Objet du Conseil n. 981 du 10 janvier 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 981/IX - RITIRO DI MOZIONE E APPROVAZIONE DI RISOLUZIONE SUL PARCO INTERNAZIONALE DEL MONTE BIANCO.
Si dà atto che alle ore 17,01 assume la Presidenza il Vicepresidente Dolchi.
PRESIDENTE:Do lettura della proposta di mozione in oggetto, presentata dal Consigliere Riccarand ed iscritta al punto 21 dell'ordine del giorno.
MOZIONE
La catena del Monte Bianco costituisce un patrimonio naturalistico di incomparabile bellezza, di prestigio mondiale, di incalcolabile valore. Proteggere questo patrimonio e tramandarlo intatto alle future generazioni è un compito fondamentale di chi ha pubbliche funzioni di amministrazione e di governo a livello regionale, nazionale e internazionale.
La proposta avanzata dal Club Alpino Accademico Italiano e ripresa dai Ministri dell'Ambiente di Italia, Francia e Svizzera di fare del Monte Bianco il primo Parco naturale internazionale del mondo è una proposta che sottolinea e valorizza questo grande patrimonio naturalistico e che può essere, se correttamente realizzata, di grande interesse per la Valle d'Aosta.
Tutto ciò premesso, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
DELIBERA
1) di esprimere apprezzamento per l'ipotesi di realizzare il Parco Internazionale del Monte Bianco;
2) di sottolineare che la gestione di tale Parco deve essere affidata ad un organismo unitario in cui siano presenti, in modo significativo e maggioritario, rappresentanti delle realtà regionali territorialmente interessate (Valle d'Aosta, Savoia, Cantone Vallese) oltre che rappresentanti dei tre Stati (Italia, Francia, Svizzera);
3) di dare mandato alla Giunta regionale di intesa con la II Commissione consiliare permanente, e in accordo con le competenti autorità regionali e statali, di assumere le opportune iniziative per istituire il Parco internazionale del Monte Bianco.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Questa mozione è già stata in parte illustrata e discussa nella precedente adunanza del Consiglio, prima che alcuni gruppi consiliari chiedessero una pausa di riflessione per poter esprimere un parere più compiuto e meditato sull'argomento. Ho pensato bene di ritirarla e riproporla in questa sede per dar modo al Consiglio di potersi esprimere in modo più compiuto.
L'argomento ormai è conosciuto. In occasione del bicentenario dell'ascesa al Monte Bianco, i più grandi alpinisti del mondo ed il Club Alpino Accademico Italiano hanno proposto l'istituzione del parco internazionale d'alta quota del Monte Bianco, che sia gestito insieme dai tre Stati (Italia, Francia e Svizzera) e dalle tre Regioni (Valle d'Aosta, Savoia e Cantone Vallese) maggiormente interessati all'iniziativa.
Tale proposta è stata poi ripresa dai Ministri dell'Ambiente di Italia, Francia e Svizzera ed è stata ufficializzata, quantomeno come intenzione, nel corso di una conferenza stampa.
Sappiamo che in Francia è stata istituita una commissione di studio con l'incarico di esaminare il problema e di coinvolgere anche le amministrazioni locali; sappiamo anche che in Italia sono in corso degli incontri e che è stata avanzata la proposta di inserire il Monte Bianco nella legge quadro sui parchi nazionali. Presumo che si tratti di un primo passo verso l'attuazione dell'ipotesi di un parco internazionale.
E' quindi necessario che l'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta dia un'indicazione o un segnale di interesse e di iniziativa concreta rispetto a questa ipotesi. Noi non possiamo rimanere ai margini, lamentandoci magari di non essere consultati, ma dobbiamo assumere l'iniziativa per essere partecipi di questo progetto.
Da quello che è emerso dal precedente Consiglio e dal dibattito svoltosi a Courmayeur, organizzato dall'Union Valdôtaine ed al quale ho partecipato anch'io, mi pare che non ci siano posizioni sostanzialmente contrarie, almeno in linea di principio, all'istituzione del parco internazionale del Monte Bianco, perché tutti ci rendiamo conto del valore e del significato che può avere l'istituzione di quest’area protetta nel cuore dell'Europa, di cosa rappresenta il Monte Bianco per l'alpinismo e per la questione ambientale.
Ci sono evidentemente problemi di perimetrazione, di confini e di estensione, ma soprattutto di gestione. E' in questo ambito che noi dobbiamo svolgere un ruolo importante e si pone l'esigenza che il Consiglio regionale faccia emergere un'indicazione di disponibilità, di interesse e di partecipazione nei confronti di questa ipotesi.
Una richiesta ben precisa potrebbe ipotizzarne una gestione internazionale, delegata ad un organismo, nel quale sia affidato un ruolo significativo e maggioritario alle realtà locali (Valle d'Aosta, Savoia e Cantone Vallese) e ovviamente anche agli Stati, perché ci deve essere un rapporto equilibrato.
E' opportuno pertanto che gli organi del Consiglio ed in particolare la Commissione permanente che si occupa dell'assetto del territorio abbiano la possibilità di seguire costantemente l'evoluzione dell'ipotesi del parco del Monte Bianco. Io credo che noi dobbiamo dare il nostro contributo perché tale ipotesi diventi realtà e sia realizzata nel modo che noi riteniamo più opportuno, ma anche per avere fin d'ora, lungo l'iter di formazione e di discussione del progetto, una voce in capitolo. Se non prendiamo una posizione chiara e non ci attiviamo, rischiamo di rimanere fuori ed a ben poco servirebbe poi lamentarsi e recriminare per non essere stati consultati.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Agnesod; ne ha facoltà.
AGNESOD (UV):Au sujet de cette motion je désire exprimer quelque considération, compte tenu aussi du fait que je fais partie de la Commission pour l'aménagement du territoire et que nous avons eu déjà plusieurs fois l'occasion de traiter des problèmes des parcs.
Je crois avant tout, afin d'éviter des strumentalisations ou de mauvaises interprétations à l'égard de ma position, de souligner l'avis favorable à la création d'un territoire protégé. Le problème fondamental c'est la méthode. Sauvegarder signifie avant tout prendre en charge les problèmes humains, sociaux et économiques des populations et, pour faire ça, nous ne pouvons pas imaginer d'accepter une logique de choix et d'impositions de la part du pouvoir central. Les habitants, par le moyen des communautés locales, c’est-à-dire ceux qui connaissent, ceux qui vivent au sein même de la nature, doivent se charger de la faire respecter.
Le but sûrement serait atteint si tous ensemble nous arrivons à comprendre ce chemin. Il sont faites en mauvaise foix les considérations que quelqu’un veut faire passer, selon lesquelles il y a parmi les autochtones beaucoup de spéculateurs prêts à détruire et à cimentifier leur territoire.
A cet égard je veux porter à votre attention quelque donnée du rapport du professeur Janin, que nous avons analysé en Commission. M. Janin a réalisé une enquête sur la population qui habite le territoire du Parc du Grand Paradis. Sur la base d'un échantillon représentatif selon âge, profession et composition familiale, a été rédigé un questionnaire comportant trente questions. A la question numéro 10 ("Etes-vous satisfait de l'existence et de l'administration du Parc?") les réponses ont été les suivantes:
a) sur l'existence du Parc:
- oui: 82%
- non: 8%
- non réponse: 10%;
b) sur l'administration du Parc:
- oui: 11%
- non: 75%
- non réponse: 14%.
Il est évident que la population est pour le Parc, mais dans des conditions totalement différentes, en ce qui concerne la gestion. L'esprit démocratique ne peut pas accepter l'idée du montagnard virtuellement dépossédé au profit d'un maître anonyme et loin, l'Etat, dont il doit constamment solliciter l'autorisation pour l'usage du sol, la couverture végétale, le coupe du bois, etc.
Malheureusement presque toujours l’esprit des montagnards est ignoré de la part d'une certaine presse et surtout de la presse nationale.
Ici je reprends de nouveau le rapport de M. Janin: "Qui donc à Rome, Florence ou Milan, se soucie du poids électoral de trois ou quatre mille électeurs des vallées valdôtaines? Ils manipulent l'opinion publique et ils retardent la solution des problèmes. Demeurons sérieux et responsables et prenons connaissance de l’état d'esprit réel des montagnards".
Je termine mon intervention par une considération. Dans la République Fédérale Allemande les parcs et la protection de la nature en général ont atteint un niveau inconnu in Italie. Et bien, les compétences effectives de la protection de la nature et le traitement du paysage reviennent aux onze lä nder, à l'intérieur desquels la protection est exercée par les administrations des arrondissements et des communes.
La Vallée d'Aoste, selon moi, est favorable à la possible institution d'un parc international du Mont-Blanc. La seule condition qu’on pose est celle qui s'avère dans d'autres états voisin, c'est-à-dire: la participation des collectivités locales et des population concernées à la création et à la gestion des Parcs, et le respect des normes constitutionnelles prévues par le Statut spécial.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.
STEVENIN (UV):Il n'y a pas grand chose à ajouter dans cette salle, du fait que lors du dernier Conseil régional plusieurs Conseillers se sont exprimés à l'égard de la proposition de la création du parc international du Mont-Blanc. D'ailleurs ont pris la parole l'Assesseur Perrin, par la suite le Conseiller Andrione et encore le Conseiller Vallet et l'Assesseur Faval, qui ont expliqué de façon claire la position de l'Union Valdôtaine.
Je crois tout de même que la motion préparée par le Conseiller Riccarand est inacceptable ainsi comme elle a été conçue. Evidemment il y a des différences à la base de notre pensée et tout en exprimant notre point de vue favorable et notre disponibilité à la création du parc international du Mont-Blanc, il y a évidemment l’exigence encore une fois de marquer notre point de vue en tant que majorité, et non pas comme Union Valdôtaine. D'ailleurs nous souhaitons la création de ce parc, comme l'ont déjà dit, dans la séance précédente, les différents Conseillers qui ont pris la parole.
Bien sûr nous contestons la méthodologie qui a été adoptée par les gouvernants italiens, français et suisses. Nous souhaitons par contre d'agir dans la possibilité d'une consultation de toute la population concernée. Nous avons prédisposé un ordre du jour que nous allons distribuer immédiatement.
Le problème du parc international du Mont-Blanc, comme tout le monde sait, intéresse non seulement le Val d'Aoste, mais aussi d'autres régions françaises et un canton valaisan.
Si M. Riccarand a participé à la réunion qui a eu lieu à Courmayeur, a pu prendre bonne note de la position des différents représentants des autres communautés, surtout de la position du représentant valaisan, du canton qui a réuni les Communes concernées. Un ordre du jour a été lu, toujours à Courmayeur, pour informer tout le monde de ce qui pensent les Valaisans à cet égard.
Par contre, pour ce qui est de la Savoie, il y a un communiqué de presse, qui vient de paraître signé par le maire de Chamonix, M. Michel Charlet, qui informe qu'il a décidé de ne plus participer aux travaux d'étude sur la faisabilité du projet de création du parc international du Mont-Blanc. Il s'agit là de réunions d'un certain comité de pilotage, par lesquelles le Gouvernement français portait de l'avant son projet de faisabilité du parc international.
Pourquoi ,ca? Il donne des motivations qui sont pratiquement les mêmes motivations à cause desquelles nous refusons la méthode adoptée par le Gouvernement italien et par tous ceux qui ensemble pronent pour cette suggestion. M. Charlet dit que, si la protection de la nature est indispensable, elle doit être intégrée par une politique de l'environnement qui en soit réellement une. Le projet du parc international n'offre que des solutions sectorielles, faites d'interdictions et de restrictions. Le pouvoir de gérer complètement le devenir de notre territoire, je parle évidemment pour ce qui le concerne, a toujours été dénié à la vallée de Chamonix et à ses habitants. Pourtant qui d'autre que les habitants qui vivent de et sur ce territoire peut prendre durablement et sans excès ces importantes décisions?
Les problèmes posés aujourd'hui doivent trouver des solutions au-delà des frontières et des Etats, et l'Europe doit permettre aux collectivités locales de retrouver leur place tout en respectant le principe de souveraineté nationale.
Notre Vallée peut prétendre à d'autres ambitions que à une hiérarchisation statique de l'espace. Son équilibre et son avenir dépendent d'une politique qui englobe aussi bien la protection de la nature que la mise en valeur du patrimoine et sa réhabilitation. La sauvegarde d'un site est une utopie, il faut prendre en compte l’ensemble de la Vallée avec ses problèmes de pollution, d'aménagement de la montagne, de communication et bien sûr de sa population.
Nos amis, Valaisans et Valdôtains, ressentent les mêmes besoins pour une qualité d'ensemble. Il apparaît important de marquer notre volonté et notre capacité à définir et gérer les conditions de notre développement, dans un schéma prochain à nos trois vallées: d'abord, suite à des études de faisabilité triparties, des objectifs qui se concrétiseront dans une charte transfrontalière de protection de la nature et de mise en valeur du patrimoine, qui fera du Mont-Blanc l'espace nature de l'Europe; un espace qui aura certes sa réglementation, mais adaptée, donc comprise, aux besoins des montagnards. Le succès de cet enjeu en dépend.
Or il y aura d'ici quelque jour une autre rencontre à Chamonix, qui verra la présence des Valdôtains et des Valaisans avec les Haut-Savoyards, qui organiseront cette nouvelle rencontre.
Je crois que si nous sommes d'accord pour la réalisation de ce parc, on peut mettre les bases pour travailler ensemble avec ceux qui habitent ces territoires et sûrement dans l’esprit, que d'ailleurs nous partageons, de la sauvegarde de l’environnement, mais en tenant compte surtout de ceux qui habitent le territoire.
PRESIDENTE:Colleghi Consiglieri, come annunciato dal Consigliere Stévenin, è stata presentata una proposta di risoluzione firmata dal Presidente della Giunta Rollandin, nonché dai Consiglieri Lavoyer, Limonet, Stévenin, Milanesio e Rusci. Il documento sarà distribuito dalla Presidenza, che tra le sue non molte prerogative, alle quali non può e non vuole rinunciare, ha anche quella di distribuire i documenti. Pertanto, si distribuisca il documento.
Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, non mi stupisco che il Consigliere Riccarand abbia in qualche modo formalizzato le opinioni che aveva già manifestato la volta scorsa, ma che io non condivido, anche se le stesse hanno avuto notevole risonanza, per la verità più fuori della Valle che al suo interno. Fuori dalla Valle, infatti, tutte le volte che qualcuno sposa certe cause con l'alibi dell'ambiente, questo qualcuno viene particolarmente accettato e favorito, specie fuori Valle, e certa stampa provvede anche ad ingigantire le sue opinioni.
La volta scorsa ho già detto che, quando una serie di degne persone, che sicuramente fanno bene le arrampicate, ma che, secondo me, capiscono ben poco di politica, sono partite dai vari campi del Sud Tirolo o da altre zone per venire ad insegnare ai Valdostani quello che dovevano fare per il Monte Bianco, io ho cominciato ad avere qualche perplessità. Ho sempre pensato e creduto, infatti, che non fosse necessario che Messner venisse ad insegnare ai Valdostani quello che essi devono fare per difendere le montagne, cosa che credo sapessero ben fare da soli, anche perché, almeno finora, i Valdostani non sono mai andati ad insegnare agli altri quello che devono fare. Come non siamo mai andati in Sicilia ad insegnare a piantare i mandarini, così mi sembrerebbe sciocco che altri venissero ad insegnare a fare i montanari proprio ai montanari.
Il documento del Consigliere Riccarand non è condivisibile perché, come è stato ricordato anche da altri colleghi, è sorretto da una logica di tipo cittadino, cioè libresca, nel senso che è la solita logica delle frasi fatte, per cui si ritiene che livellando le diversità si possa ottenere chissà che cosa. Non mi riconosco quindi in questo documento, che però ha una sua logica, quella cioè che porta ad assumere certe posizioni sul Gran Paradiso, sull'autostrada...
Non è certamente il documento del Consigliere Riccarand che mi preoccupa, ma mi preoccupano altre due circostanze. Una è costituita dal fatto che ogni volta che si parla di parchi, chi ha il potere a Roma (non certamente il Consigliere Riccarand e neppure noi, ma il Governo, i ministri, i sottosegretari...), ogni volta che in qualche modo in qualunque zona, ma specie nell'arco alpino, si parla di parchi, utilizza la parola "parco" per cercare di togliere spazi di libertà, di operatività e di vita alla gente delle valli.
L'altro giorno, su "Rai 3 Piemonte" c'era un servizio sul Parco dell'Argentera, situato nella parte meridionale del Piemonte, che dovrebbe essere trasformato in un parco internazionale o in qualche cosa del genere. Una preoccupazione che veniva espressa da alcune persone che erano state intervistate riguardava appunto il fatto che, qualora dovesse passare l'ipotesi di una trasformazione del parco da regionale in transnazionale, si potrebbe in qualche modo concretizzare l'ipotesi di un passaggio dal regime dei vincoli al regime degli espropri dei terreni. Il fatto cioè che si vada ad una dimensione sovranazionale, che quindi presuppone delle interferenze di Stati, potrebbe portare ad ulteriori e peggiorativi vincoli nei confronti delle proprietà e quindi delle condizioni di sussistenza e di vita della gente che ha a che fare con il territorio soggetto a Parco.
Noi, colleghi Consiglieri, abbiamo ancora le ferite piene di sale per la vicenda del Parco del Gran Paradiso, ma non dobbiamo affatto credere che essa si sia chiusa bene per noi. Il tentativo, peraltro lodevole, di far sentire a Roma la nostra voce e le nostre prerogative, nonché quello che ci spetta, come in quel caso, e che vada a nostro favore, non ha avuto una calda accoglienza a Roma.
Ho già detto stamattina che i giornali hanno montato una campagna che io non esito a definire, specie in alcuni casi, diffamatoria nei confronti dell'immagine della Valle d'Aosta. Alcuni giornali hanno riportato la storia per cui, passata Carema, sembra che qui ci sia una banda di bracconieri che dalla sera alla mattina va in giro ad ammazzare le bestie con le balestre. Potrei fare anche dei nomi, ma vi assicuro di aver letto articoli veramente allucinanti in questo senso, che potrebbero far dire a chi viene da fuori: "Ma dove siamo finiti? Che razza di giungla montana è mai questa?" e magari potrebbero danneggiare anche l'immagine turistica della Valle.
Non è questo comunque che è allarmante, ma lo è il fatto che ministri di Roma, che magari dovrebbero occuparsi di altre cose, hanno preso l'occasione della discussione sul Parco del Gran Paradiso, che riguardava la Valle d'Aosta, per inserire delle posizioni, non dico antiautonomistiche che sono nella loro logica, ma posizioni che sono contro la gente.
Voglio fare un esempio. Quando sento che il Ministro liberale Zanone ha il coraggio di affermare che la regionalizzazione o comunque l'intervento di una Regione autonoma su una parte del proprio territorio potrebbe condurre a chissà quali conseguenze, ecco che allora io vedo il grande pericolo che, attorno alla questione, in teoria anche legittima e giusta, dei parchi possa inserirsi, da parte di chi può e di chi vuole in quel di Roma, una ennesima azione antiautonomistica.
Con franchezza dico allora di non condividere la proposta dei colleghi della maggioranza. Io non voterò il documento del Consigliere Riccarand, ma esprimo il mio totale dissenso rispetto al documento dei gruppi della maggioranza. Perché? Non perché le affermazioni che vi sono contenute non siano legittime, anzi sono tutte giuste, ma, nella mia diffidenza, di persona cioè rimasta troppo scottata dal potere centrale, riconosco che in essa c'è ancora quella ingenuità di pensare che cercando di lisciare il pelo del lupo, in questo caso della lupa visto che parliamo di Roma, dalla parte giusta, poi essa ci lasci tranquilli. In realtà anche la lupa ha i denti e, pur lisciandole quello che si vuole, si corre comunque il rischio di essere presto azzannati.
Io ho letto il documento solo adesso, ed anche piuttosto velocemente, comunque mi riconosco nelle sue premesse, dove si dice:
"Ricordato...; considerato che la popolazione valdostana, per sua tradizione, si è sempre dimostrata attenta alla salvaguardia di quello che considera uno tra i suoi più importanti patrimoni: il territorio; tenuto conto che, per quanto riguarda il Monte Bianco, le popolazioni locali..." hanno fatto tutto. Ma, ribadito che l'Amministrazione regionale fa tutto per la salvaguardia del Monte Bianco, poi si dice: "Allora facciamo il parco". Perché? Perché quattro politici di Roma si sono svegliati ed hanno detto: "Adesso inventiamo il parco del Monte Bianco", perché quattro scalatori (o anche di più) ad un certo punto hanno lanciato questa "boutade", allora noi diciamo: "Facciamo il parco".
Noi, anzi io dico: "No, non è necessario, non siamo d'accordo, non ci interessa; è un di più. Perché mai dovremmo avventurarci a prendere in considerazione un'ipotesi di questo tipo?".
Qualcuno dirà: "Però nel penultimo capoverso del documento della maggioranza si chiede di gestirlo noi". Eh, certo che andrebbe bene, ma solo se sapessimo di poterlo realmente fare! Scusatemi, ma abbiamo l'esperienza del Gran Paradiso: quando si è chiesto davvero di volerlo gestire noi, cosa hanno fatto? Non ce l'hanno permesso. Quando abbiamo detto: "La Regione, nell'ambito delle sue competenze, adesso vuole...", dapprima hanno fatto la campagna di stampa per dire che qui erano tutti contro l'ambiente e poi sono ricorsi a tutte le maniere possibili ed immaginabili per bloccare l'iniziativa.
Ora, se non ci fosse stata la tragica esperienza del Gran Paradiso, che non è ancora chiusa del tutto, perché come ho già detto le ferite sono ancora ricoperte di sale, ecco che allora io potrei dire: "Va bene, concediamo fiducia agli interlocutori di Roma: visto che la Regione auspica di poter gestire il parco in prima persona e visto che non siamo aprioristicamente contrari, chiediamo di riuscire in qualche modo...". Scusatemi, però, abbiamo ben visto che sulla questione del Parco del Gran Paradiso ci hanno sbattuto la porta sul naso ed anche in modo molto poco educato.
Perché quindi dobbiamo concedere fiducia e dire: "Noi, comunque, sottolineiamo la disponibilità alla creazione del Parco".
Invece no, perché dovremmo dire: "Oggi come oggi non riteniamo che questa ipotesi possa davvero interessare la nostra comunità. In questo momento noi siamo in tutt'altre faccende affaccendati, piuttosto che metterci a costruire un parco in più, perché in questo momento il problema ambientale della Valle d'Aosta è al centro degli impegni dell'Amministrazione e la Valle non ha bisogno di mettersi a fare un altra carrozza, un carrozzino o un wagon lits internazionale attorno al Monte Bianco. Noi abbiamo ben altro tipo di problemi".
Come è stato già ricordato dai colleghi che hanno parlato prima di me, il problema dell'ambiente è da sempre, generazione dopo generazione, al centro delle preoccupazioni di chi in questo ambiente vive.
Il Consigliere Riccarand ha ricordato prima il problema della delimitazione del parco con le paline, per stabilire chi è dentro e chi è fuori. Scusate, ma io mi chiedo se è questo il vero problema della Valle d'Aosta per i prossimi cinque, dieci o venti anni. Il problema della Valle d'Aosta, attorno alla questione del Monte Bianco, è quello di fare in maniera che ci sia un guadagno reale per chi vive lì, in termini di vivibilità dell'ambiente e di capacità di rendere l'ambiente attrezzato ed appetibile ad un turismo che per la Valle d'Aosta è importante e che, secondo me, non gira attorno a cose di questo tipo.
Ecco allora che con tutta franchezza, proprio perché non voglio impedire alla maggioranza di votare il proprio ordine del giorno, che dà un'ennesima fiducia e firma una ennesima cambiale in bianco, non posso esimermi dal pensare che si firma una cambiale in bianco, sapendo già prima che l'interlocutore farà di tutto per sottrarla alla onorabilità della firma.
Ad ulteriore dimostrazione del fatto che, secondo me, si tratta di un segno politico che concede una fiducia immeritata, mi riallaccio a quello che è stato detto dal Capogruppo dell'Union Valdôtaine. A ragione, infatti, egli ha detto: "Scusate, ma assistendo al modo in cui è saltata fuori a livello istituzionale questa proposta, dobbiamo dire che non ci soddisfa". Come l'hanno fatto una volta, lo faranno una seconda e poi anche una terza: da Roma è stata data l'imbeccata, la direttiva o l'indicazione e poi, quando le indicazioni sono date, bisogna uniformarsi.
L'opinione che il nostro Gruppo cercherà con pacatezza di portare avanti nei ragionamenti anche fuori di qui, è che oggi la Valle d'Aosta non ha bisogno del Parco del Monte Bianco; non le piace il modo in cui è saltata fuori la questione, non le piace il fatto che sia stata calata dal di fuori e dall'alto, ma soprattutto, a mio parere, alla Valle d'Aosta non deve piacere il fatto che si corre di nuovo il rischio che un suo gesto di buona volontà possa essere utilizzato per incunearle, attorno e dietro, posizioni contrarie alle autonomie.
Io lo so che da parte delle forze di maggioranza della Regione questo è un gesto di grande buona volontà, ma noi sappiamo che l'interlocutore ha sempre utilizzato i gesti di buona volontà (questo non è capitato solo nel caso dei parchi, ma in diecimila altre circostanze) per cercare di incuneare, attorno e dietro a questa buona volontà, le sue posizioni, che sono sempre state contrarie alle autonomie, alla gente che vive in montagna, alle sue peculiarità ed alle sue volontà.
Io ho dato le dimissioni dal Consiglio provinciale di Torino, proprio per ché l'attitudine politica dei partiti, delle forze e del potere di Roma consiste proprio nel lusingare noi, che siamo fuori dalla politica dei partiti, dicendoci: "Sì, va bene, però adesso discutiamo e troviamo il sistema, perché ci sarà modo di capire anche le vostre istanze", mentre poi alla resa dei conti, se non si ha una forte posizione autonomistica, dal loro punto di vista giustamente disattendono le proposte che possono aver fatto. Ecco allora che io ho detto: "Preferisco andar mene, perché non ci sono margini".
Qui in Valle d'Aosta, invece, i margini per un ragionamento autonomistico ci sono e pertanto, con tutta franchezza, proprio perché non voglio che il mio ragionamento sia interpretato come un discorso contro gli altri gruppi autonomistici, dico che, secondo me, è un errore che i movimenti autonomistici più forti, ovviamente rispetto al mio, e che comunque avrebbero ed hanno una certa forza, accettino un compromesso su questo argomento. Secondo me, la posizione dovrebbe e potrebbe essere molto più ferma, nel senso che dovrebbe di re: "La Regione Valle d'Aosta non marcia su questa ipotesi, perché essa marcia con le sue gambe su ben altre ipotesi e non ha certamente bisogno che venga posto in questi termini un problema, che in realtà, come è stato detto bene anche da altri colleghi la volta scorsa, è solo un falso problema".
Non venitemi a dire che, in un Paese come lo Stato italiano, che ha degli inquinamenti spaventosi, perché ci sono delle città in cui non si riesce a vivere, e che ha spaventosi problemi di convivenza, perché ci sono delle zone del Paese in cui ormai, per la comunità autoctona, è praticamente impossibile vivere a causa delle spaventose situazioni sociali oltre che ambientali, il problema dei prossimi anni è quello di palinare il Monte Bianco. Se ci vogliamo raccontare delle barzellette, non credo proprio che il Consiglio regionale sia la sede più adeguata.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Faccio un intervento molto breve, anche perché non voglio ripetere cose già dette nell'ultima adunanza consiliare. Cerco quindi di sintetizzare la nostra posizione, dicendo subito che la risoluzione proposta dalla maggioranza ci trova d'accordo, ad una condizione però, che voglio spiegare richiamando alcuni ragionamenti che abbiamo già fatto nella precedente adunanza.
Noi avevamo condiviso la critica al metodo con cui si è iniziata la discussione sul parco internazionale del Monte Bianco, perché, in effetti, ancora una volta quel metodo considera in modo marginale il ruolo della nostra Regione ed in generale delle collettività locali. Torno a ripetere delle cose che ormai sono ovvie, dicendo che quello è un modo sbagliato di avvicinarsi ad un problema di questo tipo.
Nello stesso tempo, però, noi avevamo avvisato la maggioranza sul rischio che, intorno ad un processo così interessante anche per la Valle d'Aosta (non dimentichiamo che il Parco internazionale ha un rilievo esterno molto importante, che può portare degli indubbi benefici, anche di immagine, alla nostra Regione), si possa aprire una competizione che va ben oltre la stessa Europa, proprio sul tema dell'utilizzo delle risorse ambientali. Qualche tempo fa un Assessore regionale ci ricordava che fuori dall'Europa il Monte Bianco è considerato Chamonix, nel senso che è conosciuto come una montagna francese. Ecco allora che questa occasione è formidabile per una proiezione esterna del la nostra Regione.
Se questo è vero, noi non possiamo avere una posizione minoritaria, cioè di difesa. La volta scorsa noi dicevamo che, se in questa Regione c'è accordo sull'opportunità di realizzare questo parco internazionale, si pongano da un lato le condizioni per la sua gestione, prevedendo un coinvolgimento vero e pieno delle collettività locali, principio questo su cui siamo largamente d'accordo in molti, e dall'altro promuovendo anche noi una proposta sul tipo di parco.
Non sto a ripetere le obiezioni che sono venute dal Consigliere Andrione ed anche da altri, inerenti al tipo di parco ed al tipo di protezione da ipotizzare in quell'ambiente, ma a me pare che sia proprio questo il punto nel quale non dobbiamo solo fermarci ad aspettare gli altri, nel senso che diciamo: "Siamo d'accordo, ma solo a condizione che anche questa comunità sia coinvolta, però diteci un po' voi che tipo di parco internazionale volete fare nel Monte Bianco". No: io pretendo che sia anche questa Regione a fare una proposta sul modello di parco.
Ho già detto l'altra volta che, proprio in questo senso, giudichiamo positivamente il fatto che si siano intrapresi dei rapporti con le Regioni confinanti e che si dia avvio ad un lavoro e ad una proposta che partono dal basso. Si tratta indubbiamente di un fatto positivo.
Questo è quindi il ragionamento che abbiamo fatto e per questa ragione, se la maggioranza è d'accordo, io proporrei che alla risoluzione, che per noi va bene così com'è e che per molti aspetti completa anche il modo di ragionare, rispetto a questo tema, proposto dal Consigliere Riccarand, proprio per rafforzare la nostra intenzione di progettare il parco internazionale del Monte Bianco, si aggiunga un punto, che formulerei in questo modo:
"Il Consiglio delibera di dare mandato al Presidente del Consiglio regionale, sentiti la Giunta regionale e la Conferenza dei Capigruppo, di istituire un gruppo di lavoro, composto da cinque membri, scelti tra pubblici amministratori ed esperti, con il compito di promuovere le opportune ricerche preparatorie e la documentazione inerente l'istituendo parco naturale internazionale del Monte Bianco".
Io sono, quindi, favorevole a che questo Consiglio si metta immediatamente al lavoro, coinvolgendo amministratori ed esperti, per definire la nostra proposta relativa all'istituendo parco.
Mi sembra che questa iniziativa sia rafforzativa ed in un certo senso evita di farci apparire comunque, anche sul piano della scelta del tipo di parco, in una posizione subalterna.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Limonet; ne ha facoltà.
LIMONET (DC):Farò solo alcune brevi considerazioni in riferimento al problema.
Credo che nessuna forza politica regionale, dopo aver concorso alla creazione del Parco del Mont Avic, possa esprimersi contro la creazione di un altro parco, senza contraddirsi. Questo vale per precisare che noi della Democrazia Cristiana, sebbene contrariati dal modo in cui ci è stato presentato il problema, siamo favorevoli alla costituzione del parco.
Come Amministratori regionali, non possiamo inoltre essere tanto insensibili da non recepire (ed in questo sono abbastanza d'accordo con quanto è stato detto dal Consigliere Tonino) che il nuovo parco potrebbe essere un grande veicolo pubblicitario per la nostra Valle: sarebbe un modo per portare la nostra regione alla ribalta internazionale, se non addirittura mondiale.
Non dobbiamo neanche rigettare la proposta, per il solo fatto che si tratta di una iniziativa nazionale. Certo, a mio avviso, il Ministro Ruffolo l'ha impostata in modo un po' troppo semplicistico. Prima di farne un problema internazionale, sarebbe stato meglio parlarne con le popolazioni locali. Tuttavia, sempreché esista qualcosa di buono in quell'idea , dobbiamo scartarla "a priori".
Pertanto, in questa situazione, visto che neanche gli altri Stati sembrano essere tanto contrari all'istituzione di questo nuovo parco e viste anche le nostre considerazioni e quelle delle varie associazioni più direttamente interessate, che sembrano essere quasi favorevoli a tale istituzione, si può presumere che quell'idea, buttata lì quasi per scherzo, possa diventare realtà ed essere giocata fra non molto sulla nostra pelle.
A mio avviso, quindi, dovremmo smetterla di commiserarci, per mobilitare, invece, tutte le forze politiche e sociali della Valle per impostare subito una serie di rivendicazioni tendenti ad ottenere:
- una delimitazione del parco più favorevole possibile alle esigenze dei Comuni interessati e quindi delle rispettive popolazioni;
- un rispetto particolare delle linee di principio, nazionali ed internazionali;
- affinché lo stesso parco nasca a misura d'uomo, così come viene proposto, si dovrà fare in modo che la gestione dei problemi di aspetto locale sia demandata a chi meglio conosce le istanze della popolazione, cioè alla Regione ed al l'ente locale interessato.
Inoltre, per poter suggerire alcune soluzioni praticabili o contrapporle ad altre, qualora se ne presentasse l'occasione, propongo al Consiglio di predisporre anche un nostro studio di massima su questo futuro parco.
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
MILANESIO (PSI):Io credo che il documento presentato dal Consigliere Stévenin, a nome della maggioranza, sia abbastanza completo ed importante per questa fase della discussione. Non vorrei che il carro fosse messo davanti ai buoi, ma questa sera, specie da parte dei Consiglieri Tonino e Limonet, ho sentito avanzare delle proposte tese a predisporre fin d'ora uno studio o una commissione di studio sul futuro parco. Io credo invece che ci troviamo ancora in una fase che precede di gran lunga un discorso di questo tipo.
Anche se non condivido le conclusioni cui giunge il Consigliere Gremmo, devo riconoscere che c'è una certa logica ed anche una certa dignità politica nella sua posizione, specie quando ci fa notare che, purtroppo, noi arriviamo secondi nel fare questo discorso. Tuttavia siamo arrivati primi nel fare altri discorsi. Il parco del Mont Avic, infatti, non ci era stato certo ordinato dal medico e neppure ci era stato telefonato qualcosa in tal senso da Roma o da qualche altra centrale. Ciò dimostra che la Regione si sta già muovendo in una certa direzione...
(voce fuori microfono): Almeno quello!
... Io ho l'impressione che certe iniziative, dalle quali possiamo anche essere stati sollecitati ad un nostro maggiore interessamento, abbiano in realtà uno scopo prettamente pubblicitario e demagogico. Non mi riferisco tanto all'iniziativa del Ministro Ruffolo, che, essendo chiamato ad occuparsi di ecologia, ogni tanto deve ricorrere alla fantasia per fronteggiare le numerose sollecitazioni e pressioni che riceve, ma a quelle di certi alpinisti che, come bene è stato detto dal Consigliere Gremmo, farebbero forse meglio ad arrampicarsi di più ed a scrivere di meno.
Dobbiamo riconoscere, tuttavia, che l'idea o la proposta del parco del Monte Bianco è in sé positiva, per cui noi non ci sentiamo di considerarla negativa solo perché non è stata proposta da noi.
Io penso che il documento presentato dalla maggioranza sia abbastanza equilibrato: dà un parere favorevole a questa iniziativa, fa giustamente delle rimostranze sul modo in cui essa è nata, auspica tutta una serie di cose ed impegna il Presidente della Giunta regionale, cioè il Capo del Governo regionale, ad attivarsi in un certo modo.
Io credo che in questa fase ciò sia tutto quanto noi possiamo ragionevolmente fare, perché, oltretutto, dobbiamo vedere anche come si potrà sviluppare questo discorso tra Stati, Regioni e tutti coloro che possono essere interessati ad esso.
In altre circostanze io stesso per primo ho invitato il Consigliere Riccarand a rinviare una certa discussione per riprenderla dopo che, all'interno della maggioranza, ci fossimo chiarite le idee, proprio perché non si era mai discusso di quello specifico argomento, per cui ognuno poteva avere delle proprie opinioni.
Ora, però, visto che siamo arrivati ad una indicazione di questo tipo, che mi sembra concreta e nello stesso tempo realistica, riterrei opportuno fermarmi a questa proposta. Lascio ovviamente al Presidente della Giunta ogni decisione sulla proposta del Consigliere Tonino, ma, per quello che mi riguarda, direi che sarebbe opportuno fermarsi a questo punto, proprio perché il documento contiene una presa di posizione ed un mandato abbastanza precisi. E poi, se sono rose, fioriranno.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.
STEVENIN (UV):M. Milanesio m'a pratiquement précédé, car je pense comme lui que dans cette phase il n'est pas nécessaire de mettre sur pied une commission comme vient de proposer le Conseiller Tonino. Nous sommes dans une phase où nous allons pratiquement exprimer notre volonté politique de réaliser ce parc. Il y a cette volonté de se confronter avec les autres réalités. On veut comprendre exactement quelle est la pensée des populations valaisanes, des populations savoyardes et haut-savoyardes.
Par la suite, et seulement par la suite, je crois qu'on pourra même ensemble, même peut-être avec un projet qui voit la participation, les avis de ces communautés, entamer un discours nouveau, une proposition qui entre dans le concret.
On a essayé de faire un discours sérieux, on n'a pas voulu faire des polémiques, ni des critiques. On les a déjà faites dans d'autres séances, on les a faites sur nos journaux. Les polémiques et les critiques on les a faites un peu partout, mais ici on a essayé de réaliser une proposition de délibération qui peut voir l'accord des différentes forces politiques qui font partie du Conseil régional. Le fait que toutes les forces politiques soient d'accord ne peut pas toujours s’avérer possible. La vérité est qu'on s'est rendu compte que cette idée de la création du parc international a plu aussi à d'autres régions avoisinantes et c’est une idée qu’ils ont retenu, mais évidemment ils veulent la réaliser dans les conditions que j'ai dit, c'est-à-dire en gérant par les populations qui habitent ce territoire le parc du Mont-Blanc.
C'est bien pour cela que nous demandons à M. Tonino de retirer sa proposition, qui pourra peut-être dans l'avenir trouver une réalisation, en tenant compte que le Gouvernement régional a ses organes et ses possibilités de commencer à travailler dans une certaine direction.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):La risoluzione presentata dalle forze di maggioranza è piuttosto bruttina, perché contiene delle affermazioni che, a mio avviso, non sono molto fondate e vi sono presenti anche alcuni errori di base. Non capisco, ad esempio, perché vogliamo attribuire tutto il merito di aver avanzato questa proposta al Governo italiano, quando in realtà essa non proviene dai Ministri dell'Ambiente, italiano, svizzero o francese, ma dal mondo alpinistico ed in particolare dal Club Alpino Accademico Italiano. In ogni caso, il primo documento scritto è un appello diffuso e pubblicato anche sui giornali in occasione del bicentenario della scalata del Monte Bianco. Questo è il primo documento che io ho visto, anche se non so se ce ne siano stati altri. L'intervento dei Ministri dell'Ambiente è venuto dopo ed essi, a mio parere, hanno avuto l'accortezza di accogliere queste richieste e di rilanciare questa proposta.
Il fatto di lamentarsi, perché "il Governo ha formulato tale proposta scavalcando Regioni e Comunità locali", può essere anche esatto, ma resta il fatto che si tratta di una proposta, che noi dobbiamo saper valutare..
(... Interruzione del Presidente Rollandin...)
... Sì, ma è stata presentata come proposta o come ipotesi da valutare ed io non mi formalizzerei su questo aspetto. Il vero problema è quello di entrare nel merito.
Quanto poi al fatto che "per quanto riguarda il Monte Bianco, le popolazioni locali hanno contribuito a tutelarlo da interventi irrazionali", io sarei molto scettico, nel senso che non capisco bene che cosa si sarebbe potuto fare nel 1800 o nella prima metà del l900 sul Monte Bianco. Non credo che fossero praticabili ipotesi di strade a 4.000 metri. Si poteva invece intervenire con una funivia e la si è fatta. Pertanto non si può parlare di scelta di protezione, diciamo invece che lì non si poteva intervenire e, secondo me, c'è una bella differenza tra una scelta di protezione ed un mancato intervento.
In riferimento a quella dizione che ribadisce "l'impegno del l'Amministrazione regionale per la salvaguardia ambientale", c'è da osservare che in Valle d'Aosta, sotto la salvaguardia dell'ambiente, ne abbiamo viste di tutti i colori in questi dieci, ma special mente in questi ultimi quattro o cinque anni. Più che di una continuità, quindi, mi sembra che ci sia bisogno di una discontinuità, anzi di un salto di qualità.
Comunque, al di là di tutti questi rilievi relativi ad una formulazione che, a mio avviso, non è molto pertinente e precisa, esiste il dato positivo dell'ordine del giorno, costituito dalla disponibilità, anche se non so bene che cosa voglia dire la dizione "di tutte le forze sociali", alla creazione del parco internazionale del Monte Bianco ed è positivo e importante che il Consiglio regionale esprima questa volontà.
Pertanto, io non ho alcuna difficoltà a ritirare la mia mozione e ad esprimere un voto favorevole su questo testo, anche se, ripeto, non è che lo condivida nelle sue premesse, ma credo di poter sacrificare alcune diversità di vedute sulle premesse, per poi badare soprattutto alle cose concrete che ci interessano e che sono presenti nella parte propositiva.
In merito all'emendamento presentato dal Consigliere Tonino, che è stato anche da me sottoscritto, devo precisare che mi sembra un modo per recuperare terreno. Non solo noi arriviamo secondi nell'assumere una nostra posizione in merito, ma non dobbiamo dimenticare che sul versanti francese e svizzero, e non su quello italiano, dove credo che il Ministro dell'Ambiente, oltre a dire che vogliamo il parco, abbia fatto ben poco di concreto, tant'è che mi sembra non abbia neppure istituito appositi organismi, sono state nominate delle commissioni di lavoro che hanno già prodotto dei documenti ed hanno avviato una serie di consultazioni.
Perché, allora, non ci inseriamo anche noi con un nostro gruppo di lavoro? Se non si vuole un gruppo di lavoro, si affidi tale incarico alla seconda Commissione consiliare. Noi proponevamo un gruppo molto ristretto ed agile di esperti ed amministratori, che possa andare a vedere che cosa è già stato elaborato e possa fare delle proposte. Mi sembra trattarsi di un modo per dare solide basi ad un'affermazione di principio che, altrimenti, rimane fine a se stessa.
Poiché mi sembra che non stravolga affatto l'impostazione della risoluzione, io insisto affinché la proposta illustrata dal Consigliere Tonino sia inserita nella risoluzione.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Io sostengo la necessità di aggiungere l'emendamento proposto, per le ragioni già espresse meglio di me da altri Consiglieri. Qui si tratta di rafforzare la posizione della Valle d'Aosta con una proposta più netta e precisa.
Io faccio un paragone. Quando abbiamo deciso la scelta della Aosta-Martigny e del traforo, non ci siamo limitati a fare una proposta e poi a chiedere se gli altri erano d'accordo o meno, ma abbiamo valutato l'assoluta necessità di rafforzare la posizione della Valle d'Aosta con una precisa indicazione sul da farsi. Qui si tratta di fare lo stesso.
Io non conoscevo le cose dette dal Consigliere Riccarand, cioè che in Francia ed in Svizzera stanno preparando un'apposita documentazione. Mi è sembrato di capire che il Consigliere Stévenin dicesse: "Ma poi lo farà la Giunta nei suoi uffici". Io non sono contrario a che lo faccia la Giunta o che essa incarichi qualcuno, però su un tema di questo tipo il Consiglio regionale può anche decidere di costituire un gruppo di lavoro e quindi di dare anche una dignità diversa al tipo di attenzione al problema.
A me pare che si tratti di una scelta rafforzativa, che va nella direzione giusta. Detto questo, però, non è che io ritiri le considerazioni da me fatte sul testo dell'ordine del giorno, che, ripeto, noi voteremo, perché mi pare importantissima questa fase di pronunciamento.
Io sarei per cambiare, come ho già chiesto al Presidente della Giunta, la dizione "la disponibilità di tutte le forze sociali", perché la disponibilità è della Regione Valle d'Aosta. Non lo so, ma l'Associazione Artigiani è d'accordo? E noi ci possiamo impegnare per le forze sociali di questa Regione? Mi pare, invece, che sia più corretto, anche se si tratta solo di un dettaglio, parlare di impegno della Regione Valle d'Aosta.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):Le débat d'aujourd'hui a repris, je crois, celui qui avait été fait lors de la dernière séance, à laquelle je n’étais pas présent, mais je sais qu’on avait examiné dans le détail ce problème.
Je voudrais seulement souligner un aspect. Si on allait examiner le projet du parc du Mont-Blanc d'après l'attitude des parlementaires face au problème des parcs, je crois qu'il faudrait vraiment avoir des doutes. L'attitude de la Commission compétente au moment de l'analyse de la loi cadre sur les parcs, d'après l'attitude du sous-secrétaire Angelini, a été honteuse. C'est une attitude liée à la conviction (je le dis tranquillement, étant donné que la même impression a eu le collègue de parti et donc on a reproché ça à M. Angelini dans la même séance) qu'il n'existe aucune différence entre région à statut spécial et région à statut ordinaire. Ce n'est plus le cas d'en parler.
Le même argument a été repris par d'autres parlementaires, qui ont affirmé que, au moment où l'on parle d'environnement, ce n'est plus le cas de remettre en cause certaines compétences.
Je crois qu'on n'est pas à ce point. On peut s'engager dans un projet de parc sans oublier les compétences et je crois que c'est là la différence d'attitude face à un problème tel que le Parc du Grand Paradis.
Sur le Parc du Grand Paradis il y a eu sans doute un échec de la part de l'autonomie. Malheureusement les nombres ont aussi leur importance. Face à une proposition sérieuse et concrète on a eu une certaine réponse et on doit prendre acte qu'il y a une attitude qui encore une fois est contraire à une possibilité d'exploitation d'un système qui devait changer d'attitude.
Avec cette proposition on allait dépasser les problèmes des limites de la périmétration, on allait finalement renverser une certaine attitude. On n'a pas accepté ça. Mais alors, et c'est là le point, face à une attitude qu'on a connu, les possibilité étaient deux: ou bien prendre acte de ce qui s'est passé et dire qu'on n'a plus confiance dans les institutions et moins encore dans certains passages des institutions, ou bien réagir (et c'est là une attitude un peu différente) d'un point de vue de l'affirmation positive de la volonté de participer à une valorisation. Ce qui est différent de l'attitude qui ont certains face au problème de l'environnement et qui signifie uniquement interdiction.
Je crois qu'au moment où l'on dit: "Nell'ottica di una tutela del territorio dinamica ed equilibrata", on voudrait prendre à exemple une gestion, une possibilité de périmétration du parc qui a été faite dans d'autres systèmes, dans d'autres situations tout à fait pacifiquement, avec l'accord des populations. Alors en reversant l'idée, je crois que le seul système pour ne pas se mettre chaque fois dans une position négative, c'est de partir tout de suite avec une tentative d'insérer dans un discours sérieux les populations concernées. C'est là un discours sérieux, même si nous nous trouvons face à un échec pour le Parc du Grand Paradis.
C'est une tentative qu’on va faire, en soulignant l'exigence que sur un problème si important il y ait un accord entre les populations concernées qui dépasse les limites régionaux. Alors le canton concerné devra s'exprimer et à ce moment on pourra mieux évaluer quelle est l'attitude, quelle est la comparaison des problèmes que le Val d'Aoste a face aux autres problèmes. C'est une question de méthode que nous estimons possible et positive.
Je crois que nous pouvons partager entièrement les autres propositions faites. Une certaine série d'attitudes a fait du mal au Val d'Aoste, surtout l'attitude de la presse, qui correspondait mal à la réalité. C'est vraiment là qu'on a l'idée qu'il y ait une tentative de dépasser le problème pour arriver à un but qui est clairement différent. Mais là je crois qu’on va répondre par les faits.
Par exemple, au moment où on a discuté du problème du Grand Paradis, personne n'a parlé du fait qu'on avait institué un nouveau parc. Dans d'autres régions, quand on a institué un nouveau parc, on a fait du battage. Ici on a fait une conférence pour présenter le résultat, on a fait un débat dont le résultat a été d'admettre que tout de même le Val d'Aoste ne protège pas suffisamment l'environnement.
Les exemples qu'on apporte pour soutenir cette thèse sont toujours les mêmes: l'autoroute et le Superphoenix. J'ai toujours demandé quand est-ce que l’Administration régionale a choisi le Superphoenix...
(...Interruption du Conseiller Riccarand...)
Mais là encore une fois, M. Riccarand, je te dis que ce n'était pas pour porter l'énergie en Val d'Aoste; le Superphoenix l'a traversé contre les intérêts du Val d'Aoste même. On veut se débarrasser du Superphoenix? Qu'on le fasse. Il y a le 30% de l'énergie du Nord de l'Italie qui passe par la Vallée d'Aoste, mais chaque fois on oublie de le dire. Il s'agissait d'un choix qu'on nous a présenté d'une certaine façon et qu'on a réalisé d'une autre. Alors là c'est le Val d'Aoste qui est contre l'environnement et après on disait comme assuré qu'on voulait faire un tunnel au pré de Saint Ours à Cogne. L'Administration régionale , au contraire, a fait le choix de dire que non! Ces exemples expliquent la mauvaise fois de certaines interventions.
Pour conclure, je crois que la motion, telle qu'elle a été présentée, engage toutes les forces politiques et les engage surtout face à un problème qui dépasse les limites de notre Région. C'est un choix qui a une perspective européenne, qui veut être un modèle de travail et de méthode, qui est différent de ce qui s'est passé jusqu'à présent de la part de l'Etat. C'est une méthode enfin pour arriver à dire que s'il y a un projet sérieux, nous somme d'accord pour le porter de l'avant.
PRESIDENTE:Colleghi Consiglieri, nel dichiarare chiusa la discussione generale, riassumo la situazione dei lavori.
Mi sembra di aver capito che la mozione presentata dal Consigliere Riccarand sia da considerare ritirata.
Non ho capito, invece, se è da considerare ritirato l'emendamento presentato dai Consiglieri Tonino e Riccarand. Non viene ritirato?...
(...Intervento fuori microfono del Consigliere Tonino...)
... Non viene ritirato. Allora il Consiglio sarà chiamato a votare l'emendamento aggiuntivo, prima della risoluzione.
Poiché è stata avanzata una richiesta di modificare il terzultimo capoverso eliminando la dizione "di tutte le forze sociali", non so se i presentatori della mozione vogliono apportare tale correzione o meno.
Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):Je crois que à ce sujet on peut accepter de éliminer les mots "di tutte le forze sociali", étant donné qu'on parle déjà de la disponibilité de l'Administration régionale "alla creazione del parco naturale internazionale del Monte Bianco".
Au contraire, pour ce qui concerne le dernier alinéa qu'on voulait ajouter, on s'abstiendra pour les raisons que M. Stévenin a déjà expliquées.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Non posso fare altro che condividere l'analisi fatta dal Presidente della Giunta, anche perché il fatto che egli l'abbia vissuta in prima persona rappresenta una testimonianza in più, che si aggiunge a dare forza alle mie perplessità. Ovviamente mi rendo conto che i ruoli sono diversi .
(...Interruzione del Presidente Rollandin...)
... No, no, per carità! Mi rendo conto che il vostro ruolo è di un certo tipo e che il mio è di un altro. Proprio per questo la mia opinione, dal punto di vista politico, è che qui si manifesta una volontà che può essere strumentalizzata e che può lasciare intravedere dei margini. E' il famoso discorso della diga che comincia ad avere un'incrinatura, che sembra piccola e di poca importanza, perché magari è nell'angolo della diga, ma, per lo stesso fatto che ci sia, potrà poi far passare di tutto. Ciò è ancor più vero, perché dall'altra parte, come ci è stato ricordato dal Presidente della Giunta, ci sono degli scalpellatori che, dove trovano una scalfittura, sono pronti ad inserire qualunque cosa.
Questa è la situazione che fotografo io, nel senso che vedo il grosso rischio di una presa di posizione politica di buona volontà, proprio col capoverso del "sottolinea". Non a caso i colleghi del Partito comunista e di Nuova Sinistra , che non sono certamente impreparati, con una intelligente scelta politica hanno detto: "Bene, l'importante è chiarire la disponibilità alla creazione del parco". Così la campagna di stampa crescerà ancora un pochino, poi magari ci sarà qualcuno che farà altre conferenze-stampa a Milano, dicendo: "Vedete, adesso anche i Valdostani sono disposti a fare il parco". Il passo successivo sarà poi quello di inserirlo magari in qualche legge-quadro nazionale e si farà vedere il foglio che voi voterete, dicendo: "Tanto hanno detto di sì anche loro, infatti hanno votato così".
A Roma, poi, ci sarà solo il nostro rappresentante che andrà a battere i pugni, perché gli altri saranno già tutti convinti. Proprio questo è il problema che spinge me a dire di no.
Il Consigliere Riccarand prima diceva: "Non vedo cosa potevano fare per rovinare l'ambiente". La domanda, invece, andrebbe rovesciata: "Questo parco qui, oltre a palinare, a far presentare magari altre domande alla gente per fare qualunque cosa, che vantaggi porterà?". Questo non ci è stato spiegato da nessuno in tutte queste conferenze-stampa.
L'unica cosa che ho sentito è stata quella citata dal Consigliere Tonino, il quale ha detto: "In giro per il mondo Monte Bianco vuol dire Chamonix". Ebbene, il parco vorrà dire ancora di più quello. Oggi noi sappiamo che la nostra capacità e possibilità di avere un peso specifico, stante che la nostra autonomia, sono sempre minacciate, tanto che il Presidente della Giunta ci ricordava che tutte le volte che si può si cerca di limitare le nostre possibilità, ma diventeremo ancora più e ancora peggio, anche dal punto di vista dell'immagine, una specie di appendice di qualcun altro. Il parco del Monte Bianco è quello che ha la sede lì, che ha quell'immagine e che tira da quella parte.
La mia paura, però, è soprattutto un’altra. Qui si parla di immagine internazionale. Ma bisogna fare attenzione, perché è vero che il paese che ha più parchi è l'America, però è anche vero che dentro quei parchi ci sono i famosi indiani delle riserve, che sono trattati come pezzenti, i quali, avendo perso a suo tempo il loro territorio, perché sono stati espropriati con la violenza, oggi sono costretti a vendere i ciondoli ai turisti e poi, siccome la loro situazione è di estrema frustrazione, si ubriacano dalla sera alla mattina.
Poi noi ci stupiamo che giri droga nelle vallate, che la gente si ubriachi e che capitino certe cose. Ma ciò capita perché la gente perde determinate realtà, identità o sicurezze, proprio perché la dimensione del realizzare viene sempre più parametrata e calata dall'alto e dal di fuori. Ecco allora che io sono contrario a che si commetta un atto politico di buona volontà.
Presidente, io capisco che voi, come esecutivo, ma anche come forze calate in una funzione istituzionale, dobbiate cercare di dialogare con il potere centrale. Io capisco questa necessità o esigenza, però io non voglio che si dica o si pensi che la cosa passa in modo indolore.
Il mio voto conta poco, conta solo un per un trentacinquesimo, ma questo trentacinquesimo della Valle d'Aosta che è qui rappresentato dice, come ha sempre detto: "No" al Parco del Gran Paradiso così com'è congegnato adesso; aggiunge a questo "no" di sempre, il "no" al parco del Monte Bianco. Il mio voto è un trentacinquesimo della Valle d'Aosta, ma è un trentacinquesimo che crede di dover assumere un ruolo, e ringrazio chi lo ha riconosciuto, che vuole essere quello di impedire che fra uno, due o tre anni, la vostra buona volontà sia strumentalizzata, come è già capitato altre volte, e offesa.
Ha ragione, infatti, il signor Presidente quando dice che non ci si deve preoccupare di quello che si dice a livello di opinione pubblica o di mass media, perché questi contano relativamente, ma di quello che si dice a Roma, cioè a livello istituzionale, dove purtroppo girano certe affermazioni rispetto alla Valle d'Aosta ed al suo ruolo, che pure ha una funzione di volano per diecimila cose.
Nelle zone massacrate della Calabria, invece, dove, per fare dei falsi centri siderurgici, sono state distrutte intere zone, ma nessuno ha mai detto niente e nessuno ha mai denunciato quelle cose, perché lì giravano chissà quali tipi di interessi, mentre qui da noi si è fatta una spaventosa speculazione antiautonomista per il niente che è stato danneggiato.
Torno a ripetere che, se io non vivessi qui, avrei ben da rabbrividire a leggere certe dichiarazioni politiche. Il Ministro Zanone, che è piemontese ed abita a Torino, ha avuto il coraggio di fare certe dichiarazioni nei confronti della Valle d'Aosta, ma io mi chiedo proprio da dove abbia avuto certe informazioni e dove le abbia pescate. Ebbene, quando a livello istituzionale la buona volontà o la volontà di dialogo vengono interpretate in una certa maniera, io sono preoccupato.
Ecco allora che io voto di no e sono convinto che fra qualche mese o fra qualche anno, quando riprenderemo in mano la questione, cambieranno le posizioni dei colleghi, innanzitutto perché nessuno ha dimostrato e riesce a dimostrare che cosa ci porterà di buono questo ulteriore mal di pancia. Nessuno lo ha dimostrato, anche se nel dibattito si è parlato di tante bellissime cose. Io credo che ci sia molta più saggezza nell'ultimo montanaro dell'ultima baita sperduta, che istintivamente, per ché l'istinto è una condizione umana che ha la sua importanza, quando sente la parola "parco" viene colto da un dolore allo stomaco e credo che egli sia più lungimirante, da un punto di vista politico, di tanti che troppo spesso credono alla buona volontà dell'interlocutore. Credo che questo montanaro sia politicamente più accorto.
Io sono sempre andato alla scuola della gente di montagna, nel senso che io credo che sia molto meglio mangiare davvero pane, castagne e quattro noci, ma essere padroni in casa propria, piuttosto che avere l'etichetta luminosa, con le lampadine e magari con i grandi alpinisti che vengono a lucidarle, dicendo: "parco internazionale", ma essere danneggiati nella nostra volontà di scelta.
Non mi riferisco solo al modo in cui è stata proposta l'idea del parco, anche se in realtà essa ci è stata imposta. Oggi, infatti, ho notato che i colleghi, anche quello della Democrazia Cristiana, subiscono psicologicamente questo condizionamento o questo martellamento da parte dei mass media o delle persone importanti, che ripetono "Voi dovete fare..., voi dovete...". No, macché. Noi dobbiamo avere il coraggio di andare anche contro corrente, se questo può essere un modo per affermare una nostra posizione diversa, che parta dai valori di autonomia.
Presidente, lei prima ricordava che le forze dell'autonomia sono quelle che sono, ma possono e devono crescere anche fuori Valle, collegandosi e raccordandosi. Secondo me possono e devono crescere soprattutto difendendo dei principi e più precisamente il principio fondamentale, quello cioè che oggi le autonomie devono rappresentare l'alternativa al sistema delle cose. Questo principio piace alla gente e deve piacere sempre di più; questo è il vero principio del federalismo, che vuol dire anche che non si deve e non si può accettare sempre il fatto compiuto di quelli che possono: dobbiamo potere qualcosa anche noi.
E' lì che c'è un problema di strumenti. E' chiaro che se andiamo con un grissino a fare la guerra contro chi è armato di clava, la cosa ci diventa difficile. Oggi, purtroppo, noi andiamo con un grissino in mano a confrontarci a Roma o dove capita con il nostro interlocutore che invece è armato di clava. Ma allora giuridicamente chiediamo sempre di più, in maniera che non abbiamo più soltanto il grissino, ma possiamo cominciare ad avere anche il fioretto con cui, al limite, possiamo fare un duello quasi ad armi pari. Questo vuol dire chiedere sempre maggiori competenze.
A me piace che i colleghi del movimento autonomista di maggioranza molto spesso nei loro congressi dicano delle cose giuste e condivisibili ("Chiediamo il massimo... Chiediamo l'autonomia integrale..."), ed io batto loro le mani, da fuori ovviamente, perché non mi invitano; ma poi? Questo invece è il momento di aprire il contenzioso. Certe cose si dicono, ma poi devono anche essere misurate su questi fatti concreti.
In questo caso si sta aprendo un contenzioso che avrà sicuramente dei risvolti importanti per l'autonomia della Valle d'Aosta. Non è una questione di poco conto. Non a caso infatti il collega del Partito Comunista, intelligente dal punto di vista politico, ha capito che è importante uscire con il voto su un documento "al filo", nel senso che può essere interpretato come tutte le cose scritte in italiano in quarantamila maniere diverse. Se l'aveste scritto in francese sarebbe stato meno facile interpretarlo, ma la lingua italiana, o meglio il dialetto di Stato ha sfaccettature di estrema ambiguità.
Benissimo, votate pure. Io voto di no, perché credo che sia un errore dal punto di vista politico prestare nuovamente fiducia ad una situazione di ambiguità, che alla fine ci penalizzerà, perché la nostra forza è quella che è. L'unica forza che abbiamo, invece, consiste nell'aprire un contenzioso e nel chiedere maggiori e più reali autonomie, perché, anche se forse sbaglio, io continuo a pensare che dal punto di vista della morale e della volontà, la Valle d'Aosta ha una sua dimensione che, abbiate pazienza, è diversa da quella di altre regioni, che forse sono anche vicine.
PRESIDENTE:Diamo atto del ritiro del la risoluzione presentata dal Consigliere Riccarand.
Do lettura dell'emendamento aggiuntivo proposto dai Consiglieri Tonino e Riccarand.
EMENDAMENTO
Aggiungere alla risoluzione il seguente punto:
"DELIBERA
di dare mandato al Presidente del Consiglio, sentiti la Giunta regionale e la Conferenza dei Capigruppo, di istituire un gruppo di lavoro di cinque membri, scelti tra pubblici amministratori ed esperti, con il compito di promuovere le opportune ricerche preparatorie e la documentazione inerente l'istituendo Parco naturale internazionale del Monte Bianco".
PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 24
Votanti: 7
Favorevoli: 6
Contrari: 1
Astenuti: 17 (Agnesod, Faval, Fosson, Lanièce, Lavoyer, Limonet, Louvin, Marcoz, Martin, Milanesio, Perrin, Rollandin, Rusci, Stévenin, Trione, Vallet e Viérin)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE:Do ora lettura della proposta di risoluzione già corretta, dalla quale quindi sono state cancellate le parole "di tutte le forze sociali ", presentata dal Presidente della Giunta e dai Consiglieri Lavoyer, Limonet, Milanesio, Rusci e Stévenin.
RISOLUZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO
che il Governo italiano, in accordo con le Autorità francesi e svizzere, ha proposto l'istituzione di un Parco naturale internazionale del Monte Bianco;
RICORDATO
che il Governo ha formulato tale proposta scavalcando Regioni e Comunità locali direttamente interessate, perseverando in un discutibile atteggiamento centralizzatore;
CONSIDERATO
che la popolazione valdostana, per sua tradizione, si è sempre dimostrata attenta alla salvaguardia di quello che considera uno tra i suoi più importanti patrimoni: il territorio;
TENUTO CONTO
che, per quanto riguarda il Monte Bianco, le popolazioni locali hanno contribuito a tutelarlo da interventi irrazionali, preservandone l'incomparabile bellezza ed il valore naturale
RIBADISCE
l'impegno dell'Amministrazione regionale per la salvaguardia ambientale del comprensorio del Monte Bianco, anche in considerazione della sua valenza internazionale;
SOTTOLINEA
la disponibilità alla creazione del Parco naturale internazionale del Monte Bianco, nel rispetto dell'autonomia e delle competenze statutarie:
AUSPICA
che ogni intervento in tal senso venga effettuato dalla Regione, previa consultazione e discussione con tutti i diretti interessati, nell’ottica di una tutela del territorio dinamica ed equilibrata;
IMPEGNA
il Presidente della Giunta regionale a inoltrare presso gli organismi internazionali di cui è membro la Regione Autonoma Valle d'Aosta la presente risoluzione, a promuovere incontri con le popolazioni limitrofe e a portare alle competenti sedi i risultati di tali consultazioni.
PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la risoluzione testé letta.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 24
Votanti: 24
Favorevoli: 23
Contrari: 1
Il Consiglio approva
PRESIDENTE:Si passa ora alla trattazione degli oggetti n. 22, 23 e 24 all'ordine del giorno. Trattandosi di argomenti similari, anche se il dispositivo relativo alle mozioni è articolato, la Presidenza propone di esaminarli in discussione congiunta.
