Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 830 du 24 octobre 1984 - Resoconto

OGGETTO N. 830/VIII - DICHIARAZIONI DI ESPONENTI DEL CONSIGLIO SULLA PROPRIA NAZIONALITA' - (Interpellanze).

PRESIDENTE: Signori Consiglieri, il Consigliere Baldassarre in data 3 ottobre 1984 ha ripresentato, in un'identica formulazione, una interpellanza già depositata alla Presidenza del Consiglio in data 2 ottobre 1984, che non era stata accettata sull'assunto che la medesima non possedeva i requisiti degli atti di funzione ispettiva e politica che, ai sensi degli articoli 91 e 97 del Regolamento interno, sono volti a conoscere l'operato o gli intendimenti della Giunta, o dei suoi componenti, su determinate questioni, ovviamente rientranti tra le competenze della Giunta stessa.

Poiché il secondo comma dell'art. 112 del Regolamento interno recita: "Il Presidente ha facoltà di negare l'accettazione e la discussione di interrogazioni, interpellanze .... che riguardino materia estranea alla competenza del Consiglio. Se i presentatori insistono, decide il Consiglio per alzata di mano, senza discussione": si ritiene che la questione possa essere sottoposta alla decisione del Consiglio prima di procedere alla trattazione dell'interpellanza, che non deve essere posta in discussione. Quindi pongo in votazione l'accettazione o meno dell'interpellanza presentata dal Consigliere Baldassarre.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 22

Votanti: 20

Favorevoli: 20

Astenuti: 2 (De Grandis, Riccarand)

Il Consiglio approva.

PRESIDENTE: Se il Consiglio non ha nulla in contrario, abbinerei la discussione dell'interpellanza del Consigliere Baldassarre a quella del Consigliere Aloisi, oggetto n. 13.

Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Io esprimo la volontà di discutere le interpellanze congiuntamente e la mozione a parte, perché la mozione riguarda un altro discorso, che non è legato alle interpellanze.

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Baldassarre.

INTERPELLANZA

In una intervista rilasciata al quotidiano "Corriere della Sera" del 24 settembre 1984 il Consigliere dell'Union Valdôtaine, Leonardo TAMONE, ad una domanda del giornalista Gianluigi DA ROLD sulla nazionalità rispondeva: "Non mi considero italiano";

Trattandosi di un Consigliere appartenente allo stesso Suo Movimento regionalista, nonché Segretario dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio;

INTERPELLA

il Presidente della Giunta regionale per sapere se condivide le affermazioni del Consigliere Tamone oppure se intende esprimere un parere sulla nazionalità.

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Aloisi:

INTERPELLANZA

VISTI il D.L.L. n. 545 art. 1 ed art. 4 comma 3°, del 7.9.1945;

VISTA la Legge Costituzionale del 26.2.1948, n. 4 segnatamente l'art. n. 23;

CONSIDERATO che, il giuramento prestato dai Consiglieri regionali è afferente alla fedeltà verso la Repubblica Italiana. nonché all'esercizio dell'ufficio finalizzato al bene inseparabile dello

Stato e della Regione Autonoma della Valle d'Aosta.

AVUTA lettura di una gravissima dichiarazione rilasciata dal Consigliere regionale Leonardo Tamone, Segretario del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, secondo la quale lo stesso avrebbe asserito: "Non mi considero italiano, sono valdostano" in un'intervista rilasciata al Giornalista Gianluigi Da Rold (Corriere della Sera del 24.9.84);

PRESA altresì visione di tutta una serie di dichiarazioni rilasciate dall'Assessore pro-tempore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Joseph César Perrin (La Stampa del 17.9.84) riflettenti lo stesso spirito dichiaratamente antitaliano;

CONSIDERATO che, il popolo valdostano, ad avviso dello scrivente si considera al 90% italianissimo;

INTERPELLA

il Presidente della Giunta regionale e l'intero Esecutivo per sapere:

se si considera la Valle d'Aosta territorio dello Stato Italiano;

se si ritiene che essere valdostani escluda il fatto di essere italiani;

quali contraddizioni sono evidenziabili, secondo il Presidente della Giunta, nel fatto di essere contemporaneamente valdostani ed italiani;

se il Presidente della Giunta condivide le asserzioni antitaliane dell'Assessore pro-tempore all'Agricoltura, nonché del Segretario pro-tempore del Consiglio regionale Leonardo Tamone;

se si ritiene ancora valido il giuramento di fedeltà alla Repubblica prestato ai sensi dell'art. 23 dello Statuto regionale;

se nelle dichiarazioni apertamente antistatali ed antitaliane dei citati esponenti del Consiglio e della Giunta regionali non siano ravvisabili reati contro l'integrità della Repubblica, unica ed indivisibile, e l'istigazione intellettuale contro la Repubblica Italiana e del permanente dispregio verso il giuramento prestato ai sensi della Legge Costituzionale n. 4 del 26.2.1948.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Durante un viaggio di lavoro in Canadà, insieme ad altri colleghi Consiglieri, mentre ci trovavamo al Consolato Italiano, siamo stati invitati dal Presidente della Regione Emilia- Romagna, con una certa preoccupazione, a procurarci il "Corriere della Sera". Naturalmente vi lascio immaginare le difficoltà che abbiamo avuto per procurarci quel famoso Corriere della Sera.

(...INTERRUZIONE del Presidente della Giunta Rollandin...)

...certo, ci ha invitato a comprare il Corriere della Sera! Signor Presidente, è una cosa che la stupisce questa? Evidentemente il Presidente della Regione Emilia-Romagna è più sensibile di lei a certi problemi e siccome questa sensibilità egli l'ha manifestata nei nostri confronti, ci siamo preoccupati di venire in possesso di quel giornale!

Sul Corriere della Sera del 24.9.1984, a pagina 6, titolo in grande, si leggeva che il Consigliere Tamone, in un'intervista, dichiarava: "Non mi considero italiano". Il Consigliere Leonardo Tamone, anni 44 (siamo coetanei), Vice Presidente dell'Union Valdôtaine e membro dell'ufficio di Presidenza del Consiglio.

Leonardo Tamone può fare qualsiasi affermazione: il Consigliere regionale riconosce di non sentirsi italiano. Però quello che preoccupa è che si tratta di un Consigliere regionale della Valle d'Aosta e della Repubblica Italiana, poiché quando abbiamo prestato il giuramento abbiamo letto una frase con la quale noi abbiamo giurato fedeltà alla Repubblica Italiana. Allora i casi sono due: o il Consigliere Tamone in quell'occasione non ha letto attentamente il giuramento, ê non lo credo, oppure il Consigliere Tamone i quel momento avrebbe dovuto dare le dimissioni perché non si sentiva fedele alla Repubblica Italiana.

Ma a che cosa hanno portato poi queste dichiarazioni del Consigliere Tamone? Hanno portato a delle considerazioni giornalistiche molto gravi nei confronti dell'autonomia. Infatti una nota politica di Alfredo Pieroni, apparsa sul "Corriere della Sera", attacca l'autonomia valdostana sostenendo che certe affermazioni di richiamo all'antitalianismo servono solo per coprire certi accordi, certi favori e per partire da una posizione di forza da parte del movimento di maggioranza relativa, qual è l'Union Valdôtaine, per patteggiare con lo Stato. Pieroni, nella sua nota politica, critica poi lo Stato Italiano, chiedendosi come faccia a concedere i 9/10 del riparto fiscale ad una Regione con circa 120 mila abitanti, che risulta così privilegiata di fronte a tutte le altre Regioni d'Italia. Queste affermazioni del giornali sta politico sono state fatte in conseguenza delle dichiarazioni del Consigliere Tamone.

Ognuno si assume le sue responsabilità, però, Signori Consiglieri, quando un Consigliere della Valle d'Aosta rilascia una intervista non deve offuscare l'immagine della Regione con dichiarazioni gratuite che -. me lo permetta il Consigliere Tamone, perché non ce l'ho personalmente con lui-sono dei residuati fascisti. E' spaventoso sentire certe affermazioni! Siamo arrivati all'inverosimile! Se questo è il modo di far politica di un Movimento regionalistico, lo faccia pure, gli elettori sapranno poi decidere! Il Consigliere Tamone si è assunto le sue responsabilità e con l'interpellanza vorrei sapere se il Presidente della Giunta condivide queste affermazioni fatte da un esponente del suo movimento. Chiederei una risposta chiara su questo argomento: si sente italiano oppure anche lui afferma di non essere italiano? Io mi auguro che la risposta sia affermativa per la prima domanda, altrimenti dovremmo chiedere al Presidente della Giunta di tirare le conclusioni.

Io lascio spazio all'altro interpellante che vuole esprimere il suo pensiero, forse in termini differenti dai miei. Appartengo ad un partito democratico e socialista per cui c'è una differenza politica nel concepire certe dichiarazioni. Naturalmente mi riserverò di intervenire dopo la risposta del Presidente della Giunta.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Colleghi Consiglieri, è vero che attualmente si fa sentire in Italia, e in modo particolare in Valle d'Aosta, l'"effetto Sardegna". Dopo le elezioni europee alcuni storici hanno visto, nei casi recentissimi della Sardegna e del Trentino Alto Adige, i sintomi di un certo risveglio dell'indipendentismo. In Valle d'Aosta il fenomeno non trova certamente terreno facile, anche perché la nostra realtà regionale è ben diversa da quella delle due Regioni che ho citato, ma trova comunque dei piccoli protagonisti pronti a levarsi in piedi e a sventolare la bandiera della sommossa.

Io, a differenza di quello che ha dichiarato colui che mi ha preceduto nell'intervento su questa interpellanza, ritengo che le dichiarazioni fatte dall'Assessore Joseph César Perrin e dal Consigliere regionale nonché Segretario del Consiglio Leonardo Tamone siano gravissime, perché violano anzitutto il giuramento di fedeltà prestato all'interno di questo Consiglio e che è sancito dallo Statuto Speciale della Valle d'Aosta, che all'articolo 23 dice testualmente: "I Consiglieri regionali prima di essere ammessi all'esercizio delle loro funzioni prestano giuramento di essere fedeli alla Repubblica e di esercitare il loro ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione Autonoma della Valle d'Aosta". Ripeto, le affermazioni fatte da codesti signori sono gravissime, antitaliane e antistatali.

Allora questi signori dovrebbero avere perlomeno la correttezza morale, se veramente pensano quanto affermano, di dimettersi da Consiglieri regionali, perché è assurdo spergiurare in quest'aula. O si giura fedeltà alla Repubblica, oppure si abbia il coraggio di dire apertamente quello che si pensa. Nessuno di noi vuole mettere in discussione il decentramento politico e amministrativo, nessuno vuole mettere in discussione l'applicazione dell'autonomia che deve tutelare le prerogative ed i diritti del popolo valdostano, anzi, anche noi, come Movimento Sociale Italiano, riteniamo che lo Statuto attualmente è disapplicato. Però non capisco che cosa c'entri la difesa della minoranza etnica con queste gravissime dichiarazioni fatte su organi di stampa nazionale.

Ciò che è incomprensibile e grave è il motivo che ha spinto dei Consiglieri regionali, che hanno prestato giuramento, a fare delle dichiarazioni di questo tipo. Se il progetto di questi signori è di dividere il territorio della Repubblica Italiana, separando la Valle d'Aosta abbiano almeno il coraggio di dirlo apertamente.

Non capisco cosa possa esserci di strano nell'essere contemporaneamente italiani e valdostani. Oltretutto, da ricerche effettuate, mi risulta - e qui faccio una parentesi ma correggetemi se sbaglio - che i Perrin di Aymavilles sarebbero i famosi Perrin Ritz di origine veneta e che i Tamone sarebbero originari della Valsesia. Siccome, colleghi Consiglieri, io ho sempre pensato che essere valdostani significa innanzitutto amare la Valle d'Aosta come la propria terra, rispettandone gli usi e le consuetudini, non capisco perché qualcuno voglia discriminare fra valdostani di origini e valdostani di adozione, che sarebbero poi i cosiddetti "italiani".

Penso che qualcuno di voi possa aver tratto insegnamento da quello che abbiamo letto sui giornali per quanto riguarda il Trentino Alto Adige. Siamo arrivati all'assurdo che in questo Stato una maggioranza è diventata minoranza etnica: nella provincia di Bolzano gli italiani sono una minoranza, sono discriminati, hanno paura persino di uscire di casa alla sera; non possono neanche fidanzarsi tra di loro i giovani delle due etnie. Ecco le assurdità a cui siamo arrivati. Si ha persino paura di andare nel Trentino come turisti perché, come avete letto sui giornali, ti imbrattano la macchina di ..... e non vado oltre perché avete capito. Ecco dove arriva l'eccesso.

Allora, siccome in Valle, l'ho detto nella mia premessa, non esistono i presupposti né etnici, né politici e né culturali per arrivare alla situazione in cui si vive nel Trentino Alto Adige, siccome non esistono questi presupposti, mi sembra che queste dichiarazioni siano fuori luogo, assurde e ridicole. E' proprio per questo motivo che io ho presentato questa interpellanza nella quale chiedo al Presidente della Giunta di rispondere in modo chiaro e corretto, in modo che sia comprensibile da tutti, a queste domande.

La prima è se si considera la Valle d'Aosta territorio dello Stato Italiano, perché le dichiarazioni di un Assessore che fa parte di questo esecutivo e del Presidente di un partito di maggioranza relativa, mi sembrano molto gravi. Mi rivolgo quindi al Presidente della Giunta ed esigo delle risposte chiare onde allontanare qualsiasi dubbio dalla nostra mente. In secondo luogo chiedo al Presidente della Giunta se ritiene che essere valdostani escluda il fatto di essere italiani. Chiedo poi quali contraddizioni sono evidenziabili, secondo il Presidente della Giunta, nel fatto di essere contemporaneamente valdostani e italiani ed inoltre se il Presidente della Giunta condivide le asserzioni antitaliane dell'Assessore all'Agricoltura nonché del Segretario del Consiglio regionale Leonardo Tamone. Quinto: se si ritiene ancora valido il giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana, prestato ai sensi dell'art. 23 dello Statuto regionale. Sesto: se nelle dichiarazioni apertamente antistatali e antitaliane dei citati esponenti del Consiglio e della Giunta regionali non siano ravvisabili reati contro l'integrità della Repubblica, unica ed indivisibile, e l'istigazione intellettuale contro la Repubblica Italiana e il permanente dispregio verso il giuramento prestato ai sensi della Legge Costituzionale n. 4 del 26.2.1948. E per ultimo chiedo al Presidente della Giunta di dire ufficialmente in quest'aula, in questo Consiglio, se, in qualità di Prefetto della Repubblica Italiana, ha prestato giuramento nelle mani del Capo dello Stato oppure nelle mani del Ministro degli Interni.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.): A propos de l'observation du Conseiller Baldassarre, je dois dire qu'au-delà des aspects, plutôt pittoresques, qui ont porté Monsieur Baldassarre à connaître l'interview que le Conseiller Tamone a donnée à un correspondant d'un journal italien, je pense que le problème a été posé sur les positions de la Junte, car on me demande de faire savoir si je partage les affirmations du Conseiller.

Avant tout, je dois dire qu'il est toujours antipathique et difficile de faire des commentaires sur les informations de quelqu'un d'autre. Je pense qu'en démocratie le respect des idées et des affirmations soit garanti. Mais, je dois dire que, comme d'habitude, lorsqu'on donne la possibilité à un journaliste de faire un interview, on peut parler de différents arguments et, suite aux arguments dont on parle, on peut arriver à des conclusions, à des affirmations, comme celles qui ont été données par Monsieur Tamone et que j'estime tranquillement pouvoir partager, car il n'y a pas de contradictions avec le fait d'être valdôtain. Personnellement et en plus comme représentant de certaines idées et ayant fait certaines considérations, qui portent à faire un examen de la situation en Vallée d'Aoste et en Italie, on peut très bien avoir une certaine désaffection pour ce qui se passe ailleurs et faire une affirmation comme celle qui a été faite. Pour le problème à part l'attitude du Conseiller Aloisi qui, d'autre part, si ne profite pas de ces occasions pour faire un certain débat perd certainement sa qualité de représentant d'une certaine force, d'une certaine adresse politique-je vais répondre, même en m'étonnant pour le verbe "esigo": oui, c'est une requête formelle, mais, "esigo" était dans le vocabulaire des années avant 1945, un peu comme le mot "italianissima". Je ne connais pas la raison de ce superlatif "italianissima", à moins que ce ne soit au niveau de football ou bien de le référer aux années 1925 et suivantes!

Pour les requêtes plus spécifiques "se si considera la Valle d'Aosta territorio dello Stato Italiano", je pense que, parmi les devoirs du Président de la Junte, il n'y a pas l'obligation de faire des considérations sur le fait que, maintenant, la Vallée d'Aoste fait partie du territoire de la République Italienne. C'est écrit partout, je trouve que ce n'est pas une appréciation valable; je n'ai aucun devoir de m'exprimer à ce sujet. Je dois prendre acte du fait que la Vallée d'Aoste fait partie de la République Italienne. D'autre part, c'est écrit sur la carte d'identité et chacun peut le lire.

Deuxième point: "se si ritiene che essere valdostani escluda il fatto di essere italiani". Là, au contraire, je pense qu'il serait bon de réfléchir. Le Mouvement auquel j'appartiens (et auquel appartiennent l'Assesseur Perrin et le Conseiller Tamone) a depuis toujours souligné que être valdôtain veut dire avant tout respecter et faire respecter l'autonomie en Vallée d'Aoste, ce qui n'est absolument pas en contradiction avec le respect des autres nationalités et des autres populations.

Depuis toujours, on s'est battu pour souligner l'exigence d'arriver à une Europe fédérale: on ne se bat pas contre, mais pour. Et là, c'est la différence fondamentale entre la conception de "nazionalista" qui est autre chose et qui, selon certains écrivains qui ont beaucoup plus d'influence que ce que je peux dire, ont depuis toujours reconnu que le nationalisme est le poison des peuples. Au contraire, le sentiment et l'amour pour la terre où l'on peut vivre, où l'on peut travailler, où l'on peut s'exprimer démocratiquement, est la façon d'aboutir à des résultats différents.

Nous voulons partager la politique des autres populations qui entourent la Vallée d'Aoste, voir les populations françaises et suisses qui ont les mêmes problèmes, les mêmes nécessités, qui ont avec nous des rapports de plus en plus fréquents et avec lesquelles nous reconnaissons avoir des points communs, tels que la langue. Cette affirmation n'est pas contraire au fait que l'on puisse respecter les lois de la République Italienne.

Après: "quali contraddizioni sono evidenziabili, secondo il Presidente della Giunta, nel fatto di essere contemporaneamente valdostani ed italiani". Je pense avoir déjà répondu qu'il n'y a pas de contradictions, au contraire, je pense qu'être un bon valdôtain c'est faire partie d'une famille qui a la possibilité de s'exprimer à notre niveau car, si chacun travaille dans son milieu d'une certaine façon, il peut très bien faire connaître, dans le cas spécifique, les raisons de notre particularisme. Il ne suffit pas de faire, de temps en temps, une affiche ou de dire que nous sommes pour; c'est au contraire un travail de chaque jour. Et c'est ce que nous voulons faire respecter, en tant que force de la majorité. Et c'est l'oeuvre que nous essayons de réaliser, contrairement à ce que fait quelqu'un d'autre.

Quatrième point: "se condivide le asserzioni antitaliane dell'Assessore pro-tempore all'Agricoltura". J'ai déjà expliqué que les affirmations ne sont pas contre quelqu'un mais sont pour, une raisons pour laquelle je partage les affirmations qu'ont été faites.

Cinquième point:"Se si ritiene ancora valido il giuramento di fedeltà alla Repubblica prestato ai sensi dell'articolo 23 dello Statuto Italiano". L'article 23, comme les autres articles fait partie intégrante du Statut. Je pense que personne n'a dit que je ne voulais pas respecter le Statut, au contraire, nous avons toujours soutenu qu'il y a différents articles du Statut qui n'ont pas été respectés. C'est une chose assez différente: on peut travailler pour modifier, pour changer certains effets, mais pas l'aspect important du Statut, c'est-à-dire de respecter l'idée qui avait poussé à faire connaître le statut, voir la spécificité de notre population, de notre territoire. Et, alors, là, les observations sur les questions économiques sont conséquentes à la nécessité de faire respecter l'autonomie et non vice versa.

Sixième point: "Se nelle dichiarazioni, apertamente antistatali e antitaliane...", je répète encore une fois que les affirmations ne sont pas "antistatali" et "antitaliane" mais au contraire c'est une affirmation de différence entre la possibilité d'avoir une nation valdôtaine, qui donne une certaine signification au fait qu'il y ait quand même une étymologie, une explication au fait qu'une nation soit reconnue. Lorsqu'on dit nation valdôtaine, on ne dit pas quelque chose contre l'Etat Italien.

La nation valdôtaine, si on cherche la signification de nation, est un ensemble de personnes qui partagent certaines opinions, qui ont certains intérêts. Donc, il n'y a pas de difficultés à reconnaître la nation valdôtaine, o'est tout à fait normal. Et je crois qu'on a voulu faire du bruit sur un fait clair, simple, qui a une origine très précise si on lit l'histoire de notre vallée, si on se réfère à ceux qui ont travaillé pour faire reconnaître l'autonomie. Car, aujourd'hui, pour nous, ou au moins pour notre génération, il est assez simple de parler d'autonomie, mais, peut-être que, pour ceux qui sont parvenus à faire reconnaître certains principes, la chose était différente. Alors, il faut également respecter l'esprit avec lequel on a fait reconnaître les droits des valdôtains. C'est une chose assez importante. Et, pour conclure, comme ils l'ont dit: la caractéristique du "nazionalista" est d'avoir une grande haine et un petit amour, les caractéristiques du valdôtain sont le contraire; un grand amour pour la terre et pour le respect de cette terre et une petite haine, même pas de haine pour les autres. C'est une discussion qui ne nous intéresse pas.

Nous travaillons et nous avons toujours démontré que nous voulons toujours travailler pour l'Europe. Si quelqu'un veut y croire, il doit le faire reconnaître et il doit travailler chaque jour pour dépasser les barèmes qu'il y a entre les différents états et les différentes nations. C'est le but, je crois, de toutes les forces politiques qui croient encore à la démocratie et à la liberté d'expression. Si on se reconnaît, à travers ces mots, on doit travailler pour quelque chose et non contre, comme c'est le cas, contre un aspect théorique du problème. L'aspect pratique est de faire reconnaître les droits de notre nationalité, la nationalité valdôtaine, comme je l'ai expliqué, qui a les raisons et les sources pour se faire reconnaître. Voilà donc

l'idée personnelle d'une part et les raisons pour lesquelles ont peut travailler afin de faire reconnaître le statut de notre région autonome.

Pour la question qui a été ajoutée, j'ai toujours dit que personne ne m'a demandé d'aller à Rome pour prêter serment. Je suis ici, je suis disponible, je suis allé voir le Ministre de l'Intérieur tout de suite après avoir eu l'approbation de la part du Conseil et je suis ici.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Non se la prenda a male il Presidente della Giunta, ma io sono stato telegrafico nell'interpellanza proprio per avere delle risposte precise.

Il Consigliere Tamone è libero di esprimere la sua opinione sulla nazionalità valdostana e sulla nazionalità italiana. Il Consigliere Tamone è militante di un movimento che può anche portare avanti certe differenze di nazionalità di una Regione appartenente alla Repubblica Italiana, però mi è sembrato che il Presidente della Giunta non abbia afferrato correttamente la domanda che io gli ho fatto.

Io non volevo chiedere o, meglio ancora, non volevo ascoltare la condanna o meno di certe affermazioni fatte dal Consigliere Tamone, egregio Signor Presidente. Ma quelle affermazioni portano a gravi conseguenze come quelle indicate in un altro articolo apparso su "La Repubblica", dove si afferma a proposito della Regione Valle d'Aosta: "Noi pensavamo che tutto fosse ben amministrato sin ché lo scandalo del Casinò di Saint-Vincent non ci ha rivelato che per i malversatori e i corruttori è assai più facile lavorare in una Regione semi-indipendente che non sia controllata dal Governo romano"Queste sono le conseguenze, questa è l'immagine della Valle dovuta a certe dichiarazioni che pongono la Valle d'Aosta al centro dell'attenzione giornalistica di tutti i maggiori quotidiani italiani! E' questo che io chiedevo a lei di condannare, non la dichiarazione perché io rispetto le idee degli altri, appartengo ad un partito democratico e per noi la democrazia è una cosa indecifrabile

(.....INTERRUZIONE.....)

chiedo scusa per il lapsus, ma stavo osservando un articolo del giornale...

per noi la democrazia è una cosa sacra... Queste sono le conseguenze e Lei non mi ha risposto, Signor Presidente. La domanda era ben precisa: volevo sapere cosa ne pensano Lei e la sua Giunta di questo problema, anche perché mi è sembrato che il suo Movimento, durante la campagna per le elezioni europee abbia parlato di europeismo come di una realtà fondata, quella che l'Italia vuole: un'Europa unita. Quindi queste vostre idee sono state sviluppate durante la campagna elettorale.

Lei non mi ha voluto dare una risposta che io speravo di avere. Prendo atto che Lei, forse indirettamente, ha voluto smentire o non condividere certe affermazioni fatte dal Consigliere Tamone. Mi ritengo però nettamente insoddisfatto di una risposta che meritava un più ampio riscontro da parte della Presidenza della Giunta.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Debbo riconoscere che il Presidente della Giunta è stato molto abile nel dire tutto e nel non dire niente. Ha camminato sul filo del rasoio e ci ha fatto rimanere con gli stessi dubbi di prima. L'unica cosa certa che sono riuscito a capire è che non ha prestato giuramento alla Repubblica, perché ci sono delle dimenticanze a livello romano: non si preoccupano neanche di chiamare un Prefetto e farlo giurare! Vuol dire che interesseremo il nostro solerte Segretario Nazionale, l'On. Giorgio Almirante, che a queste cose ci tiene in modo particolare, perché presenti urgentemente un'interrogazione al Ministro degli Interni affinché solleciti questa richiesta e sopperisca a questa grave mancanza da parte dei nostri organi centrali.

Il nostro Presidente ha detto di prendere atto che la Valle d'Aosta fa parte del territorio italiano. Prende atto, bontà sua! Mi ha accusato di avere utilizzato dei termini quali "esigo": su questi problemi, che ritengo della massima importanza, è chiaro che io esigo! Esigo che da parte di un Prefetto della Repubblica Italiana sia detto chiaramente che la Valle d'Aosta fa parte del territorio italiano. "Prendo atto che..." è scritto così. Questo è un modo di sviare le cose. Ognuno è liberissimo di pensare come vuole, viviamo in democrazia.

Posso permettermi di fare un piccolo riferimento al passato, visto che avete citato il '45? Durante il periodo fascista, quando si è tentato di italianizzare la Valle d'Aosta, per reazione contro l'oppressione i valdostani parlavano il patois. In questa democrazia, dopo il '45, quando c'è democrazia, quindi libertà di espressione, guarda caso, il popolo valdostano parla l'italiano, non parla più il patois. Questa è una piccola parentesi per dire che, se non altro, l'oppressione è servita perlomeno a coagulare il popolo valdostano.

A prescindere da questa piccola parentesi io ritengo che tutte le risposte che mi sono state date dal Presidente della Giunta non siano delle risposte. Mi mantengo sulle mie posizioni di accusa, posizioni gravi, perché nel momento in cui un Assessore si permette di dichiarare che non è italiano, si possono fare tutte le disquisizioni che volete, che è italiano, che è valdostano, ecc., ma sono parole che non dicono come sta effettivamente la realtà e cercano di sviare il problema.

Io mi riservo comunque, poiché ritengo che questa sia una situazione gravissima, perché ne sono investiti certi organi responsabili e specialmente il Presidente della Giunta nelle sue funzioni di Prefetto, di impegnarmi a livello nazionale per avere certi chiarimenti di fondo e di principio su queste dichiarazioni, perché le ritengo molto importanti.

Mi ritengo completamente insoddisfatto delle risposte che mi sono state date.