Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 455 du 23 avril 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 455/XVII - Approvazione di mozione: "Revisione della disciplina sull'origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari".

Aggravi (Président) - Chers collègues, on est au point n° 7 à l'ordre du jour. Pour l'illustration de la motion, la parole au collègue Jordan.

Jordan (UV) - Colleghi, questa mozione, depositata ormai il 13 marzo scorso, nasce da una necessità non più rinviabile: proteggere chi produce e chi consuma dalle ambiguità di un sistema normativo, che, di fatto, permette di nazionalizzare prodotti stranieri con un semplice passaggio burocratico. Con questo atto i firmatari vogliono sensibilizzare il Consiglio regionale e chiedere al Governo, e in generale alla politica, ai gruppi politici che sono rappresentati nelle istituzioni romane ed europee, di avviare delle interlocuzioni necessarie per sollecitare la modifica della disciplina sull'origine doganale dei prodotti agricoli agroalimentari, con l'obiettivo di rafforzare la tutela del made in Italy e garantire trasparenza ai consumatori.

Come avete avuto modo di vedere nel testo della mozione, che darò per letto, il regolamento n. 952 del 2013, che istituisce il codice doganale, negli articoli dal 59 al 63 tratta il tema dell'origine non preferenziale delle merci. L'articolo 60 - e ve lo lascio leggere in autonomia - del codice doganale definisce l'origine in base all'ultima trasformazione sostanziale. Sintetizzo il paradosso: nell'alimentare una panatura o una salatura non possono bastare a trasformare un prodotto da straniero in italiano, con questa norma sì. Questo criterio dell'origine non preferenziale consente di stabilire questa nazionalità economica e fiscale delle merci ai fini della tariffa doganale comune, ma non è efficace per riuscire a garantire ai consumatori informazioni chiare e trasparenti circa la reale provenienza geografica dei prodotti. Ne abbiamo parlato, colleghi, vi ricorderete, in occasione di un'iniziativa ispettiva nel mese scorso, ed è evidente, mi riferisco alle produzioni agroalimentari, che queste regole che attribuiscono l'origine in base all'ultimo Paese producono confusione e disorientamento, regole che favoriscono pratiche di importazione di materie prime o semi-lavorati finalizzate unicamente all'ottenimento del marchio "made in Italy", con le evidenti conseguenze che tutti noi conosciamo.

Oltretutto - e ritorno sul tema del commercio internazionale, che avevo già in qualche modo trattato - la questione dei dazi doganali non fa altro che creare distorsioni sul mercato, che tutti noi stiamo subendo nel contesto della globalizzazione, un altro concetto noto. Globalizzazione che non possiamo in nessun modo evitare, così come non possiamo evitare lo scambio di prodotti da ogni parte del mondo, è così e sarà così. Il problema non è quindi l'origine dei prodotti alimentari, ma è l'informazione, la conoscenza, la trasparenza che deve essere garantita. La difesa dell'origine dei prodotti è una questione di giustizia. Quello che sto dicendo dovrebbe essere scontato in un mercato sano e regolamentato, ma purtroppo non è così. La realtà normativa è ben diversa e richiede anche il nostro intervento. Il mercato, qualunque questo sia, richiede regole chiare, definite, in modo che il consumatore, chiunque esso sia, possa scegliere consapevolmente e non essere ingannato da codici e codicilli e conoscere pertanto l'origine dei prodotti, il contesto di produzione, la qualità e i controlli a cui questi prodotti sono sottoposti e non definizioni più o meno chiare o ambigue. Sono molti i soggetti che si sono attivati su questo tema e tra questi ringrazio Coldiretti per le sue importanti battaglie e per la sua grande capacità di mobilizzazione a livello locale, nazionale ed europeo. Non deve essere solo una battaglia politica, ma una richiesta che arriva e che deve arrivare dal territorio. Come dicevo prima, i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mettono in tavola e gli agricoltori, anche i nostri agricoltori, hanno il diritto di non subire una concorrenza sleale.

Per la salvaguardia e la valorizzazione del nostro made in Italy, per la salvaguardia e la valorizzazione dei prodotti tipici, anche valdostani, è necessario evitare questa enorme confusione, dove si rischia di non sapere più cosa sia veramente prodotto e trasformato in Italia e invece cosa è prodotto nell'ultima fase, come dicevo prima. La trasparenza quindi è l'unica difesa che abbiamo contro questa concorrenza sleale. Dobbiamo contribuire anche noi, anche nel nostro piccolo, a svelare questi "inganni" che nasconde il codice doganale, questi trucchi per cui i prodotti stranieri, spesso extra-UE, vengono italianizzati grazie a lavorazioni minime e a questi prodotti viene attribuito il marchio "made in Italy": petti di pollo provenienti dal Sud America, cosce di maiale olandesi, ortofrutta trasformata in succhi, latte straniero, grano canadese, pomodoro cinese e potrei continuare con questo elenco. Questo inganno a cui mi riferivo vale anche per i prodotti per i quali in Italia c'è l'obbligo dell'etichetta di origine, però In Italia, non in Europa o negli altri Paesi, quindi la mozzarella può essere fatta con latte tedesco o polacco oppure con la cagliata ucraina e venduta sui mercati come prodotto "made in Italy", così, sughi, preparati, concentrati, pasta prodotta con grano estero. Una sorta di malcostume questo della frode sull'origine dei prodotti, che si aggiunge a quello dell'italian sounding, quindi l'utilizzo dei nomi italiani per falsificare dei prodotti, un fenomeno che raggiunge la cifra record di 120 miliardi di euro secondo le notizie di stampa e colpendo in maniera diversa specialità tricolori, a partire da quelle dalle denominazioni di origine, il "Parmesan" in origine, ma anche la nostra fontina, così i salumi, così l'olio, così le conserve e tutto il resto.

In questo contesto nel frattempo, dal deposito della nostra mozione a oggi, il Governo si è mosso. È un tema a cui anche il Governo nazionale è attento e una legge approvata in maniera definitiva in Parlamento il 15 aprile va in questa direzione: una norma sulla tutela dei prodotti agroalimentari, una norma che ha introdotto delle sanzioni penali forti per la falsificazione dei prodotti, una responsabilità amministrativa importante per chi si occupa di questa fase, l'ultima lavorazione, di questo inganno, ma anche controlli di tracciabilità più importanti. Qualcosa quindi si sta muovendo, ma dobbiamo continuare a essere attenti e sollecitare questo tema. Questo è il tema e queste sono le problematiche che in qualche modo ho cercato di riassumere, così come faranno i colleghi. Ringrazio i colleghi della III Commissione, che hanno partecipato ai lavori della Commissione, così come ringrazio l'Assessore, da cui è partito lo stimolo per fare questa mozione, così come ringrazio i colleghi di Fratelli d'Italia, con i quali ci siamo confrontati sul testo e dai quali in qualche modo sono stato aggiornato sulle azioni che il Governo sta mettendo in campo.

Cosa possiamo fare con questa mozione? Quale potrebbe essere una possibile soluzione per contribuire in qualche modo, nel nostro piccolo, a risolvere queste problematiche? Crediamo che l'impegnativa sia sufficientemente chiara e vada in questa direzione. La riassumo brevemente:

- un impegno a sostenere ogni iniziativa volta alla revisione e al rafforzamento della disciplina sull'origine doganale dei prodotti, così come promuovere l'evoluzione normativa che colleghi in modo più stringente le regole sull'origine anche a criteri di trasparenza ambientale, sociale, che favorisca sistemi di etichettatura chiara;

- ancora: promuovere il riconoscimento e la tutela delle nostre produzioni agricole, quelle regionali, quelle valdostane, valorizzandone la qualità, la tracciabilità chiara e trasparente e il legame con il territorio, che è il nostro punto forte;

- ancora - e vado verso la conclusione -: contrastare i fenomeni di falsa evocazione dell'origine e di italian sounding.

Votare questa mozione quindi significa in qualche modo dare anche la voce ai nostri agricoltori e garantire ai cittadini che ciò che leggono in etichetta sia la verità e non un codice, a volte anche incomprensibile, applicato a un prodotto anonimo, del quale delle volte conosciamo veramente poco o nulla.

Presidente - La mozione è stata presentata. Qualcuno intende intervenire in discussione generale? La parola al collega Campotaro.

Campotaro (AVS) - Questa mozione, che abbiamo presentato ormai più di un mese fa, l'abbiamo approfondita in III Commissione, su iniziativa dell'assessora Girod e dei funzionari del Dipartimento, che appunto ci hanno spiegato il contesto.

Come ha illustrato il Presidente di Commissione, che ringrazio per la gestione dei lavori in Commissione, il tema della trasparenza sull'origine dei prodotti agroalimentari è centrale e lo è sempre di più nel contesto attuale.

Oggi le regole sull'origine doganale servono a stabilire una nazionalità economica delle merci, funzionano per il commercio, per le tariffe, per gli scambi, ma non servono, o comunque non sono sufficienti, a dire ai cittadini una cosa molto più semplice: da dove viene davvero quello che stanno consumando. Questo è il punto, perché oggi può succedere che un prodotto sia formalmente originario di un Paese anche se le materie prime arrivano da altrove, oppure se la trasformazione che avviene in quel Paese è limitata. Non è una violazione delle regole, ma è una situazione che può essere fuorviante. Faccio alcuni esempi: ci sono prodotti che richiamano esplicitamente l'Italia nei nomi, nei colori, nelle immagini del packaging, ma che sono realizzati altrove, alcuni li ha citati il Presidente della Commissione, tipo "Parmesan", ma anche "Fontiago", "San Daniele Ham", che sono prodotti al di fuori dall'Italia. Oppure casi più sottili: prodotti trasformati in Italia, ma con materie prime importate, dove questa informazione è presente, ma è scritta in piccolo, poco visibile e difficilmente comprensibile. Tutto questo crea uno scarto tra ciò che è formalmente corretto e ciò che viene percepito dal consumatore e questo scarto genera due problemi molto concreti.

Il primo è un problema di trasparenza. Se le informazioni non sono chiare, leggibili, immediatamente comprensibili, la scelta del consumatore non è davvero libera. Il secondo è un problema economico, perché in questo spazio si inseriscono fenomeni di italian sounding e di falsa evocazione dell'origine, che finiscono per penalizzare chi produce davvero sul territorio, cioè chi produce rispettando standard ambientali più alti, norme sul lavoro più rigorose, costi maggiori legati al territorio. Questo penalizza direttamente soprattutto le nostre filiere locali.

Qui veniamo a un punto importante: difendere le filiere locali non significa chiudersi, ma significa riconoscere che alcuni prodotti incorporano più valore, qualità, lavoro, rispetto dell'ambiente e legame con il territorio. Questo è ancora più evidente in contesti come il nostro. Le filiere di montagna in particolare hanno costi più alti e non possono competere sul prezzo, possono competere sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla credibilità del prodotto. Qui entra un altro tema centrale della mozione: il legame tra origine e sostenibilità sia ambientale che sociale, perché oggi non basta più sapere dove un prodotto è stato trasformato, diventa sempre più importante capire come è stato prodotto, con quali standard ambientali, con quali condizioni di lavoro e con quali impatti sul territorio.

Qui richiamo un elemento emerso anche nel confronto che il mondo agricolo ha promosso, a cui io, l'assessora Girod e il presidente Aggravi abbiamo preso parte ormai un mese fa. L'agricoltore - è stato detto - non è solo un produttore, ma è anche un manutentore del territorio, un presidio ambientale e un elemento di coesione sociale. Tutto questo si lega poi anche al contesto internazionale in cui ci muoviamo, un contesto in cui aumentano gli accordi commerciali, crescono le differenze tra sistemi produttivi e si accentua il rischio di concorrenza non equilibrata. Se queste differenze non vengono considerate, il rischio è quello di spostare la produzione dove costa meno, non dove è più sostenibile; per questo la trasparenza e la tracciabilità diventano strumenti concreti; per questo, come Alleanza Verdi e Sinistra, riteniamo sia corretto che la Regione si attivi nelle sedi nazionali ed europee in modo molto concreto su tre aspetti: rafforzare la tracciabilità, rendere più chiara l'origine delle materie prime, garantire condizioni di concorrenza più eque rispetto a standard ambientali e sociali, quindi chiedere tutele per le indicazioni geografiche, attenzione alle filiere locali e maggiore chiarezza lungo tutta la catena produttiva.

Chiudo. Questa mozione va nella direzione giusta perché affronta un nodo reale: quello della distanza tra ciò che è formalmente corretto e ciò che è realmente trasparente. Ridurre questa distanza significa tutelare i consumatori, valorizzare le produzioni locali e costruire un modello agroalimentare più equo e sostenibile; ed è esattamente la direzione che, come AVS, riteniamo necessaria.

Presidente - La parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Desidero ringraziare i colleghi che mi hanno preceduto e anche il grande lavoro di tessitura che il collega Jordan ci ha abituato a fare su temi che sono sicuramente di difficile abbordaggio e anche su questo credo che si sia trovata una buona concordia.

La mozione che viene discussa oggi in quest'Assemblea nasce da una preoccupazione che è concreta e urgente ed è quella, giustamente, di tutelare le nostre produzioni agricole e alimentari da un sistema normativo che, pur essendo formalmente rigoroso sul piano doganale, si rivela pratica insufficiente a garantire ai consumatori informazioni veritiere e trasparenti sulla reale provenienza di ciò che mangiano.

Il codice doganale dell'Unione europea stabilisce che una merce è originaria del Paese in cui ha subito l'ultima trasformazione sostanziale. Questo criterio risponde a logiche fiscali e tariffarie e non a esigenze di tutela del consumatore. Il risultato, come è già stato detto, è che un prodotto può legalmente fregiarsi di un'indicazione di origine che non corrisponde affatto alla provenienza reale delle materie prime, né alle fasi principali della sua lavorazione. Nel settore agroalimentare questo apre le porte a pratiche di italian sounding e di falsa evocazione dell'origine, con un danno economico e reputazionale diretto per le nostre filiere autentiche: quelle che si fondano su territorio, tradizione e qualità certificata.

Per la Valle d'Aosta, dove le produzioni agricole e alimentari rappresentano un elemento identitario e culturale, oltre che economico, questa non è una questione astratta: è una minaccia quotidiana alla credibilità e al valore delle nostre denominazioni. Ricordo - sicuramente lo ricorderà anche il collega Carrel - quando nel 2024 presentai un'iniziativa a questo Consiglio, dove si evidenziavano alcuni prodotti. Sicuramente la telecamera non riuscirà a inquadrarli, anche perché sono in bianco e nero, ma quello che vorrei evidenziare è questa marca che, oltre a fregiarsi il titolo di "Belgioioso parmesan", qui ha il titolo "Belgioioso fontina" e questo ci dovrebbe fare un po' trasalire.

A un esame più attento… questa è una foto che mi è arrivata di un prodotto che è in vendita in Olanda, quindi è nell'Unione europea, questo prodotto che si chiama proprio "Fontina" - se cercate sul mio profilo, tanto poi lo ripubblicherò, c'è proprio questo nome - è prodotto dalla Belgioioso Cheese Inc., che ha sede a Denmark, non in Danimarca come potremmo immaginare, ma nel Wisconsin. C'è una città che si chiama Denmark in Wisconsin che produce la fontina e firma questo prodotto con il nome di "Fontina".

Io credo davvero che, di fronte a una cosa di questo tipo - e giustamente, oltre ad aver plagiato il formaggio, c'è anche un plagio delle città, quindi si fa un plagio di secondo livello - sia un tema di assoluta attualità quello di adire tutte le azioni che possiamo mettere in campo proprio per contrastare questo fenomeno, perché è ovvio che questo prodotto mi ha particolarmente inquietato. Vedere che un prodotto di questo tipo arriva ed è commercializzato all'interno dei confini dell'Unione europea, soprattutto io non oso immaginare… le immagini a colori, vi assicuro - ma ripeto: le pubblicherò - restituiscono un prodotto che dalla consistenza probabilmente potrebbe essere quella delle candele steariche e, se assaggiato, credo che il gusto non vada tanto lontano da questo. È chiaro che, se una persona assaggia questo prodotto chiamato "fontina", ritenendo che sia un prodotto che invece è la fontina, prodotto in Valle d'Aosta, dopodiché assaggia questo gusto, che non deve essere dei migliori, viene in Valle d'Aosta e magari è tentato, invogliato di assaggiare la fontina, probabilmente si terrà molto lontano da questo tipo di prodotto: ecco perché noi crediamo fortemente a questa azione di sensibilizzazione. Questa iniziativa ovviamente contiene anche un altro tema, che è quello del Mercosur. Mi spiace che non ci sia il collega Lotto, con il quale avrei avuto piacere di confrontarmi proprio su questo tema. La volta scorsa avevamo avuto una discussione più internazionale su temi che ci interessavano poco, questa volta invece ci sarebbe stata un'ottima possibilità di confrontarci sul tema. Infatti è anche in questo tema che si inserisce, con tutta la sua gravità, la questione dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e i Paesi del Mercosur, che sono, come ricordiamo, Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, di cui si discute da oltre vent'anni e che purtroppo nell'ultimo periodo ha ripreso slancio negoziale in sede europea.

Ricordo che c'è stato un elemento di accordo e disaccordo, nel senso che il Parlamento dell'Unione europea ha votato, con una ristrettissima maggioranza, la possibilità di deferire questo accordo alla Corte di giustizia europea per verificare che le clausole contenute in questo accordo fossero effettivamente applicabili, o meno, senza passare da un via libera dei singoli Stati. L'Unione europea e la Signora Von Der Leyen invece hanno preferito superare questo tipo di verifica e, bontà sua, anche lei con la sola imposizione delle mani imporre che a questo accordo venisse data immediata applicazione. È proprio qui, all'interno di questo accordo, che, così come è concepito, si va a rappresentare un rischio serio per l'agricoltura europea, in particolare per quella di montagna e di territorio, come la nostra. Sappiamo infatti - e lo abbiamo già ricordato in occasione di un'altra discussione in questo Consiglio - che i Paesi del Mercosur producono carni bovine, pollame, zucchero, riso, miele, soia e altri prodotti agricoli a costi strutturalmente incomparabili con i nostri. Era quello che diceva anche il collega Campotaro, con cui mi trovo assolutamente d'accordo da questo punto di vista, ma d'altra parte anche a livello europeo tanto AVS quanto la Lega hanno votato contro l'accordo del Mercosur. Perché ci si trova di fronte a costi incomparabilmente inferiori rispetto ai nostri, o differenti? Perché operano in un contesto normativo radicalmente diverso, con standard fitosanitari meno stringenti, utilizzo di pesticidi vietati in Europa, condizioni di lavoro che non rispettano i parametri che noi imponiamo ai nostri agricoltori e modelli produttivi ad alto impatto ambientale e di deforestazione. Quello stesso accordo che chiede ai nostri agricoltori di rispettare il Green Deal europeo apre le porte a prodotti realizzati senza nessuno di quei vincoli.

Ovviamente rispetto al collega Campotaro ci divide questo tipo di visione, nel senso che, mentre il collega Campotaro, e ovviamente la parte green di questo Consiglio, vorrebbe che venissero imposti vincoli green anche ai Paesi del Mercosur, per conto nostro invece noi riterremmo che il Green Deal sarebbe da superare, quindi avremmo la necessità che si desse la possibilità di evitare certe cose che noi definiamo follie europee.

Qual è però il problema di fondo? È che il paradosso è evidente: imponiamo - l'Unione europea, più che noi - ai produttori valdostani, italiani, costi crescenti in nome della sostenibilità e poi consentiamo l'ingresso nel mercato europeo di prodotti concorrenti che quelle regole non le rispettano. Non è una concorrenza leale, è una resa, purtroppo, delle nostre filiere.

C'è di più: in un contesto in cui la disciplina doganale sull'origine è già lacunosa, l'apertura commerciale - ed è anche in questo caso e in questo senso che si inserisce questa mozione - verso il Mercosur rischia di amplificare ulteriormente i fenomeni di triangolazione e di falsa evocazione dell'origine: materie prime sudamericane trasformate in Europa, o anche solo minimamente lavorate - è uno dei rischi che abbiamo discusso con il collega Jordan - potranno circolare con indicazioni di origine europea, o addirittura italiana. Questo è il vero rischio ovviamente e non immaginiamoci neanche quelle valdostane. I consumatori non sapranno o non potranno sapere cosa stanno comprando davvero.

Con questa mozione - ed ecco perché è importante questa mozione - si chiede alla Giunta regionale di fare la propria parte, di portare nelle sedi nazionali ed europee la voce della Valle d'Aosta a sostegno di una revisione della disciplina doganale sull'origine, che la renda coerente con gli obiettivi di trasparenza, tracciabilità e tutela del consumatore; di promuovere sistemi di etichettatura più chiari e visibili sull'origine delle materie prime e sulle fasi di trasformazione; di sostenere le produzioni locali come elemento distintivo delle fiere valdostane e di contrastare con tutti gli strumenti disponibili quei fenomeni di "italian sounding" che danneggiano chi produce con serietà e con rispetto del territorio.

Chiediamo inoltre che, nell'ambito delle trattative sull'accordo Unione europea-Mercosur, la Regione si adoperi affinché siano introdotte salvaguardie efficaci a tutela delle indicazioni geografiche, delle denominazioni di origine e delle filiere produttive locali. Non è protezionismo, è il diritto elementare di non essere messi in competizione sleale con chi non rispetta le stesse regole.

La Valle d'Aosta ha un patrimonio agroalimentare che è al tempo stesso cultura, paesaggio ed economia. Fontina Valleé d'Aoste, Lard Arnad, Jambon de Bosses, i nostri vini di montagna, sono produzioni che vivono di autenticità e fiducia. Quella fiducia si costruisce garantendo ai consumatori informazioni vere e si protegge non aprendo indiscriminatamente i mercati a chi quelle regole non le conosce e non le rispetta.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Domanico.

Domanico (FdI) - L'oggetto della mozione: "Revisione della disciplina sull'origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari" non sembra un attacco diretto al Mercosur, o forse sì. Io dico che bisognerebbe aver letto forse un po' più attentamente l'accordo Mercosur. Proverò a spiegarvi che cos'è. Noi, come Fratelli d'Italia, dopo vent'anni di negoziato, abbiamo approvato un testo che riconosce lo straordinario lavoro del Governo Meloni, che in queste settimane ha già portato a un notevole miglioramento dell'accordo.

L'operato dell'Italia sul piano europeo ha portato anche alla decisiva retromarcia della Commissione sul taglio alla prossima PAC (Politica Agricola Comune), che ora, anzi, vedrà più risorse assegnate all'Italia grazie all'impegno del ministro Lollobrigida: quasi 10 miliardi in più rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea.

Nella risoluzione abbiamo messo in chiaro quali sono le priorità per l'Italia: la reciprocità di condizioni e la sicurezza alimentare dei cittadini. Riteniamo che il Mercosur rappresenti una possibilità in più per gli operatori della filiera agroalimentare in quanto apre possibilità commerciali per i principali settori del made in Italy, garantendo altresì un sufficiente livello della protezione delle indicazioni geografiche a rischio di Italian sounding.

Al tempo stesso dobbiamo tutelare i produttori e i consumatori. Il documento impegna il Governo, nella valutazione della propria posizione sull'accordo commerciale con i Paesi del Mercosur, a tenere conto delle risposte in sede unionale dei seguenti elementi: la verifica delle possibilità di sospendere l'accordo all'interno del meccanismo della clausola di salvaguardia qualora anche in un solo Paese dell'Unione europea si verifichi un calo dei prezzi o un aumento delle importazioni superiori all'8% - questo era stato fissato prima del 15 aprile -; siano fissati adeguati e vincolanti criteri di reciprocità basati su due sostanziali azioni: un regolamento aggiuntivo sul rispetto degli standard produttivi e un regolamento fitosanitario che tuteli la produzione e il mercato europei dall'ingresso di organismi nocivi.

Con queste priorità difendiamo il lavoro degli agricoltori italiani ed europei, proteggendo lavoro, occupazione e reddito e al tempo stesso difendiamo la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti, eccellenze ammirate in ogni angolo del mondo e per questo da proteggere con convinzione. Questo lo afferma in una nota il senatore di Fratelli d'Italia, Luca De Carlo, presidente della Commissione Industria, commercio, turismo e agricoltura. Lo abbiamo affermato, dicevamo, dopo vent'anni di negoziati tra Unione europea, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, creando un mercato da 700 milioni di persone. Lo abbiamo firmato dopo aver ottenuto garanzie specifiche per il settore agricolo italiano, condizionando il "sì" alla tutela delle eccellenze italiane. Quali tutele abbiamo ottenuto? Tutele per i prodotti italiani: grazie all'intervento italiano, è stato previsto il divieto di imitazione e tutela di 57 prodotti DOP e IGP italiani, con l'impegno dell'autorità dei Paesi sudamericani a porre fine alla diffusione di prodotti contraffatti, l'Italian sounding; clausola di salvaguardia bilaterale per bloccare le importazioni in caso di crisi; soglie di salvaguardia al 5% per prodotti sensibili, come carne bovina, pollame, riso, zucchero e miele. Provo a spiegarmi meglio. L'accordo prevede l'importazione a dazio nullo o agevolato solo entro quantità predeterminate di volume, di prezzo e/o la combinazione delle due, superate le quali si tornano ad applicare le tariffe precedenti, portando alla sospensione del trattato fino a quattro anni. È stata annunciata anche l'istituzione di un fondo di compensazione europeo destinato a compensare eventuali danni ad agricoltori europei derivanti da choc di mercato.

Altro punto fondamentale è l'ottenimento del divieto di importazione e ingresso nel mercato europeo di prodotti non conformi in materia fitosanitaria e di benessere animale, controlli potenziati e rispetto delle regole lungo tutta la filiera e in ogni punto di ingresso del mercato europeo.

Esponenti di Fratelli d'Italia, come il ministro Lollobrigida, che è il principale fautore di quest'accordo, e Carlo Fidanza, hanno dichiarato che il partito continuerà a vigilare affinché le tutele per gli agricoltori siano rispettate durante l'implementazione. L'accordo è visto come un'opportunità strategica per l'export industriale (auto, macchinari, eccetera) e agroalimentare, con stime di benefici economici significativi. Quali potrebbero essere però i vantaggi per la Valle d'Aosta? Creare nuovi mercati per i prodotti di qualità. Avendo la Valle d'Aosta una produzione di nicchia, ma molto interessante, ha bisogno di nuovi spazi, nuovi mercati. Formaggi DOP come la Fontina, oppure la Toma di Gressoney, il Bleu d'Aoste, il Reblec, formaggi ovi-caprini o, ancora, salumi e vini di montagna.

L'accordo riduce i dazi e quindi esportare in Sudamerica diventa più facile, ottenendo così la possibilità di un maggior export di prodotti tipici e una maggior visibilità internazionale del marchio VDA. Questo potrebbe portare un aumento dei flussi turistici dai Paesi Mercosur. Ci potrebbero essere anche altri benefici indiretti per le imprese valdostane, quali artigianato e tecnologie per la montagna, integrando così la Valle d'Aosta ancora di più nei mercati globali, sia turistici che agroalimentari o, ancora, come detto prima, artigianali.

Président - La collègue Trione a demandé la parole.

Trione (CA) - Tornando alla mozione che è già stata presentata, il fatto che sia firmata da tutti i Commissari della III Commissione mi sembra un bel segno di presa di posizione, che va oltre gli schieramenti, ma che sta sulla sostanza delle questioni.

Mi preme sottolineare brevemente un aspetto di questa vicenda, perché, oltre a tutti gli altri aspetti già illustrati dal Presidente della commissione, ma non solo, e che ovviamente condivido, ciò a cui più tengo è il centro del rapporto di fiducia tra istituzioni, produttori e cittadini. Oggi esiste - dobbiamo dircelo con chiarezza - una zona d'ombra tra ciò che è legalmente conforme e ciò che è eticamente giusto.

Tra i tanti aspetti che già sono stati sottolineati, e che condivido, mi preme sottolineare l'importanza dell'educazione del cittadino, perché ritengo che sia qui che risiede la vera sovranità alimentare. Il cittadino è una sentinella: un consumatore istruito a decodificare le scritte in piccolo, a distinguere tra "prodotto in" e "confezionato in" è un cittadino che non può essere tradito da strategie di marketing ambigue o da trasformazioni marginali. Quando il cittadino sa leggere oltre la bandiera tricolore stampata sulla confezione e cerca la sostanza dalla materia prima, costringe il mercato a una maggiore onestà. L'educazione è lo scudo che protegge il consumatore dalle false evocazioni citate nelle nostre premesse e anche dagli interventi che mi hanno preceduto. Come Regione, dobbiamo promuovere iniziative che rendano i Valdostani capaci di riconoscere il valore della filiera corta e della tracciabilità reale. Se il cittadino impara a leggere l'etichetta come un contratto di verità, il tentativo di trasformazione marginale perde la sua efficacia commerciale.

Dobbiamo garantire che il prezioso lavoro dei nostri agricoltori sia riconoscibile a colpo d'occhio. La trasparenza, supportata da un'adeguata educazione al consumo, è l'unico modo per garantire che nessuno possa svendere la nostra identità. Non si tratta di protezionismo cieco, ma semplicemente di verità, di volere che il lavoro dei nostri agricoltori, che presidiano territori difficili e mantengono vive tradizioni secolari, non venga diluito o, peggio, cancellato da operazioni economiche finalizzate solo a ottenere un timbro di origine su carta. È per questo motivo che quindi voteremo convintamente questa mozione.

Presidente - Ci sono altri interventi in discussione generale? La parola al collega Zucchi.

Zucchi (FdI) - Confesso che non so da che parte iniziare nel commentare questa mozione. Inizialmente l'attenzione mi era caduta sulle parti impegnative, tant'è che mi ero ripromesso di parlare, così come ho fatto, sia con il presidente della Commissione, Jordan, che ringrazio comunque per l'attenzione che mi ha rivolto, così come ovviamente anche con l'assessore Speranza Girod.

Raramente io vedo o ho visto in impegnative di questa menzione delle affermazioni che sono in contrasto con quanto in effetti si sta facendo proprio su quest'argomento. Il collega Domanico ha elencato le motivazioni che hanno portato a un accordo di una firma nel Mercosur, con tutte le garanzie, le tutele a esse connesse. Pertanto, come spesso dai banchi della Giunta noi ci sentiamo dire: "stiamo facendo", sulle iniziative che vengono dalla parte dell'opposizione io qui posso dire che non è che stiamo facendo, l'abbiamo già fatto.

Negare quindi, consigliere Trione, l'esistenza… certamente su quei principi che lei ha enunciato siamo tutti quanti d'accordo. Si è dimenticato, o perché non ha studiato e non ha visto le azioni che sono state poste in essere nel recente passato, e mi riferisco alla legge ultima, del 15 di aprile… e ringrazio il collega Jordan di aver enunciato, seppur brevemente, nell'ambito della sua relazione… ha portato, ha innalzato enormemente i limiti che servono per poter contrastare proprio quello che l'oggetto di questa mozione richiede. Questa è una mozione che nasce dall'iniziativa della Lega, sulla quale poi parlerò e sulla quale mi ero già espresso in sede di presentazione dell'iniziativa due mesi fa, alla quale riconosco una coerenza di comportamento. Si è visto poi che questa mozione, che parla surrettiziamente di dazi doganali, di fatto va a operare, coerentemente con la loro posizione, una critica marcata nei confronti dell'accordo del Mercosur. Io non la condivido perché, quando si fa parte di un Governo nazionale insieme, pur se ci sono delle sedi differenti, come in questo caso, in Europa, proprio distinguersi in una maniera così marcata rispetto a delle linee che il Governo italiano ha comunque portato avanti con dei correttivi che sono stati enunciati dal consigliere Domanico mi sembra un pochettino balzana come idea, però ci sta.

Io non so cosa farà Forza Italia, perché ha invece sposato nell'iniziativa precedente la posizione espressa all'interno del Governo e, pertanto, andare a votare una mozione che praticamente dà dell'asino al Ministero dell'agricoltura e al ministro Lollobrigida, perché in buona sostanza gli si dice: "non hai fatto niente, devi fare", quando in realtà tutte le cose che sono chieste sono state già fatte mi sembra veramente poco elegante e poco anche corretto, perché bisogna avere l'onestà intellettuale, noi lo riconosciamo. Quando le cose sono state fatte, bisogna riconoscerle. Noi non abbiamo difficoltà anche quando ci sono delle iniziative che riguardano il nostro Governo a dire: "effettivamente ci sono state delle lacune", ma qui no. Signori, intendiamoci, il ministro Lollobrigida e il Ministero hanno fatto delle cose che nelle passate legislature sono state quiescenti e dormienti. Sono passati degli anni affinché le questioni fossero messe a terra e fossero state risolte.

Dire con questa mozione - mozione portata all'attenzione il 12 marzo, perché ho controllato poc'anzi con gli uffici - che questi sono comunque dei contenuti che devono essere portati all'attenzione di chi deve decidere, Signori, veramente mi sembra un'astrusità grossa come una casa. Così come quando voi siete abituati a dire: "stiamo facendo". L'ho detto prima, non leggo tutte le impegnative ma, Signori, sono un falso ideologico. Andare a chiedere le cose che sono già state fatte mi sembra veramente non opportuno visto che si sta parlando spesso in questi giorni di inopportunità.

La questione, per esempio, della protezione della Fontina, ma Signori, l'ha detto. Grazie, presidente Jordan. Il primo prodotto che viene tutelato, di origine protetta, dall'accordo del Mercosur si chiama Fontina. È scritto nelle carte: la Fontina è il primo prodotto che viene tutelato. Con la legge del 15 aprile, cioè di otto giorni fa, sono state aumentate delle sanzioni pesantissime per chi opera nella mistificazione di quello che in questa mozione voi definite l'Italian sounding. Proprio lo spirito di quella legge va per contrastare l'Italian sounding, che, tradotto dall'inglese, significa cercare di spacciare per italiano, nella fattispecie valdostano, quello che non è.

Collega Manfrin, far vedere quindi delle fotografie di due-tre anni fa mi sembra non consono, perché nel frattempo le cose, fortunatamente, si sono mosse, però le riconosco una coerenza di comportamento, sicuramente non la condivido, però ci sta.

Scusate se insisto, sono deluso anche dal comportamento dell'assessore Girod, perché su questo non ha ancora parlato, però avallando di fatto… vedevo che annuiva su certe dichiarazioni del collega Manfrin quando parlava, il suo intervento si è incentrato proprio sulla critica al Mercosur. Mi spiace che lei in qualche maniera annuisse rispetto a quest'argomentazione, perché non credo che questa cosa possa dare un elemento di favore agli agricoltori, perché poi la verità viene a galla.

Se si tratta anche soltanto di poter compiacere le istanze che sono giunte da un'Assemblea, seppur importante, che noi stimiamo tantissimo, quella di Coldiretti, che è stata anche enunciata in quest'aula credo proprio dal presidente Jordan… io credo che magari a Coldiretti potrebbe venire l'idea di alzare il telefono e parlare con il suo presidente, che si chiama Prandini, che ho visto recentemente a Verona insieme al ministro Lollobrigida, e al quale non mi sembra che l'azione del ministro Lollobrigida proprio su questi temi sia insensibile. Anzi, magari la sezione valdostana di Coldiretti farebbe bene, invece di chiedere di operare in questo senso, ad aggiornarsi e vedere quali sono state le leggi e quali sono stati i provvedimenti che sono sottesi all'azione del Mercosur, prima di andare a chiedere che l'Aula si esprima su una situazione oltretutto vetusta, perché le cose sono evolute. È una mozione vecchia, di due mesi fa, nel frattempo sono successe delle cose e credo sia corretto poterle dire in quest'aula.

Io mi auguro che Forza Italia abbia un sussulto di dignità, pur facendo parte di un meccanismo di maggioranza, che comprendo, su temi come questo possa in qualche modo distinguersi, perché, facendo parte di un Governo nazionale, e non solo, la Lega ha votato contro in Europa, ma Forza Italia ha votato a favore di questo provvedimento.

Andare quindi a votare poi una mozione che dà tutto contro al meccanismo del Mercosur, così come ha illustrato in tre quarti del suo intervento il consigliere Manfrin, mi sembra veramente l'apoteosi dell'incoerenza.

Presidente - Ci sono altri interventi? La parola all'assessore Girod.

Girod (UV) - Sì, è vero, il tema di questa mozione è un po' vecchiotto perché ne abbiamo parlato a febbraio, anzi era fine gennaio e i primi di febbraio ho proprio chiesto di essere audita in III Commissione, anche a seguito delle varie dimostrazioni che avevano fatto le varie associazioni di categoria. Sono quindi stata audita in III Commissione il 3 febbraio, perché riteniamo comunque che sia un nodo rilevante non solo per la Valle d'Aosta, ma per l'intero sistema agroalimentare italiano ed europeo, come hanno già citato altri colleghi.

Successivamente, in occasione della Commissione Politiche agricole del 12 di marzo, ho ritenuto opportuno formalizzare questa posizione trasmettendo una nota al Coordinatore della Commissione Politiche agricole, perché in quel giorno ero impegnata nei lavori di Consiglio e quindi ho proprio scritto una lettera, dove ho evidenziato con chiarezza come quest'iniziativa nasca dalla necessità di esprimere una posizione responsabile e ben definita nei confronti di un regolamento europeo - quindi non un regolamento nazionale, ma un regolamento europeo che, pur partendo da obiettivi condivisibili, rischia di produrre effetti profondamente critici sul nostro territorio.

L'attuale criterio dell'ultima trasformazione sostanziale infatti, pur rispondendo a finalità doganali e tariffarie, non è adeguato nel comparto agroalimentare, perché può generare confusione nei consumatori e favorire fenomeni di falsa evocazione dell'origine a danno del patrimonio agroalimentare italiano.

Non ripeto le cose che sono già state dette prima dai vari Consiglieri. Annuivo quando il consigliere Manfrin parlava della concorrenza sleale, per esempio, della Fontina, ma tutti i giorni ricevo delle segnalazioni, anche all'interno dell'Italia: per esempio, un paio di mesi fa ho ricevuto una foto della Fontina di capra a Mantova. Il fatto quindi di cercare di fare attività di concorrenza sleale, di pubblicità errata, ahimè, c'è, quindi è à la une tutti i giorni.

A seguito di questa CPA del 12 di marzo, in generale tutti gli altri Assessori delle altre Regioni hanno condiviso la problematica, in particolare anche la Regione Marche, e pertanto la CPA ha deciso di inoltrare in quella sede al ministro Lollobrigida una specifica richiesta affinché il Ministero promuova tutte le azioni necessarie presso le competenti sedi istituzionali eurocomunitarie affinché sia avviata la procedura di modifica della disciplina sull'origine del codice doganale e, in particolare, attraverso la revisione dell'articolo 60, che avevamo già citato prima, del regolamento n. 952, finalizzata all'esclusione dei prodotti agricoli e alimentari dall'ambito di applicazione della stessa. Il 10 marzo anche il CELVA si è espresso su questo tema, sostenendo la revisione della disciplina doganale dei prodotti agricoli e alimentari.

Anche il deputato Manes ha depositato un'interrogazione scritta nell'ambito della seduta n. 640 della Camera dei Deputati in data 7 aprile 2026 e il Governo nazionale, come anche dalle interlocuzioni avute con voi, sta assolutamente lavorando su questo tema: sulle clausole di salvaguardia e proprio in questo quadro ritengo importante richiamare anche il recente via libera, che ha già detto anche lei prima, della legge sulla tutela agroalimentare, avvenuto proprio il 15 di aprile, quindi una settimana fa, che introduce nuove misure per rafforzare trasparenza, sicurezza e legalità nella filiera alimentare.

Il provvedimento va nella direzione che stiamo indicando, assolutamente sì, contrastare frodi e contraffazioni, tutelare il made in Italy e garantire una concorrenza leale tra le imprese. Si tratta di un passo importante, quindi è un passo avanti, che dimostra come il tema della trasparenza e della corretta informazione al consumatore sia ormai centrale anche a livello nazionale. Tuttavia, proprio per questo, emerge ancora di più la necessità di un allineamento con la normativa europea sull'origine dei prodotti. Come Assessore e come Governo regionale, quindi continueremo sicuramente a portare questo tema in tutte le sedi opportune. Tuttavia, ritengo che il messaggio può essere un messaggio molto più forte se a sostenerlo è l'intero Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Ecco il senso di questa mozione: lavorare insieme, maggioranza e opposizione nelle varie Commissioni competenti, coinvolgendo gli Enti locali, i Parlamentari e le varie associazioni di categoria su una mozione che non rappresenta un punto d'arrivo, ma l'avvio di un percorso politico condiviso, capace di affrontare in modo concreto problemi reali e sempre più urgenti per le nostre produzioni e per i nostri territori.

Presidente - Qualcun altro intende intervenire? Chiudo la discussione generale… Non chiudiamo la discussione generale, attendiamo la pausa tecnica. Diamo la parola in discussione generale al collega Baccega.

Baccega (FI) - Molto brevemente e per dichiarazione di voto, perché qua ci "pigliano per i capelli" tutte le volte che c'è qualcosa che non va in sintonia con quello che il Governo nazionale decide. In realtà - ed è stato detto molto bene dal collega Jordan - il 15 aprile il Governo ha agito. Lui ha detto proprio queste parole: "Il Governo ha agito". Questa mozione, che va fortemente nella salvaguardia dei prodotti tipici valdostani, ma dei veri prodotti tipici del made in Italy, ha una sua forza, una sua energia, che non può non essere votata da parte nostra. Noi abbiamo sempre detto che quel percorso andava in qualche modo rivisto. L'avete fatto, so che il ministro Lollobrigida ha fatto un buon lavoro, ma mi sembra che questa mozione non vada contro il ministro Lollobrigida, non abbia detto qualcosa di negativo nei suoi confronti.

Io sono sicuro che spiegherò a Roma perché noi abbiamo votato questa mozione e lo spiegherò con grande facilità, perché evidentemente, quando noi abbiamo deciso di entrare in una maggioranza con gli autonomisti, abbiamo detto con chiarezza che avevamo la possibilità anche di lavorare in una sintonia che è fatta di una maggioranza nuova all'interno della Valle d'Aosta e quindi molto spesso magari saremo in una situazione difforme da quello che decidono a Roma, ma lo comunichiamo, noi siamo corretti in questo senso. Io questo pomeriggio ho anche avuto un incontro con un ex Europarlamentare e ho sicuramente ragionato in questi termini.

Collega Zucchi, non c'è niente quindi contro Lollobrigida. Lollobrigida ha fatto anche un buon lavoro a ritornare sul pezzo il 15 aprile e quindi va bene, ma noi riteniamo che questa mozione abbia sostanza. Nessun sussulto di dignità, noi siamo corretti, siamo in una maggioranza, riteniamo che questa maggioranza debba proseguire il suo percorso e sta lavorando da quattro mesi, non da sei mesi perché i primi due mesi non si devono contare, finché non arrivi al bilancio, cosa fai? Metti a posto gli uffici, niente di più, ma in quattro mesi si è fatto molto e questa mozione è uno di quei pezzi che ci interessa di portare avanti.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Carrel.

Carrel (ADC) - Sì, sicuramente due mesi per mettere a posto gli uffici, gli altri quattro per governare un bilancio tecnico, perché ce l'avete detto voi, quindi, di fatto, stiamo ancora mettendo a posto gli uffici.

Detto ciò, entrando nel merito di questa mozione, com'è stato ben detto, è una mozione che nasce all'inizio dell'anno e quindi potremmo dire già quasi superata. Si potrebbe anche quasi chiedere di ritirarla, ma capisco il messaggio politico che vogliamo dare con questa mozione. Lo vogliamo dare come Consiglio regionale, esattamente come ci ha detto l'assessore Girod: tutelare le piccole realtà, i piccoli produttori, perché di questo stiamo parlando, perché, quando parliamo di questo tipo di norme, dobbiamo vedere chi dietro a quelle norme deve lavorare e soprattutto deve produrre un prodotto che deve cercare di valorizzare all'interno di un mercato che è sempre più globale, con regole sempre più difficili da attuare e da rendere realmente rispettose di queste piccole realtà.

Io quindi credo che oggi il Consiglio regionale, votando questa mozione, dia un'indicazione che non è quella di allinearsi alle esigenze delle associazioni di categoria, oppure di dare una risposta concreta, ma dare un indirizzo politico chiaro. uteliamo quindi quelle piccole realtà che ci troviamo ad avere in Valle d'Aosta e diamo loro o, meglio, diamo all'Assessore e al Governo la possibilità di agire all'interno di questo campo con un mandato da parte del Consiglio regionale. Io glielo avevo già un po' anticipato anche nelle audizioni della III Commissione, non ci sarebbe neanche bisogno di passare in Consiglio. Sicuramente lei ha già fatto e continuerà a fare - e continui a farlo -, in ogni CPA e in ogni occasione che avrà di incontrare gli altri Assessori e il Ministro, di insistere su questi temi, ma capisco che, se abbiamo il mandato dal Consiglio regionale, è sicuramente più importante e più forte e troverà sicuramente diverse orecchie pronte ad ascoltarla. Ho avuto modo di discutere di questi temi con diversi colleghi delle altre Regioni e sono molto d'accordo, ma ho anche avuto modo di parlarne direttamente con il Ministro e anche il Ministro - ovviamente con le sue difficoltà di essere Ministro e quindi di dover rispondere anche a tante altre logiche che riguardano anche l'Europa - è una persona molto attenta sul tema e che ha messo in campo una serie di azioni anche concrete che vanno in questa direzione. Ovviamente noi siamo piccoli nei piccoli, quindi siamo piccolissimi, ma non per questo siamo meno; anzi, abbiamo tanto da valorizzare e possiamo farlo anche attraverso l'approvazione di questa mozione.

Président - La parole au collègue Jordan.

Jordan (UV) - Intervengo molto brevemente. Dopo questi interventi è doveroso dare solo alcune risposte, in particolare al collega Zucchi. È evidente, l'ha detto bene, la mozione non può tener conto di avvenimenti normativi che sono successi dopo il deposito di questa mozione, li abbiamo citati, li ha citati ed è evidente che sono strumenti normativi che vanno nella direzione da noi auspicata. È quindi giusto, li accogliamo con favore, accogliamo con favore che il Governo si muova, si sta muovendo per tutelare le nostre produzioni, per tutelare i nostri prodotti e che questi atti normativi siano veramente - era ora - ancora più stringenti. Abbiamo solo da guadagnare, anche nella nostra piccola regione.

Il lavoro da fare è ancora tanto e io mi riferisco al codice doganale, che è poi l'unico oggetto della mozione. Sul codice doganale il tema è che il lavoro da fare è ancora tanto. Se ci riferiamo alla trasparenza delle etichette, dell'etichettatura, alla trasparenza in generale, il lavoro è ancora tanto, il tema è ancora da trattare e senza una forte pressione degli Stati membri verso l'Unione europea difficilmente riusciremo a modificare quello che è un regolamento, quello che è un trattato.

Va bene quindi che l'azione del Governo nazionale vada in questa direzione, ma dobbiamo creare una sorta di lobby dei prodotti tipici perché l'Unione europea è condizionata da altrettante lobby importanti, che guardano le produzioni tipiche con occhi diversi. È bene che gli Stati membri facciano la giusta pressione verso l'Unione europea per fare.

Concludo dicendo che su questi tipi di mozioni, colleghi, dobbiamo dare un segnale di unitarietà, è bene che il Consiglio si esprima in maniera unanime con delle posizioni che possono essere diverse su certi temi, ma solamente, se esce una posizione unanime su questo tema, possiamo essere in qualche modo un po' più credibili rispetto a un tema che è evidentemente più grande di noi, di cui noi possiamo dare solamente un piccolo contributo.

L'unitarietà la dobbiamo dare ai nostri prodotti, la dobbiamo dare ai nostri produttori, la dobbiamo dare nel segno di una qualità, una qualità per cui i prodotti della Valle d'Aosta, ma i prodotti dell'intera Italia sono invidiati e non c'è accordo, Mercosur o altro, che possa metterli in difficoltà.

Colleghi, accogliamo quindi tutti assieme questa mozione e diamo un segnale forte.

Président - La parole au collègue Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Noi annunciamo il nostro voto favorevole su questa mozione, ma desideriamo chiarire bene il senso anche di questo voto. È un "sì" convinto rispetto ai principi contenuti nel testo, non è né un "sì" rituale e neanche un'adesione acritica. Noi non abbiamo firmato, non siamo in III Commissione, ma non per questo ci siamo allontanati o abbiamo preso le distanze, anche perché il tema posto è un tema serio, lo abbiamo potuto verificare durante questa discussione: rafforzare la trasparenza sull'origine dei prodotti agricoli, com'è stato detto un po' da tutti coloro che sono intervenuti, e sui prodotti alimentari, garantire ai consumatori informazioni corrette e comprensibili, soprattutto contrastare le imitazioni. Insomma, l'Assessore citava la Fontina di capra addirittura, cioè siamo arrivati a dei livelli purtroppo di imitazione che attestano comunque una reputazione anche della nostra produzione gastronomica ed enogastronomica. Questo, anche nell'ottica di valorizzare le produzioni autentiche, significa difendere un rapporto di fiducia, com'è stato detto, tra chi produce e chi acquista. In un mercato sempre più globale, dove spesso l'immagine precede comunque la sostanza e la comunicazione commerciale rischia di confondere, sapere davvero cosa si compra e da dove proviene non è un dettaglio, è un diritto. Tra l'altro, io ho lavorato per oltre trentacinque anni proprio nel settore che in qualche modo si occupa di tutelare, oltre che la qualità, anche proprio la trasparenza dell'informazione, la correttezza dell'informazione al consumatore.

Per la Valle d'Aosta questo discorso assume un valore particolare, com'è stato detto: le nostre produzioni non rappresentano solamente un segmento economico, questo è importante dirlo, lo abbiamo ripetuto per anni; raccontano un territorio, un lavoro spesso faticoso, delle competenze tramandate, raccontano la cura del paesaggio, una presenza umana, com'è stato detto, nelle montagne e nelle zone alte, nelle aree più periferiche. Dietro molti prodotti locali c'è una comunità che tiene insieme economia, identità e presidio del territorio. Difendere quindi tutto questo crediamo sia giusto e doveroso.

Diciamo però che il nostro voto favorevole vuole essere anche realistico. Sappiamo bene - ed è stato detto in più di un'occasione, quando si presentavano delle mozioni con una visione più ampia rispetto alla nostra regione - che una mozione regionale non cambia da sola la normativa europea, non riscrive le regole del commercio internazionale e non risolve per decreto questioni complesse. Per questo sarebbe un errore - ma è sempre così, lo abbiamo sempre detto quando si affrontano argomenti più ampi - ridurre un tema così importante a una semplice operazione politica, a una bandierina ideologica da esibire per un giorno. Lo diciamo anche rispetto al confronto sugli accordi internazionali, commerciali, a partire proprio dal Mercosur, che è stato richiamato nel testo, di cui avete ampiamente parlato. Sono questioni delicate che meritano serietà e non meritano slogan. Non servono né chiusure propagandistiche, né aperture ingenue. Quando si parla anche di tematiche di questo genere, serve rafforzare la reciprocità, servono delle clausole di salvaguardia efficaci e serve la tutela proprio delle indicazioni geografiche. Noi siamo molto orgogliosi, pur in un territorio così piccolo, di poter annoverare tra i nostri prodotti dei prodotti tutelati. Serve la tutela e la difesa anche di settori agricoli più esposti rispetto anche ad altre Regioni, che magari hanno delle economie diverse e meno peculiari delle nostre e servono anche degli standard ambientali e sociali, in una parola: servono delle regole e serve comunque anche un certo equilibrio. È per quello che il nostro "sì" è accompagnato da una richiesta precisa che facciamo al Governo regionale e più diffusamente alla Giunta, proprio perché non è un argomento che riguarda specificamente solo un settore, perché, quando si parla comunque di peculiarità della nostra regione, che siano peculiarità legate ai prodotti agricoli o agli aspetti più ampi anche del turismo o di altri ambiti, è bene che sia coinvolta più ampiamente la Giunta regionale, ma anche il Consiglio regionale.

Proprio perché il voto di oggi non è un atto formale, chiediamo quindi che si traduca questo voto in iniziative concrete a sostegno delle filiere valdostane, della promozione dei nostri prodotti, della tracciabilità, anche della formazione proprio dei consumatori, non solo degli operatori e delle filiere, e della capacità quindi anche delle piccole imprese di stare comunque sul mercato senza essere penalizzate. Questo è un po', credo, l'obiettivo che ci vogliamo dare con questa mozione, che comunque si aggiungerà, come dico spesso, a costruire un'opinione diffusa senza essere penalizzata, dicevo, da concorrenze opache o sleali.

Voteremo quindi a favore perché il principio è corretto e l'obiettivo è condivisibile, ma voteremo ricordando che la qualità delle istituzioni, e qui concludo, non si misura nella dichiarazione di intenti, perché è bello dichiarare, fare mozioni, per poi magari fare un post o dire che si è intervenuti per proteggere una filiera o per proteggere un settore, perché riteniamo che la qualità proprio delle istituzioni si misuri dalla capacità di trasformare parole condivisibili in risultati concreti per chi lavora, produce e tiene vivo comunque il nostro territorio ogni giorno.

Per questo motivo, insomma, voteremo a favore.

Presidente - Qualcun altro intende intervenire in discussione generale? Chiudo la discussione generale. Il Governo intende replicare? Diamo come replica l'intervento dell'assessore Girod. Ci sono dichiarazioni di voto? Sennò poniamo in votazione la mozione. La parola al collega Zucchi.

Zucchi (FdI) - Solo una piccola precisazione di natura tecnica per rispondere al presidente Jordan, che ha ricordato che l'oggetto della mozione riguarda le questioni doganali.

Le ricordo che: "L'Italia ha posto come condizione, per l'assenso dell'accordo, il rafforzamento dei controlli sulle importazioni. Affinché il principio di reciprocità - leggo - sia effettivo, le regole devono essere fatte rispettare lungo tutta la filiera e in ogni punto di ingresso del mercato europeo. In questa direzione la Commissione europea si è impegnata a potenziare in modo significativo il sistema dei controlli sia nei Paesi extra UE sia alle frontiere dell'Unione, prevedendo un incremento del 50% dei controlli effettuati nei Paesi di origine extra UE, un incremento del 33% dei controlli ai valichi di frontiera dell'Unione europea, l'impegno da parte della Commissione di istituire una task force europea per i controlli alle frontiere, con l'obiettivo di armonizzare e rafforzare le attività di verifica in tutti gli Stati membri. L'iter di avvio della task force è stato avviato nel corso del Consiglio Agrifish del 20 gennaio 2026".

Come vede, quindi, le cose che anche su questo tema voi chiedete sono state fatte e sono state portate avanti, magari non bastano, ma sono state fatte.

Io mi chiedo allora e vengo al punto politico: presidente Jordan, ma lei come fa a chiedere la condivisione al nostro gruppo se prima, intanto, non ce l'ha chiesto? Ci ha mandato la mail, ma evidentemente questa è frutto di un'iniziativa della III Commissione, a cui si è aggiunta anche la firma, abbiamo capito anche il motivo, sono motivi della Lega, ci mancherebbe altro, però non ci risulta che il collega Manfrin faccia parte della III Commissione, che si è aggiunto e ne ha spiegato ampiamente i motivi. Noi come possiamo pensare di condividere una mozione che nelle premesse non fa cenno alcuno né al lavoro che è stato fatto nel frattempo, né riconosce quello che è stato fatto dal Ministero competente? Il più delle volte voi, quando succedono queste situazioni, ci chiedete di ritirare le mozioni. Grazie, consigliere Carrel, che ha proposto quest'opzione. Se aveste un minimo di onestà intellettuale, quanto meno alla luce del dibattito, ma non tanto delle opinioni espresse, ma dei fatti concreti… perché, se è stata emanata una legge otto giorni fa che va su questo punto, io mi chiedo come voi non possiate tenerne conto e quantomeno scrivere, emendare questo punto in questa mozione.

Il tacere queste cose dà il senso che voi avete veramente un'impostazione che, ripeto, assessore Baccega, mi spiace che lei in qualche modo non si senta di difendere l'azione del Governo di cui a livello nazionale fa parte, perché queste sono cose comunque importanti. Non c'è un vincolo di appartenenza a una maggioranza se si stabiliscono comunque degli altri vincoli di appartenenza a delle azioni che sono state fatte.

Come potremmo noi, presidente Jordan, votare una mozione nelle cui impegnative ci sono dei punti, i primi tre, che sono già stati fatti? Sono stati fatti, o quanto meno in parte fatti, in parte no, ma sono stati fatti, perché le richieste di sostegno e le promozioni, di fatto, sono state eseguite.

Dovete riconoscere che "sostenere nelle sedi istituzionali competenti, nazionali ed europee, ogni iniziativa volta alla revisione e al rafforzamento della disciplina sull'origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari" l'abbiamo fatto, lo stiamo facendo, ci stiamo impegnando, è disonesto intellettualmente non riconoscerlo. Lo dovevate mettere nelle premesse se volevate una condivisione per dare più forza a quest'atto.

Come potremmo noi di Fratelli d'Italia dire al nostro Ministro, al nostro Governo che è inefficiente, che è fannullone e non ha fatto niente, come del resto non hanno fatto niente i Governi precedenti su questo punto? Io quindi francamente credo sia surreale la richiesta che il gruppo di Fratelli d'Italia possa votare una mozione del genere. Ci sia un sussulto, magari di qualcuno che dica: "vediamo cosa si può fare, vediamo se si può riconoscere negli scritti". Non c'è nulla che attribuisca un piccolo merito, anche riferito alle evoluzioni ultime legislative, che dia il senso che comunque questo Governo si è impegnato sulla materia per difendere i prodotti tipici, l'origine e quanto è contenuto nelle premesse e nelle impegnative di questa mozione. Pertanto noi riteniamo che sarebbe veramente esempio di onestà se voi ammetteste che questa mozione scritta così non solo è fuori tempo, ma è veramente fuori luogo. Voteremo contro questa mozione.

Presidente - Qualcun altro vuole intervenire? La parola al collega Carrel.

Carrel (ADC) - Solo per una richiesta alla Presidenza. Nel caso in cui fossimo tutti d'accordo, possiamo procedere con l'emendamento anche dopo la chiusura, oppure no? Visto che il collega Zucchi ha proposto un emendamento adesso che abbiamo chiuso la discussione generale, voglio capire se, dal punto di vista procedurale, vi è la possibilità di effettuare questo emendamento. oppure no.

Presidente - Diciamo che la prassi di questa legislatura non aveva ancora previsto…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

Presidente - …no, ma io le sto dando una risposta proprio dal punto di vista di quello che è successo. Nella scorsa, se non erro, ci fu un caso, quindi…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

Presidente - …esatto, io preferirei non creare precedenti, però guardo i Capigruppo. Ne possiamo ripresentare… cioè un'altra la possiamo... Pongo in votazione la mozione. Chiudo la votazione.

Presenti: 33

Votanti: 33

Favorevoli: 29

Contrari: 4

La mozione è approvata.