Oggetto del Consiglio n. 2624 del 5 aprile 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2624/XII - Reiezione di mozioni relative alla Casino de la Vallée S.p.a.
Mozione
Constatato che, malgrado le rassicuranti dichiarazioni del Presidente del Consiglio di Amministrazione, la Casinò S.p.a. ha presentato nel gennaio 2007 dei dati di incassi ancora più drammatici di quelli già negativi del 2006, ed in particolare la riduzione del 38% degli incassi dei giochi francesi, dell'8% di quelli delle slot e del 7% di quelli dei giochi americani, con il conseguente raggiungimento del 50% del fatturato da parte dei giochi automatici e la contestuale riduzione a circa al 20% dei giochi francesi, quelli a più alto contenuto professionale;
Ricordato che il bilancio della Casinò S.p.a. ha già chiuso due esercizi consecutivi con pesanti perdite e, tenuto conto degli incassi conosciuti, si appresta a chiudere un altro bilancio in perdita, a meno che la Regione non intervenga con sovvenzioni straordinarie a vario titolo;
Evidenziato come la conflittualità con le maestranze e la mancata osservanza del Piano di sviluppo e del Disciplinare da parte del Consiglio di Amministrazione nel suo insieme, fanno ritenere totalmente inadeguata l'attuale gestione;
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Impegna
la Giunta regionale a:
1) chiedere l'immediata convocazione dell'Assemblea straordinaria della Casinò S.p.a. con, all'ordine del giorno, le dimissioni dell'intero Consiglio di Amministrazione;
2) presentare entro 30 giorni al Consiglio regionale una proposta di gestione più efficace per salvare la Casinò S.p.a., la qualità e la quantità dell'occupazione, per l'attuazione del Piano di sviluppo, per la sua integrazione con gli immobili acquisiti recentemente nel comprensorio della Casa da gioco e per l'attuazione del Disciplinare vigente.
F.to: Sandri - Fontana Carmela
Mozione
Vista la conflittualità a tutti i livelli che permane all'interno della Casa da gioco di Saint-Vincent;
Visti i continui risultati economici negativi e la necessità del relativo ripianamento delle perdite da parte dell'azionista (Amministrazione regionale al 99% e Comune di Saint-Vincent 1%);
Verificata la difformità di strategie sulla gestione e il rilancio della Casa da gioco all'interno dell'attuale Consiglio di Amministrazione;
Viste le continue esternazioni sugli organi di stampa del Presidente del Consiglio di Amministrazione, per esempio: "apertura del Casinò ai valdostani"... "il CdA diventerà imbattibile..." ed altre affermazioni dello stesso tenore, che denotano un'incapacità dello stesso Presidente di gestire al meglio la Casa da gioco;
Il Consiglio regionale
Ritenendo la situazione attuale all'interno della Casa da gioco ormai insostenibile;
Ritenendo necessario e improrogabile porre termine alle conflittualità tra dipendenti della Casa da gioco ed il Consiglio di Amministrazione;
Ritenendo necessario definire una migliore organizzazione del lavoro, competenze e mansioni;
Ritenendo indispensabile definire il ruolo della Casa da gioco nel più ampio contesto regionale e in quello più specifico del comprensorio territoriale di riferimento;
Chiede
al governo regionale di porre termine anticipatamente al mandato dell'attuale Consiglio di Amministrazione, con conseguente nomina di un nuovo Consiglio, in grado di gestire la Casa da gioco secondo gli indirizzi politici indicati dal Consiglio regionale.
F.to: Bortot - Venturella - Squarzino Secondina
Mozione
Premesso che:
· Casinò S.p.a. è la società a totale partecipazione pubblica preposta alla gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent e che la Regione Valle d'Aosta detiene il 99% delle quote azionarie della medesima società;
· è dilagante la preoccupazione per l'andamento negativo della gestione pubblica della Casa da gioco, la quale registra - anno dopo anno - la progressiva riduzione di proventi, di clienti e delle quote di mercato;
· l'attuale Consiglio di amministrazione, la task-force e il comitato strategico non appaiono in grado di fornire risposte convincenti ed efficaci per risollevare il Casinò dalla grave situazione in cui versa;
Atteso che l'esercizio del gioco d'azzardo non rientra tra le finalità istituzionali della Regione Valle d'Aosta;
Rilevata l'esigenza di avviare la privatizzazione della gestione, nel superiore interesse della comunità valdostana a una conduzione corretta ed economicamente valida della Casa da gioco di Saint-Vincent;
ciò premesso, il Consiglio regionale
Impegna
la Giunta regionale a bandire, entro sei mesi dall'approvazione della presente mozione, una gara d'appalto europea al fine di individuare un gestore ottimale per la casa da gioco valdostana o, in alternativa, a predisporre, entro il medesimo termine, le modifiche della legge regionale 36/2001 finalizzate all'accesso di un azionariato privato diffuso che rappresenti la quota maggioritaria nel futuro assetto societario, facoltizzando in tal senso i cittadini residenti eventualmente interessati e secondo modalità che impediscano la costituzione di posizioni dominanti.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
Mozione
Vista la risoluzione approvata dal Consiglio regionale in data 8 giugno 2006 soprattutto in riferimento ai punti che impegnavano la Giunta ad operare per:
a) coordinamento tra disciplinare, organici e loro gestione;
b) predisporre un nuovo statuto della casa da gioco;
c) definire nuove norme di controllo anche attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie;
Vista la mozione approvata dal Consiglio in data 26 ottobre 2006 per il controllo della casa da gioco che impegnava la Giunta regionale a portare all'esame delle competenti Commissioni consiliari entro 150 giorni una "proposta di regolamento inerente le modalità e gli strumenti del controllo regionale";
Preso atto che non sono ancora emerse proposte circa la definizione di nuovi modalità e strumenti di controllo riguardo anche con l'eventuale utilizzo di mezzi tecnologici;
Viste le comunicazioni dell'Assessore Marguerettaz del 25 gennaio 2007 al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Casinò S.p.a. Moreno Martini e quella del 13 febbraio 2007 a Carlo Ferina Direttore della Casa da gioco riguardanti la litigiosità e le tensioni interne in merito a mansioni, competenze, contestazioni ecc;
Verificato che in altre case da gioco sono installate telecamere per il controllo dei tavoli da gioco e più in generale sull'intera attività, stante che le telecamere garantiscono, in caso di contestazioni, tutti gli operatori, i giocatori e la stessa casa da gioco evitando l'eventualità di pagamenti di favore di cui all'art. 9 del Disciplinare;
Ritenuto che le telecamere possono evitare perdite di tempo e di denaro derivante dalla partita ferma; che le stesse siano considerate favorevolmente dalla clientela in quando non costituiscono un deterrente essendo le vincite esenti da Irpef;
Il Consiglio regionale
Impegna
L'Assessore al Bilancio, Finanze, Programmazione e Partecipazioni regionali, in attesa della definizione di quanto stabilito dalla Risoluzione e della Mozione sopraccitate, ad attivarsi perché sia installato un adeguato servizio di video sorveglianza con lo scopo, se non di eliminare, almeno ridurre conflittualità, tensioni, contestazioni e garantire tutti gli operatori e clienti sull'attività nella Casa da Gioco di Saint-Vincent.
F.to: Bortot - Venturella
Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi, per mozione d'ordine.
Tibaldi (CdL) - Chiederei l'inversione dell'ordine del giorno e la discussione congiunta delle mozioni riguardanti la Casa da gioco di Saint-Vincent. Questa mia richiesta fa seguito ad un accordo che è stato preso con i Capigruppo del Consiglio regionale e alla disponibilità espressa dalla Giunta da parte dell'Assessore Marguerettaz. Se il Consiglio conferma tale disponibilità, chiediamo che vi sia questa inversione immediata dell'ordine del giorno.
Presidente - Da parte della Presidenza non vi è alcuna difficoltà. Vengono abbinate 4 mozioni: i punti n. 42, n. 43, n. 44 e n. 49, facciamo una discussione congiunta con votazioni separate.
La parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Ringrazio il Consiglio per aver aderito all'inversione dell'ordine del giorno. L'argomento è iscritto da diverse settimane, ci sembrava opportuno affrontarlo, anche perché non c'è solo una mozione, ma ve ne sono ben 4 riguardanti la materia della casa da gioco ed è quanto mai necessario farvi fronte.
La mozione presentata dal nostro gruppo ha un obiettivo diverso rispetto a quello delle altre mozioni, il nostro obiettivo è quello di insistere su un argomento molto semplice: la privatizzazione della Casa da gioco di Saint-Vincent. È un argomento che abbiamo affrontato altre volte in questa sessione di legislatura, è un argomento che abbiamo proposto fin dalla scorsa legislatura, riteniamo che essa sia la via di uscita da una situazione in cui si trova in questo momento il Casinò, che è di grave e preoccupante crisi. Vorremmo illustrare la nostra proposta in maniera schematica, indicando quali sono le ragioni per cui bisogna privatizzare la gestione della casa da gioco, la prima: l'emergenza degli anni '90 è terminata, l'emergenza di dare un'alternativa gestionale al Casinò risale al 1994 e venne risolta con un intervento commissariale della legge n. 88/1993. Da allora sono trascorsi 13 anni e, attraverso una complessa mutazione giuridica, si è passati dalla fase commissariale alla S.p.a. a totale partecipazione pubblica. La gestione pubblica aveva un senso in quell'epoca - seconda metà degli anni '90 - in cui vi era un'emergenza, in quel momento l'esigenza pubblica sopperiva alla scadenza di una convenzione privata che rischiava di lasciare un vuoto gestionale a questa importante risorsa valdostana. Oggi la gestione pubblica è diventata un limite alle potenzialità espansive della nostra casa da gioco, l'ente pubblico a nostro avviso è assolutamente inidoneo a gestire il gioco di azzardo e le molteplici attività che vi ruotano attorno.
La seconda ragione è il cosiddetto "alibi congiunturale": il mercato, non è più sostenibile che il mercato è in flessione e la nostra casa da gioco ha seguito l'onda del mercato: è un alibi falso che viene utilizzato semplicemente per comodità. In questi 12 anni dal 1994 al 2006 - l'ultimo esercizio che si è concluso - vi sono stati fattori importanti che hanno influito sul mercato del gioco, per esempio la realizzazione del sito di Ca' Noghera a Venezia, una seconda Casa da gioco a Venezia, l'alluvione del 2000, l'introduzione dell'euro, il divieto di fumo nei locali pubblici, il potenziamento delle lotterie di Stato, la diffusione delle cosiddette "new slot" nei pubblici esercizi sono i fattori più significativi che hanno condizionato e modificato il mercato del gioco. Ciononostante la somma dei proventi dei 4 Casinò italiani nel periodo 1994-2006 considerati complessivamente è cresciuta ininterrottamente fino al 2004, quando l'introito ha superato la cifra considerevole di 557 milioni di euro. Se cresce il mercato complessivo delle case da gioco, non possiamo dire che vi è un alibi congiunturale sfavorevole. Il divieto di fumo e le "new slot" hanno rallentato questa corsa nel 2005, ma dal febbraio 2006 la tendenza è positiva e il recupero è costante, tanto che alla fine dello scorso anno Venezia ha registrato un incremento di 27 milioni di euro di introiti, Sanremo di 3,40, mentre Campione segna una flessione di 1,9 milioni di euro. Saint-Vincent è il fanalino di coda con un calo di 4,2 milioni di euro. Questa è una fotografia significativa della situazione del mercato in questi 12 anni, in particolare nel 2006. A nostro avviso, il confronto con il passato e lo sviluppo storico non lasciano spazio ad interpretazioni differenti, non è difficile constatare che negli ultimi 12 anni gli introiti del Casinò sono cresciuti solo di 1,04 volte a fronte di Venezia che li ha moltiplicati di 3,5 volte, Sanremo 1,82 volte e Campione 1,49 volte. Vi è un salto di qualità e di quantità nella produzione di ricchezza degli altri 3 Casinò italiani decisamente superiore rispetto a Saint-Vincent, che è rimasto immutato. La crescita del nostro Casinò è solo numerica, perché essa dimostra in realtà un preoccupante decremento visto che non copre neppure il "gap" inflazionistico rilevato fra il 1994 e il 2006. In un Paese come l'Italia, dove le case da gioco autorizzate sono solo 4 e quindi vige un regime di oligopolio, la quota di mercato rappresenta il vero termometro della strategia gestionale e più volte ci siamo soffermati su questo aspetto. Dal 1994 ad oggi la quota di mercato di Saint-Vincent è inesorabilmente crollata, poiché sfiorava il 39% nel 1994 quando subentrava la gestione pubblica e fatica a stare sopra il 23% a fine 2006. Ci risulta poi che a febbraio 2007 sia scivolata ulteriormente al 22,2%, quindi è un declino inarrestabile. Se nel 1994 Saint-Vincent godeva largamente della sua "leadership", frutto di strategie oculate e investimenti mirati che sono avvenuti negli anni '80, in particolare l'avvento dei giochi elettronici, le 3 concorrenti hanno reagito un decennio dopo (quando Saint-Vincent iniziava ad annaspare in quella che continuiamo a definire una "palude del controllo politico" sull'azienda), riuscendo a polarizzare l'attenzione nei loro centri a scapito di Saint-Vincent che pian piano ha visto questo decremento. Per concludere tale analisi sulle quote di mercato, Venezia ha spiccato il volo, ha raddoppiato la sua quota dal 19 al 38% acquisendo la "leadership" che aveva Saint-Vincent; Sanremo ha mantenuto la sua posizione intorno al 17%; Campione ha contenuto i danni di un'aggressione di 4 Casinò in terra svizzera: dal 24,74 al 21%; Saint-Vincent ha lasciato sul "tappeto" ben 16 punti percentuali dal 19 al 23%. Le presenze di giocatori si sono quasi dimezzate: da 1.121.000 del 1994 a 624.000 del 2006, questi sono dati, anche se come sempre interpretabili, e abbiamo scoperto in quest'aula che la matematica diventa sovente un'opinione, però sono dati che dimostrano che non è vero che il mercato è caduto, il mercato delle 4 case da gioco, nonostante i fattori che riferivo prima, è un alibi che non può essere sostenuto.
Terza ragione: bisogna cercare urgentemente una strategia per il rilancio di una casa da gioco che non trova più risposta nell'ente pubblico. Gli indicatori numerici che ho citato sono il sintomo di una grave crisi che si è innescata fin dall'avvio della gestione pubblica e che si è consolidata mano a mano con la società per azioni a controllo regionale. Prima un commissario, poi il triumvirato, ora il "CdA" a 5; se analizziamo le competenze delle persone che si sono succedute in questi ruoli, ben poche sono professioniste del gioco e altrettanto poche sono quelle che hanno il "possesso" della materia, la stragrande maggioranza delle persone che le maggioranze politiche hanno inserito nei ruoli di comando della società sono eminenti avvocati, commercialisti, ragionieri, funzionari di banca, abbiamo avuto anche un prefetto, commercianti, persone che hanno un'esperienza al loro attivo, ma non è un'esperienza qualificabile come professionisti del gioco, sono persone assolutamente laiche rispetto alla materia del gioco di azzardo. In questa legislatura si sono succeduti 3 Consigli di amministrazione in pochi anni e secondo una successione che è sicuramente peggiorativa: mi riferisco ai risultati mancati. Ancora adesso dall'inizio dell'anno il progressivo trimestrale del 2007 rispetto a quello dello scorso anno segna un calo di meno 4 milioni di introiti, ma il trimestrale 2006 sul 2005 era già in calo e a continuare a cascata sugli anni precedenti. Qualsiasi impresa privata in queste condizioni sarebbe stata dichiarata fallita più volte, certi amministratori sarebbero stati chiamati a rispondere senza premi o esclusioni di responsabilità, mentre qui nel 2004 abbiamo visto il riconoscimento in moneta pesante a favore di un ex Direttore generale e amministratore delegato per aver compiuto chissà quale missione: quella di aver condotto il Casinò in questa "palude" di disastri... la Regione lo ha premiato con 1,3 milioni di euro di liquidazione e con l'esclusione dalla responsabilità per colpa! Il collega Frassy e io siamo stati addirittura querelati per diffamazione - poi caduta nel vuoto -, perché abbiamo osato dire la verità di questi dati. È bene ricordare che dal 2003, in virtù di un disciplinare, che è stato modificato sullo scadere della scorsa legislatura, è stato riconosciuto un riparto dei proventi decisamente più generoso a favore dell'azienda, elemento che non depone a favore della gestione pubblica, in forza di una modifica che venne programmata per venire incontro alle crescenti difficoltà gestionali della casa da gioco, tanto che la quota di competenza regionale si è sensibilmente ridotta e al netto di tutto gli oneri derivanti dal disciplinare - che sono l'accantonamento per il piano di sviluppo e il concorso nelle manifestazioni - e al netto delle ricapitalizzazioni più volte effettuate della "Casinò S.p.a." - oggi oscilla sui 50 milioni di euro. L'altro giorno il Presidente Caveri dichiarava su un organo di informazione che i proventi del Casinò rappresentano il 10% del bilancio; Presidente, questa è una "bufala", perché questo significherebbe dire che vale 200 milioni di euro, siamo a 50 milioni di euro al netto di tali voci, quindi 1/4 di quello che diceva il Presidente. Oggi possiamo dire che il Casinò pesa sul bilancio regionale per il 2,5-3%, altro che 10%! Una volta era una risorsa, era il forziere finanziario che ha permesso all'autonomia dal 1947 in poi di crescere, fino a quando non è arrivato il riparto fiscale nel 1981, ma oggi il Casinò ha una forza marginale in termini di redditività per la Regione.
Manca una strategia. Lo scorso anno il Consiglio ha affrontato un documento strategico, 6 punti di cui 4 stralciati e 2 mantenuti, perché la maggioranza non aveva trovato un'unità di intenti; era un foglietto di belle parole, di intenti che dovrebbero essere condivisi senza nemmeno discuterli, ma la strategia manca. L'azionista pubblico non è riuscito a dare un indirizzo al "CdA" e non dimentichiamo che l'azionista pubblico, in particolare la Giunta ha ingaggiato anche fior di consulenti; la "KPMG" e la "TBridge" di cui tutti abbiamo visto le risultanze sono costate oltre 200.000 euro come consulenze, hanno dato delle indicazioni precise su un mercato che stava mutando, hanno analizzato il fenomeno esterno e l'organizzazione interna addirittura dicendo che il personale è in soprannumero, la "TBridge" ha detto che, se non si creano delle potenzialità espansive, quelle persone sono assolutamente sprecate. Non vogliamo mettere in discussione la funzione sociale che deve avere la casa da gioco, perché siamo consapevoli che dà lavoro a 1.200 persone, 1.200 famiglie ci ruotano intorno e non siamo qui per indebolire uno "status" di benessere che si è creato dal punto di vista occupazionale, ma dobbiamo avere la consapevolezza di definire una strategia, perché da questa maggioranza non è uscita alcuna indicazione strategica. Lei sa benissimo che oggi dispone di un "CdA" che non ha un'unicità di visioni sull'argomento. Ho sentito recentemente ad un incontro organizzato a Saint-Vincent un Consigliere di amministrazione che parlava "pro domo propria", ho sentito un Direttore generale che cercava di difendere l'indifendibile, ho sentito delle affermazioni solo volte a giustificare il proprio operato, ma su una cosa c'era una concordia, se non palesata, ma evidente: la concordia che questa casa da gioco è senza una guida, né un indirizzo. Quando allora si definirà una strategia, Assessore? Si riuscirà a definire una strategia se e quando la Regione avrà il coraggio di spezzare quel "cordone ombelicale" di profondo controllo politico che sussiste fra Aosta e Saint-Vincent. Dobbiamo fare in modo di sganciare quegli interessi politici che ci sono ancora oggi e che hanno sempre alimentato - in senso negativo - il Casinò dagli interessi aziendali di questa struttura, altrimenti non se ne esce. Lei, Assessore, è un commercialista, si renderà conto che i dati che ho citato prima non possono deporre a favore di una gestione fruttuosa, è una gestione assolutamente infruttuosa!
Perché allora diciamo privatizzare (ed è il quarto punto)? Privatizzare per non collassare. Fino a quando saremo in grado di sostenere un Casinò in tali condizioni? Lo sosteniamo perché ci mettiamo soldi pubblici, perché dobbiamo considerare questo grosso ammortizzatore sociale che deve dare vita a tutte quelle persone che vi lavorano... o vogliamo darci una strategia industriale? Ma il pubblico non è riuscito a fare tale piano... non è riuscito a salvarlo o non vuole salvarlo... questo lo ignoriamo come progetto. Volete salvare, Assessore, questo Casinò o volete abbandonarlo a sé stesso? Gli stessi dipendenti del Casinò sono venuti a qui ad incontrare lei e il Presidente Caveri in delegazioni unitarie, nell'ottobre scorso hanno fatto uno sciopero che ci ha coinvolti tutti, "dateci una strategia" chiedevano. Il pubblico non la sta dando questa strategia; la può dare il privato? Sì, perché il privato è obbligato ad avere un interesse a generare ricchezza, sviluppo ed occupazione, se il pubblico non ha questo interesse - come ci pare non abbia -, non ha alcuna motivazione per dare slancio, per salvare 1.200 posti di lavoro, per incrementare in un'ottica futura le nostre potenzialità di mercato... e il mercato dice che siamo in crescita, la propensione al gioco degli Italiani è aumentata: paradossalmente in una situazione congiunturale critica la gente si rivolge, più che alla propria virtù, alla fortuna, al destino, scommette anche poco, ma scommette e, nonostante le lotterie di Stato, le case da gioco hanno raddoppiato i loro volumi di affari in 12 anni... nello stesso periodo in cui il Casinò ha dimezzato la quota: oggi siamo al 22%. Fatevi un esame di coscienza, colleghi! C'è gente con me che in questi 12 anni ha visto tale progressione negativa e non possiamo occultarla! Privatizzare allora non significa proporre polemicamente qualcosa di diverso rispetto al pensiero dominante. Ho sentito qualcuno dire - il Consigliere Bortot ne è testimone, era un sindacalista - che chi oggi vuole privatizzare vuole fare polemica, ma è scandaloso! Non è né polemica, né ideologia: è una proposta, è una visione diversa da quella pubblica, ma non è fatta con lo spirito di provocare qualcosa! Noi ne siamo convinti, riteniamo che privatizzare oggi significhi dare una via di uscita. Non significa neppure consegnare questa risorsa a un soggetto qualsiasi, magari un avventuriero come più volte ho sentito dire qui come critica nei nostri confronti. Non vogliamo consegnare quello che è stato un autentico forziere dell'autonomia valdostana a una qualunque persona! Se così fosse, importanti enti italiani di diritto pubblico non sarebbero mai stati aperti all'azionariato popolare e il Ministero delle partecipazioni statali sarebbe rimasto intatto. Visto che qui è stato creato un Assessorato delle partecipazioni regionali, non vorremmo che questo fosse l'alibi per mantenerlo. Privatizzare vuol dire decidere con coraggio e convinzione di voler uscire dal giogo della politica, che non può più permettersi di saccheggiare con la complicità di funzionari collusi le casse esauste di questo forziere, come è avvenuto in un recente passato e qui bisogna stigmatizzare certe dichiarazioni che abbiamo sentito a Saint-Vincent, penso che anche il collega Bortot lo condivida... o di lasciare l'azienda in balia di una diffusa incompetenza di amministratori che, in ossequio ai loro numi tutelari - si sente dire: "il mio sponsor si chiama Tizio, l'altro si chiama Caio e l'altro ancora Sempronio", naturalmente le sponsorizzazioni sono incompatibili, perché partono da qui dentro e l'impossibilità di governare che esiste qui dentro si riproduce in altri enti, primo fra tutti il Casinò tanto che il "CdA" è discorde su diversi punti -, sono degli "yes men" senza particolari motivazioni a proporre strategie o a condurre il Casinò fuori dalla crisi, ma chi glielo fa fare? Si sono aumentati anche lo stipendio senza neppure porsi il problema dei risultati di esercizio, che per il 2006 sono passivi, sarà necessaria un'altra ricapitalizzazione e poi è stata rimodulata la logica dei compensi, anche questo è diseconomico, non ha alcuna logica aziendale, ha una logica di riconoscimento politico. Ci è spiaciuto, Assessore Marguerettaz e Presidente Caveri, quando il 22 dicembre scorso, oltre a dispensare gli auguri di rito, avete avallato in quanto rappresentanti l'azionista assoluto del Casinò questa richiesta del "CdA", che è un "CdA" inadeguato a nostro avviso. La gestione deve tornare privata al più presto, pena la chiusura diciamo noi; pensate che siamo allarmisti? No. Non vogliamo essere allarmisti, ma ribadiamo: "pena la chiusura", perché il mercato sta allontanando il Casinò dai fasti di un tempo, è il quarto Casinò italiano, mentre era il primo d'Europa. Non esiste più l'emergenza del 1994, allora eravamo senza "paracadute", non c'era neppure la legge n. 88/1993, oggi abbiamo anche una "legge paracadute", quindi se il privato che individuiamo non va bene, possiamo procedere così ancora per un certo periodo di tempo.
Possiamo perciò permetterci di indire una gara pubblica con tutti i crismi per individuare un privato affidabile e dinamico per rilanciare il Casinò e le condizioni vi sono, le esigenze sono sotto i nostri occhi, non vi è il rischio di affidarlo a chicchessia, non è che rischiamo di svendere un nostro bene prezioso a qualcun altro. Dobbiamo solo scegliere per il bene di questa risorsa, non il contrario. Possiamo anche strutturare una società mista, muovendoci nell'ambito della legge n. 36/2001, come avevamo proposto, riducendo progressivamente la componente azionaria regionale a vantaggio dell'ingresso di azionisti privati che possono essere anche residenti, famiglie, investitori locali, banche locali o imprenditori locali. Possiamo far sì che il Casinò diventi veramente il Casinò dei Valdostani, ma dei Valdostani come soggetti che partecipano direttamente a una gestione, non che il Casinò rimanga dominio di pochi, bene di pochi, peraltro alla fine rischiando di essere saccheggiato come successo in passato. Bisogna avere un occhio di riguardo ai Valdostani residenti, un Casinò valdostano, nel senso che è posseduto anche da cittadini residenti che diventano lo stimolo della ripresa, perché hanno la voglia di investire su un bene che sentono loro, che hanno l'orgoglio di riportarlo ai risultati e ai ruoli di un tempo, che hanno bene in mente che non si possono sprecare le risorse finanziarie e che controllano severamente l'operato degli amministratori, che sanno perfettamente riconoscere i meriti e sanzionare i demeriti; oggi avviene il contrario. Tutto ciò che oggi non accade perché regna un'incapacità di decidere e di controllare, faccio un esempio: il nuovo regolamento di controllo regionale, penso che i 150 giorni che erano imposti dalla mozione del gruppo "La Casa delle Libertà" poi modificata e accolta dal Consiglio... lo stiamo ancora attendendo, vige un regolamento del 1967, il corpo dei controllori è impotente nel controllare le attività del gioco, ma questa impotenza ha una causa politica, allora diamo un segnale politico, vogliamo che si esercitino i controlli sul Casinò e non che sia lasciato alla mercé di chiunque e che poi si verifichino gli scandali che si sono verificati nel recente passato. Ci vuole la capacità di decidere e di assumersi delle responsabilità, di dare delle indicazioni giuste fra azionista e "CdA", cosa che finora non è successa, è una guerra fra bande, una riproduzione su scala minore di quello che succede all'interno del partito che oggi ha la responsabilità di governo della Regione.
La politica non può continuare a sequestrare la casa da gioco e tenerla in ostaggio, impedendo che sia definita una qualunque scelta utile all'uscita da questa crisi. Noi allora facciamo un forte appello al Consiglio, mi rivolgo agli amici del gruppo "Stella Alpina", con i quali c'è stato un incontro, per non solo riconoscere uno stato di crisi che non può permanere, ma anche perché è un onere della politica dare delle risposte. L'appello che facciamo al Consiglio è di lasciare una traccia anche lieve della nostra buona volontà. Finora alla storia non è stata consegnata nessuna memorabile impresa in tale settore, i tentennamenti e le debolezze di questa Giunta non sono un gallone di cui ci si può fregiare, lasciamo un segnale chiaro e forte di cosa vogliamo fare di questa casa da gioco. Oggi vi facciamo una proposta aperta - come si evince anche leggendo il tenore letterale della mozione - senza acuire le difficoltà e i difetti gestionali di questa azienda, ma vi diamo un indirizzo: bandiamo una gara di appalto europea per individuare il miglior gestore oppure allarghiamo la "Casinò S.p.a." anche all'azionariato privato diffuso, il tutto regolamentato in maniera chiara senza privilegi per furbi o furbetti. Questa è la proposta che facciamo e che rimettiamo al vostro esame e anche alla vostra approvazione.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Anche noi facciamo un'analisi della situazione, che per grandi numeri coincide con l'analisi fatta dal collega Tibaldi. A novembre del 2006 abbiamo fatto una rilevazione, abbiamo un incremento delle entrate per tutte le case da gioco escluso il Casinò di Saint-Vincent, per il quale i risultati sono deludenti e continua la flessione dei giochi francesi: siamo sotto i 5 milioni di euro rispetto all'ultimo anno della "gestione SITAV" (1993-1994). È vero che le "slot machine" sono passate dal 30 al 50% delle entrate e questo comincia ad essere preoccupante per i livelli occupazionali, sapete bene che gli addetti alle "slot machine" non possono raggiungere numeri astronomici. È anche vero che a Venezia si sono espansi nel frattempo e hanno occupato posizioni di privilegio della Casa da gioco di Saint-Vincent, ma a quei tempi la ripartizione era 30% e 70%, mentre oggi siamo al 48% e non è una cosa da poco. Parliamo del futuro e anche del perché siamo arrivati a questo punto. Se l'Assessore ascoltasse, noi abbiamo chiesto le dimissioni di tale "CdA" 10 mesi fa, se ci avesse ascoltato, forse avremmo guadagnato un po' di tempo per "raddrizzare la barra" e questo presuppone che si cambi l'attuale "CdA" senza guardare in faccia nessuno, perché quello che ci interessa è la casa da gioco, gli introiti e soprattutto l'occupazione e non tanto se nel "CdA" c'è un amico degli amici o cose del genere.
I primi dati per gennaio, febbraio e marzo delle entrate del 2007... anche queste volgono al pessimismo. Servirebbe - come noi proponiamo - un'indagine seria e professionale sull'operato degli amministratori e della dirigenza, perché abbiamo degli amministratori che non sono in grado di amministrare, ma abbiamo anche dei dirigenti che non sono in grado di dirigere e vi è una mancanza di punti di riferimento per i lavoratori all'interno del Casinò per la mancanza di dirigenti. La mancanza di dirigenti fa sì che acquisiscano potere delle "lobby", che non si possono più permettere di avere il peso che avevano nei decenni passati nella casa da gioco, queste "lobby" le si ridimensionano solo se siamo in grado di avere una dirigenza all'altezza e un "CdA" all'altezza. Dobbiamo verificare la congruità dei costi rispetto agli investimenti, dare un'occhiata alla produttività delle manifestazioni, sulle provvigioni corrisposte ai "porteurs", i valori e i risultati che circolano sui tavoli, dobbiamo verificare le politiche di "marketing". Senza questo tipo di indagine siamo di fronte ad una gestione a dir poco allegra. È vero che i costi del personale sono fra i più bassi delle case da gioco, ma per ora non è su quello che è necessario intervenire: bisogna intervenire affinché i dipendenti all'interno del Casinò riacquistino la fiducia e un'identità su cosa fare, nessuno sa più cosa fare o, meglio, ognuno pensa di poter fare quello che vuole per mancanza di queste identità.
Occorre fare in modo che l'offerta corrisponda alla domanda, e qui apriamo una parentesi. Vedo a Nus abbiamo un tabacchino pieno di persone che giocano al lotto e al gratta e vinci. Finalmente da buon ottimista io penso: quanta gente acquista i giornali! Un giorno poi mi fermo e vedo che erano tutti pacchi di gratta e vinci, lotto, e poi frequento 2 bar e ci sono 3 "slot machine", alle 8,00 del mattino ci sono persone che sono già lì che smanettano, persone anche in ciabatte che smanettano sulle "slot machine". Abbiamo uno Stato che fa da biscazziere, uno Stato non proibizionista, per cui si aprono delle fasce di possibilità, occorre solo adeguare a questo tipo di giocatori delle offerte. Occorre ridurre la conflittualità interna, sono in crisi i controlli per il disciplinare che non so bene a quanto risale, lo ha detto il Consigliere Tibaldi, e a questo punto è possibile il controllo ogni tavolo; è vero che i "croupiers" non lo vogliono, che dicono che in base ai dati si può discriminare un lavoratore, piuttosto che un altro, ma noi non dobbiamo badare alle posizioni personali o di gruppo, dobbiamo badare a che tipo di gestione dare all'azienda nell'interesse di tutti i lavoratori e di tutti i Valdostani, in questo senso bisogna introdurre le telecamere. Bisogna che le telecamere siano introdotte perché "venga" l'unica possibilità di dirimere la conflittualità interna che non è mai cessata.
In sostanza, vi sono alcuni dati che contano, l'ultimo anno della Gestione straordinaria abbiamo incassato 147 milioni di euro, oggi siamo a 116. Siamo passati da 86 a 61 milioni di euro in giochi lavorati, da 61,5 a 55,8 alle "slot", in 4 anni abbiamo un calo di 25 milioni di euro per i giochi lavorati e di 5,7 milioni di euro per le "slot machine", per un totale di 30 milioni di euro. Le responsabilità non sono tutte e solo del "CdA", ma noi non abbiamo mai verificato le professionalità alle persone che abbiamo messo nei punti delicati della gestione della casa da gioco, perché abbiamo un vecchio sistema che è superato. Il Casinò ha fatto 60 anni, nessuno si scandalizzava se nei decenni trascorsi il Casinò era lottizzato ed era lottizzato ogni movimento politico, ogni partito con il buon Conte Cotta, poi è continuato... avevano delle quote di assunzione, ma in quel periodo ce n'era per tutti. Se si metteva un imbecille a fare l'imbecille, non era grave, adesso il rischio è che si metta un imbecille a fare il dirigente con livelli di frustrazione dei subordinati non indifferenti, perché all'interno ci sono livelli di professionalità non indifferenti! Ma se non si valorizzano queste professionalità, perché magari hanno una tessera in tasca che non piace, non ne usciamo! Partendo dalla gestione dobbiamo capire cosa fare con il Casinò. Non è certo l'alleanza con la "Cogetex", che è una "boutade", che ci fa uscire dalla crisi: sono "boutades" perché non ci sono progetti, idee e strategie.
Infine abbiamo gli interventi della Magistratura, già abbiamo dei grossi problemi a recuperare quote di mercato, se poi diamo la possibilità per attività lavorative illecite di personale all'interno con mancati controlli e si dà la possibilità ad alcune persone di riciclare il denaro sporco della mafia... guardate che qualcuno di loro mette qualche soldo in tasca, ma l'immagine che si dà all'esterno è deleteria, allontana le persone. Qui bisogna non dare degli esempi punitivi, ma ci sono dei contratti e delle sanzioni; in qualsiasi luogo se uno non svolge le proprie mansioni, viene sanzionato o allontanato in base al livello di reati e di gravità delle azioni commesse.
Ancora 2 cose: ho sentito Conca, non so che tessera di partito abbia, ma da una parte noi possiamo privatizzare, noi siamo quelli che hanno parlato di azionariato popolare... il problema della privatizzazione però è strettamente legato ai livelli occupazionali, allora o abbiamo delle garanzie sulla privatizzazione, o siamo in grado di offrire alternative a molte persone che sono in esubero all'interno della casa da gioco, oppure chiunque privato che sia, azionariato pubblico o meno, la prima cosa che fa di fronte ai risultati è tagliare sugli organici, perché se non si "mettono le mani" all'interno del Casinò per migliorare la gestione, non saremo in grado neanche di privatizzare. Su tale questione si apre un bel punto interrogativo, però non abbiamo molto tempo per "sbrogliare la matassa".
In sostanza, per terminare, noi pensavamo che il Governo e l'Assessore potessero intervenire rimuovendo questo "CdA" in tempi non sospetti; non si è voluto ascoltare, a Saint-Vincent è peggiorata la situazione, abbiamo visto manifestazioni, sono state fatte delle promesse, quelle promesse non sono state mantenute, questo "CdA" non è in grado di intervenire né sulla gestione per quanto di competenza, né sulla gestione nei confronti dei dirigenti, quindi va rimosso. Non possiamo più permetterci che vada avanti l'attuale andazzo nella casa da gioco, pena la responsabilità di tutto questo Consiglio, non della maggioranza o dell'opposizione, ma non possiamo più permettercelo! Abbiamo degli esuberi nella casa da gioco che non possono essere assorbiti in altre attività, perché abbiamo un comparto industriale che fa "buchi", abbiamo un comparto del servizio pubblico che non può assorbire lavoratori da altri settori; dovremo prima o poi farci un esame di coscienza e capire dove possiamo "metterci le mani". Quando c'è di mezzo il privato, ci si dice dai banchi del Governo che questo non lo possiamo fare perché di competenza del privato, nella situazione della casa da gioco non esiste il privato: esiste il Consiglio che, tramite il Governo e l'Assessore, è in grado di prendere provvedimenti, dunque dobbiamo prendere questi provvedimenti se vogliamo tutelare la dignità dei lavoratori nella casa da gioco e il comprensorio dal punto di vista dei redditi che dà la casa da gioco! E i primi passi sono la rimozione del "CdA", di alcuni dirigenti, inserire le telecamere che permettano di ridurre la conflittualità, andare alla trattativa seria con il personale per capire quali interventi si possono fare per migliorare la gestione di questa delicata struttura.
Si dà atto che dalle ore 12,01 presiede il Vicepresidente Fiou.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Questa mozione intende richiamare seriamente l'attenzione del Consiglio sul disastro e sul fallimento del Casinò di Saint-Vincent, però i padri di questo fallimento sono tanti, non è solo la Giunta regionale o le scelte sbadate del "CdA". Voglio dirlo proprio perché non sembri che questa sia un'iniziativa volta a mettere in difficoltà politica questo o quel soggetto, in tale senso voglio richiamare le responsabilità gravi dello Stato italiano, che è il principale concorrente del Casinò di Saint-Vincent. Una quindicina di anni fa, al di là del totocalcio, sistema di scommesse legalizzato sul calcio, del lotto, tradizionale gioco... non c'era nessun tipo di gioco d'azzardo che fosse concorrente con quelli che si facevano a Saint-Vincent, tant'è vero che lo stesso Stato attraverso il Casinò di Campione era un collega del Casinò di Saint-Vincent, perché portava a casa a livello di Ministero degli interni le stesse rendite del Casinò di Saint-Vincent. Si è scoperto il famoso "buco" di bilancio e tutti i Governi di Centro-Destra, di Centro-Sinistra, quelli più ulivisti... si sono scatenati a dirottare fondi da questi tipi di attività tradizionali agli altri giochi: le 1.000 sale bingo, le "slot machine" nei bar, le "super slot", il gratta e vinci, vi è una marea di iniziative, le scommesse ippiche, le scommesse non ippiche, adesso si può scommettere su tutto, adesso avremo quelle "on line"...
Vi è da prendere atto che il Casinò soffre di questa situazione generale, quindi mi chiedo: ma il nostro Senatore, il nostro Deputato, quelli di adesso, quelli di prima, quelli di ancora prima cosa hanno fatto per difendere il Casinò e per riordinare? Vi ricorderete le battaglie che facevano per non far aprire nuove case da gioco, proprio le battaglie degli sciocchi, perché, mentre facevano la battaglia per non aprire le case da gioco, gli aprivano tutto il resto... ed è sul resto che si doveva intervenire a bloccare tutte queste iniziative! Oggi quindi paghiamo anche errori di gestione di quell'epoca: per non far aprire il Casinò ad Alessandria, piuttosto che a Verbania, o sul Lago Maggiore, ci siamo fatti fregare, lungimiranza politica! È uno dei motivi per cui qualcuno è andato a casa, Senatori e Deputati; forse gli elettori non lo sapevano, ma lo intuivano.
Seconda questione: la gestione locale. Il "CdA" di cui oggi chiediamo le dimissioni paga anche un difetto politico: la gestione della casa da gioco ha avuto scossoni a non finire dal 1994 ad oggi, non vorrei dire delle date sbagliate, ma mi sembra che nel 1997 fu cambiato il Commissario straordinario, fu mandato a casa Arrigoni e ne fu messo un altro, nel 1999 si torna al vecchio Commissario, all'interno però di una gestione triarchica, nel 2002 si avvia la fine della Gestione straordinaria e si passa alla gestione ordinaria e da allora abbiamo 4 "CdA", una crisi di maggioranza in Consiglio regionale nel luglio 2004, l'"impallinatura" mitica del bilancio della "GS". È chiaro che, di fronte a una situazione del genere, ai piani di sviluppo che si sostituiscono uno dopo l'altro... la sintesi finale è una carenza di indirizzo politico e questo si ripercuote anche sui risultati. Notate bene che il Governo regionale è così debole che ancora oggi l'unica cosa che fa - come abbiamo sentito ieri dal mitico Assessore alle finanze - è: "ma cambieremo il disciplinare!", quindi un'ulteriore complicazione a fronte della mancanza di una linea politica.
Non voglio farla troppo lunga, in parte i dati erano già stati presentati, vorrei solo dare al Consiglio attraverso la stampa e coloro che ci sentono su "internet", a tutta la popolazione valdostana i dati delle varie gestioni. Il saldo fra entrate nelle casse regionali e ritorno a qualunque titolo alla casa da gioco, quindi l'utile vero, netto della casa da gioco, dal 1990 al 1993, quindi la gestione privata, ha oscillato fra i 67,5 milioni di euro e i 70,5 milioni di euro. I privati davano alla Regione grosso modo 70 milioni di euro a stare larghi. Arriva poi la Gestione straordinaria, il Commissario unico Arrigoni, 1995-1996-1997, i soldi passano da 70 a 80 milioni di euro, 78 nel 1995, 80,5 nel 1996, 79,1 nel 1997. Nel 1998 c'è la prima crisi, crisi economica nazionale, crisi anche nella gestione, perché è una macchina vecchia che non è riuscita a muoversi e si scende a 60 milioni di euro. Cosa fa il Consiglio? Modifica il disciplinare e si torna ai 66-70 milioni di euro di utile. Tenete conto "utile" significa che, se anche le modifiche del disciplinare vanno a modificare i rapporti, si parla sempre di utile finale, vuol dire che quelle modifiche del disciplinare hanno permesso delle economie di scala e dei risparmi che sono poi arrivati a beneficio di tutta la Comunità. Nel 2003 parte la S.p.a., siamo sempre a questi livelli 66-68 milioni di euro, arriva poi l'Assessore Marguerettaz, arriva la nuova politica di rilancio, il genio politico che deve rilanciare la casa da gioco che è allo sfascio ed è il disastro: 53 milioni nel 2004, 40,8 milioni nel 2005, 37 milioni nel 2006 e nel 2007 saremo molto peggio. Ho fatto un'interpellanza a gennaio, i dati di febbraio e marzo non sono significativamente differenti, vi sono alcune piccole compensazioni, vi do solo un dato: a gennaio passiamo da 3 milioni di euro di incassi sui giochi francesi a 1,9 milioni. Sul giornaletto dei sindacati autonomi grande rilancio dello "chemin de fer"... da 511.000 euro a 378.000 euro, ne abbiamo persi 120.000. Questi dati dimostrano che la gestione attuale è fallimentare! Ma è fallimentare anche dal punto di vista giuridico e normativo. La convenzione, il disciplinare attuale, e non vorrei che andaste a toccare questa "cosa", prevede la revoca della gestione, articolo 20; uno dei motivi è quello dei risultati, un altro è l'inosservanza degli obblighi di cui all'articolo 13, comma 1, articolo che recita: "la Casinò S.p.a. assicurerà con il più severo controllo la regolarità dei giochi e dei relativi incassi", cosa che possiamo dire che non fa.
La Regione quindi è obbligata in solido ed eventualmente se ne prende la responsabilità chi ha la gestione a chiedere le dimissioni in Assemblea del "CdA", perché? Perché da molti anni non viene attuato un controllo tavolo per tavolo giornaliero del gioco, come previsto dall'articolo precedente, nel senso che il disciplinare chiede che la "Casinò S.p.a." sia tenuta a fornire quotidianamente per gioco e per tavolo una dettagliata e analitica contabilità delle mance, consentendo alla Regione il controllo anche ai fini dell'applicazione dell'ultimo comma del precedente articolo 11, che dice che, quando le mance superano un "tot", diventano introito, quindi vanno suddivise con la Regione. Vi è anche un danno patrimoniale che sta andando avanti dal 2003 ad oggi tutte le volte che le mance superano il 52% dei valori. Questa cosa era stata sospesa perché qualcuno di voi diceva che c'era un ricorso al TAR da parte dei sindacati, benissimo; il ricorso al TAR è stato dichiarato decaduto il giorno 15 giugno 2006, quindi non vi è più nessuna scusante e chi non ha preso atto di questo se ne assume la responsabilità non solo politica, ma amministrativa e pecuniaria, perché l'articolo 13 sui controlli della casa da gioco non è stato rispettato. Sono d'accordo con il collega Bortot: la questione dei controlli è fondamentale non solo per il buon funzionamento della casa da gioco, ma per i rapporti fra casa da gioco e Regione. Non facendo i controlli abbiamo perso il 52% di tutti gli sforamenti della quota delle mance quando andavano all'eccesso, quindi un danno patrimoniale per la Regione. Vi è poi anche una questione di sicurezza del gioco. Le telecamere esistenti in tutti i Casinò del mondo sono una delle cause per cui i giocatori non vengono in Valle d'Aosta: perché non hanno la garanzia di essere difesi da possibili trucchi che ci sono. La telecamera è anzitutto una difesa del giocatore onesto e questo credo sia un dato di cui non avete tenuto conto; bisogna che questi controlli vi siano ed è la mancanza di questi controlli che fa capire che la gestione vuole navigare nel "grigio", perché così può mantenere buone certe "lobby", determinati "croupiers", piuttosto che altre cose.
Cosa fare? Credo che anzitutto dobbiamo avere l'obiettivo di far funzionare bene la casa da gioco perché, se c'è produzione e reddito, se c'è una torta, poi la torta la si può dividere a favore dei lavoratori, dell'Amministrazione regionale e della collettività, ma se non c'è la torta, non si divide niente... il problema, quindi, è far tornare una torta e succulenta. Dall'altra parte credo che, per ottenere questo, si debba "cambiare marcia", per questo vi è un metodo banale, senza bisogno di fare il Comitato strategico del Comitato strategico del piano di sviluppo, del Comitato straordinario della Giunta regionale, del Presidente, della maggioranza, dell'Assessore alle finanze: basta solo mettere dei Consiglieri di amministrazione della casa da gioco professionalmente validi - ve ne sono - che non siano frutto di lottizzazione, ma soprattutto che siano presenti nel "CdA" Consiglieri espressi dalla maggioranza regionale e Consiglieri espressi dalla minoranza regionale. Perché? Perché si recepisce un indirizzo nazionale ed europeo per cui in tutte le s.p.a. sono previsti i cosiddetti "Consiglieri indipendenti" o comunque rappresentanti delle minoranze, perché è da una presenza plurima che la trasparenza si attua e la trasparenza si attua se vi è la volontà di farlo e se si ha voglia di far funzionare le cose.
Credo si possa chiudere qui il mio intervento, ricordando solo un'immagine disastrosa che insieme alla collega Fontana abbiamo dovuto constatare; per quanto riguarda il sottoscritto, era già la ventesima volta che succedeva, per la collega, è stata la prima. Siamo a livelli tali di lontananza dalla realtà, da un normale flusso della vita, che, quando si va dal lunedì al venerdì al Casinò e si sale al "privé", si può assistere per 5 ore all'intervallo. Una volta c'erano le pecorelle nella tivù in bianco e nero, ora vi sono 5 addetti tecnici della casa da gioco - i quali hanno tutti dei nomi stranissimi e molto "ancien régime, plutôt que belle époque" - che stanno fermi lì. Voglio sapere cosa c'entra questo con una gestione efficiente ed efficace! Li vedi lì così... è una scena apocalittica, ma è la scena che fotografa il fallimento di una politica, ma anche un fallimento personale.
Presidente - Nessuno prende la parola in discussione generale? Dichiaro chiusa la discussione generale.
La parola al Presidente della Regione, Caveri.
Caveri (UV) - Ci dividiamo con l'Assessore Marguerettaz il piacere e il compito di parlare di queste mozioni, io mi occuperò della questione della privatizzazione, è un tema molto delicato sul quale bisogna esprimersi "in punta di penna", non lasciando spazio ed equivoci, partendo da una rappresentazione esatta di un quadro giuridico che senza alcun dubbio deriva dal diritto comunitario. Non posso esimermi dal ricordare come tale discussione sull'eventuale privatizzazione futura si inserisce in un dibattito più ampio, che oggi è stato riecheggiato negli interventi dei colleghi, vi sono molti argomenti sui quali sarà il collega Marguerettaz a tornare, mi sia consentito di sottolineare che non possiamo oggi accettare questo caducarsi del "CdA", siamo invece convinti che anche in capo al Consiglio rivengono una serie di responsabilità importanti, come la questione del disciplinare, del regolamento delle assunzioni, della riforma dello Statuto della "Casinò S.p.a.", del regolamento dei controllori regionali. Ci saranno molti argomenti che saranno riassunti nelle prossime settimane in una risoluzione in Consiglio... e poi declinata nella presentazione di documenti una volta appurato all'interno della maggioranza il punto della situazione su alcune scelte che devono essere fatte.
La mozione presentata dal gruppo "La Casa delle Libertà" chiede al Consiglio di impegnare la Giunta a bandire entro 6 mesi una gara di appalto europea, oppure di procedere a una modifica della legge regionale n. 36 con la finalità di passare da una gestione di natura pubblica ad una di natura privata della casa da gioco. Ai Consiglieri non sfuggirà la complessità di questa eventuale operazione, della quale essi hanno tracciato le linee principali, appalto europeo per la gestione o, se possibile - ho qualche dubbio che sia così facile -, un azionariato diffuso sul modello della "public company". Pur restando del tutto discutibili le premesse della mozione in oggetto, che svolgono delle valutazioni soggettive in merito alle prospettive di azione del "CdA", della "task force", del comitato strategico, le prospettive indicate non sono prive di interesse, ma l'orizzonte di questa legislatura è solo di studio della problematica, oggi nessuno di noi può pensare che in chiusura di una legislatura, nella quale il mare appare già così burrascoso, vi sia qualcuno che si prenda la responsabilità ma, oltre alla responsabilità, si tratta anche di buon senso, perché le procedure per una cosa del genere sono molto complesse e per questo darò un cenno al quadro giuridico di riferimento, che deriva da 3 sentenze della Corte europea di giustizia. La possibilità di affidare ad una gestione di natura privata la casa da gioco non potrebbe mai prescindere dall'apertura di una procedura di evidenza pubblica di natura europea in considerazione delle vigenti soglie economiche di riferimento. Una simile procedura, oltre ad essere onerosa sotto il profilo economico, è complessa e, tenuto conto della posta in gioco, delicata, perché nell'effettuare scelte del genere bisogna valutare il periodo: questo è un periodo nel quale abbiamo bisogno di un rilancio che ci consenta un'eventuale valutazione sul mercato, oggi saremmo in un momento di difficoltà. Una giurisprudenza copiosa della Corte europea ci conferma che la via della gara è inevitabile, se la natura peculiare del gioco di azzardo consente a livello europeo talune limitazioni ai principi del mercato unico, ad esempio la riserva della titolarità del gioco alle autorità pubbliche... è affermato in maniera incontrovertibile che, nel momento in cui una pubblica autorità ritenesse di affidare a soggetti privati la gestione di una simile attività, anche alla ricerca di un azionista di minoranza, ciò non potrebbe farsi al di fuori delle regole generali delle procedure di evidenza pubblica.
La Corte europea di giustizia ha fissato in 3 successive sentenze i principi a cui ispirare l'intervento comunitario in materia. Vi è una prima sentenza del 24 marzo 1994, la causa nota come "sentenza Schindler", la Corte era chiamata a risolvere un contenzioso che richiamava la normativa nazionale britannica in tema di lotterie, questa sentenza ha statuito 3 questioni in particolare: la prima, le attività concernenti le lotterie, definibili come attività economiche ai sensi dell'articolo 2 del Trattato CE, afferiscono al settore dei servizi, questo vale per tutto il settore dei giochi di azzardo; la seconda, una normativa nazionale che limiti o vieti l'esercizio di simili attività nel territorio dello Stato o impedisca o restringa la possibilità agli organizzatori di lotterie di altri Stati membri di vendere sul territorio dello Stato i relativi biglietti costituisce un ostacolo alla libera prestazione di servizi: questo è importante perché anche in tale caso torna il "refrain" di quale direttiva cardine è di riferimento alla privatizzazione, ossia la prestazione dei servizi; la terza, tuttavia nel caso in cui tale normativa non comporti nessuna discriminazione, essa può risultare compatibile con le disposizioni del Trattato nella misura in cui le restrizioni e i divieti sono giustificati da particolari ragioni di ordine pubblico, legati alla specifica natura dell'attività in parola. Cosa dice la Corte? Se il pubblico vuole gestire il gioco, lo può fare, perché i giudici della Corte europea sono severi nel giudicare l'invasività sociale del gioco. Vi è una seconda sentenza del 21 settembre 1999, "causa Laara", che viene da un contenzioso riguardante la Finlandia, dove la Corte ribadisce i concetti espressi nella precedente sentenza, pur con alcuni distinguo connessi alla differente natura dell'attività svolta dal ricorrente - non erano lotterie, ma "slot machine" - e anche in questo caso andiamo nella stessa linea dei servizi. La più attuale è una sentenza che si chiama "sentenza Anomar", 11 settembre 2003, dove la Corte europea era stata sollecitata dal "Tribunal civel de Comarca" di Lisbona, e questo è importante come già per l'organizzazione delle lotterie, anche i giochi di azzardo - qui si definisce chiaramente la linea giurisprudenziale - sono qualificabili come attività economiche ai sensi dell'articolo 2 del Trattato e ricadono nell'ambito di applicazione degli articoli 49 ss del Trattato concernenti la libera prestazione di servizi. Vi è poi tutto un declinare interessante che però ci conferma quello che dicevamo prima, ossia oggi chiunque immagini elementi di gare vincolate, o di ricerca di partner di minoranza o di maggioranza, o di un'eventuale società mista con decisioni assunte in maniera fantasiosa in precedenza, questo non è possibile perché, nel momento in cui si bandisse qualunque tipo di gara, ci troveremmo di fronte a una pluralità di soggetti. A parte il fatto che bisogna sempre riflettere di non avere un approccio ideologico, quindi il buono è il privato e il cattivo è il pubblico, questo è un tema che non può essere approfondito in 6 mesi, perché se la logica fosse immaginare che in 6 mesi...
(interruzione del Consigliere Tibaldi, fuori microfono)
... voglio essere onesto con voi: quando ho detto 6 mesi, ho anche detto che oggi l'unica prospettiva esistente è che l'attuale Giunta non è in grado da qui alla fine della legislatura di bandire una gara; quello che possiamo fare è, nel riferirne in Commissione, di approfondire tutti gli aspetti tecnici molto complessi e divenuti ancora più complessi dopo l'acquisizione del "Billia", perché non possiamo far finta che la problematica inerisca esclusivamente i giochi: la problematica inerisce l'intero complesso delle attività ludiche e di gioco. Un approfondimento che non è solo tecnico, è un approfondimento che ha caratteristiche politiche, ma credo che oggi affrontare il tema della privatizzazione prima che il comitato strategico abbia concluso il suo lavoro, prima di avere le idee chiare sul futuro di casa da gioco in termini di rilancio competitivo, prima di aver dato attuazione al piano di sviluppo attualmente in essere e di aver avuto contezza del nuovo piano di sviluppo, prima di aver avuto le progettualità che oggi legano, diversamente dal piano di sviluppo approvato dal Consiglio, i destini dell'immobile della casa da gioco e delle nuove pertinenze e il destino del "Billia" e del centro congressuale... oggi sarebbe velleitario lanciare qualunque ipotesi concreta di privatizzazione. La scelta di privatizzare la casa da gioco non può essere assunta al di fuori di una logica di confronto sulle linee di sviluppo dell'azienda e dell'intero comprensorio di Saint-Vincent, deve trattarsi di un confronto che non può valere solo per gli aspetti gestionali del Casinò, ma deve interessare soprattutto aspetti più generali come l'impatto economico della casa da gioco sulla Regione, le sinergie con l'offerta turistica, le ricadute occupazionali... Oggi non si può che immaginare di aprire un approfondimento sul tema senza immaginare di preparare oggi un bando di gara per la privatizzazione della gestione, tema che sarà al centro del confronto politico per la prossima legislatura.
Per quel che mi concerne - qui esprimo un parere personale, perché credo che la parola conclusiva debba essere oggetto di un confronto politico ad ampio spettro all'interno della maggioranza, anche se ricordo che nel programma di Governo su questo vi è nulla, però nessuno impedisce di avere delle evoluzioni -, devo dire di non essere particolarmente innamorato della gestione pubblica. Guardavo le carte in questi giorni per il "60° Anniversario dell'autonomia" e mi sono ricostruito tutte le vicende che portano con una rapidità incredibile all'apertura della casa da gioco, che avvenne in circa un anno - prima seduta del Consiglio: 10 gennaio 1946, apertura della casa da gioco: fine marzo 1947 -, ma nell'insieme della documentazione è interessante verificare come dopo la scelta... allora chiaramente non vincolata da gare, perché all'epoca fu scelta la "Sitav" con una trattativa privata e dopo l'apertura iniziarono i contenziosi fra l'Amministrazione regionale e la gestione, molto interessanti dal punto di vista storico...
Pur riconoscendo ai colleghi del gruppo "La Casa delle Libertà" di aver riproposto all'attenzione del Consiglio tale questione della privatizzazione - e lo hanno fatto in termini molto netti, non di passaggio -, non posso condividerne i contenuti, per questo li invito a ritirare la mozione, prendendo semmai l'impegno di riferire entro un certo numero di mesi in Commissione non su un'avvenuta scelta di privatizzazione, ma su quali possono essere dal punto di vista giuridico le diverse strade da intraprendere in un orizzonte temporale che non si può chiudere nell'orizzonte di questa legislatura.
Presidente - La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Brevemente perché alcune considerazioni sono state fatte dal Presidente Caveri, vorrei condividere con i colleghi che sono intervenuti alcune considerazioni. Di fronte a una dispensa abbiamo elencato una serie di alimenti e di ingredienti, su cui non si può che concordare: ci sono dei numeri, al di là di alcune considerazioni... ma non voglio mettermi a contestare le ricostruzioni, perché possono esserci delle differenze sensibili, ma non è questo il problema. Il problema è la ricetta, perché, a fronte di una serie di ingredienti, non è detto che la ricetta che viene proposta sia la ricetta che dà un risultato corretto. Tutti noi abbiamo riferimenti, conoscenti, amici, parenti e comunque persone che vengono a dare la loro opinione sul Casinò e tutti danno una lettura dalla loro prospettiva, anche onesta intellettualmente, ma dalla loro prospettiva.
Qualcuno mi ha parlato del regolamento, del controllo regionale, ma io sono venuto qui e c'erano dei documenti che risalivano nella precedente e nella precedente ancora legislatura. Ogni volta che incontro le rappresentanze sindacali ho delle posizioni che contrastano nel momento in cui parlo con le rappresentanze sindacali dei controllori, con le rappresentanze sindacali dei "croupiers". Stesse sigle sindacali, cose che neanche i segretari riescono a dirimere, perché le letture fra di loro sono totalmente contrapposte; la scommessa quindi è una cosa che non è da poco. Collega Tibaldi, le assicuro che dal momento in cui abbiamo votato la risoluzione abbiamo ripreso e periodicamente ci siamo incontrati con le rappresentanze sindacali dei controllori, abbiamo inviato loro la bozza di un articolato, stiamo lavorando su argomenti delicati, perché il rischio di complicare anziché risolvere una determinata situazione c'è. Paradossalmente ci poniamo nel momento più teso nell'ambito dei rapporti fra controllo regionale, impiegati, azienda, mai come oggi ci troviamo di fronte a una virulenza, a dei rapporti tesi che periodicamente mi vengono trasmessi dai dipendenti regionali... di intolleranza nei confronti del controllo regionale. Abbiamo 2 strade: entrare con "i piedi nel piatto", come qualcuno mi consiglia, o cercare di trovare una situazione che nella sua trasparenza dia delle garanzie, nel senso che non si vuole un Casinò "ingessato", un Casinò che è semplicemente un luogo in cui regna la burocrazia e regna la rigidità... con un luogo dove si può fare di tutto... Molte volte i dipendenti del Casinò hanno rappresentato la necessità di valorizzare la professionalità degli impiegati tecnici nel gestire la partita, perché è vero che dobbiamo avere dei punti fermi, ma dobbiamo anche gestire dei giocatori che destinano alle emozioni migliaia di euro. Nel momento in cui si destinano migliaia di euro e si gestiscono le emozioni, non sempre la matematica e non sempre la regola spaccata costituiscono il bene dell'azienda; paradossalmente un giocatore che viene scontentato anche a ragione può costituire la perdita di una fonte per l'azienda...
(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)
... sicuramente, Consigliere Lattanzi, quello che è bene per il privato è bene anche per il pubblico, bisogna coniugare il bene con il possibile e non è cosa da poco. Rispetto a quello che mi avete detto, non siamo sordi e non siamo nella condizione di dire che è tutto falso; i problemi ci sono e devono essere risolti, ma nello stesso tempo nell'assumere le responsabilità che non sono così banali, chiederei a tutti di avere un atteggiamento coerente, perché nel valorizzare le professionalità bisogna poterlo fare in un clima sereno e non in un clima dove ognuno, prendendo per buona la versione che gli è stata fornita, arriva nella convinzione di avere la verità e dall'altra parte nella convinzione di avere un lavativo che vuole fare gli interessi suoi o gli interessi della parrocchia. Rispetto a questo, credo che nel prendere atto di quello che è stato detto, non posso che chiedere di ritirare le mozioni, perché è semplicistico immaginare che sostituendo un "CdA" nell'ambito di un percorso e di attività che stiamo svolgendo a fatica... perché gli studi che abbiamo sono studi complicati, qualcuno ha citato lo studio della "KPMG", ma, quando quello studio evidenzia che, paragonando la casa da gioco con Venezia, prendendo gli "standard" di Venezia, vi sono delle eccedenze importanti di lavoratori... ma non è che sui lavoratori possiamo "tirare una riga", dobbiamo invece riuscire a fare un ragionamento, forse dobbiamo "mettere mano" a delle risorse per normalizzare la situazione, creare quelle condizioni per diminuire questa forza lavoro senza penalizzare i lavoratori da un lato e dall'altro creare le condizioni che permettano di avere una forza lavoro che per delle caratteristiche sia di età che di propensione sia adeguata alle necessità lavorative. Parliamo di venerdì, sabato e domenica dove vi è un importante lavoro, parliamo di festività quando la gente ama rimanere a casa e avere una flessibilità che permetta un certo tipo di svolgimento. Stiamo parlando della gestione del personale, è un tema che i sindacati conoscono bene e devo fare un apprezzamento perché, al di là delle considerazioni che qualcuno ha fatto sul numero - qualcuno che specula e che ha delle posizioni estreme c'è sempre -, i rapporti che abbiamo con le segreterie regionali stanno dando dei frutti e stanno permettendo un confronto serio su questo argomento.
Il disciplinare non è un disciplinare che viene analizzato e vuole essere modificato oggi per sovvertire, è scritto nel disciplinare in vigore che dopo 3 anni vi è un momento di verifica e credo sia questo il discorso. Per il resto, se l'atteggiamento è costruttivo, credo si possa arrivare a un giusto obiettivo, ma se è chiaro che da questo Palazzo regionale il tema del Casinò è utilizzato per svolgere la propria azione politica e viene utilizzato per "cavalcare" argomenti più o meno proficui dal punto di vista elettorale, ci troveremo sempre con una "impasse" importante. Questo era quanto mi sentivo di dirvi.
Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi, per dichiarazione di voto.
Tibaldi (CdL) - Breve dichiarazione di voto. Presidente Caveri, ci dispiace che lei non abbia potuto ascoltare almeno una parte del nostro intervento, perché alcune cose che lei ha affermato argomentando nei confronti della nostra mozione erano già state sostenute da noi. Atteggiamento costruttivo da entrambe le parti, lo abbiamo dimostrato presentando questa mozione, nessun approccio ideologico, né polemico. Alcune considerazioni dobbiamo farle su quanto lei ha detto. Lei ha cercato di sostenere una non condivisione alla nostra iniziativa attraverso argomentazioni giuridiche e ha citato alcune sentenze della Corte europea. Lei ci ha detto cose che sono ovvie: è naturale che per individuare un soggetto privato si debba bandire una gara ad evidenza pubblica di dimensione europea, facciamo parte di un contesto comunitario dal quale non ci possiamo escludere quando ci conviene e ci dobbiamo considerare quando conviene per altre ragioni, quindi la gara ad evidenza pubblica di dimensione europea è un passaggio obbligato. Non è una novità neppure sapere che la procedura costerà di più di un bando di gara pubblica normale. Ma quanto ci costa oggi la casa da gioco? È forse meno onerosa di una gara ad evidenza pubblica? È decisamente più onerosa, le casse regionali sono "dissanguate" per cercare di alimentare quelle della casa da gioco! Aprirci a una gara ad evidenza pubblica di dimensione europea non ci deve far avere paura di conoscere altri soggetti con altre idee che possano dire: "siamo in grado di proporre questo o quest'altro", a meno che uno continui a vivere, come spesso qui accade, nella dimensione del "clan": o si fa parte del "clan", allora la privatizzazione se è orientata in una certa ottica può essere condivisa, oppure no. Non siamo favorevoli agli "amici del giaguaro", se privato deve essere, privato lo sia in maniera corretta e trasparente, perché da alcuni ragionamenti che il Presidente ha fatto sembra un voler interpretare che qualcuno ha paura di individuare il soggetto che viene da fuori. Noi non ci stiamo alla logica del "clan", privato così non piace neppure a noi; se dobbiamo distruggere un'azienda per poi "regalarla su un piatto d'argento" a qualcuno che è amico di qualcun altro, non ci siamo! Ritiriamo la mozione se viene interpretata in questo senso, ma la nostra mozione è orientata in un'altra dimensione e lo diciamo anche noi, lo abbiamo scritto.
Ci dice citando le sentenze europee che le attività economiche che concernono il gioco afferiscono al settore dei servizi, ma non è una novità. Non è una novità che il pubblico può gestire il gioco, perché lo ha detto la Corte costituzionale respingendo un ricorso del Governo nel 2002. La pluralità dei soggetti che concorrono a una gara è sintomo di garanzia e, se ci sono più soggetti che concorrono per proporre le loro idee, ben vengano!
Per concludere, non possiamo continuare a rinviare eternamente il problema, lo abbiamo già proposto 10 anni fa di andare alla privatizzazione al suo predecessore Viérin, si continua a parlare di approfondimenti e di studi fino ad arrivare ad oggi. La fase commissariale doveva essere transitoria, è diventata permanente, con un nuovo "vestito": quello della s.p.a.... il Casinò non può più permettersi rinvii.
Noi le facciamo una controproposta: modifichiamo la mozione, ma non ci sentiamo di ritirarla, la esponiamo al voto... è chiusa la discussione, è vero, quindi prendiamo atto di questa sua non condivisione, Presidente, riteniamo che la decisione non debba essere solo sua, ma debba essere espressione dell'aula. Chiediamo che in sede di votazione possa essere espressa liberamente tale coscienza con il voto segreto, se qualche collega della minoranza è d'accordo, noi 3 faremmo questa proposta procedurale.
Presidente - Mi viene fatta la proposta di chiudere la seduta con la votazione, il che richiede alcuni minuti di discussione, vi è l'impegno che la discussione non si prolunghi. Se il Consiglio è d'accordo, andiamo avanti.
La parola al Consigliere Ottoz, per mozione d'ordine.
Ottoz (UV) - Per sapere che atteggiamento prendere su questa sua proposta, non so se i colleghi sono d'accordo, vorrei conoscere il numero delle persone che intendono ancora intervenire, dopodiché si può prendere una tranquilla decisione.
Presidente - Se i Consiglieri che intendono intervenire si prenotano, lo sappiamo... sono 4 Consiglieri. Siccome la proposta non è mia, ma è una proposta derivata da un accordo fra alcuni Consiglieri, è chiaro che se parlano 10 minuti a testa, rinviamo al pomeriggio... 1 minuto o 2 per gli altri...?
La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Solo per una brevissima riflessione, quando un Assessore alle finanze si butta nella filosofia, è perché non vuol prendere atto della storia, credo sia una sua scelta personale, la possiamo solo evidenziare alla stampa. Siamo contrari e voteremo contro la privatizzazione, perché non è un problema di privato o di pubblico, anzi è il pubblico che ha reso di più del privato, per noi è un problema di modalità di organizzazione e non di tipo di organizzazione. Insieme alla collega Fontana appoggiamo la proposta di voto segreto del gruppo "La Casa delle Libertà".
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Telegrafico, anche noi voteremo contro la mozione del gruppo "La Casa delle Libertà", voteremo le nostre e quelle del collega Sandri e non le ritiriamo. Assessore e Presidente, bastavano 2 cose: le telecamere non implicano alcuna procedura di tipo europeo, ma per installarle basta approvare la mozione e vanno in porto, ma lei non ha risposto. Sul "CdA" bastava ci dicesse: "non possiamo delegittimare questo CdA, faremo una rotazione all'interno delle cariche del CdA, facciamo ruotare il Presidente". Era un'indicazione di un indirizzo, tanto le soluzioni ora e subito non le ha nessuno, ma almeno 2 indicazioni... per cui noi le nostre mozioni in base alle sue risposte non le ritiriamo.
Presidente - La parola al Consigliere Ottoz.
Ottoz (UV) - Non ho capito bene come si è svolto il lavoro, perché prima della discussione generale si parlava di tutto, poi andiamo alla chiusura e vi chiedo scusa se prenderò qualche minuto e taglierò l'intervento che mi ero preparato dicendo questo. Quando parliamo di Casinò, io non intervengo mai perché non sono né uno specialista di Casinò, né ho dei "proconsoli" al Casinò, né mi sono mai addentrato a fondo sullo specifico problema del funzionamento del Casinò. Credo però che sul Casinò viviamo la solita grande illusione. La grande illusione è che per risolvere il problema occorra cambiare il disciplinare, ossia basta cambiare le regole e questo tipo di gestione va bene. Un'altra grande illusione è che il Casinò possa assolvere contemporaneamente a tante contraddittorie missioni: deve servire da ammortizzatore politico, deve servire da ammortizzatore sociale, deve essere un'azienda che produce ricchezza per la Comunità, deve essere un'azienda che può essere gestita nei rapporti di lavoro confrontandosi con una pletora innumerevole di rappresentanze sindacali, 20-30... me lo dica l'Assessore Marguerettaz... e l'illusione che il Casinò possa funzionare bene con una sorta di teleguida politica, come se fosse un robot, e con l'illusione che vi sia scelta possibile fra gestione pubblica e privata. Ritengo che non esista scelta possibile fra gestione pubblica e privata, oltre al fatto che sapete che il gioco si svolge in deroga alla proibizione nel nostro Paese del gioco di azzardo, quindi i vari giochi necessitano di concessione e per loro natura hanno livelli diversi di contiguità con ambienti che mal si sposano con la gestione pubblica: da un lato, gli scommettitori per le sale corse; dall'altro, l'operazione che un certo Sig. Velardi, ispiratore di D'Alema, aveva studiato per le sale bingo, sapendo a priori che sarebbero fallite nell'operazione, ma che sarebbero state convertibili in sale di "slot machine" con l'apertura istantanea di non si sa quanti Casinò in Italia. Sappiamo tutti che attorno al gioco gravitano una serie di mondi non esattamente compatibili con una trasparente gestione pubblica: il Casinò non è un collegio di educande.
Il problema è quello che è stato ben posto dal Presidente Caveri sull'opportunità del come e del quando. Vi è un momento politico in cui certe cose possono essere fatte e vi sono dei vincoli al sistema di natura esterna - vedi tutte le normative comunitarie, vedi il momento politico che viviamo, tenuto conto della breve distanza che ci separa dalle prossime elezioni regionali e quindi la necessità di non porre un'ipoteca su quelli che prenderanno la guida della Regione dopo di noi -, quindi concordo sul fatto che non si possa parlare di iniziare un processo di privatizzazione, ancorché ritengo che la privatizzazione sia un male necessario. Non vi sono alternative e lo abbiamo dimostrato a partire dal 1993. Pertanto l'illusione che la gestione possa essere pubblica è caduta a mio avviso.
Non capisco il miracolo che il Consigliere Bortot chiede fra gli utili e i livelli occupazionali, come ho detto. Non credo, collega Tibaldi, che l'azionariato diffuso sia una soluzione, non nel senso che in teoria non sia una soluzione buona, ma lo è appunto in teoria, ossia in pratica si ritradurrebbe come tutte le "public company" nel governo di pochi azionisti pubblici e quindi si riporterebbe a una gestione finta privata, che, di fatto, soffrirebbe di tutti i problemi di cui soffre la gestione pubblica.
Apprendo ora che andiamo a votare su tutte e 4 le mozioni, senza che vi sia una dichiarazione di voto su ogni mozione... allora vi dirò che voterò contro le mozioni salvo quella delle telecamere, se c'è un voto separato... la n. 49... perché ritengo che il problema delle telecamere sia urgente ed ineludibile, che non sia rinviabile ad alcun futuro disciplinare, in quanto, da un lato, i lavoratori del Casinò dicono che l'assenza di telecamere... serve a far sì che i clienti continuino a venire, perché altrimenti con le telecamere non verrebbero più. Non si capisce però, se negli altri Casinò ci sono le telecamere, perché gli altri Casinò stanno lavorando di più e il nostro Casinò sempre di meno, quindi mi sembra un'argomentazione debole. Sono d'accordo non tanto per i motivi del Consigliere Bortot - ossia le telecamere diminuirebbero i conflitti -, ma questo è un modo astuto che ha di "venderlo" all'opposizione che c'è sempre stata per la loro introduzione, ma mi auguro come ho detto nella riunione di maggioranza l'altro ieri che, siccome se ne parla da 20 anni, quelle che andremo ad installare siano le telecamere di tecnologia attuale, belle nitide, in cui si possa esaminare e controllare sul gioco, sui clienti, sui tavoli e su tutte le altre questioni. Non mi stupisce il conflitto che l'Assessore Marguerettaz ha lamentato fra le rappresentanze di controllo, ossia il controllo dell'azienda, quello della Regione e l'autocontrollo dei lavoratori nel Casinò, perché il controllo della Regione aveva una sua connotazione precisa quando il Casinò era dato ai privati, in quanto era finalizzato a controllare che i privati gestissero bene e onestamente la concessione che veniva loro data affinché non diminuissero le risorse della Regione, ma, da quando esiste prima la "GS" e adesso la società interamente regionale, vi è una sorta di latente e non strano conflitto, perché ci sono controllori e controllati che fanno capo entrambi allo stesso proprietario.
Ritengo che l'approfondimento oggi si può aprire, mi auguro sia un approfondimento su "come" privatizzare e non un approfondimento su "se" privatizzare... e, in secondo luogo, che si debba stabilire una missione del Casinò: se il Casinò deve portare soldi alla Regione, e quindi turisti e attività economica, o "se deve costituire..." - vi rileggo brevemente - "... un tesoretto elettorale, un ammortizzatore politico, un ammortizzatore sociale, un'azienda che rende", perché altrimenti non credo sia facile venirne fuori solo cambiando periodicamente i disciplinari. Ripeto: voterò contro 3 mozioni ma voterò a favore della mozione sulle telecamere.
Presidente - La parola al Consigliere Viérin Marco.
Viérin M. (SA) - Il dibattito sulla privatizzazione del Casinò di Saint-Vincent diventa stimolante non tanto perché in questo momento pensare ai privati pare sia l'unica soluzione possibile, ma perché, qualora si decidesse di percorrere tale strada, varrebbe la pena di esercitarsi in una serie di ipotesi capaci di metterci nella condizione di scegliere la migliore soluzione. Oggi affermiamo che quello della privatizzazione non è un passaggio realizzabile, almeno a breve, ma che può essere importante impostarlo per non rinunciare a questa possibilità. È irrealizzabile oggi perché, dovendo fare un bando europeo ed essendo vincolati da normative internazionali, non potremmo pensare di arrivare a un tale appuntamento sprovvisti delle più ampie garanzie di tutela. Fatto ancora più importante, qualora decidessimo di intraprendere questa strada, dovremmo fare i conti con il momento peggiore sotto il profilo commerciale per il Casinò, infatti bisognerebbe attendere quella ripresa che fatica ad arrivare, ma che è auspicata da tutti e poi eventualmente decidere il passaggio alla proprietà privata. Si smentiranno così quelle voci che vorrebbero qualche società privata pronta ad avventarsi sulla casa da gioco e prendersela per 4 euro. Le ipotesi possono essere molte, a noi non è mai piaciuto pensare ad una vendita "tout court" a qualche magnate dell'industria o dell'imprenditoria palazzinara. Siamo per un disimpegno totale, crediamo che la Regione debba poter garantire e salvaguardare alcune conquiste acquisite negli anni passati. Mi piace pensare ad un futuro della casa da gioco in cui si progetti una proprietà frazionata sì, ma fra una serie di enti e società di diritto privato presenti anche nella nostra Regione. Immaginiamo che, oltre alla Regione, vi siano rappresentanti di fondazioni valdostane, banche importanti come "San Paolo", "CRT", Banco valdostano... ed altri enti di diritto privato e aprire all'azionariato diffuso (qui condividiamo il principio, ma non perché oggi presentato in quest'aula da qualcuno, perché noi fin dal 1997 abbiamo espresso tale intenzione). Riteniamo quindi di dover studiare a fondo il problema, ricercando soluzioni che sostituiscano o integrino la proprietà diretta della Regione, cercando, da una parte, di mantenere un minimo di controllo pubblico e, dall'altra, avviarci in un contesto che consenta di classificare la casa da gioco come società soggetta alle norme di diritto privato, ma questo è un discorso da impostare, oggi dobbiamo pensare a un rilancio della casa da gioco e ci pare di dover ancora percorrere molta strada, quindi voteremo in maniera chiara contro questa mozione.
Presidente - Passiamo alla fase della votazione. Ho avuto una richiesta di votazione segreta da parte di 5 Consiglieri, che mi hanno chiarito che è per tutte e 4 le mozioni. Pongo in votazione la mozione n. 42 presentata dai Consiglieri Sandri e Fontana Carmela:
Consiglieri presenti: 34
Votanti: 31
Favorevoli: 11
Contrari: 20
Astenuti: 3
Il Consiglio non approva.
Presidente - Pongo in votazione la mozione n. 43 presentata dai Consiglieri Bortot, Venturella e Squarzino Secondina:
Consiglieri presenti: 34
Votanti: 29
Favorevoli: 9
Contrari: 20
Astenuti: 5
Il Consiglio non approva.
Presidente - Pongo in votazione la mozione n. 44 presentata dai Consiglieri Tibaldi, Frassy e Lattanzi:
Consiglieri presenti e votanti: 34
Favorevoli: 9
Contrari: 25
Il Consiglio non approva.
Presidente - Pongo in votazione la mozione n. 49 presentata dai Consiglieri Bortot e Venturella:
Consiglieri presenti: 33
Votanti: 29
Favorevoli: 11
Contrari: 18
Astenuti: 4
Il Consiglio non approva.
Presidente - I lavori riprenderanno alle ore 15,30.
La seduta è sospesa.
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La séance se termine à 13 heures 15.
