Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 9 du 12 janvier 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 9/VII - DIFFUSIONE DELLA DROGA IN VALLE D'AOSTA - (Interpellanza).

PRESIDENTE: Riprendono i lavori dopo l'interruzione e continuiamo la trattazione dell'ordine del giorno con l'esame dell'oggetto n. 9, che è una interpellanza presentata dai Consiglieri De Grandis, Lustrissy e Martin, di cui do lettura:

INTERPELLANZA

VENUTI A CONOSCENZA da articoli apparsi sulla Gazzetta della Valle d'Aosta che la piaga della droga assume aspetti sempre più gravi anche nella nostra Regione;

PREOCCUPATI per il fatto che il fenomeno si sta sviluppando soprattutto nell'ambiente scolastico, provocando viva apprensione nei genitori degli alunni valdostani;

INTERPELLANO

l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale per conoscere:

1°) i dati relativi alle tossicodipendenze rilevate nella nostra Regione;

2°) quali provvedimenti intende assumere per contenere la diffusione della droga nella nostra Regione ed in particolare nell'ambiente giovanile.

PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Martin. Ne ha facoltà.

MARTIN - (U.V.P.): Penso che la piaga della droga sia senz'altro una delle peggiori che esistono nella società attuale e purtroppo questa ha fatto la sua comparsa anche in Valle d'Aosta.

Abbiamo preso lo spunto per questa interpellanza da alcuni articoli apparsi sulla "Gazzetta della Valle d'Aosta" che hanno voluto riproporre ai valdostani il problema della droga. In un articolo del 22.11.1982 si diceva che la droga è soprattutto diffusa nell'ambiente scolastico e in un altro articolo, sempre dello stesso settimanale comparso in data 29.11.1982, si pubblicavano alcuni dati abbastanza preoccupanti: si parlava di 80 casi, registrati, di tossicodipendenti nel 1980, 109 nel 1981 e 54 casi nel primo semestre del 1982. Si diceva inoltre che l'età media interessata dal fenomeno è piuttosto bassa in quanto si aggira sui 24 anni.

Poiché questi erano dati ufficiali ci si poneva addirittura la domanda se in effetti i casi effettivi non fossero molto più numerosi di quelli di cui si era venuti a conoscenza.

Questa pubblicazione ha preoccupato numerose famiglie valdostane, tant'è che, avendo avuto io stesso occasione di parlare con alcuni genitori che mi hanno esternato la loro preoccupazione perché risulta che in diverse scuole della Regione vi è un traffico di droga non indifferente, si è pensato di presentare questa interpellanza, per mezzo della quale vorremmo conoscere i dati relativi ai tossicodipendenti nella nostra Regione e per sapere se esistono, se sono stati presi o se si intendono prendere dei provvedimenti che cerchino di contenere la diffusione della droga, soprattutto nell'ambiente scolastico.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Ho letto anch'io le affermazioni che sono state riportate e devo dire che non è la prima volta che si affronta questo problema; soprattutto non è la prima volta che si cerca di vedere al di là dei dati, come diceva giustamente il Consigliere Martin, perché i dati statistici riportati si riferiscono ad un'attività svolta in certi ambulatori. Infatti i 109 casi citati, che vengono semestralmente comunicati agli organi di informazione centrali preposti alla rilevazione del fenomeno, corrispondono a prestazioni effettuate nei centri ambulatoriali che sono stati predisposti in base alla normativa vigente. Ne abbiamo discusso anche in Consiglio in occasione dell'approvazione delle leggi che riguardano il fenomeno droga e nell'approntare gli ambulatori previsti per la somministrazione del metadone, che sono stati articolati anche nella nostra Regione. Però il fenomeno della droga in sè penso richieda un'attenzione del tutto particolare, perché occorre fare anzi tutto un'analisi delle motivazioni che portano l'individuo a drogarsi. Gli aspetti che si sovrappongono in quest'analisi sono diversi: vi è la motivazione nel giovane che si avvicina alla droga in quanto non ha determinate alternative, e a questo proposito il Consigliere Martin richiamava l'età piuttosto bassa delle persone interessate a questo fenomeno. Quindi l'alternativa è quella di dare una possibilità al giovane di impiegare il proprio tempo libero e un'aspettativa per il suo inserimento nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda il tempo libero, basandosi anche sull'osservazione del fenomeno negli altri Stati, occorre trovare un impegno che, tenuto conto dell'età, sarà un impegno sportivo, ed inoltre un impegno culturale che porti verso un interesse mirato. Per quanto riguarda l'impegno sportivo, le attività che vengono di volta in volta create e sostenute a livello regionale sono a conoscenza di tutti, quindi non sto a ricordarle.

Per quanto riguarda l'aspetto culturale, la particolare importanza che viene data dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione all'attivazione delle biblioteche merita un'osservazione attenta, perché questi centri, che dovrebbero funzionare su tutto il territorio, possono essere il fulcro di una attività che veda qui convogliati in particolare i giovani.

Per quanto riguarda l'aspetto droga-alcool, si tratta di un problema particolare perché in questo caso esiste tutta una serie di motivazioni che vanno al di là dell'impiego del tempo libero. Non sto poi ad indicare le iniziative in favore di certe fasce di età come ad esempio la terza età: è dimostrato che il pensionato, al momento di lasciare il proprio posto di lavoro e di affrontare un nuovo sistema di vita, può correre il rischio di avvicinarsi all'alcool. Al di là di queste analisi tecniche, vi è il problema reale, cioè poter dare una prospettiva di lavoro ai giovani, perché sovente il binomio giovane-droga è riconducibile all'altro problema contingente, che è quello di trovare un'occupazione. Ecco che salta all'occhio come sia indispensabile indirizzarci ad un discorso articolato: cioè dando una valida alternativa si risolve anche, di converso, un aspetto del problema della droga.

Per quanto concerne l'altro aspetto della questione, ho affermato, ultimamente, riferendomi a dei simposi tenutisi su questo tema a livello internazionale, che il punto che deve vedere impegnati tutti gli Stati è quello di bloccare il traffico della droga, perché se non si riuscirà a vincere quella battaglia, diventerà estremamente difficile bloccarne lo spaccio a tutti i livelli, compreso quello nelle scuole.

Un altro aspetto da curare è quello di istituire delle basi di conoscenza corrette. A questo proposito si sono fatti dei corsi in cui erano impegnati operatori scolastici e socio-sanitari; mi è sembrato indispensabile favorire e promuovere questa integrazione degli operatori, per non operare in campi separati poiché questi nella realtà sono strettamente collegati, ed il riferimento che faceva il Consigliere Martin alle età interessate rende la cosa ancora più evidente.

E' necessario intervenire a livello conoscitivo per quanto è possibile - e dico possibile perché non è sempre vero che informazione è uguale a prevenzione; purtroppo, nel caso specifico, e l'esperienza statunitense in questo campo è abbastanza chiara, accade sovente che nel momento in cui in un determinato ambito, una scuola per esempio, si informa su quelli che sono gli effetti della droga, si abbia, anziché un rifiuto, l'effetto contrario, cioè la volontà di provare gli allucinogeni.

Nel corso che è stato fatto si è dato particolare rilievo proprio agli aspetti propedeutici, cioè a come presentare il problema della droga, perché sappiamo che il discorso del proibizionismo in questo campo ha effetti contrari. Per cui, mentre concordo con il Consigliere Martin sulla gravità della situazione, mi rendo anche conto di alcuni limiti che si incontrano nella lotta alla droga, limiti che sono legati ad una difficoltà operativa e di collegamento fra le varie forze coinvolte in questo discorso, perché sono da una parte presenti le forze dell'ordine che devono intervenire per bloccare questo mercato, dall'altra le varie forze sociali, i vari operatori, che sono inseriti a tutti i livelli.

Ritengo, in conclusione, che il punto importante sia di tenere un'osservazione corretta sul fenomeno in modo da poter intervenire per bloccare questa espansione del fenomeno e dall'altra cercare di indirizzare un'azione preventiva, pur con tutti i rischi a cui accennavo prima.

Per il resto ribadisco l'impegno della Giunta nel tenere in massima considerazione il coinvolgimento a livello interregionale per cercare di operare congiuntamente con gli altri organismi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (P.R.I.): L'Assessore ha fatto un'ampia disamina della situazione in Valle d'Aosta e delle iniziative prese dal suo Assessorato e dalla Giunta nel suo complesso per combattere questo fenomeno, che rischia di avere effetti devastanti anche nella nostra Regione. In effetti, la prevenzione è il punto fondamentale per evitare che i giovani siano coinvolti nell'uso di stupefacenti e vengano a trovarsi in condizioni irreversibili, nell'incapacità cioè di uscire da una situazione veramente spaventosa.

Vorrei solo richiamare l'attenzione dell'Assessore alla Sanità su un altro punto che se è meno importante della prevenzione, ritengo sia tuttavia di estremo interesse: mi riferisco a quanto sta avvenendo nel nostro Paese in questi ultimi tempi. Bisogna tener conto che questo flagello colpisce sempre di più i giovanissimi, quindi la parte più debole della popolazione, tant'è vero che la stessa prevenzione così come è stata a volte adottata, cioè senza una particolarissima cautela, può aver ingenerato addirittura in qualche caso degli effetti opposti.

Questa è una grossa preoccupazione, che però l'Assessore condivide e questo mi tranquillizza sufficientemente, anche perché ritengo che un'informazione ben fatta può senz'altro dare dei risultati positivi, nonostante qualche momento di negatività. Voglio riferirmi alle notizie apparse in questi ultimi giorni sui giornali, di un ragazzino di 14 anni che è entrato in coma per avere preso dell'eroina, e di due ragazzi di 21 e 22 anni che hanno tentato di suicidarsi (uno ci è riuscito e l'altro no) con una overdose di eroina, perché moralmente distrutti dalla convinzione di non poter più uscire da questa spirale maledetta della tossicodipendenza.

E' anche vero che alcune recenti statistiche riportate da "Panorama" parlavano di una diminuzione dell'uso delle droghe pesanti in Italia, però sarei molto cauto nell'accettare statistiche di questo genere, anche perché non vorrei che ingenerassero degli ottimismi non giustificabili. Invece mi sembra importante puntare il dito sui gravi ritardi legislativi, in campo nazionale, in questa materia che hanno, a mio avviso, la loro radice nel fatto che da molte parti, specie dalla sinistra italiana, ci sono state opposizioni severissime ai cosiddetti Centri protetti, quasi che questi ultimi fossero dei lager in cui si rinchiudono i tossicodipendenti per non sentirne più parlare.

A questo proposito vorrei ricordare un fatto avvenuto a Roma dove un gruppo di tossicodipendenti hanno occupato la palestra di una scuola del quartiere popolare di Primavalle, perché volevano in qualunque modo uscire dalla tossicodipendenza. Non sapendo come fare, si sono rinchiusi in questa palestra aspettando che le autorità assumessero dei provvedimenti. L'allora Assessore regionale alla Sanità della Regione Lazio, che era decisamente contrario alle Comunità protette, non ha potuto fare altro che sistemare questi giovani in una di queste Comunità per poter risolvere il loro problema. Credo allora che anche a livello locale dovremmo trovare un po' di coraggio per vedere di favorire il nascere di una o più comunità protette.

Il disintossicarsi non è assolutamente facile, significa sofferenza, dolore e quindi è indispensabile una volontà propria notevolissima, che deve essere certamente aiutata e sostenuta da altri che drogati non sono o che sono in grado, perché già disintossicati, di fornire quel sostegno al giovane che decide di rinunciare alla droga.

Voglio solo richiamare l'attenzione dell'Assessore su questo problema, che turba la coscienza di tutti noi e va affrontato con serenità, ed anche perché non vorrei che in Valle d'Aosta, dove possiamo dire di avere una situazione migliore di altre Regioni italiane, si arrivasse in ritardo su questo tema, che è proprio fra quelli che di ritardi non ne ammettono.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin. Ne ha facoltà.

MARTIN - (U.V.P.): La risposta dell'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin è stata molto esauriente e concordo con quanto ha detto il Consigliere De Grandis.

Ripensando un po' alle parole dell'Assessore Rollandin, che ha centrato fra le motivazioni che provocano la tossicodipendenza il problema di come occupare il tempo libero, citando a questo proposito l'impegno sportivo e culturale, mi è venuta in mente una telefonata che ho ricevuto ieri sera da un conoscente, il quale sapeva che oggi si sarebbe discusso di questo problema. Mi diceva che i suoi due ragazzi, di età dai dieci ai dodici anni, fortunatamente non sono interessati a questo fenomeno forse perché a loro piace fare dello sport e lui cerca di assecondarli in ogni modo. Sono due ragazzi che giocano discretamente a tennis. Però sorge un grosso problema, perché mentre l'anno scorso l'abbonamento costava 40.000 lire, la pratica del campo £. 2.000 l'ora, quest'anno si è passati a £. 70.000 per l'abbonamento e a £. 3.000 per la quota del campo. Egli diceva che non riesce a far più praticare quello sport ai suoi ragazzi, perché tale pratica sportiva gli viene a costare circa 500.000 lire per ogni ragazzo ed è una cifra che non può permettersi, però gli spiace molto, perché è convinto che i ragazzi che occupano bene il tempo libero non andando sempre in discoteca nè frequentando cattive compagnie, hanno meno probabilità di accostarsi alla droga. Sarebbe quindi interessante riuscire a fare qualcosa in questo settore e poiché l'Assessore Rollandin ha parlato per primo di impegno sportivo, e secondo me ha centrato il problema volevo ricordargli questo aneddoto perché se riusciremo a dare la possibilità a questi ragazzi di impegnare bene il loro tempo libero, forse avremo risolto in parte questo grave problema.