Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 285 du 24 février 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 285/XVII - Interrogazione: "Riorganizzazione Pubblica Amministrazione VdA".

Aggravi (Presidente) - Il punto 11 verrà trattato con il punto 13. Punto 12 all'ordine del giorno. Per la risposta, la parola al presidente Testolin.

Testolin (UV) - In premessa dico solo che la risposta è stata allestita con il contributo anche dell'Assessorato della sanità per quanto riguarda il secondo punto.

La prima domanda riguarda: "quali siano le motivazioni puntuali che hanno portato alla soppressione delle due strutture dirigenziali di primo livello delle politiche sociali e dell'ambiente e al loro accorpamento in un unico dipartimento, rispettivamente della sanità, salute e politiche sociali e ambiente e territorio". La riorganizzazione, che prenderà il via il 1° aprile 2026, dà attuazione al modello organizzativo proposto da SDA Bocconi all'esito del proprio studio, che prevede tra le indicazioni principali la riduzione dei posti dirigenziali di primo livello, al fine di superare l'attuale organizzazione verticale a silos, per creare macro-aree di policy pubblica nell'ambito delle quali favorire la comunicazione interna e l'integrazione intersettoriale individuate come elemento (incomprensibile)di criticità all'interno dell'Amministrazione regionale. In tal senso è stato anche modificato l'articolo 21, comma 7, della legge regionale 22 del 2010, prevedendo che per ogni Assessorato il numero dei dirigenti di primo livello sia di norma pari a uno; promuovere l'evoluzione e lo sviluppo marginale della dirigenza apicale dell'Amministrazione regionale, distinguendola dalla Dirigenza di settore più tecnica e professionale del secondo livello; rendere il comitato di direzione, introdotto dall'articolo 10bis della legge regionale 22/2010 e formato dal Segretario generale, che lo presiede, e dai dirigenti di primo livello, un organismo snello e coeso, nell'ambito del quale attivare un proficuo confronto sulle questioni di carattere trasversale che coinvolgono più dipartimenti dell'Amministrazione regionale, per giungere all'individuazione di soluzioni e proposte condivise, maggiore è, difatti, la numerosità dei componenti facenti parte di un organismo e minore è l'efficienza del suo funzionamento. Questo è un dato abbastanza conclamato.

Nella seconda domanda si chiede: "in che modo potrà essere garantito un adeguato presidio tecnico e organizzativo delle politiche sociali, con particolare riferimento all'attuazione della riforma della disabilità, anche in termini di carico di lavoro e competenze specifiche richieste ai dirigenti di primo livello". Il presidio tecnico-amministrativo dei diversi settori dell'Amministrazione regionale è assicurato dai dirigenti di secondo livello, mentre ai dirigenti di primo livello è richiesto il coordinamento strategico - la denominazione "coordinatore" non è assolutamente casuale - delle macro-aree di policy pubblica individuate così come sancito dall'articolo 5 della legge regionale 22/2010. Ciò premesso, l'ambito delle politiche sociali è stato rafforzato a decorrere dal 1° aprile 2026 con l'incremento di una struttura dirigenziale di secondo livello, quella delle politiche abitative, che andrà a sgravare la struttura delle politiche sociali e della famiglia, che prende in carico il governo dell'Unità di valutazione multidimensionale delle persone con disabilità, così rafforzando la sinergia con la struttura Invalidità civile e disabilità e assecondando l'evoluzione verso il modello organizzativo a tendere che prevede l'unità di valutazione multidimensionale della non autosufficienza, anziani e persone con disabilità, a livello territoriale. Occorre ricordare che la disabilità è un ambito di forte integrazione sanitaria e sociale, un coordinatore unico e garanzia della migliore sinergia e interazione tra le strutture sotto-ordinate, di area sia sanitaria, sia sociale, che a diverso titolo si occupano di disabilità e che dovranno collaborare fattivamente sotto un'unica regia a guida di riferimento per la ridefinizione dei modelli organizzativi e dei servizi. Più in generale il coordinatore unico favorisce la realizzazione della richiamata integrazione socio-sanitaria, elemento sostanziale del PSBS 2022-2025, il piano della salute e del benessere sociale approvato dal Consiglio regionale a giugno del 2023. La prevenzione, la riorganizzazione del territorio con le aggregazioni funzionali territoriali, la nuova rete territoriale dei servizi e la realizzazione dei PUA, i Punti Unici di Accesso quale interfaccia unica per la presa in carico dei bisogni di assistenza sanitaria e sociale dei cittadini, previsti all'interno del piano stesso, comportano una sempre più necessaria collaborazione tra gli operatori della sanità e quelli dei servizi sociali, condizione imprescindibile per garantire una presa in carico globale e integrata della persona. Dall'approvazione del piano della salute e del benessere sociale si è pertanto già gradualmente rafforzata tale integrazione, anche a livello interno delle strutture dell'Assessorato, che sono e saranno sempre più chiamate a dialogare e ricercare le necessarie sinergie e complementarietà sui temi di comune interesse. L'Assessorato ha ritenuto opportuno organizzare momenti di condivisione dei contenuti e delle finalità della riorganizzazione con tutto il personale, proprio nella consapevolezza dell'importanza che la riorganizzazione riveste rispetto a un ampio complesso quale quello delle politiche sociali, nel quale il coinvolgimento del personale è fondamentale per accompagnare la transizione al nuovo assetto di organico, caratterizzato da un dipartimento unico e da nuove strutture e nuove posizioni di particolari professionalità.

Nel terzo quesito si chiede: "come potrà essere assicurata autonomia strategica alle politiche ambientali regionali, anche alla luce delle sfide connesse alla transizione ecologica e alla tutela del territorio alpino". Contrariamente a quanto riportato nelle premesse dell'interrogazione, il Dipartimento ambiente non è stato accorpato al Dipartimento delle opere pubbliche, bensì al Dipartimento territorio e difesa del suolo. L'accorpamento è virtuoso sotto tutti i punti di vista: politico, strategico e organizzativo. Le politiche ambientali non saranno mortificate, ma anzi rafforzate nell'ambito di un dipartimento unico, più forte e strutturato, che consentirà di efficientare e razionalizzare alcuni processi e di ottimizzare l'impiego delle competenze professionali altamente specializzate presenti all'interno delle strutture di secondo livello per meglio fronteggiare le ben note carenze di organico di personale con uno skill adeguato e altamente professionale. Le politiche che governano l'organizzazione, l'uso e la difesa del territorio non possono essere dissociate da quelle che governano la tutela e la protezione delle risorse ambientali. Le due politiche devono essere sinergiche e coerenti all'interno di un'unica regia.

Nel quarto quesito si chiede: "se la Giunta ritenga che la riduzione delle strutture dirigenziali in ambiti così delicati sia coerente con l'obiettivo di rafforzare la qualità e l'efficacia dell'azione amministrativa e se non si valuti l'opportunità di un ripensamento di tali scelte". Ridurre il numero dei dipartimenti e delle strutture dirigenziali non significa ridurre il peso delle materie, né il numero del personale impiegato nei diversi settori, che è sempre lo stesso e, anzi, potrà essere messo nelle condizioni di meglio dialogare e interagire con i colleghi incardinati in altri uffici le cui competenze intersecano i processi di competenza. L'obiettivo della riorganizzazione non è quello di indebolire, ma è quello di rafforzare l'organizzazione, presidiando meglio gli uffici, mediante l'assunzione di una maggiore responsabilità da parte dei funzionari che li guidano e potenziando le funzioni di coordinamento e beneficio dei processi più complessi e trasversali che intersecano le competenze di più strutture di secondo livello, necessitano di una visione complessiva e unitaria e di un unico soggetto che ne tiri le fila. Inoltre, ci si pone l'obiettivo di ridurre i tempi delle riunioni e dell'assunzione delle decisioni. Al momento le scelte effettuate non sono quindi oggetto di ripensamento, anche perché un ripensamento ancor prima di iniziare un nuovo percorso non sarebbe giustificato da nessuna valutazione di merito. Ciò nondimeno, qualora a un anno dalla messa in atto del nuovo modello organizzativo dovessero emergere delle evidenze circa la tenuta degli obiettivi di razionalizzazione, o qualora gli effetti di efficientamento ambiti non dovessero realizzarsi, potranno essere effettuate le opportune valutazioni e apportati gli eventuali correttivi.

Dalle ore 16.14 assume la Presidenza la vicepresidente Petey.

Petey (Présidente) - Pour la réplique, la parole au conseiller Torrione.

Torrione (AVS) - Grazie anche al Presidente per le risposte e ai due Assessori che probabilmente sono stati coinvolti nella risposta. Che dire? È chiaro che io faccio un affondo un po' più specifico sulla parte delle politiche sociali, che è quella che conosco in maniera più dettagliata. In tutti questi anni ho lavorato con l'Assessorato, seppur ovviamente dall'esterno - però ho lavorato e mi piace anche dire in molti casi "collaborato" - e l'onere e gli impegni di quell'Assessorato - lo testimonia anche la quantità delle iniziative che vengono poste al nostro Assessore - sono estremamente elevati. Accorpare con il Coordinatore, o dirigente di primo livello che si voglia chiamare, le politiche sociali al Dipartimento della sanità e della salute io lo ritengo personalmente un errore organizzativo importante per vari motivi. Senza togliere nulla alle competenze, alla preparazione e alla qualità del lavoro prestato dall'attuale Coordinatore della sanità… ha acquisito competenze in quell'ambito, non ha competenze nell'ambito delle politiche sociali, quindi c'è tutto un lavoro per imparare a lavorare in quell'ambito.

Aggiungo un altro elemento: mi sembra che il Coordinatore del Dipartimento sanità ne abbia già abbastanza da fare, senza bisogno di dover aggiungere un ulteriore dipartimento che è, se non pari, di poco inferiore, come impegno, a quello che richiede il Dipartimento della sanità, che è quello delle politiche sociali.

Aggiungo una questione anche interna: purtroppo in questi anni di coordinatori sulle politiche sociali ne sono cambiati tanti. Ultimamente è arrivato un nuovo Coordinatore, che ha giustamente preso il suo tempo per prendere in mano una situazione, che, come abbiamo evidenziato più volte, è estremamente complessa. La riforma della disabilità, e non solo, impegnerà in maniera importantissima l'Assessorato nei prossimi anni e le competenze acquisite dal nuovo Coordinatore si perderanno, a meno che non diventi poi uno dei dirigenti di secondo livello, che, se non ho capito male, in base a quello che ha detto il Presidente, hanno una funzione più tecnica. Spero che non si perdano le competenze del precedente Coordinatore. Rimane il fatto che comunque in questi anni l'Assessorato ha patito anche la dipartita - e scusatemi il termine poco carino - di alcuni dirigenti per l'onere lavorativo troppo elevato, la quantità di ore da prestare anche nei sabati e nelle domeniche a voler fare bene il loro lavoro, ma non ha un senso e ho degli esempi abbastanza chiari di dirigenti che hanno deciso di cambiare perché l'onere in quel dipartimento era troppo elevato. Spero che non accada anche con i dirigenti attuali, che almeno in alcuni casi hanno dimostrato competenza e professionalità. Mi auguro vivamente che questo non comporti una riduzione del personale. Non sono d'accordo neanche sulle sinergie fra il sanitario e le politiche sociali, perché anche solo facendo un esempio sulla disabilità, la disabilità, e la riforma in tal senso che bisogna fare, va abbastanza lontano dall'ambito sanitario, perché la disabilità non è più vista come un problema di tipo sanitario e concentrato sul deficit, ma un problema di pari diritti e di integrazione con tutto il resto.

Mi spiace, purtroppo nel mio intervento non ho avuto il tempo di parlare della questione dell'ambiente, che anche questa ci preoccupa e peraltro non mi ero accorto, ma mi sembra che la stessa cosa sia accaduta anche per la parte delle politiche del lavoro, dove c'è stato anche lì un accorpamento, che per chi ci ha lavorato anche tanti anni anche questo non sembra funzionale. Mi auguro che il nostro invito a rivedere le cose al più presto possa venire accolto.