Objet du Conseil n. 657 du 30 novembre 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 657/VII - PROSECUZIONE DELLA DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE N. 446 E N. 447 CONCERNENTI IL BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE.
PRESIDENTE: Il Consiglio affronta la discussione abbinata sui disegni di legge n. 446 e n. 447. Pregherei i Consiglieri che volessero prendere la parola, di tenere conto della necessità di organizzare i nostri lavori e quindi di iscriversi a parlare.
Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.
DE GRANDIS (P.R.I.) - L'Assessore Chabod, come sempre bonario e pacioccone, non ha voluto con la sua relazione impartirci una lezione di politica economica, ma ha voluto invece tranquillizzarci facendoci credere che grazie al suo buon senso lui può tranquillamente ignorare le leggi di mercato, anche se sembra aver certamente compreso che noi in un'economia di mercato siamo costretti ad operare, ci piaccia o no. Io tra l'altro sono dell'opinione che le leggi di mercato non siano né bonarie né pacioccone e che soprattutto non c'è barba di buon senso che le possa ignorare.
L'Assessore dal canto suo nella relazione rammenta una formuletta che recita: spendere il meno possibile per spese improduttive e destinare il risparmio conseguito a sostegno di una politica di investimenti. E su questo sono pienamente d'accordo, non c'è ombra di dubbio. Ma questo non è buon senso, questa è una legge fondamentale dell'economia di mercato ed al tempo stesso così semplice che la conosce sia il più piccolo artigiano che l'Avvocato Agnelli.
L'Assessore vuole dimostrare che la Giunta ha tenuto nella dovuta considerazione questa norma fondamentale, destinando circa il 55% delle entrate alle spese di investimento: ma dove sta scritto che tutte le spese di investimento sono produttive? Credo che, sia le spese correnti che le spese di investimento, debbano a loro volta essere riclassificate in spese produttive ed in spese improduttive.
D'altra parte proprio nell'ultimo Consiglio abbiamo rifinanziato una leggina regionale per il 1982, quella sul verde agricolo, attraverso la quale riusciamo ad erogare dei contributi annui ai coltivatori diretti, che nel limite minimo sono di £. 2.000 annue. Sarei proprio curioso di sapere come farà l'Assessore Chabod a dimostrarmi, con il suo buon senso, che questa è una spesa di investimento produttivo, visto che questo tipo di spesa rientra in quel 55% di spese di investimenti.
E' opinabile anche il paragone che si è fatto con gli altri Enti pubblici; l'Assessore dice: Magari tutti gli Enti pubblici fossero capaci nei loro bilanci di previsione di destinare il 55% delle entrate agli investimenti!
Però l'Assessore Chabod ci ha anche ricordato che la Regione Valle d'Aosta è l'unica delle Regioni italiane ad avere ottenuto la legge per il nuovo ordinamento finanziario.
Allora questo vuol dire che siamo in una condizione di vantaggio rispetto agli altri Enti pubblici, perlomeno regionali, e vuol dire anche che, se facciamo un rapido controllo, possiamo rivelare che senza l'approvazione della legge 690 sul nuovo riparto fiscale, le entrate della Regione non coprirebbero nemmeno le spese correnti!
In sede di discussione generale dei bilanci di previsione degli anni scorsi, avevo rilevato con soddisfazione gli elementi di novità che costituivano la premessa per una utilizzazione più efficace dello strumento di bilancio, sia in sede di programmazione regionale sia in sede di informazione pubblica dell'attività che svolge la Giunta; avevo sottolineato questi apprezzamenti, anche perché questa metodologia era a mio avviso del tutto nuova ed era caratterizzata sia dall'introduzione del bilancio pluriennale, sia dalla nuova concezione della struttura delle previsioni di spesa nel bilancio annuale.
Questa innovazione aveva il grande merito di sostituire alle vecchie rappresentazioni funzionali economiche una logica di collegamenti degli obiettivi particolari, in un contesto programmatorio a più ampio respiro. In altri termini, si voleva che la qualificazione della spesa rispettasse il coordinamento delle attività poste in essere sul territorio dai diversi livelli di piano e di governo, ottenendo una utilizzazione più efficiente delle risorse disponibili.
Questo nella logica per cui determinati interventi, se attuati congiuntamente, possono portare a risultati certamente superiori a quelli conseguibili dalla somma di singole azioni disorganiche; come abbiamo avuto modo di verificare in molte occasioni, queste sono talvolta contrastanti fra di loro, provocano duplicazioni e sprechi e quindi vanno ad alimentare quella spesa improduttiva che, a parole almeno, si dice di voler combattere.
Questa metodologia, da quello che avevamo potuto rilevare dai bilanci degli anni scorsi, era stata correttamente applicata sul piano formale. Mi sembra di ricordare che avevo espresso anche degli apprezzamenti particolari nei confronti degli operatori dell'Assessorato che avevano proceduto a queste nuove strutturazioni. Avevo anche sottolineato che sul piano sostanziale erano ancora da rilevare alcuni intralci, alcune vischiosità dovute al fatto che non c'era una perfetta corrispondenza dei settori di intervento con le competenze dei singoli Assessorati.
Influiva anche in maniera negativa il fatto che la disponibilità economica in quegli anni era particolarmente scarsa, perché ancora il riparto fiscale non era stato approvato.
A onor del vero, bisogna anche ricordare che in occasione della discussione del bilancio di previsione per il 1982 avevamo rilevato che il positivo processo sopra descritto aveva segnato una battuta di arresto ed aveva fatto più di uno scivolone nella vecchia logica di struttura disorganica e frammentaria. Ma quelli erano fatti abbastanza marginali. Tuttavia l'allora Assessore Ramera non respinse queste critiche, ma chiese ed ottenne comprensione, ricordando che la legge 690 sul nuovo ordinamento era stata approvata da troppo breve tempo perché si potesse procedere ad una formulazione del bilancio soddisfacente in rapporto alle nuove disponibilità.
In questo modo era stata giustificata e anche compresa, perlomeno da parte mia, una certa limitazione di quello che era il contenuto politico programmatico del bilancio. L'Assessore si era anche formalmente impegnato in quest'aula ad eliminare queste carenze proprio con la presentazione del bilancio di previsione per l'anno 1983, quello che oggi stiamo esaminando.
Come tutti sappiamo l'Assessore Ramera si è dimesso lo scorso mese di luglio per assumere la Presidenza della FINAOSTA e l'Assessorato è stato affidato ad interim all'Assessore Chabod, dal quale, essendo questi un collega di partito di Ramera, era naturale secondo me aspettarsi il rispetto e la realizzazione degli impegni assunti in precedenza dal suo collega. Invece questo non si è per nulla verificato.
Allora ritengo legittimo ed ancor più doveroso da parte mia chiedere all'Assessore Chabod che ci esponga le ragioni politiche che lo hanno indotto a disattendere in modo così totale e clamoroso gli impegni assunti in questo Consiglio dal suo collega Ramera.
E' pur vero che nella relazione politica che ci ha fatto stamane, l'Assessore Chabod dice che "certamente l'impostazione programmatica sarà criticata; qualcuno dirà infatti che in questo bilancio non si avverte nessun indirizzo programmatico". E su questo non sono d'accordo. "Le scelte che si evidenziano nel bilancio, naturalmente disarticolate nei vari settori di intervento, sono frutto di una impostazione iniziale precisa che la Giunta sottopone in questo momento all'esame del Consiglio regionale".
Però non ho sentito quale è stata la scelta precisa della Giunta e quindi non ho capito qual è stato il concetto informatore di tutta la politica di bilancio; sarò quindi grato all'Assessore Chabod se vorrà darmene notizia, perché evidentemente dalla documentazione di cui sono in possesso non l'ho rilevato.
Mai negli anni precedenti avevo letto con tanta facilità il bilancio di previsione come mi è accaduto invece quest'anno, e non perché il bilancio sia stato scritto meglio, ma al contrario perché, sotto il profilo contabile, è una stanca ripetizione di quello degli anni precedenti e sotto il profilo politico, a mio avviso, è vuoto.
La logica che ha preceduto la formazione del bilancio è quella elettorale. Abbiamo visto rimpinguare, talvolta anche in maniera massiccia, i capitoli di spesa che meglio si prestano all'erogazione di contributi discrezionali. Il che significa che l'obiettivo elezioni ha pesantemente condizionato tutte le scelte di politica economica. Il risultato è quello di un'abnorme dispersione delle risorse pubbliche, con la contestuale rinuncia a qualsiasi scelta capace di lasciare un segno tangibile di un'azione efficace svolta dall'esecutivo nell'arco di un'intera legislatura.
Una conferma indiretta ma significativa del condizionamento provocato dalle prossime elezioni viene anche da un altro fatto. Nel mese di maggio del 1981 - il Consiglio ricorderà - avevamo votato all'unanimità una mozione che impegnava la Giunta a procedere alla revisione delle leggi regionali di spesa dell'ultimo decennio.
La prima fase del lavoro veniva realizzata presso l'Assessorato alle Finanze che procedeva poi a trasmettere gli elaborati ai singoli Assessorati competenti per materia.
Il materiale è stato trasmesso il 6 gennaio 1982 all'Assessorato ai Lavori Pubblici, il 14 gennaio 1982 all'Assessorato Agricoltura e Foreste, il 2 febbraio 1982 all'Assessorato alla Sanità ed Assistenza Sociale, il 7 maggio agli Assessorati al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali, Pubblica Istruzione, Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti.
Nessun Assessorato fino ad oggi ha risposto, a quanto mi risulta.
Voglio ricordare un altro particolare: in una seduta della Commissione Affari Generali del 19 marzo 1982 l'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey, da me sollecitato, mi aveva assicurato che avrebbe restituito tutto il materiale relativo alla revisione delle leggi di spesa entro 15 giorni. Questo lo diceva il giorno 19 marzo, siamo al 30 novembre e la promessa non è stata mantenuta.
Nella stessa seduta era presente un funzionario dell'Assessorato Agricoltura e Foreste, il quale assicurò che per quanto riguardava il suo Assessorato quel lavoro sarebbe stato consegnato, completo, entro la fine del mese di aprile 1982 - e posso anche farvi il nome del funzionario che mi ha fatto questa dichiarazione. Se tutto questo fa parte di un unico disegno, è fin troppo facile prevedere che tutto quanto è stato iscritto nei capitoli di bilancio verrà impegnato prima della tornata elettorale, mentre la spesa subirà quasi il solo condizionamento della disponibilità di cassa.
Se questo avverrà, e credo di essere un facile profeta in questo caso, che cosa resterà per la seconda metà dell'anno alla prossima Giunta regionale? I 115 miliardi delle poste messe nei fondi globali? Oppure anche queste, attraverso leggi approvate dal Consiglio, verranno diminuite per alimentare un'attività che potrebbe essere ancora una volta condizionata dalla tornata elettorale?
Vorrei ancora dire qualcosa per quanto riguarda il bilancio pluriennale, perché forse è il documento che più mi ha lasciato la bocca amara. La relazione che l'accompagna è una triste ripetizione di quella dell'anno precedente; vi sono state cambiate solo le cifre, con un ulteriore difetto a mio avviso, perché mentre per le precedenti potevano essere giustificate dalla fase sperimentale del bilancio pluriennale, questa che ci viene presentata oggi - essendo il bilancio pluriennale entrato nella pratica contabile - mette in evidenza che nulla è stato fatto per poter giungere alla comprensibilità, alla completezza, alla ricchezza di dati, non solo contabili, ma anche fisici, di tempo-spazio-produzione, che un bilancio pluriennale in pieno regime richiede e che lo giustifica. Così com'è, non trova nessuna giustificazione.
Se questo bilancio mette in evidenza la mancanza di una programmazione regionale - e questo lo sapevamo - ce ne dà soltanto una conferma, ma credo che metta anche in evidenza, e questa è forse la cosa più grave, una completa mancanza di dimestichezza con quel metodo della programmazione sia finanziaria che economica che dovrebbe essere alla base di una corretta gestione della cosa pubblica, di un bilancio regionale di queste dimensioni.
Concludo qui questa prima parte di intervento nell'ambito della discussione generale, sperando che l'Assessore vorrà fornirmi qualche chiarimento e addolcirmi un po' la bocca che in questo momento ho particolarmente amara.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Credo innanzitutto che valga la pena ripetere, anche se brevemente, le ragioni per cui questa mattina abbiamo sollevato delle obiezioni all'iscrizione d'urgenza del bilancio in questa seduta.
Dalla spiegazione che è stata fornita nei resoconti della radio sembrava quasi che i comunisti volessero mezza giornata di rinvio perché avevano bisogno di esaminare il bilancio non avendolo ancora fatto per mancanza di tempo. Questo è falso: noi non abbiamo mai parlato di mezza giornata di rinvio, il bilancio lo abbiamo esaminato per come doveva essere visto a nostro giudizio. Sembrava che il Presidente della Giunta volesse iscrivere d'urgenza l'oggetto e che venissero sollevati argomenti di tipo procedurale; abbiamo detto chiaramente che per noi era un problema politico - lo ripetiamo - e non una questione procedurale.
Quindi credo di dover nuovamente ribadire i concetti: non era il Presidente della Giunta a volere il voto stamani ed i comunisti ad opporsi; era esattamente il contrario, il Presidente della Giunta non voleva che si votasse sull'iscrizione d'urgenza perché riteneva, con la sua lettera di convocazione del Consiglio, di avere automaticamente iscritto il tutto, essendoci il parere della Commissione.
Noi volevamo la discussione sulla votazione d'urgenza perché ritenevamo in primo luogo che non ci fosse l'urgenza richiesta in quanto si tratta di un'urgenza formale; il comportamento della Giunta - lo abbiamo detto e lo ripetiamo - è rinunciatario rispetto ai comportamenti del Governo centrale. Si fa finta, con la fretta, di voler respingere le manovre del Governo, ma in realtà si è succubi delle sue possibili iniziative. E' un problema questo non soltanto della Giunta, ma anche delle forze di maggioranza e credo che in qualche misura riguardi i parlamentari valdostani, i quali continuano da anni a sostenere tutti i Governi e probabilmente sosterranno anche l'ormai costituendo Governo Fanfani.
Mi chiedo, nel caso questo Governo si proponesse di ridurre da 9 a 7/10 le quote di riparto della Valle d'Aosta, se lo voteranno anche stavolta. E' da tenere presente che la Giunta non ha mai preso ufficialmente posizione nei confronti di questa possibilità di emendamenti alla legge finanziaria, come invece ha fatto il nostro partito.
In secondo luogo chiedevamo che il Consiglio venisse rinviato non di ventiquattro ore o di mezza giornata, ma alla data stabilita durante la conferenza dei Capigruppo, perché volevamo verificare quale coerenza ci fosse tra le decisioni prese in quell'occasione ed il comportamento in Consiglio.
In quella riunione c'era stato una specie di "Giuramento di Pontida" contro i soprusi della Giunta: si era detto, all'unanimità, basta esaminare le leggi iscritte con urgenza; se non vedremo dal punto di vista formale gli emendamenti scritti, faremo il Consiglio il 9, 10 e 11 dicembre.
Riteniamo con questa denuncia di ribadire il nostro dissenso rispetto al comportamento del Presidente della Giunta che definiremo prevaricatore e crediamo che questa prevaricazione sia stata subita non tanto da noi, forza di opposizione - perché la maggioranza è di 26 e fino a prova contraria i 24 voti li dovrebbe avere sempre - quanto da quei Capigruppo che nella conferenza, che non si sa più che valore abbia per il futuro visto che poi le decisioni che qui vengono prese non sono mantenute, avevano stabilito alcune cose e stamani invece hanno votato in senso contrario.
Perché il Presidente della Giunta stamattina oltre alla richiesta d'urgenza non voleva neppure che si votasse? Può darsi che fosse per i suoi orientamenti di tipo giuridico, ma è anche probabile che temesse per la tenuta, almeno su questo piccolo argomento, della sua maggioranza.
Purtroppo i Capigruppo, presi nel dilemma di dimostrare coerenza rispetto ad impegni assunti in precedenza e di dovere in qualche modo dissociarsi da una richiesta del Presidente della Giunta, hanno scelto di rispettare i propri doveri di maggioranza.
A titolo personale, devo dire che mi dispiace - anche se dal punto di vista politico lo comprendo - perché di fatto si costringono delle persone serie a rimangiarsi la parola data.
Dal punto di vista politico invece credo che sia comunque significativo perché dimostra che in questa Giunta c'è un solo uomo che conta ed è il Presidente della Giunta, Andrione.
I Capigruppo della maggioranza, all'unanimità, possono anche stabilire qualcosa, però quando il Presidente della Giunta chiama al voto, si vota senza discussioni.
Il discorso politico ci fa anche dare un primo parziale giudizio negativo su quell'operazione politica che in questi giorni ha avuto molto spazio da parte degli organi di informazione, cioè la decisione dei Democratici Popolari e dell'Union Valdôtaine Progressiste di costituire per le elezioni uno schieramento comune.
Senza voler fare nessuna polemica, devo però constatare che mentre gli amici progressisti e democratici popolari dimostrano capacità, impegno e coraggio nelle Commissioni, dove in non pochi casi le proposte della Giunta vengono rifatte da cima a fondo, non altrettanto coraggio nè iniziativa viene dimostrata nell'ambito del Consiglio regionale. Anzi, il Consigliere De Grandis più o meno esplicitamente ha ammesso prima che non era il P.C.I. che aveva bisogno di esaminare il bilancio, perché crediamo di averlo esaminato tanto che ormai ci esce dagli occhi; probabilmente erano le forze di maggioranza che avrebbero avuto bisogno di discuterlo con la Giunta, ed anche dai pochi segni venuti dalla Commissione Affari Generali si capiva che quel bilancio dovevano averlo visto solo in quell'occasione.
Io sostengo, ma posso sbagliarmi, allora mi si dirà il contrario, che questo bilancio è stato fatto principalmente dai tecnici, dall'Assessorato con pesanti condizionamenti di carattere politico e che le forze di maggioranza non l'hanno discusso.
Dal punto di vista politico, questo spazio lasciato al Presidente della Giunta ed all'Union Valdôtaine da parte delle forze di maggioranza rappresenta purtroppo un fatto negativo nei confronti di prospettive che sarebbe opportuno si aprissero in questa Regione. Si ha l'impressione che ci sia una contestazione da parte di alcune forze di quella che viene chiamato "l'asse Union Valdôtaine-Democrazia Cristiana", ma lo è principalmente da un punto di vista formale, non sostanziale.
Crediamo invece che proprio questo bilancio dimostri come un'alternativa di tipo autonomista e progressista a questo modo di condurre le cose sarebbe necessaria.
Noi per questa alternativa vogliamo lavorare e anche quella piccola battaglia di stamani, che non era procedurale, ma politica, aveva l'intento di dimostrare che non siamo disposti a subire quelli che riteniamo soprusi, sia per noi che per processi più complessivi rispetto alle altre forze politiche.
Per passare all'esame del bilancio, c'è da osservare, come hanno già detto alcuni, che per la prima volta il bilancio per l'anno successivo viene presentato nell'anno precedente, senza dover ricorrere all'esercizio provvisorio.
Questo avviene proprio quando ancora non è stato incaricato dal Presidente della Giunta un nuovo Assessore alle Finanze. Cosa se ne può dedurre?
Voglio dire, una volta per tutte, che questo dimostra che i tecnici dell'Assessorato alle Finanze sanno il fatto loro e che quando ci sono dei ritardi o delle cose che possono essere criticate da questo punto di vista, sono rei di responsabilità politica.
A nostro giudizio, in questo bilancio, che dal punto di vista tecnico è fatto come doveva essere fatto, è completamente assente un indirizzo politico generale.
E' un bilancio che si presenta come un grigio documento di spesa con contorni chiaramente elettorali. Una volta rimpinguati i pochi capitoli che interessavano ogni Assessore, si è dato il compito di far quadrare i conti al Ragioniere Capo, senza dargli troppe indicazioni di carattere politico.
Ne è venuto fuori un documento che, dal punto di vista politico, non sceglie e non propone. Anche dopo averlo sfogliato con attenzione non si riesce a trovare nel bilancio una sola proposta nuova, anche se per spese modeste.
Tutti i finanziamenti previsti fanno riferimento o a leggi già approvate o a interventi che erano già stati previsti nel bilancio per il 1982. Ci si poteva aspettare invece che in vista delle elezioni, anche magari per ragioni di tipo propagandistico, la Giunta lanciasse qualche idea nuova, accendesse qualche fuoco di artificio. Non ci sembra che sia avvenuto così.
D'altra parte questo è ammesso candidamente nella relazione alla legge finanziaria, anche per i fondi globali, cioè quei fondi che si riferiscono ad interventi da concretizzare con nuove leggi e che quindi sono più liberi, si afferma che la previsione è stata limitata a quegli interventi per i quali la volontà di legiferare già arriva concretizzata in specifiche formulazioni o richieste.
Questa frase, tradotta in una forma meno paludata, significa che senza sforzarsi troppo le meningi, si sono riciclate le idee che già in precedenza erano venute fuori.
Si legge ancora nella relazione alla legge finanziaria che "d'altra parte per fare proposte di un certo peso bisogna avere degli indirizzi precisi, bisogna disporre di un piano di sviluppo che deve essere certamente il cardine di una politica di interventi".
Si tratta di un'affermazione che è da sottoscrivere, sennonché la frase che ho riferito continua poi con una involontaria ironia in questo modo: "ma un tale documento dev'essere predisposto per un periodo ben più ampio di quello a disposizione della vigente legislatura".
Allora chiedo alla Giunta se a solo sei mesi dalle elezioni si accorge che è indispensabile un piano di sviluppo.
Sempre nella relazione, è presente il concetto che questo bilancio non fa riferimento ad alcun intervento di carattere programmatorio. Si cerca di giustificare questo fatto con il poco tempo a disposizione rispetto alle elezioni. Secondo me è un modo ipocrita per dire che non si vogliono impegnare gli Amministratori che verranno dopo le elezioni. Ho detto ipocrita perché forse gli Amministratori in carica non solo sperano di essere qui dopo il mese di giugno, ma - come aveva dichiarato una volta il Presidente della Giunta al "Travail" - sperano di rimanere, se possibile, fino al 2003 o qualcosa del genere.
In questa relazione si scrive che è inutile predisporre un piano ben programmato, quando la sua realizzazione viene ad essere mortificata dal mancato trasferimento dei fondi necessari da parte dello Stato.
Chiedo cosa si è concretamente fatto per ottenere dal Governo, non dallo Stato, quanto spettava alla Regione. La decisione di non dare i fondi a questa Regione è stata presa dal Ministro del Tesoro; l'avrebbe decisa lo Stato se una qualche legge avesse stabilito qualcosa del genere.
Il Ministro del Tesoro nelle sue funzioni la presenta anche allo Stato, però la presenta rispetto alle forze politiche e principalmente al Governo che è un'entità variabile.
Rifaccio la domanda: perché invece di ricorrere alle banche, ad un'anticipazione di cassa di 120 miliardi con lo spreco di miliardi in interessi, non si è tentata un'azione politica nei confronti del Governo, delle forze di maggioranza di tutto il Consiglio? Allora la giustificazione che non si sono fatti dei programmi perché lo Stato non rispetta i suoi impegni è a nostro avviso una giustificazione di comodo.
D'altra parte, per lasciar perdere quelle che sono le responsabilità altrui, andiamo a vedere che cosa è avvenuto del bilancio 1982. Ci sono alcuni dati che devono far riflettere: nella relazione al bilancio si legge che i residui attivi sono di 233 miliardi su 446. Ovviamente qui le responsabilità del Governo sono certamente maggiori rispetto a quelle della Regione. Ma se andiamo a vedere i residui passivi - cioè quei soldi che non si sono spesi - vediamo che questi ammontano a 142 miliardi, circa il 32%, e la capacità di spesa della Regione non dipende da altri che dalla Regione stessa.
Nella relazione al bilancio si dice che alcune leggi di spesa devono essere assolutamente riviste, in relazione alle procedure previste, onde snellire i tempi di intervento. Ma questa affermazione sacrosanta la ritroviamo in tutte le relazioni al bilancio, come già diceva prima il Consigliere De Grandis; viene ripetuta come una litania, però nulla cambia.
Anch'io chiedo che fine hanno fatto quegli studi per l'elaborazione di proposte al fine di snellire i metodi di spesa, per i quali era stata incaricata una Commissione.
Certo che per rivedere le leggi di spesa occorre avere l'obiettivo di voler spendere in modo diverso. Invece in questo bilancio non si persegue l'obiettivo di ben amministrare avendo ricevuto dei consensi che hanno portato al Governo, ma si persegue, essendo al Governo, l'obiettivo di racimolare voti. Si inverte quindi il fine con il mezzo ed in questo senso si ha il bilancio che stiamo esaminando, un bilancio elettorale, privo di proposte nuove.
L'impostazione del bilancio è infatti quella, come è apparso chiaro anche dall'esame puntuale che è stato fatto in Commissione, di soddisfare quante più richieste possibili, indipendentemente da priorità e da valutazioni d'urgenza.
Avviene perciò che mentre la Valle d'Aosta si trova nel mezzo della più grave crisi industriale degli ultimi trent'anni, gli interventi previsti per lo sviluppo economico scendono da cento miliardi a novantuno e scendono anche in percentuale.
Nella presentazione al bilancio questo dato, che riteniamo estremamente grave, era abilmente nascosto attraverso quello che si può chiamare un trucco contabile; vale a dire che nella relazione al bilancio veniva fatto un confronto tra dati non omogenei.
Per il 1982 nel calcolo delle percentuali il fondo globale era solo parzialmente distribuito nei settori; per il 1983 il fondo globale era tutto distribuito nei settori; cosicché gli investimenti per il 1983 risultano tutti superiori a quelli del 1982 anche quando non lo erano come in questo caso.
Richieste ai tecnici delle spiegazioni, si è verificato quanto ho appena detto, che per lo sviluppo economico gli interventi scendono dal 23,4% al 20,5%, mentre nella tabellina precedente sembrava che per questo settore le percentuali salissero dal 16,8% al 20,5%.
Devo dire che in calce alla tabellina c'era una nota, per chi la sapeva leggere, che diceva: state attenti, che questi calcoli sono stati fatti così; però chi avesse preso quella tabellina così come si presentava a prima vista poteva avere questa impressione, che d'altra parte è stata volutamente utilizzata in dichiarazioni da parte dei politici. Si è potuto affermare così che questa Giunta ha voluto investire soprattutto per lo sviluppo economico.
Anche il dato, ripetuto stamani dall'Assessore, del 55% degli investimenti non mi sembra da considerare il dato effettivo: dovrebbe essere un po' inferiore, ma anche questa enfatizzazione degli investimenti è tutta da discutere. Se facciamo i calcoli con il metodo dei confronti omogenei, vediamo che tra il 1982 ed il 1983 tutti i settori si scostano di meno dell'11% in percentuale, tranne quello dello sviluppo economico e quelli della scuola e della sanità, dove effettivamente aumentano le spese; per la scuola si passa infatti dal 15% al 16,8% e per la sanità dal 14,5% al 16,6%.
In questi settori, scuola e sanità, le spese correnti sono di gran lunga dominanti; sono rispettivamente il 76,3% e l'81,5%. Quindi la nostra idea, e si può anche verificare, è che non ci sia in realtà questo aumento degli investimenti, ma che proceda anche con questo bilancio l'aumento nella nostra Regione delle spese correnti.
Ci deve far riflettere un dato, che ci è stato fornito dagli uffici, secondo il quale i dipendenti regionali, esclusi quelli dell'U.S.L., sono 3.780 e che per essi si spendono 72 miliardi e 650 milioni, pari al 16,7% del bilancio regionale, escluse le contabilità speciali.
Se a questi circa 3.800 si aggiungono i 1.200 circa dipendenti dell'U.S.L., che in qualche modo sono pagati attraverso il bilancio regionale, si vede come con questo bilancio in Valle d'Aosta ci sia lo stipendio per un'azienda superiore alla stessa Cogne per cui crediamo che dovrebbe essere ridimensionata un po' questa presentazione del bilancio come fonte di nuovi investimenti e che si può invece dimostrare con alcuni argomenti che si tratta di un bilancio elettorale.
Innanzitutto chiariamo quali sono questi argomenti. C'è la prima scelta, che è quella principale, di calcolare zero l'avanzo di amministrazione. A nostro giudizio, visto che a fine novembre erano stati utilizzati soltanto trenta dei novanta miliardi di anticipazione che si potevano utilizzare fino al 31 dicembre, la cifra di novanta miliardi scritta come presunto deficit di cassa per il 31 dicembre è una cifra che non corrisponde al vero; è il risultato del calcolo delle differenze fra i residui attivi ed i residui passivi in modo da far venire zero l'avanzo di amministrazione.
Esiste invece al 31 dicembre un avanzo di amministrazione, che una volta votato il bilancio, verrà fuori con un assestamento di bilancio che permetterà di utilizzare nuovi fondi senza che essi siano stati discussi in questa fase, che quindi saranno più facilmente determinati e utilizzati.
L'Assessore ha detto stamani che questo avverrà dopo le elezioni; credo invece che il consuntivo arriverà molto presto in Consiglio, proprio per questo fine.
Il secondo elemento è il livello che è stato raggiunto dai fondi di riserva per spese obbligatorie e dai fondi per spese impreviste. Nel 1981 per questi due fondi c'era un miliardo e 53 milioni; nel 1982 c'erano due miliardi e 852 milioni; nel 1983 passiamo a dieci miliardi e mezzo. Si tratta di cifre molto ingenti che essendo in bilancio destinate sotto definizioni generiche, lasciano molto spazio a successive determinazioni da parte della Giunta.
Ci è stato detto che i sei miliardi per le spese obbligatorie dovrebbero contenere una cifra oscillante tra i 4 e i 5 miliardi per gli interessi passivi sull'anticipazione di cassa; per l'anticipazione di cassa però nel capitolo apposito sono previsti già 3 miliardi.
Allora chiediamo: a quanto si vuole arrivare con questa anticipazione di cassa? Questo fatto dimostra anche che non è ferma a 90 miliardi, ma che potrebbe salire se occorreranno altri soldi.
Il tutto lascia una discrezionalità alla Giunta che noi riteniamo di tipo elettorale.
Assumono carattere elettorale o si presentano come tali anche numerosi capitoli di spesa dell'Assessorato all'Agricoltura, che a nostro giudizio sono stati gonfiati per destinazioni generiche.
Per citarne uno solo, al cap. 32650 c'è una definizione abbastanza generica che recita: "Contributi per interventi nell'utilizzazione e valorizzazione dei terreni collinari e montani". Siccome qui i terreni sono tutti collinari e montani e qualunque cosa si faccia è un intervento, si può fare di tutto.
Allora qui si passa da 300 milioni a 2 miliardi, con un capitolo che non è finanziato. Perché mentre per il capitolo relativo alla tenuta dei libri genealogici per il bestiame si è detto che la legge 984 non prevedeva niente e non si è data una lira, per questo capitolo, finanziato con la stessa legge, si sono previsti due miliardi quindi c'è una cifra che può essere utilizzata senza indicazioni precise. Che la Giunta privilegi gli interventi a pioggia e che tenda a soddisfare tutte le richieste pervenute, è anche visibile dai capitoli di spesa relativi ai fondi globali.
Nell'anno 1982 si erano inseriti in questi capitoli numerosi finanziamenti, tra cui due di un certo rilievo; ora cosa succede? Che nel corso d'anno si sono stanziati, si sono stornati proprio i finanziamenti relativi al metanodotto e al collegamento Aosta-Traforo.
Ora, per il metanodotto si è detto, senza peraltro avere delle prove in merito, che i ritardi non sono della Giunta regionale. Noi crediamo invece che ci siano stati non dei ritardi, ma un non-impegno da parte della Giunta, perché, a nostro giudizio, si poteva accelerare quella pratica e non stornare quel finanziamento o, comunque, riportare quei 12 miliardi e mezzo assieme agli altri 12, per accelerare le cose.
Per il collegamento Aosta-Traforo del Monte Bianco si era detto qualche mese fa che la società mista stava per essere costituita: anche in questo caso non ci sembra che siano stati fatti dei passi avanti.
Sempre rispetto a quel fondo globale per il 1982, si è dovuto iscrivere d'urgenza una legge in Consiglio per utilizzare i tre miliardi del Quartiere Cogne e i due miliardi per la revisione della legge 24.
Mentre tutti gli altri capitoli, diciamo con caratteristiche non di investimento, erano già stati abbondantemente utilizzati e si erano fatte anche variazioni di bilancio per rimpolparli, per questi invece la procedura è stata diversa. Per il Quartiere Cogne in particolare crediamo che abbia avuto una importante funzione di stimolo la proposta di legge presentata dal nostro gruppo.
Per passare dai fondi globali dell'82 a quelli dell'83 non abbiamo visto alcuno degli interventi di cui si era parlato, che quasi parevano pronti per i mesi a venire.
Per esempio, l'Assessore Rollandin aveva parlato di un fondo per il pagamento dei ticket a favore di pensionati e di categorie a più basso reddito, ma di questo non c'è traccia.
Più volte in questo Consiglio si è parlato dei paesi del terzo mondo, di iniziative di solidarietà per il Nicaragua, per l'Alto Volta, comunque per popoli in condizioni particolari.
Anche di questo fondo non c'è traccia. Si era più volte detto, ancora recentemente ne aveva parlato l'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey ad un convegno, che era necessario predisporre dei progetti onde poter poi richiedere i finanziamenti per la ferrovia, perché in un convegno tenutosi a Courmayeur il responsabile del compartimento aveva precisato che se la Regione non avesse fatto i progetti per ciò che riguarda la linea ferroviaria non avrebbe avuto finanziamenti da parte dello Stato. Anche di questo problema nel bilancio non c'è traccia.
Abbiamo poi approvato la legge per i 3 miliardi al Quartiere Cogne. Per risolvere una volta per tutte il problema sarebbe stato opportuno mettere una cifra più consistente in modo da permettere un'acquisizione rapida e completa. Ad esempio, invece che 3 miliardi se ne potevano inserire 12, altri 3 per arrivare a 15, la cifra di cui si era discusso.
La cosa più clamorosa - ed è una dimenticanza a mio giudizio quasi incredibile - riguarda la Comunità Montana.
Abbiamo appena costituito un'ottava comunità montana, la Comunità Walser; le cifre per le Comunità Montane, sia in parte investimenti, sia in parte gestione, sono rimaste esattamente le stesse, quindi di questa nuova Comunità non si è tenuto assolutamente conto.
Infatti una nuova Comunità ha delle sue spese di funzionamento e non è che la settima Comunità, una volta divisa in due, continui a mantenere le stesse spese di gestione. La settima continuerà ad avere le sue e l'ottava ha bisogno di qualcosa per funzionare.
Si tratta di una legge votata dal Consiglio; la Comunità Montana non è un ente inutile, ma una struttura politico-amministrativa.
In questo Consiglio è stata votata alcuni anni fa una legge per aumentare il patrimonio pubblico residenziale. Per questa legge non si è mai inserito alcun finanziamento, in modo che i Comuni possano intervenire, per esempio, più rapidamente per la soluzione del problema della casa.
C'è poi un fatto che noi riteniamo importante, anche se ha sollevato fino ad ora del dissenso da parte di alcune forze, ed è quello di un fondo per anticipi di cassa integrazione ai lavoratori in condizioni di difficoltà; secondo noi era possibile prevedere e studiare le forme anche per un tale fondo.
Ho voluto citare una serie di esempi per dire che alcune cose, rispetto a quelle che erano già presenti nel bilancio 1982, si potevano senza soverchio sforzo prevedere. E non ci si venga a dire che mancavano le entrate.
Ancora una volta, a nostro giudizio, le entrate sono sottostimate. So già che il Consigliere Tamone aspetta di prendere la parola per dirmi: "Perché continuiamo a prevedere nuove entrate quando da Roma non ci danno i soldi"; però il fatto di avere diritto a certe somme non significa che dobbiamo andare incontro a chi non ce le vuole dare.
E veniamo ai motivi per cui le entrate sono sottostimate. Consideriamo innanzitutto quella del Casinò, dove si dice che la previsione per il 1982 era di 30 miliardi, aumentiamo del 23% e si arriva a 37.
Ora, come si fa a tener conto come punto di partenza di 30 miliardi, quando il Consiglio ha già votato per le entrate del Casinò '82 non 30, ma 35 miliardi e 400 milioni.
Inoltre, i 5 miliardi e 400 milioni in più non sono venuti da gennaio fino a dicembre, ma nell'arco di 5 mesi; 5 miliardi in 5 mesi fanno un miliardo al mese.
Se vogliamo calcolare esattamente quale sarebbe la previsione attendibile di entrate al Casinò per tutto l'anno, dobbiamo partire da 42 miliardi; incrementiamo pure del 23%, come propone la relazione, ed arriviamo a 48 miliardi e 545 milioni.
Seconda osservazione: le entrate per il riparto fiscale sono state calcolate non partendo dalle previsioni '82, che potranno essere valutate poi se reali o meno in sede di consuntivo, ma a partire dal gettito reale '82 dei primi sei mesi.
Questo dato mi dispiace di non averlo potuto verificare, però lo avevo richiesto. Un tale ragionamento porta ad una sottostima delle entrate per due ragioni: prima di tutto perché nei primi sei mesi dell'anno non c'è l'autotassazione di novembre che per quanto riguarda l'IRPEF è abbastanza sostenuta, e poi per quello che riguarda l'IVA, quest'estate sono state aumentate delle aliquote e non tenerne conto significa andare ad una sottostima.
Un terzo elemento che può essere tenuto in considerazione è il seguente: nel 1983 i cittadini pagheranno le tasse per i redditi '82, i quali non avevano l'incremento del 13%, ma del 16, come stabilito.
Quindi, volendo, si poteva anche introdurre questo tipo di correzione nella previsione.
In questa situazione, la proposta che facciamo e che crediamo sia attendibile, è di valutare le entrate prendendo le previsioni dell'82, che erano state fatte in bilancio ed incrementando del 13% tali entrate, applicare a tali entrate la quota di 9/10.
Facendo questa operazione si individuano entrate per altri 35 miliardi e 347 milioni.
L'ultimo elemento discutibile nelle entrate è quello delle assegnazioni dello Stato. Per ragioni prudenziali, si dice, abbiamo considerato come valide in previsione, assegnazioni dello Stato non solo già comprese nel piano di ripartizione, ma per le quali era già stata presa una qualche decisione per l'assegnazione.
Però questa prudenza porta ad un risultato piuttosto strano, cioè che nel 1983 le assegnazioni dello Stato dovrebbero essere inferiori a quelle del 1982. Credo che casi di questo genere non rientrino, in periodi soprattutto di inflazione, in una dinamica quale quella che finora si è verificata.
Il discorso che abbiamo fatto ci porta a dire che sarebbe stato possibile - in questo senso noi presenteremo degli emendamenti alle entrate - per avere nuove previsioni in uscita, prevedere alcuni interventi tipo quelli che ho citato prima.
Pensiamo che il bilancio sia elettorale indipendentemente da alcune scelte fatte in ordine alle entrate, per il fatto di aver prestato attenzione e di aver gonfiato principalmente i capitoli di spesa in cui si danno contributi sotto voci generiche e per non aver seguito orientamenti più precisi di programmazione per lo sviluppo e per l'occupazione.
Questa è la ragione principale. Che questo fatto abbia importanza ne siamo convinti, ci sembra anzi che questo bilancio, essendo ormai alle soglie dell'83, proietti un'ombra grave sul modo di governare e di fare attività politica nella Regione.
Non voglio qui citare parole mie, credo che sia stato detto molto bene nel documento che ci è stato fatto pervenire dalle ACLI:
"Il largo uso di una politica di contributi, senza una visione programmata, alimenta atteggiamenti di attesa e di inevitabili metodi di clientela spicciola e a largo raggio; spegne le capacità creative, lo spirito di intrapresa, l'innata volontà dei giovani di aprirsi alla vita, mettendo alla prova doti personali e nozioni acquisite con lo studio; mortifica in generale il clima sociale che subisce fatalisticamente ondate di crisi che negli ultimi tempi si sono fatte più gravi, specie nel settore industriale, senza reagire come si dovrebbe e si potrebbe.
Le ACLI temono fortemente che la prossima campagna elettorale, anziché un confronto su idee e programmi, su progetti e proposte per il miglior utilizzo delle risorse e per una oculata spesa di disponibilità finanziarie, che pur sono cospicue, si riduca alla caccia al voto, con il rischio di vedere diminuita la credibilità nei confronti delle forze politiche e accresciuto il fenomeno dell'astensionismo".
Noi condividiamo questo tipo di giudizio.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Ricco, ne ha facoltà.
RICCO - (D.C.): A mio giudizio un modesto plauso va tributato alla Giunta regionale per aver portato il bilancio di previsione dell'anno 1983 in discussione prima dell'inizio dell'anno stesso.
La relazione dell'Assessore Chabod è stata breve, concisa, compendiosa, direi degna di un contabile attento e parsimonioso. Oltretutto, presentando il bilancio a fine novembre ha soddisfatto le giuste richieste fatte, a quanto mi risulta, negli anni precedenti anche dall'opposizione.
Ritengo non opportuno discutere del bilancio regionale di previsione senza accennare, seppure in modo fugace, alla situazione economica del paese.
Non dimentichiamo che la Valle d'Aosta è parte integrante dell'Italia e quindi la situazione economica nazionale, positiva o negativa, si ripercuote anche nella nostra Valle. Pertanto, mi sia consentito un brevissimo accenno alla situazione economica della nostra Nazione.
Nell'anno corrente il prodotto interno lordo è regredito, anche se in minima misura, rispetto all'anno precedente, segnando la seconda flessione del dopoguerra.
La netta contrazione delle importazioni dei beni e servizi ha comportato a sua volta una riduzione delle risorse disponibili. Vi si è associato un forte aumento del tasso di disoccupazione ed un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni.
Ancora in via di faticoso riassorbimento degli squilibri provocati dallo shock petrolifero dell'anno 1978-79, l'economia italiana è stata investita sin dall'inizio dell'anno da tensioni valutarie di intensità particolare, che, alimentate dal crescente apprezzamento del dollaro americano sul mercato dei cambi, hanno impresso ulteriori spinte al processo inflazionistico e reso più netto il deterioramento dei conti con l'estero, inducendo altresì crescenti pressioni sul valore esterno della lira.
Il riproporsi di nuove tensioni o l'accentuarsi di quelle in atto hanno finito quindi per imporre un progressivo irrigidimento della politica economica e su tutti gli effetti è spiccato il rialzo dei tassi di interesse che, inizialmente localizzato negli USA, si è in seguito generalizzato in tutte le economie industrializzate; in Italia la manovra anticongiunturale è risultata articolata in modo particolare.
All'innalzamento di entità senza precedenti del tasso ufficiale di sconto si sono affiancati un aumento della quota di riserve obbligatorie sui depositi di nuova formazione delle aziende di credito, misure di politica fiscale il ripristino del deposito previo alle importazioni.
Le tensioni sul tasso di cambio sono state fronteggiate da una politica di interventi a sostegno da parte della Banca Centrale e da due riallineamenti del valore della moneta rispetto alla parità centrale del Sistema Monetario Europeo.
La situazione produttiva ha avuto un raffreddamento che non è tuttavia sfociato in una caduta marcata dell'attività grazie al sostegno, sia pure modesto, che ogni componente della domanda finale aggregata ha fornito con intensità e cadenze congiunturali sue proprie nel corso dell'anno.
Quindi abbiamo un quadro congiunturale dimesso sul piano reale, non molto disteso però sotto il profilo delle tensioni, per una leggerissima decelerazione dell'inflazione e per un minore squilibrio degli scambi con l'estero.
Dopo questi brevi accenni, permettetemi alcune considerazioni di ordine teorico-giuridico sul documento che stiamo discutendo.
Il bilancio di previsione è un atto di particolare complessità che si esterna in un documento che va assumendo una importanza sempre più crescente, essendo ad esso collegati rapporti intersoggettivi ed interorganici attinenti alla condotta politico-economica della Regione nel periodo in cui il bilancio stesso si riferisce.
Nei paesi democratici il bilancio ha assunto il significato, oltre che di strumento contabile, principalmente di strumento politico; il bilancio si materializza in documento contabile che contiene l'indicazione delle entrate e delle spese che si prevede saranno realizzate ed erogate in un anno. Ma l'enunciazione contabile del bilancio regionale è l'espressione di una scelta di natura politica. Infatti il bilancio non enuncia il programma di azione politica che si deve svolgere nell'esercizio finanziario, ma è diretta manifestazione di esso; ossia è la trascrizione, per così dire, in termini contabili dell'indirizzo e del programma politico approvati.
Dopo la sua approvazione il bilancio diviene la regola da seguire, che ha un diverso valore a seconda che si tratti di entrate o di spese e per queste ultime a seconda che si tratti di spese obbligatorie o meno. Mentre vi è un dovere di accertare e riscuotere le entrate, senza possibilità di rinunciare alle medesime per quanto riguarda le spese, la Regione in questo caso non ha lo stesso dovere, potendo realizzare delle economie rispetto agli stanziamenti.
L'obbligo di effettuare delle spese deriva dalle rispettive leggi organiche per le quali vi è discrezionalità nell'erogazione. I rapporti che nascono dall'approvazione del bilancio finanziario sono di una complessità tale che non ne riesce possibile una semplice definizione. L'elemento politico è certamente quello dominante.
Dal bilancio e dalla sua approvazione derivano effetti anche per i cittadini. Infatti basta porre mente al caso di rifiuto del bilancio, di soppressione degli stanziamenti di spesa o di entrata, per rendersi conto degli effetti che ne possono derivare anche per i cittadini privati che abbiano un rapporto Regione - Persona.
Com'è evidente, la realizzazione di qualsiasi programma da parte della Regione, trova estrinsecazione nel bilancio. A differenza degli altri enti locali che traggono le loro entrate dalla legge finanziaria annuale, che risente naturalmente della situazione economica e finanziaria nazionale, la nostra Regione trae la massima parte delle entrate dalla legge di riparto fiscale n. 690 del novembre 1981.
Dobbiamo cercare di amministrare bene, specialmente nei primi anni, queste entrate erariali che attraverso il tempo potrebbero avere anche delle flessioni. Non dimentichiamo per esempio che una abbondante fetta delle nostre entrate, circa il 60% e più, ci viene dalla voce IVA all'importazione.
Quindi molta attenzione va messa sul problema autoporto e dogane.
E' una legge, quella del riparto, ottenuta grazie all'intelligente lavoro dell'ex Assessore democristiano Ramera, coadiuvato anche da qualche altra forza politica.
La parte entrata prevede compartecipazioni erariali per 310 miliardi e 593 milioni ivi compresi 41 miliardi e 907 milioni per arretrati; più un miliardo e 840 milioni per i 9/10 dei canoni statali per concessioni idroelettriche e quindi per un totale complessivo di 312 miliardi e 433 milioni. Sono inoltre previste L. 77.049.802.000 per assegnazioni e trasferimenti dallo Stato. Infine abbiamo L. 44.409.000.000 per entrate proprie, ivi comprese quelle del Casinò.
Nessuno può essere in grado oggi di affermare che le entrate previste in bilancio siano soprastimate o sottostimate, in quanto non ci sono dati definitivi del 1982 e nessuno può fare il profeta per quello che avverrà nel campo impositivo nell'anno 1983.
A mio giudizio le previsioni sono da considerarsi quasi giuste. Non ho fatto cenno alle entrate per contabilità speciali, in quanto queste, come tutti sanno, si compensano con le uscite.
Per quanto riguarda la parte uscita è da mettere positivamente in risalto che oltre il 55% delle spese è destinato agli investimenti. Questo è sicuramente positivo in quanto traspare chiaramente la volontà della Giunta e della maggioranza di dare impulso alle varie attività produttive che rappresentano il fulcro della vita sociale, economica della nostra Regione.
Vorrei chiudere questa mia prima parte di intervento, in attesa di tutte le altre critiche, anche per gioco di parte, dell'opposizione, alle quali, se giuste, potrò associarmi ed eventualmente, con il mio carattere, persino integrarle.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin, ne ha facoltà.
MARTIN - (U.V.P.): Discutiamo quest'oggi il bilancio di previsione per il 1983, ossia l'ultimo bilancio di previsione di questa legislatura, e devo confessarvi che proprio per questo fatto, proprio perché questa discussione significa l'ultimo atto politico di grande rilevanza adottato da questa assemblea e da questa Giunta, mi sarei aspettato un iter di bilancio meno agitato, più tranquillo e con più tempo a disposizione per meglio valutarlo.
Non è un mistero che la Commissione Affari Generali ha dovuto lavorare con impegno per poter giungere ad esaminare completamente il bilancio e quindi esprimere un parere che era indispensabile per poter discutere in aula il provvedimento finanziario nei termini richiesti dal Presidente della Giunta.
Devo quindi, nella mia qualità di Presidente della Commissione Affari Generali, dare atto di senso di responsabilità ai componenti la Commissione, a quegli Assessori che si sono messi a disposizione della stessa per settori di propria competenza, ai funzionari dei vari Assessorati e soprattutto al Ragioniere Capo che con i membri della Commissione ha trascorso molte ore, rispondendo puntualmente a tutte le domande di carattere tecnico che gli venivano sottoposte.
Vorrei ancora puntualizzare quanto è successo con le forze sindacali, in quanto la Commissione è stata, seppure velatamente, accusata di non averle sentite.
In seguito ad un telegramma inviato dalla Federazione sindacale FLM alla Commissione Affari Generali per illustrazione e discussione del bilancio regionale, la Commissione aveva risposto:
"In riferimento a telegramma in data odierna, si ritiene che il bilancio regionale debba essere illustrato e discusso con Giunta regionale, che ne ha elaborato i criteri ed i contenuti.
La Commissione è tuttavia disponibile ad un eventuale incontro, onde conoscere le relative osservazioni del bilancio".
Dopo questo telegramma, la Commissione non ha più ricevuto alcuna richiesta di convocazione e quindi abbiamo ritenuto di aver adempiuto al nostro dovere.
Evidentemente se la preoccupazione avanzata dal Presidente della Giunta verso la possibilità di vedere ridotte le entrate regionali da 9 a 7/10 non fosse esistito - ritengo peraltro che i nostri due parlamentari dovranno tenere conto di questo fatto nella loro dichiarazione di voto al prossimo Governo Fanfani - certamente il tempo a nostra disposizione avrebbe potuto essere maggiore.
Comunque tutto ciò non avrebbe modificato il mio atteggiamento che sarà obiettivo e critico dove sarà necessario, con la formulazione di domande al Presidente della Giunta in quanto non ho avuto modo di partecipare alla stesura di questo bilancio e di confrontarmi con le altre forze politiche della maggioranza su questo importante documento.
Quindi non conosco le motivazioni che hanno spinto la Giunta regionale a formulare questo tipo di bilancio, che considero uno strumento puramente tecnico, non intravedendovi alcuna azione politica di rilievo.
Alcuni grossi investimenti in materia di viabilità (vedi il collegamento Aosta-Courmayeur), in materia di energia (vedi la costruzione del metanodotto), in materia di edilizia popolare (vedi l'acquisizione del Quartiere Cogne), che trovano un preciso riferimento nel bilancio di previsione, erano scelte ed iniziative politiche già decise dalla maggioranza regionale ed avevano già trovato spazio nel bilancio 1982.
Quali sono i motivi che hanno spinto la Giunta ad agire in questa maniera? E' forse la mancanza di un Assessore effettivo alle Finanze, senza voler nulla togliere all'Assessore Chabod? Oppure la Giunta ha ritenuto di doversi limitare a rifinanziare le leggi già esistenti senza proporre nulla di nuovo per non impegnare fin d'ora la futura Amministrazione in importanti iniziative? Potrebbe anche essere, questo, un discorso corretto, ma ritengo che comunque un'Amministrazione non possa limitarsi ad effettuare solo quelle scelte che riesce a gestire in prima persona, ma debba invece prendere anche quelle iniziative i cui risultati si vedranno probabilmente dopo anni e quindi anche con Amministrazioni diverse.
Ho apprezzato in questo contesto l'iniziativa di istituire un ruolo regionale dei Vigili del Fuoco, problema per il quale mi sono e mi sto ancora interessando; ma avrei apprezzato una diversa impostazione nel settore agricolo perché a mio parere è quello che più di ogni altro necessita di una revisione profonda nel tipo e nel modo di intervenire finalizzando meglio certi interventi.
Nel settore dell'industria, che soffre di un malessere cronico da qualche tempo, le prospettive non sono certo migliori. Il settore tessile è in crisi da sempre, mentre quello siderurgico si avvia probabilmente verso il suo periodo più nero e le nostre due maggiori industrie, la Cogne e l'Ilssa Viola risentono in maniera pesante di questa situazione.
Con prospettive ancora peggiori si presenta la Châtillon, verso la quale pochi anche in quest'aula nutrono delle speranze, non dico di ripresa, ma almeno di mantenimento dei posti occupati.
Non vanno poi dimenticate tutte quelle piccole fabbriche e tutto l'indotto che gravita intorno alla Cogne, per il quale il destino è legato a filo diretto alla grande fabbrica.
In un simile contesto è stata prevista una qualche alternativa? Ritengo, e l'ho sentito affermare anche più volte dal Presidente della Giunta, che l'industria non possa scendere sotto il livello attuale. E' quindi indispensabile studiare nuove forme di industrializzazione per far fronte alle inevitabili crisi che si stanno avvicinando.
Attenzione però a non continuare a finanziare il primo arrivato, se non vogliamo ricadere nel vecchio errore di regalare soldi a degli avventurieri! Per la Châtillon in particolare, la Giunta ha già pensato a qualcosa? E quali sono in questo caso i costi della ristrutturazione?
In campo sanitario non esiste nulla di nuovo rispetto al passato. La vertenza Regione-Mauriziano, anche se non se ne sa più nulla, suppongo sia sempre ad un punto morto, per cui quel famoso ospedale specializzato che doveva sorgere a Saint-Vincent rimarrà solamente a livello di intenzioni, mentre la popolazione valdostana per qualsiasi intervento serio deve continuamente rivolgersi fuori Valle.
Penso che non dovrebbe essere molto difficile, se esiste la volontà politica, far sì che la nostra Regione raggiunga, perlomeno in qualche specialità, se non l'avanguardia almeno un buon livello delle scienze mediche, immaginando che i benefici che ne potrebbero derivare si rifletterebbero sul lato occupazionale.
Pensate a quanti potrebbero curarsi da noi, anziché andare continuamente all'estero e quale alternativa potrebbe rappresentare ad esempio questo fatto alla sempre più preoccupante disoccupazione della bassa Valle, specie quella femminile.
Sono invece soddisfatto per l'iniziativa assunta a proposito dei fondi di rotazione, nel senso che le numerose richieste che continuamente pervengono potranno trovare soddisfazione senza attendere degli anni, come purtroppo è già successo.
Esprimo ancora soddisfazione per tutte quelle spese di investimento previste nei capitoli dei Lavori Pubblici.
Alle domande sulla logica di questo bilancio che ho rivolto al Presidente - ma non essendo presente, spero i suoi collaboratori ne abbiano preso nota - attendo dal Presidente e dagli Assessori delle risposte esaurienti.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.
TAMONE - (U.V.): Je parle parce que je vois qu'il n'y a personne qui veut intervenir et finalement je pense qu'on doit bien continuer la discussion.
Ce n'est pas que j'ai des grandes choses à dire: d'ailleurs les déclarations officielles, au nom du groupe de l'Union Valdôtaine, seront faites de la part de notre chef de groupe; je fais une intervention à titre personnel.
Il me semble que nous sommes en train d'assister à une comédie dans laquelle les différents acteurs aiment grimper sur les glaces; au Conseiller Mafrica, qui affirme "non c'è tutto in questo bilancio", je fais présent qu'on ne peut pas mettre tout dans un budget, car on doit faire certains choix.
En ce qui concerne la question des tickets, je regardais aujourd'hui le programme de M. Fanfani, où il parle de multiplication des tickets. Peut-être le Conseiller Mafrica ne sera pas d'accord, quand même M. Fanfani est présenté comme le sauveur d'Italie. A ce point on doit se mettre d'accord sur ce qu'on doit faire en Vallée d'Aoste, par rapport à la politique conduite à Rome: une politique différente de façon que les citoyens valdôtains soient traités dans le domaine sanitaire d'une façon différente que les citoyens, par exemple, de Frosinone? Je trouve que ça c'est une observation un peu drôle.
En ce qui concerne les fonds pour le Tiers-monde, on a oublié de les insérer dans le budget et on devra remédier. Mais après je ne suis pas d'accord quand il affirme qu'il nous manque de l'argent pour le chemin de fer, car finalement une des voix principales, qu'on ne peut pas contester dans les fonds globaux, ce sont par exemple les 25 milliards prévus pour la viabilité de la haute Vallée.
Moi, je pense que nous devons finir de prendre, en tant que Région Autonome de la Vallée d'Aoste, la place de l'Etat. A chacun sa tâche. Je trouve, au contraire, qu'on fait déjà trop à sa place: nous nous tracassons nous-même d'intervenir dans certains secteurs, par exemple dans le secteur industriel. Il est vrai que nous vivons un moment de crise, mais finalement c'est une compétence de l'Etat d'intervenir dans ce secteur, où nous avons une compétence qui n'est pas primaire. Nous devons seulement aider l'Etat, mais l'Etat, qu'est-ce que il a fait pendant ces années en Vallée d'Aoste? Il n'a fait que réduire des places de travail dans les industries de sa compétence: Châtillon et Cogne.
Quant aux anticipations de la "Cassa Integrazione" nous sommes de nouveau là: à chacun son travail. Il y a des institutions spécifiques prévues par le règlement de la République italienne: qu'elles fassent leur devoir.
Moi, j'estime que la Vallée d'Aoste ne peut pas rester une île désancrée de la réalité de l'Etat italien, sauf qu'on fait ici une République valdôtaine; alors, finalement, nous établirons ensemble les règles par lesquelles cette République valdôtaine se régit, agit et travaille. Mais dès que nous sommes une partie de l'Italie, nous ne pouvons pas prévoir que les citoyens valdôtains aient des avantages énormes, extrêmement différents de ceux qui sont les droits des autres citoyens, du moins sur le plan plus général.
Au contraire, la possibilité de la diminution de 9 à 7/10 de la répartition financière, cela nous a tracassé. Nous avons écrit un document précis et nous pouvons garantir dès maintenant que le Sénateur Fosson aura encore des entretiens avec M. Fanfani, mais si ce dernier maintiendra, au moment où on discutera au Sénat la question de la loi financière, la diminution aux 7/10 de la répartition financière, M. Fosson ce jour même enlèvera sa confiance au Gouvernement Fanfani.
Nous aurons ainsi accompli, au moins au point de vue de notre représentant à Rome, tout ce qu'on pouvait faire.
D'autres actions pourront être envisagées de la part de toutes les forces politiques agissant en Vallée d'Aoste, pour inventer d'autres formules de désobéissance civile. L'Union Valdôtaine sera avec vous pour faire son devoir.
La prise de position contre ce budget de M. De Grandis m'a vraiment scandalisé. J'ai entendu aujourd'hui un Monsieur qui parlait au radio-journal de la Vallée d'Aoste, à quinze heures, d'une façon moderne de faire le bilan et d'une façon ancienne.
Moi, j'aimerais bien voir si la façon moderne est meilleure que l'ancienne; à mon avis tous ces modernistes ont donné à l'Italie des résultats qui ne sont absolument pas à prendre comme exemple.
Dans les Régions qui sont semblables à la notre, on continue dans le vieux système, en modernisant petit à petit, et je crois que cette règle est encore à suivre.
M. De Grandis a eu la malchance de toucher la seule question pour laquelle nous avons déjà fait une longue polémique au sein de la Commission Affaires Générales, c'est-à-dire le vert agricole.
A cet égard on ne peut pas penser que dans notre budget il y ait des espaces aussi pour des manœuvres de favoritisme, parce que sur cette question l'Assesseur Marcoz a été précis, lorsqu'il a participé à notre Commission.
L'Union Valdôtaine a aussi des préoccupations dans le domaine plus général de l'agriculture. Nous retenons que dans ce secteur nous n'avons peut-être pas fait, pour manque de temps ou de capacité, un pas plus qualifiant, mais cela ne signifie pas que ce budget est tout à rejeter.
Je fais une petite addition de 446 milliards d'une façon un peu différente que celle qu'on fait dans le document officiel présenté ici. On peut noter alors que les dépenses obligatoires de la Région, 130 milliards, s'en vont comme ça: le fonds sanitaire, le personnel de l'école, direct et indirect, le personnel de la Région, le corps forestier, le fonctionnement du Conseil régional et celui des bureaux de la Région.
Quel gouvernement pourrait éviter des dépenses, qui sont obligatoires et où il n'y a rien d'électoral?
Mais il y a aussi des dépenses plus qualifiantes: par exemple, cette année nous donnerons, avec la loi n° 10, 22 milliards aux Communes pour les investissements. La Région prévoit 5 milliards pour l'achat de biens immeubles; la construction des routes régionales pour 7 milliards, qui ont été d'ailleurs bien illustrées par l'Assesseur Borbey au sein de la 1ère Commission; la défense du sol - le fonctionnaire de l'Agriculture nous a expliqué très bien - pour 12 milliards; la FINAOSTA dans le secteur industriel: elle est refinancée cette année pour 10 milliards, de ce côté nous interviendrons pour aider l'industrie valdôtaine dans un contexte italien et européen dramatique.
Mais il y a aussi une prévision d'intervention pour acquérir des biens patrimoniaux pour 4 milliards dans le secteur industriel.
Dans le secteur touristique on a des investissements de 7 milliards: beaucoup plus que ce que nous avions fait l'année dernière dans le même secteur. Pour les structures hôpitalières - en laissant de côté la question du Mauriziano, dont je ne connais pas quelle sera la définition - nous avons une prévision de 9 milliards d'investissements cette année, avec l'achèvement des travaux à l'hôpital régional "Beauregard" et les interventions sur le territoire prévues à Morgex et à Châtillon.
Pour ne pas parler des fonds globaux qui, à mon avis, marquent la volonté de la Vallée d'Aoste d'intervenir dans tous les secteurs concernant notre Région.
Ce n'est pas un discours triomphaliste qu'il faut faire aujourd'hui par rapport au budget, surtout parce que nous vivons un moment difficile; mais il est important souligner le fait, déjà relevé par M. Ricco, d'avoir eu la capacité de porter ce bilan dans des termes corrects vis-à-vis du Conseil régional, en sous-estimant les recettes de la Région pour les maintenir dans des termes honnêtes. Nous sommes face à un budget qui tient compte de la réalité de la Vallée d'Aoste.
M. Mafrica nous a dit que nous resterons ici jusqu'à 2003; moi, je souhaite que mon mouvement restera au Gouvernement du Val d'Aoste "in saecula saeculorum". Mais au delà de ça, je crois que nous avons su maintenir dans des termes corrects la présentation du budget, qui pouvait se prêter, au contraire, à des manœuvres démagogiques que le gouvernement valdôtain n'a justement pas voulu mettre début dans cette occasion.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
NEBBIA - (P.S.I.): Mi sembra che ogni volta che si parla di bilancio si dicano le stesse cose e per quanto mi riguarda purtroppo molte cose che dirò ritengo di averle già dette.
Il primo aspetto che vorrei rilevare come è stato già detto in questo Consiglio: questo è un bilancio elettorale. Ritengo che comunque, visto come stanno andando le cose e come si sono posti i diversi gruppi politici di fronte al bilancio, debba essere inteso come bilancio elettorale in quanto strumento per affermare posizioni diverse o per affermare l'individualità di partito o di movimento, al di là della validità, e del ruolo del bilancio stesso. Vorrei fare invece il ragionamento inverso, nel senso che vorrei valutare quale significato ha questo bilancio.
Mi ricordo che quando si è trattato circa un anno fa di discutere il disegno di legge - poi tramutatosi in legge - per il riparto fiscale e successivamente quando si è parlato del bilancio preventivo del 1982, almeno da parte nostra si è rilevato quanto fossero aleatori e variabili gli elementi che, nella legge prima e nel bilancio poi, erano stati inseriti. E l'esperienza di questi mesi credo abbia ampiamente illustrato quale sia il baratro esistente fra quanto è scritto sui documenti ufficiali o sulle leggi della Repubblica e la realtà, nel senso che siamo creditori nei confronti dello Stato di una grossa somma che non viene erogata alla Regione, e d'altra parte vediamo che i nostri bilanci tengono conto di questi impegni statali e si trovano, proprio per questo motivo, completamente sfasati rispetto alla realtà.
Quindi dobbiamo innanzitutto valutare questo argomento prima di esaminare la concretezza del bilancio stesso, perché diversamente rischiamo di fare altre parole oltre a quelle che volentieri facciamo in questo Consiglio; ma, ancor peggio, facciamo ritenere alla gente che esista un'infinità di fondi disponibili a fronte dei quali molto spesso invece sta il vuoto.
Noi creiamo perciò delle attese da parte della popolazione che non siamo poi in grado di soddisfare. Qui vorrei passare all'aspetto politico più generale che ci ha fatto sostenere da un lato l'urgenza che questo provvedimento sia adottato e dall'altro il tipo di valutazione che diamo sul provvedimento stesso.
Riteniamo, anche come sostegno a posteriori dell'apertura di credito che è stata fatta per 120 miliardi, che quando si tratta di fenomeni economici si debba stare possibilmente nell'ambito di questi e invece attribuire agli aspetti politici che possono esservi legati il valore che questi hanno.
Non è sempre vero, o non è quasi mai vero, che con la politica si fa l'economia; spesso succede il contrario. I più grandi rivolgimenti mondiali sono stati conseguenti a fattori economici incontrollati ed è stato sempre molto difficile, e l'esperienza del mondo occidentale e del mondo orientale lo dimostra, riuscire a manovrare fenomeni economici con scelte politiche. Per cui quando si tratta di bilancio regionale bisognerebbe parlare in termini di spesa o di cassa, molto meno in termini di impegno o di competenza, perché quando si sceglie, facciamo un'ipotesi, di impegnare oggi una certa cifra che poi pagheremo fra tre anni (e lo Stato impegna una certa cifra in base ad una legge e poi l'attribuisce alla Regione con anni di ritardo e quindi svalutata) non sarà stato messo in circolo del denaro, non saranno state incentivate nuove attività economiche, per cui in fin dei conti è come se nessun intervento fosse stato operato, o almeno in misura molto inferiore a quella che era stata ipotizzata.
E in questo senso è la nostra posizione a fronte dell'apertura di credito, piuttosto, non dico in alternativa, ma in sintesi con azioni politiche, perché l'alternativa di operare azioni politiche per ottenere quelli che sono considerati i nostri diritti, almeno da noi, lasciano molto spesso il tempo che trovano, ma aprono invece spazio a speculazioni in questo caso veramente di ordine elettorale.
Quindi la nostra posizione è concreta e dovrebbe essere pragmatica di fronte ai fatti per valutare quanto nella situazione attuale il bilancio, che è stato presentato per l'83, sia reale per la parte entrata anziché ipotetico. La nostra valutazione è che non sia un bilancio reale, ma per motivi completamente opposti a quelli illustrati dal P.C.I.; riteniamo che le entrate saranno notevolmente inferiori a quelle preventivate. Non è una posizione eccessivamente pessimistica, ma credo sia la posizione reale che tenga conto della situazione economica e delle prospettive che sono state illustrate, dei problemi che sono stati evidenziati proprio da questa crisi di Governo nazionale.
Per noi è probabile, non certo, che i trasferimenti da parte dello Stato nei confronti della nostra Regione saranno decisamente inferiori a quelli preventivati per un motivo o per l'altro, non ultimo per lo sfasamento di tempi, per cui la quota di svalutazione inciderà decisamente.
Quindi sarà indispensabile in questa o nella prossima legislatura effettuare un assestamento di bilancio che modificherà moltissime previsioni fatte.
In questo senso riteniamo più opportuno essere pessimisti che ottimisti, dire alla gente che non è tutto oro quel che luccica, piuttosto che sfondare il cosiddetto plafond del bilancio ben oltre il 13%, che non è neanche poi la differenza tra il bilancio dell'83 e quello dell'82, che è inferiore.
Fatte queste premesse, diciamo che se si deve valutare il bilancio, lo si valuti per quello che è e che si facciano delle proposte alternative o integrative. In questo Consiglio, malgrado le critiche che ho sentito fare, di proposte alternative o integrative ne ho sentite poche: tra queste, quelle del P.R.I, fatte da tempo, nel senso di una revisione delle leggi di bilancio, tendono ad una razionalizzazione da tutti auspicata nel settore della spesa.
Quelle del P.C.I. invece non tengono conto delle minori entrate di cui parlavo in precedenza, anzi ipotizzano maggiori entrate conseguentemente alle ipotesi fatte dallo stesso partito in precedenza.
Sarebbe invece necessario andare a vedere in campo nazionale, non dove è possibile trovare nuovi fondi - poiché, a detta di tutti, il fondo del barile è stato raschiato - ma dove effettuare delle economie. E nessuno ha fatto delle proposte in questo senso o almeno io non le ho sentite.
Effettivamente il problema non è di facile soluzione, perché si vanno a toccare due aspetti che sono il costo del personale (lo stesso Consigliere Mafrica ha parlato di 3.800 dipendenti in totale che è una quota sbalorditiva a fronte dei compiti e delle funzioni che sono svolte e non a fronte di quelle che dovrebbero e potrebbero essere svolte dalla stessa entità di personale) e la riduzione dei contributi, sempre criticati, per un'accumulazione invece nel settore degli investimenti delle cifre che in tal modo potrebbero essere risparmiate.
Però vorrei ricordare che facendo riferimento a quanto richiamato da altri Consiglieri in precedenza, provvedimenti di legge tipo il verde agricolo di cui qualcuno ha parlato - e questa non è una critica a quel provvedimento specifico, ma è solamente per fare un esempio - sono passati in questo Consiglio all'unanimità di voti salvo uno, quello del Consigliere Carlassare.
Quindi mi pare che quando si tratta in concreto di incidere sui singoli provvedimenti non c'è nessun partito o movimento che si voglia prendere per primo la responsabilità.
Altro aspetto che vorrei sottolineare e che non è stato richiamato in alcun modo, è quello relativo alla misura della rigidità del bilancio, dovuta alle leggi che sono ripetitive oppure che sono e che saranno approvate con la legge finanziaria.
E' ben vero che il bilancio è impostato su una ripetizione di spese in base a leggi esistenti, però la critica alle singole spese o la possibilità di non rinnovarne qualcuna in luogo di altre non è stata fatta.
Infine, in questa dichiarazione di tipo generale che ho fatto, vorrei sottolineare che la nostra posizione nei confronti del bilancio è molto simile (anche a questo mi riferivo quando parlavo di cose che si ripetono) a quella assunta a proposito dell'approvazione del bilancio preventivo per il 1982, nel senso che il nostro partito, pur essendo una delle forze di maggioranza, non ha però la possibilità, come le altre forze della maggioranza presenti in esecutivo, di valutare sempre a fondo l'incidenza dei singoli investimenti e in particolar modo come queste poste di bilancio vengono utilizzate.
A questo proposito vorrei aggiungere che si parla - e questa è un'altra ripetizione di cose già dette - eccessivamente di bilancio preventivo, mentre sul bilancio consuntivo, sui modi in cui l'esecutivo regionale impiega le cifre stanziate in bilancio, su come in realtà il bilancio viene a risultare alla fine dell'anno, in questo Consiglio si parla molto poco e non ci sono le necessarie critiche.
Il bilancio preventivo è infatti una linea di tendenza che serve ad impegnare delle cifre senza essere costretti all'utilizzazione dei cosiddetti dodicesimi, uno per mese; ma il bilancio preventivo, particolarmente utilizzando i fondi globali che ne sono parte cospicua, può essere, a seconda delle linee programmatiche della Giunta, utilizzato in una infinità di modi diversi.
Su queste cose la verifica difficilmente viene fatta e questo per tutto il Consiglio costituisce certamente una nota di demerito.
Per concludere, la nostra posizione è appunto quella di un partito che è in maggioranza, che ritiene che non tutte le scelte quali sono evidenziate dal bilancio, con i limiti che ho detto in precedenza, siano riassuntive di una linea che ci potrebbe soddisfare appieno.
Abbiamo certamente dei motivi di insoddisfazione anche noi e delle proposte di integrazione da fare, però riteniamo che queste cose possono essere fatte molto meglio nel prosieguo dell'attività dell'Amministrazione, in quanto il bilancio così com'è presentato ha tutti i limiti che abbiamo esposto.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE - (Democrazia Proletaria - Nuova Sinistra): Nel prendere la parola per formulare l'intervento riguardante le previsioni di bilancio per l'anno 1983, è necessario, a mio avviso, per sintetizzare il mio pensiero, fare alcune dichiarazioni che tendono ad inquadrare l'oggetto in discussione.
Stiamo discutendo del bilancio di previsione per l'anno 1983, che è la fotocopia del bilancio di previsione del 1982.
Sono state apportate alcune varianti, ma nel complesso questo, per quanto riguarda soprattutto le scelte politiche, si può considerare una copia fedele del bilancio di previsione del 1982, con una grossa variante in peggio, ed è che rispetto al 1982 si è delineata con estrema precisione una situazione di crisi gravissima che sta attraversando un settore importantissimo per la vita politico-economica della nostra Regione ed è la crisi dell'occupazione nel settore industriale.
Ritengo, associandomi al Consigliere Ricco quando afferma che il bilancio è un atto politico che si concretizza come strumento contabile, che come atto politico il bilancio 83 avrebbe dovuto registrare questo dato di fatto, che è l'elemento centrale a cui bisogna dare delle risposte estremamente concrete, puntuali e immediate, perché praticamente possiamo dire che tutte le aziende industriali della Valle d'Aosta sono in crisi - il Consigliere Martin ha fatto poco fa un elenco con possibilità di chiusura o di ridimensionamento fortissimo anche della NUOVA-SIAS, con la definitiva chiusura della "Châtillon S.p.A." comunicatoci con belle maniere dal Presidente o Amministratore delegato della "Montefibre"; con parecchie piccole e medie aziende in cassa integrazione e scarse possibilità di ripresa dell'attività.
Il massimo documento politico di questa legislatura per l'anno finanziario 1983 non registra questa situazione, perché rispetto al documento redatto nel marzo 1982, che era il bilancio di previsione del 1983, abbiamo una diminuzione in percentuale di quanto previsto per lo sviluppo economico, poiché si passa dal 23,40% al 20,51% come dato consolidato reale e non con un aumento come sembra a prima vista e come ha chiarito molto bene il Consigliere Mafrica, parlando di trucchetto contabile.
E questo è l'aspetto più grave di questo bilancio di previsione il quale al di là del fatto che arrivino tanti o pochi soldi da parte dello Stato, non manifesta una volontà politica reale e concreta di risolvere questo problema. E' stato detto dal Consigliere Tamone che è stata finanziata la FINAOSTA, ed è vero. Sono stati stanziati dei capitali, però quali direttive, quali linee d'intervento sono state delineate dalla Giunta, dalla maggioranza, alla FINAOSTA per intervenire?
A mio avviso ne è stato dato uno solo, serio e concreto, ed è quello che si riferisce ai fondi di rotazione per la cooperazione, che è stato poi allargato al commercio ed all'artigianato e che con gli stanziamenti dell'83 apre un capitolo abbastanza nuovo, sul modo di intervenire con un aiuto economico reale e concreto finalizzato da parte dell'Amministrazione regionale, con uno strumento nuovo che è la Finanziaria, senza passare attraverso la gestione di tutte le operazioni fatte dalle banche, senza foraggiare, in ultima analisi, le banche stesse.
Ho fatto questo riferimento perché ritengo che un'altra grave critica da fare al bilancio di previsione per il 1983 è il fatto che sia stato formulato nelle linee programmatiche, perché dico con l'Assessore Chabod che le linee programmatiche ci sono, e tutte, a mio avviso, da criticare.
Comunque è stato formulato dalla Giunta, mi pare che anche i Consiglieri che fanno parte della maggioranza - per esplicita dichiarazione del Consigliere De Grandis e del Consigliere Martin, per meno esplicita dichiarazione del Consigliere Nebbia - non abbiano avuto modo di partecipare alla discussione che ha portato alla formulazione di questo bilancio di previsione.
E questo è già di per sé gravissimo, ancor più grave è però il fatto che non c'è stato nessun confronto con i settori sociali interessati, con le Organizzazioni sindacali, e poi abbiamo un esempio di come siamo arrivati a formulare quell'ipotesi sui fondi di rotazione.
A mio avviso si può ipotizzare che con ogni probabilità si sarebbe potuto formulare un bilancio di previsione migliore se si fosse effettuato questo confronto con le realtà sociali: il che non significa presentare durante una riunione di due ore alle Organizzazioni sindacali il bilancio di previsione o come Giunta o come Commissione Affari Generali; significa invece avere un confronto serrato, cogliere le indicazioni che ne derivano e poi, con una sintesi politica, fare le scelte su queste indicazioni e tradurle in uno strumento contabile come il bilancio. Questa è un'altra grave critica che va fatta a questo bilancio, che era già stata formulata lo scorso anno, che va ripresa ed evidenziata come più grave carenza proprio per le ragioni che dicevo prima, perché la crisi si è venuta delineando con molta più precisione.
Partendo da queste premesse, vanno ripetute le critiche fatte lo scorso anno per quanto riguarda la definizione di bilancio elettorale, e qui mi rifaccio alle cose dette dal Consigliere de Grandis, il quale, rispetto all'anno scorso, ha fatto un'aggiunta nella sua puntuale analisi di bilancio.
L'anno scorso aveva formulato le percentuali che riguardavano le spese di investimento differenziandole dalle spese correnti; quest'anno ha precisato che le spese di investimento vanno divise in due categorie fondamentali.
Mi ricordo che nella passata discussione avevo formulato l'ipotesi che qui fosse definita una nuova categoria di contabilità, che non è scientifica, ma che dà l'idea dell'investimento corrente. E' quell'investimento che viene conteggiato come tale, però in effetti si ripete ed è espressione di una precisa volontà politica ed è quella di mantenere le cose così come stanno, perché facendo in questo modo si può continuare a fare quegli interventi a pioggia che non risolvono nessun problema, però consentono di avere il rapporto con larghissimi strati a livello sociale.
Voglio rifarmi a quella legge sul verde agricolo che è stata da tutti criticata, ma anche da tutti votata, tranne che dal sottoscritto: questo è l'esempio più tipico di come non bisogna amministrare i quattrini della Pubblica Amministrazione.
E' necessario invece avere un maggior coraggio da parte delle forze politiche ed esprimere anche con voto palese quanto si afferma nelle Commissioni.
E qui voglio fare riferimento ad una cosa affermata dall'Assessore Chabod che dice: noi veniamo accusati di non dare soldi all'industria, all'artigianato - qui continua la sua campagna elettorale - e di dare troppi soldi all'agricoltura. Il problema non è che si diano troppi soldi all'agricoltura, il problema è che questi soldi all'agricoltura vengono dati male, senza risolvere nessun problema che riguarda il settore agricolo; vengono dati per mantenere quella rete clientelare che dicevo prima e si traducono in contributi che vanno dalle 2.000 lire ai vari milioni, senza che però siano finalizzate alla risoluzione di un solo vero problema che riguarda, per esempio, una nuova messa a coltura o interventi che risolvano una volta per tutte il problema del risanamento del bestiame.
Questa è la realtà e questa la linea politica che si è voluta mantenere e rafforzare con questo bilancio. Quindi non è vero che non c'è nessuna linea politica, è vero il contrario.
Quando si chiede di razionalizzare le leggi di spesa, quindi buttar via una serie di leggine per avere dei capitoli chiari, questo non viene fatto perché significa porre sul tappeto una legislazione seria, che farebbe perdere tutti quei contatti clientelari che sono possibili attraverso una legislazione che continua ad elargire piccole somme - o grandi somme in qualche caso - senza risolvere i problemi.
Vorrei fare ancora un riferimento a quello che è un altro importante nodo politico che sta alla base di questa discussione.
Il Consigliere Nebbia ha affermato che se questa previsione di bilancio è fasulla, lo è in eccesso e non in difetto, perché bisogna fare i conti con quello che effettivamente c'è in cassa e non con quello che teoricamente si dovrebbe avere in cassa. Giusta affermazione.
Il problema di fondo è però che vanno identificate delle responsabilità, e questo è un nodo che si è sempre voluto saltare a piè pari, quindi ce la prendiamo con la Repubblica, non quella di Scalfari, ma in senso lato, perché la realtà dove le scelte operate dal Governo determinano una situazione di passivo di cassa in Valle d'Aosta hanno dei responsabili dal punto di vista politico, che vanno identificati nella gestione del Governo.
Non si può accusare lo Stato così in modo generale, ma bisogna accusare, senza voler fare delle grosse disquisizioni semantiche, chi conduce le cose di questo Stato, ed è il Governo che fa delle scelte sulle quali si può essere d'accordo o meno. Se si è d'accordo con le scelte fatte dal Governo, si dice che vanno bene i tagli, che non ci mandino i quattrini e che ci siano 232 miliardi di residui attivi; se non si è d'accordo, bisogna esprimere in tutti i modi la nostra disapprovazione, non solo dicendo al Sen. Fosson di astenersi questa volta, oppure magari per una volta di votare contro.
Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte in sede locale che siano contrastanti sino in fondo con quelle che vengono effettuate da questo Governo; bisogna avere il coraggio di passare all'opposizione realmente e non solo con l'espressione di un voto contrario in una votazione dove quel voto non conta molto.
Ritengo che questi siano i nodi politici reali che non possono essere superati se non c'è una precisa volontà di voler cambiare l'indirizzo, se non c'è una precisa volontà di non voler più fare gli interessi di settori, di organizzazioni politiche, di movimento in senso stretto.
Il nodo centrale che dovremo affrontare subito è quello dei livelli occupazionali, come dicevo all'inizio del mio intervento.
Va bene che aumentino i dipendenti dell'Amministrazione regionale e per quanto mi risulta, anche senza i dipendenti della scuola, semplicemente aggiungendo i precari che vengono assunti per svolgere varie mansioni, l'Amministrazione regionale è il primo datore di lavoro ed è sullo stesso piano della Cogne.
Questa è una realtà che va sottolineata, con tutta la sua pericolosità, perché ci troviamo ad essere con la Sicilia le due Regioni che hanno come prima industria l'Amministrazione regionale.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Berti, ne ha facoltà.
BERTI - (Art. e Comm.Valdostani): Non possiamo certo dire che sia un bilancio perfetto, su un totale di 445 miliardi all'incirca; comunque la cifra è talmente grossa che in qualche maniera questi soldi li dovremo spendere.
Ogni forza politica ha la sua impostazione e opera le sue scelte e questa evidentemente è stata un'impostazione politica della Giunta chiaramente affrettata; d'altronde è stato ribadito da alcuni Consiglieri regionali della maggioranza che non hanno nemmeno potuto partecipare alla stesura del bilancio.
Questa mattina ho votato a favore dell'esame immediato di questo bilancio dopo quanto affermato dal Presidente della Giunta, cioè che il problema era impellente per la possibile riduzione da 9 a 7/10 del riparto.
A parte che se c'è questo pericolo, non è - come dice il Consigliere Tamone - che con il nostro rappresentante a Roma si possa scongiurare togliendo un voto al Governo; cioè non possiamo ricattare il Presidente del Consiglio con un solo voto rispetto ai 500 che ci sono alla Camera o al Senato.
Penso invece che se c'è l'opportunità di fare un'azione, questa debba essere un'azione collettiva di tutte le forze nazionali e locali presenti in Consiglio regionale.
Venendo al dunque, vorrei rimproverare all'Assessore Chabod di non aver interpellato le Organizzazioni di categoria, le Associazioni produttive; mi auguro che dopo la nostra richiesta egli si premuri di verificare, con un successivo incontro, determinati punti.
Non sono totalmente d'accordo su certe impostazioni, per esempio sulle categorie produttive; vedo delle penalizzazioni soprattutto nel settore produttivo a favore del settore industriale. L'industria valdostana è una realtà che dobbiamo purtroppo salvaguardare, però non ampliare; a mio avviso dobbiamo tendere a ridurla, perché è quella che ci porta via un sacco di quattrini e che ci dà più noie di tutti gli altri settori.
L'altra parte del bilancio è la solita routine delle spese correnti, di normale amministrazione. Comunque, con lo stanziamento di una grossa cifra (200 e più miliardi nella gestione dell'83) posso dare atto con mia soddisfazione di grossi interventi a favore soprattutto dei fondi di rotazione e mi riferisco non soltanto agli ultimi che abbiamo approvato, ma soprattutto al nuovo sistema che senz'altro è più efficace dei precedenti, in cui abbiamo tolto gli Istituti di Credito a favore della gestione diretta.
Mi auguro che questo sistema diretto tramite la Finanziaria regionale dia quei benefici che fino ad ora tutti abbiamo auspicato.
Per i settori alberghiero, commerciale, della cooperazione, agricolo, si dice che sono stati spesi un mucchio di soldi e male; penso invece che questi soldi qualche risultato senz'altro lo abbiano dato, anche perché se non gli avessimo dato niente, avrebbero portato del danno.
Quindi sono d'accordo con l'impostazione per quei settori che abbiamo più bisogno di sostenere nella nostra Regione, che sono quelli dell'artigianato, agricoltura e commercio.
Ho alcuni punti da discutere e lo farò quando arriveremo ai vari capitoli, perché se da una parte i fondi di rotazione all'artigianato daranno un certo rilancio, è anche vero che dall'altra abbiamo tolto una parte rispetto all'82.
A mio avviso, quello che era stato predisposto nell'82 doveva essere stanziato anche nell'83; c'è da dire che nella legge regionale dell'artigianato è stata tolta una grossa cifra a quei 20 milioni che grossomodo venivano dati alle piccole aziende portavano un beneficio.
Come ripeto, vorrei successivamente avere un incontro con l'Assessore competente per discutere di questo problema; se ci sarà un esaurimento dei fondi si potrà fare un assestamento per quel capitolo onde rilanciare il settore. Non voglio con questo fare il partigiano, dicendo: agli artigiani diamo questo o quello. Purtroppo la realtà è quella che è; abbiamo però constatato che l'artigianato ha dato nell'82 molti posti di lavoro senza creare difficoltà all'Amministrazione pubblica, senza che si sia dovuti ricorrere alla Cassa integrazione; quindi dobbiamo cercare di non penalizzarlo, ma di sostenerlo e di rilanciarlo anche per l'83.
Mi riservo di intervenire in un secondo momento, adesso ho voluto fare una breve premessa sul quadro generale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT - (P.C.I.): Cercherò in questo mio intervento di fare riferimento ad alcuni problemi particolari, data la vastità del bilancio, prendendo spunto da un paio di affermazioni che aveva fatto stamani l'Assessore Chabod.
Ha detto nella sua relazione che sarebbe necessario spendere il meno possibile per cercare di destinare fondi al risparmio, quindi a spese di investimento, e che la Regione dovrebbe pensare alla salvaguardia dei posti di lavoro, anche se assiste molte volte a chiusure di aziende ed a situazioni aziendali molto molto difficili, mentre si vede impossibilitata ad intervenire se la colpa della chiusura è dell'industria o dell'elevato costo del denaro.
Direi che sul primo punto è vero che teoricamente si fa questo discorso, almeno nella relazione dell'Assessore Chabod. Se però andiamo a vedere in pratica, e già stamani il Consigliere Mafrica ne faceva cenno, si passa quest'anno dal 23,40% al 20,51% di fondi destinati allo sviluppo economico, anche se poi molti di questi vengono utilizzati per investimenti.
Mi sembra che sia il capitolo dove gli investimenti sono maggiori e vorrei vedere se non fosse così; infatti, in questo caso, il 33% è destinato agli investimenti mentre solo il 7% va per le spese correnti.
Però è abbastanza preoccupante il calo di investimenti che si registra in questi settori, che dovrebbero essere quelli trainanti nello sviluppo della Valle d'Aosta. Ed anche per il futuro questi fondi non aumenteranno di molto; vengono previsti il 21,08% nell'83, il 21,92% nell'anno 1984, il 22,34% nell'85.
Comunque questa prima considerazione dell'Assessore Chabod è molto legata alla seconda, consistente in una serie di considerazioni sul ruolo della Regione per la salvaguardia dei posti di lavoro.
Ed a questo proposito vorrei riprendere alcuni dati che avevamo già predisposto per un nostro convegno, che aveva per oggetto questi problemi.
Faccio riferimento anche ad alcuni investimenti che si sono fatti negli anni precedenti, perché secondo noi in questo settore vanno mantenuti i posti di lavoro e anzi ne vanno creati dei nuovi, anche se è vero che possono essere privilegiati altri settori.
Mi riferisco all'industria, che molte volte sembra così cara all'Assessore Chabod, dove registriamo, dal 1948 al 1961, un calo da 12.700 a 8.877 addetti; proprio per questo erano state messe in atto negli anni '60 una serie di leggi che dovevano favorire l'occupazione.
Nonostante tutto, dal '61 all'81 abbiamo avuto un calo di addetti nell'industria valdostana da 8.877 a 7.620. Se poi andiamo a verificare dove c'è stato questo calo, lo ritroviamo ancora una volta in alcuni punti particolari situati nell'asse centrale della Valle.
Tutto questo è successo malgrado si sia intervenuti nei bilanci successivi, con delle leggi regionali, proprio perché si pensava che fosse giusto che oltre allo Stato intervenisse anche la Regione.
Con la legge n. 20 del '62 e con la n. 8 del '68 sono stati concessi in Valle d'Aosta a 26 imprese industriali dei contributi in conto capitale per circa 638 milioni di allora. Il che vuol dire che erano stati fatti in relazione degli investimenti per oltre 8 miliardi solo con queste due leggi.
Poi con i fondi di rotazione, con la legge del '73 mi sembra, la Regione ha erogato dei mutui per oltre 10 miliardi e mezzo a 36 imprese, per investimenti per superano i 45 miliardi.
Oltre a tutto questo, ancora negli ultimi 10 anni la Regione ha costruito direttamente dei capannoni o acquistato degli stabilimenti per altre 8 aziende spendendo altri 12 miliardi.
Il risultato è stato di nuovo che, malgrado questi interventi, qualcosa non ha funzionato. La maggior parte delle imprese che hanno ricevuto dei contributi, dei mutui o delle attrezzature in uso quasi gratuito, non ha occupato il numero di addetti che si era impegnata ad assumere.
Anzi, un buon numero di tali aziende ha chiuso i battenti o minaccia in questo momento di farlo.
Dopodiché si è costituita la Finanziaria, con la quale sono stati fatti i primi interventi per la Maxel e l'Alluver, destinati al mantenimento dell'occupazione e per ciò che riguarda la gestione straordinaria non sono previsti aumenti di occupazione.
Riteniamo che ancora una volta non c'è stato l'impegno di andare a verificare a fondo se effettivamente ci sono dei controlli per ciò che riguarda questi investimenti e una finalizzazione in base ad un programma che dovrebbe essere fatto.
D'altra parte si obietta: ma come si può obbligare un industriale a non chiudere? A nostro parere però c'è anche un altro modo di andare ad impostare dei piani, di dare con una parte di questi fondi degli aiuti, che abbiamo molte volte definito reali, alle industrie.
Se poi andiamo a confrontare in questi anni quello che si è verificato negli altri settori, possiamo dire di essere di fronte ad una vera crisi delle aziende meno grandi della Valle, e nello stesso tempo registriamo un incremento dello sviluppo del commercio e del turismo, con apertura di negozi, bar, alberghi, che occupavano già nel '61 addetti e ne hanno 7.991 nel '71 e 9.598 nell'81.
Se però andiamo a vedere meglio le cose, vediamo che soprattutto un grosso rilievo è stato fatto nei servizi e soprattutto - lo ricordava il Consigliere Carlassare - nei servizi che vengono gestiti dagli Enti pubblici.
Quello che ci premeva dire, proprio in base a questa osservazione che aveva fatto stamani l'Assessore Chabod, è che bisogna riprendere il discorso della programmazione in un bilancio che deve essere impostato seguendo le linee che la Regione si vuole dare, soprattutto se non si vogliono assecondare i processi in atto, che altri hanno già illustrato, cioè una decadenza dell'agricoltura, che produce ormai solo più il 3% del valore aggiunto regionale, anche se occupa il 10% della forza lavoro; un progressivo declino dell'industria con una accentuata forza lavoro in particolar modo la forza femminile; uno sviluppo caotico del terziario e il gonfiamento della pubblica amministrazione.
Dobbiamo invece pensare ad uno sviluppo più equilibrato ed anche più robusto dell'industria valdostana, che consenta la creazione di nuovi posti di lavoro soprattutto per le donne, ed il mantenimento di un equilibrio, che ci deve essere, tra i principali settori economici - agricoltura, industria e terziario - proprio perché - come diceva il Consigliere Tamone in un altro suo intervento - non siamo per una monocoltura, ma per uno sviluppo ben articolato di questi tre settori principali.
Ho voluto fare questo intervento perché mi era parso che, dopo tutto quello che aveva detto stamani l'Assessore Chabod, si passasse al di sopra di quello che deve essere invece un indirizzo della Regione, con scelte che devono essere programmate.
Solo dopo che la Regione si è data un'impostazione, si dovrebbe predisporre il bilancio. Mi è parso invece di avere capito dalla relazione dell'Assessore Chabod che queste scelte sono state fatte non si sa come e che comunque vanno bene.
Questa è l'opinione dell'Assessore Chabod: noi pensiamo invece che queste scelte vadano impostate in modo diverso e che ci debba essere una partecipazione diversa.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Minuzzo, ne ha facoltà.
MINUZZO - (P.S.D.I.): Il Consigliere Berti ha ragione quando dice che 445 miliardi e 890 milioni sono da spendere, per cui in qualche modo si devono impiegare, ma non si sa bene come, sia dalle stesse forze di opposizione che da molte forze che fanno parte di questa maggioranza.
Nell'affrontare l'esame di questo bilancio regionale, che in qualche modo dovrebbe rispecchiare gli indirizzi in materia di politica socio-economica del Governo regionale, che è appoggiato dall'esterno da non pochi Consiglieri, rappresentanti e portatori di esigenze e di istanze, di ideologie e culture, tenuto conto quindi di questo quadro politico e di quelle che sono le forze che sostengono questo Governo, si devono tenere presenti, o perlomeno dovrebbero essere fissati degli obiettivi ben precisi e più ancora fra questi obiettivi dovrebbero essere individuati quelli prioritari per una seria politica regionale in un momento di grave crisi, di grave difficoltà per l'inflazione galoppante.
Per noi Socialdemocratici è necessario che venga adottata una politica direi straordinaria, in un momento straordinario, che vede fra l'altro da parte del Governo di Roma un'inversione di tendenza su quella che è la politica del decentramento. Vediamo di fatto che da parte del Governo centrale c'è la tendenza a togliere alle Regioni quel decentramento che aveva loro concesso, a quelle ordinarie 10 anni fa, alla nostra Regione 35 anni fa.
E' necessario che in questo momento si metta in atto una politica - e molti colleghi l'hanno richiamato - di programmazione che però sia il frutto di un serrato confronto fra le forze sociali, gli operatori economici, le forze sindacali, le forze politiche e aggiungerei anche le forze intellettuali.
Partendo da queste considerazioni riteniamo che sia necessario conoscere quali contenuti questo Governo Andrione voglia porsi a medio termine, a meno che non voglia indicare questi indirizzi, vista l'imminente scadenza elettorale, per cui non abbia ritenuto necessario uno sforzo di fantasia per andare a presentare un bilancio che sia più adeguato alla nostra realtà attuale.
Riteniamo che in questo momento, in cui l'economia industriale sta ristagnando, o meglio sta ancora attraversando una lunga fase di recessione che ha portato ad un livello occupazionale mai verificatosi prima, occorra prendere dei provvedimenti che ci facciano uscire da questa situazione.
Per fare ciò ci deve essere una capacità di programmazione che riteniamo questa Giunta non abbia, sebbene ci sia stato l'ingresso ufficiale in maggioranza - permettetemi questo termine - del P.R.I., che è il partito che aveva o ha ancora il Presidente della Commissione regionale per la Programmazione.
Fatto sta che assolutamente non si è tenuto conto perlomeno in questo bilancio, dei primi indirizzi del piano di sviluppo presentato nel 1979, se non sbaglio, e nulla è stato fatto in materia di programmazione.
Detto questo, potremmo intervenire a lungo su come è stato fatto questo bilancio, ma diventerebbe un'inutile perdita di tempo, perché non vi è la possibilità - e questo lo ha detto il Ragioniere Capo - di modificare niente per la sua struttura; quindi anche presentare degli emendamenti probabilmente non sortirebbe nessun effetto, se non quello di dilungare il dibattito consiliare.
Forse c'è stato troppo poco tempo per esaminare il bilancio regionale; abbiamo votato a favore dell'iscrizione in via d'urgenza perché riteniamo che si debba avere il coraggio delle proprie azioni e penso che quando si trovano certi accordi, questi debbano essere portati fino al termine.
Non ritengo sia giusto, corretto e serio chiedere delle deroghe fino ad un certo punto per la questione dell'esame di un iter della legge, e poi, da un certo punto in avanti, queste deroghe non ritenerle più valide.
Ci ha preoccupato e stupito non poco quello che ha detto il Consigliere Tamone su come è gestita l'agricoltura in Valle d'Aosta, perché l'Assessore Marcoz ricopre da ben 10 anni la carica di Assessore all'Agricoltura; sentirsi dire dopo un decennio che si poteva fare molto di più in materia di agricoltura, vuol dire che grosse responsabilità, se sono dell'Assessore Marcoz, che ritengo abbia fatto quanto era nelle sue capacità e quanto poteva fare, sono da attribuire anche alla maggioranza che esprime questo Assessore come pure al movimento che lo appoggia.
Ci siamo davvero stupiti che dall'interno di una maggioranza così ampia ci sia stata una presa di posizione abbastanza pesante ed inaspettata.
Passando poi a quelli che sono stati i vari interventi e a quel poco che abbiamo potuto seguire nella discussione del bilancio in Commissione, diciamo che il punto fondamentale e basilare di tutta la questione è la programmazione.
Come ho già detto nella passata adunanza del Consiglio regionale, il nostro Assessore Pollicini gira mezzo mondo, potremmo chiamarlo il "Marco Polo" valdostano per tutti i chilometri che ha fatto per andare a vendere un'immagine della Valle d'Aosta, per andare ad acquisire turismo e poi vediamo che da un'altra parte poco si fa per soddisfare questi turisti che l'Assessore, con grosso dispendio finanziario e di energie, cerca di andare a recuperare.
A tutto questo è legato il discorso della programmazione: nel settore dell'artigianato lo ha detto il Consigliere Berti; a parte il fatto che lui prima vota il bilancio, poi andrà a mettersi d'accordo con l'Assessore, mi sembra una posizione corretta questa e veramente ineccepibile.
Non mi soffermo esclusivamente sull'artigianato, ma nel settore del terziario si fa non molto, e quel "non molto" con grossi ritardi.
Da una parte abbiamo una grossa crisi industriale, non c'è la capacità di intervenire tempestivamente per cercare di risolvere i problemi occupazionali; a questo punto sarebbe necessaria una Commissione per la pianificazione occupazionale, visto che ci troviamo di fronte ad un momento di crisi veramente grosso e che ci vorrebbe qualcuno che si occupasse specificatamente di quel settore.
La Giunta corre dietro a tappare delle falle, qualora si aprano, da nord ad est, da ovest a sud, nella nostra Regione; è chiaro che come si tappa una falla ne scoppia un'altra, ed allora si corre a tappare quell'altra falla con un grosso sperpero di denaro pubblico, al quale la Giunta non può sottrarsi in quanto tutti i problemi diventano di primaria necessità per la risoluzione.
Abbiamo dovuto correre a Cogne per tappare la falla apertasi con la chiusura delle miniere; abbiamo dovuto intervenire all'Alluver per il fallimento dell'azienda precedente; abbiamo già corso diverse volte per la Fortuna West, e avanti di questo passo.
Ritengo che in questo bilancio non ci siano assolutamente degli elementi che possano far intravedere la volontà di questo Governo di affrontare i problemi per quelli che sono, cercando di anticipare i problemi che già sappiamo verranno ad emergere, per cui dobbiamo dare un parere abbastanza negativo a questo bilancio; così com'è formulato e strutturato non c'è niente di nuovo.
Forse l'unica innovazione di questo bilancio è che ad illustrarlo questa volta c'è stato il Ragioniere Capo a differenza degli altri anni che era l'Assessore alle Finanze, perché ritengo che la relazione a questo bilancio sia stata fatta in Commissione e non in questo Consiglio, per cui ci riserviamo d'intervenire capitolo per capitolo quando si discuterà il bilancio nei suoi particolari.
PRESIDENTE: La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 19,21.
