Oggetto del Consiglio n. 2274 del 9 novembre 2006 - Resoconto
OGGETTO N. 2274/XII - Approvazione della mozione: "Coinvolgimento delle Regioni nelle procedure di formazione degli atti normativi europei".
Mozione
Ricordato il quinto comma dell'art. 117 della nostra Costituzione repubblicana sulla partecipazione delle Regioni alle decisioni in materia comunitaria, nonché le modifiche, approvate nel Trattato di Amsterdam, all'articolo 203 del Trattato di Maastricht, in cui si prevede la partecipazione anche di ministri regionali alle riunioni del Consiglio dei Ministri, in rappresentanza legale dello Stato membro d'appartenenza;
Richiamata inoltre la legge 4 febbraio 2005, n. 11, che limita la partecipazione delle Regioni alle decisioni relative alla formazione di atti normativi comunitari a semplici osservazioni trasmesse al governo, per il tramite della Conferenza dei Presidenti e delle Regioni o di quella dei Presidenti dei Consigli e, solo nel caso di progetti di atto normativo comunitario riguardanti materie di competenza legislativa delle Regioni, consente alle stesse di richiedere la convocazione della Conferenza Stato Regioni al fine di raggiungere un'intesa ex articolo 3 del D.L. 28/8/1997 n. 281, ma senza garanzie di risultato, in quanto il Governo si riserva di poter procedere anche in mancanza dell'intesa;
Constatato che numerosi stati membri hanno recepito la volontà espressa dall'Unione Europea di un forte coinvolgimento delle realtà regionali nelle procedure di costruzione degli atti europei e, specificatamente, Belgio, Austria, Germania, Spagna, Gran Bretagna e Portogallo hanno già messo a punto appositi organi per la formazione della posizione negoziale a parità di diritti e doveri tra lo Stato e le Regioni;
Verificato che, da circa un mese, giungono alla I Commissione permanente del Consiglio "Istituzioni ed autonomia" migliaia di progetti di atti normativi europei, su cui il Consiglio regionale si dovrebbe esprimere nei 20 giorni successivi al ricevimento e che non vi è, allo stato attuale, alcuna possibilità degli uffici della Presidenza del Consiglio, di farne un'opportuna istruzione per consentire al Consiglio Valle di poter inviare al Governo nazionale delle osservazioni, in base alla sopra citata legge n. 11 del 2005;
Il Consiglio regionale
Impegna
la Giunta regionale:
1) a predisporre un progetto di legge nazionale, in particolare in accordo con le altre Regioni a Statuto Speciale perché anche in Italia la politica europea sulle materie di competenza regionale sia decisa delle Regioni e presentata al Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea da un Ministro regionale;
2) di dare incarico ai propri uffici competenti in materia, di predisporre tempestivamente delle note riassuntive che, trasmesse al Consiglio regionale, consentano di predisporre delle osservazioni da presentare alla Conferenza Stato Regioni perché siano adottate dal Governo italiano e diventino le posizioni negoziali dell'Italia a livello europeo;
la Presidenza del Consiglio:
1) a valutare le necessità d'organico e di procedure necessarie, perché le nuove competenze in materia europea possano essere svolte dal Consiglio e di presentare un progetto in tal senso entro il 31 dicembre 2006 al Consiglio regionale stesso.
F.to: Sandri - Fontana Carmela - Fiou
Président - La parole au Conseiller Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Brevemente, in attesa che venga distribuito l'emendamento che abbiamo presentato, che credo sia abbastanza importante. L'illustrazione di questa mozione parte da una riflessione che è avvenuta in I Commissione, qualche Consigliere che era presente in quella riunione come il collega Salzone credo che se lo ricorderà, quando abbiamo dovuto prendere atto per la prima volta della valanga di direttive europee che ci hanno sommerso, nel senso che abbiamo avuto, da un lato, la gioia di poter constatare che finalmente in tutta una serie di questioni europee anche il parere della Regione Valle d'Aosta veniva preso in considerazione, ma dall'altra parte che eravamo nell'impossibilità di operare, perché ci arrivano dallo Stato questi "file" con 2.500 o 2.400 titoli di direttive europee in svariate lingue, fra l'altro non sempre comprensibilissime, perché ve ne sono anche alcune in tedesco e ci si è chiesti in qualche modo come poter svolgere concretamente il nostro lavoro, ma soprattutto come mai si è giunti a questa situazione. Sto dicendo cose ben conosciute, l'Europa finalmente a partire dall'aggiornamento di Amsterdam del "Trattato di Maastricht", ha un articolo 203 del "Trattato della Comunità europea" che prevede la partecipazione di un rappresentante di ciascuno Stato alle trattative con il Consiglio sui problemi importanti, ma questo rappresentante a livello ministeriale può essere sia un rappresentante dello Stato, sia un rappresentante delle Regioni, un Ministro regionale, anzi: "regional minister", perché la parola Assessore all'estero non esiste, solo da noi c'è questo uso... ecco, si potrebbe cambiarlo, se passa la convenzione, sarà una delle cose da cambiare. Questa modifica è un dato significativo perché consente davvero che, dal punto di vista della predisposizione delle posizioni su determinati concetti, ci debba essere anzitutto una discussione e una presa di posizione delle Regioni e successivamente questa venga adottata dallo Stato e fatta sua. Questo è avvenuto già in parecchi Stati, per cui tra l'altro succede frequentemente che a livello europeo le trattative vengono fatte dalla Commissione europea alla presenza di Ministri regionali che rappresentano gli Stati di cui fanno parte: parlo dell'Austria, della Germania, della Spagna, quindi 2 Stati, Austria e Germania, federali sì, ma non con una tradizione così forte di autonomia dal punto di vista delle Regioni, ma parlo anche della Gran Bretagna e del Portogallo, almeno per quanto riguarda le Regioni di Madera e delle Azzorre.
Di fronte a tutto tale coinvolgimento delle Regioni, abbiamo in mano degli strumenti legislativi italiani che hanno attuato questo tipo di definizione del "Trattato di Maastricht", in particolare la legge n. 11/2005 che ha organizzato il sistema ascendente del coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome nella definizione della politica in determinati punti della Comunità europea. Vi sono però svariati punti di questo sistema che non sono ancora messi in condizione di funzionare bene e sono 3: il primo riguarda i tavoli tecnici, i tavoli nazionali di coordinamento della legge n. 11/2005, che sono quelli che dovrebbero definire in concreto tutti i vari passaggi; il secondo riguarda le delegazioni italiane, dove l'integrazione regionale è ancora molto parziale e non c'è, come all'estero, la possibilità che anche il Capo delegazione possa essere definito dalle Regioni. Abbiamo presentato una mozione che cercava di mettere in chiaro questi concetti, evidenziando tale questione finale, per cui se alla fine a livello italiano le Regioni non trovano una linea concordataria, è lo Stato che decide la propria linea politica e può anche non tener conto di quanto messo a punto dalle amministrazioni.
In ultima battuta si presentava in questa mozione la difficoltà del Consiglio regionale di poter operare, visto che il materiale che, in base alla legge n. 11/2005, ci viene inviato, ci viene spedito in modo ancora più rozzo che non la mia mozione precedente, cioè un unico pacco senza neanche divisioni per materia, né un minimo di istruzioni, quindi diventa impossibile anche riuscire a leggere tutti i titoli in tempo per dare entro 20 giorni - scadenza prevista - una risposta.
Mi ha fatto particolare piacere che la Presidenza della Regione abbia preso in mano il materiale che avevamo presentato all'attenzione del Consiglio e ci abbia proposto un confronto, che è stato sviluppato nei giorni scorsi, e siamo riusciti a ridefinire un testo della mozione molto più articolato e molto più preciso e focalizzato sui temi fondamentali, in particolare tutta la parte tecnica è stata sviluppata molto bene per quanto riguarda i tavoli nazionali e i rapporti all'interno della Conferenza Stato-Regioni, in cui bisogna dire che, almeno a livello delle delegazioni, le speciali hanno avuto un trattamento più favorevole che non le ordinarie. Da questo lavoro di confronto con la Presidenza della Regione è emerso tale emendamento a firma del Presidente Caveri e del sottoscritto, che credo sia una "summa" abbastanza precisa di tutto quanto precisato e che secondo me consente di inviare al Governo un segnale importante, perché davvero le Regioni, soprattutto quelle come la nostra che hanno importanti competenze legislative esclusive in alcune materie, siano coinvolte nella determinazione della posizione italiana da portare all'Unione europea.
Président - Je déclare ouverte la discussion générale.
La parole au Président de la Région, Caveri.
Caveri (UV) - Il problema posto dal collega Sandri è un problema squisitamente tecnico che non ha una "envergure" di tipo politico e lo ringrazio di aver presentato questa mozione, che consente anche di fare il punto della situazione su di un tema particolarmente complesso, che parte dal titolo V della Costituzione, del suo cambiamento avvenuto nel 2001 e che in realtà avrebbe dovuto migliorare la partecipazione delle Regioni alla cosiddetta "fase ascendente dell'Unione europea".
Tutti ricorderanno che c'è stata una legge: la legge n. 131/2003 - "legge La Loggia" -, che in una singolare inversione logica si è occupata per prima delle modalità di partecipazione regionale alla fase ascendente diretta, cioè quella relativa alla composizione delle delegazioni italiane in sede dell'Unione europea, Consiglio dei ministri e Comitati della Commissione e, solo successivamente, con la legge n. 11/2005 - "legge Buttiglione" - sono state dettate le disposizioni riguardanti la fase presupposta, vale a dire quella interna, concernente la formazione della posizione italiana da affidare per la sua rappresentazione alle citate delegazioni. Sarebbe stato molto più logico operare l'inversione, cioè prima i contenuti e poi i partecipanti. La criticità è rappresentata oggi dalla mancata esecuzione di quanto previsto sia nelle norme che lo Stato stesso ha approvato, che dall'accordo attuativo proprio della "legge La Loggia", che il Governo ha concluso con le Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni il 16 luglio scorso dopo un iter molto tortuoso.
La Valle d'Aosta si è fatta parte attiva fin dall'inizio del procedimento attuativo delle disposizioni costituzionali, la nostra Regione ha promosso e coordinato un tavolo di lavoro delle autonomie speciali per dare un contributo alla discussione sulla messa in opera di procedure che valorizzassero la particolare posizione riservata alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome. Al riguardo, il 12 luglio scorso, era stata fatta pervenire formalmente al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, collega Errani, e alla Regione coordinatrice della materia, il Piemonte, un'ipotesi organica di procedura con l'invito a richiedere un tempestivo incontro al Governo. In particolare questo documento evidenzia i vari canali partecipativi previsti dalla legge 11 maggio, rilevando le criticità caratterizzanti ognuna di loro e proponendo soluzioni per un'efficace ed effettiva partecipazione regionale.
L'articolo 5 della legge individua 2 procedimenti partecipativi: il primo è disciplinato dal primo comma, che pone in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche comunitarie, l'obbligo di comunicare alle Regioni e Province autonome, per il tramite della conferenza, i progetti di atti comunitari, nonché quelli preordinati alla loro formulazione. Tale inoltro è finalizzato a consentire alle Regioni, entro 20 giorni, la formulazione e comunicazione di eventuali osservazioni. Il secondo meccanismo è previsto dal settimo comma, che stabilisce che, nelle materie di competenza delle Regioni, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche comunitarie, convoca, ai fini della successiva definizione della posizione italiana da sostenere d'intesa con il Ministero degli affari esteri e con i Ministeri competenti per materia in sede dell'Unione europea ai singoli tavoli di coordinamento nazionali, i rappresentanti delle Regioni, individuati sulla base di una serie di criteri. Entrambi i procedimenti devono essere interpretati con il comma 2 dell'articolo 5, che pone in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l'obbligo di assicurare alle Regioni e Province autonome un'informazione qualificata e tempestiva sui progetti e sugli atti trasmessi che rientrano nelle materie di competenza delle Regioni.
Per dare attuazione a quest'ultima disposizione, il Ministero per le politiche comunitarie ha predisposto nella primavera scorsa una procedura informatica tramite la quale la documentazione relativa ai progetti degli atti comunitari dell'Unione europea è resa disponibile in un'area riservata del portale del Dipartimento per le politiche comunitarie. Tale procedura ha incontrato fin dall'inizio grandi difficoltà, che non hanno consentito la piena attuazione dell'obbligo, l'elevato numero di atti trasmessi (5-900 atti la settimana), nonché la loro indifferenziazione - i documenti sono affastellati senza alcun ordine logico e gerarchico, con spesso duplicazioni - ha reso ineffettiva la cognizione degli atti da parte delle Regioni e Province autonome, impedendone qualsiasi reazione partecipativa. Per eliminare queste difficoltà e avere una trasmissione tempestiva e qualificata, le Regioni hanno proposto che si adottino modalità che consentano un'informazione rilevante, con l'eliminazione di duplicazioni... riprodotti in più lingue o non strettamente pertinenti... organizzata per materie; insomma, un sistema informativo attraverso una banca dati accessibile mediante dei codici, sul modello di quanto già avviene per la Conferenza Stato-Regioni unificata. La banca dati va organizzata con l'applicazione di quei filtri, fra cui principalmente quelli corrispondenti alle materie di competenza di ogni singolo tavolo di coordinamento. Solo queste modalità appaiono in grado di garantire un immediato e pieno coinvolgimento delle singole Regioni. Appare dunque opportuno sottolineare come la predetta attività non possa che far carico direttamente al Governo, quindi è giusto che ci si indirizzi "in primis" con esso.
Vi sono poi tutta una serie di argomenti, che non sto qui ad evocare, che riguardano in maniera più specifica la possibilità vera delle Regioni di partecipare ai tavoli a Bruxelles sul procedimento ascendente e voi sapete che teoricamente un rappresentante di una Regione a Statuto speciale o di una Provincia autonoma dovrebbe sempre poter sedere all'interno di questo tavolo. Si tratta di una materia estremamente complessa, ma non indifferente per la nostra autonomia speciale; infatti è del tutto evidente che, mentre siamo oggi con la cosiddetta "legge comunitaria" - che abbiamo varato qualche mese fa - sufficientemente attrezzati dal punto di vista organizzativo e legislativo per poter adempiere al processo discendente della volontà comunitaria, cioè immaginare che una serie di direttive possano essere direttamente recepite nell'ordinamento valdostano, è molto più faticoso, per la farraginosità del meccanismo attualmente organizzato, poter partecipare alla fase ascendente. Il massimo sarà non solo quello di essere informati e di poter compartecipare alle decisioni, ma sarà quello di sedere, a pieno titolo in alcune occasioni, come Valle d'Aosta al tavolo della trattativa, come mi è capitato di vedere per le Regioni del Belgio, dove i Ministri regionali siedono in materia di trasporti e di politica regionale al fianco del Ministro o del Sottosegretario competente del loro Stato.
Président - La parole au Conseiller Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Una volta ogni tanto siamo d'accordo anche noi, condividiamo l'"architettura" della risoluzione, il miglioramento apportato, il principio di sussidiarietà e il fatto che, per quanto riguarda la nostra Regione, la montagna, la Convenzione sulle Alpi e tutta una serie di problematiche che abbiamo affrontato stamani, legate ad esempio ai trasporti, nonché a una serie di direttive poco rispettose dell'autonomia e delle prerogative delle Regioni, finalmente abbiamo ulteriori possibilità di intervenire e di farci sentire non solo con il Governo nazionale, ma anche a livello europeo; quindi noi, di fatto, siamo per approvare il nuovo testo.
Volevamo solo sollevare una cosa che abbiamo già sollevato in I Commissione, che è abbastanza importante ed è giusto che non sia stata ripresa nel testo nel senso che ci riguarda. È la possibilità di avere una struttura regionale che faccia da filtro per poter esaminare compiutamente le direttive che dobbiamo esaminare e che ci pervengono dall'Unione europea. Prima questione: non ho alcuna vergogna a dirlo, non so l'inglese e molte direttive sono solo in tale lingua; ho sollevato in I Commissione il problema di avere delle persone che possano tradurre almeno quelle più significative, sia che il richiedente sia l'Amministrazione per i Consiglieri commissari, sia che siano i Commissari Consiglieri per l'Amministrazione.
Seconda questione: l'elenco di direttive dell'Unione europea che ci sono arrivate da esaminare, ho fatto il conto: erano 2.700, ditemi voi come potremo entrare nel merito ed esaminarle compiutamente o anche solo selezionare quelle che ci riguardano da vicino. Insisteremo quindi in Commissione affinché venga predisposto un ufficio che lavori in questa direzione.
Président - S'il n'y a pas d'autres collègues qui souhaitent intervenir, je ferme la discussion générale.
La parole au Conseiller Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Rapidamente, per accogliere... anzi credo sia stato importante il suggerimento dato dal collega Bortot; forse a livello del Consiglio è un problema un po' più complicato che solo da affrontare in I Commissione, per cui chiedo, se la mozione sarà approvata, che lo stesso Presidente del Consiglio si faccia parte attiva con la Conferenza dei Capigruppo e con la I Commissione per trovare un momento di riflessione su come aggiornarci ed essere più efficaci da questo punto di vista.
Presidente - Nessuna difficoltà da parte mia, anzi credo che il ragionamento che ha sviluppato il collega Bortot possa essere condiviso. Assumo l'impegno a raccordarmi o con i Capigruppo, o con l'Ufficio di Presidenza al fine di recepire le proposte che sono state avanzate. Pongo in votazione la mozione nel nuovo testo:
Mozione
Ricordato il quinto comma dell'articolo 117 della nostra Costituzione repubblicana sulla partecipazione delle Regioni alle decisioni in materia comunitaria, nonché le modifiche, approvate nel Trattato di Amsterdam, all'articolo 203 del Trattato di Maastricht, in cui si prevede la partecipazione anche di ministri regionali alle riunioni del Consiglio dei Ministri, in rappresentanza legale dello Stato membro d'appartenenza;
Richiamato quanto disposto dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, secondo cui, nelle materie di competenza delle Regioni e delle Province autonome, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai fini della successiva definizione della posizione italiana nell'ambito della formazione di atti normativi comunitari, convoca ai singoli tavoli di coordinamento nazionali i rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome, assicurando un'informazione tempestiva ed efficace;
Riconosciuto che solo in tale sede le Regioni saranno effettivamente in grado di partecipare attivamente al processo di definizione della posizione che sarà successivamente sostenuta in sede comunitaria;
Rilevato peraltro che la facoltà, riconosciuta alle Regioni dalla medesima legge 4 febbraio 2005, n. 11, di trasmettere al governo, per il tramite della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e di quella dei Presidenti dei Consigli, semplici osservazioni, limita considerevolmente la partecipazione delle Regioni alla fase ascendente della formazione del diritto comunitario anche perché, pur consentendo alle stesse di richiedere la convocazione della Conferenza Stato Regioni al fine di raggiungere un'intesa ex articolo 3 del D.L. 28/8/1997, n. 281, non vi sono garanzie di risultato, in quanto il governo si riserva di poter procedere anche in mancanza dell'intesa;
Constatato che numerosi stati membri hanno recepito la volontà espressa dall'Unione Europea di un forte coinvolgimento delle realtà regionali nelle procedure di costruzione degli atti europei e, specificamente, Belgio, Austria, Germania, Spagna, Gran Bretagna e Portogallo hanno già messo a punto appositi organi per la formazione della posizione negoziale a parità di diritti e doveri tra lo Stato e le Regioni;
Considerato che i tavoli "nazionali" di coordinamento non sono ancora stati istituiti, benché la Conferenza delle Regioni e Province autonome abbia provveduto all'individuazione dei propri referenti;
Verificato che, da circa un mese, giungono alla I Commissione permanente del Consiglio "Istituzioni ed autonomia" migliaia di progetti di atti normativi europei, trasmessi dal governo in maniera disorganica e confusa, su cui il Consiglio regionale si dovrebbe esprimere nei 20 giorni successivi al ricevimento e che non vi è, allo stato attuale, alcuna possibilità degli uffici della Presidenza del Consiglio, di farne un'opportuna istruzione per consentire al Consiglio Valle di poter inviare al Governo nazionale delle osservazioni, in base alla sopra citata legge n. 11 del 2005;
Considerata la necessità di rispondere all'esigenza di massima coerenza tra le modalità di partecipazione della Regione alla definizione della posizione italiana nella formazione degli atti comunitari e il costituendo sistema interregionale, che dovrà trovare espressione presso i singoli tavoli di coordinamento "nazionali";
Preso atto delle attività svolte dagli Uffici della Giunta regionale al fine di definire un quadro unitario di riferimento per le Regioni e le Province autonome, attivandosi in particolare, sin dalla fase di formazione delle leggi 131/03 e 11/05, per valorizzarne la posizione ed assicurando, peraltro, la positiva conclusione dell'accordo attuativo dell'articolo 5 della legge 131/03 c.d. "La Loggia" in merito alla partecipazione dei rappresentanti delle autonomie differenziate alle delegazioni italiane in sede UE;
Preso atto che, da ultimo, con nota del 12 luglio 2006, inviata al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nonché alla Regione Piemonte, Coordinatrice della materia, la Regione rappresentava un'organica ipotesi attuativa della legislazione statale elaborata, su iniziativa della Valle d'Aosta stessa, di concerto con le altre autonomie differenziate e sollecitava la richiesta di un tempestivo confronto con il Governo in merito;
Richiamata la legge regionale 16 marzo 2006, n. 8, la quale disciplina - per prima in Italia - la partecipazione della Regione ai processi normativi dell'Unione europea;
Segnalata la necessità di attuare con urgenza quanto previsto dall'accordo concluso in Conferenza Stato-Regioni il 16 marzo scorso che prevede la partecipazione delle Regioni alle delegazioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea, sia a livello politico, sia a livello tecnico;
Preso atto dell'inerzia del Governo in merito all'attuazione delle disposizioni presenti nell'ordinamento italiano a livello costituzionale dal 2001 ed a livello di legislazione ordinaria rispettivamente sin dal 2003 e dal 2005 nonché degli impegni assunti con l'accordo concluso il 16 marzo 2006;
Il Consiglio regionale
Impegna
la Giunta regionale:
1) a richiamare il governo al dovere di attuare celermente quanto disposto dalle leggi 131/03 c.d. "La Loggia" e 11/05 c.d. "Buttiglione", convocando quanto prima i tavoli "nazionali" di coordinamento di cui alla legge 11/05 c.d. "Buttiglione" e provvedendo ad integrare le delegazioni italiane che partecipano ai Consigli dei Ministri dell'Unione europea con componenti di parte regionale ai sensi dell'accordo concluso in sede di Conferenza Stato-Regioni lo scorso 16 marzo;
2) di dare incarico ai propri uffici competenti in materia, una volta attivati i tavoli di coordinamento e rese efficienti le modalità di trasmissione delle informazioni concernenti gli atti normativi comunitari, di coordinarsi con le competenti strutture del Consiglio Valle in modo da poter rappresentare a livello centrale una posizione unitaria e condivisa nell'interesse della Regione.
F.to: Sandri - Caveri
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità.
