Objet du Conseil n. 658 du 1er décembre 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 658/VII - PROSECUZIONE E CHIUSURA DELLA DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE N. 446 E N. 447 CONCERNENTI IL BILANCIO Dl PREVISIONE DELLA REGIONE.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere TONINO, ne ha facoltà.
Ore 9,53: Presidenza del Vicepresidente FAVAL.
TONINO - (P.C.I.): Come è già stato messo in rilievo in altri interventi di Consiglieri che mi hanno preceduto, vorrei ribadire che secondo noi le caratteristiche principali di questo bilancio sono essenzialmente tre: la prima, le entrate sono volutamente sottostimate; la seconda, le uscite possono essere definite come autorizzazione ad una spesa non controllata e sono la riproposizione delle uscite del bilancio del 1982; la terza, c'è una rinuncia potremmo dire ormai assunta a teoria, da parte di questa Giunta, alla necessità della programmazione.
Le prime due caratteristiche - le entrate sottostimate e la libera spesa - sono a mio avviso conseguenza ed anche funzione della rinuncia a programmare. A questo proposito credo che sarebbe molto più corretto da parte della Giunta regionale avere il coraggio di affermare che si è contrari al metodo della programmazione, anziché sbilanciarsi in argomentazioni puerili che cercano maldestramente delle giustificazioni.
E' già stato sottolineato come nella relazione alcune di queste giustificazioni sono davvero degne di nota per la loro strumentalità; ad esempio si dice che, essendo alla scadenza della legislatura, non si è ritenuto opportuno impegnare oltre una normale logica di interventi il bilancio regionale con delle spese pluriennali che avrebbero condizionato le scelte future della prossima legislatura e che il piano di sviluppo, certamente utile, dovrebbe essere predisposto per un periodo ben più ampio di quello a disposizione della vigente legislatura. Ma se sono oltre quattro anni che questa Giunta è al governo senza programmare, malgrado vi siano leggi che prima non esistevano! Ogni anno, in occasione dell'approvazione del bilancio, questa Giunta prende in giro il Consiglio e i Consiglieri affermando che il piano di sviluppo è cosa di pochi mesi, mentre ora ci viene a dire che questo tipo di scelte non possono essere fatte perché si teme di condizionare le decisioni del prossimo Consiglio regionale. Questa è, a nostro avviso, pura e semplice ipocrisia.
Si dice ancora che è inutile predisporre un piano di investimenti ben programmato quando la realizzazione viene ad essere mortificata dal mancato trasferimento dei fondi necessari da parte dello Stato. Anche questa ci sembra una giustificazione pretenziosa, perché cosa c'entra il fatto che lo Stato trasferisca o no i fondi che ci spettano, con le scelte che dobbiamo fare noi? Voglio usare una frase che è molto cara al Presidente Andrione: noi presentiamoci con le carte in regola. Bene, la nostra opinione è che dobbiamo fare una programmazione, stabilire concretamente quali sono le cose che si possono fare con i fondi che ci spettano e poi condurre unitariamente l'azione nei confronti dello Stato, se questo non rispetta gli impegni assunti. Ma per cortesia, non tentiamo di cercare scuse altrove per deficienze che sono nostre.
Per quanto riguarda la programmazione, riprendo delle affermazioni che abbiamo fatto più volte: mi rendo conto che sono ripetizioni, ma secondo noi è utile riproporle.
Non ci stancheremo mai di ripetere che questa Giunta se ne infischia di leggi regionali esistenti che le impongono delle scadenze, degli impegni per quanto riguarda altre leggi da emanare. E' il caso, per esempio, della legge n. 12 del maggio 1978, che prevedeva l'emanazione di leggi per la disciplina delle procedure di formazione, attuazione e verifica del piano regionale di sviluppo; si doveva disciplinare con legge la procedura per la formazione ed attuazione dei piani delle Comunità Montane e della interconnessione fra la programmazione regionale e quella delle Comunità Montane. La legge stabiliva termini precisi, poi prorogati e scaduti, per la formazione di un piano regionale di sviluppo. Questa volontà del Consiglio è stata vanificata da una Giunta regionale che si preoccupa di altre cose anziché di applicare le leggi varate da questo Consiglio.
Si è parlato di entrate sottostimate: noi crediamo che esista una ragione per questa prudenza che ha per obiettivo principale quello di scegliere il meno possibile con questo bilancio, di fare in modo che altri impegni siano spostati con variazioni di bilancio, le quali andranno, come è sempre successo, a rimpinguare soprattutto dei capitoli in cui si sarà speso tutto, anziché pensare oggi ad investimenti produttivi. Pertanto l'impostazione resta quella, tanto più importante in vista delle elezioni regionali, di una spesa il più possibile incontrollata, affidata alla libera iniziativa dei singoli Assessorati. Questa è la ragione per cui noi definiamo questo dell'83 un bilancio elettoralistico. Questo modo di procedere, ammesso che paghi elettoralmente e noi speriamo di no, ha delle conseguenze che non esito a definire gravissime per lo sviluppo dell'economia regionale.
I dati che si riferiscono alle spese del settore dello sviluppo economico sono significativi: sono stati ricordati ieri. Si passa da più di cento miliardi del bilancio 1983, con una riduzione, rispetto alle spese complessive, dal 23,40% al 20,51%; in sostanza, solo il 20% delle somme a disposizione di un bilancio, che si presenta in questi anni quanto mai favorevole per la Regione, è destinato al settore dello sviluppo economico. Una percentuale che è sicuramente destinata a diminuire con le successive variazioni di bilancio, se la logica è quella che ho indicato precedentemente. E' stato detto ieri, durante il dibattito, che dopotutto non è stato precisato quali sono le leggi da cambiare, quali i tagli da effettuare o le modifiche da apportare.
Noi rispondiamo che oggi c'è soprattutto la necessità di passare da una concezione assistenziale alla promozione dello sviluppo. Non ci sembra di vedere, neanche nelle affermazioni fatte dalle relazioni introduttive, che questa sia l'intenzione della Giunta regionale. C'è la necessità, avvertita particolarmente in questo momento, di passare da leggi di assistenza a leggi che propongono il nuovo per quanto riguarda gli investimenti.
Noi abbiamo bisogno soprattutto di progetti di sviluppo finalizzati ad un rafforzamento ed un aumento dell'occupazione nella Regione, per cui non si tratta di prendere delle leggi a caso, ma di presentare dei progetti-obiettivo nei settori dello sviluppo economico, che prevedono tagli alle spese improduttive. A questo punto pongo un interrogativo: quand'è che faremo un'analisi seria sulle leggi che producono delle spese improduttive? Dalle risposte che abbiamo già avuto nella giornata di ieri, abbiamo capito che su questo terreno la Giunta non si è mossa assolutamente, nemmeno nel riordino di quelle leggi per l'agricoltura rispetto alle quali si era preso un impegno solenne in quest'aula, per cui vengono ad essere ribaltati i termini della questione: proponete al Consiglio regionale dei tagli nei settori improduttivi e progetti-obiettivo nei settori dello sviluppo economico e li approverà - siamo sicuri - il Consiglio regionale nel suo complesso.
Alcuni esempi, perché queste affermazioni non restino nel vago: il settore della cooperazione è, secondo noi, un settore importante in cui sono possibili aumenti occupazionali, in cui è possibile una partecipazione dei locali e della comunità locale alla gestione di imprese autogestite.
Per la cooperazione abbiamo due interventi: un intervento limitatissimo di cento milioni - fra l'altro vi era anche un impegno dell'Assessore Chabod ad aumentare questa quota ma non vedo nelle cifre di bilancio nessun adeguamento - e la possibilità di interventi per credito agevolato.
Noi diciamo che in questo settore, come in molti altri, la Regione si comporta con un atteggiamento di attesa, con interventi livellati, con la mancanza assoluta di qualsiasi progetto pilota per promuovere invece lo sviluppo della cooperazione nella nostra Regione.
Il passaggio da un atteggiamento di attesa ad un atteggiamento propositivo è in sostanza la volontà di fare alcune scelte, che mai vengono espresse dai banchi della Giunta regionale.
Si parla da un po' di tempo nella nostra Regione della necessità di fare entrare le cooperative nella gestione del turismo, alcune iniziative sono in corso, non ci sono però né attività promozionali né interventi legislativi della Regione verso questo settore importante.
Lo stesso si può dire per l'artigianato: interventi diffusi, livellanti, a pioggia, importanti fin che si vuole, di sostegno al credito, ma nessun progetto per fornire servizi reali all'artigianato, programmando ad esempio nella Regione una serie di aree attrezzate per favorire un aumento dell'occupazione nell'artigianato.
Un altro esempio può riguardare il turismo: ribadiamo in questa sede che in questo settore occorre uscire da una logica di interventi che è, malgrado gli sforzi fatti recentemente, ancora una logica del giorno per giorno e del correre dietro alle iniziative che nascono. E' necessaria invece una programmazione generale che tenda al riequilibrio territoriale dello sviluppo turistico e alla diffusione del turismo nella Regione, e per raggiungere questo obiettivo sono necessari dei progetti che puntino ad interventi differenziati per le strutture ricettive - dagli alberghi alle case albergo, agli ostelli per quanto riguarda ad esempio la città di Aosta - progetti che riguardino l'organizzazione turistica della Regione, progetti di apertura, di coinvolgimento delle Comunità Montane per fare in modo che tutta la Regione diventi territorio turistico; progetti finalizzati alla creazione di servizi reali per l'associazionismo degli operatori - ed in questo caso parlo di strutture reali che servano alle attività - progetti che guardino alla diffusione programmata degli impianti di risalita, con privilegi per le zone in via di sviluppo e che hanno potenzialità; progetti che promuovano l'istituzione nella nostra Regione di parchi intesi come momenti di salvaguardia della natura, ma anche come momenti importanti di convogliamento di flussi turistici nuovi verso zone oggi non frequentate della nostra Regione.
In questo bilancio, per i parchi, tolte le spese che si fanno per il parco del Gran Paradiso, ci sono trenta milioni che vanno in segnaletica e pubblicazioni varie, mentre il parco deve essere inteso come uno strumento nuovo di promozione turistica. Occorre quindi uno sforzo di coinvolgimento delle Comunità Montane e dei Comuni affinché si promuova nella Regione una serie di parchi concepiti come momenti importanti di turismo diverso, e perciò parchi attrezzati, finanziati con strutture all'interno per la fruizione del parco.
Credo che in quanto ad esempi si potrebbe continuare in altri settori; cito velocemente il settore delle infrastrutture e dei trasporti, dove si va con una lentezza esasperante ad applicare con ritardo le leggi dello Stato senza nessuna posizione originale della Regione.
Siamo dell'avviso, l'ha detto già ieri il Consigliere Mafrica, che ci dobbiamo sostituire allo Stato nella progettazione, affinché ci siano progetti provenienti dalla Comunità Valdostana su come si devono sviluppare nella nostra Regione i mezzi di trasporto, salvo poi, evidentemente, chiedere allo Stato i finanziamenti per avere la possibilità di realizzare questi nostri obiettivi.
Nel settore della casa, la Giunta non ha, a nostro avviso, una visione complessiva del problema: i provvedimenti che si prendono sono casuali e da tre anni a questa parte non c'è più stato un solo mutuo regionale a favore di chi costruisca, ristrutturi o acquisti la sua prima casa.
La Giunta si limita, con ritardo, a spendere i fondi dello Stato ed in questo bilancio ancora una volta non è stata finanziata la legge n. 73, conosciuta come legge Nebbia, per l'acquisizione del patrimonio edilizio, per fare in modo che i Comuni abbiano gli strumenti per promuovere investimenti nel settore della casa.
Per concludere e per non tediare i colleghi, voglio ribadire che non si tratta di arrampicarsi sugli specchi, come diceva ieri il Consigliere Tamone, per vedere che cosa non va delle cifre di bilancio; qui si tratta di una proposta nostra che è complessiva, che è anche alternativa a quello che noi definiamo, senza paura, malgoverno, perché tale è quando si spende senza visioni programmate.
Per programmazione intendiamo un processo in cui siano chiari gli obiettivi e che su questi obiettivi ci sia una partecipazione reale della Comunità Valdostana nel suo complesso, ai suoi vari livelli, in modo che si possa dire - cosa che a mio avviso non si può dire oggi - che tutti non dico decidono, ma almeno partecipano alle scelte della Regione.
In sostanza, le scelte non devono essere solo funzionali agli interessi di alcuni gruppi di potere, ma devono diventare soprattutto il frutto di una discussione che avviene in tutti gli strati della Società valdostana.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy, ne ha facoltà.
LUSTRISSY - (D.P.): Certo che l'Assessore Chabod meriterebbe proprio un premio per il modo con cui ha presentato il bilancio, senza ricorrere - è un complimento non una presa in giro - al solito modello stereotipato di relazione, limitandosi alle cose essenziali.
L'unico rimprovero è che come Assessore all'Industria forse avrebbe potuto integrare il discorso in modo da renderlo più chiaro, fornendoci quei dati essenziali di giudizio produttivi ed occupazionali; ma se è vero quello che dice, che la nostra Regione pullula di economisti, io dico che è un peccato se l'Assessore Chabod, dopo aver fatto questa considerazione, non riconosca che sarebbe stato forse utile avere uno di questi in Giunta regionale. Ma vedendo la fine che fanno gli economisti a livello nazionale, che vengono falcidiati uno dopo l'altro, credo che sia per loro un vantaggio di non partecipare all'attività politica, pena il disonore o l'abbandono per sempre dell'agone politico.
Abbiamo visto come rapidamente si siano bruciati Reviglio e Andreatta; probabilmente la stessa fine farà Forte, pur essendo l'uomo del momento, come stamattina la "Gazzetta del Popolo" ha l'aria di definirlo, se si ritroverà nella situazione dei suoi colleghi predecessori.
Abbinando quanto detto dall'Assessore Chabod a quanto detto da altri, potremmo concludere che l'unica cosa che è cambiata nel bilancio di quest'anno è il colore della copertina, perché qua gira e rigira mi pare che il discorso si sia incentrato attorno a questa considerazione. E in realtà la soluzione al dilemma ce l'ha fornita il Consigliere Carlassare, il quale ha affermato che il bilancio del 1983 è la fotocopia del bilancio del 1982, per cui lavorando per sillogismo, chi ha votato lo scorso anno il bilancio, non può esimersi quest'anno dall'esprimere un voto favorevole.
Ma qualcuno dice che qualcosa è cambiato e che il bilancio di quest'anno non sarebbe esattamente la fotocopia di quello dell'anno scorso, in quanto tratterebbesi di bilancio prettamente elettorale o elettoralistico, con una sintesi di vuoto politico, o un documento grigio di spesa con contorni elettorali. Ma secondo noi il bilancio del 1983, pur seguendo la falsariga del bilancio dell'anno precedente, è qualcosa di diverso, non significando questo necessariamente che è meglio o è il migliore possibile.
Dobbiamo richiamarci innanzitutto ad un'osservazione non nuova per noi perché già la facemmo lo scorso anno, non nuova dicevo per un movimento come il nostro che pone a base della sua attività politica la partecipazione: quello che noi lamentiamo in questo bilancio soprattutto è il metodo con il quale si è formato, in quanto, forse per mancanza di tempo, è mancato - e questo è stato riconosciuto da tutti quanti - il confronto politico non solo all'interno della maggioranza, e questo è molto più lamentevole per coloro che della maggioranza non hanno radici nell'esecutivo, ma è mancata forse una possibilità di confronto più costruttivo anche con l'opposizione o la minoranza.
Quello che conta, se si vuole parlare di partecipazione - e qui sono d'accordo con quanto diceva il Consigliere Tonino che ha fatto un discorso estremamente serio - è sentire le istanze anche delle parti sociali che operano nella nostra Regione, per tenerle nella debita considerazione all'atto della stesura del programma definitivo di bilancio.
Ma credo che questa sia in definitiva una situazione un po' strutturale della nostra attività amministrativa, in quanto il nostro regolamento interno non prevede un'organizzazione diversa dei lavori del Consiglio, cioè mancano quelle figure di relatori di maggioranza o di minoranza per cui questo sistema che ci siamo dati non favorisce certo questo confronto, anzi tende ad evitarlo per quanto possibile, perché la nostra organizzazione interna si richiama né più né meno a quella di un qualsiasi Consiglio Comunale.
Non abbiamo fatto nessuno sforzo di fantasia né di altro genere in questi anni per adeguare le nostre strutture a questa esigenza, che è sempre più viva, di avere la possibilità di giocare le situazioni in modo diverso, per far sì che i confronti divengano più stringati, più utili, anche perché avendo le figure del relatore di maggiorana e di minoranza il Governo per conto suo potrebbe accettare o meno le proposte modificative che in quella sede potrebbero essere fatte.
Con questo sistema difficilmente, o almeno mai credo, si è arrivati a modificare in questo Consiglio quella che è l'impostazione generale del bilancio di previsione, né tantomeno a riorganizzare la spesa in modo diverso da quello che l'esecutivo, come è suo dovere primario, presenta all'esame del Consiglio.
Credo che in definitiva sia un po' questo uno dei malesseri di cui soffre il Consiglio regionale. Il risultato è che trattandosi di un bilancio prettamente di Governo, di esecutivo, non mediato, diventa né più né meno la risultanza delle varie esigenze degli Assessori, e questo non l'abbiamo scoperto all'ultima ora, in quanto la stampa l'ha largamente pubblicizzato, e poi ce l'ha confermato anche il nostro Assessore alle Finanze, affermando nella sua relazione introduttiva che "la funzione particolare dell'Assessore, in definitiva, è stata quella di convogliare le esigenze degli Assessori competenti".
Mi richiamo a quanto ho detto in precedenza sulla struttura della nostra organizzazione, che è più vicina a quella di un Consiglio comunale che a quella di un organo legislativo di tipo parlamentare, perché vorrei sottolineare come questa mancanza di confronto fra le parti produca l'effetto di avere un'azione scoordinata di governo che non è volta o diretta alla realizzazione di un programma concordato, ma al soddisfacimento delle singole esigenze assessorili, realizzando con questo quell'equilibrio di potere che viene sempre pretermesso all'azione di governo vera e propria.
In questa logica, è chiaro, vincono le parti politiche che sono riuscite a meglio utilizzare il proprio condizionamento all'interno della maggioranza.
Rousseau nel "Contratto sociale" diceva che il patto sociale è infranto quando i membri del governo usurpano separatamente il potere che non devono esercitare se non in corpo, producendo ciò un disordine più grande che l'infrazione alle leggi; credo che il pensiero del Rousseau sia ancora attuale se badiamo ai risultati: un corpo che non governa, un corpo che governa per singoli esponenti. Colbert, tre secoli or sono, preoccupato delle lamentele dei mercanti di Parigi, chiese al loro rappresentante, un tale Legendre "que faut-il faire pour vous aider?" - Lui rispose: "Nous laisser faire". E di qui nacque la relativa teoria economica del non interventismo pubblico. Oggi a tre secoli di distanza, anche perché l'interventismo pubblico è massiccio in tutti i settori dell'attività, mi pare che il gioco delle parti di Colbert-Legendre si sia rovesciato, in quanto la Giunta sovente alle proposte collaborative degli altri Gruppi risponde "laissez-nous faire".
Certo che oggi il sempre maggiore intervento pubblico nel privato a sostegno non solo delle singole attività economiche, ma a livello anche di singoli, fa sì che si realizzi quella forma di oligarchia pubblica paventata da Einaudi, il quale sosteneva che l'oligarchia pubblica, governata da uomini politici e difesa da giornali cosiddetti indipendenti, appare assai più pericolosa delle oligarchie private, per cui se un partito riesce a trincerarsi nei fortilizi di qualche impresa pubblica disponendo dei fondi e della clientela, chi potrà mai liberarsene? Questo diceva Einaudi più di un ventennio fa, nel suo libro "Il Mercato ed il buon Governo" e sebbene il pensiero di Einaudi non possa essere condiviso appieno almeno per quanto ci riguarda, dobbiamo riconoscere che aveva visto giusto in quello che sarebbe poi successo nel nostro Paese o nel Paese in cui si era già verificata questa massiccia presenza dell'interventismo pubblico a sostegno dell'iniziativa privata., tanto da sostituirsi alla stessa iniziativa privata.
Di questi tempi va molto di moda parlare di governabilità, e qualcuno ha l'aria di misurare la governabilità con il fatto d'avere un governo stabile e ciò è errato come principio. Se fosse per questo la Regione Valle d'Aosta sarebbe il paese più felice di questo mondo perché, lo ricordava prima il Consigliere Tamone, non da cinque né da quattro, ma da oltre sette anni ha un governo e non soffre di instabilità governativa, per cui secondo coloro che pensano che la governabilità sia riconducibile alla stabilità di governo, le cose dovrebbero andare benissimo.
Perché ciò è errato? Perché governabilità significa controllo politico ed istituzionale del mutamento sociale. Significa orientare processi, prevederne entro larghi limiti i risultati, programmare le scelte, garantire coerenza interna al sistema sociale nel corso della sua trasformazione. Si ha invece ingovernabilità quando le scelte decisive si sottraggono al Governo e le conseguenze non volute prevalgono sugli obiettivi dichiarati e quando non è possibile intervenire efficacemente su tali conseguenze. Per cui credo che dovremmo essere molto attenti a questa situazione, che anche nella nostra Regione ha degli aspetti di pericolosità per quanto riguarda il mutamento sociale e la crisi strutturale nella quale stiamo vivendo.
Dobbiamo essere in grado di pilotare questo mutamento sociale, di governare questa trasformazione che in tanti anni ha sradicato la popolazione dall'agricoltura e l'ha inurbata, con la crisi che poi ci siamo ritrovati a vivere a qualche anno di distanza nell'intero settore industriale e che stiamo vivendo ancora.
Il nostro caso è molto vicino a quanto ha detto l'Assessore Chabod, quando denuncia la crisi profonda del nostro tessuto industriale con gravi conseguente sul piano occupazionale; però, fatta questa constatazione, mi spiace che l'Assessore Chabod non abbia completato la sua relazione.
Il Consigliere De Grandis lamentava che l'Assessore Chabod non è l'erede diretto di Ramera, il quale forse non gli ha dato le consegne; però se ben ricordo, questa primavera durante la discussione del bilancio Ramera aveva accolto certe proposte e si era impegnato a presentare entro la fine dell'anno una relazione programmatica, sulla quale poi incentrare gli obiettivi di bilancio con una proposta di revisione, alla quale accennava il Consigliere de Grandis, di alcune - non diciamo neanche di tutte - leggi di spesa in un settore.
Questo perché, in concomitanza con la legge finanziaria dei bilanci, certi provvedimenti di spesa potevano benissimo essere abrogati e certi finanziamenti canalizzati secondo quelle finalità e quegli obiettivi che ci si doveva prefiggere. Ma probabilmente questo discorso, soffrendo un pochino di una visione generale della problematica, è rimasto nelle pieghe del bilancio del quale dobbiamo accettare anche quello che di positivo c'è, sia pure non finalizzato a degli obiettivi.
A mio avviso, il nucleo del bilancio è quello che direttamente va a sostegno delle attività produttive, della formazione professionale e di certe grosse infrastrutture di cui da anni si parla, che però non sono ancora in fase di realizzazione.
Non è un discorso nuovo di quest'anno; perché nell'82, mutatis mutandis, il discorso era lo stesso.
Abbiamo ancora bisogno di mantenere per alcuni anni questi impegni finanziari per sostenere, per quanto possibile, le attività produttive presenti nella nostra Regione, curando la formazione professionale. Però tutto questo dovrebbe essere contenuto in un disegno preciso, per quantificare le cose da fare, prevedendo anche i risultati possibili, mentre con questa limitatezza di previsione generale è probabile che i risultati, se ci saranno, saranno dei risultati abbastanza aleatori, in quanto non sappiamo esattamente cosa potrà succedere, anche perché, facendo poi dei disegni più precisi, la situazione economica li potrebbe sconvolgere in qualsiasi momento.
Credo che questo rappresenti l'aspetto positivo del bilancio, anche se non supportato, come dicevo, da un piano di sviluppo e da quello che ritengo più importante ancora, che si potrebbe definire - e l'abbiamo definito tante volte, ma pensiamo che un passo avanti debba essere fatto - la riorganizzazione dell'apparato regionale in modo che i servizi vengano erogati in modo più puntuale e coerente con quelli che sono gli obiettivi perseguiti dall'Amministrazione. Soprattutto dopo l'erogazione di fondi agli Enti locali in modo massiccio, ci dovrebbe essere una certa qual ristrutturazione degli apparati regionali, almeno di quelli che direttamente erano interessati al decentramento finanziario, per poter pian piano organizzare tutto il discorso, che è poi lo stesso che si fa oggi a livello nazionale e che è stato oggetto dell'ultimo convegno svoltosi a Roma: lo Stato e le Regioni.
Insomma qua si è decentrato, si è costruito questo nuovo tessuto, questo nuovo disegno costituzionale, però l'apparato statale cerca di risucchiarsi tutto quanto perché manca un disegno di riorganizzazione di tutto l'apparato statale in rapporto alle nuove situazioni.
Un altro problema è quello di migliorare l'efficienza del governo regionale attraverso la verifica regolare dell'andamento della gestione della spesa, che deve costituire - qualcuno l'ha detto o l'hanno detto in molti - il primo obiettivo da raggiungere a mezzo di un organo consiliare permanente, più che con quel piccolo strumento che abbiamo oggi, della revisione del conto, che proprio non ci dà nessun elemento di giudizio da come è organizzato, da come si svolge.
Sarebbe necessario a livello politico-istituzionale, un organo che seguisse più da vicino e che verificasse la congruenza della spesa con quelle che sono le attività da svolgere, perché lo scopo in definitiva è quello di diminuire le spese superflue e di identificare i servizi che meglio possono essere forniti dal settore privato.
Se ci sono dei servizi che assolve l'Amministrazione, che non possono essere soddisfatti in un modo dignitoso, perché allora non affidarli ai privati? Oggi leggevo sulla "Repubblica" una proposta, che non è peregrina, di fornire agli studenti, agli allievi, dalla scuola dell'obbligo in poi, un ticket da spendersi o nella scuola pubblica o in quella privata, secondo la propensione delle famiglie e quella degli allievi.
Ad un certo punto ci siamo caricati di servizi e di strutture con elefantiasi unica, tanto che rischiamo di non far più funzionare niente, e credo che la validità di questa proposta consista proprio nell'andare a verificare quali sono le esigenze di servizi in rapporto ai bisogni della popolazione e dei cittadini, per decidere quale fra questi è meglio fare direttamente e quale è meglio appaltare a dei privati, perché il servizio sia idoneo ai compiti cui viene preposto.
Oggi si tende a fare della retorica ed a badare poco alle cose concrete, tant'è che anche la politica di governo è una specie di partita a poker. Si riesce a bluffare sovente, anticipando anche i giochi dei colleghi o dell'opposizione e bisognerebbe avere il coraggio di fare un salto di qualità per arrivare a valutare meglio la funzionalità dell'Amministrazione regionale, della quale si parla da molti anni, senza avere fatto ancora un passo avanti in quella direzione, smettendola anche di parlare di progetti, di intenzioni e di metodologie per incominciare invece a lavorare seriamente per un nuovo progetto politico, che veda al centro di questo esigenza di efficienza in rapporto ad una spesa pubblica che sta aumentando in modo spaventoso. Ne deriva anche la necessità di elaborare dei criteri di misurazione della produttività del settore pubblico: si tratta probabilmente di una conseguenza dell'enorme sviluppo del settore che impiega oggi - dai dati che ci sono stati forniti - oltre una unità su dieci dell'intera forza lavoro.
Di qui la preoccupazione costante dell'opinione pubblica per i costi spaventosi, sempre in aumento, della finanza pubblica.
Il problema probabilmente sarà quello dell'individuazione dei parametri: ci sono dei servizi per i quali è facile quantificare i parametri, per altri invece risulterà più difficile.
Per finire il quadro politico, a cui è stato fatto riferimento nei vari interventi soprattutto dell'opposizione, oggi è quello che è. Quali alternative politiche sono emerse in questo Consiglio, in questa legislatura? Adesso ci troviamo ad una scadenza elettorale che potrà impegnarci in quel progetto politico, con delle proposte agli elettori su quella che può essere e può rappresentare un'alternativa politica a questa maggioranza; dove però il discorso del consigliere Mafrica da dialettico diventa un po' luogo comune è quando denuncia la mancanza di coraggio dei Democratici Popolari e dell'Union Valdôtaine Progressiste, da poco federati, nei confronti di partners di maggioranza, Union Valdôtaine e Democrazia Cristiana, che con i loro sette posti di governo condizionano la vita di questo Consiglio e ne pretenderebbero in qualche modo l'uscita dalla maggioranza. Ma a ben guardare le cose questo Consiglio non è tanto in blocco per la cosiddetta mancanza di coraggio dei due federati, ma molte volte - questo lo dico schiettamente - per l'ambiguità con cui il P.C.I. svolge il suo ruolo di opposizione, compromesso anche dalla Presidenza del Consiglio e dalla Presidenza di due Commissioni consiliari.
Ho apprezzato le osservazioni del Consigliere Mafrica, perché sono stimolanti, ma quando leggo il rozzo comunicato - lo chiamo tale - fatto dal P.C.I. sul patto federativo dei Democratici Popolari e Union Valdôtaine Progressiste, non posso esimermi dal fare certe constatazioni. Balzac soleva dire che la coscienza è uno di quei bastoni che si impugnano per picchiare il vicino ma mai se stessi e questo mi pare proprio il vostro caso; una piccola riflessione la dovreste fare anche voi. E poi come si può lavorare seriamente per costruire un'alternativa in siffatta posizione di ambiguità e come può essere credibile tale alternativa? Né i democratici popolari né tanto meno l'Union Valdôtaine Progressiste si sono atteggiati a Balilla della maggioranza, tant'è che ci sono state delle uscite e delle entrate indipendenti dalla nostra volontà. Abbiamo sempre portato il nostro contributo costruttivo, alle volte critico, ma mai certamente in posizione subalterna di utili idioti.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Ricco, ne ha facoltà.
RICCO - (D.C.): Amici, nella discussione di un bilancio preventivo è inevitabile che ci siano pareri favorevoli e pareri contrari.
Non solo per il gioco delle parti, ma anche per i differenti punti di vista delle parti nel risolvere i problemi economici, sociali, politici.
Spesso le richieste degli oppositori rappresentano delle vere necessità che però la maggioranza, dopo averle esaminate, è costretta a rimandare per non sufficienza di fondi.
Il Consigliere Mafrica ha definito il bilancio un grigio documento di spesa che non sceglie. Avevo pregato l'Assessore Chabod di rilegare il bilancio con un cartoncino rosso, non mi ha ascoltato. Ha definito il documento - come altri oppositori - un bilancio elettorale.
Altri hanno detto che il bilancio 1983 è la fotocopia esatta di quelli precedenti, da che, contrasti a parte, devo arguire che i bilanci sono perennemente elettorali e cioè destinati a favorire gli interessi degli elettori. Ritengo che salvaguardando gli interessi degli elettori si facciano gli interessi dei cittadini, dal momento che tutti o quasi votano.
Amici, in materia di bilancio, eccezion fatta per il programma politico che viene enucleato in essi, non è facile inventare molto, perciò per accontentare l'opposizione posso anche dire "nihil novi sub sole" nel redigere numericamente il bilancio di previsione. Alcuni oppositori hanno ripreso il tema dell'anticipazione di cassa, attribuendo la disfunzione di cassa al cattivo modo di governare.
Non riesco a capire questa gratuita affermazione, quando a tutti gli uomini di buona volontà è evidente che il vero motivo del deficit nazionale deriva dal supero delle spese nei confronti delle entrate, conseguenza diretta della mancata capacità produttiva nazionale dovuta ai fattori cui ho fatto cenno ieri nel mio primo intervento. Quasi tutti i paesi del mondo si trovano nelle nostre condizioni, anzi molti stanno peggio.
Non avete mai pensato che le sommosse polacche derivino da una grave crisi economica più che politica. Non avete mai approfondito i motivi della crisi economica polacca che deriva anche dal fatto che la Polonia è costretta a vendere alla Nazione madre (Russia) i prodotti a prezzi inferiori di quelli di produzione? In economia politica questo si chiamerebbe dumping ed io aggiungo forzato.
Per quanto riguarda l'elevata quantità dei residui attivi, essa deriva principalmente dalla suddetta deficienza di liquidità nazionale. Non avendo ottenuto il denaro spettanteci, non è stato possibile pagare i debiti già contratti, e ciò spiega in massima parte la sostenuta consistenza dei residui passivi. Quindi non ritengo esista incapacità della maggioranza a dare piena applicazione al suo programma degli anni precedenti. E' stato detto che la maggioranza non si è impegnata a fondo e fattivamente per ottenere il versamento delle somme spettanti del riparto: tralasciando il fatto che proprio in questi giorni l'Intendenza di Finanza ha versato nelle casse regionali altri 26 miliardi, vorrei chiedere se è pensabile che l'Assessore Chabod o il Presidente Andrione, possano ottenere il loro credito verso il Governo centrale andando a battere i pugni sul tavolo del Ministro del Tesoro; quando il forziere è vuoto il denaro manca per tutti, ivi compresa la Val d'Aosta. Comunque per l'anno in corso, il nostro credito penso possa essere calcolato ancora sui 70 miliardi. Ma i conti si chiuderanno al 31 dicembre prossimo e quindi prima che gli uffici competenti abbiano tutti i dati in loro possesso, passeranno diversi mesi.
E' poi tornato a galla il problema della mancata nomina dell'Assessore alle finanze, e da questo problema politico si fa discendere ancora una non perfetta funzionalità dell'Assessorato. Invece il responsabile; anche se ad interim, grazie anche alla collaborazione collegiale, sta riorganizzando i servizi finanziari regionali che sono carenti di personale, per adempiere ai necessari controlli che scaturiscono dall'art. 6 della legge n. 690/81, che recita: "Fra le entrate devolute alla Regione Valle d'Aosta, ai sensi della lettera c) art. 2 della presente legge, è compresa anche la quota dei 9/10 del gettito di ritenute alla fonte, di cui all'art. 23 del DPR n. 600 del 1973, comprese quelle effettuate dalle Amministrazioni indicate all'art. 29 dello stesso decreto sugli emolumenti corrisposti a soggetti che prestano la loro attività presso stabilimenti o uffici ubicati nell'ambito del territorio regionale, nonché le ritenute effettuate sui trattamenti pensionistici corrisposti in Valle d'Aosta ancorché affluiti fuori della Regione". E così segue, ma questo è il punto che ritenevo più importante. Controlli, come dicevo, che faranno entrare nelle casse della Regione una decina di miliardi.
Colgo l'occasione per invitare la Giunta tutta ad accelerare i tempi per attuare il perfetto funzionamento dei servizi finanziari regionali, in modo che anche questi miliardi possano essere acquisiti e quindi spesi a favore della collettività valdostana.
Inoltre vi cito l'art. 12 sempre della legge 690/81 che serve a combattere l'eventuale evasione fiscale: "La Regione Valle d'Aosta collabora all'accertamento delle imposte erariali sui redditi dei soggetti con domicilio fiscale nel suo territorio. A tal fine la Giunta regionale ha facoltà di segnalare entro il 31/12 dell'anno precedente a quello in cui scade il termine per l'accertamento agli uffici finanziari dello Stato nella Regione Valle d'Aosta, dati, fatti, elementi rilevanti per la determinazione di un maggior imponibile fornendo un'idonea documentazione atta a comprovarla".
Questi suggerimenti o se volete queste critiche costruttive io mi sarei aspettato da attenti amministratori di opposizione e non le consuete critiche faziose o solo di bandiera; per esempio per il problema dei mancati aiuti economici ai paesi del Terzo Mondo, com'è pensabile che la piccola Valle d'Aosta - come dimensione sia ben chiaro - con il suo bilancio possa risolvere questo dramma umano? Fra le altre critiche mosse, il Consigliere Mafrica dice che le entrate sono sottostimate, mentre il Consigliere Nebbia dice che sono soprastimate. Mettetevi un po' d'accordo; come ho accennato nella prima parte del mio intervento, nessuno può essere in possesso della verità perché nessuno di noi è indovino.
Il Consigliere Mafrica dice che il calcolo previsionale è basato su un semestre del 1982 e manca della relativa stima per il versamento dell'acconto di imposte versato entro novembre dai contribuenti.
In parte è vero, perché non possiamo affermare se le altre imposte e tasse abbiano avuto lo stesso andamento del 1º semestre nel semestre successivo. Cito ad esempio l'imposta di successione: non posso sapere quanti possidenti siano deceduti negli ultimi mesi.
Non dobbiamo trascurare il problema poi che tutti gli uffici finanziari sono andati in tilt per colpa del complicatissimo condono fiscale la cui circolare esplicativa è di oltre cento pagine.
Riprendo il problema del Consigliere Nebbia che afferma esserci stata una stima superiore delle entrate. L'unico dato che gli darebbe forse ragione, potrebbe essere quello della voce IVA all'importazione, riscossa all'Autoporto.
Ma noi non abbiamo prove concrete: a maggior cautela, come ieri ho accennato, dobbiamo seguire più attentamente gli sdoganamenti delle merci in transito e fare in modo che l'Autoporto offra agli operatori economici dei servizi sempre più completi e veloci.
Una richiesta vorrei fare agli Assessori competenti e cioè quella di affrontare ed eseguire presto il progetto per la costruzione di un nuovo edificio da destinare a sede del liceo scientifico, che dalla sua nascita occupa la sede del liceo classico, non solo senza pagare alcun canone di affitto al Comune di Aosta, proprietario, ma causando anche dei continui litigi fra Comune e Regione. Come sapete, spetta ai Comuni la costruzione e manutenzione degli edifici da destinare a sede di licei scientifici. E' quindi dovere della Regione provvedere a risolvere questo caso di conflitto fra Comune e Regione.
Ultima richiesta, già fatta forse il primo giorno dell'entrata mia in questo Consiglio, è quella di modificare a breve termine la L.R. n. 11 dell'82 a favore dei Comuni più popolosi.
Spero di essere stato quasi completo in questa mia replica in difesa del bilancio di previsione, e invito la maggioranza a votare il documento presentatoci dalla Giunta regionale.
Mi dichiaro d'accordo con il Consigliere Nebbia quando dice che analoga e proficua discussione dovrebbe avvenire in sede di approvazione del consuntivo, in quanto tale documento è la prova del nove riguardante la corretta applicazione del bilancio di previsione, che una volta approvato diviene, come abbiamo detto, la regola da seguire per la Giunta.
Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Voyat, ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): Encore une fois je présente avec sincère satisfaction mes félicitations tant au Gouvernement régional qu'aux fonctionnaires qui ont très bien oeuvré pour la préparation de ce budget.
Je dois me répéter aussi, comme les années précédentes d'ailleurs, en ce qui concerne les caractéristiques de ce budget, qui est extrêmement sérieux et honnête qui ne cache rien ni dans les recettes ni dans les dépenses. Dans la relation de hier matin, l'Assesseur Chabod nous disait: "essere prudenti, salvaguardare il denaro pubblico da interessi privati penso sia un principio che vada sempre rispettato".
Je crois que ce principe doit être aussi accepté par les autres.
Je suis convaincu que ce principe a aujourd'hui et toujours inspiré ce gouvernement dans la préparation des différents actes administratifs, mais également dans leur application.
Je me demande encore si le Président de la Junte M. Andrione et les Assesseurs auraient pu faire mieux: peut-être dans quelques détails, mais certainement pas dans l'ensemble. Comme vient de dire M. Lustrissy, chacun de nous de la majorité aurait préféré dans certains chapitres quelque chose en plus ou en moins, mais dans l'ensemble nous sommes satisfaits.
Ce n'est pas mon intention de faire un examen de la situation de crise, industrielle et économique, dans laquelle se trouve l'Italie et le monde entier, pour arriver ensuite à mieux expliquer celle qui est ou qui pourrait être demain la situation de notre Région: d'un examen plus approfondi de ces faits pourrait nous dériver qu'un programme à très longue échéance non seulement nous résulterait difficile, mais complètement faux et inutile.
Dans la situation actuelle c'est presque impossible de prévoir le domaine, qui d'ici à quelques mois, sera en crise, ou bien entrera en crise. Sera-t-il l'industrie, le tourisme ou bien l'agriculture? Nous disons qu'un programme à moyenne échéance existe: il existe dans l'accord qui s'est donné à cette majorité et qui est prévu dans le budget de l'année 1983 et dans ceux des années 1983/85. C'est pour cela qu'à notre avis est fausse l'accusation faite de ne pas avoir un programme.
L'Union Valdôtaine, je répète, juge ce budget extrêmement valide. Le manque de critique sérieuse de la part des autres forces politiques, surtout de l'opposition, nous aide à le croire. Puis encore, je dirais que de la part du Parti Communiste non seulement n'ont pas été faites des critiques justes et substantielles, mais aussi contradictoires, quand on dit que la majorité présente un budget "clientelare" en le déclarant en même temps "sottostimato".
Il nous semble qu'il fait des affirmations assez drôles, vu que "sottostimato" devrait exclure "clientelare".
L'accusation de "clientelare" évidemment nous la rejetons et en ce qui concerne la déclaration faite par le Conseiller Mafrica "di bilancio con entrate sottostimate", je me souhaite qu'il ait raison; mais en considération de la situation financière désastreuse dans laquelle se trouve l'Etat italien, j'ai peur que malheureusement encore une fois les Administrations locales en porteront les conséquences.
Je crois que l'inconsistence des accusations à ce budget soit aussi une naturelle conséquence des gaffes que le parti communiste a faites lors de la discussion du budget 1982, quand il a dit que "tra le proposte di nuovi investimenti le più rilevanti sono degli oggetti misteriosi. Si destinano ad esempio venti miliardi ad una Finanziaria regionale di cui non si sa assolutamente nulla ed a cui sono contrarie alcune forze della maggioranza".
Le Parti Communiste a pu constater ensuite qu'il ne s'agissait pas de "oggetti misteriosi" mais de propositions très concrètes.
Nous de l'Union Valdôtaine, nous voyons dans ce budget la continuation des lignes annoncées et souscrites par toutes les forces politiques composant cette majorité.
A confirmation de ce que je dis, il suffit de lire la pièce annexée n° 8 et de repenser à ce que nous a dit hier l'Assesseur Chabod: "nella ricostruzione del bilancio il governo regionale ha proseguito il programma già approvato in sede di bilancio 1982": non fotocopia ma proseguito.
Il suffirait aussi d'analyser "la soluzione della viabilità stradale da Aosta a Courmayeur" et également "un nutrito programma di opere pubbliche da realizzare direttamente o erogando i relativi fondi ai Comuni".
Je termine mon intervention, qui sert peut-être déjà comme déclaration de vote, en faisant tous mes souhaits au gouvernement régional, afin qu'il puisse réaliser complètement et le plus tôt possible tout ce qui est prévu dans ce budget que nous allons voter.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Péaquin, ne ha facoltà.
PEAQUIN - (P.C.I.): Vorrei soffermarmi ad esaminare due settori di questo bilancio: il settore dell'agricoltura e quello della sanità. Alcuni Consiglieri che mi hanno preceduto, hanno sottolineato come questo bilancio non presenti delle grosse novità ed io credo che questo avvenga anche per quanto riguarda il settore dell'agricoltura.
Mi pare proprio che questo bilancio tenda a mantenere la situazione così com'è piuttosto che cercare nuove strade e promuovere iniziative più qualificanti e redditizie per l'agricoltura valdostana.
La politica perseguita in tutti questi anni dall'Amministrazione regionale ha portato ad un forte calo di agricoltori nella nostra Valle e ad un progressivo invecchiamento della popolazione che opera in agricoltura.
Ha portato inoltre gli agricoltori valdostani ad assumere un atteggiamento di assistiti anziché sviluppare in essi una mentalità di forza attiva. Credo che l'agricoltura sia uno dei settori vitali per lo sviluppo della società valdostana ed è dunque in questa direzione che bisogna concentrare parte dei nostri sforzi. Il rilancio in questo settore deve significare una distribuzione più giusta del reddito per ridare dignità ad un tipo di attività che impegna un gran numero di valdostani. E' per questo che bisogna avere una ferma volontà di cambiamento del modo di agire per evitare di disperdere ingenti somme di denaro pubblico senza riuscire a risolvere alcun problema.
La situazione attuale è ancora peggiore di quella che esisteva negli anni addietro; il potere legislativo regionale copre una vasta gamma di settori in agricoltura. Comunque, per poter intervenire adeguatamente è indispensabile, oltre che disporre di uno studio del territorio, avere ben chiara la situazione agricola in riferimento alle caratteristiche delle dimensioni della proprietà.
L'atteggiamento tenuto dalla Giunta regionale in questi anni ci sembra un atteggiamento rinunciatario, che non va in questa direzione, anche quando si parla ad esempio del risanamento del bestiame, problema che non viene affrontato da parte dell'Assessorato all'Agricoltura nel modo giusto. Infatti, anche ieri in occasione di un intervento fatto dal consigliere Carlassare, questi è stato invitato a rivolgersi ad altro Assessore - è evidente all'Assessore alla Sanità - come se tutti i soldi spesi per il risanamento del bestiame fossero soldi che appartengono ad altre parrocchie e non all'Amministrazione regionale nel suo insieme.
Il problema dell'abbattimento degli animali infetti non è solo un problema Sanitario, ma ha anche gravi conseguenze economiche sul patrimonio zootecnico della nostra Regione perché non dobbiamo dimenticarci che in Valle d'Aosta la zootecnia è sempre stata considerata l'asse portante dell'agricoltura.
Altri settori diventano poi sempre più importanti, anche in relazione alla crisi energetica che stiamo attraversando, con costi sempre maggiori per l'approvvigionamento di petrolio, e ci pare che non sufficiente attenzione venga messa nello sfruttamento e miglioramento del patrimonio boschivo nella nostra Regione.
Manca dunque a nostro avviso una visione generale delle esigenze dell'agricoltura in Valle e di conseguenza la capacità di intervenire adeguatamente: manca lo strumento fondamentale che dovrebbe essere un piano agricolo regionale. Al di là delle cifre che vengono stanziate in bilancio, è necessario discutere ed avere dei chiarimenti su quelle che sono le intenzioni e le possibilità che la Giunta regionale ha per intraprendere una nuova strada, per dare all'agricoltura valdostana quel ruolo che credo le competa naturalmente.
Per quanto riguarda il secondo settore che volevo affrontare, e cioè il settore della Sanità, ci pare che siano poche le considerazioni che si possono fare sul bilancio, tranne eventualmente soffermarsi su cifre rilevanti che figurano nei fondi globali, ma rimandiamo alla discussione capitolo per capitolo.
E' necessario invece fare un bilancio della situazione esistente nella nostra Regione in questo campo: anche se passi avanti ne sono stati fatti, almeno per quanto riguarda la legislazione, verso la realizzazione sul territorio di alcune strutture - proprio in questi giorni avremo occasione di discutere in Commissione proposte in questo senso - dobbiamo però rilevare che i grossi problemi sono rimasti insoluti. Qualcuno ieri aveva accennato ai problemi del Mauriziano: tutto sembrava che dovesse risolversi due anni fa con una convenzione fra Regione e Mauriziano, ma da allora notizie in merito non se ne sono più avute. Nella nostra Regione non hanno più funzionato ultimamente i consultori familiari, e qui rileviamo sul bilancio delle forti cifre a residuo. Ci sono difficoltà di personale, di funzionamento.
Credo che per verificare se sarà possibile spendere bene le cifre che ci vengono proposte con il bilancio, sia necessario innanzitutto accertare che gli organismi preposti al funzionamento della Sanità ed Assistenza in Valle funzionino bene: a tale proposito deve essere fatta una riflessione sul funzionamento dell'Unità Sanitaria Locale, dei distretti. Non funzionano bene altri servizi quali il pronto soccorso, l'assistenza psichiatrica, l'inserimento lavorativo degli handicappati; i tossicodipendenti non dispongono di servizi in grado di soddisfare le loro esigenze.
Abbiamo saputo dall'Assessore Pollicini nell'ultimo Consiglio, della prossima apertura delle Terme di Pré-Saint-Didier, ma stiamo ancora aspettando il progetto per un rilancio a livello regionale del termalismo, affidato a suo tempo ad un ufficio di Porretta Terme.
Non sappiamo se tutto questo avverrà o meno; dalle ultime notizie, che risalgono a più di un anno fa, si aspettava questo studio per intervenire.
Una delle leggi importanti per l'assistenza e l'intervento verso le persone anziane ed inabili, previsti dalla legge n. 47, prevede che venga portato in Consiglio regionale, entro la fine di ottobre, il piano di riparto.
Questo Consiglio non ha ancora avuto la possibilità di esaminarlo, mi chiedo inoltre quali saranno le conseguenze per i Comuni che aspettano di sapere qual è la quota delle loro spettanze e quali sono i motivi che hanno portato ad un ritardo da parte della Giunta della presentazione al Consiglio di questo piano. In conclusione, per poter valutare bene gli interventi previsti nel bilancio, credo sia necessario sapere se vi sarà la necessaria capacità di spesa.
Abbiamo avuto ultimamente la copia del piano sanitario regionale: è questo sicuramente lo strumento indispensabile per una corretta programmazione, però crediamo di poter dire che questo bilancio forse non dipende da quanto previsto nel piano.
Vorrei rivolgere delle domande precise alla Giunta, all'Assessore: se ritiene che l'U.S.L. funzioni bene nella nostra Valle, che sia all'altezza della situazione, che risponda alle necessità della gente? Si ritiene che i distretti, così come oggi sono distribuiti sul territorio, siano in grado di interpretare le necessità della gente, che nascano da essi delle proposte valide o si rivelino invece come dei momenti burocratici inutili? Per l'eterno problema del personale, in quali tempi si può pensare di avere il personale adeguato, sufficientemente preparato, per far fronte alle esigenze della popolazione? Anche in questo settore, per dare una valutazione giusta delle cifre che ci vengono proposte, credo sia necessario verificare se vi è la capacità e la possibilità di spesa, nel modo più corretto possibile naturalmente.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pedrini, ne ha facoltà.
PEDRINI - (Ind.P.L.I.): Signor Presidente, a parte il fatto che mi riservo nella dichiarazione di voto di esprimere per esteso alcuni concetti, vorrei anzitutto richiamarmi a quanto detto dal Presidente della Giunta nella sua risposta, molto chiara, alla presentazione del passato bilancio 1981/82.
Egli disse che chi approvava quel bilancio, si sarebbe trovato poi nella situazione di far parte di una maggioranza, che in realtà non si è amalgamata perché sia ufficialmente che ufficiosamente, che sotto banco, si è cercato di tutto per far sì che il P.L.I. ed il gruppo indipendente non vi fossero presenti.
La cosa non ci ha interessato, noi abbiamo dato una chiara indicazione di quello che era il nostro pensiero così come lo diamo oggi, indipendentemente dai giochetti politici, che in questo campo lasciano il tempo che trovano, di fronte alla realtà ed alla consistenza dei fatti. Con questo non intendiamo approvare tout court quello che è stato fatto; l'avevamo detto d'altronde nella nostra dichiarazione di allora e lo ripetiamo anche oggi. Purtuttavia non si può sottacere che da parte nostra c'è sempre stato un rigoroso adattamento alla situazione, nel senso di critica ed eventualmente di collaborazione. Una critica costruttiva che oggi ritorniamo a presentare quando la Giunta ed il suo Presidente ci sottopongono un bilancio di tal fatta. Direi che è la prima volta che ci troviamo di fronte ad una situazione del genere e se abbiamo qualche remora - e questo lo spiegherò meglio nella dichiarazione di voto - per certe spese che non sono state inserite limpidamente, seppure in buona fede (perché solo nel caso che questa manchi noi saremo pronti a dire la nostra parola sul caso) bisogna però dare atto che qualcosa è stato fatto ed è un qualcosa che torna a beneficio di tutta la Regione. Richiamandomi a quello che dicevo prima, è proprio l'esistenza di queste cose non troppo chiare che ci conduce ancora una volta a dire che così come daremo il nostro voto favorevole a questo bilancio, altrettanto manterremo quella posizione di collaborazione costruttiva che va nell'interesse della Regione e non deve assolutamente andare per gli interessi di chicchessia in campo elettorale. Ho sentito dei magnifici discorsi, mi sono letto quelli di ieri, che purtroppo non ho potuto sentire perché mi trovavo fuori Valle, e su questi ci sarebbe parecchio da dire, però dicendolo mi creerei delle inimicizie che, essendo proprio alla fine della legislatura, non ritengo siano opportune. Quindi sorvolo. Desidererei solo che il Presidente della Giunta e tutta la Giunta prendessero atto che i liberali, coerentemente con quanto che fanno ormai da anni, quando si trovano su una strada, su questa continuano dicendo la verità, assolvendo il loro compito che è quello di aiutare nei limiti del possibile e nell'interesse di tutta la Comunità.
Ritorniamo a ripetere che nel momento in cui ci dovessimo accorgere che così non è, indubbiamente siamo qua a rivendicare la nostra libertà di posizione politica, perché solamente in quel momento potremmo dire qual è il nostro pensiero e eventualmente proporlo alla popolazione valdostana. Di fronte ai pareri aulici ed alle grosse impostazioni che abbiamo sentito qui in Consiglio, diciamo solo che l'Amministrazione deve essere innanzitutto onesta, pulita, alla luce del sole così come a me pare sia stato fatto nel passato. Non vorrei fare un "escamotage" proprio all'ultimo minuto che rovinerebbe eventualmente una certa impostazione. Su queste basi ci asteniamo; ci siamo astenuti nel passato, ci asteniamo, adesso; ci asterremo nella dichiarazione di voto, ci asterremo nel futuro.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Credo convenga ritornare su una serie di punti per chiarire ulteriormente le nostre critiche.
Il primo, che mi sembra sia stato richiamato anche molto bene dal Consigliere Lustrissy, è il fatto della mancata consultazione. Non sono stati sentiti i Sindacati e questo è un segno del modo di lavorare della Giunta, che probabilmente ritiene di poter pensare per tutti, di non aver bisogno dei suggerimenti di nessuno.
La sensazione che avevo avuta, che alcune forze di maggioranza non fossero state consultate sul bilancio, è poi risultata chiara da dichiarazioni di esponenti di questa. Ma questi sono affari della maggioranza, mentre il sentire i Sindacati è, per il giudizio che noi possiamo dare, un'esigenza di partecipazione che va rispettata, altrimenti non si dà spazio a quella che è la società e si continua - come di fatto avviene - con schemi che non sono in grado di dare risposte ai problemi della Valle d'Aosta oggi. Certo, si è detto che c'era la fretta di presentarsi con le carte in regola al Governo; ma anche noi siamo d'accordo che il bilancio venga approvato su 9/10 di impostazione per la quota di riparto fiscale, non crediamo però che otto giorni di tempo avrebbero provocato qualche guaio, avrebbero invece permesso di sentire le organizzazioni sindacali.
Non ha bisogno di sentire nessuno chi ritiene di poter decidere senza troppi condizionamenti ed ha come obiettivo quello di soddisfare richieste anche contraddittorie che poi di fatto, messe insieme, frenano lo sviluppo della nostra Regione perché disperdono risorse, impediscono di raggiungere obiettivi di sviluppo e in ultimo non contribuiscono alla soluzione dei problemi che abbiamo per ciò che riguarda l'occupazione e tutti i principali settori economici.
La seconda critica che ribadiamo è che trattasi di bilancio elettorale. Faceva notare il Consigliere Voyat prima, che le spese non sono state gonfiate, che addirittura si sostiene che sono sottostimate.
Ebbene, vi sono due modi di fare un bilancio elettorale: il primo è il modo dei poveri, con il quale si prevedono opere che non si potranno realizzare e, solo per acquistare prestigio, si mettono in cantiere programmi che non potranno essere realizzati per mancanza di denaro. Non è questa la strada scelta, ed in questo senso non è un bilancio elettorale. Questo è un bilancio elettorale in senso differente; è un bilancio elettorale di potere, di mantenimento e rafforzamento di legami di tipo clientelare. Ed anche la mancata previsione, la sottostima delle entrate, tende proprio con variazioni successive di bilancio a destinare fondi a capitoli generici che danno contributi a pioggia. Poi farò degli esempi per documentare quello che dico. Cosa possiamo dire rispetto alle entrate? Sono sbagliate le previsioni mie o quelle della Giunta? Il bilancio 1981 era stato presentato con un deficit, a consuntivo c'è stato un avanzo di amministrazione di 15 miliardi, che stato ridistribuito. Il bilancio 1982 è stato presentato con un deficit presunto di 25 miliardi, a consuntivo sono sicuro, ci saranno delle somme da recuperare. Il bilancio 1983, secondo quanto ho cercato di chiarire ieri, è sottostimato: potranno essere successivamente, con variazioni o con assestamenti di bilancio, recuperate delle somme da destinare nuovamente in questo senso. La dispersione delle spese è documentata dal calcolatore del C.E.D., che ci dice che questa Regione in un anno - 1981 - ha messo 43.136 mandati, di cui 31.545 - cioè il 73,1% - inferiori al milione.
Le paghe dei dipendenti sono fuori, c'è qui il Ragioniere Capo, a dire che non c'entrano in questo discorso: questi sono mandati di pagamento a privati.
In questi 31 mila mandati, che hanno una media di 278.776 lire, ve ne sono 25.406 addirittura inferiori al mezzo milione e 9195 - il 21,3%, più di 1/5 dei mandati - inferiore alle centomila lire. Questa per noi è dispersione della spesa. Vediamo degli esempi concreti, si stia ben attenti a non prendere questo intervento e a deformarlo nel senso propagandistico di contrarietà a contributi quando sono necessari. I contributi necessari vanno bene. Prendiamo un capitolo importante quale quello dei fabbricati rurali, i quali devono essere restaurati per essere poi messi al servizio dell'agricoltura. E' il capitolo 32100, il quale dal consuntivo del 1981 ha utilizzato 469 milioni. Questa cifra è andata a 132 ditte; dei mandati però solo 122 sono inferiori ai dieci milioni ed assorbono solo 269 dei 469 milioni. Per questi 122 mandati la media è di 2.211.000 milioni, ed io non credo che con questa cifra si possa fare un intervento significativo per ristrutturare un fabbricato rurale e per renderlo funzionale all'attività agricola. Questo è il senso della mia critica. Anche in questo caso, almeno dai numeri, appare una dispersione, anziché una finalizzazione del contributo.
Capitolo delle macchine agricole: è molto importante avere delle macchine agricole, se queste sono costose richiedono ovviamente un intervento da parte dell'Amministrazione regionale, però su quel capitolo delle macchine agricole che è passato da 870 milioni nel 1981 ad un miliardo e 200 mila nel 1982, ad un miliardo e 400 milioni nel 1983, si sono fatti 2774 mandati per 940 milioni.
Di questi 2774 mandati, 2569 - pari al 92,6% - sono inferiori al milione. Il 7,4% soltanto lo supera. La media dei mandati inferiori al milione è di 338 mila lire per essere chiari.
Ce ne sono 841 inferiori alle 100.000 lire, con una media di £. 58.000. Io sto solo dicendo che non si interviene per sostenere l'agricoltura in modo sostanzioso, ma c'è una dispersione che di fatto poi non aiuta.
Noi riteniamo quindi che il bilancio sia elettorale in questo senso; siamo invece perché il denaro venga convogliato in obiettivi e interventi di tipo significativo; su questo punto si potrebbe discutere, ma riprendo proposte che abbiamo già fatto ieri.
Noi presentiamo degli emendamenti al bilancio, prevedendo aumenti alle entrate sui capitoli della Casa da gioco e sui capitoli del riparto fiscale e prevediamo i seguenti interventi in uscita da inserire nel Fondo Globale.
Fra gli interventi a carattere generale, crediamo che sia opportuno nel Fondo globale per funzioni normali - parte spese correnti - inserire 3 miliardi per interventi a favore di cittadini bisognosi per pagamento di tickets sanitari. Questa proposta non credo sia stata inventata da noi, perché di questo si era già parlato, lo stesso Assessore aveva preso in esame la possibilità di fare qualcosa del genere. Interventi per anticipi della Cassa Integrazione Guadagni: due miliardi. E' un fatto significativo dal punto di vista sociale. Rifinanziamento della legge per le Comunità Montane - parte Gestione - 800 milioni in più. Crediamo che si debba tener conto qui dell'inflazione perché ormai da due anni le cifre per questa voce sono sempre le stesse, per cui prevediamo che si aumenti questa parte sino ad un miliardo. Vogliamo che si tenga conto anche dell'esistenza dell'8^ Comunità Walser che non può essere dimenticata. Crediamo che si debba tener fede a quell'impegno votato con o.d.g. durante la discussione del Presidente del Consiglio per i Paesi del Terzo Mondo. Non intendiamo, come diceva il Consigliere Ricco, risolvere tutti i problemi, crediamo però che una Regione come la Valle d'Aosta possa costruire una scuola, un centro culturale, possa intervenire in qualche modo e ne esistono anche dei progetti precisi, quindi pensiamo che destinare due miliardi a questo fondo non sia una cosa impossibile su 446 miliardi di previsione. Fra le spese di investimento del Fondo Globale per funzioni normali prevediamo nei nostri emendamenti i seguenti interventi: rifinanziamento della legge sulle Comunità Montane per le spese di investimento: un miliardo in più. Finanziamento della legge 73 per l'acquisto di edifici da utilizzare da parte dei Comuni sia per attività diverse sia per risolvere il problema della casa: 2 miliardi. Nel Fondo Globale per ulteriori programmi di sviluppo, tra gli interventi a carattere generale, noi chiediamo che vengano inseriti 9 miliardi in più per l'acquisto del quartiere Cogne. Nell'Assetto del Territorio crediamo che debbano essere fatti degli interventi urgenti sulla statale 26; ne ha parlato anche l'Assessore Borbey nel corso di un convegno, però non ci sono cifre stanziate in bilancio in questo senso. A parte il collegamento per la superstrada, interventi sulla statale 26 non sono previsti.
Sviluppo economico: crediamo che perlomeno il progetto delle ferrovie debba essere fatto perché il Ministero dei Trasporti prenda in esame la concessione di fondi quando sono supportati su progetti: quindi prevediamo che vengano progettati l'ammodernamento della linea ferroviaria Pont-Saint-Martin-Pré-Saint-Didier, e venga fatto un progetto di massima per il tunnel Aosta-Martigny.
Crediamo che per ciò che riguarda lo sviluppo di Cogne non basti solo dare in appalto-concorso la progettazione dei vagoncini, ma che si debbano prevedere anche degli interventi che in bilancio non ci sono, sia per il trenino (4 miliardi) sia per la funivia (15 miliardi). Il totale di questi emendamenti assomma a 46 miliardi 892 milioni che sono quanto è possibile aumentare nelle entrate secondo la nostra visione, partendo da calcoli fatti dai dati fornitici dall'Assessorato alle Finanze, perché riteniamo che per il Casinò le entrate siano molto inferiori e anche partendo dai dati reali che ieri sera il Ragioniere Capo mi ha fornito, si possono giustamente, seguendo i criteri scritti in relazione, ottenere queste cifre.
Questa è la nostra proposta. Ci rendiamo conto che - il Consigliere Tamone osservava prima - la Regione per molte cose tende a sostituirsi ad interventi che dovrebbero esserci da parte dello Stato, ma poiché il riparto fiscale per noi è a 9/10 e dal momento che crediamo che questa quota debba essere utilizzata per risolvere i problemi della Valle d'Aosta, riteniamo che pur facendo tutte le battaglie necessarie con le altre Regioni per avere le quote identiche e non avere di meno, occorra anche utilizzare i nostri fondi in modo da risolvere i nostri problemi.
Rispetto ad alcune considerazioni di carattere politico più generale, è vero che alcune nostre osservazioni fatte in merito al rapporto fra le forze di maggioranza e le forze di opposizione sono ancora relative ad un problema aperto. Credo però che la necessità di un'alterativa non sia un'esigenza sentita solo dalle forze di opposizione, perché sono emerse da parte di numerose forze, anche nel corso di questo dibattito, critiche oltre che all'impostazione del bilancio, all'impostazione stessa dell'attività dell'esecutivo.
Per quello che possiamo giudicare, questa è una necessità se si vuole cambiare impostazione e metodi di governo. Alternativa per noi significa innanzitutto avere una politica di sviluppo. Qui invece si fanno dei tamponamenti, non c'è un disegno organico per uno sviluppo della Regione che sia adeguato alle trasformazioni sociali in atto.
Aumento del terziario, soprattutto aumento della pubblica amministrazione, declino dell'agricoltura, crisi molto grave dell'industria. Quando la parola programmazione diventa per questa Giunta quasi una parolaccia, allora ciò significa che su questo punto la discriminazione fra la nostra posizione e quella della Giunta è notevole.
Secondo elemento che riteniamo necessario per un'alternativa di governo è quello di procedere attraverso una revisione dei meccanismi di spesa per evitare quella dispersione a cui facevo cenno prima. Su questo credo sia possibile prospettare un metodo di governo completamente diverso rispetto all'attuale Giunta regionale. Terzo elemento che può caratterizzare un'alternativa ai metodi di governo della Giunta attuale è quello relativo alla partecipazione ed al decentramento.
La linea di questa Giunta tende sempre più a confermarsi come quella in cui l'esecutivo decide tutto e neanche in modo collegiale, in quanto poi si scopre - com'è avvenuto recentemente per la decisione di valutare le azioni del Gran San Bernardo - che una delle forze di maggioranza dice di non saperne niente. Il che vuol dire che la collegialità della Giunta non esiste e gli Assessori lavorano a compartimenti stagni; quando l'Assessorato alle Finanze riesce, può stabilire un collegamento, altrimenti anche questo collegamento, per lo meno di tipo finanziario, è molto labile. Crediamo che anche per il decentramento, l'impostazione della Giunta sia sempre di tipo dirigistico, per evitare tutte le possibili partecipazioni. Si dovrebbe dare un ruolo alle Comunità Montane invece di permettere il loro lento deperimento, promuovere nei Comuni capacità di gestione autonoma senza il ricorso continuo, anche per lavori da fare, all'Amministrazione regionale. Una ultima caratteristica che crediamo possa essere elemento importante in un'alternativa di governo è il modo di atteggiarsi rispetto a problemi che escono anche dalla nostra Regione. L'insensibilità dimostrata dalla Giunta per numerosi casi - parlavamo prima dei fondi di solidarietà per i paesi del terzo mondo - dimostra una chiusura che è anche politica, troppo concentrata sulle cose giorno per giorno e che non tiene conto di problemi che interessano l'uomo in quanto tale e che fanno riferimento a legami che dovrebbero esulare da ogni altra valutazione di tipo politico o locale. Ci viene rimproverato di non avere fatto molto per costruire questa alternativa perché abbiamo una posizione ambigua. Credo di dover respingere per l'ennesima volta questa osservazione fatta da parte dei D.P.; noi riteniamo che l'avere il Presidente del Consiglio, l'avere dei Presidenti in Commissione, non coinvolga in alcun modo un rapporto con la maggioranza o con la Giunta o con l'esecutivo. Quindi non riusciamo a comprendere questo tipo di osservazione, perché al momento in cui questi incarichi sono stati votati dal Consiglio, abbiamo detto molto chiaramente che questo era il segno da noi attribuito.
Se anche in futuro ci sarà la possibilità di verificare fra maggioranza ed opposizione per quello che riguarda i ruoli istituzionali, con il coinvolgimento per tutte le forze, credo che sempre - qualunque siano le forze alla maggioranza ed all'opposizione - questa sarà la strada giusta. Se invece automaticamente, una volta che ci sono alcune forze in maggioranza, solo queste devono avere incarichi di tipo istituzionale, si farà una chiusura, si agirà con una logica spartitoria che sarà un ulteriore elemento di contraddizione e di rigidità in questa Assemblea. Ed è questa visione che prevale oggi e sempre, indipendentemente dalle forze che si trovano al Governo ed all'opposizione. Noi per questa alternativa crediamo di dover lavorare, abbiamo trovato in questo dibattito spunti interessanti, che ci fanno dire come l'insoddisfazione per il modo di governare di questa Giunta e per la sua arroganza crescente, possa contribuire a dare concrete possibilità di sviluppo a quest'alternativa.
PRESIDENTE: E' chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare per la replica l'Assessore Chabod, ne ha facoltà.
CHABOD - (D.C.): La critica che si è ripetuta negli interventi dei Consiglieri è stata quella di definire il bilancio in esame un documento grigio, senza alcuna novità, una fotocopia di quello dello scorso anno. Probabilmente si pretende che la Giunta regionale inventi tutti gli anni qualcosa di nuovo, che tiri fuori dal cassetto qualche bel progetto di intervento, allo scopo anche di guarire la nostra Valle da tutti i mali che la travagliano.
Nello scorso mese di marzo la Giunta regionale ha presentato un bilancio con un nutrito programma di interventi definiti prioritari. Già in tale data era detto che detti progetti prioritari necessitavano per la loro realizzazione di uno sviluppo di spesa pluriennale: con questo bilancio si finanziano per il 1983 quelle spese stesse, per riconfermare l'impegno al programma assunto dalla Giunta regionale. Non sarà un tipo di programmazione che piace al P.R.I. o al P.C.I. e questo mi dispiace. Probabilmente non siamo capaci di elaborare progetti e programmi faraonici, ma solo preventivare piccole cose da realizzare a piccoli passi. Ma quei piccoli interventi, uno alla volta, li realizziamo e sarebbe interessante esaminare quanto ha fatto questa Giunta in cinque anni di mandato.
Mi chiedo spesso come si sono potuti fare tanti interventi nel settore delle opere pubbliche fino a quello dello sviluppo economico, considerato che fino al 1981 - periodo del nuovo riparto fiscale - le risorse attribuite alla Regione erano di poco superiori alle spese correnti per il funzionamento della Regione.
Questo è bene ricordarlo, perché l'essere riusciti a tirare avanti l'azienda Regione con scarse risorse e senza far troppi debiti è un giusto merito di questa Giunta. Il Consigliere Mafrica afferma che nel settore Sviluppo Economico abbiamo falsato una percentuale tra spese per l'anno 1982 e preventivo 1983. Forse non ha considerato che la percentuale per il 1982 tiene conto, trattandosi di spesa assestata, di tutte le variazioni in aumento intervenute fino al 30.9.1982. Vedrà che al 30.9.1983 ciò che abbiamo affermato si realizzerà abbondantemente. Molte aziende industriali sono in crisi; questo dato l'ho ben presente e mi preoccupa, ma l'imputare a questa Giunta la responsabilità di questo stato di cose mi sembra grave ed ingiusto. In effetti, tutto il settore della media e piccola industria è in crisi, altrimenti non mi spiegherei come mai tutte le aziende del modenese o dell'Emilia Romagna attraversano anche esse un periodo molto duro, pur essendo collocate in una Regione gestita dal P.C.I. che la programmazione la sa fare e le crisi sa prevederle. Parecchi Consiglieri hanno chiesto quale logica ha questo bilancio. Solo quella di rispettare gli impegni prioritari assunti con il bilancio 1982, di sostenere quei settori di attività economica e produttiva che attraversano un periodo di crisi ed altri che vanno incentivati. E' una logica che per alcuni è troppo incolore, senza grosse novità, con chiari interventi elettoralistici: potrà anche esserlo, però se saranno capaci di realizzarli, come riteniamo, siamo sicuri di essere riusciti in due intenti: quello di salvaguardare gli interessi della Regione, dei suoi abitanti, di amministrare giustamente con l'approvazione del nostro elettorato.
Ore 11,54: Presidenza del Presidente Giulio DOLCHI.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare per la replica il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): L'alternativa è un fatto insito per natura in ogni forma democratica; alternativa nei governi, nelle assemblee, negli uomini e di conseguenza siamo favorevoli alle dovute alternative. Ma non ci sembra, salvo mozione di sfiducia o messa in minoranza di questa Giunta, che sia questa la sede, questo il momento di aprire una campagna elettorale, perché non è ai Consiglieri regionali che bisogna chiedere quali orientamenti abbiano, perché evidentemente essi li hanno e da cinque anni a questa parte li hanno espressi in Consiglio. Di conseguenza mi sarà permesso non vagare in difficili discorsi che forse non sarei neanche capace di fare, ma di rimanere aderente ai temi proposti, che sono la legge finanziaria ed il bilancio di previsione della Regione per l'83.
La situazione da molti mesi è talmente grave in Italia che non possiamo dire di essere vicini all'insolvenza, perché ci siamo già dentro in pieno, al punto che per esempio sul bilancio al 31 dicembre 1981 dell'Istituto Statale per le Opere Pubbliche, il Tesoro italiano - cioè lo Stato - figura ufficialmente e sfrontatamente fra i debitori morosi per una cifra di ca. 900 miliardi; mentre la SAC, società parastatale, che garantisce il rischio politico delle nostre esportazioni nei paesi terzi (leggasi Châtillon) presenta pure un'insolvenza enorme a danno delle nostre imprese industriali. Ho citato due sommi eventi, per non parlare delle grandi imprese statali come IRI, ENI e tante altre che si trovano con il sedere per terra ed i debiti e le perdite alla gola.
L'articolo in questione, firmato Cesare Merzagora, già Presidente del Senato, è apparso sul Corriere della Sera domenica 14 novembre 1982. Non avevamo aspettato certo questa data per accorgerci che lo Stato italiano è insolvente, di conseguenza, essendo responsabili di questa Amministrazione, abbiamo adeguato le nostre strategie a quella che è una realtà di fatto innegabile.
E' vero che il 3.12.1981 il Presidente della Repubblica ha firmato la legge con il nuovo riparto fiscale per la Regione Autonoma Valle d'Aosta, che prevedeva per i primi due anni i 7/10 ed a partire dall'83 i 9/10.
Ma poiché io non vorrei fare a nessuno, in particolare a dei professori di matematica, l'affronto di dire che non conoscono le frazioni, devo evidentemente immaginare che non sappiano cosa sono i meccanismi inflazionistici. Infatti i 7/10 del 1981 - imposte pagate dai valdostani nel 1980 - si sono ridotte in realtà del 45% rispetto a quello che è stato versato come potere di acquisto in beni e servizi. I 7/10 del 1982 si stanno riducendo rapidamente, con revisione dei prezzi che arriva al 26% con tariffe in continuo aumento, il che spiega certi fondi di riserva perché tra spese postali, telefoniche, elettriche, ecc., le nostre spese aumentano con una rapidità che non è certamente coperta dal fatto, sempre in materia di decimi, che si siano rastrellati altre decine di miliardi in Valle d'Aosta con un condono fiscale che non entra nel riparto, neanche per un centesimo. Credo che sia opportuno sottolinearlo. Di conseguenza in materia di autonomismo noi chiediamo di essere responsabili, di avere la certezza delle entrate, non di avere sulla carta delle percentuali che non contano niente. Ed è qui che il nostro autonomismo è serio, e che ci trova qualche volta concordi con le rivendicazioni del P.C.I. o di altri partiti, ma che ci trova discordi quando quelle linee politiche hanno visioni nazionali magari anche più vaste, ma che non tengono conto di quella che è la nostra realtà e la nostra volontà autonomistica nel senso vero della parola.
Dobbiamo considerare che è indispensabile giungere ai contemperamenti previsti da una situazione che è esplosiva, ed a questo proposito vorrei citare il discorso del Prof. Giovanni Spadolini al momento delle sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Nel suo elenco puntiglioso e terrorizzante il professore ha reso ancora una volta onore alla verità. E' la cartella clinica del malato Italia, è un referto che dà i brividi. Un disavanzo di oltre duemila miliardi per il solo mese di settembre nel bilancio commerciale con l'estero; le riserve valutarie sottoposte a forti e continue pressioni, causa la forza del dollaro, discese di oltre il 37% in due mesi; l'inflazione che risale oltre, checché se ne dica, il 20% ed infatti si forma il paniere delle derrate necessarie per calcolare l'indice di inflazione con dei piccoli trucchi (per esempio il pacchetto delle "Nazionali" è introvabile perché non è sufficientemente caro, cosicché l'inflazione, quella ufficiale, non è poi quella che effettivamente paghiamo); oscurità totale sull'accordo per il costo del lavoro; la produzione ridotta in un anno del 4,5%; la disoccupazione in aumento è già al 9,2%; la Cassa Integrazione a livelli record: 449 milioni di ore nei primi 9 mesi dell'anno. E noi in questa situazione dovremmo reagire come se niente avvenisse, come se tutto fosse placido e tranquillo e di conseguenza prevedere piani, progetti, investimenti, forme nuove, quando sappiamo benissimo che in una situazione di questo genere potremo - se sappiamo lavorare e mantenere certi rapporti - attenuare la crisi; non potremo evitarla, anche perché quando mancano i soldi si prendono dove ci sono e continueremo ad essere spremuti come dei limoni che hanno ancora qualche piccola goccia di sugo. Ed è da qui che viene fuori la seconda parte del discorso: siamo favorevoli ad una finanza rigorosa che colpisca anche le entrate della Regione Autonoma Valle d'Aosta, così come colpirà i privati valdostani, ma che queste batoste non devono andare sprecate o a tamponare per un anno dei buchi che poi strutturalmente riproducono esattamente le stese perdite, qualche volta aggravate (leggasi INPS, Cassa Integrazione, Trasporti, Sanità e via di seguito). E' lì che esiste l'enorme differenza fra quanto proponiamo, che è semplicemente un calcolo realistico e prudenziale, e quanto invece ci viene proposto, che è faraonica ambizione di presentarsi con delle idee non realizzabili sul mercato e - questo sì, mi sia permesso dire - mercato elettorale.
Allora perché vogliamo che l'avanzo di amministrazione sia zero? Perché chi ha avanzi, vuol dire che ha ancora delle risorse e formalmente sarebbe errore gravissimo quello di avere avanzi di amministrazione.
Noi non lo vogliamo e d'altra parte, anche se le due cose sono nettamente separate, abbiamo un deficit di cassa, e quello reale. Con questo, siamo decisi a pagare comunque, a non fare come lo Stato italiano che non paga le imprese. Noi paghiamo e per fare ciò abbiamo bisogno di avere un'apertura di credito che sia proporzionata e credibile rispetto alle spese normali, ordinarie, della Regione.
Il mese di dicembre è per tradizione un mese nel quale i pagamenti sono molto alti perché si concludono gli stati di avanzamento di molti lavori e quindi la Cassa regionale sarà sottoposta a forti pressioni. Questi soldi usciranno e quale che sia l'avventura del Governo, quella che sia temporalmente, cronologicamente, la sorte della legge finanziaria e del bilancio dello Stato, sappiamo che per almeno due mesi e mezzo non riceveremo soldi.
Questo perché anche se il taglio alla spesa degli Enti locali - messi tutti in un fascio, sia ben chiaro - può avvenire subito, l'erogazione da parte del Tesoro italiano, per necessità inderogabili di cassa, avviene con il contagocce ed addirittura con depositi infruttiferi presso la Banca d'Italia.
Soltanto dopo due mesi e mezzo di corse e di fatiche i famosi 26 miliardi sono pervenuti alle casse della Regione. Quindi bisogna avere un'elasticità tale da far fronte a quelle che sono le esigenze della Regione, ma esigenze reali, che salvano l'immagine dell'Istituto Regione perché altrimenti affondiamo tutti insieme in questa bancarotta.
La formazione del bilancio ha tenuto conto di quei pochi obiettivi che ci eravamo dati al momento del passaggio da un tipo di riparto fiscale all'altro, e della non completa possibile realizzazione di questi obiettivi - non per colpa della Regione - ed il loro non ancora inizio in quest'anno, per cui non abbiamo aspettato che i soldi stanziati nel 1982 si svalutassero, ma li abbiamo impegnati nel 1982 e riportiamo queste somme che probabilmente necessiteranno di ritocchi in aumento, nel fermo proposito di realizzare quest'anno quelle infrastrutture indispensabili perché ogni altro discorso possa prendere inizio. Qui purtroppo è indispensabile allargare il quadro per dire che oltre alle colpe specifiche, e direi pesanti dello Stato italiano, bisogna risalire alla situazione mondiale che penalizza soprattutto i più deboli. Per quanto possa essere triste la crisi dell'acciaio per l'United Steel, è certamente molto meno triste che per l'IRI. Per quanto i giapponesi patiscano certe questioni, le patiranno meno della Finsider e attraverso la Finsider, meno della Nuova Sias perché sono i piccoli, quelli che già erano quasi marginali sul mercato, che di fronte ad una crisi di questa violenza vengono espulsi violentemente, trovandosi alla fine fuori mercato. Perché non si dice che la Cogne continua a vivere perché pagata dai contribuenti? E perché non si dice che una programmazione industriale, che noi dovremmo fare, dovrebbe tenere conto del disastro Montefibre, del disastro Nuova Sias ed adesso della messa in ginocchio dell'Ilssa-Viola?
Proporrò un ordine del giorno dove presenteremo delle piccole variazioni alla legge sulla Finanziaria, per vedere se è possibile per la Giunta regionale predisporre già gli adempimenti per il Salvataggio dell'Ilssa-Viola, altrimenti questa chiude. C'è qualcuno che ha il coraggio di dire che dobbiamo lasciare che l'Ilssa-Viola chiuda? E' una scelta, che però non ci sentiamo di fare, e quindi per forza di cose dobbiamo tenere conto di una realtà che non è una realtà teorica, ma è fatta di cifre e di fatti concreti, di questioni che bisogna affrontare in termini brevissimi. Questi sono i motivi per cui il bilancio non è mutato rispetto allo scorso anno, e direi che probabilmente avrebbe dovuto mutare ancora in peggio se avessimo tenuto più conto delle previsioni che si debbono fare, perché da settembre ad oggi la crisi in Italia si sta accelerando ad un ritmo veramente preoccupante. Nel mese di febbraio assisteremo ad uno scontro, di cui non si sa la portata, sulla scala mobile, disdettata da una parte e non accettata dall'altra. Assisteremo con ogni probabilità al tracollo dell'INPS, perché non vedendo nei progetti di bilancio dello Stato una somma che sia lontanamente vicina a quello che è il suo passivo, come si può pretendere che questo Istituto continui a pagare la cassa integrazione che sta aumentando con una rapidità tre volte superiore a quelle che sono le entrate?
Ritornando al discorso che facevo con il Consigliere Minuzzo, perché siamo obbligati ad intervenire? Perché non c'è più una lira di risparmio privato disponibile sul mercato; perché fra BOT e CCT è tutto rastrellato a dei tassi di interesse tali che ne fanno in pratica l'unico rifugio contro l'inflazione.
Di conseguenza, sta avvenendo, e non solo in Valle d'Aosta, che da un lato si registra un aumento dell'inflazione, e dall'altro un aumento dell'intervento pubblico con la diminuzione delle risorse per l'investimento. Tenendo conto di questa serie di fattori e del fatto che non sappiamo se le elezioni legislative saranno contemporanee o posteriori alle nostre, per cui rischiamo di trovarci al mese di marzo con una nuova paralisi del governo per le elezioni e quindi in difficoltà ben poco immaginabili oggi, abbiamo optato per la prudenza, mettendo solo quello che è fattibile. Al tempo stesso questo documento è stato impostato in maniera da favorire la discussione che certamente dovremo avere con gli organi centrali dello Stato per arrivare al contemperamento della spesa pubblica in materia di Enti locali. Queste sono le chiavi di lettura, non misteriose, che sono alla base di questo documento ed è in questa prospettiva - prospettiva di duri mesi che ci aspettano - che la Giunta regionale chiede il voto su questo bilancio.
