Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 3081 du 7 octobre 1987 - Resoconto

OGGETTO N. 3081/VIII - DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AI SERVIZI SANITARI DEI LAVORATORI STRANIERI PROVENIENTI DA PAESI EXTRA CEE E DELL'AFRICA NORD OCCIDENTALE. - (Interpellanza)

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza in oggetto, presentata dal Consigliere Sandri:

INTERPELLANZA

AVENDO OSSERVATO che il numero di lavoratori stranieri provenienti da Paesi extra CEE ed in particolare dai paesi dell'Africa nord-occidentale è in continuo aumento nella nostra Regione e che le condizioni economico-sociali di questi lavoratori sono spesso molto precarie;

VENUTO A CONOSCENZA di notevoli difficoltà di accesso ai servizi sanitari regionali da parte di questi lavoratori e dei loro congiunti;

RITENUTO INDISPENSABILE, in accordo con le recenti normative nazionali, intervenire per assicurare un pieno rispetto dei diritti civili e sociali di tali immigrati a tutela della tradizione di umanità e disponibilità tipica della nostra gente;

INTERPELLA

l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale per conoscere:

- i motivi che ostacolano l'accesso al Servizio Sanitario Nazionale dei lavoratori citati in premessa e delle loro famiglie;

- se e come intenda fornire a questi immigrati i mezzi conoscitivi per potersi avvalere dei Presidi socio-sanitari e assistenziali della nostra Regione;

- se intenda affrontare questo problema in una ottica preventiva che inizi ad evitare le gravi tensioni in atto in altre Regioni italiane o in altri paesi della Comunità Europea.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Mi è stato segnalato che gli stranieri presenti nella nostra Regione incontrano numerose difficoltà per accedere alle strutture del servizio sanitario nazionale. Tali difficoltà sono incontrate sia da persone regolarmente avviate al lavoro in alcuni "mayens" della Valle e registrate all'ufficio di collocamento di Aosta - e posso farvi avere i dati dell'Ufficio del lavoro e della massima occupazione - sia da persone che, secondo la legge nazionale, hanno ottenuto la residenza in Valle d'Aosta e la licenza per l'esercizio del commercio ambulante, nonché da quel più elevato numero di persone che si trovano in una situazione poco chiara ed esercitano il commercio ambulante in forma semi-clandestina (e mi riferisco a quegli immigrati che la stampa chiama "Vo' coumprà?").

Vorrei osservare, come ho già scritto nelle premesse della interpellanza, che questi lavoratori sono presenti in numero molto elevato anche in Francia ed in Svizzera e si prevede che, per la pressione demografica ed economica, essi abbiano ad aumentare tanto nel nostro paese quanto nella nostra regione.

Penso, quindi, che si debba fare una certa riflessione su questi problemi, per cercare di capire come mai queste persone incontrano notevoli difficoltà per accedere alle strutture sanitarie della nostra Regione, anche perché a volte esse sono state raggirate da alcune agenzie di assicurazione dalle quali sono state convinte a stipulare delle polizze assicurative private per beneficiare dell'assistenza in caso di malattia.

L'interpellanza vuole accertare se la Regione intenda fornire a questi immigrati le informazioni delle quali sembrano essere più carenti, sulla localizzazione dei consultori e sull'organizzazione dell'assistenza sanitaria in Valle d'Aosta, e le informazioni più concrete e più pratiche affinché possano usufruirne.

Vorrei sapere, infine, se sia intenzione della Giunta, e in particolare dell'Assessorato alla Sanità ed all'Assistenza Sociale, prendere in considerazione questo problema, magari anche in un'ottica preventiva. In altri paesi si è arrivati a costituire delle associazioni tipo "S.O.S. - Racisme", "Ne touche pas mon pot!" Poiché la Valle d'Aosta ha dimostrato di saper accogliere con grande capacità diverse ondate immigratorie senza difficoltà, io penso che, forse, dovrebbe dare dei segnali di disponibilità anche in questo campo.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Voyat; ne ha facoltà.

VOYAT (U.V.): In questa interpellanza si ripete quello che il Presidente della Giunta ha già evidenziato in altre occasioni e cioè si chiedono alcune cose, mentre se ne vogliono sapere delle altre. Anche in una precedente interpellanza, infatti, ho potuto sentire: "Ma l'Assessore non ha detto questo e non ha detto quell'altro!". Io ho detto solo quello che mi è stato richiesto.

In questo caso si parla di lavoratori. Possono essere lavoratori dipendenti o lavoratori autonomi, ma ambedue le categorie hanno la possibilità di essere assistiti dal servizio sanitario: i lavoratori dipendenti perché, essendo assicurati, versano i contributi previdenziali e assistenziali; quelli autonomi residenti perché, pagando la tassa sulla salute (7,50% del reddito conseguito in Italia o nel paese d'origine nell'anno precedente) oppure, in caso di assenza di dichiarazione dei redditi, pagando la cifra minima di 750 mila lire, possono essere iscritti al servizio sanitario nazionale.

Piuttosto che di lavoratori, sarebbe stato preferibile - come poi ha specificato meglio anche il Consigliere Sandri - fare riferimento a coloro che risiedono solo temporaneamente in Valle o che vi si trovano in qualità di clandestini. Per questi ultimi, tuttavia, non vi è nessuna possibilità di assistenza, in quanto quando vengono riconosciuti sono immediatamente rimpatriati. Quelli che provengono da paesi uniti all'Italia da accordi bilaterali, sono assistiti così come è previsto dagli accordi internazionali. In assenza di tali accordi, devono pagare le prestazioni sulla base dei costi previsti da ogni regione.

Ribadisco, quindi, che il lavoratore dipendente è già iscritto d'ufficio al servizio sanitario nazionale, perché paga i relativi contributi e deve solamente recarsi all'U.S.L. o alla S.A.U.B. a ritirare il tesserino personale ed a scegliere il medico di fiducia.

Che tipo di pubblicità dare a questo servizio? Io credo che chiunque abbia bisogno di assistenza sanitaria possa facilmente farsi indicare la sede dell'U.S.L.. Del resto io non saprei cosa fare, oltre che mettere un avviso sui giornali per indicare a tutti i clandestini o i provenienti da altri stati come comportarsi. Non saprei proprio che tipo di pubblicità fare in questo senso. Credo, invece, che sia nostro compito sollecitare gli impiegati ed i funzionari dell'U.S.L. a fornire le informazioni in modo esatto. Non è nostro compito, infatti, quello di rintracciare tutte queste persone per dire loro quello che debbono fare.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Mi consenta l'Assessore alla Sanità di ricordargli che è venuto meno al suo dovere di rispondere con precisione alle mie domande. Del processo alle intenzioni, relativo ai quesiti da me posti, parlerò più avanti, per ora mi limito a precisare che egli non ha risposto alla mia richiesta di conoscere se intenda o meno affrontare questo problema in un'ottica preventiva.

L'unica idea di una qualche validità è l'utilizzo di una forma di propaganda per mezzo dei quotidiani. Secondo me, sarebbe stato opportuno affiggere anche dei manifesti, come è stato fatto dai sindacati, per ricordare ai lavoratori interessati che entro una certa data, che poi è stata prorogata per ben due volte, si sarebbero dovuti presentare in Questura per qualificarsi come lavoratori stranieri presenti sul nostro territorio. Forse, l'unica incongruenza di quei manifesti era determinata dal fatto che erano scritti esclusivamente in italiano, mentre sarebbe stato preferibile che fossero scritti in italiano, in francese e, magari, anche in arabo. Il risultato è stato pari a quello che, di solito, si ottiene quando si annuncia in televisione che per i non udenti il commento ad una particolare trasmissione è sottotitolato su Televideo. È ovvio che chi non ode l'annuncio non può neppure procurarsi Televideo.

A parte l'evidente disattenzione per questo problema, trovo indegno l'attacco dell'Assessore alle intenzioni conoscitive del sottoscritto. Io avevo posto delle domande per iscritto, in data 24 settembre, quindi l'Assessore, che è tenuto a darmi una risposta, aveva tutto il tempo per documentarsi in modo esauriente. Ho l'impressione che questo attacco abbia solo uno scopo strumentale e serva a mascherare l'incompletezza delle sue risposte. Non è l'unico Assessore che, in questo Consiglio, segua il metodo di rispondere con puntigliosa precisione solo a quello che viene chiesto, senza aggiungere una virgola in più, temendo forse che accada l'imprevedibile, nel caso l'opinione pubblica o un Consigliere scoprano qualche cosa in più.

Se voi deste delle risposte un po' più ampie ed esaurienti, dotate di una certa organicità, probabilmente questo timore per l'imprevedibile non avrebbe la sua ragione d'essere. Io ho chiesto solo quello che è scritto nell'interpellanza. Se per l'Assessore è da considerare lavoratore solo quello col timbro, la sua risposta mi potrebbe anche stare bene; devo riconoscere, però, che in Italia esiste il lavoro nero per i valdostani, per i calabresi e per gli immigrati: è un problema vero e reale. Se per l'Assessore la realtà è solo quella burocratica dei fogli che passano sotto la sua penna, ciò vuol significare che egli si dovrà "attaccare" solo a quel tipo di realtà.