Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 122 du 27 octobre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 122/VIII - RITIRO DELLA MOZIONE CONCERNENTE: "MODIFICAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 56/1983 RECANTE MISURE URGENTI PER LA TUTELA DEI BENI CULTURALI.

PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Torrione, Breuvé e Pascale:

MOZIONE

VISTA la legge regionale 10 giugno 1983, n. 56 recante norme in materia di tutela di beni culturali;

CONSIDERATO che tale provvedimento seppure tardivo, in quanto disciplina una materia che avrebbe dovuto avere da parte dell'Ente regione ben altra attenzione proprio in considerazione del vastissimo patrimonio di beni culturali di cui fortunatamente dispone la nostra Regione, costituisce, pur sempre nella sua contraddittorietà, almeno la testimonianza di una inversione di tendenza nei confronti di una problematica così ampia, così complessa e così delicata;

ACCERTATO che la legge in questione risente del fatto che la sua elaborazione è frutto esclusivamente del settore antichità e belle arti dell'Amministrazione regionale in quanto volta essenzialmente alla salvaguardia di beni di particolare interesse archeologico e monumentale mentre tutti gli altri beni a carattere culturale trovano elementi di tutela molto superficiali se non addirittura insignificanti;

VALUTATO che, oltre agli scompensi sopra evidenziati, il testo legislativo risente del periodo preelettorale durante il quale è stato varato vuoi per certi fattori di estemporaneità, vuoi per la superficialità di alcune disposizioni che appaiono lesive delle autonomie comunali e certamente vessatorie nei confronti del Comune capoluogo della Regione;

ACCERTATO che mentre per ogni Comune della Regione l'apposita Commissione regionale per i beni culturali e ambientali approva l'elenco delle zone individuate come "aree di interesse archeologico" e "aree di interesse paesistico" previa consultazione del Sindaco del Comune interessato, per quanto riguarda il Comune di Aosta si sancisce invece che ogni opera interessante il sottosuolo o gli edifici evidenziati in una planimetria allegata alla legge stessa deve essere preventivamente autorizzata dalla Sovraintendenza per i beni culturali e ambientali;

CONSIDERATO che una disposizione siffatta oltre a creare una disparità di trattamento fra il Comune di Aosta e gli altri Comuni della Regione appare mortificante nei confronti di una città che si è saputa dotare degli strumenti urbanistici necessari a tutelare in particolar modo le caratteristiche peculiari del suo centro storico e degli immobili a carattere monumentale in esso ubicati; ACCERTATO che la perimentazione indicata nella planimetria, esorbita dal cosiddetto "centro storico" per comprendere anche zone periferiche, assoggettando in pratica qualsiasi intervento in una così vasta zona cittadina a preventiva autorizzazione della Sovraintendenza ai beni culturali ed ambientali;

CONSIDERATO che l'indeterminatezza della norma consente di conseguenza interpretazioni le più svariate per cui al limite, senza considerare interventi di maggiore consistenza e di più vasta portata, la semplice tinteggiatura di un edificio e il cambio di una serratura o di una grondaia necessitano di una specifica autorizzazione non più dell'Ente comunale, ma della sopracitata Sovraintendenza;

RITENUTA tale situazione del tutto abnorme e paradossale seppure finalizzata alla giusta e doverosa tutela dei beni culturali ed ambientali;

tutto ciò premesso il Consiglio regionale

DELIBERA

1) di impegnare la Giunta regionale ed in particolare l'Assessorato regionale al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali a presentare gli opportuni emendamenti alla legge regionale 10 giugno 1983, n. 56 al fine di rendere tale provvedimento legislativo più organico e completo possibile nel quadro di una effettiva tutela di tutti i beni culturali;

2) di impegnare la Giunta all'abrogazione della disposizione di cui all'art. 8 (ultimo comma) della citata legge con la quale si sottrae alla competenza del Comune di Aosta, trasferendola alla Sovraintendenza per i beni culturali, l'autorizzazione per ogni opera interessante il sottosuolo o gli edifici evidenziati in una discutibile perimetrazione di una altrettanto discutibile planimetria allegata: alla legge in questione;

3) di uniformare, per quanto attiene al Comune di Aosta, le disposizioni in materia di tutela dei beni culturali e quelle previste dalla legge stessa per gli altri Comuni della Regione o, nel caso in cui si manifesti l'esigenza di una specifica normativa per il Comune Capoluogo, vista la particolarità e complessità della situazione aostana, si determinino disposizioni chiare ed inequivocabili che siano possibilmente frutto di una preventiva consultazione delle autorità comunali interessate.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Oggi è la giornata dei beni culturali, mi auguro che sia di buon auspicio!

Questo provvedimento di legge, tra l'altro votato all'unanimità dal precedente Consiglio, per conto mio risente di varie sollecitazioni. Lo dico facendo dell'autocritica perché lo votammo anche noi socialisti. Forse è frutto di una certa fretta e di istanze che sono intervenute nella predisposizione del disegno di legge.

Da alcune informazioni che ho avuto, devo dire che eravamo partiti con obiettivi molto limitati; poi, con l'andare del tempo gli obiettivi si sono ampliati, per cui il disegno di legge ha risentito di questo atteggiamento che, forse, gli stessi uffici regionali hanno avuto nel predisporre il provvedimento arrivato poi all'attenzione e all'esame del Consiglio.

Nato con intenti limitati, questo provvedimento si è dimostrato invece di ben altro respiro. Poiché si volevano creare gli ispettori onorare dei beni culturali (questo il primo obiettivo) siamo arrivati ad una disciplina generale dell'intera materia.

La legge risente di questo stato d'animo, di questa atmosfera, risente anche del fatto che il provvedimento in sè era da dividere a metà, per competenza, fra la Sovraintendenza alle Antichità e belle arti, cioè l'Assessorato al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali e l'Assessorato alla Pubblica Istruzione, il quale, in effetti, doveva dire qualcosa in questa legge, ma, secondo me, non l'ha detta.

Infatti tutta l'impostazione della legge è rivolta alla tutela di particolari interessi architettonici, archeologici e paesaggistici e ben poco troviamo circa il discorso sui beni immobili e mobili di particolare valore artistico e archeologico.

A mio avviso, il provvedimento del Consiglio, anche qui è tardivo; infatti basta fare un riferimento storico alla legge nazionale a cui si aggancia il provvedimento legislativo del Consiglio, la quale è del 1939, 17° anno dell'era fascista (così sta scritto). Questo sta a dimostrare, da un punto di vista molto generale, quanto poco rispetto abbia avuto questa nostra Repubblica per la tutela dei beni culturali. Sono passati più di 50 anni a momenti! Anche in Valle d'Aosta questo discorso è arrivato con un pochino di ritardo, per cui è successo che il problema della tutela dei beni culturali lo si affronta facendo riferimento a queste due leggi del '39 le quali, appunto, prevedono la creazione di apposite commissioni per la tutela dei beni culturali nell'ambito regionale, tutela che, a seconda dei Comuni, viene fatta ed esplicata in un modo o nell'altro.

La cosa che riteniamo illogica è il fatto che la legge preveda una disciplina a sé stante per quanto riguarda il centro storico e l'intero comparto archeologico di Aosta. Dico questo perché sono sorti degli inconvenienti; mentre per il censimento dei beni culturali, soprattutto archeologici e architettonici degli altri Comuni della Regione, è prevista tutta una procedura, per il Comune di Aosta si dice molto semplicemente (in maniera un po' vessatoria nei confronti di un Comune, il quale tra l'altro si è dotato di un piano regolatore, a differenza di certi Comuni della Regione): "Nella parte del territorio del Comune di Aosta indicata nell'allegata planimetria, ogni opera interessante il sottosuolo deve essere preventivamente autorizzata dalla Sovraintendenza ai beni culturali e ambientali".

Per anni ci siamo dimenticati un pochino di questa tutela, poi con un provvedimento di legge, di tipo elettoralistico, non per i fini che perseguiva, ma per la fretta con cui è stato esaminato - siamo a ridosso dell'ultima tornata elettorale - si viene a dire che questo discorso è di chiusura per cui, per assurdo, succede che la tinteggiatura di un edificio o il cambio di una serratura nell'ambito del centro storico di Aosta, deve essere preventivamente autorizzato dalla Sovraintendenza.

I problemi del centro storico li conosciamo tutti, e meglio di me li conosce la Giunta regionale cha ha approvato recentemente alcuni provvedimenti relativi all'assetto e alla cosiddetta variante 10 al piano regolatore della città di Aosta.

Nell'assetto urbanistico della nostra città, devo dire però che forse siamo andati al di là di quelle che erano le intenzioni e abbiamo agito con una eccessiva leggerezza, perché non basta una piccola traccia su di una planimetria per dire "questa è Aosta e quindi la trattiamo così" perché la Sovraintendenza all'Antichità e Belle Arti probabilmente ha voluto così.

Aosta va trattata come vanno trattati tutti gli altri Comuni, cioè si deve fare un censimento da sottoporre alla Commissione e dopo di che, in accordo con il Comune, si devono dire quali sono i beni da tutelare e quali no, stabilendo quelli soggetti a vincolo e per i quali si può intervenire nei modi previsti dalla legge stessa. Non si può, con un colpo di spugna, non tenere conto che Aosta ha una realtà di tipo diverso; essa non può essere soggiogata da un vincolo così drastico come quello previsto dall'art. 8 ultimo comma. Ritengo che si debba avere un confronto anche con l'Amministrazione, così come è previsto per i casi di vincolo negli altri Comuni della Regione. A noi sembra che questo sia un eccesso; siamo passati da un regime di tolleranza assoluta ad un regime dove, in effetti, la città di Aosta deve sottostare a disposizioni che, secondo me, sono un poco contrastanti con l'autonomia che il Comune capoluogo della Regione deve avere.

Noi riteniamo che tutta questa legge, al di là di questo discorso che riguarda il territorio di Aosta, vada rivista, perché l'unico riferimento che c'è riguarda non la tutela dei beni previsti dalla prima legge del '39, ma la seconda legge che riguarda i beni immobili e mobili di particolare interesse artistico (libri ecc.).

Riteniamo che una revisione di questo provvedimento possa eliminare questa norma che ci sembra assurda nei confronti del Comune di Aosta e possa dare una disciplina della materia di un tipo diverso e più consona alle esigenze di una tutela globale dei beni culturali.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Borbey, ne ha facoltà.

BORBEY - (D.C.): Oggi è la giornata in cui parliamo dei beni culturali, ma è anche una giornata in cui la Giunta chiede al Gruppo consiliare del partito socialista di rinviare le mozioni che ha presentato, proprio perché sono due mozioni che toccano problemi importantissimi. Quindi noi chiediamo, anche per questa mozione, un rinvio per avere degli incontri coi rappresentanti del Comune di Aosta e con i presentatori della mozione.

Oggi alle ore 15,30 il Sindaco di Aosta sarà da me per fissare gli incontri con gli Assessori comunali competenti, in modo particolare con l'Assessore all'Urbanistica perché vogliamo approfondire l'argomento.

Pertanto ho preparato una risposta scritta a questa mozione concordata in parte, con gli uffici e logicamente con la Giunta ed il Presidente della Giunta.

La legge n. 56 di. quest'anno "Misure urgenti per la tutela dei beni culturali" come rilevato dai Consiglieri che hanno presentato la mozione, effettivamente è una legge non organica e globale.

Lo stesso titolo, d'altra parte, dichiara che non si vuole andare oltre l'intenzione di porre un tampone provvisorio ad una situazione in rapida evoluzione.

La nuova organicità della legge non deriva, tuttavia, dai fatto che essa nasca come un fungo e da un limitato servizio regionale, ma piuttosto dalla situazione generale della legislazione in questa materia. Infatti, ci si muove tuttora, nella disparità di situazioni di una legge dello Stato, la 1497 del '39 della tutela del paesaggio, su una materia in cui la Regione ha competenza primaria e tuttavia non ha mai legiferato, e un'altra legge, a 1089 sempre del '39 "Tutela delle cose di antichità ed arte" materia su cui la competenza della Regione è solo integrativa e concorrente con gli altri beni culturali, vedi ad esempio le biblioteche, archivi, musei locali.

Esistono inoltre altre leggi, sia statali, sia regionali che non consentono, allo stato attuale, una ridefinizione della materia senza l'impostazione di una politica culturale globale.

In questa situazione, nella volontà di affrontare la complessa e articolata materia dei beni culturali, ma nella impossibilità reale di arrivare in tempi brevi ad una organica legge regionale di tutela dei beni stessi globalmente intesi, sono state proposte queste misure urgenti di salvaguardia, il cui significato va, tuttavia, molto al di là del rendere governabile immediatamente alcune difficili situazioni createsi negli ultimi dieci anni.

Infatti, non fermandosi alla lettura dei pochi articoli, apparentemente slegati della legge in questione, ma riesaminando l'intero quadro che viene a delinearsi nella rilettura delle leggi dello Stato del '39 e della nuova legge regionale, si individua già una precisa linea di evoluzione, una intenzione legislativa che potrà avere, nel seguito, i suoi sviluppi, e questa volta, giustamente, non per una iniziativa di un servizio, ma per la volontà politica dichiarata con la partecipazione della pubblica opinione.

Per la prima volta si istituisce infatti una Commissione interassessoriale per i beni culturali, che se da un lato sarà chiamata a risolvere alcuni problemi immediati, sarà però anche chiamata a collaborare, in via consultiva, allo studio dei problemi e alla elaborazione di una politica globale del settore.

E' un primo passo che dichiara la volontà di affrontare globalmente il problema legislativo.

Per la prima volta si istituisce un criterio di vincolo monumentale che, se da un lato, per la maggiore snellezza burocratica, può sembrare una volontà di scavalcare il diritto del cittadino e del Comune, è innovativo per i due fondamentali scopi che si propone:

1° - la certezza del diritto da parte del cittadino che vede trascritto in un unico strumento il piano regolatore generale, comunale, tutte le limitazioni all'uso del patrimonio immobiliare.

2° - La volontà di creare una sensibilizzazione ed una collaborazione con l'Amministrazione comunale che possa garantire una efficace e capillare tutela dei beni culturali, facendo in modo che esse debbano discutere e recepire i vincoli all'interno del piano regolatore.

Sta ora proprio alle amministrazioni comunali la decisione se entrare in una fase di fattiva collaborazione con le strutture regionali, perché si possa effettivamente attuare una politica di tutela, affinché la legge diventi una misura impositiva, in particolare per quanto riguarda il centro storico di Aosta, di cui i proponenti la mozione lamentano la perimetrazione fatta d'ufficio.

Si nota infatti che tale perimetro è, in realtà, quello degli studi di piano del Comune di Aosta e che le indeterminatezze della legge al riguardo sono le stesse indeterminatezze e problemi che si riscoprono nel piano regolatore generale del Comune di Aosta. Problemi e indeterminatezze che potranno, se impugnate dalle due parti con fattiva collaborazione, avviare a soluzione gli annosi problemi del cento storico.

E' per questo motivo che si richiede il rinvio anche, se in effetti, questa imposizione è forse esagerata, ma riteniamo che soltanto una legge tampone così impositiva può portare ad un tavolo gli esperti e i politici dei due Enti per iniziare veramente quella politica che chiedono i proponenti della mozione.

Si dà atto che alle ore 10,36 assume la Presidenza il Vice-Presidente De Grandis.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Prendiamo atto con soddisfazione, che per lo meno, alcune cose che avevamo detto sono state recepite anche dall'Assessore ed un minimo di autocritica su questo argomento è stata fatta.

Il nostro interesse era quello di vedere risolto questo problema, quindi non abbiamo intenzione di spingere sull'acceleratore per far approvare la mozione. Se la Giunta ci garantisce che questo problema verrà esaminato in tempi brevi, noi aspetteremo, ma non accettiamo di ritirarla se non ne parleremo più.

Se questo incontro sarà per venerdì, parteciperemo anche noi, se ci sarà possibile. Quindi aspettiamo che la Giunta faccia delle proposte. In caso contrario saremo costretti a sollecitare il riesame dell'argomento con un'altra mozione.

PRESIDENTE: La mozione viene ritirata.