti pubblici di edilizia popolare.

Tre dall'ex Gescal, per la costruzione di alloggi destinati alla generalità dei lavoratori. Per il risanamento e la ristrutturazione di interi complessi edilizi. Per la costruzione di case albergo per studenti lavoratori e persone anziane. Per la costruzione di alloggi da parte di imprese per i propri dipendenti, però con un minimo di cento alloggi.

Per la costruzione di alloggi da parte di Cooperative di lavoratori dipendenti e per la concessione di prestiti individuali per la costruzione, l'acquisto o il miglioramento di alloggi individuali.

Occorre a questo punto osservare che questa ripartizione della spesa, probabilmente vista a livello nazionale, è poco significativa per la Valle d'Aosta e, forse, anche controproducente, tenuto conto delle particolari situazioni qui esistenti e dell'esiguità dei fondi disponibili.

In proposito si osserva: il fenomeno dei baraccati, in Valle d'Aosta, è molto limitato se non inesistente. Le abitazioni da risanare e da ristrutturare, per i nuovi modelli di vita, sono invece in numero molto rilevante.

Osserviamo, inoltre, che le imprese non possono costruire un mimino di cento alloggi per i propri dipendenti, tenuto conto dello stanziamento massimo consentito della legge e, comunque, nella Regione non esistono, o forse potrebbe essere la Cogne l'unica impresa interessata ad usufruire dell'eventuale stanziamento. Però è ancora da esaminare se la Cogne rientri tra le imprese che possono... essendo un'industria statale.

La concessione dei prestiti individuali per la costruzione, l'acquisto e il miglioramento di alloggi individuali è già assicurata dall'apposita legge regionale. Conseguentemente, le voci di spesa si riducono alle seguenti:

- fondi provenienti dal Ministero lavori pubblici (ex fondo della legge 640): lire duecento cinquantasette milioni e mezzo, per la costruzione di alloggi da destinare agli occupanti le baracche e le abitazioni malsane;

- fondi ex legge 408: contributi cinquecento sessantaquattro milioni per la costruzione di alloggi per i cittadini più bisognosi, per l'esecuzione di opere di manutenzione e risanamento degli edifici popolari di proprietà degli enti pubblici;

- per i fondi della Gescal, in conto capitale seicento settantuno milioni, per la costruzione di alloggi destinati alla generalità dei lavoratori, per il risanamento e ristrutturazione di interi complessi edilizi, per la costruzione di case-albergo per studenti, lavoratori e persone anziane;

- lire settantanove milioni per l'edilizia sociale.

Si potrà procedere, quindi, alla costruzione per il triennio di circa cento quarantadue alloggi, per un totale di settecento ottanta vani, oltre all'attuazione di un intervento di risanamento e ristrutturazione di un complesso edilizio compreso in un centro storico e all'esecuzione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e di manutenzione del patrimonio edilizio esistente di case popolari.

Come si può osservare, siamo pertanto ben lontani dal poter soddisfare le esigenze abitative che erano state censite da questa amministrazione e trasmesse al CER in data 29 novembre 1971, ammontanti a circa mille cinquecento alloggi di nuova costruzione e a duemilacinquecento alloggi da ristrutturare.

Tuttavia, conscia delle profonde innovazioni che la legge 865 apporta in materi di edilizia economica e popolare, e al fine di mettere a punto quelle strutture e quegli strumenti che consentiranno nel seguito di procedere con maggior fluidità negli adempimenti che la legge attribuisce alla Regione, questa Amministrazione ha provveduti a promuovere varie iniziative in materia e, in particolare, ad avviare i lavori di stesura del progetto di localizzazione degli interventi. Le localizzazioni saranno effettuate secondo i seguenti criteri:

- risultati dell'indagine promossa da questa Amministrazione presso il comune in ordine all'applicazione della legge in discorso;

- domande di singoli cittadini giacenti presso l'Istituto autonomo case popolari di Aosta per l'assegnazione di alloggi popolari;

- risultati delle indagini settoriali promosse dai singoli comuni;

- e, in ultimo, i primi risultati che emergono dai dati relativi al censimento generale della popolazione nell'anno 1971 elaborati dall'Ufficio regionale per la programmazione economica.

Contemporaneamente questa Amministrazione si è adoperata presso i Comuni della Valle per una più sollecita messa a punto degli strumenti che la legge prescrive.

Va rilevato, infatti, che notevoli difficoltà vengono riscontrate nei lavori sopra citati, in primo luogo a causa della mancanza di strumenti urbanistici di carattere generale presso la stragrande maggioranza dei Comuni.

Il piano regolatore generale o il programma di fabbricazione sono infatti il supporto indispensabile per la formazione dei piani di zona, di cui alla legge 167 del 1962.

Allo stato attuale, solamente i Comuni di Aosta e St. Vincent sono dotati di piano regolatore vigente. Mentre altri venticinque comuni dispongono solamente di un piano regolatore o piano di fabbricazione adottato e trasmesso all'approvazione all'Amministrazione regionale.

I rimanenti comuni, ai sensi dell'articolo 51 della legge 865, non potrebbero essere sede di localizzazioni.

In relazione al problema del risanamento e della ristrutturazione dei centri storici, la legge non detta, al riguardo, norme particolari.

Al fine di non correre il rischio che possa venire congelata una parte troppo importante degli stanziamenti, per mancanza di strumenti attuativi si destinerà una somma relativamente contenuta, ma che permetta tuttavia un'operazione di una certa portata e un intervento di ristrutturazione nel centro storico di Aosta, a titolo sperimentale, da definire in accordo col Comune di Aosta stesso.

E, a tal proposito, il Comune di Aosta, ha nominato una commissione per la soluzione di questo problema.

Le carenze della legge 865 in tale settore potranno essere ovviate solamente con una legge regionale di tipo urbanistico, avente come materia specifica la ristrutturazione di centri storici.

Per quanto concerne la commissione, richiesta all'ultimo punto della mozione, la Giunta regionale, venuta a conoscenza della legge del 22 ottobre, prima dello scadere del primo adempimento, che era la trasmissione al CER di tutti i dati (che era fissato per il 30 novembre 1971), il Presidente della Giunta ha nominato una commissione consultiva così composta:

- Presidente della Giunta, Assessore ai lavori pubblici;

- rappresentanti dell'Istituto autonomo case popolari;

- rappresentanti della Gescal;

- i sindaci di Aosta, Pont-St.Martin e Verrès;

- i tecnici dell'Amministrazione regionale;

- l'Ingegnere capo dell'Assessorato lavori pubblici;

- l'Architetto dell'Ufficio urbanistico del turismo.

Manganoni (P.C.I.) - Dalla relazione dell'Assessore io ho desunto alcuni punti. Primo, dice l'Assessore, mancanza di strumenti urbanistici comunali.

Questo è quanto noi qui abbiamo sempre lamentato con la presentazione di numerose mozioni, con gli impegni della Giunta, non mantenuti, di mandare avanti i piani regolatori che i comuni hanno approvato e sollecitando, da parte dell'Amministrazione regionale, Comuni e tecnici che non vi hanno ancora provveduto.

Ha detto l'Assessore: due Comuni solo hanno il piano regolatore: Aosta e St. Vincent. Lo sapevamo.

Circa venticinque comuni hanno presentato, hanno approvato e mandato i loro piani di fabbricazione, piani regolatori alla Regione. E, alla Regione, che cosa fanno? Dormono? (Voce) ...No? Eh! Ma se non vengono approvati dalla Regione...

Allora, allora. Prima strozzatura: la Giunta che anziché incoraggiare e invogliare i Comuni a preparare questi strumenti urbanistici, li arena, li ferma, li mette nel cassetto a mettere la polvere.

Questa è la realtà.

Il Presidente della Giunta, circa un anno fa, in occasione della discussione di una mozione nella quale sollecitavamo l'approvazione dei piani di fabbricazione, ha detto: "la Giunta si impegna, prossimamente, entro un termine breve, a iniziare l'esame dell'approvazione dei piani regolatori".

È trascorso circa un anno, però siamo ancora al punto di allora: delle promesse, delle assicurazioni. Quindi, prima cosa, la Giunta metta termine a queste lungaggini, esamini questi piani. Quelli che non vanno li respinga, spiegando il perché, non cavillando. Cioè, non mettiamoci la cattiva volontà di voler tirare le cose per le lunghe e si comincino a definire quei venticinque piani.

Quegli altri, dei comuni che non li hanno allestiti, ebbene, io penso, a parte che la legge ponte prevede che chi non li fa, il sindaco può essere sostituito da un commissario. E allora, portiamo innanzitutto a conoscenza dei sindaci questo capoverso della legge.

Io non dico di farlo, ma comunque facciamo presente ai sindaci, che si diano da fare.

Allora prima questione è quella.

Secondo: ha parlato l'Assessore della necessità o dell'opportunità di una legge regionale urbanistica. Però presentiamola.

Perché è inutile che vogliamo poi parlare di piani di localizzazione, ecc., quando non abbiamo gli strumenti urbanistici, non abbiamo i piani regolatori, i piani di fabbricazione. Cioè, il difetto viene dalla partenza. Perché se noi non abbiamo questi strumenti è inutile costruire case popolari, perché non possiamo fare i piani di localizzazione con tutto quello che ne segue.

Ed allora, qui, invito la Giunta a darsi da fare.

Altro punto è questo: delle cifre, non so se ho fatto delle addizioni esatte che ha citato l'Assessore, noi disporremmo di un miliardo e cinquecento ottantadue milioni per gli anni '71 e '72... (Voci) ...No, dice, quei milioni della Gescal dei lavori pubblici, comunque, questi soldi, c'è un miliardo e mezzo per il triennio 1971/73.

Siamo a metà '72. Per arrivare a fine '73 abbiamo un anno e mezzo. Noi in un anno e mezzo dovremmo spendere e costruire delle case popolari per un miliardo e mezzo. Ma se noi non abbiamo ancora le localizzazioni, non sappiamo dove le facciamo queste case.

Poi, bisognerà stabilire dove le facciamo, reperire i terreni, elaborare i progetti delle case, appaltare, iniziare la costruzione. Io penso che di questo passo, alla fine del 1973 non avremo messo giù un mattone! E il miliardo e mezzo rimarrà lì a svuotarsi!

Pertanto, penso che questo fatto dovrebbe preoccupare anche la Giunta perché, la cifra è esigua? Beh, cominciamo a spenderla. Ma perché la cifra è esigua noi non la spendiamo, continuiamo a tenerla lì e non facciamo le case!

Invece, dalla relazione che io ho sentito dall'Assessore, io chiedo all'Assessore entro quale tempo, entro quale data penserà di fare le fondazioni di una casa per spendere il miliardo entro la fine del '73.

Queste sono le domande che io pongo.

Siggia (P.C.I.) - Altri interventi?

Chincheré (P.C.I.) - Ma, in genere, quando si fa una mozione, e la controparte competente risponde, quando ci si alza si dovrebbe dire "sono soddisfatto" o "non sono soddisfatto", "sono soddisfatto così-così".

Credo che una delle prassi sia questa.

Io, invece, non sono niente di tutto questo perché, può darsi benissimo che la colpa sia esclusivamente mia che nella relazione non sono stato sufficientemente chiaro e non sono stato sufficientemente chiaro nella mozione - la risposta dell'Assessore non è una risposta perché, soltanto a considerare il dibattito politico che c'è stato all'interno del Parlamento, come è nata questa legge sulla casa, quali forze politiche, sindacali si sono succedute all'interno di questo dibattito. Se noi abbiamo presente l'estremamente travagliato iter di questa legge, noi ci rendiamo conto che è un fatto politico nazionale estremamente rilevante.

Ed è evidente che noi, di fronte a una legge di questo genere, non possiamo assolutamente esimerci da dare una risposta politica, cioè collocarci di fronte ad una legge di questo genere in modo estremamente politico.

La domanda che io ho fatto all'Assessore era una domanda tecnica, evidentemente, ma era soprattutto - credo anche forse troppo - una domanda politica, alla quale lui non ha assolutamente risposto. E mi costringe ad annoiarlo ulteriormente - altri Consiglieri non li annoio perché sono in altre faccende affaccendati, evidentemente a loro della casa non interessa, forse sul piano elettorale rende poco - ad annoiarlo con altre considerazioni di natura generale e poi rientrerò in alcuni problemi specifici della nostra Regione.

È necessario, credo, risalire a quelle che sono le cause - cosa che l'Assessore non ha assolutamente fatto - dell'attuale situazione in fatto di edilizia abitativa popolare.

Non dimentichiamoci mai questo termine, non dico "populista", non faccio della demagogia, dico "popolare", nel senso accessibile a tutti e per tutti. Perché il problema della casa non si pone solo a quelli del centro storico che hanno l'umidità, ma si pone all'operaio della Cogne che paga quaranta mila lire al mese di affitto, anche se abita in collina. Il problema è: garantirgli una casa con gli stessi vantaggi a un prezzo estremamente più equo, visto che è possibile fare e abbiamo gli strumenti legislativi perché questo avvenga.

Ora, quali sono le cause di questa situazione, in fatto di edilizia abitativa popolare?

La prima causa, evidentemente, è un fatto che riguarda tutta la popolazione italiana; è costituita dal tipo di espansione economica che si è verificata nel nostro Paese, soprattutto dopo la guerra, che in modo incontrollato esasperato tutti i termini degli squilibri tradizionali tra Nord e Sud, tra campagna e città.

Un solo dato, che credo non meriti nessun commento perché è chiarissimo. Tra il 1950 e il 1967, e mi fermo lì perché gli ultimi dati dell'ISTAT sono del '67 su questo argomenti, e l'ISTAT non è un ufficio del Partito comunista, è un ufficio governativo, e questi dati credo che non ci sia nessuno che osi metterli in discussione, diciassette milioni di persone hanno cambiato comune di residenza all'interno del territorio nazionale; senza contare quello che sono emigrati - che sull'argomento, in questo momento, non ci interessano.

Il che significa che un terzo della popolazione attiva ha cambiato comune di residenza. Ci si può rendere facilmente conto, in modo solare direi, quali grandiosi problemi ha posto questo grande fenomeno migratorio in termini di assetto del territorio delle città e nelle condizioni di vita che ha creato nei ghetti delle città. Oggi si usa il termine "gli operai sono ghettati". Evidentemente sono ghettati, gli fanno anche le mura attorno, a Torino.

La seconda causa è costituita dalla situazione interna del settore dell'edilizia e della struttura proprietaria dei suoli urbani, la speculazione edilizia non è un mito è una realtà, che contrassegna il non risolto problema dell'eliminazione della rendita parassitaria sulle aree fabbricabili.

Si ha così la continua integrazione tra la rendita e profitto, ossia tra proprietà delle aree e imprese costruttrici. Di questa situazione gli effetti più vistosi sono gli alti affitti e la carenza di alloggi popolari. Ma ve ne sono altre non meno gravi, quali la carenza, e qualche volta la totale assenza - per fortuna non è il nostro caso - ma la carenza è indubbiamente anche il nostro caso, dei servizi sociali, qualche volta i più elementari e giusti.

La terza causa è costituita dalla funzione subordinata svolta in questo campo dall'intervento pubblico. Tanto è vero che gli enti, in teoria addetti a queste cose, sono un'infinità, o erano un'infinità. Finalmente, sembra che riusciamo a unificarli. Che sono stati preposti nel tempo all'edilizia popolare, per i lavoratori. Ed è la totale assenza di una qualsiasi efficace regolamentazione pubblica del regime proprietario dei suoli urbani, che generalizzasse l'esproprio, e la pratica inefficienza di strumenti urbanistici - qualche volta le carenze degli amministratori hanno aggravato questo fatto, e Manganoni ha perfettamente ragione - che prevedessero una crescita organica, ragionata, delle città e dei centri urbani.

Siamo arrivati all'assurdo che l'intervento pubblico, nell'edilizia, si contrae tanto più quanto si espande il livello degli investimenti. E anche qui cito dati ISTAT.

Nel 1951 l'edilizia pubblica, l'intervento pubblico in fatto di edilizia abitativa popolare era del 25 per cento degli investimenti globali. Per l'esattezza del 25,3.

Nel 1954, nel giro di tre anni, è scesa al 15 netto. Nel 1962 è scesa al 6. Nel '63 è scesa al 4, il boom edilizio. Abbiamo avuto, addirittura, questa forbice che si è ulteriormente spalancata, di cui i danni li abbiamo ancora oggi.

È poi risalita, grazie non si sa bene a chi, forse al Centro-sinistra, o roba di questo genere, al 7 per cento; nel giro di sei anni è riuscita ad aumentare del 3 per cento; che comunque, rispetto al 1951, venticinque meno sette fa diciotto, è diminuita nettamente del 18 per cento.

Evidentemente - e da questo punto di vista l'Assessore ha ragione - per la Valle d'Aosta, il problema della rendita fondiaria è un problema abbastanza particolare.

Però ciò non toglie che i riflessi pratici sono identici che nelle zone della città, dove la rendita fondiaria si presenta con altri aspetti.

Evidentemente, in Valle d'Aosta dobbiamo far fronte a questa realtà in termini diversi che a Ragusa, dove un proprietario possiede tutto; ma dobbiamo assolutamente farvi fronte nei limiti del possibile. Non è assolutamente possibile fare diversamente.

Dico, abbiamo delle esperienze nel Friuli-Venezia Giulia, che è una zona che ha delle zone come le nostre, che la 865 è un dato di fatto che procede verso gli indennizzi in modo diverso da quello previsto dalla legge con una specifica legge regionale, sulla quale forse poi ritorneremo sicuramente questo autunno alla riapertura dei lavori.

La situazione non è diversa in Valle d'Aosta e in Aosta - e qui cito non dati ISTAT, ma dati vostri, nostri, dell'Amministrazione regionale - perché in Aosta-città 172 alloggi sono stati considerati antigienici e inagibili.

Se noi pensiamo che per avere questo certificato è necessario il bollo, l'imprimatur dell'ufficio medico o degli ufficiali sanitari, credo, non lo so, e avviene soltanto dietro specifica richiesta, è facile immaginare che questi 172 in realtà, è un numero inferiore agli alloggi malsani.

A un concorso dell'Istituto autonomo case popolari vi sono state, per 100/120 alloggi, un po' di tempo fa, 750 domande!

Ne viene fuori che ipotizzare, soltanto per Aosta, facendo un discorso comunale, azzardare l'ipotesi della necessità di 1000-1100 alloggi, oggi, senza notare l'incremento naturale che avverrà nel tempo tecnico in cui costruiremo le case, non è assolutamente azzardato, è normale.

Nella Valle - e qui ci sono dati globali, sono sempre notizie che provengono dalla pagina dell'Amministrazione regionale - sono i dati del censimento per il CER, credo - si dice: "abbiamo la necessità di 1460 appartamenti nuovi". Oggi, non tra cinque anni, oggi abbiamo già questa necessità, tra cinque anni, probabilmente, saranno 1600/1700, forse di più.

Abbiamo la necessità di riammodernare 2400 appartamenti-case di abitazione. La necessità di costruire case-albergo per studenti, lavoratori, pensionati, 10 case (facciamo 20 ospiti per uno) e abbiamo grosso modo l'area che ci serve. Significa che questo problema è un problema politico, dove i tecnici hanno un ruolo subordinato a delle scelte precise, indilazionabili che l'Ente pubblico, giusto o sbagliato, deve fare. Ed è assolutamente necessario, per dare un valore politico a questa mozione, che la Giunta dia dei contenuti politici, che noi comunisti abbiamo già dato, che i sindacati lavoratori hanno già dato, per dare quella spinta, quella molla, quel substrato necessario a far sì che, alla riapertura dei lavori di questo Consiglio, non siamo più qui a rimescolare a che punto siamo, se sono stati fatti piani di localizzazione e roba di questo genere.

Ma l'eventuale Commissione o l'eventuale Assessorato che si occupa di questo problema sappia dove andare, per fare cosa, con quali tempi e quali scelte prioritarie, perché esistono delle scelte prioritarie, che vuole e deve fare.

Il discorso del censimento era un po' una trappola, Rollandoz. In che senso? Nel senso che la tua risposta era scontata, era scontata ed era la peggiore che tu potessi darmi.

Perché? Perché, evidentemente, una legge di questo genere - e lo dice Bassetti che è un D.P. - se vuoi te lo faccio leggere, è una rivista: "La nuova legge sulla casa, del COI" - e tutti gli interventi, qui, sono fatti da gente non comunista, son tutti democristiani: Piero Bassetti, Vitaliano Bassetti, ecc..

E cosa dice questo Bassetti? (Voci) ...Ma li legge male, Ramera. Tant'è vero che, se citi sempre Barca, come lo hai citato ieri, è meglio che ti rileggi ampiamente i documenti del nostro Partito. Ecco, vattelo a rileggere, perché ho i miei dubbi che tu l'abbia capito... (interruzione di Ramera) ...stai tranquillo... poi ti voglio sentire su questo problema. È evidente, tu preferisci i week-end alla discussione seria sulle case. Lo capisco perfettamente.

Ecco, dicevo, bisogna sapere assolutamente dove si vuole andare; no, dicevo, sui finanziamenti. E il finanziamento regionale della legge dove lo mettiamo?

Io voglio sentire queste cose. Un impegno, preciso, in questa direzione.

Guardiamo un po' la situazione di Aosta. Perché, evidentemente, se noi vogliamo fare un discorso differenziato per le zone dove la proprietà fondiaria è una realtà e le zone dove la proprietà è un'altra realtà - come la Valle d'Aosta - della quale dobbiamo assolutamente tenere conto, ma non per bassi problemi elettorali, ma per profondi motivi di giustizia sociale, dobbiamo anche fare una certa differenza - anche qui proprio determinata dal ruolo che giocherà il Comune di Aosta nello sviluppo futuro della Valle - del Comune di Aosta e degli altri comuni della Valle.

Evidentemente io non posso fare un discorso per Aosta e fare lo stesso discorso per il Comune di Challant... (Voce) ...Tu hai citato, e su questo hai perfettamente ragione, che è al lavoro una Commissione per la revisione del Piano regolatore di Aosta. A che punto sono questi lavori? Che tipo di rapporti ci sono tra l'Assessorato ai lavori pubblici, l'Assessorato al turismo, l'Assessorato alla sanità, al limite, e questa Commissione?

Noi sappiamo che Aosta è stata divisa in tanti PPE (piani particolareggiati esecutivi). Ne esistono quattro.

Il PPE/1 della Cattedrale, che è ancora tutto in fase di studio. Non si sa assolutamente che tipi di interventi fare.

Il PPE/2 tutta la zona di Sant'Orso-Antica Zecca, quella zona lì. E anche lì non si sa assolutamente dove mettere le mani.

Il PPE/3. Il Ponte di Pietra, che è l'unica zona in fase conclusiva, di piano particolareggiato.

Ecco, anche qui, viene tutto a cedere il discorso perché non ci sono i finanziamenti.

Ora tu mi devi spiegare cosa fa il Comune di Aosta quando non ci sono i finanziamenti, a proposito dei quali la legge 865 dice delle cose precise. Tu puoi fare se "hai un'attività di finanziamento".

Ecco, che rapporti ci sono tra l'Amministrazione regionale e il Comune di Aosta su questi problemi?

Esiste il PPE/4, tutti quei bei cerchietti che ci sono sulle mappe di Aosta, che è la zona Busseyaz-Roppoz. E lì è soltanto, per il momento, zona vincolata, dove non esiste assolutamente niente. Dove, al limite, questo PPE/4 diventa una palla al piede allo sviluppo di Aosta, perché? Perché i privati non possono costruire se non a certe condizioni che dovranno verificarsi, ecc. E l'Ente pubblico non costruisce. Mancano assolutamente i finanziamenti.

Se facciamo il discorso dei mille-mille cento appartamenti ad Aosta, che servono oggi, e di conseguenza se noi facciamo il discorso quinquennale - a qualcuno forse rizzano le orecchie - e allora diciamo "settennale". Settennale significa fare un discorso di mille ottocento appartamenti, mille cinquecento. Noi dobbiamo prevedere un PPE/5 per Aosta.

Aosta dove la vogliamo far sviluppare? È necessario fare un piano consortile tra Aosta-Sarre e Aosta-St. Christophe.

La Giunta ha larghi poteri sull'argomento. Che tipi di contatti ci sono tra questa Amministrazione e il Comune di Aosta su questo problema? O non vogliamo costruire le case, o vogliamo costruirle spezzettate. Tra cinque anni avremo una casa e non avremo assolutamente affrontato il problema della speculazione edilizia; anzi, avremo fatto una casa, fatto le strade e gli acquedotti e, probabilmente, avremo valorizzato altre aree che peggioreranno la situazione.

Io voglio sapere - noi vogliamo sapere - quali sono gli indirizzi politici della Giunta su questo problema, su questi problemi.

Rollandoz (D.P.) - Rispondo prima al Consigliere Manganoni.

Dunque: il piano regolatore e i piani di fabbricazione, la legge 865 prevede che è sufficiente che si adottati dal Comune. Quindi, il fatto che non si siano ancora stati rinviati dall'Amministrazione regionale ai comuni diventa una remora perché è sufficiente l'adozione da parte del comune.

Quindi, l'Amministrazione regionale sta facendo opera di persuasione anche presso tutti gli altri comuni che adottino il loro piano regolatore, che è cosa sufficiente per l'adozione di questa legge.

Dire quando cominceranno queste costruzioni non è molto facile. Se il Consigliere Manganoni guardasse lo schema che accompagna la legge, si spaventerebbe perché è di una complicazione impressionante.

I soldi, i fondi, non vengono dati alla Regione, vengono assegnati alla Valle d'Aosta; però all'Istituto autonomo case popolari per la costruzione e alle scelte dell'Amministrazione regionale per la distribuzione dei mutui, l'assegnazione dei mutui. Non è che passino direttamente tramite l'Amministrazione regionale.

Consigliere Chincheré: noi apprezziamo lo studio e l'analisi fatta; i dati forniti corrispondono a quelli in nostro possesso; quindi l'analisi la riteniamo approfondita. Però è andato molto avanti il discorso.

Questa Giunta ha la volontà di affrontare il problema dell'edilizia. L'ha dimostrato questa primavera quando è stata prorogata la legge sull'edilizia economica popolare del '62 per un anno e quando il Presidente della Giunta affermò che si prorogava per un anno poiché, per gli anni successivi, si intendeva fare una legge più globale. Questa legge globale, appunto, è il compito che ha questa Commissione consultiva che ha nominato la Giunta per fare una legge globale a integrazione della legge statale.

I fondi della legge statale prendiamoli per quelli che sono.

Dicevo prima: vi è la possibilità di costruire cento sessanta alloggi. Non si risolve tutto il problema, si risolve una parte del problema e, forse, non si possono affrontare le necessità che noi riteniamo prioritarie.

Pertanto, è volontà di questa Giunta, per il 1974, predisporre una legge globale a integrazione della legge statale.

Il Consigliere Chincheré ci parla del Comune di Aosta. Il Comune di Aosta - io accennavo a un'altra commissione - alla commissione che ha nominato il Comune di Aosta per lo studio del centro storico. Ed è con questa commissione che noi dovremmo avere dei contatti per affrontare questa legge di tipo urbanistico, però avente come materia specifica la ristrutturazione dei centri storici.

Il problema del piano regolatore di Aosta è un problema comunale. Il Comune di Aosta fa le sue scelte. Noi siamo convinti di questa affermazione dell'autonomia degli enti locali, dell'autonomia che pretendiamo rispettata, la nostra, da parte dello Stato. Vogliamo essere altrettanto rispettosi dell'autonomia delle amministrazioni comunali.

E pertanto non riteniamo di dover intervenire nelle scelte che l'Amministrazione comunale di Aosta sta facendo circa le modifiche sul piano regolatore.

Citava il piano particolareggiato della zona del Ponte di Pietra. L'Amministrazione comunale di Aosta ha inoltrato all'Amministrazione regionale. L'Amministrazione regionale ha provveduto a trasmetterla al CER, la richiesta per l'urbanizzazione di quella zona. Una richiesta che ammonta a duecento milioni di lire. E l'abbiamo inoltrata non ricordo più in base a quale articolo della legge, però è previsto il finanziamento per l'urbanizzazione di quell'area.

Il Consigliere Chincheré ci accennava anche, forse non l'ha ripetuto adesso, ma prima, a una commissione. La Giunta ha ritenuto di nominare questa commissione di esperti in cui vi fossero rappresentati i sindaci dei comuni maggiormente interessati, Gescal, rappresentanti dell'Istituto autonomo case popolari.

Nessuna, anzi, anzi potremmo senz'altro convocare o dare mandato alla Commissione lavori pubblici e altra commissione per l'esame più approfondito di questa legge. Però noi riteniamo di aver adempiuto a tutto quanto previsto dalla legge.

Siggia (P.C.I.) - Solo una precisazione Chincheré, perché hai già fatto due interventi. Sbrigativo.

Chincheré (P.C.I.) - Sì, sì, velocissimo.

L'articolo sei di questa legge parla del Consiglio di Amministrazione di case autonome popolari... Cioè, dico, vogliamo dare il via a questa scadenza, perché la legge dice "entro". Non dice che è indispensabile arrivare al 22 ottobre. Dice "entro un anno...".

Rollandoz (D.P.) - Sì, la legge dice entro ottobre del 1972 deve essere rinominata la commissione, tutto.

Ma, e questo senz'altro la Giunta provvederà, prima dello scadere del termine, a dare adempimento a questa previsione.

Però, io dicevo, per lo studio della legge 865 ed anche per lo studio globale della legge per il 1973 - una legge integrativa - noi pensiamo di predisporla, di farla studiare da questa commissione consultiva e poi senz'altro dovrà essere trasmessa anche alla Commissione lavori pubblici per l'opportuna competenza.

Manganoni (P.C.I.) - Io avevo posto due domande all'Assessore: quella dei piani regolatori, e mi ha risposto in un modo così, perché, è vero che anche se sono approvati dai Comuni, ma io ho detto: quando la Giunta intendeva mantenere gli impegni che il Presidente aveva preso in Consiglio, cioè, finalmente decidersi ad approvarli, a mandare avanti questi piani regolatori, piani di fabbricazione. Prima domanda.

Seconda: io avevo constatato, dalla relazione dell'Assessore, che per il triennio 1971/73 vi è un miliardo e cinquecento ottantadue milioni, cifra dello Stato, per la costruzione di case. Mi dispiace di dovermi ripetere, ma non mi era stato risposto.

Io ho manifestato la mia perplessità in questo senso che ho detto: se andiamo avanti di questo passo, dovuto alle pastoie della legge 865, a tutte le procedure burocratiche, tutto d'accordo, non è che io prenda di punta la Giunta. Sappiamo com'è quella legge. Comunque, io temo che alla fine del '73 questo miliardo e mezzo l'avremo ancora lì da spendere. E allora ho chiesto all'Assessore cosa ne pensa, cioè pensa di spendere questo miliardo e mezzo per la costruzione di questa case, ecc., secondo le prescrizioni di legge, ecc., ed entro il 1973 o noi arriveremo al 1973 e non avremo fatto neanche gli scavi di una di queste case?

Rollandoz (D.P.) - Sino a oggi abbiamo rispettato esattamente tutte le scadenze previste dalla legge, tutte, abbiamo trasmesso al CER i dati richiesti, alle scadenze dovute.

Ovverosia: questa legge, probabilmente, prima dello scadere del 1973 non verranno iniziate nessuna costruzione in base a questa legge, ma non per colpa dell'Amministrazione regionale, per colpa della legge che è fatta in un certo modo.

Siggia (P.C.I.) - Per passare alla votazione bisogna chiamar qualcuno perché manca il numero legale.

Siamo in diciotto. Si può votare Assessore?

Votazione oggetto 44. - Chi è favorevole alzi la mano. Contrari, astenuti? Tre astenuti. Il Consiglio approva.