Oggetto del Consiglio n. 2272 del 9 novembre 2006 - Resoconto
OGGETTO N. 2272/XII - Rigetto della mozione: "Previsione del divieto di caccia in prossimità di centri di interesse turistico".
Mozione
Considerato che una delle principali risorse dell'economia regionale è rappresentata dall'attività turistica e che negli ultimi anni sta crescendo e acquistando importanza quella forma particolare di turismo "dolce" detta naturalistico-escursionistica;
Evidenziato che la nostra regione è dotata di numerose infrastrutture di alta montagna, 51 rifugi e 58 bivacchi, per accogliere alpinisti ed escursionisti, i quali scelgono il nostro territorio per poterne apprezzare appieno il suo fascino;
Constatato che durante la stagione venatoria si presentano casi emblematici nei quali, in prossimità di alcuni rifugi aperti e frequentati da turisti, si esercita la caccia ancorché nel pieno rispetto delle norme di cui all'articolo 32 della L.R. 64/1994 "Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e per la disciplina dell'attività venatoria";
Ritenuto inopportuno e insensato che, soprattutto durante i giorni festivi, possano coesistere due attività così antitetiche quali l'esercizio venatorio e il turismo escursionistico;
In forza anche delle disposizioni contenute nell'articolo 32 della legge regionale 64/94 le quali permettono alla Giunta regionale di vietare temporaneamente l'esercizio venatorio nei luoghi interessati da intenso fenomeno turistico;
Preso atto inoltre che è in via di definizione il nuovo Piano regionale Faunistico Venatorio;
Il Consiglio regionale
Impegna
la Giunta regionale a porre in essere tutti gli atti amministrativi, regolamentari e legislativi al fine di prevedere il divieto di esercitare la caccia nelle aree comprese, per un raggio di 500 metri, da centri di interesse turistico e di imporre il silenzio venatorio anche nei giorni festivi.
F.to: Venturella - Squarzino Secondina - Bortot
Presidente - La parola al Consigliere Venturella.
Venturella (Arc-VA) - Questa mozione va incontro ad un'esigenza che è ormai sul tavolo da un po' di tempo. Faccio due casi concreti, così tutti possono apprezzarne l'estremo risvolto pratico. Pensate a un qualsiasi rifugio posto naturalmente non in un'area protetta, perché vi è il divieto di caccia, ma in un'area definita a zona libera. Con la legge attuale, le leggi, i regolamenti, il Piano faunistico venatorio e tutto quello che ne consegue... non solo con la legge attuale... ma confermato da gestori di rifugio, durante soprattutto i giorni festivi può capitare - ed è capitato, mi creda, Assessore, è capitato - che a 100 metri dal rifugio... con i clienti del rifugio, gliutenti, e i turisti si possa esercitare la caccia tranquillamente in ore che di solito sono riservati alla frequenza di turisti. È capitato, Assessore, è capitato, perché si rispettano i 100 metri dagli immobili, si rispettano i 50 metri dalle vie di comunicazione o strade carrozzabili - qui non ci sono neanche i 50 metri perché fanno eccezioni le strade poderali, le piste -, per cui esiste una concreta possibilità che due modi diversi di esercitare e di apprezzare la montagna: uno l'esercizio venatorio e l'altro invece il turismo cosiddetto "escursionistico", possano coesistere.
Quello che chiediamo, in virtù di una norma dell'articolo 32 della legge n. 64/1994, che dà alla Giunta regionale il potere di vietare l'esercizio venatorio nei luoghi di interesse turistico, è che questo sia non solo stabilito dalla Giunta, ma venga inserito in quello che poi la Giunta crederà opportuno: regolamento, Piano faunistico, cambiamento di legge regionale, qui abbiamo dato alla Giunta ampia possibilità, per evitare appunto che vi sia la coesistenza in certi momenti di questi due modi di approcciare la montagna, che sono incompatibili almeno nel momento stesso dell'esercizio venatorio.
Le faccio anche un altro esempio: tutti noi siamo andati a visitare il "Parc animalier" di Introd dove a tardo autunno, inizio inverno vi è la possibilità che gli esemplari femmina dei cervi che sono lì ospitati siano in estro. Data la presenza di cervi anche nel territorio libero attorno al parco, nulla impedisce che i cacciatori, a 100 metri dalla casa del "Parc animalier", a 50 metri dalla strada regionale, con il vivo di volata non in direzione del recinto, possano all'avvicinarsi di un cervo maschio coronato esercitare la caccia in quelle zone. Chiediamo quindi anche in riferimento a queste situazioni che vi sia una particolare attenzione rispetto sia a centri di interesse turistico che possono essere rifugi e bivacchi, ma anche ad esempio, e questo potrebbe capitare, al "Parc animalier" stesso.
Circa la facoltà di imporre il silenzio venatorio anche nei giorni festivi, tutti noi abbiamo saputo che in alcuni casi esiste una pericolosa coesistenza fra questi due modi di approcciare la montagna; chiediamo che in alcuni momenti particolari dell'anno e almeno nei giorni festivi, che vedono la montagna frequentata sia da turisti escursionisti, ma anche da cacciatori, si imponga il silenzio venatorio.
Si dà atto che dalle ore 12,31 presiede il Vicepresidente Lanièce.
Presidente - È aperta la discussione generale.
La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.
Isabellon (UV) - Dall'illustrazione della mozione emerge la necessità di chiarire certe situazioni in atto, perché non siamo in assenza di regole. Ci sono delle regole, che sono delle regole consolidate, applicate e noi dobbiamo ragionare nell'ipotesi che esse vengano rispettate. Evidentemente non bisogna partire dalle situazioni di ipotesi di scenari diversi da quelli che sono quelli previsti dalle regole suddette. Credo che la proposta di vietare l'esercizio della caccia nei giorni festivi sia già stata avanzata probabilmente anche in varie occasioni e già negli anni scorsi e naturalmente torna alla ribalta nel momento in cui purtroppo si verificano a volte degli incidenti. Recentemente c'è stato un incidente in località Les Combes di Arvier, dove un cacciatore ha ferito fortunatamente in modo non grave un cacciatore di funghi. La cronaca a volte riporta queste situazioni.
Analizzando però - poi entrerò nel merito degli scenari che il collega Venturella ha illustrato - in maniera razionale la problematica e lasciando da parte le spinte emozionali anche legate a questi fatti, occorre precisare che l'esercizio della caccia impone precise regole di comportamento, finalizzate alla sicurezza propria e di terzi che devono costituire un necessario bagaglio tecnico del cacciatore e che rappresentano una delle più importanti materie di insegnamento ai vari corsi di formazione e anche di aggiornamento in materia di caccia. Alcune di queste regole sono norme elementari di buon senso, quali ad esempio: non sparare in zona cespugliata senza sapere cosa vi è dietro, non sparare verso un'abitazione o una strada aperta alla circolazione, non effettuare tiri troppo lunghi... Vi darò poi anche degli elementi più precisi in merito a delle misure. Se non rispettano tali precauzioni, si possono creare le condizioni per il verificarsi di un incidente o almeno aumentare queste probabilità, per fare un esempio, è come se alla guida di un auto non si rispettassero gli "stop", i sensi unici, i limiti di velocità ai semafori, con tutto quello che ne può conseguire; quindi direi di non andare in questo tipo di analisi. Statistiche alla mano, gli incidenti di caccia sono molto pochi, segno che fortunatamente questa attività è praticata nelle forme corrette e con comportamenti responsabili: in Valle d'Aosta si segnalano 3 incidenti negli ultimi 10 anni...
(interruzione del Consigliere Venturella, fuori microfono)
... un attimo, adesso arrivo anche agli scenari tragici, quelli che si prospettano....
(nuova interruzione del Consigliere Venturella, fuori microfono)
... non ho interrotto quando lei ha illustrato e chiedo di arrivare alla conclusione.
Ai sensi della normativa sulla caccia, si fa presente che l'esercizio venatorio ai fini della sicurezza pubblica è già automaticamente vietato nelle situazioni che seguono: nei terreni in attualità di coltivazione; nei giardini, parchi pubblici e privati, parchi storici e archeologici e terreni adibiti ad attività sportive; nelle zone militari o monumenti nazionali; negli specchi d'acqua ove si eserciti l'industria della pesca e dell'acquicoltura; nelle aie e nelle corti; nel raggio di 100 metri da macchine operatrici agricole in funzione (quindi legate alla coltivazione); nel raggio di 100 metri da immobili, fabbricati e stabili (da qui i 100 metri citati anche dal proponente in merito agli esempi riportati); nel raggio di 50 metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade (altra misura citata). Qui occorre richiamare l'esempio del "Parc animalier", 50 metri dalle strade perché è stato omesso nell'analisi anche un altro aspetto previsto dalle regole, che dice che è vietato sparare in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro, vie di comunicazione ferroviaria, strade carrozzabili, funivie, filovie e altri impianti di trasporto, recinti e altre aree destinate al ricovero e all'alimentazione del bestiame, e a una distanza inferiore a quella considerata di sicurezza in rapporto all'arma utilizzata; quindi, in una volta e mezzo la gittata massima... c'è anche questo aspetto da prendere in considerazione, oltre ai punti di sparo.
Come richiamato dal collega Venturella, la legge regionale in materia di caccia prevede ulteriormente che l'esercizio venatorio possa essere temporaneamente vietato nei luoghi interessati da intenso fenomeno turistico, però questo non è da confondere con l'esempio e la situazione citata durante l'esposizione, che parlava genericamente di luoghi di interesse turistico, ma tutta la Valle d'Aosta è un luogo di interesse turistico, allora dovremmo fare una determinazione da parte della Giunta di bloccare la caccia dappertutto se parliamo di interesse turistico. Questo passaggio dell'articolo 32 si riferisce all'individuazione di situazioni particolari, legate ad una manifestazione o alla situazione in cui ci possa essere una situazione particolare riconosciuta, che è comunque temporanea, perché se siamo in zona dove la caccia è aperta, la caccia è aperta e non è che noi, perché sappiamo che ci può essere un turista che va a passeggiare nei boschi, dobbiamo impedire che la caccia venga fatta anche solo perché ci può essere questa presenza, altrimenti blocchiamo tutta la Valle d'Aosta. Queste situazioni quindi vanno evidenziate; per esempio, c'è una manifestazione di grosso richiamo, dove in via straordinaria è prevista la presenza - che in condizioni normali non c'è - di una certa quantità di persone in più legate all'attività turistica e si può prendere in considerazione: questo la legge prevede. Bisogna anche tener conto che il nostro Piano faunistico prevede anche un parere da parte dell'Istituto nazionale della fauna selvatica di Bologna, preventivo all'approvazione, quindi c'è un ulteriore esame anche scientifico per quel che riguarda il Piano faunistico. Diciamo che ci sono tutte le premesse perché si possa ritenere non accoglibile questa richiesta, in quanto il raggio di 500 metri, vista la nostra particolare situazione, che prevede anche una larga parte del territorio già di per sé bandita alla caccia, perché oggetto di protezioni particolari, andrebbe a precludere questa attività storica riconosciuta, degna di prosecuzione, che è quella della caccia.
Il discorso della caccia nei giorni festivi, evidentemente, se negli anni non è mai stata considerata la possibilità di divieto di caccia nei giorni festivi è perché si è considerato che il periodo della caccia non coincide con la massima affluenza turistica per i periodi interessati. La proposta per quel che ci riguarda quindi è quella di non accogliere questa mozione e di respingerla sia per il discorso della caccia nei giorni festivi, che per il discorso di aumentare la fascia di protezione per quel che riguarda l'impossibilità di caccia nelle zone consentite.
Si dà atto che dalle ore 12,38 riassume la Presidenza il Presidente Perron.
Presidente - La parola al Consigliere Venturella, per dichiarazione di voto.
Venturella (Arc-VA) - Personalmente né nel testo della mozione, né nell'illustrazione abbiamo mai fatto riferimento all'incidente, perché non volevamo assolutamente parlarne; ecco l'impostazione ideologica: lei si era già prima preparato tutto l'intervento di risposta, pensando che noi vi facessimo riferimento, invece le è andata male, non abbiamo fatto nessun riferimento!
Facciamo invece riferimento a ciò che capita - e le posso dire anche i nomi dei rifugi in cui capita - non con un'intensa presenza turistica, ma con una normale presenza turistica di un bel sabato o di una bella domenica di fine settembre; credo che un comunicato stampa su questo da parte nostra dovrà essere fatto, perché lei parlava di libertà di esercitare la caccia, d'accordissimo, ma vi è anche una libertà di... nei giorni... ad esempio, non tutti i giorni, quindi mi pare già complicato anche da pensare che in alcuni itinerari frequentati da turisti, quando non vi è il silenzio venatorio, si debba dire: "evitate quelle zone perché i cacciatori devono liberamente esercitare il diritto a cacciare"; quindi qui già non ci siamo, Assessore.
In seconda battuta il suo riferimento ai limiti e alle prescrizioni dell'articolo 32 della legge n. 64 è sbagliato, perché, se vuole, le faccio anche il disegnino e lo abbiamo fatto insieme a dei cacciatori. Ho detto: "il vivo di volata non deve essere in direzione del recinto", infatti c'è la dimostrazione geometrica che un cacciatore che si pone a 100 metri dalla biglietteria, a 50 metri dalla strada regionale e aspetta che escano allo scoperto ad esempio i coronati può tranquillamente tirare con...
(interruzione dell'Assessore Isabellon, fuori microfono)
... non c'è l'obbligo di sparare, però ci deve essere un provvedimento legislativo che lo impedisce. Se lei dice: "non bisogna sparare in zona cespugliosa", ma lei sa benissimo che qualche Presidente di qualche associazione venatoria un po' di anni fa scambiò una mucca per una lepre; quindi non è che ci si affida al buon senso e si dice che non si può, perché, in caso di contestazione, il cacciatore dice: "ma io sono a 50 metri dalla strada regionale, sono a 100 metri dal recinto, non ho tirato in direzione del centro del "Parc animalier", quindi sono autorizzato e posso farlo". Non vogliamo assolutamente far sì che la caccia venga vietata, perché non è nel nostro modo di approcciare; vi sono delle attività, ma queste attività legittime per qualcuno, non opportune per altri, vanno regolamentate e noi le abbiamo portato dei casi in cui la legge n. 64/1994 ha un "buco", perché potrebbe capitare ciò che abbiamo dichiarato in Consiglio. Lei non ne vuole sentir parlare, il suo intervento è marcatamente "inquinato" dal fatto ideologico che per forza si deve schierare contro gli ambientalisti e contro il gruppo "Arcobaleno", quindi ha fatto riferimento a dichiarazioni che noi non abbiamo fatto, ma si è dimenticato di ometterle nella discussione, per cui è un problema pratico. Lei non vuole affrontarlo, rigetta le nostre tesi senza neanche sentire le argomentazioni o tentare di capire quello che vogliamo dire, va bene; a questo punto ci affidiamo al Consiglio.
Presidente - Pongo in votazione la mozione in oggetto:
Consiglieri presenti: 27
Votanti: 24
Favorevoli: 3
Contrari: 21
Astenuti: 3 (Frassy, Lattanzi, Tibaldi)
Il Consiglio non approva.
Presidente - Con tale punto esauriamo l'ordine del giorno per questa mattinata. Il Consiglio è riconvocato alle ore 15,30.
La seduta è tolta.
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La séance se termine à 12 heures 53.
