Objet du Conseil n. 3195 du 11 novembre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3195/VIII - CITAZIONE IN GIUDIZIO DELLA COINCA, DA PARTE DELLA REGIONE. (Interpellanza)
PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza in oggetto, presentata dai Consiglieri Mafrica, Cout e Millet:
INTERPELLANZA
RICORDATO che, con deliberazione n. 7761 dell'11 settembre 1987, la Giunta regionale aveva conferito all'Avv. Franzo Grande Stevens di Torino l'incarico di assistere la Regione nelle trattative stragiudiziali con la società COINCA S.p.A. per l'adempimento degli obblighi assunti con le convenzioni stipulate tra la Regione e la Società, nonché di rappresentare e difendere la Regione nelle azioni legali per la risoluzione delle convenzioni, in caso di esito negativo delle trattative stragiudiziali;
AVUTA NOTIZIA, che la Regione ha citato in giudizio la COINCA S.p.A. per inadempienze contrattuali, con la richiesta che la convenzione stipulata sia dichiarata risolta;
CONSTATATO che in alcune dichiarazioni riportate da "La Sentinella del Canavese" il Presidente della Giunta dimostra di non preoccuparsi per una eventuale rottura dei rapporti con la COINCA, facendo cenno alla disponibilità di soluzioni alternative;
i sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo comunista
INTERPELLANO
la Giunta regionale per sapere:
1) a quanto ammontano complessivamente le spese di demolizione, ricostruzione ed attrezzatura dello stabilimento ed i finanziamenti concessi alla COINCA S.p.A.;
2) l'andamento delle trattative stragiudiziali ed i motivi che hanno indotto la Giunta a citare in giudizio la COINCA S.p.A.;
3) se le soluzioni alternative di cui ha parlato il Presidente della Giunta si riferiscono o no a ditte già operanti nel settore;
4) se la Giunta non ritiene opportuno una autocritica rispetto alla conduzione della vicenda COINCA, su cui la minoranza consiliare aveva ripetutamente espresso giudizi negativi.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Millet; ne ha facoltà.
MILLET (P.C.I.): Oggi siamo arrivati ad un passaggio importante della vicenda della COINCA, anche se il nostro Gruppo, fin dall'inizio ed a varie riprese, ha evidenziato le difficoltà ed i vari problemi che la nuova società avrebbe posto all'Amministrazione regionale.
L'interpellanza trova spunto dalla deliberazione di Giunta n. 7761 dell'11 settembre 1987, con la quale, praticamente, si conferiva all'Avv. Franzo Grande Stevens di Torino l'incarico di assistere la Regione nelle trattative stragiudiziali con la società COINCA S.p.A., sulla questione degli occupati.
Ricordo che, sia in Consiglio sia in Commissione, si è discusso parecchio sul rispetto delle convenzioni e mi pare che sia la prima volta in cui la Regione citi una ditta per violazione di convenzione. Poiché si tratta di un fatto veramente grave, ciò vuol dire che devono essere affrontate delle questioni piuttosto importanti.
Noi abbiamo l'impressione che si voglia cercare un pretesto per risolvere questo problema con altre iniziative. Poiché la Regione in passato è stata costretta a subire moltissime violazioni di convenzioni, in occasione di questo primo atto, ci si può porre il problema dell'eccessiva celerità dell'Amministrazione.
A parte gli antefatti delle numerose discussioni su questo problema e di un confronto televisivo con il proprietario della COINCA, bisogna riconoscere che nell'assumere tale decisione la Giunta ha proceduto in un lasso di tempo molto breve. A settembre, infatti, la Giunta ha deliberato il conferimento dell'incarico e, nel mese di ottobre, ha subito citato la COINCA.
In tutta la vicenda, così come risulta da una delle domande della nostra interpellanza, si sarebbe dovuto trovare lo spazio per una fase di trattative stragiudiziali tra la Regione ed i dirigenti della COINCA. Non so, quindi, se in questo tempo si è fatto di tutto per risolvere la questione.
Noi riteniamo che le convenzioni debbano essere rispettate, ma riteniamo anche che si debba fare il possibile per non creare problemi all'occupazione, specie in una zona che è stata particolarmente penalizzata in tal senso.
Altro punto, che potrebbe essere oggetto di particolare attenzione nel corso delle convenzioni che verranno stipulate in futuro, riguarda il ruolo dei rappresentanti della FINAOSTA nei vari consigli di amministrazione. Poiché è certo che essi rappresentano solo il 35% del capitale azionario, mentre in una società per azioni conta avere il 51%, e poiché l'intervento regionale è finalizzato alla tutela e all'incremento delle assunzioni, forse, quando si stipula una convenzione con una società per azioni, converrebbe inserire tra i patti para-sociali una clausola che preveda per le assunzioni un altro iter, garantendo ai rappresentanti della Regione un peso superiore a quello previsto dal Codice Civile in funzione della proprietà posseduta, in questo caso il 35%. Non so, però, se questo sia legalmente possibile.
Poiché nella convenzione si dice che la ditta interessata dovrebbe comunicare periodicamente all'Assessorato le varie assunzioni effettuate, chiederei all'Assessore di precisare se si sia provveduto a controllare la loro veridicità. Si trattava esclusivamente di notifiche, oppure l'Assessore poteva dichiararsi, eventualmente, in disaccordo sul loro contenuto? Onestamente non saprei dire se nella convenzione debba essere previsto o meno che l'Assessore possa esprimere il proprio dissenso e che ciò possa significare qualcosa.
Da una parte, pertanto, noi siamo d'accordo che la Regione difenda la convenzione e ponga la ditta in condizioni di rispettarla; dall'altra vorrei sapere se i tempi ristretti, da settembre ad ottobre, siano stati sufficienti a convincere la ditta a modificare il proprio comportamento, se sono stati fatti tutti i passi necessari, se la società ha continuato ad insistere nel non voler rispettare la convenzione e con quali argomentazioni.
A questi nostri dubbiosi interrogativi dà conforto la supposta possibilità che, pur in presenza di una rottura, ci sia una soluzione di ricambio. Vorrei ricordare in proposito che, quando si discuteva sull'utilizzo dell'area dell'ex-ILLSA-VIOLA, tra le varie possibilità emerse anche il nome della LAVAZZA. Dicevamo, allora, che in Valle d'Aosta non c'era bisogno di molte torrefazioni, anche perché ce n'erano già diverse (COINCA, CIDAC e qualche altra), e anche considerando che, su consiglio dei medici, c'era una tendenza a ridurre il consumo del caffè. Ci era stato risposto che non si sarebbe trattato di una torrefazione ma di qualcosa d'altro.
Di fronte all'inosservanza della COINCA e, come dicevo prima, di fronte alle violazioni di altre convenzioni, nelle quali però la Regione non è mai intervenuta, stando almeno a quanto mi risulta, ci sorge il dubbio che l'attuale solerzia nasconda in realtà altre questioni.
L'ultima domanda vorrebbe suonare un po' come un'autocritica, nel senso che chiede se le convenzioni precedenti potevano essere stipulate diversamente. Io sollecito l'inserimento, nelle future convenzioni, di meccanismi di controllo che consentano alla Regione, anche quando entra con una partecipazione finanziaria in una società per azioni, di poter contare un po' di più del 35% del suo capitale, nel decidere sulle assunzioni, in modo che non vinca solo la logica di chi detiene il 51%.
Sulla COINCA sono state dette molte cose, e la sua nascita è stata particolarmente travagliata, ma non vorremmo trovarci di fronte alla prima denuncia della relativa convenzione. Noi siamo per il rispetto delle convenzioni, però non vorremmo che, dopo che si è finto di non vedere tante cose, tant'è che in Consiglio sono state approvate in via di sanatoria tante situazioni, proprio in questo caso la rigidità della Regione nascondesse qualche altra questione.
A nostro avviso, la Regione deve avere una posizione ferma, ma nello stesso tempo deve cercare di risolvere la questione in senso positivo, in modo che gli occupati nella COINCA non si trovino di fronte ad una situazione di incertezza e di insicurezza. La Regione da una parte ha ragione, per il mancato rispetto della convenzione, ma il suo comportamento, dall'altra parte, può far sospettare che non si sia fatto il possibile prima di citare in giudizio la COINCA S.p.A. per costringerla al rispetto della convenzione.
Nel caso che la COINCA non accetti l'imposizione, che cosa accadrà? La FINAOSTA ritirerà i propri rappresentanti in seno alla società? In seguito, si potranno riprendere ugualmente le trattative?
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Lanivi; ne ha facoltà.
LANIVI (A.D.P.): Cerco di rispondere a tutte le domande dell'interpellanza, ma nel contempo esprimo anche una certa sorpresa perché, su questo tema e su questo particolare argomento, la Giunta regionale ha agito con la massima coerenza ed anche con molta determinazione.
Primo punto. Dal modo in cui è stato presentato l'argomento, sembrerebbe che l'Amministrazione regionale identifichi nella COINCA un nemico da battere. Questo è da escludere nella maniera più categorica. Non è stata certamente la Giunta regionale a sostenere o incentivare campagne contrarie alla COINCA: ciò è stato fatto da altre forze politiche, ma non dalla Giunta regionale la quale, anzi, proprio per aver puntualmente rispettato, nel bene e nel male, gli impegni assunti con la sottoscrizione della convenzione, oggi ha le mani totalmente pulite e chiare.
Ma ciò non basta, perché abbiamo anche interesse a che l'azienda COINCA viaggi nel miglior modo possibile. Come primo punto, quindi, ribadisco che la Regione non ce l'ha con la COINCA e, rivolgendomi a coloro che si occupano di dietrologia, nego recisamente che esistano reconditi obiettivi o che la Regione abbia qualche altro nominativo, con cui sostituire gli attuali imprenditori.
Secondo punto. Non è vero che la Giunta abbia agito frettolosamente; tra l'altro, nell'esprimere un giudizio in merito, non ci si può riferire solo agli ultimi mesi di settembre o di ottobre. In proposito, purtroppo, - e dico "purtroppo" perché annoierò sicura mente il Consiglio - mi farò premura di leggere alcune paginette che testimoniano delle lunghe discussioni avvenute in questo Consiglio e di tutta l'attività svolta prima di settembre, e con esattezza dal 23 gennaio 1987, cioè da quando abbiamo iniziato una serie di incontri e di precisazioni aventi come unico obiettivo quello di veder rispettata la convenzione nei punti che riguardano il reclutamento e l'assorbimento di personale residente in Valle d'Aosta.
Non si può, quindi, parlare di fretta. Dimostrerò ancora che, prima dell'azione diretta della Giunta, così come del resto ci eravamo impegnati in Consiglio, abbiamo anche chiesto un parere alla FINAOSTA, per verificare se vi erano gli estremi per giustificare un'azione giudiziaria per inadempienza contrattuale.
Gli atti degli ultimi mesi, pertanto, sono solo la parte terminale di un rapporto che, come ho già detto, non è assolutamente incentrato sull'astio o sull'avversione nei confronti della COINCA. Noi ci teniamo a che questa azienda funzioni bene; e contestiamo solo il dato relativo al reclutamento del personale.
Per quanto concerne la posizione del l'Amministrazione regionale in seno alle varie società. ribadisco. senza alcun timore, che il ruolo della Regione non deve essere assimilato a quello dell'imprenditore. È solo da pochi anni che l'Amministrazione ha avviato un tipo di attività, che io mi auguro si concluda entro breve termine, anche perché un coinvolgimento così diretto della Regione è costoso per tutti. Diciamo che, in questo momento, essa è chiamata a riempire degli spazi ed adempie a questa funzione con molta difficoltà, tant'è che, a volte, è stata costretta a dotarsi di strumenti che in definitiva rischiano di ritorcersi a suo stesso danno. Intendo riferirmi anche ad eventuali rapporti con certi organismi della stessa Amministrazione regionale.
Le partecipazioni della Regione nelle varie società, tramite la FINAOSTA, sono da ascrivere, pertanto, sotto la voce "sostegno e agevolazione per....", e non hanno nulla a che vedere con il presunto intento, attribuitole da qualcuno, di trasformarsi in una specie di imprenditrice, perché essa ha già il suo bel da fare nel gestire il proprio apparato. In questo caso, quindi, il ruolo dei rappresentanti della Regione deve rispecchiare l'atteggiamento di quest'ultima e non è certo quello di farsi coinvolgere o di diventare a loro volta, tramite la Regione, degli imprenditori. La loro funzione deve essere più di controllo e di fiancheggiamento che non di concorrenza sul piano imprenditoriale, tant'è che tutte le convenzioni finora sottoscritte prevedono la possibilità che la Regione ritiri sia la propria partecipazione al capitale azionario delle varie società, sia la presenza dei propri rappresentanti in seno ai vari consigli di amministrazione.
Nell'ultimo incontro avuto con il Consiglio di Amministrazione della finanziaria regionale, abbiamo incaricato la FINAOSTA di verificare, anche alla luce delle esperienze più recenti, i possibili miglioramenti da apportare alle convenzioni stipulate dalla Regione. Come ho già detto, si tratta di una fase nuova nell'attività dell'Amministrazione regionale, nella quale è possibile apportare miglioramenti, alla luce delle carenze o delle insufficienze registrabili nelle esperienze pregresse. Per quanto concerne. quindi il discorso sulle convenzioni, anch'io mi trovo d'accordo e mi sento impegnato, di concerto con la Giunta, a cercare formule e soluzioni nuove. Per questo abbiamo incaricato la FINAOSTA di studiare e definire, con gli uffici regionali interessati, proposte di convenzioni che garantiscano la Regione nel migliore dei modi possibili, e tengano conto che il suo obiettivo primario è pur sempre quello di avere in Valle d'Aosta delle imprese che funzionino bene, rappresentando una ricchezza economica, ma che, nello stesso tempo, costituiscano un sicuro sbocco occupazionale per tanta nostra gente.
Detto questo. riconosco che l'interpellanza tende in sostanza a determinare con precisione l'intervento finanziario complessivo della Regione, che io distinguerei in due parti.
La prima è costituita dal cosiddetto "patrimonio regionale", che comprende l'acquisto del terreno, la demolizione, la ricostruzione e l'approntamento delle attrezzature dello stabilimento. Essa ammonta a circa 12 miliardi e 200 milioni. Per essere più precisi: £. 1.046.092.000 per l'acquisto dei terreni, £. 130.528.000 per le demolizioni e £. 11.067.779.000 per ricostruire lo stabilimento e fornirlo dell'attrezzatura occorrente. Tutto ciò deve essere inteso come "patrimonio regionale" e cioè costituisce la proprietà della Regione.
Invece, la cosiddetta "quota di finanziamento all'azienda", intesa come partecipazione azionaria, prestiti obbligazionari, mutuo per l'acquisto dei macchinari e finanziamento per l'approvvigionamento di scorte, di cui 955.645.000 già restituiti, ammonta a 7 miliardi, 323 milioni e 333 mila lire.
Nella seconda domanda dell'interpellanza, in definitiva, si fa riferimento solo alla parte finale della vicenda, della quale vido lettura, facendo anche riferimento alle convenzioni.
Con la convenzione aggiuntiva alla convenzione, registrata al n. 6344 del 25 marzo 1983 e stipulata tra la Regione e la COINCA S.p.A. in data 18 luglio 1984, la COINCA si impegnava, al punto 1.2,
"ad assorbire il personale già dipendente della FIAT ENGINEERING S.p.A. ed a garantire l'occupazione complessiva, da raggiungersi gradualmente entro un anno dall'inizio dell'attività, di almeno 60 unità, che sarebbero potute diventare 70 nel caso in cui si fossero conclusi positivamente accordi commerciali in corso";
e, al punto 1.3,
"ad assorbire esclusivamente mano d'opera locale, con la sola esclusione di personale tecnico e specializzato non reperibile in loco".
L'attività produttiva è iniziata il 15 gennaio 1987 e, per dare un'idea dei tempi, già con lettera in data 23 gennaio 1987, il Presidente della Giunta e l'Assessore all'Industria che vi sta parlando, contestavano formalmente alla COINCA la violazione del punto 1.3 della convenzione, considerato che la COINCA occupava 30 persone non residenti in Valle. Nel contempo, inviando copia della contestazione alla FINAOSTA, la si invitava a verificare il rispetto degli obblighi contrattuali da parte della COINCA.
Il Presidente della COINCA S.p.A., Rag. Francesco Fico, veniva, quindi, invitato, dal Presidente Rollandin e dallo stesso Assessore che vi sta parlando, ad una riunione in data 10 febbraio 1987, per esaminare i problemi connessi all'applicazione della convenzione, con particolare riferimento al problema occupazionale. In seguito a tale riunione, la COINCA S.p.A. faceva pervenire al Presidente della Giunta regionale e, per conoscenza, a chi vi parla, una lettera, inviata dal suo legale, Avv. Federico Gamma, nella quale essa puntualizzava che nessuna assunzione era stata effettuata in violazione degli impegni assunti e che le assunzioni del personale residente in Valle sarebbero state fatte nel corso dell'anno stabilito in convenzione. Puntualizzava, inoltre, che il ritardo di circa due anni nell'approntamento dello stabilimento di Verrès aveva causato e continuava a causare gravi danni all'azienda.
La Regione, quindi, in data 14 maggio 1987 decideva di richiedere ad un avvocato il parere in merito a due punti:
"1°) se nel numero complessivo dei dipendenti, ora (alla data del 14 maggio) di circa 50 unità ed entro il 15 maggio 1988 di almeno 60 persone, possano o meno essere conteggiati i dipendenti non specializzati trasferitisi da Borgaro Torinese, in base agli impegni assunti dalla Società COINCA nelle convenzioni sopraccitate;
2°) se, in caso negativo, tale violazione possa essere contestata immediatamente, oppure si debba attendere il decorso dell'anno dall'inizio dell'attività produttiva".
L'Avv. Grande Stevens, in data 19 maggio 1987, faceva pervenire il suo parere, asserendo che:
"a) L'eventuale inadempimento della COINCA ai patti ricordati è grave (tale, cioè, da giustificare anche la risoluzione degli accordi, oltre che l'eccezione di inadempimenti con la sospensione dell'adempimento ulteriore delle proprie prestazioni) perché, in definitiva, è il solo da essa accettato, e perché è il solo che giustifica un intervento così cospicuo e costoso da parte della Regione.
b) L'inadempimento sussiste quanto all'assunzione di dipendenti non specializzati e non residenti in Valle d'Aosta.
L'obiezione della controparte secondo cui essa, per legge ha dovuto trasferire i dipendenti che erano a Borgaro, non è fondata perché:
1°) la situazione era nota alla COINCA al momento della firma della convenzione e le parti non lo hanno previsto;
2°) l'attività da svolgere a Verrès doveva essere "nuova" per patto espresso;
3°) non esistono norme che obblighino a trasferire a Verrès gli ex dipendenti di Borgaro;
4°) non si può interpretare la convenzione nel senso che la regione Valle d'Aosta sopportasse dei rilevanti oneri finanziari per sostenere non l'occupazione dei residenti valdostani ma quelli di Borgaro.
Non mi sembra meno infondata l'altra obiezione della COINCA, seconda la quale essa avrebbe un anno di tempo per raggiungere la quota di sessanta dipendenti assunti e che, pertanto, non è ancora scaduto il termine. Il fatto va interpretato chiaramente nel senso che la COINCA, entro un anno, deve arrivare gradualmente a tale quota, ma non che, fino alla scadenza del termine di un anno, possa assumere persane non residenti in Valle d'Aosta, al di fuori dei tecnici specializzati non reperibili in loco".
Qui termina la citazione dell'Avv. Franzo Grande Stevens il quale, al di fuori del testo della lettera, consigliava, inoltre, di contestare immediatamente la violazione alla COINCA, sospendendo ogni ulteriore prestazione della Regione, fino a quando la COINCA non avesse adempiuto alle sue obbligazioni.
In data 8 giugno 1987, il Presidente della Giunta e l'Assessore che vi parla, inviavano alla COINCA S.p.A., e per conoscenza al suo avvocato, Federico Gamma, una raccomandata, contestando alla COINCA l'inadempienza agli obblighi contrattuali, sulla base di quanto suggerito dall'Avv. Grande Stevens. Si invitava, infine, l'azienda a voler adempiere alle obbligazioni assunte, entro e non oltre il mese di giugno, dandone assicurazione scritta, in mancanza della quale la Regione avrebbe tutelato i propri diritti e, nel frattempo, sospeso ogni ulteriore prestazione.
A tale contestazione, in data 24 giugno 1987, la COINCA rispondeva ribadendo quanto già precedentemente espresso.
La Regione, pertanto, decideva di citare la COINCA S.p.A., nella persona del suo Presidente, a comparire davanti al Tribunale di Aosta, all'udienza del 1° dicembre 1987, chiedendo al tribunale di dichiarare che la Società è inadempiente agli impegni di cui alle scritture del 25 marzo 1983 e del 18 luglio 1984 e, conseguentemente, di dichiarare risolti tali accordi per suo esclusivo inadempimento, condannandola al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio. Questo è quanto ha fatto la Regione.
Al termine del mio intervento, vorrei ripetere, molto brevemente, quanto ho detto all'inizio.
Non sono mai esistite e né esistono intenzioni aggressive o comunque motivate da astio nei confronti della COINCA. Ho voluto segnalare con puntiglio le date e gli incontri avuti, perché questa vicenda sta durando dal gennaio del 1987, se non da prima. Ne consegue che l'azione intrapresa dalla Regione tende a garantire una certa dignità all'Amministrazione regionale ed inoltre, come è stato sottolineato più volte in questo Consiglio, a tutelare due interessi ben precisi che stanno alla base e che giustificano gli investimenti regionali in campo industriale. Questi due interessi sono che le aziende funzionino bene e traggano guadagno dalla loro attività produttiva, e inoltre che offrano occupazione ai residenti in Valle.
L'azione dell'Amministrazione regionale, nei confronti della vicenda COINCA, ha come unico obiettivo quello di veder rispettata la convenzione per quanto concerne il reclutamento e l'assunzione di personale residente in Valle d'Aosta.
Ripeto ancora una volta che alle varie aziende, con le quali stipuliamo delle convenzioni, riconosciamo la possibilità di inserire nei loro organici personale tecnico altamente qualificato non reperibile in loco e necessario alla gestione dell'attività produttiva.
Non possiamo permettere, invece, come in questo caso, che della mano d'opera reperibile in loco non sia inserita negli organici produttivi della COINCA.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Mi pare che le argomentazioni dell'Assessore, nel ricostruire la vicenda, ci abbiano illustrato gli interventi della Giunta, da gennaio ad oggi, tedi a far rispettare la convenzione; non ci hanno chiarito però che cosa succederà o che cosa potrebbe succedere nel caso che la risoluzione della convenzione fosse portata sino in fondo.
Visto che il Presidente della Giunta, a meno che non si tratti di una notizia falsa, ha dichiarato a "La sentinella del Canavese" che sono già pronte delle soluzioni alternative, con questa interpellanza noi volevamo sapere se tali soluzioni alternative riguardino aziende dello stesso settore o di un settore diverso, ma nulla ci è stato risposto in merito.
Prima che questa ditta iniziasse i suoi lavori, l'opposizione aveva sottolineato più volte e per molti anni che le spese, i cambiamenti di opinione e le modifiche dei macchinari, lasciavano presagire cose poco buone. Ora, la Giunta regionale è arrivata sino in fondo nella sua scelta. Rifacendoci alle date che ci sono state riferite diligentemente dall'Assessore, scopriamo che, otto giorni dopo l'avvio dei lavori cominciano le prime discussioni sul mancato rispetto della convenzione. Queste contestazioni sono continuate sino ad oggi, al punto che il giudizio verrà celebrato il 1° dicembre.
Noi ci chiediamo se sia sufficientemente logico investire circa 20 miliardi, tra somme impegnate nello stabilimento e somme date alla società, per la torrefazione del caffé (sono macchine particolari che non possono essere utilizzate per produrre altre cose), e poi porsi, nei confronti dell'azienda, in una tale situazione conflittuale da rischiare di perdere tutto il denaro, nel caso si arrivi alla risoluzione della convenzione e subentri un'azienda di settore diverso, e da rischiare, quand'anche si tratti di azienda dello stesso settore, di perdere delle possibilità occupazionali, magari già previste in un altro luogo.
Queste sono le nostre preoccupazioni che sono già state illustrate dal Consigliere Millet. Avevamo già prima parecchi dubbi e perplessità. Ora che l'attività è finalmente partita, prima di vedere quegli operai in una ulteriore fase di incertezza, cerchiamo di fare quanto è possibile perché sia rispettata la convenzione! Non fidiamoci delle possibili soluzioni alternative, perché quando si chiude un'azienda, prima di trovare una soluzione adatta, passa più tempo di quanto non si creda!
L'Assessore ha detto che dietro l'angolo non ci sono altre ipotesi praticabili e che si cerca solo di far rispettare la convenzione. Se si riuscirà a perseguire l'obiettivo dell'occupazione prevista, daremo ragione alla Giunta; se, invece, attraverso la procedura seguita con la COINCA resteremo con la risoluzione della convenzione e con altre 25 o 30 persone della Valle d'Aosta in cassa integrazione e con un bello spreco di miliardi, le responsabilità della Giunta, a quel punto, saranno veramente pesanti.
